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01 feb 2011  |  12 Commenti

Berlusconi, Agnelli e Craxi (2)

E’ decisamente singolare che il sottoscritto si ritrovi a fare l’avvocato d’ufficio di Craxi (che non sono, e men che meno di altri attuali personaggi…)  … Comunque, vediamo un po’ di chiarire meglio la faccenda.

Considerare Agnelli “solo” un imprenditore, come qualcuno fra noi ha sostenuto, è un po’ ingenuo, a mio parere. La famiglia Agnelli è stata per cinquant’anni la vera padrona di questo paese. Tutte le scelte e le strategie di politica economica, industriale e infrastrutturale sono state pensate e poste in essere in funzione della Fiat. Lo sviluppo stesso del Paese, fin dalla nascita dell’azienda ma in particolare dal dopoguerra in poi (la seconda guerra mondiale, intendo), è stato concepito e attuato in tal senso.  A tutt’oggi, andare in treno da Roma verso qualsiasi altra località (anche molto vicina) che non sia la tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Napoli  è semplicemente impossibile (fino ad una ventina di anni fa anche questa era abbastanza scombiccherata…), a meno di non aver voglia di trascorrere una giornata intera cambiando tre o quattro “gallinai”, come venivano chiamati una volta i treni locali e regionali, coincidenze e ritardi permettendo.  Non credo  sia necessario spiegare perché il trasporto su gomma sia stato privilegiato in questo paese rispetto a quello su ferro…E quindi se è vero che Craxi ha favorito illo tempore  Berlusconi con le leggi sull’editoria e la comunicazione è altrettanto vero che l’intero sistema-paese  è stato declinato per cinquant’anni sulle esigenze e i desiderata della Fiat.

E  non a caso Gianni Agnelli è stato l’uomo-simbolo dell’Italia per decenni, per lo meno finchè è stato in vita. Il suo prestigio, la sua notorietà e soprattutto il suo ruolo andavano ben oltre la carica che ricopriva (Presidente della Fiat). Proprio il fatto che egli non abbia mai avuto necessità di “scendere in politica” assumendo direttamente la guida del Paese testimonia della sua potenza. Non ne aveva bisogno per la semplice ragione che la POLITICA ERA AL SUO SERVIZIO. Non c’è mai stato uno solo fra i circa sessanta governi o più che si sono succeduti in Italia che non fosse sottoposto  alla benedizione preventiva della famiglia Agnelli o comunque non fosse a loro gradito.  Di più. Per l’Avvocato, “scendere direttamente in politica” avrebbe significato una “diminutio” rispetto al suo ruolo che era ben più autorevole di quello di un “semplice” Presidente del Consiglio, specie in un contesto come quello italiano dove questi si avvicendavano al ritmo di uno all’anno. D’altronde, stando così le cose, perché avrebbe dovuto farlo? Che interesse avrebbe avuto ? Nessuno. E infatti si è ben guardato dal farlo.  

Per questa ragione non è mai esploso uno scandalo né è mai stato minimamente sfiorato da pettegolezzi o maldicenze. Il suo potere, a differenza di Berlusconi, andava ben oltre le sue ricchezze (o meglio, quelle del padre, che lui ha ereditato e aumentato grazie alla gestione spregiudicata ma capace di alcuni suoi manager, Valletta e Romiti in testa…). Nessuno (e quando dico nessuno intendo dire nessuno) nel “palazzo”avrebbe mai pensato di mettersi contro di lui.

Anche con le opposizioni il rapporto era del tutto particolare. Eravamo in un mondo dominato dal bipolarismo USA-URSS, non dimentichiamolo, e l’Italia era il crocevia di questa spartizione in blocchi contrapposti. Il PCI fu addirittura il tramite di una della più grandi operazioni internazionali della Fiat, e cioè la costruzione del più grande impianto automobilistico sovietico, Togliattigrad, che sfornava per il “mercato” sovietico circa 250.000 autovetture l’anno (le vecchie 124 Fiat ribattezzate “Zigulì”). 

