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05 ott 2014  |  28 Commenti

La sinistra e le donne di classe (quella sbagliata?)

(”Spin doctor” per una sinistra con percentuali da prefisso telefonico)

 Vi ricordate di questo manifesto?

 

Nel suo piccolo era geniale, perchè metteva a nudo realtà e dinamiche trascurate e, come tutte le cose geniali, non era passato inosservato, suscitando molte polemiche, ed era stato persino tacciato di essere antifemminista. In realtà non era antifemminista; semplicemente, non era di sinistra.

Capita così che questo manifesto, apparentemente di un partito di sinistra, disveli una dinamica e una logica fondamentalmente di destra.

A quale classe allude quella scarpa col tacco alto?

A quella proletaria storicamente assimilabile a quel simbolo?

Su quella scarpa piuttosto che una falce e un martello non sarebbe  stata  meglio una scritta tipo ”Prada”,”Gucci” o ”Fendi” o un’ altra marca di ”moda” ?

E’ questa la forza comunicativa del manifesto; lasciare chi lo guarda in uno stato di perplessità, diviso tra ciò che il manifesto comunica e ciò che invece ci si aspetta da un manifesto appunto di ”sinistra”.

E’ questo stato di perplessità, questa apparente incongruenza che colpisce lo spettatore e ne cattura l’attenzione.

Di sicuro questo manifesto è totalmente incompatibile con l’essenza storica ”proletaria” della sinistra, estranea alle sirene capitaliste della moda e, storicamente portatrice di valori di eguaglianza che per loro stessa natura si collocano in una dimensione austera e sobria fino ad essere,  se vogliamo essere sinceri fino in fondo,  persino un pò grigia.

Nella Cina maoista, in nome dell’uguaglianza, donne e uomini vestivano con uniformi molto simili, ma non è precisamente contro l’uguaglianza di genere che cozza questo manifesto, quanto a quella di classe:

L’operaia non può andare al lavoro con le scarpe con il tacco alto, perché le sarebbe fisicamente impossibile (e anche perché potrebbe essere rimproverata dal datore di lavoro per non vestirsi in maniera adeguata).

Di contro l’anchorwoman del telegionrnale in stile “lilligruberiano radical-chic” è quasi obbligata a indossare le scarpe con il tacco alto.

Se ne deduce che la scarpa con il tacco alto è una questione di “classe”, ma di quale classe?

Così come per le operaia,  specialmente quelle più giovani e carine, è prassi recarsi al lavoro con delle scarpe alla moda con il tacco e togliersele un attimo prima di entrare al lavoro, per le donne appartenenti alle classi sociali “superiori” è prassi fare esattamente il contrario.

Le osservate viaggiare sul Frecciarossa e sull’aereo (sui bus e sugli intercity viaggiano i pendolari lower class) con le ballerine e mettersi le scarpe con il tacco alto un momento prima di scendere per recarsi al lavoro.

E’ antropologicamente chiaro che la scarpa e il piede sono simboli di potere e meccanismi per evidenziare il proprio status sociale:

Nella santeria dominicana i maghi,  per affermare la loro volontà, battono con forza il piede sul terreno. Nel vecchio Sudafrica c’era una normativa per cui gli schiavi neri dovevano distinguersi dai liberi stando a piedi nudi.

Storicamente il bisogno di distinguersi, seguendo la moda, è una delle prassi sociali delle classi “superiori”  per affermarsi sulle “inferiori”, nonchè delle classi inferiori per non sentirsi inferiori e scimmiottare quelle superiori.

