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29 gen 2015  |  1 Commento

Isabella, la Lupa di Francia

Isabella, la lupa di Francia

Fumetto pubblicato da Mondadori nella collana Historica, Gennaio 2015,

Autori T.Gloris /M.Gloris / J. Calderon, introduzione di Sergio Brancato

Mi è recentemente capitato per le mani uno splendido fumetto a sfondo storico pubblicato da Mondadori nella collana Historica.

Non sono un recensore professionista, solo un veterinario di provincia che sin da infante si è dilettato nella lettura di diverse opere di letteratura – molte delle quali erano fumetti.

Non che pretenda che questo mi elevi –semplicemente avverto il lettore che quanto segue è semplicemente un insieme di impressioni di uno come lui – un  lettore appunto – , più che una reale recensione.

Il fumetto narra – riassumiamo – le gesta politiche e personali della regina Isabella di Francia, vissuta a cavallo dei secoli XIII e XIV, figlia del re Filippo il Bello – colui che bruciò i Templari. In tutti i sensi.

Non sono uno storico e non ho valutato la reale rispondenza  storica di quanto riportato, a lume di naso, ed in base a quanto rammento delle mie letture storiche,  il fumetto sembra aderente alla realtà storica, e qui spero che chiunque si occupi di storia professionalmente o meno possa confermare  o meno) quel che scrivo.

La nobildonna viene presentata come una bellissima, spregiudicata, accorta governante che  si fa strada in un mondo patriarcale per affermare se stessa e la propria prole. E ci riesce, nonostante le difficoltà che affronta: un mondo totalmente (?) dominato da soli (?) maschi, in cui il di Lei principale avversario si rivela essere proprio suo marito, Edoardo II Plantageneto, sposato senza amore e per ragion di stato, dipinto come un essere meschino oltre che non propriamente maschio (era omosessuale, molto probabilmente, e nel fumetto ricorre a peculiari artifizi anali per potere ingravidare la propria pur avvenente consorte).

Da amante dei fumetti, e in particolare di quelli storici, il giudizio di pancia che do dell’opera è assolutamente positivo.

Disegni a dir poco evocativi, colori fantastici, realtà storica presentata in maniera suggestiva, dialoghi intelligenti e maliziosi allo stesso tempo, un fumetto a dir poco da leggere tra le righe. Ed è un complimento.  L’ho  letteralmente divorato in poco tempo, rimanendo peraltro sorpreso da quanto  gli autori siano riusciti ad interpretare in maniera attraente diverse tematiche moderne, come l’omosessualità. E incredibilmente attraente risulta, peraltro, anche la regina Isabella per come viene presentata, non solo bella, bellissima e sensuale, ma anche sveglia, scaltra, dominante, capace di vincere  nonostante gli ostacoli che le si frappongono. Ostacoli?

Qui casca l’asino.

Gli autori volevano probabilmente omaggiare la temperie culturale politicamente corretta degli ultimi anni, quella, tanto per dire,  in cui la Michelle Obama si sente una donna libera,  emancipata e rivoluzionaria perché si mostra  a volto scoperto e in pantaloni in un paese musulmano.  O come le Femen, le rivoluzionarie foraggiate da uno degli individui più reazionari mai apparsi sulla terra,  che si introducono un crocefisso nell’ano in piazza San Pietro e pretendono in automatico di innescare la liberazione del genere umano (e primariamente di quello femminile, ci mancherebbe…).  Come dire, l’arroganza di creature privilegiate presentata  come atto rivoluzionario.

 Ora, chi scrive, nonostante sia questa la prima cosa che correrà alla mente di qualche ottenebrato, non ha simpatie vetero reazionarie, gli è che non posso fare a meno di notare come a una massa di ciarpame pseudo rivoluzionario e in realtà assolutamente reazionario negli ultimi anni si vanno ad aggiungere anche opere di carattere, diciamo così, storico – divulgativo volte a rileggere la realtà.

Rileggere la realtà storica, per quanto si tratti di un fumetto, usualmente è una operazione pericolosa. E lo è in più sensi. Soprattutto se non si riescono a tacere determinate realtà. Realtà che trasudano fra le righe e le vignette comunque, a prescindere dalle legnate politicamente corrette che il lettore si deve sorbire ovunque.

