Siamo alla farsa, senza timore di esagerare. Non c’è altro modo per definire la manifestazione del 13 febbraio indetta per “difendere la dignità delle donne”.
Le ideologie (ho scritto ideologie, non filosofie), da sempre (tutte, nessuna esclusa, compresa naturalmente quella attualmente dominante del “capitalismo post-industriale globale e assoluto”), sono abilissime nel reinterpretare la realtà fino a deformarla completamente.
Quanto sta accadendo oggi con la vicenda che vede protagonista il capo del governo e il suo stuolo di escort/starlette/cubiste/puttane/aspiranti showgirl-attrici-modelle/aspiranti mantenute e in generale aspiranti a tutto, anche a uno scranno da parlamentare o da consigliera regionale, perché no, c’è addirittura chi fa la ministra e promulga leggi contro la prostituzione…(ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse seria…), ha tuttavia qualcosa di unico ed è la testimonianza che il femminismo ha una marcia in più, da questo punto di vista.
Le cronache di questi giorni hanno solo evidenziato la punta dell’iceberg di ciò che volgarmente viene definito un “puttanaio”, cioè un fenomeno di mercificazione sessuale di massa che dimostra, più di qualsiasi altro, la fondatezza della nostra analisi. Il paradigma è quello che conosciamo perfettamente: un maschio alpha che compra in contanti (potrebbe comprare in qualsiasi altro modo, come tanti altri “maschi dominanti”, ma evidentemente a lui piace così, la sostanza non cambia di una virgola…) , da una parte, e una schiera di donne che si vendono(non per necessità ma per libera scelta), dall’altra. Il tutto nella piena autonomia e consapevolezza da parte di tutte/i.
E qui scatta il busillis, direbbe un nostro carissimo e autorevolissimo amico. Non potendo ammettere la seconda parte del paradigma di cui sopra (la mercificazione sessuale diretta e indiretta come scelta autonoma e consapevole da parte di molte donne), evidente agli occhi di qualsiasi essere senziente, il femminismo (per lo meno la sua componente più “politica” e maggioritaria, quella che ha promosso la manifestazione del 13, poi ci soffermeremo sugli altri risvolti) e il “politically correct” sono costretti a negarla per affermare solo la prima: il maschio che compra. Che si tratti, come in questo caso, di un uomo come Berlusconi, da un punto di vista concettuale, non ha nessuna importanza; potrebbe valere per chiunque. Così facendo, il dogma è salvo (per chi non vuole vedere…): le donne sono sempre e comunque innocenti e senza alcuna responsabilità per ciò che accade.
Ma perché il femminismo e il “politically correct” sono costretti a negare ciò che è evidente? Perché se non lo facessero sarebbero costretti ad ammettere che anche le donne sono corresponsabili a pieno titolo del processo di mercificazione e auto mercificazione che le vede coinvolte e protagoniste. Ma ammettere questo significherebbe minare alle fondamenta l’ideologia femminista stessa che ha invece necessità di sollevare sempre e comunque le donne da ogni responsabilità, anche e soprattutto in frangenti di questo genere. “Se le donne si prostituiscono, in mille modi diversi, (chiarisco, per gli avvoltoi costantemente in agguato, che non stiamo parlando di quelle donne vittime del racket) – lo fanno perché costrette, sempre, comunque e dovunque”. Questo è il mantra ufficiale di una parte del femminismo. “Se non ci fosse il maschio che compra, non esisterebbe la femmina che si prostituisce (praticamente o concettualmente), e mai il contrario”. Qualcun altro, a parti invertite, potrebbe obiettare, in modo speculare, che se le donne non vendessero, gli uomini non comprerebbero. E il cane continuerebbe a mordersi la coda…Sappiamo bene che la realtà è estremamente più articolata e complessa di queste due vulgate…
Ma, come ripetiamo, il femminismo deve negare, per definizione, questo secondo aspetto ( così come il machismo più becero tende a negare il primo; e guarda caso, Berlusconi sostiene di non aver mai pagato una donna in tutta la sua vita…). Ammetterlo equivarrebbe a togliere un mattone fondamentale all’intera impalcatura ideologica che crollerebbe inevitabilmente in pezzi.
Naturalmente sarebbe a questo punto fondamentale approfondire l’analisi relativa al fenomeno della prostituzione, con tutte le sue implicazioni, sociali, psicologiche e culturali, sia per quanto riguarda le donne che gli uomini. Ma il tutto ci porterebbe lontano. Rimandiamo, nel merito, alla lettura dell’articolo pubblicato nello spazio degli editoriali dal titolo “Prostituzione: ideologie diverse ma stessa ipocrisia”.
E’ con questo modo di procedere che si è arrivati a quella che ho definito la farsa del 13 febbraio.
Ma non è finita. Perché c’è un’altra corrente femminista la quale, continuando a gridare ad alta voce , anche se non più sulle piazze ma nei salotti mediatici (hanno fatto carriera) che “L’utero è mio e lo gestisco io”, arriva di fatto a giustificare e a sostenere apertamente le “Olgettine” e la loro nutritissima schiera di consorelle. E siccome “l’utero è mio e lo gestisco io”, diventa automaticamente e conseguentemente del tutto normale che “lo venda a chi mi pare o a chi meglio credo”, senza per questo essere giudicata da chicchessia.
Personalmente, anche se ci è stato chiesto da sempre di non immischiarci in affari che non ci riguardano (“gli uomini si occupassero delle loro faccende che a quelle delle donne ci pensano le donne stesse”…), mi sento di avanzare l’ipotesi (voglio essere ottimista…) che l’intento del femminismo storico di matrice sessantottina non fosse propriamente quello di trasformare il vecchio ma altamente simbolico slogan “L’utero è mio e lo gestisco io” nel più prosaico “L’utero è mio e lo vendo a chi mi pare”. Sembrerebbe proprio che si sia invece andati in questa direzione. E certamente non solo per quanto accade ad Arcore…
Non sarebbe male (per le donne tutte, ma specialmente per quelle di “sinistra”) prendersi una pausa, mettersi intorno ad un tavolo ed iniziare una riflessione, possibilmente anche autocritica, della serie:”Ragazze, chi eravamo, cosa volevamo, chi siamo oggi e dove stiamo andando? Le cose sono andate nella direzione che auspicavamo oppure qualcosa non è andata per il giusto verso? Non abbiamo nessuna responsabilità per ciò che sta accadendo?” Parrebbe proprio di no, a giudicare dai contenuti e dalle parole d’ordine della manifestazione del 13…
Ma, come ripeto, non possiamo metter becco in ciò che non ci compete e non resta che attenerci ai fatti. I quali però,evidenti, nella loro oggettività, non possono essere sottaciuti. E allora, mi viene da pensare:”Se una donna è nel pieno diritto di gestire il proprio corpo come meglio crede (quindi anche di venderlo), in piena libertà, senza essere giudicata né tanto meno colpevolizzata, perché dovrebbe invece esserlo un uomo che decide di usufruire di quelle “prestazioni” che la donna gli offre dietro compenso, in virtù di quel diritto e di quella libertà che lei stessa rivendica?
Perché la donna che vende il proprio corpo deve poterlo fare senza essere colpevolizzata mentre l’uomo deve essere criminalizzato? Questo modo di ragionare è del tutto illogico. Se si ammette la libertà delle donne di poter vendere il proprio corpo (e si arriva addirittura a giustificarlo ideologicamente)non si capisce sulla base di quale logica quegli uomini che scelgono di comprarlo dovrebbero essere criminalizzati.
Delle due l’una. Non c’è scampo. In ambito filosofico questo modo di procedere verrebbe definito come “principio di identità e non contraddizione”. Mi pare che in questo caso (e in molti altri…) sia stato ampiamente sforato…
La cosa singolare (per coloro che non hanno familiarità con questi temi e con le alchimie sofistiche del femminismo…) è che queste due posizioni (la dignità calpestata delle donne da una parte, e la rivendicazione della libertà delle stesse donne dall’altra di gestirsi come meglio credono) sembrerebbero essere in contrasto fra loro. Se la logica ha un senso, o le “Olgettine” (in questo caso, ma è evidente che il paradigma può e deve essere esteso) sono delle vittime oppure sono delle donne libere e consapevoli che in piena coscienza, libertà e autonomia agiscono nel modo in cui agiscono.
Ma il nodo non si scioglie né tanto meno qualcuna si pone il problema di scioglierlo. D’altronde, chi glielo fa fare? Tanto più che nessuno, ma veramente nessuno (tranne noi pochi temerari), si azzarda a segnalare questa clamorosa e mastodontica contraddizione. D’altronde, una delle due “verità” può andar bene in un determinato frangente, e l’altra in un altro. A seconda delle necessità del caso.
E questa è la “grandezza” del femminismo”. Il “principio di identità e non contraddizione”, e quindi la logica, vanno a farsi benedire, con il massimo della disinvoltura possibile. “In fondo, non è forse anche la logica una creatura maschile, ad uso e consumo dei maschi?…E allora buttiamola nel cesso e tiriamo la catena…O meglio, pieghiamola ai nostri desiderata. E’ ammesso tutto e il contrario di tutto, purchè tornino i (nostri) conti”.
In chiusura, tutto ciò ci impone una riflessione che non possiamo procrastinare:quale metodo da adottare per il nostro lavoro?
E’ evidente,sulla base di quanto abbiamo appena spiegato, che la logica può servire prevalentemente a fini interni (al Movimento, intendo); uno strumento efficace per la comprensione e l’analisi della realtà. Ma è altrettanto evidente che quando ci rivolgiamo all’esterno, specialmente nel contatto con gli altri uomini, dobbiamo saper navigare in una dimensione, quella psicologica e culturale, che viaggia su canali e binari completamente altri rispetto a quelli che siamo normalmente abituati a percorrere. Dobbiamo attrezzarci in tal senso. E lì, nella “psicosfera” che si gioca la partita. Proprio lì, in quel luogo dove tutto e il contrario di tutto possono convivere senza apparenti contraddizioni. Dobbiamo imparare a portarle alla luce, certamente utilizzando la logica ma all’interno di una dimensione altra, dove la logica stessa è costantemente e sistematicamente negata e dove tutto può essere reinterpretato se non addirittura rovesciato nel suo contrario.
Proprio il modo in cui sono stati reinterpretati i fatti di questi giorni, ci pare confermi decisamente questa tesi.

206 Commenti
Perché se non lo facessero sarebbero costretti ad ammettere che anche le donne sono corresponsabili a pieno titolo del processo di mercificazione e auto mercificazione che le vede coinvolte e protagoniste. Ma ammettere questo significherebbe minare alle fondamenta l’ideologia femminista stessa che ha invece necessità di sollevare sempre e comunque le donne da ogni responsabilità,
“l’utero è mio e lo gestisco io”, diventa automaticamente e conseguentemente del tutto normale che “lo venda a chi mi pare o a chi meglio credo”, senza per questo essere giudicata da chicchessia.
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Praticamente le donne hanno il controllo totale su gli uomini, la usano per fare i soldi e in più criminalizzano chi la compra: quindi tengono gli uomini in uno stato di eccitamento continuo e disposti a tutto per avere un pò di sesso. Sembra fantascienza, preferisco Barbarella.
Da quando Berlusconi è comparso sulla scena politica si sono sprecate le manifestazioni di piazza contro la sua politica, la sua inidoneità a ricoprire i più importanti incarichi istituzionali per via dei suoi mille processi in corso, del conflitto d’interessi ecc.. Al di là dei risultati conseguiti in termini politici, ben pochi, perchè Berlusconi è andato rafforzandosi nel corso degli ultimi anni e ha dato anzi un’accelerata alla sua politica sostanzialmente reazionaria e anti-popolare, le ragioni di fondo delle proteste erano serie e fondate. Adesso il 13 febbraio ci troviamo di fronte a una manifestazione puramente ideologica, senza capo nè coda, perchè non si capisce su che cosa verta: Berlusconi è accusato di organizzare festini in cui partecipano giovani donne con cui poi si intrattiene sessualmente dietro compensi di varia natura; in questo modo Berlusconi esprimerebbe scarso rispetto nei confronti delle donne, di tutte le donne. Scrivi bene Fabrizio: siamo proprio alla farsa. Quando l’ideologia si sotituisce a un approccio laico, razionale, spassionato ai fatti, si produce la tragedia, come spesso è capitato nel corso del Novecento soprattutto, o la farsa, come per fortuna è in quest’ultimo caso. Sembra proprio di trovarci nella Ginevra amministrata da Giovanni Calvino, dove una festa era sufficiente per rischiare il patibolo. Ai giorni nostri non più il patibolo ma la gogna mediatica. La logica è oramai un optional, l’importante è lamentarsi, eternamente lamentarsi di tutto, perchè alla fine c’è sempre chi ti dà ragione. E in questo caso l’Unità è oramai diventata la parodia di un quotidiano, dal momento che porta avanti battaglie che sono puramente ideologiche e della peggiore ideologia. Il rischio è, purtroppo, di ritrovarsi ancora Berlusconi al governo per i prossimi anni, perchè iniziative come questa svuotano di valore la vera e seria critica al suo governo, riducendo tutto ad “anti-berlusconismo” puramente ideologico. Diverso il discorso se si fa riferimento al reato di prostituzione minorile e al favoreggiamento della prostituzione.Si tratta di reati e come tali devono essere perseguiti. Ma in questo caso bisogna attendere il responso dei giudici.
quella farsa di cui scrive Fabrizio porta a questi risultati
dal solito blog
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ALESSANDRO scrive:
8 febbraio 2011 alle 12:18
Buongiorno, mi chiamo Alessandro, ho 45 anni, ho avuto la “fortuna” di prendere l’influenza tra venerdì e domenica scorsa. La fortuna è stata rimanere a casa e grazie a Repubblica Tv poter seguire con passione tutta la manifestazione di LeG.
Ho ascoltato immutolito il Suo intervento, ne sono rimasto così colpito che … mi sono commosso, pensando oltre a me anche ai miei figli, e alla prospettiva svilente che si prospetta loro e che bisogna assolutamente correggere. La sensazione provata, una volta finito il suo discorso, è stata quella di chiedere SCUSA alle donne, qualsiasi donna, mia moglie, mia madre, le mie colleghe, le commesse del market, le ragazze che sul marciapiede cercano di sopravvivere… purtroppo c’ è motivo di sentirsi in colpa, soprattutto in questo periodo, per il solo fatto di appartenere al genere maschile. Spero che le sue parole abbiano suscitato queste sensazioni in tanti altri uomini.
Le dico inoltre GRAZIE, per la sferzata contenuta nel suo discorso e nel documento filmato “Il corpo delle donne”, che non conoscevo, e che ci fa vergognare (noi uomini!). Tanti complimenti e buon lavoro.
La saluto cordialmente.
Alessandro
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cosi sembra uno dei tanti post dei cosiddetti maschi pentiti però ,questo ha una curiosità in più
dal solito blog però un argomento diverso
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ALESSANDRO scrive:
8 febbraio 2011 alle 12:18
Buongiorno, mi chiamo Alessandro, ho 45 anni, ho avuto la “fortuna” di prendere l’influenza tra venerdì e domenica scorsa. La fortuna è stata rimanere a casa e grazie a Repubblica Tv poter seguire con passione tutta la manifestazione di LeG.
Ho ascoltato immutolito il Suo intervento, ne sono rimasto così colpito che … mi sono commosso, pensando oltre a me anche ai miei figli, e alla prospettiva svilente che si prospetta loro e che bisogna assolutamente correggere. La sensazione provata, una volta finito il suo discorso, è stata quella di chiedere SCUSA alle donne, qualsiasi donna, mia moglie, mia madre, le mie colleghe, le commesse del market, le ragazze che sul marciapiede cercano di sopravvivere… purtroppo c’ è motivo di sentirsi in colpa, soprattutto in questo periodo, per il solo fatto di appartenere al genere maschile. Spero che le sue parole abbiano suscitato queste sensazioni in tanti altri uomini.
Le dico inoltre GRAZIE, per la sferzata contenuta nel suo discorso e nel documento filmato “Il corpo delle donne”, che non conoscevo, e che ci fa vergognare (noi uomini!). Tanti complimenti e buon lavoro.
La saluto cordialmente.
Alessandro
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come si nota il post è praticamente identico ,questo mi fa sorgere alcuni dubbi
1- è uno sbaglio loro ,di chi controlla il blog (cosa alquanto strana)
2- è un troll (cosa ancora più strana)
3- essendo maligni si può sicuramente pensare che ,ci sono persone che inventano nick maschili ,con tanto di servilismo e pentimento ,per far vedere che il loro lavoro funziona ,solo che ,questa volta hanno mandato due volte lo stesso messaggio per errore ,
come si dice ??che a pensare male si fa peccato ,ma di solito ci si indovina
Sì, è una farsa.
E c’è molto di penoso nel patetico spettacolo che si va allestendo, il quale, per quel che posso fiutare attorno a me, si sta in parte rivoltando contro le organizzatrici e i loro obiettivi. Bene.
Troppo smaccata è la contraddizione, troppo artefatte le ragioni della “protesta” (“…che non è contro le DD”) …e che quindi è contro gli UU. Chi altri?
Molte delle contraddizioni sono state di nuovo richiamate da Fabrizio.
Si vendono perché “costrette” anzi no ” la vulva è mia e me la gestisco io”, va condannato l’acquisto, ma è legittima la vendita etc. etc.
Ed è giusto dire che, in fondo, è quasi del tutto vana – sull’esterno – la nostra opera di disossamento delle contraddizioni (=menzogne) di questa ideo-utopia delirante che chiamiamo femminismo.
Bisogna fare qualcos’altro.
Se avessi in mano la soluzione…
RDV
mauro recher
come si nota il post è praticamente identico ,questo mi fa sorgere alcuni dubbi
1- è uno sbaglio loro ,di chi controlla il blog (cosa alquanto strana)
2- è un troll (cosa ancora più strana)
3- essendo maligni si può sicuramente pensare che ,ci sono persone che inventano nick maschili ,con tanto di servilismo e pentimento ,per far vedere che il loro lavoro funziona ,solo che ,questa volta hanno mandato due volte lo stesso messaggio per errore ,
come si dice ??che a pensare male si fa peccato ,ma di solito ci si indovina
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La 1 da scartare, se ne sarebbero accorti prima.
La 2…non saprei, un troll di solito invaderebbe altri blog.
La 3 è la più probabile,insieme alla 4 ( aggiungo io : è veramente un lurido maschiopentito).
Stasera sono rimasto piuttosto sorpreso.
Ho sentito a rainews un’ intervista ad una deputata del PD (Paola Concia), che ha fatto un discorso, dal mio punto di vista, condivisibile.
L’ intervistatore le ha chiesto, in sostanza, come si concilia, dal suo punto di vista, la rivendicazione che il corpo delle donne è delle donne e lo gestiscono da sole, con la critica nei confronti di chi, in effetti, questo e null’ altro fa (le amichette di Berlusconi).
Lei ha ammesso in sostanza che è vero che in questi casi non si può parlare di sfruttamento, e che il tema proposto necessita di un’ ampia riflessione al riguardo da parte delle donne stesse.
Una sostanziale autocritica, insomma. Vedremo se avrà un seguito.
Poi ha aggiunto un’ altra cosa che condivido: che per lei, il problema, riguarda il rapporto che tutti, uomini e donne, hanno con il potere.
In pratica, ha detto che, un uomo che, l’ arrampicata sociale, la fa facendo il leccaculo dei potenti, non è che sia molto diverso da una donna che la fa aprendo le gambe.
Io sono d’ accordo con lei, gli esempi si sprecano.
In sostanza, ha dato ragione a me: occorre ristabilire il primato dell’ etica.
Rino
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Bisogna fare qualcos’altro.
Se avessi in mano la soluzione…
RDV
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http://www.apophis2036.it/
…
Sandro: Stasera sono rimasto piuttosto sorpreso.
Ho sentito a rainews un’ intervista ad una deputata del PD (Paola Concia), che ha fatto un discorso, dal mio punto di vista, condivisibile.
L’ intervistatore le ha chiesto, in sostanza, come si concilia, dal suo punto di vista, la rivendicazione che il corpo delle donne è delle donne e lo gestiscono da sole, con la critica nei confronti di chi, in effetti, questo e null’ altro fa (le amichette di Berlusconi).
Lei ha ammesso in sostanza che è vero che in questi casi non si può parlare di sfruttamento, e che il tema proposto necessita di un’ ampia riflessione al riguardo da parte delle donne stesse.
Una sostanziale autocritica, insomma. Vedremo se avrà un seguito.
Poi ha aggiunto un’ altra cosa che condivido: che per lei, il problema, riguarda il rapporto che tutti, uomini e donne, hanno con il potere.
In pratica, ha detto che, un uomo che, l’ arrampicata sociale, la fa facendo il leccaculo dei potenti, non è che sia molto diverso da una donna che la fa aprendo le gambe.
Io sono d’ accordo con lei, gli esempi si sprecano.
In sostanza, ha dato ragione a me: occorre ristabilire il primato dell’ etica.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sì, è sorprendente, perchè siamo sempre più disabituati a sentire ragionamenti che partano dalla testa e non dalla pancia. Condivido anch’io quanto detto dalla deputata.
Mauro Recher: come si nota il post è praticamente identico ,questo mi fa sorgere alcuni dubbi
1- è uno sbaglio loro ,di chi controlla il blog (cosa alquanto strana)
2- è un troll (cosa ancora più strana)
3- essendo maligni si può sicuramente pensare che ,ci sono persone che inventano nick maschili ,con tanto di servilismo e pentimento ,per far vedere che il loro lavoro funziona ,solo che ,questa volta hanno mandato due volte lo stesso messaggio per errore ,
come si dice ??che a pensare male si fa peccato ,ma di solito ci si indovina>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Anch’io propendo per la numero tre. Bisogna tenere in considerazione che quel blog e la proprietaria hanno goduto di un enorme spazio mediatico. E’ sotto i riflettori e, come si dice, “tutto fa brodo”. Se poi quell’intervento fosse davvero di un uomo, gli consiglierei di percorrere la sua città fustigandosi con la videocassetta del famoso “documentario” in segno di penitenza. Così, forse, incomincerebbe a espiare le sue colpe
“Sì, è sorprendente, perchè siamo sempre più disabituati a sentire ragionamenti che partano dalla testa e non dalla pancia”
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Guarda queste altre come si arrampicano sugli specchi:
http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_06/gamberale-donne-dibattito_0329b99a-322a-11e0-a054-00144f486ba6.shtml
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«Io alla manifestazione ci sarò, non occorre essere d’accordo al cento per cento per andarci. L’ho provato sulla mia pelle: le voci femminili, se sono isolate, non contano. La voce delle donne ha peso solo se ha dietro un sentire comune. Non stiamo facendo alta filosofia, stiamo parlando di un movimento di opinione che in questo momento va sostenuto perché è il solo modo che abbiamo per dire basta. La politica c’entra poco, questa è solo indignazione contro il degrado del Paese. Non è una manifestazione contro le donne di Arcore, al contrario: loro sono le prime vittime di questa cultura che vogliamo cambiare»
E ancora:
“Dall’altra parte c’è la forza massacrante della tv, ci sono i modelli delle donne bellissime, ricche, ammirate, desiderate, che fanno uso di un linguaggio della seduzione proposto dalla cultura di mercato che si propone come l’unica vincente. E le giovani più sprovvedute, meno preparate a difendere la propria autonomia, credono sinceramente che quella sia la sola possibile espressione della femminilità su questa terra”
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Un autentico capolavoro di paraculaggine: deresponsabilizzazione totale e vittimismo a oltranza.
Adesso le “amichette” di Berlusconi sono “vittime del modello culturale dominante”.
Non andranno lontano: la contraddizione è troppo evidente, stavolta non possono rigirare la frittata, devono farci i conti. Qualcuna lo ha capito, infatti cominciano i distinguo.
“Lei (Paola Concia) ha ammesso in sostanza che è vero che in questi casi non si può parlare di sfruttamento, e che il tema proposto necessita di un’ ampia riflessione al riguardo da parte delle donne stesse”.
Una sostanziale autocritica, insomma. Vedremo se avrà un seguito.
Poi ha aggiunto un’ altra cosa che condivido: che per lei, il problema, riguarda il rapporto che tutti, uomini e donne, hanno con il potere.
In pratica, ha detto che, un uomo che, l’ arrampicata sociale, la fa facendo il leccaculo dei potenti, non è che sia molto diverso da una donna che la fa aprendo le gambe”. (Sandro)
Ecco, aspettiamo il seguito, se ci sarà…Nel frattempo ci “godiamo” la manifestazione del 13 che con l’auspicata autocritica mi pare abbia ben poco a che fare…
Attenzione a non abbassare la guardia, ragazzi, cautela, calma e gesso, come si suol dire. E in ogni caso, nella migliore delle ipotesi, quello che potrà esserci sarà tutt’al più qualche minima ammissione, magari riconoscendo che in effetti qualche “mela marcia” c’è e ci sarà sempre.
Ma non facciamoci illusioni. Non ci sarà mai la volontà di rimettere in discussione il ruolo del “femminile” all’interno dell’attuale struttura. Io non ho seguito quella trasmissione ma non è un caso che la Concia abbia paragonato le donne che si smutandano (con annessi e connessi) agli uomini che si genuflettono per il potere e la carriera. Anche questa non è certo una novità, anzi, è il solito parallelismo giustificazionista, utilizzato da sempre dalle femministe (e non solo, più o meno da tutti, specie in ambito politico) e anche molto datato. Voi mi direte che è già qualcosa rispetto al nulla e che dobbiamo inserirci in ogni minima crepa dell’avversario; e avete ragione.
Però attenzione. Non scambiamo una posizione forse dettata da ragioni contingenti (è talmente evidente ciò che sta accadendo che non è possibile far finta di nulla o rovesciare completamente la frittata, senza che qualcuno mangi la foglia…) con un’apertura sostanziale.
In altre parole attenzione alle “furbate”, che il mondo (specie quello politico) è pieno zeppo di furbacchioni e furbacchione. E la Concia non mi pare si discosti di molto…E proprio le sue affermazioni lo confermano.
Non si può rispondere ad un argomento proponendo un altro argomento. Questa è una “furbata”. Se qualcuno mi dice (le mie idee non sono un mistero) che a Cuba c’è un contesto ancora largamente illiberale (purtroppo) e che nell’URSS non c’era democrazia e i dissidenti venivano internati negli ospedali psichiatrici (prima venivano fucilati), io non gli rispondo eludendo la questione e sostenendo che gli americani hanno buttato l’atomica su Hiroshima, hanno sostenuto gentaglia del calibro di Pinochet, Videla o Mubarak (e decine di altri boia a stipendio in tutti i continenti) e che da sempre bombardano, occupano senza chiedere il permesso e considerano il mondo come il loro giardino di casa. Gli rispondo nel merito, senza sottrarmi al tema che mi viene proposto, e soprattutto senza tirar fuori la bilancia dei morti e dei feriti.
Per quarant’anni si è parlato solo delle nefandezze maschili, vere e/o presunte, e nessuno si è MAI permesso, neanche minimamente di replicare:”Sì, è vero, però io credo che anche le donne…”. Sarebbe stato massacrato, nel vero senso della parola.
Per cui, iniziassero un bel percorso autocritico ( il che è assai improbabile…), e soprattutto autentico, relativamente al ruolo che hanno scelto di ricoprire e alle loro responsabilità in quanto genere. E poi ne riparliamo…Saremo noi per primi felici di riparlarne…
Fabrizio .
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A tal proposito consiglio la lettura dell’articolo di Polito sul Corriere di oggi.
http://www.corriere.it/editoriali/11_febbraio_08/polito-stili-di-vita-delle-donne_6304735e-335c-11e0-ae6d-00144f486ba6.shtml
Un’ altra paraculata degna di nota:
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Tra-dignita-e-scontro-tra-donne-femministe-divise-su-manifestazione-domenica_311659852779.html
“nessuno vuole giudicare le escort perché probabilmente queste ragazze scontano la mancanza di scelta nel nostro Paese, il peso della condizione di precariato e impossibilità di costruirsi un futuro. Sono cioè parte di un sistema che si serve di ricatti, perché sono ricattabili, ricattate e a loro volta ricattatrici. Soprattutto però – conclude – penso che il focus vada ricentrato non sulle giovani donne ma sugli uomini che le usano. Smettiamo di parlare delle donne e chiediamo agli uomini perbene dove sono finiti e come fanno a tacere di fronte a tutto questo”
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Qua bisogna ripubblicare il contenuto delle intercettazioni a intervalli regolari, altrimenti va a finire che queste, a forza di ripetere le loro stronzate, finiranno per farle percepire dalla gente come verità.
“non è un caso che la Concia abbia paragonato le donne che si smutandano (con annessi e connessi) agli uomini che si genuflettono per il potere e la carriera. Anche questa non è certo una novità, anzi, è il solito parallelismo giustificazionista, utilizzato da sempre dalle femministe”
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Questo ha un’ implicazione non da poco: se il problema è il rapporto col potere, il problema non è di genere, ma di classe.
Facciamoglielo notare
X Massimo
Polito e’ un altro che ha capito tutto… Anziche’ prendersela col femminismo e con le donne, ossia le VERE RESPONSABILI di tutto questo macello, se la prende col “machismo” e la “cultura porno”. Deprimente, non se ne puo’ veramente piu’ di questa massa di rammoliti, senza palle.
Ma allora, se veramente le femmine sono cosi’ deboli (ma non erano piu’ forti…?), cosi’ manovrabili, cosi’ irresponsabili, esattamente come dei minorenni, che venga tolto loro il voto.
Solo chi e’ maggiorenne e responsabile puo’ votare.
Certo è che, o innocentissime, è opportuno spiegate davvero bene com’è sta cosa del 13 febbraio perchè se la morale della manifestazione è che Eva è comunque innocente e solo Adamo colpevole perchè non doveva lasciarla sola col Serpente; e comunque, se dopo aver mangiato del frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, il giudizio non cambia per cui, di nuovo, solo Adamo è colpevole ed Eva è comunque innocente, allora d’accordo: “prima le donne e i bambini” va benissimo e per sempre. Però sia chiaro che al parco giochi d’ora in poi vi accompagnamo noi e naturalmente stiamo ben attenti a che cosa vi mettete in bocca.
Siamo in un periodo Orwelliano.. personalmente, per ovviare a tale situazione, auspico la presa di coscienza della società a tutti gli uomini di buona volontà.. non negando loro qualche suggerimento.. ovvero non sposarsi, a meno di non avere i necessari fondi per un sempre piu’ probabile divorsio, convivere solo se questo non sia paragonabile nei doveri legali al matrimonio.. fare figli solo se certi di poterli mantenere.. anche se in una società misandrica come la nostra, che mira alla distruzione della figura paterna, farli è paragonabile ad un fatto “criminale” ed egoistico.. opterei per l’emigrare se proprio volessi averne.. dandogli una nazione che li possa accogliere al meglio.. l’italia ormai è in putrescenza.. e l’odore del sangue marcio è alla portata di tutti..
Patetiche e capricciose come delle bambinette di otto anni.
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http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12099:lettera-in-risposta-allarticolo-di-antonio-polito&catid=43&Itemid=84
> LETTERA AL CORRIERE IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO DI ANTONIO POLITO
di Barbara Mapelli
Gent. Direttore, innanzitutto un riconoscimento al Corriere per la scelta di pubblicare e dedicare spazio al dibattito tra le donne a proposito dell’ ormai famoso appello e partecipazione o meno alla manifestazione del 13 febbraio.Tanto dpiù quindi dispiace oggi trovare un articolo di Antonio Polito che è ben al di sotto (e al di fuori) del dibattito avviato – e non solo tra donne. Credo bastino poche righe per commentare quanto scrive. Poche righe su due punti. Antonio Polito parla di donne e di prostituzione, svolge osservazioni piuttosto banali e dimentica, soprattutto, di citare gli uomini.
Ma non ci sono anche gli uomini da prendere in considerazione in questo discorso? da parte sua solo un vago accenno a Berlusconi, con un quasi benevolo appellativo di ‘satiro’.
Ignora l’articolista chi siano i clienti, i pagatori, gli organizzatori, da sempre, di ogni forma di prosituzione?
E ignora, d’altra parte, che esiste anche in Italia un movimento di uomini (rete Maschileplurale) che si interroga su questi temi, senza concessioni a moralismi e/o ammiccamenti?
E a proposito di moralismi il secondo punto: il movimento delle donne risorge (improvvisamente) su questo tema e, subito, si lacera. Ignora l’articolista che il Movimento c’è e c’è sempre stato, in forme, pensieri e pratiche che forse corrono su canali che non lo raggiungono e che in questa come in altre occasioni (e la differenza è che in questa ci viene data visibilità per motivi abbastanza ovvi) le donne hanno avviato dibattiti e confronti, al loro interno e verso l’esterno nei quali non si sono /non ci siamo lacerate bensì confrontate con un pensiero e delle riflessioni che tentano di non eludere la complessità di fenomeni che riguardano il persistere e il mutare allo stesso tempo di problematiche relative a vecchie e nuove forme di relazione tra i due sessi.
Ma questo appartiene a quanto appunto da qualche tempo si può anche leggere sul Corriere in interventi articolati di alcune donne, rispettose le une delle altre, anche se di diverse opinioni. Nessun giudizio tranciante alla Polito, tipico di chi parla di ciò di cui non sa nulla.
Daniele
Ma allora, se veramente le femmine sono cosi’ deboli (ma non erano piu’ forti…?), cosi’ manovrabili, cosi’ irresponsabili, esattamente come dei minorenni, che venga tolto loro il voto.
Solo chi e’ maggiorenne e responsabile puo’ votare.
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Leggiti sto commento a quell’articolo di polito
“Volete dare un vero schiaffo a Berlusconi? . Cominciate proprio voi donne a spegnere i televisori ed a non guardare i canali Mediaset. E’ una dimostrazione di intelligenza, di vera cultura, di buon gusto e farebbe molto più male di 4 giorni di manifestazioni in piazza.”
Però guarda caso nessuno lo fa. Le due motivazioni più logiche sono 1) o non hanno niente di meglio da fare che vedersi la televisione 2) oppure piace veramente la “situazione” . In tal caso però le lamentele non hanno senso.
Mi chiedo allora cosa accadrebbe in Italia se, come nella maggior parte dei Paesi civili, vedasi Germania, Austria e Olanda, la prostituzione venisse legalizzata e trattata alla stregua di qualsiasi altra attività lavorativa. Forse una manifestazione di piazza al giorno per difendere la dignità femminile calpestata da questa barbarie? La realtà è che da donne che gridano allo scandalo per una minigonna in tv c’è da aspettarsi ben poco. Esprimono misandria da tutti i pori e utilizzano oramai il vittimismo come potentissima arma politica ( da sottolineare come ritorni nelle loro dichiarazioni il sempiterno tema della scarsa rappresentività femminili nei posti di potere). Altro che dignità delle donne! Qui è la dignità degli uomini in gioco, visto che basta pagare una donna, per essere giudicati, da queste, dei mascalzoni. Dovrebbero essere gli uomini a indignarsi e a dire “Basta!”, e soprattutto gli uomini comuni, visto che quelli di potere, vedi Polito, si schierano, ovviamente, laddove è più comodo collocarsi, addirittura, nel caso di quest’ultimo, riabilitando la morale sessuale cattolica come la risposta al degrado imperante. Di conseguenza, uomini comuni, prima di fare sesso, informatevi sempre se quello che state per fare non offende la dignità di qualche signorina del Bel Paese. Solo allora potrete procedere.
Daniele: Polito…..se la prende col “machismo” e la “cultura porno”
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Cioè, con il servilismo (machismo) e la masturbazione (cultura porno)
E’ difficile per gli uomini passare per vittime, gli piace recitare la parte dei forti, degli oppressori; non vogliono riconoscere il lato negativo delle donne, la loro vera forza. Sono dei veri devoti, fanno di necessità virtù.
1) Chi ha una minima infarinatura di marketing sa che domanda e offerta si intrecciano alimentandosi a vicenda, per cui la questione della responsabilità maschile o femminile è del tutto insensata. La prostituzione esiste perchè i maschi la cercano e perchè le femmine si offrono. Punto e basta. Poi, certo, sarebbe da discutere se è giusta, morale, etica etc. etc. ma a partire da questo punto fermo e inattaccabile. Io, ad esempio, penso che la questione sia assai più complessa di come la si vuol fare apparire e che dietro l’uomo che compra e la donna che vende ci sia anche altro, ma non è questa la sede per discuterne. Il resto è menzogna e ipocrisia.
2) E’ menzogna e ipocrisia anche non sottolineare mai, dico mai, che se esiste una dignità femminile offesa perchè il loro corpo è reso oggetto e strumento, altrettanto vale per il corpo maschile strumento di guadagno per quelle donne che si concedono solo per denaro o altre simili prebende. Anche quì siamo alla pari, quantomeno.
