Il femminismo ha criminalizzato l’intero genere maschile sostenendo che quest’ultimo è da sempre stato e continua ad essere il responsabile della condizione di oppressione e subordinazione di quello femminile. La relazione fra i generi nella storia, con tutte le sue assai complesse implicazioni e articolazioni di ordine sociale, economico, culturale, psicologico, è stata dunque ridotta alla dialettica oppressa-oppressore, dove il genere femminile è considerato sempre, comunque e dovunque (quindi anche nella realtà attuale) quello oppresso e dominato e il genere maschile, sempre e comunque, quello oppressore e dominante.
Questa rivisitazione della relazione fra i generi divenuta cultura dominante è stata possibile in seguito ad un’ astuta operazione di reinterpretazione della dialettica storica hegeliana-marxiana, che ha visto sostituire il concetto di conflitto di classe con quello di conflitto fra i generi.
Una sorta di banale quanto rozzo “copia-incolla”, dal punto di vista filosofico, rivelatosi però decisamente efficace; di fatto l’architrave dell’ideologia femminista e femdominista.
E’ determinante quindi, anche da parte nostra, cominciare a mettere in discussione dalle fondamenta quell’assunto, destrutturando le presunte ragioni che hanno portato a concepirlo e a far sì che diventasse addirittura il paradigma dominante, per lo meno per quanto riguarda la relazione fra i generi.
Questa brevissima intervista, sia pure in modo estremamente sintetico e sommario, affronta proprio questo tema specifico.
oppresse ed oppressori (il video)

210 Commenti
La parità dei sessi è fondamentale in una società civile ma…..le femministe stanno uccidendo gli uomini,la famiglia,la società..
Quando le donne avranno nelle mani il potere militare, sarà la fine del mondo…xkè non esiteranno ad usare l’atomica.
Se vuoi combattere una donna, le devi mettere di fronte un altra donna.
Al momento le donne stanno conquistando i palazzi della politica e…stanno trasformando la Costituzione Italiana nella….prostituzione Italiana.
“Quando le donne avranno nelle mani il potere militare, sarà la fine del mondo…xkè non esiteranno ad usare l’atomica”.
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Cerchiamo di non esagerare.
“Se vuoi combattere una donna, le devi mettere di fronte un altra donna”.
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Scusa ma questa è veramente una sciocchezza
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La parità dei sessi è fondamentale in una società civile ma…..le femministe stanno uccidendo gli uomini,la famiglia,la società..(sergio taranto)
Condivido ,sotto il nome di un velato vittimismo …..
Si lamentano che il gender gap in italia è al 74 posto ,ma di questo gender gap mostruoso di chi è la colpa ,del muratore ,del precario dell’operaio ,del disoccupato ,del padre separato che va alla caritas ?
oppure è colpa di quegli uomini alpha che loro cercano in continuazione ?
Senza contare che hanno portato come “bandiera” una dichiarazione dell ONU dove ci si dice preoccupati per la condizione della donna in italia ..ma una domanda mi sorge ,ma in che condizioni sono gli uomini ,non se lo sono mai chiesti ? Non sarebbe opportuno cercare di sedare qualche guerra che sia uomini che donne vivono sulla loro pelle ?
Quella della bomba atomica la trovo anch’io una esagerazione ……..
Invece non trovo per nulla campata in aria l’ultima affermazione.
Ho notato che quando due uomini litigano ,anche duramente, è più facile che possono tornare d’accordo,
cosa che invece non succede con due donne ,molto amiche quando stanno insieme , ma se per caso litigano, in maniera dura ,è molto ,ma molto più difficile che possono tornare d’accordo.
Ho notato che quando due uomini litigano ,anche duramente, è più facile che possono tornare d’accordo,
cosa che invece non succede con due donne ,molto amiche quando stanno insieme , ma se per caso litigano, in maniera dura ,è molto ,ma molto più difficile che possono tornare d’accordo.
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Sì, due uomini che litigano è più facile che possano tornare d’accordo, ma è anche più facile che possano ammazzarsi di botte o spararsi in faccia.
Perciò trovo alquanto esagerato – anzi, esageratissimo! – lo star a sostenere che “Se vuoi combattere una donna, le devi mettere di fronte un altra donna”…??!?
Ma per piacere… I nostri nonni e bisnonni si staranno rivoltando nella tomba nel “sentire” simili assurdità, ed i talebani si staranno ammazzando dalle risate…
Sì, due uomini che litigano è più facile che possano tornare d’accordo, ma è anche più facile che possano ammazzarsi di botte o spararsi in faccia. (Andrea)
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E magari lo fanno per una donna.
Ho assistito anch’io a liti tra donne: i mariti seppur amici o parenti sono costretti a non parlarsi più tra loro per volere delle rispettive mogli.
Per la bomba atomica non ho prove…
Mauro Recher: Si lamentano che il gender gap in italia è al 74 posto ,ma di questo gender gap mostruoso di chi è la colpa …
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Mauro, questa è una delle tante fesserie che il politicamente corretto femminista diffonde ovunque. La prova consiste nel fatto che se tu chiedi in cosa consisterebbe questo gender gap italiano non ti sanno tirar fuori niente di concreto, se non le trite e ritrite considerazioni che le donne lavorano di più in casa ( forse pretenderebbero anche che il lavoro della casalinga venisse fatto dall’uomo reduce da 8 ore di lavoro fuori casa) che le retribuzioni sono inferiori a parità di mansione lavorativa, stupidaggine colossale come sappiamo, la solita solfa della mercificazione del corpo femminile nei media( quando sento questo termine applicato a veline, showgirls strapagate e compagnia bella mi scappa da ridere pensando alle operaie cinesi che lavorano 18 ore al giorno per un salario da fame), la scarsa presenza di donne in Parlamento( forse, in proporzione a quante donne si dedicano anima e corpo alla vita politica, sono in numero anche superiore agli uomini) e poco altro. Tutti noi sappiamo quanto queste lamentele siano, OGGI, in ITALIA, largamente infondate. La parità tra i due sessi in Italia è stata raggiunta già negli anni Novanta, ma sostenere questa verità vorrebbe dire privarsi di quella potentissima arma che è il vittimismo, che tu giustamente citi, serbatotio di privilegi e prebende.
E magari lo fanno per una donna. (Leonardo)
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Lo fanno anche per questioni politiche o calcistiche; volendo anche per una partita di carte.
Ps:
Per la bomba atomica non ho prove… (Leonardo)
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Credo che tu, al pari di qualcun altro, tenda ad attribuire alle donne caratteristiche e capacità che le medesime non hanno.
Lo fanno anche per questioni politiche o calcistiche; volendo anche per una partita di carte. (Andrea)
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Hai ragione è vero
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Credo che tu, al pari di qualcun altro, tenda ad attribuire alle donne caratteristiche e capacità che le medesime non hanno. (Andrea)
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No, qui non si parla di capacità, ma di usare la bomba atomica: costruita dagli uomini, non solo perché più violenti, ma anche per certe caratteristiche psico-fisiche che li ha portati ad avere passioni in ogni campo della scienza, dell’arte e purtroppo anche per le cose dannose. La donna ha le sue caratteristiche psico-fisiche adatte alla procreazione e un pò meno verso le suddette cose; mi sembra che non abbia mai accettato del tutto il suo ruolo, covando un odio interno verso l’uomo: visto che anche per fare figli ci vuole il seme maschile. Quindi è comprensibile un timore verso le donne che per questo loro modo di essere potrebbero fare qualsiasi cattiveria agli uomini. Oggi infatti il progresso permette alle donne di non avere più molto bisogno dell’uomo e vediamo i risultati…
Vivendo a Roma, piena di immigrati, osservavo i cinesi che hanno le donne che lavorano e sembrano un popolo che ha una dignità (sembrano molto liberi dalla religione, Anche i giapponesi (turisti): senza aver avuto il comunismo), mentre gli islamici restano sempre come dei pezzenti primitivi e le loro donne sembrano dei funerali umani, che mi danno un forte senso di aquallore…Sono considerazione mie, basandomi sulle apparenze (specie sui cinesi)
Lo fanno anche per questioni politiche o calcistiche (Andrea) Mettiamoci pure la guerra (Leonardo)
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La più umile specie di superbia è l’orgoglio nazionale. In chi ne è affetto esso rivela infatti la mancanza di qualità individuali delle quali potrebbe andare orgoglioso; altrimenti non ricorrerebbe a ciò che condivide con tanti milioni di individui. (Arthur Schopenhauer)
Quindi è comprensibile un timore verso le donne che per questo loro modo di essere potrebbero fare qualsiasi cattiveria agli uomini. (Leonardo)
>>>
Le donne sono troppo vigliacche per poter fare qualcosa del genere da sole, senza “intermediari” maschili.
http://www.youtube.com/watch?v=e2S11ML0MyM
piccolo contributo fatto da me …….quasi una introduzione …….
@ M. Recher: bene.
Molto bene.
RDV
Grande Mauro!
“Sparalo” dovunque, che si veda chi siamo e cosa diciamo, quali sono le nostre ragioni.
Un abbraccio!
Fabrizio
P.S. invito tutti alla mobilitaazione generale. Fate come ha fatto Mauro, diffondete i video con le interviste al sottoscritto, fatene di nuovi, montatene altri assemblando vari pezzi. Fate tutto quello che volete ma fate…
Mauro sei un metallaro
Mi permetto di indicare un link ad un articolo di Marescotti su “Il Fatto quotidiano”. Non si parla di QM ma a me viene subito in mente…
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/una-sinistra-cronicamente-in-ritardo/150224/
http://www.youtube.com/watch?v=I4DRxHHhXdk&feature=related
@ethans
appena ,un pochino
da quando avevo 14 anni che ascolto rock e metal ..
comunque ,per chi lo volesse sapere la colonna sonora
è tratta da “requiem of a dream” (bel film da vedere) , in una versione molto metallizzata :;
“Mi permetto di indicare un link ad un articolo di Marescotti su “Il Fatto quotidiano”. Non si parla di QM ma a me viene subito in mente…” (Maub)
Infatti è così, il ritardo (non volontà, opportunismo, cecità politica, viltà) della sinistra, per lo meno quella occidentale e italiana in particolare, nell’affrontare, o meglio nel non voler affrontare la QM, è più o meno lo stesso che l’ha portata a fallire ogni appuntamento con la Storia. Esattissimo il riferimento dell’articolista a Gramsci (senz’altro uno dei più lucidi intellettuali del secolo scorso, specie se consideriamo le condizioni in cui elaborava il suo pensiero, i tempi e il contesto) che già negli anni ’30, mentre era detenuto nelle carceri fasciste aveva ben compreso la deriva e la degenerazione del sistema sovietico…Invito a riflettere su cosa può significare per un dirigente comunista perseguitato dal regime fascista, nel pieno degli anni ’30, mettere in discussione non solo il dogma dell’infallibilità dell’Unione Sovietica, cioè quello che era da tutti considerato il paese guida del Socialismo nel mondo, ma anche la sua stessa natura di paese socialista…Non c’è alcun dubbio che quel piccolo e anche fisicamente infelice uomo fosse in realtà dotato di una forza e di una intelligenza straordinarie…
Sia chiaro, il ritardo e la resistenza, soprattutto da un punto di vista psicologico, nel comprendere ma soprattutto nel prendere atto di qualsiasi realtà scomoda in grado di minare alle fondamenta le proprie convinzioni (ammesso che tali siano perchè spesso sono solo dei paraventi che ci costruiamo…) appartiene a tutti, forse è addirittura un elemento caratterizzante e distintivo della psiche umana che va forse ben oltre le ideologie. Queste ultime, senza dubbio, contribuiscono, spesso in modo decisivo, ad addormentare le coscienze fino a paralizzarle. E’ sempre stato così e anche oggi la situazione non è certo mutata.
Capitalismo (culto del mercato) e femminismo/femdominismo (celebrazione del femminile) sono le due ideologie (contigue) del momento.
Come potrebbe la sinistra (attuale), che ha sposato entrambe acriticamente (specie la seconda, nei confronti della prima si fa finta di abbozzare una minima critica del tutto sovrastrutturale…), costituire un punto di riferimento critico nei confronti del sistema? E infatti è ridotta ad una semplice variante dello stesso, né più e né meno della destra…Prima o poi sarà travolta, non dalla destra, ma dagli eventi, di questo sono sicuro, anche se non sono in grado di prevederne i tempi…
Fabrizio
ho letto l’articolo e sono d’accordo in toto , e condivido pure il tuo appunto in fondo ,non si nota ormai ,la differenza tra destra e sinistra ,da parecchio tempo ….
basta vedere questa frase letta in giro
“ma lo sai che le femministe sono comuniste”
mi sono caduti i marron glace
evidentemente per loro ,votare PD equivale a dirsi comuniste …
povero partito PCI che era forse il più grande e migliore dell’europa occidentale ,con persone come il suo fondatore Gramsci ,che brutta fine
“Requiem for a dream” è un film che mi ha fatto davvero appassionare soprattutto per l’interpretazione di Ellen Burstyn nella parte della madre. Mi piacerebbe vederlo in lingua originale. Per ciò che concerne il “metallaro” non mi riferivo alla canzone del video ma all’iconcina in alto a dx del tuo browser
Scusate l’OT
Andrea:
Quindi è comprensibile un timore verso le donne che per questo loro modo di essere potrebbero fare qualsiasi cattiveria agli uomini. (Leonardo)
>>>
Le donne sono troppo vigliacche per poter fare qualcosa del genere da sole, senza “intermediari” maschili.
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Chissà: forse quelli he hanno sganciato le bombe ad Hiroshima e Nagasaki erano solo intermediari?
Freud infatti spiega che è proprio l’invidia verso l’uomo che le rende meno attive e disinteressate.
Secondo me, l’invidia di cui parla Freud, c’entra poco o niente col fatto che a fare le guerre sono gli uomini e non le donne.
http://sasso.blogautore.repubblica.it/2011/07/06/la-leggenda-del-gender-gap/
>
arrotoxieta scrive:
6 luglio 2011 alle 17:54
>
Ho notato da tempo che tutti quei settori in cui le donne entrano in massa, subiscono una brusca frenata nelle retribuzioni. È quindi vitale scegliersi un lavoro tra quelli che le donne in genere non fanno, ed evitare quelle professioni nelle quali stanno entrando in massa (avvocati, molte specialità mediche, architetti etc… )
A riguardo della civiltà degli uomini, creata da uomini per uomini e al fine di perpetuare il dominio maschile, sono perfettamente d’accordo. Il vero femminismo dovrebbe portare non a riforme, ma alla costruzione di un’intera civiltà parallela, con lingue diverse (la lingua è il primo veicolo di dominio e oppressione), sistemi di scrittura, religioni, cosmologie, scienze, letterature e filosofie del tutto nuove. Se ci riuscite dimostrerete finalmente di essere pari agli uomini (che tutte queste cose hanno fatto, anche se a loro vantaggio, per diretta ammissione delle femministe, e sfruttando le donne). Se poi le vostra civiltà dovesse funzionare persino meglio di quella maschile, sono dispostissimo a riconoscere la superiorità ontologica delle donne sugli uomini. Sono pronto a estinguermi insieme a tutti gli altri maschietti per lasciare il passo ad un mondo di sole donne, senza alcun essere umano di sesso maschile (ormai la scienza riproduttiva e genetica lo rende fattibile).
>
…
http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_17/sguardo_treno_condanna_634efb44-0caa-11dd-aecb-00144f486ba6.shtml
La cosa che lascia piu’ interdetti e’ la mancanza di prove. Pure la polizia stando a quanto si legge,
non ha notato nulla di strano. Eppure è scattata la condanna automatica frutto di un nuovo principio
giuridico: “la presunzione di colpevolezza”. Sempre piu’ convinto che il femminismo è una minaccia
per gli stati di diritto.
Se lo sguardo di quell’ uomo (insistente o meno) costituisce di per sé un comportamento molesto, come ha stabilito quella ignobile e ridicola sentenza, al punto di essere denunciato e condannato, ne dobbiamo conseguire che anche una donna con una minigonna ascellare che si siede davanti a noi nello scompartimento di un treno accavallando (ripetutamente o meno) le gambe, si produce in un comportamento sicuramente altrettanto se non più molesto, e di conseguenza deve essere denunciata e condannata.
Questi episodi che ad una prima lettura possono sembrare banali sono in realtà molto gravi e non debbono essere sottovalutati specie perché ci forniscono il polso della situazione. Non si tratta infatti dello schiribizzo di un giudice ma di una prassi ormai sistematica.
Il femminismo, oggi femdominismo, ci ha di fatto trascinati in una sorta di nuovo medioevo postmoderno dove uno sguardo può essere sufficiente per far passare seri guai giudiziari ad un uomo. Stiamo vivendo in un contesto neobacchettone (intriso di ipocrisia),ovviamente a senso unico. La minigonna girofica (concettualmente parlando) è cosa buona e giusta (quando fa comodo a loro altrimenti si capovolge automaticamente in un o strumento del dominio maschile che vuole ridurre la donna ad oggetto sessuale…) ma se qualcuno si azzarda a contestarla (per il modo e la finalità con cui viene indossata e soprattutto l’atteggiamento psicologico che gli sta alle spalle, ovviamente, non per la minigonna in sè…) viene dipinto come una specie di cavernicolo troglodita ormai in estinzione.
Il femminismo è riuscito a costruire una sorta di miscela di pseudo “libertà”(tradotto: mi comporto come cazzo mi pare e piace e nessuno ha diritto di dirmi nulla), a senso unico, naturalmente (questa stessa “libertà” gli uomini non ce l’hanno…) e di neobacchettonismo repressivo premoderno, con tintinnio di manette incluso, sempre costante e presente (che nessuno lo dimentichi mai…)
Ma c’è un altro grande (e grave) paradosso. Una donna può vestirsi come le pare (e se si veste in un certo modo sa perfettamente che sarà osservata, anche perché è quello che desidera…) nel nome di una falsa libertà (sappiamo benissimo quali sono le logiche di dominio e le dinamiche psicologicamente strumentali che stanno dietro a questa “libertà”…) ma al contempo un uomo (che è costretto a sopportare la costante provocazione dello smutandamento sistematico, passivamente e senza batter ciglia…) non ha neanche il diritto e la libertà di osservarla. Meglio ancora, lo sguardo dell’uomo può essere ritenuto piacevole o molesto in base all’insindacabile parere della donna che può decidere in un senso o nell’altro.
Siamo quindi di fronte anche ad un’ abominevole degenerazione del diritto e dei suoi principi fondamentali. Anche se nessuno sembra essersene accorto.
Credo in realtà che questa segnalazione di Luigi meriti di essere inserita nel sito come un vero e proprio articolo.
Fabrizio
Quoto in tutto Fabrizio: ripeto, ormai i principi basilari di uno stato di diritto vengono sistematicamente massacrati da queste vicende….
Una panoramica sugli oppressori.
http://www.youtube.com/watch?v=cIy1QZM_Duc
http://www.youtube.com/watch?v=lLoYp4hnL7E
http://www.youtube.com/watch?v=l1Yf3U-RSGQ
http://www.youtube.com/watch?v=c1HuthmaYwI
ed un video che quanto meno ci considera
http://www.youtube.com/watch?v=hqqNfT5TSuk
http://27esimaora.corriere.it/articolo/elenchiamo-le-norme-socialiche-ancora-ci-schiacciano/#comments_list
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Quali sarebbero le norme sociali che ancora oggi, nel 2011, “schiaccerebbero” le donne?
Leggete anche il post di questa tizia qui, dal quale si evince in maniera chiarissima, il fatto che per tantissime donne essere nate femmine è realmente un dramma. Costoro vivono nel risentimento e nell’invidia per tutta la vita, e non c’è alcun dubbio riguardo al fatto che avrebbero voluto nascere maschi.
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Considerazioni
28.09 | 13:58 StefyDora
Oggi come oggi, lavorare e’ un lusso e non e’ mai una scelta (almeno, se prendiamo come riferimento persone “normali” che non appartengano a classi sociali esageratamente ricche).
Fatta questa premessa, la donna lavoratrice (almeno qui nella realta’ Toscana) e’ universalmente accettata e divenuta “normale” (anche se dove abito io ci sono molte famiglie meridionali dove le mamme spesso non lavorano e passano i pomeriggi ai giardini con i bambini e la mattina si possono permettere il lusso di stare un’ora davanti alla scuola in capannelli comareschi, mentre io corro come una pazza per arrivare in tempo in ufficio).
Il problema cmq non sono le realta’ locali; avete mai fatto caso alle pubblicita’? Ce ne fosse una dove lui pulisce la casa mentre lei legge il giornale sul divano, o lui porta la colazione a letto a lei (dove la “lei” di turno non sia una fidanzata ma una madre di famiglia, perche’, non si sa come, l’uomo fa tanto per la fidanzata e molto poco per la moglie), o pubblicita’ dove l’uomo fa il segretario di una manager in carriera, e via di questo passo. Come si puo’ sperare di invertire il condizionamento sociale se i nostri figli, fin da piccoli, recepiscono questa distinzione di ruoli, questo rigido copione dove le mamme cucinano, lavano, stirano, fanno la spesa ecc ecc e i papa’ stanno sul divano, magari col fratellino, al massimo alzando i piedi quando la mamma si avvicina per spazzare sotto il divano.
C’e’ poi da considerare che se una donna appena appena comincia a saper usare cacciaviti o trapano, pennello e pittura, automaticamente decade l’ultimo baluardo dell’utilita’ maschile in una casa, che e’ quello che consente alle donne di evitare i cosiddetti “lavori da uomini”. Perche’ non e’ che una donna non sappia attaccare un quadro o imbiancare la cucina, e’ che se dimostra di saper fare anche quello non puo’ piu’ evitare di farlo, e sarebbero solo altri impegni che si aggiungono alla gia’ interminabile lista. Mentre un uomo, anche se sa cucinare, non prendera’ mai (o quasi mai) l’impegno ad occuparsi dei pasti quotidiani della famiglia. La differenza sta tutta li’.
Quindi non credo ci siano solo norme sociali che ci zavorrano, ci sono scelte che sono tali solo di nome e non di fatto (lavorare, per una donna cosi’ come per un uomo, non e’ mai una scelta; semmai e’ una necessita’ e non lavorare significa tirare la cinghia il doppio). Nell’ambito lavorativo poi, se il capo e’ un uomo, e’ praticamente sicuro che non farai mai carriera, perche’ lui, essendo uomo, privilegera’ un altro uomo, soggetto con il quale sa confrontarsi e misurarsi, e mai una donna. E’ che di capi donna, purtroppo, io non ne ho mai trovati.
Marco:
>>
Costoro vivono nel risentimento e nell’invidia per tutta la vita, e non c’è alcun dubbio riguardo al fatto che avrebbero voluto nascere maschi.
>>
O peggio (come si può leggere qui sotto).
E’ così. Bisogna prendere atto che, pur se in misura diversa, la maggioranza delle DD ormai è preda del risentimento che rende ciechi e fa delirare. Del resto quando si cresce ascoltando e quindi imparando una storia mirata a quel fine, non può essere che così.
Ecco cosa mi scrive una lettrice di alcune pagine di QMDT, commentando il capitolo “Inutilità maschile”.
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Io avevo sentito dire, anni fa, che l’autoriproduzione femminile avveniva già all’inizio dell’esistenza umana, quando esistevano soltando le donne!!! …. soltanto in seguito è stato “inventato” il maschio …. e le donne hanno perso il Paradiso terrestre!!!……
Io penso che il comportamento misogino, prepotente, presuntuoso e violento dei maschi, sin da quando sono stati inventati, induce a decidere di non metterne più al mondo!….. in fondo è ciò che hanno saputo meritarsi proprio con il loro comportamento nei confronti delle donne! ….. quotidianamente siamo costrette a subire umiliazioni, mortificazioni, vessazioni e violenze….. ma chi ce lo fa fare di continuare a perpetuare un inferno simile?….. ben venga, quindi, la possibilità, per le donne, di autoriprodursi facendo a meno del divertito contributo dei maschi! …. dopo tutto non è neanche vero che i figli hanno bisogno di due genitori!…. il più delle volte il padre è “latitante” ed è la madre, con l’aiuto della propria madre, che si occupa dei figli!!! ….. tanto vale non regalare più una famiglia e…. tanto meno la vita stessa….. a delle bestioline egoiste e vuote, quali sono i maschi della razza umana!….. hanno dimostrato di non meritare tutto ciò!!!!! ……
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Rino DV
lo avevo sentito dire, anni fa, che l’autoriproduzione femminile avveniva già all’inizio dell’esistenza umana, quando esistevano soltando le donne!!!
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Ma una simile stronzata dove l’ha letta quella tizia?
Ma quando mai sono esistite soltanto donne?
E quando mai è esistito il Paradiso terrestre?
Ma cosa va blaterando quella povera disgraziata?
Fanno veramente pena.
Rino
per favore, dimmi che è solo una tua provocazione!!
Anche perché, ove così non fosse, avresti grosse responsabilità, diciamo così … “mediche”.
La signora ha bisogno urgentemente di cure appropriate.
Altrimenti non escludo di trovarla nelle cronache di nera!! B-|
Marco continua a fraintendere il concetto di Invidia Penis.
Non è l’unico, anzi è in buona compagnia, di miliardi di uomini, visto che i versanti sembrano essere due, da una parte quelli che non ci credono, dall’altra…quelli che non la capiscono.
E del resto dello stesso Freud, leggendolo non si ha affatto la certezza che l’avesse compresa appieno.
Un’intuizione brillante, certo, ma cosa significa?
Non certo il desiderio di avere il pene e rinunciare alla vulva, ma quello di avere insieme alla vulva, anche la funzione del pene.
Monopolio, autarchia, diritto esclusivo, autocrazia, autosufficienza…
Ecco cosa significa … invidia penis.
Fabrizio
ammirevole il fatto di non censurare nessuno. Ma come la mettiamo con lo spam?
p.s. Damien. O mi dici come fai ad inserire la faccina con gli occhiali o ti regalo un weekend in Svezia assieme a Gudrun Schyman!!!
Marco continua a fraintendere il concetto di Invidia Penis.
Non è l’unico, anzi è in buona compagnia, di miliardi di uomini, visto che i versanti sembrano essere due, da una parte quelli che non ci credono, dall’altra…quelli che non la capiscono.
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Eccolo qua, lo scienziato dell’ultima ora, probabilmente proveniente da metro maschile, che si sente in dovere di spiegarmi l’ovvio.
Ma vatti a fare un giro, caro/a bla bla.
Quello che io non riesco a capire in certi discorsi femminili è la lamentela sul comportamento degli uomini dentro le mura domestiche, in merito all’impegno che questi ultimi dimostrano. Si lamentano continuamente di fare di più dei loro mariti. Una soluzione c’è: non sposatevi!!! Non convivete!!! E’ semplice no? Invece faticano a concepire un rapporto con un uomo che non sia una convivenza o un matrimonio. Se io so che qualcosa mi pesa, cerco di evitarla, a meno che non ne possa fare a meno; questo non vale oggi per questo tipo di relazioni, che possono tranquillamente essere evitate, o sostituite con altro. Insomma, bisogna mettersi d’accordo: non si può volere la “botte piena e la moglie ubriaca”.
“Quello che io non riesco a capire in certi discorsi femminili è la lamentela sul comportamento degli uomini dentro le mura domestiche, in merito all’impegno che questi ultimi dimostrano.” (Alessandro)
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L’accudimento, in particolare l’accudimento delle donne nei nostri confronti.
Cosi ampiamente e sonoramente rinfacciato dalle gentili donzelle.
Ci sto pensando su da un pò. Secondo me è un argomento che dovremmo affrontare perché in esso si annida una contraddizione storica del femminismo italiano.
Per quanto mi riguarda ci ritornerò su.
A seguire un mio commento ad un post della solita 27ora del 26 maggio scorso (sotto nickname rock60).
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Riguardo a diversi commenti sulla necessità di crescere i figli maschi responsabilizzandoli ai lavori domestici.
Mia madre è nata nel 1935 (purtroppo non c’è più dal 2004), io nel 1960 ed i miei fratelli a seguire. Orbene, ha educato i suoi figli ad essere indipendenti in tutto e per tutto, lavori domestici in primis, lo ha fatto così bene da liberarci da quel soffocante afflato da crocerossine che affligge tante di voi nella quotidianità corrente.
Tutto questo in tempi di pre-femmnismo e nel profondo Sud. Dimenticavo, mia madre non era laureata, i suoi l’avevano ritirata da scuola in terza elementare per accudire le sorelle più piccole. Questo per dire che non aveva una formazione culturale che gli aveva “aperto gli occhi”.
La domanda.
Non è che voi, femminucce italiche moderne, se ancora nel 2011 invocate “sta cosa”, siete un pò (solo un pò per carità) culturalmente arretrate?
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p.s.: il tono è volutamente sarcastico e quel “femminucce” penso sia ovvio a chi è riferito.
RITRATTO D’OPPRESSORE
http://tv.repubblica.it/edizione/palermo/il-professore-senza-cattedra-diventa-contadino/77024?video=&ref=HREC2-10
Guardate questo video.
http://youtu.be/VzFpg271sm8
A me piace ed è esemplare del nostro relazionarci con l’Altra.
E’ quello che abbiamo sempre fatto, da quando siamo comparsi sulla faccia della terra. Non possiamo farne a meno. E’ nella nostra natura. Tutta colpa di quella maledetta Y !!!
Apprendiamo però, da alcune, che quello che con sangue, sudore e morte abbiamo conquistato non è gradito.
Che è una gabbia che le mortifica ed umilia.
Ci è stato spiegato, che, a nostra stessa insaputa, non abbiamo fatto altro che svolgere una millenaria trama di oppressione ai loro danni.