Il concetto stesso di ”moda”, ”essere alla moda”, sfilate di moda” è quanto di più incompatibile possa esistere con la ”sinistra stessa” e ancor meno con il ”socialismo reale”…

Nell’Unione Sovietica per le donne era motivo di fastidio il fatto che i rossetti si sbriciolassero…Le donne aldilà della cortina guardavano con invidia i vestiti delle donne al di qua. La trascuratezza con cui il partito comunista e la società sovietica (non) affrontava  questi dettagli,  per così dire frivoli e non strettamente necessari, è stata secondo me, da un certo punto di vista, una delle ragioni della caduta dell’Unione Sovietica. La donna ha sempre visto il proprio bisogno di vanità storicamente frustrato dal socialismo reale, e dalla logica stessa dell’uguaglianza e della priorità alle esigenze materiali, intrinseca al comunismo e alla sinistra.

SOLO IL MERCATO E IL CAPITALISMO SONO ATTENTI ALLA COMPONENTE IMMATERIALE DEI DESIDERATA DELLA DONNA, MENTRE IL MARXISMO STORICO CON IL SUO MATERIALISMO,  TRASCURA VOLUTAMENTE QUESTI ASPETTI PSICOLOGICI E IMMATERIALI, CHE INVECE IL MERCATO INSEGUE, PERCHE’ LA VENDITA DEL PRESTIGIO E’ QUELLA CHE PERMETTE IL PLUSVALORE PIU’ GRANDE, GIACCHE’ IL PRESTIGIO NON ESSENDO UNA MERCE FISICA PUO’ ESSERE VENDUTO AD LIBITUM.

Se prendo una borsa fatta in Cina e ci appiccico sopra una marca alla moda, il suo valore rispetto al costo della merce utilizzata centuplica perché non sto vendendo una borsetta, sto vedendo ”glamour”.

Per gli uomini, per quanto anch’essi si lascino trascinare da questa logica,è tutto più difficile:

L’idea CRETINA berlusconiana di prendere una Panda e metterci il marchio Ferrari per vendere, fallirebbe miseramente, gli uomini sono più attenti ai dettagli tecnici (e dunque materiali) che non al prestigio. Quando la Daewoo acquisì la Matiz e ci piazzò il marchio Chevrolet non potè  centuplicare il prezzo della vettura, così come avviene per le borsette.

E così arriviamo al punto in questione:

Il capitalismo (cultura dello yacht, come l’ho definito in un altro articolo) fornisce alle donne tutti gli strumenti per vincere le proprie vulnerabilità e affermare il proprio potere, la propria vanità (caratteristica tipicamente femminile; le donna in Cina o in Unione Sovietica con l’uniforme standard neutra si sentivano totalmente frustrata nel loro bisogno di vanità), e i propri ”desiderata”.

Che bisogno c’è, dunque, di una sinistra femminista, che nel suo zelo di difendere le donne, non garantisce alle donne nulla di più di quanto esse non abbiano già nel capitalismo, peraltro senza quell’afflato per la vanità che la sinistra in tutte le sue forme tende comunque a frustrare, nel suo zelo neutralista ed egualitario?

Diciamocelo francamente: perchè cercare di blandire e correre dietro al sentire femminile, quando questo riceve dal capitalismo tutto ciò che offre la sinistra più ciò che la sinistra, per la sua natura ”egualitaria”,  non potrà mai offrirle e in speciale ciò che per lei è più importante, ovvero LA VANITA’?

Ragionate un attimo: la rivista Vogue esisteva in Unione Sovietica?

Guardate ad esempio un servizio di “Studio-aperto”; nel suo odio ”vanzinesco-berlusconiano” per ”i comunisti” e il ”comunismo”, su quali aspetti della vita si concentra? Su aspetti più vicini al sentire femminile o a quello maschile? (con l’eccezione del calcio)

E’ vero che sparare contro il femminile e contro il femminismo in questo periodo storico – in particolar modo per le persone di sinistra -  è come grattare le unghie sulla lavagna,  è fastidioso sia per chi lo fa, sia per chi lo sente, MA QUANTE POSSIBILITA’ HA LA SINISTRA DI SOPRAVVIVERE,  SE INSEGUE UN TARGET CHE PUO’ AVERE GIA’ DAL CAPITALISMO TUTTO CIO’ CHE LA SINISTRA OFFRE PIU’ CIO’ CHE LA SINISTRA NON POTRA’ MAI OFFRIRE?