3) Un recente manifesto delle donne di RC recitava “L’unica legge è il desiderio”. Visto come pensano quel manifesto è monco. Avrebbe dovuto essere “L’unica legge è il desiderio…femminile”. Quello maschile di avere un rapporto sessuale non conta per loro, anzi è indice di maschilismo esattamente come lo era l’imposizione di costumi morigerati di un tempo.
ha ragione Fabrizio. La logica non sta di casa da quelle parti. Ma a forza di portare argomenti che il semplice buon senso capisce subito essere di non senso, finiranno per affogare nelle loro stesse contraddizioni, naturalmente purchè ci sia qualcuno che non sta al giochetto e glielo scoperchi.
Leonardo:E’ difficile per gli uomini passare per vittime, gli piace recitare la parte dei forti, degli oppressori; non vogliono riconoscere il lato negativo delle donne, la loro vera forza. Sono dei veri devoti, >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
In poche righe hai sintetizzato tutto, in riferimento al comportamento “incomprensibile” di certi uomini. Nella vita però ci sono anche i momenti in cui si deve smettere di recitare, in cui bisogna tirar fuori un pò di dignità, altrimenti si è solo dei paraculo. Poi c’è anche la schiera di coloro che, facendo penitenza di fronte a chi pensa solo in termini di tornaconto di genere, sono convinti di essere più avanti. Questi ultimi sono tanto ridicoli quanto da compatire, perchè, “poverini”, non si sono evoluti.
Il sesso di scambio chi l’ha inventato e lo può praticare in piena libertà se non chi era ed è in possesso esclusivo del valore d’uso richiesto? Possono pertanto far la cortesia di diventare adulte e guardarsi come sono e cosa fanno seppur in mille diverse forme e da sempre e in tutte le età? e mettersi il cuore in pace che il giudizio su un dato di realtà come la sessualità femminile non ha senso se non per attribuirsi una verginità morale e fisica inesistente e del resto non richiesta dai maschi. Facciano la cortesia di non immaginarsi masse di sante Marie Goretti che non lo sono e non ce n’è nemmeno bisogno. E dopo aver impiccato a suo tempo i maschi perchè “le reprimevono sessualmente” non li impicchino oggi perchè oltre ad accettarne la più totale libertà sessuale le riempiono comunque e sempre, prostitute o meno, di soldi, di regali, di privilegi e di attenzioni. Benissimo mignotte ma non mignotte pentite, e bigotte. E per Giove, ci dicano grazie!
@ Damien
ovvero non sposarsi, a meno di non avere i necessari fondi per un sempre piu’ probabile divorsio, convivere solo se questo non sia paragonabile nei doveri legali al matrimonio.. fare figli solo se certi di poterli mantenere..
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Meglio tagliare la testa al toro, evitando sia di sposarsi, sia di convivere, sia di avere dei figli con qualsiasi donna, italiana o straniera che sia. Solo sesso (se capita); sennò ci sono le prostitute rumene, giovani e fiche.
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http://www.corriere.it/italians/11_Febbraio_06/Casalinghe-lavoro-e-contributo-sottovalutato_2a15a9c6-3138-11e0-90b6-00144f02aabc.shtml
Casalinghe: lavoro e contributo sottovalutato
Caro Severgnini,
Sebbene io sia sostanzialmente d’accordo con la possibilità di introdurre una sorta di diritto di voto differenziato (Fabrizio Astolfi, http://bit.ly/esLqTo), mi sorprende sempre vedere quanto sia sottovalutato il «lavoro» e il contributo delle casalinghe. La scelta del paragonarsi alla casalinga non è frutto del caso, ma del fatto che spesso non si consideri per nulla quello che le casalinghe fanno nel nostro Paese. È vero molte casalinghe non sanno cosa sia il Pil, ma il valore della loro produzione, che non viene considerata mai dai noi saggi laureati, è pari a quasi il 25% del Pil. Il valore della ricchezza prodotta in casa nel nostro Paese è superiore a quella di qualunque altro Paese (Alesina-Ichino).
Non sapranno contare quanto è aumentato il debito pubblico, ma sanno benissimo quanto spendono in carta igienica per la scuola, quanto tempo perdono a cercare il materiale per i laboratori dei propri figli, quante ore devono dedicare ad accompagnare i genitori anziani alle visite, quanto sia faticoso arrivare a fine mese garantendo un’alimentazione con frutta e verdura alla famiglia. La tanto disprezzata casalinga è la base del welfare del nostro Paese. Lei sa che cosa vuol dire che riducano il tempo pieno, che tolgano le mense scolastiche, che facciano uscire l’anziano operato dopo due giorni per risparmiare.
Non sono molto convinta che dare meno peso al loro voto farebbe bene all’Italia, mentre sono pronta a scommettere che, se partecipassero maggiormente alla vita politica e decisionale del nostro Paese, le cose andrebbero molto meglio. Scusate lo sfogo e per chi volesse saperlo non sono una casalinga a tempo pieno, ma una di quelle che ha anche una famiglia e secondo i dati Istat si smazza il 76% del lavoro familiare e lavora in media più due ore in più a settimana del suo partner.
Elena Sisti, elena_sisti@hotmail.com
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Scusate lo sfogo e per chi volesse saperlo non sono una casalinga a tempo pieno, ma una di quelle che ha anche una famiglia e secondo i dati Istat si smazza il 76% del lavoro familiare e lavora in media più due ore in più a settimana del suo partner.
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Non c’è occasione in cui queste donne non rinfaccino qualcosa ai loro partner e agli uomini in genere.
Meglio starsene da soli.
“Bisogna fare qualcos’altro.
Se avessi in mano la soluzione…”
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Per trovare la soluzione di un problema occorre inquadrare correttamente la natura del problema.
Nel nostro caso si tratta di un problema politico: non abbiamo rappresentanza.
Se il problema è politico, la soluzione non può che essere politica: occorre trovare la rappresentanza, se necessario creandosela.
Ci vuole il sindacato degli uomini: le donne, col femminismo, ce l’ hanno già, e si sono infilate dappertutto, hanno occupato tutti gli spazi e danno la linea grazie al sodalizio col sistema.
Un movimento maschile in politica potrebbe fare la differenza: oltretutto, sarebbe un modo per portare la questione maschile all’ attenzione dei più.
Se non si fa lobby a livello politico, in Italia, non si va da nessuna parte, e un movimento maschile di sinistra, nel medio termine, potrebbe contare su di un bacino di consenso potenziale vastissimo, soprattutto tra le giovani generazioni, ovvero quelle più penalizzate dalla cultura antimaschile.
Un movimento di sinistra al maschile avrebbe lo stesso effetto di una carica dirompente: il voto è segreto, dunque, questo darebbe il la a tutta l’ incazzatura repressa degli uomini beta, non dovendo temere ritorsioni a livello individuale da parte del potere.
Inoltre, metterebbe la sinistra nella condizione di non poter più campare di rendita ricattando l’ elettorato maschile.
Sarebbe un’ autentica rivoluzione. L’ unica possibile.
Avrei pure il simbolo:
http://2.bp.blogspot.com/_0YO3L-vJaF0/Skya7cIaFTI/AAAAAAAABQs/MPUoTAhjD9A/s1600-h/divieto_donne.bmp
“Un movimento di sinistra al maschile avrebbe lo stesso effetto di una carica dirompente”. Un movimento maschile di sinistra, nel medio termine, potrebbe contare su di un bacino di consenso potenziale vastissimo, soprattutto tra le giovani generazioni, ovvero quelle più penalizzate dalla cultura antimaschile. (Sandro)
E’ proprio questa convinzione che mi ha spinto a dare vita a Uomini Beta. Sono assolutamente certo che sia questa la chiave di volta, la leva, il grimaldello che può scardinare il meccanismo, far esplodere le contraddizioni. Tuttavia, al momento, tutto ciò è solo in fieri. Naturalmente ciò non significa che la situazione non possa mutare. Questa è la potenza, la drammaticità ma anche la bellezza della Storia. Tutto può rimanere silente per secoli e poi, così, senza preavviso, un colpo di acceleratore improvviso, come un fiammifero gettato in una polveriera o in un deposito di carburante. E tutto cambia in un attimo. Sono convinto che questo accadrà anche per la QM, ma non so dire come e quando.
In ogni caso, il tuo invito e il tuo auspicio, per quanto mi riguarda, non cade certo nel vuoto. E’ proprio a questo che sto lavorando: alla creazione di un Movimento Maschile di Sinistra. Questo è l’obiettivo strategico per cui è nato Uomini Beta.
Procediamo quindi per gradi. Il primo passo è un incontro dal vivo. Uscire dalla dimensione virtuale e passare a quella reale. Anche se fossimo in cinque non cambierebbe la sostanza. Come già ho avuto modo di dire, il problema oggi non è tanto il numero quanto il significato altamente simbolico (innanzi tutto per noi stessi) che assumerebbe una iniziativa del genere. Solo da quel momento in poi potremmo considerarci un movimento reale a pieno titolo, fatto di uomini in carne ed ossa, portatori di un’idea e di un progetto. .
Per quanto mi riguarda possiamo cominciare a ragionare fin d’ora sull’ organizzazione di un incontro. E successivamente a dar vita ad una associazione.
Ragioniamoci. Ciascuno dica la sua. Da parte mia, non c’è neanche bisogno di dirlo, c’è la massima disponibilità. Sono disposto anche a spostarmi, dovunque sia, se è necessario, non c’è alcun problema.
A mio parere, questa sarebbe una vera e propria svolta, per noi e per tutto il Momas. Di questo ne sono assolutamente persuaso.
Fabrizio
Quello che voglio dire io è che venti anni fa nessuno avrebbe scommesso una lira su Bossi: oggi ha un partito del 12%.
Ha avuto la vista lunga: ha capito che il bacino potenziale c’ era, e ha posto una questione (l’ assetto federale dello stato) che a distanza di vent’ anni è diventata il centro o quasi del dibattito politico.
Oggi i mezzi di comunicazione sono una roba che vent’ anni fa era pura fantascienza: Grillo in quattro e quattr’ otto ha messo su, grazie al web, un movimento accreditato del 2/3% dei voti, praticamente a costo zero.
E va detto che i contenuti, nel suo caso, sono alquanto evanescenti: un movimento in quella forma, con al centro un vaso di pandora come la questione dei diritti maschili, avrebbe, alla luce anche della situazione ormai insostenibile (soprattutto per quanto riguarda le generazioni più giovani), l’ effetto di una bomba atomica.
Un movimento siffatto, tuttavia, potrebbe aver seguito, dal mio punto di vista, soltanto ad una condizione: essere declinato ESCLUSIVAMENTE al maschile.
Diversamente, sarebbe finito ancor prima di cominciare: diventerebbe un bonsai della sinistra attuale, quando, in realtà, dovrebbe esserne la spina nel fianco.
Come ti ripeto, Sandro, sono d’accordo con te su tutta la linea. Un Movimento Maschile con le nostre caratteristiche (di classe e di genere), quindi, diciamo così, di Sinistra (lo scrivo volutamente senza virgolette e con la S maiuscola…) sarebbe un evento assolutamente dirompente nel panorama attuale. Oserei dire, da un certo punto di vista, senza eguali.
Resta il fatto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come si suol dire…Non avrebbe senso negarci le enormi difficoltà che implica l’abbracciare la QM da parte degli uomini, come abbiamo spiegato più e più volte in tanti articoli e commenti . Se così non fosse gli uomini beta non verserebbero nelle condizioni in cui versano. Mi sembra evidente. Ciò che tu prefiguri è già uno stadio avanzatissimo della questione. Non escludo affatto, come spiegavo nel precedente post, che il tutto possa conoscere un’accelerazione improvvisa, che quella flebile ma ancora viva fiammella nella sfera più profonda degli uomini (beta) possa sviluppare un incendio.
Resta il fatto che oggi la situazione è quella che conosciamo ed è con la realtà che dobbiamo fare i conti. Né possiamo pensare che qualcuno possa toglierci le castagne dal fuoco. Dobbiamo metterci in testa, caro Sandro e cari tutti gli amici del blog, che siamo noi e soltanto noi a dover prendere l’iniziativa. Non dobbiamo aspettarci l’aiuto di nessun altro, per lo meno in questa fase. Se e quando cresceremo (prima o poi accadrà, molto probabilmente poi, ma accadrà) molti altri verranno, ma per ora, come diceva uno che di rivoluzioni se ne intendeva, dobbiamo contare solo sulle nostre forze. Non abbiamo niente e nessuno alle nostre spalle. Siamo un gruppo di “operaiacci”, metaforicamente parlando (e forse anche nella realtà per alcuni di noi) che ha cominciato a coltivare un grande, “terribile” ma straordinario progetto di trasformazione della realtà. Ha ragione Rino quando ripete che non è mai stata concepita in nessun altra parte del pianeta una simile prospettiva. E’ così. E’ la realtà stessa che l’ ha prodotta. E per qualche oscura ragione (mi chiedo costantemente perché) la Storia ha scelto noi, per lo meno in questa fase, per porla in essere, anche se a tutto pensavamo fino a qualche tempo fa, tranne che a questo… Noi incarniamo, ci piaccia o meno, quella prospettiva.. Se crescerà dipenderà esclusivamente da noi e da nessun altro. Avrà gambe e futuro se noi saremo capaci di darglieli.
Per cui, bando alle chiacchiere e lavoriamo all’obiettivo con gradualità. Il primo passo è organizzare un riunione per sancire ufficialmente e di fatto la nascita del Movimento degli Uomini Beta. Sono certo che da quel momento in poi cresceremo in misura esponenziale. Ma se non siamo capaci di fare questo non ha neanche senso prefigurare scenari futuri.
Fabrizio
“E’ difficile per gli uomini passare per vittime, gli piace recitare la parte dei forti, degli oppressori; non vogliono riconoscere il lato negativo delle donne, la loro vera forza. Sono dei veri devoti, fanno di necessità virtù” (Leonardo)
Sottoscrivo al 100%. Dobbiamo trovare il modo per mettere gli uomini davanti a loro stessi, per creare e favorire il processo di acquisizione di coscienza. Meglio ancora, creare le condizioni necessarie per far sì che negli uomini si sviluppi quella forza necessaria per riuscire ad ammettere a loro stessi la loro reale condizione di subordinazione al femminile.
Questo è il grande scoglio da superare; una vera e propria montagna. Questa è la madre di tutte le battaglie. E’ da qui che dobbiamo partire e che dobbiamo concentrare tutte le nostre energie.
Fabrizio
Ennesima dimostrazione del fatto che la morale delle donne è alquanto labile e “molto personale”…
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http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/124499/lequivoco_della_liberta
L’equivoco della libertà
Un equivoco si aggira nella discussione sul Rubygate che coinvolge il presidente del consiglio della repubblica italiana. Un doppio equivoco, in realtà. Quello che punta a far credere che siano da condannare soprattutto le ragazze che fanno un uso spregiudicato del loro corpo, «che sembrano emancipate fino al punto di sfruttare il loro anfitrione più che farsene sfruttare» (Polito sul Corriere della Sera); gli uomini – anche quelli potenti – sarebbero dunque soprattutto vittime. Poi c’è quello che chiamo l’“equivoco della libertà femminile”.
Sono due problemi distinti, che non possono essere confusi. È evidente che ognuno risponde del proprio comportamento, se questo è consapevolmente e liberamente scelto. Ma qui stiamo parlando di un’altra cosa; parliamo di un uomo con un ruolo pubblico di primo piano che promuove e alimenta un giro infinito di ragazze e di procacciatori di giovani donne, anche minorenni, per il suo piacere.
Sono ragazze mantenute e ricompensate con ingenti somme di denaro, case, gioielli e con posizioni pubbliche, cioè con seggi in parlamento, nei consigli regionali, provinciali. Fa un uso privato delle istituzioni pubbliche. Commette dei reati, oltre che contravvenire a regole minime di etica pubblica e al dettato della nostra Costituzione.
Dunque, è l’uso che lui e altri maschi di potere fanno dei corpi femminili che è sotto accusa. È il fatto che un capo di governo indica alle giovani la via della prostituzione come strumento di scalata sociale ed economica. Questo non è rispetto della libertà di queste ragazze, ma è una diversa forma di assoggettamento, di uso del corpo come merce per soddisfare un inebriante senso di onnipotenza maschile.
È sotto accusa un sistema mediatico che punta sulla bellezza, sul successo facile, sul diventare famose a tutti i costi, anche a costo di prostituirsi, di stare nude e mute sulla scena. Un sistema subdolo che ha una potenza di condizionamento delle coscienze e dei comportamenti come mai finora. Non c’entra nulla la libertà femminile, che è la più grande e importante conquista nella storia delle donne. La libertà è possibilità di decidere, di scegliere, di esprimere desideri, di poter realizzare i propri progetti di vita. È quella che si incrocia coi sentimenti e non è solo frutto di calcolo cinico.
Libertà è responsabilità verso se stesse e verso gli altri, quella capace anche di porsi dei limiti. Libertà è capacità di decisione autonoma. È il contrario del conformismo, dell’essere tutte uguali anche nel corpo, anche a costo di ricorrere al bisturi ancora teen ager, dell’accorrere a provini per programmi orribili nei quali si alimenta violenza e competizione sulle cose più stupide e insignificanti.
Qualcuno – e mi dispiace che via sia anche qualche donna, chiamata evidentemente a difendere il capo sempre e comunque – è arrivato a dire che all’origine del degrado vi è il famigerato ’68 (parliamo di mezzo secolo fa!). Così anche Berlusconi starebbe godendo di quella stagione prodigiosa di liberazione delle donne. Che idiozia! Il femminismo storico ha fatto la sua parte, ha realizzato conquiste di cui godono anche le giovani.
Ma le cose cambiano. E oggi i modelli prevalenti sono regressivi perché inducono al conformismo e all’apparire anziché all’essere. È difficile resistere a questo modello che promette la felicità, ma è responsabilità di tutte e di tutti creare antidoti validi; ad esempio, il richiamo al valore della dignità della persona umana femminile.
Questo è il senso profondo della grande manifestazione del 13 febbraio in tutta Italia.
Vittoria Franco
Riguardo all’inconsapevolezza maschile, leggete qua.
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http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/124494/e_la_dignita_maschile
11 febbraio 2011
E la dignità maschile?
Gli uomini in piazza il 13 saranno moltissimi. Ma c’è qualcosa che non convince nelle adesioni (maschili) alla mobilitazione. Perché è vero che, come sottolinea il documento, «il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della libertà delle donne».
Ed è verissimo che «senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza». Ma ad uscire a pezzi dalle notti di Arcore, di Palazzo Grazioli, di villa Certosa è probabilmente più l’immagine maschile che quella femminile. Così resto un po’ sorpreso (sono riflessioni che impongono la prima persona) nel leggere pagine e pagine firmate da donne e poche, pochissime, riflessioni di uomini. Al più ci si vergogna di essere italiani, ma in pochi ci vergogniamo di essere maschi italiani. Gli uomini utilizzano categorie neutre per riflettere sulla vicenda Ruby – la crisi della sinistra, l’impasse della cultura progressista, le responsabilità dei media – oppure scaricano responsabilità (e coscienza) sulle occasioni perdute della cultura al femminile (lo ha fatto qualche giorno fa Antonio Polito sul Corriere).
Questa rappresentazione è fuorviante. Perché la posta in gioco oggi – se non ora quando? per riprendere il titolo del documento – è la dignità maschile. La possibilità di ri-cominciare a riflettere sul potere che si fonda su un dominio antico, quello di un sesso sull’altro. Non tocca a me giudicare i rilievi penali delle notti di Arcore, ma arrossisco di fronte alla gigantesca rilevanza politica di quei fatti spesso derubricati a barzelletta (le racconto anch’io). Gli ultimi trent’anni della vicenda italiana sono quelli del tele-dominio, dei modelli imposti per spot, del declino apparentemente inarrestabile degli intellettuali, del vuoto del pensiero critico, della rottura del nesso tra politica e cultura – su questo restano illuminanti le riflessioni di Alberto Asor Rosa ne Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali – ma sento che, anche qui, si corre il rischio di accontentarsi, di restare in superficie. Occorre immergersi e, in apnea, riportare a discorso pubblico (e politico) le forme del desiderio maschile (che è più antico delle televisioni del Biscione), l’idea stessa di relazioni, di potere, di libertà. Dovremmo cercare di farlo insieme in quella dimensione collettiva che è poi la politica. E lo dovremmo fare come uomini prima ancora che come cittadini. In questo senso è esemplare la riflessione del direttore di Europa, Stefano Menichini – «Se io facessi come lui» – di mercoledì scorso.
Un’occasione ci arriva, ancora una volta dalle donne. Da quelle di DiNuovo che ci dicono: «È tempo di dimostrare amicizia verso le donne». Ci chiedono amicizia, nonostante tutto. L’amicizia è un sentimento – come l’amore – che può nascere, crescere e vivere solo tra uguali. Tra pari, certo nella differenza di genere. Gettiamo via, come ci suggerisce Maschileplurale, un’associazione che da una quindicina d’anni lavora su questo terreno impervio, la falsa alternativa tra consumo del corpo delle donne e autocontrollo perbenista.
Cito uno stralcio dalla lettera “Da uomo a uomo” (novembre 2009): «Quando assisto dell’ostentazione di chi usa soldi e potere per disporre delle donne, sento che quell’ostentazione è misera, squallida ed anche triste. Sono secoli che gli uomini comprano, impongono, ricattano e scambiano sesso per un posto di lavoro o per denaro. La novità sta nel vantarsene strizzando l’occhio agli altri uomini in cerca di complicità.
Non ci stiamo, e non per invidia o moralismo. Non ci interessa l’alternativa tra consumo del corpo delle donne e autocontrollo perbenista. Al potere preferiamo la libertà, la libertà di incontrare il desiderio libero delle donne, ed eventualmente il loro rifiuto». Se riusciremo a capire che i nostri desideri di uomini sono insicindibili dalla libertà delle donne riemergeremo dall’apnea. Con un segno concreto di amicizia verso le donne.
Andrea Bianchi
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La possibilità di ri-cominciare a riflettere sul potere che si fonda su un dominio antico, quello di un sesso sull’altro.
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Un’occasione ci arriva, ancora una volta dalle donne. Da quelle di DiNuovo che ci dicono: «È tempo di dimostrare amicizia verso le donne». Ci chiedono amicizia, nonostante tutto. L’amicizia è un sentimento – come l’amore – che può nascere, crescere e vivere solo tra uguali. Tra pari, certo nella differenza di genere.
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Gettiamo via, come ci suggerisce Maschileplurale, un’associazione che da una quindicina d’anni lavora su questo terreno impervio, la falsa alternativa tra consumo del corpo delle donne e autocontrollo perbenista.
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Al potere preferiamo la libertà, la libertà di incontrare il desiderio libero delle donne, ed eventualmente il loro rifiuto».
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Quando leggo roba del genere mi sento letteralmente preso per il culo, perché l’uomo medio NON ESERCITA ALCUN REALE POTERE SULLE DONNE!
Siamo circondati da veri e propri dementi!
Marco: Siamo circondati da veri e propri dementi!>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Come darti torto? Leggere articoli come questi, in cui da una parte si criminalizza e dall’altra si deresponsabilizza, dimostra quanta idiozia ci sia in una parte considerevole, maggioritaria, del genere maschile. Una visione della società totalmente stereotipata, in cui l’uomo è il patriarca, il dominatore, la donna subordinata, sottomessa alla sua volontà. E’ un racconto tanto fantastico quanto di successo, che forse poteva andar bene in epoca medievale, forse può ancora riguardare le aree più culturalmente retrive del mondo islamico, ma certo in riferimento all’Occidente attuale fa ridere.
Come sospettavo, si è partiti da Berlusconi per arrivare all’uomo medio, comune, che per essere a posto con la propria coscienza dovrebbe attenersi alle disposizioni di un gruppo tanto potente quanto isterico e bigotto di femministe, neo o post che siano, estremiste in ogni caso. Io, da uomo, non ci sto.
Siamo un gruppo di “operaiacci”
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…………..
, questa me la perdoni dai )
eccone uno
ritornando in tema ,ho letto con molto interesse l’idea di una nascita di un movimento maschile di sinistra ….
per me ,dovrebbe essere un movimento nato per gli uomini e non essere contro le donne , quello che voglio dire e che nno si rivolti in un “femminismo al contrario ” criticare il femminismo mna per diventare come loro ,non ha molto senso ….
ho letto della lega ,io ,essendo di Vicenza ,sono in mezzo eccome …….
la lega .come il nazismo e come il femminismo tendono a “criminallizzare il nemico ” ,in sostanza se le cose vann o male , la colpa è sempre degli altri (islamici o immigrati ,ebrei ,uomini in caso femminista) un pochino quando i Laziali perdono i derby e danno la colpa all’arbitro (opppppps
ritornando seri ,questo movimento deve essere di autocritica ,anche forte ,e convinciere gli uomini che non è uno sbaglio genetico essere nati uomini ,che esistono diversi tipi di uomini e che sono i beta ad essere sempre svantaggiati……e poi ,per me è un punto fondamentale ,premere per la parità dei generi ,ovviamente la parità vera ,e non come sostiene Vendola che la parità si ottiene mettendo pari numero di uomini e donne a un consiglio regionale ,che ,non sapendo (o forse sapendo ,che è peggio ),che non fa altro che adottare un sistema sessista e non tiene conto del merito di una persona …..
IL merito appunto ,questo è un altro punto fondamentale .a mio avviso ,ho sempre sostenuto che non dovrebbe importare a nessuno il sesso o la razza di un rappresentante ,ne tanto meno l’orientamento ne sessuale ,ne religioso ,trovo che sia FONDAMENTALE invece che LAVORI BENE ,e che risolva i problemi …..per esempio il consiglio reghionale di Vendola potrebbe avere 14 uomini ,ma allo stesso tempo 14 donne ,basta che ci sia un metodo MERITOCRATICO
per me ,un movimento maschile di sinistra ,deve lavorare su questi punti
-autocoscienza di essere uomini
.parità dei generi (quella vera)
-merito
Qualcuno di voi ha memoria di una canzone sulle donne intitolata “Bastarda” ? Io no.
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http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2011/02/11/visualizza_new.html_1589473519.html
Anna Tatangelo: il mio bastardo aiuterà le donne
Tra 20 anni vorrei diventare una donna completa come Mina
11 febbraio, 17:27
di Elisabetta Malvagna
ROMA – E’ il suo sesto Sanremo, ma il primo festival da mamma. E il pubblico se ne accorgera’. Ne e’ certa Anna Tatangelo, che a 24 anni torna all’Ariston con ‘Bastardo’, un pezzo rock firmato da Gigi D’Alessio, Valentina D’Agostino e dalla stessa Anna. ”La maternita’ mi ha aiutata ad essere piu’ consapevole a tirare fuori una grinta e una rabbia che non pensavo di avere. – spiega la Tatangelo all’ANSA – Prima o poi capita a tutte di incontrare una persona che ti ferisce. Credo che ‘Bastardo’ entrera’ nel cuore delle donne e dara’ loro una mano a reagire”.
Non e’ comunque un pezzo autobiografico, ”anche se nell’adolescenza mi e’ capitato di fare esperienze negative. Fortunatamente non ho un bastardo vicino, ma un uomo eccezionale”, dice riferendosi a D’Alessio, con il quale 10 mesi e mezzo fa ha avuto il piccolo Andrea. ”Lo portero’ con me Sanremo, la sua presenza è importantissima, mi rasserena. Ma cerchero’ di tenerlo fuori dalla bolgia di fotografi e cronisti. E’ tranquillissimo, dorme la notte, sorride sempre, e’ biondo con gli occhi azzurri. E’ un gioiello, uno spettacolo”, dice con il tenero orgoglio tipico delle neomamme.
Ma non ci sono nozze in vista: ”In questo momento non ci penso, la ciliegina sulla torta e il coronamento del nostro rapporto e’ stato Andrea, che ha la priorita’ assoluta e ce l’avra’ sempre”. L’ex giudice di X Factor, nella serata dei duetti avra’ accanto l’ex concorrente di Amici Loredana Errore. E gareggera’ con la vincitrice del talent di Rai2, Nathalie. ”Per interpretare bene ‘Bastardo’ devi avere un passato e un modo di cantare da donna ‘vissuta’. Loredana e’ in grado di farlo. Mi ha sempre colpito nel modo intenso di interpretare le canzoni. E’ un brano anche molto difficile musicalmente”. Nessun problema nel ritrovarsi a gareggiare contro Nathalie: ”A X Factor mi divertivo a giocare con la musica. Ora rientro nei miei abiti. L’arrivo di Nathalie a Sanremo? Mi fa enormemente piacere”.
La vincitrice di X Factor ha avuto un problema con Vanity Fair, che avrebbe mal interpretato alcune sue dichiarazioni su Maria De Filippi: ”Io ne so qualcosa. Bisogna stare attenti con i giornali. Con la nostra vita privata hanno sguazzato nell’oro. Tanti si sono arricchiti facendo copertine. Ma piano piano ti fortifichi e cerchi di tornare a parlare di altre cose, anche se e’ difficile. Ma noi ci proviamo”. A dimostrarlo è il nuovo album, Progetto B. Le e’ costato due anni di lavoro e vanta collaborazioni con Renato Zero (autore del testo di ‘Anna’) e Mario Biondi. Un cd ”molto ricco e molto vario”, in cui Anna passa dalla ballata rock a un pezzo di ampio respiro e grande melodia come ‘Io amo la vita’ che, assicura, ”potrebbe sbancare in Sudamerica”.
Si va da pezzi dance alla Lady Gaga (‘Sensi’) a un brano sulla gravidanza, ‘Lo scrigno di cristallo’, che si chiude con un ‘mamma’ pronunciato dal piccolo Andrea quando aveva quattro mesi e mezzo. Passando per ‘Se’ (firmata da Biondi, come ‘L’aria che respirero”), in cui Anna si misura per la prima volta con il jazz. Come preferisci essere chiamata, Sora Tata e Lady Tata?. ”Io sono tutte e due: a volte mi vesto piu’ da donna, a volte da ‘ragazza di periferia’. C’e’ la donna che gira per casa con il mollettone tra i capelli e quella che fa la pantera. Credo che il partner debba accettare la donna completa, altrimenti certe cose se le va a cercare fuori. Cosi’ come la donna ha bisogno di un partner che sia amante, marito e compagno di giochi”.
Sei spesso in tv, quale ruolo vorresti ricoprire in futuro? ”Fra 20 anni, quando avro’ fatto la gavetta, quella esagerata, perche’ nel mondo della tv devi avere una grande esperienza, magari riuscissi a imparare un briciolo di quello che è riuscito a darci Mina. Lei era tutto: cantante, ballerina, presentatrice, vicina di casa, mamma, faceva sorridere gli italiani. Era una donna completa, e un punto di riferimento per tante cantanti”. Insomma, sogni una prima serata su Rai1 nello stile di Studio Uno o Canzonissima: ”Si’ – ammette – ma non ora, ho 24 anni e adesso punto alla musica. Ma fra 10 o 20 anni, per carita’, magari venisse…”.
Io mi ricordo solo di questa.
http://www.youtube.com/watch?v=YCb-l9zsFeY
Al tempo stesso, esistono canzoni intitolate “Non son degnA di te?”
http://www.youtube.com/watch?v=D-IhC36MB-o
“E’ difficile per gli uomini passare per vittime, gli piace recitare la parte dei forti, degli oppressori; non vogliono riconoscere il lato negativo delle donne, la loro vera forza.” (Leonardo)
Anche a mio parere questo è il macigno che mura l’azione degli UU.
Per combattere bisogna riconoscersi in difficoltà e perciò – indirettamente – ammettere la propria vulnerablità. Il che confligge con l’orgoglio. Orgoglio che dà un contributo deformato ma reale all’autostima e che, in forma estremizzata si manifesta nel machismo di stampo latino. Come si può allora riconoscersi feribili?
Ma intervegono anche altri fattori forse più profondi. Il carattere protettivo verso F della relazione M/F, lo stato di innamoramento diffuso in cui si trovano gli UU occidentali a causa dello smutandamento universale e la potenza del legame materno.
La lotta contro il femminismo viene percepita e vissuta come lotta contro le DD e come tale denunciata.
E come si fa a combattere contro quella creatura che invece senti di dover difendere?
Come si fa a combattere contro quella creatura di cui sei innamorato?
Come si fa a combattere contro quella creatura che ti ha messo al mondo?
Questo è l’incastro psicoemotivo interiore in cui gli UU si trovano.
Perciò questa è storicamente la prima guerra che gli uomini si vergognano di combattere. Non è la paura che li paralizza, sono invece il pudore e quel fascio di sentimenti che ho cercato di individuare.
Hanno basi naturali, ma sono alimentati sistematicamente dalla propaganda (conscia e insconscia) che si radica poi nella tradzionale cultura cavalleresca, nel romanticismo, nel mammismo etc.
RDV
Ogni azione politica presuppone un
@Marco
Qualcuno di voi ha memoria di una canzone sulle donne intitolata “Bastarda” ? Io no.
Non con questo titolo e sicuramente bisogna andare indietro nel tempo… molto indietro.
http://utenti.quipo.it/base5/poetico/malafemm.htm
contrariamente a quello della Tatangelo, questo pezzo si dice sia autobiografico.
http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_11/franchi-interroghiamoci-dopo-ruby_64380ece-35a6-11e0-9a90-00144f486ba6.shtml
IL CONFRONTO SULLE DONNE
Ora interroghiamoci
(anche noi uomini) sul dopo Ruby
I maschi si fanno troppo poche domande
sulle questioni sollevate dal Rubygate
L’ appello a partecipare alle manifestazioni di domenica fa discutere le donne, e le divide, come non succedeva da decenni. Secondo il direttore dell’Unità, Concita De Gregorio, «sostenitori e fiancheggiatori dell’Arcore style» cercano di trarne partito, nella malcelata speranza che si scateni «una rissa da pollaio». Non è certo il caso del confronto aperto sul Corriere. In generale, può anche darsi. Resta il fatto, però, che questa discussione, e anche queste divisioni, già rappresentano, in tempi di desolazione del dibattito pubblico, una ricchezza riscoperta di cui dovremmo tutti essere grati alle donne.
Tutti. Quindi anche, e soprattutto, noi uomini, che ci interroghiamo così poco, e sulla scorta di categorie così mediocri, sulle questioni sollevate dal Rubygate, quasi che dalle notti di Arcore, e non solo dalle notti di Arcore, l’immagine maschile non uscisse infinitamente più devastata di quella femminile. Coglie nel segno, certo, Manuela Fraire, quando segnala quanto, nel Rubygate, contino la paura della morte, e «il vuoto di senso» attorno a cui ruota il potere: «Perché questo declino terribile e tristissimo poiché rifiutato, temuto, negato, perché questo spasmodico bisogno di un corpo femminile per sventare la comparsa del convitato di pietra»? Ma non credo che la politica, e nemmeno la giustizia, possano dare risposte a domande così angosciose. Forse sarebbe il caso di circoscrivere con un po’ di crudo realismo il problema. Come fanno, sul Riformista, Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte, quando osservano che lo scambio in cui le donne sono la controparte (a suo modo libera, ma come lo erano, vendendo la loro forza lavoro, i salariati di Carlo Marx richiamati in causa sul Corriere da Olivia Guaraldo) viene praticato, per odioso che sia, su scala di massa, e la differenza (politica e istituzionale) sta tutta nel ruolo di Silvio Berlusconi, «perché un simile scambio un premier non può praticarlo pubblicamente: dovrebbe rispondere del proibizionismo e dell’ipocrisia del governo, e presentarsi ai giudici per smentirlo».