Per questo è sbagliato sostenere che Agnelli era libero di fare quello che voleva perché era “solo” un imprenditore, sia pure autorevole, mentre Berlusconi è un capo di governo. E’ errata l’analisi, il presupposto stesso. Agnelli è stato molto di più di un capo di governo e infinitamente di più di un imprenditore. Non è neanche paragonabile il potere di Berlusconi a quello di Agnelli.  Non riesco neanche a pensare ad Agnelli sottoposto alla stessa gogna mediatica a cui è sottoposto oggi Berlusconi . Proviamo per un attimo ad ipotizzare una puntata di Anno Zero o  di Ballarò dove vengono messe in piazza le intercettazioni telefoniche di alcuni pusher che parlano dell’ultimo stock di cocaina pura fatta pervenire all’Avvocato che però si sarebbe lamentato perché non era proprio quella di sua qualità e che aveva espressamente richiesto…Non è neanche immaginabile una ipotesi del genere…A parte il fatto che non si troverebbe un giudice che è uno disposto a qualcosa del genere, e men che meno un  giornalista, un anchor men o come si dice, un conduttore televisivo o un esponente di partito.  Proprio quanto sta accadendo in questi giorni ci dice con chiarezza quanto sia relativamente fragile il potere di Berlusconi, ormai scaricato più o meno da tutti,  rispetto a quello che ave va Agnelli. E proprio il silenzio di Tremonti di questi giorni rispetto alle vicende in corso, l’unico “uomo forte” che gli è al fianco rispetto a tutta la compagine che gli sta intorno, la dice lunga…

Il Grande Capitale Globale ha oggi altre necessità  e non si sente più garantito da un personaggio come Berlusconi. Contro di lui si sta scagliando da un quindicennio una falsa opposizione, tutta interna al sistema (rimando al mio articolo “Destra e Sinistra”), utile ad alimentare una altrettanto falsa dialettica politica, fondata su una distorsione in chiave giustizialista/populista (e fondamentalmente qualunquista) della “questione morale” di berlingueriana memoria. “Quella” questione morale affondava le sue radici in  humus e un orizzonte politico di ben altro respiro, da un punto di vista politico e culturale. Comunque la si pensi (e chi scrive non è mai stato un “berlingueriano”) tra Berlinguer da una parte e Di Pietro, Travaglio (peraltro uomo di destra dichiarato e convinto filoisraeliano ) e il guitto Grillo dall’altra, se mi permettete, c’è una bella differenza.  E non aggiungo altro per carità di patria, come si suol dire… Il fatto che una gran parte del cosiddetto “popolo di sinistra”, nel vuoto politico assoluto in cui ci troviamo, si ritrovi ad andare dietro a questa congrega di destrorsi (perché di questo si tratta) che per ragioni contingenti e congiunturali si sono ritrovati a collocarsi “a sinistra”, non significa assolutamente nulla.  E prima si farà chiarezza su questo punto e meglio sarà, soprattutto al fine di costruire una autentica forza di opposizione critica e strutturale a questo sistema. O pensiamo forse che uno come Travaglio sia realmente animato dal desiderio di “trasformare lo stato di cose presenti”? Magari alleato con Luca Cordero di Montezemolo, con Fini e con Casini nella crociata antiberlusconiana…Non scherziamo…

Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è un passaggio di fase, o meglio un passaggio di poteri (in seguito ad uno scontro fra questi). L’era berlusconiana è stata funzionale al sistema per un certo periodo (così come quella “craxiana” e quella democristiana). Il crollo della Prima Repubblica necessitava di un cambiamento, di una novità, di una scossa, e Berlusconi (e anche la Lega), sia pure in modo contraddittorio, in qualche modo, le  ha rappresentate. Il fatto che sia anche stato costretto a “scendere in campo” per ragioni che lo riguardavano e lo riguardano dal punto di vista giudiziario, non cambia la sostanza politica di ciò che è avvenuto, e sarebbe riduttivo interpretare il fenomeno politico-sociale-culturale-mediatico“Berlusconi” solo attraverso la griglia dei suoi  sospesi con la “giustizia” (con o senza virgolette).

Oggi al Sistema serve altro. Il “partito dei giudici” è solo un pezzo del teorema, un tassello fra gli altri che però, in questa fase, per ovvie ragioni, assurge ad un ruolo fondamentale. Ma solo perché davanti a sé ha Berlusconi. Quando a governare l’Italia saranno i facenti funzione per la Goldman Sachs o per la “nuova” Fiat Globalizzata (e affini), i giudici (e i loro rappresentanti politici) torneranno ad occupare il posto e il ruolo che gli compete.  Sempre ammesso che non ci sia necessità di richiamarli ad un nuovo futuro intervento, come compete a tutte le  truppe riserviste…

Per questo è un  grave errore, dal punto di vista politico, confondere il piano politico con quello giudiziario.  L’assunto  travaglista-dipietrista (la giustizia è al di sopra di tutto e non è né di destra nè di sinistra) è un depistaggio fondamentalmente qualunquista, camuffato dietro ad una concezione liberale/formale (concettualmente parlando) che esercita un tradizionale appeal su vasti settori popolari ma li allontana, guarda caso,  dalla prospettiva della costruzione di una forza politica e sociale che rappresenti i loro reali interessi, fondata su di una vera e strutturale criticità nei confronti del sistema.

