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13 apr 2014  |  21 Commenti

Sosteniamo la battaglia di Stefano per ricongiungersi con suo figlio

La vicenda di Stefano Liberato, un papà che non vede il figlio da anni, sottratto illegalmente dalla madre e deportato in Romania, è giunto ad un epilogo SCANDALOSO!

Tutto l’operato di 7 anni condotto con enorme sacrificio e coraggio da Stefano è stato CANCELLATO in un colpo solo dalla Corte di Appello dell’Aquila con un provvedimento incredibile.

Ho personalmente preso visione ed analizzato la sentenza e sto sostenendo Stefano nella sua eroica battaglia per restituire un padre al figlio.

CHIEDO A TUTTI un massiccio sostegno per una manifestazione che preparerà un intervento energico presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È l’ora di mostrarsi tutti uniti e sostenersi a vicenda, perché ognuna di queste sentenze colpisce tutti i bambini sottratti ed i padri che lottano per la bigenitorialità.

VI PREGO DI ESSERCI, semplicemente esserci di persona, ed accorrere numerosi per far sentire la nostra voce, mercoledi 23 aprile al Colle, per manifestare al Presidente Napolitano tutto lo sdegno! Invito tutti coloro credono nella bigenitorialità a non mancare ed intervenire. Se ci lasciamo soli tra noi, nessun bambino sarà mai difeso nel suo diritto ad avere un padre presente. Considerate ogni occasione che quotidianamente dedicate a questioni meno importanti; vi chiedo di tramutare quella mezz’ora quotidiana in un atto concreto di sostegno. Venite con noi!! Orario e modalità saranno da me comunicate a breve.

VI PREGO DI NON MANCARE, ognuno come può.


21 Commenti

luca 1:02 pm - 16th aprile:

tutta la mia solidarietà da papà che ha vissuto la stessa esperienza drammatica di vedersi portare via una figlia , spero che cambi qualcosa perché i genitori Italiani non debbano combattere 2 stati , quello dei nostri ex che invece li difendono e quello nostro ! succede a tutti noi mamme e papà non importa ….vali sempre meno rispetto a coloro che se pur rapitori hanno nazionalità diversa .

Fabrizio Marchi 3:32 pm - 23rd aprile:

Lasciando perdere i deliri di Animus, pongo una questione molto seria a tutti.
Il nostro amico Francesco Toesca, cofondatore della nostra associazione, padre separato con due figli avuti con due differenti mogli, si trova in una situazione di difficoltà economica.
Francesco è un bravissimo falegname, ha una sua impresa e deve sostenere un’infinità di spese anche perché entrambi i suoi figli sono molto distanti da Roma e deve spostarsi continuamente per poterli incontrare, in mezzo a centomila difficoltà che potete immaginare dovute ai casini che ha con le rispettive mogli, gli accordi presi, gli alimenti e via discorrendo. Questo è il link della sua bottega da falegname che ha aperto su face book https://www.facebook.com/toescafalegnameria/photos/a.263571597155055.1073741825.263570120488536/263571603821721/?type=1&source=11
Ragazzi, bando alle chiacchiere, bisogna dargli una mano, sentite in giro chi è che deve fare lavori di falegnameria e naturalmente comunicatelo qui o sulla nostra posta elettronica.
Diamoci da fare…

Rino DV 5:33 pm - 7th agosto:

“Padre in fuga…”
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http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/08/07/news/livorno_padre_in_fuga_con_il_figlio_di_5_anni_continuano_le_ricerche-120571878/
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Ecco il mio commento che però non sono riuscito a postare (ci vuole una registrazione ad hoc). Idem sul Corriere.
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“Madre in fuga con il figlio” “Madre rapisce figlia” sono titoli mai letti in 40 anni. Mai una volta. I padri separati che tentano disperatamente di avere (anche) per sé i figli, sono liquidati come rapitori e braccati come delinquenti. E’ ora di finirla. Ma a porvi termine possono essere solo gli uomini. Se prenderanno coscienza ed agiranno politicamente contro questo oltraggio. E’ giunta l’ora di dire basta. Basta sangue invisibile paterno. Abbiamo sanguinato abbastanza.

