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10 apr 2014  |  10 Commenti

Il femminismo sbarca in Rwanda

“Dopo il genocidio – recita l’articolo – la partecipazione femminile alla vita politica e sociale è cresciuta in maniera esponenziale. E il Ruanda è diventato il primo paese al mondo in cui le donne hanno la maggioranza in parlamento”.

Si considera a priori come positivo il fatto che il Parlamento di un paese sia composto in maggioranza da donne o governato da donne.

Naturalmente ci sarebbe molto da dire anche perché non mi pare che in piena era femminista le donne che hanno governato negli ultimi venti/trent’anni in Europa e nel mondo, dalla Thatcher alla Merkel, dalla Rice alla Clinton, dalla Lagarde alla Timoshenko fino alla più modesta Fornero e via discorrendo, abbiano marcato chissà quale differenza (la chiamano “specificità di genere”…) dai loro colleghi di sesso maschile né tanto meno si siano contraddistinte per politiche economiche e sociali che abbiano trasformato significativamente lo stato delle cose se non in negativo.

La conservatrice Rice (e prima di lei la Thatcher..) e la “progressista e femminista” Clinton sono due guerrafondaie di stato che teorizzano la guerra imperialista e neocoloniale come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. La Timoshenko è una golpista finanziata dalla CIA che non si è fatta scrupolo di portare i neo nazisti ucraini al governo pur di conquistare il potere. La Lagarde e la Merkel si trovano in quella posizione perché incaricate di applicare le politiche economiche antisociali, impopolari e classiste dell’FMI, della BCE e dell’ UE. La Fornero…va bè…che ve lo dico a fare…

Ma la questione che volevo segnalare, nel caso specifico, è un’altra.

Il motivo per cui il Parlamento rwandese è composto per la maggior parte da donne è fondamentalmente dovuto ad una ragione di ordine demografico.  Infatti a restare vittime della guerra civile e del terribile genocidio che ha sconvolto il paese, sono stati prevalentemente gli uomini, di qualsiasi età.  E’ per questo che il Rwanda è oggi popolato per il 70% da donne.

Questo “particolare” viene ovviamente sottaciuto, sia perché il mantra ideologico politicamente corretto deve sostenere che sono sempre le donne le prime vittime di ogni guerra (anche quando e laddove è palesemente vero il contrario), sia perché si deve celebrare lo sbarco del femminismo, sia pur adattato e contestualizzato alla realtà del continente africano, addirittura nel Rwanda.

Nell’attesa che arrivi (speriamo proprio di no…) un nuovo Bokassa o un nuovo Amin, questa volta in gonnella, che smentiscano ciò che del resto hanno già smentito la Thatcher, la Rice e la Clinton ( e tante altre nella storia, da sempre), e cioè il luogo comune in base al quale la guerra (la violenza) è sempre, solo e soltanto maschile.


10 Commenti

Pappagallus sibirikus 8:17 pm - 10th aprile:

Articolo fantastico, e ho detto tutto. Presto si tornera` a morire come le mosche, che sia terza, quarta o sedicesima guerra mondiale, o seconda guerra fredda, o quel che volete; e come al solito moriranno molti, ma molti piu`uomini che donne. E ci verranno a celebrare i nuovi olocausti come olocausti femminili. Almeno finche`qualcosa si spezzera`, e si spezzera` davvero, dentro e fuori di noi.

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armando 8:48 pm - 10th aprile:

Anche lo tsunami è sessista e maschilista. Dopo lo tsunami del 2005, ci fu un articolo, mi pare su Repubblica o sul Manifesto, che sottolineava nel titolo che la maggioranza delle vittime era costituito da donne e bambini. Naturalmente era così perchè quella era la composizione demografica di quelle popolazioni e le vittime prese in percentuale la rispecchiavano, com’era ovvio che fosse. Invece quell’articolo insinuava che le donne fossero vittime designate anche dello tsunami, tanto per alimentare il vittimismo e il senso di discriminazione. Tutto fa brodo, insomma, e tutto viene usato in un senso ben preciso.
armando

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cesare 9:14 pm - 10th aprile:

Articolo fantastico è dire poco perché tace su un particolare che illumina di una luce terribile questa vicenda di “riscatto” femminile e rende paradossale questo articolo di celebrazione della presenza di una maggioranza di donne nel parlamento ruandese.
Di che si tratta? Si tratta della signora Pauline Nyiramasuhuko ministro delle Politiche Femminili al tempo del genocidio in Ruanda. La ministra delle Politiche Femminili ha fatto politica eccome! è stata infatti fra i protagonisti principali del genocidio. Riconosciuta dopo un processo durato dieci anni come l’autorità che ha ordinato gli stupri e i massacri è stata condannata all’ergastolo.
Questo articolo è un esempio perfetto di disinformazione perché tace sul fatto che il riscatto delle donne ruandesi è dall’atroce responsabilità di genere che la donna ministro proprio delle Politiche Femminili sia stata mandante non solo di un genocidio ma degli stupri di massa e delle modalità particolarmente efferate con cui furono uccisi centinaia di migliaia di suoi concittadini.
Persino Adriano Sofri fu costretto suo malgrado a versare qualche lacrima a causa della Pauline: addio per sempre al salvifico e immacolato genere femminile naufragato con la ministra femminista in un mare di sangue e di violenze sessuali.
Quanto al parlamento ruandese con questo tipo di gentil sesso presente in parlamento al 70% francamente gli starei così alla larga, ma così alla larga da cambiare continente.

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Silvio Altarelli 9:27 pm - 10th aprile:

Vi segnalo che il femminismo in Ruanda esisteva già prima del genocidio e vi ha partecipato attivamente

http://www.centriantiviolenza.eu/comunicazionedigenere/femminista-condannata-per-genocidio/

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Fabrizio Marchi 10:00 pm - 10th aprile:

Silvio Altarelli,

Sì, la conoscevo già questa vicenda, Silvio, il titolo dell’articolo voleva essere metaforico…Comunque grazie della segnalazione http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Michele Serra 10:14 pm - 10th aprile:

“Dopo il genocidio la partecipazione femminile alla vita politica e sociale è cresciuta in maniera esponenziale…”
Sembrerebbe, da una frase così, che il massacro di buona parte del genere maschile, tale da lasciare le donne in netta maggioranza, sia una tappa necessaria per il progresso dell’umanità…

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Daniele 11:52 pm - 10th aprile:

Basta evidenziare che le femmine non sanno creare partiti femminili, non sanno fare gruppo, non sono portatrici di idee originali e rivoluzionarie: sanno solo scimmiottare malamente gli uomini e parassitare l’esistente (maschile).
Alla faccia della “superiorità femminile”.

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Fabrizio Marchi 8:29 am - 11th aprile:

Michele Serra,

In realtà, secondo me, caro Michele, c’è sempre una sorta di rimosso, che è quello che caratterizza tutte le posizioni assunte dal femminismo e dal politically correct nel suo complesso.
Voglio dire, stiamo parlando del Rwanda, dove è successa una tragedia, a dir poco, un genocidio con milioni di morti, per la maggior parte maschi, una delle protagoniste di questo genocidio è stata una donna (insieme ad altri uomini e donne, sia chiaro, come sempre accade, del resto…), e tutto viene dimenticato, come per “magia”. Un paese si ritrova quasi senza uomini ma questo non viene preso in considerazione neanche come dettaglio. Qualsiasi giornalista che si rispetti, dovrebbe indagare, cercare di capire i risvolti, scavare nel passato, cercare le cause e le ragioni delle cose. Nulla. Perchè quello che conta, la “notizia” che deve essere “sparata” è che il Rwanda (quindi non gli USA o un qualsiasi paese europeo) è il primo paese al mondo ad avere un Parlamento composto in maggioranza da donne. E questo proprio perchè il vero obiettivo dell’articolo è quello di dire:”Guardate! In un piccolo e arretrato paese africano le donne sono la maggioranza della classe dirigente, e invece nei nostri avanzatissimi, evolutissimi, civilissimi e liberalissimi paesi, le donne ancora sono discriminate, non hanno la stesse opportunità di accesso alle cariche pubbliche ecc. ecc. ecc….”. E allora, vai con le quote rosa (anche questo fa parte del non detto dell’articolo…)…

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cesare 9:15 am - 11th aprile:

Se voi foste il 20% della popolazione mondiale
a detenere l’80% delle risorse come oggi accade, vi trovereste di fronte nientedimeno che l’80% della popolazione mondiale che ritiene legittimo riprendersi l’80%.
Domanda:
1) preferireste avere partiti, parlamenti, ministeri, università, ecc. in mano ad una maggioranza di uomini o di donne?
2) costruireste una scala valoriale a definire progresso ogni misura atta a insediare donne nella macchina del comando?
3) vi preoccupereste di costruire una visione del mondo dove le masse maschili sono il male e quelle femminili sono il bene?
4) a chi dareste in mano l’educazione pubblica dei giovani maschi?
5) chi sarebbe più facilmente vostro alleato nella politica di conservazione degli attuali squilibri?
6) dice nulla questo parlamento in maggioranza di femministe nel paese dove lo sfruttamento delle risorse locali da parte del 20% è ad un livello tale da alimentare divisioni e guerre fino al genocidio di un popolo?

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armando 2:15 pm - 12th aprile:

Credo però sia necessaria una riflessione più approfondita, e proprio a partire dal genocidio in Ruanda.
Scriveva Erich Neumann “Ogni qualvolta l’io maschile è sopraffatto dagli
istinti sessuali, aggressivi o di potenza, o
da qualsiasi altro tipo d’istinto, si può riconoscere
la dominanza della Grande Madre. È
lei che governa gli istinti dell’inconscio, che
regna sugli animali. Il padre terribile fallico è
solo un suo satellite e non un principio maschile
di pari rango.”
Mi sembra che le stragi ruandesi e la modalità con cui si sono svolte illustrino bene in concreto quel concetti di Neumann. La ministra era una delle mandanti, ma gli stessi maschi assassini hanno testimoniato di essere incitati dalle mogli a portarre a casa il “bottino” quotidiano.
Ora, non è un caso che tutte le grandi civiltà e le grandi culture e le grandi religioni siano state fondate da maschi. Il motivo è che il femminile è “natura” e il maschile è “cultura”- O meglio le donne sono più degli uomini vicini all’elemento natura e gli uomini viceversa. Ciò significa che quando il maschio sottovaluta l’elemento spirituale o culturale e diventa preda dell’istinto incontrollato, fatalmente si subordina psichicamente al femminile, anche se magari si esprime come machismo violento, il quale è solo la mascheratura di una idolatria inconscia del femminile, come aveva capito anche DH Lawrwnce.
Ogni ideologia materialista produce quindi, nel lungo periodo, un fatale declino del maschile, nonchè dei canoni culturali. Si tratta, a mio parere, di un vero e proprio suicidio psichico maschile di massa. Il Ruanda con la sua violenza scatenata ne è stato un esempio eclatante, ma succede anche in altro modo e in altri paesi. Ad esempio in Sudamerica o nell’Europa dell’Est, nei quali un machismo malinteso porta gli uomini a disinteressarsi dei figli, e quindi al formarsi di famiglie monogenitoriali al femminile a cui fatalmente corrisponderà in futuro anche una corrispondente dominanza sociologica- Non è per caso ma l’esito di quel processo che Argentina, Cile, Brasile, vedono donne al vertice dello Stato.
Anche in Occidente si sta verificando qualcosa di analogo attraverso altre strade, quelle della Tecnica. Pietro Barcellona sosteneva che la pretesa della scienza e della tecnica di risalire in modo esaustivo alle origini della vita, costituisce una re-biologizzazione delle concezioni del mondo. Ma ciò, diceva, significa eliminazione dello spazio della storia e delle narrazioni culturali, cioè dello spazio politico e religioso nel quale l’umanità ha tentato di rispondere alle domande di senso che ne sono parte costitutiva. Spazi maschili, simbolicamente ed anche concretamente. Ne discende che, poichè scienza e tecnica sono essenzialmente maschili, anche questo fenomeno rappresenta una forma di suicidio maschile di massa. Il massimo di tecnologia si coniuga col massimo di regressione psichica verso un mondo deculturizzato (nel senso che dicevo sopra). Questo è il paradosso a cui ne segue un altro. Poichè scienza e tecnica hanno raggiunto il loro apice quando il capitalismo utilitarista, materialista e antimetafisico si è affermato come assetto socio/economico “naturale” ed è stato eternizzato, se ne deduce che esso è tutt’altro che maschilista, misogino sessista etc. etc., ma proprio l’opposto, e cioè quell’assetto che nel lungo periodo vede il maschile perdente e subordinato al femminile.
armando

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