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16 feb 2014  |  205 Commenti

La grande menzogna

menzognaDa decenni ormai è stata dispiegata una campagna mediatica in grande stile, con grande profusione di mezzi, che sostiene che la prima causa di mortalità femminile in Italia, in Europa e nel mondo, sarebbe la mano omicida degli uomini, soprattutto in ambito domestico. Più delle morti per cause naturali, più delle malattie, del cancro, della miseria, delle carestie e delle siccità che purtroppo affliggono ancora tanta parte della popolazione del pianeta.

Questo bombardamento mediatico martellante, sistematico, portato avanti trasversalmente da tutti i media di tutte le tendenze politiche, nessuna esclusa, è di fatto riuscito nel suo intento. E’ stato capace cioè di penetrare nella psiche degli individui e di costruire una sorta di immaginario collettivo, che è diventato ormai un luogo comune, o per meglio dire un convincimento diffuso; quello appunto che le vittime (femminili) della violenza maschile sarebbero più numerose di quelle di qualsiasi altra causa.

La spudoratezza di questa strategia scientifica di deformazione e falsificazione della realtà è arrivata talvolta a dei livelli che non esitiamo a definire spregevoli, come nel caso di un manifesto pubblicitario di Oliviero Toscani, commissionato qualche tempo fa da un autorevole settimanale femminile, in cui erano raffigurati un bambino e una bambina completamente nudi. Sotto l’immagine del bambino era stata collocata la scritta “carnefice” e sotto quella della bambina la scritta “vittima”.

Di un abominio come questo è stata capace la cultura del cosiddetto “politicamente corretto”. Propaganda razzista e sessista, in perfetto stile goebbelsiano; francamente non riusciamo a trovare altri aggettivi per definire una simile vergogna che dovrebbe essere messa sotto accusa per apologia di razzismo e nazismo. La colpevolizzazione del genere maschile è arrivata, in questo caso, a coinvolgere anche i minori, addirittura i bambini. Un messaggio di una violenza psicologica inaudita che ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere che in ogni uomo c’è un violento, uno stupratore, che questa violenza fa parte della stessa ontologia maschile. L’unica speranza e possibilità per gli uomini, secondo questa concezione, è dunque quella di essere sottoposti ad una sorta di “rieducazione forzata” che è in effetti proprio quello che sta portando avanti questa propaganda mediatica. Convincere cioè a livello profondo, subliminale, che gli uomini sono il genere “sbagliato”, che tutto ciò che di male è stato fatto al mondo è stato per loro responsabilità ma che, per fortuna, c’è stato il genere femminile capace di riequilibrare e di ricostruire di notte ciò che l’uomo disfaceva di giorno. Insomma l’unico modo per essere accettati da parte degli uomini dovrebbe essere quello di assumersi in prima persona la responsabilità di essere i soli generatori di violenza, essendo questa insita nella loro natura più profonda, e naturalmente accettare una sorta di castrazione psicologica necessaria a contenere e a disinnescare la loro stessa natura che altrimenti, lasciata libera, produrrebbe solo male, violenza e orrore.

Naturalmente nessuno pensa che il mondo sia la Valle dell’Eden; tutt’altro. Né possiamo in questa sede imbarcarci in una analisi (impossibile da fare per chiunque né tanto meno per noi in poche righe) sulle origini e le cause prime della violenza e della sopraffazione fra gli umani.

Vogliamo solo affermare che ci sembra estremamente stupido e anche criminale sostenere che la responsabilità dell’esistenza della violenza nel mondo sia solo ed esclusivamente del genere maschile. Eppure questa “vulgata” ha ormai fatto breccia nelle menti e nella psicologica degli individui e sarà molto arduo metterla in discussione.

Tornando all’argomento in oggetto, basterebbe un minimo di buon senso, senza neanche aver bisogno di portare dei dati ufficiali, per rendersi conto dell’assurdità e dell’abnorme falsità di simili affermazioni.

Scegliamo comunque di farlo riportando, per quanto riguarda l’Italia, i dati ISTAT per il periodo che va dal 2002 al 2006 da cui è stata elaborata una media annuale di seguito riportata:

Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000 di cui Femmine 280.000 per le seguenti cause:

Patologie del sistema cardiocircolatorio: 130.000
Tumori: 70.000
Altre cause: 21.000
Patologie del sistema respiratorio: 15.000
Disturbi psichici e del sistema nervoso: 15.000
Patologie dell’apparato digerente: 12.000
Cause esterne, traumatismi etc.: 11.000
- di cui per omicidio e lesioni: 160
Stati morbosi mal definiti, incerti etc.: 4.000
Malattie infettive e parassitarie: 2.000
Donne decedute per omicidio e lesioni: 160
- di cui per mano di donne: 20
Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile 140 di cui:
- in ambito domestico: 115
- nella fascia d’età 15-59: 105
- nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico: 90
Donne di ogni età decedute per tumori: 70.000
Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59: 18.700
Donne decedute per tumori nella fascia 15-59: 12.300

Come vediamo, la macroscopica falsificazione dei dati che vengono diffusi presso l’opinione pubblica, non avviene tra numeri che differiscono di alcuni fattori, ma di interi ordini di grandezza. Si arriva a deformare la realtà sino al punto di affermare che 160 è maggiore di 130.000 o di 70.000. Come è possibile non essere colti almeno dal sospetto che le donne assassinate non possono, davvero non possono, essere di più di quelle decedute per tumore? Se questa deformazione dei dati ufficiali corrispondesse al vero, significherebbe che, solamente in Italia, dovrebbero esserci ogni anno più di 130.000 donne assassinate! Ma neanche una guerra civile potrebbe arrivare a simili cifre!

Eppure la vulgata ricorrente, diventata ormai convinzione diffusa, è proprio questa:”Ne uccide più l’amore del tumore!” (90 contro 70.000), oppure “Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59! (105 contro 12.300).

Ma non è tutto. La menzogna è arrivata al punto tale che L’UNICEF, alcuni anni fa, ha diffuso dei dati in base ai quali sarebbero circa 60 (sessanta) milioni le donne uccise per mano maschile ogni anno nel mondo. Anche in questo caso non è necessario essere dei matematici per capire che, se questa cifra corrispondesse al vero, nel giro di cinquant’anni l’umanità femminile (e conseguentemente anche quella maschile) sarebbe estinta. E siccome questo numero non è relativo al futuro ma agli ultimi quarant’anni, se questo dato fosse vero, l’umanità avrebbe dovuto essersi già estinta. Infatti 60 milioni in un anno significano 600 milioni in 10 (dieci) anni e 3 (tre) miliardi in 50 (cinquanta) anni.

Verrebbe da ridere se la cosa non fosse, ahinoi, molto seria. Naturalmente alle donne morte per mano omicida maschile, dobbiamo poi aggiungere tutte colo che sono morte per malattia, siccità, carestie e per cause naturali. A questo punto, la cifra, come minimo, dovrebbe raddoppiare, se non triplicare o quadruplicare…Non vale la pena neanche commentare simili dati…

Ora, di fronte ad un tale stravolgimento, ad un rovesciamento di tali proporzioni che individua negli uomini il pericolo numero uno per la vita delle donne, come è possibile che nessuno si chieda da dove venga, a cosa miri e quali effetti possa avere una menzogna di tali proporzioni e della quale è difficile nella storia trovare precedenti?

Cosa dice dei maschi una tale stupefacente deformazione della realtà? Cosa vuol dire di essi? E cosa tradisce in coloro che l’hanno creata, in coloro che la diffondono e/o che non la denunciano?Quale effetto può produrre nelle donne di ogni età, ma soprattutto in quelle più giovani, una simile rappresentazione dell’altro sesso? E cosa nell’animo delle nuove generazioni maschili?

E perché non c’è una voce, una che è una, di un intellettuale, che abbia il coraggio di denunciare pubblicamente questa mostruosità mediatica?

Apparteniamo a quella generazione che ancora ha il difetto di chiedersi “perché” e non solo “come”; come si usa o come funziona questo o quello. Abbiamo ancora questo vizio, e non vogliamo perderlo. Non siamo ancora ridotti a macchine o a ingranaggi più o meno specializzati.

Siamo ancora animati dal desiderio di capire perché accadono le cose.

E allora non potevamo non interrogarci anche su questo, sui perché di una simile deformazione del vero. E su chi ha interesse ad una simile deformazione. E abbiamo provato a dare una risposta.

Noi riteniamo che il sistema (capitalistico) dominante, abbia scelto di “declinarsi al femminile”, per lo meno per quanto riguarda il mondo occidentale. Come abbiamo spiegato nel Manifesto del Movimento degli Uomini Beta, le donne hanno acquisito un ruolo di fondamentale importanza all’interno del sistema stesso, senza trasformarlo, anzi, accentuandone le contraddizioni di sempre e portando un valore aggiunto.

Naturalmente il prezzo di questa “cooptazione” femminile è stato pagato, fra gli altri, attraverso l’acquisizione da parte del sistema, di quella cultura, o meglio di quella reinterpretazione femminista della storia che, fra le altre cose, ha portato a questa flagrante deformazione e falsificazione della realtà.

E’ bene fare un precisazione. Quando parliamo di “sistema” non ci riferiamo ad una regia occulta né tanto meno ad una stanza dei bottoni dove qualche potente “cattivone” ordisce trame più o meno oscure. Ci riferiamo ad un assai complesso intreccio di processi, interessi, tendenze e gruppi sociali, di potere, economici, culturali e ormai anche di genere che vanno a costituire quello che appunto oggi definiamo col termine di “sistema”. Un sistema tuttora gerarchicamente strutturato sia dal punto di vista sociale ed economico, sia dal punto di vista della distribuzione delle funzioni di controllo e di comando. Ma al contempo anche estremamente più sofisticato proprio nella sua capacità di distribuire ruoli e funzioni e nella estrema difficoltà di capirne e individuarne i meccanismi interni. E questo lo si deve proprio alla sua capacità di condizionare a livello profondo  i singoli individui, attraverso una ancora più sofisticato meccanismo di relazione e di coinvolgimento con e fra questi. Naturalmente la maggioranza di loro, sia pur con differenti livelli, rimane marginale e subalterna all’interno del sistema, essendo stata abilissimamente spogliata di qualsiasi autonoma capacità critica e di qualsiasi altra identità, individuale o collettiva che non sia compatibile e funzionale allo stesso sistema.

Questo fa sì che questa massa di individui non sia neanche in grado di comprendere quale sia il loro ruolo la loro effettiva collocazione e quindi di vivere in una condizione di sostanziale passività dal punto di vista psicologico e culturale anche se, il più delle volte, in un frenetico attivismo dal punto di vista economico e produttivo.

E’ quindi in questo contesto che la donna è stata inserita e si è inserita, come dicevamo, senza modificare le fondamenta del sistema e anzi esasperandone i suoi aspetti e i suoi tratti distintivi. Uno dei pedaggi pagati è stato appunto quello di assumere totalmente la reinterpretazione femminista della storia, diventata cultura dominante. Un’astutissima manovra che ha trasformato un approccio originariamente (per lo meno se diamo per autentiche le sue origini, ma a questo punto può essere legittimo nutrire dei dubbi) critico e antagonista, in uno degli strumenti ideologici più funzionali al sistema.

La palese falsificazione della realtà relativamente ai dati sulla mortalità femminile è la prova del nove (non la sola) del patto non scritto che è stato di fatto stipulato.

 


205 Commenti

cesare 6:15 pm - 13th gennaio:

(http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_13/violenza-donne-che-picchiano-le-donne_e3b9f0f2-3de5-11e1-86c1-1066f4abcff8.shtml)
Ecco qua, timidi spiragli che media e associazioni aprono sulla violenza delle donne contro le donne. Mentre è ancora un tabù la violenza delle donne contro i maschi, violenza che, se valutata e denunciata con i medesimi criteri che l’ISTAT ha utilizzato per classificare come violenti alcuni comportamenti dei maschi verso le donne, si può tranquillamente affermare che si aprirebbero le cataratte di un vero e proprio diluvio universale. E il genere femminile apparirebbe tragicamente propenso alla violenza, come il genere maschile. Fino ad oggi, da sempre, nessuno per malinteso senso della cavalleria verso il genere femminile, e soprattutto a garanzia della propria serenità, ha voluto nemmeno tematizzare questa realtà che è assolutamente evidente.

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Sandro2 7:35 pm - 17th gennaio:

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17284:il-papa-di-stefania-noce-ai-mschilisti-non-in-suo-nome&catid=210&Itemid=0
> IL PAPA’ DI STEFANIA NOCE AI MASCHILISTI: NON IN SUO NOME!
>
da Femminismo a Sud
16 gennaio 2012
>
Da due giorni, mentre raccontiamo del numero altissimo di vittime della violenza maschile, che oggi sono diventate #12 per il 2012, denunciamo (QUI e QUI) il fatto che la pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE (pagina facebook di 400mila e rotti affiliat*), gestita da maschilisti e padri separati, antiabortisti, misogini, lesbofobi e costantemente impegnati a evitare di parlare di lotta contro la violenza sulle donne, a diffamare le femministe, a divulgare link di cloni peggiorativi dei blog che lottano contro la violenza sulle donne, a parlare male delle donne uccise imputando quelle morti al fatto che sarebbero state cattive con gli ex mariti [...]
a parlare malissimo dei centri antiviolenza e mille altre cose ancora che potete verificare voi stess*, in quella pagina, insomma, dove i padri di figlie uccise da uomini violenti valgono meno di zero, viene strumentalizzato il nome di Stefania Noce, vittima di un brutale femminicidio compiuto dal suo ex fidanzato, per accreditare gli argomenti che Stefania avrebbe certamente aborrito.

E’ stata creata una pagina su Stefania che in due giorni, da che abbiamo segnalato la questione, ha cambiato vari nomi. L’ultimo scelto è un’offesa già dal titolo (ricordiamola… senza polemiche). Stefania era una combattente, una femminista, una laica, e si ritrova in una pagina che pare la fiera delle banalità e sa di muffa stracolma di moderazione. Ricordiamola senza polemiche? Il modo per ricordare una combattente è combattere per le cause per cui lei si è battuta. E dato che lei non c’è più ciascun@ di noi è chiamat@ a fare in modo che il suo nome resti fedele alla sua storia. Oltretutto: quello che sappiamo è che chi gestisce la pagina fake sulla violenza sulle donne ha l’abitudine di attivare pagine fuorvianti per poi continuare a diffondere contenuti misogini, antifemministi e sui padri separati.

Il papà di Stefania, certamente addolorato e sicuramente ancora più turbato del fatto che in un momento di così grande dolore qualcuno possa avere anche il solo pensiero di strumentalizzare il nome di sua figlia in questo modo, è intervenuto sulla pagina dei maschilisti per chiedere in modo eloquente che non venga MAI più fatto il nome di sua figlia.

Di contro ha trovato risposte vaghe, non c’ero e se c’ero dormivo, e infine chi gestisce la pagina dopo aver cancellato un po’ di commenti sparsi, che noi avevamo comunque screenshottato, dopo aver evocato magici “problemi tecnici”, l’ha messa in standby (opzione “visibile solo agli admin”, così ha fatto anche con la pagina su Stefania) per avere il tempo di cancellare, rassettare e forse informarsi con l’avvocato e poter dare una delle sue risposte cicliche (“siamo stati diffamati… siamo sotto attacco… querelemo e bla bla bla”) e chissà che altro. Badate: le pagine dei maschilisti non sono state cancellate da nessuno. Le ritroverete nei prossimi giorni, come sempre.

Gli verrà mai in mente che deve solo mollare il nome di Stefania e continuare la sua crociata antifemminista e integralista senza strumentalizzare una donna vittima di quel genere di uomini che in quella pagina trovano giustificazione e conforto?

Con la disponibilità del papà di Stefania, al quale manifestiamo la nostra più grande solidarietà e al quale rivolgiamo, a lui e a tutte le persone alle quali Stefania era cara, un abbraccio sincero, pubblichiamo gli screenshot dell’intera conversazione, almeno fino a quando la pagina è stata visibile.

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Luigi Corvaglia 10:46 pm - 17th gennaio:

Approfitto del link postato da Sandro2 per tirare fuori dal gozzo una cosa che mi ha schifato particolarmente nelle vicende di Stefania Noce e Antonella Riotino.
Avete presente le cerimonie di rientro dei nostri militari morti in qualche teatro di guerra? Ieri l’Iraq, oggi l’Afghanistan e cosi via…..
Avete presente le cosiddette autorità?
Magari gente tipo La Russa (faccio il suo nome non perché l’unico o di destra, ma solo perché ne riassume meglio lo stereotipo, gli altri dissimulano meglio …), gente mediocre e piena di niente. Ma tanto piena da scoppiarne.
Gente, non tutta per carità, priva di qualsivoglia valore e valori, che per arrivare lì si è venduta tutto il vendibile ed oltre.
Gente che però, in tale cerimonie, sta lì e finge cordoglio. Ma poi di quei morti se ne fotte. Su quei morti magari ci lucra e ci specula. Politicamente e non.
Ecco, per me questi figuri sono avvoltoi. Miserabili sciacalli e avvoltoi.
Tornando alle vicende di Stefania Noce e Antonella Riotino…….
Ecco, per me in queste storie le varie Melandri, Ravera, Mascali, Borrelli e compagnia cantante (tipo un certo Palmisano), questa parte hanno recitato. Non altra. Delle sciacalle e delle avvoltoie.
Per speculare, loro, auto-nominatesi generali e colonnelli dell’esercito femminista sulla pelle dei loro soldati. Qualcuno arruolato persino a sua insaputa.
Per quello che può valere da uno sconosciuto, un caldo abbraccio ai familiari delle due ragazze e del nonno di Stefania.

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cesare 12:11 pm - 18th gennaio:

Leggere la cronaca nera da un punto di vista della lotta di genere, come fa chi aderisce alla ideologia femminista, significa non solo interpretare ma anche trasformare intenzionalmente la cronaca nera in guerra tra i generi. Nessun gruppo sociale o etnico è mai caduto in questo errore e quando ne ha avuto in un primo momento la tentazione, ha prontamente corretto il tiro. Il motivo è evidente: un conto è il dolore e l’interrogarsi per la singola tragedia, un conto è la scelta di trasformarla in un episodio di guerra: significa di fatto dichiare che è in atto uno scontro armato. Il che è da folli.

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cesare 6:16 pm - 18th gennaio:

Il batterista della band di bordo sul Concordia è disperso: aveva lasciato il suo posto su una lancia di salvataggio a un bambino:
http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_17/concordia-musicista_2a99f4a8-412f-11e1-b71c-2a80ccba9858.shtml

Mediti bene chi gioca alla guerra contro il genere maschile utilizzando strumentalmente la cronaca nera e mentendo sistematicamente: infiniti sono i gesti di solidarietà umana ad opera dei maschi, infiniti gesti d’amore e responsabilità di cui è fatta la Storia umana, e di cui è sostanziata ogni libertà di cui oggi le donne possono godere e godranno in futuro.
L’unico sentimento che, secondo giustizia e verità, le donne di oggi, in quanto genere femminile, possono esprimere verso il genere maschile che ha creato i presupposti materiali, psicologici, spirituali, culturali e politici per la loro emancipazione, è la riconoscenza.

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Sandro2 7:48 pm - 22nd gennaio:

I soliti deliri.
>
Teresa Dal Borgo:
“Le donne violentate in Italia sono quasi sette milioni”.
————-

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/3a4f784e8aff4ba14b31f180fb768037.pdf

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Sandro2 8:12 pm - 26th gennaio:

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17444:lettera-aperta-ai-giornali-femicidio-il-movente-non-e-passionale&catid=43&Itemid=84
>
GiULiA
24 gennaio 2012
>
Ogni giorno la cronaca ci racconta di crimini contro le donne. Un lungo elenco di delitti contaddistinti dalla ferocia con la quale gli assassini, spesso legati alle vittime da vincoli relazionali o famigliari, si accaniscono su donne e ragazze.
Nel 2011 sono state 127 le donne uccise da uomini. Un omicidio ogni tre giorni. L’ultima vittima del 2011 è stata Stefania Noce, universitaria di 24 anni. La sua vita e’ stata stroncata da 7 coltellate inflitte dall’ex fidanzato.

Nel 2012 lo stillicidio è ricominciato con Antonella Riotino, 21 anni , studentessa. Uccisa da un ragazzo che i giornali , le cronache tv , i titoli in prima serata hanno definito il “fidanzatino” . Sarebbe stato più appropriato chiamarlo stalker, visto che per mesi l’aveva minacciata di morte. Sono già dodici i casi riportati dalla stampa nella prima metà del gennaio 2012. Tra loro: Silvia Elena, 20 anni, di origine rumena, prostituta, uccisa da un ragazzo di 18 anni, e Lenuta, 31 anni anche lei rumena e prostituita uccisa da un italiano di 52 anni, due precedenti per lesioni gravissime a un’altra lucciola e per il tentato omicidio dell’ex moglie.
Donne, ragazze, massacrate da uomini che odiano le donne, che le considerano oggetto di possesso fino al gesto più estremo.
Un fenomeno allarmante per le Nazioni Unite: il “femicidio” è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni. Eppure il femicidio è trattato in Italia come un delitto di scarsa pericolosità sociale, quasi fisiologico e inevitabile. Basti pensare che violenze e percosse alle donne, spesso preludio dell’omicidio, sono reati contro la persona perseguiti solo con querela della vittima.

Anche per l’informazione, ci sembra ormai che il reiterarsi di questo crimine fa sì che scenda la soglia di attenzione e che il trattamento della notizia sia ormai caduto in un racconto di routine. E colpisce la frequenza con cui si usano, per raccontare questi crimini contro le donne, categorie come “delitto passionale”, “raptus di follia”, “non sopportava di essere lasciato”, o che si leggano titoli come: “l’ex confessa: la amavo più della mia vita”.
“Gelosia”, “passione”, “amore” diventano facile movente e persino attenuante. Almeno nella considerazione e condanna sociale. Del resto abbiamo aspettato il 1981 perché le attenuanti previste dal Codice Rocco al delitto d’onore venissero abrogate.
Ci chiediamo se la reiterazione, nel linguaggio giornalistico, di queste facili e un po’ trite categorie, non finisca per abbassare la soglia di attenzione dell’opinione pubblica verso un fenomeno sempre più diffuso e che richiede una maggiore consapevolezza e una seria presa in considerazione da parte delle istituzioni .
Non si agisce per raptus o peggio per amore: il movente è criminale, non passionale.

Chiediamo alle giornaliste e ai giornalisti, nella carta stampata, nelle agenzie, nei telegiornali, nelle radio, nei siti di informazione on line, di aprire una riflessione su quale sia il modo e il linguaggio più appropriato, utile e corretto di riferire di queste drammatiche notizie, senza banalizzare le responsabilità di chi uccide o abusa di una donna. E di trattare il femicidio come fenomeno criminale e culturale nel suo insieme. Noi, da giornaliste, ne sentiamo il bisogno indifferibile per il ruolo importante che l’informazione svolge, o dovrebbe svolgere, nella crescita e nel cambiamento culturale del Paese.
E chiediamo che venga rinvigorito, nelle redazioni, lo spirito della Carta di Treviso, il Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori: mostrare il corpo di Sarah Scazzi in fondo al pozzo di zio Michele, come ha fatto il sito del Corriere della Sera, riteniamo non sia cronaca ma scempio. E offesa alla vittima.

La crescita esponenziale del “femicidio” o violenza misogina , impone uno sforzo di responsabilita’ da parte di chi informa, uno sforzo per raccontare la violenza nella sua complessita’ e diversita’. Nel rispetto delle decine di donne e bambine uccise ogni anno.
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Un fenomeno allarmante per le Nazioni Unite: il “femicidio” è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni.
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http://metromaschile.it/altrosenso/2010/07/27/amnesty-rettifica-ma-non-si-pente/

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Sandro2 2:36 pm - 13th febbraio:
Marco Di Renzo 3:40 pm - 13th marzo:

Caro Fabrizio,

non mi pare poco che 115 donne siano state uccise in un anno in “ambito domestico”… Mancano ovviamente i dati delle donne pestate, maltrattate e violentate da amabili compagni più o meno beta. Sicuramente molte donne mettono in atto strategie di violenza psicologica nei confronti di mariti o compagni. Sarei molto stupito se però 115 uomini l’anno risultassero uccisi in “ambito domestico”. Ammettere che la violenza domestica, almeno quella fisica, è un problema maschile non credo faccia torto agli uomini Beta, Alfa o zerbino.
Ciao, Marco.

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Sandro2 4:16 pm - 13th marzo:
Luigi Corvaglia 4:40 pm - 13th marzo:

@ Marco Di Renzo
Beh … quantomeno se si fanno delle affermazioni impegnative, almeno corrediamole di una qualsiasi fonte (attendibile o meno). Comunque il numero da te riportato dovrebbe essere quello che qualcuna considera sotto la voce “sessista” come femminicidio, ed esonda dall’ambito domestico. Considera il numero di donne morte per mano maschile nelle più diverse situazioni. E dentro ci sta di tutto, incluso ad esempio (se vuoi ti fornisco dati più dettagliati) casi di psicolabili riconosciuti che ammazzano la propria madre ed altri che con la cosiddetta violenza di genere hanno davvero poco da spartire).
Per quanto riguarda la mortalità in ambito domestico ti consiglierei di leggere
http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf
Fonte su dati prodotti dal SINIACA (Sistema Informativo Nazionale sugli Infortuni in Ambienti di CivileAbitazione) istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità.
Ma il punto non è questo. Il punto è l’uso strumentale dei dati che viene fatto. La violenza esiste, è un fatto. E’ ineliminabilmente insita nella vita stessa e possiamo al più cercare di circoscriverla. Quella maschile, quando esplode, ha solo la caratteristica di fare più rumore e, a dispetto di chi la usa per criminalizzare un intero genere, è solo marginalmente rivolta verso le donne.

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Rino 4:44 pm - 13th marzo:

Ok Marco.
Lo abbiamo scritto solo 10.000 volte, ma ciascuno dei 30 milioni di maschi italiani esige di sentirselo dire in modo diverso. Per 5.000 volte ci è stato detto che eravamo troppo succinti. Per 5000 volte che eravamo prolissi. Vediamo qs volta come va.

1- Se dico che tra 100 anni ci saranno ancora furti, non perciò verrò sospettato di essere amico dei ladri. Se dico che tra 100 anni ci saranno ancora omicidi, non per questo mi si accuserà di collusione con gli assassini e non se ne ricaverà che li sto giustificando. Se dico che tra 200 anni la mafia sarà ancora viva e vegeta, non mi si accuserà di essere mafioso. Se invece dico che tra 150 anni ci saranno ancora mariti che uccidono mogli, subito verrò liquidato come “difensore degli uxoricidi” e “sostenitore del femminicidio”. Dunque anche tra 150 anni ci sarà un Marco che ci dirà la medesima verità.