Rino DV 5:51 pm - 2nd settembre:

I nonni sono più importanti del padre, perciò la madre può portare i figli con sé, col nuovo partner e vicino ai nonni: da Torino a Livorno.
In fondo sono solo 350 Km che il padre riconosciuto “idoneo” (ah, meno male, mica tutti lo sono! Le madri invece…) può percorrere agevolmente andata e ritorno quando gli pare e piace (può fare i suoi comodi).
Giunto a Livorno vedrà le figlie. E dove le porterà?
Suvvia, c’è posto ovunque. Al parco, in piazza, lungo i pontili, …se c’è bel tempo e non gela. Altrimenti in pizzeria o in pizzeria, oppure in pizzeria.
E perché non in auto? Le tiene lì, in sosta o in movimento a piacer suo, Anche per ore, perché no?
E la notte? Beh, io due figlie con un padre di notte non le lascerei. Voi sì?
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Che torni presto a Torino per il bene di tutti.
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http://www.lastampa.it/2015/09/02/italia/i-tuoi-diritti/famiglia-e-successioni/per-un-bambino-figlio-di-separati-i-nonni-sono-pi-importanti-del-padre-AbLpKRI5GGelgQ8Nlxg3hI/pagina.html

Luigi Corvaglia 11:19 pm - 2nd settembre:

Rino DV: I nonni sono più importanti del padre, perciò la madre può portare i figli con sé, col nuovo partner e vicino ai nonni: da Torino a Livorno.


Attenzione, i nonni sono più importanti del padre, ma solo se si tratta dei nonni materni.
Quindi la differenza non sta nel sostantivo ma nell’aggettivo “materni”. Mater.
Non donna, almeno non solo. Donna e madre.
Donna da sola non basta. Infatti la donna inserita nella “filiera maschile”, la nonna paterna, è una nonna di secondo ordine.
Ma, di nuovo, attenzione questa secondarietà non è un incidente di percorso del caso in esame, ma è il “sentire popolare” in Italia. Posso assicurarvi che di questo “sentire popolare” ne sono a conoscenza da quando sono nato. Non fosse altro perchè mia madre (di quattro maschi), si opponeva fieramente a questa discriminazione.
Però siamo una società patriarcale.
Si, certo, come no. E gli elefanti volano.

Animus 8:08 am - 3rd settembre:

Luigi Corvaglia,

Tocchi un tema spinosissimo, caro Luigi, secondo me ancora più tabù della qm, che va oltre il conflitto di genere e spalanca le porte a quello (essendo tabù, davvero mancano le parole, non so come chiamarlo) filiale/generazionale/familiare.

Mi spiego, di solito, è tutta la famiglia (moglie e figli) dal lato del figlio (cioè il maschio), ad essere di serie B (nei confronti dei “patriarchi”, cioè…la Madre, alias la nonna) rispetto a quella della figlia (tranne il marito della figlia che conta quanto il due di picche).

Però, non è di genere, nel senso che la figlia del figlio (maschio) vale meno del figlio della figlia.

Ancora, il valore, è sulla filiazione del lato femminile.

Dunque, i nipoti, e le famiglie dei figli, non sono tutti uguali.
(ecco, poi ci si sorprende o si lotta contro le disuguaglianze sociali quando si è completamente ciechi contro queste che sono all’interno di ogni “famiglia”)

Del resto anche Levi Strauss aveva identificato che “tra lo zio materno” e i figli della sorella, c’era un “feeling” particolare, mentre, nessuna attenzione particolare andava da parte dei membri della famiglia verso i figli del figlio.

Il “patriarcato” …. certo.

By the way, ma che c’hai avuto, l’illuminazione divina pure te?http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif

Rita 10:34 am - 3rd settembre:

Animus:
Luigi Corvaglia,

Tocchi un tema spinosissimo, caro Luigi, secondo me ancora più tabù della qm, che va oltre il conflitto di genere e spalanca le porte a quello (essendo tabù, davvero mancano le parole, non so come chiamarlo) filiale/generazionale/familiare.

