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08 set 2010  |  75 Commenti

Femminicidio o maschicidio?

Si parla sempre della violenza contro le donne. Ogni omicidio o altra violenza contro le donne, raccontati dai media con morbosa enfasi, diventa sempre occasione per mettere il genere maschile sul banco degli imputati. “Gli uomini odiano le donne“. A sentir parlare questi tromboni, pare chissà quale carneficina contro le donne stia accadendo in Occidente! Roba da WWF per la salvezza di una specie in via di estinzione ;-)

Ma per fortuna non è così. Le donne non rischiano affatto l’ “estinzione”, anzi sono più numerose degli uomini e mediamente campano quasi 10 anni in più degli uomini(84 anni contro 75 anni degli uomini).
Ma quante sono le donne che vengono uccise in Italia ogni anno “per mano maschile”? Vedendo i dati Istat tra il 2002 e il 2006 e facendo una media, vediamo che il numero medio di donne ammazzate ogni anno è 160, di cui 20 da altre donne.

Dunque, 140 è il numero medio di donne ammazzate da uomini. Dato allarmante, certo, ma non tanto per poter affermare che la “prima causa di morte delle donne italiane è la violenza maschile”(1).E comunque di uomini ammazzati ne sono oltre 500.
Quindi:
Per ogni donna ammazzata, vi sono almeno 3 uomini ammazzati. 

E ogni 4 morti ammazzati, 3 sono maschi.(Rapporto EURES-ANSA)(2)

Ciò significa che la “violenza maschile” uccide più uomini che donne. (3)

Tra l’altro non tutte queste 140/150 donne morte ammazzate mediamente ogni anno, lo sono state per motivazioni di “violenza di genere”(cioè ammazzate da ex mariti mollati e spennati o da ex fidanzati che non si sono dati pace della rottura non voluta del rapporto), ma anche per circostanze inerenti alla criminalità(ad es. rapine) . Ma ammettiamo pure che tutte queste 140-150 donne ammazzate mediamente ogni anno da mano maschile lo siano state in circostanze di “violenza di genere”, ciò non  dimostra affatto i vari dogmi femministi sulla violenza maschile.

Tra l’altro è assolutamente disonesto e cinico ostentare ed esibire(come fanno le femministe e simili), queste donne ammazzate dai loro ex, al fine di avvalorare questa assurda tesi sessista e femminista secondo cui gli uomini “odiano le donne” e che quindi le ucciderebbero per poter consolidare e riaffermare su di esse il “potere patriarcale e maschile”.

Perchè se si prova a fare una valutazione un pò imparziale e meno superficiale, si scopre che le prime vittime, in senso numerico, a seguito di una rottura di un rapporto sono proprio gli uomini.

Infatti tutti parlano delle donne ammazzate dai loro ex, ma nessuno parla degli uomini che si suicidano a seguito della rottura non voluta del rapporto e di tutti i disagi e umiliazioni che ne conseguono. Se si guardano i dati, si vede che, in Occidente, il suicidio è un male maschile, cioè è molto più diffuso tra gli uomini che non tra le donne.

E tra le principali cause di suicidio, oltre alla perdita(o mancanza) di lavoro(4), figura certamente quella sentimentale, cioè il non aver retto al dolore subito dall’abbandono della moglie(o fidanzata) e talvolta dalla conseguente umiliazione e disagio, in caso di divorzio, di vivere senza casa e/o di non poter rivedere i figli.

Ogni anno, in Italia, mediamente, secondo i dati Istat, si suicidano circa 2500 uomini (al confronto di circa poco più di 700 donne). Quindi è assolutamente lecito pensare che almeno mille suicidi maschili siano scaturiti dall’essere stati abbandonati e soprattuto da tutti i disagi materiali (in caso di divorzio) che la separazione comporta.

Certo, non si può affermare con sicurezza che ne siano almeno mille, ma di sicuro questo numero non può essere inferiore al centinaio (anche perchè tra l’altro, ed è accertato,solo il numero dei padri separati suicidi ogni anno è maggiore al centinaio, quindi mettendoci anche ex  fidanzati ed ex conviventi suicidi, si va ben oltre).

Ad ogni modo, quindi,se fossero onesti, quando parlano delle donne ammazzate dai loro ex dopo la fine del rapporto, dovrebbero parlare anche e soprattutto degli uomini che si suicidano a seguito della fine del rapporto. 

Cioè se “L’ Amore uccide“, come dicono loro, è vero anche e soprattutto che “L’Amore fa suicidare.

Come mai la vita spezzata di una donna ammazzata deve valere di più di quella di un uomo suicidato? Bella domanda. Molto semplice la risposta. A voi l’onore e l’ onere di darla.

D’altro canto, il tasso di suicidi ci dà un’informazione sul livello di sofferenza e disagio psicologico all’ interno fetta di popolazione su cui è stato valutato. E il fatto che tale tasso sia fortemente sbilanciato sul genere maschile, significa che quest’ ultimo, mediamente, vive in una situazione di disagio esistenziale ed interiore maggiore rispetto a quello femminile. Depressione, vagabondismo, e alcolismo sono tra le conseguenze più diffuse negli uomini che vengono lasciati dalle fidanzate e mogli. 

Ciò oltre a smentire la balla femministe secondo cui vivremmo in una società “androcentrica” caratterizzata da un “potere maschile sulle donne”, ci dà anche un buon spunto per dare la chiave di lettura giusta al fenomeno delle tragedie post-separazione. Cioè se la maggioranza(80%) dei suicidi  è maschile e una parte consistente parte di questi suicidi sono scaturiti dalla sofferenza di essere stati lasciati, ciò significa che, in genere, gli uomini vivono con dramma e profonda sofferenza, l’esperienza di una rottura non voluta di un matrimonio o fidanzamento, al punto che in taluni di essi, a volte si sfocia nel suicidio, e in casi, ancor più minoritari, nell’ omicidio.

E però si parla solo di questo ultimissimo, e minoritario, aspetto, trascurando tutto ciò vi è dietro. L’ideologia femminista è, evidentemente, più importante della vita di queste donne e uomini vittime, rispettivamente, di omicidio e di suicidio.

 Le donne, in genere, non possono capire ciò, perchè nell’ambito dei rapporti con l’altro sesso,  detengono il potere sessuale, sentimentale e legislativo: cioè sono loro che decidono con chi mettersi e a chi devono dare “due di picche”; sono loro che decidono a chi la devono dare e a chi no; sono loro che decidono di rompere il rapporto (fidanzamento o matrimonio); e infine sono loro che in caso di divorzio si vedono affidati i figli e quindi, di conseguenza, casa (anche se del marito), alimenti e mantenimenti vari, il tutto, ovviamente, a danno dell’ex marito.

Però, talvolta, anche se raramente, queste situazioni possono capitare anche a parti invertite, cioè abbiamo casi in cui è lei a vedersi mollata, fregata e umiliata dal marito o fidanzato. Ed ecco che in questi casi, anche nelle donne vediamo depressioni e strazio e suicidi, talvolta, anche casi di incallite e violente stalker (5).

Solo che sono casi molto rari, o comunque minoritari, e pertanto non possono ingenerare nessun fenomeno esteso e generalizzato(6), come invece accade tra gli uomini.

Si vorrebbe l’uomo come un robot, un giocattolo, cioè privo di sentimenti e pertanto obbligato a subire senza fiatare e senza batter ciglio lo strazio di un abbandono da quella persona con cui aveva condiviso per anni e anni sentimenti, cuore, anima e beni materiali, e spesso  l’umiliazione e la beffa-in caso di divorzio- di doversi vedere mandato via di casa (dalla propria casa, nella quale magari lei vive con la sua nuova fiamma) e di essere spennato economicamente e materialmente, nonchè essere precluso dal poter rivedere i suoi figli.

Lo stato d’animo di quegli uomini che subiscono questo strazio e questa umiliazione non viene preso nemmeno in considerazione.

Gli uomini uccidono le donne per difendere il patriarcato!”  

Questa è la beffarda spiegazione che ne danno tv, giornali ed “esperti”. Anzichè, quindi, cercare di analizzare in modo imparziale e costruttivo questo fenomeno in modo tale da poter intervenire alla base per cercare almeno di arginare questo fenomeno, si opta per la stupidità ideologica, altrimenti poi non è possibile fare vittimismo gridando per tv e giornali e ai quattro venti che “gli uomini uccidono le donne“.

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Ma al di là di tutto, tiriamo le somme. Prima abbiamo visto che ogni anno, in Italia, il numero medio di donne ammazzate da uomini si aggira sui 140/150. Ma abbiamo anche visto che, in generale, per ogni donna ammazzata vi sono oltre 3 uomini ammazzati e almeno( di sicuro di più) altrettanti uomini suicidatosi per non aver retto al dolore di essere stati lasciati (nonchè un esercito di milioni di depressi e distrutti moralmente e interiormente).

Risultato: in Italia, per ogni donna uccisa, abbiamo almeno una decina di uomini uccisi tra omicidi e suicidi. Il rapporto è eloquente e significativo su chi tra i due generi, maschile e femminile, stia messo peggio in termini di morti violente e di disagio interiore e psichico.

Ma sorge ancora un’ altra questione. Ciò che molti, anzi quasi tutti, dimenticano è quello  di chiedersi di quante vite di donne ogni anno, nel piccolo e nel grande, vengono salvate da uomini e quanti uomini muoiono, o comunque, si sacrificano duramente anche a scapito della propria salute, per salvare donne!

Nessuno ne parla, ma per ogni donna ammazzata da un uomo, vi sono tantissime, un numero indefinito di donne salvate da un uomo,  in sala operatoria, oppure in terapia, oppure tra le fiamme di un incendio (lode ai pompieri), oppure tra i rottami dell’auto distrutta dall’ incidente, oppure tra le macerie di un terremoto o tra i flutti di un’ inondazione, oppure tra le braccia del marito, e così via. E inoltre nessuno si chiede di quanti sono gli uomini che in guerra e nel lavoro (nella acciaierie, nelle fabbriche, nelle miniere, sulle impalcature …. mentre le sculettanti e milionarie  Barbara D’Urso varie si lamentano di essere “oppresse dagli uomini”), e in altre circostanze rischiose, perdono la vita al posto delle donne.

I morti sul lavoro sono nella quasi totalità maschili(98%), ma ovviamente, non è politicamente corretto dirlo, altrimenti poi come si fa a parlare a vanvera descrivendo questa società come “maschilista e androcentrica”?(7)

In entrambi i casi,a parti invertite, eccetto, in pochi casi che pure ci sono e sono innegabili, non si può dire che succeda altrettanto, a meno che in questione non ci sia la propria prole (la tenerezza e lo spirito di sacrificio che può avere una madre nel sacrificare la propria vita per salvare quella della prole, è davvero grandiosa e commovente).

Quindi, in Occidente, per gli uomini, rispetto alle donne, al maggior numero di morti ammazzati e di suicidi, si aggiunge anche un numero indefinito, ma spaventosamente grande, di uomini morti e feriti per salvare donne e per svolgere ruoli e mansioni  di utilità pubblica(costruire case, ponti, scavare, ecc)che nessuna donna svolgerebbe mai, oltre che uno stato di profondo abbattimento e disagio collettivo.

Un vero e proprio Maschicidio, altro che Femminicidio!

Tutti sappiamo come vanno le cose (anche chi fa finta di non saperle queste cose). Sin da quando è nata l’Umanità, il ruolo dell’ uomo è sempre stato quello di proteggere la donna, e quindi  anche morire per lei e al suo posto, a casa, come in guerra, come in situazioni di emergenza, come nel lavoro e quant’altro(8).

Un ruolo che a me non piace, non mi è mai piaciuto,ma che le donne, da sempre, non solo hanno accettato, ma hanno anche voluto e recriminato con forza: richiedere la sicurezza fisica ed economica dal proprio partner uomo, e di essere dispensate dall’assumere i ruoli e mansioni più rischiosi, faticosi e usuranti,anche ai tempi di oggi, in barba alla loro tanto sbandierata “parità”.

Ed ecco che l’uomo ha sempre accettato questo ruolo, mai ribellandosi, ma assumendolo,  a torto (secondo me), come un qualcosa di naturale, di obbligatorio, di ineluttabile.
Ed ecco perchè nonostante ciò, molti uomini subiscono in modo  compiacente le valanghe di infamie e calunnie che le becere femministoidi, intellettualini e intellualine da solotto, tv e giornali, lanciano contro il genere maschile, e anzi, pur di apparire “fighi” davanti alle loro mogliettine.fidanzatine o donne da corteggiare, molti uomini sono disposti anche ad infamare, umiliare, e non poche volte, anche a massacrare e uccidere, altri uomini. Ecco, allora, che mi rendo conto che questo Maschicidio avviene anche un pò per colpa di  una parte degli uomini stessi, oltre che dell’arroganza femminista.

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Note

1)Affermazione smentita in questi giorni anche da Amnesty che ha rettificato e corretto una sua precedente affermazione.

2) Da notare come questa notizia è stata presentata dalla Ansa in un altro modo, ma con uguale significato: “è una donna una vittima su quattro“. Ciò per dirottare  l’attenzione del lettore sulle donne vittime, come se solo gli uomini dovessero essere vittime di omicidio.

3) Tra l’altro, nessuno parla degli infanticidi materni, i quali sono una vera e propria emergenza.

4) Quando un uomo si suicida per mancanza, o perdita, di lavoro, generalmente, lo fa per la disperazione di non poter sfamare figli e moglie

5) Qui vi sono alcune note sullo “Stalking” al femminile.

6)Qui vi sono alcune noti interessanti a riguardo dei suicidi dei padri separati(quindi costutuiscono solo una parte dei suicidi per questione sentimentali, infatti vi sono anche fidanzamenti e convivenze)   http://www.genitorisottratti.it/2010/04/omicidio-e-suicidi-fra-genitori.html  http://www.papaseparatiliguria.it/?p=1797

7) Si legga qui sulla tragedia maschile dei morti sul lavoro.

8) Si legga questo articolo “Alla scuola del Titanic”.