2- Usare il comportamento di esigue minoranze per criminalizzazione interi gruppi (etnie, popoli etc.)è una delle tecniche di propaganda dell’odio e del razzismo, come sanno tutti (anche se nella guerra antimschile si finge di non saperlo). Tecnica goebbelsiana che tutti aborriscono. La si può però usare contro gli uomini, usando i crimini di una minoranza di impotenti che esplodono, per criminalizzare l’intero genere maschile ed esigerne la subordinazione psicologica, il riconoscimento della propria inferiorià morale. Gli effetti si vedono: la massa maschile chiede di espiare.

3- “Sì, la violenza antifemminile ci riguarda tutti” dicono i maschi “buoni”. Tutti gli uomini sono chiamati a rispondere dei crimini attuali di pochi (e di quelli del passato e dell’altrove). Tutti dunque sono colpevoli. Ma dire questo svela la natura manipolatrice dell’operazione. Allora si giura che “gli innegabili crimini maschili” non vengono ricordati per criminalizzare, ma solo per “ricordare la verità”, perciò gli uomini non devono sentirsi criminalizzati. E’ vero che “la violenza maschile coinvolge tutti gli uomini” ma tu, io, lui non dobbiamo sentirci coinvolti dalla rimemorazione. Dobbiamo sentirci coinvolti, ma non dobbiamo sentirci coinvolti.

4- Di quei delitti anche io, anche lui, anche tu sei mandante e beneficiario per questo stai sul banco degli imputati, ma non devi sentirti sul banco degli imputati. Le intenzioni delle accusatrici sono buone, non ti stanno criminalizzando. Dimenticano però sempre di rimemorare all’amante nell’ascensore e allo sposo presso l’altare, la stessa innegabile somma degli “innegabili crimini maschili”, come se sapessero che quell’ innocente e ingenuo ricordare, quel candido “rimemorare” è la tomba di ogni relazione.

Con cosa viene combattuta la guerra dei sessi?
O non esiste alcuna guerra in corso?

RDV

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Sandro2 4:59 pm - 13th marzo:

Leggete qua.
>
http://www.universitadelledonne.it/nereigue.htm
Caro Vittorio,
fermo restando che sei uno degli esponenti più brillanti e intelligenti del giornalismo italiano, non ti nascondo però che questa volta mi hai delusa.

Mi riferisco al tuo pezzo sulla Repubblica delle donne dove ti chiedi, quando c’è la guerra, dove sono le donne. Potrei dirti semplicemente: Appunto! Non ci sono! A voi l’onore della responsabilità.

Ma voglio dirtelo dove sono. A parte le giornaliste che sempre più numerose stanno in prima linea a raccontarla, le donne stanno nella ‘Marcia mondiale delle Donne’ contro la violenza e tutte le guerre. Una Marcia istituzionalizzata che sta facendo il giro delle capitali del mondo. E detto per inciso, a quella di Genova ho partecipato anch’io in carne ed ossa. Le donne stanno nell’associazione ‘Donne in nero’, temerarie che hanno scelto di portare il lutto permanente e che si spingono a dare soccorso nelle zone ad alto rischio.

Negli anni 70 le donne stavano accampate a turno, per mesi e mesi, vicino alle basi Nato (quella di Comiso sono riuscite a farla smantellare) facendo pacifiche manifestazioni di protesta, e stavano nei movimenti per l’obiezione di coscienza finché è passata la legge sul servizio militare volontario. Le donne stanno in tutte le fiaccolate dove si chiede la pace e in tutte le chiese dove si prega per la pace. Le donne stavano e stanno là dove si piangono i figli ammazzati, ammazzate anche loro dal dolore più insopportabile della vita. Ma soprattutto le donne stanno a casa a fare un lavoro immenso che dura anni e anni: educare i figli ad aborrire la guerra. E scusaci se è poco.

Dove non stanno le donne? Non stanno nei luoghi di potere dove si schiaccia il bottone che dà il via alla carneficina. E’ colpa nostra? Non so, giudica tu. Chissà perché però, di questi tempi sono tanti e sempre di più gli uomini cui fa schifo la guerra.
Alle donne non è mai piaciuta, con la differenza che una volta le dileggiavano, povere femminucce codarde e paurose che non avevano il fulgido coraggio degli uomini. Oggi invece spunti tu, Vittorio, e ci chiedi dove stiamo.

E a questo punto mi dirai che la Tatcher è una donna. E allora? A fronte di una storia costellata di carnefici maschi, la Tatcher fa ridere i polli. A meno che tu non mi faccia i nomi dei corrispettivi femminili di galantuomini come Torquemada, Jack Lo Squartatore, Hitler, Stalin, Pol Pot, Franco, Milosevic, Saddam Hussein, Bin Laden, Bush, Pinochet, ecc… Volendo cominciare da più lontano, sarei tentata di partire da Caino passando per Erode, Nerone, Caligola e così via. Potrei anche aggiungere che il 92% della popolazione carceraria è maschile, che la violenza domestica che colpisce donne e bambini è agita dagli uomini al 98%, che il saccheggio delle risorse planetarie, l’inquinamento dell’intero pianeta, lo sterminio degli animali è opera degli uomini, ecc… ecc… ma mi fermo qui.

Perché voi uomini vi rifiutate di riconoscere che la violenza è una caratteristica squisitamente maschile? La Tatcher e qualche altra bellimbusta non vi sembra un po’ pochino per controbilanciare la colossale valanga di violenza con cui gli uomini infestano quotidianamente la vita umana?

Gli uomini non violenti come te e molti altri che conosco, potreste fare invece una cosa degnissima e soltanto quella: prendere le distanze dai guerrafondai. Solo questo vi chiediamo. Alcuni lo fanno già e senza il minimo problema. Ma quando verrà il giorno che lo farete tutti? Dicono che la violenza e la guerra si scatenano più facilmente in un ambiente barbaro. Barbari sono gli ambienti dove la parola delle donne non conta, né conta la loro vita, la loro integrità e la loro dignità. Cioè più o meno tutti.

Io ho scelto di fare un volontariato forse il più radicale e duro e faticoso che ci sia perché dentro di me il senso della giustizia urla così forte che quasi non riesco a sentire altro, ma se qualcuno pensa che una donna che lotta per le donne non riesce a riconoscere una carogna femmina quando ce l’ha davanti, delle donne come me non ha capito niente. Forse che i negri sono tutti santi? O gli ebrei sono tutti aureolati? Questo però non giustifica gli orrori che negri ed ebrei hanno dovuto subire. A maggior ragione niente può giustificare le iniquità che sono state inflitte alle donne, dal momento che nessuna categoria umana ha dovuto subirne di più.

Potrai ribattere che Torquemada non era donna solo perché l’accesso al potere era precluso alle donne, e quindi che le donne avrebbero compiuto meno misfatti perché non avevano (e non hanno) il potere che hanno gli uomini. Se invece l’avessero…. Ma vedi, caro Vittorio, una cosa è parlare all’indicativo e un’altra è parlare al condizionale e al congiuntivo: il discorso si svolge su due livelli, sistema piuttosto vecchio ma nient’affatto corretto. E’ un po’ come dire che se mia nonna avesse le ruote sarebbe un motorino.

La verità è che quando le donne al potere sono pochissime, come di fatto sono, hanno ben poco da scegliere, devono omologarsi o soccombere e sparire. Perché giocano la partita con un mazzo di carte che non hanno inventato loro, le regole del gioco le hanno stabilite i maschi che dovunque c’è qualcosa da ‘giocare’ sono in schiacciante maggioranza. Per cui le donne dovrebbero riuscire a riportare equità e giustizia laddove le regole sono già inique e ingiuste, e questo in condizioni di inferiorità numerica. Ti pare facile?

Ma c’è di più. C’è che gli uomini le vogliono proprio così: come loro. Infatti non solo propongono e incoraggiano modelli di donne aggressive, senza scrupoli e mascoline (appunto) ma le sfidano sul piano della corruzione, dell’ingordigia, dell’egoismo, del narcisismo, della violenza e della guerra. Per poi rinfacciarglielo. E il cerchio si chiude.

Alla fine, quando le donne ‘si fanno venire le palle’, allora si lamentano e dicono di essere spaventati da queste donne valkirie/amazzoni/capitani-d’impresa/amministratrici-delegate e così via, che prendono l’iniziativa, che vanno a vedere i California Dream e che danno perfino il pizzicotto nel sedere al dipendente.

Le donne kapò erano alcune decine, le streghe orrendamente torturate e arse vive sui roghi sono state centinaia di migliaia e le donne pestate, mutilate e ridotte a spazzatura sono milioni di milioni. Tu mi dirai che anche gli uomini ridotti a spazzatura sono milioni di milioni, ma non ce li hanno ridotti le donne, ce li hanno ridotti altri uomini titolari dello stesso identico ‘pistolino’ (arma e pistola insieme). E i bambini? Chi li abusa, chi li sfrutta, chi li sevizia? Lo sai quanti sono i pedofili? Milioni.

Analogo discorso per lo stupro. ‘Non tutti gli uomini sono stupratori’ ripetono inviperiti i maschietti a tutti i convegni. Vero, ma tutti gli stupratori sono uomini (e anche i serial killer). E molti di quelli che non stuprano, non lo fanno solo perché hanno paura di essere beccati, ma lo fanno vicariamente guardando le riviste porno, i film porno e i siti porno.
Beh, se le donne non fossero così istupidite da 7000 anni di tortura fisica e mentale, dovrebbero dire basta e riprendersi la centralità (non il potere) che avevano prima dell’avvento del patriarcato.

Ma non è mica facile. La consapevolezza femminile è un discorso iniziato da appena 30 anni, che vuoi che siano davanti a 7000? Che vuoi che siano quando si combatte senza soldi e con le scarpe rotte? Le donne in politica contano poco o nulla ma di inquisite non ne conosco. E il mio atroce sospetto è che le donne in politica continueranno a contare poco o nulla fino a quando non saranno parassite, disoneste e ladre come tanti uomini.

Che diavolo devono fare per essere il 50% al governo e in parlamento non è dato saperlo.
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Vero, ma tutti gli stupratori sono uomini (e anche i serial killer). E molti di quelli che non stuprano, non lo fanno solo perché hanno paura di essere beccati, ma lo fanno vicariamente guardando le riviste porno, i film porno e i siti porno.
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http://questionemaschile.forumfree.it/?t=1779562&st=45

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Rino:
“O non esiste alcuna guerra in corso?”

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Vaglielo un po’ a spiegare a questi genuflessi, incapaci di vedere anche solo un centimetro più lontano del proprio naso…

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http://fematrix.altervista.org/e-una-guerra-vera/

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Sandro2 5:02 pm - 13th marzo:

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Ma soprattutto le donne stanno a casa a fare un lavoro immenso che dura anni e anni: educare i figli ad aborrire la guerra. E scusaci se è poco.

Dove non stanno le donne? Non stanno nei luoghi di potere dove si schiaccia il bottone che dà il via alla carneficina. E’ colpa nostra? Non so, giudica tu. Chissà perché però, di questi tempi sono tanti e sempre di più gli uomini cui fa schifo la guerra.
Alle donne non è mai piaciuta, con la differenza che una volta le dileggiavano, povere femminucce codarde e paurose che non avevano il fulgido coraggio degli uomini.
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http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_31/donne-soldato-usa-navy-seals_b6aa1b16-8b64-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml

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Rita 5:06 pm - 13th marzo:

Credo che sia abbastanza chiaro come il punto siano le cifre e la presentazione di questo tipo di violenza. Parlare di “troppo” o di “poco” in casi di omicidi mi sembra “brutto” (scusate il termine non me ne viene un altro). Da questo punto di vista anche soltanto una persona uccisa in ambito domestico è troppo.
Il punto è che se si parla di omicidi in ambito domestico

http://www.ristretti.it/areestudio/statistiche/omicidi_dom_2005.pdf

è certo che gli autori sono perlopiù uomini (come avviene peraltro anche in altri tipi di criminalità che implicano la violenza fisica, ma il discorso è lungo e complesso), ma le vittime non sono certo solo donne (non tanto da dover parlare di “femminicidio” e dover coniare un nuovo termine per definire il fenomeno)

a pag. 5
sono il 58,7% delle donne a fronte del 41,3% degli uomini

come si puo’ vedere anche dal rapporto del Ministero dell’Interno

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf

per gli anni dal 2001 al 2006.

Quindi, come vedi se sono 115 le donne uccise in ambiente domestico, saranno un’ottantina gli uomini uccisi in ambiente domestico, che però evidentemente non “stupiscono”. Perchè? Perchè sono uccisi da altri uomini?

Il punto è il balletto delle cifre. Se io vado su un qualsiasi sito che tratta di violenza sulle donne, troverò di tutto e di più.. quasi a voler far “numero”. Ci trovi pure la vecchietta uccisa poche settimane fa per problemi di condominio, per esempio.
http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/post/2012/03/06/38-italiano-accusato-di-aver-ucciso-la-vicina-di-casa/

allora: ok, il problema c’è, esiste, è in aumento qual è o quali sono le cause? E’ possibile uscire dalla logica dell’elenco delle morti (tra l’altro soltanto di un sesso) e dell’attribuzione del problema all’altro sesso? Perchè evidentemente, se – come dice il Ministero dell’Interno, sono in aumento negli ultimi anni (e non certo da dopo l’istituzione del divorzio, giacchè si parla soltanto degli ultimi anni) forse il problema è un “pelino” più complesso dell’atavica voglia di dominio e possesso maschile o della paura che le mogli se ne vadano? No? Perchè altrimenti l’incremento ci sarebbe stato molto prima.

Allora qui non è questione di far torto o ragione o di dare la colpa a questo o a quell’altro. Quarant’anni di cifre sballate, di programmi, articoli in cui si chiedeva conto a tutto il genere maschile di farsi carico della violenza di quell’X percentuale di uomini, non hanno risolto. Insistiamo su questa strada? Non è che a qualcuno viene il dubbio che qualcosa nell’analisi granitica sia da rivedere? No eh..

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Sandro2 5:14 pm - 13th marzo:

Tratto da Il Mito del potere maschile.
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9 Violenza contro chi?
«Per ogni donna che viene assassinata, tre sono gli uomini assassinati.»[1]
«Eccezion fatta per lo stupro, più il crimine è violento più ne è probabile vittima un uomo.»[2]
«I maschi sono le vittime principali di tutti i crimini violenti, stupro escluso. Queste violenze (escludendo lo stupro) sono aumentate del 36 per cento.[3] Lo stupro, la violenza di cui sono principali vittime le donne, è diminuito del 33 per cento.»[4]
«Lo stupro rappresenta meno del 6 per cento dei crimini; le violenze di cui sono principali vittime gli uomini costituiscono il restante 94 per cento.»[5]
«L’americano medio ha 1 probabilità su 153 di essere assassinato; un nero ha 1 probabilità su 28 di essere assassinato.»[6]
«Nell’inchiesta condotta a livello nazionale dal dipartimento della Giustizia emerse che, secondo gli americani, se una moglie accoltella il marito e lo uccide, il crimine è comunque meno grave (del 41 per cento) rispetto alla situazione opposta, in cui è il marito ad accoltellare la moglie.»[7]
«Le mogli riferiscono che più facilmente erano loro a colpire il marito, e non il contrario. (Ciò secondo uno studio del National Family Violence Survey condotto su un campione di famiglie scelto a caso.»[8]
«I neri rischiano sei volte più dei bianchi di essere vittime di omicidi.[9] Per il 45 per cento, i maschi neri saranno vittime di violenze tre o più volte.»[10]

Non sono forse gli uomini i responsabili di queste violenze, e tanta violenza è forse un riflesso del potere maschile?
Non abbiamo difficoltà a vedere l’ultimo dato sopra riportato come un riflesso dell’impotenza dei neri, ma raramente vediamo il maggior rischio che corrono gli uomini di essere vittime di violenze che sono un riflesso dell’impotenza maschile. Se sentiamo dire che gli uomini sono le maggiori vittime della violenza, siamo portati a dire: «Ebbene, si tratta di uomini che fanno del male ad altri uomini». Quando sono i neri le principali vittime, ci sembra razzista dire: «Ebbene, sono dei neri che fanno del male ad altri neri». La vittima è vittima, chiunque sia il responsabile della violenza.
Ma perché sono principalmente gli uomini a commettere i crimini più violenti? E un riflesso del potere maschile? Non proprio. I neri non commettono in proporzione più delitti dei bianchi perché hanno maggior potere. La cittadina di Flint, nel Michigan, ci offre un esempio.
A metà degli Anni Ottanta, Flint si trovò ad affrontare la chiusura di un certo numero di fabbriche della General Motors, il che costrinse 30.000 operai a trasferirsi altrove e creò un notevole numero di disoccupati.[11] Intorno al 1985, dunque, una cittadina in cui in precedenza la violenza era assai contenuta registrò un cospicuo aumento non soltanto dei suicidi e dell’alcolismo, ma anche di violenze coniugali, stupri e assassinii. Ben presto Flint raggiunse un tasso di crimini superiore a quello di New York. Furono 285 gli stupri nel 1985, una cifra veramente sconcertante per una cittadina di 150.000 abitanti.
Che cosa possiamo dedurne? Che assassinii, stupri e violenze coniugali, così come il suicìdio e l’alcolismo, non sono che un attimo di potere superficiale che compensa anni di impotenza di fondo. Sono manifestazioni di disperazione di impotenti, ed è questa la ragione per cui sono atti commessi in misura sproporzionata dai neri e dagli uomini.
Il crimine, specie se in qualche modo connesso al denaro, riflette il divario tra l’aspettativa di essere in grado di provvedere agli altri e la capacità di farlo[12]. Infatti, le donne che lavorano e guadagnano abbastanza da soddisfare le proprie aspettative raramente commettono dei crimini. Ma le donne che lavorano e non soddisfano le aspettative commettono un maggior numero di crimini.
Se davvero vogliamo che tra gli uomini i crimini siano poco frequenti come tra le donne, dobbiamo cominciare col non aspettarci che gli uomini provvedano alle donne, così come non ci aspettiamo che le donne provvedano agli uomini.

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Sandro2 5:25 pm - 13th marzo:

Sentenziano le Entità Aliene:
“E molti di quelli che non stuprano, non lo fanno solo perché hanno paura di essere beccati, ma lo fanno vicariamente guardando le riviste porno, i film porno e i siti porno.”
>>>
1) Un uomo “normale” non riuscirebbe mai ad avere un’erezione in tali circostanze. Tra l’altro, se fosse così semplice, farmaci come il Viagra, il Cialis o il Levitra neppure esisterebbero. Ma vaglielo un po’ a spiegare a quelle cerebrolese…
2) Queste sono le parole pronunciate dalla (ex) pornostar più famosa degli ultimi anni, ovvero la statunitense Sasha Grey:
>

« Non sono una vittima solo perché ho scelto la strada del porno. Nessuno ha mai abusato di me e non ho mai preso droghe…. Sono sempre stata consenziente su tutto quello che ho fatto. Sono una donna che crede fortemente nelle sue scelte. Non penso affatto che tutte le donne debbano fare porno e fottere come conigli. Per me è un affare. Punto. »
>

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Rita 5:33 pm - 13th marzo:

@Luigi: 115 è il dato che l’Istat da (in un determinato anno) come vittime di omicidio in ambito domestico. Credo che il dato Marco l’abbia preso dall’articolo.
E se gli si dice che 115 non può essere maggiore di 115000 ti risponderebbe come la Santanchè qui
http://www.youtube.com/watch?v=B3a2C-U4oZE&feature=player_embedded

Con l’occasione riporto in evidenza un passaggio scritto da te in un post più sopra che mi era sfuggito e che mi è caduto sotto l’occhio soltanto adesso:

Ecco, per me questi figuri sono avvoltoi. Miserabili sciacalli e avvoltoi.
Tornando alle vicende di Stefania Noce e Antonella Riotino…….
Ecco, per me in queste storie le varie Melandri, Ravera, Mascali, Borrelli e compagnia cantante (tipo un certo Palmisano), questa parte hanno recitato. Non altra. Delle sciacalle e delle avvoltoie.
Per speculare, loro, auto-nominatesi generali e colonnelli dell’esercito femminista sulla pelle dei loro soldati. Qualcuno arruolato persino a sua insaputa

condivido in pieno. E’ esattamente così.

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cesare 5:34 pm - 13th marzo:

C’è niente da fare Rino: quasi impossibile ( e dico quasi) che si rendano conto che il lutto che ispira le loro lacrime è in realtà per la propria di morte o meglio: per l’impossibilità di amare il padre.

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Luigi Corvaglia 7:00 pm - 13th marzo:

Allora qui non è questione di far torto o ragione o di dare la colpa a questo o a quell’altro. Quarant’anni di cifre sballate, di programmi, articoli in cui si chiedeva conto a tutto il genere maschile di farsi carico della violenza di quell’X percentuale di uomini, non hanno risolto. Insistiamo su questa strada? Non è che a qualcuno viene il dubbio che qualcosa nell’analisi granitica sia da rivedere? No eh.. (Rita)
…………………………………………………………………
Condivido in pieno il tuo commento. Il senso e i concetti espressi.
Sull’ultimo passaggio: non lo faranno mai.
Farlo equivarrebbe a demolire il loro credo (parlo di credo intenzionalmente, qui la ragione non è di casa, anche se ovviamente c’è chi ci marcia solamente) sin dalle fondamenta.

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armando 9:32 pm - 13th marzo:

E’ perfettamente inutile illudersi. Quando la guerra è in atto ogni arma va bene, anzi peggio. Ogni arma, anche la più vigliacca, diventa “giusta”, una sorta di “spada divina” da usare contro il “male”.
Le tipe come quella che ha scritto a Vittorio (Zucconi?) di Repubblica, non cambieranno mai il loro punto di vista perchè non lo vogliono cambiare e perchè, se lo facessero, tutto il loro mondo crollerebbe di colpo e si ritroverebbero spaesate, impotenti, prive del “senso” su cui hanno costruito la loro ingannevole (e ingannata) vita. Somigliano, ma certamente in peggio, a coloro che vissuti nel mito dell’Urss paradiso dei lavoratori, non possono ammettere che non era affatto così. Li capisco, ma quelli erano idealisti ed anche uomini generosi, il che non scusa la loro cecità ma la spiega. Queste sono solo accecate dall’odio razzista verso gli uomini.
armando

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mauro recher 8:16 pm - 21st settembre:

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Sandro2 9:00 am - 22nd settembre:

http://corrieredellumbria2012.c2i.it/notizie/finge-di-essere-stata-aggredita-per-non-fare-lesame
Finge di essere stata aggredita per non fare l’esame
>
Studentessa si taglia alle braccia e denuncia: “Un magrebino mi ha derubato”. Ma alla fine confessa: “Ho inventato tutto”
19/09/2012 10:39:32
>
“E adesso ci divertiamo”. Quella frase l’aveva raccontata con la paura negli occhi. La voce spezzata, le parole raccolte insieme a fatica. Le braccia insanguinate da tanti piccoli tagli, la camicetta strappata erano la prova di un racconto inquietante. Da far paura: “Sono stata aggredita in casa da uno spacciatore”. Anna, la chiameremo così, è una delle tante studentesse di Perugia venute da fuori regione.

Una storia fatta di tanti piccoli dettagli Una vita come tante che forse stenta a decollare, con la paura verso un futuro che sembra troppo pesante. Fino a due giorni fa, quando accade qualcosa. Sono le prime ore di lunedì pomeriggio. La sua voce da ragazza entra nel centralino del 113: è una richiesta di aiuto. Sotto choc, viene immediatamente trasferita al pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia. I medici curano le ferite alle braccia, puliscono via il sangue. E lei comincia il suo racconto alla polizia. Anna racconta: “Stavo uscendo quando mi sono trovata di fronte un uomo sul portone di casa…”. Lo sconosciuto l’afferra e la trascina dentro. Anna parla, ricorda i dettagli. Dice di aver tentato in tutti i modi di opporre resistenza ma in casa non c’è nessuno. E nonostante le urla pare che nessuno dei vicini la senta. Anna è sola. L’uomo ha in mano un coltello, in testa un cappellino e gli occhiali calati sulla faccia. “Era un magrebino. Mi ha detto: ‘adesso ci divertiamo’…”. La scena è nitida davanti a lei: racconta la lama entrare nelle sua braccia, il coltello che le taglia la biancheria. E’ un incubo. Anna denuncia: reagisce, si difende colpendo il suo aggressore con un vaso. Mal’uomo è più forte. Molto più forte. Potrebbe finire nel modo peggiore ma nel giro di qualche istante l’uomo se ne va: la lascia stordita in casa. Alla fine, dice, le ruba 50 euro. Ma lei si sente morire. Il racconto lascia tutti senza parole. Una storia così fa male: fa male alla vittima, fa male a tutte le donne, fa male alla città. Le ore passano. Si cerca di ricostruire tutti i passaggi dell’aggressione. Si cerca di dare un nome e un volto allo sconosciuto. Serve cautela perché una storia simile può rappresentare un boomerang. Può creare un allarme sociale: e Perugia adesso non ha certo bisogno dell’ennesima tensione.