Mi spiego, di solito, è tutta la famiglia (moglie e figli) dal lato del figlio (cioè il maschio), ad essere di serie B (nei confronti dei “patriarchi”, cioè…la Madre, alias la nonna) rispetto a quella della figlia (tranne il marito della figlia che conta quanto il due di picche).

Però, non è di genere, nel senso che la figlia del figlio (maschio) vale meno del figlio della figlia.

Ancora, il valore, è sulla filiazione del lato femminile.

Dunque, i nipoti, e le famiglie dei figli, non sono tutti uguali.
(ecco, poi ci si sorprende o si lotta contro le disuguaglianze sociali quando si è completamente ciechi contro queste che sono all’interno di ogni “famiglia”)

Del resto anche Levi Strauss aveva identificato che “tra lo zio materno” e i figli della sorella, c’era un “feeling” particolare, mentre, nessuna attenzione particolare andava da parte dei membri della famiglia verso i figli del figlio.

Il “patriarcato” …. certo.

By the way, ma che c’hai avuto, l’illuminazione divina pure te?http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif

può centrare ancora una volta la biologia?. Voglio dire la certezza della trasmissione del sangue. Più si allontana il controllo, più la linea materna dà maggiori garanzie sul Dna trasmesso rispetto alla linea paterna.

In fondo se non ha la certezza della paternità un uomo e può sempre avere il dubbio di non essere il padre, figuriamoci se i dubbi non si accrescono rispetto alla paternità del proprio figlio.

Su quanto detto da Luigi concordo. Ricordo in particolare una frase detta dalla mamma di uno dei miei titolari “io in quanto mamma di un unico figlio maschio non sarò mai la vera nonna”. Per non parlare delle imposizioni materne sulla nonna a cui lasciare il pargolo finita la maternità: “intendiamoci, disse una mia collega al marito, lo guarda mia madre, se non potesse più piuttosto la mandiamo all’asilo, ma non lo lascio a tua madre”

Luigi Corvaglia 11:44 am - 3rd settembre:

Animus: Però, non è di genere, nel senso che la figlia del figlio (maschio) vale meno del figlio della figlia.
Ancora, il valore, è sulla filiazione del lato femminile.

.
Concordo in maniera assoluta. Mi sono attenuto alla sola figura della nonna paterna per mantenermi sulla falsariga dell’articolo.
E concordo anche sul fatto che sia il tabù dei tabù. Tanto da non avere nemmeno le parole per descriverlo.
Questo tabù però a me sembra che costituisca, insieme ad altri fattori, il substrato, anche, della QM.
Forse in quest’ambito abbiamo sbagliato, almeno parzialmente bersaglio.
Forse, chi attrezzato a dovere, dovrebbe indagare più a fondo in questa direzione.
Se hai del materiale in tal senso mandamelo, segnalamelo.
.
ps. Ma no, nessuna illuminazione divina http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif solo lo sforzo di cercare di osservare la realtà per quello che è e non per quello che si desidera sia. Quello che è certo, come ti dissi tempo fa, è che l’interessarmi di QM mi ha portato a rivedere e rifocalizzare molti miei convincimenti. E, se vogliamo, la consapevolezza di vecchia data di questa “superiorità matrilineare” è uno degli elementi che mi hanno permesso di rigettare il discorso femminista. Diciamo che mi ha messo la pulce nell’orecchio … *mda*

Animus 11:46 am - 3rd settembre:

Rita: può centrare ancora una volta la biologia?. Voglio dire la certezza della trasmissione del sangue. Più si allontana il controllo, più la linea materna dà maggiori garanzie sul Dna

—————————————————
Elementare Watson(a).
Ma l’ in-”certezza” della paternità non c’entra nulla, è un concetto depistante.
Invece c’entra la biologia, il Dna, ed in particolar modo, il Dna “mitocondriale”: si trasmette solo sulla linea materna.