75 Commenti

armando 9:40 pm - 14th settembre:

Credo che ogni contributo per inquadrare i fenomeni nella loro reale consistenza sia doveroso e benvenuto. Questione di onestà intellettuale. Non dobbiamo mai stancarci di indicare i dati veri, reali (per quanto le statistiche lo consentano). E’ proprio quello che i propalatori di allarmismi interessati non vogliono venga fatto perchè farebbe saltare i presupposti ideologici su cui è costruito il loro castello. Mi spiego.
Si parte dall’ideologia della violenza di genere e si cercano conferme nelle statistiche.
Per ottenere queste conferme
a) Si usano le statistiche in modo distorto omettendo di relativizzare i fenomeni rispetto al totale della popolazione. 150 o 300 omicidi rispetto a 60 milioni di individui o rispetto a 100.000 (ad esempio) sono ben diversi quanto a tendenze sociali da cui estrapolare concetti come “maschi assassini” etc.
b) Si costruiscono le statistiche in modo volutamente confusionario, sia tramite domande tendenzione, sia tramite l’aggregazione numerica di fenomeni molto diversi per peso e importanza. Tipico è mettere insieme sotto la stessa voce di “violenza” i pugni, gli stupri, le critiche al modo di vestire, come nell’indagine Istat del 2006.
c) Non si monitorizzano quei fenomeni che potrebbere contraddire l’assunto ideologico di partenza. Così la possibilità di una violenza al femminile (fisica e/o psicologica) non è mai stata esplorata, almeno in Italia.

Infine, consequenzialmente, non si indagano mai seriamente le cause dei fenomeni accertati. Queste infatti sono già contenute nei presupposti di partenza.

Così facendo, non solo si falsa la percezione sociale di un fatto, ma si impedisce anche che vengano prese opportune misure di prevenzione/repressione che siano davvero efficaci. L’impressione netta è che non lo si voglia fare. Si romperebbe il micidiale giocattolo dell’accusa di sessismo/maschilismo/violenza ripetuto come un mantra.
armando

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Fabio 9:59 pm - 14th settembre:

Su alcuni punti non sono del tutto d’accordo, tuttavia, in linea di massima trovo condivisibile questo articolo.. Non per essere pignolo, Icarus, ma c’è pure un errore, ed è quello relativo alla vita media in Italia e in Occidente. Tu scrivi che le donne “mediamente campano quasi 10 anni in più degli uomini(84 anni contro 75 anni degli uomini)”. In realtà fra i due sessi c’è uno scarto di 5,3 anni in Italia (oltre 79 anni di vita media gli uomini, ed oltre 84 le donne) e di sei anni, o poco più, in altri paesi occidentali. Uno scarto di dieci anni (o quasi) si registra nei paesi dell’Europa dell’est, come la Russia.

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Raffaele 10:52 pm - 14th settembre:

Sì, Armando, ottima osservazione, però ciò che volevo portare in evidenza in questo articolo(originariamente postato nel mio blog il 10 agosto scorso: http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2010/08/femminicidio-o-maschicidio.html ) era un’ altra cosa.

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Raffaele 9:04 am - 15th settembre:

Fabio, sì, sei troppo e inutilmente pignolo(che senso ha in questo caso?) La vita media di un uomo occidentale non è 79 anni, ma al massimo 77 anni(in Giappone), negli Usa è 75 anni. Quella delle donne oscilla, in occidente, tra gli 82 e 84 anni. Controlla pure tutti i dati. Ma cmq 5 o 10 anni di scarto, il discorso non cambia, il problema che avevo sollevato era un altro, ma vedo che tu e Armando non lo avete colto. Problemi vostri.

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Fabio 12:08 pm - 15th settembre:

Replico nuovamente e la chiudo qui:
1) La vita media dell’uomo italiano è di oltre 79 anni. Poi tu sei libero di sostenere che non è vero. Problema tuo.
2) Se ci si vuole distinguere dalle femministe bisogna essere precisi e non approssimativi.
3) Anche tu sei troppo permaloso.

Di nuovo un saluto a tutti e buona fortuna.

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Raffaele 1:35 pm - 15th settembre:

Fabio non te la prendere, ho solo evidenziato l’inutilità di questo tuo appunto(5, 7 o 10 anni..che cambia?) in relazione al discorso e al significato di questo articolo, cioè la mortalità e la sofferenza maschili. Potevi benissimo farmela per email questa osservazione. Scatenare un flame per una cosa irrilevante(7 o 10 anni) indebolisce il messaggio.

p.S: cmq ho visto i dati, e in Giappone è quasi 8 anni lo scarto, io non mi riferivo solo all’ Italia, ma al mondo occidentale, e non solo, in generale.

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Claudio 8:42 pm - 17th settembre:

Buonasera a tutti, mi presento, sono Claudio, ho 37 anni e sono di Roma, e da un po’ di tempo seguo con interesse il mondo di chi si occupa della QM.
Sono d’accordo con chi dice che ci sia molta malafede quando si parla di “femminicidio”, sia ben chiaro non intendo sottovalutare quegli episodi di violenza che vedono le donne vittime, e che, purtroppo non mancano, solo che a far sembrare che c’è una metà del cielo che non vede l’ora di schiacciare l’altra mi sembra demenziale

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Fabrizio Marchi 11:17 pm - 17th settembre:

@ Claudio
benvenuto fra noi.
Sono di Roma anch’io, quindi se ne avrai voglia possiamo anche conoscerci di persona, previo scambio di numeri telefonici.
@Raffaele
condivido il tuo ultimo post. E’ vero, la quasi totalità degli omicidi commessi da mariti o da fidanzati sono il risultato di una condizione di disperazione profonda. In questi casi non c’è nessuna premeditazione se non il raptus di follia determinata da quella stessa condizione. Assolutamente diversi i casi di molte donne che uccidono in modo premeditato. Non ho elementi per fare una statistica, naturalmente, ma la cosa balza agli occhi anche con una certa evidenza.
Fabrizio

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Luca 1:19 am - 19th settembre:

Alcune cose di questo articolo sono interessanti e vere (la manipolazione dei dati). Ho però l’impressione che spesso queste smentite hanno un effetto del tutto ininfluente sul femminismo, il che non significa che non debbano essere sbugiardate, ci mancherebbe, però la il fatto che i soli dati possano dare la parvenza di un paio di minuti di ascolto da parte dell’altra mi sembra un’illusione. Questo perché il femminismo non ascolta l’argomentazione razionale. Le femministe, i femministi, i casalinghi sono coscienti che la verifica empirica dei dati è uno dei cancri mortali del femminismo, ma non se ne curano. Il femminismo usa anche dati autentici, purché funzionali alle sue crociate. Il punto è che, almeno a mio modo di percepire le cose, il femminismo opera sul piano del giudizio etico e morale e della costituzione e della descrizione della realtà non sa che farsene. L’unica realtà che può essere nominata è quella percepita e nominata dalla donna (comprese le esperienze maschili) ed è l’unica che è meritevole di essere descritta, giudicata e aggiornata di volta in volta, il resto non ha valore. Per questo motivo, la presentazione di statistiche fatte come si deve non lascia alcun segno, poiché la loro percezione non è vista in chiave empirica, ma come azione morale. Chi presenta statistiche corrette che smentiscono clamorosamente le affermazioni femministe non è detto di dire il vero (o il falso): è un fascista.
Purtroppo, da tempo ho dubbi sull’efficacia di questo solo ed esclusivo approccio, che resta, comunque, fondamentale.

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sandro 7:15 am - 19th settembre:

“Assolutamente diversi i casi di molte donne che uccidono in modo premeditato”
Lo hai letto, questo?
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=145325
Questo è quello che di solito fanno le donne quando vogliono far fuori un uomo.
Si servono di un sicario.
Hai voglia a fare la conta delle morti femminili per mano maschile e delle morti maschili per mano femminile, il risultato sarà sempre falsato se gli uomini agiscono in prima persona e le donne si servono di un sicario (di solito l’ amante).
Nella conta mettiamoci dentro pure gli omicidi su commissione, allora i risultati hai voglia se cambiano.

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Strider 8:31 am - 19th settembre:

sandro
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Questo è quello che di solito fanno le donne quando vogliono far fuori un uomo.
Si servono di un sicario.
Hai voglia a fare la conta delle morti femminili per mano maschile e delle morti maschili per mano femminile, il risultato sarà sempre falsato se gli uomini agiscono in prima persona e le donne si servono di un sicario (di solito l’ amante).
Nella conta mettiamoci dentro pure gli omicidi su commissione, allora i risultati hai voglia se cambiano.
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Questo lo aveva gia’ postato Silver, proprio in questo blog.
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IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Difesa per omicidi in appalto… Difendersi assaltando qualcuno
L’omicidio in appalto è un metodo prettamente femminile?

Quando per la prima volta consultai i miei archivi per preparare questa sezione sull’omicidio in appalto, rimasi colpito da alcuni modelli affascinanti. Innanzitutto, tutte queste donne assoldavano ragazzi o uomini. In secondo luogo, il loro bersaglio era di solito il marito, l’ex marito o il padre – uomini che un tempo avevano amato. Terzo, di solito l’uomo da colpire aveva una polizza assicurativa notevolmente più elevata del suo reddito negli ultimi cinque anni. Quarto, le donne spesso non venivano mai seriamente sospettate finché qualche coincidenza non smascherava il loro complotto. Quinto, per uccidere di solito la donna sceglieva uno di questi tre metodi: 1) convinceva il fidanzato a uccidere (in stile Svengali al contrario); 2) assoldava ragazzi sfavoriti dalla sorte per cifre modeste; 3) assumeva un killer professionista, usando così, per ucciderlo, il denaro guadagnato dal marito.
«Dixie Dyson rimboccò le coperte al marito prima della sua ultima notte di sonno. Aveva predisposto tutto: un vecchio amico e un amante avrebbero fatto finta di ‘introdursi in casa scassinando la porta’, di ‘stuprarla’, uccidere il marito e ‘fuggire’. Lei avrebbe riscosso il denaro dell’assicurazione.
«All’ultimo momento il vecchio amico si ritirò, ma l’amante e Dixie riuscirono a uccidere il marito con ventisette pugnalate. Furono presi. Dixie riuscì a negoziare una riduzione della sua pena denunciando l’amante e l’amico. L’amico che si era rifiutato fu condannato a venticinque anni di carcere per complotto. »
«Deborah Ann Werner aveva diritto a un terzo delle proprietà paterne. Chiese alla figlia di trovare qualche ragazzo disposto a uccidere il padre piantandogli un coltello nel collo.»
«Diana Bogdanoff fece in modo di trovarsi con il marito in una zona appartata di una spiaggia nudista.
«Diana aveva assoldato due giovanotti che lo avrebbero ucciso mentre lei stava a guardare. Gli spararono alla testa e lei denunciò i killer, ma senza presentare giustificazioni per l’omicidio – non era stato rubato nulla e lei non aveva subito molestie sessuali.
«Diana diventò sospetta soltanto quando un anonimo si mise in contatto con la speciale linea telefonica che in tutto il territorio nazionale raccoglie denunce per fatti criminosi. Per puro caso quell’individuo aveva sentito parlare, alla radio, dell’omicidio e si era rammentato di un amico che gli aveva raccontato di essere stato contattato e di essersi rifiutato di uccidere un uomo… su una spiaggia isolata per nudisti, mentre una donna di nome Diana sarebbe stata a guardare. Senza questa segnalazione, Diana non sarebbe mai stata sospettata.»
«Roberta Pearce, insegnante, offrì 50.000 dollari a testa a due suoi studenti quindicenni – e anche sesso e una macchina – se avessero fatto una cosa sola: ucciso il marito. Roberta avrebbe ottenuto la casa per la cui proprietà lei e il marito stavano litigando, e 200.000 dollari di assicurazione.»
«Mary Kay Cassidy e il suo giovanissimo amante uccisero il marito di Mary Kay. Sebbene l’uomo avesse confidato ad amici il timore che la moglie tentasse di ucciderlo, sulla donna non furono fatte particolari indagini. Lei e il giovanissimo amante ‘piansero’ la morte del marito e per mesi continuarono la relazione, ottenendo tutta la comprensione e la simpatia degli abitanti di Monongahela, in Pennsylvania.
«Casualmente i parenti del marito, pulendo la casa, scoprirono un registratore collegato al telefono: sul nastro era incisa una conversazione tra Mary Kay e l’amante mentre stavano complottando per uccidere l’uomo. Evidentemente lui aveva cominciato a tenere sotto controllo il telefono soltanto alcune ore prima di essere ucciso, e non aveva neppure potuto ascoltare la conversazione. Soltanto quando fu messa a confronto con il nastro Mary Kay confessò.»
«Pamela Smart, un’insegnante del New Hampshire, convinse il giovanissimo amante a uccidere il marito. I due cercarono di coinvolgere nell’omicidio anche una ragazza. Quando quest’ultima consegnò alla polizia il nastro con la conversazione avuta con Pamela Smart, che stava preparando l’omicidio, la donna assunse un killer per ucciderla. Pamela non accusò mai il marito di violenze. II suo movente? Il marito era un agente delle assicurazioni. Eppure nessuno dei 500 articoli comparsi sui giornali citò come possibile movente il denaro dell’ assicurazione.
«La reazione? Fu appoggiata da un club internazionale di fan chiamato Friends of Pamela Smart. Quando organizzarono una veglia davanti alla prigione in cui era rinchiusa, i funzionari le consentirono di rivolgersi a una folla di oltre 400 persone con un telefono collegato ad altoparlanti stereo.»
Personalmente non conosco nessun esempio di club di fan a favore di un uomo che ha ucciso una donna – soprattutto una donna che mai aveva commesso una violenza contro di lui.
Forse l’aspetto più spaventoso negli omicidi su commissione eseguiti da non professionisti è il ricorso, da parte di molte di queste donne, a ragazzi assai giovani – di solito poveri e sfortunati. Queste donne, oltre a commettere un omicidio, sono anche responsabili dello stupro psicologico di un ragazzo. Qualsiasi uomo adulto, se avesse assoldato una quindicenne per uccidere la moglie, sarebbe nella cella della morte, in attesa di esecuzione. Soprattutto se con quella ragazza avesse anche fatto del sesso.
Quando invece vengono assoldati dei killer di professione, le risorse economiche necessarie per pagare un professionista implicano un’appartenenza alla classe media. Le donne che assumono dei professionisti sono spesso donne della classe media che uccidono i mariti con il denaro guadagnato da questi ultimi. Per esempio, Constantina Branco ritirò dal conto in banca del marito la somma necessaria per assoldare un uomo che lo uccidesse.
La donna povera che cosa ha in comune con la donna della classe media? Tendenzialmente nessuna delle due uccide il marito il cui stipendio la protegge, a meno che l’ammontare dell’assicurazione non superi complessivamente lo stipendio degli ultimi anni. In sostanza, queste donne non uccidono la loro fonte di reddito, ma uccidono per crearsi un reddito.
L’omicidio su commissione offre uno spunto per analizzare a fondo la differenza tra lo stile femminile e lo stile maschile adottato per uccidere persone un tempo amate. L’uomo uccide di sua mano. La donna assume un altro uomo. In genere, quando un uomo ammazza una donna, lo fa in un accesso di collera. Egli «perde il controllo.» L’omicidio su commissione è premeditato. Quando un uomo ha premeditato un delitto, spesso uccide la moglie, i figli e poi se stesso. La donna di rado si uccide.
Capita qualche volta che degli uomini assoldino dei killer per uccidere delle donne? Capita, ma poi subentra qualche ostacolo. Il killer non se la sente di uccidere una donna e denuncia alla polizia l’uomo che l’ha assoldato per farlo! (Anche il killer pagato ha un istinto protettivo quando si tratta di una donna.) Pertanto, non è che gli uomini rifiutino del tutto di usare il metodo dell’omicidio su commissione, ma quando vi ricorrono quasi invariabilmente si ritorce contro di loro.
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Roberto 9:22 am - 19th settembre:

X Icarus
Il Giappone è in oriente non in occidente.