E’ una guerra persa, cari compagni, persino più persa della nostra.

I cosiddetti “spin doctor” vi direbbero che state sbagliando il target. E gli spin doctor, per dire questa ovvietà, si farebbero pagare centinaia di migliaia di euro.

Noi non siamo “spin doctor” perché gli anglicismi non ci piacciono però ve lo diciamo, e ve lo diciamo gratis! 

PENSATECI, SE NON VOLETE SCOMPARIRE DALLA STORIA.


28 Commenti

davide 8:01 pm - 5th ottobre:

Tutto corretto e tutto coerente, però si trascura una cosa: a molti piace vivere da “capitalisti” e sentirsi molto progressisti e di sinistra. Perché frustrare tale bisogno dell’io? A chi si nuoce?

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davide 8:15 pm - 5th ottobre:

…completo il mio (modesto) pensiero: alla fine “falce & martello” è un marchio come un altro, ma molto spendibile comunicativamente in quanto ci sono persone/elettori sensibili a questo logo; pertanto, perchè non impiegarlo se si possono racimolare un po’ (pochi, come analizzato dall’autore dell’articolo) di voti?

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cesare 10:16 pm - 5th ottobre:

Se non sbaglio è il simbolo fetish che appassiona l’estesissima categoria di coloro che amano leccare i tacchi delle calzature femminili; non le semplici scarpe, perché è il tacco a rappresentare il potere, e non i piedi nudi di donna, perché se ne ritengono indegni.
Il manifesto mi sembra ben sintetizzare l’ esaltazione e promozione della donna per il tramite della umiliazione e denigrazione del maschile che ha caratterizzato in questi due ultimi decenni la politica della sinistra come di tutti gli schieramenti politici. Ma bisogna ammettere che in questa politica la sinistra ha avuto ed ha davvero il primato.
Sulla strada delle buone intenzioni ci si può trovare in compagnie non previste.

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ARMANDO 2:20 pm - 6th ottobre:

cesare,

Eccellente Cesare. E’ come dici tu, ed in più salva la coscienza delle rivoluzionarie radical chic coi tacchi a spillo. Comuniste ma di “classe”, che diamine. Così si può consumare l’esistenza fra una mostra e l’altra, fra un party progressista e un “evento” a cui non si può non partecipare perchè fa tanto cultura, fra una manifestazione di “Se non ora quando” e qualche intervento su “la 27 ora” sentendosi sempre dalla parte delle oppresse, quella giusta.

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davide 3:31 pm - 6th ottobre:

Però continuo a non capire: se ad un soggetto di sesso femminile piacciono i tacchi a spillo, partecipa ai party più esclusivi, ha una vita attiva sul piano socio-culturale (negli ambienti che, ci piacciano o no, preferiti), poi va a votare e fa votare i partiti con logo falce&martello ed ogni tanto partecipano a qualche pubblica manifestazione o talk show televisivo… chi se ne fotte!
E’ il bello di poter dire, senza offendere, e pensare quel che ci pare. Anche le stronzate!
I commenti da perseguitati, sempre a mio personalissimo avviso, contribuiscono a perimetrare una specie di riserva indiana, anche un tantino frustrata… Lasciamole consumare tanti ottimi prodotti calibrati per appagare il proprio bisogno di vanità, almeno incrementiamo il PIL. Un buon cittadino è un buon consumatore, anche il più fesso (me compreso) disposto ad investire molti denari per delle assolute stronzate.