“Nel passaggio del mtDNA da genitore materno alla prole si passa la totalità del DNA”

“I mitocondri contenuti nello sperma dei mammiferi non entrano nella cellula uovo …in alcuni casi alcuni mitocondri paterni possono penetrare, tuttavia vengono distrutti dalla cellula uovo subito dopo la fecondazione”

Cmq, biologia/natura a parte, gli uomini dovrebbero prendere coscienza che esiste questa “discriminazione” da parte della Madre (ma in realtà di tutta la famiglia, le sorelle, zie dei figli del fratello, non sentiranno mai lo stesso legame di sangue che sentono col figlio di una sorella), oppure …. no?

Cioè, voglio dire, ma davvero possiamo aspettarci/credere in una società “equa” quando la discriminazione esiste, per nascita, già all’interno della propria famiglia?

Queste sono…le domande… che gli uomini si dovrebbero fare, cara Rita.

Rita 12:30 pm - 3rd settembre:

I “moso” Animus.. ora mi sono venuti in mente i Moso tanto cari alla Terragni.
Lì la figura paterna è impersonata dallo zio materno.

Scusate la divagazione

Animus 1:11 pm - 3rd settembre:

Rita:
I “moso” …Lì la figura paterna è impersonata dallo zio materno.
______________________________

Ma infatti,
io sono decisamente persuaso che “il patriarcato”, quello vero, (non il cristianesimo), nasca come rivolta a questa “legge della Madre” che si estrinseca alla famiglia e dove l’autorità “paterna”, è ancora delegata…ad un figlio della madre (che quindi svolge i sui interessi).

Se andiamo a vedere qual’è il mito più potente/fondante della “religione del Padre” (cioè, l’ebraismo), lo troviamo nel mancato sacrificio di Isacco (l’interpretazione corrente di Dio che mette alla prova Abramo, è una stupidata, non credeteci), perché che cos’è il sacrificio di Isacco, se non il sacrificio del figlio (del figlio), cioè di quella linea che da un punto di vista della discendenza matriarcale ….è un ramo secco?

E i rami secchi, si tagliano.

Questo è stato il messaggio, quando il matriarcato era ancora forte è permeava le coscienze collettive, rivoluzionario, Il figlio del padre, non si sacrifica..

Poi è arrivato il cristianesimo, ha detto che invece questo sacrificio serviva per togliere il male dal mondo, che addirittura era lo stesso figlio di Dio che andava sacrificato (cioè il maschio), e la storia ha preso la piega che tutti oggi conosciamo.

Con buona pace di Armando.

Fabrizio Marchi 3:48 pm - 3rd settembre:

“Questo è stato il messaggio, quando il matriarcato era ancora forte è permeava le coscienze collettive, rivoluzionario, Il figlio del padre, non si sacrifica..
Poi è arrivato il cristianesimo, ha detto che invece questo sacrificio serviva per togliere il male dal mondo, che addirittura era lo stesso figlio di Dio che andava sacrificato (cioè il maschio), e la storia ha preso la piega che tutti oggi conosciamo”.(Animus)
Non mi intendo di queste questioni (archetipi, simboli, miti, religioni, ecc. e loro risvolti, cioè le ricadute concrete che hanno avuto nella storia, nella realtà e nella formazione dei contesti sociali), come noto, però in questo caso il discorso di Animus non mi sembra da rigettare a priori…
Abbiamo conosciuto insieme a Luigi uno psicologo, Sergio Martella, che capovolge l’ideologia femminista e sostiene che il matriarcato sia stata la vera struttura portante e dominante nella storia. Martella ci ha anche invitati in alcune trasmissioni gestite da lui su un radio privata locale della Puglia e una volta organizzò anche una conferenza a Lecce dove il sottoscritto fu invitato ad intervenire. Martella è anche un anticristiano viscerale, a differenza mia che sono tendenzialmente ateo (e comunque non ho una vis anticristiana…) ma mi rivolgo al Padreterno quando mi fanno male i denti oppure ho qualche acciacco un po’ più grave…e allora fra me e me, microscopico uomo di-sperato che vaga su questo mondo penso:”Chissà…va a sapere…”.
E allora forse questa è una tematica che bisognerebbe indagare un po’ di più…Io non l’ho fatto e l’atteggiamento decisamente estremista e anticristiano di Martella (ancora più duro di quello di Animus) non mi ha aiutato, devo dire…Però gli archetipi hanno la loro importanza e noi ben lo sappiamo…Il che non significa necessariamente gettare alle ortiche il Cristianesimo nella sua totalità, ovviamente, però, approfondire questi suoi possibili risvolti non sarebbe sbagliato…
Del resto ho capito da tempo che il femminismo ha vinto perché è riuscito a far passare come Verità Assoluta la sua narrazione/ricostruzione della Storia. E’ lì il busillis. Finchè non si incrinerà quel racconto con un altro racconto, con un’altra versione dei fatti e della Storia, non si riuscirà a rimuovere il masso…