Sottoscrivo alla lettera, presentazione ai giudici ovviamente compresa, ma avverto che non basta. Perché le domande su cui toccherebbe, donne e uomini, arrovellarsi sono anche altre. «L’Italia non è un bordello», recitano gli striscioni inalberati dalle donne che protestano. Ma è davvero così? Antonio Polito, richiamandosi al costume nazionale e pure al dibattito in corso sul Corriere e altrove, non ne è tanto convinto. O, almeno, pensa che la questione si sia fatta molto più complicata. Anch’io. E non solo, né soprattutto, perché nei più diversi ambienti sociali è cresciuto assai il numero delle ragazze e delle donne «consapevoli di essere sedute sulla propria fortuna» e convinte dell’opportunità di farne partecipe «chi può concretarla»: tutto questo, in termini liberali ha ragione Piero Ostellino, non basta a farne automaticamente delle prostitute né, tanto meno, ad autorizzare altre donne «perbene» a metterle sotto accusa come donne «permale». Ma se capita, e capita, bisognerebbe prima di tutto cercare di capire perché, interrogarsi sul modello sociale e culturale dominante, su chi compra e non soltanto (troppo comodo, e anche un po’ infame) su chi vende. Anch’io provo un qualche imbarazzo di fronte a un certo bacchettonismo (malattia senile del giustizialismo?) di ritorno nella sinistra, e un certo stupore a leggere, in un appello alla mobilitazione scritto da donne e rivolto in primo luogo alle donne, che «senza quasi rendercene conto abbiamo superato la soglia della decenza»: attente, siamo a un passo dal «comune senso del pudore». Leggo Emma Fattorini, però, che scrive dei compagni di scuola di suo figlio, increduli alla vista della loro compagna così bella che si ostina, ciò nonostante, a studiare il greco, e sento l’eco di quanto mi racconta angosciata mia moglie a proposito dei suoi studenti e delle sue studentesse di un istituto tecnico di frontiera che, senza incontrare troppe resistenze nei genitori, la pensano allo stesso modo, ma in termini molto più espliciti: e mi chiedo se davvero le generazioni adulte possono pensare di cavarsela elargendo loro qualche buon precetto liberale.
Credo, onestamente, di no. Mi domando pure se la «sinistra liberale» porti, in materia, le responsabilità di cui dice Polito. Davvero la «cultura progressista» è stata subalterna a questa «presunta modernizzazione», davvero è «ormai schiava di una cultura dei diritti declinata soprattutto in chiave di libertà sessuale», davvero è senza parole convincenti perché non ha saputo riconoscere che alcuni aspetti della tradizione andavano conservati, e non si è sforzata «di comprendere la morale sessuale della Chiesa», dimenticando la lezione del giovane Berlinguer che indicava a modello delle ragazze comuniste, assieme alla partigiana Irma Bandiera torturata a morte, Maria Goretti? Non direi proprio, sui diritti non so la cultura, ma la politica «progressista» è stata timida, se non latitante. In ogni caso, il Rubygate e i suoi ampi dintorni tutto possono indurre a pensare, fuorché di fare autocritica per aver appoggiato i Gay Pride, difeso i Dico o sostenuto la fecondazione eterologa, mentre chi oggi insorge contro il moralismo strumentale faceva strumentalmente blocco in nome della morale (e della religione) oltraggiata. E poi. Ogni ragionamento sui limiti (codice penale a parte) della libertà sessuale è, ci mancherebbe, legittimo. Ma tra la libertà sessuale e la visione del mondo neopostribolare di cui tocca occuparci la distanza è e dovrebbe restare stellare: sarà pure una banalità, ma con i tempi che corrono è il caso di riaffermarla.
Paolo Franchi
11 febbraio 2011
http://www.corriere.it/italians/11_Febbraio_11/Noi-donne-dovremmo-reagire-a-questa-societa-bloccata_0b29b736-354e-11e0-b824-00144f486ba6.shtml
Noi donne dovremmo reagire a questa società bloccata
Caro Bsev,
leggendo l’articolo sul Corriere «Donne in una società bloccata», ho pensato che la vera reazione a questo degrado della politica e della società italiana dovrebbe partire dalle donne. Noi mamme, figlie, nonne, casalinghe, pensionate, disoccupate o troppo impegnate, di destra, sinistra, centro e non so, dovremmo essere una guida anche morale per i nostri uomini. Se tutte noi decidessimo un giorno di scendere in piazza, il paese si bloccherebbe davvero.
Monica Gambino, gambmo@gmail.com
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dovremmo essere una guida anche morale per i nostri uomini.
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“ho letto con molto interesse l’idea di una nascita di un movimento maschile di sinistra ….
per me ,dovrebbe essere un movimento nato per gli uomini e non essere contro le donne”
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Sono d’ accordo.
Il fatto è che, per essere PER gli uomini, non può, dal mio punto di vista, che essere fatto DA uomini.
Si è detto che la questione maschile non può che essere di sinistra, cosa che mi trova d’ accordo.
Ora, destra e sinistra sono due concetti che possono essere sintetizzati in due frasi:
- sinistra significa è giusto ciò che rappresenta il miglior compromesso possibile tra ciò che va bene per me e ciò che va bene per te.
- destra significa è giusto ciò che va bene per me.
Ne consegue che, un uomo, può essere di destra o di sinistra, ma una donna , a parte sparute eccezioni, al massimo può dirsi di sinistra, ma nei fatti è quasi impossibile che non sia di destra.
Ergo, se la questione maschile è, per sua natura, cosa di sinistra, non può essere sostenuta da chi, sempre per sua natura, nel 99% dei casi, è di destra nei fatti, perché nel dna c’ha quell’ imprinting lì.
La dimostrazione?
Eccola:
Qual’ è stato, essenzialmente, il contributo delle donne alla sinistra?
Il femminismo, ideologia talmente di destra (sebbene astutamente spacciata per sinistra) da rappresentare l’ emblema di quel modo di pensare di cui sopra (è giusto quello che va bene per me).
A cosa è servito il femminismo?
A far diventare la sinistra uguale alla destra.
Morale:
Le donne sono antropologicamente di destra (il femminismo è la conseguenza), pertanto sono incompatibili con la questione maschile, essendo questa, cosa di sinistra.
Un’ ulteriore considerazione.
Se la differenza sostanziale tra la psiche maschile e quella femminile è data dalla dimensione etica, ovvero dal superamento della concezione per la quale è giusto ciò che va bene per me, come porsi nei confronti di quella parte del maschile che proprio l’ etica ha rinnegato in nome dell’ affermazione personale?
La mia posizione è netta:
essi rappresentano gli aborti della maschilità, di cui hanno rinnegato il pilastro fondante.
Uomini dal cervello femminile: i malriusciti del genere maschile.
Ci odiano.
Ci odiano perché la nostra esistenza rappresenta per loro la misura costante della loro miseria umana.
Per questo dedicano le loro vite squallide e prive di significato al tentativo costante di renderci loro schiavi.
Hanno un bisogno compulsivo di dimostrare a sé stessi che siamo delle merde perché le merde sono loro.
C’è Bella Stronza di Masini, che insieme a Ferradini sono stati accusati di portare sfiga
http://www.youtube.com/watch?v=9U1m7JDGasM&feature=related
Come fanno, sul Riformista, Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte, quando osservano che lo scambio in cui le donne sono la controparte (a suo modo libera, ma come lo erano, vendendo la loro forza lavoro, i salariati di Carlo Marx richiamati in causa sul Corriere da Olivia Guaraldo)>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Ma come si fa a scrivere certe cose? Credo che quei salariati si rivolterebbero nella tomba. Questa sì che è mistificazione giornalistica.
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Noi mamme, figlie, nonne, casalinghe, pensionate, disoccupate o troppo impegnate, di destra, sinistra, centro e non so, dovremmo essere una guida anche morale per i nostri uomini. Se tutte noi decidessimo un giorno di scendere in piazza, il paese si bloccherebbe davvero.
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A parte il fatto che fa ridere l’ affermazione secondo la quale “le donne dovrebbero essere una guida anche morale per i loro uomini” (sara’ mica il contrario…?),
la societa’ si fermerebbe realmente se improvvisamente gli uomini si svegliassero e per ipotesi decidessero di non costruire piu’ le case, le strade, di mettere su i pali della luce, i tralicci, di costruire le fogne e quant’ altro, di lavorare nei pozzi petroliferi, nelle miniere, nelle cave, ecc…
Peccato che questo non avverra’ mai, perche’ in tal caso la boria di queste femminucce moderne da quattro soldi, crollerebbe in un istante. Loro devono solo ringraziare l’ innata (e indotta) cavalleria maschile.
Esempio: se non ci fossero gli uomini a costruirli ed “a metterli su”,
http://www.scienze.tv/node/984
come farebbero le “superiori donne” ad avere la luce elettrica in casa?
Se anche Avvenire…
che avvenire ci aspetta…?
>>
“Ragioni che premono” è il titolo dell’editoriale che il direttore del giornale dei vescovi ‘Avvenire’, Marco Tarquinio, dedica alle manifestazioni indette dalle donne per domani a difesa della loro dignità femminile. Un editoriale che sposa gli aspetti sociali e morali che la manifestazione ha messo in gioco.
“Ebbene sì, se io fossi una donna -scrive Tarquinio- domenica sarei in piazza. Non per politichetta, ma per amore. E per ribellione del cuore e della mente, da credente e da persona libera. Ci sarei per dignità e senso morale.
…
>>
http://www.repubblica.it/politica/2011/02/12/news/avvenire_donne-12367227/?ref=HRER2-1
RDV
http://concita.blog.unita.it/suore-e-puttane-1.270899
“Il problema non è mai chi vende, è chi compra”
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Straordinario.
Cioè, secondo il ragionamento di questa qua, bisognerebbe mettere in galera i tossici e lasciare in libertà gli spacciatori.
Daniele:
A parte il fatto che fa ridere l’ affermazione secondo la quale “le donne dovrebbero essere una guida anche morale per i loro uomini” (sara’ mica il contrario…?)
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La morale delle donne è, lo dicono apertamente, che ci vogliono mettere i bastoni tra le ruote, che non ce la vogliono dare, se non dopo tante prove e sacrifici. Questo per me è una cosa grave, non esagero a considerarla una vera organizazione a delinquere che tiene gli uomini insoddisfatti e quindi li spinge a comportamenti negativi. Anche nel passato, i filosofi che si mettevano in posizione apertamente critica verso le donne dovevano dimostrare una certa tempra, cinismo, in qualche modo vincenti. Credo che oggi con il web ci si può confrontare con altre persone e si può abbassare la maschera.
Se anche Avvenire…
che avvenire ci aspetta…?
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In quanto a bigottismo e moralismo, Chiesa e Femminismo vanno d’amore e d’accordo. Oramai è una verità indiscutibile. La Chiesa, per la sua innata attitudine a “controllare” la vita altrui, e quindi anche le scelte in ambito sessuale, il Femminismo, perchè vede nella sessualità e nella sua “gestione” pro domo sua un terreno di scontro ineludibile con il maschio. Ed è la Chiesa che va a rimorchio, segno dei tempi che cambiano e del suo indebolimento. In ogni caso, per spezzare una lancia a favore del Vaticano, c’è da dire che il moralismo e il bigottismo, almeno a parole, viene rivolto indifferentemente a uomini e donne, mentre per quanto riguarda il Femminismo, non mi pare che si condanni allo stesso modo o si difenda la dignità maschile quando è la donna a comprare sesso, perchè anche questo succede al giorno d’oggi. L’ipocrisia regna sovrana e non è una novità. In tanti ci cascano, in tanti strumentalizzano, i nostri volponi politici, uomini, per intenderci, ma qualcuno ci vede anche chiaro e non si lascia abbindolare. Peccato che questi ultimi siano ancora così pochi.
Sandro: Ora, destra e sinistra sono due concetti che possono essere sintetizzati in due frasi:
- sinistra significa è giusto ciò che rappresenta il miglior compromesso possibile tra ciò che va bene per me e ciò che va bene per te.
- destra significa è giusto ciò che va bene per me.
Ne consegue che, un uomo, può essere di destra o di sinistra, ma una donna , a parte sparute eccezioni, al massimo può dirsi di sinistra, ma nei fatti è quasi impossibile che non sia di destra.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Osservazioni interessanti. Sta di fatto che l’abilità del femminismo, in tutte le sue forme, è stata quella di identificare ciò che è bene per una parte, quella femminile, con ciò che è bene per la collettività. In questo ha dimostrato un’abilità fuori dal comune, un pò come Berlusconi che è riuscito ad abbindolare una parte consistente di italiani, facendo credere loro di fare gli interessi del Paese, essendo in realtà interessato esclusivamente al proprio tornaconto. Insomma, chi trionfa in questa società sono sempre i furbacchioni, gli ipocriti, siano collocati a destra o a sinistra e non è una novità. Insomma, la “cultura” come strumento per abbindolare il prossimo e per utilizzarlo per i propri scopi non dichiarati.
“Se anche Avvenire…
che avvenire ci aspetta…?”
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A me sta cosa non meraviglia neppure un pò: che aria tirasse da quelle parti, lo avevo capito da un pezzo.
Io non sono mai stato pregiudizialmente ostile nei confronti della chiesa, ma ho capito che alla chiesa interessa unicamente la perpetuazione di sé stessa (se così non fosse non starebbe lì da 2000 anni).
La loro intenzione è oggi evidente: saltare sul carro del vincitore.
A breve non parleremo più di “sodalizio donne – sistema” bensì di “sodalizio donne – chiesa – sistema”, assai più pericoloso.
L’ unica attenuante che gli concedo è data dal fatto che i malriusciti di cui sopra, pur essendo una minoranza, hanno un potere corruttivo enorme: sono riusciti a creare una società nella quale, se vuoi sopravvivere, devi diventare per forza un malriuscito come loro.
Stanno lentamente rovinando l’ intero genere maschile, rendendolo una merda a loro immagine e somiglianza.
http://concita.blog.unita.it/suore-e-puttane-1.270899
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Torno sull’articolo segnalato sopra:
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“Il problema non è mai chi vende, è chi compra. L’amore è gratis, si può fare in quanti e come si vuole. Anche vendersi è lecito. E’ l’acquisto all’ingrosso, della società intera, che fa schifo”
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E no.
Vendersi sarà pure lecito, ma chi lo fa, nel momento in cui non lo fa per mangiare, ma per arrivare al benessere senza sforzo, fa più schifo di chi compra, che si tratti di uomini o donne.
Fa più schifo perché, anziché solidarizzare e coalizzarsi con quelli che si trovano sulla stessa barca, agisce contro di loro in nome del proprio tornaconto personale.
E affermare che un venduto non fa schifo significa fare più schifo di lui.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/una-mimosa-per-la-festa-degli-uomini/91094/comment-page-5/?replytocom=1735485#respond
Alla chiesa (e alla destra) interessa la famiglia, la perpetuazione dei sacramenti e delle falsità, quindi la fede, senza prendere coscienza della realtà dei fatti.
L’ ammucchiata rosa, ovvero come ridare ossigeno alla destra:
http://www.iltempo.it/politica/2011/02/10/1236397-ammucchiata_rosa.shtml
Certo che un favore più grande di questo alla destra non potevano farlo.
Ma tutto ha un suo perché: evidentemente vogliono che la sinistra riperda le elezioni.
Sandro: Ma tutto ha un suo perché: evidentemente vogliono che la sinistra riperda le elezioni.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
C’è tutta una teoria al riguardo, secondo la quale alla sinistra in fondo starebbe bene stare all’opposizione, e visti i risultati conseguiti dal dopoguerra a oggi non mi sembra tanto campata per aria.
Comunque questi giorni sono dedicati alla festa degli innamorati e tante donne hanno oggi dimostrato tutto il loro amore verso gli uomini, pardon verso i maschi. Mi sembra che tutto torni
“C’è tutta una teoria al riguardo, secondo la quale alla sinistra in fondo starebbe bene stare all’opposizione, e visti i risultati conseguiti dal dopoguerra a oggi non mi sembra tanto campata per aria”
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E te credo che gli sta bene: 20.000 euro al mese per non fare un cazzo e non avere la minima responsabilità vanno bene a tutti, tanto rimangono in parlamento a vita.
Infatti, quando la destra fa talmente schifo che persino loro corrono il rischio di andare al governo, tirano fuori il femminismo, sicuri del fatto che non esiste metodo migliore per dissuadere l’ elettore maschio dal votare a sinistra (rifondazione docet).
L’ unico modo per riavere in Italia una sinistra degna di tale nome è buttare fuori le donne dalla sinistra stessa.
L’ espressione “donna di sinistra” è un ossimoro.
Una donna non può essere di sinistra, al massimo può dichiarare di esserlo per opportunismo, dato che la donna rappresenta l’ antitesi del concetto di etica, e, quindi, di sinistra.
Lidia Lombardi
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Sia chiaro, le donne in tutti gli ambiti hanno una marcia in più ma stanno ancora un passo indietro.
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E vabbè, continuiamo pure a propagandare questa puttanata delle donne “che hanno una marcia in più” (anche al fronte e in miniera, per caso?). Mah…
Un’ ulteriore considerazione.
Oggi, giornata della manifestazione delle donne, qualcuno di voi ha visto scritta in qualche striscione o sentito pronunciare in qualche discorso la parola “etica”?
Niente. Zero.
Non la potevano usare: per come hanno impostato la cosa, sarebbe stata un boomerang.
Voglio proprio vedere come si fa a parlare di etica senza prendere le distanze da chi si prostituisce per fare carriera.
Siamo davvero alla farsa:
http://affaritaliani.libero.it/rubriche/mondo_nicole/
Boh…
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http://www.ilfoglio.it/soloqui/7638
“Se un uomo si dichiara femminista non c’è un minuto da perdere: su le mutande e via, senza pensarci un minuto”. Lo scriveva Natalia Aspesi nel 1978 in “Lui! Visto da Lei” (Bur), quando la faccenda dei femministi (signori che in questi giorni si sentono offesi non per la propria, sempre intatta, ma per la nostra dignità) e la questione delle mutande (tenerle o toglierle, e toglierle, se non ora, quando) sembrava perfino più semplice di adesso. La liberatoria certezza, volendo andare un po’ a slogan, “né puttane né madonne, siamo solamente donne”, non è più così certa, poiché si corre a specificare, in appelli, piazze e cambi di foto su Facebook in cui si mette Virginia Woolf al posto della nostra faccia forse non sufficientemente dignitosa, che non siamo per niente zoccole. “Le femmine d’Italia son disinvolte e scaltre e sanno più de l’altre l’arte di farsi amar. Nella galanteria l’ingegno han raffinato: e suol restar gabbato chi le vorrà gabbar”: Gioacchino Rossini (“L’italiana in Algeri”) amava le femmine d’Italia, e anche qui le si adora e si sa che non resteranno gabbate, costrette a dividersi fra ragazze per bene e ragazze per male, a essere “madonne” (madonnina infilzata, mi chiamava mia nonna quando mi lagnavo di qualche terribile ingiustizia, paragonabile a quelle che Luciana Castellina, magnifica fondatrice del manifesto, annotava quindicenne nel suo diario, appena uscito per Nottetempo: “Le maledette tette sono ancora solo accennate”).
Le femmine d’Italia non si divertono con lo spettacolo spiato ad Arcore e nei telefoni cellulari circostanti, non sostengono ringhiando, tendenza Santanchè, che non ci sia nulla di cui parlare (e si potrebbero scrivere nuovi romanzi su uomini che, si infiamma la scrittrice Barbara Alberti, “pagano le donne per non entrare in intimità con loro, che non sanno cos’è il sesso”); osservano Ruby con il politicamente scorretto istinto di darle due schiaffi materni e chiuderla in casa la sera coi mutandoni di lana. Ma mai mai mai con disprezzo anti femminile, mai con il senso dell’onta di genere, mai con il santino in mano di Maria Goretti, per dare ragione oggi a Enrico Berlinguer che la proponeva, allora, alle compagne come modello di femminilità da copiare. Anna Bravo, femminista e storica del movimento delle donne (raccontato in “A colpi di cuore”, Laterza), spiega: “Non partecipo ai movimenti di questi giorni, non ho firmato alcun appello e non andrei mai in piazza contro altre donne. Mi dispiace che non riusciamo a inventarci qualcosa di bello, di vitale, di diverso, qualche forma di disturbo della mascolinità, invece di continuare ad autopunirci”. Luisa Muraro, filosofa e femminista, ha detto una cosa assai chiara: “Sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro tanti soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato, io sostengo, hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione. Altrimenti, dalla politica si scade nel moralismo”.
Quelle che si ricordano le lotte per la libertà di allora si arrabbiano adesso: “Ci eravamo giurate trent’anni fa di non fare mai politica a spese delle donne, e adesso guarda, le divisioni fra buone e cattive”. Continua Anna Bravo: “Non sentivo cose del genere da quarant’anni. Le cattive e le buone, le puttane e le sante: non fatemi diventare perbene e santa, vi prego”. Le femmine d’Italia non vogliono essere sante (“Sono una femminista, non una donna per bene”, dice la scrittrice e giornalista Paola Tavella; “Una donna non può star bene se non è anche un po’ per male”, Anna Bravo), e basta Colette per capire che la tentazione ha molte sfaccettature, e la faccenda delle mutande, tra l’altro, ognuna di noi la porta dentro nel modo che sceglie, e con i segreti che ha.
Intervistata post festini di Arcore, Natalia Aspesi, che pure ha firmato appelli e ha fatto su MicroMega il ritratto della donna del berlusconismo, ha ripetuto una sua convinzione antica: “Credo che essere un puttanone debba dare tante soddisfazioni… Non lo so, io non lo sono stata purtroppo. Per essere un puttanone prima di tutto bisogna essere bellissime, io ero bruttarella ma mi sono molto divertita lo stesso, adesso sono vecchia purtroppo. Spasimanti ne ho avuti, ma i puttanoni ne hanno tanti. Non ritengo che essere un puttanone sia negativo, è una forma di potere che si può esercitare finché si è giovani. E siccome quel tipo di vita fa parte della vita di una donna da sempre, io non mi sento offesa, è il contesto che mi offende. La seduzione riguarda la vita di tutte le donne e, in caso di lavoro, convincere delle proprie capacità anche con il corpo, va benissimo, capita spesso e talvolta è anche molto piacevole: i capi non sono tutti vecchi e brutti. Si può fare il puttanone nel periodo di preparazione a quel che sei, che diventerai, può essere divertente, ai miei tempi purtroppo non si usciva neanche la sera, ma ci deve essere poi il tempo di fare la propria strada e non si può stare in un Consiglio regionale a venticinque anni per quel tipo di meriti. Certo, la storia ci dice che se queste ragazze fossero più sveglie avrebbero in mano non solo il premier ma tutte noi. Ho sempre come esempio le amanti del Re Sole, belle e intelligentissime”.
La scrittrice trentenne Chiara Gamberale ha in mente Honoré de Balzac, “Splendori e miserie delle cortigiane”, e il padre di Anna Bolena che, nella serie televisiva americana “I Tudors” le consiglia di mettersi nel letto del re (“Tu saprai come farlo impazzire”: sembrano i parenti delle ragazze coinvolte nelle notti di Arcore), e Anna Bolena stessa che quando capisce che la preferita è diventata un’altra, Jane Seymour, fa girare pettegolezzi sulla virilità del re. “Quando c’è un uomo con un forte narcisismo – dice la Gamberale – va da sé che attiri un certo tipo femminile, che cerca lo sfruttamento reciproco e mai il confronto: il narcisista vuole possedere, ma appena ha posseduto deprezza ciò che ha, e intanto le cortigiane mirano alto, vogliono il potere, la corona, il rituale della vestizione. In questa storia dei festini di Arcore posso sentirmi offesa come cittadino, perché mi tolgono qualcosa che è mio quando Nicole Minetti viene nominata nel Consiglio regionale della Lombardia, ma non come donna, perché il modo che hanno le ragazze di Arcore di gestire la loro femminilità non toglie niente al mio”.
A proposito di cortigiane, in un meraviglioso libro di Benedetta Craveri, “Amanti e regine” (Adelphi), Madame du Barry, prostituta dei bassifondi sedusse Luigi XV e “non si fece intimidire dal suo regale cliente e si comportò con la sfrontata sicurezza di una professionista dell’eros, decisa ad avvalersi di tutti i segreti del mestiere. A cominciare dal suo celebre ‘baptême d’ambre’, che faceva sempre molto colpo”, e che qui non si intende dettagliare. Luigi non poté più fare a meno di lei e la impose a corte, dove divenne “maîtresse en titre” (finì ghigliottinata, dopo la Rivoluzione, proprio lei, figlia del popolo che non aveva mai conosciuto l’orgoglio aristocratico). Si dà e si chiede, si offre e si pretende, il mondo è rigonfio di questi scambi, i letti per fortuna non possono ancora parlare, e Michela De Giorgio, studiosa del movimento delle donne, che guarda l’Italia da Berlino e sta scrivendo adesso un libro intitolato: “La bella italiana, storia del corpo femminile dall’Unità a oggi”, racconta le sartine torinesi di inizio Novecento, indagate nel libro di Robert Michels, “Dove va la morale sessuale”, del 1912: osavano portare i cappelli che le midinette parigine non portavano, si concedevano ai clienti nei caffè, nelle sale da ballo, per una borsetta e un cappotto da cinque lire, e contravvenivano al divieto di confezionarsi abiti uguali a quelli che facevano per le signore. Scambiavano favori con favori, consapevolmente, e senza farsi chiamare puttane”.
Secondo Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi “ad Arcore c’è stato uno scambio nel quale, piaccia o no, quelle ragazze erano la controparte. Il femminismo ha pure lavorato per riconoscere l’autonomia di ogni donna: non esiste un modello unico di comportamento femminile. Care sorelle di sesso, certo c’è da discutere sul fatto che alcune o numerose donne scelgano di vendere il proprio corpo a chi ha tanto potere per ricavarne vantaggi. Ma cerchiamo di non ricadere nella misoginia e nel moralismo. Anche perché mentre le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive sono dappertutto”. E allora, se bisogna stare da qualche parte, viene l’istinto di mettersi fra le cattive: “Se andrò alla manifestazione, mi metterò dietro lo striscione delle prostitute”, dice Ritanna Armeni, giornalista, scrittrice e femminista. “Istintivamente ero contro questi appelli, contro la manifestazione: le donne non hanno niente da cui difendersi, lo squallore è maschile e fastidioso esteticamente. Capisco e ascolto però nelle giovani donne, questo senso profondo di ingiustizia, come se solo le belle avessero diritto a qualcosa in più, ma non possiamo proporre in alternativa un modello morale, punitivo, sacrificale: da una parte le puttane, l’infima minoranza da cui distinguersi, e dall’altra quelle che faticano ad arrivare a fine mese, le precarie, le sante, le laboriose, le pure. Sai che soddisfazione: è un errore, dobbiamo invece proporre alle donne un modello di leadership, non l’infelicità. L’iniziativa delle donne che si sentono offese nella dignità e che prendono le distanze dalle ragazze di Arcore rischia di abdicare a quanto di eversivo e rivoluzionario c’è stato nel femminismo”.
Ritanna Armeni è arrabbiata. Sia con le donne politiche di destra che negano il problema (“vorrei che il ministro Carfagna dicesse qualcosa invece di rinchiudersi nel proprio perbenismo”), sia con le femministe di allora che “non possono non capire che un’iniziativa del genere ci rende di nuovo subalterne a un modello bacchettone, che la persecuzione delle ragazze dell’Olgettina distrugge il significato eversivo delle nostre lotte di allora, quel che abbiamo costruito. E’ come vedere ritornare l’esempio sacrificale, che è quello con cui sono cresciuta io e che detesto: dovremmo proporre l’audacia, il coraggio, andare alla conquista del mondo per farlo come piace a noi”. Marina Terragni, giornalista e scrittrice, vuole andare all’attacco: “Ecco, se invece di scendere in piazza per dire che le donne hanno una dignità si scendesse per dire che questo paese ha già una premier bell’e pronta, ed è Rosy Bindi, forse sarebbe meglio”. Rosy Bindi secondo Barbara Alberti (inferocita con le ragazze di Arcore non per perbenismo ma perché “credo che si possano permettere delle avventure più esaltanti, che possano usare il libero arbitrio per qualcosa di meglio”) è anche infinitamente più bella del premier, che pure osa prenderla in giro, “stupenda, con quella faccia da monaca che sprizza salute”, e la indiscutibile bellezza, anche se gonfiata a dismisura, accomuna insieme alla giovinezza le ragazze dello scandalo (“Più sei giovane più sei adatta a fare il puttanone: dopo diventa ridicolo”, spiega Natalia Aspesi).
Secondo Sigmund Freud, ricorda Michela De Giorgio, “le romane sono le più belle di tutte, ognuna è una statua”. Franca Fossati, femminista, nota che fra le donne giovani, fra i venticinque e i trent’anni, grava sulla bellezza un senso di ingiustizia e spaesato rancore: ho le gambe corte e non sono bella come la Carfagna, che sarà di me?, e da un sondaggio di Renato Mannheimer emerge una triste assenza di sogno: vorrei insegnare all’università ma finirò per fare la commessa, vorrei andare sulla luna ma starò seduta in un call center, “una cosa che ai nostri tempi non esisteva: eravamo tutti protesi ad affermare la nostra individualità, pensavamo di cambiare il mondo, nulla ci preoccupava e nulla avrebbe potuto deprimerci, c’era una generale incoscienza che però potevamo permetterci, e le belle magari andavano a letto con il leader, ma non si conquistavano per questo posizioni di potere, suscitavano la solita invidia che suscitano le belle e basta”. Il problema è il senso di nulla, di vuoto, un orizzonte plumbeo e ristretto che toglie luminosità, ma “Concita De Gregorio, con il suo appello, non propone nulla se non un grigiore rancoroso che non fa bene alle donne, non le scuote, ma anzi le incita a lamentarsi e a prendersela con altre donne, contribuendo perfino a coltivare il tabù della prostituzione, dalla quale in realtà nessuna donna può tirarsi fuori. E come al solito non c’è un pensiero maschile, ma si rovescia tutto su di noi: siamo noi che dobbiamo pensare, indignarci, farci il controcanto, manifestare”.
Gli uomini, in effetti, si indignano al massimo per la nostra dignità violata, ma mai li ha sfiorati l’idea di interrogarsi sulle proprie debolezze (“La mia parte femminile è molto incazzata”, ha detto Tiziano Scarpa, e Michele Placido si sente offeso da Arcore “in quanto compagno di una donna giovane”), lasciano alle femmine d’Italia il compito di arrabbiarsi per qualcosa che riguarda gli uomini molto da vicino (in una famosa osteria di Trastevere, l’altra sera, un gruppo di ragazzi molto rumorosi ha alzato i calici per Nicole Minetti, “un genio, un idolo”, e alcuni signori sinceri hanno ammesso nell’intimità, dopo aver controllato l’assenza di cimici dalla stanza, che “non si può dire ma lei è il sogno di tutti gli uomini: paga le bollette, porta le amiche, è automunita”). Anche per questo Paola Tavella dice: “L’onta ricade sulla sessualità maschile, non certo sulla mia. Non vado in piazza perché ho smesso di pulire dove i maschi sporcano quando ero ancora una ragazzina”.
Barbara Alberti riporta alla memoria una bellissima novella di Guy de Maupassant, “Boule de Suif”, in cui una rubiconda prostituta, in fuga da Rouen invasa dai prussiani, nel 1860, è all’inizio mal tollerata dai compagni di viaggio, che però accettano il cibo che lei porta nel cesto, poi spinta a concedersi a un ufficiale prussiano che altrimenti non li lascerà passare. Lei non vuole perché è patriottica, ma si immola per la causa, e i viaggiatori “per bene” alla fine continuano a disprezzarla e ad emarginarla, quasi “che l’unico ruolo della donna su questa terra fosse un perpetuo sacrificio della propria persona”. Il perpetuo sacrificio è anche convincersi che fuori dal circuito tette e culi non ci sia speranza per fare qualcosa di bello, perpetuo sacrificio è credere che tette e culi ci offendano e che abbiamo bisogno di mettere Maria Montessori sul profilo di Facebook per significare la nostra diversità (alcune, per allegra protesta anti bacchettona, mettono le pornostar), perpetuo sacrificio è donne contro le donne, donne per bene con la dignità e per male senza la dignità. “Le ragazze di Arcore non mi tolgono nessuna dignità – dice Franca Fossati – sarebbe regressivo pensare che la mia vita e la mia storia personale possano essere oltraggiate da questa vicenda”. “Andare in piazza per dire ‘non sono una prostituta’ ma una giornalista la sento come una miseria troppo grande per una donna – scrive sul blog Marina Terragni – una specie di excusatio non petita che le donne di questo paese non devono sentire di dover dare. Per niente empowering. Mi sentirei ritirata indietro in una miseria femminile che non c’è più, se mai c’è stata. Le donne sono protagoniste della vita sociale ed economica del paese, la miseria è della politica che non si avvale della loro grandezza, della loro forza e della loro intelligenza. E’ questo protagonismo femminile che le nostre figlie devono vedere”. La dignità femminile è cosa troppo seria per perderla in un paio di mutande che volano sull’abat-jour, ma le femmine d’Italia devono essere più scaltre, inventarsi qualcosa di grande, evitare di farsi trattare come Boule de Suif.
In un monologo di Stefano Benni (da “Le Beatrici”, appena uscito per Feltrinelli), c’è una signora benvestita, dall’aria decisa, sta dietro una scrivania-cucina, dietro pentole e documenti, parla al telefono: “Allora, questo favore… sì certo è un onore per te… (rivolta al pubblico) Uffa c’è un limite, io sono circondata da ruffiani, ma questo esagera… Zitto!… Va bene, sono la migliore di tutte, lo so… allora… ho qui una lista di nomi… di rompiballe che vogliono fare la televisione… Attori? Che ne so, sono amici di amici, amanti, reggipalle eccetera… hai solo una parte da centurione? Va bene, è sempre un soldato, va bene…io te lo mando, poi cazzi tuoi”. Arriverà quel momento, saremo al potere, avremo intorno file infinite di adulatori, e saremo molto migliori di così (dopo qualche piccola ma tremenda vendetta).
Leggi L’Italia che manifesta contro il sultano è la stessa di “Ultimo tango a Zagarolo” di Mariarosa Mancuso
© – FOGLIO QUOTIDIANO
di Annalena Benini
Evviva la sincerità:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/7688
“non credi che siano questi i temi veri, i pericoli concreti, soprattutto attraverso le esclusioni delle donne, le mutilazioni della loro sessualità, della loro libertà creativa e fisica, in particolare da parte dell’islam, che incombono su questo nostro continente?”
Eh sì, il vero problema ce l’ hanno quando le gambe non le possono aprire…
“Capisco e ascolto però nelle giovani donne, questo senso profondo di ingiustizia, come se solo le belle avessero diritto a qualcosa in più, ma non possiamo proporre in alternativa un modello morale, punitivo, sacrificale: da una parte le puttane, l’infima minoranza da cui distinguersi, e dall’altra quelle che faticano ad arrivare a fine mese, le precarie, le sante, le laboriose, le pure. Sai che soddisfazione: è un errore, dobbiamo invece proporre alle donne un modello di leadership, non l’infelicità. L’iniziativa delle donne che si sentono offese nella dignità e che prendono le distanze dalle ragazze di Arcore rischia di abdicare a quanto di eversivo e rivoluzionario c’è stato nel femminismo””
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Vaglielo a dire, a quelle che di fare le puttane non se lo possono manco permettere, che la puttanocrazia ha la precedenza sulla meritocrazia.
Forse le hanno prese per delle imbecilli. Io confido nel fatto che non lo siano, perché la maggior parte di loro un posto da consigliere regionale a 12,000 euro al mese non lo vedrà mai manco in cartolina.
Oggi è emersa la verità: care signore, col femminismo non ci guadagnate tutte. Una parte di voi ci guadagna assai, l’ altra ci rimette.
Ci guadagnano solo quelle che madre natura ha dotato dei mezzi necessari per farsi strada aprendo le gambe, a spese delle altre.
http://www.corriere.it/editoriali/11_febbraio_14/rodota-femmine-alfa_cabe2df8-3804-11e0-9d0e-ca1b56f3890e.shtml
Le femmine alfa ritrovano la voce «Non saremo state troppo educate?»
Gli umori Sperano in un discorso conclusivo che porti agli slogan ritmati Non arriva. Pazienza
«E tiratelo giù questo c. di striscione!». I giovani piddini intimoriti obbediscono e arrotolano la scritta «Sono una donna che ha sempre lottato». La signora prima impedita nella visuale ribadisce «e che c.». Sembra la scena di Animal House in cui John Belushi spacca la chitarra in testa al ragazzo romantico che strimpellava. È una delle tante scene impreviste e significative della piazza romana, ieri. Piena di donne più o meno garbatamente assertive. Anzi: mai viste così assertive, toste e protagoniste in una manifestazione. È stata la giornata delle femmine alfa, in Italia non ce n’era mai stata una così.
Donne insieme alle amiche che fanno commentacci, ragazze che applaudono e urlano «daje!», signore arrivate da sole senza le usuali timidezze da manifestanti single che attaccano discorso con tutti. Più agguerrite delle oratrici, spesso. «E piantala col corpo delle donne, e parlaci di Berlusconi!», è la lamentela più frequente durante i discorsi. Le lamentele poi dilagano per la poesia (bella, troppo lunga) di Patrizia Cavalli e il monologo sulla vagina in pugliese di Lunetta Savino; divertente, ma nessuna riesce a concentrarsi su questioni vaginali, la piazza è civile ma arrabbiata. Aspetta un’oratrice che la infiammi. Per un po’ l’oratrice non arriva, alla terza-quarta che si dilunga sulle bambine che non devono fare le escort una cinquantenne perde la pazienza: «Ma una che sappia parlare no? Una che sappia fare un comizio? Se non ce l’avevano potevano mettere una parrucca a Maurizio Landini, tipo».