“Mi sono inventata tutto” Le ore passano. Arriva sera. E Anna si libera. “No aspettate…”. Confessa: “Mi sono inventata tutto”. Il suo nuovo racconto è una liberazione. Non c’è stata nessuna aggressione, quei tagli se li è fatti da sola. La verità di Anna è un’altra: è la difficoltà di andare avanti che lunedì pomeriggio l’ha fermata sul portone di casa. Il timore di non superare gli esami universitari. Di non essere all’altezza. La voglia di mollare. E’ la paura di vivere.
>
Patrizia Antolini
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Il suo nuovo racconto è una liberazione. Non c’è stata nessuna aggressione, quei tagli se li è fatti da sola. La verità di Anna è un’altra: è la difficoltà di andare avanti che lunedì pomeriggio l’ha fermata sul portone di casa. Il timore di non superare gli esami universitari. Di non essere all’altezza. La voglia di mollare. E’ la paura di vivere.
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http://questionemaschile.forumfree.it/?t=11347249

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Fabrizio Marchi 9:54 am - 1st dicembre:
Fabrizio Marchi 8:27 am - 24th dicembre:
Pandoro 3:29 pm - 26th dicembre:

L’articolo è in parte condivisibile, di certo le cifre paiono irrisorie se confrontate ai totali delle morti, di certo siamo di fronte ad un tam tam mediatico (che non è vero sia senza precedenti, ma tant’è) che ribalta la realtà in ogni momento, ma si deve anche dire che il dato fa paura. Per me, che sono maschio, separato, con una figlia non convivente, il dato fa orrore. Capisco che ciò che separa noi “normali” da chi commette certi delitti efferati è un filo sottilissimo, il rischio di cadere dall’altra parte è sempre presente. Come salvarci da tutto ciò? Non ho risposte certe, ma la strada mi pare una sola: la consapevolezza.
Il processo descritto nell’articolo è condivisibile perchè veritiero: un processo di incosapevolezza globale sui reali rapporti di potere esistenti sia fra persone, pertanto nelle coppie, sia a livello sociale e politico, oltre che economico.
Non importa chi sia, se sia l’uomo, la donna, il datore di lavoro o lo Stato, ma è vero che non siamo più capace di riconoscere davvero chi esercita il potere in una determinata relazione. Importante credo sia prenderene consapevolezza e cercare di combattere i rapporti di potere ogni qualvolta si palesano.
Io non credo, come sembrano far pensare alcuni passi dell’articolo, che il potere si sia femminilizzato, ma sono certo che il potere ha tante facce e si palesa in modi sempre diversi per confonderci. Io credo che tutti dobbiamo essere più consapevoli di noi stessi, uomini e donne; e credo anche che non dobbiamo pensare che il potere sia una “normalità” inevitabile all’interno delle relazioni, ma dobbiamo combatterlo, per sfuggire alla logica della supremazia e del dominio Possiamo credere che sia vantaggioso essere dominanti in una certa situazione, ma la pagheremo in un’altra relazione nella quale saremo dominati. Succede sempre così se guardate bene: il marito autoritario si sfoga su moglie e figli, ma vai a scoprire che è un sottomesso del Padrone; il grande tiranno si piega sotto i colpi della politica estera; la donna indipendente ed emancipata a volte sogna una vita da schiava (vi assicuro, mi è successo) e via elencando. Cercando invece di sfuggire alla logica del potere (sempre inteso come dominio e supremazia) potremo scoprire di essere realmente uomini e donne liber*.

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Manolius 2:59 pm - 6th gennaio:

Carissimi, in merito alla natura dolce e gentile delle donne, e alla loro propensione amorevole verso ogni creatura indifesa, vi propongo il seguente link. Ovviamente le solite beote se ne usciranno dicendo che e`stata colpa del degrado quindi dei maschi, ma noi proponiamo lo stesso quel che va proposto.

http://www.iovivoaroma.it/notizie-de-attualita/roma-madre-litiga-con-il-figlioletto-e-lancia-in-cane-dalla-finestra.htm

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cesare 3:03 pm - 22nd febbraio:

Risulta dalle ricerche sulla violenza sui minori che 1) la prima esperienza di violenza del minore è per il tramite di atti di violenza della madre su di lui, 2) le violenze sui minori sono in grande maggioranza operate da donne/madri. Se si decide che non di violenza in generale ma di violenza specifica si deve parlare, e si parla di giornata di denuncia della violenza maschile sulle donne, allora è giusto promuovere, dati alla mano, anche la giornata della violenza femminile sui minori e la giornata della violenza femminile sui maschi. Denunciare l’una e tacere sulle altre violenze significa legittimarle.
Intanto vediamo a quale scusa e a quale rimozione i media ricorreranno perchè questo ennesimo terribile episodio di violenza femminile (http://www.ilgiornale.it/news/esteri/francia-madre-sgozza-i-tre-figli-e-scappa-888812.html) non renda del tutto improponibile la tesi propagandistica che vuole la violenza caratteristica esclusivamente maschile.

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cesare 12:39 pm - 27th febbraio:

A proposito del sistema infoMatrix, stamattina sentivo a Radio Radicale la lettura della rassegna stampa dei grandi quotidiani europei e mi sono improvvisamemte accorto che le categorie aggressive con cui i media ci hanno rappresentato, nel tempo, paesi come l’Afganistan, l’Iraq, la Libia, la Siria,la Grecia, la Spagna, Cuba, ecc., naturalmente mutatis mutandis, sono scattate anche per l’Italia: gli Italiani, irresponsabili e infantili, hanno votato per due comici, Silvio e Grillo, invece che per i due honnete homme Mario e Pierluigi. Se ne sono fregati della realtà e adesso,responsabili di mettere a rischio l’Euro e le borse di tutto il Mondo, ne pagheranno a carissimo prezzo le conseguenze (traduzione in chiaro: gliela faremo pagare).
Dunque gli Italiani non sono solo un popolo di omicidi, di stupratori e oppressori di donne (eravamo rimasti lì, fino a ieri, per i media nazionali), ma anche di disobbedienti e irresponsabili che se ne fregano dei consigli dei dirigenti europei.
Capite bene la mia preoccupazione: appena uscito di strada ho guardato in alto per accertarmi che non fossero già in sorvolo i predator della Nato, quelli che all’estero fanno a pezzi le famiglie dei testoni irriducibili alla democrazia, e se all’angolo della strada i professionisti delle special forces dell’assassinio mirato dei rompicoglioni, non stessero fumandosi una sigaretta prima di una operazione di rieducazione risolutiva. Ho chiesto anche se al tiggì delle 7.30 (poi prendo l’autobus) avevano per caso parlato di ammassamenti di divisioni corazzate della Wehrmacht al Brennero per inziare un programma di decimazioni dei ribelli italiani.

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Fabrizio Marchi 1:00 pm - 27th febbraio:

Lucidissimo Cesare, come al solito.
Sottoscrivo.http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Luigi Corvaglia 1:54 pm - 27th febbraio:

Incomincio ad avere dei presentimenti …..
Non è che saremo noi italiani (volenti o nolenti) che faremo fare il botto?
Perché arrivati a questo punto, ha ragione Cesare, l’unica via che gli rimane è quella del controllo fisico.
Quella finanziaria è a doppio taglio. Possono farsi male anche loro. Anzi, soprattutto. L’Italia che salta fa saltare tutti.
E scusatemi, sarò pure masochista, ma immaginarmeli nelle varie cancellerie e centri di potere vario a stringere le chiappe per la strizza mi dà un immenso godimento…. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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Manolius 2:50 am - 2nd marzo:

Mi cade un vaso dal balcone e uccide una passante, Femminicidio! Esco di strada con il motorino e investo una vecchia. Femminicidio! Vado in chiesa, inciampoce faccio cascare la statua della madonna. Femminicidio!http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Rita 4:38 pm - 2nd maggio:

io sono senza parole. Ma Lucia Annunziata ha parlato e a mio avviso, ha perso un’occasione per tacere
http://www.mattinonline.ch/preiti-al-posto-che-cercare-di-sparare-ai-politici-poteva-ammazzare-la-moglie/#comments

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Luigi Corvaglia 9:19 pm - 2nd maggio:

Rita: io sono senza parole. Ma Lucia Annunziata ha parlato e a mio avviso, ha perso un’occasione per tacere

…………………………
Mah … io invece non mi meraviglio più di niente.
Perché niente mi aspetto da questi/e.
L’Annunziata poi … che deve sempre dimostrarsi donna di mondo, necessariamente un passo davanti alle altre/i …..
Una persona ampiamente sopravvalutata ….. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_negative.gif
L’aver ricoperto la carica di presidente della Rai non garantisce necessariamente e neanche sufficientemente di trovarsi di fronte ad una persona sensibile, intelligente ed arguta. Tutt’altro. Manco se sei donna.

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cesare 11:03 am - 3rd maggio:

Il pedonicidio:

“Ogni settimana sulle strade italiane perdono la vita 11 pedoni, che fanno 589 vittime all’anno e oltre 20mila feriti. E un terzo dei pedoni deceduti è stato travolto proprio su un attraversamento pedonale, a sfregio di tutte le regole del senso civico e del rispetto per la vita.”
http://www.ilgiornale.it/news/interni/sulla-strada-strage-pedoni-913650.html

Dunque in Italia 11 pedoni ogni settimana, ben più di un pedone al giorno, sono “consapevolmente” ammazzati perchè appartengono alla “pedoneità” (sono sulle strisce). Non si può non concludere che attendiamo i nuovi principi costituzionali che la Presidente della Camera intenderà certamente proporre a tutela, olltre che della “femsexseità”, anche della “pedoneità” (del tipo: tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge tranne le categorie speciali che io e le mie amiche decidiamo. Per inciso: magari con uno sforzo si potrebbe anche fare solo quello per cui si è stati eletti e non utilizzare la carica anche per militanze di idee personali).
Ad oggi non esiste invece la “lavoratoreità”, per cui chi crepa sul lavoro è ugualissimo davanti alla legge, tantomeno, e figuriamoci, la personalità del concepito. Così continuano a crepare a decine, centinaia di migliaia fra qualche borbottio di circostanza: è la lobby vincente che definisce il livello di tutela cui hai diritto, se la tua morte ha socialmente e politicamente un peso o un altro e se commettere un omicidio appartiene ai diritti soggettivi o è un crimine.

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Magister Rompiballus 4:30 pm - 3rd maggio:

Caro Cesare, se io investo un pedone maschio e`pedonicidio, ma se investo una pedona ricorda che e`sempre e comunque femminicidio. Mi spiace dover essere Rompiballus, ma…Ripeti bene con me il testo del prossimo disegno di legge da presentare alle Camere: “Chiunque cagioni la morte o un qualsivoglia danno, permanente o non, anche indirettamente e involontariamente, per interposta persona e non, sara` giustiziato sul posto se la parte lesa e`di sesso femminile, sara`punito secondo quanto sancito nei codici penale e civile in tutti gli altri casi. Se il reo e`di sesso femminile e la parte lesa e`di sesso maschile si accorda alla Magistratura la liberta` di comminare una sanzione o un premio a seconda di come tira il culo ai Magistrati”. Applicazioni pratiche:
Se io produco una flatulenza e questa determina uno spostamento di aria tale da fare volare una mosca dentro l`abitacolo di un`auto guidata da una donna, e questa ne riporta un incidente perche`si e`distratta scacciando detta mosca, e riporta una feritina battendo le tette sul volante,e` tentato femminicidio, e io saro` giustiziato sul posto dalla folla inferocita o dalle forze del disordine. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif

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Albert 8:03 am - 4th maggio:

@Magistrus (e a tutti)

SCRIVETE AL TG1! (basta palle!!)

caro Magistrus,

so che sei solito “quotare col sangue” i miei post, e di ciò ti ringrazio sentitamente, anche se temo che ormai tu sia pericolosamente vicino all’anemia, continuando ad usare tutto quel sangue! http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif

Ma ne approfitto per inserirmi dietro questo tuo ottimo post qui sopra, in cui giustamente facevi notare le cifre degli omicidi dei pedoni sulle strade, per chiedere a tutti di cominciare a fare qualcosa di concreto, per smuovere questo culturame-spazzatura.

Tanto per cominciare, scriviamo alla redazione del tg1 Rai, che in questi giorni sta scassando le palle la sera con un servizio al giorno sul “femminicidio”, con il serafico Giorgino che mostra storie raccapriccianti di uomini che avevano ucciso ex fidanzate, o mogli.

Ecco, mandiamo una mail a questo indirizzo:

tg1.interni@rai.it

e diciamo di farla finita, ci avete rotto con questa paranoia.

Tra l’altro, un mio amico, che ha una figlia di 17 anni, mi ha detto di avere scritto al tg1 proprio perché la figlia – resa ansiosa da questo martellante allarmismo – ha chiesto a lui e alla moglie di comprarle uno spray al peperoncino (?), nonostante nessuno l’abbia molestata.

Anche se purtroppo il carrozzone Rai, foraggiato da decenni dalla lottizzazione politica, è un puttanaio e a loro interessa solo dare ascolto ai politici, anche incazzarsi e dirgli di smetterla è già un segno, soprattutto se poi scrivono in tanti spettatori.

Ciao e a presto.

p.s.: come ebbi già modo di dirgli lo scorso anno, rispetto la posizione di Fabrizio, che incolpa il sistema capitalistico attuale per la deriva culturale ultra-femminista, ma non la condivido.

Sia perché il femminismo mi pare piuttosto figlio della cultura anti-capitalista post sessantottina, ma anche perché è difficile oggi vedere una sorta di “regia” economica in grado di sostenere e diffondere una cultura pro-femminista che sia anche supporto a scelte economiche di un certo tipo.

A parte il fatto che oggi la situazione è molto complessa, abbiamo da un lato un “turbo-capitalismo” (definizione di Luttwack) di grandi banche, finanziarie, multinazionali, che fanno enormi profitti, spesso speculativi con sbocchi nei paradisi fiscali, e dall’altro un iper-statalismo in taluni paesi come l’Italia, in cui la spesa pubblica e la tassazione sono cresciuti a livelli insostenibili (anche per le dinamiche demografiche: aumento della vita media, welfare, ecc.), e spesso i due fenomeni coesistono.

Insomma, personalmente non credo sia per un eccesso di “liberismo” che siamo a questa situazione.
Io credo piuttosto che si tratti di una cultura sbagliata, che ha prosperato perché trasversalmente – a sinistra e a destra – gli uomini non ne hanno ancora capito le storture e i pericoli.

Ma ovviamente non è detto che le cose non possano e non debbano cambiare, è successo molte volte nella storia, le culture si modificano.

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Fabrizio Marchi 11:30 am - 4th maggio:

Albert,

Caro Albert, la mia analisi è un po’ più complessa di quella che mi attribuisci tu, e anche più “scabrosa”. Perché ciò che sostengo, in estrema sintesi, è il fatto che la ragione strumentale capitalistica ha stabilito un “trade union”, diciamo così, con quella che è una dimensione ontologica del femminile che in ultima analisi si estrinseca in quella asimmetricità di bisogni e di desiderio sessuale che vede gli uomini in una condizione di oggettiva subalternità e dipendenza nei confronti delle donne. Quindi la faccenda è molto più complessa rispetto a come l’hai posta tu. Il sistema capitalistico ha sicuramente prodotto il femminismo e il neofemminismo, in quanto fenomeni politici e culturali, ma è andato ben oltre, nel momento in cui ha compreso quale potenzialità enorme fosse presente nel femminile (nei termini che abbiamo sommariamente spiegato) per la sua autoriproduzione.
Il neofemminismo, che occulta questo processo, è in realtà solo il coperchio ideologico (falsa coscienza) di un femminile che ha scelto di declinarsi secondo i dettami della ragione dominante capitalistica, scegliendo di esaltare alcuni aspetti che attengono alla sua stessa natura, invece di compiere il percorso opposto, cioè di ridimensionarli.
Per queste ragioni noi , Uomini Beta intendo, siamo la vera pietra dello scandalo, più di qualsiasi altro movimento maschile. Perché andiamo a sfrucugliare il vero nervo della questione, quello che è considerato tabù perché va a toccare il punto più sensibile per ogni donna, e cioè la concezione che ha e l’utilizzo psicologico e/o pratico che fa della propria sessualità nella relazione con l’altro sesso nel contesto sociale e culturale in cui si trova a vivere. Noi tutto ciò lo abbiamo messo sotto i raggi X e ne abbiamo tratto delle conclusioni che sono quelle che abbiamo cercato di spiegare fino ad ora.
Chiudo, con una nota. Se fosse vero, come tu sostieni, che non c’è nessun nesso fra capitalismo e neofemminismo, mi spieghi per quale misteriosa ragione quest’ultimo è nato, si è sviluppato e ha toccato il suo apogeo fino a diventare cultura dominante proprio nelle società capitalistiche occidentali a partire da quella americana e non altrove?
Trovo alquanto singolare che il mondo capitalista faccia propria fino a farla diventare dominante, un’ideologia “anticapitalista”, come tu stesso l’ hai definita. A rigor di logica, se il tuo assunto fosse corretto, il femminismo avrebbe dovuto nascere, crescere e svilupparsi nel mondo sovietico o addirittura in quello islamico più radicale. Mi pare che le cose non siano andate e non vadano esattamente in questo modo…
C’è una contraddizione spaventosa in quello che sostieni, caro Albert, decisamente irrisolvibile.
Ma non sei il solo. E’ la stessa analisi di molti uomini del momas che ancora si ostinano in una visione a dir poco obsoleta della questione.
Scusa la franchezza ma è ciò che penso.

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Fabrizio Marchi 11:52 am - 4th maggio:

Aggiungo che non tutto quel che luccica è oro…nel senso che la storia è zeppa di paradossi che spesso e volentieri ci depistano. Il ’68, che tu stesso hai citato e che comunemente viene interpretato come un grande movimento rivoluzionario e anticapitalista, a nostro parere è stato invece un processo di rinnovamento culturale delle classi dominanti e del capitalismo che, per dirla con le parole del filosofo Preve, da borghese si trasforma in post borghese, nel senso che il vecchio apparato valoriale viene sostituito da un altro che serve solo a legittimare il nuovo ordine neocapitalista dominante.
Ti suggerisco, da questo punto di vista, la lettura del mio articolo “’68 e dintorni” e, soprattutto, i libri di Preve.
Il femminismo è tutto dentro quel processo. Il problema è che molto uomini del momas di formazione tradizionalista o conservatrice, sono ancora prigionieri di un’analisi vecchia, non corretta, perché continuano a muoversi all’interno di categorie superate. Proprio il giudizio (scontatissimo) sul ’68 e derivati ne è la dimostrazione.
Sveglia ragazzi…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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lorenzo 12:56 pm - 4th maggio:

Fabrizio Marchi:

Sveglia ragazzi…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

>
Be’, anche parlare di “neofemminismo” denota una scarsa comprensione di certi fenomeni.
Non esiste alcun “neofemminismo”: esiste solo il femminismo.

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Roberto Micarelli 2:03 pm - 4th maggio:

Buone sintesi Fabrizio. Aggiungiamo anche che spostando l’adesione sulle donne il potere usa l’incapacità naturale maschile a combatterle, come protezione per non farsi combattere: le donne sono diventate scudo umano di interessi locali e geopolitici. In questo processo torna utile affermare l’opposto, cioè che il maschile possieda una connaturata inclinazione offensiva e violenta verso il femminile; ma la stessa difficoltà di mettere all’ordine del giorno della politica i nostri diritti è dovuta alla ritrosia degli uomini a coalizzarsi contro le donne, pulsione protettiva insuperabile, che da sola basta a darci un’idea della grande menzogna. Pensate a quando la Boldrini paventa la necessità di regolamentare la libera espressione sul web. Facendolo in ragione di donna, attaccata in quanto donna, lei rende per la prima volta un po’ più accettabile la censura e indebolisce la reazione di sdegno: reazione per la libertà sì, ma da quel momento pure un po’ maschilista. La Questione Maschile schierata contro le donne, prescindendo dal fatto che sia giusto o meno, è ingenua.
E’ necessario chiedere conto ai poteri; individuare il potere che le protegge, cioè le usa, costringendole a vedere noi uomini come nemici storici e attuali. Non c’è dubbio che la falsificazione statistica che fa da base all’impalcatura calunniosa, abbia soprattutto origine in organizzazioni promosse dal capitalismo finanziario internazionale.

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lorenzo 2:13 pm - 4th maggio:

(Roberto Micarelli)
E’ necessario chiedere conto ai poteri; individuare il potere che le protegge, cioè le usa, costringendole a vedere noi uomini come nemici storici e attuali.
>>>>>>>>>>>>>>>>>
Scusa se te lo faccio notare, ma non è possibile che anche in questa sede si parli dei poteri forti che “usano le donne” ??!?
Basta con questa storia dell’innocenza femminile: le donne sono PARTE ATTIVA di questo sistema, oltre ad essere la PRINCIPALE CAUSA di certe grane.
Altro che “manipolate e costrette a vedere gli uomini come nemici storici e attuali”…
Ma per piacere.

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Roberto Micarelli 2:17 pm - 4th maggio:

lorenzo: >
Be’, anche parlare di “neofemminismo” denota una scarsa comprensione di certi fenomeni.
Non esiste alcun “neofemminismo”: esiste solo il femminismo.

Il neo-femminismo è la connotazione storica di una trasformazione, avvenuta intorno agli anni ottanta, da un femminismo cosiddetto egalitarista a un ordine di idee neo-borghese che reintroduce la differenza U/D, stavolta però nei termini di una nuova superiorità della donna sull’uomo. Finisce la moda casual unisex e anche i jeans tornano a specializzarsi. Distinguersi dagli uomini non è più per celebrare una complementarietà ma per “non sporcarsi le mani” col genere inferiore. Anche se le premesse ideologiche già ci sono da prima, il neo-femminismo è secondo me una dicitura storicamente esatta.

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Fabrizio Marchi 2:27 pm - 4th maggio:

lorenzo,

Polemica gratuita nonché fuori luogo, caro Lorenzo, perché come forse già sai (ma se non lo sai te lo dico ora), abbiamo dibattuto per molto tempo sulla terminologia più adeguata per significare l’evoluzione politica del femminismo.
Infatti il termine stesso di femminismo rimanda, nell’immaginario e nel linguaggio comune, ad un’esperienza storica ormai conclusa, quella appunto del primo o primissimo femminismo, quello dei cortei di donne con le gonne a fiori e gli zoccoli olandesi che facevano il segno dell’utero con le mani, delle manifestazioni colorate (e arrabbiate…), dei collettivi femministi, dell’ “autocoscienza” ecc. ecc.
Non è un caso che oggi molte persone, quando affronti l’argomento, ti rispondano che il femminismo ormai non esiste più. Noi sappiamo che non solo non è vero ma che non è mai stato così in salute come oggi. Anzi, rispetto a ieri occupa posizioni di potere ed è diventato cultura dominante.
Ma questo equivoco è possibile appunto perché il termine di “femminismo” viene ricondotto nel linguaggio comune ad una determinata esperienza storicamente data e che si è appunto conclusa.
Da qui l’esigenza di aggiornare il linguaggio. Il problema nasce dal fatto che non abbiamo fino ad ora individuato un termine che possa significare al meglio l’evoluzione di quel fenomeno. Per questo usiamo definirlo a volte con il termine di post femminismo o di neo femminismo o di real femminismo o di fem dominismo. Con questi termini vogliamo identificare il femminismo politico-mediatico-istituzionale, parte organica, alleato e strumento del sistema capitalistico dominante. Ma capisci bene che ogni volta non si può scrivere questa tiritera e allora, per ragioni di brevità, usiamo definirlo come neofemminismo, che mi pare quello che si stia maggiormente affermando anche in altri siti e luoghi del movimento maschile.
Ciò detto, caro Lorenzo, le polemiche gratuite non ci servono. La critica è una cosa (ed è bene accetta), la polemica è un’altra, e non sentiamo alcun bisogno.
E’ bene chiarire un concetto. Il sottoscritto non è una persona rassicurante. L’ho sempre detto e lo rivendico, e se devo dire quello che penso, lo dico, e senza tanti fronzoli. Se ti senti toccato dalle mie parole quando dico che molti uomini del momas sono ancora prigionieri di una visione a dir poco obsoleta della QM, io non posso farci niente.
Questo non giustifica atteggiamenti polemici, tanto meno a titolo personale nei confronti miei o di altri, che non servono proprio a nulla e a nessuno.
Capisco perfettamente che la nostra analisi per degli uomini collocati su posizioni vetero conservatrici o tradizionaliste (o di destra, per semplificare e forse è anche più corretto…) ha lo stesso effetto di una bomba a frammentazione perché va a minare le loro convinzioni e li fa sentire anche un po’ (parecchio) “retrò”, ma io non posso farci nulla. Anzi, la cosa migliore e più giusta che possa fare è proprio quella di metterli di fronte alla fragilità della loro impostazione teorica e di ribadire le mie e le nostre convinzioni, visto che ormai siamo in diversi a sostenerle, anche fuori da UB.

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Roberto Micarelli 2:31 pm - 4th maggio:

Non è cosa da poco: la sovrapposizione dell’idea di parità a una nuova separazione identitaria, commistione intermittente di natura e cultura, costituisce il terreno paludoso nel quale fiorisce il doppio standard sesso-razzista di cui i poteri avevano bisogno per una falsa coscienza egalitarista sulla quale speculare.
Questo per come lo intendo io è il significato di neo-femminismo.

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Fabrizio Marchi 2:50 pm - 4th maggio:

lorenzo,

Se leggi il mio commento in risposta a quello di Albert, capirai che io non deresponsabilizzo affatto il femminile, anzi…Ed è proprio quello il punto sul quale vengo, anche a titolo personale, maggiormente attaccato. Se mi limitassi a sostenere che il capitalismo mercifica tutto e tutti, quindi anche le donne, vittime anch’esse inconsapevoli del capitalismo stesso, tutto sommato, non ci sarebbe nessuno scandalo. Il mio (nostro) discorso è ben più complesso e rimanda ad un processo assai articolato in cui le parti entrano in relazione in un gioco, per così dire, perverso, dove è difficile stabilire con certezza origini, cause prime ed effetti. Il che non significa criminalizzare l’intero universo femminile (ha perfettamente ragione Roberto) ma neanche sollevarlo dalle sue responsabilità (cosa che invece fa il neofemminismo). E’ questa la critica che noi muoviamo al femminismo ma anche al femminile, spronando quest’ultimo a prendere coscienza delle contraddizioni in cui si dibatte, senza nasconderci che alcune di quelle presunte contraddizioni non sono forse tali ma fanno parte in realtà di un ordine naturale delle cose che solo in parte potrà essere trasformato (e che una gran parte del mondo femminile è di fatto femministizzato anche quando crede di non esserlo o addirittura si dichiara ostile al femminismo stesso). Fermo restando che io non considero inamovibile, immutabile e intrasformabile la natura (sia pur su tempi lunghissimi) per la semplice ragione che la cultura stessa (cioè l’intervento dell’uomo) fa parte della natura e non può essere considerata come qualcosa di separata o di esogeno rispetto alla prima.

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Roberto Micarelli 3:17 pm - 4th maggio:

lorenzo:
(Roberto Micarelli)
E’ necessario chiedere conto ai poteri; individuare il potere che le protegge, cioè le usa, costringendole a vedere noi uomini come nemici storici e attuali.
>>>>>>>>>>>>>>>>>
Scusa se te lo faccio notare, ma non è possibile che anche in questa sede si parli dei poteri forti che “usano le donne” ??!?
Basta con questa storia dell’innocenza femminile: le donne sono PARTE ATTIVA di questo sistema, oltre ad essere la PRINCIPALE CAUSA di certe grane.
Altro che “manipolate e costrette a vedere gli uomini come nemici storici e attuali”…
Ma per piacere.

A me la differenza tra donne e uomini nella psicopatologia misandrica collettiva appare quasi indistinguibile. Per mia personale formazione non uso colpevolizzare i gruppi sociali e popolari in quanto tali. Difendo gli uomini perché penso che lo stesso vale per le donne, e se vedessi le donne attaccate come lo sono gli uomini, starei a scrivere su Donne Beta.