Trama svolta dal re come dal contadino, dal potente come dal servo della gleba, dal mega finanziere come dall’operaio.
Beh … ovviamente hanno aspettato che questa “casa-mondo” gliela accessoriassimo per bene!!!! Mica ce l’hanno detto prima come stavano le cose. Ci saremmo risparmiati millenni di guai.
http://www.youtube.com/watch?v=tgK_Tn8hiAk&feature=feedf
di solito con nocensuragnoccatv ,quando parla di vedere culi e tette non mi trova molto d’accordo ,ma quando tratta di queste problematiche trovo che faccia dei video veramente interessanti
Qualcuno di voi ha memoria di un caso contrario?
@@@@@
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/10/02/visualizza_new.html_696314101.html
Uomo paralizzato’danno sessuale’a moglie
Sentenza in Friuli, malattia non diagnosticata da medici
02 ottobre, 15:39
Uomo paralizzato’danno sessuale’a moglie (ANSA) – TRIESTE, 2 OTT – Rimane in sedia a rotelle per un errore dei medici che non diagnosticarono una malattia al midollo spinale, e i giudici risarciscono anche la moglie, per il danno alla vita sessuale che ne e’ conseguito. La decisione e’ del Tribunale di Tolmezzo (Udine), che ha imposto all’Azienda sanitaria ”Alto Friuli” il doppio risarcimento a una coppia di Arta Terme (Udine), a causa del ritardo nella diagnosi della malattia, la sindrome della ‘cauda equina’ che ha portato l’uomo alla paralisi.
Leggeteve sta sfilza de minchiate:
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_07/classi-separate-usa-fronte_fd158a80-eec0-11e0-bc1a-2283ac81b740.shtml
“stereotipi sessisti”…
Ma andassero affanculo.
Io quando facevo il liceo avrei fatto carte false per avere le classi separate: eravamo 3 maschi e 15 stronze.
Sandro scusami, ho doppiato il tuo link.
Non me ne ero accorto.
Ho letto gli ultimi interventi. Veramente molto interessanti. Riproponendomi quanto prima di tornarci su in maniera ponderata porto alla vostra attenzione il seguente link.
__________________________________________
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/424403/
CRONACHE
11/10/2011 – La riunione annuale dei centri antiviolenza europei a Roma
E’ GUERRA DEI NUMERI SULLA VIOLENZA DI GENERE
«Ma il ministro Carfagna rassicura: i fondi ci sono e
a fine anno saranno stanziati
LAURA PREITE
Il problema della violenza di genere non è di facile misurazione ancor prima che di risoluzione. Il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna, intervenuta questa mattina alla Wave conference, la riunione annuale dei centri antiviolenza europei che si svolge in questi giorni a Roma, ha tirato fuori le “sue” cifre, quelle ufficiali del ministero dell’Interno. Queste fotografano una realtà diversa da quella descritta dai centri antiviolenza italiani e dalle associazioni di donne impegnate a contrastare la violenza.
asi di violenza sessuale su donne di età maggiore o superiore ai 14 anni – ha spiegato il ministro – sono in leggerissimo calo: rappresentavano il 7,8% nel 2009, contro il 7,9% del 2006 e l’8% del 2005». Tra i borbottii della platea Carfagna ha poi aggiunto: «si osserva un calo costante e sensibile degli omicidi in generale, anche se aumenta la percentuale delle donne, che passa da un 11% di venti anni fa al 25% di oggi, e nella quasi totalità dei casi sono vittime di omicidi in famiglia». Attenzione, ha però sottolineato: «l’aumento percentuale non corrisponde a un incremento in termini generali. Gli omicidi volontari commessi in Italia nel 2010 sono in calo del 9,3% rispetto all’anno precedente, secondo i dati del ministero dell’Interno, un andamento che viene confermato e rafforzato se si confronta il periodo tra gennaio e settembre di quest’anno con gli stessi mesi dell’anno precedente: la diminuzione è del 12,2%».
Diverse, invece, le cifre snocciolate dalla Casa internazionale delle donne di Bologna, capofila del network italiano dei centri antiviolenza riuniti nell’associazione Dire, che raggruppa 58 strutture su 125. Secondo le operatrici, che si occupano di assistere e ospitare le vittime che fuggono da aggressioni fisiche e psicologiche, i “femminicidi” (così come vengono definiti gli omicidi che si basano su una discriminazione sessuale) sono in costante aumento, così come il numero di coloro che si rivolgono alle case rifugio e agli sportelli di ascolto per richiedere aiuto. Gli omicidi sono stati 127 nel 2010 e 92 solo nei primi nove mesi di quest’anno. Le richieste di aiuto nel 2010 sono state 13.696.
La difficoltà di trovare un accordo sui dati, deriva dall’impossibilità di estrapolare dal totale dei delitti quante sono le donne uccise dai propri compagni o vittime di violenza sessuale. Un elemento che si perde, in assenza di una banca dati aggiornata sulla violenza di genere o di un osservatorio nazionale, e che si può acquisire solo al termine dei procedimenti giudiziari. Infatti, le cifre rese note da Dire tengono conto solo dei casi noti alla cronaca e, quindi, sono parziali, anche se rappresentano l’unico tentativo di tener traccia del fenomeno.
Il ministero sta pensando a una seconda indagine nazionale, come quella condotta dall’Istat nel 2007, che fotografò la violenza subita dalle italiane per mano di compagni ed ex, e dove emerse che il 70% delle intervistate dai 18 ai 70 anni aveva subìto una qualche forma di violenza fisica o psicologica. Una rilevazione, allora finanziata dal dicastero delle pari opportunità, prima nel suo genere e costata un milione di euro, che nelle ristrettezze del bilancio pubblico attuale, passa in secondo piano rispetto alle priorità “concrete” a cui lo stesso ministro ha deciso di dare precedenza. Tra queste ci sono le azioni, contenute nel primo piano nazionale contro la violenza di genere varato, anche questa una novità assoluta per il nostro Paese, nel 2009.
Oltre ai provvedimenti già intrapresi, come la legge contro lo stalking (sono un centinaio gli stalker che vengono arrestati ogni mese, come ha rivelato Carfagna), il gratuito patrocinio per le vittime di violenza sessuale e un inasprimento delle pene per il reato di violenza sessuale, ci sono il potenziamento del numero verde unico per la violenza (il 1522), e il rafforzamento della rete nazionale delle case rifugio, che oggi copre in modo discontinuo il territorio, mettendo a disposizione solo 500 posti letto contro i 5700 che sarebbero necessari. Un primo bando di tre milioni di euro per finanziare progetti contro la violenza di genere e rivolto ai Comuni, è stato emanato lo scorso 3 agosto. Adesso si attendono i restanti fondi promessi, che ammontano a 18,6 milioni di euro e che, ha assicurato il ministro, sono già stati accantonati con la Finanziaria del 2009. Prima della fine dell’anno saranno pubblicati due bandi: il primo di dieci milioni di euro esclusivamente rivolti al potenziamento dei centri antiviolenza (sei milioni per le strutture già esistenti e quattro per allestirne di nuove) e il secondo da 1,7 milioni per la formazione del personale sanitario dei pronto soccorsi.
Che ci sia bisogno di aiutare le persone, uomini e donne che siano, vittime di violenza, non ci piove, anzi è un compito proprio di qualsiasi società civile, ma che in tempi di gravi difficoltà economiche ci sia un Ministero, e tutta una serie di sue ramificazioni a livello regionale, che si occupa di pari opportunità tra uomini e donne in Italia, ossia, nonostante il falso bombardamento mediatico che sostiene il contrario senza mai provarlo, di un fatto oramai acquisito, è una vergogna di notevole gravità. La crisi attuale non è imputabile alla sola classe politica, ma che questa vi abbia contribuito in maniera determinante è un’altra verità indiscutibile. Continuare a sperperare soldi pubblici, come nel caso del suddetto Ministero, è un insulto a chi invece avrebbe bisogno davvero di un aiuto, anche economico: penso alle tante famiglie in difficoltà, ai disabili, ai disoccupati, agli immigrati, ai rom ecc..Via tutti questi enti inutili: per questo occorrerebbe scendere in piazza.
http://www.corriere.it/italians/11_Ottobre_15/In-Italia-nascere-donna-e-una-delle-sventure-piu-grandi_d5810080-f69f-11e0-abf0-c6818ffd4921.shtml
In Italia nascere donna è una delle sventure più grandi
Caro Beppe,
martedì ero a casa con l’influenza e ho letto un post che mi ha lasciato senza parole: esistono, nel nostro Paese, donne addirittura felici di essere ancora le schiave di casa come negli anni ‘50. Davvero deprimente: anni di lotte femministe trascorsi invano! In Italia è ancora dominante l’immagine della donna angelo del focolare domestico, quella che, unica e sola, si sacrifica da mane a sera senza mai un minuto per sé, solo per il sollazzo di marito e figli. E più è martire, più viene lodata e innalzata a esempio, non solo dagli uomini, ma dalle stesse donne. Una donna che non si occupa della casa o che lavora a tempo pieno viene spesso accusata di non essere una vera donna o di essere una madre degenere: nel terzo millennio! L’immagine della tavolata domenicale con uomini e bambini a mangiare spensierati e donne che non siedono neppure a tavola, tanto sono impegnate in cucina, la associo a mia nonna: ma mia nonna ha 90 anni, e, nel tempo, pure lei è cambiata! In Svezia, un’immagine come questa fa orrore, non solo alle donne, anche agli uomini: che, se vogliono semplicemente una domestica, assumono una domestica, non prendono moglie solo per averne una gratis! E da una moglie desiderano ben altro che essere serviti e riveriti. Quando constato che siamo ancora al Medio Evo, mi deprimo. Perché penso all’Italia fanalino di coda europeo in tutte le questioni che riguardano le pari opportunità e l’emancipazione femminile e mi dico: con questa mentalità, saremo sempre ultimi, non ci muoveremo mai da qui. E mi metto le mani nei capelli pensando che ancora oggi esistano giovani madri che vivono così e trasmettono questa mentalità ai figli! Quindi, mi dico, neppure la generazione di mio figlio ha speranza, saremo ultimi anche quando sarà grande lui. E, subito dopo, mi dico: meno male che è un maschio, perché in Italia nascere donna è una delle sventure più grandi che ti possano capitare.
Devi lavorare il doppio, per ottenere la metà – quando ti va bene. Saluti.
Iris Balestri, irisbales@gmail.com
…
Questo è il risultato di tanti anni di predicazione femminista e di zerbinismo maschile. Davvero deprimente! Immagino che il signor Severgnini sia d’accordo con quanto sostenuto da questa Iris Balestri. Continuiamo a crescere piccole smorfiosette tutte pretese, signor Severgnini. Avanti così!
http://www.unita.it/italia/radio-padania-shoc-poteva-br-scapparci-il-morto-ecchisenefrega-1.343007
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“………. Succede questo. Un’ascoltatrice chiama in diretta e commenta le parole del ministro leghista: «Si ha paura che scappa il morto? Io questo non lo capisco, non ce ne frega niente che scappa il morto. Se si ha paura di rompere il dito mignolo a qualcuno, è ovvio che non si farà mai niente. ‘Sta gente va stroncata». E il conduttore, Alfredo Lissoni, chiudendo la telefonata si schiera dalla sua parte: «Lei ha ragione». ……….”
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Non entro in merito alla questione dell’ordine pubblico della manifestazione di sabato. Dei suoi perchè e dei suoi per come.
Segnalo solo la famosa e conosciutissima “non violenza delle donne” ed i suoi echi nell’intervento della signora in questione….
@luigi
la giriamo alla Terragni e la sua pace al femminile ??
Per quanto mi riguarda reputo le donne delle vigliacche, cagasotto, allo stato puro.
Loro devono solo ringraziare che a parargli il culo c’è sempre qualche uomo, se no neppure fiaterebbero.
Sono più violenti i maschi, ma sono pure quelli che muoiono, altrimenti si sarebbero preoccupati dello scapparci il morto. Poveri fessi, si sentiranno pure lusingati ad apparire forti e violenti davanti alle donne
Forse non potevano farne a meno, vista l’evidenza.
Ma osservo che sempre più donne, pur con distinguo, prendono coscienza che lo schema uomini=violenza, donne=pace ed amore, è una favoletta raccontata loro dal femminismo.
Da questo punto di vista, non può che farmi piacere.
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http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/10/17/come-gli-altri/
anch’io lo interpreto come il segno di un cambiamento, anche per chi si occupa di abusi infantili.
Qualcuna in quel thread linka il centro documentazione violenza-donne che sta facendo un lavoro importante. Bene!
Su un tema complesso come la violenza provo a fare di seguito due riflessioni:
Leonardo@: “Sono più violenti i maschi..”. Rispondo: “Non hai visto la violenza femminile quando si sfrena”.
A mio avviso quando si parla di violenza c’è un equivoco di fondo perchè la si fa coincidere con l’uso della forza e la si fa dipendere dalla forza fisica che si ha a disposizione. In realtà la violenza è una modalità di agire la forza ed ha a che fare con la disponibilità psicologica ad agirla, la consapevolezza nell’agirla e la capacità di agirla. E non necessariamente la forza con cui si agisce la violenza è forza fisica, molto più spesso è forza psicologica ed emotiva. E la violenza psicologica ed emotiva è sul medesimo livello di quella fisica (non a caso si dice: “ ne uccide più la parola che la spada”) per cui chi agisce la prima può aspettarsi come risposta la seconda e viceversa. Oggi ci si è dimenticati di questa verità per cui ci si stupisce che ad una gravissima violenza verbale o emotiva, la reazione sia una violenza fisica (anche omicida). Maschi e femmine hanno, la medesima disponibilità psicologica ad agire la violenza sia fisica sia psicologica. La differenza (almeno fino a ieri) è che i maschi ne sono di massima più consapevoli perchè da sempre hanno dovuto imparare ad agirla come una risorsa fra le altre per garantire la sopravvivenza della specie umana: a caccia o a difesa del proprio territorio o a costruire nazioni, stati o imperi non ci si va recitando mantra di pace ma agendo ogni sorta di forza e molto spesso, necessariamente, in modalità violente. Ed è anche vero che i maschi, della forza ne hanno anche regolamentato l’impiego, così da contenerne la componente di violenza. Per cui non c’è violenza più scatenata e selvaggia, quindi non c’è violenza maggiore di quella di chi agisce violenza senza averne piena consapevolezza e senza regole.
sono d’accordo con Luigi ,anche a me ha fatto piacere che .alcuni siti e blog femministi ,hanno preso le distanze dal post della Terragni
Andrea
>>
Per quanto mi riguarda reputo le donne delle vigliacche…
>>
Vigliacco si dice di colui che dovrebbe essere coraggioso e invece non lo è. Qundi il concetto di viltà non si può applicare alle DD alle quali non si è mai richiesto di essere coraggiose. Non l’ha fatto la natura e – che si sappia – nessuna cultura.
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La donna deve proteggere se stessa giacché essa ha un valore biologico superiore a quello maschile. Salvare se stessa: questa è la prima cosa che la donna deve fare, sempre e cmq. I rischi e quindi i pericoli sono il campo d’esistenza degli UU. Gli uomini devono essere coraggiosi, e perciò quando non lo sono possono venir bollati come vili. Le donne no.
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E’ stato il femminismo a farci credere che DD e UU siano uguali in ogni cosa. Accusare le DD di vigliaccheria significa quindi prendere per vera la fandonia femminista.
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No, il parametro coraggio/viltà non si applica alle DD.
Ma appunto perché non è ammesso attendersi che corrano dei rischi (le DD non sono UU) non ci si deve attendere nemmeno che si assumano responsabilità al posto degli UU e a protezione degli UU.
In nessun campo, a cominciare dagli ambienti di lavoro.
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La donna deve evitare rischi e pericoli. Quello che non si può tollerare è la menzogna, la finzione in cui la società vive.
Intollerabile è che si finga di credere che le DD corrano dei rischi per gli UU. Intollerabile è la vista che “godo” da casa, quando al mattino l’alpinella, la soldatessina con la penna nera, aspetta il ganzo col mega pick-up per esserne condotta in caserma.
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Dovrei fingere di credere che quella ragazza di 20 anni sia disposta a rischiare mutilazioni e persino la morte per me: maschio ormai sul viale del tramonto, il cui valore è prossimo allo zero.
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Questa balla è davvero provocatoria e intollerabile.
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Le DD hanno il diritto di fuggire davanti ai pericoli, in realtà ne hanno il dovere. Non può esistere vigliaccheria nelle DD.
Solo negli UU.
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Bisogna trarne le dovute conseguenze, in tutti i campi.
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Rino DV
Dopo aver creato giganteschi disastri finanziari ed economici per cui c’è sempre meno lavoro per giovani, maschi, e donne, dopo aver saccheggiato il saccheggiabile in giro per il mondo e all’interno dei loro paesi, queste super facce di tolla, per non dire fuorilegge in senso stretto, della banca Mondiale e Bankitalia e organismi consimili, arrivano al balcone del palazzo e fanno i femministi con una preoccupata predica, risentiti col genere maschile, sul mancato pieno lavoro delle donne.
A loro dire sarebbe la mancata occupazione femminile il motivo del mancato incremento del PIL
e non viceversa. Come dire i buoi non tirano perchè il carro non spinge. Quando non si sa più che pesci pigliare lo abbiamo capito: oggi i gran commis dei padroni del vapore fanno i femministi. Del resto come non capirli: meglio femministi che morti.
leggere x credere
http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_19/donne-escluse-dal-lavoro-perdiamo-7-punti-di-pil-stefania-tamburello_ec9c7bdc-fa14-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml
Credo che tutto ciò non faccia che confermare quello che certi vecchi del MoMas vanno predicando da tempo, ovvero che al di là del femminismo, gli uomini di potere restano i principali nemici degli uomini comuni (o beta).
Senza la loro attiva complicità le femministe non potrebbero far nulla. Homo homini lupus.
Rino, quali sono le conseguenze da trarre, rispetto al rapporto fra UU e DD per il fatto che alle donne non può essere applicata la categoria della viltà per i motivi che hai detto?
armando
Dall’articolo segnalato da Cesare
“«Le pari opportunità passano anche dall’uguale possibilità di accedere al credito e le donne, talvolta, sono costrette a fornire più garanzie rispetto agli uomini»” (Mara Carfagna)
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Scemenza intergalattica, che da l’idea della qualità di chi ci guida (o dovrebbe farlo).
Lo sanno tutti, ma proprio tutti, che le banche hanno riguardo solo per l’odore ed il colore dei soldi.
Se gli garantisci quelli, non fanno caso a niente, nemmeno se hai due teste!!
@Marco ,di una parte di essi ne scrivo pure qui
http://femdominismo.wordpress.com/2011/10/19/maschi-pentiti/
@cesare ,parlare bene delle donne si prende l’applauso del politicamente corretto ,non si rischia mai
Ccà nisciuna è fessa (chè ghe ne mia de stupide).
La moglie di Bossi è insegnante andata in pensione a 39 anni. Lo ha detto Fini Presidente della Camera, ieri sera, a Ballarò.
Negli anni ’90 per essere messe a riposo e ricevere per tutta la vita 760 euro al mese, bastavano 19 anni di insegnamento, mentre alle sposate bastavano 14 anni. (dati da La Repubblica di oggi). E ancora oggi nessuno ha il coraggio morale e civile di dire quante sono queste poverette! Urge pertanto strappare dalla congiura del silenzio, se non i nomi, almeno i numeri delle donne copite da questa infame politica che ha cercato ed ottenuto la espulsione dal lavoro di migliaia e migliaia di loro, ingannate con la promessa di ricevere qualche soldo.
Dopo non ci si meravigli se nei conteggi delle Agenzie Internazionali, fra cui l’ONU, sulla condizione femminile, l’Italia viene dopo l’Uganda.
http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-rete-risveglia-il-movimento-delle-donne-40-anni-lo-fece-ms-magazine/#comments_list
E’ impressionante il numero di sciocchezze e di falsità che sono propagandate in questi blog femministi.
Certamente. Noto però che sono sempre più le persone, gli uomini, che hanno il coraggio di dissentire. Ancora troppo pochi, però qualcosa si muove. Oggi spetta agli uomini e alle donne serie riflettere su un rapporto realmente paritetico tra i sessi, visto che il femminismo, da autorevoli personalità politiche ancora considerato parte integrante del progressismo e qui non si sa se ridere o piangere, è una grande e pericolosa balla, della qual cosa pochi si sono accorti a causa dello straordinario sostegno mediatico di cui gode. Un rapporto paritetico che guarda al futuro non certamente al passato.
Essere “celebratori” del proprio sesso è qualcosa di profondamente ridicolo, come lo è la celebrazione della propria razza, della propria religione, del proprio Paese, della propria regione, della propria città…E sempre più constato che sono quasi esclusivamente le donne a cadere nel primo difetto e su questo dovrebbero riflettere con attenzione. L’ incapacità di alcune donne, tra le quali senza dubbio le partecipanti ai blog di cui sopra, di considerarsi parte integrante di una comunità più vasta, che vada oltre la differenziazione di genere, è qualcosa che lascia stupiti. Il loro sottolineare qualsiasi “conquista” femminile come una conquista contro le resistenze dell’altro sesso, l’onnipresente maschilismo che in Occidente è presente solo nelle loro menti confuse, il loro arrogarsi qualsiasi merito e il tacere quello altrui, il loro rileggere la storia a uso e consumo, la loro distanza siderale dalle questioni che non le riguardano direttamente, ben mascherata da qualche adesione alle migliori iniziative del volontariato italiano per esempio, tanto per confondere le acque, le rende molto irritanti. La loro ipocrisia è facilmente individuabile a un occhio libero dalla propoganda mediatica e ideologica.
P.s.: stupefacente è anche prendere atto di come ci siano uomini che accettino di dividere il proprio tempo, la propria vita con queste donne. Forza della propaganda ideologica femminista? Sicuramente, ma per me rimarrà sempre qualcosa di incomprensibile.
Sottoscrivo completamente questo ultimo post di Alessandro.
Fabrizio
Riporto il mio commento al post di quel blog.
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@ Alessandra Farkas
08.11 | 08:47 Luigi Corvaglia
Vede gentilissima Sig.ra Farkas
nella risposta a Misspiggy lei ha involontariamente segnalato il limite del femminismo stesso.
Un movimento che vede la società con un solo occhio è per forza di cose strabico.
Alla lunga, senza per questo negarne i meriti in una certa fase storica, provocherà danni analoghi a quelli contro cui è nato e questo non sarà certo un bene per le nostre società.
Per farle capire cosa intendo le ricordo, ad esempio, il movimento operaio.
Questi combatteva certamente per l’emancipazione dei suoi rappresentati, ma le sue conquiste, che oggi vengono duramente messe in discussione, sono state di beneficio per tutta la società. Non certo ai soli uomini o alle sole donne.
E non mi si venga a dire che quello che è buono per le donne è buono per tutti. Perché è solo un ideologismo.
Cordialmente
Aless.
>>
Il loro sottolineare qualsiasi “conquista” femminile come una conquista contro le resistenze dell’altro sesso etc.
>>
Precisamente.
Al punto che è legitttimo chiedersi: quanto soddisfacente, libera e felice sarebbe stata la vita delle DD di tutto il passato, se gli UU non fossero mai esistiti? Non sono stati forse essi a rinchiuderle, escluderle, incatenarle, castrarle, derubarle…?
Cosa non avrebbero potuto fare, creare, inventare, realizzare le DD se gli UU non fossero mai esistiti?
Non è forse la presenza maschile nel mondo il vero limite, il reale impedimento all’ottenimento di tutto e del Tutto da parte femminile?
L’uomo, il nemico di sempre. Di ieri e di oggi.
Perché non anche di domani?
.
Non sarebbe stato meglio per loro se non fossimo mai esistiti? Non sarebbe meglio se scomparissimo per sempre?
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Domande provocatorie e più che assurde, demenziali.
Demenziali, certo, ma…
.
RDV
Ben fatto, Luigi, anche se coerenza e logica (già in quanto tali, merce rara) non sono di casa da quelle parti…
Fabrizio
Alessandro@P.s.: “stupefacente è anche prendere atto di come ci siano uomini che accettino di dividere il proprio tempo, la propria vita con queste donne.( … ) per me rimarrà sempre qualcosa di incomprensibile”.
Incomprensibile fino a un certo punto: c’è una tessera psicologica e ideologica che viene richiesta ai maschi: se ce l’hai fai carriera e hai vantaggi economici. Altrimenti sei fuori, e lo sei davvero con tutti i rischi che questo comporta. E poi chi mai si oppone ad una politica che concede “alle donne perchè donne” la pensione baby o anticipata di cinque anni, o il posto assicurato nei CdA o finanziamenti o tasse agevolati, o a qualunque altro beneficio e privilegio che alla fin fine può essere attribuito anche alle proprie donne, figlie, mogli, amanti, ecc.? In una parola: chi mai si oppone alla dote di Stato per ogni donna? Finchè sono soldi di altri, tutti tacciono compunti e commossi, femministi convinti e militanti. E ti pareva…..
non posso non essere d’accordo con Alessandro ,lo dice anche la mia “giovane” esperienza ,in giro per siti e blog di “genere” ,sui blog maschili non ho mai ,e dico mai ,letto che gli uomini sono migliori delle donne ,(parlo ovviamente della porzione di tempo che mi interesso a queste problematiche) ,invece ,quelli femminili ,anche se non spesso , questa voglia di dire che loro sono migliori è molto presente …
Non so ,questa voglia di di mostrarsi migliori era presente anche nelle dittature nazi-fasciste ,di sinistra, questa “voglia” c’entra ben poco ,eppure si dichiarano tali ,va beh che tra dire e il fare c’è di mezzo il mare
mauro
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Non so ,questa voglia di di mostrarsi migliori era presente anche nelle dittature nazi-fasciste ,
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In questo caso non c’entrano nulla le dittature nazi-fasciste (o comuniste), perché il motivo principale che spinge le vigliacchette femmine a parlare, scrivere e comportarsi in un certo modo, sono i loro COMPLESSI DI INFERIORITA’ !!
Chi è veramente sicuro di sé, non sta ogni due minuti a scrivere che è “più intelligente” * della controparte, perché non ne ha alcun bisogno.
E’ chi è complessato che ha un assoluto bisogno di farlo, ed infatti le femmine sono tremendamente complessate.
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* Anche perché la Storia dimostra il contrario…
Quasi tutte le invenzioni ( internet compreso) sono opera maschile, non femminile.
cesare
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ncomprensibile fino a un certo punto: c’è una tessera psicologica e ideologica che viene richiesta ai maschi: se ce l’hai fai carriera e hai vantaggi economici. Altrimenti sei fuori, e lo sei davvero con tutti i rischi che questo comporta. E poi chi mai si oppone ad una politica che concede “alle donne perchè donne” la pensione baby o anticipata di cinque anni, o il posto assicurato nei CdA o finanziamenti o tasse agevolati, o a qualunque altro beneficio e privilegio che alla fin fine può essere attribuito anche alle proprie donne, figlie, mogli, amanti, ecc.?
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Cesare, ma non credi sarebbe il caso di iniziare a parlare della vigliaccheria maschile nei confronti delle femmine? Perché questo omertoso silenzio maschile, misto a inconsapevolezza, altro non è.
una volta le donne erano confinate in casa, poi si è pensato di farle entrare nella vita pubblica perché la produzione industriale in espansione doveva essere assorbita in qualche modo creando una nuova categoria di consumatrici, le donne per l’appunto.
ma la loro “liberazione” è soltanto apparente perché la casta ristretta dei maschi alfa detiene ancora saldamente i vertici del potere e non tollera intromissioni. per ciò rabbonisce le donne con la retorica del “voi siete migliori di noi uomini che siamo degli eterni peter pan immaturi ahahah”, tipica frase di autodenigrazione maschile che avrò sentito milioni di volte.
e loro ci cascano in pieno, ma non si può farne loro una colpa piu di tanto visto che anche le masse maschili sono ingenue e facilmente manipolabili.
fulvioterzapi
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ma non si può farne loro una colpa piu di tanto visto che anche le masse maschili sono ingenue e facilmente manipolabili.
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E perché non bisognerebbe fargliene una colpa? Ma come, non sono le femmine quelle che anche nella vita quotidiana affermano di essere “più intelligenti, più furbe, più mature, più empatiche”, ecc ecc degli uomini?
Bene, allora cominciamo ad attribuire loro delle colpe, sennò è troppo comodo (per loro).
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PS:
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=780616
daniele@”Cesare, ma non credi sarebbe il caso di iniziare a parlare della vigliaccheria maschile nei confronti delle femmine? Perché questo omertoso silenzio maschile, misto a inconsapevolezza, altro non è.”
Sono infatti d’accordo. E già che siamo in argomento: le voragini disastrose nel debito pubblico di tutti gli stati occidentali è o non è contemporaneo con l’accettazione maschile, la diffusione e l’imposizione del femdominismo? non è un caso che il femdominismo è l’etica e l’ideologia del tutto coerente con le esigenze del consumismo e dello sgancio totale dal principio di realtà essendo proprio la realtà delle cose il nemico principale di un sistema socioeconomico in crisi irrimediabile.
Non dunque “la fantasia al potere”, ma “la menzogna al potere”, non la libertà ma l’arbitrio.
Rino
Non sarebbe stato meglio per loro se non fossimo mai esistiti? Non sarebbe meglio se scomparissimo per sempre?
