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01 apr 2020  |  1 Commento

E venne il tempo delle donne…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Questo articolo vuole essere  una rielaborazione volutamente sarcastica e provocatoria dell’articolo di Giorgia Vezzoli dal titolo “E venne il tempo delle donne” apparso sul Corriere della Sera (https://27esimaora.corriere.it/20_marzo_28/covid-19-diario-umori-letture-venne-tempo-donne-donne-accesero-mondo-55137844-7128-11ea-a7a6-80954b735fc3.shtml). In corsivo le mie risposte.

L’articolo della giornalista del Corriere della Sera, naturalmente, non riflette le mie opinioni. La cosa più grave, purtroppo, è che l’articolo del Corriere, malgrado il tono ironico,  riflette in fondo l’opinione dell’autrice e di tante altre donne, in un momento tragico per il paese che vede il coronavirus colpire in maggior misura proprio gli uomini che lei denigra.

Santiago Gascò Altaba

 

 

E venne il tempo delle donne… E le donne accesero il mondo …

E venne il tempo delle donne… E le donne accesero il mondo … E lo bruciarono

 

E venne il tempo delle donne, che furono mandate per prime a lavorare dopo l’emergenza causata dalla pandemia. Spettò a loro ricostruire il tessuto economico e sociale. “Ma quando ci ricapita?”, si dissero. “Non avremo un’altra occasione di gestire le cose da sole. Approfittiamone per cambiare il mondo!” .

E venne il tempo degli uomini, birra, porno e Tv. Non spettava più a loro alzarsi il mattino all’ alba per spaccarsi la schiena. “Finalmente, ma quando ci ricapita?”, si dissero. “Non avremo un’altra occasione come questa. Cazzo, di mattina a vedere le videocassette di calcio e di porno arretrate e alle 18.00 tutti connessi su League of Legends e Fortnite!

 

Abituate a far quadrare i conti e a gestire mille faccende contemporaneamente, agirono da subito con spirito pratico. Esisteva da tempo una road map già perfettamente pronta per costruire una società globale più giusta: erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Gli stessi in uso al tempo degli uomini.

Abituate a far quadrare gli spazi per i loro vestiti negli armadi e a spettegolare sui  vestiti delle loro amiche contemporaneamente, agirono da subito con spirito pratico: andarono in bagno a prepararsi. Esisteva da tempo una road map già perfettamente pronta per costruire una società globale più giusta: il matriarcato (UN Women).

 

A differenza degli uomini, però, le donne li misero in pratica. Una volta tolti i privilegi di pochi, fu meno difficile di quel che si pensasse. Intervistata, una delle leader delle donne dichiarò a questo proposito: “Il vantaggio di essere donne è di poterci concentrare sull’interesse comune senza dover pensare a chi ce l’abbia più duro”.

A differenza degli unitasking, le donne si misero subito al lavoro: gruppi di autocoscienza femministi obbligatori, divieto assoluto di bilance e altri strumenti per misurare il peso, obbligo di specchi dimagranti, centri di estetica e parrucchieri aperti 24 ore su 24 e distribuzione gratuita di prodotti di prima necessità come gli assorbenti o le scarpe. Intervistata, una delle leader delle donne dichiarò a questo proposito: “Il vantaggio di essere donne è di poter combinare qualsiasi cosa senza dover pensare alla responsabilità, tanto la colpa sarà sempre degli uomini”.

 

Ai margini della società da sempre, inoltre, le donne avevano avuto modo di guardare le cose a distanza per secoli, dunque in maniera decisamente obiettiva. E poiché di rado nella loro vita si erano sentite al sicuro, sapevano bene cosa significasse vivere in costante, potenziale pericolo e non farsi trovare impreparate. Di conseguenza, come seconda cosa attuarono dei piani di emergenza per garantire la tutela e la sopravvivenza delle persone in seguito a disastri, pandemie ed altri pericoli epocali.

Ai margini della società da sempre, inoltre, le donne avevano avuto modo di guardare le cose a distanza per secoli perché vivevano in un pianeta lontano chiamato Obnubilandia. E poiché di rado nella loro vita si erano sentite al sicuro dai pettegolezzi delle loro amiche, potenzialmente pericolose, non volevano farsi trovare impreparate. Di conseguenza, come seconda cosa, attuarono dei piani di emergenza:

telefoni rosa, corsi di autodifesa femminista e riviste femminili sull’ultimo pettegolezzo quotidiano.

 

Abituate a programmare le cose, affrontarono di petto – letteralmente, è il caso di dirlo – la crisi climatica senza aspettare di essere spazzate via da un ciclone o da un terremoto, o di essere sommerse dall’acqua o travolte dalla desertificazione prima di attuare un piano di drastiche riduzioni della CO2 e di riconversione ecologica globale.