Chi vuole la cornucopia dell’odio è libero di riempirsela di discordia, una volta misogina e l’altra misandrica, ma senza la mia collaborazione.

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Roberto Micarelli 3:25 pm - 4th maggio:

Cedere alla tentazione di odiare è quello che il Sistema vorrebbe che facessimo. E ce la mette tutta per dividerci sempre di più, prima donne contro uomini, poi uomini contro altri uomini per andare contro le donne e donne contro altre donne per andare contro gli uomini, in un progressivo naufragio della convivenza civile e del rispetto. Bisogna dire basta a questo scempio.

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Alessandro 4:14 pm - 4th maggio:

La terminologia “neofemminismo” è perfetta, per le ragioni chiaramente ed esaurientemente esposte da Fabrizio Marchi e Roberto Micarelli. Il termine evidenzia che una fase si è conclusa e se ne apre un’altra, nuova appunto, che non mira più al sacrosanto raggiungimento della parità di genere, già conseguita nel mondo occidentale, ma semplicemente al privilegio in ambito lavorativo, al controllo dei media, ecc.. Che poi il femminismo avesse in seno le degenerazioni che oggi, a un occhio attento e critico, rivela, è senza dubbio vero. Ma occorre evidenziare in maniera chiara il passaggio dalla ricerca, sia pure contraddittoria, della parità di genere alla supremazia di genere e questo termine si presta allo scopo.
Sulla nascita e sullo sviluppo del femminismo prima e del neofemminismo dopo all’interno delle dinamiche della società capitalistica non vi sono dubbi, per le ragioni esposte già da Fabrizio Marchi. Ancor oggi nel mondo ex comunista pensare alle quote rosa, alla censura femminista, ecc., apparirebbe un’autentica assurdità, perchè il comunismo aveva già risolto al suo interno la questione di genere, nei termini di una vera parità, e questo si riverbera anche nella cultura odierna di quei popoli. Con l’avanzare delle forme capitalistiche in quella aree anche questo è destinato a cessare tra non molto, e i primi segnali sono evidentissimi.

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Albert 6:38 pm - 4th maggio:

Caro Fabrizio,

è un piacere discutere di questi argomenti, anche perché – molto praticamente – non sono interessato a pure disquisizioni ideologiche e masturbazioni mentali, ma ad un punto di contatto comune, utile a tutti.

Ti stupirà alla fine vedermi su posizioni ancor più “radicali” delle tue, ma non certo sulla base di una riproposizione di un’ideologia marxista, il cui fallimento è certificato da decenni.

Ma prima permettimi di contestare alcune tue affermazioni.

1) Il femminismo non è un prodotto del capitalismo, e del radicalismo americano di inizi anni ’60.
Il femminismo nasce anzi in ambiente “socialista”, a metà dell”800, dapprima nel quadro del socialismo utopista (Owen, Fourier), ma poi si afferma coi primi quotidiani femministi in Francia, all’epoca della prima rivoluzione del 1848, e della Comune di Parigi (Tristan, Gay, Guyndorf). Sia Marx, che Engels (l’Origine della famiglia, proprietà privata e stato”) dedicano spazio alla questione femminile.

Vi fu poi un femminismo anarchico, da fine ’800 (Hericourt) all’anarchismo spagnolo degli anni ’30, e fu soprattutto Emma Goldman che ne fu la capofila.

Proseguì poi col movimento inglese delle “suffragette”, a inizio ’900, per la rivendicazione dei diritti, e fu poi attivo ben prima degli anni ’60.

2) E’ del tutto erroneo, a mio avviso, estrapolare solo il femminismo di stampo “radical-borghese” e nord-americano come fai tu, poiché in Italia tutti o quasi i movimenti post ’68 furono marxisti, marx-leninisti, maoisti, non certo “radicali”, e tra di essi il femminismo ebbe una parte notevole, per lo meno dopo la prima fase del ’68, e sia in Italia che in Francia, poi dopo il 1977.

3) E qui vengo con franchezza al punto, a proposito del mancato sorgere di movimenti femministi in URSS o altri paesi comunisti.
Semplice: perché loro ipocritamente dicevano che la rivoluzione aveva risolto tutte le contraddizioni, tra cui quella tra uomo-donna.
Loro ti dicevano anche che avevano risolto le contraddizioni sul lavoro, avevano eliminato anche il sindacalismo.

Ma tu l’avevi mai messo il piede in una fabbrica russa, o ceca, o polacca di quell’epoca?
Io sì, era pura merda, c’erano incidenti e morti (censurati) a causa delle macchine obsolete e delle condizioni vomitevoli in cui gli operai erano costretti a lavorare, ma i capi partito ti dicevano che tutto andava bene, quando un sindacalista occidentale sarebbe morto d’infarto nel vedere le condizioni di lavoro.

Idem per quanto riguarda la questione femminile.
In teoria le donne potevano diventare ingegnere, fisico, dirigente, c’era la Tereshkova nello spazio, ecc., ma di fatto era una società in cui il potere vero era solo maschile, anche se le donne potevano fare l’operaia, l’ingegnere, il soldato, ecc.

Idem, o anche peggio in Cina, dove a parole il comunismo aveva “risolto le contraddizioni”, ma poi le bambine venivano ammazzate appena nate, a milioni, e soprattutto nelle campagne.

Ma per loro era “borghese” anche la preoccupazione per l’ecologia. Per forza! Loro erano capaci anche di usare le bombe atomiche per deviare il corso dei fiumi, ah ah ah! Senza parlare di Chernobyl, ecc.
Quindi loro facevano in fretta a dirti che non c’erano problemi sotto il socialismo: per forza, li CENSURAVANO.

Quindi, se qualcuno ha “nostalgia” di quel genere di società dittatoriale, dominata da nomenklature di partito con pochi privilegiati attorno alla corte di capi partito criminali (come Ceausescu), ebbene con me sbaglia strada, lasciamo perdere.

4) Tu affermi che il neofemminismo è funzionale al capitalismo attuale, ma non lo credo affatto.
Una donna che lavora NON è funzionale a nessuna azienda, perché se fa i figli non produce.
Funzionale sarebbe semmai una donna come nella società anni ’50 e ’60, a casa a fare 2-3 figli, e il marito a lavorare, o al più ad insegnare nello stato.

5) Il tuo tentativo di applicare categorie economiche marxiste all’analisi del femminismo attuale è quindi troppo forzato e obsoleto.

Potrei citarti Gramsci, che già vedeva giustamente la prevalenza della sovrastruttura sulla struttura economica, per dirti che oggi la cultura femminista è trasversale (tra donne di destra e sinistra) sganciata dai sistemi economici, ma è semmai legata a dinamiche demografiche e mondiali, globalizzate (a parte le società del terzo mondo e contadine).

Come tale la cultura femminista è ormai in grado di condizionare i comportamenti e le strutture produttive, almeno fino ad un certo punto, ma soprattutto oggi, quando la produzione di beni conta sempre meno, e contano invece le informazioni, i servizi, la telematica, ecc.

Gramsci oggi direbbe che la sovrastruttura culturale femminista ha condizionato i modi di produzione all’interno delle società attuali, su questo potrei essere d’accordo, Gramsci è molto più moderno di Marx, sicuramente.

Ma per venire al punto, io sono molto + radicale di te, perché non vedo “donne alfa” (altolocate) che cercano uomini alfa (di potere) con uomini beta sfigati con poche possibilità, per semplificare.

Io vedo un dominio delle donne anche sugli uomini “alfa”.

Anzi, parecchi uomini di potere vengono fregati da donne scaltre che poi divorziano e si fanno riccamente mantenere (vedi signora Berlusconi, o altre donne divorziate da miliardari, nel mondo dei vips), mentre a volte trovi ancora ragazzi poveri in coppia con altre donne povere come loro, ma che li amano.

Insomma, la mia idea è che l’ideologia falsa femminista attuale, e le menzogne che diffonde, danneggia sia gli uomini abbienti che quelli poveri, siamo un po’ tutti “uomini beta” se vuoi, anche chi apparentemente ha soldi e potere, ha spesso a che fare con donne che non concedono loro tempo, che chiedono soldi e bella vita, ma che lesinano amore, perché queste donne sono fredde come freezer, non è che se hai chissà quanti soldi compri l’amore.

Puoi comprarti una gnoccolona, ma poi lei comincerà a voler prevaricare, si inventerà mille pretesti per non vederti, per andare a ricevimenti, incontri con amiche, impegni mondani, ecc.

Qui è il problema, non è questione di uomini alfa e uomini beta, siamo TUTTI uomini beta, in una cultura femminista di cacca che ritiene l’amore tra uomo e donna una cosa morbosa, e pericolosa.

Io mi batto contro una FALSA CULTURA, ma lasciamo perdere il collegamento coi modi di produzione, per carità

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Rino DV 9:07 pm - 4th maggio:

Interessante, non solo dove si concorda ma anche dove si deve dissentire. Un intreccio con qualche contraddizione ma che svela altre contraddizioni. Appetitoso dunque… http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif
1) Tra il rivendicare il diritto di voto (suffragette) e le quote rosa c’è però un certa differenza. La stessa che intercorre tra il cacciare l’invasore dalla propria terra e invadere la patria altrui. Dove il confine? Quando, come e perché è avvenuto il contrappasso? Destra o Sx? Carlo Marx o Schumpeter?
2)”Capitalismo”. Capitalismo o società industriale? Società industriale del ferro (e dei cantieri) o quella degli uffici e dell’informazione? Capitalismo o Tecnica?
3) DD e . UU Alfa. Ma il Titanic parla chiaro in tutte e due le direzioni: M vs F e Alti vs Bassi. Perché dimenticarne una?
Anche gli etologi (con i sociologi) parlano chiaro: F di alto rango solo ed esclusivamente con M di alto rango.
4) Femminismi. Quello dell’era in cui F aveva bisogno di M o quello dell’era – questa – in cui non ne ha più bisogno?
5) etc etc
.
Mi devo fermare qui.
Però è interessante. Molto.
RDV

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Magister Pappagallus 10:22 pm - 4th maggio:

Riguardo a queste ultime interessanti discussioni, mi preme dire ad Albert come credo di pensarla…fermo restando che essendo io un uomo, anzi un maschio, sono un totale idiota, come i futuri Nobel per la pace, l`economia, la fisica, la letteratura e la coprofagia, Marina Terragni e Concita Degregorio, insegnano.
Io credo, come diversi in UB e non ultimo (anzi, e`il primo…) Fabrizio Marchi, che il neofemminismo, a prescindere da cosa fossero e come si siano sviluppati i femminismi del passato, sia totalmente compartecipe e strutturale all`attuale sistema, vale a dire il Capitalismo finanziarizzato in coma terminale. Possiamo non essere d`accordo sulle definizioni, capiamoci, quello che conta e`il ragionamento (anzi, il non ragionamento, visto che io sono un idiota).Comunque, puntualizzo.Per Neofemminismo, o postfemminismo, intendo la sintesi del rapporto uomo/donna che si e`creata a livello oramai inconscio, interiore, che negli uomini e nelle donne occidentali (non solo…), figlia di tutti i femminismi del passato, e che attualmente a prescidnere se femminismo X o Y produce quell`aborto ignobile che vede le donne sempre vittime e detentrici di potere e gli uomini sempre carnefici ma guardacaso schiavi. Questa sintesi oscena, interiorizzata nel subconscio di pressoche`chiunque, tranne che nel subconscio di molte femministe attuali ( che sono in malafede) o dei Quemmisti, e`ormai connaturata al sistema attuale di produzione e scambio delle merci a livello globale e specie in occidente. Il motivo e`relativamente semplice: dietro la sua bandiera di liberta` fasulla, in realta`ripropone la banalissima piramide sociale dello stato di natura, quello che formalmente la nostra specie condivide con alcunealtre come leoni, gorilla e cosi`via. Come dice giustamente Albert, la piramide oramai sta addirittura cambiando, e finiamo a somigliare ad altre specie palesemente ginocentriche, tipo (guardacaso…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif) le JENE. La sostanza pero`non cambia: Sempre un vertice di Alpha, maschi o femmine, poi una “palude”intermedia ma potente di femmine, poi i derelitti: tutti i maschi beta, la base della piramide, lgli scarti, insomma. Questa riproposizione sottile dello stato di natura e` funzionale al sistema perche` numericamente fa si` che nei due gruppi socialmente piu`importanti, a prescindere se l`imperatore dell`universo e`maschio o meno, vi siano quasi solo femmine, In un sistema ipermercantile, in cui la produzione conta sempre meno perche`finisce a creare sempre piu`furiose crisi di sovrapproduzione ( giusta Marx, che NON ha fallito e lo stiamo vedendo oggi), in un sistema in cui lo scambio e soprattutto la vendita, quindi il marketing, quindi lo shopping e l`apparire sono tutto, e`ovvio che il sesso piu`predisposto a tutto questo sia quello che si trovi meglio. Non solo: il sesso per sua natura piu`insofferente, piu`adrenalinico, piu`portato alla innovazione e quindi alla lotta, DEVE essere penalizzato. Era vero gia`prima, ma ancora piu`adesso. In piu`seminare zizzania in maniera interclassista fra maschi e femmine, e creare cosi`dei mostri osceni in cui femministe sedicenti di sinistra idolatrano delle emerite belve da impiccare come la Tatcher solo perche`femmine (come se unquemmista idolatrasse Hitler “perche`almeno era un vero uomo e aveva due palle cosi`), tiene paralizzata la classe, o le classi, o gli schieramenti, che dovrebbero in sostanza, fare la rivoluzione. Come dicevo altrove, con altre parole, se dentro una stalla ammazzate o castrate tutti i maschi state tranquilli che il contadino non lo ammazza nessuno. A maggior ragione se insegnate a quelle imbecilli delle vacche come si castrano i torelli.

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Magister Pappagallus 12:43 am - 5th maggio:

Buuuuh! Nun me se ncula nnessunoooo … http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gifhttp://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif

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Fabrizio Marchi 1:19 am - 5th maggio:

Albert,

Caro Albert, a differenza di Rino che è un campione di savoir faire e di mediazione, spesso al limite della cripticità, io sono molto schietto e ti dico subito che hai toccato un mare di argomenti, in modo assolutamente maldestro, per quanto mi riguarda.
Detesto le sfide pseudo intellettualistiche di cui non me ne può fregare di meno e infatti altre volte, come forse qualcuno ricorderà, ho lasciato cadere. Però il tuo, a differenza di altri, non è un atteggiamento gratuitamente polemico (per lo meno apparentemente…), e allora per questo ti rispondo, anche se in tutta onestà, come ho spiegato tante e tante volte, preferirei impegnare il mio tempo diversamente, ad esempio cercando di costruire un movimento maschile più forte e strutturato.
Vado per punti perché hai veramente toccato tanti temi:
1) Una buona metà del tuo articolo con la QM non ha nulla a che vedere ed è solo un attacco radicale al comunismo storico novecentesco realizzatosi, sia esso di stampo sovietico o cinese. Ci hai comunicato che sei un anticomunista. Lo avevamo già capito ma ce lo hai voluto ribadire. Bene. Il fatto però che noi si sia critici nei confronti del sistema capitalistico e che si individui in quest’ultimo uno dei nodi fondamentali per comprendere anche il fenomeno neofemminista (non a caso peraltro parliamo di neo femminismo), non significa che siamo dei nostalgici dei regimi comunisti. Anzi, personalmente non ho nessuna difficoltà a sposare in toto le critiche che tu hai portato nei loro confronti. Resta il fatto che in quei regimi il femminismo non è mai comparso sulla scena. Ti mi dirai e in effetti hai detto (e io concordo) che non compariva perché non compariva nient’altro che non fosse l’ideologia ufficiale, mentre tutto il resto veniva stroncato. Vero. Resta il fatto che se il femminismo avesse fatto parte integrante dell’ideologia (marxista leninista) ufficiale sarebbe comparso, eccome. E invece così non è stato. Non solo. Come ho ripetuto migliaia di volte, nella Cina ultra ideologizzata di Mao (non parliamo dell’URSS di Stalin) chiunque avesse fatto professione di femminismo sarebbe stato spedito in un campo di rieducazione con l’accusa (gravissima per quel contesto) di deviazionismo ideologico piccolo borghese reazionario e controrivoluzionario. Se ti diceva bene un paio di anni di rieducazione non te li levava nessuno…
Il femminismo non era contemplato – dici tu, e hai ragione – perché secondo l’ideologia ufficiale il comunismo avrebbe risolto ogni problema dell’umanità, ivi compreso quello della relazione e dell’eguaglianza fra i sessi, anche se tu stesso affermi che in realtà quel sistema era a forte trazione maschile (bene, dovresti essere contento allora…). Non solo, affermi che il femminismo è figlio del marxismo leninismo ma poi non solo ammetti che nei regimi marx-leninisti di femminismo non ce n’era ombra ma che addirittura quegli stessi erano a forte dominanza maschile…
I conti non mi tornano, o sbaglio?
Poco male, tutto ciò conferma comunque quanto sto dicendo, e cioè che in quei regimi il femminismo non era di casa.
Questo non significa, ripeto, provare simpatia o nostalgia (non vedo poi la ragione, per quanto mi riguarda, per la quale dovrei provare un simile sentimento, al di là del fatto che ora lo strapotere del capitalismo è assoluto e senza ostacoli di nessun genere…) per quegli stessi regimi, significa solo osservare lucidamente un fatto. E cioè che nel COMUNISMO REALIZZATO, quindi non quello delle buone intenzioni e dei libri dei sogni che tante anime belle avevano in testa, ma in quello che si è storicamente determinato, il femminismo NON esisteva e se fosse esistito sarebbe stato addirittura soffocato (come qualsiasi altro movimento o ideologia non di stretta osservanza, ma questo non cambia la sostanza di ciò che stiamo dicendo). E questo è un altro fatto. Quindi rifugiarsi in questo o in quel libro di qualche socialista utopista che avrà dedicato qualche paragrafo o qualche capitolo alla questione femminile (che è cosa ben diversa dal femminismo) è operazione assai maldestra e anche un po’ ipocrita. Perché quando qualcuno prova a dire che quelli sovietico e cinese (o dovunque sia) in realtà non erano dei regimi comunisti, gli si salta addosso sostenendo (giustamente, a mio parere) che quello che conta sono i fatti concreti e che il comunismo è stato ed è quella “roba” lì che si è concretamente realizzata. . Quando invece, come nel mio caso, si dice che in effetti quello è proprio il comunismo che si è storicamente realizzato e che a quello si deve fare riferimento nel bene o nel male, allora vengono tirati in ballo i libri di qualche socialista utopista (che col comunismo hanno a che vedere come il sottoscritto con gli UFO) per affermare che in effetti il femminismo è figlio del comunismo, non di quello realizzato, ma di quello del libro dei sogni…
Bè, caro Albert, mi pare una bella paraculata, non trovi?…Mi sembra un modo di procedere anche abbastanza simile a quello delle femministe che, a seconda della bisogna, tirano fuori una volta il femminismo della differenza e un’altra quello dell’eguaglianza”…
Lo stesso dicasi per il ricorso alla “famigerata” (e supercitatissima dai quemmisti di “destra”, con o senza virgolette) opera marx engelsiana “Le origini della famiglia e della proprietà privata” dove Engels descrive appunto le origini della famiglia borghese, che era in effetti allora di tipo patriarcale (senza entrare ora nel merito), come già prima di lui lo stesso Hegel (che sosteneva la necessità della famiglia borghese patriarcale…) aveva spiegato, tant’è che uno degli sport preferiti dalle femministe, come noto, è proprio quello di “sputare su Hegel” (e anche su Marx non ci sono mai andate troppo tenere, per la verità, dal momento che autorevoli ideologhe femministe hanno pubblicamente dichiarato e scritto che anche la lotta di classe è stata un affare privato fra maschi…). Lo stesso Engels (insieme a Marx naturalmente, anche se quest’ultimo, per la verità, si è occupato di questi temi molto marginalmente) spiega nel Manifesto dei Comunisti (il testo di più larga diffusione di più facile comprensione) come in realtà la famiglia proletaria (cioè il 99% delle famiglie dell’epoca) fosse stata già distrutta dal capitalismo e non certo dai comunisti, e che il problema della sua dissoluzione, fosse in realtà un mero e ipocrita escamotage, diremmo noi oggi, sollevato nei confronti dei comunisti stessi, accusati del crimine più grande (dopo l’abolizione della proprietà privata), quello appunto di voler distruggere la famiglia! Ma in realtà –spiegano Marx ed Engels:“Su che cosa riposa l’attuale famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno personale . Non esiste nel suo pieno sviluppo se non per la borghesia. Ma essa trova il suo completamento nella forzata mancanza della vita di famiglia presso i proletari”. (non sto a spiegarne le ragioni e le do per scontate…).
2) Citi Owen e Fourier , peraltro, se mi è consentito, due nani, filosoficamente parlando, nella storia del pensiero filosofico del movimento operaio mondiale (della serie: “pur di portare qualche argomento mi attacco pure alla fuffa…”) ma dimentichi di dire che il primo a parlare di questione femminile all’epoca fu in effetti proprio John Stuart Mill, economista e filosofo liberale, uno dei padri se non il padre dell’utilitarismo (filosofia propedeutica del capitalismo) che ne fece addirittura una sua bandiera. Ma anche questo non cambia di molto le cose perché, come dicevo, si parlava allora di questione femminile e non di femminismo. Tra le due cose c’è e soprattutto c’era all’epoca una notevole differenza.
Mescolarle è un’operazione storicamente, filosoficamente e politicamente falsa, priva di qualsiasi consistenza.
Per dirla con esempi banalissimi: io non ho nulla contro delle lavoratrici che lottano per i propri diritti e per l’eguaglianza di tutte e di tutti (che non ha nulla a che vedere con il concetto di omogeneizzazione o di annullamento delle differenze sessuali), ma ho molto contro chi sostiene che la violenza è maschile perché la sessualità maschile è intrinsecamente pervasiva e violenta…Mi fermo per brevità (potrei portare migliaia di esempi), ma credo e spero che si sia compreso ciò che voglio dire…
3) Nessun gruppo o partito marxista leninista nel mondo è mai stato femminista. Facendo una confusione enorme e soprattutto senza conoscere le cose, butti nella stessa brodaglia sessantottottina o postsessantottina gruppi marxleninisti, maoisti,anarchici, trotzschisti , autonomi, lottacontinuisti ecc. Non che la cosa mi importi, anzi, la mia analisi sul ’68 e sui suoi derivati è quella che già ho espresso più volte. Ti ho anche invitato a leggere un articolo a mia firma ma è evidente che non lo hai fatto oppure glissi deliberatamente e prosegui a testa bassa come se nulla fosse.
La questione, di conseguenza, non mi tocca, avendo già spiegato che per me il ’68, anche se abilmente camuffato dietro le bandiere della “liberazione”, della rivoluzione, del “terzomondismo”, del “riprendiamoci la vita” e chi più ne ha più ne metta, è stato in realtà un processo di rinnovamento culturale del sistema che si libera del suo vecchio apparato valoriale per sostituirlo con un altro, più funzionale agli interessi del neocapitalismo assoluto, cioè svincolato anche dalla vecchia morale “borghese” di derivazione hegeliana, ormai inservibile se non di ostacolo al suo pieno dispiegarsi.
Ma tu, da quest’orecchio, non ci senti o non ci vuoi sentire perché, da bravo vecchio, nostalgico anticomunista di destra (perché ci sono anche gli anticomunisti di sinistra…), sei prigioniero di determinate logiche che non vuoi e non puoi abbandonare. Di conseguenza sei un dogmatico anche se pensi di non esserlo (ma questo è un problema che riguarda tutti i dogmatici).
4) Io non mi sono affatto “limitato” ad applicare le categorie marxiste alla QM. A parte il fatto che già questa sarebbe una notevole innovazione nel panorama “quemmista” e non certo un’operazione obsoleta, come tu sostieni, il problema è che tu sei obbligato a sostenere queste posizioni perché sei accecato dal tuo anticomunismo viscerale (parlo ora dal punto di vista filosofico) che ti impedisce di avvicinarti in modo lucido non solo a Marx ma a tutto ciò che odora di marxismo (l’elenco delle scuole e dei pensatori di derivazione marxista o che comunque con Marx hanno avuto a che vedere sarebbe sterminato), anche in un momento storico in cui autorevolissimi pensatori non marxisti, fra cui molti economisti e filosofi liberali, sono in taluni casi addirittura costretti a ripescare Marx dalla soffitta in cui lo avevano cacciato e ad ammetterne l’attualità del suo pensiero (senza entrare ora nel discorso sul Marx sociologo, economista o filosofo, diversificazione secondo me del tutto o quasi del tutto sballata)
Ciò detto io ho fatto ben altro. Francamente però, non posso ripetere quello che ho già scritto tante e tante volte, anche negli ultimi post scritti oggi, qualcuno anche in risposta ai tuoi commenti. Se lo vuoi capire, bene, se non lo vuoi capire, non so cosa farci. Non posso che invitarti a rileggere quanto ho scritto e quanto sostengo da sempre, vatti a ripescare tutti i miei vecchi commenti, leggi gli articoli nel sito, insomma fai un po’ come vuoi, e a quel punto, se sei intellettualmente onesto, ti renderai conto che sono andato ben oltre la semplice applicazione delle categorie marxiane classiche, per affrontare temi di ordine ontologico e antropologico che a “sinistra” non sono mai stati affrontati.
5) Non c’è dubbio che anche i maschi alpha potrebbero essere travolti dal neofemminismo e in parte (anche se ancora minima) sta già avvenendo. Ma questo è un altro discorso. I processi storici sono estremamente complessi e spesso finiscono per travolgere anche gli attori che ne sono stati protagonisti in un modo o nell’altro. Non possiamo prevedere i tempi di questo possibile futuro (prossimo? Remoto? Bah…) processo. Sta di fatto che affrontare la QM separandola da tutte le altre questioni, in particolare da quella sociale, è oggi assolutamente privo di senso. A meno appunto di non considerare la questione di classe come secondaria o addirittura come inesistente o inconsistente (e invece per me QM e Questione di Classe vanno di pari passo). Ma questo può valere per degli uomini di destra (senza virgolette…), non certo per noi e non certamente per il sottoscritto. Io non rovescio il femminismo come un guanto e non ho nessuna intenzione di portare avanti una battaglia per difendere i diritti del presidente della Bundesbank o dell’azionista di maggioranza della Goldman Sachs o di tutti i padroni del mondo che oltre a fare di tutto per calpestare i miei, sono gli stessi che hanno interesse ad alimentare il neofemminismo. Che poi questo possa un giorno rivoltarglisi contro è un altro discorso (per ora lo gestiscono e lo usano per cacciare Strauss Kahn dalla presidenza dell’FMI e metterci una che sta ai loro ordini senza fiatare …).
Liberissimi di farlo e anche di leccargli il culo se volete (non è che la destra abbia mai fatto qualcosa di tanto diverso…e anche la “sinistra” non sta facendo nulla di diverso…) ma in questo caso non tentate di coinvolgermi perché è tempo perso.
6) Se ci avessi letto, non avresti fatto tutto quel discorso su Gramsci e sulla sovrastruttura (da questo punto di vista i filosofi della Scuola di Francoforte sono ancora più avanti sia di Gramsci che di Marx non perché sono più intelligenti ma perché hanno vissuto in un’epoca successiva e hanno altre informazioni che i loro predecessori non avevano) perché sapresti già che da tempo abbiamo affrontato il tema di quella che definiamo come “psicoetosfera” e di come sia ormai impossibile o comunque molto più difficile rispetto al passato, operare una distinzione netta fra struttura e sovrastruttura in senso marxiano classico. Resta il fatto che non a caso il neofemminismo è dominante perché ha occupato quella sfera ma contestualmente, e non è certo un caso, ha anche occupato i luoghi materiali di produzione di quella “psicoetosfera”, cioè i media, le istituzioni, la cultura, gli apparati accademici e mediatici, i partiti (tutti) e via discorrendo. E tutte queste strutture non sono un prodotto della fenomenologia dello spirito ma di proprietà di qualcuno, in carne ed ossa, anche se apparentemente invisibile o anonimo. Quindi i due piani sono ancora strettamente interconnessi e non possono essere separati.
7) Come vedi ti ho risposto in modo relativamente articolato e ho speso anche del tempo.
L’ho fatto perché era giusto farlo, anche per correttezza nei tuoi confronti. Ciò detto, io non ho tempo nè voglia di fare un botta e risposta che comunque non avrebbe mai fine anche perché non credo proprio che nessuno dei due potrebbe riuscire a convincere l’altro.
Quindi io propongo di fermarci qui. Comunque sia, io mi fermo qui, perché devo razionalizzare il mio tempo e le mie energie e quindi devo necessariamente darmi altre priorità. Ribadisco che ci sono altri siti “quemmisti” con diversi orientamenti dove ciascuno, sulla base delle proprie sensibilità, può dare il suo contributo alla causa. Naturalmente sei liberissimo di restare e intervenire e dare il tuo contributo. Sappi però che io personalmente non ti risponderò, non per scortesia ma per le ragioni di cui sopra.
P.S ottima la risposta di Magister…

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Albert 9:29 am - 5th maggio:

@Fabrizio ( e altri)

Che tu non voglia più dialogare con me, perché bollato come “di destra” (ma in realtà sono molto critico verso qualsiasi schieramento politico, e sono il primo a criticare le grandi lobbies, la Goldman Sachs, le multinazionali con sedi alle Cayman che pagano zero tasse, la struttura finanziaria dell’euro e della BCE, etc.), e “anticomunista” ( se vuol dire fascista, mi spiace, io ho avuto uno zio ammazzato dai nazifascisti a Marzabotto, quindi respingo al mittente ), è una tua libera scelta, che però denota una notevole tua debolezza, mi sembra.