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Rita 9:43 am - 19th settembre:

e’ un episodio molto vecchio successo dalle mie parti. Però l’ho bene in mente perchè l’omicida è stata una mia collega di lavoro per tre/quattro mesi molti anni fa. Quando lavoravamo insieme era molto giovane – già sposata e divorziata,- era all’inizio della storia con questo bancario che lavorava nell’agenzia in cui il mio datore di lavoro aveva un conto e di cui sarebbe diventata l’assassina. Il carattere inquieto ed egocentrico lo si notava già allora quando ci portava a vedere il suo “lui” che assomigliava ad Umberto Tozzi, che aveva una bellissima macchina etc. Poi probabilmente la bella vita è finita, lui ha venduto la macchina, ha messo su famiglia ed è tornato il bancario anonimo. Ovviamente sono mie impressioni date dalla scarsità della frequentazione e della conoscenza. Un particolare: le sue mansioni nel posto in cui lavoravamo erano quelle di telefonista marketing (cercava insomma di procurare appuntamenti per il venditore del servizio). Alla fine il venditore si accorse che la maggior parte dei potenziali clienti non era interessata al servizio ma avevano acconsentito perchè “pensavano che venisse la signorina del contatto telefonico”. Si comprese insomma il metodo che usava per procurare più appuntamenti, metodo che ovviamente non serviva all’azienda dato che … a fronte di molti appuntamenti fissati in quel modo diminuivano le possibilit di vendere il servizio legale di recupero crediti.

http://archiviostorico.corriere.it/1997/agosto/15/manette_vedova_inconsolabile_co_0_9708155485.shtml

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Raffaele 12:49 pm - 19th settembre:

Ho l’impressione, anzi la certezza, che ben pochi hanno letto per intero questo articolo, limitandosi quindi a leggere fino alle prime tre o quattro righe, oppure chi l’ha letto non ha capito un emerito cazzo sul tema proposto da questo articolo del mio blog(che Fabrizio gentilmente ha pubblicato anche qui). Il tema proposto, infatti, non verteva sulle modalità di indagine statistiche ne sulle modalità degli omicidi familiari, ma sulle morti violenti maschili e le sofferenze e i disagi maschili, i quali dati alla mano, sono più accentuati che non nelle donne.
Questo articolo vuole mettere in evidenza alcune cose che elenco:
- Che le vittime di omicidi ai danni di maschi sono numericamente più di tre volte superiore di quelli contro le femmine.
- Che, sì, è vero, che a volte le separazioni sentimentali e coniugali provocano l’omicidio di uomini contro le donne, ma è anche vero che provocano un numero ancora maggiore di suicidi. Ovviamente non sto mettendo sullo stesso piano un omicidio con un suicidio, infatti l’uno è un reato e l’altro no, ma voglio solo mettere in evidenza che in caso di separazioni, negli uomini, numericamente e statisticamente parlando, la tendenza a far del male a se stesso(suicidio, depressione, alcool) è maggiore di quella a far del male all’altra(cioè l’uxoricidio).
-Che il suicidio è un male maschile in Occidente.
-Che tutti parlando donne ammazzate da uomini, ma nessuno parla di uomini che salvano la vita alle donne, nelle piccole e nelle grandi cose. Tutti aprlano, quindi, di “violenza maschile contro le donne”, ma nessuno parla di “eroismo maschile”. Eppure le donne salvate da uomini sono molto di più di quelle ammazzate.
-Che i morti sul lavoro sono maschili. Quindi, una parte delle morti violente maschili, sono dovute alll’esercizio di azioni fatte nel bene della collettività, quindi anche per il bene delle donne, anche e soprattutto delle Barbare d’Urso che inveiscono dalla mattina alla sera contro il genere maschile.
Forse è per pigrizia, forse è per malafede, ma vedo che nessuno(eccetto fabrizio che ha pubblicato questo articolo) di coloro che hanno commentato in questo articolo, hanno colto o voluto cogliere il tema proposto da questo articolo. E francamente mi sembra anche poco corretto andare volutamente off topic in spazi non propri.

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Raffaele 1:16 pm - 19th settembre:

Ah un’altra cosa sul suicidio. Prima ho detto che non è un reato, ma questo non significa “assolvere” moralmente chi con il suo comportamento insensibile e cattivo induce un’altra persona a sprofondare in uno stato di depressione e abbattimento al punto di sentirsi costretto a togliersi la vita. La violenza psicologica, benchè “invisibile” e penalmente non perseguibile, è ancora più insidiosa e devastante di quella fisica. La maggior parte dei divorzi sono dovuti alla noia(dati rivelati anche dagli avvocati matrimonialisti). Fantastico. Per noia,e quindi non per seri e giustificati motivi, una donna lascia una persona affezionata che aveva dato sentimenti e cuore. Se non è violenza psicologica questa!

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armando 6:47 pm - 19th settembre:

Caro Raffaele,
non so a chi ti riferisci, ma per quanto mi riguarda avevo capito bene il senso del tuo articolo.
Quando scrivo che il monitoraggio dei fenomeni sociali è fondamentale per comprenderli e farli percepire alla pubblica opinione per quello che sono, mi riferisco proprio a quello a cui anche tu ti riferisci: la violenza colpisce gli uomini come e più delle donne, il disagio esistenziale che porta al suicidio colpisce gli uomini più delle donne, gli uomini muoiono di morte non “naturale” assai più delle donne (leggasi infortuni sul lavoro), quasi solo gli uomini salvano le donne e i bambini e altri uomini da violenze o pericoli vari, e spesso muoiono anche per questo loro “eroismo” civile.
Eroismo civile signfica fare qualcosa per il bene degli altri. Pensa che sul sito MS c’è anche una sezione dedicata agli “Uomini del dono”.
Quindi l’omaggio all’eroismo maschile non potrebbe essere più grande, per parte mia.
Se queste cose fossero riportate correttamente dai media, se le ricerche statistiche fossero a tutto campo, non si potrebbe più parlare di maschi oppressori.
Piuttosto, il tuo post pone anche, secondo me, un tema importante per i movimenti maschili. L’eroismo degli uomini è ancora un valore da perseguire o gli uomini si devono “ritirare” a leccarsi le ferite rifiutandosi, visto che tanto non serve a far cambiare idea agli accusatori, di fare quello che hanno sempre fatto?
la mia opinione è che debbano continuare, perchè se non lo facessero perderebbero tutto, in primo luogo la coscienza del proprio valore di uomini.
armando

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Rino 7:30 am - 20th settembre:

1- Nel senso esposto da Raffaele pure io non vedo alcuna differenza tra omicidio, suicidio, strage con suicidio. Sono esplosioni e implosioni che derivano dalle stesse dinamiche, cataclismi procedenti dalla stessa costellazione di cause. I maschi la pagano sempre, con la propria soppressione o il carcere a vita (30 anni sono una vita). Talvolta la pagano anche donne e bambini.

2- La questione del dono è importante ma delicatissima.
Si sta sul crinale tra l’ingenuità, la condiscendenza, la tontoloneria, da un parte, e la negazione di se stessi dall’altra.
Nella prassi di vita il problema è interiore, più che esterno. E’ l’atteggiamento interiore a definire lo stato di libertà o sottomissione/strumentalizzazione che giace sotto i gesti.
La nostra sezione interiore esacerbata, pugnalata alla schiena (magari dall’adolescenza), disingannata e delusa non vorrebbe più saperne di doni e di regalie.
Ma chiudere questa fonte sarebbe come per un pesce smettere di nuotare, per un uccello di volare, un gatto di cacciare. Significherebbe smettere di essere ciò che si è. E allora cosa saremmo?

E’ l’analogo della questione Cavalleria (che è una forma di generosità). Sul calco dei “Cavalieri intelligenti” proporrei dunque la linea dei “Donatori intelligenti”.

RDV

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sandro 9:55 am - 20th settembre:

“La nostra sezione interiore esacerbata, pugnalata alla schiena (magari dall’adolescenza), disingannata e delusa non vorrebbe più saperne di doni e di regalie.
Ma chiudere questa fonte sarebbe come per un pesce smettere di nuotare, per un uccello di volare, un gatto di cacciare. Significherebbe smettere di essere ciò che si è. E allora cosa saremmo?”

Degli individui un pò meno fessi di quelli che siamo ora

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Damien 11:01 am - 20th settembre:

Ottimo articolo.. la verità scritta appare manifesta della reale situazione di molti ex mariti..

immaginatelo; è un uomo a pezzi, la moglie l’ha lasciato, apparentemente senza un motivo preciso, spesso perché sentiva che lui si sarebbe comportato male con lei o con la figlia, prima o poi, ha perso il lavoro per un motivo ancora più assurdo, non per sua inettitudine, ma perché obsoleto.

Il divorzio è reso ancora più amaro da un’ordinanza del giudice che gli impedisce di avvicinarsi alla figlia.Adesso è costretto a vivere con la madre (cui non ha raccontato del licenziamento), e lui reagisce a questo malessere, spesso vivendo ai margini della società, molte volte col suicidio, talvolta commetendo crimini.

facile puntare il dito come fa il femminismo.. appoggiato dalla mafia bianca.. difficile appare l’ammettere che la nostra tanto emancipata società è un perfetto fallimento sociale, una abnegazione della ratio dinanzi alla decadenza umana e dei rapporti tra uomo e donna…

Roba da farci un film, un ex marito ingiustamente lasciato che reagisce in preda alla follia generata da una donna crudele e meschina, coadiuvata dalla società deviata, che lo lasciano senza nulla da perdere.. peccato che ci sia già.. è un film del 1993 diretto da Joel Schumacher.. sapete? credo che questo regista avesse la vista lunga all’epoca..

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armando 1:57 pm - 20th settembre:

Ottimo Rino, cavalleria intelligente, dono intelligente. Il confine è un crinale sottile come una lama di rasoio, tuttavia siamo destinati a percorrerlo, con tutti i pericoli (opposti) del caso.
armando

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Laura 12:47 pm - 7th ottobre:

Icarus, Fabrizio Marchi, suppongo avrete delle scusanti anche per questo “pover’uomo”, vero?

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_07/sarah-avances-zio_b43681d6-d1d2-11df-93c4-00144f02aabc.shtml
La confessione dello zio. L’avvocato: «Voleva farsi scoprire: non ce la faceva più»
«Ho violentato Sarah dopo averla uccisa»
Strangolata in garage per aver rifiutato i suoi approcci. Il corpo in un pozzo in avanzato stato di decomposizione

AVETRANA (Taranto) – «L’ho strangolata con una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già morta». È la confessione di Michele Misseri, che ha ammesso di avere ucciso la nipote quindicenne Sarah Scazzi. L’omicidio è avvenuto il 26 agosto nel garage della casa dell’uomo. Prima di occultare il cadavere gettandolo in un pozzo, l’assassino lo ha denudato e successivamente ha bruciato i vestiti. Misseri, 54 anni, ha confessato l’omicidio della nipote mercoledì sera, dopo un interrogatorio durato ore nella caserma dei carabinieri del comando provinciale di Taranto. Ha strangolato la nipote adolescente dopo aver perso la testa per il rifiuto opposto dalla ragazza alle sue ripetute attenzioni morbose. Il corpo di Sarah è stato poi gettato in una sorta di pozzo pieno d’acqua in un podere tra Avetrana e San Pancrazio Salentino, di proprietà della famiglia Misseri, dove è stato trovato in stato molto avanzato di decomposizione.