Nell’ introduzione di Sergio Brancato, infatti, che vi invito a leggere (come tutta la graphic novel che, ripeto, merita) , si ripete, pure in maniera equilibrata, velata e intelligente, il mantra della donna sempre oppressa. Oppressa senza se e senza ma.

E dell’uomo sempre privilegiato senza se e senza ma – a prescindere dall’ appartenenza sociale.

Questo, ovviamente, anche in un fumetto ambientato nel medioevo. Il mantra della regina che si fa da sé nonostante il mondo protervo dominato da maschi, maschi che hanno solo diritti e non doveri, e se la godono alle spalle delle povere donne, a prescindere se sono  servi della gleba o nobili.

E se la regina si fa da sé, per così dire, va da sé che si insinui  che per lei scalare alle vette del potere risulti molto più difficile che per il semplice servo della gleba maschio – ça va sans dire.

L’opera si apre con una frase che fa a dir poco rimescolare il sangue.

Mentre il Maestro Templare Jaques de Molay arde sul rogo per volere del padre della protagonista, Filippo  il Bello di Francia, ( riflessione a margine: ma come, non bruciavano solo streghe a quei tempi?),  la povera oppressa nobildonna Isabella pensa fra sé e sé: “ In questo mondo essere donna è un fardello”, e poco sotto rincara la dose: “ Essere regina è un tormento”. Il tutto, perché, ahi lei, il padre le ha imposto di sposare un gay (Edoardo d’Inghilterra) per motivi dinastici. E la poveretta, sostanzialmente, non … fa sesso. Almeno, come si deve. Peccato poi che poco dopo non si faccia problemi a farsi l’amante, così come le altre nobildonne che popolano il fumetto.  Il che non sarebbe necessariamente un male, sia chiaro, se non fosse presentato per forza come chissà qual forma di redenzione da chissà quale orrendo fardello.

Le insoddisfazioni sessuali di una nobildonna medievale possono essere ben paragonate alle sofferenze di altro tipo che il Medioevo non ha risparmiato a nessuno. E sottolineo a nessuno.

Vorrei  averlo io il tuo tormento, quello di essere regina, cara Isabella. Un vero e proprio martirio, accidenti.

Il fumetto è però indicativo, perché come dicevo, nonostante le intenzioni fa intravedere una realtà ben diversa da quella  che si pretenderebbe.

Andando a riassumere, si nota bene, anzi molto bene, come, nonostante le lamentele , la regina e le nobildonne del fumetto, per quanto sia loro pro forma e in qualche modo precluso il pieno potere , arrivino sempre e comunque a fare quel che vogliono, come prendersi amanti, ad esempio. E non è un caso che una volta colti in fallo, guarda caso, la pena per essere andati a letto con delle nobildonne sia a dir poco tremenda per gli amanti maschi, letteralmente squartati vivi, e solo molto dura per le nobildonne, rasate e rinchiuse in una torre. Andava davvero così? Non lo so, ma inviterei gli autori, i traduttori e i commentatori, se il loro fumetto aveva un intento politicamente corretto oltre che artistico (cosa su cui scommetterei la pelle ma è un dato che mi limito ad insinuare) a rivedere i loro protocolli. Troppe crepe, diciamo così.

Crepe che risultano dei veri canyon se consideriamo poi che il fumetto non risparmia scene di guerra e decapitazioni, dove guarda caso  si vedono ben poche donne  andare al macello. Uomini privilegiati che godono a farsi scannare, oltre che bruciare? Ben strana specie, quella umana, se ammette questo nei suoi pattern sociali. Davvero.

A leggere fra le righe, nemmeno tanto, l’opera suggerisce di una nobiltà medievale assolutamente onnipotente, e questo a prescindere dal genere di appartenenza, e tutte le altre classi sociali relegate in un angolino, pura massa di manovra. E da macello.

Differenza sostanziale che balza agli occhi è quella in cui alle femmine umane di parte nobiliare è riservato il pro forma di non apparire come decisori. Ma è un semplice apparire, appunto: di fatto fanno quello che vogliono. E influiscono pesantemente su tutto. La stessa Regina Isabella appare né più né meno come una capricciosa, feroce e amoralissima tiranna, la dove poi a posteriori le sue scelte vengono –sapientemente, occorre   dire – presentate come una necessità.

Se la brava Isabella manda alla  tortura e alla prigionia della gente è perché proprio non poteva farne a meno.