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cesare 3:47 pm - 6th ottobre:

Poi le “noi donne” emancipano le proletarie indiane pagando loro nove mesi di affitto della loro pancia. Così a cinquant’anni un figlio! miracolo della superiore vitalità delle femmine! e che linea quel pancino da ragazza, dopo un figlio!
Che miserabile insulto, che micragnoso egoismo quello maschile di affittare un utero per una decina di minuti a 50 euro! E che violenza! lì in macchina!
Vuoi mettere in un lurido ospedale senza alcuna garanzia igenica, a lasciarci la salute e la vita per ben un migliaio e mezzo di euro? e poi strappar via una creatura che la donna povera ha portato in grembo per nove mesi.
Un crimine si chiama e non hanno il minimo senso di averlo compiuto.

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armando 9:31 pm - 6th ottobre:

davide,

Ma figurati. Facciano quel che vogliono. Nessuno vuole impedirlo, ma si può dire che sono solo l’altra faccia, più acculturata ma anche più ipocrita, delle olgettine berlusconiane? Quelle almeno dicevano quel che erano, queste vogliono apparire diverse senza esserlo. O no?
armando

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Enrico Fiorini 9:08 am - 7th ottobre:

ARMANDO: Eccellente Cesare. E’ come dici tu, ed in più salva la coscienza delle rivoluzionarie radical chic coi tacchi a spillo. Comuniste ma di “classe”, che diamine. Così si può consumare l’esistenza fra una mostra e l’altra, fra un party progressista e un “evento” a cui non si può non partecipare perchè fa tanto cultura, fra una manifestazione di “Se non ora quando” e qualche intervento su “la 27 ora” sentendosi sempre dalla parte delle oppresse, quella giusta.

Il signor Mao Tse Tung diceva appunto:
”la rivoluzione non è un pranzo di gala”,ma oggi la sinistra sembra una cena al rotary club…
Da notare che in quell’aforisma c’era già parte dell’insofferenza dei marxisti ortodossi per la gauche caviar ,e per la mondanità che io ho cercato di esprimere nell’articolo circa a un secolo dalla rivoluzione bolscevica.
I pranzi di gala,la mondanità,la vanità sono del tutto incompatibili con la sinistra,perchè la rivoluzione per l’appunto NON E’ UN PRANZO DI GALA.

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cesare 12:10 pm - 7th ottobre:

A Davide:
Non è serio fare la vispa Teresa: quello che è da sempre oggetto di critica su Ubeta non è il mondo femminile ma l’ INTEPRETAZIONE FEMMINISTA del mondo, femminile e non, interpretazione che a sinistra ha sostituito l’analisi marxista: si è passati dal Marxismo al Masochismo di genere, sviluppando una ideologia simmetrica e sinergica al femdomarxismo: il masochmarxismo, ovvero il pestaggio morale dei maschi ad emancipazione della donna (!) attuato dalla sinistra. Compagni fuori di testa più che fuori della tradizione socialista e comunista. E sarebbe chi critica questa deriva masochista ad essere affetto da sindrome persecutoria?
Se si usa un simbolo si deve sapere il suo pubblico significato. I tacchi femminili li apprezziamo in molti a patto che sopra ci sia una bella donna. I tacchi proposti senza, si iscrivono inequivocabilmente alla simbologia fetish e masochista dei “lecca tacchi”, amplissima e felice popolazione maschile superpresente in rete. E purtroppo in prevalenza di sinistra.
Se poi i tacchi fetish e masoch vengono proposti come simbolo per un invito alla adesione ad una sinistra che da decenni lugubremente “gnola” sulle “povere donne” oppresse dai “maski kattivi” di cui ci si ingegna a dire peste e corna e falsità (il proletariato che fine ha fatto? sparito sotto il colpevole peso della classe dei “maski oppressori”? donne e multinazionali alleate contro i proletari sfruttatori?) , quel manifesto non consente più alcun dubbio: simboleggia non le donne ma LA politica di attacco antimaschile pluridecennale di sinistra. Un outing involontario.
Nella mia vita ho frequentato e frequento felicemente donne, alcune molto ma molto belle, con tacchi e senza, anche compagne, ma libere dalla aggressività antimaschile che consegue alla adesione alla ideologia femminista. Viviamo con donne felici di esserlo e felici di accompagnarsi a noi.