Berlusconi verrà sbaraccato prima o poi  dalla convergenza di interessi diversi (ma simili), che sono quelli che ho cercato di spiegare, ma il collante ideologico di questa operazione  (e qui veniamo a ciò che compete specificamente questo sito)  è il “bacchettonismo” moralisteggiante piccolo borghese, cattolico  e provinciale tipicamente italiota che si sposa di fatto  con il femminismo e la cultura del “politicamente corretto” della “sinistra” (ci metto veramente tante virgolette…).  Il fronte antiberlusconiano è riuscito a mettere d’accordo l’Arci Lesbica  e la Conferenza Episcopale. Non è poco. Però, per lo meno noi, non ci facciamo ingannare. La nostra totale e risoluta opposizione al berlusconismo non può assumere un significato  “finalistico” ma deve solo rappresentare il passaggio necessario verso la prospettiva di una battaglia ben più grande  e lunga. E sono convinto che questa nuova coalizione politica che si va profilando, da Fini a Vendola e  dal Cardinal Bagnasco a Concita de Gregorio, proprio per le caratteristiche di cui sopra, sarà un avversario ancora più potente e subdolo (senz’altro meno rozzo) per coloro che hanno a cuore la Questione Maschile (e anche la ricostruzione di un blocco sociale capace di esprimere, come già detto, una forte e strutturale istanza critica) .

 Chiudo sulla questione Craxi con un articolo pubblicato to sul blog del Manifesto circa un anno fa a firma del mio amico Aldo Garzia e la mia successiva risposta:

        |   Aldo Garzia

Gli smemorati degli anni Ottanta

Il 19 gennaio, decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, sono annunciate varie iniziative per ricordarlo. La più importante si svolgerà in  Senato. Forse è pronta anche la «riabilitazione» da parte del Quirinale. E intanto fa discutere la proposta di Letizia Moratti, sindaco di Milano, di dedicare al leader socialista un giardino o una piazza nella città simbolo del craxismo  imperante negli anni ottanta. Per i nostalgici c’è anche un «pacchetto Hammamet». Organizza la Francorosso di Torino. Volo Tunisair, Hotel Mehari (cinque stelle), pensione completa dal 15 al 17 gennaio, costo 450 euro.
Ricordare con più o meno rispetto Craxi non è certo un delitto. Il problema è che siamo in piena «operazione recupero» senza uno straccio di discussione sulla memoria politica italiana. Il giudizio su Craxi oscilla tra considerarlo il capro espiatorio di Tangentopoli o l’artefice di quella degenerazione della Repubblica dei partiti che deflagrò con Mani pulite. Di cosa furono davvero i governi   presieduti da Craxi (agosto 1983-aprile 1987) si è persa cognizione, così come del Caf (il patto Craxi, Andreotti, Forlani) che reggeva le sorti d’Italia.
Si dice che Craxi tentò di modernizzare l’Italia con l’obiettivo di una «grande riforma» istituzionale, rimasta «un inutile abbaiare alla luna» come riconobbe lui stesso, e che fu sconfitto dal conservatorismo che ora i ministri Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, eredi della stagione craxiana come del resto Berlusconi, vorrebbero distruggere una volta per tutte. Si dimentica il craxismo come peculiare concezione della politica fondata sulla contrapposizione con il resto della sinistra, a iniziare dal Pci. E si preferisce glissare sul soprannome di «Bokassa» che gli fu affibbiato per indicarne il modo ruvido e imperiale di gestire le cose della politica. Ne fu testimonianza il Congresso di Verona del 1984, dove venne confermato segretario per acclamazione, in una cornice maestosa. In platea c’erano nomi dello spettacolo e del made in Italy ribattezzati da Rino Formica – non sospetto di anticraxismo – come «nani e ballerine». Ed è quella anche l’occasione dei fischi a Enrico Berlinguer. «Non ho fischiato solo perché non lo so fare», commentò Craxi con i giornalisti.
Del craxismo, sarebbe un errore dimenticarlo, fa parte anche il positivo sussulto di autonomia nazionale del 1985, quando il premier Craxi impedì agli aerei Usa di ripartire dalla base di Sigonella in Sicilia con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro. Ma i punti neri della stagione craxiana restano innumerevoli e in maggioranza.
Quando 17 febbraio 1992 è arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e  presidente del Pio Albergo Trivulzio a Milano, Craxi pensa di poter archiviare il caso come «l’episodio isolato di un mariuolo». Ma era solo l’inizio della bufera. Tangentopoli non fu una rivoluzione, ma neppure una invenzione. E Craxi non fu certo una meteora come si erano illusi le correnti di destra e di sinistra che
lo elessero segretario nei saloni dell’Hotel Midas a Roma il 16 luglio 1976 pensando a un re travicello. E fa ancora discutere, bel paradosso, se i cinque
anni passati ad Hammamet debbano essere considerati «latitanza» o «esilio». Il rifiuto a farsi processare in Italia resta uno dei suoi errori politici, si può continuare a dirlo?
La posizione più critica, nel vuoto a sinistra che si verifica anche in queste polemiche su riabilitazioni, giardini o piazze, è quella di Antonio Di Pietro. Tocca a lui ricordare che Craxi fu condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, oltre che a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Un confronto sul craxismo sarebbe invece utile pure al Pd, per ora silenzioso. Quando Craxi lanciò il progetto di «unità socialista» dopo il 1989 e fece scrivere quelle due parole nel simbolo del Psi, dettò al Pci la via della semplice confluenza. Se non abbiamo in Italia neppure un partito socialista come nel resto d’Europa, chissà che la colpa non sia almeno un po’ di Bettino Craxi”.