Tipo. Assente il segretario della Fiom, arriva Susanna Camusso. Sa fare un comizio; si lancia in un monologo su «se non ora quando»; viene molto applaudita. Ma è donna stringata, lascia il palco a signore più logorroiche. Le femmine alfa di piazza del Popolo resistono stoicamente. Acclamano suor Eugenia Bonetti e zittiscono le amiche più laiciste. Si entusiasmano per Alessandra Bocchetti che quando viene presentata suscita reazioni morettian-fantozziane («Noo, l’università Virginia Woolf noo») ma poi, unica tra le intervenute, parla dello stato dell’economia. Sperano in un discorso conclusivo che porti, come dicono le ragazze, «al fomento», agli slogan ritmati, all’urlo collettivo. Non arriva. Pazienza.
E andando via si chiedono «ma non sarà stata una manifestazione troppo educata?» e si rassicurano leggendo le notizie sui telefonini, guardando le strade intorno ancora strapiene. Certo, «il problema di questo momento storico è la nostra infinita pazienza», come donne e come opposizione, dice Claudia Tombini, architetto. Sulle piazze dell’opposizione la trentenne Marta è più cattiva. Cita gli 883: «Ti ricordi quella canzone? È la dura legge del gol/ gli altri segneranno però/ che spettacolo quando giochiamo noi? Questo è stato il più grande spettacolo degli ultimi anni, per me, ma spero non sia solo questo». Forse no. Forse le italiane rompiballe (la maggioranza) stanno trovando la loro voce. Forse più in piazza che sul palco. Forse era ora.
Maria Laura Rodotà
14 febbraio 2011
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«E tiratelo giù questo c. di striscione!». I giovani piddini intimoriti obbediscono e arrotolano la scritta «Sono una donna che ha sempre lottato». La signora prima impedita nella visuale ribadisce «e che c.».
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Che brutta fine che hanno fatto gli uomini di sinistra: veri e propri cagnolini al servizio delle (loro) padrone.
Stavo dando uno sguardo agli articoli e commenti celebrativi di questa adunata femminista appoggiata dalla nomenclatura di sinistra in funzione anti-berlusconiana. Il solito sessismo e i soliti proclami di superiorità da parte delle donne, i soliti maschi zerbini che scodinzolano dietro a donne che, sia pure indirettamente, li insultano, e qualche uomo che, in un sussulto di dignità, dissente da questa retorica sessista. Io stesso ho cercato di smuovere un pò le acque nello spazio dei commenti dell’articolo pubblicato dalla tua amica Lidia Ravera
, Fabrizio, nell’edizione del Fatto Quotidiano on line, e devo dire che dopo che ho rotto il ghiaccio anche altri uomini hanno preso coraggio e si sono fatti sentire, reclamando un pò di rispetto. Più difficile ottenere gli stessi risultati sul blog dell’Unità, dove tutti stanno sempre sull’attenti di fronte alle decisioni del condottiero, che in questo caso è anche donna, quindi da venerare e non più solo da rispettare. Dietro alle quinte la regia dei vari leader, uomini, nazionali dei partiti di “sinistra”. E’ sempre il tentaivo a cui assistiamo da anni: cercare di catturare voti femminili ingraziandosi le donne in qualsiasi modo, una gara a cui hanno partecipato anche i “nuovi” leader, Fini, Casini, all’opposizione, una novità. Una strategia elettorale che, dati alla mano, appare sempre più fallimentare e se la sinistra potrà riproporsi al Governo di questo Paese, lo dovrà allo scisma interno alla destra, non certo ai meriti suoi. Di conseguenza mi è sorto un interrogativo: ma i voti degli operai, maschi, che votano Lega nord o dei tanti astensionisti, maschi, che non travando più un rappresentante non si recano più alle urne, non interessano? Forse bisognerebbe spiegare ai vari leader di sinistra nazionali che la popolazione italiana è suddivisa quasi equamente in uomini e donne e che quindi occuparsi solo dei bisogni/frustrazioni/rancori di queste ultime alla fine potrebbe far perdere ancora qualche voto maschile. Non sarebbe il caso, tanto per provare a cambiare strategia, magari incominciando a gratificare un pò anche gli uomini. Perchè oramai sembra un pò da fessi votare per chi ha una concezione così stereotipata e sessista dei rapporti uomo-donna. Sempre più difficile esprimere un voto in questo Paese: da una parte ti vogliono ancora servo della gleba dall’altra ti considerano uno sfruttatore, un depravato, uno stupratore. Tempi difficili
1 2 3 TANA!!!! si potrebbe traquillamente dire ,della manifestazione di ieri …..alcuni commenti dal solito blog ,che da l’idea su cosa veramente verteva la manifestazione di ieri
questo è un commento di un uomo
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Amedeo scrive:
13 febbraio 2011 alle 22:07
Roma: oggi ci sono stato. Eravamo un fiume di persone, parecchi uomini, devo dire, moltissime donne, forse mi sarei aspettato più ragazze, ma va bene così.
Che dire? Ho pianto per più di mezz’ora, e mi fanno ancora male i muscoletti delle mani a forza di battere le mani!
Ho trovato fuori luogo un paio di interventi; uno addirittura dannoso, e non mi stancherò di dirlo. Credo che fosse la direttrice dell’Università delle donne Virginia Woolf: ha consigliato e sollecitato donne e ragazze a stare in guardo dagli uomini, a far fare a loro, questa volta, un passo indietro, a “dare una spallata” anche al proprio compagno, perchè tanto loro non le sosterranno mai, e ai loro privilegi non rinunceranno mai.
Pensiero dannoso, oltre che stupido e retrogrado: io sono un femminista convinto, convintissimo. E’ grazie alla conoscenza e al dialogo con grandi esponenti del femminismo separatista degli anni ‘70, ormai vecchie, se oggi ho acquisito questi strumenti critici, in loro ho trovato la volontà di lottare che mi contraddistingue. Ma ormai siamo avanti: gli uomini, piano piano, stanno prendendo coscienza piena della situazione, e vogliono contribuire al benessere collettivo.
Mi sono commosso proprio sentendomi vicino a voi donne, oggi.
Non fate lo stesso errore di questa signora: non ci cacciate, abbracciamoci!
Abbracciamoci!
E continuiamo, anche ogni giorno si può manifestare!
ps:Lorella, io non te mollo!
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questo commento ,fatto da un uomo femminista ,mostra anche lui qualche perplessità ….
naturalmente arriva anche la risposta
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paola m. scrive:
14 febbraio 2011 alle 00:04
@Amedeo, pensa che non tutti gli uomini sono come te, anzi che la maggior parte degli uomini non sono come te. L’intervento di Alessandra Bocchetti è stato uno di quelli che ho più applaudito perché penso che tutto quello che ha detto è vero. Eppure, poco dopo, uno di miei migliori amici è riuscito a guadagnare la mia postazione, e ci siamo abbracciati e baciati entusiasticamente. Ma la maggior parte degli uomini non sono come lui, e non sono come te. Ma pensa, pure, guarda dentro di te, e ai rapporti che hai con le altre persone che sono donne: sei sicuro che qualche parte di questi rapporti, qualche angolino, non sia interpellato da ciò che ha detto Alessandra? Se no, sei l’uomo perfetto.
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l’intervento ,che ha prodotto questo “scambio di battute” è questo
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Alessandra scrive:
14 febbraio 2011 alle 11:23
Roma – Alcune parole dell’intervento di Alessandra Bocchetti:
“Dobbiamo costruire un’equilibrio di rappresentanza vero se vogliamo una società migliore per tutti, dobbiamo trasformare in politica la nostra esprerienza, le nostre necessità. Sono convinta che si desse ascolto alle necessità delle donne si potrebbe fare una magnifico programma di governo, ma le prime a doversi convincere di questo siamo proprio noi.
Se amiamo ancora questo paese dobbiamo imparare a governarlo in fretta. Le donne che ne sentono l’energia e il desiderio devono farlo. E’ Un impegno che di dobbiamo prendere non solo per ambizione ma soprattutto per necessità. Ci troviamo in un disastro, ma di questo disastro non siamo del tutto innocenti neanche noi”
“Siamo state fin ora troppo timide, troppo fiduciose, troppo conniventi, troppo deleganti, troppo ubbidienti”
“Ci vuole una spallata, adesso è ora di dargliela questa spallata, ma non solo a Berlusconi ma anche agli uomini più vicini a noi che occupano troppi posti, troppi luoghi ben coscienti di stare seduti sul loro tesoro, cioè una poltrona”
“Per quanto mi riguarda non voterò più un partito che non garantisca una forte presenza di donne al governo di questo paese e non ho detto liste elettorali, ho detto governo. E intendo donne che magari escono da severe scuole di amministrazione dello stato e non dal concorso di miss Italia o dal letto sfatto del potente di turno. ”
Ancora meglio: un partito trasversale delle donne.
Dobbiamo farlo.
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come si vede ,si continua a dare la colpa agli uomini ,tutti ,sempre e comunque ma ,chissà come mai ,queste “spallate” la si devono dare solo agli uomini con la poltrona ,e non chi lavora in fonderia ,QUESTO RESTA UN MISTERO
finisco con una nota un pochino malinconica
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Bella prova di democrazia, niente pugni né manganelli. Ci volevano le donne per insegnarci come si manifesta democraticamente!
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no ,i manganelli no ,quelli vengono usati contro gli operai(uomini ,guarda caso) che lottano per il loro posto di lavoro
“Più difficile ottenere gli stessi risultati sul blog dell’Unità, dove tutti stanno sempre sull’attenti di fronte alle decisioni del condottiero, che in questo caso è anche donna, quindi da venerare e non più solo da rispettare”

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Io il mio sasso in quello stagno lì ce l’ ho tirato.
Te lo copiaincollo:
“Comprare fa schifo mentre vendersi è lecito? E no, cara signora. Vendersi sarà pure lecito, ma chi lo fa, nel momento in cui non lo fa per mangiare, ma per arrivare al benessere senza sforzo, fa più schifo di chi compra, che si tratti di uomini o donne. Fa più schifo perché, anziché solidarizzare e coalizzarsi con quelli che si trovano sulla stessa barca, agisce contro di loro in nome del proprio tornaconto personale. E il non prendere le distanze da tali soggetti rappresenta un insulto nei confronti di quei milioni di donne e di uomini che non si comportano come loro”
Nessuno ha avuto il coraggio di darmi torto.
Mi sono commosso proprio sentendomi vicino a voi donne, oggi.
Non fate lo stesso errore di questa signora: non ci cacciate, abbracciamoci!
Abbracciamoci!
E continuiamo, anche ogni giorno si può manifestare!
ps:Lorella, io non te mollo!
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Imbarazzante
La cosa che più sgomenta è che tutti, Berlusconi compreso, si affannano a elogiare le donne in ogni modo, naturalmente ricevendone schiaffoni sonori perchè la ruffianeria non paga. Ad Alessandro dico che il voto degli uomini è considerato scontato, dall’una e dall’altra parte. Così non se ne curano. Evidentemente gli uomini sono considerati insensibili alla loro propria situazione, e purtroppo è vero.
armando
L’ho già scritto e lo ripeto: io mi sento sempre più preso per il culo da queste donne, che in un paese come il nostro, sono a dir poco servite, riverite, omaggiate, corteggiate, viziate e spesate. Ossia quello che un uomo beta non ha mai conosciuto né mai conoscerà. Una donna, anche se disoccupata o casalinga, può ugualmente avere una sua vita sessuale e sentimentale: un uomo no (eccezioni a parte).
Per il resto trovo orripilanti i commenti di quegli ometti che sanno solo leccare i piedi alle donne.
Sconcertante.
Secondo me dopo questo messaggio Lorella non gliela dà più neanche se pagata dall’Ente Turismo.
“il voto degli uomini è considerato scontato”
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Appunto. O si fa il sindacato degli uomini o non se ne esce.
Armando: Ad Alessandro dico che il voto degli uomini è considerato scontato, dall’una e dall’altra parte. Così non se ne curano.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sono totalmente d’accordo. Io posso parlare soprattutto del mondo di sinistra, che conosco bene, ed è fatto principalmente di uomini a cui è stato inculcato, più o meno esplicitamente, “l’odio” per il maschio bianco eterosessuale, quindi un odio per se stessi in sostanza, e a celebrare la donna, come portatrice di nuovi e più sani valori,a considerare i neri e i gay eternamente discriminati e così via, una visione del mondo in sostanza datata, ferma ancora ai padri della sinistra sessantottina, come Marcuse, per alcunbi versi autore anche molto stimolante. A sinistra la baracca è rimasta in piedi fino a ora perchè a comandare sono sempre state le donne, ma a sedere sugli scranni di potere quasi sempre gli uomini. Bisognerà vedere che cosa accadrà ora, quando le donne di sinistra pretenderanno non solo di dettare i programmi e le scelte, ma anche di occupare quegli spazi fino a ora occupati da uomini). Io spero che questo accada presto, Solo allora, forse, la sinistra riuscirà a fare i conti con questa ideologia reazionaria che alberga al suo interno. Allora forse il fronte si spaccherà. Bisogna toccare le poltrone di questi qui per ottenere qualche risultato,
Io sono il primo a battermi contro la discriminazione, in tutte le sue forme, ma da questo invasamento ideologico io sono sempre stato immune. Mi considero, come diceva Gaber, di sinistra, non della sinistra, perchè nonostante tutta la merda che soffoca la sinistra, c’è ancora qualcosa da salvare, e non sono abituato a buttare nel cesso il bambino e l’acqua sporca.
sandro
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Appunto. O si fa il sindacato degli uomini o non se ne esce.
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Il problema è trovare uomini con i quali farlo quel sindacato, perché tolte quelle poche decine di “compagni di genere” che postano qui e in altri blog e forum, di fronte a noi c’è il silenzio e il vuoto assoluto.
Perciò consiglierei di non illudersi, perché tra il dire e il fare ci passa di mezzo il mare.
Questo a prescindere dalle intenzioni di ciascuno di noi, anche perché, come hanno fatto più volte notare Fabrizio e Rino, questa è una psico-guerra; pertanto una guerra molto diversa da quelle classiche, combattute a cannonate e contro altri uomini.
In questo caso specifico non è la paura a rendere inerti gli uomini, bensì l’inconsapevolezza di genere, l’odio verso i propri simili di sesso maschile * e la vergogna.
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* Io credo che in realtà di veri misogini ne siano sempre esistiti pochi nel corso della storia; sono del parere che la misandria MASCHILE contro gli altri uomini, sia stata e sia molto più diffusa della misoginia. Basti pensare ai motivi futili per cui un uomo può anche sparare in testa ad un altro uomo, come molto difficilmente farebbe contro una donna.
Ha ragione Luca (anche se capisco e condivido le motivazioni di Sandro). Questa è una “psico-guerra”, con caratteristiche estremamente peculiari rispetto a qualsiasi altro confronto/conflitto mai avvenuto nella Storia fino ad ora. Non si tratta certo di imbracciare il fucile e di combattere armi in pugno. Non solo. Abbiamo sottolineato più volte come anche gli strumenti della dialettica e della logica, pur fondamentali, siano essi declinati in chiave politica o filosofica, siano insufficienti e abbiano scarse possibilità di risultare vincenti se non si riesce a trovare la chiave di volta (che è psichica/psicologica/culturale).
Siamo su un terreno del tutto nuovo per la stragrande maggioranza degli uomini, quello appunto psichico/psicologico, che gli uomini stessi, diciamoci la verità, hanno per lo più disertato fino ad oggi e che in larghissima parte continuano ancora a disertare. Anche questo è uno dei frutti bacati del “machismo”, il più grande alleato del femminismo. Aver lasciato campo libero al “femminile” sotto questo profilo è stato un errore strutturale e strategico di proporzioni colossali. Oggi ne vediamo i risultati. Per troppo tempo gli uomini hanno alzato le spalle, facendo finta di nulla e lasciando che le donne occupassero ogni anfratto della sfera psichica ed etica (etopsicosfera). Come se a loro la questione non li riguardasse, non fosse di loro competenza, evidentemente troppo compresi nel difendere il loro “ruolo”, che ormai faceva acqua da tutte le parti (anche se non volevano accorgersene), continuando ad occuparsi di “questioni da uomini”. In qualche modo anche questa è stata una forma di difesa, più o meno inconscia. L’aspetto più drammatico è che tuttora la maggior parte continua ad essere riottosa a mettere il naso in questo ambito. Apparentemente sembra un paradosso, ma in realtà così non è.
Prima si trattava di una sorta di indifferenza da parte maschile nei confronti di una materia e di un ambito che veniva considerato come “sovrastrutturale” (passatemi il termine) o comunque del tutto secondario (“Donne,occupatevi pure voi di queste faccende, che noi ci occupiamo delle cose serie…”) rispetto a ciò che era invece considerato strutturale o comunque di competenza maschile: la sfera pubblica, l’economia, la politica, vissute in modo completamente separato dalla sfera psichica/psicologica (e quindi, conseguentemente, etica/culturale). Ora invece è un vero e proprio terrore. Gli uomini avvertono a livello inconscio che l’ambito della “psicosfera”, colpevolmente e ingenuamente abbandonato, è diventato dominante, al punto che è necessario rivedere anche il paradigma classico marxiano (e non solo marxiano) struttura/sovrastruttura, e che da quello sono stati estromessi. Ma ovviamente sono paralizzati, per tutte le ragioni che abbiamo spiegato più e più volte in tanti articoli.
Per queste ragioni è prematuro oggi parlare di “sindacato” degli uomini. In parte, questo già esiste, ed è il movimento dei padri separati (che ha grandi meriti, sia chiaro). Ma abbiamo visto che questo da solo è uno strumento del tutto insufficiente ad affrontare una questione che è estremamente più complessa.
L’obiettivo strategico è “bucare” la psiche degli uomini (beta). Instillare nella loro mente il dubbio, riuscire a far sì che siano in grado di portare alla luce e di riconoscere la sofferenza che è in loro,invece di rimuoverla.
Quando si porrà il problema di costruire una vera e propria organizzazione sindacale o politica, saremo già a buon punto…
Per il momento, da un punto di vista pratico, tutto ciò che si può fare è lavorare per dar vita ad un’associazione. Questo, come ripeto ancora, è un atto formale che avrebbe però una ricaduta sostanziale estremamente importante e altamente simbolica.
Anzi, a questo punto pongo la questione all’ordine del giorno. Chi è d’accordo lo faccia sapere. Non si tratta di fare chissà cosa, né ci sono particolari incombenze tecnico/amministrative/giuridiche. Ormai gli statuti delle associazioni sono cose molto semplici anche dal punto di vista formale e non richiedono spese particolari. Però per far questo bisogna innanzi tutto incontrarsi. Quindi stabilire una data e un luogo. Posso naturalmente farmi carico del tutto a livello organizzativo logistico. Laddove l’incontro si tenesse a Roma avrei la possibilità di ospitare più persone. Non è necessario essere in tanti. Mi pare che sono sufficienti tre o quattro persone e si da vita ad un’associazione. Chi vuole può anche inviare una delega.
Ciascuno si esprima, se vuole, e faccia sapere la sua disponibilità e soprattutto la sua volontà di aderire formalmente.
In caso contrario però, lasciamo perdere discorsi sulla creazione di un sindacato ecc. , perché se non siamo capaci di fare questo tutto il resto si riduce a un puro volo di fantasia…
Fabrizio
Fabrizio
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Anche questo è uno dei frutti bacati del “machismo”, il più grande alleato del femminismo. Aver lasciato campo libero al “femminile” sotto questo profilo è stato un errore strutturale e strategico di proporzioni colossali. Oggi ne vediamo i risultati.
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Quoto al cento per cento, ed aggiungo che in tal senso il femminismo e le donne in genere, hanno avuto ed hanno realmente una marcia in più rispetto agli uomini, sia beta che alpha. Serve a poco avere “due bicipiti grossi così e un “cazzo lungo così”, nonché una montagna di soldi, se poi si è incapaci di buttar giù anche un discorso elementare in materia di rapporti fra i due sessi.
Di fronte a certe questioni, le uniche cose che gli uomini sanno fare, è ridere o starsene zitti.
PS:
Prendiamo il caso del Berlusca:
Laureato con lode, imprenditore e politico ricchissimo, sempre pronto a sparare ad alzo zero sul comunismo, Stalin e Pol Pot, ma che poi se ne esce fuori con stronzate del tipo “Io non pago le donne” (quanto dà mensilmente all’ex moglie…?) oppure fa riferimento alla “nostra maschile inferiorità” (quindi anche a se stesso).
Ecco, pure questo è uno delle decine di milioni di uomini rovinati dalle logiche “machiste”.
Segnalo questo articolo, che la dice lunga sul potere sessuale che le donne hanno sempre esercitato sugli uomini.
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http://it.notizie.yahoo.com/53/20110214/tod-niente-sesso-senza-governo-belgio-il-045b8e8.html
Niente sesso senza governo: Belgio, il ‘ricatto’ delle mogli dei parlamentari
Ieri – 15.55
Una senatrice belga ha invitato le mogli dei parlamentari del suo Paese a rifiutarsi di fare sesso fino a quando i loro mariti non saranno riusciti a formare un nuovo governo.
PUNTO MORTO POLITICO – Marleen Temmerman ha proposto l’astinenza sessuale come un modo per porre fine al punto morto politico che ha fatto seguito alle elezioni dello scorso giugno. Con 248 giorni senza esecutivo, il Belgio infatti è a un giorno dal record dell’Iraq (249). Al punto che un comico aveva suggerito agli uomini di smettere di radersi per protesta.
NIENTE SESSO SENZA GOVERNO – Ma siccome non ha funzionato, Temmerman ha rilanciato: niente sesso fino a quando non sarà stato formato il governo. Ed essendo anche una ginecologa rispettata, ha chiesto alle mogli e alle ragazze dei membri del partito di “tenere chiuse le gambe”. Non soddisfatta ha esteso lo stesso invito ai partner “di ogni genere” di tutti i membri eletti nel Parlamento.
PROSTITUTE PAGATE PER NON LAVORARE – Temmerman ha affermato che una simile iniziativa ha già funzionato in Kenya nel 2009, quando le donne hanno fatto il voto di castità per disinnescare le crescenti tensioni tra i seguaci del presidente e quelli del primo ministro. E ha aggiunto la senatrice belga: “Alle prostitute keniane era stato offerto un compenso economico se avessero mostrato solidarietà femminile e avessero partecipato allo sciopero del sesso. L’impatto non è mai stato provato scientificamente, ma dopo solo una settimana c’era un governo stabile”.
LA POLITICA DEL SESSO – Ma esiste un precedente anche nella Grecia Antica. Nella “Lisistrata” di Aristofane, si racconta di come le donne di due città-Stato rivali si misero d’accordo per astenersi dal sesso fino a quando i loro uomini non avessero fatto pace. Non sono però gli unici esempi di quella che il Daily Telegraph ha ribattezzato come “la politica del sesso”, osservando: “Il sesso è risalito, con una suggestività senza ritegno, in cima all’agenda politica”.
LADY SENZA VELI – L’esempio più eclatante lo abbiamo, guarda caso, proprio in casa nostra. Per il Telegraph, “la reputazione inattaccabile di Berlusconi appare straordinariamente intatta nonostante il flusso costante di indiscrezioni sul Bunga Bunga”. E la manifestazione delle donne, scese in piazza a Roma contro i politici che non rispettano il corpo femminile, è un esempio perfetto di come sesso e politica anche in Italia vadano a braccetto. Ma anche in Inghilterra Sally Bercow, moglie dello speaker della Camera dei Comuni, si è fatta fotografare coperta solo da un lenzuolo, che ne lascia intravedere il meglio delle curve. Con tanto di intervista in cui dichiara: “Fare l’amore sotto il Big Ben è più sexy”.
Ridicolo e patetico.
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http://www.repubblica.it/politica/2011/02/15/news/una_lezione_ai_maschi-12474795/
Una lezione ai maschi
di ADRIANO SOFRI
Una lezione ai maschi La manifestazione del 13 febbraio a Roma
È inevitabile che le manifestazioni collettive sollevino qualche dubbio, e anche quella delle donne di domenica. Non avevo mai sentito tante buone ragioni per aderire a una manifestazione. E non avevo mai sentito pretesti così capziosi e vanesi per non aderire. Lo svolgimento è stato magnifico.
Tanto tempo fa, noi uomini (molti di noi, almeno) che respingevamo con sdegno l’eventualità di stare mai dalla parte dei padroni, fummo costretti a un estremo imbarazzo, o a vergognarci francamente, quando di colpo ci venne rinfacciato di essere i padroni nel rapporto con le “nostre” donne, e le altre. Non era facile reagire: diventare donne, o un altro dei generi possibili, riesce solo a pochi, e restare maschi sapendo di essere in torto era seccante. A parte qualche provvedimento di correzione personale – palliativi, del resto – l’ideale era che le donne contassero per la maggioranza che sono, e per l’intelligenza peculiare di cui qualche millennio di raggiri e prepotenze le ha dotate, e allora gli uomini potessero rivendicarsi tali a ricominciare da una leale condizione di minorità.
Che questo avvenisse nell’arco della nostra esistenza personale, nonostante la longevità moderna, era da escludere. E per giunta la storia mondiale è andata in un modo tale che gli uomini si sono presi una quantità di rivalse, cruente o no, sulla risalita delle donne. Naturalmente donne e uomini sono categorie troppo generali perché si trascuri il rilievo dei casi individuali, cioè delle persone.
Va da sé che anche delle donne possono essere scemissime, e titolari di dicastero.
Tuttavia la statistica conserva una sua presa. Ho visto che fra pochi giorni si apre a Bruxelles una importante fiera del libro intitolata “Il mondo appartiene alle donne”. Immagino che sia un auspicio, e anche così lascia perplessi, per quell’intonazione proprietaria, peraltro giustificata dalla convinzione opposta, data per ovvia, che il mondo appartenga agli uomini. (Tant’è vero che dicemmo “uomini” invece che maschi o esseri umani, per annetterci le donne).
Noi uomini non possiamo convocare una nostra manifestazione, perché tutte le manifestazioni sono state nostre – abbiamo finito a volte per invadere di forza quelle di sole donne. Non proclamiamo mai di fare qualcosa “in quanto uomini”, perché tutto quello che facciamo lo facciamo in quanto uomini. Possiamo immaginare ora che il mondo non ci appartenga più, o almeno che noi tutti, donne e uomini, e cavalli e tonni rossi, gli apparteniamo quanto lui appartiene a noi.
Ci vorrà parecchio tempo, nella migliore delle ipotesi. Però, per uomini fieri e sportivi e azionisti e allegri di minoranza come ci figuriamo, sarà bellissimo dividerci accanitamente sull’accettabilità delle quote celesti, e sfilare con i cartelli che dicono: “Non siamo panda giganti”, e alla fine indire cortei in 2.300 città ammettendo, anzi richiedendo, la partecipazione di donne. Da domenica, ci siamo un po’ meno lontani.
(15 febbraio 2011)
Sulla psicoguerra. E’ un fatto che molti uomini, quando interpellati singolarmente, sono abbastanza consci, magari in modo non elaborato ma insomma qualche scintilla esiste. Ma, quì è il punto, quando si tratta di allargare il campo visivo, allora niet. Allora prevale il bombardamento ideologico quotidiano, allora se lo dicono tutti i giornali, tutte le Tv, tutti i partiti, tutti gli uomini e le donne che sono in politica, allora deve essere vero per forza. Allora quel barlume che sente dentro di sè si spegne, ed egli tace.
La verità e che siamo di fronte ad un Leviatano di enorme potenza e che scalfirlo è difficilissimo. Occorrerà tempo e occorrerà che altre cose accadano, fino a che la situazione reale non potrà più essere mascherata nella sua essenza. Sempre che, allora, non sia già troppo tardi. Ma spero davvero che così non sia. L’uomo ha grandi capacità di risorgere dalle sue ceneri
armando
Sofri è un altro ometto succube delle donne, tanto che si contraddice due volte nell’articolo . Poi non capisco quale sarebbe la lezione : vedo solo femministe misandriche e patetici ometti come quello. Piuttosto, se ci sono uomini che si so stati a casa è perchè hanno capito l’andazzo misandrico di quelle ridicole combriccole viste in piazza…
copio e incollo da un altro forum ,posso dire che mi ha tirato su il morale ,una donna scrive
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Qui c’è poco da manifestare, non credo la dignità delle donne sia stata calpestata: c’è solo da smettere di usare la patata come merce di scambio. La dignità delle donne è calpestata quando un uomo impone di fare certe cose, non quando t’invita e tu allegra come un’oca ci vai e ci stai, e ti vanti anche al telefono di quanti soldi sei riuscita a scucirgli.
Quando smetterò di vedere perfette oche con minigonne inguinali e top che coprono al massimo il capezzolo sculettare dicendo che “Quello che non sopporto, è che mi notAno solo per il mio fisico. Ci ho un cervIello, io, ci ho!” (Ciglia sbattute, risucchiamento interno di guance per volumizzare le labbra), forse allora prenderò sul serio una manifestazione di questo tipo.
La dignità delle donne è compromessa dalle donne: che c’è da manifestare? C’è da prendere atto, vergognarsi e cambiare.
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sul vergognarsi ,non sono d’accordo ,è come dire che tutti gli uomini si devono vergognare se succedono degli omicidi passionali (cosa che ,a dire il vero, molte femministe ci marciano sopra) ma , a parte questo ,dimostra ancora una volta ,che non esistono ne uomini stupidi o donne stupide ,ma “persone “intelligenti e non
Sempre più pazzesco il fatto che a sinistra non ci sia un giornalista, un intellettuale, un politico, capace di dire e di scrivere qualcosa di maschile (che non c’entra nulla con l’essere di destra) e di far notare che la realtà degli uomini beta è molto diversa da quella dei ricchi o benestanti. Mi chiedo: come si può continuare a votare per personaggi simili? Di certo alle prossime elezioni la sinistra non avrà più il mio voto (ossia quello che le do da vent’anni).
Semplicemente mi asterrò.
>>
http://www.repubblica.it/politica/2011/02/15/news/la_bandiera_della_dignit-12474868/?ref=HREC1-1
L’ANALISI
La bandiera della dignità
di STEFANO RODOTÀ
La bandiera della dignità Donne in piazza il 13 febbraio
È tempo di liberarsi dello spirito minoritario che, malgrado tutto, continua a lambire anche qualche parte della stessa opposizione. È questa l’indicazione (la lezione?) che viene dai molti luoghi che da molti mesi vedono la presenza costante di centinaia di migliaia di persone che, con continuità e passione, rivendicano libertà e diritti: un fenomeno che non può essere capito con gli schemi, invecchiati, del “risveglio della società civile” o di qualche partito “a vocazione maggioritaria”. Non sono fiammate destinate a spegnersi, esasperazioni d’un giorno, generiche contrapposizioni tra Piazza e Palazzo. Non sono frammenti di società, grumi di interesse. È un movimento costante che accompagna ormai la politica italiana, e a questa indica le vie per ritrovare un senso. È l’opposto delle maggioranze “silenziose” che si consegnano, passive, in mani altrui.
Donne, lavoratori, studenti, mondo della cultura si sono mossi guidati da un sentimento comune, che unifica iniziative solo nelle apparenze diverse. Questo sentimento si chiama dignità. Dignità nel lavoro, che non può essere riconsegnato al potere autocratico di nessun padrone. Dignità nel costruire liberamente la propria personalità, che ha il suo fondamento nell’accesso alla conoscenza, nella produzione del sapere critico. Dignità d’ogni persona, che dal pensiero delle donne ha ricevuto un respiro che permette di guardare al mondo con una profondità prima assente.
Proprio
da questo sguardo più largo sono nate le condizioni per una manifestazione che non si è chiusa in nessuno schema. Le donne che l’hanno promossa, le donne che con il loro sapere ne hanno accompagnato la preparazione senza rimanere prigioniere di alcuni stereotipi della stessa cultura femminista, hanno colto lo spirito del tempo, dimostrando quanta fecondità vi sia ancora in quella cultura, dove l’intreccio tra libertà, dignità, relazione è capace di generare opportunità non alla portata della tradizionale cultura politica. È qui la radice dello straordinario successo di domenica, della consapevolezza d’essere di fronte ad una opportunità che non poteva essere perduta e che ha spinto tanti uomini ad essere presenti e tante donne a non cedere alla tentazione di rifiutarli, perché non s’era di fronte ad una generica “solidarietà” o alla pretesa di impadronirsi della parola altrui.
Chi è rimasto prigioniero di se stesso, delle proprie ossessioni, è il Presidente dal consiglio, al quale era offerta una straordinaria opportunità per rimanere silenzioso, una volta tanto rispettoso degli altri. E invece altro non ha saputo trovare che le parole logore della polemica aggressiva, testimonianza eloquente della sua incapacità di comprendere i fenomeni sociali fuori di una rozza logica del potere. La vera faziosità è quella sua e di chi lo circonda, privi come sono di qualsiasi strumento culturale e quindi sempre più votati al rifiuto d’ogni dimensione argomentativa. Dignità, per loro, è parola senza senso, parte d’una lingua che sono incapaci di parlare.
Nelle diverse manifestazioni, invece, si coglie la sintonia con le dinamiche che segnano questi anni. Le grandi ricerche di Luis Dumont ci hanno aiutato nel cogliere il passaggio dall’homo hierarchicus all’homo aequalis. Ma nei tempi recenti quel cammino si è allungato, ha visto comparire i tratti l’homo dignus, e proprio la dignità segna sempre più esplicitamente l’inizio del millennio, costituisce il punto d’avvio, il fondamento di costituzioni e carte dei diritti. Sul terreno dei principi questo è il vero lascito del costituzionalismo dell’ultima fase. Se la “rivoluzione dell’eguaglianza” era stato il connotato della modernità, la “rivoluzione della dignità” segna un tempo nuovo, è figlia del Novecento tragico, apre l’era della “costituzionalizzazione” della persona e dei nuovi rapporti che la legano all’innovazione scientifica e tecnologica.
“Per vivere – ci ha ricordato Primo Levi – occorre un’identità, ossia una dignità”. Solo da qui, dalla radice dell’umanità, può riprendere il cammino dei diritti. E proprio la forza unificante della dignità ci allontana da una costruzione dell’identità oppositiva, escludente, violenta, che ha giustamente spinto Francesco Remotti a scrivere contro quell’”ossessione identitaria” che non solo nel nostro paese sta avvelenando la convivenza civile. La dignità sociale, quella di cui ci parla l’articolo 3 della Costituzione, è invece costruzione di legami sociali, è anche la dignità dell’altro, dunque qualcosa che unifica e non divide, e che così produce rispetto e eguaglianza.
Le manifestazioni di questi tempi, e quella di domenica con evidenza particolare, rivendicano il diritto a “un’esistenza libera e dignitosa”. Sono le parole che leggiamo nell’articolo 36 della Costituzione che descrivono una condizione umana e sottolineano il nesso che lega inscindibilmente libertà e dignità. Più avanti, quando l’articolo 41 esclude che l’iniziativa economica privata possa svolgersi in contrasto con sicurezza, libertà e dignità umana, di nuovo questi due principi appaiono inscindibili, e si può comprendere, allora, quale lacerazione provocherebbe nel tessuto costituzionale la minacciata riforma di quell’articolo, un vero “sbrego”, come amava definire le sue idee di riforma costituzionale la franchezza cinica di Gianfranco Miglio. Intorno alla dignità, dunque, si delinea un nuovo rapporto tra principi, che vede la dignità dialogare con inedita efficacia con libertà e eguaglianza. Questa, peraltro, è la via segnata dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Qui, dopo aver sottolineato nel Preambolo che l’Unione “pone la persona al centro della sua azione”, la Carta si apre con una affermazione inequivocabile: “La dignità umana è inviolabile”.
Proprio questo quadro di principi costituisce il contesto all’interno del quale i diversi movimenti si sono concretamente mossi, individuando così quella che deve essere considerata la vera agenda politica, la piattaforma comune delle forze di opposizione. Diritti delle persone, lavoro, conoscenza non si presentano come astrazioni. Ciascuna di quelle parole rinvia non solo a bisogni concreti, ma individua ormai pure forze davvero ” politiche”, che si presentano con evidenza sempre maggiore come soggetti attivi perché quei bisogni possano essere soddisfatti.