Da un lato vorresti creare un movimento che combatta gli eccessi del femminismo, o neofemminismo, però al tempo stesso diventi SETTARIO e finisci per voler dialogare solo con chi la pensa come te.

Poi ti contraddici, perché affermi all’inizio di voler creare: “un movimento maschile più forte e strutturato”, ma poi concludi con l’ostracismo verso di me: “sappi che io personalmente non ti risponderò”. (?)

E con chi lo vorresti creare un movimento maschile + forte e strutturato, se poi cominci con le scomuniche e le patenti di “eresia”?

Poi, mi definisci come uno “accecato” dall’”anticomunismo viscerale”.

Niente affatto, a differenza di molti (anche sedicenti marxisti), io Marx dai 17-21 anni l’ho letto e studiato sul serio, sui testi suoi originali, e NON sui testi di filosofi che ne parlavano, e all’epoca (ma parliamo di fine anni ’70 – inizio ’80) ne coglievo anche gli aspetti più interessanti di critica al capitalismo, dell’epoca in cui scrisse.
Altro che “anticomunismo che ti impedisce di avvicinarti a Marx”

Purtroppo io, a differenza di molti che le società sovietiche non le hanno conosciute, ho avuto modo di viaggiare e vedere quei paesi, e dove sono finiti applicando la più ERRATA delle teorie economiche marxiste: quella secondo cui è la proprietà privata dei mezzi di produzione (anziché l’ECCESSIVA CONCENTRAZIONE DI RICCHEZZE, sia private che statali) la radice delle ingiustizie sociali e dello sfruttamento.

E infatti, puntualmente, la storia ha dimostrato che proprio i paesi in cui lo stato ha voluto troppo monopolizzare la produzione (ancorché a fini “redistributivi”) hanno non solo soppresso la libertà, ma creato un sistema economico totalmente inefficiente e fallimentare, in cui addirittura proprio i capi e le nomenklature di quegli stati (vedi Ceausescu) accumulavano ricchezze scandalose, mentre i loro connazionali morivano di fame.

Chiariamo poi una cosa: secondo te a me avrebbe dovuto far piacere che le società “sovietiche” fossero molto maschiliste, al di là della retorica egualitaria, e così non è.

A me interessa battermi contro le storture culturali e ideologiche che finiscono per creare persone di serie A, a danno di altre di serie B, siano esse donne o uomini.
L’ingiustizia e ingiustizia chiunque ne sia vittima!
Peraltro, ben lungi dal “non dormire di notte” per Strauss Kahn, o per i soldi che Berlusconi deve a Veronica (chissenefrega!), mi limito a dire che i rapporti personali tra uomini e donne sono avvelenati per CHIUNQUE, sia egli ricco o povero.

Se una donna vale, è giusto che sia trattata per i suoi meriti, e senza “quote rosa”, o altro.
Quindi sono contro sia il femminismo (inteso come ostilità verso il genere maschile) che il “maschilismo” (inteso come ostilità verso il genere femminile).

Ed è per questo che ho anche scritto (a Magister) che se le donne non hanno dato contributi così rilevanti (almeno finora) alla Fisica, o alla Medicina, ecc., nonostante le pari opportunità di studio, occorre prenderne atto e dirlo, senza menzogne “politically correct”.
Forse la loro ostilità (o di molte di loro) nasce anche da questo, dal volere sempre più potere senza meritarlo.

Poi, tu affermi che i partiti di orientamento marxista (o marx-leninista ) tradizionale consideravano il femminismo come una forma di pericoloso “deviazionismo borghese” e questo e vero, ma solo per i regimi comunisti dell’est (URSS, Cina, ecc.).

In Italia, l’UDI, l’Unione Donne Italiane, forse la maggiore organizzazione femminile e femminista, fu fondata proprio durante la Resistenza, da donne di orientamento socialista e comunista, e in seguito ai suoi organi dirigenti il contributo maggiore fu dato soprattutto da donne del PCI.

Io stesso, nel 1978 avevo una ragazza che era iscritta sia alla FGCI che all’UDI, quindi dire che in Italia il femminismo, o neofemminismo, è di matrice “capitalista” o “borghese” significa dire una cosa errata: moltissime donne di sinistra, ma critiche verso la sinistra estrema e i movimenti radicali post-68, avevano fatto proprie le tematiche femministe, e ben prima delle donne “di destra” o democristiane, liberali, ecc. ecc., il cui femminismo è invece maturato dal ’90 in poi, e più che altro come forma di affermazione sociale e di potere (avere ruoli dirigenziali simili agli uomini), più che come rivendicazione di diritti.

Ma ripeto, non mi interessa stare qui a disquisire sul fatto che uno sia o si definisca marxista, o socialista, o liberale, o di destra o di sinistra.

Oltre tutto, tu stesso affermi di essere critico verso quei regimi del passato, quindi perché non vuoi dialogare con me?

Forse perché dovrei seguire la tua impostazione che lega il neofemminismo al capitalismo?

E perché dovrei farlo se non lo ritengo giusto?

Al di là delle “etichette”, poi, credo sia importante capire dove e come si possa fare qualcosa insieme.

Insomma: se vi sta bene qualcuno che critichi senza indulgenze gli eccessi CULTURALI e pratici del femminismo attuale, e supporti iniziative in tal senso, sono qua.

Se invece tu Fabrizio vorresti legare la battaglia contro il femminismo (neo o non) attuale ad una iniziativa politica che la leghi alla battaglia contro il “capitalismo”, la cosa non mi interessa, ma non perché ami tanto il “capitalismo” (la penso al 100% come Agnoletto, ad esempio, quando denuncia i meccanismi – tollerati da cdx e csx in tutta Europa – che permettono alle multinazionali di eludere il pagamento di imposte e realizzare utili pazzeschi), come forse puoi erroneamente pensare.

No, è perché non sono interessato a sostenere una cosa che non serve e crea solo divisioni tra gli stessi uomini, e non porta a nulla.

E non porta a nulla proprio perché voler etichettare come “anticapitalista” la battaglia contro il culturame femminista attuale, significa solo da un lato trovarsi contro le donne “di sinistra” (che ti diranno che invece sono proprio loro che da anni si battono contro le discriminazioni che il capitalismo impone alle donne), e dall’altro trovarsi contro uomini e donne “non di sinistra”.

Forse quello che ti ha irritato di + è stato che io ti ho fatto notare che – e su questo le femministe “di sinistra” hanno ragione da vendere! – non è vero che il neofemminismo è funzionale al capitalismo.

Al contrario! Il capitalismo NON gradisce affatto le donne che abbiano troppo potere sul lavoro, quindi semmai sono i tuoi conti a non tornare.

Ad un’azienda privata non piace affatto che una dipendente entri in maternità, e stia mesi a casa, dovendole pagare contributi e quant’altro, perché le preferirà un uomo.

Il “capitalismo” è molto anti-femminista, perché preferisce poter contare su UOMINI che non vanno in maternità, magari proprio quando cominciano a fare carriera.

Ecco perché mi pare una battaglia molto DEBOLE e spuntata voler legare la denuncia contro gli eccessi del femminismo attuale alla denuncia “marxista” del capitalismo.

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mauro recher 9:49 am - 5th maggio:

Bah,non ho studiato ne scienze politiche ,ne filosofia,ma penso di dare una interpretazione molto “casareccia” … il femminismo del 68(presente che ,anche se per poco ,ma non ero ancora nato ,devo chiederlo se sono frutto dell’amore libero laugh) ,quelle delle marce di donne incavolate un pochino di ragione potevano anche averla ,basta vedere un video ,che abbiamo postato anche qui ,di una netta distinzione tra uomo e donna, se vogliamo fare un paragone(anche se preso con le pinze) sembra la marcia degli operai che chiedevano meno orario di lavoro …ma il neofemminismo di oggi ,di sinistra (almeno di come la intendo io ) non ha nulla a che vedere, può benissimo girare con le bandiere di partito, con la falce e martello ma non importa nulla ,i fatti dicono chiaro che i loro pensieri sono praticamente all’ opposto delle radici che la sinistra è nata ..ma praticamente ripercorre la storia del PD che ,pur di governare si è messo insieme a chi criticava fino all’altro ieri … ha qualcosa di sinistra? Non ne vedo l’ombra

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Fabrizio Marchi 10:04 am - 5th maggio:

P.S. @Albert: alcuni punti che ieri mi sono sfuggiti nella mia risposta, che comunque ti avevo già dato in un precedente commento scritto ieri che tu hai completamente glissato (e che riporto testualmente):
“Chiudo, con una nota. Se fosse vero, come tu sostieni, che non c’è nessun nesso fra capitalismo e neofemminismo, mi spieghi per quale misteriosa ragione quest’ultimo è nato, si è sviluppato e ha toccato il suo apogeo fino a diventare cultura dominante proprio nelle società capitalistiche occidentali a partire da quella americana e non altrove?
Trovo alquanto singolare che il mondo capitalista faccia propria fino a farla diventare dominante, un’ideologia “anticapitalista”, come tu stesso l’ hai definita. A rigor di logica, se il tuo assunto fosse corretto, il femminismo avrebbe dovuto nascere, crescere e svilupparsi nel mondo sovietico o addirittura in quello islamico più radicale. Mi pare che le cose non siano andate e non vadano esattamente in questo modo…”.
Alla luce di questa che non è una considerazione personale ma un FATTO, è necessario fare due riflessioni.
Tutte le cose del mondo si trasformano, alcune molto lentamente, altre invece molto rapidamente. Fra queste ultime proprio le ideologie (anche per ragioni intrinseche) che finiscono molto spesso se non sempre per tradursi all’atto pratico in qualcosa di molto diverso da quello che erano e che propugnavano originariamente. Credo che non sia neanche il caso di approfondire il concetto tanto è evidente (non c’è neanche bisogno di scomodare Vico, l’eterogenesi dei fini ecc.)
Mi pare che questo valga anche e SOPRATTUTTO per il femminismo. Ora si potrebbe discutere per mesi se ciò in cui si è storicamente tradotto (il neofemminismo attualmente dominante) sia una degenerazione di quell’ideologia originaria o invece già in quella fossero contenuti i germi che avrebbero inevitabilmente condotto a quel processo di degenerazione. E’ una riflessione che si può fare (come è stata fatta anche per tante altre ideologie, in primis per il comunismo) e che può essere senz’altro interessante da un punto di vista interpretativo e storico ma sotto il profilo pratico e politico non è di grandissima utilità, perché ciò che conta, in questo senso, è appunto ciò in cui concretamente e storicamente si è tradotta quell’ideologia.
Personalmente sono assolutamente convinto, non per fede ma per conoscenza, che la questione femminile sollevata all’incirca un secolo e mezzo fa nel mondo socialista, nella sua amplissima accezione (quindi non mi riferisco solo ai comunisti, che all’epoca erano una sparuta minoranza e che tutto sommato erano discretamente disinteressati alla questione o comunque la consideravano succedanea, come tu stesso hai detto, perché si sarebbe risolta con l’avvento della società comunista, ma a tutto ciò che è riconducibile a un pensiero genericamente di sinistra…) sia una cosa, e il femminismo un’altra ancora.
Quello che comunemente (e a ragione) si intende per femminismo non è quindi quello partorito da qualche intellettuale(donna o uomo che sia) femminista nel XIX secolo ma quel movimento organizzato che nasce e si sviluppa concretamente nel ‘900 fino ai nostri giorni. E’ con quello che dobbiamo fare i conti, perché quello è il femminismo, così come, mutatis mutandis (così forse ci capiamo), il comunismo è quello che si è storicamente realizzato. Perché ciò che conta sono i FATTI, non le intenzioni, ed è sui FATTI che si misura qualsiasi storico degno di questo nome.
Ora, si può anche divergere sulla natura del femminismo, ma resta un FATTO, e cioè che questo “esplode” e diventa ideologia e cultura dominante in questo contesto storico e politico, che è quello dominato dal capitalismo versione anglosaxon, per lo meno nella nostra parte di mondo (ora sappiamo che il capitalismo è in grado di plasmarsi su diversi modelli sociali e culturali ma questo è un altro discorso ancora…) .
Qualsiasi storico che si rispetti (ma anche una qualsiasi persona dotata di buon senso) NON può eludere quel FATTO.
Ci saranno pure delle ragioni che hanno determinato tutto ciò, oppure è un fenomeno del tutto casuale? Ammettendo anche che non ci sia nessun nesso ideologico fra i due (capitalismo e femminismo) e che l’insorgere e l’affermazione del femminismo all’interno della società capitalistica sia del tutto casuale (cosa che ovviamente non credo), è comunque innegabile che ciò sia oggettivamente avvenuto in questo contesto temporale, ambientale, culturale sociale e storico dove, altrettanto oggettivamente, ha trovato un brodo di coltura che più di qualsiasi altro, ha consentito e favorito la sua crescita e addirittura il suo trionfo.
E’ un FATTO.
Ora mi rendo che mi sto ripetendo e anche un po’ incaponendo (forse perché quando la logica se ne va a puttane o viene elusa, mi girano un po’ le palle…), però logica (elementare) vorrebbe che se il femminismo è in tutto e per tutto un prodotto del socialismo, avrebbe dovuto affermarsi e diventare cultura dominante in quei paesi che al socialismo e al comunismo si ispiravano. Ciò non è avvenuto ed è avvenuto l’esatto contrario.
Come lo spieghiamo? Semplicemente con il fatto che quelli erano regimi repressivi che non lasciavano spazio ad altro che non fosse l’ideologia ufficiale? Non si capisce allora perché non avrebbero dovuto lasciare spazio al femminismo…I conti non tornano ancora.
Mi rifermo perché altrimenti non la finisco più e già mi sono dilungato troppo ma credo che il concetto (e soprattutto l’apparente paradosso) sia chiaro…

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Albert 11:00 am - 5th maggio:

Caro Fabrizio

siamo d’accordo sulla necessità di analizzare i FATTI, ok, come storicamente realizzati, se no scadiamo nel discorso delle “anime belle”.

Però il legame “femminismo-regime politico” (di destra o di sinistra) a me pare un po’ forzato.

Tu mi dici che il femminismo si è sviluppato maggiormente in società capitalistiche, e non in società del socialismo reale, o comuniste, ecc., e senz’altro è un fatto vero.

Ma si potrebbe notare che il femminismo NON si è nemmeno sviluppato in regimi di ultra-destra, come quelli militari cileni o argentini degli anni ’70, dove c’era un sistema economico ultra-capitalista.

Né mi risulta vi sia stato alcun femminismo nella Spagna clerico-fascista del generale Franco, dagli anni ’30-’70, anche lì il sistema economico era capitalista.

Quindi, il femminismo si sviluppa là dove c’è un sistema diciamo liberaldemocratico borghese, mentre è combattuto dai sistemi totalitari, di DESTRA ma anche di SINISTRA.

Ecco perché, volendo proporre un’analisi rigorosa, mi sembra che il terreno di crescita del femminismo (neo o vetero) non sia tanto legato al sistema economico, quanto alla libertà politico culturale che quel sistema permette o meno.

In Cina oggi c’è un sistema a parole “comunista”, ma di fatto ultra-capitalista, in cui il femminismo non ha spazio, come non l’aveva in regimi fascisti e capitalisti al tempo stesso.

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Rino 11:08 am - 5th maggio:

Molto interessante, troppo. Mi ci vorrebbero molte pagine anche solo per delineare lo sfondo capace di darne il giusto significato ed evitare equivoci in ciò che dico.
Ma qc.sa mi sento di doverlo dire cmq.
L’ultimo post di Fabrizio mi pare incontestabile: i fatti sono quelli. Non opinioni (opinabili) ma fatti. Il neofemminismo e la femminilizzazione (fenomeno diverso ma coevo, che spesso dimentichiamo) sono entrambi in espansione in Occidente (ed ora anche altrove) dalla fine della II guerra mondiale. Ovviamente prima negli USA e poi in Europa. Non ne ripercorro il tragitto anche perché ne ho tracciato (a modo mio, si capisce) alcune linee in Qmdt (mio libro che probab. Albert non conosce e di cui pertanto, essendo scaricabile gratuitamente, mi permetto di suggerirgliene la lettura: http://altrosenso.wordpress.com/qs-meta-della-terra/)
Ora mi chiedo, come sia possibile che simili fenomeni di portata universale, dagli effetti pervasivi (nel pubblico e nel privato) e totalizzanti siano avversi o incompatibili con il sistema socioeconomico in cui viviamo (il c.d. capitalismo). Non è possibile.
Il minimo che si deve dire è che sono compatibilissimi.
Il fatto altrettanto innegabile che storicamente le rivendicazioni femminili siano state fatte proprie dalla sinistra non può negare quest’altra realtà.
Entrambi sono fatti, non opinioni.
Sorge allora la questione (cui fa cenno giustamente Fabrizio) del “tradimento” della deviazione (vera o apparente) di una idea dal suo solco, della realizzazione dal progetto etc.
Questo è un punto da dibattere, se vogliamo, ed io ne sono interessatissimo.
Sperando di riuscire cmq a spiegarmi in forma telegrafica dirò questo: non ci sono “tradimenti”, ci sono evoluzioni che escono dalle intenzioni, che prendono direzioni diverse dai progetti o che semplicemente attuano i progetti in contesti diversi, producendo effetti persino antitetici.
Ad es. si va alla guerra per liberare Trento e Trieste e si finisce con l’invadere il Sudtirolo e diventare forza occupante in un territorio che non è mai stato Italia né mai lo sarà. I Sudtirolesi possono incolpare di ciò Cesare Battisti che mirava a mandar via gli austriaci da Trento e non a occupare Bolzano?
Questo fatto storico illustra un trend che – a mio parere – è il medesimo seguito dal femminismo, che prima fu una cosa e poi è diventato un’altra (neofemminismo o feddominismo o come altrimenti vogliamo chiamarlo).
Dalla difesa del proprio orto al saccheggio di quello altrui. Sarà forse un tradimento rispetto alle intenzioni di alcuni (e alcune) ma la storia non può essere accusata di tradimenti. E’ quella che è.
Il neofemminismo è simbiontico al capitalismo.
Qualsiasi cosa si pensi dell’uno e dell’altro.
RDV

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Alessandro 11:12 am - 5th maggio:

Il femminismo/ neofemminismo si integra perfettamente in un sistema socio-economico di stampo capitalista per la semplice ragione che non mette per niente in discussione l’ordine costituito, cioè gli equilibri di potere esistenti, ma semplicemente reclama che più donne ne facciano parte, e chiaramente ai detentori del potere economico e ai loro rappresentanti politici, per esempio Mario Monti, sta benissimo che si faccia più spazio alle donne nei posti di vertice, se poi queste non mettono assolutamente in discussione quanto a loro preme, cioè la conservazione dello status quo. Anzi appoggiando queste rivendicazioni possono anche assumere vesti “progressiste” che possono rendere anche più credibile il loro conservatorismo socio-economico. Ecco perchè il neofemminismo ha trovato pieno accoglimento nelle società capitalistiche: è funzionale alla loro conservazione, ancor più, poi, in un’epoca di difficoltà economiche.

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Fabrizio Marchi 11:19 am - 5th maggio:

Albert,

Leggo solo ora la tua risposta…
Albert, non fare il “furbacchione” perché “accà nisciuno è fesso”, come si suol dire.
Mi vuoi mettere in bocca cose che non ho mai detto. Non ti ho mai dato del fascista, a meno di pensare che essere di destra o anticomunisti significhi inevitabilmente essere fascisti. Avevo già scritto che ci sono anche (moltissimi peraltro…) anticomunisti di sinistra, anche fra noi ce ne sono diversi se è per questo (se vuoi ti faccio nomi e cognomi…) e questa non è certo una colpa. Lo diventa (si fa per dire…) quando le nostre convinzioni ideologiche ci impediscono di osservare i fatti con lucidità.
Inoltre non ho AFFATTO detto che non voglio dialogare con te perché sei di destra, ci mancherebbe altro (oltretutto sarei un ottuso) ma perché non posso permettermi di impegnare così tanto tempo ed energie per fare un botta e risposta costante e continuo con te (rileggiti quello che ho scritto, possibilmente con un briciolino in più di onestà intellettuale). Solo da ieri saranno quattro o cinque ore che sto incollato qui davanti al pc per risponderti. Tu capisci che non è possibile. E siccome la diversità di vedute e di analisi fra noi è tale e tanta, tutto lascia presupporre che questo confronto non avrebbe mai fine. Per questo, e solo per questo, ti ho detto che non ti avrei più risposto. Rileggi quello che ho scritto così capirai che la mia presunta “debolezza” intellettuale (presumo che ti riferissi a quella) non c’entra assolutamente nulla. Peraltro, siccome conosco i miei polli (cioè il sottoscritto), di difetti ne ho tantissimi però, insomma, qualche libro l’ho aperto anche io in vita mia (come te) e non è certo il confronto che temo.
Per il resto, non so se valga la pena insistere perché anche da quest’ultimo tuo post capisco che vai avanti come un mulo o uno schiacciasassi (come preferisci) e continui a ripetere concetti che avevi già detto, peraltro aggiungendo ulteriori elementi di forte contraddittorietà.
Ne cito uno per tutti (eclatante): “tu affermi che i partiti di orientamento marxista (o marx-leninista ) tradizionale consideravano il femminismo come una forma di pericoloso “deviazionismo borghese” e questo e vero, ma solo per i regimi comunisti dell’est (URSS, Cina, ecc.) (Albert)
E subito dopo:” In Italia, l’UDI, l’Unione Donne Italiane, forse la maggiore organizzazione femminile e femminista, fu fondata proprio durante la Resistenza, da donne di orientamento socialista e comunista, e in seguito ai suoi organi dirigenti il contributo maggiore fu dato soprattutto da donne del PCI.
Io stesso, nel 1978 avevo una ragazza che era iscritta sia alla FGCI che all’UDI, quindi dire che in Italia il femminismo, o neofemminismo, è di matrice “capitalista” o “borghese” significa dire una cosa errata: moltissime donne di sinistra, ma critiche verso la sinistra estrema e i movimenti radicali post-68, avevano fatto proprie le tematiche femministe, e ben prima delle donne “di destra” o democristiane, liberali, ecc.” (Albert)
Ma porca puttana, soggiungo io, Albert, “ ma mi vuoi prendere per il culo? “Ma ce sei o ce fai?” si dice a Roma (non ti incazzare perché è un modo di dire bonario…) Ma come? Ora sul piatto della bilancia, relativamente alla genesi storica e ideologica del femminismo pesano di più l’UDI, la FGCI, la tua ragazza (o tante altre) rispetto all’URSS e alla Cina, al PCUS e al PCC e a tutti i partii comunisti del mondo comunista “realizzato”, cioè interi apparati ideologici, politici, militari, nonché stati e nazioni popolati da masse sterminate di uomini e donne? Ma cosa vuoi che siano rispetto a tutto ciò,rispetto a questa gigantesca esperienza storica, grande e terribile allo stesso tempo, un pugno di femministe dell’UDI o di giovani della FGCI o un pò di salotti di intellettuali di sinistra occidentali liberal o radical?
Ma queste sono zanzare sull’elefante. Ma sui libri di storia secondo si parlerà dell’URSS e della Cina o dell’UDI? (oddio, se il femminismo trionferà del tutto sarà pure possibile che si parlerà della seconda e non dei primi…). La tua è una visione estremamente circoscritta e limitata, e ovviamente per queste ragioni anche molto autoreferenziale.
Ciò detto (che è quello che ha più peso…) due parole sull’UDI, perché mi pare che in un momento di nervosismo,tu stia facendo molta confusione. Ribadisco quanto detto prima. L’UDI non è ancora considerabile come neofemminismo. L’UDI (Unione Donne Italiane) era l’organizzazione femminile del PCI ed era una organizzazione collaterale (il PCI ne aveva tante, erano parte della strategia gramsciana dell’egemonia, anche la CGIL era considerata di fatto una cinghia di trasmissione) che era ben lontana dall’ideologia femminista sessista, separatista che si è poi manifestata successivamente. Tant’è che anche nel pieno degli anni ’70, come tu stesso hai riconosciuto,le donne dell’UDI (cioè le donne comuniste) erano in aperto dissenso con le femministe sessantottine e gruppettare, che accusavano le prime di moderatismo e di non aver compreso la vera natura del femminismo (e infatti non si sbagliavano…).
Poi ovviamente la realtà è mutata profondamente, il PCI è andato sempre più perdendo la sua peculiarità di partito di classe,fino diventare con il tempo un’altra cosa. Il resto è storia nota, il femminismo, anzi, il neofemminismo, invade ogni spazio politico.
Relativamente alla contraddittorietà della mia posizione. Il tuo è un assunto errato alla radice, perché io non ti ho affatto messo alla porta, come tu vorresti mettermi in bocca. Ti ho detto soltanto che non posso continuare su questo ritmo con te perché altrimenti non potrei più fare nulla.
Ciò detto,questo è vero, sono assolutamente convinto che per aderire ad un movimento se ne debbano condividere le linee essenziali. E’ evidente che la tua posizione è distante dalla mia così come da quella che alcuni di noi stanno portando avanti in questa sede . Ma questo non ti impedisce di certo di partecipare al dibattito. Qui abbiamo addirittura lasciato spazio (nei limiti, perché il nostro statuto non consente di fare apologia di razzismo o nazismo) a gente che teorizza la diseguaglianza genetica fra razze ed etnie diverse, quindi figuriamoci un po’ se ci creiamo problemi con te.
L’unica cosa è che non voglio perdere tempo, e adesso da ieri le ore che ti ho dedicato sono diventate sei o sette. Che facciamo? Vogliamo continuare così?
No, è evidente. Per cui, ribadisco, scrivi pure quello che vuoi ma siccome già so che tutto o quasi tutto di ciò che scriverai non lo condividerò, non ti risponderò (e ho già contravvenuto, come vedi, a questa mia decisione…) onde evitare il botta e risposta senza fine (e senza costrutto).
Tutto qui.
P.S. una curiosità. Ma sei per caso quello stesso con cui circa un anno fa avevamo polemizzato che ci aveva dato dei cattocomunisti e che mi avevi “sfidato” sulla “teoria del valore” di Marx?
Mi sa che sei tu. Allora si spiega tutto…