Caro Aldo, pur concordando complessivamente con la tua analisi su Craxi e sul craxismo, mi sento però di dissentire in parte sullo spirito del tuo articolo che, basta giudicare dai commenti che ha suscitato sul blog, ha dato e forse non poteva che dare la stura a quella sorta di neogiustizialismo populista e molto poco politico che ormai da tempo pervade la gran parte del popolo di sinistra irretito, forse anche perché non ha altre sponde credibili, da Di Pietro e dal “dipietrismo” (che tutto è tranne che di sinistra, diciamocelo…).
Ho già detto che concordo con la tua analisi per cui non ripeterò concetti che hai già espresso. Però, al fine di una corretta comprensione del “fenomeno craxiano”, è bene approfondire alcuni punti.
Intanto la politica internazionale. Craxi era amico personale di Arafat e un sostenitore aperto dei palestinesi che, diciamoci la verità, godettero in quegli anni dell’appoggio politico, finanziario e anche logistico del governo italiano, e non solamente per vie ufficiali. Non solo. Prova ad immaginare se un D’Alema o un Veltroni (figuriamoci un Travaglio)  avrebbero la forza e il coraggio di schierare i carabinieri contro i marines americani per consentire a quello che oggi sarebbe considerato un superterrorista nemico di Israele e degli USA, di fuggire e di trovare un rifugio sicuro, protetto dal governo italiano. Il tutto dopo che i suoi uomini avevano sequestrato, davanti agli occhi del mondo, una nave passeggeri italiana, prendendo in ostaggio centinaia di uomini e donne, e dopo aver ucciso, durante il sequestro, uno dei passeggeri, peraltro un ebreo americano.   E pensa soprattutto se avrebbero la forza di pronunciare  un discorso in Parlamento, come quello che lui fece (che destò scandalo), per difendere il diritto dei palestinesi alla lotta armata contro l’occupazione israeliana.
La risposta è semplice: no. D’Alema o Veltroni  non avrebbero mai la forza di fare questo. E perché? Solo perché sono più inetti? In parte anche per questo ma soprattutto perchè, a differenza di Craxi, sono culturalmente e politicamente dei subalterni.
E qui tocchiamo un altro tasto. Craxi, piaccia o meno (anche a lui stesso) era figlio di quel famoso “primato della politica” di gramsciana memoria. Certo lo interpretava a suo modo (il famoso decisionismo) ma una cosa è certa: Craxi non prendeva ordini da nessuno. Né dagli industriali, nè dalle banche, né dal Vaticano né, come abbiamo appena visto, dagli americani. E questo perché (anche se sempre a suo modo) concepiva appunto la politica come “prius” e non succedanea alla economia e al mercato. A differenza degli attuali “leader” (tra molte virgolette) di centrosinistra per i quali, per cultura o incultura politica e per pochezza personale, il paradigma è sostanzialmente capovolto. E’ sufficiente uno starnuto da parte di un vescovo o di un esponente della confindustria e questi si mettono subito sull’attenti.
