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23 feb 2011  |  302 Commenti

Una nuova stagione del femminismo (e non ce ne eravamo accorti)

Bighellonando sulla rete mi sono casualmente imbattuto in questo faccia a faccia tra Luisa Muraro, considerata una delle massime ideologhe del femminismo italiano  e Ida Dominijanni, giornalista e anch’essa esponente di punta del femminismo più militante. Insomma il gotha del pensiero femminista. Il tutto durante una trasmissione radiofonica condotta dalla stessa Dominijanni  su Radio 3, “Faccia a faccia”, esattamente il 9 luglio 2009.

In linea di massima non è corretto estrapolare degli stralci da un intervista o da uno scritto perché si rischia, soprattutto se chi lo fa è in malafede, di deformare il significato di quelle parole, però non posso fare altrimenti perché è veramente troppo lunga.  Vi garantisco sul mio onore che le parti che riporto e sottopongo alla vostra attenzione non vanno a modificare  in alcun modo  il contenuto complessivo del loro colloquio.

Dominijanni:”Lei ha scritto un articolo quando Veronica Lario annunciò la sua intenzione di divorziare, in cui parlava di una nuova figura di libertà femminile, non etichettabile nei termini a cui eravamo abituati anni fa, anche ai tempi del primo femminismo”.

Muraro:”Sì, perché quello che vediamo sulla scena internazionale sono leader, quasi tutti uomini,, accompagnati da first lady. Il posto di Veronica Lario sarebbe stato quello lì, ma lei non ha fatto questa parte. Perché in definitiva  la figura della first lady è subordinata ad un protagonismo maschile. La accettiamo ma è una vecchia figura. Fuori da questo c’era la femminista, che invece non accettava ruoli subordinati, in funzione del protagonismo maschile. La Lario non è nè l’una né l’altra cosa. Non è first lady e non è femminista. E’ – può sembrare paradossale, essendo la moglie di un uomo ricchissimo, dunque ricchissima lei stessa – una donna comune. E ha parlato in effetti con accenti di una donna comune, più di una volta”.

Dominijanni:”Cosa pensa invece delle altre figure femminili che sono emerse in questa vicenda? Anche quelle più controverse, la giovane Noemi, Letizia, la escort di Bari, Patrizia D’Addario, che tra l’altro sta rilasciando una serie di interviste di un certo interesse, oppure le amiche della D’Addario, queste giovani ragazze che contrattano, diciamo, le loro prestazioni, anche quando non sono prestazioni sessuali ma semplici prestazioni di accompagnamento…

Muraro:”Non è la prima volta che queste figure che vengono messe al servizio della sessualità maschile, poi si ribellino. Lo fanno con i mezzi che hanno, però si ribellano a vivere in funzione unicamente di questo. Hanno una loro contrattualità e se l’altra parte non sta al contratto tacito o esplicito sono pronte a rivoltarsi. L’unica cosa che mi dispiace di loro è che danno questa immagine di donne che vivono in funzione di. Che il loro desiderio, il loro piacere, la loro gioia di vivere è tutta ingabbiata dentro a quello che è …

Dominijanni:”Lo sguardo maschile”.

Muraro:”E il potere maschile”.

Dominijanni:”Un’ascoltatrice di Roma scrive”Perché le donne italiane non si ribellano più e accettano che l’immagine di veline senza cervello diventi la nostra bandiera?

Muraro:”Disapprovo che si usino espressioni come “veline senza cervello”: sono giovani donne che in un mercato del lavoro che è piuttosto scarso scelgono quella strada lì. Io non so se questa strada le porterà dove desiderano ma vanno rispettate nella misura stessa in cui loro si comportano con correttezza professionale, come fa la più parte di loro”.

Dominijanni:”Sì, certo. E’ un problema che è emerso attraverso questi scandali che c’è un mercato del lavoro che offre poco alle giovani donne, e spesso offre una strada di realizzazione che passa soltanto per l’industria dell’immagine. Questo è un problema che io penso vada preso in considerazione, proprio per la vastità e l’ovvietà ormai di questo canale”.

Muraro:”Sì, sì”.

Il colloquio prosegue toccando altri argomenti e poi si torna alla vicenda Lario…

Muraro:”Ho visto i commenti di certi commentatori e politologi sulle parole di Veronica Lario: erano tutti sballati, completamente fuori tiro, non capivano che lei stava facendo un intervento di alto valore politico, stava dicendo dal suo punto di vista di moglie, vicinissima al potere ma distaccata dal potere, quello che capitava. Questa incarnazione del potere politico che stava andando fuori dei binari, lei lo ha detto con parole semplici…L’intervento di Veronica Lario ha scombussolato un assetto profondo. Mi riferisco al rapporto con il potere. Questi che l’hanno ascoltata avevano a loro volta la coda di paglia. Lei ha detto”E’ indecente che il potere politico serva a fini sessuali (invece  il potere sessuale utilizzato per fini di potere è altamente educativo – aggiungo io (Fabrizio Marchi) – scusate ma non  ce la faccio a non commentare…),  in questione non c’è solo il capo del governo. Certo lui lo fa in maniera plateale…ma comunque lei è andata a mettere il dito sulla piaga di un certo uso del potere politico”.

