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01 Mar 2016  |  0 Commenti

Chi veste e sveste le donne del mondo

Circola in rete da alcuni mesi una vignetta che ritrae due donne, una in bikini ed una in velo e chador. La prima, guardando la seconda, dice: “Tutto coperto tranne gli occhi. Che cultura crudele e dominata dal maschio”, mentre la seconda dice della prima: “Tutto scoperto tranne gli occhi. Che cultura crudele dominata dal maschio”.

Tale vignetta ricompare ad intervalli regolari sui social network e variamente commentata, scatenando discussioni su chi delle due sia più oppressa o comandata. Roba ordinaria, vista e rivista. Alcuni giorni fa però, un commento, più degli altri, ha catturato la mia attenzione:” La donna occidentale pensa di essere emancipata e libera e pensa che la donna araba sia repressa e assoggettata. Ma siamo sicuri? E’ più maschilista una società che ti copre o una società che ti scopre?”.

Questa lettura è davvero interessante, sia detto senza facile retorica, poiché mette in luce un trucchetto semantico assai sottile: nel discutere il (falso) focus della vignetta, chi sia più dominata, mette in luce in modo incredibile il (vero ma nascosto poiché dato per scontato) focus di tutta la faccenda. Il presupposto innegato (ma non innegabile) che tutte e due siano vittime del maschilismo. Un presupposto talmente introiettato da non essere nemmeno il centro dell’attenzione. Da non essere nemmeno discutibile. Il maschilismo condiziona l’abbigliamento delle donne di tutto il mondo, comunque si coprano, scoprano o in qualsiasi modo si vestano. Tanto che apparentemente la vignetta non ne parla. E’ ovvio.

Ora, successivi commenti nella discussione hanno poi messo in luce ancor più questo “assunto”, dove il propositore della vignetta dice: “Molte persone non si rendono conto che un condizionamento psicologico è spesso più coercitivo di un’imposizione esplicita”.

Con questo, si vorrebbe forse mettere a tacere ogni obiezione circa CHI veste o sveste le donne. Si fa riferimento ad un condizionamento così radicato, così introiettato da non essere nemmeno più visibile. Anche se le donne aprendo l’armadio o facendo shopping CREDONO di scegliere il loro abbigliamento, in realtà ne fanno un continuo tributo ai gusti e voleri del maschio, e ne sono quindi soggette. Proviamo a fare alcune considerazioni, con il presupposto che, pur essendoci nella vignetta due opposti estremi, velo e bikini, il discorso sull’abbigliamento femminile segue sempre questi binari, dai commenti sulle ragazze o donne in pubblicità, a Miss Italia, alle star seminude, al nudo al cinema, alla mercificazione dell’immagine della donna nei media… l’additare il maschilismo come condizionamento base è comune. 1) Come detto, a quanto pare, la maggioranza delle donne (altrimenti non si potrebbe poi generalizzare) non è padrona dei propri gusti e del proprio vestirsi più o meno, del come, né di scegliere cosa mettersi se non all’interno di una gamma definita dal maschio. Incapacità o impossibilità talmente introiettate da non permettere alla donna di esprimersi (tra l’altro in un dominio alle donne assai caro, il vestire, la bellezza, la propria immagine) ed inventare il proprio abbigliamento.

Trovo ciò assai offensivo delle capacità delle donne, che vengono così definite incapaci di autodeterminarsi e di fatto sottovalutate nella loro capacità di essere libere. Basterebbe un gesto per afferrare un capo piuttosto che l’altro e già affermerebbero sé stesse, ma non lo farebbero perché perderebbero il consenso del maschio. E quindi? Tutte schiave dell’approvazione maschile? Nessuna ribellione? Nessun chissenefrega, nel 2016, dove ormai ogni autoaffermazione è incoraggiata? Perché assoggettarsi al consenso maschile se è così stigmatizzato?