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Sì, ma noi esistiamo e non sono esagerato se dico che sin da bambino sono stato annullato senza neanche me ne accorgessi; poi c’è qualcuno che se ne esce con guerrigliere e cavolate.
beccatevi questa:
http://www.youtube.com/watch?v=yhOTKbWKyKk
fulvioterzapi: ma la loro “liberazione” è soltanto apparente perché la casta ristretta dei maschi alfa detiene ancora saldamente i vertici del potere e non tollera intromissioni. per ciò rabbonisce le donne con la retorica del “voi siete migliori di noi uomini che siamo degli eterni peter pan immaturi ahahah”, tipica frase di autodenigrazione maschile che avrò sentito milioni di volte.
e loro ci cascano in pieno, ma non si può farne loro una colpa piu di tanto visto che anche le masse maschili sono ingenue e facilmente manipolabili
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E’ vero fino a un certo punto, secondo me. E’ vero che le posizioni di potere sono in buona parte ricoperte da uomini, in gran parte di età piuttosto avanzata, ma è altrettanto vero che numerose donne ormai rivestono incarichi ai massimi livelli sia in Italia che all’estero. Fanno eccezioni, come sappiamo, i soli Paesi islamici. Quel refrain di cui tu parli è forse più una “manovra elettorale”, come se le donne avessero bisogno di essere un pò più “blandite” degli uomini, che il tentativo di difendere in questo modo il proprio privilegio, dal momento che, se una donna si dimostra “idonea” per ricoprire un determinato incarico, glielo si affida senza tanti problemi. Il prossimo governo di centro-sinistra infatti, non è difficile fare una tale previsione, affiderà, secondo una ridicola logica di “paitarismo” di genere, gli incarichi di governo perfettamente suddivisi, dal punto di vista numerico, tra uomini e donne. L’affermare continuamente che occorrano più donne nei posti dirigenziali è una delle tante balle del femminismo: in verità abbiamo bisogno di più persone serie e preparate nei posti di potere, come purtroppo testimonia la drammatica cronaca politico-finanziaria di questi giorni. Affidarsi ai berlusconiani e ai leghisti, che mi auguro vengano travolti dallla merda verso cui stanno trascinando il Paese( ricordarsi le allegre sparate di Bossi e compagnia anche in momenti di acuta crisi finanziaria ) per ben governare il Paese è stato come chiedere al più irriducibile dei mafiosi di combattere la mafia. Forse il paragone è un pò azzardato, ma non penso sia assurdo, visti i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi.
Aggiunta off topic: già alla fine degli anni Ottanta i più acuti tra i sociologi parlavano dell’economia come dell’unica forza governativa mondiale o quasi. Oggi credo che questo sia sotto gli occhi di tutti: si mandano a casa i governi perchè non graditi agli investitori/speculatori finanziari, al di là delle manchevolezze della singola politica governativa, che, per quanto ci riguarda, sono comunque enormi. Attribuire tutto questo potere a questi “squali” del neoliberismo è stato sicuramente un grave errore, che, paradossalmente, oggi si ritorce proprio con chi quel mondo aveva blandito.
Intervengo qui, scegliendo a caso,
più che altro per uno sfogo.
Io ho per natura un carattere fragile, e da
anni ho dei problemi che purtroppo hanno,
di recente, aumentato la mia ansia.
E purtroppo mi sono successi, di recente,
degli eveni spiacevoli. Ho un’ attività pubblica.
Quando si è al pubblico ci si imbatte in qualunque
tipo di persona. Ma non ho potuto fare a meno
di notare che i clienti peggiori sono le donne.
Negli ultimi 3 mesi ho avuto almeno due casi di
donne che mi hanno letteralmente aggredito
per un nonnulla; in un caso per un ritardo in un
arrivo che non dipendeva da me; in un altro per
un prezzo ritenuto troppo alto. Mi hanno ingiuriato contro nel modo peggiore possibile; mi è successo altre volte in passato, e sempre con donne. Io, col mio carattere un pò molle, ho risposto come ho potuto, ma ho il difetto di
impressionarmi e di rimuginarci sopra, e questo
rimuginare non mi porta niente di buono; anzi,
mi danneggia. Quando si dice il sesso debole……….
Saturno, che dirti, mi dispiace solo che tu abbia scritto di “intervenire qui, scegliendo a caso”. Spero veramente che non sia così e che la tua sia solo una boutade. Mi auguro invece che tu possa trovare in questo sito e in questa comunità quel luogo dove confrontarti e crescere insieme ad altri che, per ragioni in parte diverse e in parte simili, vivono comunque le tue stesse problematiche e la tua stessa condizione di disagio.
Fabrizio
Hai ragione Fabrizio, ma devo correggermi:
non ho scelto proprio a caso; dato che questo Post è dedicato all’ ideologia femminista. Tanti discorsi
sulle violenze degli uomini; giusto, ma spesso
sono le donne a usare in modo esaperato
l’ aggressività. Magari ho il dubbio: sono aggressive perchè, a torto o a ragione, si sentono più deboli?
Bè, io non ho di certo un carattere forte, eppure non sono aggressivo. E forse in certi casi dovrei
esserlo.
Scusami tu, Saturno, pensavo ti riferissi al sito quando dicevi di aver scelto a caso. Non avevo capito che ti riferivi invece all’articolo…
Fabrizio
per quello che vale, confermo la percezione di Saturno sull’aggressività, anche violenta, delle donne. Fin da bambina ho sempre registrato questa cosa, cioè ce l’avevo sotto gli occhi continuamente, in casa e fuori, ma non trovavo conferme ufficiali da nessuna parte. Le conferme ufficiali non sono mai arrivate, a il problema l’ho risolto smettendo di cercarle.
So quello che vedo e che ho visto coi miei occhi. Non ho bisogno di conferme e vado per la mia strada. Potrebbe essere un punto di partenza, Saturno. In bocca al lupo, dia
Saturno:
“Magari ho il dubbio: sono aggressive perchè, a torto o a ragione, si sentono più deboli?”
_____________
Sì, anche e soprattutto per quel motivo.
Chiamali pure complessi di inferiorità.
Si, mi riferivo all’ articolo. In effetti io in questi
ultimi tempi, essendo al pubblico, registro
un aumento dell’ aggressività e della maleducazione. E noto che le donne sono
più aggressive degli uomini. E’ pur vero che
la maggior parte dei miei clienti sono
donne e molte sono gentili…….
Ma io resto colpito dagli episodi negativi; e
quelli più spiacevoli sono capitati con donne.
Questa aggressività, essendo fragile di carattere
e con addosso problemi pregressi, non mi ha
fatto bene.
Per Saturno:
http://complessata.altervista.org/
…
Un altro esempio degli insopprimibili complessi di inferiorità femminili, è dato da articoli e commenti (Rita a parte…), come questo/i:
http://27esimaora.corriere.it/articolo/multitasking-una-qualitao-una-fregatura/#comment-25463
Sostanzialmente se le cantano e se le suonano, ed al tempo stesso “dimenticano” di ricordare e di ricordarsi, che se possono star lì tutti i giorni a parlar male degli uomini – quindi anche dei loro padri, fratelli, figli, mariti, fidanzati, amanti – lo devono proprio ai medesimi, che inventarono internet e il pc (nonché la radio, la Tv, etc…).
Gli stessi che alle suddette costruiscono le case nelle quali vivono, gli uffici nei quali lavorano, le scuole dove studiano, le palestre, le piscine, etc dove praticano lo sport; le strade sulle quali viaggiano, a bordo di mezzi creati da menti maschili.
Etc etc etc…
Nessuna femmina tra i giovani…
Apriti cielo!
http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_04/fornero-donne-giovani_4050b18a-1e55-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml
La spirale nera.
RDV
Leggo i seguenti posts (dal sopracitato articolo):
>>>>>>>
In favore delle donne….da un uomo.
04.12|11:30 selenikos
Non vorrei che questo mio commento risultasse un po’ offensivo per le donne; proprio non lo è. Il maggior vantaggio che le donne hanno rispetto agli uomini è che loro non hanno il ricatto del sesso. Abbiamo visto negli ultimi tempi quanto questo ha pesato e pesa sulle carriere (anche politiche). Se sei un bella ragazza OK se no, pedala…. Ritengo poi che le donne siano non più intelligenti degli uomini ma almeno pari e, certamente, più oneste.
Brava
04.12|11:30 fclibero
>>>>>>
Una Signora Ministro che pensa, dice e fa quel che pensa e dice. Sono d’accordo con quella Lettore _2156214, tra i tanti pregi che le donne hanno hanno, la praticità ed il senso per la giustizia sono tra quelli che servono di più al nostro Paese.
>>>>>>>>>>>
Ma chi l’ha detto che le femmine “sono più oneste” ed hanno “più senso della giustizia” ??
Ma di cosa stiamo parlando? Devo fare l’elenco di tutte quelle femminucce che sbavano dietro a criminali, mafiosi e dittatori – e che li sposano pure – incentivando così gli stessi uomini a comportarsi disonestamente? La differenza fra uomo e donna sta nel fatto che il primo si espone (e quindi paga pure un prezzo salato per questo), mentre la seconda fa esporre il primo e pertanto è sempre innocente.
Ragion per cui preferisco il pezzo di merda che si espone, alla pezza di merda, vigliacca, che agisce nell’ombra.
Anche riguardo alla questione della “praticità”, cosa c’entra l’essere brave a gestire una casa e una famiglia (perché il punto di riferimento è sempre quello), con la politica, la macroeconomia e tutto il resto? Ossia con il saper/dover gestire un popolo intero e tutti i relativi cazzi? Pure in questo caso di cosa si parla?
Effettivamente, essendo al pubblico,
mi è pure capitato di udire due donne,
molto borghesi, che parlavano male
dei rispettivi mariti……………………………..
E pure quando non ero in negozio, ma a casa,
ho udito la mia vicina dire al marito in tono
perentorio: “Io quest’ oggetto glielo riporto a quello!”
Il marito non era d’ accordo, ma sembrava remissivo, mentre lei era molto ostinata.
Io in genere sono sempre stato molto ben stimato
dai miei clienti. Ho sempre lavorato bene, anche se
purtroppo ho comunque problemi che derivano da altri fattori e che hanno inciso sul mio lavoro, problemi che non mi danno alcuna certezza sul futuro. La somma di questi problemi, prolungata nel tempo, sembra mi abbia reso più fragile. E non ho saputo rispondere alle offese, portate avanti da almeno un paio di donne, sul mio lavoro. Era successo anche in passato, ma con minore intensità ed in genere avevo saputo rispondere bene. Adesso non è stato così. Ho l’ impressione che le donne, quando vogliono colpire qualcuno, sappiano individuare il punto debole, e agiscono su
quello; i punti deboli non mancano mai a nessuno.
Forse sarò troppo preso dalla mania di persecuzione. Ma ora temo, a torto o a ragione, il
loro chiacchiericcio negativo nei miei confronti.
E mi sento pure in colpa per aver dato una risposta
sbagliata che mi ha reso più vulnerabile.
Tutto questo non è mai successo con uomini…….
Una volta successe un caso simile, e c’ era anche un uomo; ma era un uomo che obbediva a ciò che
diceva la moglie: infatti disse in tono minaccioso:
“Mando il mio marito!”
Forse esagero, ma ho paura, anche perchè tale
donna abita vicino alla mia attività, che è posta
in una zona periferica un pò isolata. Vorrei
trasferirmi, ho dei progetti, ma non so se riuscirò
a realizzarli. I tempi sono duri.
Ma, come mi ha detto Fabrizio, non devo lasciarmi
travolgere dalla sofferenza.
“Una volta successe un caso simile, e c’ era anche un uomo; ma era un uomo che obbediva a ciò che
diceva la moglie: infatti disse in tono minaccioso:
“Mando il mio marito!”. Forse esagero, ma ho paura, anche perchè tale
donna abita vicino alla mia attività, che è posta
in una zona periferica un pò isolata”. (Saturno)
Tranquillo, Saturno, veniamo io e (soprattutto) Daniele, che è ancora giovane e in grande forma, a darti una mano, vedrai il marito che retromarcia che fa…:-)
Scherzi a parte, la paura è un sentimento umano, e come tale va riconosciuto, accettato ed elaborato, e non bisogna certo vergognarsene. Al contrario, è necessario diffidare di chi non ha mai paura, e mai viceversa.
A mio parere però, la tua è più una forma di ansia piuttosto che di paura vera e propria (per lo meno se parliamo di motivazioni reali per le quali nutrire una normalissimo e sano sentimento di paura). La paura è solo un effetto o uno degli effetti dell’ansia e questo è ciò che percepisco dalle tue parole. Anche l’ansia è un fenomeno del tutto normale, bisogna solo imparare a riconoscerla e a conviverci e con il tempo se non a superarla del tutto, quanto meno a disinnescarla di parecchio. E per far questo, anche se può sembrare paradossale, bisogna farsela “amica”, non tentare di cacciarla ma riconoscerla, quasi salutarla come si farebbe con una persona amica. Non sto dicendo che sia facile; tutt’altro, ma è questa la strada. In questo modo non ne saremo più travolti e pian piano, gradualmente, l’ansia stessa tenderà a diminuire sempre di più. Come tutte le cose, anche in questo caso, è questione di allenamento.
E’ ovvio che l’ansia ha una sua origine e questa è determinata, nel 99,9% dei casi, dal nostro profondo e innato senso di inadeguatezza. Ci siamo passati tutti, credimi. Sono i nostri fantasmi interiori (creati dalla nostra stessa mente) che ci ricordano che siamo umani e non superuomini. E’ questa la madre di tutte le battaglie, per qualsiasi essere umano. Vincere la battaglia con noi stessi equivale a vincere la battaglia con la vita. A quel punto potremo affrontare qualsiasi prova con relativa serenità. Possono forse sembrarti frasi fatte, come si suol dire, ma ti assicuro che è così…
Ciò detto, considero molto importante, oltre che un atto di coraggio, il fatto che un uomo si apra in questo modo, ammetta serenamente le sue paure, le sue personali problematiche, le sue insicurezze e le sue angosce. Come ho già detto altre volte, questi sono passaggi assolutamente fondamentali al fine di un processo di consapevolezza e di crescita complessiva.
Fabrizio
p.s. x Saturno.
Sottoscrivo le parole di Fabrizio.
Aggiungo solo che se una persona ti mette paura – senza motivo, per una piccolezza – il problema ce l’ha quella persona, non tu che reagisci in modo coerente alla sua intimidazione.
A volte, in casi del genere si tende a ragionare in termini di “il mio problema è che…”, e non di “il suo problema è che…”. Capovolgendo la prospettiva, si alleggerisce un po’ il carico.
Concludo che a me questa donna mi sembra un cane che abbaia ma non morde. Tutta chiacchiere e distintivo.
@ Rino
http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_04/fornero-donne-giovani_4050b18a-1e55-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml
Io ho fatto una proposta. Ma adesso temo che la prendano come spunto.
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Siamo abbondantemente oltre la soglia del ridicolo!!!
04.12|14:10 Luigi Corvaglia
Ma per andare anche oltre, dopo le quote rosa nei cda, dopo il 50% per statuto negli organi di base del PD (si, ho detto di base, mica sono scemi i nostri maschietti alfa simil-sinistroidi), etc… propongo una legge. Il nucleo centrale di questa legge dovrebbe essere che, negli organi elettivi di ogni ordine, grado e importanza, quindi dalle associazioni alla scuola, dai partiti al parlamento, in tutte dico, a concorrere alle elezione siano solo uomini.
Le donne invece ci entreranno per l’appunto “per legge”. Con una quota minima del 50%. Cosa dite?
Troppo sbilanciata verso gli uomini?
Beh …. sulla quota femminile possiamo discutere.
Questa Fornero si lamenta perchè una delegazione che non ha alcun valore è composta solo da uomini, ma poi non si vergogna a far andare gli uomini in pensione più tardi, nonostante svolgano i lavori più usuranti e abbiano un’aspettativa di vita minore? Davvero incredibile!
Si, penso che abbiate ragione.
Tutto dipende dalla mia ansia
di fondo, che in realtà mi ha
accompagnato sempre. Essa
aumenta nei casi in cui non
riesco a dissimularla; in genere
ci riesco, ma ultimamente no
e quindi da qui è derivato il mio
disagio. Ma come mi è stato,
detto, devo guardare avanti.
E devo guardare anche oltre
la mia persona.
Passando ai temi generali,
devo dire che l’ indignazione
della Fornero per la mancanza
di donne in una delegazione
che non rappresenta nessuno
è qulacosa di paradossale.
Lo stesso ministro che non
si fa scrupoli di cancellare
le pensioni di anzianità,
condannando innumerevoli
individui a morire usurati
prima di poter andare in
pensione (e che quindi pagheranno,
anzi, pagheremo i contributi, ma
senza avere nulla in cambio, per
l’ unica gioia di chi custodisce le
casse statali, sempre più simili
a casse private) lancia il suo
stucchevole ed ipocrita lamento
per l’ offesa ad una identità di
genere, offesa solo teorica.
Mentre incidono sulla vita e
sulla carne, sul sangue delle
persone in carne e ossa, i
nostri governanti lasciano
lacrime di coccodrillo su
problemi inesistenti.
La dignità delle donne è superiore
a tutto? Ma io credo che le misure
draconiane di oggi colpiscano anche
le donne.
Proprio ora è andato in onda un servizio sul TG3 nazionale relativamente all’incontro tra la Fornero e la delegazione dei giovani (uomini).
Semplicemente grottesco, per non dire stucchevole.
Da una parte però, va bene così. Anche questo è il volto del femdominismo (e di chi ci governa). Il ministro di un falso governo “tecnico” (più politico di questo non si potrebbe), in realtà espressione del capitale finanziario internazionale, nominato grazie ad una sorta di “golpe” politico-istituzionale incruento, con il compito di rastrellare tutto il rastrellabile dalle tasche della gente (avessero avuto il coraggio di una seria “patrimoniale” e di un vero taglio ai privilegi della “casta”) per poter consentire alle banche di ripianare i loro debiti, fare cassa e continuare a fare i loro giochi speculativi con cui stanno mettendo in ginocchio il mondo, trova anche il tempo e il pudore (?) per rilasciare simili dichiarazioni.
Nessuna tregua a questa gente, che si paghino i loro debiti.
Fabrizio
Mentre le lacrime di un uomo fanno ridere i più (e soprattutto LE più…), le lacrime di una femmina sono sempre un’arma potentissima.
>>
http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-quelle-lacrimehanno-un-senso/
vorrei ringraziare la prof.sa Fornero per aver perso la voce per qualche istante e per aver però mantenuto il coraggio ed il cervello per costruire e descrivere con chiarezza delle misure che qualunque politico avrebbe cercato di evitare o di seppellire in qualche decreto illeggibile” (Pari o Dispare)
Perché quelle lacrime
hanno un senso
di La Redazione
La riforma delle pensioni è uno dei caposaldi della Manovra. Lo ha detto Mario Monti durante la conferenza stampa in cui ha presentato la “manovra per salvare l’Italia”. Al ministro Elsa Fornero il compito di comunicare quella che è già stata definita la “stangata anzianità”. Un patto “tra ed entro le generazioni”, ha detto Elsa Fornero illustrando le linee che hanno ispirato la riforma e parlando di “vincoli finanziari severissimi”
È un “meccanismo lungo. E abbiamo dovuto e ci è costato, chiedere sacrifici….», avrebbe voluto dire. Ma la parola “sacrificio” non è stata pronunciata, perché il ministro del Welfare si è interrotta ed è scoppiata in lacrime.
La commozione del ministro non toglierà il peso di quei sacrifici difficili da accettare. E da dire.
Ma quelle lacrime hanno un senso.
“Domani i giornali saranno pieni di articoli e commenti sulle lacrime della prof.sa Fornero, ministro del Lavoro” dice Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare, l’associazione fondata da Emma Bonino. “Pochi ricorderanno che la signora si è commossa annunciando misure che potevano penalizzare anche pensioni che sono già da fame e persone che per età hanno ben scarsa possibilità di trovare altre forme di reddito. Nessuno ricorderà che siamo invece abituati a ben altre forme di perdita di controllo: ministri e parlamentari che urlano in Parlamento e che si insultano nei salottini TV . Allora io vorrei ringraziare la prof.sa Fornero per aver perso la voce per qualche istante e per aver però mantenuto il coraggio ed il cervello per costruire e descrivere con chiarezza delle misure che qualunque politico avrebbe cercato di evitare o di seppellire in qualche decreto illeggibile”.
Domani cominceranno conti e consultazioni. Oggi siamo accanto alla signora ministro
Ecco in sintesi le principali novità della manovra in materia previdenziale
Estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, aumento dell’età di vecchiaia per le donne del settore privato, abolizione delle finestre mobili (e assorbimento di questi periodi nell’età effettiva di pensionamento), aumento delle aliquote sugli autonomi ma soprattutto una vera e propria stangata sulle pensioni di anzianità: sono queste le principali misure previste per la riforma della previdenza prevista dalla manovra correttiva presentata oggi dal Governo alle parti sociali alla quale si aggiunge un blocco della rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione per il biennio 2012-2013 con la sola esclusione dei trattamenti fino al doppio del minimo (467 euro al mese nel 2011).
FLESSIBILITÀ: le misure in materia previdenziale contenute in manovra si basano, ha chiarito il ministro Elsa Fornero, «sul principio della flessibilità nel pensionamento. Vogliamo reintrodurre una flessibilità e accompagnare con incentivi il proseguimento dell’attività lavorativa. Abbiamo passato al setaccio il sistema pensionistico per individuare privilegi ed eliminarli o attenuarli».
ADDIO ALLA FINESTRA MOBILE, SARÀ ASSORBITA NELL’ETÀ:EFFETTIVA: scompare il meccanismo della «decorrenza di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi» previsto dalla manovra2010 apartire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l’accesso al pensionamento. Il periodo sarà però assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti saranno dall’anno prossimo quindi pari a 66 anni (65 anni attuali pi—ù12 mesi di finestra). Gli autonomi andranno in pensione a 66 anni e mezzo (andavano a 65 ma a questi si aggiungevano 18mesi di attesa di finestra mobile).
AUMENTO ETÀ DONNE PRIVATO, IN VECCHIAIA A 63 ANNI NEL 2012: si accelera sull’aumento dell’età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato. Dal 2012 andranno in pensione a 63 anni mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini (l’età salirà a 64 nel 2014, 65 nel 2016) e le donne del settore pubblico (a 66 anni dal 2012). Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di due anni dato che quest’anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61).
STANGATA SU ANZIANITÀ: sono abolite le cosiddette quote (età più contributi) e per i dipendenti dal 2012 sarà possibile uscire dal lavoro in anticipo rispetto all’età di vecchiaia solo con almeno 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini. Al momento gli anni di lavoro necessari per andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica erano 41 per uomini e donne (40 più la finestra mobile). Per gli autonomi si andrà in pensione prima dell’età di vecchiaia con 41 anni e mezzo di contributi per le donne e 42 e mezzo per gli uomini. Sparisce il termine anzianità, si chiamerà pensione anticipata.
AUMENTO ALIQUOTE AUTONOMI: È previsto un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (adesso sono al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti)
FASCIA FLESSIBILE PER PENSIONAMENTO: per le donne sarà prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sar… tra i 66 e i 70. Ci saranno vantaggi per chi esce più tardi e penalizzazioni per chi esce dal lavoro prima.
CONTRIBUTIVO PER TUTTI: sarà esteso a tutti il metodo contributivo pro rata, anche quindi a coloro che avendo cominciato a versare contributi prima del 1978 avevano mantenuto il più generoso metodo retributivo. Per questi lavoratori il nuovo meccanismo varrà dal 2012 quindi gli anni di lavoro fino al 2011 saranno calcolati con il retributivo.
BLOCCO RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI FINO AL DOPPIO DEL MINIMO(467 EURO AL MESE): le pensioni in essere saranno congelate per il 2012 e il 2013 rispetto all’inflazione. Rispetto all’impianto originario (che salvava al 100% solo quelle minime – 467,42 euro), il premier Monti ha fatto sapere che «grazie ai proventi derivanti dal bollo sullo scudo fiscale possiamo dare non metà copertura dall’ inflazione, come pensavamo, ma piena copertura dall’ inflazione, anche per le pensioni comprese tra quella minima che Š di 480 euro e la doppia della minima».
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Proprio ora è andato in onda un servizio sul TG3 nazionale relativamente all’incontro tra la Fornero e la delegazione dei giovani (uomini).
Semplicemente grottesco, per non dire stucchevole.(Fabrizio)
………………………………………………………………..
giustamente i ragazzi rei di essere nati uomini(non mi so dare altra spiegazione) ,si sono difesi dicendo la cosa più semplice e giusta di questo mondo “siamo stati votati da uomini e donne ” e c’erano anche donne in lista ,solo che non sono state votate ,siamo veramente al grottesco …
sulle lacrime della Fornero .alcune mie considerazioni
http://femdominismo.wordpress.com/2011/12/05/le-lacrime-della-fornero/
Che dire? Quelle misure, fossero state assunte da Tremonti e Berlusconi sarebbero state bollate come antipopolari e di classe nonchè non indirizzatre alla crescita, il rimprovero maggiore fatto a Tremonti. Invece nel caso di Monti sempre di classe sono, ma in senso di charmant. Ma, a parte le battute e a costo di passare per demagogo populista faccio questa considerazione: dunque,
la riforma delle pensioni, la reintroduzione dell’Ici (maggiorata) sulla prima casa, hanno avuto l’effetto di far calare lo spread coi bund tedeschi e rendere euforica la borsa. Chissà con quale gaudio dei pensionati a 1000 euro che con sacrifici si sono pure costruiti una modesta casetta. Immagino che tutti costoro, in quanto notoriamente zeppi di azioni e titoli di stato, saranno molto felici di quegli effetti, ovvero che altri si sentono sollevati coi loro soldi.
E non si tratta di dichiararsi di dx o di sx,(infatti saranno tutti d’accordo con qualche distinguo), ma “solo” contrari ad una economia sempre più astratta, di carta, finanziaria e globalizzata, ad un sistema in cui la grande finanza riesce a mettere in ginocchio gli stati “sovrani”, e ad un sistema di governo dell’economia in cui gli stati nazionali, i cui governi sono pur sempre espressione del popolo (con tutti i limiti che ben conosciamo), e i popoli stessi, sono tagliati fuori ed esautorati.
Certo che per arrivare a questo punto ci abbiamo messo del nostro, tutti, costruendo un welfare fondato sul debito pubblico e sul consumismo (leggasi anche mercificazione di ogni aspetto della vita).
Da Il Foglio di oggi, articolo: “Lacrime chic” a firma di Annalena:
“(…). Ma le lacrime femminili sono una micidiale arma da fine del mondo, una specie di nucleare segreto nascosto dentro le palpebre. Quando lo si fa esplodere, si può contemporaneamente affondare qualunque artiglio. Funziona così anche nelle canzonette e nella serie tv: lei lo lascia e piange, lei lo ha tradito e piange, lei si è già messa con un altro e ha portato via tutti i mobili e piange. Le lacrime di una donna lasciano sempre, in chi le guarda scorrere una sensazione di passeggero stordimento e di senso di colpa. Le lacrime della Fornero hanno disarmato, per pochi istanti, le incazzature di tutti quelli (non altolocati) che si sentono usati come bancomat, e non sono affatto colpiti dalla rinuncia di Monti al suo stipendio.(…)”
>>
Da Il Foglio di oggi, articolo: “Lacrime chic” a firma di Annalena:
“(…). Ma le lacrime femminili sono una micidiale arma da fine del mondo, una specie di nucleare segreto nascosto dentro le palpebre.
>>
In sostanza è quello che ha già scritto Sandro2…
>>
Mentre le lacrime di un uomo fanno ridere i più (e soprattutto LE più…), le lacrime di una femmina sono sempre un’arma potentissima.
>>
http://www.ilgiornale.it/interni/rogo_campo_rom_punire_stupro_che_era_inventato/11-12-2011/articolo-id=561614-page=0-comments=1
A proposito del rogo del campo rom per punire uno stupro inesistente: avete notato che mentre la spedizione punitiva è stata bollata, giustamente, come razzista (e non si è mancato di sottolineare che gli assalitori fossero tutti maschi), nessuno ha detto nulla sul razzismo dell’accusatrice?
Eppure il razzismo è partito da lei, perchè sapeva benissimo di essere più credibile accusando i rom piuttosto che altri. Ma la ragazza è solo una vittima, l’ennesima, del maschilismo!!!
La Camusso dice:
“C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e della lavoratrici, che, fatto da una donna, stupisce molto”.
Io mi stupisco di tale stupore……
la Camusso vive nel mondo dei sogni, e si stupisce dell’acqua calda. Abitutata a pensare il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, cristallizzati nel genere femminile (bene e giusto) e nel maschile (male e ingiusto), non riesce ad accettare che la realtà sia diversa dalla sua rappresentazione onirica , ideologica e politicamente corretta. Non è la prima volta e non sarà certo l’ultima. L’estrema, insulsa difesa di questa ideologia consiste nel dire che le donne non conformi alla rappresentazione idealizzata sono in definitiva vittime e succubi della cultura maschilista.
Ma è una linea difensiva destinata ad essere smentita dalla realtà delle cose, prima o poi.
“La Camusso dice:
“C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e della lavoratrici, che, fatto da una donna, stupisce molto”.
Io mi stupisco di tale stupore……” (Saturno)
Come spiega giustamente Luigi in un altro spazio, saranno i fatti a smontare la menzogna femminista della cosiddetta “specificità di genere”, cioè una delle teorie più razziste che siano mai state concepite fino ad ora nella Storia. In base a questa delirante (e del tutto priva di fondamento) teoria le donne non sarebbero capaci di commettere violenza (perché la violenza è maschile), non sarebbero in grado, anche volendo, di commettere il “male” e con esso le peggiori brutture e gli orrori di cui solo gli uomini sono capaci.