Viene così rovesciato le schema dell’antipolitica, e si pone il problema della capacità dei diversi gruppi di opposizione di trovare legami veri con questa realtà. I segnali venuti finora sono deboli, troppo spesso sopraffatti dalle eterne logiche oligarchiche, dagli egoismi identitari di ciascun partito o gruppo politico. Si lamenta che ai problemi reali non si dia il giusto risalto. Ma chi è responsabile di tutto questo? Non quelli che con quei problemi si sono identificati, sì che oggi la responsabilità di farli entrare nel modo corretto nell’agenda politica ufficiale dipende dalla capacità dei partiti di trovare il giusto rapporto con i movimenti presenti nella società, di essere per loro interlocutori credibili.
Torna così la questione iniziale, perché proprio questo è il cammino da seguire per abbandonare ogni spirito minoritario e ridare vigore ad una vera politica di opposizione. Le manifestazioni di questi mesi, infatti, dovrebbero essere valutate partendo anche da un dato che tutte le analisi serie sottolineano continuamente, e cioè che Berlusconi non ha il consenso della maggioranza degli italiani, non avendo mai superato il 37%. Il bagno di realtà di domenica, che ne accompagna tanti altri, dovrebbe indurre a volgere lo sguardo verso la vera maggioranza, perché solo così un vero cambiamento è possibile.
(15 febbraio 2011)
mauro recher
>>
dimostra ancora una volta ,che non esistono ne uomini stupidi o donne stupide ,ma “persone “intelligenti e non
>>
Sei un po’ troppo ottimista, mauro, perché gli uomini e le donne stupidi/e esistono, eccome se esistono.
Lo avete visto otto e mezzo stasera?


Spettacolare
Il battibecco tra Tosi e la Serracchiani è da incorniciare.
Lui ha fatto notare che il background femminista della sinistra dovrebbe portare le donne della stessa a sostenere i festini “Arcore style”, in nome del principio “il corpo è mio e lo gestisco io”, dato che le amichette di Berlusconi questo fanno: gestiscono il proprio corpo a modo loro.
Al che la Serracchiani ha iniziato a gridare come un ossesso che non può permettersi di dire questo, ecc. ecc., ma non è stata in grado di spiegare il perché.
Straordinario
Poi sono venuto a conoscenza di un particolare che mi ha fatto veramente sbellicare, dato che non lo sapevo.
Sembra che la sinistra avesse proposto, tempo fa, di abbassare l’ età minima sotto la quale avere rapporti sessuali è illegale (da parte di un adulto): la proposta, che avrebbe evitato il processo a Berlusconi, è stata bocciata.
Indovinate da chi?
DAL GOVERNO BERLUSCONI!!!
Il giornalista non ha mancato, opportunamente, di far notare che le tendenze forcaiole nei confronti dell’ uomo comune mal si conciliano con la pretesa di impunità per sé stessi.
E qui si torna al discorso che facevo più su: destra significa “è giusto quello che va bene a me”.
Quale dimostrazione migliore di questa?
Sandro, ho cancellato per errore un tuo post che era finito negli spam e che riprendeva un mio precedente commento.
Lo potresti rinviare per favore?
Grazie e scusa.
Fabrizio
Sandro: Il battibecco tra Tosi e la Serracchiani è da incorniciare.
. Certo che è curioso che la Destra ricordi alla Sinistra quali sono i suoi principi e valori. Comunque domina incontrastato il “voltagabbanismo”, si dice e si fa ciò che torna a giovamento in quel momento, alla faccia dei propri principi “ufficiali”.
Lui ha fatto notare che il background femminista della sinistra dovrebbe portare le donne della stessa a sostenere i festini “Arcore style”, in nome del principio “il corpo è mio e lo gestisco io”, dato che le amichette di Berlusconi questo fanno: gestiscono il proprio corpo a modo loro.
Al che la Serracchiani ha iniziato a gridare come un ossesso che non può permettersi di dire questo, ecc. ecc., ma non è stata in grado di spiegare il perché.
Straordinario>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sì, doveva essere davvero divertente
sandro
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E qui si torna al discorso che facevo più su: destra significa “è giusto quello che va bene a me”.
Quale dimostrazione migliore di questa?
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Concordo, ma resta il fatto che l’odierna sinistra è profondamente femminista e anti-maschile.
Questo è il (nostro) problema.
il background femminista della sinistra dovrebbe portare le donne della stessa a sostenere i festini “Arcore style”, in nome del principio “il corpo è mio e lo gestisco io”, dato che le amichette di Berlusconi questo fanno: gestiscono il proprio corpo a modo loro
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bisognerebbe fare dei manifesti con questa frase.
Io aggiungo che, oltre a gestire il proprio corpo, gestiscono anche i soldi e il corpo dei maschi.
“ho cancellato per errore un tuo post che era finito negli spam e che riprendeva un mio precedente commento.
Lo potresti rinviare per favore?”
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Dicevo che in questo momento la priorità secondo me è fare informazione.
“resta il fatto che l’odierna sinistra è profondamente femminista e anti-maschile.
Questo è il (nostro) problema”
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Quella odierna non è sinistra, ma una destra in salsa politicamente corretta.
Diretta conseguenza, questa, dell’ aver sposato il femminismo, ideologia profondamente di destra spacciata astutamente per sinistra.
Sinistra significa etica applicata alla politica, e il femminismo è la negazione del concetto di etica.
sandro
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Quella odierna non è sinistra, ma una destra in salsa politicamente corretta.
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Qualunque cosa sia, resta il fatto che io, quando vado a votare, trovo questo simbolo,
http://beta.partitodemocratico.it/
non “destra politicamente corretta”.
Purtroppo i giri di parole non possono confutare il seguente dato di fatto: il PD è anti-maschile è femminista.
Che poi lo sia diventato per questo o quel motivo, che abbia scimmiottato la destra oppure no, non cambia il fatto fatto che l’ODIERNA sinistra è CONTRO gli uomini.
Ditemi voi se un vecchio iscritto alla CGIL, nonché ex iscritto alla FGCI come me, debba quotidianamente sorbirsi roba del genere sulle donne:
http://beta.partitodemocratico.it/aree/home.htm?area=53
http://www.fgci.it/
Io non ne posso più.
Non mi sono spiegato.
Il problema non è che la sinistra è antimaschile.
Il problema è che non esiste una sinistra.
Esistono due destre, una delle quali, per dare una parvenza di democrazia al sistema, si autodefinisce sinistra pur essendo nei fatti nient’ altro che una diversa declinazione della destra.
Se esistesse una sinistra, non potrebbe essere antimaschile: sarebbe una contraddizione.
A prescindere dalla destra o dalla sinistra, io ho notato da un po’ di tempo un fatto sconcertante (che sicuramente non stupirà chi si occupa di qm da anni), e cioè che nei confronti di quei pochi uomini che hanno il coraggio di esprimere opinioni controcorrente i più aggressivi sono i maschi, che di fronte a certe parole reagiscono soventemente in malo modo, insultando, buttandola sul personale e sulla “mancanza di figa” o “di affetto della mamma”. Il tutto con un tono sprezzante e feroce, raramente riscontrabile nelle donne.
Andrea
cioè che nei confronti di quei pochi uomini che hanno il coraggio di esprimere opinioni controcorrente i più aggressivi sono i maschi, che di fronte a certe parole reagiscono soventemente in malo modo
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Ma certo, pur di avere un patetico complimento da una femmina questi ammazzarebbero volentieri chi esprime certe cose “politicamente scorrette” . Non stupisce di certo .
Capisco il tuo disappunto, Luca. Qualunque uomo che abbia un briciolo di dignità non può non sentirsi offeso da questa retorica sessista. Ma l’uomo di sinistra, elettore, quindi con l’eccezione dei volponi uomini ai vertici a livello nazionale e locale, è, mediamente, un rincoglionito. Pensa ancora di vivere nella società descritta da Rosa Luxemburg. Che ci possiamo fare, sembrano proprio irrecuperabili. Nella loro mente è presente solo l’alternativa maschilismo/femminismo. Se non sei femminista sei maschilista. E’ chiaro che così non ci si evolverà mai.
Io credo che gran parte della gente che vota a sinistra come i miei genitori e famiglie proletarie che conosco se ne fregano del femminismo, penso che se cambiasse linea la sinistra su questo versante fregherebbe ben poco a molte famiglie “normali” italiane (opinione personale)
Certo quello che si dice in questo blog sarebbe un colpo forte per tutti se un partito lo sbandierasse come programma di governo.
Ultima replica, al riguardo.
Sandro, tu scrivi,
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Non mi sono spiegato.
Il problema non è che la sinistra è antimaschile.
Il problema è che non esiste una sinistra.
Esistono due destre, una delle quali, per dare una parvenza di democrazia al sistema, si autodefinisce sinistra pur essendo nei fatti nient’ altro che una diversa declinazione della destra.”
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No, ti sei spiegato benissimo, solo che io, da uomo di sinistra quale sono sempre stato, mi sono un po’ stufato di certi giustificazionismi nei confronti della sinistra.
Secondo me ha poco senso dire che “non esiste una sinistra, bensì una destra camuffata”, perché se è per questo, anche secondo molti uomini di destra, non esisterebbe più nemmeno la “vera” destra.
Scusa, ma l’ipotesi che la sinistra sia “deragliata” di suo, la prendi in considerazione? Io sì. Sandro, Bersani e company sono uomini di sinistra – NON di destra! – che leccano quotidianamente i piedi al genere femminile e lo mettono nel culo a quello maschile!
Prendiamone atto e smettiamo di evocare ogni due minuti il fantasma della destra!
“Scusa, ma l’ipotesi che la sinistra sia “deragliata” di suo, la prendi in considerazione?”

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Ma è proprio quello il problema.
E’ deragliata dal binario della sinistra per finire in quello del politicamente corretto, che storicamente con la sinistra non ha nulla a che spartire.
E non è deragliata di suo, l’ ha fatta deragliare la sua attuale classe dirigente per motivi di convenienza personale: molto più semplice e redditizio fare i difensori del politicamente corretto che accollarsi una bega come difendere i lavoratori.
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“Bersani e company sono uomini di sinistra”
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Buona questa
Allora Togliatti, Pajetta, Amendola, cos’ erano? Alieni?
Se ti sentissero paragonarli a questi qua si rivolterebbeo nella tomba.
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Buona questa
Allora Togliatti, Pajetta, Amendola, cos’ erano? Alieni?
Se ti sentissero paragonarli a questi qua si rivolterebbeo nella tomba.
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Ascolta, anche Donna Assunta quando sente parlare di Fini le si rizzano i capelli, nonostante ciò non mi risulta che il suddetto sia un uomo di sinistra. A te risulta?
Ora, che Bersani non sia Togliatti o Pajetta, è pacifico, ma fino a prova contraria è un uomo di sinistra! Ok?
http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Bersani
Pier Luigi Bersani (Bettola, 29 settembre 1951) è un politico italiano, attuale segretario del Partito Democratico.
Presidente della Regione Emilia-Romagna tra il 1993 e il 1996, è stato Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nei governi Prodi I e D’Alema I, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei governi D’Alema II e Amato II, Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi II.
Pier Luigi Bersani è nato a Bettola, in provincia di Piacenza, il 29 settembre 1951, in una famiglia di artigiani. Suo padre Giuseppe era meccanico e benzinaio. Si è laureato con lode in filosofia all’Università di Bologna, con una tesi sulla storia del Cristianesimo, centrata sulla figura di Papa Gregorio Magno.
Si è sposato nel 1980 con la concittadina Daniela Ferrari, farmacista, dalla quale ha avuto due figlie (Elisa e Margherita). Dopo una breve esperienza da insegnante, si è dedicato completamente all’attività amministrativa e politica[1].
Attività politica [modifica]
Dal PCI al PDS [modifica]
Giovanissimo, è vice presidente della Comunità Montana piacentina, quindi vice presidente del Comitato Comprensoriale piacentino. Eletto consigliere regionale per la circoscrizione di Piacenza nelle file del Partito Comunista Italiano, assume incarichi di giunta fino al 1990 quando ne diventa vice presidente. Il 6 luglio 1993 è eletto presidente della Regione Emilia-Romagna. Nelle elezioni regionali dell’aprile 1995, le prime con l’indicazione diretta del presidente, Bersani viene eletto dal 54% dei cittadini che hanno votato la lista di centrosinistra “Progetto Democratico”. Dal gennaio al luglio del 1995 ricopre l’incarico di presidente di turno della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Nel Governo Prodi I [modifica]
Dal 18 maggio 1996 al 22 dicembre 1999 ricopre la carica di Ministro dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato e del Turismo nel Governo Prodi I. Dal 23 dicembre 1999 al 3 giugno 2001 ricopre la carica di Ministro dei Trasporti e della Navigazione. Alle elezioni politiche del 2001 viene eletto per la prima volta deputato nel collegio 30 Fidenza-Salsomaggiore; componente della X Commissione Attività Produttive della Camera.
Nell’estate del 2001 ha fondato NENS (Nuova Economia Nuova Società) insieme a Vincenzo Visco.[2] È presidente dell’associazione Nuova Romea.
Alle elezioni europee del 2004 viene eletto parlamentare europeo nella circoscrizione nord-ovest; membro della “Commissione per i problemi economici e monetari” e della “Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori”. Componente della delegazione alle commissioni di cooperazione parlamentare UE-Kazakistan, UE-Kirghizistan, UE-Uzbekistan e per le relazioni con il Tagikistan, il Turkmenistan e la Mongolia, della delegazione per le relazioni con la Bielorussia e della delegazione all’Assemblea parlamentare Euromediterranea. È stato membro della Presidenza del comitato politico e del Comitato nazionale dei Democratici di Sinistra.
Nel Governo Prodi II, nasce il PD [modifica]
Dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008 ha ricoperto la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Prodi II.
Nel 2007 non si è candidato alle primarie del Partito Democratico, affermando che una sua candidatura contro Veltroni avrebbe disorientato una parte dell’elettorato.[3]
Nel 2008 è stato ministro ombra dell’Economia per il Pd.[4]
Elezione a segretario del PD [modifica]
Nel 2009, Bersani decide di candidarsi a segretario del Partito Democratico.[5]
Bersani ha incentrato la sua candidatura sull’esigenza di unire i valori cattolico-popolari con quelli del socialismo democratico e della socialdemocrazia.[6] Ha inoltre dichiarato il suo impegno per far sì che ogni cittadino possa votare non solo il segretario di partito, bensì anche ciascun parlamentare.[7]
Il 25 ottobre 2009 Bersani vince le elezioni primarie, battendo il segretario uscente Dario Franceschini e il senatore Ignazio Marino, e viene così eletto segretario nazionale del PD. Tra i sostenitori della candidatura di Bersani vi erano Massimo D’Alema,[8] Rosy Bindi,[9] Enrico Letta,[10] Livia Turco,[11], Rosa Russo Iervolino[12] e Antonio Bassolino. In particolare, la candidatura di quest’ultimo nelle sue liste per le primarie è stata al centro di numerose polemiche per le numerose contraddizioni emerse durante il suo mandato di governatore della Campania.
Segretario del PD [modifica]
A seguito dell’elezione Bersani ha inaugurato una serie di incontri con i leader dei partiti dell’opposizione: Antonio Di Pietro (IDV), Nichi Vendola (SL), Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa (UDC), Emma Bonino e Marco Pannella (Radicali Italiani), Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (PRC-PDCI) per cercare un’intesa comune sulla conduzione dell’opposizione al governo del Popolo delle Libertà-Lega Nord e cercando disponibilità per un’alleanza per le prossime regionali del 2010 escludendo però un’alleanza a livello nazionale con il PRC-PDCI.
Dal 7 novembre 2009, tramite l’istituto dell’Assemblea Nazionale, Bersani è ufficialmente il Segretario del PD.[13]
Voci correlate [modifica]
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E non è deragliata di suo, l’ ha fatta deragliare la sua attuale classe dirigente per motivi di convenienza personale:
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Ma le prove di quanto sostieni, dove sono?
Tocca crederti sulla parola?
Be’, se permetti io la penso in maniera diversa dalla tua e, per quanto mi riguarda, mi sento veramente tradito da questa sinistra che voto da una vita.
“Ma le prove di quanto sostieni, dove sono?
Tocca crederti sulla parola?”
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Le prove?
Guarda come campano loro e come campano i loro elettori.
Cos’ hanno fatto per i propri elettori da vent’ anni a questa parte, ovvero da quando sono arrivati al potere?
Niente.
Gli hanno sempre remato contro.
Chiunque può dichiarare di essere di sinistra, ma quello che dice lascia il tempo che trova. Conta quello che fa, non quello che dice.
Gente che progetta alleanze con gli eredi del MSI hai voglia a spacciarli per sinistra.
X Sandro e Luca
Secondo me avete ragione entrambi: sostanzialmente state dicendo le stesse cose.
Tuttavia pure a me fanno abbastanza vomitare articoli del genere.
http://www.ilmanifesto.it/?id=347
E’ tutto scontato, infatti se la Sx stesse dalla parte dei perdenti, subalterni, derubati, umiliati, dalla parte di quelli che affondano (maschi di 3° classe), il MUB non avrebbe avuto motivo di nascere e non sarebbe stato nemmeno concepibile.
Fabrizio si sarebbe dedicato (forse volentieri) ad altro.
Ergo…
Rn
Per molto meno la Lega è stata soventemente accusata di razzismo nei confronti dei meridionali e degli extracomunitari.
Viceversa, quando ad insultare tutti gli uomini sono le donne, non vola neanche una mosca: soprattutto a sinistra.
http://www.youtube.com/watch?v=1pFzR1f9eKA
prendo spunto quanto detto da Rino ,la sinistra non fa altro che cavalcare l’onda del momento(il che dimostra scarsezza di idee) ,questa onda è la dignita della donna ,non si parla ,in questo momento di altro , l’unico scopo è quello di far cadere Berlusconi , questo far cadere il cattivo orco ,andrebbe bene ,se fosse un punto di partenza ,purtroppo ,per loro è un punto di arrivo ,caduto Berlusconi ,loro hanno vinto ..ma il dopo ?? si è visto con il governo prodi (va beh che definirlo di sinistra bisogna avere coraggio) come è andata a finire…
usano la farsa della piazza per stare con i cosiddetti “deboli” senza rendersi conto che i deboli ,sono altri ,ma non fanno voti e popolarità
PS: Lo stesso Napolitano, cosa dice? Ovviamente, nulla.
Viceversa, quando ad insultare tutti gli uomini sono le donne, non vola neanche una mosca: soprattutto a sinistra.
http://www.youtube.com/watch?v=1pFzR1f9eKA
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Ma chi lo avrà montato il palco dove quella sbraita contro gli uomini? Forse delle donne?
Leonardo: Ma chi lo avrà montato il palco dove quella sbraita contro gli uomini? Forse delle donne?>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Grande Leonardo!
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Il Video: una vera e propria chiamata alle armi, in cui vittimismo, sessismo e ipocrisia, condite da qualche, sacrosanta, critica alla politica economica di questo disastroso Governo ( l’antiberlusconismo come sicuro collante di genere a sinistra), si fondono in un mix, è il caso di dire, che regge bene e fa presa sicura sulla massa in ascolto.
Peccato che di tutto questo non abbiamo bisogno: non abbiamo bisogno di un vittimismo che porta le donne a non assumersi le loro responsabilità e a scaricare sugli uomini qualsiasi loro manchevolezza ( l’unico piccolo accenno di critica è rivolto alle ragazze dell’Olgettina colpevoli di non aver fatto proprio il suo credo “guerrafondaio” nei confronti degli uomini); non abbiamo bisogno di questo sessismo femminista che celebra un sesso a discapito dell’altro e che continua, imperterrito, ad aizzare allo scontro laddove ci vorrebbe dialogo, sereno confronto e superamento di pregiudizi di genere, in nome di una crescita anche politica di questo Paese; non abbiamo bisogno dell’ipocrisia di chi dice “non ci piace il potere ma occorre “una spallata”, oppure occorre che gli uomini si facciano da parte per il “bene del Paese”, perchè, davvero gravissima considerazione, “gli uomini non sono in grado di rappresentare una donna”. E poi, “agghiacciante”, quel “devono fare un passo indietro se amano questo Paese”. E quanto suona ruffiano quel “anche le donne possono essere ottime, buone , mediocri” dopo tutta quella sviolinata di genere.
Signora Bochettini, vorrei dirle che se fosse stato un uomo a pronunciare queste frasi rivolgendole alle donne, sarebbe stato, giustamente, “massacrato”. Il fatto che lei abbia raccolto solo applausi dimostra quanto il suo vittimismo sia davvero fuori luogo. Lei può affermare ciò che un uomo non può dire, le sembra poco? Ma coltivo la speranza, che come si dice è sempre l’ultima a morire, che lei possa incominciare a vedere in un suo simile prima una persona e poi un portatore di un diverso organo sessuale. E’ un peccato che una mente come la sua, comunque dotata, venga sprecata per diffondere veleno invece che saggezza.
“Signora Bocchetti, vorrei dirle che se fosse stato un uomo a pronunciare queste frasi rivolgendole alle donne, sarebbe stato, giustamente, “massacrato”. Il fatto che lei abbia raccolto solo applausi dimostra quanto il suo vittimismo sia davvero fuori luogo. Lei può affermare ciò che un uomo non può dire, le sembra poco?” (Alessandro)
Esattamente. Questo è il paradosso. Le “oppresse” si esprimono normalmente con concetti e parole che gli “oppressori” non potrebbero mai neanche lontanamente sfiorare. Se quel discorso fosse stato pronunciato da un uomo,sia esso un attore, come quella donna, oppure un esponente politico, un “intellettuale”, o qualsiasi altro personaggio pubblico (o anche un qualsiasi uomo comune), avrebbe pagato duramente quelle parole: la sua carriera sarebbe stata stroncata, non avrebbe mai più messo piede in una televisione, in un teatro, non avrebbe più scritto una sola riga su un giornale, se si fosse trattato di un politico sarebbe stato completamente emarginato se non espulso dal suo partito
”Il Video: una vera e propria chiamata alle armi, in cui vittimismo, sessismo e ipocrisia, condite da qualche, sacrosanta, critica alla politica economica di questo disastroso Governo ( l’antiberlusconismo come sicuro collante di genere a sinistra), si fondono in un mix, è il caso di dire, che regge bene e fa presa sicura sulla massa in ascolto”. (Alessandro)
Totalmente d’accordo anche da questo punto di vista. Aggiungerei un “bacchettonismo” di ritorno (“indecente”, è l’aggettivo che viene usato, non solo dalla Bocchetti, quando si parla delle feste ad Arcore e degli svaghi del premier) che permea il tutto e strizza l’occhio ai vescovi e ai loro cantori di Famiglia Cristiana e di Avvenire. Meraviglie della politica…
Sulla manifestazione del 13 c’è però da segnalare un risvolto inquietante che ho avuto modo di verificare di persona.
Ho parlato con diverse donne mie amiche, alcune delle quali, pur essendo di sinistra, molto critiche nei confronti di questo femminismo e su posizioni molto laiche ed equilibrate (qualcuna apprezza e addirittura condivide le ragioni del nostro sito), hanno comunque partecipato alla manifestazione. Ne abbiamo discusso animatamente, soprattutto prima, e ho avuto l’impressione che si stessero arrampicando sugli specchi. Erano in chiara difficoltà. Una di loro ha anche cercato di spiegarmi che lei è molto curiosa, un’osservatrice, le piace studiare i fenomeni sociali, di costume e quant’altro. E così anche le altre, con argomentazioni fra le più disparate e maldestre.
Ben presto ho capito che si trattava di alibi. In realtà, pur essendo molto scettiche sulle ragioni della manifestazione, sono state in qualche modo “costrette” a prendervi parte.. Temevano che la loro assenza sarebbe stata notata, segnalata, e che questo avrebbe potuto ingenerare “sospetti” su di loro, sulla loro “tenuta” ideologica. “E’ bene farsi vedere in occasioni come queste”, questa è la vera ragione che le ha spinte a partecipare. Più o meno ciò che spinge le persone in tutti i regimi a partecipare alle adunate e alle celebrazioni ufficiali. Proprio mentre parlavo con una di loro mi sono venute alla mente alcune immagini: una è quella del celebre romanzo di Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, dove il protagonista, in occasione di non so quale celebrazione ufficiale del Partito-Stato, non appende sul balcone la bandiera, e la cosa viene immediatamente notata e segnalata a chi di dovere dal “capo-condominio”. L’altra è quella del film di Ettore Scola, “Una giornata particolare”, dove il protagonista, magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni, durante una celebrazione del regime fascista, è al contrario, costretto a rimanere a casa perché omosessuale e quindi non desiderato. L’intero condominio si svuota per poter partecipare all’adunata e lui rimane solo in questo enorme caseggiato deserto dove casualmente conoscerà una donna…
L’altra ancora è quella di Fantozzi che, pochi minuti prima dell’inizio della attesissima partita di calcio Italia-Inghilterra (con frittatone di cipolle, birra gelata e rutto libero…), viene convocato, come tutti gli altri suoi colleghi, dal megadirettore galattico, “Gran Mascalzon, Farabutt, Raccomandat, Figlio di, per assistere alla proiezione del film (peraltro bellissimo) di Ejzenstejn, “La corazzata Potemkin”.
Il poveretto, in un primo momento, decide di rimanere a casa a vedere la partita e di fregarsene, ma la moglie lo fa riflettere sulle inevitabili conseguenze della sua defezione…
A questo siamo, cari amici, e quanto dico non vuole essere una boutade. Questa è la situazione. Altre due immagini mi vengono alla mente: naturalmente 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Non penso affatto di esagerare nel momento in cui cito questi ultimi due. E’ proprio con questo “psico-regime” che abbiamo a che fare.
Attrezziamoci di conseguenza.
Fabrizio
P.S. A proposito di quanto dicevo nel mio precedente post, credo che questo video che mi è stato segnalato da un amico tempo addietro (è una presa in giro del regime nordcoreano, naturalmente estendibile a qualsiasi regime totalitario), possa essere tranquillamente attualizzato e contestualizzato al momento che stiamo vivendo. Anche se in forme estetiche meno evidenti, è ovvio, mi pare che la sostanza sia su per giù la medesima…
http://www.youtube.com/watch?v=njmOayBWPfc
Leonardo
oppure occorre che gli uomini si facciano da parte per il “bene del Paese”, perchè, davvero gravissima considerazione, “gli uomini non sono in grado di rappresentare una donna
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A prescindere dalle dichiarazioni, obiettivamente gli uomini di potere l’hanno sempre messo in quesl posto agli uomini, quindi se questi ometti al goveno si fanno da parte non sarebbe una grave perdita . Semmai il fatto grave sta che queste ridicole femministe italiane continuano a parlare di politici maschilisti quando in realtà , essendo femministi quindi sessisti, l’hanno sempre messo in quel posto agli uomini e favorito sempre e solo le donne . Quindi se vanno le femministe al governo, per gli uomini comuni la storia non cambia, anzi peggiora .
Ormai ho trentanove anni, perciò, un minimo di esperienza di vita e di donne ce l’ho. Ebbene, da circa un paio d’anni a questa parte – ovvero da quando ho iniziato a prender coscienza della qm – le osservo e ascolto ancora più attentamente e, pertanto, mi chiedo cosa cazzo gli manchi… Parliamoci chiaro: la vita non è solo “carriera e soldi” (certo, senza di quelli non si campa), la vita è pure, e soprattutto, altro. Fra questo “altro” va ovviamente compresa la relazione uomo-donna, e benché ci siano forti resistenze ad ammetterlo da parte maschile, il vero subordinato è l’uomo.
Per esempio, quanti fra di voi “sentono” di esercitare un potere reale sulle donne? Seriamente: ma cosa sarebbe il potere maschile? Forza la superiore forza fisica? D’accordo, ma poi cosa ci resta? Sicuramente molto poco.
Guardate, due sere fa, sono stato nuovamente a trovare la giovane figa rumena (prostituta) di cui ho parlato recentemente e devo dirvi che una volta “concluso”, ero più incazzato di prima.
Qual è la ragione? La seguente: un profondo senso di impotenza. Quello che per lei è semplicissimo ottenere, come se bevesse un bicchier d’acqua, a me (come a milioni di uomini che non lo ammettono) tocca pagarlo.
Certo, mi si potrebbe obiettare che quella è giovane e bella, mentre io sono un normale uomo quasi quarantenne.
Vero, ma anche nei rapporti cosiddetti “normali”, non cambia nulla, perché è sempre l’uomo a doversi esporre e perciò a dover fare la figura del coglione (corteggiare una donna si riduce sostanzialmente a questo).
E’ un qualcosa di veramente frustrante, che incide profondamente nella psicologia e nel carattere di un uomo, specie se poi ti senti raccontare che faresti parte del “sesso dominante e oppressore”. Pazzesco.
Simone
Per esempio, quanti fra di voi “sentono” di esercitare un potere reale sulle donne? Seriamente: ma cosa sarebbe il potere maschile? Forza la superiore forza fisica? D’accordo, ma poi cosa ci resta? Sicuramente molto poco.
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Come cosa ci rersta? E queste cose chi le ha fatte:
http://www.friendsofart.net/static/images/art1/michelangelo-buonarroti-creation-of-adam.jpg
http://www.empirestatebuildingnewyork.com/wp-content/uploads/2010/11/empire_state_building-83.jpg
http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2010/12/05amleto1_150.jpg
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Condivido la tua frustrazione sul potere delle donne sugli uomini.
Secondo me la maggioranza dei maschi ha veramente rispetto per le donne.
http://www.corriere.it/editoriali/11_febbraio_19/fubini-e-se-una-volta-penassimo_5071f10e-3bfd-11e0-b39a-01c3e2bb173c.shtml
RIFLESSIONI
E se per una volta pensassimo
alla Dignità dell’Uomo (Maschio)?
RIFLESSIONI
E se per una volta pensassimo
alla Dignità dell’Uomo (Maschio)?
Esercizio per il weekend: provate a individuare – per strada, al parco, allo stadio – un capannello di uomini dall’aria mediamente civile e navigata e cercate di orecchiarne la conversazione. Di questi tempi si somigliano tutte. Uno racconta che è appena tornato dalla Germania e il tassista dell’aeroporto ha sogghignato quando ha scoperto che il suo cliente era italiano. Un altro è stato in Marocco e anche lì il cameriere ha ammiccato fastidiosamente quando ha scoperto che il suo cliente era italiano. E così via. Anche loro provano a riderci un po’ sopra, ma sono facce tirate. Perché il discorso pubblico li sta stranamente dribblando.
Dopo mesi di caos politico-mediatico-giudiziario – infermiere travestite da consiglieri regionali, consiglieri regionali travestiti da infermiere, tuffi in massa nella Jacuzzi in tenuta da poliziotte – quegli uomini si sentono un po’ giù di corda. In Italia il discorso pubblico e le manifestazioni si sono concentrate (giustamente) sulla dignità della donna. Ma della dignità dell’uomo, l’uomo maschio, cosa dire? Se c’è una figura che esce a pezzi da intercettazioni, testimonianze, interviste e sogghigni dei tassisti esteri, è decisamente la sua.
Va bene: niente false pretese di nobiltà. Noi maschi italiani siamo per definizione meno maturi, meno consapevoli, responsabili e solidi delle nostre controparti femminili. Il gallismo resta un glorioso tic nazionale, per quanto un po’ usurato dalle nuove tecnologie, dai siti di incontri ai social network, e dall’età media dei praticanti. Ma davvero a noi uomini non dà fastidio essere identificati (all’estero, al bar) con l’immagine del maschio italico come emerge da mesi di polemiche? Da queste parrebbe quasi che instaurare una conversazione con una donna per volta, una coetanea poi!, sia decisamente out. O forse invece la prossima manifestazione andrebbe fatta per la dignità dell’uomo (maschio): se non in piazza, almeno al ristorante, in palestra, al supermarket. E perché no, qualche volta anche a casa. Altrimenti finisce che anche la nostalgia del buon vecchio gallismo non sarà più quella di un tempo.
Federico Fubini
19 febbraio 2011
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Noi maschi italiani siamo per definizione meno maturi, meno consapevoli, responsabili e solidi delle nostre controparti femminili.
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Per “definizione” ?? Non commento neppure.
“Leggete cosa c’è scritto su IO DONNA, del 5 febbraio, riguardo alle rivolte mediorientali.
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IL CUORE DELLA RIVOLTA.
Poche hanno partecipato agli scontri a fuoco.
Ma tantissime in Tunisia, Algeria, Egitto hanno sfilato per le strade. Perché se oggi soffia il vento del cambiamento è grazie a loro, le ragazze del Nord Africa. Che da anni, nelle università e nelle case, lottano dietro le quinte. E ora presentano il conto.
di Cecilia Zecchinelli
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Una donna simbolo del potere da abbattere, della corruzione, dell’avidità: nella rivoluzione dei gelsomini in Tunisia, più ancora del deposto presidente Ben Ali era la moglie Leila il bersaglio principale della rabbia. L’ex parrucchiera diventata first lady, pronta a deporre il marito per prenderne il posto (si diceva prima), scappata con una tonnellata e mezzo di oro (si è detto poi), era odiata da tutti ma soprattutto dalle donne. Dalle migliaia di tunisine che hanno, anche loro, compiuto il miracolo abbattendo un regime in apparenza eterno.
Poche hanno partecipato agli scontri a fuoco, è vero. Ma molte sono scese nelle strade una volta passate le violenze, tantissime lavoravano da anni per la democrazia
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Poche hanno partecipato agli scontri a fuoco.
Ma tantissime in Tunisia, Algeria, Egitto hanno sfilato per le strade.
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Poche hanno partecipato agli scontri a fuoco, è vero. Ma molte sono scese nelle strade una volta passate le violenze
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Vi chiedo: come dovrebbero essere commentate delle affermazioni mistificatorie come queste? Cosa bisognerebbe dire di queste “ragazze del Nord Africa”, che scendono in piazza solo quando i giovani maschi nordafricani hanno parato loro il culo, lasciandoci la pelle in parecchi? Forse che sono delle gran vigliacche?
Come cosa ci rersta? E queste cose chi le ha fatte:
http://www.friendsofart.net/static/images/art1/michelangelo-buonarroti-creation-of-adam.jpg
http://www.empirestatebuildingnewyork.com/wp-content/uploads/2010/11/empire_state_building-83.jpg
http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2010/12/05amleto1_150.jpg
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Leonardo, credo che Simone facesse riferimento ad altro, non alle grandi opere maschili, al cui confronto quelle femminili sono un granello di sabbia nel mare…
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http://www.unita.it/culture/roberto-vecchioni-vince-sanremo-bel-colpo-1.272756
“Vecchioni ringrazia: questo festivalha parlato di Italia unita, italiani grande popolo, e omaggia le donne: sono molto meglio degli uomini in tante occasioni”
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Che paraculata, ragazzi. Capito perché ha vinto?
Niente male per uno che qualche tempo fa cantava
http://www.youtube.com/watch?v=hi8oKoya0SE
“Prendila te quella col cervello,
che s’innamori di te
quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva
e la barricadera
che non c’è mai la sera…..
(….)
Prendila te la signorina Rambo
che s’innamori di te
‘sta specie di canguro
che fa l’amore a tempo
che fa la corsa all’oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro….
Prendila te quella che fa il “Leasing”
che s’innamori di te
la Capitana Nemo,
quella che va al “Briefing”
perché lei e’ del ramo,
e viene via dal Meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo”
Indubbiamente ha capito che aria tira. Che vomito.
Sai qual’è il problema Fabrizio? Che quando cerchi di far notare alle Liberate e ai loro Vigilantes il sessismo e l’odio antimaschile che trapelano da manifestazioni come quella del 13, mi riferisco soprattutto al discorso tenuto dalla Bocchetti, ecco che subito ti rispondono che una donna su un milione non fa testo, che sei un maschilista ideologizzato alla stessa stregua della Bocchetti a pensare a una cosa del genere, che “le altre donne” non la pensano assolutamente in questo modo.
Eppure sono sicuro che le donne e gli uomini sottostanti al palco in cui la Bocchetti ha pronunciato il suo discorso abbiano appaludito (non lo so perchè non ho visto il video in quanto ho una connessione lenta e non mi permette di caricarlo in tempi ristretti, ho potuto solo leggerne una trascrizione trovata in rete) e migliaia di messaggi che trapelano dai massmedia sono lì a testimoniare che la colpevolizzazione del maschio è un fatto assodato..
Ma loro no, si limitano ad accusarci di voler dimostrare l’indimostrabile cercando di negare qualsiasi evidenza, riducendo tali gravi episodi a un femminismo d’antan ormai morto e sepolto.