Ciò detto, Craxi è stato il primo a bombardare alla sua sinistra; su questo non c’è dubbio e per questo lo abbiamo fin da subito combattuto. La sua presunta modernizzazione altro non era se non la versione politica di un processo di ristrutturazione e trasformazione capitalistica. Per far questo aveva necessità di spappolare la sinistra e soprattutto il PCI che era comunque, fra mille contraddizioni, la forza politica che ancora in qualche modo incarnava una concezione “di classe” che Craxi voleva minare per dar vita ad un partito socialdemocratico ultramoderato e completamente “rinnovato” (dal suo punto di vista, non certo il nostro). Una forza politica ultramoderata, ultrainterclassista, comunque collocata nell’alveo del socialismo europeo, senza possibilità di equivoci.  In soldoni, non gli sarebbe mai passato per la mente di dar vita a quell’insulso minestrone che è il PD con personaggi alla Rutelli (se lo sarebbe mangiato in un sol boccone) o con i Teodem (solo per fare degli esempi) e non avrebbe speso neanche un secondo in una diatriba (che è invece durata anni) sulla collocazione internazionale del suo partito che per lui era scontata e non sarebbe neanche stata mai messa in discussione.
Questione morale. Parliamoci fuori da ogni demagogia. Erano solo Craxi e il suo partito coinvolti in quella gigantesca commistione tra affari e politica che Berlinguer, molti anni prima aveva denunciato come il fenomeno che avrebbe portato la politica italiana al collasso? Non mi pare. Era un intero sistema politico. Certo, con differenti responsabilità, ma un intero sistema politico. Ciò non significa assolutamente sottovalutare o non tenere nel giusto conto le responsabilità politiche e personali di questo o quel partito e di questo o quell’esponente politico. Però mi sembra ipocrita, demagogico e scarsamente politico, specie per coloro che, come noi, sono stati fieri e irriducibili avversari della sua politica, ridurre la figura di Craxi a quella di un delinquente comune ricercato per corruzione, concussione e reati simili. In realtà ha clamorosamente sbagliato, concordo con te,  quando ha scelto di fuggire (e di diventare un latitante  per la legge italiana). Se avesse scelto di restare e combattere la sua battaglia non so se sarebbe finito in quel modo. Ma proprio in quell’occasione ha dimostrato il suo punto debole; non  comportandosi da leader e non  assumendosi le sue responsabilità, a costo di finire in galera.
Detto ciò, quello che voglio dire è questo: attenzione alle facili demonizzazioni. Evitiamo di creare il bene da un parte e il male dall’altra. Perché in questo modo si rischia di depistare la gente, di confonderla e di fargli apparire lucciole per lanterne. In fondo sta accadendo anche oggi la stessa cosa con Berlusconi (che è la pallida ombra di Craxi…). Molti ormai sono convinti che il “male” sia lì e che una volta estirpato, magari con un Casini o un Montezemolo presidenti del consiglio le cose vadano meglio. Non scherziamo, non prendiamoci in giro e soprattutto non prendiamo in giro la gente, la nostra gente. Ci vuole ben altro per ricostruire una credibile forza di sinistra.