POZZO – Il cadavere della ragazza è stato recuperato intorno alle 11 di giovedì mattina e trasportato in obitorio con un carro funebre. È stato lo stesso Misseri, verso le 2 di notte, a portare i carabinieri sul luogo esatto. Il corpo di Sarah è stato subito individuato, ma ci sono volute ore per il recupero. La cavità nella quale era stato gettato è un inghiottitoio non profondo ma stretto, che porta a un pozzetto di raccolta di acqua piovana. L’apertura è un buco con un diametro di poche decine di centimetri. Per consentire il recupero del cadavere è stato necessario lo sbancamento di terreno circostante, in gran parte roccioso. Più facile è stato per lo zio gettare il cadavere di Sarah, data l’esilità del corpo della ragazza. «E’ una sorta di covo interrato all’interno del suolo con un foro d’ingresso di poche decine di centimetri coperto da rami, foglie e pietre», ha spiegato il procuratore di Taranto, Franco Sebastio. «Era praticamente impossibile accorgersene, forse anche passandoci sopra. Il buco è stato scoperchiato ed è stata accertata la presenza di un cadavere» di sesso femminile «con i capelli biondi» che sarà identificato «anche attraverso l’esame del Dna: il corpo infatti si stava disfacendo, era in stato colliquativo».

INTERROGATORIO – Misseri era stato convocato dai carabinieri mercoledì mattina con la moglie e Valentina, la figlia maggiore, sorella di Sabrina, la cugina con la quale Sarah aveva appuntamento il giorno della sua scomparsa per andare al mare. Madre e figlia sono poi tornate a casa, mentre lo zio è crollato sotto le domande degli inquirenti. Era stato lui stesso il 29 settembre a consegnare ai carabinieri il cellulare di Sarah, privo di batteria e di scheda sim, dicendo di averlo trovato vicino alle stoppie bruciate il giorno prima in un podere nel quale aveva svolto alcuni lavori. Un probabile tentativo di depistaggio che gli si è rivolto contro. La svolta sarebbe giunta con un’intercettazione ambientale della cugina Sabrina, mentre parlava con la madre e diceva piangendo «Tanto lo so che l’ha presa lui». L’intercettazione sarebbe stata cruciale per confermare ai carabinieri che erano sulla pista giusta e poi per far crollare Misseri. L’interrogatorio dello zio di Sara «è stato secretato», ha detto il procuratore. A Misseri sono stati contestati i reati di sequestro di persona, omicidio volontario pluriaggravato e occultamento di cadavere. Al momento non è accusato di violenza sessuale: «Stiamo alle circostanze oggettive emerse dai fatti»», ha aggiunto il magistrato.

LITE – La ragazzina avrebbe cercato aiuto dalla cugina Sabrina, con la quale il 25 agosto per questo motivo avrebbe avuto un violento litigio. Misseri il giorno dopo avrebbe avvicinato ancora Sarah, forse per costringerla a non rivelare le sue richieste. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, intorno alle 15 del 26 agosto, dopo avere ucciso la nipote nel garage di casa, Misseri ha trasportato il cadavere nel portabagagli della sua auto nel terreno ai confini con la provincia di Lecce e l’ha buttato nel pozzo. A quanto si apprende da fonti investigative, si sarebbe trattato di un delitto non pianificato, ma maturato e portato a termine davanti al rifiuto della nipote.

«VOLEVA FARSI SCOPRIRE» – Secondo l’avvocato Walter Biscotti, uno dei due legali della famiglia Scazzi, il ritrovamento del telefonino «è stato quasi un modo per dire “venitemi a prendere”, una sorta di messaggio per farsi scoprire perché non ce la fa più a mantenere un segreto. È la mia opinione da avvocato, ma di casi simili ne sono successi altri. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui ha tirato fuori il telefonino, peraltro gettato lì poco prima del ritrovamento».

LE ACCUSE DELLA MADRE – Certi episodi rivelano che all’interno della famiglia probabilmente alcuni erano a conoscenza delle morbose attenzioni dello zio nei confronti di Sarah, ma finora non avevano parlato. Infatti la madre della vittima accusa anche sua sorella, moglie dello zio assassino, e sua figlia: «Mia sorella Cosima e mia nipote Valentina sapevano». Ma forse anche la cugina Sabrina, che Sarah considerava una sorella maggiore, sapeva qualcosa se, come sembra, le due giovani avevano litigato il giorno prima della scomparsa di Sarah non per gelosia per un ragazzo, come finora dichiarato, ma per le attenzioni che lo zio aveva nei confronti della nipote, la quale aveva chiesto aiuto o un chiarimento proprio alla cugina.

«EVENTUALI COMPLICI» – Infatti la procura di Taranto ha «attività in corso su eventuali complici», ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Taranto, colonnello Giovanni Di Blasio, anche se al momento c’è un solo indagato (lo zio di Sarah, ndr). «Sono necessarie per chiarire aspetti che sono da prendere ancora in considerazione». Secondo l’ufficiale, «il profilo psicologico di chi compie un delitto d’impeto è compatibile con quello di un soggetto che poi simula il ritrovamento casuale del cellulare della vittima e che sa gestire lo stress».

Redazione online
07 ottobre 2010

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Fabrizio Marchi 11:04 am - 8th ottobre:

Sono stato a lungo indeciso se pubblicare o meno il post di questa sedicente Laura, perché è evidente che si tratta di una squallida provocazione. Poi invece ho scelto di farlo perché è giusto che anche tutti gli altri/e utenti e amici/che del nostro blog si rendano conto con che razza di personaggi abbiamo spesso purtroppo a che fare.
In questo caso siamo di fronte ad un atto di sciacallaggio, al tentativo di speculare bassamente sulla tragedia di quella povera ragazza assassinata e scempiata da un bruto che è arrivato ad abusare del suo corpo dopo averla uccisa, per attaccare sia noi che soprattutto le idee di cui siamo portatori.
Facciamo però attenzione perché simili atteggiamenti non rimarranno isolati. E bene ha fatto Mauro Recher a postare l’articolo di quella giornalista (immagino che tale sia, sarà lo stesso Mauro a confermarcelo) che, guarda caso, sostiene che “c’è una questione maschile di cui è urgentissimo discutere”, lasciando intendere che la “questione maschile” è quella della “violenza maschile” e in particolare della violenza maschile sulle donne. Non ne esistono altre. Questa e solamente questa è la “questione maschile”.
E allora capiamo a cosa serve “sbattere il mostro in prima pagina”, la più antica delle antiche tecniche di comunicazione. Perché nella storia c’è sempre stato un mostro che guarda caso compare sempre nei momenti opportuni. I “mostri” sono sempre stati necessari e funzionali a chi tira le fila, in qualsiasi epoca e in qualsiasi regime. Sia che lo fossero veramente, come in questo caso, sia che fossero inventati di sana pianta, come spessissimo e forse sempre è purtroppo accaduto.
Fino ad una quarantina di anni fa gli anarchici (perseguitati dovunque, e in tutti regimi) erano considerati semplicemente dei “bombaroli”. Era sufficiente fare professione di anarchia per correre concretamente il rischio di essere fritti sulla sedia elettrica (a Occidente) oppure spediti al gulag o fucilati (a Oriente),accusati dei peggiori delitti.
In America, fino al dopoguerra, il solo rivolgere la parola ad una ragazza bianca poteva comportare per un “negro” l’accusa di stupro, con tutte le conseguenze del caso…
L’elenco dei “mostri sbattuti in prima pagina” nella storia e nel mondo, in tutti i regimi e in tutti i contesti, purtroppo nessuno escluso, sarebbe lungo, troppo lungo: cristiani, ebrei, ugonotti, protestanti, valdesi, atei, “negri”, “froci”, zingari, anarchici, comunisti, anticomunisti, antifascisti, o semplicemente gente che sosteneva che era la Terra che girava intorno al Sole e non viceversa oppure ancora dei “Girolimoni” qualsiasi, colpevoli solo di godersi la vita, essere un po’ troppo scanzonati e fregarsene di ciò che raccontano quelli che stanno in alto…
Dovremmo tornare indietro di qualche millennio per arrivare ai giorni nostri, e forse, per un giovane che abbia voglia di cimentarsi, potrebbe essere il tema di una bella tesi di laurea in sociologia o in psicologia.
E allora, tornando a noi e al pezzo postato da Mauro Recher, ecco che il “mostro” (in questo caso un “vero” mostro, uno psicopatico assassino) serve a “riaprire la questione maschile” e a reiterare ancora una volta la menzogna che sostiene (cito testualmente)che ” La prima causa di morte per le donne sono le botte, botte che ci massacrano, pugni con cui vengono spaccati denti, ossa, organi interni” (ricordo che anche Amnesty International è stata costretta a fare marcia indietro rispetto a questa leggenda metropolitana senza alcun fondamento messa in giro chissà come e chissà da chi).
Da un certo punto di vista, il commento di questa giornalista (o qualsiasi cosa faccia) si differenzia da quello della sedicente Laura solo sul piano formale. Ma la sostanza è esattamente la stessa: la criminalizzazione del genere maschile in quanto tale. Direi anzi che il commento della prima è senz’altro più pericoloso e subdolo di quello della seconda (che è solo idiota nella sua manifesta grettezza e volgarità), anche se mal celato da una falsa apertura, quando si rivolge a quegli uomini affranti per la morte di Sarah (come se invece ce ne fossero altri che se ne compiacciono) ai quali chiede di “avviare una riflessione sul perché di tanta violenza e tanta rabbia”. “Perché – aggiunge – se l’hanno ammazzata è questione maschile di cui non mi farò più carico”.
Che equivale a dire:”Siete voi maschi i violenti, i malati, gli assassini, il problema è solo e soltanto vostro, a noi (donne) non riguarda. Noi siamo innocenti”.
La violenza, per chi ancora avesse dei dubbi, è maschile, così come la colpa.
Fabrizio

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Luke Cage 1:14 pm - 8th ottobre:

Basta dare un occhiata su facebook : si è scatenata la consueta gara a chi applicherebbe la tortura più efferrata al carnefice della povera Sara, con deliri che vanno dalla reitroduzione della pena di morte alla criminalizzazione/colpevolizzazione indistinta degli uomini, molti dei quali accettano di portare la croce sull’onda emotiva generata da questo raccapricciante episodio.

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Silent Hill 1:19 pm - 8th ottobre:

Complimenti al commento di Fabrizio , però sono sicuro che ci sarà un risveglio di coscienza…il rifiuto di prendersi colpevolizzazioni prive di fondamento .
@ Laura : ma che c’entra adesso quella povera ragazza e l’assassino con la questione maschile ? Come al solito i troll femministi parlano a vanvera, per sentito dire e inoltre non hanno argomenti per controbattere

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sandro 1:21 pm - 8th ottobre:

“Siete voi maschi i violenti, i malati, gli assassini, il problema è solo e soltanto vostro, a noi (donne) non riguarda. Noi siamo innocenti”

Mica tanto.
Una madre che ammazza il proprio figliolo in tenera età spaccandogli la testa a martellate o infilandolo nella lavatrice non è che faccia qualcosa di diverso da quello che ha fatto questo qua.
La delinquenza non ha sesso, così come non ha età.
Sostenere il contrario è affermazione talmente pregna di malafede che non vale neppure la pena commentarla.

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ckkb 4:09 pm - 8th ottobre:

Certo: rispondere alla domanda a quale “mostro” danno vita i costruttori di mostri interiori e mediatici, consente di individuare il gruppo sociale che il potere considera nemico in quel momento: “la cartina al tornasole del mostro”, che potremmo chiamare “il mostro al tornasole”.
Resta lo stupore che oggi, in Occidente, tutti coloro che riescono a mettersi una seggioletta sotto il sedere, tendano a percepire e dichiarare come nemico dell’Umanità nientedimeno che il genere maschile e la funzione paterna. Genere cui tra l’altro di solito appartengono e funzione che quasi sempre si trovano a dover esercitare. “Il mostro” è il maschio:un paradosso nel paradosso.

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mauro recher 4:29 pm - 8th ottobre:

beh ,la giornalista in questione è Lorella Zanardo ,che da una buona idea di affrontare il tema dei corpi televisivi (cosa che abbiamo fatto anche noi) si è spostata a dare la colpa al genere maschile …sarebbe veramente da fare copia /incolla del post di Fabrizio e postarlo in quel blog ,per far capire che esistono uomini che pensano ,che hanno idee e non sempre esplodono in violenza ,ci sono juomini con i loro pregi e i loro difetti ,ma non siamo tutti fatti con lo stampo del maniaco ,pervertito ecc ecc
@sandro ,hai ragione ,e come mi sono sforzato per farlo capire ,ma non c’era verso ,gli uomini hanno sbagliato in partenza

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Alessandro 6:19 pm - 8th ottobre:

Mauro. beh ,la giornalista in questione è Lorella Zanardo ,che da una buona idea di affrontare il tema dei corpi televisivi (cosa che abbiamo fatto anche noi) si è spostata a dare la colpa al genere maschile …>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Mauro, sei troppo in buona fede. Anche quell’iniziativa è intrisa di misandria. Infatti non è altro che un atto di accusa nei confronti della sessualità maschile, colpevole di esercitarsi anche attraverso l’organo della vista. Non sbagliano le donne a mostrasi in abiti succinti, se possiamo considerarlo un errore, sei tu uomo che le costringi a proporsi in questo modo e ne trai piacere. Sei tu il colpevole. E ‘ rappresentante della peggiore tradizione femminista, non ci sono dubbi. Ho letto cose incredibili in quel sito, del tipo che la suddetta giornalista, quando vede un uomo che osserva una bella ragazza con passione, vorrebbe frapporsi tra lui ed ella per non consentirglielo. La suddetta giornalista sta portando avanti una vera e propria crociata contro il genere maschile, appoggiata da qualche giornalista zerbino, e se all’inizio qualcuno poteva dubitare delle sue intenzioni, adesso è tutto chiaro, ha gettato la maschera. Tu hai capito quali sono le sue intenzioni, ma tanti altri continuano a scodinzolarne intorno. E’ proprio vero che tanti uomini vivono ancora in un sonno profondo.

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Rino 7:57 pm - 8th ottobre:

La speculazione sul caso Sarah era scontata. Viene applicata la formula femminista secondo cui il maschio violento, brutale e assassino non agisce individualmente ma come un sicario.

E dove c’è un sicario ci sono dei mandanti: tutti gli uomini.

L’orco agente è solo la conclamazione di quello che abita in ciascun uomo, in tutti noi. In me e in voi è latente, nell’agente si esprime, si manifesta. Noi gli abbiamo scritto il copione, lui si è limitato a recitare la parte. Questo è il dogma centrale del femminsmo.