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Enrico Fiorini 2:30 pm - 7th ottobre:

”Però continuo a non capire: se ad un soggetto di sesso femminile piacciono i tacchi a spillo, partecipa ai party più esclusivi, ha una vita attiva sul piano socio-culturale (negli ambienti che, ci piacciano o no, preferiti), poi va a votare e fa votare i partiti con logo falce&martello ed ogni tanto partecipano a qualche pubblica manifestazione o talk show televisivo… chi se ne fotte!
E’ il bello di poter dire, senza offendere, e pensare quel che ci pare. Anche le stronzate!
I commenti da perseguitati, sempre a mio personalissimo avviso, contribuiscono a perimetrare una specie di riserva indiana, anche un tantino frustrata… Lasciamole consumare tanti ottimi prodotti calibrati per appagare il proprio bisogno di vanità, almeno incrementiamo il PIL. Un buon cittadino è un buon consumatore, anche il più fesso (me compreso) disposto ad investire molti denari per delle assolute stronzate.”

Wait a minute!Fermi tutti!

Qui non si sta discutendo se una donna possa o non possa sfoggiare una borsetta di prada,o un tacco a spillo di fendi…
Però tutto questo NON è di sinistra.
Qui non si sta attaccando il glamour,ma il glamour ideologico,non c’è un problema se una donna ostenta il logo di una firma è libera di farlo,ma non può trattare la falce e il martello come fossero prada…
Siccome il marxismo è un prodotto DOP noi stiamo semplicemente difendendo il copyright dai prodotti tarocchihttp://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif

In sostanza la donna di sinistra lillygruberiana femminista sta al comunismo come il parmesan sta al parmigiano.

Le donne sfoggino i loro marchi di vanità,ma non trattino il marxismo come uno di quelli!
Perchè non lo è!

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Animus 2:12 pm - 8th ottobre:

Scusa armando ( o redazione), mi rigirate il link della coppia lesbo che va vestire il figlio maschio da femmina.
Non trovo la notizia.

Grazie.

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cesare 6:45 pm - 8th ottobre:

Chi nega il genere, come gran parte dell’omosessualismo, perché dovrebbe fare altrimenti? Maschio o femmina è lo stesso: vestire un maschietto da bambina va benissimo.
Chi segue femminismo, genderismo, omosessualismo, segue ideologie intrinsecamente violente che nulla hanno a che fare con il rispetto dei diritti umani: chiamano “diritti umani” l’imposizione “per diritto”, ovvero per imposizione di legge, dei loro desideri contro il diritto reale altrui, in particolare dei più indifesi, i minori e quell’uno che ciascuno di noi è stato che è il concepito.

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Animus 7:03 pm - 8th ottobre:

Grazie Sandro

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ARMANDO 11:17 am - 9th ottobre:

Più volte il tacco a spillo è stato usato per la pubblicità in cui si poteva vedere un maschio umiliato. Tutto sommato l’uso da parte di Rifondazione è perfettamente in linea colla sua filosofia, ora trapassata a SEL.
armando

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cesare 8:15 pm - 9th ottobre:

Elegantemente Armando non cita quello che in merito a questo tipo di pubblicità che risponde alla regola maeketing: metti in cattiva luce il maschio e venderai qualunque cosa al consumatore di sessp femminile, potete trovare sul sito Maschiselvatici mettendo in ricerca la seguente chiave: put the boot in. Vi stupirà.