Alla luce di questi fatti mi chiedo: qual’è la chiave per risvegliare il torpore degli uomini? Soprattutto…
“Alla luce di questi fatti mi chiedo: qual’è la chiave per risvegliare il torpore degli uomini?” (Ethans)
E’ un complesso e profondo lavoro di tipo psicologico. E’ necessario parlarci, parlarci e ancora parlarci, porli di fronte alla realtà, metterne in luce gli aspetti più contraddittori, anche con esempi che potrebbero sembrarci banali. Partire dalla loro vita concreta, quotidiana, dalla relazione che hanno con le donne, evidenziandone i punti di sofferenza. Argomenti ne abbiamo da vendere, purtroppo. Facciamone un buon uso. Segnaliamogli il sito. Non sottovalutiamo questo aspetto. La mia esperienza mi dice che, tranne nei casi di maschio- pentitismo irrecuperabile, il più delle volte gli uomini trovano le nostre argomentazioni quanto meno interessanti. Considera che la maggior parte di essi sa perfettamente come stanno le cose ma è psicologicamente paralizzata, come appunto spieghiamo in un articolo sul sito. A mio parere è questo il percorso. Insomma dobbiamo armarci e ancora scavare, senza sosta, nella psiche maschile.
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“Vecchioni ringrazia: questo festival ha parlato di Italia unita, italiani grande popolo, e omaggia le donne: sono molto meglio degli uomini in tante occasioni”. Che paraculata, ragazzi. Capito perché ha vinto?
Indubbiamente ha capito che aria tira.” (Sandro)
Sono d’accordo. Era già da tempo che avevo sentito parlare di un Vecchioni rieducato, o comunque rivisitato. Sei mesi fa circa lo avevo ascoltato durante una intervista, se non erro, proprio da Lilli Gruber (una delle punte di diamante del femminismo mediatico nostrano) ed è stato uno spettacolo penoso.
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“…IL CUORE DELLA RIVOLTA.
Poche hanno partecipato agli scontri a fuoco.
Ma tantissime in Tunisia, Algeria, Egitto hanno sfilato per le strade. Perché se oggi soffia il vento del cambiamento è grazie a loro, le ragazze del Nord Africa. Che da anni, nelle università e nelle case, lottano dietro le quinte. E ora presentano il conto.”
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Vi chiedo: come dovrebbero essere commentate delle affermazioni mistificatorie come queste? Cosa bisognerebbe dire di queste “ragazze del Nord Africa”, che scendono in piazza solo quando i giovani maschi nordafricani hanno parato loro il culo, lasciandoci la pelle in parecchi?” (Andrea)
D’accordissimo anche in questo caso. Il “Politicamente Corretto” e il Femminismo (indissolubilmente legati, praticamente una sola ideologia) hanno la necessità di reinterpretare (naturalmente il più delle volte deformandoli) qualsiasi accadimento o fenomeno si manifesti nel contesto sociale, dal più piccolo al più grande. Centinaia di giovani uomini vengono falcidiati dal piombo della polizia, travolti dai carri armati di questo o quel regime o torturati dai loro sgherri? Naturalmente ci si affretta a dire che la repressione colpisce innanzi tutto le donne, e che queste ultime hanno avuto un ruolo di primo piano nella ribellione…
L’apparente paradosso è che nessuno in quei contesti ha sollevato la questione di genere (neanche le donne, peraltro…) che viene invece, guarda caso, sollecitata dai media occidentali. Siamo di fronte ad una (sacrosanta) rivolta di popolo (quindi di uomini ma anche di donne) contro dei regimi di polizia? La velina “politically correct” deve immediatamente intervenire, deve dare il necessario e “corretto” taglio interpretativo. Le donne devono diventare le protagoniste di quegli eventi, anche se per lo più il loro contributo si è manifestato dietro le quinte. “Non dimentichiamoci –fanno astutamente notare fra le righe le “sapienti” e ben addestrate articoliste – che stiamo sempre parlando di paesi dove le donne sono da sempre in una posizione di subalterità, ecc…. E nonostante ciò le donne sono state determinanti, senza il loro lavoro non si sarebbe mai giunti alla rivolta contro la dittatura…”.
Anche questa è psico-guerra. Direi anzi che questo è un tipico esempio di “psico-guerra, anche se molto ben camuffato. Un messaggio sottile (e subdolo) ma capace di operare in profondità. E proprio partendo da questo esempio mi riallaccio al primo punto sollevato da Ethans.
Dobbiamo decriptare tutto ciò che ci viene raccontato e restituirlo agli uomini decodificato. Dobbiamo fare, insomma, quella che una volta (qualcuno se lo ricorderà senz’altro) veniva definita “controinformazione”.
Parliamo con gli altri uomini, segnaliamogli il sito. Insomma diamoci da fare. Questo è l’imperativo categorico .
Fabrizio
Bersani il pagliaccio.
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http://www.unita.it/la-sfida-di-bersani-governo-per-meta-di-donne-1.273294
È andato alla manifestazione del 13 a Piazza del Popolo. Poi, seconda mossa, il giorno dopo ha scritto una lettera al Comitato promotore «Se non ora quando» chiedendo un incontro «per valutare insieme le azioni più utili da produrre nel Paese e nelle Istituzioni a sostegno della vostra battaglia, nel più totale rispetto della reciproca autonomia».
E ieri, terza mossa, ha chiuso la conferenza nazionale delle Democratiche annunciando una serie di iniziative del Pd sia a livello parlamentare che di mobilitazione in piazza per dare il via a una sorta di rivoluzione rosa. Pier Luigi Bersani è convinto che per andare «oltre» Berlusconi sia necessario combattere una battaglia anche di tipo «culturale», che porti a una «riscossa morale e civica». Così ha deciso di utilizzare il Ruby-gate non solo per condannare la concezione di mercificazione della donna che ne emerge, non solo per criticare i sedicenti «liberali » che pur di non attaccare il premier tirano in ballo la «libertà» di ognuno di disporre come meglio ritiene del proprio corpo, ma per rilanciare la questione femminile come elemento di «civiltà» di un popolo.
Per questo ieri, chiudendo la due giorni organizzata dalle donne delPd al teatro Capranica di Roma, Bersani ha annunciato non solo l’impegno a dar vita a un governo composto per metà da ministri di sesso femminile, in caso di vittoria alle prossime elezioni, ma anche l’impegno del suo partito a promuovere una proposta di legge per rendere obbligatorio, chiunque si aggiudi chi la maggioranza, questo equilibrio di genere.
«La giusta rappresentanza delle donne, le cosiddette quote rosa, non possono essere solo una questione di testimonianza del Pd, devono diventare normaper il governo», dice definendo le donne «protagoniste del cambiamento» e ricordando che metà dei componenti della sua segreteria sono di sesso femminile.
«O cancelliamo la norma sulla parità di genere in segreteria oppure pretendiamo che il governo nazionale sia metà uomo e metà donna. Dobbiamo pretendere una norma».
NON SOLO 8 MARZO Bersani ragionerà insieme ai capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro e insieme alla neoeletta portavoce delle Democratiche Roberta Agostini se sia più utile alla causa scegliere la via parlamentare o quella dell’iniziativa popolare (con loro penserà anche acomefar muovere il Pd per rendere obbligatorio o comunque più utilizzato il congedo parentale per i papà, visti i risultati che ha prodotto nei paesi scandinavi): l’8 marzo verranno “consegnate” a Palazzo Chigi le firme raccolte per chiedere le dimissioni di Berlusconi e in quella giornata potrebbe essere lanciata la nuova mobilitazione.
Ma quale che sia la forma dell’iniziativa, il leader del Pd vuole giocarsi questa carta, nella battaglia per il consenso contro un centrodestra che giorno dopo giorno sempre più umilia l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo.
http://atunisiangirl.blogspot.com/2011/01/lawyers-strike.html
Andrea
Come cosa ci rersta? E queste cose chi le ha fatte:
http://www.friendsofart.net/static/images/art1/michelangelo-buonarroti-creation-of-adam.jpg
http://www.empirestatebuildingnewyork.com/wp-content/uploads/2010/11/empire_state_building-83.jpg
http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2010/12/05amleto1_150.jpg
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Leonardo, credo che Simone facesse riferimento ad altro, non alle grandi opere maschili, al cui confronto quelle femminili sono un granello di sabbia nel mare…
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Sì Andrea ho capito quello che diceva Simone, non hai quotato l’ultima parte del mio intervento.
Più che altro ho inserito quelle foto dopo il video della manifestazione e per il continuo deprezzamento dei maschi, con frasi come: sei inutile, avete fatto solo guerre, senza le donne cosa fareste! E anche peggio.
Certo la consapevolezza di fare grandi cose non toglie
la frustrazione di essere sottomessi alle donne.
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Riguardo a Vecchioni conosco solo questa canzone e non mi è mai piaciuta
Vecchioni: quella col pisello e la bandiera nera
I fascisti quindi sono veri maschi?
Vecchioni: stronza come un uomo
Sei stronzo te vecchiò, casomai è il contrario.
Ognuno la donna se la prende come gli pare (questa è la libertà dei maschi) forse Vecchioni non ha capito che sono le donne che si prendono i Rambi, i capitani Nemo e se gli và uno scozzese con la gonna.
A suo modo una perla:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=405543&IDCategoria=2682
L’autocelebrazione è senza fine e la menzogna pure.
http://www.repubblica.it/scienze/2011/02/20/news/donne_perdonano_meglio_di_uomini-12681235/?ref=HREC2-8
F è una specie che si colloca tra l’umano e il divino.
Ancora un po’ e Dio stesso dovrà sloggiare.
Se non l’ha già fatto.
Rn
Da leggere integralmente:
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/20/news/addio_al_buon_partito-12677187/?ref=HREC2-11
Quando è davanti M ciò è prova del suo privilegio.
Nel caso contrario c’è un imputato. Chi?
Decadenza scolastica, economica e di status.
Ciò li rende “…sempre meno appetibili come mariti. Non portano in dote né protezione né status” (…ma guarda un po’…)
Tra le contraddizioni, le falsità, le deformazioni, gli stravolgimenti, le allusioni, le verità monche etc. figura quella secondo cui “…i posti buoni vanno a chi ha studiato meglio”.
Micidiale seduzione, inganno senza pari.
“I posti buoni vanno a chi porta la casacca blu che tutti possono egualmente guadagnarsi nel regolare, equo e paritariamente selettivo campionato scolastico”.
Poi si scopre che la casacca blu è andata al 95% a quelle/i che alla nascita avevano tanti, tanti pannolini verdi. Con la scritta “In God we trust”
Mi ripeto: suprema intuizione della teologia cristiana: il Principe di questo Mondo (detto anche Principe della Menzogna) non domina la Terra con la forza ma con la seduzione.
Rn
Bersani, per la serie: che cosa non si fa pur di rimanere in sella! Fabrizio Marchi ha creato UB parlando di sodalizio sempre più stretto uomini alfa-donne, tagliando fuori i beta. E’ stato anche fatto oggetto di ironia, ma io credo che i fatti gli stiano dando sempre più ragione.
Lo stesso Bersani poi affermerà che bisogna premiare il merito, e bla bla bla…ridicoli!
Rino:
“Da leggere integralmente:
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/20/news/addio_al_buon_partito-12677187/?ref=HREC2-11
Quando è davanti M ciò è prova del suo privilegio.
Nel caso contrario c’è un imputato. Chi?
Decadenza scolastica, economica e di status.
Ciò li rende “…sempre meno appetibili come mariti. Non portano in dote né protezione né status” (…ma guarda un po’…)”
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Sì, Rino, storia vecchia; ma, chissà, non è da escludere che la loro inutilità li renderà liberi…
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=780616&st=120
Su L’Espresso, del 31 ottobre 1996, fu pubblicato uno sprezzante articolo intitolato:
“Il futuro è DONNA”
“Guerra dei sessi: perché vince lei”
“Pover’uomo: a scuola va peggio. A casa non se la cava. Nel lavoro è legato a mestieri in via di estinzione ed è tagliato fuori dalle nuove professioni. Se è disoccupato non trova moglie, e rischia di finire nella malavita. Alle soglie del Duemila il maschio diventa un disadattato. Mentre l’altra metà del cielo…”
“C’era una volta il Maschio. E ora? Oggi a scuola i ragazzi sono meno bravi delle ragazze in ogni classe di età, tranne che all’università dove, però, l’altra metà del cielo sta recuperando velocemente e colmando le distanze. Nel mondo del lavoro le donne predominano nelle occupazioni che sono in crescita, mentre gli uomini, specialmente quelli meno istruiti, restano intrappolati nelle attività che vanno scomparendo. Ancora: a casa gli uomini non sanno assolutamente assolvere ai lavori domestici, né tentano di farlo. Non basta: la disoccupazione priva gli uomini della loro attrattiva come partner matrimoniali. E se lasciato a se stesso, il cosiddetto sesso forte non adotta necessariamente il comportamento sociale dovuto: per esempio, rispettare la legge, prendersi cura di donne e bambini; sembra, invece, che lo apprenda solo attraverso una combinazione di lavoro e matrimonio. Conclusione: gli uomini, alle soglie del nuovo secolo, costituiscono un problema crescente. (…)
Alla pagina 26, però, era riportato anche questo articolo di Ida Magli:
“MA PUO’ ESSERE UN SEGNO DI CRISI”
“Il maschio è in crisi? Si cade in un macroscopico equivoco se non si traduce questa affermazione nel suo significato reale: l’Occidente è in crisi. Maschi e creatività culturale sono la stessa cosa. Istituzioni, valori, idee, politica, religione, scienza, arte, ossia tutto l’assetto di una società umana – quella occidentale – mostrano ogni giorno di più di essere logori, esauriti. Se ne deduce perciò il contrario di quello che le inchieste vorrebbero far intendere: le donne vanno bene perché il mondo va male. Si può anzi andare oltre, e riconoscere (sempre che io non venga linciata prima) che il mondo va male anche perché la presenza massiccia delle donne nelle istituzioni le conserva in una pseudo-vita che impedisce di cambiarle, di imboccare decisamente la via per uscire dalla crisi. Naturalmente il termine “crisi” va inteso in un’accezione dinamica, non soltanto negativa. Lo stato di crisi sarebbe anzi il più adatto per abbandonare il vecchio modo di essere e crearne uno nuovo, se appunto non ci fosse il contrappeso apparentemente positivo della presenza fattiva delle donne. Una brevissima riflessione su questi temi è indispensabile per capire quello che sta avvenendo. Un lungo e ricchissimo ciclo culturale – quello iniziato con l’Illuminismo e l’affermazione del Soggetto – si è concluso realizzandosi nel suo contrario, nell’annientamento del Soggetto. Si tratta della conseguenza negativa di un percorso concettuale che ha le sue basi nel cristianesimo e che accompagna, con la sua falsità logica, tutti gli errori della nostra storia: far coincidere il simbolico con il concreto. Il socialismo, partendo dall’uguaglianza degli individui-soggetti, ha perseguito (e persegue) un’uguaglianza concreta, “fisica”, che, non soltanto è allucinatoria, ma non può realizzarsi se non con la privazione di qualsiasi libertà, in quanto nessun essere vivente è uguale all’altro. Anche le donne, quindi, giunte all’uguaglianza proprio con il socialismo, si sono ritrovate, come tutti, deprivate della possibilità di esprimere intelligenza, creatività, invenzione di nuovi saperi e di nuove istituzioni. Ma, visto che hanno raggiunto (e stanno raggiungendo) alcuni beni a lungo desiderati e mai posseduti in precedenza, non riescono a criticarli, e non si accorgono dello stato involutivo di quasi tutto quello di cui vengono in possesso. Non esercitano perciò nessuna spinta verso la trasformazione della realtà e hanno rinunciato perfino ai princìpi libertari sbandierati durante il femminismo. E’ come se avessero, invece, infiltrato iniezioni di cemento negli edifici istituzionali traballanti, diventando così la base della “conservazione” in tutti i campi. Le ragazze sono più brave dei maschi a scuola, rivelano le inchieste. Visto, però, che la scuola è un cadavere, del tutto inutile sia per il sapere che per la vita, i più bravi sono maschi che ne percepiscono il vuoto e la respingono. Tuttavia è difficile anche per loro cambiarla proprio perché c’è la massa femminile a impedirne il tracollo. Se passiamo dagli studenti agli insegnanti, la situazione è la stessa. Esiste ormai uno strumento quasi infallibile per misurare lo stato di salute, e prevedere il futuro di una professione o di una istituzione: se il numero delle donne è crescente, si tratta di un istituto sulla via del tramonto. Le forze armate sono in crisi? Arrivano le donne, apprestandosi anche lì, grate dell’onore, a diventare le più brave della classe. I maschi abbandonano la teologia e l’insegnamento della religione, luoghi sterili di pensiero e di potere? Ecco le donne occupare le aule delle Università Pontificie, vuote di maschi, pronte a imparare quel nulla che servirà a insegnare il nulla. La Chiesa, però, sul sacerdozio non molla. Sa che, con le donne, il sacerdozio perderebbe il suo potere. Perfino il Parlamento si lamenta che “la sua centralità è a rischio”. Ma i prodromi della sua inevitabile fine erano visibili da tempo al nostro strumento di misura: due donne presidenti della Camera, senza un motivo al mondo salvo il fatto che erano donne. Non sarà che anche il governo, il primo con tre ministri donne…?”.
(…)
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=405543&IDCategoria=2682
“E del resto, se continuano a nascere di più, non è perché l’ovulo ricatta lo spermatozoo, se vuoi passare è meglio che ti metti in testa come vanno le cose.”
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Il solito ignorantissimo giornalista, ultra-sottomesso alle femmine della specie umana.
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http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=436
Pubblicato il 15/09/2010
Un mondo di maschi
Claudio Giorgi
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Nel marzo 2010, l’Economist ha pubblicato un’inchiesta relativa alle conseguenze sociali del disequilibrio fra i sessi alla nascita nei due paesi più popolosi del mondo: Cina e India. L’articolo, intitolato “Gendercide: Worldwide war on baby girls” (Femminicidio: una guerra mondiale contro le figlie femmine) mostra come il calo di nascite femminili riguardi non solo le aree arretrate, dove prevalgono i vecchi pregiudizi e un ancestrale preferenza per il figlio maschio, ma anche quelle ricche, dove il fenomeno viene favorito dall’uso combinato di ecografie e aborti selettivi.
Un fenomeno macroscopico
ingrandisci fig.1_femminicidio_giorgi.jpgIl fenomeno non è nuovo: da tempo mancano all’appello milioni di donne mai nate, uccise o lasciate morire. Nel 1990 l’economista indiano (e poi premio Nobel) Amartya Sen calcolava un totale di cento milioni di “donne mancanti”, e oggi il numero è aumentato, in proporzione alla crescita delle rispettive popolazioni. Il “ginecidio” è più diffuso di quanto si creda, non solo in Asia, e colpisce in modo simile quasi tutti gli strati sociali: ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, indù e musulmani, confuciani e cristiani. Interessa anche società ricche e aperte come quelle di Taiwan e Singapore. Ma la tradizionale preferenza per i figli maschi si combina oggi pericolosamente con altri due elementi: il desiderio di avere una famiglia meno numerosa e l’introduzione delle ecografie per la determinazione del sesso del feto.
In passato, quando era normale avere molti figli, le famiglie pensavano che prima o poi un maschio sarebbe arrivato. Ma oggi la maggioranza delle persone vuole al massimo due figli, e questo aumenta il rischio che le coppie assolutamente non vogliano una bambina. Per questo, in India, ad esempio, il rapporto risulta più squilibrato proprio nelle zone più moderne: è qui che tecnologia e crescita del reddito pro capite rendono più facile selezionare il sesso dei propri figli, già dentro l’utero materno.
E, non a caso, il rapporto fra i sessi alla nascita peggiora progressivamente dopo il primo figlio: alla prima gravidanza i genitori possono accettare la nascita di una femmina, ma alla seconda o terza, se hanno avuto femmine in precedenza, faranno di tutto perché nasca un maschio. Contrariamente a quel che si può essere portati a credere, la situazione peggiora al crescere del reddito e dell’istruzione: nel Punjab, ad esempio, le seconde e terze figlie di madri istruite hanno il doppio di probabilità di morire prima dei cinque anni rispetto ai loro fratelli, indipendentemente dall’ordine di nascita.
ingrandisci fig.2_femminicidio_giorgi.jpgIn Cina, la situazione è anche peggiore. Per esempio, in una delle provincie più popolose, il Guandong, il rapporto fra i sessi di tutti i nati è di 120 maschi ogni 100 femmine. Se però si considerano solo i primogeniti, si scende a 108/100, cioè non molto al di sopra del valore normale (105-106%). Ma con i secondogeniti il rapporto sale a 146 maschi ogni 100 femmine. E nei pochi casi in cui ai genitori è concesso di avere un terzo figlio si arriva a 167/100 (The Economist).
Il ricorso all’ecografia per la determinazione del sesso del feto è ormai alla portata della maggior parte delle famiglie indiane e cinesi, visto che costa in media 12 dollari. E il ricorso all’aborto selettivo, pur se formalmente vietato in quasi tutti i paesi, resta comunque molto diffuso perché risulta praticamente impossibile dimostrare che un aborto è stato deciso per motivi di selezione sessuale.
Conseguenze
Nei paesi in cui lo status sociale è legato al matrimonio e ai figli, come in Cina e in India, la difficoltà dei giovani nel trovare una possibile sposa costituisce una delle possibili cause dell’escalation della violenza e dell’instabilità sociale. In Cina, in particolare, allo squilibrio tra i sessi si può probabilmente imputare, almeno in parte, l’aumento di fenomeni quali rapimento e compravendita di donne, stupro e prostituzione. Inoltre è qui che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di suicidi tra le donne è il più alto del mondo.
Altre conseguenze dello squilibrio tra i sessi sono non meno sorprendenti. Per esempio l’aumento del tasso di risparmio delle famiglie cinesi con un solo figlio maschio: il capitale accumulato serve a rendere il figlio più appetibile sul mercato dei matrimoni, sempre più competitivo.
Nonostante l’aborto selettivo si stia diffondendo, pur se con intensità e ritmi diversi in molti paesi in via di sviluppo, lo scenario futuro non è del tutto catastrofico. Alcuni segnali positivi arrivano dalla Corea del Sud, dove il rapporto tra i sessi alla nascita, un tempo fortemente squilibrato (117 maschi per 100 femmine nel 1990) è tornato adesso su valori più naturali (107 a 100 nel 2010; v. Cia “The World Factbook”, https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/index.html).
Cina e India sono molto più povere della Corea del Sud, ma i loro governi stanno compiendo grandi sforzi, con leggi, campagne televisive, e altro, per cercare di invertire la tendenza. Si può quindi sperare che presto i due giganti asiatici seguiranno l’esempio sud-coreano.
http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/rol/rondinon/
Le donne mancanti: lo squilibrio demografico in India (*)
Antonella Rondinone
1. Premessa
L’interesse sempre crescente rivolto al ruolo della donna nella società odierna ha originato negli ultimi anni una notevole produzione scientifica sull’argomento. La diffusione degli studi sul genere è andata di pari passo con l’acquisizione da parte della donna dello status di individuo, ben differenziato dall’uomo dal punto di vista non solo biologico ma anche sociale (Marengo, 1996), avvenuto a partire dalla seconda metà degli anni ’70 sulla scia del movimento femminista. Da allora gli studiosi di tutte le discipline, tra cui anche i geografi, si sono soffermati, ognuno nella propria ottica su questa nuova protagonista. Ma, se negli altri paesi europei e in particolare nel mondo anglosassone la ricerca geografica ha prodotto in tale ambito un filone autonomo ben definito, in Italia le voci che si sono levate sono state rare e per lo più disgiunte (Cortesi, 1996).
Questo lavoro di ricerca vorrebbe andare ad ingrossare le fila, un po’ scarne, della geografia del genere, ovvero di quella geografia che nelle parole di Gabriella Arena (1990), “comporta prendere in esame i due agenti modificatori (uomini e donne) che, con la stessa incidenza, ma in modo diverso concorrono a trasformare lo spazio”.
2. Meno donne che uomini
Senza l’aiuto delle statistiche, basandoci sull’intuito, si è portati a presumere che uomini e donne più o meno si eguaglino numericamente all’interno della popolazione in cui vivono. Tale intuizione, tuttavia, non corrisponde alla realtà. Il tasso di natalità, di mortalità e di mobilità, che costituiscono le principali variabili risultanti nel rapporto numerico di genere, la sex ratio (1), non sono gli stessi per la componente maschile e per quella femminile, così come variano nello spazio e nel tempo producendo alterazioni della sex ratio, anche notevoli, da un luogo all’altro.
2.1 Una panoramica mondiale
Biologicamente il rapporto numerico di genere alla nascita svantaggia la popolazione femminile (2) con una media di 94,5 ogni 100 maschi (3). Però, nel periodo neonatale essi hanno una percentuale di sopravvivenza inferiore rispetto alle femmine e successivamente il tasso di mortalità specifica per età è sfavorevole ai primi in qualunque fascia. Inoltre, le donne vivono più a lungo degli uomini per una media di circa sei anni nei paesi industrializzati, di 8 in Asia Centrale e di addirittura 10 anni nell’ex Unione Sovietica. Poiché il divario in loro favore cresce con l’avanzare dell’età (la media mondiale è di 123 ogni 100 nella fascia di età 60+, 189 ogni 100 nella fascia di età 80+ e 385 ogni 100 al di sopra dei 100 anni), la sex ratio complessiva dovrebbe favorire le donne o per lo meno tendere alla parità soprattutto se si tiene conto che ai privilegi biologici di longevità e resistenza se ne aggiungono altri rappresentati da alcune circostanze che, coinvolgendo specificamente gli uomini, come la maggior suscettibilità ad alcune malattie, le migrazioni a scopo lavorativo (4) e le guerre, ne sottraggono ulteriori quote (Gentileschi, 1991).
Nonostante tutto gli ultimi dati provenienti dalle Nazioni Unite (The world’s woman, 2000) affermano che nel mondo si contano 99 donne ogni cento uomini. Ovviamente, una media eseguita su una scala così vasta non può che essere poco rappresentativa.
Tab. I – Sex ratio per paese nel 2001 (Donne per 100 uomini) Africa America Latina Asia Europa
Algeria 98 Argentina 104 Bangladesh 95 Danimarca 102
Congo 105 Bolivia 101 Cina 94 Estonia 113
Egitto 97 Brasile 103 India 94 Finlandia 105
Etiopia 99 Cile 102 Indonesia 100 Francia 105
Kenya 100 Colombia 102 Israele 102 Germania 104
Marocco 100 Uruguay 106 Malaysia 97 Italia 106
Nigeria 102 Venezuela 99 Nepal 97 Regno Unito 104
Senegal 101 Messico 98 Pakistan 94 Fed. Russa 114
Somalia 101 Nord America Arabia S. 81 Spagna 105
Sud Africa 104 Stati Uniti 103 Sri Lanka 102 Svezia 102
Sudan 99 Canada 102 Giappone 104 Svizzera 102
Fonte: Elaborazione su dati delle Nazioni Unite, 2001
Lo confermano i dati della tavola I rivelando che in alcuni paesi la sex ratio favorisce particolarmente le donne mentre in altri è notevolmente sbilanciata in senso opposto. Si tratta principalmente di India, Cina, Pakistan e Bangladesh (5), ovvero di quei Paesi che contano 95 donne ogni 100 uomini o meno.
Le stime numeriche sulle donne mancanti sono preoccupanti. Secondo il premio nobel Amartya Sen (1992) supererebbero i cento milioni in tutto il mondo mentre secondo Coale (1991) sarebbero 60 milioni e il trend non sembra cambiare rotta. In base alle stime eseguite dalle Nazioni Unite, solamente in India, sarebbero 50 milioni le donne mancanti e ed è proprio del caso indiano che mi occuperò in questo studio. Sebbene l’India non sia l’unico paese a presentare una piramide demografica squilibrata resta uno di quelli in cui il rapporto numerico di genere è per le donne uno dei più sfavorevoli nel mondo, senza dimenticare che ospita una popolazione di vaste proporzioni la cui sex ratio influenza fortemente il numero globale delle donne mancanti. Un’ulteriore ragione che lo rende un caso di studio interessante è che l’India conduce censimenti decennali da più di un secolo ed è quindi in grado di fornire una quantità di dati che non sono disponibili per gli altri paesi che presentano una struttura della popolazione analoga, rendendo così possibile eseguire analisi dettagliate e con una significativa continuità temporale. Infine, la mia seppur limitata conoscenza diretta della situazione sociale e culturale indiana rende più agevole questa indagine.
2.2 Il caso dell’India
Il 2001 è stato testimone del primo censimento del nuovo millennio ed ha aggiunto un altro tassello negativo alla storia della sex ratio femminile indiana.
Figura 1
Fig.1 – La sex ratio in India, 1901-2001
Fonte: Elaborazione su dati del Census of India, 2001
Prima di analizzare i fattori che concorrono allo squilibrio demografico illustrato dalla figura 1 vorrei soffermarmi su una caratteristica particolare che questo fenomeno mostra nel caso indiano, identificabile con il peggioramento del suo trend nell’ultimo secolo. Mentre è possibile fornire delle risposte, seppure indicative, sui perché dello squilibrio demografico, la ragione della continua discesa del suo trend rimane ancora una questione aperta, specialmente se si tiene conto dei miglioramenti generali che sono avvenuti negli ultimi 50 anni nel campo delle strutture igieniche e sanitarie, che hanno contribuito all’abbassamento del tasso di mortalità aggregato e all’aumento della longevità di cui generalmente si avvantaggia la popolazione femminile (Bellencin Meneghel, 1996). Mayer (1999) suggerisce che il peggioramento della sex ratio femminile è attribuibile agli effetti della discriminazione di genere amplificati dalla transizione demografica in corso che porta a far sì che il miglioramento delle strutture sanitarie e delle risorse alimentari benefìci in particolare gli uomini. In sostanza, durante la transizione, si registra una diminuzione differenziale del tasso di mortalità che ha per conseguenza l’allargamento del divario di genere.
A questo punto è necessario esaminare brevemente i possibili fattori responsabili dello squilibrio demografico. Prima di cominciare vorrei puntualizzare che la migrazione specifica per genere, componente che di norma ha un peso importante nello squilibrio demografico, nel caso indiano, date le piccole proporzioni delle migrazioni, ha effetti minimi sulla sex ratio del paese (Griffith, Matthews e Hinde, 2000) e quindi non saranno prese in considerazione.
a) Il ruolo dei censimenti nello squilibrio demografico: il problema della sottostima numerica femminile.
Vi sono persistenti evidenze che suggeriscono che nei censimenti il genere femminile ha più possibilità di quello maschile di essere numericamente sottostimato. Lo dimostrano i test d’enumerazione successivi ai censimenti eseguiti dal 1951 in poi. Nel 1981, il test di post enumerazione ha segnalato che 17,1 persone ogni mille di genere maschile non erano state registrate mentre per il genere femminile si saliva di 18,9 ogni mille.
Nel 1991 la situazione migliora leggermente mostrando un’omissione netta di 17, 3 ogni mille uomini e 17,9 ogni mille donne rivelando differenze di omissione ridotte fra le due categorie. Queste cifre, oltre ad evidenziare una diminuzione del divario di genere rilevato, dimostrano anche che la sottostima numerica può essere responsabile solamente per una piccola parte delle donne mancanti (Griffith, Matthews e Hinde, 2000). Però, sebbene questa sia l’opinione più diffusa tra gli studiosi del settore, non tutti sono d’accordo.
Inoltre esiste una divergenza, in favore delle donne, tra la sex ratio misurata dai censimenti e quella misurata dai National Family Health Survey (Nfhs) i quali ultimi utilizzano per eseguire le proprie statistiche principalmente personale femminile. Per esempio, nel 1992 il Nfhs ha rilevato, a livello nazionale, la presenza di 944 donne ogni 1000 uomini contro le 927 riportate dal censimento dell’anno precedente. L’incongruenza dei dati fa sorgere dei problemi di affidabilità che tuttavia non cambiano il problema di fondo. Considerando i dati forniti dal Nfhs la sex ratio sarebbe in ogni caso molto al di sotto della media mondiale. Perciò, anche volendo attribuire alla sottostima numerica femminile un ruolo di eccessiva importanza, considerandola un fattore rilevante per lo squilibrio demografico, da sola essa non sarebbe comunque sufficiente a spiegare una divergenza di genere di tali proporzioni.
b) La sex ratio alla nascita
La sex ratio alla nascita (Srb) si riferisce al rapporto numerico tra maschi e femmine nati in uno specifico arco di tempo ed è il fattore che influisce maggiormente sulla sex ratio globale in quanto tende ad essere costante. Tuttavia, ha un effetto inferiore sulla sex ratio del tasso di mortalità specifico per genere in quanto solo dall’1 al 4% di una popolazione nasce in un anno, e le nascite maschili raramente superano il 10% di quelle femminili, mentre la sex ratio dei decessi è spesso superiore. Il suo effetto è ancora minore su piccole popolazioni dove l’influenza delle migrazione è preponderante (Clarke, 2000).
Nel caso considerato in questa ricerca, poiché si tratta di dati su larga scala, la sex ratio alla nascita risulta significativa sia statisticamente che, in quanto particolarmente distorta, come campanello d’allarme della recente diffusione dell’aborto selettivo.
In India i dati statistici sulla Srb sono difficili da reperire ed è quindi impossibile condurre un’analisi sistematica a livello nazionale. Tuttavia, nel 2001 il Census of India, che solitamente non si occupa di queste statistiche, ha pubblicato insieme ai dati provvisori, un grafico raffigurante la sex ratio nazionale alla nascita divisa in trienni per il periodo che va dal 1982 al 1998. Per l’ultimo periodo sono strate registrate 902 nascite femminili ogni 1000 maschili.
Figura 2
Fig. 2 – Sex ratio alla nascita in India, 1982-1998, (femmine ogni 1000 maschi)
Fonte: Elaborazione su dati del Census of India 2001
Secondo il National Family Health Survey, condotto solamente due volte (1992-1993 e 1998-1999), che invece lo include tra i suoi dati, la Srb per lo stesso periodo è di 93 femmine ogni 100 maschi. In ogni caso la Srb risulta sensibilmente lontana da quella biologica.
c) La mortalità femminile in eccesso
I trend internazionali attuali dimostrano che con il miglioramento delle condizioni generali di vita, il tasso di mortalità si abbassa per tutti, ma favorisce maggiormente la popolazione femminile (6) (Bellencin Meneghel, 1996). Le statistiche riscontrano infatti, un tasso di mortalità femminile inferiore a quello maschile in ogni fascia d’età, con una differenza sul divario di longevità minore nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, vi sono paesi, che rappresentano un’eccezione al modello demografico corrente, in cui la mortalità femminile è più elevata di quella maschile specialmente nelle fasce di età basse.
In India la speranza di vita alla nascita, dal 1901 ad oggi, è aumentata da 23,3 a 63 anni per le donne e da 21,6 a 62 anni per gli uomini (United Nations, The World’s Woman 2000). Il vantaggio di sopravvivenza delle donne, che nel 1901 era di due anni, si è attualmente dimezzato raggiungendo un livello molto basso rispetto ai modelli demografici odierni che indicano una longevità femminile superiore a quella maschile di almeno sei anni. Anche considerando esclusivamente i paesi in via di sviluppo si nota che per quanto riguarda la longevità delle donne lo svantaggio più consistente si rileva proprio nell’Asia Meridionale con in testa il Bangladesh e subito dopo l’India. In India, diversi studi sia a livello nazionale sia regionale (Das Gupta, 1987; Murthi, Guio e Dreze, 1995; Das Gupta e Mari Bhat, 1997) hanno mostrato come ciò sia attribuibile ad una mortalità femminile più alta in tutte le fasce di età ma soprattutto durante l’infanzia. Scendendo nei dettagli Das Gupta (1987) ha rilevato che in Punjab, uno degli stati più ricchi dell’India, la mortalità maschile nella fascia neonatale è più alta di quella femminile ma che dal primo mese in poi fino ai successivi 49 la mortalità femminile è superiore a quella maschile. I dati provenienti dal National Family Health Survey (Nhfs-1, 1992-93 e Nhfs-2, 1998-1999) confermano a livello nazionale ciò che Das Gupta aveva rilevato nel 1987 per il Punjab, ovvero, che la fascia neonatale è l’unica in cui il tasso di mortalità è più alto per i maschi che per le femmine dimostrando che la mortalità femminile in eccesso è un importante causa della discrepanza numerica tra uomini e donne.
3. Geografia della sex ratio: un’analisi regionale
L’India è divisa in 35 stati, distribuiti su un territorio molto vasto, che presentano grosse differenze economiche, culturali, sociali e anche demografiche. Tuttavia, una sex ratio sfavorevole alle donne è riscontrabile in tutti gli stati dell’India ad eccezione del Kerala, unico caso in cui, nell’ultimo secolo, la sex ratio ha sempre superato la parità e, al contrario del modello nazionale, dal 1901 ad oggi è sempre stata in ascesa. Per quanto riguarda gli altri stati il numero percentuale di donne decresce man mano che ci si sposta verso nord. L’Uttar Pradesh o il Punjab hanno una sex ratio femminile che è tra le più basse del mondo.