*

Luigi Corvaglia 6:01 pm - 3rd settembre:

Fabrizio Marchi: Abbiamo conosciuto insieme a Luigi uno psicologo, Sergio Martella, che capovolge l’ideologia femminista e sostiene che il matriarcato sia stata la vera struttura portante e dominante nella storia. Martella ci ha anche invitati in alcune trasmissioni gestite da lui su un radio privata locale della Puglia e una volta organizzò anche una conferenza a Lecce dove il sottoscritto fu invitato ad intervenire.

..
Ricordo quella serata.
Martella ne ha dette loro di cotte e di crude e loro zitte (le femministe presenti), quando però è toccato a Fabrizio (invitato per spiegare principi, presupposti e la nascita di UominiBeta) si sono aperte le danze … *aggressive*

Animus 9:06 am - 4th settembre:

>Martella ne ha dette loro di cotte e di crude e loro “zitte”

In che senso zitte, vuoi spiegarti meglio?

Luigi Corvaglia 1:26 pm - 4th settembre:

Animus,
.
Mi dispiace Animus, son passate due estati (oltre a quella corrente). E sinceramente dell’intervento di Martella non ricordo granchè (ho mermoria di tipo ram…). Se non il fatto che era incentrato, come accennato da Fabrizio, sul matriarcato come struttura portante e dominante nello svolgersi storico e sul rapporto madre-figlia (a tal proposito ti riporto un commento -su UB- di Lucrezia che di Martella è amica e seguace: http://www.uominibeta.org/articoli/violenza-di-genere/comment-page-1/#comment-17904
Tesi che, già solo nell’enunciazione, mi aspettavo venisse contestata energicamente. Tesi svolta egregiamente e nel farlo non si è risparmiato di capovolgere e dissacrare tanti luoghi comuni cari a femministe e non.
Alla fine del suo intervento mi aspettavo vivaci contestazioni, argomentate o meno. E invece no. Qualche domanda, ma senza polemica.
Le danze si sono aperte quando Fabrizio ha incominciato a parlare e presentare UominiBeta, a parlare della funzionalità del femminismo al discorso capitalistico e cosi via …
….
Riporto alcuni commenti comparsi su UB in cui si discuteva con Lucrezia proprio di questo.
http://www.uominibeta.org/libri/le-donne-una-rivoluzione-mai-nata/comment-page-1/#comment-18996
http://www.uominibeta.org/lettere/non-mi-ucciderai-anche-tu/comment-page-1/#comment-18757
http://www.uominibeta.org/lettere/non-mi-ucciderai-anche-tu/comment-page-1/#comment-18755
http://www.uominibeta.org/wp-admin/edit-comments.php?s=sergio+martella&comment_status=all&pagegen_timestamp=2015-09-04+11%3A58%3A43&_total=22503&_per_page=40&_page=1&_ajax_fetch_list_nonce=0faeaefcfb&action=-1&comment_type&paged=1&action2=-1
http://www.uominibeta.org/articoli/violenza-di-genere/comment-page-1/#comment-17939

Animus 10:15 am - 5th settembre:

Luigi Corvaglia: Forse, chi attrezzato a dovere, dovrebbe indagare più a fondo in questa direzione.