Ora 3 considerazioni.
1- Quel dogma, quell’equazione femminista non può nascere che da un cuore avvelenato dall’ odio.
2- Il problema radicale è capire come sia stato possibile che diventasse luogo comune per un gran numero di DD (anche se ancora non per tutte) e come sia stato possibile che gli UU non abbiano colto fin dall’inizio l’origine odiosa e gli obiettivi feroci di quel proclama.
3- Simili fatti torneranno ad accadere, qui o altrove e quindi lo sciacallaggio non avrà fine. Bisogna rimandare al mittente l’infamia di questo metodo. Porrò dunque a Laura una tremenda domanda, sia essa o meno in grado di capirne la gravità, l’abisso davanti al quale la pone. La domanda ad una innocente.
Perché Laura – riconosciamolo – è innocente e dal trono della sua innocenza esige l’autodafé di tutti gli UU. Lo sa Laura perché è innocente?
Per via di un cromosoma sul quale non ebbe alcun potere.
Quel cromosoma l’ha resa innocente, Nient’altro. Dall’origine e per sempre innocente. Innocenza assoluta, indefettibile, ontologica.

Ecco dunque la domanda che viene da un colpevole, da uno dei “mandanti” di quel delitto e di tutti quelli che ci furono e ci saranno:

“Cosa si prova ad essere innocenti?”

RDV

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sandro 11:59 pm - 15th ottobre:

“Icarus, Fabrizio Marchi, suppongo avrete delle scusanti anche per questo “pover’uomo”, vero?”

Visto che se ne è parlato, aggiungiamo gli ultimi sviluppi:

http://www.unita.it/news/italia/104687/sarah_la_cugina_sabrina_in_carcere_concorso_in_omicidio_e_sequestro_ad_incastrarla_suo_padre_michele

Da quanto ho sentito in televisione stasera sembra che, mentre il padre la strangolava, la figlia la tenesse ferma, dopo averla condotta lei con una scusa nel garage dove si è consumato il delitto, poi avrebbe portato via le amiche con la scusa di andarla a cercare per dare così al padre il tempo di occultare il cadavere.

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Fabrizio Marchi 10:42 am - 16th ottobre:

Esatto, Sandro, come vedi (e come avvertiamo sempre noi quando ci occupiamo di certi argomenti), la schiera degli sciacalli è sempre in agguato pronta ad azzannare. Feccia dell’umanità… Quella sedicente “Laura” fa parte della confraternita…
Si è capito fin quasi da subito che le cose non erano del tutto chiare e che, molto probabilmente, c’era il coinvolgimento anche di altri/e, molto probabilmente, come sta emergendo, addirittura della figlia.
Nondimeno, l’offensiva mediatica antimaschile era già partita. Ricordate le parole di quella tal Lorella Zanardo postate da Mauro Recher? “Perché se l’hanno ammazzata è questione maschile di cui non mi farò più carico”.
Si vergognassero entrambe, se sono in grado di provare vergogna. E ho seri dubbi.
Fabrizio

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mauro recher 11:06 am - 16th ottobre:

a proposito di questo ,ho messo un mesaggio nel loro blog …con la tua risposta Fabrizio ,dura ,ma sicuramente non offensiva , ed ho scritto anch’io qualcosa ….morale : l’hanno censurato …….
questo è il post originale
————————————————
dopo tanto tempo ritorno a scrivere .mi scuso fin da ora se faccio perdere tempo o il mio lessico non è perfetto ,purtroppo ,non sono mai stato bravo a scrivere ……
certo la vicenda è una che lascia il segno ,inutile nasconderlo ,vuoi per la storia mediatica ,vuoi per i protagonisti in questione ,difficile non farne un pensiero ,ma qui mi si chiede ,in pratica cosa scatta in testa a questi uomini capaci di tale barbarie ,per me ,come per luz(ex.pandora) ,che non siamo ne assassini ,ne stupratori ,è impossibile dare una risposta ,per il semplice motivo che non siamo tutti fatti con lo stesso stampo ,vale per le donne ,ma vale pure per gli uomini….si parla pure di questione maschile da risolvere ,ma la questione maschile non è fatta solo di crimini ,è fatta anche di persone che muoiono sul posto di lavoro ,e il 97% sono uomini ,un paradosso per una società cosi di stampo patriarcale ,gli uomini comandano e fanno i lavori più pericolosi ?? non trovate che ci sia qualcosa che non quadra ,il patriarcato esiste eccome , ma va ricercato nelle sfere più alte e di rado si nasconde nei “bruttini da 1000 euro al mese” (qualcuna ,non di questo blog, ci ha definito in questo modo ,mi sono sempre chiesto come mai ,più aumenta lo stipendio ,meno sono brutti ) , quella persona che ha commesso questo delitto cosi atroce ,prima è un assassino e poi è maschio ..ma forse meglio di me ha scritto l’ideatore di uomini beta
……..segue il post di Fabrizio ——-
scusate per la lunghezza e ringrazio per lo spazio
un uomo beta

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Stefano Camuncoli 11:10 am - 16th ottobre:

E’ vergognoso! il pestaggio anti-maschile ha raggiunto livelli intollerabili, sbatti il mostro in prima pagina !!! è una violenza psicologica per tutti gli onest’uomini che non si sognerebbero mai di stuprare, uccidere o quant’altro, qualcosa che uccide è questa violenza psicologica, lentamente giorno dopo giorno, prima non ti fa dormire, poi è un groppo continuo da ingoiare (sul posto di lavoro, nella vita ecc..), infine ti ammali di cancro.
E’ ORA DI SMETTERE DI SUBIRE !!! ORGANIZZIAMOCI MANIFESTIAMO RIEMPIAMO LE PIAZZE COME HANNO SEMPRE FATTO LE FEMMINISTE, SENZA VERGOGNE O INUTILI PUDORI DA CAVALIERI! NON SERVONO PIU’ A NIENTE!!!

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Rino 1:24 pm - 16th ottobre:

D’accordo Stefano.

Ma come possiamo riempire le piazze se siamo 4 gatti spelacchiati?

RDV

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Fabrizio Marchi 1:26 pm - 16th ottobre:

Caro Stefano, raccolgo senz’altro con soddisfazione il tuo invito ad organizzarsi, mettendo da parte una volta e per sempre falsi pudori e tentennamenti. Siamo qui proprio per questo. Per costruire un Movimento di uomini in carne ed ossa capace di diventare un soggetto attivo e autonomo all’interno del contesto sociale.
Con calma, equilibrio, serenità e compostezza, ma anche con grande determinazione, forti delle nostre idee.
Benvenuto fra noi e speriamo di avere il tuo contributo fattivo a questa nostra impresa.
Fabrizio

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Luke Cage 2:41 pm - 16th ottobre:

Dall’articolo:
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo493484.shtml
La mamma di Sarah: “Sabrina negherà sempre”
“In questi giorni l’ho avuta accanto e ha ripetuto sempre le stesse cose come se stesse leggendo un copione”. A parlare, riferendosi a Sabrina Misseri, è Concetta, la mamma di Sarah Scazzi. “Sarà la seconda Franzoni, perché negherà sempre”, ha detto la donna, apparsa visibilmente sconvolta e provata dopo il fermo della nipote. Dopo la confessione del cognato, la mamma di Sarah ha sempre avuto dubbi sul fatto che fosse lui l’unico artefice del delitto.
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Non vorrei abbassarmi a facili speculazioni, ma è interessante notare la diversa reazione popolare di fronte a questi recenti sviluppi.
L’ira e la rabbia dei giorni scorsi sembra aver ceduto il campo ad un silenzio sbigottito.
Dove sono finite le richieste di pena di morte, di torture cinesi, ecc. ecc. ?
Questo silenzio carico di angoscia e sbigottimento non sarebbe stato “lecito” e “appropriato” anche qualche giorno fa?..

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Leonardo 2:47 pm - 16th ottobre:

Ci vorrebbero delle iniziative per tutelare i maschi vittime di ingiustizie, dovute alla disparità e discriminazione da parte femminile e delle istituzioni.

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armando 4:37 pm - 16th ottobre:

nell’accusa generica e indeterminata di violenza rivolta ai maschi come genere, è chiarissimamente all’opera il meccanismo psicologico della proiezione della colpa per allontanarla da sè in quanto inaccettabile alla psiche. Chi accusa, chi punta il dito, chi esige autodafè, rieducazioni etc. lo fa per esorcizzare la violenza dentro di sè e non vuole (o non può perchè troppo doloroso) confrontarsi con quella che Jung definiva la propria “ombra”. Le donne lo fanno per “salvarsi” come genere e continuare a credersi “innocenti” non potendo ammettere due cose: 1) Che la violenza, il male, sono dentro ciascuno di noi e 2) Che dal confronto con l’ombra sono state esentate proprio dai maschi “patriarcali” che hanno assunto su di sè tutto il peso dell’esercizio della forza e della violenza con le lacerazioni fino alla follia che ciò implica.
Gli uomini lo fanno perchè credono che autoacusandosi come genere si possano salvare come singoli. Salvarsi nel doppio significato di pensarsi soggetti innocenti e, perciò, allontanare da sè la “punizione” che meriterebbero in quanto maschi. Illusi due volte.
La cosa più incredibile è che il meccanismo della proiezione è universalmente conosciuto in psicanilisi e universalmente ri-conosciuto , ad esempio, in coloro che odiano gli omosessuali, li vorrebbero mettere al confino, usano violenza contro di loro etc. etc. Vogliono, costoro, allontanare da sè mediante l’odio e il disprezzo le pulsioni omosessuali proprie che non possono accettare. (preciso che tutto ciò non ha nulla a che fare con roba sul matrimonio gay o l’adozione, questioni che si situano su altri e distanti piani).
La domanda è : perchè quel meccanismo chiarissimo nel caso maschile/femminile non viene proprio visto se non da pochi?
Lo capisco, in certo senso, per le donne, ma per gli uomini? Lo so che, seppure in altri termini, la questione ce la siamo già posta, ma ritorna di continuo, segno di gigantesche rimozioni.
armando

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ckkb 6:57 pm - 16th ottobre:

@leonardo.
Proposta: come sappiamo senza soldi si va meno lontano che coi soldi e il portafoglio sta vicino al cuore e gli fa un concorrenza spietata. Chi partecipa al blog, sintonizzi portafoglio e cuore, e versi una quota libera o da stabilire. Molti movimenti maschili USA si autofinanziano con sistemi di raccolta $ on line.

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Rita 7:18 pm - 16th ottobre:

secondo me, ci sono ancora molti elementi che non quadrano.
Prima della confessione del padre si parlava di un litigio fra le due cugine per un ragazzo che piaceva a entrambe. Poi il litigio è diventato per le molestie del padre. L’avvocato difensore descrive Misseri come un uomo “abituato a sacrificarsi per la famiglia” descrive la sua giornata come un uomo che si alza alle 3 e mezza per aiutare nelle faccende domestiche prima di recarsi nei campi.

E’ molto strano che Sabrina Misseri abbia addirittura aiutato il padre ad uccidere Sarah per salvare l’onore del padre e poi dopo la confessione, abbia dichiarato che deve pagare e abbia preso le distanze dal padre.

Altro particolare è che il ritrovamento del telefonino e la susseguente confessione del padre è avvenuta nel momento in cui gli inquirenti stavano indagando sull’episodio del litigio e si stavano avvicinando a Sabrina.

Sono, naturalmente, tutte ipotesi, dato che la dinamica del fatto è ancora lontana da chiarire.

Ma se così fosse.. se Sabrina avesse ucciso la cugina per motivi di gelosia e il padre si fosse autoaccusato per salvarla dal carcere, leggeremo articoli che parlano dell’estremo dono e sacrificio di un padre per la figlia? Leggeremo qualcosa di “questione maschile” in questo senso?

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Sergio 9:10 pm - 16th ottobre:

>>
Lo capisco, in certo senso, per le donne, ma per gli uomini? Lo so che, seppure in altri termini, la questione ce la siamo già posta, ma ritorna di continuo, segno di gigantesche rimozioni.
armando
>>
Io credo dobbiate prendere atto del fatto che gli uomini, come genere, sono dei giganteschi e irrecuperabili coglioni, succubi delle donne. Spiace dirlo perché pure io sono un uomo, ma i fatti sono questi.

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Marco Pensante 11:54 pm - 16th ottobre:

Per Laura, ammesso che sia ancora qui a leggere (anche se ne dubito): suppongo che tu avrai delle scusanti per questa povera ragazza, vero?
Chiaramente è solo una questione maschile.
Sto zitto solo per rispetto di una tragedia umana. Il bello è che certa gente invece continuerà a parlare a vanvera con la stessa identica sicumera di prima, senza neppure accorgersi della propria stupidità.

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sandro 1:25 am - 17th ottobre:

” La prima causa di morte per le donne sono le botte, botte che ci massacrano, pugni con cui vengono spaccati denti, ossa, organi interni”

Ma certo, le donne invece di default sono angeli:

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/notizie-milano/tassista-in-coma-la-prima-a-picchiare-e-stata-la-citterio.html

Questa qua, che del terzetto è stata la prima a mettere le mani addosso al malcapitato, che sta ancora in coma all’ ospedale, qualche mese fa aveva minacciato di far fuori il proprio figlio di pochi mesi con un paio di forbici per non farsi sgomberare dalla casa che occupava abusivamente.
Dei veri angeli, non c’è che dire.
L’ incarnazione della non violenza, Gandhi gli fa una pippa.