2) Ad una sommaria osservazione, mi pare che l’abbigliamento delle donne di potere, o ricche, o emancipate, o combattenti la causa femminista (Clinton, Boldrini, Lucarelli, Parietti, Hunziker, Bongiorno, Mussolini, Taverna, Lario, De Gregorio, Bignardi, Watson, Adele… ma potrei continuare all’infinito) non sia in niente diverso da quello della donna comune, se non per una questione di prezzi, di gusto o di qualità. Si vestono e si svestono in maniera del tutto simile tra loro ed il resto della popolazione femminile. Per cui, nemmeno loro sono libere dal condizionamento machista? Significa che la Boldrini veste secondo un dominio maschile? La Clinton? Oserei dire che neppure le femministe militanti meno abbienti non si discostano poi tanto dai modelli comuni; libere nemmeno loro? Hanno tutte introiettato il condizionamento coercitivo maschilista? E se invece differissero dalla donna media, non sarebbe a sua volta un condizionamento, stavolta femminile? Se ti vesti come me sei libera, se ti vesti come le altre sei condizionata. Libere quindi di conformarsi a modelli liberi? Accidenti…

3) Dunque, le donne si vestono come comanda il maschio. Quale maschio? Il maschilista per antonomasia? Il camionista o meccanico porco? Beh, se ancora esiste questo stereotipo, secondo me se avesse questo potere condizionante le vorrebbe tutte nude. Punto. Perché limitarsi a scegliere quale capo indossare? Certo, fuor di esagerazione, so che con “condizionamento” si intende un più sottile meccanismo di adeguamento a forme di seduzione e provocazione a misura d’uomo o che per certe culture la donna la debba vedere solo l’uomo padrone. Ma siamo davvero sicuri che questo sarebbe il modello desiderato dal maschilista? Oppure l’uomo medio comunque maschilista che vuole la propria donna casta e le altre puttane? A me veramente l’abbigliamento femminile pare molto omologato, appunto. Le scollature sono socialmente trasversali, si vedono ad un galà per gli Oscar come al supermercato. Si vedono fidanzati o mariti fieri del décolleté della propria compagna come uomini a proprio agio con un abbigliamento più coprente. Per me, segno della grande e sacrosanta libertà delle donne di vestirsi come gli pare, con CONSEGUENTE unione con uomini che le apprezzano per i loro gusti.

4) Se si spoglia una donna qualsiasi, è un segno di sottomissione al maschio, mercificazione o compiacimento. Se una femminista si spoglia è un gesto di ribellione al maschio che la vuole santa o una dichiarazione di autodeterminazione. (Femen docet). Significa forse che anche le femministe dipendono dall’approvazione del maschio? Io ci trovo una certa contraddizione.

5) La moda. Mi pare ovvio che l’abbigliamento femminile e maschile sia determinato dalla moda, per ovvie questioni economiche e di profitto. Dominato anch’esso dal maschilismo? Davvero? A me pare che il mondo della moda sia massicciamente dominato dalle donne, dal femminile o dal femminilizzato. Serve fare nomi di stilisti gay? Anche loro assoggettati al dominio maschilista? Si può inoltre dire che il mondo della moda sia l’ambiente tra i più ricchi al mondo. Ha forse bisogno di assoggettarsi al compiacimento del maschio medio? Non è libero di imporre modelli liberi dal maschio così come è anticonformista, innovativo, trasgressivo? Non sta forse femminilizzando anche il vestire maschile? Ed a proposito, quanto è libero il maschio nel vestire?

6) Shopping center, negozi di abbigliamento, accessori, scarpe, trucchi, profumi, beauty center, onicotecnica, estetiste, parrucchiere, Spa, cura del corpo, della pelle. Tutti ambienti dominati dal maschio? Accidenti che potere.

7) A me pare che le più taglienti critiche all’abbigliamento altrui vengano proprio dalle donne.

8) “Molte persone non si rendono conto che un condizionamento psicologico è spesso più coercitivo di un’imposizione esplicita”. Vale anche per la convinzione che l’origine di tutti i mali sia il maschilismo o il maschio in se? Il condizionamento psicologico può portare a dare per scontato che il maschilismo sia presente ovunque e che comandi la nostra società? Questo no, per carità! Siamo esseri pensanti e coscienti. Se dico che la società è maschilista, non sono condizionato!

 


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