___________________________________________
Caro Luigi, nessuno può essere attrezzato più di colui che racconta la propria esperienza di vita, in “soggettiva”.
L’esempio di Fabrizio (“ho subito violenza ma l’Istat non lo sa”), in questo senso, è esemplare, il migliore che si possa dare.
Perché non iniziare da lì?

Non serve mica aver studiato una pila di libri di biologia/psicologia/filosofia/antropologia, etc, etc, etc., per dire quello che chiunque può dire, eppure gli uomini, non lo fanno….
Invece di piangersi addosso, che inizino col dire che cos’è questa “sacra famiglia” (dove anche Giuseppe è un estraneo in casa propria), e poi parliamo….(delle ingiustizie “esterne”).

Io la vedo così, per questo certi discorsi, li trovo semplicemente infantili, diversivi per uomini “banali”, che non vogliono affrontare il male alla radice…
Quanti sono? 99,…%

Ma questa è “la pasta d’uomo” (e se nicce li chiamava “falsari”, uomini che caduta una maschera, ne cercavano subito un’altra, non era mica senza ragione) con cui anche noi abbiamo a che fare.

Iniziamo col raccontare la ns. esperienza.
I “libri” (cioè quello che han detto gli altri) viene dopo.

Luigi Corvaglia 11:40 am - 6th settembre:

Animus,
.
Si. Hai ragione.
Sostanzialmente comunque siamo meno lontani di quanto possa apparire.
Ti riporto la mia risposta ad un post di Simone Perrotti sul FQ: “Dove sono gli uomini?”: nel libro di Perotti ‘quello che le donne ci dicono’
.
Caro Perotti
il succo del suo discorso, sfrondato da paragoni non sempre attinenti e da orpelli vari, io lo condivido. E lo condivido alla grande.
Mi preme però avvertirla che il tema che lei sfiora, sostanzialmente la liberazione degli uomini dagli stereotipi e obblighi che la società (e quindi altri uomini e altre donne) ci impone è solo apparentemente un tema minore.
In realtà è un tema esplosivo e sovversivo che non ha implicazioni, come si suol dire in maniera riduttiva di “genere”. Viceversa è un problema di “sistema”. Sì, ha capito bene di sistema.
Non le sfugge sicuramente, giacché l’ha riportato nell’ultimo periodo, la funzionalità di questo stato di cose per il sistema di potere nelle sue diverse articolazioni. E la sua convenienza nel mantenere lo status quo. E a farlo con tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi anche i più stupidi e rozzi, come quelli da lei citati. E non le sfuggirà sicuramente che, un cambio di paradigma di vita e di visione da parte degli uomini, anche solo di una buona parte di essi è letale per il sistema cosi com’è articolato. Necessariamente, qualora prevalesse, avremmo un’altra società. Un’altra articolazione di rapporti economici, produttivi e di relazione tra i sessi e non.
Io, si figuri, non so nemmeno immaginare che tipo di società ne verrebbe fuori, ma quale che fosse, sarebbe sicuramente distruttiva degli equilibri che sviluppatisi a configurare l’attuale società e il sistema a essa sotteso.
Ora, se solo è d’accordo anche parzialmente con quello che ho scritto, la risposta del perché del passivo e prono silenzio degli uomini se la può dare anche da solo.
E’ necessario che gli uomini non sappiano, non si parlino, non capiscano. Che credano che quel mondo che gli è stato dato da vivere sia il migliore anche se da loro richiede obblighi, sacrifici e imposizioni sin dal primo vagito.
Che non abbiano spazi pubblici dove riflettere. Se questo riflettere può nuocere al sistema. E non saranno certo gli altri uomini, quelli di potere e i loro in ogni tempo cortigiani, gli intellettuali declinati in ogni accezione, a concederglieli.
E si può rispondere da solo anche sul perché tanto spazio è dato alle esigenze e rivendicazioni femministe. Queste, al di là si essere alternative al sistema (con lodevoli eccezioni certo, ma marginali e quindi ininfluenti), allo status quo ne sono la quarta gamba.
Ma questo è un discorso altrettanto complesso e non esauribile nello spazio di un commento per cui mi fermo qui.