Ne consegue che una donna al governo non può essere portatrice di politiche antipopolari, come licenziare, precarizzare ulteriormente il lavoro, privatizzare tutto ciò che è privatizzabile, aumentare le tasse, le tariffe, tagliare i salari, le pensioni, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Da qui lo stupore della Camusso (ma guarda un po’…) che sembra essersi dimenticata del decennio neoliberista della Signora Tatcher, la cui politica economica gettò nella disperazione milioni di lavoratori britannici, molti dei quali arrivarono a togliersi la vita dopo essere stati brutalmente licenziati da un giorno all’altro.
Il pianto ipocrita della Ministra Fornero è in perfetta sintonia con la cultura dominante del “politicamente corretto”. Come a dire:“Sto togliendo il pane dalla bocca ai pensionati, lo so bene, però lo faccio piangendo, perché sono una donna e a differenza degli uomini provo strazio quando devo fare cose che so che provocano sofferenza…”. Come siamo commossi…
E ora la Camusso si troverà a dover dare battaglia (ammesso che lo faccia e ammesso che gli attuali sindacati possano ancora essere considerati tali, cosa di cui, come sapete, dubito assai…) alla sua collega di genere che, alla faccia della “specificità”, è stata incaricata di succhiare soldi e sangue dalle tasche degli italiani (beta).
E ricordo a tutti che siamo solo agli inizi. Questa è una manovra a tempo indeterminato, se qualcuno non lo avesse ancora capito. Siamo sotto ricatto costante e ci rimarremo, siamo condannati a ricapitalizzare di tasca nostra le banche, ormai padrone del mondo e dell’umanità, e guai a fiatare, pena il precipizio, il baratro, che oggi prende il nome di default.
Sta morendo la democrazia, cari amici, per lo meno per come è stata concepita fino ad ora. E chi la sta uccidendo (nel mondo) è proprio questo neo (neo?…) capitalismo globale e assoluto senza più oppositori e antagonisti (ma non sono pessimista, ci vorrà tempo ma qualcosa si muoverà prima o poi…).
In tutto ciò le femministe si distinguono in due tronconi: quelle di “Se non ora quando” che fanno i loro girotondi a Piazza del Popolo per chiedere soldi, quote, posti di potere, “discriminazioni positive” e privilegi, e quelle al governo come la Fornero (che si è indignata perché nella delegazione dei giovani non c’erano donne) che i privilegi, il potere e i soldi li hanno già e che pensano bene di toglierli ai poveri per darli ai ricchi (un’attività ben nota da sempre a tutti i poveracci della Terra, da che mondo è mondo…).
Fabrizio
La leader sindacale del più grande e storicamente importante sindacato italiano, la CGIL, per la prima volta nella Storia del movimento sindacale, utilizza categorie femministe per fare il punto di un durissimo confronto tra lavoratori e governo. Con il suo commento: ““C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e della lavoratrici, che, fatto da una donna, stupisce molto”, la Camusso dice implicitamente: 1) che è degli appartenenti al genere maschile aggredire i lavoratori, 2) le misure economiche appartengono alla categoria non degli eventi economici ma dei gesti violenti e quindi della violenza “noto attributo esclusivo del sesso maschile”. A mio avviso in tal modo non contribuisce a chiarire il punto della situazione ma sposta l’accento dallo scontro sugli interessi di coloro che è chiamata a rappresentare allo scontro di genere. Contribuisce a costruire una falsa coscienza della realtà e disorienta la gente; falsa coscienza cui il femminismo ha offerto e offre uno straordinario armamentario di false interpretazioni, di falsi problemi e di false soluzioni e soprattutto individua il nemico proprio nella stragrande maggioranza dei lavoratori: i lavoratori maschi. Si dice tagliare il ramo su cui si è seduti.
Da decenni assistiamo al più straordinario gioco di prestigio mai apparso nella Storia: far scomparire la realtà dalla coscienza dei contemporanei tramite una narrazione di fantasia, la Narrazione Femminista.
Quoto in toto
il commento
di Fabrizio.
A me dispiace solo di far parte di un’epoca e di una generazione di viziati/e, cresciuti (per nostra fortuna e sfortuna; dipende dai punti di vista) nel benessere materiale, il quale ci ha totalmente rammolliti.
A questo si aggiunga l’invecchiamento della popolazione e tutto si spiega. In altri tempi – o altrove, come accade anche in questi giorni – le giovani masse MASCHILI avrebbero già “scatenato l’inferno”…
In poche righe, Fabrizio, hai fotografato perfettamente la situazione politico-sociale- finanziaria in atto. Qualche giorno fa Camilleri in un’intervista parlava di una “guerra” in atto, ed ha ragione. Una “guerra” che vede contrapporsi il popolo, inteso come classi sociali medio-basse, a quel mondo, sfuggente, della speculazione finanziaria internazionale che ormai tiene in scacco le sorti di milioni e milioni di individui. Per la prima volta una “guerra” si combatte senza un nemico realmente individuabile e riconoscibile. In pochi hanno capito quanto sta accadendo. Il vuoto politico, o meglio la politica del laissez-faire degli ultimi decenni o la sua complicità, sta piano piano facendo emergere chi sono i veri burattinai del nostro mondo.
Fabrizio ,non per niente la Terragni aveva intitolato “la ministra più bella del mondo”,per via delle lacrime ,prova solo ad immaginare se una manovra di questo tipo l’avesse fatta il governo del Berlusca o chi per lui ,come sarebbero stati i titoli ?
Non per niente il video dell’ultimo “se non ora quando” (quello che reclamizzava la manifestazione) era un continuo “idillio” alla caduta di Berlusconi …
Sia chiaro che il signor B ha lavorato male ed è stato giusto che sia sceso dal trono (almeno in apparenza) ,ma non si può “lasciar passare ” le manovre impopolari di questo governo ..cosa si aspettava la Camusso che ,essendo una donna al ministero del lavoro ,avessimo la paga senza lavorare? o che fossero risolti tutti i problemi ? Cara Camusso ,continua pure a sognare
Cosa accadrebbe se fosse trasformato in “misto” uno spogliatoio femminile? E perché a Natale gli uomini non vengono fatti entrare gratis, al pari delle donne?
@@@@@@
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_dicembre_30/terme-boom-donne-spogliatoi-1902699263385.shtml
il caso
Superaffollamento di donne alle Terme
Gli spogliatoi diventano misti
In quello femminile non c’è posto per tutte
«Per Natale a molte viene regalata una giornata alle terme»
MILANO – Pienone di donne nei giorni di festa alle Termemilano in Porta Romana. Per favorire l’accesso, come raccontato daLa Repubblica,la direzione ha deciso di far diventare «misto» lo spogliatoio maschile. Le donne, a cui normalmente già va il 65% degli ingressi, in questi giorni affollano in gran numero lo stabilimento di proprietà di Atm e gestito dalla catena Qc. L’ingresso per una giornata alle terme , spiegano a Termemilano, viene spesso regalato alle donne per Natale e questa è la ragione del boom di questi giorni. Nello spogliatoio maschile, diventato «misto» per questi giorni, un cartello spiega il cambiamento, tra divertimento, imbarazzi e qualche arrabbiatura.
Redazione Milano online30 dicembre 2011 | 14:19
Segnalo questo nuovo processo al genere maschile tutto.
http://27esimaora.corriere.it/articolo/stefania-uccisa-perche-donna/#comments_list
Un processo che i mass media e la massa si guardano bene dal fare nei confronti delle donne. Anzi, verso di loro vi è solidarietà e comprensione.
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/04/24/facebook_vanessa_lo_porto_solidarieta.html
L’omicidio di una donna da parte del marito è considerato un brutale assassinio a prescindere, indipendentemente dal contesto e dalle circostanze. Non solo, un simile gesto è normalmente interpretato come il risultato di una cultura maschilista che ridurrebbe le donne a oggetti, a “cose”, a “proprietà”. Ovvio quindi che se si considera un essere umano alla stregua di un oggetto (questa la filastrocca femminista) o come una proprietà personale , lo si può anche sopprimere, annullare.
Se tanto mi dà tanto, si potrebbe a questo punto applicare la regola di cui sopra anche al fenomeno dell’infanticidio. Le donne che uccidono i propri figli li considerano come oggetti, come una proprietà privata che si può annullare o sopprimere a piacimento. Del resto, non è forse vero che milioni di donne scelgono di sopprimere i propri figli quando ancora li hanno in pancia?
Naturalmente, come sapete, la mia posizione è ben diversa da quella di altri amici sulla questione dell’aborto (so di offrire una grande assist a Cesare ma non posso sottrarmi alla logica…).
Perciò, se tanto mi dà tanto, non dovremmo forse ammettere che l’infanticidio è anch’esso il risultato di una cultura che porta a considerare i figli come un oggetto di proprietà (della madre) e che quindi, di fatto, arma la mano della donna/madre infanticida?
Fabrizio
Io mi chiedo chi glielo faccia fare di sposarsi a questi attori pieni di soldi…
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http://www.tgcom24.mediaset.it/gossip/articoli/1032231/mel-gibson-il-divorzio-piu-costoso-della-storia.shtml
27/12/2011
Ad Hollywood può succedere davvero di tutto. E per una storia di coppia finita male con tanto di divorzio più costoso della storia, come per Mel Gibson, c’è n’è anche una sul punto di finire bene, come quella tra Arnold Schwarzenegger e Maria Shriver. La moglie dell’ex governatore della California infatti potrebbe essere intenzionata a rinunciare al divorzio.
Non ci rinuncerà invece Robyn Moore, ex moglie di Mel Gibson e madre dei suoi sette figli, che riceverà metà della fortuna dell’attore, stimata attorno agli 850 milioni di dollari. E’ quanto previsto nella sentenza di divorzio pronunciata lo scorso 23 dicembre dalla Corte Suprema di Los Angeles.
La coppia, che si è sposata nel 1980, non aveva siglato alcun accordo prematrimoniale; la corte ha quindi stabilito che la Moore può pretendere la metà dei compensi ottenuti dall’ex consorte per tutti gli anni in cui i due sono stati sposati. La fortuna di Mel Gibson include le proprietà dell’attore sparse in tutto il mondo – comprese Isole Fijii e Costa Rica – per un valore totale di 100 milioni di dollari e i compensi per i suoi film, come quello per “The Passion”, che ha incassato nel 2004 oltre 600 milioni di dollari al botteghino.
Questa “tegola” è l’ennesima che cade sulla testa di Gibson negli ultimi anni, che va a sommarsi al recente arresto per violenza domestica alla seconda ex moglie Oksana Grigorieva.
Anche a Maria Shriver, nipote dell’ex presidente John F. Kennedy, spetterebbe una ingente somma di denaro e di beni nel caso di divorzio dall’ex “Terminator”, ma la donna starebbe rivalutando la sua decisione di divorziare dall’attore repubblicano. Lo riferisce il tabloid Usa, New York Post, secondo il quale la 56enne giornalista, sposata per 25 anni e che ha avuto 4 figli con Schwarzy, ci starebbe ripensando. A spingere la Shriver sarebbero sia le sue convinzioni religiose, lei è cattolica, sia il comportamento di Schwarzenegger, da cui a luglio ha chiesto il divorzio dopo che venne alla luce che aveva avuto un figlio da una delle loro cameriere. L’ex attore avrebbe adottato una tattica estremamente efficace per riconquistarla.
Leggete il post di questo membro di maschile plurale.
Da far cadere le palle.
>>
http://27esimaora.corriere.it/articolo/stefania-uccisa-perche-donna/#comments_list
Lettera aperta a Stefania, a Lea, agli uomini interessati
31.12 | 20:03 Alessio Miceli
Cara Stefania, che hai mostrato una mente forte ed un cuore generoso nelle parole che ci hai lasciato;
cara Lea, che ci dai un’altra occasione di discussione di spessore;
voglio dirvi che leggere alcuni commenti maschili, che seguono al post di Lea sull’uccisione di Stefania, è molto istruttivo.
Ecco in sintesi, e in ordine di apparizione, le idee espresse nei commenti che più mi hanno colpito (e in cui immediatamente l’uccisione di Stefania sparisce, per diventare sempre un altro il problema: prevalentemente le donne!… o la società , il crimine, la follia…):
1) “Il problema sono le reti criminali (di cui fanno parte anche donne)”
2) “Le donne, nel 2011 in Italia, hanno accoltellato qualcuno (soprattutto uomini) un giorno sì e un giorno no e hanno ucciso 30/40 neonati”
3) “L’impegno di Stefania Noce è un atto d’accusa contro le donne indifferenti alle discriminazioni di genere…;
ma forse il problema della violenza sulle donne fotografato dall’Istat (ricerca del 2006) è dato dalla società disgregata del Nord, rispetto a quela del Sud…;
anzi no, l’indagine dell’Istat è fatta apposta contro gli uomini, commissionata per creare allarme sociale e scientificamenteb infondata… come dice in allegato Fabio Nestola (n.d.r. – presidente Associazione “Ex”, cioè espressione della galassia dei padri separati)”
4) “Il problema sono le donne, che fanno le libere, le indipendenti, le emancipate, ma poi vogliono sempre l’uomo forte…”
5) “Le donne dovrebbero sottolineare i disturbi della personalità degli autori di violenza (n.d.r. non la ordinaria follia, la triste normalità della violenza contro le donne)…”
Allora non sto qui adesso a commentare, credo che questa lettura un po’ trasversale sia già l’inizio di un lungo commento da fare tra noi uomini (oltre che con le donne).
Dico solo che abbiamo ancora tanto, tanto da fare come uomini…
Ma dico anche che qualcuno sta anche già facendo qualcosa, PER UNA NUOVA CIVILTA’ DELLE RELAZIONI TRA UOMINI E DONNE (vedi per esempio l’Appello uomini di Maschile Plurale: “La violenza contro le donne ci riguarda. Prendiamo la parola e l’impegno come uomini”, in http://www.maschileplurale.it ).
Ed è questo anche il mio augurio per il nuovo anno.
Ciao Lea, ciao Stefania.
Alessio Miceli – un uomo
(associazione nazionale Maschile Plurale)
>>
http://www.youtube.com/watch?v=huEI4wKQadg
E meno male che non ha letto il mio di intervento. Di oggi.
……………………………………………………………………
Non commento
01.01 | 11:56 Luigi Corvaglia
Alle speculazioni non partecipo.
Ineccepibile, Fabrizio!
E voglio vedere se qualcuno prova, e come, a rovesciare questa logica ferrea.
Armando
OK Fabrizio eccomi inesorabile sul tuo assist:
cinquemilioni e mezzo di aborti, ad oggi dall’entrata in vigore della legge, fanno dell’aborto non più il rimedio cui ricorrere in casi rarissimi, conseguenti a circostanze drammatiche, come previsto dallo spirito della “194″ (Tanto più oggi che ogni donna è nella totale libertà di non concepire). Cinquemiloni e mezzo di aborti, non sono più un aborto, più un aborto, più un aborto, e così via per cinquemilioni e mezzo di volte: oggi siamo di fronte a ciò che non si può chiamare con altro nome che sterminio; sterminio oltretutto dei propri figli. A mio avviso questo sterminio nasce per il lato maschile, dal tradimento che il maschile ha operato nei confronti della propria maschilità e paternità. In parte poi è sostanziato dall’ adesione regressiva e irresponsabile al comando fondamentale interno alla ideologia femminista e rivolto ai maschi: fate un passo indietro. Mai passo indietro fu più distruttivo per chi lo ha compiuto e per altri milioni di umani: terribili le conseguenze demografiche. Ma le conseguenze sono anche nel profondo, là dove davvero la partita si decide: chi nega l’anima (ovvero il valore di significato assoluto, senza limiti) all’altro e, nel caso di aborto, nega l’anima a colui che ha chiamato alla vita, nega l’anima anche a se stesso. La prima conseguenza è che deve poi arrampicarsi sui vetri per stabilire come, quando e perchè l’uomo “diventa un valore” intangibile. Imboccata questa strada, diventerà logica conseguenza inventarsi anche fin quando l’uomo “mantiene il valore” per cui non può essere eliminato. Gran brutti labirinti del pensiero che spesso si sviluppa nel cervello e nel cuore di chi ha il potere e cade nel delirio di onnipotenza. E il rimosso torna fuori: i termini delle accuse che le donne rivolgono ai maschi, come si è notato nei post precedenti, potrebbero essere gli stessi che i figli abortiti, fosse data loro voce, potrebbero pronunciare contro chi li ha considerati oggetti di proprietà e passibili di ogni violenza. Peggio degli schiavi di un tempo.
Io sulla questione dell’ aborto la penso
diversamente. Penso che la legge 194
sia stata una grande conquista di
civiltà. Non è giusto portare avanti una
gravidanza indesiderata. Una donna incinta
perchè violentata ha il diritto di abortire.
Quando ci sono rischi per la salute della
donna, sia fisica che psichica, si deve
abortire. Quando si sospetta che il feto
sia malformato o malato si deve abortire.
Ma ci sono anche situazioni di disagio
familiare ed economico che possono
portare alla dolorsa necessità dell’ aborto.
Le statistiche sui 5 milioni e mezzo di
aborti sono gonfiate a dismisura dalla
propaganda clericale. E’ ingenuo
cascarci.
Cesare: “La prima conseguenza è che deve poi arrampicarsi sui vetri per stabilire come, quando e perchè l’uomo “diventa un valore” intangibile. Imboccata questa strada, diventerà logica conseguenza inventarsi anche fin quando l’uomo “mantiene il valore” per cui non può essere eliminato.”
Questa è, infatti, la conseguenza, proiettata nel tempo, più devastante. Quella che potrebbe, anzi potrà sicuramente, mettere la vita di tutti nelle mani di chi ha il potere e la possibilità di indirizzare il sentire comune sociale. Pensiamo alla potenza dei media nel determinare l’opinione media e pensiamo, ad esempio, ad una campagna massiccia sul “dovere” sociale di eliminare gli storpi, gli “inutili”, i dementi, coloro insomma che non raggiungeranno certo standards indicati da un pool di esperti e propagandati dai media come “normali” e giusti. Formalmente la decisione sarebbe lasciata, chessò, ai familiari, ma nella sostanza quella decisione sarebbe originata altrove. Guardate che è già accaduto, nella Germania nazista mentre nelle Svezia socialdemocratica, invece, si praticava la sterilizzazione forzata dei soggetti “inadatti”. Non era la stessa cosa, ma entrambe erano ispirate allo stesso principio eugenetico. E poco importa se formalmente la decisione era forzata dallo Stato o “autonoma” delle famiglie. Lo scenario che ho tratteggiata non è immediato, lo so, ma quando si è rotto un principio simbolico la strada è quella, e prima o poi sarà imboccata con decisione. Già si vedono alcune avvisaglie a stento mascherate dietro principi umanitari falsi.
C’è da riflettere in profondità.
Quanto alle cifre sull’aborto i cinque milioni e mezzo dall’entrata in vigore della 194 sono reali e ufifciali, ottenuti dalla somma degli aborti praticati da allora nelle strutture pubbliche e certificati dal ministero della salute. Quindi, semmai, sono cifre per difetto. detto questo, i casi citati da Saturno, violenza etc. sono casi particolari e di diverso valore l’uno dal’altro, da considerare certamente ma che non possono costituire la base su cui legiferare. Sul loro diverso valore faccio solo un esempio. Una cosa è il pericolo di vita della madre, una cosa la così detta salute psichica nella quale rientra anche una mancata promozione sul lavoro oppure l’impossibilità, chessò, a farsi una già programmata lunga vacanza. Non se ne esce, o si afferma un principio simbolico forte e poi si considerano tutte le dovute eccezioni, oppure, se quel principio viene infranto, si scivola lungo una china al termine della quale c’è la società meno basata sui principi della solidarietà e della difesa del più debole (feto, disabile etc. etc), che l’uomo, nella sua hibris di onnipotenza, abbia mai concepito. E allora, in una società come quella, a chi volete che importi veramente se un sacco di persone rimane senza futuro, senza casa, senza lavoro etc. etc, ?
Aggiungo solo, a proprosito di cifre gonfiate, che quelle gonfiate per davvero lo furono al tempo della 194, quando si leggeva sui giornali (Espresso, ad esempio) di 1,5/ 3 milioni (MILIONI) di aborti clandestini OGNI ANNO, e quando quelle cifre, palesemente false, erano riprese anche in relazioni ed interventi parlamentari. Nessuna propaganda clericale ha saputo fare di meglio. Questo per la verità. Poi, ovviamente, ognuno ha l’opinione che crede coi suoi argomenti.
Le cifre sono quelle. Del resto se l’aborto è OK, che importanza ha il numero degli aborti?
>>
Non è giusto portare avanti una
gravidanza indesiderata.
>>
Questa è cosa del tutto diversa dalle seguenti:
>>
Una donna incinta
perchè violentata ha il diritto di abortire.
Quando ci sono rischi per la salute della
donna, sia fisica
>>
La salute fisica è diversa da quella psichica, perché la prima è (in sostanza) oggettiva mentre la seconda è opinabilissima e raccontabile soggettivamente.
>>
Quando si sospetta che il feto
sia malformato o malato si deve abortire.
>>
Questa motivazione è ancora diversa dalle altre ed ha tutt’altra valenza politico-morale.
>>
Ma ci sono anche situazioni di disagio
familiare ed economico che possono
portare alla dolorsa necessità dell’ aborto.
>>
E questa è motivazione ancora diversa.
In sintesi, l’aborto di necessità è del tutto minoritario ma viene usato per giustificare ogni aborto.
>>
Non è giusto portare avanti una
gravidanza indesiderata.
>>
Appunto, qui è il desiderio che conta, il resto sono scuse. Ovviamente una società dove il desiderio sia legge suprema non può reggere. Infatti ancora regge perché gli uomini si fanno carico di ciò che non piace. Del dovere. Compreso l’ambito della paternità, dove subiscono paternità imposte (e paternità sottratte) a prescindere dai loro desideri, dalle loro condizioni economiche, dalle conseguenze psicologiche etc.
Come deve essere. Ma vale solo per loro, questo è il punto.
“La sola legge è il desiderio” è uno slogan vergognoso (=”L’egoismo è la sola legge!”), un dogma aberrante che però regge.
Ma regge unicamente perché non vale per tutti ma solo per mezzo mondo che può permettersi di scegliere perché l’altra metà non sceglie, subisce.
Per questo il diritto maschile all’aborto non esiste in nessun luogo ed il proporlo suona apocalittico: salterebbe per aria tutto.
Infatti.
RDV
Saturno, mi fai in amicizia una cortesia? mi indichi tu la fonte che ritieni autorevole e quindi certa sui dati degli aborti effettuati in strutture pubbliche secondo la 194 in Italia da quando la 194 è in vigore? Te lo chiedo perchè, come mi batto per la verità dei dati statistici forniti per sempio sulle violenze alle donne, non intendo fare eccezioni per la verità sui dati degli aborti: non voglio assolutamente anch’io a dare i numeri pro domo mia. Dunque, per cortesia: indicami la fonte di dati veritieri sull’aborto.
Insomma ragazzi, mi fate lavorare…:-) E va bè, sapevo che avrei dato l’assist a Cesare e che Armando sarebbe arrivato di rinforzo, come sapevo ovviamente che altri avrebbero espresso posizioni diverse dalle loro, come è giusto che sia.
La premessa, per evitare equivoci e fraintendimenti (non tanto interni quando esterni) è che la posizione ufficiale del Movimento degli Uomini Beta relativamente all’aborto è quella tratteggiata nell’articolo a mia firma dal titolo”Aborto: questione politica e non solo etica”, nello spazio degli articoli.
La scelta del titolo dell’articolo non è casuale. Siamo di fronte ad una di quelle questioni (come l’eutanasia o altre di questo genere e portata…) che vedono la compresenza di una serie di elementi di ordine etico, religioso, estremamente soggettivi, che rimandano al foro interiore e alle sensibilità di ciascuno e sulle quali è impossibile addivenire ad una posizione comune e condivisa.
Ciò detto, Il fatto che si scelga di collocarsi su di una posizione politica definita (che è quella che abbiamo assunto), non significa che la questione, proprio per la compresenza di istanze così diverse e anche contraddittorie, a mio parere, non rimanga aperta. Né potrebbe essere altrimenti. Ripeto, per quanto mi riguarda, è un nodo estremamente difficile da sciogliere in via definitiva e credo che lo sia per tantissimi e tantissime, anche fra coloro che hanno sostenuto la necessità di legalizzare l’aborto (come il sottoscritto).
Ecco, io partirei, se volete empiricamente, proprio da questo concetto, quello cioè di necessità. Una cosa è certa. La lotta per la legalizzazione dell’aborto (per lo meno alle origini) non nasce in quanto diritto di libertà, quanto come dolorosa risposta ad uno stato di necessità (altrettanto doloroso) dato da condizioni oggettive, cioè dalla povertà, dalla miseria, dalle condizioni di enorme difficoltà sociale che spingevano molte donne ad abortire clandestinamente in condizioni disumane, spesso perdendo la vita o restando gravemente offese da un punto di vista fisico e psicologico, alla tragedia di quelle famiglie che in uno stato di indigenza e di ignoranza “sfornavano” figli a ripetizione che non sapevano come mantenere e che spesso non desideravano. E noi sappiamo che la maternità, come la paternità, devono essere fortemente volute, desiderate, e non imposte, direttamente o indirettamente. E su questo non ci piove. Eppure è proprio qui, in questo crocevia, dove cioè dallo stato di necessità si passa al concetto di libertà (che però non può essere totalmente disgiunto dalle considerazioni di cui sopra) che il discorso comincia a farsi complicato, soluzione politica a parte (la politica serve anche a questo…)
La necessità di legalizzare l’aborto nasce dunque da quelle condizioni e con quelle premesse. Dove termina a questo punto lo stato di necessità e dove comincia la libertà? Difficile stabilirlo. E’ evidente che quelle condizioni testè descritte sembrano oggi non sussistere più e che il problema può essere affrontato e in larga parte risolto attraverso una politica di informazione, prevenzione e contraccezione. Tuttavia molte donne continuano ad abortire e non credo, peraltro, che tutte lo facciano a cuor leggero. Un aborto è sempre un intervento invasivo soprattutto, se non quasi esclusivamente (ormai), dal punto di vista psicologico. Ho conosciuto diverse donne (tutte abortiste convinte) che hanno a loro volta scelto di abortire e nessuna di loro lo ha fatto serenamente, come fosse una passeggiata, nonostante al giorno d’oggi togliere una ciste sia forse più complicato da un punto di vista clinico. E allora? Perché questa apprensione, quest’ansia, questa difficoltà psicologica, questa riluttanza anche ad affrontare successivamente l’argomento? Perchè questa esperienza viene comunque vissuta con un certa dose di disagio? In fondo, da un certo punto di vista, è una piccolissima operazione come tante, non dovrebbe costituire nessun problema da un punto di vista psicologico. Forse perché (non posso affermarlo con certezza perché non sono una donna e non vivo emotivamente il problema, le nostre amiche Rita e Dia possono darci una mano in tal senso), nonostante tutto, le donne stesse attribuiscono all’aborto (e quindi alla interruzione della gravidanza) che loro stesse nella grande maggioranza hanno voluto un significato particolare. Questo significherà pure qualcosa. O no?
E qui nasce un’altra interminabile discussione, e cioè quando, se e a che punto l’embrione può essere considerato come una vita a tutto tondo oppure no. E non entro volutamente nel merito (anche se sono perfettamente consapevole che per molti questo è il nodo fondamentale né potrebbe essere altrimenti) perché se non si è addivenuti ad una posizione condivisa in trent’anni di dibattito, figuriamoci se possiamo riuscirci noi. Il che non significa che la discussione sia sterile, inutile o priva di senso, sia chiaro. Ciò vale anche e soprattutto per coloro che ritengono che l’embrione sia comunque una forma di vita da proteggere e salvaguardare e che debba di conseguenza godere di tutti quei diritti di cui gode una vita umana pienamente formata, primo fra tutti, ovviamente il diritto alla vita.
A fronte di questo, è stato quasi contrapposto (forse proprio questo è uno dei nodi difficili da sciogliere, per lo meno per come la vedo io), quasi in termini antagonistici, il diritto delle donne a decidere in piena e totale autonomia e libertà della propria vita Come la mettiamo? Questione assai complessa. I figli non sono certo di loro esclusiva proprietà, dal momento che (per lo meno fino ad ora, sul futuro nutro seri dubbi) anche gli uomini danno un contributo decisivo in tal senso, però non c’è dubbio che le donne, sotto questo aspetto, siano il “veicolo” (mi si passi la brutalità del termine, ci capiamo…) principale e fondamentale al punto che anche lo Spirito Santo, per chi ci crede (non sto facendo dell’ironia, il tema è troppo serio per farla…) è dovuto passare per il corpo (e la psiche) di una donna per mettere al mondo la Sua Creatura. Se non altro tutto ciò avrà un valore simbolico. O no?
E se una donna quel principio di vita che ha in grembo proprio non lo vuole, non lo sente suo, non lo desidera, perché magari è stato solo l’errore di una sera, o perché era sbronza, o per qualsiasi altra disparata ragione, cosa deve fare? Deve pagare per tutta la vita per l’”errore” di una sera?
E ancora. Invertendo le parti, quanti uomini sono rimasti “fottuti” e hanno pagato con la vita l’”entusiasmo” di un momento di estasi erotica (e di inesperienza)? Come la mettiamo? Le donne possono decidere sulla maternità e gli uomini non possono avere lo stesso simmetrico diritto (sulla paternità)? Quante donne hanno utilizzato l’arma della gravidanza per “incastrare”, come si soleva e si suol dire, un uomo?
Questioni estremamente complesse sulle quali, in parte, devo essere onesto, soluzione politica a parte, credo sia molto difficile avere idee chiare e definitive. Credo, per la verità, che anche la famosa legge sull’aborto non sia nata con la pretesa di sciogliere questo nodo ma solo di offrire una risposta possibile, concreta e anche politica ad una questione che comunque sarebbe rimasta irrisolta (da un punto di vista etico, ideologico o religioso).