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Sergio 10:12 am - 17th ottobre:

Un esempio significativo della coglionaggine maschile (eccezioni a parte, che cmq sono rarissime), è data anche da articoli come questo.
Notate bene: il giornalista (un uomo) scrive:
“la sexy pirata”;
“Alcune delle «cavalline» erano scialbe. Altre sexy. Comunque furbe. E abbastanza sveglie da aiutare una banda di pirati informatici capaci di sottrarre a ignari americani tre milioni di dollari”;
“E Kristina Svechinskaya è stata ribattezzata la «hacker più sexy del mondo»”.
Inoltre, nell’articolo non traspare la minima critica nei confronti di queste donne; anzi, c’è una sorta di compiacimento, quasi di eccitazione da parte dell’autore.
La fica rende veramente ciechi e succubi gli uomini.
Altro che “potere maschile” ! Secondo me neanche quelli che avete ribattezzato “alpha” sono potenti nei confronti del genere femminile. A mio parere anche loro sono dominati dal figapower, nel senso che agiscono in funzione di lei…
Da questo si capisce il perché delle religioni e delle loro limitazioni…

http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_17/olimpio-kristina-sexy-pirata_990d19d2-d9c1-11df-8dad-00144f02aabc.shtml
La storia – Arrestata dall’Fbi. Ricercata una complice. Ottanta nella banda
Kristina, la sexy pirata
che rubava milioni in Rete
Studentessa a New York, apriva conti e dirottava soldi

WASHINGTON – Alcune delle «cavalline» erano scialbe. Altre sexy. Comunque furbe. E abbastanza sveglie da aiutare una banda di pirati informatici capaci di sottrarre a ignari americani tre milioni di dollari. Diverse «cavalline» sono state arrestate dall’Fbi. Come Kristina Svechinskaya, 21 anni, finita poi sui giornali non solo per le sue imprese criminali ma anche per l’aspetto. La foto di Kristina Izvekova, 22 anni, è invece comparsa nel poster «Wanted» dei federali. La cercano insieme ad un bel gruppo di complici, tutti membri della stessa gang. Quasi 80 persone sparse tra Stati Uniti e Ucraina, Russia, Moldavia, Bielorussia e Kazakhstan. I «cervelli», inviando email innocenti, hanno infilato virus nei computer di dozzine di persone. «Bachi» in grado di carpire informazioni cruciali. Tenendo d’occhio l’attività delle vittime, gli hacker si sono impossessati di Pin, codici d’accesso alle banche online e tutto quello che poteva servire per la stangata. Poi, una volta ottenuti i dati, i banditi hanno iniziato a dirottare somme di denaro su una rete di conti. Ad aprirli le «cavalline».

Le due Kristina, così come Katalina, Yulia, Marina, Almira, sono arrivate negli Stati Uniti «per studiare». Alcune lo facevano davvero. Per altre si trattava di una semplice copertura. I capi della banda le hanno agganciate perché le conoscevano da prima oppure attraverso ricerche su Facebook e annunci sui giornali. I ragazzi terribili sono passati rapidamente all’azione. Invece che perdere tempo sui libri, si sono dedicati all’apertura di piccoli conti negli Stati Uniti, dove far confluire il denaro. Per non destare sospetti, hanno mostrato documenti falsi, quasi sempre passaporti greci. A questo punto è scattata la seconda terza fase. Le «studentesse» hanno spostato il denaro dai conti americani a quelli disseminati in Europa.

Stroncare la gang non è stato facile. L’Fbi, in collaborazione con il Dipartimento di polizia di New York, ha indagato per ben 18 mesi cercando di ricomporre i vari segmenti del network. E solo pochi giorni fa ha potuto lanciare la retata che ha portato in prigione 39 elementi, in gran parte «cavalline» e «cavalli» presenti sul territorio americano. La Svechinskaya è diventata una dei trofei mentre l’altra Kristina si è tramutata nel simbolo dei latitanti. Per l’Fbi avrebbe lasciato l’America nel mese di settembre. La storia non si è però chiusa con il clic delle manette. Come per un’altra russa celebre, la spia Anna Chapman, il caso ha avuto una coda per le foto delle protagoniste. I tabloid si sono lanciati sulle immagini – alcune lasciate su Facebook – dalle protagoniste. E Kristina Svechinskaya è stata ribattezzata la «hacker più sexy del mondo». Giocando su aspetto ed età dei protagonisti, i legali hanno cercato di sminuirne il ruolo: «Sono solo degli ingenui coinvolti in un gioco più grande di loro». Sarà. Ma le immagini con volti sorridenti e pose ammiccanti sui social network sono state sostituite dalle quelle segnaletiche dell’Fbi.

Guido Olimpio
17 ottobre 2010

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Sergio 10:28 am - 17th ottobre:

In proposito leggete anche questo articolo…
Non ho parole.
>>>>>
Kristina Svechinskaya è la new sensation tra le criminali più amate d’America. Arrestata a New York nell’ambito di un’indagine sulla sottrazione di soldi alle banche tramite sofisticati sistemi informatici, è già stata soprannominata l’hacker più hot del mondo.
>>>>>
http://www.qnm.it/articolo/kristina_svechinskaya_arrestata_lhacker_piu_bella_del_mondo_le_foto.html

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Roberto 12:27 pm - 17th ottobre:

sandro
@Ma certo, le donne invece di default sono angeli:

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/notizie-milano/tassista-in-coma-la-prima-a-picchiare-e-stata-la-citterio.html

Questa qua, che del terzetto è stata la prima a mettere le mani addosso al malcapitato, che sta ancora in coma all’ ospedale, qualche mese fa aveva minacciato di far fuori il proprio figlio di pochi mesi con un paio di forbici per non farsi sgomberare dalla casa che occupava abusivamente.
Dei veri angeli, non c’è che dire.
L’ incarnazione della non violenza, Gandhi gli fa una pippa.
@@@@@@

E’ vero quello che dici, ma è pure vero che in questo caso (come in tanti altri) è stato un uomo a ridurre in fin di vita quel povero tassista. Diciamola tutta.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_ottobre_15/tassista-coma-piero-citterio-confessa-stefania-massari-ciavarella-1703960779243.shtml
Tassista ridotto in fin di vita:
«L’ho pestato a pugni e calci»
Confessa Piero Citterio, fermato insieme con la sorella Stefania. Lei invece nega di aver colpito
MILANO – «L’ho pestato con violenza, con una scarica di pugni e calci». Piero Citterio, 26 anni, uno dei tre aggressori del tassista Luca Massari, ha confessato così, davanti al gip di Milano Maria Grazia Domanico, di essere stato quello che si è accanito con più forza e più a lungo nel picchiare l’uomo. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, stamani nel carcere milanese di San Vittore, Piero Citterio ha raccontato di essere stato lui a innescare l’aggressione violenta. La sorella Stefania, 28 anni, finita anche lei in carcere, assieme al fidanzato Morris Ciavarella, ha invece negato di aver colpito per prima il tassista come sostenuto da due testimoni, e ha spiegato di aver avuto «uno scatto d’ira», di essersi «lanciata contro di lui», dopo che l’uomo aveva inavvertitamente investito un cane, ma di essere stata «fermata prima di colpirlo». Il giudice si è riservato di decidere sulla misura cautelare per i due. Dovrebbe pronunciarsi nelle prossime ore.

STEFANIA E LA BAMBINA – I legali dei due fermati, gli avvocati Carlo Maffeis e Francesco Lucino, hanno presentato un’istanza per una misura meno afflittiva del carcere per Stefania Citterio, che è madre di una bambina di 8 mesi. Per misura meno afflittiva, come ha spiegato l’avvocato Maffeis, si intende o una casa famiglia o gli domiciliari, o addirittura la libertà. Per Maffeis, con gli interrogatori «è stato fatto un passo avanti verso la chiarezza», anche se non è ancora stata esattamente ricostruita la «dinamica dell’aggressione». Il legale ha spiegato che «in realtà un’aggressione simultanea di tutti e tre non c’è mai stata». Appena il cane è stato investito, le prime a dirigersi contro il tassista sono state tre donne: la padrona dell’animale, Sara Panebianco, compagna di Piero Citterio, e le sorelle Stefania e Elisabetta Citterio. Poi sono arrivati i due uomini. «Ciavarella – ha spiegato l’avvocato – è intervenuto perché ha visto che là c’era la compagna e lo stesso ha fatto Piero». La Citterio ha negato davanti al gip di aver tirato un casco contro il tassista.

SEMPRE IN COMA – Intanto i medici del Fatebenefratelli di Milano hanno effettuato una risonanza magnetica a Luca Massari, senza però trovare elementi di rilievo. A spiegarlo è il bollettino medico emesso dalla struttura. Il paziente è mantenuto in coma farmacologico per evitare che l’edema cerebrale possa causare danni. «Le condizioni generali rimangono gravi – spiega Elena Galassini, responsabile della Struttura di Emergenza Urgenza del Fatebenefratelli – con persistenza dello stato di coma. È stata effettuata in data odierna una risonanza magnetica che non ha fornito elementi prognostici significativi rispetto a quanto già evidenziato dalle Tac». I familiari e la fidanzata sperano: «La febbre è un po’ scesa», «la pressione è un po’ diminuita», ha riferito Patrizia. Il prossimo bollettino medico verrà diramato lunedì prossimo.

Redazione online
15 ottobre 2010(ultima modifica: 16 ottobre 2010)

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Fabrizio Marchi 1:01 pm - 17th ottobre:

Non mi pare, Roberto, che Sandro, né nessun altro, abbiano mai affermato che la violenza è solo femminile. Queste genere di favole da queste parti nessuno le ha mai sostenute. Del resto non siamo certo un gruppo di ultrà femministe capovolte nel loro esatto contrario…
Mi rimane sempre difficile capire, caro Roberto, dove vuoi andare a parare con i tuoi interventi. E’ qualcosa che ancora mi sfugge… comunque fai pure, sia chiaro…Prima o poi forse riusciremo a scoprire l’arcano…
Fabrizio

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sandrotori 2:00 pm - 17th ottobre:

“E’ vero quello che dici, ma è pure vero che in questo caso (come in tanti altri) è stato un uomo a ridurre in fin di vita quel povero tassista. Diciamola tutta.”
Ma questo già lo sapevano tutti, io ho solo aggiunto dettagli meno noti, come il tentativo di infanticidio di qualche mese prima e la partecipazione attiva della donna al pestaggio.
Proprio per il principio che, se dobbiamo dare una notizia, diciamola tutta senza omissioni.

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mauro recher 3:29 pm - 17th ottobre:

sono d’accordo con Fabrizo ,sullo spirito del blog
——.
credo che invece dobbiamo ribadire ,quello si ,che la questione maschile non è fatta di stupri e assassini o di crimini in genere , ma è fatta di gente che muore sul lavoro ,che esistono pure i “bruttini da 1000 euro al mese” e che non se la passano poi molto bene ,e quello che volevo far capire anche nell’altro blog ,che se la stavano prendendo con il nemico sbagliato …

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Roberto 3:32 pm - 17th ottobre:

Fabrizio
@ Mi rimane sempre difficile capire, caro Roberto, dove vuoi andare a parare con i tuoi interventi. E’ qualcosa che ancora mi sfugge… comunque fai pure, sia chiaro…Prima o poi forse riusciremo a scoprire l’arcano…
@@@@
Nel caso specifico, cioè quello della violenza “visibile”, come alcuni l’hanno definita, (ho letto in un altro forum certe terminologie) voglio soltanto evidenziare che mettersi a fare la conta dei morti e quindi della violenza al femminile, è sì giusto, perché è indubbio che anche le donne siano violente, ma al tempo stesso perdente.
La ragione? Le femministe, i mass media e i politicanti, faranno sempre notare che “le guerre le fanno gli uomini; il 95 per cento ed oltre dei carcerati sono uomini; la stragrande maggioranza degli omicidi sono commessi dagli uomini; i narcos e i loro capi sono uomini; la mafia l’hanno inventata gli uomini”, eccetera eccetera.
In sostanza, quello che voglio dire, è che di fronte a dei dati oggettivi, ‘quelli/e che contano’, se ne fregheranno sempre di cosa c’è dietro a certi fenomeni.
Ormai il maschile è percepito e narrato come un cancro da estirpare in tutto il mondo.
Il femminismo è stato così pervasivo, è riuscito a penetrare talmente in profondità, (tv, cinema, radio, scuola, università, partiti, magistratura, ecc) che ormai solo una vera e propria guerra potrebbe rimescolare totalmente le carte…

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Mizio 4:52 pm - 17th ottobre:

Poco fa stavo seguendo una trasmissione su Raidue in cui veniva fatta una ricostruzione visiva con un filmato del tassista aggredito. Da quanto si apprende le due ragazze lasciano scorrazzare il loro cane, il tassista lo investe accidentalmente, ne nasce un diverbio tra lui e le 2 ragazze, quindi intervengono i 2 fidanzati e lo massacrano.

In questa storia sono 2 le cose che mi fanno veramente inorridire:
1) – I due ragazzi non avevano alcun motivo di intervenire visto che il diverbio era nato tra il tassista e le due ragazze. Perche’ sono intervenuti ? Forse volevano mostrare tutta la loro virilita’ verso le fidanzate ? (della serie: se io reagisco alle provocazioni fatte da una donna rischio di essere linciato dal maschio servo di turno).
2) – La cosa che mi fa inorridire di piu’: le ragazze assistono alla scena del pestaggio verso il povero malcapitato senza far nulla per fermare i due uomini ne tantomeno prendere provvedimenti chiamando qualcuno delle forze dell’ ordine. Ne vogliamo parlare ?

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Luke Cage 10:04 pm - 17th ottobre:

@Mizio:
Solo una precisazione.Una delle ragazze è in realtà accusata di aver preso attivamente parte al pestaggio…

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Marco 12:07 am - 18th ottobre:

Mizio, ma di cosa ti stupisci? Guarda che in linea di massima Sergio non sbaglia affatto…
Ed anche riguardo alle donne, perché stupirsi?
Ma hai idea di quanti uomini le donne hanno fatto massacrare o uccidere, sia direttamente che indirettamente? Mizio, come ho già avuto modo di scrivere, le donne sono delle vere e proprie istigatrici.