Rita 7:04 am - 7th settembre:

Animus: ___________________________________________
Caro Luigi, nessuno può essere attrezzato più di colui che racconta la propria esperienza di vita, in “soggettiva”.
L’esempio di Fabrizio (“ho subito violenza ma l’Istat non lo sa”), in questo senso, è esemplare, il migliore che si possa dare.
Perché non iniziare da lì?

Non serve mica aver studiato una pila di libri di biologia/psicologia/filosofia/antropologia, etc, etc, etc., per dire quello che chiunque può dire, eppure gli uomini, non lo fanno….
Invece di piangersi addosso, che inizino col dire che cos’è questa “sacra famiglia” (dove anche Giuseppe è un estraneo in casa propria), e poi parliamo….(delle ingiustizie “esterne”).

Io la vedo così, per questo certi discorsi, li trovo semplicemente infantili,diversivi per uomini “banali”, che non vogliono affrontare il male alla radice…
Quanti sono? 99,…%

Ma questa è “la pasta d’uomo” (e se nicce li chiamava “falsari”, uomini che caduta una maschera, ne cercavano subito un’altra,non era mica senza ragione) con cui anche noi abbiamo a che fare.

Iniziamo col raccontare la ns. esperienza.
I “libri” (cioè quello che han detto gli altri) viene dopo.

Lo “slogan” per eccellenza che si ricollega al femminismo è’ l’ormai famoso “il personale è’ politico” intendi dire quello? Se è così qualcosa a me non torna. E forse ha a che fare con l’attrezzatura di cui parlate, non so se mi sono capita, cercherò di essere sintetica con una domanda: perché la storia individuale delle discriminazioni subite da Fabrizio (o da qualunque uomo le narri, è’ quasi misconosciuta mentre quattro righe che narrano di una palpata su un bus o financo di un ciglio alzato di disapprovazione per una minigonna viene rilanciato in ogni dove completo di analisi come se fosse l’ansa dello scoppio della 3 guerra mondiale? ho l’impressione che sia un po’ più difficile per un uomo per le ragioni mille volte esposte è che quindi una solida attrezzatura che smonti queste ragioni con puntigliosa competenza non solo è’ utile ma fondamentale Imho

Animus 9:27 am - 7th settembre:

Rita: Lo “slogan” per eccellenza che si ricollega al femminismo è’ l’ormai famoso “il personale è’ politico” intendi dire quello? Se è così qualcosa a me non torna.

—————————–
E invece dovrebbe.
Se stai seguendo il mio nuovo blog (lo stai seguendo vero?) anche se non ho avuto ancora il tempo di dipanare i temi fondamentali, la discrepanza tra UU e DD (escludendo la causa materiale e limitandosi soltanto a quella morale) è dovuta al fatto che, bisogna ammetterlo, gli uomini sono ancora troppo “cammelli”, e le donne, già “fanciulle”.

Ossia nella corse verso l’uber (come lo intendo io che poi è il vero significato che gli attribuiva nicce, il superuomo delle dittature destrorse è una distorsione), la donna è già quasi arrivata (tant’è che il termine femmina non el si addice più), è il maschio è ancora legato e alle prese col suo “dualismo” (il nano dalle spalle non s’è l’è ancora scrollato).

Non so se “mi son capito”…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif

Animus 9:36 am - 7th settembre:

Luigi Corvaglia: Sostanzialmente comunque siamo meno lontani di quanto possa apparire.

Mah, non lo so ….
Io intorno a me vedo solo ciechi e orbi.
By the way, oggi Magdi Cristiano Allam, si accorge che “L’EUROPA IPOCRITA E CRIMINALE, FOMENTA LE GUERRE, “CREA” I PROFUGHI E SI FA AUTO-INVADERE”

La mia risposta, scontanta, non poteva che essere:

Caro Magdi “Cristiano” Allam, non è l’Europa ad essere criminale, ma, se è vero, com’è vero, che tutto è cristiano in europa, è quella cristianità che tu stesso hai abbracciato.
Buona giornata.”