Fabrizio Marchi 31-12-2009 12:36 – Fabrizio Marchi


12 Commenti

sandro 2:34 am - 2nd febbraio:

Sul fatto che Agnelli avesse la politica al suo servizio sono pienamente d’ accordo: il problema sta, dal mio punto di vista, tutto nel fatto che, la responsabilità di questo, sia della classe politica di allora.
Un imprenditore NON E’ un funzionario pubblico, non sta a lui far rispettare le regole: questo è compito della classe politica.
Se la classe politica è corrotta, logico che l’ imprenditore ne approfitti per spartirsi la torta con essa.
Perché di questo si trattava: i politici favorivano gli imprenditori con finanziamenti pubblici o appalti e gli imprenditori stornavano una parte dei soldi ai politici sotto forma di tangenti.
ED ERA CONTENTO PURE L’ ELETTORATO, dato che il tenore di vita degli individui non veniva sostanzialmente intaccato, in quanto ci si abbeverava alla fonte del debito pubblico (se vogliamo paragonare il tenore di vita di un operaio fiat di allora con uno di oggi, ricordo che negli anni 70 con il solo stipendio di un operaio fiat si mandava avanti una famiglia di 4 persone, oggi non ne bastano due).
Oggi, questo non sarebbe più possibile neppure per Agnelli (infatti oggi la strategia della fiat, non potendo più spremere lo stato, è diventata quella di spremere il più possibile i dipendenti usando il bluff della delocalizzazione, che, se venisse attuata davvero, porterebbe la fiat in acque assai cattive dato che la sua quota sul mercato italiano è dovuta essenzialmente al fatto di produrre principalmente in Italia)
I poitici di allora favorivano la fiat di Agnelli così come favorivano gi altri imprenditori: la fiat aveva logicamente un peso proporzionale al suo fatturato nell’ orientare le scelte dei governi.
Ma si trattava di uno scambio alla pari: in talune occasioni, pure la politica non mancò di esercitare pressioni sulla fiat, come ad esempio quando si trattava di nominare la dirigenza degli organi di stampa di proprietà della famiglia, allo scopo di ottenere che non venissero nominati personaggi non graditi dai partiti di governo.
E poi, la fiat pagava generosamente i partiti, sia in modo lecito che non: Romiti venne condannato per i famosi fondi neri con i quali la fiat versava tangenti ai partiti (Agnelli campava di rendita, le mani le faceva sporcare agli AD come Romiti: per questo non venne mai indagato dalla magistratura).
Per quanto riguarda Craxi, c’è una serie di cose che vanno precisate.
Primo, il famoso “primato della politica” si traduceva, oltre che nel “pizzo” applicato sistematicamente ad ogni appalto pubblico, in una lottizzazione parossistica di tutto quanto era lottizzabile, al punto che, se volevi avere un impiego pubblico, era vivamente consigliato prendere la tessera di un partito, né più né meno come ai tempi di Benito.
Secondo, per quanto riguarda la storia di Sigonella, va detto pure che, nel giro di manco un mese, Craxi era già da Reagan a scusarsi col capo cosparso di cenere, il che fa pensare fortemente ad una manovra mediatica da parte dello stesso Craxi, ad uso e consumo dell’ elettorato italiano.
Terzo, il berlusconismo altro non è che la continuazione ideale del craxismo: stesse persone (si sono riciclati tutti nel pdl), stesso modus operandi.
E gli effetti mi sembra che li stiamo toccando con mano: grazie al debito ereditato da Craxi e compari, e alla delinquenza sociale di questi qua di adesso, dovuta al fatto che se aumenta un altro pò il debito finiamo come la Grecia, stiamo letteralmente affogando nella merda.
Per primi quelli che hanno da 40 anni in giù, ovvero quelli declassati, grazie ai personaggi di cui sopra, da cittadini con diritti oltre che doveri, a pagatori di debiti ereditati vita natural durante.
Grazie, “Bottino”.

P.S.
Concordo sicuramente sul fatto che chi verrà dopo Berlusconi non sarà sicuramente migliore di lui.
Mi consola soltanto il fatto che non potrà essere neppure peggiore, semplicemente per il fatto che peggio di così non si può.

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sandro 3:47 am - 2nd febbraio:

Aggiungo una considerazione sul caso Sigonella:
Pochi anni prima c’ era stata Ustica.
Poteva Craxi comportarsi diversamente?
E agli americani conveniva andare oltre?

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Luca 7:39 am - 2nd febbraio:

Mi consola soltanto il fatto che non potrà essere neppure peggiore, semplicemente per il fatto che peggio di così non si può. (sandro)
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No, peggio di Berlusconi si può fare, eccome se si può fare…

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ckkb 8:53 am - 2nd febbraio:

“E sono convinto che questa nuova coalizione politica che si va profilando, da Fini a Vendola e dal Cardinal Bagnasco a Concita de Gregorio, proprio per le caratteristiche di cui sopra, sarà un avversario ancora più potente e subdolo (senz’altro meno rozzo) per coloro che hanno a cuore la Questione Maschile (e anche la ricostruzione di un blocco sociale capace di esprimere, come già detto, una forte e strutturale istanza critica)” .