Per concludere, senza mescolare il diavolo con l’acqua santa, però mi viene in mente una riflessione. Io sono evidentemente contrario alla mercificazione sessuale in tutte le sue forme. Mi sembra evidente e non sto neanche a spiegarne le ragioni. Tuttavia sono al contempo un convinto sostenitore della necessità della legalizzazione della prostituzione. Ne ho spiegato anche le ragioni in altri articoli. E’ un paradosso? Solo apparentemente. Ecco, credo che forse questo possa essere (e secondo me è) il metro da utilizzare anche sulla questione aborto.
Fabrizio
In filosofia è imbarazzante usare il pronome “io”.
Tuttavia, a fini di chiarezza, lo faccio.
Io non ho mai detto nulla sulla questione se il nascituro sia una persona, una cosa, un grumo di cellule o che altro. Non perché non ne abbia una opinione, ma perché miro sempre a denunciare la mistificazione delle giustificazioni, la somma delle contraddizioni etc. etc. interne al racconto femminista sul tema aborto.
Che si tratti di un grumo di cellule o di una persona è tema rilevantissimo, ovviamente, ma diverso da quello cui mi riferisco (qui e altrove oggi come sempre).
1-il carattere manipolatorio del racconto femminista sul tema.
2-l’asimmetria della posizione di F e di M nella realtà effettuale relativamente ai diritti riproduttivi.
.
Ci tengo a precisarlo.
.
RDV
“Ecco, io partirei, se volete empiricamente, proprio da questo concetto, quello cioè di necessità. Una cosa è certa. La lotta per la legalizzazione dell’aborto (per lo meno alle origini) non nasce in quanto diritto di libertà, quanto come dolorosa risposta ad uno stato di necessità (altrettanto doloroso) dato da condizioni oggettive, cioè dalla povertà, dalla miseria, dalle condizioni di enorme difficoltà sociale”
Condivido questo punto: non è una tematica facile la questione aborto. “Prima” (intendo quando era illegale) il rischio di morire per la donna era alto, e però forse, mi viene da dire che era una decisione condivisa, se la donna era in contatto col padre, o comunque una decisione data dal rifiuto della paternità.
Io ricordo che nel vecchio forum, a un certo punto venne lanciata l’idea di “aborto mancato”. Il senso era che ognuno di noi era un aborto mancato, perchè le nostri madri potevano decidere di sopprimerci prima di nascere. Fu una cosa che mi toccò particolarmente, perchè mio padre, (che è morto vent’anni fa ed era nato nel 1920) era davvero un aborto mancato: era il quinto figlio di contadini e sua madre tentò di abortire (coi mezzi di allora, prendendo intrugli e strane erbe che avrebbe dovuto provocare l’espulsione del feto). Lui nacque lo stesso, (il fratellino dopo di lui invece venne abortito nascendo prematuro a causa di questi fatali “faidatè). Era una cosa di cui andava orgoglioso in un certo modo (perchè si sentiva un “duro” nato contro tutto e contro tutti), ma nonostante questa apparenza “durezza” di scorza, so (e ne ho avuto la conferma dopo la sua morte da mio zio) che ha sofferto tutta la vita il rifiuto della madre.
Per questo, sono convinta che la legalizzazione dell’aborto fosse, in qualche modo, necessaria: l’unico modo per evitarlo è agire sulla prevenzione da un lato e su strade che possono dare vie di fuga a chi non vuole avere questo bambino (penso ad esempio ad adozioni, alla possibilità che il padre, se vuole questo figlio, abbia la possibilità di dire la sua ed eventualmente abbia un supporto legislativo nel caso se ne voglia far carico)
Bè, mi riconosco in quest’ ultimo
commento di Fabrizio. Mi ricordo,
anche se ero ragazzino, del
referendum sull’ aborto del 1981.
E mi ricordo Berlinguer a Lamporecchio,
il quale diceva che di aborti ce ne sono
sempre stati e la legge serviva appunto
per eliminare la piaga dell’ aborto
clandestino, che ogni anno costava la
vita a diverse donne. E diceva anche che
l’ aborto, per chi vi ricorreva, era sempre
una scelta molto dolorosa. Ecco, mi
sembra che Fabrizio abbia in parte
ricordato queste parole di Berlinguer.
E’ necessario che l’ aborto sia legale
anche per non creare complicazioni
inutili in caso di aborto terapeutico,
quando l’ aborto serve per salvare la
vita della donna o per evitare la nascita
di un individuo infelice. Io penso che
sia giusto, in questo caso, che la donna
abbia maggiore potere di decisione
dell’ uomo, perchè è lei che porta il
peso maggiore. E non mi hanno convinto
mai coloro che sostengono i diritti del feto;
la legge impone già che l’ aborto si possa
fare solo nei primi tempi della gravidanza,
quando il feto è soltanto un globo ancora
informe di cellule. E ho notato che coloro
che si sbracciano le vesti per i feti non
sono minimamente interessati alla sorte
di chi è già nato. Meglio essere abortiti che
essere uccisi dopo nati. Io stesso a volte
ho desiderato che mia madre mi avesse
abortito, o che i miei non mi avessero mai
concepito. E questo nonostante che siano
stati dei genitori estremamente amorevoli,
così tanto da aver sofferto per il dislivello
tra ambiente familiare ed ambiente esterno….
Per quanto riguarda la domanda di Cesare,
non ho preso i dati da nessuna fonte. Ho solo
frainteso, pensando a 5 milioni di aborti l’ anno,
cosa in effetti ridicola da pensare, lo ammetto……
ultimamente sono un pò giù. 5 milioni dal 1978
a oggi sono invece plausibili. Ma sempre meglio
così che se fossero stati clandestini.
Effettivamente la questione aborto è complessa ed effettivamente ci sono situazioni non giudicabili rigidamente e astrattamente. In ogni paese, per fare un esempio, la legge proibisce l’omicidio, salvo non condannare chi ha ucciso in particolari circostanze. In tal modo viene salvaguardato il principio e con esso ci si mette al riparo da derive che tutti vedono quanto sarebbero pericolose. Credo che l’aborto andrebbe trattato in modo analogo, come del resto mi sembra si faccia in Germania: Affermare un principio di verità senza rendere quel principio rigido, astratto e in definitiva inumano.
Non voglio insistere troppo su questa spinosa questione, e quindi con questa mail mi fermo. Tuttavia credo sia utile sfatare alcuni miti costruiti e soprattutto usati per tacitare chi, sul tema, la pensa controcorrente. Uno di questi miti a cui è quasi obbligo credere è che l’aborto sia sempre e comunque un dramma. Sono illuminanti queste parole di Angela Azzaro su Liberazione del 10 febbraio 2008 nell’articolo “Io ridico: l’aborto non è un dramma”:
“Ma così non si rischia di dare ragione a Giuliano Ferrara che ha definito l’aborto omicidio perfetto? Perché o l’embrione è vita e allora ha ragione lui, oppure si riconosce che non c’è vita senza la relazione tra la madre e il figlio, senza il progetto, la scelta della donna, e allora dire che è un dramma è pericoloso o connivente”.
Il salto di qualità rappresentato da questa visione è decisivo. Infatti, quando si sostiene che deve prevalere il diritto all’autodeterminazione della donna rispetto al diritto del bambino a nascere, si afferma comunque che esistono due diritti in conflitto fra loro. Si fa una scelta fra di essi (per me discutibile perchè attribuisce ad una persona il diritto di vita o di morte di un altro essere umano), ma non si nega che un feto è vita umana, unica e irripetibile. Le parole dell’Azzaro vanno invece ancora più alla radice. La vita esisterebbe alla sua origine solo perchè la
donna/madre la riconosce per tale, con ciò attribuendole in linea teorica il potere
di decretare la fine dell’umanità, come avverrebbe se improvvisamente tutte le donne decidessero che ciò che hanno in grembo è solo una cosa asportabile senza drammi. So bene che è una possibilità solo teorica, ma ha un significato simbolico enorme, che non deve essere trascurato.
E’ la madre che decide non più se la vita che ha in grembo è degna di vivere, ma addirittura cosa è vita e cosa non lo è.
Millenni di storia in cui l’umanità ha faticosamente cercato delle verità oggettive, nelle religioni, nella scienza, nella filosofia, che una volta tradotte in leggi condivise potessero costituire il tessuto connettivo del suo vivere sociale, sono azzerati di colpo. Non che l’umanità sia riuscita a trovare risposte definitive e per tutti valide, anzi è spesso incorsa in errori, tuttavia il senso e la direzione dello sforzo sono sempre stati chiari e condivisi. E’ questo il senso ultimo della cultura umana, la ricerca di senso. Nulla di tutto ciò sarebbe ancora valido. Lasciare ad una qualsiasi soggettività, femminile o maschile che sia, la facoltà di decidere una cosa di importanza senza pari come il concetto di vita umana, ha implicazioni incalcolabili perché ne muta la nostra percezione, perché elimina alla radice la possibilità pensare una verità oggettiva anche in qualsiasi altro campo dell’agire umano, perché, infine, eleva un genere (in questo caso il femminile), o una persona (la donna, anzi quella donna) fino all’altezza creatrice di Dio. Un dio, fra l’altro, del tutto imprescrutabile, inafferrabile nel senso delle sue decisioni, e dunque di carattere dispotico e volubile.
Ancora, Saturno (te lo dico amichevolmente), come fai a sostenere con tanta leggerezza che chi è contro l’aborto se ne frega dei già nati? Non credi di offendere coloro che, e sono tanti, invece lavorano vi si dedicano con altrettanta passione e impegno?
Che l’aborto, in determinate circostanza, sia non punibile è una cosa, che sia affermato nei fatti come un diritto insindacabile della donna è tutt’altro. occorre sforzarsi di capire che non è una questione di lana caprina o una sottigliezza sofistica.
Infine sul concetto di infelicità, altro argomento pro-aborto. Ma chi autorizza chi a decidere che quel bambino sarà destinato all’infelicità è quindi è meglio per lui eliminarlo prima? E’ un altro esempio di china scivolosissima. Prima o poi qualcuno ci dirà che è giusto eliminare il malato di Alzhaimer per il bene dello stesso malato infelice, oppure che genitori poverissimi non dovrebbero avere il diritto di mettere al mondo dei figli condannati alla povertà e all’infelicità (una cosa del genere la sosteneva già Maltus molti tempo addietro). Dov’è il confine oggettivo fra essere felici o infelici? Chi può avere il diritto di tracciarlo per conto altrui?
E con ciò mi fermo.
armando
Dov’è il confine oggettivo fra essere felici o infelici? Chi può avere il diritto di tracciarlo per conto altrui? [Armando]
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Il confine è fra l’essere delle persone normali e non.
Io, ad esempio, ho quasi 39 anni, non sono sposato né ho dei figli (né mai mi sposerò né mai avrò dei figli), ma se per ipotesi fossi venuto a conoscenza di dover diventare padre di un figlio portatore di handicap o di qualche grave malattia, genetica e non, avrei preferito l’aborto, perché già è difficile stare al mondo per i fisicamente e mentalmente sani come noi, figuriamoci per chi nasce menomato. No, Armando, io non faccio parte di coloro che considerano sacra la vita. Non c’è niente di sacro in tutto ciò. La vita è solo un breve, doloroso passaggio, con brevi intermezzi di serenità e a volte di effimera felicità. Niente di più niente di meno.
Armando, non si tratta di insistere o meno sull’argomento. Si tratta solo di capire che su questa questione è impossibile addivenire ad una soluzione condivisa. E’ evidente. Bisognerebbe dedicare un sito-blog solo a discutere di aborto, e sono convinto che dopo dieci anni saremmo da capo a dodici. Come vedi ogniqualvolta si affronta tale questione ci si rende conto dopo poco non solo della sua estrema complessità ma anche e soprattutto dell’impossibilità di conciliare tanti aspetti che contengono ciascuno degli elementi di plausibilità, per lo meno dal mio punto di vista (molto meno da tuo, è ovvio). Questo è il punto vero che rende tale questione affrontabile in termini pratici,solo da un punto di vista politico (e infatti in tal modo è stata in ultima analisi affrontata).
Anche nel tuo ultimo intervento, che pure è in parte condivisibile nello spirito che lo anima, non puoi fare a meno di eludere quella intrinseca e strutturale conflittualità rispetto alla quale tu stesso scegli di far prevalere una delle polarità in campo. Ma questa è una scelta soggettiva (come tutte le scelte, sia chiaro, non credo nella possibilità di una verità oggettiva universale pur credendo nella possibilità della ricerca di una verità filosofica che, da sostenitore della dialettica e della parzialità, non pretendo possa essere universalmente riconosciuta), non oggettiva, quella che appunto tu stesso scegli di privilegiare. Anche tu di fatto (non è una critica, sia chiaro, è solo una constatazione) non riesci a sciogliere il nodo, per quanto possa sforzarti, ma rimani all’interno di quella dialettica di cui sopra schierandoti a favore di un diritto (quello dell’embrione, che tu consideri una vita alla stessa stregua di una persona) piuttosto che di un altro (quello dell’autonomia e dell’autodeterminazione della persona, in questo caso ovviamente della donna). Tu fai una scelta di campo (lecita, sia chiaro, ma tale è) sulla scorta di una sorta di gerarchia (passami la semplificazione…) che tu operi e che puoi fare perché hai come presupposto il fatto che l’embrione sia una vita umana a tutto tondo e che conseguentemente la decisione di sopprimerlo equivalga ad un omicidio. Ma proprio questo è il nodo sul quale, come sai, si sono confrontati, scontrati e divisi per decenni laici, cattolici, credenti e non credenti. E tuttora rimane questo, deliri ideologici a parte (e volontà di potenza e di illimitatezza) della Azzaro e delle femministe che arrivano addirittura al punto di bypassare questa questione sostenendo che una vita esiste solo nel momento in cui viene riconosciuta come tale all’interno della relazione madre-concepito (peraltro in modo unilaterale, perché è implicito ma come tu stesso hai evidenziato, anche esplicito, che questo riconoscimento, secondo questo modo di vedere le cose, deve avvenire da parte della donna-madre). Ma non è certo questa aberrazione e deformazione delle cose il punto vero, anche se ovviamente ha avuto la sua influenza e il suo potere di condizionamento. Se infatti si fosse addivenuti al convincimento (da parte della comunità tutta, intendo) che l’embrione è una vita a tutti gli effetti, il paradigma della Azzaro non avrebbe potuto attecchire e forse neanche essere concepito. Ma non si sarebbe neanche posto il problema dell’aborto che a quel punto sarebbe stato considerato come un omicidio, niente più e niente meno, anche indipendentemente dalle condizioni e dal contesto che lo determinano.
Ora, io credo che sia proprio questo il punto. E cioè finchè la discussione si svolgerà su questi binari (aborto=omicidio da una parte, aborto= autonomia assoluta della donna dall’altra svincolata da qualsiasi altra istanza che non sia la legge del desiderio, quindi di fatto volontà di potenza) non si farà un passo in avanti che è uno.
Questo per ribadire che, quando insisto nel dire che la questione è complessa, non lo faccio per eludere la discussione ma solo perché sono consapevole che in questa vicenda entrano in ballo tali e tanti di quegli elementi (ciascuno munito di una sua plausibilità) che rendono a mio parere impossibile schierarsi in modo netto da una parte o dall’altra (non sto parlando da un punto di vista politico ma etico o ideale). A meno che, come ripeto, non si faccia una scelta di campo (che è però soggettiva, non dimentichiamolo, o tutt’al più dettata da ragioni ideologiche o religiose) partendo da presupposti dati, che sono quelli che ho spiegato e che si catalizzano nelle due storiche posizioni (abortisti tout court da una parte e antiabortisti altrettanto tout court dall’altra). A mio parere c’è il rischio di una sorta di cristallizzazione ideologica di queste due posizioni che di certo non favorisce una riflessione equilibrata e lucida su una questione che, come ripeto per l’ennesima volta, a meno di forzature, non può essere sciolta in via definitiva.
Fabrizio
Fabrizio è giusto non temere di portare alla coscienza maschile temi “scottanti” ed è giusto, come dici, affrontare questioni complesse. Naturalmente a patto che nessuno “entri in guerra” per convincere nessuno.Tra l’altro è un tema scottante sì, ma uno fra i tanti. E il contrario, ovvero non affrontarli, a che ci porterebbe? Resta comunque la necessità, alla Preve, (http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DrW3SXnxfUwE%26feature%3Dshare&h=JAQGo1kZeAQGJcx8_g1o3qX0WAwbQXWTtrAnocrgQ-c4Aiw) di una valutazione qualitativa della Totalità, ovvero la necessità della verità.O no?
In ogni caso se questa discussione serve anche solo ad evidenziare la complessità del tema e ad emanciparlo dagli slogan, allora credo si possa dire che parlarne, in modo intelligente , maturo e costruttivo, come stiamo facendo, serva a creare in primo luogo coscienze maschili che in merito nientedimeno che al rapporto tra maschile e vita nascente, e al tema fondamentale, ad esso a mio avviso connesso, della disponibilità del proprio corpo e della propria vita, pervengono ad un giudizio fondato e consapevole. Anche riuscire a delineare con assoluta precisione il campo delle argomentazioni pro o contro è importante.
E’ per esempio importante capire quanto l’aborto fa del male al maschile? oppure fa del bene? oppure non fa nè bene nè male? Si può ragionarne in questi termini?
Personalmente quando per esempio si parla del sacrificio dei nove mesi in pancia della madre come fondativi del diritto esclusivo femminile a decidere del nascituro, mi vengono in mente (scusate il personale pressante riferimento emotivo) i vent’anni della mia vita dedicati in buona parte da me a mio padre malato: dopo nove mesi in cui la mia vita era totalmente, e dico totalmente, dedicata a sostenere mio padre in vita avrei forse maturato il diritto di “abortirlo” ovvero di sopprimere mio padre perchè stava invadendo totalmente la mia vita, e mettendo gravemente a repentaglio la mia salute? e dopo un anno? e dopo due? e dopo vent’anni? è stata questa mia una guerra alla fine della quale come maschio sono uscito vincente o perdente? Quando sento parlare di “sacrificio femminile di nove mesi” in tal senso, penso che mi capiate: la considero una affermazione che a me e penso a tutti quelli che si interessano, a costo della propria vita, di quelli che sono nati e che per un motivo o per l’altro prima o poi non ce la fanno più da soli, uno scandalo.
E ancora: il corpo e l’anima di mio padre, chiamato nel battaglione Vestone per andare sul fronte russo, in base a quale principio, evidentemente differente da quello applicato a chi deve essere disponibile ad accogliere la vita per nove mesi, doverosamente invece, secondo l’opinione generale, era disponibile ad essere distrutto, come carne da macello?
Due corpi, due misure di disponibilità, due diritti di vita o di morte, in base al sesso?
Trovo sensato il paragone fra la coscrizione militare obbligatoria e la gravidanza femminile.
Con le dovute differenze ovviamente, se da una parte si è “obbligati” a dare la morte o a darsi la morte (mi viene in mente la guerra di Piero, l’esitazione nello sparare per non vedere gli occhi di un uomo che muore che però.. quello si volta ti vede ha paura ed imbracciata l’artiglieria non ti ricambia la cortesia) dall’altra parte si è obbligate a dare la vita.
Possiamo metterla in questi termini? Premetto che non concordo con la leggerezza con cui è stato quasi “pubblicizzato” l’aborto dagli anni settanta ad oggi. E però è inevitabile che ci sia qualcosa di simile ma anche di profondamente diverso fra l’aborto e l’eutanasia. Di simile perchè in entrambi i casi si decide per qualcun’altro ed è altissimo il rischio che non si decida per il bene di quell’altro (embrione-potenziale futura vita o sofferente-vita in declino) ma che entrino in gioco i fattori dell’assistenza, del sostegno e della responsabilità verso quell’altra vita, e quindi sia in qualche modo una scelta egoistica, anche se fatta con le migliori intenzioni. Di diverso proprio perchè inevitabilmente se una è una vita potenziale, una promessa di vita direi, l’altra è una vita al termine, che ha già mantenuto o trasgredito tutte le promesse che poteva mantenere o trasgredire. Ricordo di aver letto di una tribù indiana i cui membri, raggiunta una certa età andavano a morire da soli, autoisolandosi dalla loro società per non essere un peso. Crudele, e forse in certi casi anche dannoso perchè probabilmente tanta saggezza si è persa inutilmente anzitempo, ma evidentemente per quella società necessario per la sopravvivenza.
Perchè, ad esempio, molte donne, pur sapendo che esiste una legge coma quella della madre segreta, decidono per l’aborto? Soltanto per evitare l’impegno della gravidanza e la sofferenza del parto? Io non credo, credo che altri fattori intervengano su questa scelta, credo che l’idea di una vita che è nata per colpa o per merito tuo, di cui non conoscerai l’evolversi sia un’idea pesante da reggere (..andando fuori tema io mi sono sempre chiesta se non è anche un pensiero maschile, quello di pensare che nel mondo potrebbero esserci vite partite e scaturite da te e che in qualche modo fanno parte di te, di cui non conosci l’esistenza).
Aborto ed eutanasia: è facile accostarli e però nel primo caso c’è soltanto un legame biologico, puro e semplice, non ci sono momenti vissuti insieme, l’affettività verso quell’essere è soltanto potenziale (a differenza dell’affettività verso un padre o comunque una persona alla fine della sua vita e con cui hai condiviso momenti). Ecco anche un altro dei motivi, a mio avviso, perchè si tende a preferire la scelta di abortire (e il prima possibile) rispetto a quella di dare comunque la vita. Non avere il tempo di affezionarsi, di provare qualcosa in più rispetto al puro legame biologico. Legame biologico che potrebbe essere uguale a quello di un padre biologico che rifugge la paternità o di un donatore di seme. E’ vero, “dona” per la vita. Ma questa vita va per conto suo ed avrà un peso nella società (magari benefico o malefico) e riceverà qualcosa dalla società (bene o male, gioie che gli faranno benedire il momento in cui è venuto al mondo e sofferenze che gli faranno maledire tale momento)
Idee ben confuse lo so, però non è semplice trovare una quadra ideale quando si deve fare un unico peso ed un unica misura avendo a disposizione bilance diverse,metodi di peso diversi e diversi carichi di materiale.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-02/paga-danni-fugge-altare-152209.shtml?uuid=AaG5C8ZE
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Anche la libertà ha il suo prezzo. Lo sa bene lo sposo che, a due giorni dalle nozze, ha deciso di cambiare idea e, per questo, è stato condannato a risarcire alla sua ex, abbandonata a un passo dall’altare, tutte le spese sostenute e le obbligazioni contratte in vista del “lieto evento”. Con la sentenza n. 9 (si legga il testo sul sito di Guida al diritto) la corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito di addossare al volubile ricorrente il risarcimento dei danni patrimoniali, ma prende anche le distanze dalla scelta della Corte d’appello di condannarlo a pagare, alla mancata sposa, anche i danni morali.
Esclusi i danni morali – Gli ermellini pur affermando che la rottura della promessa di matrimonio, in assenza di un giustificato motivo, è un illecito non privo di conseguenze giuridiche, esclude che il “recesso dall’altare” possa essere soggetto ai principi generali sulla responsabilità contrattuale o extracontrattuale. Il venire meno alla parola data e “all’affidamento creato nel promissario quindi la violazione delle regole di correttezza e di auto responsabilità” – spiegano i giudici di piazza Cavour – non è un comportamento lecito e privo di conseguenze. I danni da prendere in considerazione devono essere però solo quelli materiali e nascono da un’obbligazione ex lege.
La libertà di ripensarci – Mentre l’ipotesi di indennizzare la persona abbandonata per il pregiudizio affettivo, sarebbe in contrasto con l’esigenza di tutelare il diritto di tutti di sposarsi o non sposarsi, possibilità che si mantiene fino al momento del fatidico sì. Un diverso ragionamento finirebbe per costituire una forma indiretta di pressione finalizzata a contrarre un legame non più desiderato. Dalla necessità di contemperare le diverse esigenze nasce il compromesso adottato dalla Cassazione di condannare il fuggitivo a pagare poco meno di 10 mila euro, mentre gli vengono “condonati” i 30 mila euro stabiliti dalla Corte d’Appello di Catania per i danni morali. Inutili invece la richiesta del ricorrente di stabilire un tetto di risarcimento un po’ più basso in considerazione della possibilità di recuperare parte delle spese sostenute per la cerimonia andata in fumo.
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P.S.
Rita:
“Ricordo di aver letto di una tribù indiana i cui membri, raggiunta una certa età andavano a morire da soli, autoisolandosi dalla loro società per non essere un peso.”
>>
Sì, è vero.
Per Rita:
http://www.giovannidesio.it/west/west%20saggion%20.htm
>>
In realtà il mondo degli indiani era tutto altro che una paradiso. La vita era estremamente dura, priva di tutti quegli oggetti che ci sembrano assolutamente indispensabili. C’erano momenti in cui la caccia era abbondante e tutti facevano festa, per esempio al passaggio delle immense mandrie di bufali. ma c’erano anche momenti in cui la caccia e la raccolta erano insufficienti e allora era la fame: i vecchi abbandonavano spontaneamente la tribù per morire soli per non essere di peso e i bambini più piccoli o più deboli morivano non resistendo alla fame fra lo strazio delle loro madri.
>>
Trovo abbastanza azzardato, Rita, fare un accostamento fra l’aborto e l’eutanasia. Sono due cose diverse anche se riguardano la stessa materia, cioè la vita (e la morte), e se cerchiamo di affrontarle con lo stesso metodo interpretativo rischiamo secondo me di complicarci ulteriormente la vita.
L’eutanasia riguarda la vita del singolo che può decidere (non in base all’attuale legge, per lo meno in Italia) di darsi la morte perché trova intollerabile continuare a vivere per i più disparati motivi. Dal mio punto di vista, quell’uomo o quella donna che siano giunti a tale decisione debbono avere tutto il diritto di porla in essere. Devono cioè avere tutto il diritto di porre fine alla loro esistenza laddove la trovino insopportabile al punto tale da volerla sopprimere (la vicenda di Lucio Magri ci è di esempio). Nessuno di noi può e deve avere la presunzione di giudicare tale decisione né tanto meno di impedirla . Questo nel caso che l’individuo in questione sia naturalmente nel pieno delle sue capacità intellettive. Personalmente, così ci capiamo meglio senza troppi giri di parole, ho già fatto testamento e ho scritto nero su bianco che nel caso mi trovassi in uno stato meramente vegetativo (e quindi impossibilitato a porre in essere la mia stessa volontà), alcuni miei amici (da me indicati, ovviamente) sono autorizzati e incaricati di dar seguito alla mia volontà in quei paesi dove ciò è consentito per legge e dove esistono strutture pubbliche in grado di assistere coloro che hanno assunto tale decisione.
Io credo che una società civile ed evoluta che si fondi veramente sulla vita e faccia di tutto per promuoverla, per renderla quanto più possibile dignitosa e per garantire (o per lo meno tentare di) a tutti i suoi membri la possibilità di esprimere loro stessi al massimo delle loro possibilità, non debba al contempo rimuovere la morte e la sofferenza (che pure fanno parte della vita). Più si cerca di rimuovere, questa è la mia opinione, la sofferenza e la morte, e più si incentiva paradossalmente la spinta verso queste ultime. Di questo sono assolutamente certo. Non è un caso che le società occidentali, a mio parere pervase da una cultura di morte, si producano in una operazione di sistematica rimozione di quest’ultima, attraverso la sostituzione della riflessione filosofica e spirituale e dell’indagine psicoanalitica (quindi del percorso di consapevolezza degli individui) con l’esaltazione di quei valori (o disvalori, dal mio punto di vista) e di quella concezione della vita di cui sono portatrici (individualismo sfrenato, ragione strumentale, utilitarismo, profitto, scalata al successo, consumo, merce, denaro, produzione ecc. ) e con la sistematica distruzione di qualsiasi istanza comunitaria fondata sulla solidarietà sociale e umana (sempre nel rispetto dell’autonomia e della libertà individuale, sia chiaro, valori anch’essi fondamentali…) e sul rifiuto di una esistenza concepita come mera appendice del mercato.
Una società civile che crede nella vita deve dunque anche essere in grado di “vivere” la morte, di non demonizzarla, di non allontanarla come si faceva un tempo con i malati di lebbra o di peste. E’ in questo modo che si promuove la vita. Di questo sono assolutamente persuaso.
Fabrizio
non mi sono spiegata Fabrizio, rispondevo a Cesare qui:
Personalmente quando per esempio si parla del sacrificio dei nove mesi in pancia della madre come fondativi del diritto esclusivo femminile a decidere del nascituro, mi vengono in mente (scusate il personale pressante riferimento emotivo) i vent’anni della mia vita dedicati in buona parte da me a mio padre malato: dopo nove mesi in cui la mia vita era totalmente, e dico totalmente, dedicata a sostenere mio padre in vita avrei forse maturato il diritto di “abortirlo” ovvero di sopprimere mio padre perchè stava invadendo totalmente la mia vita, e mettendo gravemente a repentaglio la mia salute? e dopo un anno? e dopo due? e dopo vent’anni? è stata questa mia una guerra alla fine della quale come maschio sono uscito vincente o perdente? Quando sento parlare di “sacrificio femminile di nove mesi” in tal senso, penso che mi capiate: la considero una affermazione che a me e penso a tutti quelli che si interessano, a costo della propria vita, di quelli che sono nati e che per un motivo o per l’altro prima o poi non ce la fanno più da soli, uno scandalo
o meglio, riprendevo un tema che mi pare ricorrente in molti: la decisione di mettere al mondo e la decisione di porre fine alla vita. Tra l’altro non è nemmeno così semplice il discorso della fine. Non sempre si puo’ decidere in piena lucidità. Anche avendo espresso le proprie idee o fatto testamento nel momento in cui pensavamo di avere ancora la lucidità per decidere della nostra vita.