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cesare 8:57 pm - 13th ottobre:

Naturalmente alla popolazione dei leccatori rossi di tacchi rossi del dodici, non si può segnalare onde evitare una crisi di nervi a sinistra con pericolosi cedimenti anche aggressivi, che su Dagospia viene oggi proposto uno studio americano ( e te pareva) che indagando sull’epocale clandestino successo fra le donne del libro 53 sfumature di grigio ( e i sequel Rosso e Nero) conferma con autonome ricerche che il 57% delle donne americane, specialmente in carriera, desidera essere libere e sottomesse a letto e perfino fuori del letto (purtroppo non so come copiare il link ed il testo)
Parlo dunque con estrema serietà del rischio di grave crisi di nervi in particolare a sinistra perchè ai “maestrini dalla penna rossa” la ricollocazione del tacco rosso al suo uso naturale di felice seduzione sessuale e non di tristanzuola pratica fetsh e masochista, credo abbia a costare quanto l’intero loro ripensamento di collocazione a sinistra. Un ‘opera, dopo trent’anni che si è sostituita la classe operaia col genere femminile, tale da far tremare l’anima e i polsi: questi compagni sono passati infatti in modo irriflesso, direi in stato di shock, grazie allo stupro di massa della psicologia maschile, operato in questi decenni dagli ambiti più scientificamente consapevoli delle tecniche di guerra psicologica del femminismo di guerra al maschio in alleanza col potere, sono passati dicevo dall’ uso improprio e simbolico della chiave del dodici dei metalmeccanici all’uso improprio e simbolico del tacco dodici delle sciure radicalchic, (anche recentemente accorse alla sfilata di Valentino con le modelle che inalberavano cartelli con slogan femministi)

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mauro recher 7:31 pm - 14th ottobre:

Un nostro amico (alex red) mi ha linkato questo video

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marcello 4:31 pm - 19th ottobre:

Così però, omologando la femminilità al fatto di avere le scarpe alte 15 cm ( che poi anche di 5 non sono basse) si ha una resa verso il pensiero unico e la cultura dell’apparenza e si lega il mondo femminile a questa e al consumismo, invece che all’affermazione di altre doti che alcune hanno dato prova di avere.

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armando 5:54 pm - 19th ottobre:

marcello,
Infatti proprio quì va a finire il femminismo partito con fieri propositi antistema: nella piena accettazione della società dello spettacolo, dell’apparenza e dei simulacri. In questo senso il femminismo, nonostante i proclami, non solo è antimaschile ma anche antifemminile-

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cesare 8:19 am - 21st ottobre:

È una delle forme più evolute di ideologia repressiva sia sul piano sessuale sia su quello sociale: ha buttato il sesso peggio degli antichi inquisitori dentro l’infernale macchina mortifera dei codici di repressione penale, legittimando la infinita schiera di terrorizzati dal sesso che per difendersi si sono infilati negli apparati di repressione statali al fine di governare reprimendo gli altri la propria paura di essere liberi. Mi viene in mente una scena de ” La montagna incantata” un film anni 70: il rito pubblico in piazza oceanica di iniziazione di un maschio negli apparati di sicurezza: veniva castrato tra le ovazioni degli apparati e de pubblico presente. Penso alla versione al femminile della iniziazione alla militanza femminista.

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cesare 8:38 am - 21st ottobre:

Il film citato ( il titolo dovrebbe proprio essere quello) era di Alejandro Jodoroswki. Un’altra formidabile immagine del film era la seguente: le decisioni sul destino del Mondo prese nei board finanziari e di impresa avvenivano verificando se il sesso della proprietaria delle azioni si eccitava o meno: se ” figa secca” era no, se “figa bagnata” era ok. “Superazionalità” del sistema capitalitstico intravisto già 40 anni fa da quel genio di Jorodoswkj.