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Fabrizio Marchi 11:37 am - 5th maggio:

Sottoscrivo in toto sia il commento di Alessandro che quello di Rino che peraltro è un “anticomunista di sinistra”, o forse, meglio, un “a-comunista di sinistra” (un pò alla Riccardo Lombardi, insomma…) se mi passa la semplificazione estrema (della complessità del suo pensiero)…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Fabrizio Marchi 12:53 pm - 5th maggio:

Albert,

Ultimissime battute perché si accavallano i post e mentre si scrive ne arriva un altro. Ribadisco quanto ti ho già detto, Albert, sulla necessità di evitare polemiche infinite, però, tempo permettendo e senza la pretesa (vale per tutti) di essere portatori verità assolute, il dialogo può senz’altro continuare, anche e soprattutto con gli altri (meno con me ma non perché non ne abbia voglia ma per le ragioni che già ti ho spiegato).
Ultimissime considerazioni in merito al tuo ultimo post
“Ecco perché, volendo proporre un’analisi rigorosa, mi sembra che il terreno di crescita del femminismo (neo o vetero) non sia tanto legato al sistema economico, quanto alla libertà politico culturale che quel sistema permette o meno”.
In questo può esserci del vero, ma solo in minima parte, perché tanti movimenti, ben più sovversivi e rivoluzionari del femminismo, sono sorti e sono cresciuti in contesti difficilissimi, per usare un eufemismo…La domanda allora può essere formulata diversamente: perché il femminismo nasce e si afferma in un contesto “facile”, cioè quello capitalista a declinazione politica liberaldemoccratica?
Le risposte potrebbero essere diverse e potrebbero anche sovrapporsi:
1) La predisposizione al rischio è maschile mentre quella all’autoconservazione è femminile;
2) Il neofemminismo è effettivamente un mattone del sistema dominante;
3) Il processo di femminilizzazione delle società capitalistiche occidentali a cui faceva cenno Rino, procede di pari passo con l’affermarsi del neofemminismo che è di fatto l’ideologia rappresentativa di quello stesso processo. Anche perché, fino ad ora (tranne qualche voce isolata, che io sappia Elizabeth Badinter, Fikasicula e alcune donne dell’MFPG) non esiste nel mondo occidentale una donna, o un’associazione o un movimento femminile che abbiano assunto ufficialmente una posizione critica nei confronti del femminismo. Allo stato, il neofemminismo può vantare, a ragione, dal suo punto di vista, di rappresentare la grandissima maggioranza del mondo femminile occidentale. Per lo meno se ciò che conta sono i fatti (ed è così) e se chi tace di fatto acconsente (ed è di fatto vero anche questo);
4) L’interpretazione di cui siamo portatori è corretta ed è vero che si è verificato una sorta di “matrimonio” fra due istanze diverse ma con alcuni elementi comuni: la ragione strumentale capitalistica (cultura) da una parte , e una componente (fisiologicamente strumentale) dell’ ontologia femminile (natura) dall’altra. Ho già spiegato ripetutamente a cosa mi riferisco e quindi non ci ritorno se non per dire, ovviamente, che quest’ultima è la tesi di cui sono convinto (avendola peraltro personalmente elaborata…). Volendo portare uno dei miei famosi banalissimi esempi, se è vero che le società medioevali erano fondate su archetipi tradizionalmente maschili (pensiamo simbolicamente alla “spada” e a tutto ciò che questa rappresenta, quindi la forza, il confronto, l’audacia, ma anche l’aggressività, un certo tipo di violenza ), potremmo ipotizzare (io ne sono persuaso ma per il beneficio del dubbio e coerentemente con quello che dicevo prima non voglio essere troppo assertivo) che la società attuale sia invece fondata su archetipi (e su bisogni) femminili e che il contesto attuale sia quello che più e meglio di qualsiasi altro possa accoglierli e farli propri. Non entro nel merito perché altrimenti non la finisco davvero più ma abbiamo affrontato veramente tante volte l’argomento.
Ciò detto, se fosse vero quanto affermi, significherebbe che il femminismo è un’ideologia benevola (dal momento che può svilupparsi solo in un contesto liberale e democratico) e conseguentemente non ci sarebbe nessuna ragione per contrastarla.
Se così è (la domanda non è provocatoria), cosa ci stai a fare qui, perché ti lamenti del femminismo, dal momento che appare chiaro che tu sei di chiara fede liberaldemocratica?

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Pappagallus Merdaceus 5:15 pm - 5th maggio:

Ammazza la carne ar foco. Bona.

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Pappagallus Merdaceus 5:56 pm - 5th maggio:

Cari amici, tutti quanti, capisco che io (sono Magister, ma cambio spesso nome perche`mi diverte…e in ogni caso sono riconoscibile, credo) scrivo in modo infame e a volte demenziale, e sono consapevole di essere una carcassa putrefatta invasa da una montagna di bigattini, o se preferite un cumulo di sterco spruzzato di sangue emorroidale, ma mi piacerebbe leggeste anche me ogni tanto. Lo so che puzzo, ma non posso farci nulla, quando sei un cadavere colmo di sterco ( ho fatto la sintesi) hai voglia a lavarti. Del resto, purtroppo, sono un uomo, un maschio. Come quasi tutti voi che scrivete (non vi siete accorti che siete anche voi delle carcasse? Annusatevi, merde maschiliste e fallocratiche che non siete altro) .
Due mirabili contendenti, Fabrizio e Albert, si accapigliano in maniera non risolutiva, scambiandosi dialettica in punta di fioretto: e onestamente qui non capisco perche` Albert, che pure secondo me e`spesso condivisibile, si ostini a portare esempi particolari e ribadire il suo punto di vista come se non leggesse le repliche. Io mi limito a ribadire allora come la vedo io, perche`oltre che una merda sono anche autistico e ho le mie stereotipie da bravo imbecille. La cosa che capisco meno di quello che scrivi, Albert (e sia tu che Marchi scrivete bene e con cognizione, quindi, lasciatevelo dire, siete donne senza dubbio, almeno voi) e`che non capisci come sia possibile considerare il femminismo parte integrante del sistema attuale. Boh, a me, che pure sono putrefatto, mi sembra cosi`ovvio… Le donne sono l`unica “non minoranza” della storia che si atteggia a minoranza, sono il 50% al mondo, e agli uomini interessano tutte molto, quindi hanno potere “per natura”, un potere che puoi contrastare solo in pochi modi. Uno e`mettendole sotto Burqa, l`altro accendendo il cervello e mettendo a tacere il cazzo, in sostanza. Le donne, di fatto, comandano ovunque, e da molto tempo, al di la`delle apparenze e delle lagne, e su questo, Albert, siamo d`accordo. Se comandano ovunque, evidentemente “chi” ha a cuore che il sistema attuale si riproponga (e infatti si ripropone, si ripropone, esattamente come alle otto di sera il soffritto del pranzo) ci deve fare i conti. Non ci interessa ora sapere chi e`quel “chi”. Puo` essere la BCE, puo` essere la cupola Giudaico massonica, puo` essere Topolino o, come credo io, il Capitale resosi autonomo che usa come tramite una cupola fittizia di persone che credono di amministrarlo e ne vengono invece amministrate.
Ora, questa variante Y che deve fare i conti con le donne sa bene che se comandano loro l`umanita`, deve imparare a comandare loro. Non vi e`nulla di volontaristico: semplicemente accade, accade perche`e`funzionale. Per comandare un gruppo sociale devi dargli quel che vuole; ribadisco: nulla di volontaristico in cio`, se mai “qualcuno” da qualche centro studi, un giorno, si e`reso conto di quello che arrivava e ha “suggerito” chi pensa di comandare il tutto di attrezzarsi. Cosa vorranno mai le donne? Quello che mediamente vogliono tutti, cioe` fare il cazzo che gli pare pagando meno conseguenze possibile, e per fare questo devi trovare qualcuno su cui scaricare le contraddizioni che inneschi. Se il tuo gruppo sociale ha una sua gerarchia inevitabile, devi anche avere una sottogerarchia di merde putrefatte su cui scaricare tutto, e la storia, sempre non volontaristicamente, ne ha prodotte tante, di masse di merda/parafulmine/capri espiatori.
Ora, se tu hai in mano un sistema che, stante l`attualita`, vive SOLO di vendita e scambio, e nemmeno e`piu`incentrato sulla produzione, se hai un sistema consumista per le mani, che fai? Istighi il consumismo. Questo sistema come e`naturale crea squilibri: 3/4 del pianeta e` miserabile, e le contraddizioni le scarichi la` (assieme a scorie tossiche etc.), ma anche in quell`1/4 di mondo hai contraddizioni, e vuoi evitare che gli schiavi che governi ti si rivoltino contro quando inevitabilmente finisce a mancargli la roba. Che fai? Per tirare a campare, e solo per tirare a campare, metti in atto il caro e vecchio “dividi e comanda”. Metti gli schiavi uno contro l`altro. Nel terzo mondo puoi farlo mettendo verdi contro rossi, nel primo mondo non si puo`. Non piu`. La gente ha imparato, in piu`, liberate da un falso benessere ipertecnologico dalla necessita` di forza fisica, le donne in occidente alzano la capoccina. Anziche` essere grate a quegli stronzi dei loro uomini (continua…)

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Tiziano 6:06 pm - 5th maggio:

Fabrizio Marchi:

Per questo usiamo definirlo a volte con il termine di post femminismo o di neo femminismo o di real femminismoo di fem dominismo.Con questi termini vogliamo identificare il femminismo politico-mediatico-istituzionale, parte organica, alleato e strumento del sistema capitalistico dominante.

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Fabrizio, solo una domanda: ma il termine “post-neo-femminismo, ecc”, non si contraddice da solo? Come può coesistere allo stesso tempo un “neo-femminismo” (che implica la presenza del femminismo) e una situazione di “post-femminismo” (che implica la fine del femminismo) ?

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Pappagallus Merdaceus 6:28 pm - 5th maggio:

(continua da su) Anziche` essere grate a quegli stronzi dei loro uomini che per millenni, si, ogni tanto je davano `na cinquina in faccia, ma sostanzialmente morivano come le mosche per loro e le loro belle faccine, per mantenerle o addirittura vezzeggiarle, le brave donne si costituiscono parte lesa e costituiscono (niente volontarismo, ricordiamolo…) una loro agguerrita (e multiforme) “avanguardia”, che propugna diritti per le donne. Come gia` per i tedeschi della Repubblichetta di Weimar, queste istanze sono giuste, in parte, ma ben presto l`abbrivio le porta oltre, e da rivendicare il diritto a lavorare e votare le simpaticone arrivano a partorire abomini immondi tipo “uomo morto non stupra”, “ogni erezione e`uno stupro”, “la violenza e`solo maschile”, “le donne sono infinitamente meglio degli uomini”. Sembrano vaccate, ovvio, ma ben presto chi gestisce tutta la baracca(per conto del Capitale, dico io) a queste vaccate ci butta un occhio. E riflette. E capisce. “Accidenti, ma qua in Occidente, che bene o male e`il centro del mondo, le donne non sono una minoranza, come i neri o i laziali o i seguaci di Zeus. Sono la meta`. In piu`, rispetto ai maschi, gli uomini, amano molto piu`lo scambio commerciale e il marketing, lo shopping fine a se`stesso…il consumismo. In piu` amano meno le guerre e le rivolte. In piu` (questo lo metto io) sono tendenzialmente cariche di rancore contro i maschi perche`per secoli hanno comandato solo a casa, anche se non lo ammettono, e vorrebbero dominare ovunque. Che si fa? Per dominare questa massa di stronzi occidentali viziati come possiamo metterli uno contro l`altro? Se li mettiamo ancora tutti contro gli ebrei capace che non ci cascano piu`, e poi una volta che li ammazzi tutti gli ebrei finiscono. I negri pure. I seguaci di Zeus anche. Facciamo una cosa. Istighiamo le amanti dello shopping contro i maschi. Cavalchiamo l`onda di queste pazze che strepitano “uomo morto non stupra”. Diamogli credito, soldi, sostegno, tanto chi se ne frega? Loro (altro dato accertato, e chi lo nega e`un idiota) amano inevitabilmente gli uomini sicuri, forti, potenti e danarosi, non possono farne a meno (caro Albert, magari ti illudi, come scrivi, che una donna “ami” davvero anche il disoccupato…certo, infatti quest`anno il Chievo vince lo scudetto); e quindi “noi” che gestiamo la cosa saremo sempre e comunque amati da pressoche`tutte le donne, salvo eccezioni. Gli altri, gli altri maschi, oltre che sfigati potrebbero fare la rivoluzione, perche`la storia (altro dato) dice questo. Anche avendo potere le donne le rivolte NON le fanno, se mai le gestiscono. A parte casi rari. Quindi, sai che e`? Pompiamo la propaganda delle streghe, facciamo passare il messaggio che l`uomo in quanto tale e`na mmerda, che sa solo pista`le donne e rompeje er culo e manco sa apri`un cazzo de libbro, mentre invece le donne sono angeli dolcissimi e geniali che , poverelle, subiscono solo angherie atroci ed orribili dalla notte dei tempi. Se passa `sto messaggio delle femministe, le donne,tutte, che in realta`il potere ce l`hanno eccome perche` PIACCIONO agli uomini, si incazzano, e gia`che covano rancore…ne covano ancora di piu`. E SCHIACCIANO gli uomini. Anche perche` fanno network appena possono, mentre gli uomini, stupidi non di per se`ma perche`inconsapevoli e ancora credenti alle favole dell`amore, e anche annebbiati dall`amor di figa, gli uomini, poveri stronzi, lottano fra loro per piacere alle donne. Risultato: quello che sai, Albert. Le donne comandano, in Occidente, e schiacciano gli uomini con delle istituzioni da loro create o modificate, complice quella “cupola” finanziaria e finanziatrice che dicevo: matrimonio, divorzio, aborto sono le loro armi istituzionali principali. Il senso di colpa che istigano in noi poveri stronzi ne e`un`altra. Come spieghiamo, e questo lo sai bene, che in questi giorni quella xxx della Boldrini si indigna tanto per tutti i femminicidi (A NOVE COLONNE) che stanno capitando ma tace volutamente su tutti gli atti di violenza FEMMINILE (relegati nei trafiletti a pagina venti) che contemporaneamente a questi accadono?
Ora, pero`, Albert, se accadono queste cose cosi`macroscopiche, mi spiaghi che c`entrano i piccoli e parziali esempi che porti per darti ragione? Sono gli stessi che usano spesso i femministi maschi, altra categoria creata dal mainstream di cui sopra, i poveri coglioni che accettano di colpevolizzarsi per avere uno straccio di figa o un bacetto dalle amiche. Cosa c`entra se una donna viene licenziata dopo esser finita gravida? Ormai, tanto, anche se non lavora lo stato le piazza un bel mantenimento dulla groppa inchiodando il primo stronzo sospetto di averla impregnata. E nemmeno serve che sia dimostrato essere il padre vero. Vai a vedere invece che capita a un povero cretino che si fa male sul lavoro e aveva il contratto a termine. La trovera`la moglie disposta a mantenerlo per DICIOTTO anni come capita alle lor signore? Al massimo tua moglie ti sopporta finche`guarisci, Albert: lo sai. Dopo, o ti trovi un lavoro o lei ti butta fuori di casa, e tu paghi per venti o trenta anni.(Continua…)

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Tiziano 6:31 pm - 5th maggio:

Alessandro:
La terminologia “neofemminismo” è perfetta, per le ragioni chiaramente ed esaurientemente esposte da Fabrizio Marchi e Roberto Micarelli. Il termine evidenzia che una fase si è conclusa e se ne apre un’altra, nuova appunto, che non mira più al sacrosanto raggiungimento della parità di genere, già conseguita nel mondo occidentale, ma semplicemente al privilegio in ambito lavorativo, al controllo dei media, ecc..

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In realtà il femminismo non ha mai avuto come obiettivo finale la cosiddetta ‘uguaglianza fra i due sessi’, ma la totale supremazia sugli uomini, e questo le ‘madri fondatrici’ già lo proclamavano nel diciannovesimo secolo. Perciò, in tal senso, non vi è alcuna differenza fra il ‘vecchio’ femminismo e il ‘nuovo’ femminismo. La pianta è la stessa.

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Pappagallus Merdaceus 7:05 pm - 5th maggio:

(…continua da su). Non pensi tutto questo sia funzionalissimo al sistema, Albert? L`odio istigato dalle femministe e`il piu`potente cuneo che puoi cacciare nell`umanita`occidentale. Metti, per la prima volta nella storia, il 50% contro il resto, cosa MAI vista finora. Nel 1500 e 1600 mica mi risulta che Protestanti e Cattolici erano cosi` tanti, in percentuale. Magari i convinti (sparo) nel 1589 rappresentavano in Europa uno il 30 e l`altro il 20%, e il resto era tutta una palude, “massa di manovra”. Ma attenzione: mentre un cattolico PUO`convertirsi, mentre un nero o un ebreo POSSON ghettizzarsi o associarsi ad altri ebrei o neri, maschi e femmine non li puoi separare. Nasceranno sempre, a meno di programmi eugenetici, meta`e meta`, e sempre mescolati qui in occidente saranno, a meno di tornare davvero al Burqa o cose simili. E SEMPRE, a meno di colossali programmi eugenetici anche qua,vi sara` il basilare isitinto genesico della attrazione fisica, bestiale, primeva, che porta i maschi a volere tutte le donne e le donne a volere solo alcuni maschi di vertice (con uguale intesita`complessiva, secondo me, ma questo e`un altro discorso). Noi maschi non siamo “piu` scemi”, come dice la femminista media e ormai pensa ogni donna. Siamo per natura SOCIALMENTE piu`deboli, ma anche PIU`PERICOLOSI. Ora, cosa vuoi che faccia chi ha, o gestisce, il potere? Hai in un recinto delle bestie A docili, che ti amano (perche` tu sei il potere e loro amano il potere) e che ti ascoltano, e gestiscono bene il recinto, e altre bestie B che sono per natura piu` aggressive e pericolose, ma piu`deboli socialmente, e infatti tendono a mordersi fra loro. Che fai tu, Potere? Chi avvantaggi, una volta che ti rendi conto che l`aggressivita`delle bestie B non la puoi piu`usare per i comodi tuoi (una volta c`erano le guerre di massa, per questo…)? Penalizzi le bestie B. Racconti alle bestie A che B e`il MALE. E siccome le A sono la meta`, e siccome le B tendono ad amare e a essere meno feroci con le A, le B soccombono, lasciano spazio ovunque alle A, e finiscono per ammazzarsi ancora di piu`fra loro, diventano anche cosi` feroci che ogni tanto mordono a caso qualche A e danno la scusa a te allevatore per tirar loro il collo. Certo, lo so, Albert. Nonostante il mio tono da maestrino del cazzo (so che lo pensi) sei d`accordo, se no non diresti che sono le Donne, oramai, a comandare sul serio in occidente. ma se sono loro a comandare, che porti a fare l`esempietto dell`imprenditore che assume piu`facilmente il maschietto? E grazie che lo fa. Il maschietto mica si puo`inventare che viene assunto e dopo un mese sta in maternita`. Tanto paga lo stato. Un maschietto mica si puo`inventare, sempre creduto, che “aho, er padrone m`ha toccato er culo, mo lo denuncio e lo faccio pure sdruma`dar mi regazzo, aho”. Un maschietto crepa al lavoro (95% dei casi) e sta zitto. E gli eventuali soldi vanno a mojeta, guarda caso. Ma poi, uscito dalla fabbrica, il maschietto mica corre a fare shopping anche se i soldi non li ha, cosa che, beh, non fanno tutte le donne, ma la maggioranza tendono a. Appena uscito dalla fabbrica il maschietto se compra qualcosa oltre il necessario, guarda caso, e`qualcosa di inutile per piacere alle femminucce. Tutte, se possibile. Oh, si, lo fanno anche le donne per piacere ai maschietti, certo. Al 2% di loro, possibilmente, magari proprio quelli che non le avevano assunte,salvo sposarsi col primo sfigato che passa prima che si diventi vecchie zitelle. Queste cose avvengono, Albert. Io riassumo in una domanda, e scusami, non voglio certo romperti le balle, e se uso un linguaggio colorito e poco moderato, poco tecnico e senza citazioni filosofiche e`anche, lo ammetto, non solo perche` sono una capra e ho la prima media, ma anche per intrattenere (Grillo docet). La domanda e`: se tutto questo che ti racconto e`reale, e adesso e`dato di fatto che mediamente in occidente il maschio in quanto tale non conta nulla e la femmina domina, e se questo attuale sistema si basa tutto (riassumo) sul consumismo, come fai a pensare che le cose NON siano interconnesse di NECESSITA`- e parlo di necessita`in senso filosofico.
Ho finito, da brava carcassa putrefatta vi ho sbrodolato addosso una massa di liquami brulicanti di vermiciattoli bianchi e schifosi. Torno a rotolare nella merda.

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Fabrizio Marchi 10:41 pm - 5th maggio:

Tiziano,

Infatti io sono uno che la vede come te, da questo punto di vista, Tiziano, nel senso che a mio parere il femminismo già conteneva i germi di ciò che sarebbe diventato. Per questo preferisco, in attesa di trovare un altro termine che meglio lo definisca (anche in relazione al linguaggio comune che identifica il femminismo con un fenomeno storicamente circoscritto nel tempo e nello spazio) indicarlo come “neofemminismo”. Non è corretto, me ne rendo conto, ma ancora non abbiamo trovato un alternativa…

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Fabrizio Marchi 11:10 pm - 5th maggio:

Pappagallus Merdaceus,

Caro Pappagallus, ti sottoscrivo in toto, anche se non credo che i tuoi post sortiranno l’effetto sperato… http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Pappagallus Merdaceus 11:29 pm - 5th maggio:


Fabrizio Marchi:
Pappagallus Merdaceus,

“Caro Pappagallus, ti sottoscrivo in toto, anche se non credo che i tuoi post sortiranno l’effetto sperato… http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

Eh…Non otterro`l`effetto sperato? Pazienza…snif… me ne tornero`piagnucolando a casa della Terragni e lecchero`i suoi augusti piedini e il pavimento prima di andarmi a rotolare nuovamente in una vasca piena di merda e bigattini saltellanti. Dopodiche`ficco la testa in una bacinella di vomito tanto per ricordare le mie maestre di asilo e me ne torno a nanna sognando la Zanardo e la De Gregorio che mi insultano mentre pomiciano tra loro. Perche`non fate cosi`anche voi tutti? BLEUUURGHHH… http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif

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Roberto Micarelli 12:24 am - 6th maggio:

Tiziano: ***********************************
In realtà il femminismo non ha mai avuto come obiettivo finale la cosiddetta ‘uguaglianza fra i due sessi’, ma la totale supremazia sugli uomini, e questo le ‘madri fondatrici’ già lo proclamavano nel diciannovesimo secolo. Perciò, in tal senso, non vi è alcuna differenza fra il ‘vecchio’ femminismo e il ‘nuovo’ femminismo. La pianta è la stessa.

Non la pianta, le radici. La pianta è il neofemminismo. Neofemminismo è femminismo reale, implementazione politica di un’idea. Nessuna idea si realizza se non è in qualche modo funzionale alla gestione del potere oppure se non è soluzione credibile a un problema urgente, e resta solo da capire a quale potere il femminismo, a quale problema urgente, sia risultato funzionale. In questo l’interpretazione di Fabrizio Marchi, che non si ferma al marxismo storico, mi appare come la più vicina alla realtà.
Non credo che cercare le origini del pensiero femminista, che sono anche, dal primo istante, liberali, sia un metodo di analisi storica praticabile, un modo per assegnare la responsabilità alla tifoseria di destra o di sinistra, stante il fatto che oggi destra e sinistra sono secondo me ridotte a due tifoserie o poco di più.
La mia opinione è che il bisogno di QM nasca negli anni ottanta, col penultimo assetto geopolitico, quello della dissoluzione dell’URSS e la fine della guerra fredda.
Da quel momento non ci troviamo più di fronte a una schermaglia ideologica destra-sinistra di tipo tradizionale, bensì di fronte a un’idea globalista unipolare occidentale contrapposta a un apparente nulla; un’idea ingenua vista la ricostituzione successiva dell’eurasiatismo, che è l’ultimo assetto geopolitico, quello che stiamo vivendo.
Bene. Eurasiatismo, che è multipolare, e unipolarismo, che è occidentale, sono oggi entrambi caratterizzati da economie di mercato, ma non entrambi neo-femministi. La faccenda quindi è secondo me estremamente più complessa. Purtroppo. Per niente facile da risolvere coi codici del passato.