Rita: “Perchè, ad esempio, molte donne, pur sapendo che esiste una legge coma quella della madre segreta, decidono per l’aborto? Soltanto per evitare l’impegno della gravidanza e la sofferenza del parto? Io non credo, credo che altri fattori intervengano su questa scelta, credo che l’idea di una vita che è nata per colpa o per merito tuo, di cui non conoscerai l’evolversi sia un’idea pesante da reggere (..andando fuori tema io mi sono sempre chiesta se non è anche un pensiero maschile, quello di pensare che nel mondo potrebbero esserci vite partite e scaturite da te e che in qualche modo fanno parte di te, di cui non conosci l’esistenza).”
Del tutto d’accordo. Ed infatti è la domanda che faccio sempre alle donne, amiche e non, quando entriamo sul tema, senza mai ottenere risposte convincenti, o semplicemente risposte, tranne quella brutale ma almeno sincera “o con me o con nessuno”
In parte la cosa vale anche per gli uomini, ma solo in parte perchè il figlio non cresce nel grembo paterno e quindi il legame, prima della nascita, è necessariamente meno biologicamente stretto. Tornando alla domanda che si pone Rita, è sicuramente vero che il pensiero di un figlio che vive chissà dove e chissà con chi sia dura da sopportare. Ma proprio questo è il punto che dimostra quanta ipocrisia ci sia in giro. A una donna non viene chiesto (e non sarebbe nemmeno giusti chiedere) di essere madre per forza. E neanche voglio giudicare i motivi per cui non vuole esserlo. Li prendo per buoni a priori. Ma oggi esiste quella possibilità che diceva Rita. Partorire e lasciare il bambino ai servizi sociali, nella speranza che qualcuno se ne faccia carico adottandolo. Quella legge è pochissimo usata, perchè il ragionamento in termini essenziali è il seguente: poichè per me è dura pensare che in giro per il mondo ci sia un mio figlio, meglio eliminarlo subito. La sproporzione fra le due scelte è così chiara ed evidente che solo a menti del tutto concentrate solo su se stesse non risulta evidente. Il che fa giustizia della troppa mitologia sul dolore e sul dramma incommensurabile (e quindi non giudicabile!!!!) dell’evento aborto. Dolore che, sia chiaro, non nego affatto esista. Ma sant’iddio, non sarebbe forse meno doloroso (e con meno ripercussioni di tipo depressivo sull’inconscio) lasciare che la vita faccia comunque il suo corso?
E non sarebbe forse meno negativo quel pensiero nostalgico e melanconico che non potrebbe non affacciarsi, di fronte alla scorciatoia di un atto che dura un attimo ma di cui l’inconscio conserverà memoria per sempre?
E’ per questo che l’aborto più di un tema di legge deve essere un tema culturale. E i maschi quanto fanno il bene e quanto il male della donna (e il proprio), spingendola, come purtroppo fanno spesso, ad abortire? Poi lo so bene , non sono così ottuso, che una legge che regoli in qualche modo la materia comunque ci vorrebbe, oltre alla prevenzione etc. etc.
Ora, credo che il primo valore di qualsiasi legge, quindi anche nel caso del fine vita, sia di ordine simbolico più che soltanto pratico e regolamentativo. Prendiamo il fine vita. Una buona legge, o meglio un buon principio fondativo di qualsiasi legge, dovrebbe essere il NON UCCIDERE. Poi, nella pratica e nel dolore che la vita propone, il legislatore e il giudice dovrebbero applicare clemenza, umanità e rispetto delle coscienze travagliate e infelici che portano familiari e medici a prendere certe decisioni.
Esiste negli eventi della vita una zona grigia che nessuna legge potrà mai prevedere interamente e rgolamentare. La vita sfugge alle leggi, propone semre casi ed eventi imprevedibili e unici. Per questo ritengo che la legge sul fine vita sia sbagliata, una vera sciagura, come sciagurata la richiesta pressante di avere l’avallo della legge per decisioni che, per loro stessa natura, sono di pura coscienza e richiedono silenzio, riservatezza ed anche una certa oscurità.
Volevo però portare ancora oltre la riflessione: a ben vedere “dare la vita” è sempre scontare il prezzo del dolore. Qualcuno conosce una vita le cui gioie e il cui valore e il cui destino non è e non sarà pagato con il dolore? mi sembra pertanto che la realtà di fondo che è emersa in relazione al “dare la vita” e ha finito per assorbirne il significato, è il dolore. “Dare la vita” a chi ancora ha da venire al Mondo è il medesimo gesto che “sostenere alla vita” chi dal dolore rischia di essere travolto e spento nella voglia di vivere. Impone di rispondere al fatto ineludibile del dolore. E’ così? Se è così “dare la vita” allora acquista un senso diverso e che comprende e spiega ogni “dare la vita” (anche di quello biologico). “Dare la vita” in questo senso è trovare il motivo vero per cui la vita vale la pena di vivere, “è un dono degno di essere comunque vissuto”, nonostante il prezzo sia il dolore: in altri termini coincide con “dare una risposta di verità sulla vita” ovvero l’unico compito che ogni civiltà umana ed ogni cultura degne di questo nome a mio avviso hanno dovuto risolvere. Quando questo compito è eluso e la verità è persa, di fronte al dolore della vita non abbiamo altra difesa che la morte che diventa, (e come potrebbe essere altrimenti?), l’ultima e unica forma autentica di bene-ficienza e di bene-dizione. Quel fascino della morte che, come i demografi dello studio “Il cambiamento demgrafico” denunciano, ha conquistato il popolo Italiano. Motivo per cui si dice che saranno gli ultimi, quelli che conoscono il perchè è bene sopportare il dolore della vita, ad ereditare la Terra e a goderne. A mio avviso sulla strada dell’aborto si incontrano i termini da cui dipende la vita o la morte di una civiltà, e a maggior ragione della QM.
Cesare:
>>
allora credo si possa dire che parlarne, in modo intelligente , maturo e costruttivo, come stiamo facendo, serva a creare in primo luogo coscienze maschili che …
>>
A tal fine non posso dimenticare che l’aborto di massa, benché praticato su puro arbitrio femminile, è una pratica che libera dalle conseguenze dei propri atti un gran numero di maschi, e che l’autocrazia femminile nella decisione mentre li espropria anche li assolve, giacché stanno nascosti dietro le decisioni dell’altra.
Maschi che potrebbero evitare un gran numero di aborti semplicemente usando il più elementare degli anticoncezionali. Non che il suo uso sia indifferente nella dinamica dell’intimità (come sostengono molte donne le quali però, …non sono uomini…) tuttavia si tratta di un metodo facilmente disponibile, di non eccessivo costo e che non muta la natura dell’incontro.
Dietro l’aborto che i padri (diretti interessati) e i maschi (in generale) subiscono passivamente vi è anche una passività utile, un vantaggio ottenuto silenziosamente.
Anche su questo aspetto bisogna gettare lo sguardo, per creare nuove coscienze maschili.
RDV
Le DD che adottano il parto anonimo sono in Italia circa 400 l’anno. Un miseria rispetto al numero degli aborti, ma cmq meglio di niente.
Come forse ricorderete da altri miei interventi sul tema, considero questa possibilità & il suo scarso utilizzo come prova probante e provata delle menzogne in cui viene avvolta la questione dell’aborto (perciò non mi ripeto).
Il quale aborto è un fatto endemico in tutte le società e perciò esige di venire trattato dalla legge e dal costume secondo il saggio criterio della riduzione del danno: di fronte ad un male inestirpabile se ne devono limitare gli effetti.
Questa è la motivazione razionale che può e deve stare alla base di ogni legislazione abortista.
E fu così anche in Italia.
Si veda ad es. il discorso di Berlinguer citato da altri: vi espone il problema sociale e la legalizzazione come rimedio. Non parla del diritto autocratico femminile sulla vita, né – tantomeno – insinua che sia “persona” a tutti gli effetti chi e quando così viene definito dalla madre. Se lei “stabilisce una relazione” allora è una persona, altrimenti è una cosa…!
Le motivazioni originarie sono dunque state scavalcate del tutto e siamo giunti al punto che alla singola donna viene demandato il potere di stabilire se e quando qualcuno/qualcosa sia o meno una entità con diritto di esistenza. Considero questa rivendicazione femminista un abominio, della stessa natura di quello nazista: “Siamo noi a stabilire chi è ebreo e chi no!”
Questo è il punto del contendere, per quanto mi riguarda. La non punibilità è un fatto che attiene alla politica della riduzione del danno: la più saggia delle politiche.
RDV
Caro Cesare, sono assolutamente convinto della necessità di una “valutazione qualitativa della Totalità”, ovvero della necessità della ricerca della Verità. Io stesso, da estimatore di Hegel (il che non significa essere hegeliani tout court) ho voluto segnalarti quel video di Preve (assolutamente condivisibile il sottrarre l’Hegel-pensiero dalla vulgata storicista tradizionale), trovandolo di grande interesse. A differenza tua però non penso che quella verità filosofica possa essere oggettiva e universale. Non so se anche Preve (ma non credo) consideri possibile il raggiungimento di tale “obiettivo” (passami il termine…), in ogni caso devo approfondire il suo pensiero. La mia posizione, come già sai, è di diverso tipo, essendo tuttora, come ho ribadito in un precedente post, un convinto assertore della dialettica, e quindi della parzialità e della impossibilità della risoluzione del conflitto (che esso stesso è ontologicamente dato, ancor prima che dal punto di vista storico, o forse nello stesso tempo, come sai, conoscendo la mia posizione sulla relazione fra natura e cultura e sulla impossibilità di scinderle). Ma questo non ha nulla a che vedere, ovviamente, con il relativismo filosofico, che è tutt’altra questione nella quale non voglio ora entrare.
Fatta questa premessa, arrivo al punto, cioè la discussione sul tema dell’aborto, senza entrare nel merito (anche perché l’ho già fatto) perché è evidente che si tratta di un confronto destinato a non addivenire ad una conclusione. Ciò non significa che non si possa discutere anche all’infinito né che voglia tarpare le ali a quella che capisco essere un’esigenza molto forte di approfondire l’argomento, però è necessario, a quel punto, individuare gli spazi adeguati. Avrai senz’altro notato come nessuno, al di fuori di te, di Rita, di Armando e del sottoscritto, abbia partecipato alla discussione nel merito. Non credo che ciò sia dovuto a disinteresse ma alla percezione comune che il dibattito, su questi binari, rischia di incartarsi su se stesso e diventare un confronto a poche voci, come , per la verità, è sempre accaduto ogniqualvolta abbiamo affrontato determinati argomenti (aborto ma non solo,ricordo una anche bella discussione filosofica tempo addietro sul tema dell’ontologia dell’essere e sul concetto di universale maschile che tu ponevi, con gli stessi protagonisti: te, io e Armando…:-) ).
Lo stesso Rino (anche allora, come in questo caso) ha detto molto brevemente la sua ma di fatto si è chiamato fuori perché, ormai lo conosco un po’, preferisce non gettare benzina sul fuoco su argomenti che potrebbero creare delle divisioni e che potrebbero metterlo nella condizione (è una sua convinzione, secondo me priva di fondamento) di dover urtare la sensibilità altrui. Io non sono d’accordo (e gliel’ho già detto) perché penso che ci si possa dividere serenamente e amichevolmente (e costruttivamente), come abbiamo fatto e facciamo diverse volte anche noi. Anzi, tutto ciò dimostra la ricchezza del dibattito, il tasso di democraticità che abbiamo in questo nostro spazio e il nostro grado di evoluzione e consapevolezza nel saperci dividere senza che ciò comporti la sia pur minima incomprensione a livello personale.
Tuttavia, data l’entità e la qualità del tema in oggetto, è evidente che dobbiamo trovare altre forme e altri luoghi per affrontarlo. Perché se veramente decidessimo di proseguire su questa strada, è evidente che il dibattito sarebbe quasi interamente focalizzato sul quel determinato tema (dai soliti noti) e questo sito, da strumento di elaborazione, comunicazione e soprattutto ORGANIZZAZIONE POLITICA di un movimento, diventerebbe uno spazio tematico. Il che sarebbe fuorviante rispetto alla natura e alla finalità del sito stesso. Oltre al fatto che ci costringerebbe ad un dispendio di energia e di tempo che credo debba essere dosata e ottimizzata al meglio. Ho accuratamente evitato un po’ di tempo fa, come ricorderai, di entrare nel merito di quel battibecco da cortile sulla “teoria del valore” secondo Marx (tema sul quale sono un po’ più ferrato rispetto a quello dell’aborto), proposta da quel tizio che ce l’aveva a morte con i “cattocomunisti” (in tal modo ci aveva individuati, non so come e perché ma non è affar mio…) non certo perché non avessi avuto nulla da dire nel merito, ma perché mi sembrava del tutto superfluo e anche stupido affrontare una simile discussione con quelle modalità sterili, maldestre, scioccamente e infantilmente competitive, e soprattutto in questo luogo.
Naturalmente questo episodio non ha nulla a che vedere, sia chiaro, con questo confronto sul tema dell’aborto ed è superfluo sottolineare che gli attori sono ben altri…. Me ne servo solo come esempio per ciò che voglio significare. Ma credo che ci siamo capiti nel merito.
Fabrizio
Mentre postavo il mio ultimo commento (sul tema aborto), è arrivato il post di Rino nel merito (che condivido in toto).
Faccio autocritica …:-)
Fabrizio
Fabrizio:
“Non credo che ciò sia dovuto a disinteresse ma alla percezione comune che il dibattito, su questi binari, rischia di incartarsi su se stesso e diventare un confronto a poche voci, come , per la verità, è sempre accaduto ogniqualvolta abbiamo affrontato determinati argomenti
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Infatti io evito di trattare certi argomenti, come quello sull’aborto o l’eutanasia (e riguardo ai quali la penso in larghissima parte come te), proprio perché so che non se ne esce.
per parte mia Ok Fabrizio. Chiusa la discussione. Che peraltro, da parte mia e credo di tutti, si limita a constatare un dissenso senza che venga meno la ragion d’essere in questa lista, nè la stima verso tutti gli altri. Credo anche che questo tipo di discussioni ogni tanto sia necessario. Anche se non si arriva a conclusioni condivise, è un tentativo di andare più in profondità all’origine delle cose. Non con l’obbiettivo di far cambiare idea a qualcuno, ma per far riflettere ognuno di noi sul punto di vista dell’altro.
armando
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2012/01/04/visualizza_new.html_40414262.html
Verdone: i nuovi poveri? I padri separati
Il regista-attore parla di ‘Posti in piedi in paradiso’ Il trailer in esclusiva
04 gennaio, 12:34
Verdone: i nuovi poveri? I padri separati
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Di Francesco Gallo
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ROMA – Con ‘Posti in piedi in Paradiso’ di Carlo Verdone (trailer in esclusiva su ANSA.it), i padri separati, a cui vengono spesso tolti, con troppa disinvoltura, casa, figli e soldi, scoprono di avere un film che li rappresenta. Non e’ molto, ma pur sempre qualcosa per chi si ritrova, da un giorno all’altro, a diventare un morto di fame costretto a cercare di sopravvivere con poche centinaia di euro come capita appunto ai tre protagonisti del film. Ovvero ad Ulisse (Verdone), ex discografico di successo, a Fulvio (Pierfrancesco Favino), critico cinematografico degradato al gossip, e a Domenico (Marco Giallini) prima imprenditore e ora agente immobiliare di serie b che arrotonda il lunario facendo il gigolo (in questo aiutato da forti dosi di viagra) .
Tutti e tre con figli a carico si ritrovano, per necessita’, ad affittare un appartamento insieme. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia, ma anche il loro riscatto nonostante un finale malinconico. Nel cast del film che sara’ nelle sale dal 24 febbraio distribuito da Filmauro (che lo ha anche prodotto), Micaela Ramazzotti, Nicoletta Romanoff, Diane Fleri e il figlio di Verdone, Paolo.
In un cameo, l’esordio cinematografico dell’imitatrice Gabriella Germani. ”Ho scelto un tema difficile per una commedia – dice all’ANSA Carlo Verdone -. Il tema di una vera emergenza sociale, quella dei mariti separati e divorziati che vedono gran parte del loro stipendio andare a sostegno delle loro mogli e figli creando cosi’ un’ulteriore categoria di nuovi poveri. Una cosa di cui si e’ parlato molto negli ultimi due anni e che ha visto nascere associazioni di mariti separati, una casa dei padri separati… Insomma per chi si ritrova a vivere con 400 o 500 euro e’ una vera tragedia”. Comunque ci tiene a dire il regista e attore romano:”non e’ un film contro le mogli, contro le donne, anche perche’ almeno due mariti protagonisti nel mio film se la sono meritata questa situazione, ma ad esempio nel caso del mio personaggio non e’ proprio cosi’, c’e’ stato un accanimento contro di lui”.
Ci sono insomma ragioni anche da parte del mondo maschile? ”Ci vorrebbe – spiega Verdone – una sorta di grande equilibrio nel giudicare certi caso. Anche se il marito ha torto bisogna calcolare comunque la sua reale disponibilita’ a pagare. Certe volte tante sentenze sono davvero troppo spietate”. E aggiunge:”i miei film nascono sempre dalla realta’. Ovvero amo osservare quello che mi circonda estrapolare alcuni messaggi e rivisitarli con ironia. Cerco insomma di fare la commedia canonica, come fa anche Virzi’. Mescolare temi drammatici e ironia. E’ il caso anche di ‘Posti in piedi in Paradiso’ che ha un finale malinconico, ma anche aperto alla speranza. Perche’ alla fine, come si vedra’ nel film, saranno i figli in qualche modo a salvare quei padri che sono molto spesso meno maturi di loro”.
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Carlo Verdone:
“Comunque ci tiene a dire il regista e attore romano:”non e’ un film contro le mogli, contro le donne, anche perche’ almeno due mariti protagonisti nel mio film se la sono meritata questa situazione,”
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Eh beh, certo, questo bisogna sempre specificarlo, sennò le nostre povere, oppresse e discriminate connazionali, vittime del maschilismo e della misoginia imperante, che le schiavizzano dalla mattina alla sera, potrebbero risentirsi e offendersi.
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Francesco Gallo:
“Ci sono insomma ragioni anche da parte del mondo maschile?”
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No comment.
L’enorme fantasia femminile ha colpito ancora; soprattutto con i titoli di questi fantastici e rivoluzionari libri.
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http://www.libreriauniversitaria.it/101-modi-far-soffrire-uomini/libro/9788854131743
101 modi per far soffrire gli uomini
di Daniela Farnese
Descrizione
Le donne troppo spesso dimenticano che il maschio è un animale imperfetto e che, anche quando è innamorato, tradisce, ferisce e ha sempre qualcosa da farsi perdonare. Qualsiasi donna ricorda, nel suo passato sentimentale, almeno una ferita da parte di un uomo e avrà desiderato, anche solo per pochi attimi, di ricambiare il favore. Questo manuale vuole dare una risposta alla sete di vendetta della femmina ferita, attraverso consigli pratici, tecniche utili e qualche trucco poco educato per riuscire a farlo soffrire, colpendolo là dove fa più male in 101 modi crudeli e spietati, ma meritati. Prefazione di Luca Bizzarri.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/12/visualizza_new.html_43305005.html
Era disoccupato da mesi, operaio si uccide
L’uomo, con problemi depressivi, si e’ sparato con pistola
12 gennaio, 13:42
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VICENZA – Un uomo di 45 anni, disoccupato dal mese di settembre, si e’ tolto la vita a Zane’ (Vicenza) sparandosi alla testa con una pistola. L’azienda metalmeccanica dove lavorava fino a 4 mesi fa aveva ridotto il personale a causa della crisi, lasciando a casa buona parte del personale, tra cui il 45enne. L’ex operaio sarebbe caduto per questo in una crisi depressiva: la disoccupazione e il disagio psicologico avrebbero creato un mix di sofferenza che l’ha portato al suicidio. L’uomo non ha lasciato alcun messaggio. L’uomo viveva con l’anziana madre. E’ stata la donna, 84 anni, a scoprire stamane il cadavere del figlio, chiamando subito dopo i carabinieri. Gli accertamenti sono affidati ai militari dell’Arma di Zane’, secondo i quali e’ chiara la dinamica del suicidio. L’uomo custodiva regolarmente l’arma con la quale si e’ tolto la vita.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/trapani-incendio-palazzo-muoiono-persone/183266/#disqus_thread
Riporto questo link riferito alla tragedia di Catania. Ho scritto in quell’articolo per replicare al commento di una certa Elisa Furio. Leggetevela. Viceversa mi ha colpito molto favorevolmente un’altra utente: Adriana Tisselli. Due donne completamente agli antipodi.
Le femmine? Innocenti a prescindere.
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/TrentinoAltoAdige/Pubblica-foto-di-compagne-di-classe-in-topless-indagato-14enne-di-Bolzano_312871884401.html
>
Il bello, poi, è che vivremmo in una società patriarcale, fortissimamente maschilista, misogina e chi più ne ha più ne metta.
Queste sono alcune “carinerie” che conservo da oltre vent’anni.
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1) GLI UOMINI.
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Andrebbe meglio se gli uomini fossero diversi? Può darsi. Forse andrebbe anche meglio se il clima tedesco fosse più mite e le grandi metropoli meno inquinate. Gli uomini sono come sono.
Tutti i loro sforzi per cambiare mancano di entusiasmo e la loro disponibilità a investire sui sentimenti non ha nulla di spontaneo.
Gli uomini infatti sanno perfettamente che la loro cosiddetta “difficoltà di rapporti” è un metodo infallibile per poter fare i propri comodi.
>
2) MOLTE STRADE CONDUCONO ALL’INFELICITA’, OVVERO:
LE DONNE ORGANIZZANO IL PROPRIO MATRIMONIO.
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Uomini e donne si sposano per motivi diversi e con aspettative contrastanti.
Per lui “matrimonio e famiglia” occupano poco posto nell’esistenza; importanza vitale hanno invece la sfida professionale, il prestigio e il successo.
Per lei “matrimonio e famiglia” sono la vita, alla quale va adattata, spesso a prezzo di sofferenze, la propria personalità.
>
3) IL MATRIMONIO DI LUI – IL MATRIMONIO DI LEI.
OPINIONI CONTRASTANTI SULLA QUESTIONE DELLA FELICITA’.
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Esistono motivazioni concrete e astratte, razionali e nevrotiche per sposarsi.
Ma di solito entrano in gioco tutti questi fattori insieme, in diversa misura.
Questo vale per entrambi i partner. Ma fondamentalmente diverso è il loro punto di partenza:
la donna vuole diventare “una coppia”, creare qualcosa di nuovo insieme al marito.
L’uomo vuole rimanere se stesso e migliorare ulteriormente la propria condizione grazie al rapporto di coppia.
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4) LA DONNA UTILE.
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E’ la donna che sta dalla parte dell’uomo, che vive pressoché alla sua ombra, che si rende indispensabile, che gli cuce i calzini, che gli tiene lontani i bambini rompiscatole e favorisce la sua carriera.
Il tutto fino ad annullarsi e fino a quando lui non se ne trova un’altra.
>
5) USARE LA TESTA AL POSTO DEL CUORE CI RISPARMIA MOLTO DOLORE.
>
Esistono i matrimoni d’amore e quelli dettati invece da considerazioni razionali e una tale contrapposizione porta molte donne a credere che più un rapporto è irrazionale, maggiore sarà anche il suo valore intrinseco.
Per gli uomini invece l’amore è un fattore meno importante nella scelta della propria partner.
Lei deve essere carina, sportiva, avere magari anche una certa intelligenza…
Criteri poco romantici, che comunque gli uomini di solito ammettono apertamente.
Tuttavia le donne si rifiutano semplicemente di ascoltarli.
>
6) VIOLENZA PSICOLOGICA.
>
Gli uomini hanno cercato in tanti modi di impedire alle donne ogni forma di ascesa sociale, ma ormai i metodi usati in passato non funzionano più.
Leggi, divieti di carattere religioso, tradizioni, reddito, adesso tutto è cambiato a favore della donna.
L’unico strumento efficace con il quale l’uomo riesce ancora a creare una forma di dipendenza nella sua compagna è rappresentato dalle emozioni, dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti.
E l’uomo, oggetto numero uno di tutte le proiezioni della psiche femminile, ne approfitta.
La tecnica usata è questa: egli fa in modo che la donna concentri tutta se stessa su di lui.
Amici, famiglia, colleghi, lavoro, tutto quanto costituisce altrimenti la vita della donna, deve sparire come un’immagine in dissolvenza. L’uomo deve alternare momenti di tenerezza e comprensione a momenti di freddezza e indifferenza. Il suo scopo deve comunque essere quello di suscitare in lei emozioni molto forti e contemporaneamente accrescere la sua dipendenza psicologica. Non importa se queste emozioni nascono dalla paura, dalla delusione, dalla speranza, dalla stanchezza o da che altro sia. Questo è un vero e proprio lavaggio del cervello, di cui Shakespeare ci offre una versione classica nella “Bisbetica domata”.
>
7) IL RAGNO…
>
L’amore è talmente utile agli uomini da farci credere che siano stati loro ad inventarlo.
Essi tessono l’amore come un’insidiosa ragnatela fatta con fili di seta: poi si siedono e aspettano una mosca.
Che meraviglia, pensa la mosca quando vede la ragnatela che luccica al sole.
Il ragno invece non la pensa così, non si lascia catturare dalla rete che lui stesso ha teso.
Il ragno, mie care, il ragno sì che sa come va il mondo.
>
Jill Tweedie, In The Name of Love – New York 1979.
Bè, che dire, sono discorsi,
quello della tela del ragno,
che di solito ho sentito
attribuire alle donne….
Oggi lo attribuiscono agli
uomini.
In effetti io ho problemi di
relazione, e la cosa che mi
manca di più sono i sentimenti.
Quindi, come uomo, sono
colpevole perchè sentimentale?
In fondo il mondo non è poi
così cambiato come si crede.
Nella prima metà del XIX secolo
un grande sentimentale come
Giacomo Leopardi non trovò
mai una donna che lo amasse.
IL RAGNO…
L’amore è talmente utile agli uomini da farci credere che siano stati loro ad inventarlo.
Essi tessono l’amore come un’insidiosa ragnatela fatta con fili di seta: poi si siedono e aspettano una mosca.
Che meraviglia, pensa la mosca quando vede la ragnatela che luccica al sole.
Il ragno invece non la pensa così, non si lascia catturare dalla rete che lui stesso ha teso.
Il ragno, mie care, il ragno sì che sa come va il mondo.
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Ora ci attribuiscono pure le loro trappole:
http://24.media.tumblr.com/tumblr_l82apxXg8S1qc3atxo1_500.jpg
http://27.media.tumblr.com/tumblr_lg8bcv5WrS1qa70eyo1_500.jpg
Siamo degli sfigati misogini? E allora ogni tanto delle immagini di donne cattive cattivissime ci vogliono:-)
Saturno
In effetti io ho problemi di
relazione, e la cosa che mi
manca di più sono i sentimenti.
Quindi, come uomo, sono
colpevole perchè sentimentale?
In fondo il mondo non è poi
così cambiato come si crede.
Nella prima metà del XIX secolo
un grande sentimentale come
Giacomo Leopardi non trovò
mai una donna che lo amasse
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Certo, se non sei forte da fregartene dei loro giudizi, allora speri in un amore vero, ma non esiste. Te lo ha spiegato la tipa del ragno: lei forse si fa affascinare dalla ragnatela che brilla al sole, che mi fa pensare alla ricchezza che un uomo può offrire ad una donna; noi ci facciamo imbrigliare dal sesso (e sentimento): che le donne non possono offrirci più di tanto, (altrimenti non esisterebbero i fumetti e i film; anche gli alieni “non esistono” o non li possiamo incontrare e quindi il cinema e la fantascienza ce li offrono)
Sarà pure l’età, ed anche una presa di coscienza, ma utimamente vedo donne veramente minute fisicamente, sono davvero la nostra meta, ma perché tanta pena per queste piccine? Siamo vittima di un illusione che comincia dall’infanzia: quando due bambini di sesso opposto hanno poca differenza fisica. Ma anche questa differenza di mole fisica ci opprime, perché troveranno sempre chi le difende e le serve meglio di noi, e vorranno essere considerate importanti dagli uomini che dovranno abbassarsi alla loro piccola mole. La bella e la bestia: lei piccola delicata e gentile e lui grosso sgaziato e stupido (ma è tutto un inganno).
http://sasso.blogautore.repubblica.it/2012/01/23/la-signora-del-petrolio/?ref=HROBA-1
La signora del petrolio
>
Sarà Maria da Gracas Foster, 58 anni, tre matrimoni e un certo numero di figli, il nuovo Ceo del colosso brasiliano degli idrocarburi Petrobras. Ingegnere chimico, trentadue anni di carriera in azienda, la signora è la candidata sponsorizzata dal presidente Dilma Rousseff e prenderà il posto di Jose Sergio Gabrielli, che era voluto dall’ex presidente Lula.
E’ una di quelle notizie che lasciano a bocca aperta. Se perfino in Brasile, alla testa di uno dei settori più maschili che esistano e con responsabilità enormi per lo sviluppo del Paese, arriva una donna, vuol dire che noi dobbiamo davvero darci una mossa.