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cesare 6:32 pm - 26th ottobre:

Da Il Foglio di sabato 25 ottobre 2014
Art:”Giuro che voglio fare sesso”

“New York. Dirlo apertamente è scorretto, ma seguendo la logica delle leggi antistupro che si stanno diffondendo nei college americani si arr iva a una affermazione generale: ogni rapporto sessuale è uno stupro. Se, come recita il testo della legge della California 967, per essere lecito l’incontro sessuale deve essere approvato con il ” consenso affermativo” dei partecipanti, e il consenso “deve estendersi nel corso della attività e può essere revocato in ogni momento”, se “l’assenza di proteste o resistenza non equivale al consenso” e se nemmeno ” l’esistenza di una relazione stabile fra le persone coinvolte deve essere intesa come indicatore del consenso” significa che il sesso, quello normale, è a rigore di legge uno stupro che non finisce in tribunale. Il sesso non esiste, esistono soltanto stupri che vengono denunciati e stupri che rimangono taciuti”
Contente amiche mie? Nuovi sconfinati ambiti di business tramite ricatto di denuncia si aprono alla vostra concessa onnipotenza dal Potere. Il più antico ricatto e mestiere del Mondo si aggiorna e si dota di strumenti potentissimi di sottomissione del maschio. Poi vedremo quanti maschi avranno ancora voglia di affrontare il volto di Medusa che vi siete con tanta stolida determinazione costruite. Comunque dai tempi sessantottini in cui i primi “tribunali fai da te femministi” teorizzavano in infinite discussioni per i compagni il dovere di scopare le compagne per solidarietà rivoluzionaria ne avete fatta di strada sulla “gioiosa liberazione” della vostra sessualità.
Santa Toyota con le tue prossime venture femminilissime donne hitec liberaci tu da questa pestilenza.

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cesare 10:37 pm - 26th ottobre:

Fermo restando il rifiuto totale della morte come pena, e la necessità di una mobilitazione internazionale sempre più efficace per abolire questa barbarie, sottolineo come ad un genere invece si sta concedendo la funzione di esercitarla trasformandone sottilmente ma progressivamente l’immagine come quella di chi ha il diritto per legge di fare il boia: se si considera, come sta succedendo, esclusiva pertinenza della femmina stabilire se un rapporto sessuale è stupro e culturalmente prima e poi giurisprudenzialmente, si legittima la reazione omicida della presunta vittima, allora il diritto di uccidere il maschio si diffonde sulle mani di ogni donna. Se si aggiunge che ogni donna ha già il diritto di uccidere una terza persona che è il concepito, mi sembra che il “diritto” di esercitare la pena di morte, uscito dalle mansioni feroci di Stati barbari, la cultura femminista, senza nemmeno rendersene conto, lo sta facendo diventare ” diritto di ogni donna”. Nel mondo decisivo dei simboli sta avvenendo una radicale mutazione del senso del genere femminile, da simbolo potentissimo di vita a simbolo di morte. Una devastazione simbolica per tutta l’umanità. Eterogenesi del “fondamentalismo dei diritti”.

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Luigi Corvaglia 4:54 pm - 2nd novembre:

A proposito di “donne di classe“: Quelle t-shirt con slogan femministi fatte da donne pagate pochi euro
….
Sessantadue centesimi di sterlina all’ora, circa 80 centesimi di euro. Sarebbe questo il salario delle operaie di una fabbrica su un’isola delle Mauritius, nell’Oceano Indiano. Che producono, secondo quanto riporta il Daily Mail, quelle magliette con slogan femministi – «This is what a feminist looks like» («Ecco com’è fatta una femminista) – al centro di una campagna della Fawcett Societya favore dei diritti delle donne. E indossate negli ultimi giorni dai leader politici britannici Ed Miliband, Nick Clegg e Harriet Harman.
CONTINUA…..

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marcello 10:46 pm - 25th agosto:

marcello:
Così però, omologando la femminilità al fatto di avere le scarpe alte 15 cm ( che poi anche di 5 non sono basse) si ha una resa verso il pensiero unico e la cultura dell’apparenza e si lega il mondo femminile a questa e al consumismo, invece che all’affermazione di altre doti che alcune hanno dato prova di avere.

E poi pensavo che la sinistra fosse per un modo di vivere più umile. Il tacco altissimo è ostentazione, come quello che fa vedere i suoi beni materiali.

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