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Rita 10:25 am - 18th ottobre:

giusto perchè se n’è parlato tanto e secondo me è un caso paradigmatico: dalla confessione di Michele Misseri è partita l’analisi mediatica giornalistica sul “cosa si cela dietro la sessualità maschile”

Adesso gli ultimi sviluppi

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/18/news/medico_legale-8169811/?ref=HRER2-1

È possibile che Sarah sia stata strangolata da una donna”. L’ultimo atroce sospetto sulla morte di Sarah Scazzi piomba nel giorno dell’interrogatorio della cugina Sabrina. E lo introduce il medico legale Luigi Strada. “Le lesioni riscontrate sul collo della vittima – spiega Strada – sono compatibili anche con l’azione di una persona di sesso femminile, non particolarmente gracile

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Daniele 9:59 pm - 18th ottobre:

armando
>>>>>>>>>>>>>>>>>>
nell’accusa generica e indeterminata di violenza rivolta ai maschi come genere, è chiarissimamente all’opera il meccanismo psicologico della proiezione della colpa per allontanarla da sè in quanto inaccettabile alla psiche. Chi accusa, chi punta il dito, chi esige autodafè, rieducazioni etc. lo fa per esorcizzare la violenza dentro di sè e non vuole (o non può perchè troppo doloroso) confrontarsi con quella che Jung definiva la propria “ombra”. Le donne lo fanno per “salvarsi” come genere e continuare a credersi “innocenti” non potendo ammettere due cose: 1) Che la violenza, il male, sono dentro ciascuno di noi e 2) Che dal confronto con l’ombra sono state esentate proprio dai maschi “patriarcali” che hanno assunto su di sè tutto il peso dell’esercizio della forza e della violenza con le lacerazioni fino alla follia che ciò implica.
Gli uomini lo fanno perchè credono che autoaccusandosi come genere si possano salvare come singoli. Salvarsi nel doppio significato di pensarsi soggetti innocenti e, perciò, allontanare da sè la “punizione” che meriterebbero in quanto maschi. Illusi due volte.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Credo che la tua analisi sia perfetta.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=123228&sez=HOME_ROMA#commenti

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Alessandro 8:37 am - 19th ottobre:

Oltre al tristissimo esito di questo episodio, mi rattrista ancora una volta constatare che molti “poveri”, molti “beta” non si evoilveranno mai. Ancora una volta la loro ignoranza li porta in direzione della lotta tra “poveri”: i “bassifondi” di Roma contro la comunità romena. Addirittura Alemanno diventa “amico dei romeni”, come riportato in un commento, e non un giustizialista-classista che si trasforma in femminista per catturare qualche voto.
L’ emergenza culturale in questo Paese è sempre più grave.

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mauro recher 8:05 pm - 28th ottobre:

ma chi siete? ma cosa dite? ma che animo avete? Le femmine vogliono che l’assassino sia Michele??? ma da che contesti disumani provenite? ma io voglio solo che lasciate in pace una ragazzina morta. Che sia Michele, Sabrina o chissachi non ha piu importanza.
Voi vedete una lotta dove non c’è. Andate in analisi, non è qui il vs posto. Io non vedo guerre tra i sessi, solo una sana battaglia per i diritti.
Ora tacete, almeno in questo post. Ma nemmeno la morte vi fa tacere? Curatevi l’anima.
—————————————————-
cosi scrive la Zanardo , la stessa che aveva aperto la “questione maschile” ,adesso non è importante sapere chi l’ha uccisa (e non sapete quanto sono d’accordo ) ma lo era nei primi giorni ,tanto da dire che noi tutti eravamo lo zio di avetrana

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Marco 12:15 pm - 7th novembre:

X Laura.
http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_07/buccini-ne-mostro-ne-padre_dda4996e-ea4a-11df-acba-00144f02aabc.shtml

Il personaggio
Né mezzo mostro né vero padre Le mille facce di Zelig-Miche’
Ha cambiato versione dopo aver visto un dvd con gli insulti in tv della sua famiglia

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
AVETRANA (Taranto) – C’è un computer acceso, un dvd che gira in una saletta del carcere di Taranto. Gli sussurrano: «Guarda, Miche’, senti cosa dicono di te, proprio a casa tua…». E sullo schermo del computer Miche’ vede sgretolarsi l’ultimo pezzo di vita, quello a cui stava aggrappato nei primi giorni d’isolamento, i lunghi giorni da mostro solitario e senza redenzione: ecco Sabrina, ecco Valentina, ecco perfino Cosima, la sua Mimina, la compagna di trentacinque anni passati a spaccarsi la schiena per comprare in via Deledda i mattoncini con cui tirar su un’esistenza meno schifa; eccole tutte e tre che sembrano senza saperlo il coro di una tragedia greca, che dicono «quello per noi è morto, anzi, manco da morto ce lo rivogliamo qua… quello ci ha preso in giro per tutto questo tempo… quello è un pazzo… e magari poteva farci fuori pure a noi, quello».

«Quello» è lui, zio Miche’, in quel momento lo zio più odiato d’Italia, l’assassino confesso della piccola Sarah; e guarda le figlie e la moglie che proprio di lui parlano e straparlano, e che lo inchiodano per sempre sulla croce di questo giallaccio di Avetrana, una, dieci, cento volte in diretta tv: a quella stessa croce che lui s’era caricato in spalla senza battere ciglio, «ho fatto tutto da solo, m’è saltato in testa così, perché ero nervoso per il trattore guasto, loro non sanno niente». Questa scena è un dettaglio che nessun investigatore a modo confermerà mai, si capisce. «Con Misseri sono stati usati metodi… antichi», dice infatti soltanto a mezza bocca uno sbirro di lungo corso. Metodi tipo: il tuo compare ti ha mollato, che resisti a fare?

Solo che i metodi antichi quaggiù si sono innestati in uno scenario modernissimo, perché davvero le tv hanno cambiato la storia dell’indagine, e davvero Sabrina, la damina nera di Avetrana, dev’essersi rovinata da sola, esagerando, calcando da dilettante i toni del copione, «non lo chiamerò più papà!», recitando per i talk show e i programmi strappalacrime l’abbandono e il tradimento di quel suo «paparino» rinnegato che pure l’amava più d’ogni altra cosa al mondo e che, se la Procura non ha preso l’abbaglio del decennio, si stava sacrificando per lei. Dicono che un certo giorno di ottobre, in quella saletta del carcere, vedendosi lasciato alla deriva dalla famiglia come un barattolo in una piena, guardando quel fior da fiore di trasmissioni nazionalpopolari che gli stavano mettendo davanti come un calice di veleno, Miche’ si sia spezzato dentro: «Devo togliermi un peso dal cuore…». Il resto – le nuove confessioni che hanno inguaiato Sabrina – è venuto da sé, con la piena che trascinava il barattolo.

Sicché è forse davvero un uomo diverso, quello che è tornato ieri mattina per la prima volta in paese, su un fuoristrada dei carabinieri, scortato come un pentito di mafia, sottratto da transenne e pattuglie ai cronisti che ne conoscono solo la maschera deformata dall’horror show e alla gente di qui che lo conosce da sempre. Ancora abbastanza mostro, certo, perché non ha mai smentito il particolare più raccapricciante della sua prima versione: «Ho spogliato il cadavere e l’ho violentata, Saretta, m’è venuto in mente tannu stesso… in quel momento», e poco conta che il tampone su Sarah non abbia svelato tracce del suo dna, molti investigatori ci credono, al raptus di Miche’, non importa nemmeno che questo mostro non abbia mai dato fuori di testa in 57 anni, «è una bestiaccia di campagna», dicono, e le bestiacce certe cose le fanno, si sa.

Ma è soprattutto un padre che ha fallito, questo mezzo mostro di Miche’… Un paparino che manco è più capace di salvare la figlia, peggio, uno che adesso l’accusa, la sua Sabrina: un salvagente che le diventa pietra al collo. Ha gli occhi da cane bastonato, stretto tra i suoi guardiani, sul sedile posteriore del Suv; ha i capelli tagliati freschi dal barbiere della galera, un maglione a scacchi e i jeans. Fissa in un lampo le telecamere al di là del finestrino e sembra chiedere aiuto. «Ha perso il colore da contadino… e anche l’aria», dice chi riesce a intravederlo. A uno che si svegliava alle tre di notte e sgobbava filato fino alle dieci di sera, la cella di Taranto deve sembrare una suite. Non ha più nemmeno il berrettuccio da pescatore a proteggerlo dal mondo, e non che non gli serva: lui, forse, vorrebbe soprattutto proteggersi da Mimina, che sbircia la scena da dietro le persiane sempre chiuse della villetta di via Deledda, e magari rimugina la sua profezia di qualche tempo fa, «quello non smetterà di parlare, tirerà in mezzo anche me… verranno a prendere anche me».

C’era un tempo in cui Miche’ aggiustava le cose. «Mi manca ancora, sì, quando mi trovo un tubo dell’acqua scassato o una lampada rotta, mi manca mio marito», sospirava Mimina mentre già il marito s’era fatto mostro. E forse proprio lei gli aveva affidato quell’ultimo «lavoretto», prova ad aggiustare anche questa, caro Miche’: l’impossibile tentativo di tirare fuori dai guai Sabrina, la loro figliola diventata dark lady di paese. Miche’ adesso scende sospirando dal fuoristrada dei carabinieri, misura il fallimento del suo «lavoretto» nei passi che lo separano dalla cantina dove (forse) Sarah è morta, dalla casa dove si potrebbe spostare (forse) la scena del delitto, e poi dal campo giù in contrada Mosca dove Miche’ solleva macigni, tira su persino un carabiniere, oplà, così con le braccia da bestiaccia di campagna che sono toste come tronchi, tanto per mostrare che la piccola Sarah, laggiù, poteva benissimo avercela seppellita da solo.

Parla e parla ancora, Miche’, perché ormai solo parlando può continuare a esistere, perché quando avrà finito di parlare dovrà augurarsi che lo tengano comunque in galera: né tutto mostro né vero padre, un posto per lui qua fuori non c’è più. Ma forse non ci sarà posto più per nessuno in questa casa maledetta dove adesso è rimasta solo Mimina come una tartaruga spaventata e incapace di darsela a gambe: pure Valentina, la figlia più grande e più saggia, se n’è andata, dopo un ultimo disperato tentativo di far cambiare di nuovo versione a Miche’, magari facendogli dimenticare quella raffica di insulti tv, «ti vogliamo ancora bene, papà, non stare a sentire la televisione, noi siamo ancora con te». Non ha funzionato, e Valentina se n’è tornata a Roma dove l’aspettava suo marito, a testa bassa, sconfitta nella battaglia per la salvezza di Sabrina, perché ormai quel suo padre senza più amore dentro non lo fermi, è come vento di novembre tra gli ulivi.

Sicché parla ancora Miche’, e Mimina trema non solo di freddo, mentre i carabinieri le perquisiscono la vecchia Opel Astra tirando fuori una corda, la corda di cui ha raccontato lui, una corda che potrebbe legarla al processo maledetto che verrà. Parla, e trema perfino Carmelo, il suo fratello più piccolo, l’unico dei fratelli Misseri con cui Miche’ continuava a sgobbare nei campi e sudare fianco a fianco. Quel maledetto 26 agosto, quando Sarah morì, proprio a lui Miche’ andò a telefonare, magari per chiedergli aiuto a far sparire il cadavere, magari per dirgli solo buonasera, gli venisse un accidente: e adesso Carmelo sacramenta, passando da un interrogatorio all’altro, da una stanza all’altra dei carabinieri, «Michele ha detto delle cose di cui magari non so niente, quello davvero chiacchiera troppo!». Capita, sì, che uno chiacchieri troppo, quando non gli resta davanti che una vita selvaggia da pentito. Al pomeriggio, Miche’ sbuca dalla porta della caserma di Manduria con un carabiniere protettivo che gli tiene una mano sulla spalla prima di riportarlo in galera a Taranto. «Sorride», giura un fotografo scafato. E forse è già l’allegria del naufrago.

Goffredo Buccini
07 novembre 2010
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In proposito vorrei far notare che all’inizio di questa drammatica storia, il popolino chiedeva la pena di morte per Misseri; ora, che ad essere accusata è la figlia, non vola più neanche una mosca…

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Mizio 1:33 pm - 7th novembre:

In proposito vorrei far notare che all’inizio di questa drammatica storia, il popolino chiedeva la pena di morte per Misseri; ora, che ad essere accusata è la figlia, non vola più neanche una mosca…
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Non solo. Sabrina continua a essere vista come vittima di questa storia perche’ in fondo in fondo… c’e’ sempre una speranza che lei sia innocente perche’ chi lo sa… potrebbe essere intervenuta una terza persona no ? Mentre lo zio continua a essere visto come il mostro di Avetrana, l’ assassino piu’ odiato d’ Italia, che stupra i minorenni e per giunta sua nipote. A nessuno e’ mai trapelato il pensiero della bonta’ di un papa’ che si e’ accusato di un reato non commesso per prendersi lui le colpe e proteggere la figlia Sabrina.

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Silent Hill 2:34 pm - 7th novembre:

mauro recher
cosi scrive la Zanardo , la stessa che aveva aperto la “questione maschile” ,adesso non è importante sapere chi l’ha uccisa (e non sapete quanto sono d’accordo ) ma lo era nei primi giorni ,tanto da dire che noi tutti eravamo lo zio di avetrana

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Furba la zanardo : quando si pensava che l’assassino fosse lo zio apre una questione maschile , interrogazioni e patetici piagnistei, quando poi emerge sempre di più che sia la figlia , allora di colpo non ha più importanza chi l’ha uccisa. Mi fa ridere chi dice che l’italia non è un paese femminista…

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Leonardo 4:12 pm - 7th novembre:

Mizio
A nessuno e’ mai trapelato il pensiero della bonta’ di un papa’ che si e’ accusato di un reato non commesso per prendersi lui le colpe e proteggere la figlia Sabrina.
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E' quello che ho pensato pure io, ha la faccia da contadino, lavora sodo e si è fatto mettere in mezzo.

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Mizio 11:08 pm - 12th novembre:

Oggi abbiamo saputo tutti quanti la tragica notizia della morte del tassista picchiato a Milano. Su questa vicenda paragonata a quella di Avetrana vorrei aprire una riflessione: perche’ non si sono gridati ai mostri gli aggressori del tassista milanese mentre per il signor Misseri si ? La vita di un uomo di anni quarantacinque vale meno della vita una donna di anni quindici ?