Ma è una notizia che ha anche un altro significato. Molto concreta, l’ingegner da Gracas Foster ha sempre detto di essere contraria alle quote rosa e che piuttosto il suo segreto è di non aver alcuna paura della responsabilità e dell’impegno sul lavoro. Ci è voluta però una donna presidente, perché lei diventasse l’amministratore delegato del colosso petrolifero. Perché è più facile che della capacità delle donne si accorgano le donne.
>
…
Questi, invece, sono due posts scritti altrove da una mia (nostra) vecchia conoscenza.
____________________
>>
Per quanto mi riguarda la “prova contraria” non potrà più arrivare per un motivo molto semplice: doveva arrivare all’inizio della storia, ora che il mondo in cui viviamo è stato creato -per quanto riguarda le invenzioni e il progresso scientifico- per la gran parte dagli uomini, e all’inizio della storia maschi e femmine sono partiti davvero da una situazione di “parità assoluta”, qualunque “impresa” femminile sarà comunque una rimasticazione della storia maschile… insomma, non rappresenterebbe comunque alcuna “prova contraria”. Ormai, a mondo “già fatto” (dagli uomini), è troppo tardi per le femmine dimostrare alcunché in questo campo. Studiano su libri scritti da uomini, su invenzioni e intuizioni geniali partorite da uomini, e in una società la cui “ossatura” a livello di progresso scientifico e filosofico e quasi totalmente opera maschile.
L’unico modo per le femmine di portare questa “prova contraria”, sarebbe se in seguito ad un olocausto nucleare la storia venisse “resettata”, e si ricominciasse da zero, dalle grotte e dalla clava. Quella fu la condizione iniziale di parità assoluta, che ha visto gli uomini prendere la leadership incontrastata nel campo dell’innovazione e della scoperta. Le femmine, a meno che non si verifichi un tale “reset” della storia, potranno tutt’al più riscoprire l’acqua calda, con l’imponente macchina della propaganda massmediatica che farà passare tale “scoperta” come qualcosa di “rivoluzionario” per rafforzare la fragile autostima femminile, che ha bisogno di costanti lusinghe e demenziali esaltazioni per non sbriciolarsi come un castello di sabbia.
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>>
Preciso questa mia frase: “qualunque “impresa” femminile sarà comunque una rimasticazione della storia maschile”.
Per “rimasticazione” intendo “scimmiottamento”: le femmine sono in grado di scimmiottare (generalmente male) gli uomini. Ma una cosa è la creazione geniale, un’altra l’imitazione. Chi inventa, ad esempio, un linguaggio, è il padre di questa creazione. Se poi questo linguaggio viene acquisito da un pappagallo, ciò non mette il colorato pennuto sullo stesso piano del creatore del linguaggio. Come ho già detto, ogni “prova” doveva arrivare all’inizio della storia, qualunque cosa che verrà in futuro, a “linguaggio” già creato, sarà solo uno scimmiottamento che non prova nulla.
ma allora si potrebbe dire che la cultura, la civiltà e il progresso sono stati creati dalla razza occidentale europea o caucasica, mentre le altre razze non fanno altro che scimmiottare i progressi già acquisiti, per non parlare del fatto che l’Africa sub-sahariana non ha mai dato contributi rilevanti al progresso umano.
però mi sembra di capire che se qualcuno fa dei riferimenti razzisti in questo spazio viene censurato o rampognato severamente, mentre chi ipotizza l’inferiorità intellettuale delle donne viene tollerato.
in pratica è tabù dire che i negri sono inferiori ma è lecito dirlo a proposito delle donne.
Erica, sei in malafede e ne sei consapevole (specie perché non è la prima volta che intervieni). Siamo entrati in argomento, proprio con te, diverse volte, in particolare sul tema diversità/inferiorità, due concetti completamente diversi ma che a te fa comodo leggere nella stessa maniera.
Abbiamo ribadito più volte che la linea politica, la strategia e l’orizzonte filosofico del Movimento si evince dagli articoli nel sito ma tu, noncurante, cosa fai? Aspetti al varco un commento nel blog (che poi è sempre quello di Sandro2, il quale naturalmente esprime le sue personali opinioni) e lo utilizzi strumentalmente contro noi tutti.
Tre cose.
La prima. Prova a frequentare un qualsiasi blog femminile o femminista e leggi i tanti e disparati commenti delle varie “blogger” sugli uomini o sul genere maschile nel suo complesso. Dopo di che fai un paragone rispetto al tasso di sessismo fra noi e loro. E non aggiungo altro..
La seconda. Sandro2 nel suo commento ha fatto una sua personale rilettura, estremamente sintetica (né poteva essere altrimenti trattandosi di un post) della storia dei generi. Si può essere d’accordo o meno con la sua interpretazione, ma questo è un altro discorso. Del resto, restando al suo post, le stesse femministe (anche se da un punto di vista opposto e contrario al suo) non mettono in dubbio che la Storia (quindi anche la scienza, le arti, ecc.) fino a pochi decenni fa sia stata esclusivamente Storia maschile. Il problema è ovviamente stabilire il perché di ciò.
Per quanto mi riguarda io credo che il femminile e il maschile si siano ampiamente compenetrati nel corso dei millenni e che il primo abbia avuto un fortissimo potere di condizionamento sul secondo (oggi ancor di più), anche se, da un certo punto di vista, questo è vero, è stato il genere maschile quello attivo, quello che ha “fatto la Storia”, quello che si è esposto in prima persona. Ma non credo affatto che ciò sia da attribuire ad una sua presunta“superiorità” (né ovviamente ad una altrettanto presunta “inferiorità” del genere femminile), né tanto meno alla condizione di oppressione tout court (interpretazione femminista) in cui le donne sarebbero state obbligate dagli uomini fin dalla notte dei tempi (questa semplificazione-riduzione interpretativa, ideologica e manichea, è poco più o poco meno che una favola per bambini).
Ritengo invece che ciò sia da individuare in quella divisione del lavoro, dei ruoli e delle funzioni, all’interno di processi evolutivi antropologici e sociali-culturali molto complessi (e anche traumatici e spesso violenti, sia chiaro, la storia dell’umanità non è stata e non è un giardino incantato per nessuno e per nessuna) , che hanno visto gli uomini e le donne posizionarsi per una serie di ragioni (ambientali, fisiche, antropologiche e in seguito sociali, culturali ecc.) in un determinato ambito dell’organizzazione sociale e del lavoro piuttosto che in un altro.
Ora il discorso si farebbe lunghissimo e non ho nessuna intenzione di farlo perché altrimenti dovrei scrivere un altro libro (ti suggerisco, a tal proposito, la lettura del libro “Questa metà della Terra”, di Rino Della Vecchia e del suo articolo dal titolo “L’emergere storico della QM”, sempre a sua firma nello spazio degli editoriali, e anche del nostro Manifesto, “il Movimento Beta”, a mia firma, sulla homepage del sito) …
La terza. Il fatto che aspetti al varco il commento “utile” per attaccarci dimostra che segui con una certa attenzione (sarebbe sciocco negarlo) il nostro dibattito. Perché? Questa è la domanda che dovresti porti, sempre laddove fossi in grado di essere intellettualmente onesta con te stessa (cosa di cui sarei felice).
Se ritieni che siamo solo dei sessisti misogini (malamente) camuffati da “progressisti”, perché tanta attenzione nei nostri riguardi? I conti non ti tornano? Il cerchio non si chiude? Qual è il problema?
Credo che se riuscissi a mettere da parte per qualche minuto il tuo ego che ti impone di fare il muro contro muro nei nostri confronti, forse potrebbero emergere degli aspetti interessanti. Pensaci, provaci, mettici un po’ di impegno. Lo stesso che metti nella (attenta, devo dire) lettura di questo blog.
Non sarà un semplice caso, o no?
Fabrizio
http://www.giornalettismo.com/archives/191699/il-maschio-e-causa-di-tutti-i-mali/
Il maschio è causa di tutti i mali?
Tommaso Caldarelli
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23 gennaio 2012
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Uno studio conferma che la libido maschile è la prima responsabile di guerre e violenze
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Lo studio del professor Mark van Vugt, noto psicologo evoluzionista della Vrije Universitat di Amsterdam e collaboratore ad Oxford, pubblicato sul Philosophical Transactions of the Royal Society B, riprende in mano il ruolo della libido maschile nei comportamenti sociali. Secondo lo studio, la tensione al sesso del maschio sarebbe la prima responsabile di tutti gli eventi violenti che la storia dell’umanità possa sperimentare, dalle guerre alle violenze urbane, agli scontri negli stadi. Tutto per alcune caratteristiche tipicamente maschili, geneticamente implementate per la difesa degli uomini primitivi ma, forse, attualmente non più necessarie.
L’UOMO, UNA SCIMMIA – Il Daily Telegraph le riassume: “Le attitudini tribali dell’uomo, pensate per aumentare le proprie possibilità di riproduzioni, sono simili ai comportamenti territoriali degli scimpanzé. Gli studi hanno esaminato inoltre le prove che suggeriscono come gli uomini abbiano un senso di gruppo ben maggiore delle donne, e che svilupperanno legami più stretti con le altre persone della loro comunità se sono in competizione con i rivali”. Come dicevamo, però, “le risposte ostili dell’uomo, più adatte a combattere le minacce esterne, potrebbero non essere più funzionali in tempi moderni e spesso sono controproducenti”, scrive lo scienziato. E’ una questione di mentalità, radicata forse e instancabilmente attaccata a quel che ci serviva per sopravvivere nelle grotte. “Una soluzione ai conflitti”, dice van Vugt, “rimane lontana. Una ragione potrebbe essere la difficoltà che abbiamo nel cambiare il nostro modo di pensare, evolutosi da migliaia di anni”
QUESTIONE DI ISTINTI – “La nostra mente è formata in modo tale da perpetrare i conflitti con gli estranei”: comportamenti, in sintesi, assolutamente scimmieschi. “Vediamo qualcosa di simile nei primati. I maschi pattugliano continuamente i confini del loro territorio. Se una donna da un altro gruppo si avvicina, potrebbe essere convinta ad emigrare nel gruppo; ma se un maschio si avventura troppo lontano, probabilmente sarà picchiato brutalmente e forse ucciso”, spiega lo psicologo. In sintesi: “L’istinto di violenza contro gli altri ha aiutati gli uomini primitivi a migliorare il loro status e ad avere più accesso ai partner, ma oggi questo può portare anche a guerre molto estese”; per contro, scrive lo studio, “le donne sono naturalmente equipaggiate con un atteggiamento disponibile ed amichevole, il che significa che sono in grado di risolvere i conflitti pacificamente per proteggere i bambini”.
…
erica
però mi sembra di capire che se qualcuno fa dei riferimenti razzisti in questo spazio viene censurato o rampognato severamente, mentre chi ipotizza l’inferiorità intellettuale delle donne viene tollerato.
in pratica è tabù dire che i negri sono inferiori ma è lecito dirlo a proposito delle donne
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Per me, se la donna è meno intelligente non sarebbe un problema; ma è l’invidia delle donne (femministe e non) che mi scoccia molto. Il confronto che cercate sempre per trovare qualcosa di superiore all’uomo, tutta la cavalleria e il servilismo maschile verso di voi, evidentemente molte donne e uomini non si accontano di come sono.
Ma perché vi ostinate sulla maggiore intelligenza? Certo fisicamente non siete più forti, allora si ricercano fesserie come le donne non puzzano, sono più belle…mentre l’intelligenza non essendo misurabile solo come dimensioni del cervello, volete essere più intelligenti. Alla fine siete voi che comandate e valete di più, discriminando il maschio. Quando a me di tutte le superiorità delle donne non frega niente. Va bene: facciamoci del male.
p.s. Il comportamento delle donne verso il maschio avvertito come superiore è proprio negargli il sesso.
Per concludere…
___________________
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NOI DONNE – Settembre 1989
>
L’AMORE SENZA POSSESSO DI “BA” E “BAPU”
di Mirella Converso
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Si chiamavano affettuosamente “Bapu” e “Ba”.
Noi li conosciamo semplicemente come il Mahatma Gandhi e la moglie Kasturbay. Si sposarono quando avevano 13 anni, secondo le regole del costume indiano. Fu un matrimonio combinato, come tutti a quei tempi, e si incontrarono la prima volta per la cerimonia nuziale. Vissero insieme per 62 anni. Ebbero quattro figli maschi: Harilal, Manilal, Ramdas e Devandas. Insieme diedero vita non solo a una famiglia, ma al pensiero della non violenza. Generalmente si crede che questa pratica, morale e politica, sia frutto solo dell’acume politico e della profondità morale del Mahatma Gandhi. Invece oggi in India si sta recuperando il ruolo chiave che ha avuto in tutto questo
l’umile moglie quasi analfabeta, Kasturbay. Il Mahatma nei suoi scritti riconobbe chiaramente che tutto fu costruito “insieme” perché insieme raggiunsero “il non possesso” dell’uno sull’altro che sta alla base della teoria della non violenza. “Non so descrivere le sensazioni profonde che provo per Ba. Mia moglie mi ispira come nessuna donna al mondo potrebbe… C’è tra di noi la condivisione interiore di un legame indissolubile” (Bapu). “Nessuna donna ha avuto la fortuna di avere un marito come Bapu. E’ per merito suo che io mi sono liberata e ho conquistato stima di me stessa e la stima del mondo” (Ba). E’ con la moglie che Gandhi cominciò a riflettere sulla condizione di semischiavitù storica della donna indiana. “L’uomo per generazioni ha dominato la donna e così questa si è creata un complesso di inferiorità. Ha creduto alla verità dell’interessato insegnamento dell’uomo secondo il quale essa gli è inferiore. Di tutti i mali di cui l’uomo si è reso responsabile, nessuno è così degradante, disgustoso e brutale come l’abuso da parte sua della metà migliore dell’umanità. Per me la donna non è il sesso debole, ma il più nobile. Senza di lei l’uomo non potrebbe essere. Se la non violenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è con la donna”. Dalla convinzione alla pratica:”Se soltanto le donne dimenticassero di appartenere al sesso debole, non ho dubbi che potrebbero opporsi alla guerra infinitamente meglio degli uomini. Dite voi cosa farebbero i vostri grandi generali e soldati, se le loro mogli, figlie e madri si rifiutassero di sanzionare la loro partecipazione a qualsiasi forma o tipo di militarismo. Le donne sono le naturali messaggere della non violenza se soltanto si rendono conto della loro elevata condizione”. Per Gandhi il futuro è donna: “Per attuare l’ideale di una incorrotta indipendenza in termini di massa servendo di esempio al mondo, le donne possono marciare in testa perché sono la personificazione della forza”.
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(Le citazioni sono tratte da: Mahatma Gandhi, Antiche come le montagne, Edizioni Comunità; e da: Ba and Bapu, Mukulbhai Kalarthi.)
http://www.nelvento.net/archivio/68/femm/operaie.htm
Sul movimento maschile
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<> è lo slogan che da anni il movimento maschile va gridando. Bisogno reale. Programma demistificato. Per gli uomini, al di fuori della fabbrica, della scuola, ecc. non esiste lo <> del tempo libero. Essi sono oggetti del nostro lavoro domestico. Essi sono compromessi contro di noi col Capitale perchè sfruttano il nostro lavoro domestico, la nostra vita per poter sopravvivere loro. Questa è la strettoia dove il Capitale li ha infognati. Ma non vederla come strettoia gli ha fatto concepire un programma riformista di lotta per la vita. Crisi nei rapporti, crisi nella sessualità, crisi di identità in sé stessi: sono lacerazioni che la lotta delle donne ha inflitto. Ma essi vogliono superare subito questa crisi, tagliando i tempi alla nostra lotta, esigendo subito una riforma del nostro rapporto con loro. Il giusto adeguamento nostro alle loro nuove esigenze, ai loro nuovi bisogni. Vogliono da noi un nuovo modo di lavorare. Ma la nostra lotta è rivoluzionaria, va in fondo alle cose! E’ tutta contro il lavoro, per la sua distruzione. La lotta delle donne: questo è il motore che ha stravolto completamente la vita capitalistica degli operai, dei proletari, degli studenti. Ma ne siamo orgogliose. La lotta delle donne contro il quotidiano lavoro domestico: vita come lavoro, sempre. Affetti come lavoro, sessualità come lavoro, sorrisi come lavoro, carezze come lavoro, toni di voce come lavoro, sogni addirittura faticosamente lavorati. La miseria del quotidiano ha avuto ancora un nome, una causa: il lavoro domestico. La vita come lavoro domestico dalle donne svolto, dagli uomini vissuto, preteso.
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Volete riappropriarvi della vita?
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Intanto, distruggete i padroni che sono in voi, distruggete le caratteristiche capitalistiche che sono in voi. Distruggetevi come nostri padroni. Distruggetevi come aspiratori inesauribili del nostro lavoro domestico. Non c’è altra via d’ uscita. Il risultato della nostra lotta, della distruzione del nostro quotidiano, della miseria del nostro quotidiano è spesso il deserto: deserto di sorrisi, di sguardi, di gesti, di parole, di attenzione, di affetto, di sentimenti, di amore, di tenerezza. Quando i fiori del giardino non profumano più, quando le foglie si rifiutano di sbocciare e gli uccelli di cantare, il padrone del giardino va in crisi. Ma è una crisi salutare. E’ la crisi del rapporto di potere. Ma il potere va distrutto non riformato. E allora? Compagni: state ad ascoltare le donne, guardate quello che fanno le donne, battete le mani e state contenti perchè la strada del piacere è stata finalmente battuta. Ma non accelerate i tempi altrimenti raccogliereste solo il frutto dei riformismo della vita. Ma è un frutto che puzza di morte.
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da <> – giugno/luglio ’76
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…
a Fabrizio: intervengo su queste tematiche perché mi interessano particolarmente, ma non è che aspetto al varco ogni tipo di commento di questo genere per intervenire!
il fatto è che tu parli di differenza tra diversità e inferiorità, e io continuo ad insistere che non abbiamo una mole di dati sufficiente per affermare che ci sono meno donne ingegneri perché sono naturalmente meno portate per la matematica o che non fanno i carpentieri perché meno propense per la manualità, cosa che alcuni dei forumisti invece danno per scontato pur non essendo questa la posizione ufficiale del movimento (ma è anche comprensibile che un visitatore occasionale possa equivocare su ciò).
ma a parte questo sei sicuro che saresti d’accordo a sostenere questa tua posizione in ogni caso? recentemente un’articolista di Der Spiegel ha scritto che gli italiani sono un po’ tutti come Schettino, cioè fanfaroni, caotici e indisciplinati. se venisse accusato di essere razzista lui potrebbe replicare dicendo che non si tratta di razzismo ma di diversità: i tedeschi sono laboriosi, disciplinati, efficienti, gli italiani sono simpatici e adatti a fare gli animatori in un villaggio turistico ma guai a dargli in mano il timone di una nave o altri incarichi di responsabilità, pasticcioni di natura come sono.
Non ho tempo per risponderti, Erica (a parte che l’ho fatto tante volte ma vedo che non riusciamo a capirci…), lo farò in modo più dettagliato domani stesso o nei prossimi giorni.
Per ora mi limito a constatare un fatto: la Camusso, leader del più grande sindacato italiano, e La Cancellieri, ministro degli Interni, possono serenamente dichiarare che le donne sono migliori degli uomini, nell’indifferenza generale e senza che nessuno gli dica “Ma vi rendete conto di quanto sia aberrante quello che state dicendo?”,mentre se un uomo sostiene un concetto a mio parere del tutto evidente, e cioè che uomini e donne sono diversi (concetto peraltro sbandierato da sempre dal femminismo della prima ora…) viene immediatamente messo sotto accusa per sessismo.
Ora sono io che mi rivolgo a te, Erica: non ritieni tutto ciò quanto meno contraddittorio?
Lascia perdere per un momento, le posizioni di uno o due “forumisti” di UB (vedo che batti sempre su questo tasto…) e prova a riflettere su quello che ti ho appena detto.
Fabrizio
Con l’articolo postato da Sandro 2 “I movimenti maschili”, siamo arrivati alla quintessenza del ridicolo. E’ davvero esilarante. Il ribellarsi femminile al lavoro domestico sarebbe ribellarsi al capitale e ai maschi che ne avrebbero usufruito. Lo sciopero delle pignatte come atto rivoluzionario supremo!
Ma è proprio questo che oggi il capitale chiede, esige, verso cui spinge con tutte le sue forze per il semplice fatto che non gli è funzionale.
Armando
1- Maschi bianchi e maschi neri sono geneticamente uguali, idem per le femmine, perciò ogni diversità va riferita alla storia, alla cultura, alle condizioni sociali, alle diverse mentalità (formae mentis) che maturano nei diversi contesti. FF e MM invece sono geneticamente diversi, ciò indica che hanno VOCAZIONI diverse. Il più e il meno possono essere sensatamente (e scientificamente) riferiti a caratteri particolari, attinenti alle due polarità, non al loro valore integrale, alla loro costituzione letta nella sua totalità. Questo lo fa il femminismo, degradando gli UU.
2- La tesi che sentiamo da 50 anni secondo cui le DD non hanno fatto quel che invece hanno fatto gli UU perché ne erano impedite è vera quando è vera ed anche quando è falsa.
Perciò è falsa sempre. Essa copre sia gli impedimenti reali=esterni (non ho fatto perché non ho potuto) sia il disinteresse o l’inadeguatezza (non ho fatto perché non mi interessava o perché non ho voluto pagare il prezzo di quel fare.) Quella tesi infatti sarà sostenuta anche tra 1000 anni, quando si verificherà ancora che in astronomia ci saranno ancora pochissime DD: perché una barriera di cristallo le tiene lontane. Così, se la causa fosse (come è), che ci sono VOCAZIONI diverse quella verrebbe negata eternamente mettendo in campo invisibili impedimenti e rovesciandola in accusa eterna contro gli UU.
La tesi non è falsificabile, perciò sembra sempre vera: quindi è falsa.
3- Quanto alle differenze (medie) di mentalità tra tedeschi e italiani le affermazioni dello Spiegel saranno anche strumentali, ma hanno un preciso fondamento. Le differenze ci sono, nel bene e nel male. Che gli italiani siano pressapochisti, refrattari al metodo, alla precisione, al rispetto delle regole (in tutti i settori) è banale. Lo confermano tutti i celebratori della “fantasia” italica e critici del grigiore teutonico. Infatti, una polarità contrasta con l’altra. Anzi, mi spingo oltre, dicendo che se i treni svizzeri-tedeschi sono puliti e in orario mentre quelli italiani sono sporchi e in ritardo, invece di offendersi perché gli altri ce lo fanno notare, sarebbe ora di fare come gli altri.
4- Quanto agli Schettini, mi pare che proprio ieri il portavoce dei Capitani di lungo Corso abbia detto che quello sciagurato è, in fondo, “uno di noi”.
Anziché liquidarlo come mela marcia, fanno corpo comune: c’è dunque da attendersi che al prossimo naufragio anche quel nuovo comandante lasci… coraggiosamente la tolda e si faccia cadere sulla scialuppa.
La mia opinione è questa: è ora che gli italiani la smettano di offendersi quando vengono pizzicati per i loro difetti: è ora che eliminino i difetti, anziché celebrarli. Quando la finiremo di inorgoglirci del nostro “furbismo” allora potremo offenderci. Fino ad allora sarà meglio tacere.
RDV
Sandro2:
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Per concludere…
NOI DONNE – Settembre 1989
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Faccio notare – perché si deve dare a Cesare quello che è di Cesare – di quale archivio cartaceo, elettronico e …neuronico disponga Sandro.
Un pozzo senza fondo.
RDV
Scusate l’ignoranza, ma nel 1976 quali movimenti maschili esistevano?!? Ma di che parlavano quelle femministe? Mi è sfuggito qualcosa?
X Erica
Al contrario di Sandro2 so molto poco di ormoni, cromosomi, geni, ecc, perciò non vado ad impelagarmi in certe questioni che non ho mai studiato a fondo, ma di certo ti posso dire che nella vita di tutti i giorni ascolto qualcosa di molto diverso da quello che sostieni tu.
Ad esempio, io non conosco neanche una donna che non sia straconvinta di avere una “marcia in più” di qualsiasi uomo; e al tempo stesso (tolti questi blog dove si tratta la QM) non conosco un uomo che ritenga di avere una marcia in più delle donne (forza fisica a parte). Tutti alla pecorina, sempre pronti a prenderlo in quel posto. Perciò non preoccuparti, che tanto sei circondata da autentici imbecilli, fossero anche manager d’altissimo livello, laureati con 110 e lode ma costantemente sottomessi al femminile.
@ erica: quale è il problema?
Marco:
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Scusate l’ignoranza, ma nel 1976 quali movimenti maschili esistevano?!?
>>
Nessuno, ovviamente.
Si tratta di una invenzione assoluta del primo femminismo con la quale si tenta di predefinire, a propria utilità, di predeterminare i contenuti di una presa di coscienza maschile che era di là da venire.
Si costruisce un racconto maschile prima degli UU e al posto di essi.
Si pre-occupa il territorio.
RDV
In realtà, Rino e Sandro2, la questione è ancora più grave di come voi l’avete interpretata.
Quel “sul movimento maschile” scritto in quel documento, non si riferisce al movimento maschile in quanto tale, come è il Momas oggi, per capirci (che ovviamente non esisteva) bensì al conflitto sociale e politico dell’epoca (siamo nel pieno degli anni ’70) e al movimento operaio e studentesco che ne era il protagonista, che secondo l’interpretazione femminista era comunque un movimento maschile, cioè egemonizzato dai maschi e dal maschile. E’ per questa ragione che alcune autorevolissime femministe, fra cui la ben nota Carla Lonzi, quella che invitava a “sputare su Hegel”, consideravano il conflitto di classe un “affare privato fra maschi”.
Di conseguenza anche i movimenti sociali e operai vennero di fatto considerati varianti subalterne del sistema dominante capitalistico, proprio in virtù del fatto che la problematica di genere era assente, e quindi anche all’interno di quegli stessi movimenti, le relazioni fra i generi vedevano un sostanziale predominio maschile e una subalternità femminile . E’ in quella fase che l’operaio e il proletario diventano gli “oppressori”, né più e né meno dei “padroni”. E’ quello il punto di svolta, il punto più “alto” del pensiero e della prassi femminista. Non a caso nasce proprio in quel periodo il femminismo della differenza, il più razzista e integralista (anche se ideologicamente collocato nella sinistra più estrema). La lotta di classe, per lo meno fino a quel momento (poi verrà “riabilitata” grazie all’entrata sulla scena delle donne…), viene ridotta ad un affare privato fra maschi, l’oppressore non è più o soltanto il ceto dominante (o se preferite, dal loro punto di vista, i soli maschi dominanti), ma l’intero genere maschile, compresi soprattutto i maschi della classi popolari e proletarie che hanno interiorizzato e fatto propri i valori, gli stili di vita e l’ideologia delle classi dominanti (il che è anche vero, da un certo di vista, ma in un altra direzione, e qui bisognerebbe aprire un discorso lunghissimo…). Ne consegue che il primo nemico da abbattere diventa il proprio uomo, marito, compagno, padre, fratello. Perché anche e soprattutto all’interno di queste relazioni si ripropongono i rapporti di forza fra dominanti e dominati (anzi, dominate) dove naturalmente i maschi sono sempre, comunque e dovunque i dominanti e le femmine sempre e comunque le dominate.
Come abbiamo detto tante volte, qualsiasi ideologia, per essere credibile, deve avere anche degli elementi di verità, deve poggiare su alcuni fatti concreti e verificabili (che vanno a confondersi con le menzogne e con un’interpretazione parziale della realtà). E’ innegabile che la società italiana di cinquant’anni fa fosse completamente diversa da quella odierna e che all’interno di questa fosse ancora presente una forte tradizione patriarcale (così come una altrettanto forte componente matriarcale, negata dal femminismo, naturalmente…). Così come è altrettanto vero che fino al primissimo dopoguerra erano gli uomini, in larga parte, che lavoravano e di conseguenza portavano il salario a casa. Ovviamente questa situazione è stata interpretata dal femminismo a senso unico, come ben sappiamo, con il marito “libero” perché economicamente indipendente e quindi “padrone” della propria vita e della propria famiglia, e la moglie ridotta al rango di “serva”. C’è da ridere se si pensa alla condizione di “indipendenza” economica di decine di milioni di operai, braccianti, minatori e quant’altro , “liberi” di essere sfruttati dieci o dodici ore al giorno in condizioni di lavoro terribili per un salario che era a malapena sufficiente per nutrire i propri figli, ma lasciamo perdere… (come ho detto in un video preferisco mille volte “fare la “moglie-serva” di King Kong piuttosto che trascorrere la mia vita da “uomo libero” in una miniera, in una cava di marmo o su una locomotiva a spalare carbone, come il mio bisnonno).
Questa la situazione che, in tutta la sua complessità, come abbiamo spiegato tante volte, è stata interpretata a senso unico.
Ma quel contesto, che ha generato anche quell’interpretazione (con le sue verità e le sue menzogne), è mutato radicalmente, profondamente, fino ad essere completamente altro rispetto a ciò che era. Non entro neanche nel merito perché dovrei ripetere concetti che abbiamo spiegato tante volte nei nostri articoli.
Ciò che è straordinario è che quell’interpretazione è rimasta immutata nel tempo, come se questo si fosse fermato, come se un passaggio epocale, quello dal ‘900 al Terzo Millennio, non fosse mai avvenuto, come se i processi di trasformazione del Capitalismo e della SIA (Società Industriale Avanzata), con tutto ciò che questi hanno comportato e comporteranno, non fossero mai accaduti. Il che rende il tutto anche grottesco. Ma è evidente che le ideologie sono per loro natura immutabili. Se non lo fossero non sarebbero neanche più tali e sarebbero destinate a perire.