Dominijanni:”Un’ascoltatrice, Luciana, scrive ”Cosa abbiamo sbagliato noi, ora che abbiamo sessant’anni, che dai venti in poi abbiamo lottato per la dignità delle donne, mentre le nostre figlie si realizzano solo seguendo lo sguardo maschile?”

Muraro:”Cara Luciana, il suo sguardo vuole la perfezione. E’ naturale, vuole che arriviamo a una dignità e libertà di donne senza problemi e senza intoppi, completa, esauriente. No. Anche le giovani donne devono lottare e farsi strada. Non è che le nostre figlie adesso vivono sotto lo sguardo degli uomini, io insegno all’università e le assicuro che non è così. Solo che non tocca a noi misurare il modo con cui loro si conquistano la libertà. Ma ripeto e le assicuro che sono giovani donne che hanno un’idea molto chiara della propria realizzazione e hanno un’aspirazione a fare bene e a contare nella società di oggi”.

Ora, nessuno da queste parti, è uso distinguere le donne in sante e puttane. Al contrario, riteniamo che questa sia una suddivisione artificiosa e  moralistica tipica di una società ipocrita come la nostra, fondata da un lato sull’esaltazione sistematica della mercificazione sessuale a tutti i livelli, e dall’altra dalla sua altrettanto ipocrita condanna.   Non v’è dubbio quindi che, sotto questo profilo, esistano comportamenti ben più gravi di quelli di una prostituta d’alto bordo, di una escort  o di un’”accompagnatrice”. Anzi, queste hanno per lo meno il merito di non fare mistero della loro professione e di vivere alla luce del sole la loro scelta di vita. Si mercificano ma lo fanno consapevolmente , senza ipocrisie.

Da questo però a considerarle, non dico una sorta di eroine della rivoluzione femminile e femminista, ma di donne che si sono ribellate al sistema perché al momento del pagamento post prestazione, la parcella concordata (tacita o esplicita, parole della Muraro) non è stata loro del tutto corrisposta come da accordi convenuti,   mi sembra quanto meno  esagerato, per usare un eufemismo. Naturalmente la mercificazione viene, neanche a dirlo, interpretata a senso unico. E’ sempre e solo l’uomo che mercifica e la donna che subisce passivamente. Superfluo sottolineare (sempre perché gli avvoltoi stanno costantemente in agguato) che non stiamo parlando di “schiave del sesso”, cioè extracomunitarie sfruttate e in numerosi casi sbattute con la forza sulla strada dai racket criminali, ma di professioniste del sesso che consapevolmente scelgono di intraprendere il “mestiere”. Donne che “guadagnano”, anzi che fatturano in nero mediamente dai 20 ai 30mila euro mensili (cioè quello che un lavoratore o una lavoratrice dipendente in molti casi guadagnano in due anni di lavoro) e alle quali, se non siamo ipocriti, non gli passa neanche per la testa di fare un lavoro “normale” come milioni di altre donne e uomini.

E invece (ancora più grave, deresponsabilizzante, giustificazionista  e assolutorio  il commento delle due “leader maxime” del femminismo) questa scelta sarebbe motivata dal fatto che il mercato del lavoro sarebbe talmente scarso (cosa vera ma questo è un altro discorso…) da obbligare queste donne a questi percorsi che, se potessero, eviterebbero volentieri. Come a dire che se qualcuno proponesse un posto di lavoro fisso in un’ azienda come operaia o impiegata alla D’Addario o anche a qualsiasi aspirante velina, showgirl, attrice e via discorrendo, queste farebbero i salti di gioia e getterebbero alle ortiche la “professione” (nel caso della D’Addario e di quelle come lei) e i sogni di successo  e di gloria nel caso delle seconde.

Il discorso diventa ancora più grottesco quando si passa ad analizzare la vicenda della Lario. Una ex attricetta di quart’ordine (questo era, se qualcuno ricorda dei film di Kubrik o di Scorsese  da lei interpretati, lo dicesse) che ad un certo punto della sua vita si rende ben conto che non diventerà Marlene Dietrich e che a quel punto si fa due calcoli, si sposa l’uomo ricco e di successo (altrimenti non se lo sposava) dal quale ora decide di divorziare e dal quale si farà mantenere, vita natural durante, con un assegno di qualche milione di euro al mese.