Se fa impiccare “l’unico uomo che abbia mai amato”, Mortimer, ci mancherebbe, è perché lui l’ha tradita, il cattivaccio, figurarsi. Non perché, molto più realisticamente si è liberata di uno che non le serve più.

Come sarà andata la Storia vera?

Se poco prima fa strangolare (non si sporca le mani, manipola un uomo, suo parente, per farlo – vi dice nulla?)una sua rivale nobildonna, una di quelle che in un modo o in un altro aveva contributo a smascherare perché si era fatta un amante (piacere che, povera stella, ovviamente non si risparmia neanche lei poche paginette dopo), ovviamente lo fa perché è una eroina che fa le stesse cose dei maschi e deve vivere in un mondo dominato da maschi.

 Quegli stessi maschi che appena possibile, al minimo fallo, finiscono impiccati, decapitati, bruciati. O macellati in guerra come tacchini. Tutte cose che notoriamente capitavano anche alle donne, per carità – ma io personalmente sarei curioso di sapere in quali reali proporzioni. Vedete, cari lettori – sarò sciovinista (e non lo sono), ma a me risulta che i vari Jaques de Molay, Jan Hus e Savonarola fossero un poco di più  di numero che non le Giovanne d’Arco. Eppure si parla normalmente di roghi di streghe. Va là, gli stregoni non sono mai nemmeno esisititi. Sembra.

Ma via, sono solo i deliri di uno sciovinista.

 Io credo, personalmente e semplicemente, che in questa rilettura della storia, per quanto qui ed ora si parli solo di un fumetto, ci sia qualcosa che non vada. E per rilettura intendo qualcosa di generale.

Ora, invito tutti voi a leggere il fumetto in questione, e se possibile ad esprimente un giudizio.

Forse, dico forse, l’intento degli autori non era solo di creare qualcosa di bello e politicamente corretto. Vedete, io sono, oltre che sciovinista, anche un illuso, un po’ come quel tizio che pensò di leggere nel Principe del Machiavelli un documentario che mostrasse quanto realmente grondassero di sangue certi allori. Probabilmente non era vero, non del tutto, ma le opere di vero genio, abitualmente, si prestano a molteplici letture.

Specie tra le righe.

E chissà che anche T.Glors, M.Gloris, J. Calderon (e il signor Brancato) non volessero dire qualcosa in più rispetto a ciò che sembra.

Se poi pensiamo che determinate letture storiche potrebbero non solo essere circoscritte al periodo storico che concretamente rappresentano…

Avete presente  l’Adelchi del Manzoni?

Non solo sciovinista, accidenti. Anche illuso e naif.

Sono incorreggibile.

Un po’ come tutti quelli che nonostante i propri evidenti  difetti , cercano di osservare la sostanza e non la scorza.

Chi lo sa, forse i veri oppressi, quando sono tali, non hanno mai e davvero nessuna reale possibilità di influire in niente, e i loro nomi non appaiono da nessuna parte.

Chi lo sa: forse, dico forse, a prescindere dalle vulgate comuni e dalle leggi scritte, occorrerebbe anche vedere quel che realmente accade in un determinato contesto.

Chi sa che magari i problemi e gli scontri e le oppressioni nell’umanità non avvengano su basi prevalentemente diverse dal genere – che so, la classe sociale, per esempio. Hai visto mai.

E hai visto mai che nel presentare una rilettura totale della storia in un dato senso non ci sia qualcuno che provi in realtà a creare una guerra tra poveri. Maschietti contro femminucce.  Una temperie culturale reazionaria presentata come progressista.

Hai visto mai – il classico Divide et Impera. Non si è mai visto nella storia, eh – sia chiaro. Il mio è complottismo puro.

Chissà cosa ne penserebbe Isabella, Regina e figlia del Bel Re di Francia, di  quel che sto scrivendo. .La regina dei complotti.

Io so solo che se potessi scegliere,non nascerei maschio. 

Nascerei Isabella. Figlia di Filippo il Bello re Di Francia.

E nel Medioevo.


1 Commento

Daniele2 2:51 pm - 29th gennaio:

Vabbé, questo è il minimo, ormai va così. È lo spirito dei tempi, secondo cui il più sfigato dei maschi sarebbe comunque più fortunato della più fortunata delle femmine, anche fosse una regina.

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