Abituate a programmare le lavatrici e i condizionatori, affrontarono di seno – letteralmente – la crisi climatica: dispositivi di brezze autunnali in estate e calidi venti hawaiani in inverno, installazioni domiciliari di saune e di vasche da bagno con idromassaggio, servizi di manicure, di pedicure e di cellulitecure.

 

Potenziarono i mezzi pubblici e dimezzarono i voli e i trasporti su mezzi inquinanti stabilendo un calendario di uscite su veicoli dannosi per ciascuna persona, variabile a seconda della professione o delle necessità.

Potenziarono i mezzi pubblici, così non dovevano guidare. Stabilirono un calendario di uscite per ciascun uomo, per fare loro da autista. Tutti i giorni del calendario divennero l’8 marzo.

 

Per finanziare il loro piano di rinascita, le donne tagliarono drasticamente le spesi militari e riconvertirono le fabbriche di armi sovvenzionando l’istruzione, la ricerca e la cultura.

Per finanziare il loro piano di rinascita, le donne incrementarono vertiginosamente le spese sociali, riconvertirono le fabbriche in centri commerciali sovvenzionando le donne, le donne e le donne.

 

Solite ad ascoltare le proprie emozioni, riportarono il mondo a un tempo più lento, in armonia con la biologia umana e il rispetto degli equilibri naturali.

Solite ad ascoltare le proprie voci, riportarono il mondo al tempo del vocerio, in armonia con la biologia umana le donne parlavano e gli uomini portavano le cuffie.

 

“Adesso che finalmente le persone hanno capito che si può lavorare bene anche da casa”, dissero, “creeremo orari e modalità di lavoro che rispettino i ritmi delle persone”. Così le donne poterono finalmente seguire le energie del proprio ciclo adattando il lavoro alle proprie fasi e non viceversa, vivendo tutte decisamente più serene.

“Adesso che finalmente le persone hanno capito che si può lavorare bene anche da casa”, dissero, “creeremo orari e modalità di lavoro che rispettino i ritmi delle persone”. Così le donne poterono finalmente seguire le energie del proprio ciclo adattando il lavoro alle proprie fasi, sdraiate al letto con mal di testa quando avevano il ciclo e al cellulare con l’amica quando non avevano il ciclo.

 

E gli uomini? Agli uomini che rimasero a casa fu imposto un corso di faccende domestiche e gestione famigliare. Fu istituito un ulteriore numero di emergenza per segnalare i casi di negligenza da parte dei maschi che si rifiutavano di occuparsi dei compiti casalinghi, grazie al quale si poteva ricevere pronto intervento.

E gli unitasking? Gli unitasking rimasero a casa, vivevano felici e ordinavano la pizza. Il telefono lo adoperavano per chiamare gli amici per venire a giocare a carte o alla playstation.

 

Quando fu il tempo di reintrodurre gli uomini nella società esterna, vennero organizzati dei corsi di parità di genere, di rispetto e di educazione alle differenze, al termine dei quali, se l’esame veniva superato, gli uomini potevano tornare a occupare i propri posti. Se, tuttavia, la donna che li aveva sostituiti avesse dimostrato di essere stata più capace e di aver prodotto maggiori risultati, allora il posto sarebbe rimasto a lei. Di conseguenza, molti uomini si videro costretti a restare a casa o a cercare lavori alternativi.

Quando fu il tempo di reintrodurre gli unitasking nella società esterna, gli unitasking non volevano andare, stavano da Dio nelle loro case con i loro amici, ma le donne erano tutte litigate nei lori gruppi di autocoscienza e li costrinsero ad uscire. Quando gli unitasking uscirono, si guardarono intorno e videro che nulla era cambiato, nulla era stato inventato né creato né fabbricato né costruito. Confusi chiesero alle donne e queste mostrarono agli unitasking le migliaia e migliaia di riunioni, conferenze, incontri, convegni, assemblee, summit, manifestazioni, tavole rotonde, meeting realizzate su come migliorare il mondo grazie alle donne, immortalati in migliaia di registrazioni, video, libri, manuali, relazioni, manifesti e articoli cretini come questo.

 

Naturalmente le donne trovarono abbastanza velocemente un vaccino per il coronavirus poiché non attesero che un’unica azienda lo creasse ma misero in rete le competenze di tutte le imprese affinché, cooperando, trovassero la soluzione nel minor tempo possibile.

Naturalmente le donne trovarono abbastanza velocemente un vaccino per il coronavirus, furono talmente veloci da trovarlo il 31 dicembre 2019 e salvare tutte le vittime.

(«Desenhando com terços» dalla performance dell’artista brasiliana Marcia X)

Fonte foto: Corsera (da Google)

 

 

 


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