Questa donna (insieme alle altre di cui sopra), sempre secondo l’interpretazione della Muraro e della Dominijanni,  diventa l’esempio di una nuova ribellione al potere maschile. Non l’altra faccia della medaglia, cioè di quel potere di alcuni maschi (alpha), ma una nuova figura della libertà, della specificità  e del  protagonismo femminile.

Di fronte a tutto ciò, devo essere onesto, e ripeto, stiamo parlando del sancta sanctorum del pensiero femminile e femminista, alzo le braccia. A questo punto tutto è possibile, tutto e il contrario di tutto può essere vero e non vero. Quando si arriva a tali interpretazioni, tutto può essere affermato e negato e la difesa del genere, comunque sia, purchessia,  assume dei contorni, per quanto mi riguarda, assolutamente inquietanti.  Non solo, un simile atteggiamento conduce alla degenerazione del concetto di parzialità (di cui pure sono fiero sostenitore) che, se assunto al 100% in modo totalmente acritico e aprioristico, è destinato inevitabilmente a degenerare nel dogmatismo e nel totalitarismo.

Il mistero da svelare, per lo meno per chi la vede come il sottoscritto, è come una interpretazione fondamentalmente sessista, interclassista, di fatto razzista (perché una forma di pensiero che individua in un solo genere la ragione prima di tutti i mali, non saprei come altro definirla), abbia potuto fare breccia in quella che una volta si chiamava sinistra. Ciò che a tutti/e oggi sembra normale, a me non lo sembra affatto. Al contrario, ritengo che sia stata una usurpazione, una gigantesca operazione mistificatoria, alla luce dei fatti e della storia. Per il semplice fatto che a me, ma credo a nessun uomo (ma neanche a nessuna donna) ragionevole, verrebbe mai in mente di assumere la difesa di uno dei due generi aprioristicamente, sempre e comunque. Se lo facessimo noi uomini, saremmo inevitabilmente tacciati di maschilismo, sessismo, razzismo e anche di ottusità (e sarebbe giusto, laddove lo facessimo).

Fabrizio Marchi


302 Commenti

armando 10:55 am - 18th giugno:

Ahi ahai ahi, Cristine Lagard. Femminista, quotarosista, una delle donne più potenti del mondo, scrive a Szarkosy: Usami come vuoi, senza la tua guida sono inefficace, senza sostegno non reggo (o qualcosa di simile). Ahi ahi Sig.a Lagarde………..
armando

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Luigi Corvaglia 2:42 pm - 18th giugno:

Non capivo a cosa si riferisse Armando. Poi ho trovato questo: «Usami come vuoi», la lettera a Sarkozy
che imbarazza la signora del Fmi

….
PARIGI – «Usami», scrive Christine Lagarde a Nicolas Sarkozy, con uno stile a metà tra «Cinquanta sfumature di grigio» e Fantozzi. Durante una perquisizione nella casa parigina della direttrice del Fondo monetario internazionale, il 20 marzo scorso, gli investigatori che cercavano documenti sullo scandalo Tapie-Crédit Lyonnais hanno trovato anche una breve lettera manoscritta, senza data, ma scritta presumibilmente dalla Lagarde quando lei era ministro delle Finanze e Sarkozy presidente della Repubblica. Le Monde ne è entrato in possesso e ieri l’ha pubblicata, dando al mondo un’immagine diversa della Lagarde, finora nota come appassionata di nuoto sincronizzato, competente economista perfettamente anglofona e sostenitrice dei diritti delle donne e delle quote rosa nei consigli di amministrazione. Ecco il testo:

«Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente:
1) Sono al tuo fianco per servire te e servire i tuoi progetti per la Francia
2) Ho fatto del mio meglio e posso avere fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono
3) Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole
4) Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting
5) Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace, senza sostegno rischio di essere poco credibile. Con la mia immensa ammmirazione. Christine L».

Quanto al contenuto, la Lagarde sostanzialmente ribadisce la sua fedeltà a Sarkozy. Quanto alla forma, si tratta di un capolavoro di sottomissione poco lusinghiero per la futura direttrice del Fmi, una delle donne più potenti del mondo.
La Lagarde è «testimone assistito» (una via di mezzo tra testimone e indagata) nell’inchiesta sul maxi-risarcimento – 403 milioni di euro – pagato dallo Stato a Bernard Tapie. La lettera da carpette (zerbino) è stata ieri l’argomento del giorno nei bar e in rete, dove sono fioriti i fotomontaggi: Lagarde fan di Justin Bieber/Sarkozy, Lagarde con collare sadomaso, Lagarde che bacia il Padrino. E per fortuna che il destinatario non era Dominique Strauss- Kahn, suo predecessore al Fmi.
Stefano Montefiori
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