Concordo con Fabrizio che il collante emotivo di questa fase politica è il femmicattosinistrismo bacchettone,stolido, violento (mai percepite, per esempio, in tv emissioni di violenza emotiva/psicologica più intense di quelle trasmesse dagli interventi verbali di Rosy Bindi) e in sè porcaccione; la sua figura trionfante è “la maschietta” (vedi IL Foglio di oggi mercoledì 2 febbario) ovvero il maschio pentito innamorato non delle donna in carne ed ossa ma di quanto ha letto su qualche bigino femminista circa la propria parte femmile, davanti alla quale si inginocchia e commosso piange, ma non fotte. Ferocissimo nemico del membro maschile, della sua potenza vitale, dela sua virtus virile e delle sue prerogative e istanze di libertà e dignità autentica. Altamente probabile che mossi da tanta femminile sensibilità “le maschiette” finiranno entusiasti a marciare un qualche passo dell’oca, innamorati perdutamente, di chi preferisce “cummannari invece che futtiri”.

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sandro 11:17 am - 2nd febbraio:

“No, peggio di Berlusconi si può fare, eccome se si può fare”
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Se abdichiamo alla democrazia in favore della dittatura, sì.
Ma dovremmo, appunto, abdicare alla democrazia, e non mi pare di vedere in giro tanta gente propensa a farlo.
Anzi, mi pare proprio che stia tirando tutt’ altra aria.
Un’ aria da resa dei conti che, devo dire, mi piace assai, dato che non tira solo qui da noi.
Certamente, rimane irrisolto il problema di non avere una sinistra in Italia neanche lontanamente degna di tale nome, ma non lo vedo un problema irrisolvibile: se cade Berlusconi, con lui cadranno pure tutti quelli che hanno campato per vent’ anni soltanto del fatto che gli facevano da opposizione di comodo.
Nella politica italiana ci vuole uno Tsunami che spazzi via definitivamente questa banda di delinquenti nella sua interezza, governo e opposizione, e lasci spazio a gente più giovane, e non ai cooptati da loro.

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armando 2:49 pm - 2nd febbraio:

L’altra sera a Otto e mezzo, abbiamo assistito ad un battibecco fra Cicchitto (PDL) e Enrico Letta (PD). Oggetto del contendere era il disegno di legge, sull’esempio della “civilissima “e liberissima (per chi?) Norvegia, sulle quote rosa nei CDA delle spa, quanto cioè di più illiberale, contrario alla sbandierata “libertà economica”, antimeritocratico e sessista (nel senso che istituisce il merito di genere pro female,e dunque antimaschile) si possa immaginare.
Si litigavano per cosa? Perchè uno era favorevole e l’altro contrario? Manco per idea. Entrambi rivendicavano il merito di quel disegno di legge. Cicchitto come disegno governativo, Letta come disegno bipartisan.
Se in mezzo a costore ci mettiamo il così detto terzo polo come identificato da Ckkb, allora davvero viene la nausea e la predisposizione a dire a lor signori che il mio voto nessuno di loro lo avrà, cresce fino a diventare certezza.

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ckkb 7:00 pm - 2nd febbraio:

A proposito di Cicchitto e Letta e quanto hanno detto a Otto e mezzo e che Armando riporta. Essi, che appartengono alla schiera dei potenti, sono in realtà miseri, perchè, dimentichi di sè e della Storia, non sanno quello che dicono: farfalloni senza direzione che si affrontano accecati dalla comune piaggeria femminista. Di seguito la mia riflessione.

In futuro l’unica rivedicazione di libertà reale sarà la libera riunione di maschi senza la presenza di femmine e sarà il crimine più grave previsto dalla Legge. Tanto grave che per chi lo commette sarà automaticamente prevista l’incapacità di intendere e di volere, il che implicherà il trattamento psichiatrico obbligatorio. La libertà umana da sempre è scambiata per follia e il potere sa ogni volta trovare i suoi Ascari che lo aiutino a combatterla. Come sapete, alcuni di noi si sono portati avanti nel porre le basi della libertà di contro all’arbitrio e al totalitarismo sessista femminista attuale e prossimo venturo. Infatti nel solco della grande e millenaria tradizione di valorizzazione delle specificità di genere coltivata dalla sapienza degli ordini religiosi regolari, alcuni di noi quando si riuniscono, hanno per regola che le riunioni sono rigorosamente riservate agli appartenenti al genere maschile. Ogni volta la straordinaria creatività di spirito che si manifesta in queste riunioni sorprende gli uomini che vi partecipano. E al ritorno, le loro donne trovano uomini rinati a nuovo slancio virile di amore e di passione, di impegno e di vita. Nulla di nuovo: dopo il Mille, la civiltà occidentale è risorta a nuova vita proprio dallo spirito nato e cresciuto in comunità esclusivamente maschili e comunque organizzate sulla regola rigorosa della appartenenza e separazione di genere: le comunità dei cistercensi.
Da sempre nessun potere nella Storia è stato mai così pazzo e violento da arrogarsi il folle arbitrio di imporre l’unisex agli uomini e alle donne liberamente costituitisi in comunità. La nuova cupa barbarie che avanza sotto le insegne apparentemente progressive del femminismo sta travolgendo ogni regola buona e vitale in ogni ambito della vita umana. E trova i suoi servitori interessati e devoti.