Figura 3
Fig. 3 – La sex ratio in India nel 2001. Divisione per stati
Fonte: Census of India 2001
Come mostra la carta è possibile raggruppare geograficamente gli stati con una sex ratio molto sfavorevole alle donne esclusivamente nel nord e quelli con una sex ratio ad esse favorevole a sud tanto da rendere indispensabile un’analisi dei possibili elementi comuni che ne sono la causa.
Tra gli stati del nord ce ne sono alcuni come il Rajasthan, l’Uttar Pradesh e il Bihar collocabili tra quelli più densamente popolati e più poveri dell’India con infrastrutture scarse e con un tasso di analfabetismo femminile molto alto -che raggiunge rispettivamente il 56,7%, il 57% e il 66,4% di donne analfabete (7)- però ce ne sono anche altri, come il Punjab, l’Haryana o Delhi, tra i più ricchi ed economicamente sviluppati. Il Punjab, ad esempio, che possiede un’economia prevalentemente agricola, ha notevolmente beneficiato della Rivoluzione Verde e della riforma agraria ottenendo un apprezzabile incremento del tenore di vita. Oggi, in Punjab, la maggior parte dei coltivatori possiede i terreni che coltiva, le infrastrutture sono tra le migliori del paese e l’analfabetismo femminile è in discesa. Nella stessa posizione troviamo l’Haryana, che fino al 1966 faceva parte del Punjab, il cui reddito pro capite, attualmente in crescita, è tra i più alti dell’India (George e Dahiya, 1998).
Elevati livelli di sviluppo economico portano ovviamente ad una maggiore disponibilità di risorse alimentari, igieniche e sanitarie che migliorando le condizioni di vita, influiscono positivamente sulla speranza di vita e sul tasso di mortalità. Questa affermazione, però, apre una serie di problematiche non facilmente risolvibili. I numeri dimostrano che il benessere provoca un abbassamento generale del tasso di mortalità ma non influisce positivamente sul tasso di mortalità femminile specialmente nelle prime fasce d’età (8). Se la discriminazione nell’accesso alle risorse non è dettata dalla disponibilità, come dimostra il fatto che la sex ratio è particolarmente sfavorevole alle donne proprio nelle zone economicamente più evolute, in casi di abbondanza le donne sono doppiamente svantaggiate. Risulta quindi chiaro che la possibilità di accedere alle risorse dipende dal valore che la famiglia, e più in generale il gruppo sociale, attribuisce alla donna facendo si che tra le famiglie benestanti del Punjab le bambine abbiano meno possibilità di sopravvivenza che tra le varie tribù sparse per il territorio indiano nonostante queste ultime appartengano alle fasce più basse della scala economica e sociale.
Kishor (1993) è stata la prima a condurre un’analisi approfondita sull’impatto che le diverse variabili, economiche e non, potessero avere sul raggiungimento di una sex ratio sfavorevole alle donne. Prima di lei Rosenzweig e Shultz (1982) eseguendo uno studio a livello familiare, avevano riscontrato una relazione positiva tra la partecipazione lavorativa delle donne e la diminuzione della mortalità femminile in eccesso nelle fasce basse di età. Nel nord dell’India, dove prevale il grano, che richiede soprattutto l’utilizzo di mezzi meccanici, si registra un tasso di partecipazione lavorativa delle donne inferiore a quello rilevato nel sud dove la coltura principale, il riso, impone un lavoro agricolo manuale intensivo.
Successivamente Dyson e Moore (1983), utilizzando dati statistici nazionali, mostrarono che il tasso di mortalità era invece principalmente correlato alle strutture familiari. Negli stati dell’India del Nord, dove si registra un alto tasso di mortalità femminile, si riscontra anche l’età al matrimonio più bassa oltre al tasso di fertilità e di mortalità infantile più alto. Ciò che accomuna socialmente questi stati è una struttura familiare caratterizzata dall’esogamia patrilocale dove le spose provengono da famiglie diverse e luoghi lontani. Abbandonando la famiglia di origine per andare a far parte della famiglia dello sposo le donne non sono in grado di fornire alcun supporto al proprio nucleo familiare dal quale sono considerate come uno spreco di risorse che andrà a beneficiare qualcun altro. Nelle famiglie caratterizzate dall’esogamia patrilocale l’aiuto in caso di bisogno proviene sempre dai parenti di sesso maschile, che di conseguenza godono di uno status familiare e sociale più elevato, escludendo inoltre le donne dall’eredità. In contrasto, gli stati del sud, dove la differenza di genere nel tasso di mortalità è relativamente bassa, i matrimoni sono principalmente endogami e alle donne, in alcuni casi, è permesso ereditare le proprietà di famiglia.
Kishor, mettendo insieme i fattori economici e non, considerati separatamente negli studi precedenti, è arrivata alla conclusione che per fornire delle risposte soddisfacenti sulle motivazioni che concorrono alla formazione della sex ratio sfavorevole alle donne registrata in India è indispensabile prendere in considerazione sia le componenti sociali che quelle economiche perché, sebbene i fattori economici rivestano un ruolo importante, sono i fattori culturali ad aver l’influenza maggiore sulle variazioni del tasso di mortalità, anche se il basso valore culturale attribuito alla donna e il basso valore economico tendono a rinforzarsi a vicenda.
4. Dietro la discriminazione di genere: lo status della donna in India
Con l’indipendenza, nel 1947 l’India, ha legalmente riconosciuto ai suoi cittadini l’assoluta uguaglianza accordando a tutti gli stessi diritti e doveri. Ha, inoltre, abolito le leggi discriminatorie provenienti da secoli di consuetudini religiose che organizzavano la società in una gerarchia incontrastabile che poneva la donna ai livelli più bassi. Legalmente la situazione è notevolmente migliorata grazie anche all’opera dei vari movimenti di riforma che, interessandosi alle molte problematiche femminili, hanno stimolato la promulgazione delle leggi per la tutela dei loro diritti e per l’abolizione di usanze centenarie quali l’immolazione della vedova, il matrimonio infantile, l’impossibilità della vedova di contrarre un ulteriore matrimonio e la poligamia. Infatti, oggi la legge concede alle donne il diritto all’eredità, all’aborto, al divorzio, punisce severamente la violenza carnale e proibisce la dote. Tuttavia, de facto, le vecchie istituzioni come le caste, la famiglia patriarcale, e tutte le usanze contro cui sono state promulgate le numerose norme giuridiche proseguono più o meno indisturbate mentre i precetti religiosi, fondati sulla nozione della superiorità maschile, regnano ancora con incontrastato vigore. A prima vista, la presenza di donne istruite che lavorano e godono di una certa emancipazione, generano l’impressione, confermata dalla presenza femminile nelle alte sfere politiche e professionali, che lo status delle indiane sia notevolmente migliorato. Questa impressione però, al di là di una vaga parvenza, non trova conferma nella realtà in quanto esse rappresentano l’esigua minoranza di coloro che hanno la fortuna di appartenere alle classi medie e alte della società e di risiedere nelle aree urbane. Nei paesi, nei villaggi e in generale nelle zone rurali che in India, oltre ad ospitare la maggior parte della popolazione, sopravanzano nettamente quelle urbane, le donne risentono ancora di una notevole oppressione sociale ed economica. La maggior parte delle donne che lavorano oggi in India sono mosse dallo stato di necessità e non dal desiderio di autonomia economica e sociale esattamente come accadeva nella nostra società qualche decennio addietro quando l’accettazione di lavori precari e dequalificanti da parte delle donne (i settori professionali erano d’appannaggio maschile) si poneva come espediente per risolvere questioni economiche di fronte ad una cultura che esaltava i valori domestici della femminilità (Bonora, 1990).
Per una donna indiana la discriminazione non rappresenta una possibilità ma una certezza che, cominciando ancora prima della nascita, l’accompagna per tutta la vita. Se le sarà concesso di nascere e di continuare a vivere, una bambina verrà trattata con disparità rispetto ai suoi fratelli maschi, sarà discriminata all’interno della sua stessa famiglia nell’accesso al cibo e alle cure mediche compromettendo seriamente la sua sopravvivenza. Per tutta la vita avrà uno status inferiore rispetto a quello degli uomini e, nella maggior parte dei casi, non godrà di alcuna indipendenza. Se i genitori potranno pagare una dote adeguata verrà data in sposa il prima possibile diventando così di proprietà assoluta del marito che si sentirà in diritto di dominarla e spesso anche di maltrattarla.
5. La preferenza per il figlio maschio
Uno studio eseguito dal National Family Health Survey dimostra che la composizione ideale della famiglia indiana è di due figli maschi e una figlia femmina e durante il sondaggio solo il 7% delle intervisteta ha risposto che il sesso del nascituro non ha importanza. La preferenza espressa non si limita ai sondaggi d’opinione ma si ripercuote sul tasso di mortalità infantile che, contrariamente alla tendenza biologica, pone in netto svantaggio il genere femminile.
Figura 4
Fig. 4 – Tasso di mortalità infantile da 0 a 5 anni
Fonte: Elaborazione su dati del Nfhs-2, 1998-1999
Il grafico, suddividendo la prima fascia d’età in tre sottogruppi classificati come neonatale, post neonatale, e infantile, mostra come durante il primo mese la mortalità sia considerevolmente maggiore per i maschi mentre scende fino quasi ad eguagliare il tasso di mortalità femminile nel periodo post neonatale per mostrarsi decisamente avversa alle bambine tra il primo e il quinto anno di vita.
I demografi sembrano concordare sull’esistenza di una serie di norme relative ai fattori che influenzano i modelli di mortalità da 0 a 5 anni e, sebbene in situazioni particolari esse possano essere stravolte (9), sono ritenute valide nella maggior parte dei casi.
1. La mortalità neonatale è principalmente influenzata da fattori endogeni ovvero da fattori biologici e fisiologici legati alla salute della madre, del feto e alle circostanze del parto.
2. La mortalità post neonatale è influenzata principalmente da fattori esogeni legati all’ambiente fisico come il rischio di infezioni, le malattie dell’apparato respiratorio o le malattie virali.
3. La mortalità infantile è principalmente influenzata da fattori legati alla discriminazione.
Secondo il grafico, il tasso di mortalità maschile, superiore nel periodo neonatale, registrato dalle statistiche indiane è l’unico ad essere in linea col trend mondiale. Questa è anche l’unica fascia in cui le condizioni biologiche hanno un’influenza superiore a quelle sociali e quindi i maschi, che geneticamente risultano essere più deboli e inclini a contrarre virus e infezioni, hanno un tasso di mortalità più elevato.
Successivamente però, quando i fattori di origine sociale fanno la differenza, il tasso di mortalità sfavorisce fortemente il genere femminile dimostrando chiaramente che la discriminante non è di origine biologica.
5.1 L’importanza del figlio maschio
Le motivazioni della preferenza per il figlio maschio derivano da un intreccio di fattori che partendo da problematiche religiose, ne richiedono la presenza per il compimento del rito finale che aprirà la strada della beatitudine ai defunti e giungono alle più terrene motivazioni economiche.
La società indiana si fonda su un modello familiare patriarcale in cui i figli maschi rimangono nella casa natale, innestando il proprio nucleo su quello preesistente, mentre le figlie femmine si sposano appena raggiunta la pubertà sparendo completamente dall’orizzonte familiare.
In generale un nucleo riceve un maggiore ritorno economico dai figli maschi in quanto essi, più delle loro sorelle, amministreranno le proprietà o gli affari, indipendentemente dalla loro quantità o qualità, porteranno un salario e si occuperanno dei genitori durante la vecchiaia. A questo si aggiunge che un figlio maschio con il matrimonio darà alla casa una sposa che, oltre a fornire un aiuto domestico non retribuito, arricchirà la nuova famiglia con la cospicua dote che è costretta a portare con sé al momento del suo ingresso.
Un maschio è ritenuto una fonte di ricchezza e ogni cura spesa per il suo benessere è considerata un investimento. Per quanto riguarda le femmine la situazione è ben diversa: una figlia abbandona la casa del padre al momento del matrimonio e da allora in poi non contribuirà più in alcun modo al ménage d’origine. Inoltre, come conditio sine qua non alla celebrazione delle nozze, la sua famiglia deve pagare al futuro marito una cospicua dote e, poiché è socialmente inaccettabile che una donna non si sposi, ciò diventa fonte di grande preoccupazione per i genitori fin dalla sua nascita. Perciò, mentre avere un figlio maschio conferisce stabilità economica e prestigio, avere una figlia femmina è sentito come una grande sfortuna e spesso come un peso di cui liberarsi. Tuttavia, non tutte le figlie sono indesiderate e non tutte si trovano ad affrontare la discriminazione con la stessa intensità. I dati sulla differenza della mortalità infantile per genere e per ordine di nascita mostrano un grosso aumento della mortalità tra le bambine che hanno già dei fratelli o delle sorelle ed è specialmente alta dopo la terza nascita. Le nascite successive alla terza rispondono generalmente al tentativo da parte di una coppia di raggiungere il numero di prole maschile desiderato e il forte aumento del tasso di mortalità infantile femminile negli alti ordini di nascita indicano un chiaro esercizio discriminativo nei loro confronti. Ciò mostra che il fardello dell’eccesso di mortalità cade principalmente sulle bambine negli ordini di nascita elevati.
5.2 Com’è raggiunta la composizione familiare desiderata
Biologicamente non è sempre possibile ottenere la composizione familiare desiderata e, nel tentativo di partorire l’indispensabile progenie maschile, molte donne continuano la procreazione dando alla luce un numero di bambine superiore a quello auspicato.
Una figlia femmina, desiderata o meno, è discriminata rispetto ai fratelli maschi nell’accesso alle risorse all’interno del nucleo domestico: riceve meno cibo e di qualità inferiore, partecipa delle cure mediche più raramente, ottiene un’istruzione inferiore e meno attenzioni in generale. Nel caso di una figlia indesiderata, tale discriminazione, oltre ad essere d’intensità superiore è, in alcune circostanze, specificatamente volta allo scopo di eliminarla.
Quantizzare i fattori di negligenza non è un’operazione semplice perché la trascuratezza risultante in un decesso è applicata in modo altamente selettivo a un sottogruppo specifico di figlie femmine. In teoria sarebbe possibile raggiungere un tasso di mortalità sufficiente a produrre una sex ratio fortemente squilibrata negando unicamente un input cruciale a una piccola porzione della popolazione femminile. E se questo input fosse, ad esempio, la prontezza nell’ottenere terapie mediche adeguate sarebbe molto difficile da catturare nelle statistiche.
Tuttavia, nonostante la difficoltà di misurazione, ci sono evidenze che mostrano la differenza di genere con cui vengono somministrate le cure.
Figura 5
Fig. 5 – Situazione della malnutrizione e delle vaccinazioni nelle aree rurali dell’India nel 1999
Fonte: Pande, 2000
Il grafico 5 mostra come in generale i casi di malnutrizione siano più diffusi tra le femmine e la percentuale aumenta se nella famiglia ci sono altri bimbi di sesso femminile. Altrettanto si riscontra nella distribuzione delle cure mediche. Lo stesso grafico evidenzia la differenza di accesso alle vaccinazioni tra bambini e bambine e, il fatto che le femmine incontrino una discriminazione nell’ottenere anche quei presidi medichi che, come le vaccinazioni, sono distribuiti gratuitamente e attraverso campagne capillari, fa presupporre che ne subiscano molta di più se vi è un costo monetario.
Nonostante i vari livelli di discriminazione, più o meno intenzionale, nell’accesso alle risorse, a volte la necessità di eliminare velocemente il problema di una nascita femminile porta a cercare soluzioni più drastiche e rapide.
6. L’infanticidio femminile
L’infanticidio è una pratica storicamente conosciuta in diverse culture compresa quella indiana dove sembra antica di secoli anche se prima della colonizzazione inglese non si sa molto a riguardo. Ciò che si sa invece è che all’arrivo degli inglesi come governatori, nella seconda metà del ’700, l’infanticidio era una pratica fiorente tra alcune caste dell’India settentrionale. Il primo incontro con l’usanza gli inglesi lo ebbero in Bengala nel 1789. Successivamente si resero conto che essa era diffusa in tutti gli stati del nord e del centro tra le caste alte e di origine guerriera quali i Rajput, i Jat, gli Ahir, i Gujar e i Khutri. I resoconti erano preoccupanti: nel 1808 nella provincia di Baroda (oggi Vadodara), nel Gujarat, 1.250.000 di famiglie di Jadeya Rajput ogni anno eliminavano circa 20.000 neonate di sesso femminile, nel 1851 in Punjab si registrò che tra i Bedi, una casta Sikh, non nascevano femmine da 400 anni, nel 1856 in Uttar Pradesh in 78 villaggi controllati dai Suryavamsh Rajput su 721 maschi tra 0 e 6 anni c’erano solo 129 femmine e la lista continua a lungo (Vishwanath, 1998). Per quanto riguarda il sud dell’India ci sono pochi riferimenti all’infanticidio e, sebbene fosse praticato, sembra aver avuto un’intensità minore e comunque non risulta che gli inglesi vi abbiano prestato attenzione (10).
Per cercare di porre un freno alla pratica, nel 1870 venne promulgato il Female Infanticide Act da parte del Consiglio del Viceré che lo sancì come un’azione criminale punibile dalla legge. Questa presa di posizione del Governo Britannico invece del risultato sperato ebbe come unico effetto quello di rendere la pratica più segreta tanto da rendere difficile qualunque stima numerica, anche se da allora fino ad oggi tutti i censimenti hanno incluso l’infanticidio tra le cause del divario di genere.
Naturalmente non è facile raccogliere dati su una pratica considerata criminale dalla legge indiana specialmente attraverso gli organi ufficiali. Inoltre la necessità di vincere la ritrosia delle persone a dare informazioni in proposito rende questo tipo di ricerche estremamente lunghe e complicate soprattutto su aree estese.
Esistono però dati disponibili in proposito riguardanti aree ristrette provenienti da studi eseguiti da organizzazioni accademiche, associazioni non governative, ricercatori indipendenti o commissionati da uffici governativi specifici dei singoli stati. Generalmente queste indagini si sono concentrate in aree notoriamente problematiche e hanno dimostrato che di solito le zone in cui si pratica l’infanticidio tendono ad essere contigue con un centro, in cui il fenomeno si registra con maggiore intensità, e una periferia verso la quale esso si irradia.
Un esempio si trova in Madhya Pradesh, uno stato del centro nord, dove il censimento del 1991 aveva registrato una sex ratio alla nascita di 837 femmine ogni 1000 maschi e nella fascia di età da 0 a 6 anni di 500 femmine ogni 1000 evidenziandola come una regione problematica. Nel 1997, due ricercatori (Premi e Raju, 1998), riconfermando con qualche piccola variazione le statistiche rilevate dal censimento, decisero di verificare se l’ampia discrepanza di genere rilevata potesse essere attribuibile all’infanticidio.
Lo studio si concentrò sui cinque villaggi del distretto di Bhind in cui la sex ratio risultava più sfavorevole al genere femminile. I risultati della loro ricerca mostrarono che tra alcune caste il numero di donne era particolarmente basso: la discrepanza di genere più accentuata venne rilevata tra i Gujar dove si contarono 392 donne ogni 1000 uomini; seguivano gli Ahir con 400 e Rajput con 417. Tutte le caste menzionate sono di origine guerriera e appartengono agli alti strati della società oltre a figurare tra quelle citate nei rapporti inglesi del periodo coloniale come ree di infanticidio segnandone, come spesso accade, la continuità storica.
Durante lo studio furono inoltre esaminati i Village Death Ragister dai quali si rilevò ad esempio che nel 1997 di 43 decessi infantili registrati 36 riguardavano neonati di sesso femminile e 21 di essi erano avvenuti entro il settimo giorno di vita. La causa della morte era generalmente attribuita alla polmonite, anche se essa era sopravvenuta durante il primo giorno di vita, oppure ad un cambiamento repentino nel colore dell’incarnato. L’inesistenza di spiegazioni scientifiche che giustificano l’occorrenza di tali patologie unicamente sui neonati di sesso femminile, sommata alle testimonianze raccolte durante lo studio, lascia presupporre che nella maggior parte dei casi si tratta d’infanticidio.
Nel distretto considerato vige la tradizione secolare dell’ipergamia, il costume di maritare le donne con uomini di status sociale superiore, che oggi, come nel periodo coloniale, rende difficile oltre che tremendamente dispendioso per una famiglia appartenente alle caste alte trovare uno sposo adatto per le proprie figlie. Inoltre, durante la cerimonia matrimoniale viene stabilita la superiorità della famiglia dello sposo rispetto a quella della sposa e più cerimonie matrimoniali significano ripetute sottomissioni che non è una questione da poco per la fierezza delle caste guerriere.
Nel contiguo stato del Bihar, uno dei più poveri e arretrati dell’India e abitato da circa il 10% della popolazione indiana, opera un’organizzazione non governativa chiamata Adhiti. Fondata nel 1988 da Viji Srinivasan e finanziata da diverse organizzazioni internazionali, Adhiti ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli abitanti del Bihar attraverso molteplici programmi d’istruzione e di finanziamento diretti alle donne. Negli anni ’90 iniziò un programma di addestramento sanitario diretto al vasto numero di levatrici di sette distretti contigui del Bihar dalle quali cominciò ad emergere la realtà dell’infanticidio. Una levatrice tradizionale, dai, viene pagata il doppio della sua tariffa se a nascere è un maschio anziché una femmina e dieci volte tanto se solleva la famiglia dall’onere di aver dato alla luce un bambino del sesso sbagliato. Nei sette distretti in cui opera Adithi ci sono circa 68.000 levatrici e secondo le loro stesse stime ognuna di loro uccide almeno due bambine al mese producendo un totale annuo di 1.632.000 infanticidi (Sudha e Raja, 1998; Jordan, 2000).
Il Bihar e il Madhya Pradesh non sono gli unici stati del nord in cui è diffuso l’infanticidio. In Rajasthan ad esempio ci sono interi villaggi in cui non nascono bambine da decine di anni anche se come si vedrà successivamente, negli stati in cui la preferenza per il figlio maschio è forte e il benessere economico mette a disposizione i mezzi per determinare il sesso del nascituro il problema viene risolto con l’aborto selettivo.
La sorpresa arriva da uno stato del sud dell’India che in generale sembra essere meno acutamente discriminatorio nei confronti del genere femminile. Da quando nel 1986 si venne a sapere attraverso la stampa che nel distretto di Madurai, in Tamil Nadu si erano verificati diversi casi d’infanticidio varie indagini sono state eseguite per verificarne l’estensione. Uno studio cominciato nel 1987 (George, Abel e Miller, 1998) su un campione di 12 villaggi non contigui nel distretto di Ambedkar ha monitorato per 3 anni, con visite regolari ogni 10-12 giorni, tutte le gravidanze avvenute su una popolazione di 13.000 abitanti producendo una serie di dati insolitamente affidabili. In tre anni i ricercatori hanno accertato che nei 12 villaggi studiati l’infanticidio ha costituito il 72% dei decessi femminili e il 33% dei decessi complessivi.
Uno studio successivo eseguito nel 1996 (Chunkath e Athreya, 1997) dall’allora commissario per il Maternal and Child Health and Welfare del Tamil Nadu, Sheela Rani Chunkat, ha allargato il panorama sull’estensione dell’infanticidio femminile evidenziando quattro distretti del Tamil Nadu in cui l’infanticidio femminile è molto diffuso, Dharmapuri, Madurai, Salem e Ambedkar che formano una specie di centro d’irradiazione da cui il fenomeno si espande in modo meno intenso verso altri quattro distretti contigui. I risultati dello studio sono in parte riassunti nella tavola seguente.
Tab. II – Decessi femminili e maschili per fasce d’età e casi di infanticidio femminile nei quattro distretti del Tamil Nadu con la più alta percentuale di infanticidio femminile nel 1997 Distretto Decessi tra i Numero di Infanticidi Femminili % Infanticidi sui Decessi F. Neonatali
0-6 Giorni 7-27 Giorni 28-365 Giorni
F M F M F M
Dharmapuri 1805 694 277 183 294 306 1199 57,6%
Salem 1710 801 348 230 361 369 1033 50,2%
Madurai 973 461 283 195 314 309 571 45,5%
Ambekdar 476 367 224 202 387 388 177 25,3%
Fonte: Chunkath e Athreya, 1997
Dei 24 distretti del Tamil Nadu solo in 8 è stata registrata la pratica dell’infanticidio, ma dove la pratica è in vigore, la percentuale dei casi di infanticidio sul tasso di mortalità femminile neonatale è considerevole.
I metodi per raggiungere lo scopo sono vari. Generalmente si adopera una delle molteplici tecniche di soffocamento inserendo nella gola della neonata del tabacco, dei grani di riso o degli impasti ottenuti mescolando insieme acqua e cereali. In alternativa si utilizza un panno bagnato, un cuscino, si annega la neonata in un secchio d’acqua o la si seppellisce in un vaso di terracotta, successivamente sigillato, dove la piccola può resistere fino a due ore prima di soffocare. A volte vengono anche impiegati veleni e pesticidi che provocano il decesso della neonata attraverso convulsioni ed emorragie.
Nelle zone in cui è praticato, l’infanticidio è utilizzato come un metodo di pianificazione familiare per raggiungere la composizione familiare desiderata. In questi casi, poiché si vuole limitare solamente il numero di figlie femmine e non il numero di figli, l’uso di metodi anticoncezionali non è considerato appropriato.
7. L’aborto selettivo
In una realtà sociale sfavorevole al genere femminile e già interessata all’infanticidio, la legalizzazione dell’aborto e l’arrivo in India dell’amniocentesi, entrambi avvenuti a pochi anni di distanza negli anni ’70, e successivamente delle altre tecniche che permettono di conoscere il sesso del nascituro hanno provocato l’insorgere del fenomeno dell’aborto selettivo come mezzo per liberarsi delle figlie indesiderate.
Attualmente, sebbene la legge lo abbia vietato nel 1994 (11), il test per l’identificazione del sesso del feto, eseguito con varie tecniche è ampiamente disponibile anche nelle aree rurali più remote. L’amniocentesi, che resta ancora oggi il metodo più diffuso, è praticata in migliaia di ospedali, cliniche e ambulatori, sebbene spesso tali luoghi non siano altro che strutture improvvisate prive perfino delle attrezzature mediche essenziali.
Accanto all’amniocentesi si trova l’ecografia che grazie alla sua maneggevolezza, alla semplicità di attuazione e al basso costo si sta rapidamente diffondendo anche se, rivelando il sesso del feto attraverso l’immagine, è utilizzabile solamente ad uno stadio avanzato della gravidanza, portando ad aborti tardivi e rischiosi. Malgrado ciò, poiché in India l’aborto è praticabile a discrezione del medico fino alla ventesima settimana, l’ecografia viene comunque utilizzata a questo scopo.
Da quando, nel 1979, è stata aperta la prima clinica specializzata, la scienza medica e la tecnologia moderna sono state abusate in tutti i modi possibili per soddisfare le richieste sociali che impongono ad ogni donna di partorire almeno un figlio maschio. Le cliniche che effettuano i test si sono moltiplicate e sono tuttora in crescita, rendendo possibile ad ogni donna conoscere il sesso del bambino che porta in grembo. Prima che la legge lo rendesse illegale le cliniche, gli ospedali e tutti coloro che erano disposti ad eseguire il famigerato test si lanciarono in un’aggressiva campagna pubblicitaria che tramite poster, volantini, mediatori e qualunque altro mezzo possibile, propagandavano il servizio a prezzi stracciati. Ma fu l’ecografia a segnare il momento di svolta, offrendo la possibilità anche alle donne residenti nelle zone rurali più remote di accedere al test grazie ad automezzi itineranti attrezzati allo scopo.
La legislazione, che proibisce l’utilizzo di qualunque tecnica per l’individuazione del sesso del nascituro, a causa delle sue difficoltà d’implementazione non sta riportando i risultati sperati. La possibilità di liberarsi di una figlia femmina indesiderata è una problematica che tocca tutti gli strati sociali, non escludendo neppure coloro che dovrebbero fare in modo che la legge sia applicata. E se negli ospedali pubblici non è più possibile adoperare apertamente la tecnologia per conoscere il sesso del nascituro si continua a farlo aggirando la legge, senza contare che, comunque, il servizio è disponibile per chiunque lo desideri nel settore privato dove i medici continuano ad agire indisturbati alzando il prezzo del servizio per compensare il rischio.
Il divieto di servirsi di qualunque tipo di tecnica per l’identificazione del sesso del nascituro, imposto dallo stato indiano, non ha ostacolato l’attività. Dalla sua promulgazione nessuno è stato condannato per aver infranto la legge (Mudur, 1999) né tra i medici, che rivelano il risultato solo oralmente e senza lasciare tracce, né tra le pazienti che se mai intendessero farlo, senza una prova scritta, non avrebbero alcuna possibilità di intentare una causa.
7.1 La fortuna dell’aborto selettivo
L’aborto selettivo permette di raggiungere lo stesso scopo dell’infanticidio con un peso psicologico inferiore e con un atto permesso dalla legge. Avendo la possibilità di individuare una femmina precedentemente alla sua nascita si può eliminarla prima che tale atto diventi un crimine, sebbene ciò non sia sufficiente a risolvere il dilemma morale.
I precetti raccolti nell’antica letteratura sacra, su cui si basa una discreta porzione dell’odierna morale hindu, condannano apertamente l’aborto in qualsiasi stadio della gravidanza considerandolo tra gli atti peggiori che un uomo possa commettere.
Però, al di là della questione morale e religiosa, mentre l’infanticidio è a tutti gli effetti un omicidio e come tale è considerato dalla legge dello stato indiano, con l’aborto la situazione è leggermente diversa e sicuramente più confusa. Esso è condannato dai precetti religiosi e dalla morale comune ma è reso legale dallo stato secolare. Inoltre la determinazione del sesso del nascituro, sebbene sia proibita dallo stato, è garantita da un nuovo strumento tecnologico che ottiene l’accettabilità in quanto metodo scientifico e apparentemente neutrale. Il fatto che sia il test che l’interruzione della gravidanza siano eseguiti da medici professionisti, generalmente investiti di valore morale positivo, secondo il demografo indiano Satish Agnihotri (2000), legittimerebbe l’eliminazione di un bambino in base al suo sesso spostando la questione dal “se” al “come” eseguirla. Quindi, chi può economicamente permettersi di risolvere il problema di una figlia indesiderata attraverso la tecnologia moderna e per mano di professionisti in camice bianco, ricorre all’aborto selettivo mentre chi non può cerca alternative meno costose perché ormai l’atto in sé è stato legittimato.
E comunque l’accettabilità etica da sola non rappresenta la conditio sine qua non all’aborto selettivo. Lo conferma uno studio condotto in Punjab dimostrando che, sebbene il 72% delle donne intervistate ritenesse l’aborto “un peccato pari all’omicidio e un rifiuto della volontà di Dio”, il 95% si dimostrò favorevole ad un’interruzione della gravidanza se il feto in questione era di sesso femminile (Kaur, 1993).
7.2 Dove si pratica
L’aborto selettivo è largamente diffuso in tutti gli stati del Nord dell’India dove la preferenza per il figlio maschio si esprime con punte particolarmente preoccupanti in Punjab, in Haryana e in Uttar Pradesh denominato da Agnihotri il “Bermuda Triangle where girls go missing”.
Generalmente l’aborto selettivo coesiste con l’infanticidio femminile anche se negli stati più prosperi dove le strutture mediche e la tecnologia per l’identificazione del sesso del feto sono maggiormente diffuse, come l’Haryana e il Punjab, ha quasi totalmente sostituito l’infanticidio. In questi due stati è molto comune che una donna si sottoponga ripetutamente ai test e all’aborto finché non ha raggiunto il numero di figli maschi desiderati, nonostante questo metta in serio pericolo la sua salute. È molto difficile parlare di numeri nel caso dell’aborto selettivo in quanto non esistono statistiche ufficiali né a livello nazionale né a livello regionale, così come non si conosce il numero esatto delle cliniche che eseguono gli esami perché molte di esse non sono registrate e operano clandestinamente. In molti casi, tali cliniche non sono altro che un medico con una siringa in mano o un’auto che trasporta l’attrezzatura per eseguire l’ecografia di villaggio in villaggio, rendendo tremendamente ardua la compilazione di qualunque statistica. Infatti, i dati disponibili sono discontinui e generalmente sono il risultato di stime e proiezioni.
Uno studio retrospettivo ha stimato che tra il 1978 e il 1982 erano stati eseguiti in India 78.000 aborti avvenuti in seguito al test di identificazione del sesso del feto. Un’analisi successiva realizzata nel 1996 sui dati provenienti dal Registrar General of India, basati unicamente sulle registrazioni ospedaliere avvenute tra il 1993 e il 1994, riportava l’aborto di 360.000 feti di sesso femminile (Sudha e Raja, 1998).
Negli anni immediatamente precedenti alla promulgazione del The Pre-natal Diagnostic Techniques (Regulation and Prevention of Misuse) Act, ricerche indipendenti eseguite da volontari e da giornalisti riportavano la presenza massiccia di cliniche per l’individuazione del sesso del nascituro operative in Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Delhi, Punjab, Haryana, Bengala, Goa, Gujarat e Maharashtra.
Un’indagine compiuta nel 1996 in sei villaggi del distretto di Rothak, nello stato dell’Haryana, su un campione di 1.022 donne ha mostrato che il 16,8% dei feti di sesso femminile erano stati abortiti negli ultimi 5 anni tra le caste alte, puntualizzando che le donne si sottopongono al test non solo se hanno già delle figlie femmine ma anche se si tratta della prima gravidanza (George e Dahiya, 1998). I ricercatori hanno rilevato inoltre, che l’ecografia è estesamente abusata per conoscere il sesso del nascituro e che sempre più medici stanno acquisendo le attrezzature necessarie per eseguirla. Molti di essi allestiscono ambulatori mobili su autovetture per spingersi anche nelle zone più remote e l’unica differenza notata dopo la promulgazione della legge che rendeva i test illegali è stato il raddoppio del loro costo.
Non si sa con esattezza quanti feti di sesso femminile siano abortiti ogni anno in quanto l’interruzione selettiva della gravidanza è un fenomeno recente che ha interessato l’ultimo ventennio e sono quindi poche le ricerche sul campo al riguardo ma secondo The Indian Medical Association il 42% dei feti di sesso femminile verrebbero abortiti ogni anno contro il 25% dei feti di sesso maschile per un numero complessivo di 5.000.000 di feti di sesso femminile (Ramachandran, 2001)
8. Le donne mancanti: una stima numerica
Prendendo come riferimento la sex ratio mondiale che conta 990 donne ogni 1000 uomini, secondo i dati forniti dal Census of India 2001, all’appello mancherebbero circa 30 milioni di donne. Tuttavia la sex ratio mondiale è profondamente influenzata dalla discrepanza di genere riscontrata in una popolazione di così ampia portata come quella indiana o quella cinese, che mostra analoghe caratteristiche, e non può quindi considerarsi adeguatamente rappresentativa, fornendo un stima delle donne mancanti inferiore al numero reale. Eseguendo il calcolo utilizzando la sex ratio del Kerala, che è la più alta tra gli stati indiani e che conta 1058 donne ogni 1000 uomini, la cifra salirebbe oltre i 62 milioni.
Ma quali saranno le conseguenze a lungo termine di una sex ratio così sfavorevole al genere femminile? La scarsità di donne, aumenterà il loro prestigio come sostengono i propugnatori dell’aborto selettivo o peggiorerà ulteriormente la qualità della loro vita? Storicamente non esistono modelli simili di così ampia portata per avere qualche riferimento precedente, tuttavia paragonare le donne ad un bene di consumo la cui scarsità ne fa aumentare il valore, non fa certamente intravedere prospettive rassicuranti. In una società così fortemente patriarcale e discriminativa nei confronti delle donne è più probabile che le conseguenze negative, quali violenze e poliandria, abbiano il sopravvento su quelle positive come l’elevazione dello status sociale.
C’è un mio omonimo?
Sì, ed è una nostra vecchia conoscenza…:-) Ma che fine avevi fatto che non ti abbiamo più visto?…
Fabrizio
P.S. Trovate la maniera di distinguervi…:-) a parte che è evidente dai vostri interventi, per chi vi conosce…
io ho la esse minuscola
“Ognuno la donna se la prende come gli pare”
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….alla fine tuttavia se la prendono tutti nel medesimo posto
Riguardo all’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno che ho postato in precedenza
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=405543&IDCategoria=2682
Ho inviato un commento che riporto
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Certo, da lei dott. Patruno mi aspettavo di più che un articolo cosi stupidamente “femminista”. Ma tant’è. Ha scelto la via più “conformista” per guadagnarsi la pagnotta.