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Fabrizio Marchi 7:39 am - 6th maggio:

Pappagallus Merdaceus,

I tuoi post sono efficacissimi, caro Pappagallus, non mi riferivo a quello ma alla possibilità che possano far cambiare opinione ad Albert, visto che era a lui che stavi rispondendo…
Credo che Albert, come molti altri uomini che hanno idee diverse dalle nostre, si trovi spiazzato da questa situazione. Hanno creduto e credono in questo sistema, all’interno del quale hanno magari anche faticato per costruirsi una posizione sociale socialmente accettabile, e giustamente ora vorrebbero godersi la vita. Si ritrovano invece ad essere incalzati e travolti da un femminile femministizzato, o meglio da una società femminilizzata e femministizzata che li mette nell’angolo, anche perché i parametri della “selezione sessuale” o relazionale, diciamo così, sono stati elevati ad arte mostruosamente, e oggi anche una commessa, se carina (nella norma), fa il bello e il cattivo tempo pressoché con quasi tutti gli uomini e grazie al suo peso specifico, può mandare serenamente a pascolare un professionista. Aggiungi che lui (e in questo ha ragione) non sopporta le incrostazioni moralistiche della vetero cultura cattolica che nel nostro paese sono ancora relativamente molto radicate (e vanno a sommarsi alle logiche dello scambio mercantile in un mix esplosivo) e il quadro si chiude.
Tutto ciò lo disturba ovviamente perché – questo il suo modo di procedere – “a me questa società sta bene, anzi ci credo pure, se non fosse per questa questione della relazione con il femminile”. Ma non può o forse non vuole capire (perché ciò lo costringerebbe a minare la sua “fede” nelle sorti magnifiche e progressive del libero mercato e della società capitalistica che lui declina e interpreta nella sua veste migliore, che è quella politica, liberaldemocratica…) che questa situazione è organica al sistema in cui lui crede e ne è proprio la conseguenza diretta e inevitabile.
E tutto ciò provoca in lui (e in tanti come lui) una sorta di corto circuito interno, come è ovvio che sia. E a quel punto, non potendo o non riuscendo a mettere in discussione le sue idee (soprattutto perché dovrebbe mettere in discussione anche se stesso) dirotta completamente la rabbia che in qualche modo ha accumulato in altre direzioni.
Insomma, in questo sistema lui ci starebbe a meraviglia (è chiaro che sto semplificando…) se soltanto le donne la smollassero di più. Ma non gliela smollano, deve faticare parecchio anche lui per sudarsi la pagnotta e la cosa lo disturba assai.
A un certo momento più o meno casualmente incontra qualcuno (cioè noi) che gli da una possibile spiegazione del perché non gliela smollano facilmente, ma lui non riesce ad accettarla. Scrive, polemizza, si incazza, ci da dei bacchettoni cattocomunisti che rifiutano il confronto perché non sono in grado di reggerlo e se ne va. Ma continua a seguirci. Ritorna, ripolemizza e se ne va di nuovo. Forse.
Io invece lo invito a restare, sinceramente, perché credo che un piccolo, magari piccolissimo, dubbio in lui si sia ricavato una nicchia…
E in fondo,questo va detto, ci ha dato l’opportunità di affrontare temi interessanti e di approfondire alcuni argomenti.

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Pappagallus Merdaceus 11:45 am - 6th maggio:

Beh, Fabri, si, convincente. Non so se l`amico Albert davvero e`cosi`, pero`e`plausibile. Ne conosco diversi che fanno come dici tu. Sono convinti che “se ti impegni sarai premiato”. Riescono a ricavarsi una nicchia nel sistema in cui sopravvivono, e risolta la sopravvivenza pensano all`accoppiamento. Pensano: io sopravvivo bene, cio`na posizzione, cio`ppure li sordi, quindi mi basta mettere il becco fuori e trombo come un ricco…pardon, come un riccio. Amare delusioni una dietro l`altra, dubbi, insicurezze. E magari l`inizio di un cambiamento. Di una consapevolezza. La mia, ma credo la nostra consapevolezza, e`questa: complessivamente gli uomini, in occidente, non contano un cazzo, e sono loro a dover fare una guerra di liberazione, alle donne, al sistema, al capitale.
NON sono le donne che si devono liberare, sono LE DONNE, femministe in testa, i sottufficiali di un sistema tirannico. Vajelo a spiega` a `sti pori cristi.
Ma sono sempre meglio dei maschiopentiti. Ne conosco uno, un caro amico, per altro, che casualmente da posizioni istintivamente vicine alla QM da quando si e`sposato e`passato a ripetere come un pappagallo tutta una serie di luoghi comuni da castrato, e, ahilui, e`diventato pure “sinistro” da berlusconiano che era (brrrr…): e le donne poverelle guadagnano di meno, e le donne poverelle subiscono ovunque, e le donne poverelle subiscono i femminicidi, e tu Pappagallus hai una deriva misogina, mi preoccupi, e`solo perche`non trombi, e`solo perche`non te la danno, e`solo perche`…e mi porta esempi ridicoli, tipo “l`Italia e`un paese maschilista perche`…mi socera porta l`acqua al tavolino a mi socero”. Inutile dire che ovviamente non ammette che goccia a goccia la moglie, molto dolce e gentile ma costante, l`ha plagiato. Avrei preferito fosse rimasto berlusconiano.Povero stronzo anche lui, gli voglio bene, ma e`per colpa di idioti cosi`che siamo in un mare di merda. La cosa interessante e`che anche questo mio amico quando ancora non era diventato un maschiopentito ed era proberlusca si atteggiava a paladino delle libere sorti e progressive di un sistema che “se ti mpegni ce la fai”. Lui, vedendo probabilmente che non era vero e che non gliela smollavano, ne`la paga ne`la fica, ha ripiegato sul matrimonio e sul maschiopentitismo da accatto. Speriamo che avvicinarsi alla QM di sinistra non faccia ad Albert lo stesso effetto. Io torno a rotolare nella merda, ciao a tutti.

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fulvio terzapi 2:04 pm - 6th maggio:

sui blog americani ho trovato la parola “coreogamia” per descrivere la sessualità maschile, deriva dal greco kores (=ragazza) e implica che gli uomini sono portati per istinto a trombarsi il maggior numero di donne in età fertile.
solo che questo comportamento viene stigmatizzato nella nostra società, mentre la tendenza femminile ad accoppiarsi con il maschio dominante (ipergamia) viene meglio tollerata.
Per cui Berlusconi che va con le tipe giovani è un porcaccione, le varie Gregoraci che si sposano con il Briatore di turno sono donne che realizzano il loro legittimo sogno di trovarsi il principazzurro.

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Albert 5:47 pm - 8th maggio:

@Fabrizio

Non ci hai preso, con me non ci hai proprio preso.

Mi scrivi che sarei uno di quanti “hanno creduto e credono in questo sistema” (?????)

Ma quando mai???http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

Io sono molto + critico di te, se proprio vuoi, a proposito dell’attuale assetto economico italiano e mondiale, decisamente + critico di te, anche perché non sto solo a farmi problemi di donnine acide, mi interessa molto di più il fatto che l’Italia sta andando economicamente a puttane, sta precipitando nella miseria, con milioni di famiglie che non mettono + insieme pranzo e cena!

Io non definisco più il mondo attuale “capitalismo”, ma semmai “neo-feudalesimo”.

NEO-FEUDALESIMO, dove 100 persone al mondo detengono l’80% delle ricchezze, a prescindere dal merito.

Oggi hai banche e finanziarie alla Goldman Sachs che hanno sparso nel mondo derivati e titoli spazzatura per 20 volte il PIL mondiale, e per “rifarsi”, coi loro lacchè alla Mario Monti, devono derubare i risparmiatori con manovre, patti di stabilità, ecc., per sbolognarli ai fessi.

E gli amministratori di quelle banche, malgrado siano i responsabili della crisi, dai mutui sub-prime in poi, SONO SEMPRE LI’, la politica è troppo debole e vigliacca per rimuoverli!

Tu parli di liberismo, ma il vero liberismo e capitalismo consisterebbe nel rimuovere le imprese inefficienti, in base a regole di efficienza e redditività

E invece più i dirigenti delle grandi banche fanno cazzate, in combutta con i capi di governo dalla Merkel, a Monti, ecc., più restano lì!

Idem per le grandi multinazionali, i cui managers sono lì anche se fanno cazzate immani, e tra superbonus, superstipendi e superliquidazioni, hanno remunerazioni di migliaia di volte superiori a quelle dei lavoratori, e totalmente sganciate dal merito.

Senza parlare delle loro elusioni fiscali colossali, che permettono appunto di operare triangolazioni tra vari paesi, trasferendo utili esentasse in vari paradisi fiscali, mentre in Italia una PMI è tassata anche al 70%!

Semmai io sarei su posizioni molto simili a quelle di Paolo Barnard, http://paolobarnard.info/docs/programma_memmt_orig.pdf
altro che credere in questo sistema.

Il punto semmai è proprio questo.
Le tue analisi economiche sono vecchie, scusa la franchezza, Fabrizio, ma con Marx oggi non vai da nessuna parte.

Ecco perché le ho criticate.

Tu puoi criticare l’ideologia femminista, o neo-femminista, e ciò è OK per me, ma è INUTILE che tu venga qui da me ad appiccicarci Marx, come sarebbe inutile che un fascista o un musulmano, o un cattolico integralista mi tirassero in ballo le loro convinzioni per usarle per criticare il femminismo.

Ciascuno può criticare il femminismo dal suo angolo visuale, ma NON può pretendere di farne uno schema assoluto, come fai tu.

Piuttosto, più praticamente, vediamo semmai di unire le forze per attaccare le cazzate che la cultura femminista di oggi propone.

Poi, se tu hai voglia di scrivere sempre un sacco di roba, quando devi rispondere a me, non posso farci nulla, poi sfido che ci metti 5-6 ore!
E’ un problema tuo.

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Albert 6:53 pm - 8th maggio:

@Fabrizio

Cmq, non vedo perché tu non possa tranquillamente tenerti le tue convinzioni in tema “economico”, e io le mie, nessuno ti costringe a pensarla come me, né devi per forza “convertirmi”.

Io sono convinto che il femminismo, o neo-femminismo, come movimento culturale, o ideologia, o filosofia, sia SGANCIATO da un preciso sistema o organizzazione economica, come può essere il capitalismo.

E credo di averlo dimostrato: il femminismo non è affatto funzionale al capitalismo, perché dare troppo potere alle donne significa diminuire i profitti, significa dare spazio a rivendicazioni (più tempo per maternità, cure dei figli, ecc.) che sono ANTITETICHE alla logica del profitto spinto che domina oggi nelle grandi multinazionali, con sedi produttive in Cina, dove la gente lavora 15 ore al giorno, e donne e uomini vengono addirittura separati.

E infatti il femminismo è combattuto aspramente anche da sistemi economici ultra-capitalisti e ultra liberisti, ma dittatoriali, come fu il Cile di Pinochet e dei “Chicago boys”, e non solo da URSS, Cina, ecc.

Quindi semmai il femminismo si lega bene , come cultura diffusa, a stati di stati di tipo “liberal-democratico”.

Idem per quanto riguarda le religioni, le filosofie, ecc.
Il cristianesimo, o l’islamismo, o il buddismo, ecc., a quale sistema economico sono “funzionali”?

Risposta: a nessuno di preciso, perché hanno storicamente dimostrato di potersi diffondere in QUALSIASI sistema economico o politico, dal feudalesimo, al capitalismo, al socialismo.

Puoi trovare sostenitori di un cattolicesimo ultra-conservatore e reazionario, alla mons. Lefebvre e altri di un cattolicesimo di tipo “teologia della liberazione” di ispirazione marxista.

E trovi gruppi evangelici di destra e di sinistra anche negli USA e in America Latina.

Quindi, se devo dire che le donnine acide dicono cazzate, e si inventano il “femminicidio” o altre paranoie, come hai scritto giustamente sopra in questo tuo articolo che posso senza problemi approvare e quotare, te lo dico senza necessità di dover tirare in ballo il collegamento col sistema produttivo e il capitalismo. (?)

Così come te lo direi ugualmente se tu fossi un cattolico preoccupato per la distruzione dei “valori familiari” operata dal femminismo.
Magari a me importerebbe poco dei valori familiari, e della famiglia tradizionale, però non potrei che approvare al 100% la tua analisi sopra, dove esamini i dati, il numero di morti, ecc., per demistificare questa menzogna culturale.

Poi, se vuoi darti alla politica, e arrivare a prendere voti con la lotta al capitalismo attuale x mezzo della lotta la femminismo, auguri!
Ma la vedo dura….http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif

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Rino 7:09 pm - 8th maggio:

Commento questo di Albert
>>
E credo di averlo dimostrato: il femminismo non è affatto funzionale al capitalismo, perché dare troppo potere alle donne significa diminuire i profitti, significa dare spazio a rivendicazioni (più tempo per maternità, cure dei figli, ecc.)
>>
Da alcuni anni negli USA le FF hanno superato i MM in termini di occupazione. Eppure a me non sembra che il capitalismo USA sia in crisi.
La maternità non è un ostacolo all’occupazione femminile nei settori “confacenti” alle polarità femminili. Né oggi né ieri.
Ad esempio nel tessile le FF sono entrate in massa ancora nell’Ottocento. Vi erano funzionalissime.
Il trend è senza fine. Se la maternità fosse un limite, una zavorra anticapitalistica, resterebbe da chiedersi perché banche e assicurazioni private siano ormai feudo femminile (oltre ovviamente al settore pubblico)
Persino i più piccoli artigiani – se e quando hanno bisogno di un impiegato – assumono …una impiegata.
Che peso può avere la maternità come limite al rendimento se i figli per donna sono 1,2 ?
Uno e qualcosa in tutta la vita.
E anche per quel poco, viene sacrificata la professione per la maternità o la maternità per la professione?
Il femminismo è più che compatibile con il sistema.
La femminilizzazione ne è addirittura un prodotto diretto, inevitabile, consustanziale.
Ed è il sostrato materiale di tutto quel che sta succedendo.
RDV

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Rino 8:18 pm - 8th maggio:

Vedo ora su Repubb.
Il termine “mascolinismo” è di Marco Faraci, 1997.
Queste non qualificabili femministe giocano sporco che di più non si può. Fingono di non sapere che appena dopo gli anglosax ma ben prima dei francesi…
vennero gli italiani.

http://www.repubblica.it/rubriche/parla-con-lei/2013/05/08/news/gli_uomini_scoprono_il_mascolinismo-58358263/?ref=HREC2-13

RDV

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Tiziano 9:24 pm - 8th maggio:

Roberto Micarelli: —

Non la pianta, le radici. La pianta è il neofemminismo. Neofemminismo è femminismo reale, implementazione

**************************
A mio parere sono le stesse sia le radici che la pianta.
Ma al di là di questa personale e differente visione, resta il fatto che il femminismo, fin dalle sue origini, non ha mai ricercato la cosiddetta (utopistica) ‘parità’, ma la supremazia sugli uomini, quindi il potere assoluto.
A questo si aggiunga che già nel diciannovesimo secolo, tale ideologia conteneva i germi della misandria, passati dalle trisnonne alle nonne, dalle nonne alle madri, dalle madri alle figlie… (figlie che ora li trasmetteranno alle future figlie).

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Fabrizio Marchi 10:05 pm - 8th maggio:

Albert,

Albert, sai cucinare?…

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Pappagallus Indignatus 10:31 pm - 8th maggio:

Presumo che discutere con Albert di funzionalita`del postfemminismo all`interno del capitalismo serva come a un Testimone di Geova entrare a San Pietro a fare proseliti. Non ci crede, non legge quello che gli si scrive, e` de coccio; fortunatamente e`dalla nostra parte come alleato e tanto basta. Pero`Albert, vedi che non sei molto saggio a volerci convincere che Marx lo dobbiamo lasciar perdere…perche`non usi la tua vis polemica per andare a zittire le streghe nei forum femministi? Li` ce n`e`sempre bisogno…le vere castronerie le sparano loro, non noi. Buon lavoro…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif

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Fabrizio Marchi 11:12 pm - 8th maggio:

Pappagallus Indignatus,

Sì, è vero, è un pò autistico…

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Roberto Micarelli 11:56 pm - 8th maggio:

“Quindi, il femminismo si sviluppa là dove c’è un sistema diciamo liberaldemocratico borghese, mentre è combattuto dai sistemi totalitari, di DESTRA ma anche di SINISTRA.
Ecco perché, volendo proporre un’analisi rigorosa, mi sembra che il terreno di crescita del femminismo (neo o vetero) non sia tanto legato al sistema economico, quanto alla libertà politico culturale che quel sistema permette o meno.” (Albert)

Io credo che il femminismo e più in generale l’egualitarismo, siano la giustificazione morale per la gestione del potere occidentale, stante il fatto che ogni sistema per mantenere il consenso popolare ha bisogno di nemici da combattere. Qualsiasi nemico va bene, la scelta della giusta causa si basa sull’opportunità. L’adozione da parte dei centri di potere atlantici, che sono centri di potere economico finanziario, dell’ideologia femminista, è secondo me, fino a quanto il laboratorio cinese non mi smentirà, una coincidenza storica, risultato di un insieme complesso di cause tra le quali in primo luogo c’è l’evoluzione verso una civiltà della tecnica. Non c’è dubbio però, secondo me, che questa coincidenza abbia in sé una determinazione che va ben oltre la casualità storica.
Non voglio farmi interprete del suo pensiero, ma credo che Fabrizio si riferisca alla componente determinabile del sodalizio storico tra capitalismo finanziario occidentale e femminismo. Tuttavia, trovo che fra la tua posizione e quella sua ci possano stare più punti di contatto che di divisione.

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Roberto Micarelli 12:05 am - 9th maggio:

Ovviamente sopra quando ho scritto dell’egualitarismo di potere, mi riferisco al fallimento della triade uguaglianza libertà fraternità, quindi a un falso egualitarismo, deformato in un atteggiamento di facciata il quale più che di cercare l’uguaglianza si sforza di giustificare la diseguaglianza, in modo da renderla compatibile col principio. Ed è il caso delle falsificazioni statistiche pro-female gestite dai centri di potere, per giustificare politiche di genere impari.

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Roberto Micarelli 12:33 am - 9th maggio:

Tiziano: **************************
A mio parere sono le stesse sia le radici che la pianta.
Ma al di là di questa personale e differente visione, resta il fatto che il femminismo, fin dalle sue origini, non ha mai ricercato la cosiddetta (utopistica)‘parità’, ma la supremazia sugli uomini, quindi il potere assoluto.
A questo si aggiunga che già nel diciannovesimo secolo, tale ideologia conteneva i germi della misandria, passati dalle trisnonne alle nonne, dalle nonne alle madri, dalle madri alle figlie… (figlie che ora li trasmetteranno alle future figlie).

Secondo me tra una ideologia e un potere costituito che la rappresenta c’è una grande differenza che impone l’adozione di un nuovo termine. Inoltre ritengo che questo sia il confine tra la critica condivisa al femminismo e l’inizio di proposte politiche, che devono inquadrarsi in un contesto più ampio e ridurre l’ambiguità nella comunicazione. Purtroppo oggi c’è ancora chi, se dici che sei anti-femminista, pensa che vuoi togliere il voto alle donne. Questo succede perché la parola femminismo copre un intervallo storico troppo ampio, e serve un termine che si riferisca con maggiore precisione all’oggi.

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Albert 7:15 am - 9th maggio:

@Fabrizio

Ma che domanda fai? (sai cucinare?)
ma che vuol dire?
Cos’è? Il massimo del tuo spirito?

Ma vedo che qui dentro Marx è una sorta di divinità intoccabile, siete fermi ai dogmi e alle formulette anni ’70, quando il mondo è andato avanti, e se vi degnaste di girare il mondo, magari andando in Slovenia, Croazia, Serbia, Russia, Ungheria, Polonia, Rep. Ceca, ecc., vi ridono dietro se glielo citate, loro che lo hanno provato per decenni e decenni.

E vedo che nessuno è in grado di ribattere alle osservazioni (anche perché non avete idea di cosa si sta parlando) che ho fatto circa l’assetto attuale NEOFEUDALE , con saldatura del grande capitale finanziario con il potere degli stati occidentali e con le grandi multinazionali, e con la devastazione finanziaria e i derivati che intossicano l’economia, e che ci tocca pagare con “manovre” che stanno distruggendo l’economia.

Anche perché io, a differenza di chi si fa le seghe mentali, ho a che fare con gente che perde il lavoro, e che deve pensare a campare, non alle seghette mentali.

Rino poi scrive che il capitalismo USA non è in crisi.
Si vede che non hai la minima conoscenza dei dati che lo riguardano!
Il capitalismo USA è in iper-crisi, gli USA hanno ben 14 trilioni di dollari (= 14.000.000.000.000. di dollari) di debito pubblico, metà del quale in mano alla Cina, che può permettersi di tenere fabbriche in cui la gente deve lavorare 15 ore al giorno, senza che nessuno dica niente, perché fa comodo a molti, anzi a troppi.

Inoltre, tu non consideri la fondamentale differenza che esiste tra USA ed Europa: negli USA le donne NON godono delle garanzie di mantenimento del posto di lavoro in caso di maternità, ecco perché un datore di lavoro americano può benissimo assumere una donna, con formule contrattuali flessibili, e poi licenziarla se rimane incinta.

Io parlavo del capitalismo EUROPEO, in cui si sono create forme di tutela del lavoro femminile che riducono i profitti aziendali, e ciò è innegabile.

Fabrizio è incazzato con me perché gli ho dimostrato che le sue formulette da assemblea anni ’70 fanno acqua da tutte le parti.

La migliore definizione di Marx l’ha data Andrea De Carlo, nel suo grande romanzo “Due di due”, dove fa dire al suo personaggio Mario:
“Guido continuava a leggere libri, lavorava alle sue opinioni in base ai dati che raccoglieva e in base ai suoi istinti. Un giorno mi ha detto che Marx gli sembrava un inventore di gabbie per le idee; che nei suoi scritti c’era lo stesso spirito dogmatico e perentorio della religione cattolica. Ha detto: “Sono formule, è per questo che hanno successo”http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

E infatti in Italia ha sempre funzionato il catto-comunismo, e non a caso molti passavano dall’oratorio e dalla parrocchia alla sezione di partito.

A me spiace se ho rotto il tuo giocattolino, Fabrizio, e ora sei arrabbiato con me come i bambini quando qualcuno gli rompe i giocattoli.

Però a me le formulette e i “massimi sistemi” mi lasciano molto perplesso, per non dire peggio.

Ma direi lo stesso se qualcuno tirasse in ballo Freud, per spiegare il femminismo.

Magari qualche psicoanalista direbbe che le femministe sono ferme ad uno stadio narcisista, hanno l’invidia del pene, magari il complesso di Edipo, e magari che la paranoia sul “femminicidio” nasconde una omosessualità latente, come accade ai paranoici.

Può darsi sia vero per alcune di loro, ma generalizzare sarebbe pericoloso, perché poi ti direbbero che sono gli uomini ad essere immaturi ed insicuri, ad avere le “sindromi di Peter Pan” e altre vaccate.

Ma cmq., se uno vuole usare le formulette si accomodi.

Intanto qui la gentile signora Cancellieri, a quel che leggo, sta preparando il “braccialetto elettronico” a chi molesta le donne, mentre voi vi trastullate con le seghe mentali, le gentili signore e i maschietti zerbini preparano la gogna per il genere maschile.

Perché poi, alla fine, ha ragione CACCIARI, la sinistra italiana sa solo parlare, e non fa una mazza!
Cacciari giustamente rideva quando Bertinotti, nel 2008, diceva che non avevano preso voti perché non “volantinavano le fabbriche”.

Volantini?
Ma quali? Oggi la gente usa le mail e internet!

Fabbriche?

Ma quali? Le stanno chiudendo e delocalizzando tutte!

ah ah ah!

Sì, va bè, divertiamoci con Marx, che siamo tutti contenti…

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Fabrizio Marchi 8:38 am - 9th maggio:

Albert,

Albert, sinceramente, non ho neanche finito di leggere il tuo post (veramente)…
Mi sembra evidente che sei qui solo per una sorta di competizione intellettuale; non dai un vero contributo, anzi, non lo dai affatto.
Perché tu lo faccia non lo so, posso provare ad immaginarlo e anche a trovare delle risposte, ma francamente non è proprio all’apice, diciamo così, dei miei interessi.
Si sta ripetendo pari pari lo stesso copione dello scorso anno quando, dopo un po’ di batti e ribatti con il sottoscritto, ci hai tacciati di cattocomunismo (credo che qui non ce ne sia neanche uno…a parte il fatto che non sarebbe una vergogna…), cosa che stai riproponendo anche ora, hai sbattuto la porta (e hai fatto bene, se non avessi detto che ti abbiamo cacciato noi…) e te ne sei andato continuando ad imprecare che non accettiamo (o io non accetterei) il confronto perché non ci sentiamo all’altezza. Ricordo anche un “bignamino” che facesti sulla “teoria del valore” di Marx sostenendo (e avevi sicuramente, in parte, ragione) che era una teoria superata, che io lasciai cadere.
Ora siamo esattamente allo stesso punto. Probabilmente è un periodo che non hai un cazzo da fare, allora decidi di venire qui e di ingaggiare per qualche tua personale ragione (che dovresti indagare dal punto di vista psicologico) una sorta di competizione filosofica con il sottoscritto e ora anche con Rino, peraltro senza capire una beata minchia di ciò che lui stesso voleva dire. Perché è evidente che quando scrive che in USA il capitalismo non è in crisi non si sta riferendo alla crisi economica in atto ma al fatto che l’ingresso massiccio delle donne nell’organizzazione produttiva e in generale nella società americana (e il potere che hanno conquistato) non solo non ha messo in discussione il sistema capitalistico e le sue strutture (o sovrastrutture…) politiche, culturali ecc. ma anzi lo ha addirittura rafforzato.
Per quanto riguarda il sottoscritto, hai deciso di fargli indossare il vestito del marxista ortodosso (che ovviamente non sono), ma sarebbe fiato e inchiostro sprecato cercare di convincerti che così non è. Ma poi, a che pro?
Che senso ha tutto ciò?
Se ti rispondo (anche con post relativamente articolati) mi dai del relitto vetero marxista inservibile e bocciato dalla storia, a prescindere. Se non ti rispondo mi dici che non sono in grado di reggere il confronto. Che devo fare? Non ho nessuna alternativa se non quella di darti ragione, come si fa con i fessi…
Ribadisco, non posso perdere tempo in una polemica, o meglio in una pseudo competizione da ring-blog con te o con chiunque fosse. Se fossi pagato per questo potrei, tutto sommato, anche farlo, ma così non è.
Quindi, che dirti, caro Albert, se hai tempo da perdere, perdilo, oppure se lo hanno altri da perdere con te, lo perdessero.
Peraltro ti ha risposto anche Pappagallus ma non te lo sei cagato di striscio perché nel tuo misero (lasciatelo dire) setaccio, tu devi misurarti con i “capi”, oppure con quelli che tu ritieni alla tua altezza, con l’obiettivo di sconfiggerli dialetticamente e dimostrare a te stesso che sei bravo, anzi, più bravo degli altri…Gli altri, anche quando sono intelligenti e preparati come Pappagallus (e ti assicuro che lui lo è perché lo conosco personalmente ed è uno che la testa sui libri l’ha messa, anche se sceglie di esprimersi in quel suo particolarissimo modo…) non li prendi neanche in considerazione, perché il tuo obiettivo è solo quello di dimostrare che saremmo degli sprovveduti, e naturalmente devi farlo partendo dalla “testa”…
Insomma, alla fin fine sei una sorta di “troll”, come si usa dire (io neanche me ne intendo di gergo di rete…), un disturbatore, uno “sfascista” oppure, al contrario e/o al contempo, uno che deve darsi un’occhiatina dal punto di vista psicologico. Perché, scusa la franchezza, uno che gira per i blog a fare quello che fai tu, secondo me non sta proprio benissimo…Voglio dire: una persona relativamente sana il suo tempo lo impiega in altro modo. O sbaglio?
P.S. sì, il “sai cucinare” era una battuta che tu non puoi capire (non perchè sei scemo, sei “autistico” ma non sei scemo…) ma perchè non eri presente quando è stata fatta più volte da un nostro amico. E io l’ho ripresa…
Comunque fregatene, non è rilevante…hai cose più importanti a cui pensare…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Albert 10:30 am - 9th maggio:

@Fabrizio

No, guarda, io di tempo da perdere non ne ho proprio.