Fabrizio
Fabrizio, come avrai notato ho soltanto segnalato quel documento (nonché tutti gli altri che sono all’interno di quel link) che conservo da parecchi anni, lasciando libera interpretazione di ciò, proprio perché so (e sapevo) che la questione è ben più grave.
Per esempio, chi mi conosce, sa che frasi simili alla tua:
“Ne consegue che il primo nemico da abbattere diventa il proprio uomo, marito, compagno, padre, fratello”,
è un “qualcosa” che io vado ripetendo da tempo; da ben prima che esistessero i movimenti maschili (e le associazioni dei padri separati).
Naturalmente, essendo il sottoscritto un “solitario battitore libero” da sempre, ufficialmente non esisto.
@Rino: a quanto pare l’articolo di Der Spiegel è stato male interpretato da Repubblica e l’intento non era denigratorio verso gli italiani.
ma rimane il punto che se qualcuno parlasse degli italiani(o di qualsiasi altra nazionalità) come un popolo incapace di disciplina e rigore per cause genetiche (e non culturali) sarebbe sempre una legittima sottolineatura di una diversità che non implica per forza razzismo perché diversità e inferiorità non sono la stessa cosa?
per quanto riguarda l’astonomia al femminile, di Margherite Hack ce ne sono poche per mancanza di stimoli, esattamente come ci sono poche donne chitarriste jazz o film-maker.
Erica, in tutta sincerità e senza nessuna polemica, credo che questa discussione rischi di diventare anche un po’ stucchevole. Ti abbiamo risposto in parecchi e a più riprese, fornendo argomentazioni a mio parere più che adeguate, e tuttavia non abbiamo fatto un passo in avanti che è uno. Non riusciamo ad uscire da questa impasse. Per te diversità è inferiorità. Punto. Abbiamo fatto di tutto per cercare di spiegarti le nostre ragioni, fino agli esempi più banali, ma ogni tentativo è stato vano e si infrange contro un muro che è impossibile da abbattere. Perché è il muro dell’ideologia che ti impedisce di aprire anche il più piccolo varco. Se solo lo aprissi, crollerebbero tutte le tue convinzioni. E quindi capisco questa resistenza; ci sono passato anche io e mi ci sono voluti anni e un duro lavoro con e su me stesso per accettare che la realtà è un’altra cosa rispetto all’ideologia.
La mia opinione (ma mi pare di avertelo già detto in un precedente post) è che questo incaponimento nel cercare di negare una realtà così elementare ed evidente come quella della oggettiva diversità fra i generi , derivi in effetti da un complesso di inferiorità che ha radici antiche con il quale molte donne, te compresa, non hanno ancora fatto i conti.
Vi auguro di farlo perché prima lo fate e meglio è per tutti e innanzitutto per voi stesse.
Ma questo è un tuo/vostro problema rispetto al quale noi, purtroppo, non possiamo fare oggettivamente nulla, se non quello che stiamo già facendo (che non è poco), e cioè dirvi le cose come secondo noi stanno. Non è difficile, Erica, basta fare come gli “antichi”, come si diceva una volta scherzando (ma correttamente). E’ sufficiente fermare la nostra mente per un attimo e dedicare qualche minuto all’osservazione della realtà e soprattutto, in questo caso, della natura, proprio come facevano i primissimi filosofi preclassici. Nell’arco di pochissimo tempo noi vedremo un cane che corre su un prato giocando con un bastone e una farfalla che si posa su un fiore. E non ci sarà necessità di particolari riflessioni per capire che sono entrambi meravigliosamente diversi.
Ma anche questo esempio ti è stato fatto più volte (proprio dal sottoscritto) e non ha sortito alcun effetto.
Forse è troppo presto. Il tempo ci dirà se ci saranno evoluzioni o cambiamenti in tal senso. Ora, se sei d’accordo, mi pare che il tema sia stato affrontato e sviscerato in modo esaustivo e, come ripeto, continuare a battere e ribattere all’infinito sullo stesso tasto non porterebbe a nulla.
Se hai altri argomenti da proporre, fallo pure tranquillamente. Così per lo meno diamo una mossa alla classifica, come si dice in gergo calcistico, e rendiamo più ricco e vivace il nostro dibattito…
Fabrizio
Davvero il genere femminile sembra nutrire oggi (o è da sempre?) un odio furibondo contro se stesso se ogni riferimento alla specifica diversità tra i generi scatena tanta angoscia e resistenza. Quella angoscia che fa chiedere allo Stato da una bioeticista inglese finanziamenti per lo sviluppo dell’utero artificiale: per lei la gravidanza è una malattia che i maschi invece non soffrono. Non solo: per la maggioranza delle donne il concepito nel proprio ventre è un grumo di cellule, un minaccioso invasore ; e per tante l’educazione alla vita di un figlio, la condanna ad una condizione di minorità. Lo spirito di accoglienza e la gentilezza, e la grazia femminile, giudicati risultanze di una calcolata e maligna educazione alla servitù. Da ultimo il proprio corpo e la sua bellezza, insufficienti: un errore originario della natura da rifare al meglio nelle sale di chirurgia estetica. La bellezza poi, se davvero presente, una condanna da rifiutare perchè impegnativa.
Amiche carissime, se non ci fosse il desiderio maschile, possente, autentico amore incarnato, che sarebbe di voi ai vostri occhi?
@Fabrizio: ma tu credi solo alle differenze congenite tra i due generi o anche tra popoli, etnie e razze diverse?
Erica, la tua è una domanda capziosa, e lo sai perfettamente. Non intendo tornare sull’argomento perché ti ho risposto più e più volte dedicandoti fin troppo tempo, mentre tu continui a rispondermi come un disco rotto, utilizzando lo stesso identico ritornello del razzismo ecc.…Non ha alcun senso proseguire.
Se hai altri temi da proporre, ne saremo tutti felici. Altrimenti per me la questione è chiusa. Se qualcun altro ha intenzione di perdere energie e tempo facesse pure, non ho nulla in contrario. Del resto la posizione ufficiale del Movimento è ben chiara nel merito e si evince in tanti e tanti articoli, nel Manifesto e nella Carta dei Principi.
Anche la pazienza ha un limite: il buon senso.
Fabrizio
p.s. peraltro nel merito specifico del tuo ultimo commento, ti ha già risposto Rino, ma tu non ci senti (non vuoi sentire…)
guarda che non ti sto accusando di razzismo.
ma tu dici che la storia dell’umanità è l’evidenza stessa di come le donne non abbiano determinate predisposizioni rispetto all’uomo.
ma allora se guardiamo alla storia dei popoli possiamo vedere che la Francia ha contribuito molto di più alla civiltà rispetto al Tagikistan. E cosa ne dobbiamo dedurre? che i francesi sono naturalmente predisposti a fare certe cose rispetto ai tagiki? o ci sono forse mille altre variabili da prendere in considerazione?
@erica
Vedo che le tue domende sono indirizzate sempre a Rino o a Fabrizio (?)
Per me le differenze tra razze e tra sessi sono anche psicologiche: fossi nato in Iran sarei stato molto diverso, anche se fossi stato adottato da una famiglia irachena ma figlio di italiani, avrei ricevuto un educazione islamica e vissuto tra condizioni climatiche e paesaggistiche diverse. Sarei stato diverso se adottato da una famiglia ricca o povera o da una famiglia violenta e una comprensiva e non solo…
Tra maschi e femmine che sono sessi diversi, la differente psicologia non è solo dovuta all’educazione-ambiente, ma anche a diversità psicofisiche.
Fabrizio
>>
p.s. peraltro nel merito specifico del tuo ultimo commento, ti ha già risposto Rino, ma tu non ci senti (non vuoi sentire…)
>>
Non vuole. Pur se in questo caso, non dovrebbe cambiare i suoi valori (resistenza comprensibile) ma riconoscere banalmente che qui non stiamo giocando a basket ma a pallavolo.
Non c’è verso: insiste che noi qui, a nostra insaputa, stiamo giocando a basket.
Vabbèh…
RDV
Bravo Leonardo, le cose sono così semplici e invece ce le complichiamo…ma guarda un pò…
ecco, Leonardo ha risposto direttamente alla mia domanda e adesso conosco la sua opinione.
Invece Fabrizio e Rino continuano a schivare la questione. Se pensate che voglia estorcervi opinioni controverse per poi andare in giro a parlare male di voi allora preciso che non ho nessun interesse nel farlo.
Mi ero ripromesso di non tornare sull’argomento ma Leonardo mi ha dato uno spunto interessante che forse, e dico forse, potrebbe esserci utile a sbrogliare la matassa una volta per tutte (ripeto il forse perché l’ideologia è una forza molto potente, dopo di che alzo veramente le braccia e mi arrendo…).
Il filosofo liberale Montesquieu (quello che ha inventato il principio della divisione dei poteri, per capirci…), nella sua celebre opera “L’Esprit de Lois (Lo Spirito delle Leggi)” scrisse un famosissimo capitolo sulla “teoria dei climi”. Il Montesquieu, che certo non era un teorico della supremazia della razza, spiega in quel capitolo (ricordo che fui interrogato proprio e anche su questo argomento durante l’esame di Storia delle dottrine politiche, dalla Prof. Anna Maria Battista, ormai da tempo deceduta) come le condizioni climatiche condizionino in modo determinante l’ economia, la cultura, l’organizzazione sociale, la religione, la vita stessa di un popolo e di una comunità.
E’ evidente – spiega il Nostro – come lo sviluppo industriale, per dirne una, non avrebbe mai potuto darsi in un contesto come quello centroafricano (solo per fare un esempio), con 90° di umidità e 45° all’ombra. Ciò vale naturalmente, come abbiamo detto, per tutte le altre attività umane. Riesce veramente difficile pensare ad un Dostoievskj in versione caraibica così come, viceversa, la musica afrocubana in versione siberiana…Non parliamo poi delle religioni. Proviamo solo per un attimo a pensare se il Calvinismo, con la sua concezione dei costumi che definire rigida è un eufemismo, avrebbe potuto nascere e svilupparsi a Cuba o a Santo Domingo…
Come al solito gli esempi potrebbero essere milioni…Naturalmente, come abbiamo spiegato mille volte (e il sottoscritto in particolare nell’articolo “Natura e cultura”) gli aspetti climatici, ambientali, antropologici, psicologici, culturali, sociali, economici, religiosi e quant’altro, si sono sviluppati e mescolate assieme al punto che è pressoché impossibile stabilire un prius.
Ora, se le differenze climatiche, come è ovvio, arrivano a condizionare in modo così potente la vita dei singoli individui e dei popoli fino a modificarla fortemente (così per lo meno abbiamo risposto alla solita obiezione sui neri subsahariani…), qualcuno dovrebbe ragionevolmente spiegarmi per quale ragione le diversità fisiche e genetiche (oggettive) fra i due generi non dovrebbero comportare anche una diversità nel modo di essere, di pensare, di relazionarsi all’altro, di esprimersi nel mondo e nella vita. Senza dimenticare ovviamente tutto il resto che abbiamo appena detto, cioè la cultura, l’economia, i fattori climatici, ambientali e via discorrendo (che naturalmente contribuiscono anch’essi in modo determinante a formare gli individui, maschi o femmine che siano).
Ora, sostenere che le popolazioni caraibiche sono molto più portate per la musica e il ballo (per tutte le ragioni che abbiamo detto…) rispetto a quelle nordeuropee, significa affermare che le prime sono “superiori” alle seconde e che queste ultime sono “inferiori” alle prime?
Viceversa, sostenere che le popolazioni centronordeuropee (ricordo che in alcuni di quei paesi vivono per circa nove mesi all’anno nel buio…) sono più portate (sempre per tutte le ragioni che abbiamo spiegato…) ad un certo tipo di introspezione religiosa rispetto a quelle latinoamericane, significa affermare che le seconde sono “inferiori” alle prime e viceversa le prime “superiori” alle seconde (sia detto, per inciso, magari potessi vivere ai Caraibi dove, condizioni socioeconomiche a parte, me ne sbatterei altamente le palle della speculazione filosofico-teologica, che invece, guarda caso, per lo meno per quanto riguarda quella filosofica, è in qualche modo parte della mia vita…) ?
Spero che questi esempi e soprattutto l’aver tirato in ballo un “classico” (sono sempre riluttante, come sapete, a tirar fuori a sproposito i “classici”…ci vuole veramente tanta cultura oppure tanta presunzione per farlo così spesso come avviene oggi…) possa esserci stato di aiuto per sciogliere questi piccoli nodi.
Dopo di ciò se qualcuno/a viene ancora a chiedermi se penso che in virtù della mia idea di diversità fra i generi, i neri dell’Africa subsahariana siano “inferiori” ai bianchi europei, lo/a mando direttamente in quel posto…
Fabrizio
“Invece Fabrizio e Rino continuano a schivare la questione. Se pensate che voglia estorcervi opinioni controverse per poi andare in giro a parlare male di voi allora preciso che non ho nessun interesse nel farlo”. (Erica)
Erica, anche volendo, non ce la faresti. Non essere presuntuosa, almeno questo…
Fabrizio
vabbè, ho capito. sei dello stesso parere di Leonardo. facciamo che non siamo d’accordo e amici come prima. ad ogni modo non mi sento inferiore, semplicemente sto dubitando della validità del ragionamento.
L’argomento è interessante.
Il latini americani sono il risultato di un miscuglio di razze e culture europee e africane (e i nativi). Il carnevale di Rio in Portogallo non avrebbe potuto nascere nei mesi più freddi.
In nord America dove l’immigrazione nord europea è stata più forte: Halloween, il formarsi di scrittori di racconti gotici come Washington Irving e Edgar Allan Poe, è stato possibile grazie ai climi freddi degli usa, ma anche nelle zone più assolate della California e i deserti dell’Arizona hanno potuto far nascere il mito del far west, con i bianchi cha si battono in duello sotto il sole, e guarda caso un italiano come Sergio Leone è stato un maestro nel genere…
Nell’antichità le grandi civiltà si sono formate intorno al mediterraneo, tra i quali i romani, i greci e gli egiziani prima di tutto, dove oggi c’è l’islam, un tempo maschi e femmine andavano in giro nudi, come almeno sui vede negli affreschi dei loro templi pagani…
Tutto dipende dall’adattamento delle specie e dal caso fortuito per la nascita di civiltà differenti.
Caro Leonardo, oggi ti vedo veramente in forma, mantieniti su questa linea…
Fabrizio Marchi
Caro Leonardo, oggi ti vedo veramente in forma, mantieniti su questa linea
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Con i climi e con le razze è facile; è con le donne che è difficile…
Poi erica non ci spiega neanche bene la sua posizione
Erica:
>>
…ad ogni modo non mi sento inferiore,
>>
E perché dovresti? Hai tutto il diritto di dubitare della validità dei ragionamenti di chiunque. Anzi ne abbiamo quasi il dovere, noi tutti. Perché questo problema?
Però non dire che io schivo le domande. Non schivo nulla, ma non ho energie per ripetermi né fantasia sufficiente per riarticolare i concetti.
Cmq Leonardo (in modo succinto) e Fabrizio (in formato A2) hanno riscritto quel che avevamo già detto.
Scrivo che diversità parziali non significano inferiorità (ad es. io sono inferiore a moltissimi in moltissime cose e sono inferiore alla media delle DD in un intero versante della vita) ma non per questo mi sento inferiore a chicchessia nel mio valore intrinseco e ontologico, e allo stesso modo giudico gli altri. Tu invece continui ad insistere che in fondo dietro ogni diversità parziale c’è, ci sarebbe, si intende che ci sia una inferiorità/superiorità tout court.
Nel XXI secolo non è più possibile dire queste cose.
L’era della valutazione sup/inf deve orami appartenere al passato, (anche se purtroppo perdura in vasti ambiti). Finirà del tutto quando finalmente si potranno criticare apertamente tutte le culture, tutte le etnie, tutte le religioni, le tradizioni, le storie senza paura di venir tacciati di pregiudizio razziale o etnico.
Chi ne è del tutto esente può permettersi di farlo già oggi, anche se si corre sempre il rischio di venir fraintesi non solo dai maligni (è ovvio) ma anche dagli ingenui in buona fede.
Quanto alle astronome (etc) invece di confermare l’uso della motivazione “sempre vera” e perciò sempre falsa (di cui parlavo) non sarebbe più facile dire: ci sono due polarità, due orientamenti, due gruppi di vocazioni con diverse attrattive su M o F. Chi è più orientato verso il mondo (le dinamiche umane) chi invece di più verso il cosmo (le dinamiche della materia). Se F è più “biologica” e M è più “fisico” perché bisogna sentirsi inferiori? Perché?
(In forma diversa – o uguale – ho espresso qs concetti centinaia di volte, e non solo io).
Sono esausto.
RDV
da qualche parte avevo letto anche una teoria in merito allo sviluppo delle religioni: quelle che prevedevano una sorta di cicli di reincarnazione continua pare si siano sviluppate in climi lussureggianti con ricca vegetazione. Quelle che prevedevano un’eternità in un’aldilà di benessere si sono sviluppate in climi aridi o aspri. In pratica pareva volesse dire, chi già viveva in una specie di paradiso terrestre auspicava un’eternità in loco, chi invece viveva in un purgatorio o in un inferno auspicava un’eternità in paradiso
E se pensiamo anche a come influiscono le religioni sulla cultura dei popoli. …
“In forma diversa – o uguale – ho espresso qs concetti centinaia di volte, e non solo io).
Sono esausto”. (Rino)
Speriamo almeno, caro Rino, che tutto questo dispendio di energie serva a qualcosa. Qualcuno diceva che se anche riesci a convincerne uno (a) puoi considerarti soddisfatto…
Ma mi sa tanto che non ce l’abbiamo fatta neanche a questo giro di giostra…:-)
Andiamo avanti…:-)
Fabrizio
L’Europa è un paese molto nordico in latitudine, ma essendo piccola e formata da un insieme di penisole dove si insidia la corrente marina calda che proviene dal golfo del Messico, ha un clima molto più mite rispetto al gran parte del nord America e Asia a pari latitudine. Quindi un clima favorevole. Alle latitudini di città come Oslo, Stoccolma e Pietroburgo (andando verso Est in Russia e Asia il clima diventa più continentale e freddo) in Canada vivono gli Eschimesi, che sono popolazioni nomadi della tundra.
La Cina è molto più a sud dell’Europa, considerando Pechino alle latitudini dell’Italia ed è una civiltà antica.
Il Giappone è un isola a latitudini più o meno pari all’Italia ed è investita da una corrente calda oceanica e malgrado i forti terremoti è un paese con una civiltà antica.
In nord America vivevano i Pellerossa che erano nomadi. Gli europei dopo aver raggiunto un certo grado di evoluzione sono riusciti a raggiungere l’America e conquistarla; trovando a pari latitudine del mediterraneo climi adatti (si dice che il New England abbia temperature simili alla Romania)
Non so, ma nelle zone temperate sono nate le civiltà stanziali più antiche.
fabrizio ,mi sono permesso di usare un tuo post come traino a questo
http://femdominismo.wordpress.com/2012/01/30/lipocrisia-femminista/
Rita:
>>
da qualche parte avevo letto anche una teoria in merito allo sviluppo delle religioni…
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Cos’è che non influisce su culture, atteggiamenti, sentimenti come possibilità, necessità, stimoli, forniti da ambienti, luoghi, collocazioni…
Ad es.: i popoli del mare tendono ad essere aperti, curiosi, avventurosi, innovatori etc. Quelli dell’entroterra riservati, chiusi, conservatori etc.
Il Texas non è la California né il New England.
I partiti modernisti, europeisti vincono in Istria e Dalmazia, i conservatori nazionalisti all’interno della Croazia. La Lega ha scarso successo a Venezia e Rovigo. Trionfa a ridosso delle Alpi e sulle Alpi. Barcellona e Bilbao si oppongono al centro della Spagna. Amburgo e Brema cedono al cosmopolitismo, la Baviera è conservatrice e tradizionalista. E via elencando.
Da oggi?
Da sempre. Sparta era interna e agricola. Atene esterna e commerciale.
E via ragionando.
… Lo spirito delle Leggi, certo.
Cioè dei costumi, delle mentalità, degli orientamenti psicologici. Del “sentimento del mondo”…
RDV
Erica, ieri la signora Concita De Gregorio alle Invasioni barbariche ha esplicitamente affermato che le donne sono meglio degli uomini. Perchè non vai a lamentarti con lei? Comunque oggi Lilli Gruber ha invitato nel suo studio, oltre alla già citata De Gregorio, anche la Fornero; poi a seguire Lella Costa presente da Lerner: sorvolo suoi contenuti sessisti dei loro disocrsi: altro che UB!
Vai tranquillo, Mauro, utilizza tutto il materiale che vuoi…
Fabrizio
A proposito della “superiorità” femminile…
Ogni giorno una vaginata, in cui “chi di dovere”, si impegna a più non posso per glorificare le femmine e “assodare” l’”inferiorità” maschile.
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http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201301710-ipp-rt10224-le_donne_parcheggiano_meglio_piu_lente_ma_piu_precise
(AGI) – Londra, 30 gen. – Contrordine: le donne parcheggiano meglio degli uomini. E la sentenza, che smonta un cliche’ fonte di innumerevoli battute sessiste, arriva da uno studio che e’ il piu’ completo mai realizzato sulle differenze di genere nel modo di guidare. Ebbene, magari impiegheranno piu’ tempo, ma e’ piu’ probabile che le donne lascino l’auto nel bel mezzo dello spazio lasciato vuoto e siano piu’ attente nel trovare un parcheggio, oltre ad essere precise nell’allinearsi prima di iniziare la manovra e anche piu’ diligenti nell’adottare il metodo degli istruttori. Gli uomini sono in generale piu’ sicuri di se’, ma raramente riposizionano l’auto una volta infilata nel parcheggio. Anche l’istruttore di guida che ha ideato l’esperimento, Neil Beeson si e’ detto “sorpreso”: “Nella mia esperienza gli uomini sono sempre stati coloro che apprendono meglio e di solito sono piu’ recettivi nelle lezioni. Tuttavia e’ possibile che le donne conservino meglio quel che imparano. I risultati sembrano anche sfatare la convinzione che gli uomini abbiano una migliore consapevolezza spaziale delle donne”. Per un mese e’ stato sguinzagliato un team di ricercatori che ha tenuto d’occhio l”opera’ di 2.500 persone (uomini e donne) in 700 parcheggi. Si e’ tenuto conto di ogni aspetto del metodo di parcheggio e per ognuno si e’ arrivati a un risultato finale che ha contribuito a formare il ‘coefficiente di parcheggio’ per ciascun sesso. Innanzitutto il team ha analizzato la capacita’ della persona di trovare uno spazio in cui infilarsi: i ricercatori hanno scoperto che l’impazienza spinge spesso gli uomini a guidare troppo velocemente ed essere cosi’ frettolosi; l’approccio piu’ lento delle donne le rende in grado, invece, di notare gli spazi e individuare prima quando c’e’ un’auto che se ne sta andando.
Piu’ di tre quarti delle donne, inoltre, sono risultate eccellere nella cosiddetta ‘posizione di pre-parcheggio’, il posizionamento cioe’ per entrare in uno spazio. Il 39 per cento delle donne ha eseguito in modo pulito la retromarcia negli spazi, rispetto al 28 per cento degli uomini osservati. Infine, gli uomini sono molto piu’ veloci nel parcheggiare, impiegando 16 secondi rispetto ai 21 necessari alle donne per completare la manovra; tuttavia il tempo aggiuntivo ha consentito al 52 per cento delle donne di piazzarsi proprio nel mezzo del parcheggio, rispetto al 25 per cento degli uomini. E’ vero, come qualcuno fa notare, che parcheggiare nel bel mezzo delle strisce puo’ non essere il criterio migliore di giudizio, soprattutto nel caso che chi ha parcheggiato prima abbia lasciato l’auto molto vicina alla linea di demarcazione. Ma tant’e', il risultato finale e’ stato che le donne hanno ottenuto un risultato finale di 13,4 punti su 20, gli uomini si sono fermati a 12,3. Dai dati risulta anche che, poiche’ ogni automobilista fa una media di circa 1.004 parcheggi nell’arco di una vita, le donne trascorrono 12 giorni nel parcheggiare rispetto ai 9 degli uomini. Il risultato della ricerca, divulgata dal Daily Telegraph, smantella non solo un luogo comune ma anche il risultato di precedenti studi: per esempio, i dati della Driving Standards Agency, l’anno scorso, rivelarono che migliaia di donne in piu’ degli uomini vengono bocciate perche’ falliscono l’esame proprio sul parcheggio; mentre i ricercatori della Ruhr University Bochum, in Germania, stabilirono che le donne impiegano in media 20 secondi in piu’ degli uomini per parcheggiare. (AGI) .
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P.S. Per inciso: in altre circostanze la velocità mentale è considerata segno di “superiorità intellettiva”.
In questo caso no; il fatto che gli uomini siano più rapidi delle donne a parcheggiare, “dimostra” l’esatto contrario.
Ergo, il mondo alla rovescia.
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(Vado a lavorare, che è meglio.)
@Erica:
http://www.libreriauniversitaria.it/questione-cervello-differenza-essenziale-uomini/libro/9788804526469
e un riassunto qui:
http://www.uomini3000.it/10449.htm
comunque un’altra cosa che mi è venuta in mente e che si ricollega un po’ al discorso di Cesare e un po’ al discorso di Fabrizio.
miopi intelligenti e miopi normali. Ma è sicuramente più facile (soprattutto in passato, oggi forse meno grazie agli ausili della tecnologia e alla possibilità di mettere lenti a contatto o di interventi sulla cornea) trovare normovedenti fra gli sportivi e miopi fra gli intellettuali.
L’handicap.
Io sono fortemente miope e, in passato, circolava pure la teoria che voleva i miopi più intelligenti della media. In realtà è altamente probabile che i miopi, avendo più difficoltà a vedere da lontano e quindi a muoversi in spazi aperti e di conseguenza a praticare attività sportive, tendessero di più a chiudersi in biblioteca o in casa a leggere o a fare giochi di riflessione e precisione. Di fatto ci sono miopi deficienti.
Adesso Erica mi potrà obiettare che il sentimento di inferiorità negli handicappati e nelle donne è colpa degli altri.. di chi li fa sentire inferiori.. bah, se ne puo’ discutere, mi pare che anche qui il discorso si faccia ampio. Entrano in gioco le sensibilità individuali e l’intelligenza. E non sempre sensibilità indica maggior intelligenza emotiva, molte volte indica maggior fragilità. E’ vero che da bambino ti chiamano quattr’occhi, ma dopo un po’ impari a difenderti e impari anche a valorizzare le tue diversità e a farle apprezzare (se sei, appunto, intelligente laddove s’intenda come intelligenza il modo di stare nel mondo trovando serenità, senza inseguire improbabili chimere che lasciano infelici e frustrano anche le persone che ti stanno intorno e ci tengono a te). Ora tu forse dici che in millenni e millenni le donne non sono riuscite a valorizzare le loro diversità e a farle apprezzare? Mah.. boh..
Ricordo una fiaba che lessi da bambina la “Fata Occhioni”. Si narrava di un’istitutrice fortemente miope che pur non riconoscendo la gente a mezzo metro di distanza e sbattendoci contro, vedeva l’infinitamente piccolo e ai suoi studenti narrava di feste danzanti di moscerini, libellule e zanzare, perchè lei era handicappata nel vedere a distanza ma vedeva l’infinitamente piccolo in dettagli che gli altri si perdevano. Scusate la divagazione oculistica. Ma tante volte le donne mi sembrano un po’ quel che dice Cesare: miopi che pretendono di vedere un passero lontano un miglio senza occhiali e s’arrabbiano con chi il passero lontano un miglio lo vede normalmente.
E torno a chiedere alle donne di oggi: ma come non accorgersi di questo fascino, di questo potere, di questo interesse, di questo desiderio e amore che suscitate per le catteristiche proprie che caratterizzano specificamente la femminilità. E perchè avete fatto la scelta storica di considerare il vostro principale handicap proprio la femminilità e la vostra chance vincente tutto quanto vi assimila al maschile? di cui poi in tantissime non dite altro che peste e corna.
Le donne al volante hanno il pregio di non dover fare le fanatiche (le mujer-donna, da macho-maschio in spagnolo) davanti agli uomini mostrando sprezzo del pericolo e premendo sull’acceratore o con manovre azzardate come fanno molti ragazzi.
Il difetto non di tutte è la prepotenza, il premere sul clacson e voler campo libero davanti…
Un ‘altra inculata all’uomo è per chi ha crisi di ansia e altri problemi a guidare, che naturalmente per le donne è un danno minore, quando si tratta di dover fequentare l’altro sesso.
Basta con i macho, viva le mujer
@Rita: Simon Baron Cohen? sarà mica imparentato con il comico Sasha Baron Cohen aka Borat per scrivere quelle cose? ahah!
vabbè, finché siamo d’accordo sulla parità di diritti e di opportunità allora è tutto ok.
Temporibus illis le donne erano costrette dai maschi oppressori a fornire loro pesanti consulenze. L’ ex tesoriere del partito della Margherita tra il gennaio del 2008 e l’agosto del 2011, effettuò 90 bonifici in uscita per un totale di 12 milioni 961 mila euro. Tutti con un identico beneficiario – la “T. T. T. srl.” – società di consulenza della moglie e una medesima causale: “Prestazioni di consulenza”. Poi finalmente i maschi fecero i conti con se stessi.
Vedi tutto qui: http://www.repubblica.it/politica/2012/01/31/news/lusi_margherita_sottrazione_fondi-29056231/?ref=HREC1-32
http://en.wikipedia.org/wiki/Simon_Baron-Cohen
va be.. vedo che stiamo già alla fase “mo’ti smontoillibrodileggiandol’autoremancosochièma combinazionec’hailcognomediuncomico”..
oh che simpatica digressione…