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Fabrizio Marchi 9:21 am - 13th novembre:

Sono assolutamente d’accordo, Mizio. Non solo, se vogliamo l’episodio del tassista è anche più cruento, sotto determinati aspetti, essendo stato selvaggiamente pestato con cattiveria da un gruppo di uomini e donne per non aver fatto sostanzialmente nulla (il poveretto non aveva certo intenzione di uccidere il cane e si è anzi fermato, dopo averlo investito, dispiaciuto per quanto accaduto).
In realtà la tua osservazione è valida anche per tanti e tanti efferati delitti che però non sollecitano l’attenzione dei media.
Nel caso di Sarah Scazzi è inutile dire che ciò che ha scatenato la furia mediatica è stato l’omicidio a sfondo sessuale che ha creato il mostro e lo ha sbattuto in prima pagina. Non speravano di meglio per poter affondare i loro artigli che un bell’”omicidio di genere”: un mostro che strangola una ragazzina di 15 anni e poi ne abusa sessualmente. Quale migliore occasione per scatenare l’offensiva antimaschile a senso unico? Un boccone ghiottissimo servito su un piatto d’argento.
Gli ha detto male perché, come sappiamo, è presto venuto a galla il coinvolgimento della figlia e molto probabilmente, della moglie. Anzi, è ormai quasi assodato che sia stata la figlia ad uccidere la ragazza, anche dopo le ultime perizie effettuate, e che il padre, a quanto sembra ridotto ad una specie di burattino manovrato dalle donne della sua famiglia, si sia limitato ad occultarne il cadavere.
Non solo, se da una parte l’aspetto di genere del delitto è venuto meno, nessuno si è preso la briga di affrontare il caso da un altro punto di vista. Una ragazza che uccide un’altra ragazza, molto probabilmente coperta dalla madre, ed un uomo psicologicamente condizionato e manovrato da queste due donne.
Se ci fosse un minimo di serietà in circolazione ci sarebbe molto materiale per riflettere. Cosa è accaduto in quella famiglia per anni e anni? Qual’era la condizione di quell’uomo in quella famiglia? Che ruolo occupava nelle dinamiche familiari? E soprattutto, è un caso isolato oppure è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più vasto?
E’ quest’ ultima la domanda scabrosa che deve essere occultata, ed è per questo che l’omicidio di Sarah Scazzi è stato fatto diventare un caso di mera cronaca nera. Perché se emergesse che nel tessuto sociale e familiare esiste una realtà nascosta e diffusa di uomini schiacciati e sottoposti ad una forma di pressione e oppressione femminile di quel genere, comincerebbe a scricchiolare anche il dogma della violenza domestica a senso unico (maschile) tanto caro al post femminismo e alla cultura dominante.
Credo che questa questione, che solo apparentemente è un caso di cronaca, meriti una riflessione più approfondita. Non escudo di tornarci con un articolo ad hoc.
Fabrizio
P.S. come ricorderete, anche Natalia Aspesi, in perfetta malafede, rispose alla mia lettera (tagliata di 3/4) dal titolo “Ho subito violenza ma l’Istat non lo sa…”, utilizzando bassamente, è il caso di dirlo, il caso dell’omicidio della ragazza, ben prima che emergessero i nuovi elementi che inchiodavano la figlia e forse la madre. Questo ci dice di che pasta sono fatti i nostri avversari…

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Rita 9:51 am - 13th novembre:

di Sabrina Misseri:
Anzi, è ormai quasi assodato che sia stata la figlia ad uccidere la ragazza,

probabilmente per gelosia, per senso di possesso verso un uomo che non aveva manifestato interesse per lei ma per la cugina.

Com’è avvenuto nel recentissimo caso di Marina Patriti uccisa a Bruino dall’ex amante del marito dopo che era stata rifiutata.

Due casi simili, a mio avviso, nel movente. Al contrario (due casi di delitti passionali commessi da uomini a distanza di così poco tempo) si sarebbe scatenata la ridda dei salotti televisivi, internettiani et similia sulla particolare bestialità de lla sessualità maschile, sul loro non rassegnarsi alla perdita di una persona che non ti vuole più, etc.

Qui niente, la sola e mera semplice cronaca. Le colpevoli sono (giustamente, dico io) le due donne e non certo un meccanismo naturale o indotto culturalmente (nel secondo caso se lo si facesse si sarebbe detto comunque ovviamente che è indotto dall’uomo e non auto-indotto), per cui l’amante o la donna rifiutata arriva ad uccidere (così bestialmente) colei che si frappone all’uomo di cui si desidera il possesso. E sottolineo se ne desidera il possesso.

Delle due l’una: o esistono estremismi malati di intendere la relazione fra i generi che appartengono ad entrambi con modalità diverse (e allora si discuta di entrambi) o sono casi individuali e allora di discuta del caso e della cronaca

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mauro recher 11:17 am - 13th novembre:

comunque Fabrizio ,anche se gli diceva bene ,non aveva senso questo attacco alla questione maschile , se il mostro fosse stato veramente lui , era cosi diffcile da metterlo nelle mera cronaca nera, come un episodio tragico ,ma che riguardava solo quella persona ??
E’invece no ,come nessun accenno ancora all’asilo dei maltrattamenti ,non si potrebbe allora aprire una questione femminile??

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Mizio 6:44 pm - 13th novembre:

E’ vero Fabrizio, in qualche post precedente avevo scritto che uccidere un uomo per un regolamento di conti e’ grave tanto quanto uccidere una adolescente per gelosia o presunte molestie. Io aspettavo proprio l’ esito di questa vicenda per capire come sarebbe cambiata la posizione dei tre aggressori dopo che il tassista e’ morto. Ma l’ aspetto piu’ negativo e’ stata la reazione dei cittadini: nessuno ha mai dipinto i tre aggressori come mostri, nessuno ha invocato loro la pena di morte come per il signor Misseri. Nei vari tg hanno speso 2 minuti di servizio senza mai farci sapere chi fossero veramente questi tre delinquenti mentre per il signor Misseri si e’ detto tutto e il contrario di tutto: che e’ un mostro, un pazzo, un malato sotto i psicofarmaci che cambia versione a ogni deposizione, che e’ un debole, succube e vittima delle donne. Adesso che la posizione e’ cambiata e che e’ ormai certo che e’ stata Sabrina a uccidere e non il papa’ come si comportano i media ? Dipingono Sabrina come una ragazza forte, decisa e determinata, tutti apprezzamenti che rivolti a una donna qualsiasi la porterebbero sul piedistallo. Mamma e zia difendono la ragazza, nessuno che ha mai detto testuali parole: “Lei ha sbagliato deve pagare”, nessun abitante di Avetrana la dipinge come strega. Ma la cosa che mi spaventa di piu’ e’ la posizione di certi uomini presentatori delle varie testate e talk show, nessun uomo si e’ mai preso la biga di dire che se Misseri e’ stato dipinto come il mostro, adesso il mostro e’ Sabrina. Invece cosa fanno ? Ne studiano la gelosia, perche’ e’ un sentimento che fa parte di tutti, uomini e donne indistintamente, bisogna giusificare il gesto di Sabrina, bisogna trovarne un alibi, lei e’ donna quindi c’e’ un motivo. Si giustifica il gesto di Sabrina attribuendo la gelosia come movente del delitto mentre si condanna lo zio per le violenze sessuali. Questo e’ quello che ci inculcano i media: due pesi due misure a seconda di chi e’ l’ autore di delitti cosi efferati.

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Mizio 10:50 pm - 4th dicembre:

La Questione Maschile vista da Lorella Zanardo: sentite cosa scrive in merito a questo argomento. Un articolo che vale la pena di leggere:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/25/la-questione-maschile/64517/

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Alessandro 9:18 am - 5th dicembre:

Sì Mizio, ci eravamo già soffermati su quest’articolo. Sicuramente la Zanardo esprime una misandria che ha oggi pochi eguali in Italia. Il problema è che questa misandria, che si nasconde dietro i “diritti delle donne”, è stata del tutto sdoganata in Italia, anzi fa tendenza! E’ una moda che seguono anche tanti maschietti, beta o alfa, che scodinzolano dietro alla suddetta o alle sue amiche.

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Mizio 11:57 pm - 5th dicembre:

Si Alessandro ma io mi soffermerei piu’ su queste righe, guardate cosa scrive la nostra cara Lorella:
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Attraverso la strada a piedi sulle strisce, tengo la bici alla mia destra. Una moto velocissima mi passa a un centimetro non fermandosi come dovrebbe, faccio un salto indietro, lui mi evita, poi, sgasando, riparte gridando: “Spostati, scema”.
Monto in bici, lo seguo, almeno al semaforo si fermerà. Infatti è lì che accelera impaziente. Ora lo vedo, abbronzato, camicia aperta, faccia “che non deve chiedere mai”. Mi guarda e mi riconosce. Nessun imbarazzo, io lo fisso e mi avvicino.
Lui pare sorpreso.
Io voglio capire.
Chi è ?

Sono quelli incapaci di relazione con le donne. Sono quelli che vanno a donne pagando, sono quelli a cui piace umiliarci. Quelli che parlano di f… e calcio. Quelli che vanno in Lettonia che è l’ultima piazza piena di gnocca. Quelli che se è anche minorenne… Quelli che con gli amici è tutto un parlare di tette. Quelli che vanno di cialis e viagra così ci danno dentro. Sono gli uomini che ascoltano lo Zoo di 105: è un’esperienza, ascoltate la trasmissione almeno una volta.
>>>>>
Innanzitutto dove sta scritto che se un uomo e’ scortese o “non deve chiedere mai” e’ un uomo incapace di relazionarsi, che parla sempre di fica eccetera, che va con le minorenni nei paesi esotici e tutte quelle robe li ?
Devo dire che questo articolo mi ha dato dei spunti di riflessione molto importanti, ovvero mi ha fatto capire come le donne di oggi non ragionano piu’ con la loro testa, ma seguono dei pregiudizi e dei preconcetti verso il genere maschile confezionati a scatola chiusa e questo impedisce a loro di relazionarsi con spontaneita’ verso l’ altro sesso perche’ non vogliono andare oltre certi schemi e non riescono a guardare dentro l’ animo di ciascuno di noi.
Leggendo questo articolo sono arrivato alla conclusione che non devono essere gli uomini ad adeguarsi a questo cambiamento del femminile che tanto viene chiamato emancipazione. Semplicemente l’ uomo si adegua a quello che e’ il sistema imposto oggi: la donna ci guarda, ci squadra e ci osserva in modo ostile, l’ uomo da parte sua ricambia con altrettanta arroganza (come il signore nella moto). Non e’ difficile da capire.

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mauro recher 1:36 pm - 6th dicembre:

io sto aspettando ancora un paio di giorni e voglio vedere se ,nel solito blog ,fanno un articolo pari pari a quello di Avetrana ,trattando del delitto (ormai sembra certo) di Bergamo della ragazzina di 13 anni …
io credo di no , per due ragioni
1- sembra che ,come ha detto Fabrizio ,gli abbia detto male sulla vicenda dell’ orcozio e per il momento vanno molto ponderate….
2- questi eventuali assassini ,sono non italiani e la paura fottuta di essere prese per razziste (razzismo di genere si ,ma di etnia no) è molto forte
invece queste due tragiche vicende devono far riflettere sul fatto che non esistono solo uomini e solo donne violenti ,come non esistono solo italiani o solo stranieri violenti ….io con i cosiddetti extracomunitari ci lavoro, e non sono poi tanto diversi da noi ,esiste la brava persona come la testa di c…o , come in Italia del resto, quindi è facile contastare che esiste anche il criminale ne più ne meno che dovunque Ho sempre trovato assurdo che ,durante il telegiornale,facciao sempre riferimento all’etnia, rimarcandola ogni volta …ma è proprio cosi importante ?? Come si rimarca se è uomo o donna; è talmente, ancora,cosi importante ?? Un assassino resta tale anche se ha il seno oppure no … ma si sa facile fare una “questione” dando sempre la colpa agli altri

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cesare 4:04 pm - 27th settembre:

Torturare? ma quale reato e reato! si tratta in assoluta prevalenza di soggetti maschi!

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8574/

“Il passo in avanti mosso dalla Commissione Giustizia del Senato per permettere finalmente all’Italia di rispettare le convenzioni internazionali sulla tortura, si è improvvisamente arenato ieri. L’Aula di Palazzo Madama, dopo quasi due giorni di discussione, ha deciso di rinviare in Commissione per «ulteriori approfondimenti» il testo di legge che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento penale messo a punto dal relatore Felice Casson. A bloccare l’iter ci hanno pensato Lega, Pdl e Udc, timorose che l’introduzione del reato, così come è previsto e formulato nella Convenzione Onu ratificata dall’Italia nel 1988, possa limitare l’azione delle forze dell’ordine. Particolare preoccupazione desta l’articolo 1 che parla di «reiterate lesioni o sofferenze fisiche o psichiche ad una persona», queste ultime da eliminare, secondo il centrodestra. «È un vergognoso gioco a rimpiattino – ha commentato Casson – In commissione il testo è stato approvato all’unanimità, abbiamo proposto almeno dieci soluzioni possibili ma evidentemente qualsiasi soluzione al centrodestra non va bene. C’è chi vuole che la tortura in Italia non sia un reato».

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mauro recher 3:34 pm - 23rd marzo:

Riprendo questo argomento perchè .le solite “figlie di papà” hanno trovato un nuovo termine ANDROCIDIO (ma la notte non dormono, per trovare questi termini?)
Ma non illudetevi, la colpa ricade sempre sugli uomini
http://femdominismo.wordpress.com/2013/03/23/le-figlie-di-papa-la-fanno-fuori-dal-vaso/
P.s il titolo risulta diverso dall’originale che era
In quanto maschi…androcidio ,ma l’hanno cambiato perchè era fuorviante http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif
Il femminicidio non è fuorviante ,l’androcidio si

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Luigi Corvaglia 4:56 pm - 13th dicembre:

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