Ti/vi ho proposto di unire gli sforzi, in quanto uomo, per combattere le iniziative deliranti che stanno venendo fuori in questi giorni, a prescindere dal fatto che uno sia marxista, o cattolico, o freudiano, o liberale, ecc.

Sei tu, e non io, che ne hai approfittato per darmi addosso, solo perché – e l’ho voluto onestamente ed educatamente mettere in chiaro – non condividevo (per quanto mi riguarda, poi se per te è importante continua pure) l’idea di insistere sul collegamento capitalismo-femminismo.

Se poi io sono uno che “non sta tanto bene”, un “troll”, ecc., bene, vorrà dire che la tua battaglia te la farai solo con quelli come te, contento te.

Oltre tutto si vede subito che sei tu, e non io, a voler litigare e cacciarmi, perché io ho elogiato questo post, ad esempio, e i dati numerici che espone, ho cercato ciò che ci potrebbe unire anche se la pensiamo diversamente su alcune cose..

Quindi si vede che sei tu a voler a tutti i costi isolarmi e cacciarmi.
Aggiungo poi un’altra cosa, l’ultima.
Hai capito benissimo che non sono né un disturbatore (troll), né uno che fa polemica inutile, perché lo scorso anno, ad esempio, avevo postato molte volte, prima che sorgesse quella diatriba sul marxismo, il valore, ecc., e sai benissimo che provengo da un percorso “di sinistra” dei tempi scolastici, non sono un cyberteppista.

Quindi poco ci vorrebbe per te a dire: “La pensiamo diversamente su varie cose, però ci possono essere obiettivi comuni.”

E invece vuoi insistere per creare separazione e distanze, insistendo con ironie e dileggi.

Contento te…

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Rino DV 12:54 pm - 9th maggio:

Papagallus:
>>
Presumo che discutere con Albert …fortunatamente e`dalla nostra parte come alleato e tanto basta
>>
E’ ciò che conta.
Siamo dalla stessa parte del fronte. Non importa concordare sulle analisi e sulle prospettive del …dopo-vittoria…
Andiamo avanti come il CLNAI, con liberali e comunisti, repubblicani e democristiani insieme.
Come Mao e Chang Kai-shek: intanto cacciamo i giapponesi…
Poi si vedrà (chi vivrà vedrà).
RDV

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armando 1:20 pm - 9th maggio:

Albert,

A proposito di capitalismo, liberaldemocrazie e femminismo:
A mio parere non si deve restringere il concetto di capitalismo a sistema che ricerca il massimo profitto immediato punto e basta.Sarebbe ridurlo a poco e non vedere che, seppure ovviamente miri al profitto, lo fa a lungo termine e per questo, tanto più oggi, necessita di penetrare in ogni ganglo della società, dalla cultura fin dentro la psiche delle porsone. Il capitalismo postmoderno, che alla fine coincide in pratica con postmodernità, o come direbbe Barcellona, con la postumanità, muta in profondità tutte le concezioni antropologiche passate, che erano condivise indipendentemente dai sistemi sociali ed economici. J. Camatte parlava di antropomorfosi del capitale, e del fatto che la sua penetrazione in ogni ganglo della vita fa si che il soggetto stesso si percepisca come capitale, e da quì la sua definizione, contraddittoria ma efficace di comunità/capitale. Dunque, dal dominio “formale” del passato, si è passati al “dominio reale”, che, si badi bene, è perfettamente compatibile con ogni assetto economico.
L’antropologia, dunque: il capitalismo post moderno, globalizzato, finanziarizzato e consumista, necessita molto più che in passato, di individui senza storia e memoria storica, sradicati, privi di struttura, di identità, “liquidi”, direbbe Baumann, e perciò perfettamente manipolabili e indirizzabili là dove vuole per perpetuare e ciclo di riproduzione allargata del capitale.
L’individuo indifferenziato e omologato è perfettamente coerente con quelle necessità. Da questo punto di vista il femminismo e le Gender Theory sono pienamente funzionali a quella distrutturazione del soggetto. Non maschio e non femmina, non padre e non madre, o meglio l’uno e l’altro perchè intercambiabili in ogni funzione e perchè privi di connotazioni di genere. Ma non solo il femminismo è funzionale al postcapitalismo. Lo sono anche tutte quelle concezioni per le quali l’individuo è un ente astratto che esiste a prescindere dalla comunità in cui è cresciuto e dalle relazioni di cui ogni vita è intessuta. Costoro non capiscono, ad esempio, l’importanza fondamentale della filiazione, del nascere (e dell’essere cresciuti) cioè da un uomo e da una donna, per la costituzione della sua stessa identità. E non capiscono che, al di là delle contingenze storiche che ne hanno stravolto il senso, è questo il senso più profondo del matrimonio. Da quì il grande favore per la fecondazione artificiale eterologa, per donne single, da quì il favore verso quella tragica pantomina che è il matrimonio gay e peggio ancora le adozioni gay. Per tutto ciò non occorre essere credenti, basta avere senso critico rispetto alla realtà e forse addirittura basta il buon senso.
La disattenzione a questi problemi è massima, sia da questa parte del mondo, sia in quei sistemi che si pretendono diversi, che saranno si contrari al femminismo così come si è smaccatamente affermato da noi, ma che alla lunga ne saranno anch’essi colonizzati culturalmente. Il motivo di tale disattenzione sta, sempre a mio parere, nel fatto che non esiste più, nemmeno da loro, un sistema simbolico forte di riferimento (e tale non può essere una visione economicista o politicista della società). Un sistema simbolico ancora forte è quelllo che fa riferimento ad esempio all’Islam, indipendentemente dalle critiche alla struttura politica, mentre non lo sono le società africane animiste (o ex tali) che infatti sono state letteralmente distrutte dalla penetrazione del capitale.
Non può non porsi allora, anche se la risposta è soggettiva, la domanda se un tale sistema simbolico forte può esistere senza riferimento religioso, domanda che implicitamente chiama in causa anche il marxismo non in quanto mirabile analisi della società capitalistica, ma in quanto sistema filosofico e concezione antropologica che, magari in ombra ai tempi in cui è vissuto, ora emerge alla luce con più chiarezza circa i suoi esiti. Credo che questo sia il senso anche di quella famosa lettera al PD dei cosìdetti marxisti ratzingeriani (Barcellona, Tronti, Vacca e Sorbi) del novembre 2011 che infatti è rimasta inascoltata. Anzi peggio, perchè le vicende degli ultimi mesi dimostrano come la colonizzazione della modernità abbia da una parte emarginato ormai del tutto l’ala ex PCI che su queste cose era quantomeno guardinga (meritoriamente) e dall’altra sia penetrata anche nell’ala cattolica di quel partito. Ovviamente inutile parlare di Sel o dei 5 stelle a cui non viene neanche in mente alla lontana che la loro concezione antropologica sia esattamente quella del nemico che dicono di combattere, il Capitale.
armando

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Fabrizio Marchi 1:28 pm - 9th maggio:

Albert,

Albert, a me che tu venga da “sinistra “ (con le virgolette o senza) o da “destra” (idem come sopra…) non me ne può fregare di meno. Qui ci sono persone con idee e formazione politiche e culturali diverse (a volte, anche molto diverse) che convivono serenamente. Certo, non tutte aderiscono al movimento perché per aderire bisogna condividerne i presupposti, come è giusto che sia. Ma questo è un altro discorso che non ha nulla a che vedere con la possibilità di dare il proprio contributo.
A me interessa l’atteggiamento con cui ci si pone e il tuo non mi piace proprio, devo essere sincero, perché lo trovo spocchioso, arrogante, fondamentalmente dispregiativo (e a poco serve dire che si condividono alcuni articoli…) e pieno di supponenza che è parente stretta dell’ignoranza, la quale a sua volta è (spesso) parente della saccenteria.
Segui un tuo ragionamento senza curarti di ciò che ti rispondono gli altri. Per l’ennesima volta hai fatto l’ennesima tiritera sui paesi dell’est vessati dal comunismo come se qualcuno di noi avesse tessuto l’elogio di quei regimi. Ti si risponde argomentando ma tu insisti a testa bassa, come un pugile suonato o un mulo il cui orizzonte è solo quello che riesce a vedere con il suo paraocchi.
Riproponi il mantra del sottoscritto dipinto come un marxista dogmatico integralista quando è evidente anche ai più inveterati anticomunisti che così non è. Sputi su Marx con la stessa boria e la stessa furia iconoclasta con cui le femministe sputano su Hegel. Ti esprimi, sia nella forma che nel contenuto come se avessi la verità in tasca.
Albert:” Ma chi cazzo ti credi di essere?” Prima di criticare (ho detto criticare, non sputare) sui grandi classici del pensiero, è necessario fare un grande bagno di umiltà, concetto a te sconosciuto.
E ora veniamo al punto così forse (ho detto forse…) riusciamo a chiarire il punto di ordine teoretico” che sembrerebbe starti tanto a cuore e magari chiudiamo pure questa ridicola polemica.
Io non sono un marxista ortodosso e integralista per le seguenti ragioni:
1) Considero il marxismo come una filosofia e solo in parte come una scienza. E già questa equivale ad una bestemmia per i marxisti ortodossi.
L’approccio marxiano (ho detto marxiano, non marxista, e come tu ben sai, c’è una differenza sostanziale) è senz’altro di tipo scientifico, per quanto riguarda l’analisi del capitalismo dal punto di vista dei suoi meccanismi di produzione e di autoriproduzione. E questo è universalmente riconosciuto da quasi tutti i pensatori, fermo restando, ovviamente, le inevitabili trasformazioni date dal contesto storico, dal tempo, dalle scoperte scientifiche, dal modificarsi e dall’implementarsi di tutti quei fattori che determinano la trasformazione stessa di un qualsiasi contesto. Per fare un esempio fra i tanti (così rispondo anche a quel tuo post di un anno fa che lasciai volutamente cadere), è evidente che la teoria del valore marxiana risulta in parte obsoleta, perché è ovvio che il valore di una merce non può più essere determinato solo o prevalentemente dalla quantità di lavoro socialmente necessario a produrla perchè intervengono tanti altri fattori che all’epoca in cui Marx scriveva, non esistevano o comunque non erano presenti in modo significativo. E’ ovvio, ad esempio (così restiamo ai temi di cui ci occupiamo in questa sede) che Marx non poteva prevedere (perché non era un Dio ma “solo” un grandissimo pensatore come se ne contano pochi, a quel livello, nella Storia) la funzione che una particolare tipologia di “merce”, quale è ad esempio la sessualità, avrebbe assunto, in queste proporzioni e in questi termini, all’interno della società capitalistica stessa (società industriale avanzata, oggi del tutto sovrapposta al capitalismo e alla “tecnica”), nè quali meccanismi avrebbe prodotto al suo interno. E’ altrettanto evidente che la sessualità è una “merce” che non necessita di una tot quantità di lavoro necessaria a produrla per la semplice ragione che esiste di per sé ma, come sappiamo (anche se tu non sei d’accordo) è sottoposta prima di ogni altra merce (senza virgolette) alle leggi del mercato, cioè a quelle del valore di scambio e del valore d’uso (oggi potremmo aggiungere anche altre forme di valore, ma lasciamo perdere…). In una qualche misura lo stesso discorso si potrebbe fare per altre tipologie di merci, ivi incluso il denaro, ma il discorso si allungherebbe troppo. Ciò detto (torno al principio del ragionamento), Marx è in parte uno scienziato sociale (le cui scoperte scientifiche sono soggette, come ripeto, alle inevitabili trasformazioni e quindi devono necessariamente essere aggiornate ed eventualmente accantonate, qualora si rivelassero superate) ma è anche un filosofo. Ora dovremmo aprire un dibattito INTERMINABILE (se mi paghi sono disposto a farlo, non scherzo…) se la presunta scientificità (vera o falsa) del marxismo sia contenuta nella sua filosofia o se sia stata una libera interpretazione o una forzatura dei marxisti. A mio avviso entrambe le cose. Non c’è alcun dubbio, per come la vedo io, che il positivismo abbia influenzato (negativamente) i marxisti, a cominciare dal primo in ordine di importanza, cioè Engels, conferendo al marxismo stesso un carattere di scientificità che a mio parere in effetti in parte aveva, ma solo in parte, per lo meno per quelle che sono le mie conoscenze dirette (e qualche libro di Marx l’ho aperto anche io, come te…). Ritengo che in larga parte sia stata operata una forzatura dettata da ragioni politiche contingenti e cioè dalla necessità della socialdemocrazia dell’epoca di dotarsi di un impianto dottrinario, appunto di tipo scientifico, che fosse in grado di costituire un apparato filosofico e dottrinario molto solido. E un simile apparato non può che essere fondato su presupposti scientifici o addirittura naturali (oggi il capitalismo ha la pretesa di fondarsi su presupposti naturali, non a caso si parla di “capitalismo sive natura”, parafrasando Spinoza). E non è un caso che il materialismo storico di Marx sia stato trasformato proprio da Engels (e poi da Bucharin) in materialismo dialettico, dove le leggi dialettiche del materialismo storico vengono applicate alla natura. Errore a mio modestissimo parere, di gravi proporzioni.
Al contempo, forse proprio a causa di questa vera o presunta scientificità, l’opera di Marx e soprattutto il marxismo successivo, è in qualche misura impregnata di una sorta di messianesimo di tipo escatologico, anche se secolarizzato.
2) Sono un sostenitore della dialettica, come noto, ma non nella sua accezione deterministica, bensì solo come principio di relazione fra opposti. In altre parole non sono né hegeliano né marxiano da questo punto di vista, e non credo affatto che il processo dialettico porti necessariamente ad una sintesi (Hegel mi avrebbe collocato tra i “fichtiani”, cioè tra i sostenitori di un “cattivo infinito”), né tanto meno che questa sintesi conduca sempre e comunque ad “equilibri” più avanzati rispetto ai precedenti.
3) Non credo che la religione in quanto tale sia una forma di alienazione. Lo è nella misura in cui questa si traduce, come è storicamente avvenuto e come in larga parte avviene ancora, in uno strumento dell’oppressione di classe e della sua perpetrazione nonchè come categoria della “intrasformabilità” (o, se si preferisce, della impossibilità della trasformazione) della realtà o peggio ancora, come rimozione della propria condizione reale (terrena, per dirla con un linguaggio più vicino a chi si occupa di queste tematiche…). Fuori da questo, non c’è alcun dubbio, per quanto mi riguarda, che il sentimento religioso e/o spirituale che si intreccia profondamente con la domanda di senso, con la necessità di una risposta al “mistero”, con l’interrogativo metafisico, con l’angoscia del dubbio, esista né più e né meno come esiste l’acqua calda, anche laddove fossero risolte tutte le cause materiali (intendendo con queste non solo quelle materiali in senso stretto) che determinano l’alienazione.

Io mi fermerei, per ragioni di tempo. Il discorso sarebbe ovviamente lunghissimo.
Ora mi hai (e mi sono…) costretto a fare un “bignamino” anche abbastanza “poverello” (né potrebbe essere altrimenti) delle ragioni per cui non sono OGGETTIVAMENTE un “marxista ortodosso”. Aggiungo che dopo Marx sono infinite le scuole marxiste che hanno dato un contributo notevolissimo allo sviluppo ulteriore del pensiero marxiano. Non entro nel merito, per ovvie ragioni…
Ciò detto, la mia personale riflessione è andata ben oltre la tradizionale deducibilità storica e sociale delle categorie. Ho tentato di spiegartelo ma non ci sono riuscito e credo proprio che non ci riuscirò mai. Quello che ho fatto è stato quello di trovare i nessi che esistono fra queste e questioni di ordine ontologico (la famosa annosa questione della relazione fra natura e cultura).
Ora, devo essere onesto, trovo che tutto ciò non porti a nulla, per una semplicissima ragione, e cioè che qui se c’è un dogmatico chiuso alla categoria della possibilità”, questo sei proprio tu.
In ogni caso, come ti dicevo, non ho tutto questo tempo materiale da dedicarti. Se dovessi fare la stessa cosa con tutti, starei fresco, come si suol dire…
Ora, ti chiedo un’ultima cortesia. Non ricominciare a parlare dell’URSS, della Bulgaria o dell’Albania. Te lo chiedo per favore. Sono d’accordo con te. Ti è chiaro? Bene.
Ultimissima cosa: NON MI ROMPERE PIU’ I COGLIONI. Se vuoi dare un contributo, dallo, ma senza polemizzare o competere con il sottoscritto, perché io non ne ho proprio voglia.
Invece di incaponirti con noi vai a sfogare, come diceva giustamente Pappagallus, la tua vis polemica (e competitiva) sui siti femministi, e LASCIACI LAVORARE.

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Roberto Micarelli 1:34 pm - 9th maggio:

Albert: Sei tu, e non io, che ne hai approfittato per darmi addosso, solo perché – e l’ho voluto onestamente ed educatamente mettere in chiaro – non condividevo (per quanto mi riguarda, poi se per te è importante continua pure) l’idea di insistere sul collegamento capitalismo-femminismo

Non sarebbe meglio scrivere “sul collegamento imperialismo-femminismo”, per sintetizzare?

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Pappagallus Indignatus 2:08 pm - 9th maggio:

Fabrizio Marchi, tranquillo che se la gente non mi si caga e gioca a fare la superiore non me ne frega piu`di tanto. Sapessi quante volte mi sono divertito (soprattutto con le donne, la verita`, che quanto a boria sono davvero superiori a noi…) a lasciare di stucco la gente che pensava avessi davvero la prima elementare solo perche`scrivo e parlo come un contadino incazzato. Quanto a te, Albert, non posso aggiungere altro a quello che ha detto Marchi. Non ti piace il Marxismo? Chi se ne frega, in teoria vista l`entita`della battaglia da affrontare non e`nemmeno essenziale…ma che senso ha venire in un sito di sinistra e fare di tutto per “convertirci”? Allora sei uso andare anche sui siti Quemmisti ultracattolici a spiegare loro che le crociate erano orribili? Caro Albertone, guarda che davvero risulta evidente una cosa…io saro`rozzo, ma tu hai la piu`totale ignoranza dei meccanismi sociali, ed e`molto, molto, MOLTO GRAVE. Lo dico nel TUO interesse, e poco conta che, come credo, io sia molto piu`giovane di te. Chissa`.Probabilmente appena incontri una donna a cui piaci le sbatti subito in faccia la porta senza che nemmeno apra bocca dicendole “Ehi, ma guarda che io sono Quemmista e antifemminista eh!”. Come dire, Albert: sembri fatto apposta alle volte per farti odiare, sembri fatto apposta per far diventare comunista pure un miliziano della X MAS. Mi raccomando, adesso riattacca (con Marchi, per carita`, io non sono degno di partecipare alla tua mensa…) con la solita pappa che tu sei stato in Polonia e hai visto le fabbriche dell`est…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif

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Fabrizio Marchi 2:08 pm - 9th maggio:

“Sei tu, e non io, che ne hai approfittato per darmi addosso, solo perché – e l’ho voluto onestamente ed educatamente mettere in chiaro – non condividevo (per quanto mi riguarda, poi se per te è importante continua pure) l’idea di insistere sul collegamento capitalismo-femminismo” (Albert)
Evita di fare la parte del “santarellino” perché non lo sei affatto. Hai ripetutamente risposto in modo insolente più o meno palesemente. Se tu lo faccia apposta o faccia parte del tuo carattere non lo so e non mi interessa.
Per come la vedo io, anche il solo “sputare” in modo così irriverente, come tu fai, su un grande classico del pensiero suscita in me un sentimento di grande fastidio. Guarda che se lo avessi fatto su Aristotele, Sant’Agostino, Spinoza, Kant o Hegel sarebbe stata la stessa identica cosa. Guarda caso però (si fa per dire…) lo fai con Marx. Non riguarda solo te, sia chiaro (e neanche questo è un caso). Nessuno, ma proprio nessuno, “sputa” o ha mai sputato su Platone, lo stesso Aristotele, Descartes, Kant, Locke, Schmitt, Heidegger, e via discorrendo con la stessa veemenza e lo stesso livore con cui si sputa su Marx. Perfino su Nietzsche non si sputa (né io l’ho mai fatto…). Solo con Marx c’è questo livore (e talvolta su Hegel). Solo su di loro si vomita, e si vomita di tutto. Solo con Marx ci si “spertica” per dimostrarne la sua inattualità, la sua obsolescenza (come se gli altri a lui precedenti fossero più attuali…).
Un caso? Non credo proprio. Evidentemente il filosofo di Treviri è ancora troppo scomodo e il suo messaggio (ho detto il messaggio…) ancora troppo dirompente. La possibilità che il suo “spettro” possa tornare ad aggirarsi fra noi, genera ancora una discreta angoscia.

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Pappagallus Indignatus 2:23 pm - 9th maggio:

Ancora, caro Albertone, sottolineo ulteriormente l`invito: hai una ottima abilita`polemica, USALA. MA NON QUA. Sei come un cane da guardia che morde i suoi familiari: sarebbe molto piu`utile se facesse la ronda al recinto e mordesse chi cerca di entrare. Vai a fare incazzare le femministe: sei bravissimo a tirare fuori il peggio dalla gente, non e`necessariamente un male, ma e`un talento che va usato; sei quello che nei vecchi partiti si definiva “Il Provocatore”, si usava apposta per fare andare fuori di testa gli avversari nei cortei, nei comizi, finanche in guerra, e attaccarlo. Hai presente quando in guerra si attirano i nemici su un terreno favorevole ?… li provochi con un piccolo contingente. Loro ti seguono, e magari tu sai gia`che hanno un comandante focoso e ambizioso, ma non sono pronti alla battaglia.Tu si, e li massacri, e sei pure legittimato moralmente perche`appare come se avessero iniziato loro. BRAVO! HAI CAPITO. Esattamente quello che fanno una miriade di donne coi loro mariti idioti: gli fanno credere che comandino loro, poi si ribellano ad arte per farli incazzare e farsi tirare uno schiaffo, cosi`poi sono legittimate a lasciarlo in mutande e buttarlo per strada. Siccome e`proprio ora di ritorcerglieli contro questi giochini, suvvia Albert: vai all`attacco, il talento ce l`hai, non lo sprecare coi tuoi alleati. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif

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Pappagallus Indignatus 2:42 pm - 9th maggio:

Fabrizio Marchi,

Per quanto riguarda Marx, sappiamo tutti bene che e`l`unico che si e`degnato di dire e ripetere “Io non sono marxista”, sottolineando che nel momento stesso che usi i suoi scritti come il Corano li stai vanificando.
E comunque.
Fa un poco rabbia anche a me vedere che la gente pretende di criticare Marx come se ne fosse all`altezza… chi sa chi pensano di essere, questi signori. Vorrei dire a costoro che si sentono tanto colti e intelligenti: scrivete prima decine di opere che siano lette da popoli interi e pesantemente incisive sulla realta`, fondate due o tre associazioni che riuniscano assieme milioni di persone, modificate la storia nel bene come nel male e solo allora potrete criticare nel merito gente come Marx, o come Hegel, o anche Nietzsche. I giganti sono giganti a prescindere, non sono mostri sacri intoccabili perche`sono belli, ma perche`concretamente hanno dimostrato di essere molto piu`intelligenti del 99% di chi li attacca.

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Tiziano 5:58 pm - 9th maggio:

Roberto Micarelli: —

Secondo me tra una ideologia e un potere costituito che la rappresenta c’è una grande differenza che impone l’adozione di un nuovo termine. Inoltre ritengo che questo sia il confine tra la critica condivisa al femminismo e l’inizio di proposte politiche, che devono inquadrarsi in un contesto più ampio e ridurre l’ambiguità nella comunicazione. Purtroppo oggi c’è ancora chi, se dici che sei anti-femminista, pensa che vuoi togliere il voto alle donne. Questo succede perché la parola femminismo copre un intervallo storico troppo ampio, e serve un termine che si riferisca con maggiore precisione all’oggi.

*************************************************
Questo è un altro discorso: ossia, se per motivi strategici si sceglie di coniare un nuovo termine, allora il discorso può pure essere (parzialmente) condivisibile. Quello che io non condivido è semplicemente una credenza diffusa anche fra diversi ‘quemmisti’, ovvero che il femminismo delle origini fosse sostanzialmente ‘buono e giusto’, nonché alla ricerca della ‘parità’ con gli uomini, e che solo negli ultimi decenni si fosse imbastardito.
Mentre così non è, nella maniera più assoluta.

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