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sandro 1:47 am - 3rd febbraio:

“Si litigavano per cosa? Perchè uno era favorevole e l’altro contrario? Manco per idea. Entrambi rivendicavano il merito di quel disegno di legge. Cicchitto come disegno governativo, Letta come disegno bipartisan”
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Ma infatti il problema che mi pongo io è proprio questo:
Quale sarebbe il vantaggio di votare a destra dal punto di vista della QM?
Nessuno: i fatti lo dimostrano.
Vale la pena dunque subire la delinquenza sociale di questi qua?
Dal punto di vista di uno che non appartiene a un ceto sociale benestante, sicuramente no: ti remano contro sia perché non hai i soldi, sia perché hai il battocco in mezzo alle gambe.
La sinistra almeno ti rema contro solo per via del battocco, ma non per via del reddito.
Poi ovviamente occorrerà un bel repulisti pure al suo interno da tutta la marsumaglia politicamente corretta, ma almeno così ci leviamo dai coglioni l’ ostacolo più grosso.
Una volta tolto quello, cadranno pure loro, dato che stanno lì da vent’ anni solo perché si reggono il moccolo a vicenda.
Finito lui, finiti loro.

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Alessandro 6:45 pm - 3rd febbraio:

Sandro: Ma infatti il problema che mi pongo io è proprio questo:
Quale sarebbe il vantaggio di votare a destra dal punto di vista della QM?
Nessuno: i fatti lo dimostrano.
Vale la pena dunque subire la delinquenza sociale di questi qua?
Dal punto di vista di uno che non appartiene a un ceto sociale benestante, sicuramente no: ti remano contro sia perché non hai i soldi, sia perché hai il battocco in mezzo alle gambe.
La sinistra almeno ti rema contro solo per via del battocco, ma non per via del reddito.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Concordo. Inoltre riusciamo a salvare un pò la sanità, la scuola, riusciamo a evitare le centrali nucleari, il ponte sullo stretto e la privatizzazione dell’acqua…insomma le ragioni per votare a sinistra ci sono sempre, anche se, il rischio di vomitare qualcosa, quando si ascoltano alcuni esponenti di quell’area politica su certi temi, c’è sempre.

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sandro 11:09 pm - 3rd febbraio:

“insomma le ragioni per votare a sinistra ci sono sempre, anche se, il rischio di vomitare qualcosa, quando si ascoltano alcuni esponenti di quell’area politica su certi temi, c’è sempre”
_______________
Ovviamente, se riescono ad andar su, alla prima parola storta bisogna massacrarli, con manifestazioni, scioperi e chi più ne ha più ne metta.
Non gli deve passare manco per l’ anticamera del cervello che noi si possa avere una qualche forma di benevolenza nei loro confronti: ce ne hanno fatte vedere troppe, se li mettiamo lì è solo perché al momento tocca accontentarsi di questo porcile qua.
Ma, il prima possibile, va fatta una bella “pulizia etnica”: fuori dai coglioni tutti quelli che hanno più di due mandati e dentro i più giovani.
Di danni, questi qua, ne hanno già fatti pure troppi, primo tra tutti quello di aver retto il moccolo a quell’ altra manica di delinquenti per quasi vent’ anni.

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sandro 11:14 am - 9th febbraio:

Craxi al netto delle tangenti:
http://www.youtube.com/watch?v=ya_3aag02jg

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marcello 6:48 pm - 3rd novembre:

Craxi, al netto del fatto che rubava e non ha saputo sfruttare gli effetti della ripresa per modernizzare l’Italia e far avere uno stato sociale il linea con gli altri stati europei, è stato l’artefice, per ragioni futili e stolte, della divisione a sinistra. Era anticomunista in un momento che i comunisti erano in fondo votati da quasi un terzo e non erano settari come quelli degli altri stati, ed è stato ostile anche a unirsi quando hanno cambiato nome e sono diventati Pds.
Quindi ha delle grosse resposabilità, non ultima quella di aver consentito che l’Italia è l’unico stato europeo dove non c’è un partito socialista che può competere, ma un partito democratico più democristiano che di sinistra.

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