Per il sottoscritto la descrizione da lei fatta della situazione scolastica e, vista l’importanza di quest’istituzione nel proseguo dei progetti di vita di ognuno di noi, della situazione maschile in generale, non è la marcia trionfale di un sesso nei confronti dell’altro ma il sintomo, chiaro, solo che lo si voglia vedere, di un grosso problema e di un grosso disagio.
Uomini e donne per me hanno uguale dignità e devono uguali opportunità e, qualora ciò non avvenisse, si deve intervenire per assicurarle. C’è però un “ma”.
Uomini e donne sono “diversi” (fortunatamente aggiungo io). Questa è la realtà. Falsi dogmatismi e ideologie pret a porter possono nasconderla, la realtà, ma non cancellarla.
Ma la scuola, in Italia, non è “diversa”, la scuola è femmina. Pensata, elaborata e gestita, da e per loro. I risultati sono conseguenti.
Visto che va tanto di moda adesso, non sarebbe il caso di prevedere in questo campo delle “quote azzurre”?
O trattasi di provocazione “biecamente” maschilista la mia?
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Secondo voi è stato pubblicato?
Andate a controllare.
Saluti a tutti.
Intervengo raramente (in pratica solo un’altra volta), ma vi seguo con molto interesse.
“E’ come se avessero, invece, infiltrato iniezioni di cemento negli edifici istituzionali traballanti, diventando così la base della “conservazione” in tutti i campi”
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La donna è l’ emblema della conservazione: fosse per loro, il mondo sarebbe immutabile.
Gli unici cambiamenti che accettano sono quelli che vanno a loro favore.
Per questo sostengo che una donna non può essere di sinistra.
sandro:
“Ognuno la donna se la prende come gli pare”

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….alla fine tuttavia se la prendono tutti nel medesimo posto
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Vero, almeno non dobbiamo invidiarci l’uno con l’altro, se penso a Berlusconi, che ha il potere e i soldi e viene fatto fesso da una ragazza di 17 anni, sono tranquillo come sono. Lascio alle spalle ricordi di chi pensavo più fortunato di me.
Scienza Nuova, maggio 1998, edizione italiana di New Scientist (pag. 28).
Scienziati: meglio i maschi o le femmine?
Un’indagine di Matematica senza frontiere sulla percezione della differenza sessuale tra i giovani.
C’è ancora qualcuno che ha maggiore fiducia in uno scienziato piuttosto che in una scienziata e, cosa ancora più discutibile, c’è ancora qualcuna che la pensa allo stesso modo. Questo è uno dei dati di una ricerca sulla percezione della differenza sessuale in ambito scientifico effettuata tra i 279 ragazze e ragazzi premiati nelle gare di Matematica senza frontiere del 1997. Abbiamo volutamente fornito il dato nel modo più inquietante, per introdurre un problema che riteniamo tutt’altro che marginale, anche per chi si occupi di didattica: se esistano ancora, cioè, barriere ideologiche all’accesso delle ragazze alle professioni scientifiche. Cerchiamo ora di presentare compiutamente la ricerca.
Matematica senza frontiere è una competizione nata in Francia nel 1991; coinvolge oggi numerosi paesi non solo europei, con una partecipazione complessiva di quasi 80.000 studenti.
In Italia la competizione, rivolta a classi intere, coinvolge le seconde e le terze classi delle scuole superiori di ogni indirizzo. Nel suo titolo è riassunto il suo programma: oltre a stimolare l’interesse e le capacità matematiche, si vogliono infatti abbattere diversi tipi di “frontiera” tra le nazioni, tra i tipi di scuola, tra la matematica e le lingue, tra la matematica “vera”, quella “utile” e quella “divertente”, tra gli alunni “con il pallino della matematica” e i “comuni mortali”. E, ora, possibilmente, tra femmine e maschi. Il testo della prova è formato da 10 esercizi comuni a tutti i partecipanti, più tre rivolti alle sole classi terze; sono formulati nella lingua madre del paese, tranne il primo, che è presentato in una lingua straniera a scelta. La risoluzione è affidata alla classe intera, che deve autorganizzarsi per fornire le risposte in un’ora e mezza.
Vengono richieste abilità di diverso genere: dalla riflessione logica all’analisi di quadro, dallo studio di processi alla scoperta di costruzioni numeriche, dalla raffigurazione su piano alla prefigurazione nello spazio, dal calcolo algebrico alla generalizzazione.
A volte occorre usare non solo strumenti matematici teorici, ma banalmente quotidiani, come colla, forbici, corda… E’ chiaro che una gara di questo genere, oltre a stimolare un pensiero matematico molto più ricco e creativo di quello che normalmente viene richiesto agli alunni delle nostre scuole, ha anche una ricaduta importante come modello di apprendimento organizzato, autonomo, cooperativo.
In occasione della premiazione dell’edizione 1997 è stato distribuito un questionario, che intendeva indagare atteggiamenti, pregiudizi, opinioni, sulle differenze tra i due sessi quanto a capacità cognitive, relazionali e alle competenze professionali.
Alcuni risultati, pur tenendo conto che il campione non è sicuramente rappresentativo della realtà italiana, si sono rivelati molto interessanti. La maggioranza dei ragazzi, senza distinzione di sesso, ritiene che la diversità fisica non abbia ripercussioni sullo sviluppo intellettivo. Né ritiene che il genere abbia a che fare con il tipo di difficoltà incontrate a scuola. Per molti aspetti sia i ragazzi che le ragazze pensano che il proprio sesso sia il migliore: per quanto riguarda la decisionalità, la capacità di organizzazione, di produzione e ricerca; solo per la capacità di impegno anche i maschi sono d’accordo nel ritenere migliori le ragazze.
Con riferimento alla qualificazione del contributo fornito alla risoluzione dei problemi, una minoranza ritiene che il proprio sesso dia un contributo specifico: le femmine reputano che il contributo femminile sia prevalente nei quesiti di tipo logico (11%), mentre quello maschile prevalga nei quesiti che richiedono disegno, costruzione, redazione; l’opinione dei maschi, però, è totalmente diversa: i maschi ritengono le femmine più contributive per il calcolo (22%) e la costruzione (25%), mentre si ritengono più attivi nell’organizzazione del lavoro. Su un solo punto i due sessi sono concordi: anche i maschi ritengono il proprio contributo prevalente per quanto riguarda la redazione (30%).
Quanto alla fiducia accordata alle prestazioni professionali di donne e uomini (misurata rispetto a un lungo elenco di professioni), le risposte delle ragazze tendono sempre a riconoscere una sostanziale parità tra i sessi; la risposta maggiormente positiva in questo senso è proprio quella che riguarda la professione di scienziato: per il 79% le ragazze dichiarano di avere uguale fiducia in una ricercatrice e un ricercatore, il 5% sceglie invece la ricercatrice, il 15% il ricercatore. Le percentuali fornite dai ragazzi si discostano, ma non di tanto: per il 66% ritengono che sia irrilevante il sesso nella professione scientifica, mentre il 2% dichiara di avere maggiore fiducia in una ricercatrice e il 29% in un ricercatore (non pochi, quindi, ancora). I ragazzi ritengono infine che la professione maggiormente indifferente rispetto al sesso sia quella di docente. I dati della ricerca sono complessivamente confortanti, se si pensa alla condizione delle donne di solo qualche decennio fa (quante studentesse di fisica c’erano negli anni Quaranta, Cinquanta, o ancora nel 1960? e quante ricercatrici?), e ai pregiudizi di un tempo sulle capacità logico-matematiche delle donne. Sicuramente c’è ancora molto da fare, e le gare di Matematica senza frontiere sperano di poter dare il loro contributo.
Anna Maria Gilberti, all’epoca ispettrice tecnica del Ministero della pubblica istruzione, e referente per l’Italia di Matematica senza frontiere.
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Sicuramente c’è ancora molto da fare
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Per i maschi, però.
Questo tanto per evidenziare come certi titoloni ad effetto siano più vecchi di matusalemme.
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Io donna, 7 luglio 2007
SESSO E AMORE
di Francesco Alberoni.
L’evoluzione di tutte le specie viventi, compreso l’uomo,
è avvenuta grazie alla selezione naturale. Chi è sopravvissuto?
I ceppi famigliari più forti che hanno fatto più figli mentre
gli altri, a poco a poco, sono scomparsi. Per lo stesso motivo le femmine hanno sempre preferito i maschi più forti, più intelligenti, più ricchi, più potenti che assicurassero una discendenza forte e una vita agiata. Oggi le donne europee fanno pochissimi figli. Inoltre sono aumentati gli omosessuali che non ne fanno affatto. Cosa significa? Che il ceppo genetico dominante europeo si sta autodistruggendo e verrà soppiantato dagli arabi, dai berberi, dagli indiani e dai cinesi. Gli unici europei che hanno qualche probabilità di sopravvivere sono coloro che si riproducono di più: gli ebrei, i cattolici e i testimoni
di Geova.
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Evidentemente, il caro Alberoni ignora che in tutti questi anni c’è stato chi ha letto e conservato certi suoi scritti e pertanto costui ricorda benissimo che, ad esempio, su L’Espresso del 26 gennaio 1992, il suddetto affermava:
“POVERO MASCHIO, IL FUTURO E’ DONNA” (pag. 76-79).
Colloquio con Francesco Alberoni, di Chiara Beria di Argentine.
“Ormai sono le donne le indiscusse protagoniste
della nostra vita. Lo afferma il più noto e spregiudicato
sociologo italiano in due nuovi lavori: sulla sessualità femminile e sulle adolescenti”.
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Sciami di ragazzine che sorvolano gli impacciati e timidi compagni di banco per ronzare – a fantasia spiegata – verso i loro idoli maschili come l’attore americano Tom Cruise, per citare uno dei sex-simbol che vanno per la maggiore tra le adolescenti. Schiere di giovani donne forti, decise, multidimensionali: investono molto nel lavoro ma non rinunciano alla maternità; fantasticano amori di gruppo ma poi, nella realtà, confessano che non farebbero mai all’amore con un uomo per il quale non provano niente. E, persino, manipoli di ultraquarantenni non ancora rassegnate alla monotonia di coppia che, grazie a un nuovo amore, rifioriscono alla vita.
Donne più o meno giovani, più o meno disinibite, più o meno inquiete sono comunque loro, seguendo le analisi del sociologo Francesco Alberoni, le indiscusse protagoniste della vita erotica-emozionale?
“La grande vitalità delle donne è un prodotto recente e, al tempo stesso, caratteristico di questa fine secolo”, incalza Alberoni. E, a sostegno della sua tesi, non porta solo vaghe intuizioni. A tredici anni dal suo famoso saggio su “Innamoramento e amore”, il sociologo ha appena terminato una ricerca sulla sessualità femminile, “Erotismo e valori”, condotta per la società farmaceutica Wyth, su un campione di 400 donne (una fascia di “donne moderne” di età fra i 20 e i 50 anni, che abitano in città, con un buon livello scolastico). Non solo. Dal 25 gennaio è nelle librerie “Il volo nuziale” (152 pagine, 24 mila lire, editore Garzanti), l’ultimo saggio di Alberoni dedicato soprattutto alle adolescenti che, proprio come fanno i fuchi con l’ape regina, ronzerebbero in alto, attorno al loro oggetto del desiderio.
Siamo inondati da rapporti e inchieste sulla sessualità: vale la pena occuparsi di queste cose o, forse, tanto interesse dipende solo dal fatto che l’eros oggi è un argomento che assicura successo?
“Prima di tutto rispondo che io da anni ho posto al centro dei miei interessi di studioso il mondo emozionale ed erotico, un termine che nel mio linguaggio indica un mix di passione-interesse-intelligenza. Quanto poi agli studi condotti finora, devo dire che non condivido quasi nessuna delle tesi sostenute dai sessuologi: il loro criterio di riferimento è ancora e sempre l’uomo.
In pratica hanno sempre preso come misura l’erotismo maschile che però è altra cosa da quello femminile. Infine, i dati sui quali eravamo abituati a ragionare, in Italia, erano frutto di ricerche cliniche che tendono, come è logico, a sopravvalutare gli aspetti patologici. La realtà che emerge dalle nostre intervistate, donne normali, il cuore dell’universo femminile, è ben diversa”.
In che senso?
“Per capirlo occorre fare qualche passo indietro. Si parte negli anni Sessanta con la rivoluzione sessuale: Woodstock, una grande orgia collettiva di spinelli, musica rock e promiscuità sessuale; poi arriva il femminismo, un movimento di tipo etico, nel senso che rivaluta certi elementi specifici femminili ma, più in generale, la dignità di ogni individuo, della persona. Alla fine degli anni Settanta queste due tendenze si intrecciano e convivono: esplodono i movimenti gay, il fenomeno dei single, ancora la promiscuità e, così, nel 1978 a New York l’ideale sessuale è la bisessualità. Poi, alla vigilia degli anni Ottanta, una svolta improvvisa: queste tendenze cadono – badate bene – ancora prima del diffondersi dell’Aids. Sulla scena compare l’individuo, è il momento dello jogging, dell’areobica, degli yuppies, ma anche del ritorno ai sentimenti, alla coppia. Non a caso, proprio nel ’79, il mio saggio su “Innamoramento e amore” ha tanto successo. Solo a questo punto s’inserisce l’Aids: una malattia che ha un effetto choc sulle fantasie, sui pensieri, le comunità gay, e uccide personaggi simbolo. Siamo arrivati ai nostri giorni, ai tempi del giudice Thomas colpevole di molestie sessuali, ai tempi dei seni smisurati di Striscia la notizia”.
Un momento, professore. Quale rapporto di causa-effetto c’è mai tra l’Aids e le maggiorate di Canale 5?
“Vede, in questo la penso come un vecchio psicoanalista freudiano: la paura ha provocato una violenta rimozione che, a sua volta, ha generato una nuova repressione. Mi spiego meglio: una società che si era preparata a essere fortemente disinibita si è ritrovata di fronte, all’improvviso, un problema non risolto dalla medicina. Risultato: il ritorno del represso, quello che parla molto di sesso, consuma molto materiale porno, segue voracemente alla tv il processo sul giudice palpone o quello del rampollo Kennedy, con tanto di discussioni sulla dimensione di un paio di mutandine e sul pene più o meno eretto del ragazzo. In giro c’è molta sessualità grossolana, molta ostentazione (penso alle tettone televisive): tutto ciò è sintomo di una nevrosi”.
Se questa è la sua analisi come si concilia con l’altra sua ipotesi, quella di una nuova vitalità femminile?
“La mia impressione è che gli uomini si siano trovati più impreparati ad affrontare questo trauma e, quindi, oggi sono quelli che soffrono di più. Di sicuro so che vent’anni di emancipazione hanno generato una femmina forte, viva, che ha molte più energie del maschio. Donne capaci di volare alto, come fanno anche solo con la fantasia le ragazzine del mio libro. Non solo. Anni fa si pensava che l’emancipazione avrebbe, alla fine, prodotto un nuovo equilibrio: da una parte una donna più impegnata nel lavoro e, in compenso, un uomo più presente in casa. Invece il solo sesso che sta avanzando è quello femminile: sia nella sfera pubblica sia in quella privata. Ormai detiene una vera e propria egemonia culturale”.
Alla fine anche lei, proprio come tanti sessuologi, coltiva l’immagine di una donna onnivora, sessualmente scatenata, tanto seduttiva da terrorizzare i maschi…
“Assolutamente no. E’ ridicolo pensare che il mutamento dei comportamenti si traduca in uno stravolgimento della natura. La donna non si è mascolinizzata e non si comporta eroticamente come un uomo. Nella mia ricerca su “Erotismo e valori” risulta chiaramente che, anche nella donna più disinibita, permangono aspetti tipici della sensibilità erotica femminile come la mescolanza delle emozioni con il sesso o il dare maggiore importanza alle emozioni rispetto alla pura sessualità. Certo, nell’universo femminile ci sono anche fasce di donne ancora represse o in preda a nuove inquietudini ma, la stragrande maggioranza, è fatta di donne solari, serene e monogame. Anche se hanno avuto un’educazione cattolica non vivono più il sesso senza figli come peccato, e pensano che a letto, se i partner sono consenzienti, tutto è lecito. Quello che colpisce, semmai, è il loro scarso desiderio sessuale: la maggioranza sembra accontentarsi di quello che ha”.
Se questa è la nuova donna, ammetterà che, per gli uomini, la vita diventa più difficile.
“Sì, ma hanno poco da lamentarsi: farebbero invece meglio a pensare, a studiare, agire. In questa fase storica sono i maschi che devono fare uno sforzo maggiore di comprensione. Per le donne le cose emozionali sono da anni oggetto di scienza e conoscenza: sono attente, parlano, discutono, usano persino romanzi rosa o soap-opere alla Beautiful per imparare a decodificare messaggi, a muoversi con agio nella sfera erotica. Prendiamo le adolescenti del mio libro: loro sanno tutto dei loro idoli, li giudicano, li soppesano. Sono ragazzine con un’immaginazione ricchissima a livelli d’aspirazione molto alti: i maschietti, invece, non volano, sono come spenti, si muovono come trogloditi e finiscono per prendersi delle grandi facciate e stare malissimo. Quanto al maschio adulto non sa più in che mondo, in quale casa e in quale coppia vive. Non sa neanche decodificare una menzogna: eppure i tempi in cui era il padrone assoluto e poteva permettersi di non sapere niente sono ormai passati. Oggi nella coppia c’è la democrazia e, se vuole reggere un rapporto, il maschio deve farsi furbo”
Francesco Alberoni
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Alberoni docet (1992):
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Invece il solo sesso che sta avanzando è quello femminile: sia nella sfera pubblica sia in quella privata. Ormai detiene una vera e propria egemonia culturale
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Alberoni docet (2007):
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Per lo stesso motivo
le femmine hanno sempre preferito i maschi più forti, più
intelligenti, più ricchi, più potenti che assicurassero una
discendenza forte e una vita agiata. Oggi le donne europee
fanno pochissimi figli. Inoltre sono aumentati gli omosessuali che non ne fanno affatto. Cosa significa? Che il ceppo genetico dominante europeo si sta autodistruggendo e verrà soppiantato
dagli arabi, dai berberi, dagli indiani e dai cinesi.
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Io non sono andata alla manifestazione del 13. Lo avrei fatto se fosse stata una manifestazione dichiaratamente antigovernativa, contro questo governo di nominati e non-eletti, contro queste politiche scellerate e miopi tese solo a smantellare lo stato sociale e residuali dirittti dei cittadini piu’ poveri. Avrei urlato la mia rabbia contro una sinistra indegna e immatura, confusa e corrotta..se non dalle tangenti..nei suoi ideali e nella sua forza propulsiva. Ma le organizzatrici si sono impegnate molto nel precisare che la manifestazione non avrebbe avuto bandiere di partito, che la questione era ben piu’ ampia e trasversale..L’impressione che ne ho avuto (e il video che allego ne e’ un po’ la sintesi) e’ che in fondo, ognuno di noi percepisce la poverta’ umana e culturale dei propri giorni ma invece di provare a mettersi in discussione (so bene di scrivere in un sito che lo fa con forza) tende a spalmare la propria insoddisfazione sulle miserie economiche, sempre piu’ mortificanti per la dignita’ di ciascuno. Una signora dice: ..io campo con 400 euro al mese.. E’ ovvio che una minorenne che riceve migliaia di euro per una scopata ti scuote il sistema nervoso. Ma se il sistema attuale permette tutto questo..a cosa serve parlare di dignita’ femminile? Ci sono ragazze ben felici di avere floridi conti in banca senza ammazzarsi di lavoro..e allora? Volendo, un sistema che mi permette di scegliere “come e di cosa” vivere legittima la mia autodeterminazione e ho solo da compiacermi..ma allora perche’ tanta pseudo-indignazione? Sara’ perche’ se il “re e’ nudo” significa che da qualche parte anche la regina lo e’ ma non ci piace ammetterlo..perche’ ci chiamerebbe in causa come artefici corresponsabili di un sistema che vorremmo continuasse sempre secondo copione, con i buoni e i cattivi riconoscibili e un gioco dei ruoli immutabili. Quando le ragazze del video provano a giustificare la loro presenza entrano nell’indolenza di uno strano balbettìo confuso come le loro idee. Intravedo in questo pietoso galleggiare retorico un gran bisogno di appartenenza, di affiliazione, di afflato umano alto e nobile di cui una volta la poltica era interprete e che oggi non esiste piu’. Percepisco il disgusto per la relazione dei sessi sempre piu’ mercificata e svilita e l’indignazione di chi vorrebbe sognare molto di piu’..ma non puo’, non sa e non riesce a fare altro che prendersela con il maschio di turno cinico e insensibile che tutto compra. Possiamo comprare solo cio’ che e’ in vendita e se tutto ha un prezzo non c’e’ piu’ nulla che abbia Valore. Possono le donne chiamarsi fuori quando sono loro stesse le migliori piazziste del mercato? Ho sempre di piu’ l’impressione che la nostra..da societa’ liquida stia inesorabilmente evaporando in una nube inconsistente e maleodorante che presto si allontanera’. Non a caso gli uomini sono sempre piu’ contrari all’idea di avere figli e una societa’ che invecchia non ha futuro. Ma la Storia ci insegna che la nostra epoca e’ solo un puntino sulla linea del tempo..altra culture (ripeto:non a caso) stanno occupando i nostri centri storici, le nostre periferie, i nostri panifici (che aprono alle 3) e i banchi di scuola..Smettiamola di parlare di dignita’ femminile se non sappiamo di cosa stiamo parlando.
http://www.youtube.com/watch?v=99uyxQf5Vrw
http://tv.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/papi-girls-furia-sgarbi-contro-emma-e-giletti/62530?video
“Cosa stai a fare qui, amico mio, , non abbiamo bisogno di medicinali, collette e buoni propositi. Se veramente vuoi aiutarci, e io lo credo sinceramente, torna nel tuo paese e spiega al tuo popolo, alla tua gente, come realmente stanno le cose qui da noi. Spiegagli che non siamo dei terroristi ma uomini che lottano per la propria libertà”. Queste parole (che sono rimaste scolpite nella mia mente di ragazzo) furono pronunciate una volta da un vecchio grande leader del movimento anticolonialista algerino ad un esponente progressista francese.
Io non sono quell’uomo lì, non ho la sua forza, il suo coraggio e la sua saggezza e, come tutti sanno, avrei preferito fare altro nella vita. Ma per qualche oscura ragione la Sorte, (se debba essere scritta con la maiuscola o la minuscola non lo so, ancora non ho sciolto questo mistero e non lo scioglierò mai finchè sarò in vita) mi ha destinato a fare quello che sto facendo. Era l’ultima cosa che avrei immaginato per la mia vita, occuparmi di Questione Maschile, ma tant’è…
Solo per questa ragione mi permetto di dire a te, Maria, che ci sei vicina, quelle stesse parole.
Vai e parla con le altre donne. Spiegagli chi siamo, prova a convincere la “tua gente”, il tuo genere. Prova ad aprire una breccia.
Di questo abbiamo bisogno e questo è il più grande aiuto che puoi darci. iI più prezioso.
Siamo felici di averti fra noi.
Fabrizio
E’ bene chiarire un concetto fondamentale. La posizione di Sgarbi (che è sostanzialmente quella del PDL sul tema) è speculare a quella del “politicamente corretto sinistrese”. Esattamente l’altra faccia della medaglia della stessa ipocrisia, anche se con obiettivi e intenti diversi (solo in parte).
Sgarbi giustifica la mercificazione sessuale e la interpreta addirittura come libertà dell’individuo.
Il “politicamente corretto” invece, deformandola realtà, attribuisce la responsabilità della mercificazione ai soli uomini, sollevando le donne da ogni responsabilità.
Sono entrambe due distorsioni della realtà stessa. Sgarbi in questo caso dice ciò che Berlusconi non può ammettere perché tutta la sua linea di difesa, dal punto di vista giuridico-legale, si fonda sul fatto che lui non abbia mai pagato una donna in tutta la sua vita quando invece è quello che ha fatto da sempre, a cominciare da quella che ha pagato di più e meglio: sua moglie Veronica (ora la paga anche senza nessun tornaconto, per meriti retroattivi, diciamo così…)
Ma la sua linea “politica” ufficiosa (quella che deve passare sotto traccia) e megafonata dai suoi strilloni è un’altra ed è appunto quella enunciata da Sgarbi. E cioè che ciascuno è libero di vendersi come meglio crede e che per questo non deve essere perseguito né tanto meno giudicato.
Quindi siamo di fronte a due ipocrisie. Resta solo da stabilire quale sia la più grave. Per quanto mi riguarda sono entrambe due derive pericolosissime che spesso, questa è la beffa, tendono a mescolarsi fra loro. La prima ha forse solo il “merito” (si fa per dire…)di essere più palese rispetto alla seconda.
Siamo tra due fuochi…
Fabrizio
Belle le parole di Fabrizio rivolte a Maria, molto belle. Sulla questione della mercificazione concordo, ma con una importante precisazione. Che il vendere/comprare sesso sia indice della mercificazione generalizzata e quindi un fatto deprecabile dovuto a svariate cause socioculturali è del tutto vero. Nondimeno l’individuo non può essere costretto a non vendere/comprare se stesso fino a che non entra in ballo la libertà di un terzo soggetto. Si tratta di una questione di ordine culturale e che in tal senso va vista ed eventualmente risolta. Altra cosa, assai più grave a mio parere, è il divieto per legge, e peggio ancora la pretesa di giudicare e sanzionare in modo diverso compratore e venditore. Quando la legge intende correggere le storture (vere o presunte) di fenomeni culturali e interviene con la sanzione, produce un vulnus, uno strappo per la libertà di tutti, e peggio ancora se la libertà messa in discussione è solo quella di un gruppo (i maschi, come al solito). Per chiarire quello che intendo dire:
Sono contrario all’aborto non perchè contrario all’autodeterminazione, ma perchè è in ballo il soggetto feto (per me lo è, per altri no e allora le cose cambiano) ed anche il soggetto padre.
Sono contrario all’eutanasia di stato perchè se la si ammette come diritto deve allora esistere un dovere dello stato di far si che quel diritto sia rispettato, e dunque l’obbligo per qualcuno di eliminare il malato. Altra cosa è il suicidio, che posso anche deprecare, ma che rimane una facoltà della persona, quindi non sanzionabile (non è una boutade, perchè come è sanzionato il tentato omicidio, potrebbe esserlo anche il tentato suicidio, ma così non è, salvo errore).
Sono contrario alle quote di qualsiasi colore, perchè per favorire un gruppo o una persona che si ritiene svantaggiata (e già quì c’è un contenuto ideologico), necessariamente si discrimina per legge un altro gruppo o un’altra persona.
La legge, insomma, deve tenersi fuori il più possibile dalle faccende che riguardano due soggetti dotati entrambi della facoltà di intendere e di volere.
armando
“Sono contrario all’aborto non perchè contrario all’autodeterminazione, ma perchè è in ballo il soggetto feto (per me lo è, per altri no e allora le cose cambiano) ed anche il soggetto padre”
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Io volo un pò più basso.
Per me, se si riconosce il diritto all’ aborto, si deve automaticamente concedere il diritto di disconoscere la paternità.
A me basterebbe questo.
La questione “diritti dell’ embrione” è un vespaio, non se ne viene fuori.
Quello che dico io è una cosa difficilmente contestabile, e, quindi, ottenibile.
Ed è una cosa che cambierebbe la vita al genere maschile: niente più paternità estorte.
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Sono contrario all’eutanasia di stato perchè se la si ammette come diritto deve allora esistere un dovere dello stato di far si che quel diritto sia rispettato, e dunque l’obbligo per qualcuno di eliminare il malato. Altra cosa è il suicidio, che posso anche deprecare, ma che rimane una facoltà della persona, quindi non sanzionabile (non è una boutade, perchè come è sanzionato il tentato omicidio, potrebbe esserlo anche il tentato suicidio, ma così non è, salvo errore).
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In realtà, spesso, di questo si tratta.
Bevi un bicchiere di una specie di narcotico potentissimo, ti addormenti e il cuore si ferma.
II medico si limita a fornirti il medicinale e tu lo prendi da solo.
Si può anche parlare di disconere la paternità, ma non la dici certo tutta quando parli di “paternità estorte”.
C’è un modo di pensare degli uomini che continua a porli al di sopra di tutto e di tutti, un egocentrismo che è la prima cosa da mettere in discussione. Tu sandro sei mai stato obbligato a fare sesso con una donna? sei stato forzato in qualche modo?
Perché dobbiamo ricordarci che quando abbiamo dei rapporti con l’altro sesso e non prendiamo le giuste precauzioni il rischio di una gravidanza c’è.
Invece gli uomini tendono sempre a pensare che tutto sia loro dovuto e che “responsabilità” è una parola che possa tranquillamente non fare parte del vocabolario maschile. Non è così.
“Prenditi le tue responsabilità” insegnavano un tempo le mamme e quando gli uomini – adulti per il sesso ma non adulti per affrontare ciò che ne consegue – non se le prendono allora, e solo allora, interviene la legge.
Prima ancora di poter disconoscere una paternità andrebbe affrontato questo di argomento, che è più importante.
Luter:
C’è un modo di pensare degli uomini che continua a porli al di sopra di tutto e di tutti, un egocentrismo che è la prima cosa da mettere in discussione. Tu sandro sei mai stato obbligato a fare sesso con una donna? sei stato forzato in qualche modo?
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Io sì, perché sin da adolescente se mostravo poco interesse per le donne, venivo chiamato focio, cosa che io non sono affatto; oppure fesso……..
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Luter:
Invece gli uomini tendono sempre a pensare che tutto sia loro dovuto e che “responsabilità” è una parola che possa tranquillamente non fare parte del vocabolario maschile
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Stai rovesciando la frittata. Più che altro qui ci si lamentava dell’impossibilità di fare sesso ludico e che i padri sono quelli che pagano sempre.
Luter:
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Si può anche parlare di disconere la paternità, ma non la dici certo tutta quando parli di “paternità estorte”.
C’è un modo di pensare degli uomini che continua a porli al di sopra di tutto e di tutti, un egocentrismo che è la prima cosa da mettere in discussione. Tu sandro sei mai stato obbligato a fare sesso con una donna? sei stato forzato in qualche modo?
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Stai parlando di stupro o di disconoscimento di paternità?
Vogliamo parlare dell’egocentrismo femminile o sempre e solo di quello maschile?
Quanto alla responsabilità di che parliamo? Di quella che i MM si sono assunti in massa da sempre in sede riproduttiva mentre il menefreghismo era ed è marginale o di quella che le FF rifiutano potendo scegliere a posteriori?
Parliamo del “matrimonio riparatore” imposto al maschio dalla c.d. “cultura patriacale” e del levirato che imponeva a un uomo di sposare la vedova del fratello? Parliamo di questo o ci limitiano a ricordare “il sesso ancellare” praticato dalle élites sulle serve e le balie?
Parliamo solo del passato o anche del presente, dove in tutto l’Occidente i MM hanno votato leggi che consentono alla F di liberarsi della maternità imponendo a se stessi di subire la decisione femminile?
Lo sai perché il diritto maschile di disconoscere la paternità* non troverà mai sostenitori né a Sx né al Centro né a Dx né oggi né domani? Perché sarebbe devastante per la società che ne uscirebbe spappolata. E’ la responsabilità maschile che tiene in vita la società la quale può sopportare l’irresponsablità di una parte solo perché se ne fa carico l’altra: gli uomini.
” egocentrismo” ?
Quale? Quello degli UU che hanno il 60-70-80-90% dei seggi e che votano contro se stessi?
Quello del Genere che si fa carico di ogni rischio materiale, civile, penale. Quello che muore nel lavoro al 97.6% dei casi. Sul lavoro e persino in ambito domestico! Non ci credi? Allora credi nelle menzogne anziché nella verità
Caro Luter, hai mai pensato che anche TU dovresti avere gli stessi diritti che hanno le FF e che gli UU stessi hanno loro riconosciuto con autolesionistica, cieca generosità?
In quale mondo vivi Luter?
Forse in quello in cui vivono tutti: in un sogno deforme.
Esci dalla caverna e vieni alla luce.
RDV
* per non parlare del simmetrico diritto maschile alla paternità (che esula persino dall’immaginario) e infatti probabilmente tu non riesci nemmeno ad immaginare di cosa potrebbe trattarsi.
Egocentrismo maschile:
1) A veces una sola cifra sirve para desatar la polémica. La última ha sido esta: sólo un 13% de los artículos de la Wikipedia han sido escritos por mujeres.
http://blogs.elpais.com/mujeres/2011/02/los-hombres-son-de-wikipedia-y-las-mujeres-de-facebook.html
2) http://www.vialattea.net/esperti/guestb00.php
06-09-2010 – Rino DV
Complimenti e grazie. Dare tempo ed energie gratis è, per sé sola, azione grandiosa che nobilita ed innalza un poco la bassa condizione della specie umana. Alcuni psicologi dicono addirittura che il DONARE ci avvicina agli Dèi. Perciò grazie di nuovo. Rino DV P. S. Noto però che qui le donne sono un’esigua minoranza mentre è certo che nessuno ne ostacola la presenza. Speriamo che vogliano presto smentire l’ipotesi (misogina?) di coloro secondo i quali il DONO è di polarità maschile.
Obiezione: non possono lavorare gratuitamente per Wikipedia né per Vialattea, né per alcuna altra cosa perché… hanno figli, sono già sfruttate, ne sono impedite dal glass ceiling etc.
Solo un misogino può dire che il dono è maschile.
RDV
“Perché dobbiamo ricordarci che quando abbiamo dei rapporti con l’altro sesso e non prendiamo le giuste precauzioni il rischio di una gravidanza c’è”
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Io credo che almeno due figli su tre vengano al mondo esclusivamente per volontà femminile.
La storia è sempre la stessa: lei dice di prendere la pillola e poi non lo fa, e l’ uomo la pillola non ce l’ ha.
Agli uomini sembra brutto mostrare mancanza di fiducia nei loro confronti utilizzando un profilattico e la frittata è fatta.
Una donna se non vuole un figlio può abortire oppure darlo in adozione: un uomo se lo deve pigliare e basta.
E’ etico, questo?
Io non voglio il disconoscimento di paternità a prescindere: dico semplicemente che se alle donne è dato il diritto di rifiutare un figlio, lo stesso diritto deve essere dato pure agli uomini: in caso contrario, va tolto pure alle donne.
La costituzione recita testualmente:
“Tutti i cittadini hanno pari dignita’ sociale e sono eguali davanti alla legge”
Nella fattispecie, uomini e donne non sono uguali per niente: ai primi viene negato un diritto riconosciuto alle seconde.
sandro
“Tutti i cittadini hanno pari dignita’ sociale e sono eguali davanti alla legge”
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La costituzione parla di cittadini, le cittadine sono tenute fuori, di qualsiasi rango siano, come nel caso dei Savoia: dove solo i maschi esiliati non potevano rientrare in Italia, mentre la moglie faceva il comodo suo. Quindi la costituzione ha un occhio di riguardo per le donne?
Perché in politica c’è un’Alessandra Mussolini e non un Alessandro? (per fortuna).
Le donne amano stare al di sopra delle parti…Secondo me, molte, non vogliono neanche essere considerate umane.
Per fortuna che spariremo…
http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=645
Italiani a rischio estinzione
Uno studio prevede nel 2100 solo 8 milioni di italiani doc. Ma a sostenere chi vuole fare figli chi ci pensa?
Gio 21 Ott 2010 | di Maurizio Targa
Italiani come mammuth: tra poco saremo una specie estinta. Una battuta? Proprio per niente, secondo Fred Pearce, giornalista scientifico inglese, il cui libro “Il pianeta del futuro: dal baby boom al crollo demografico” ha fatto recentemente parlare di sé in tutto il mondo. In particolare lo studioso britannico ha messo sotto lente la situazione demografica del nostro Paese il quale, secondo lui, anticiperebbe una tendenza mondiale: un picco di crescita della popolazione nei prossimi anni, poi un brusco e prolungato calo. Ci sono spiegazioni diverse in ogni nazione per questo, secondo il ricercatore: dalla legge del figlio unico cinese agli effetti della recessione globale per le economie avanzate, e via sciorinando.
Ma il nostro Paese, dice Pearce, merita la maglia nera e la gogna pubblica: perché il tasso di natalità italiano è davvero basso (1,4%, tra i peggiori al mondo, con la sola Spagna a far peggio di noi nell’UE), e i fiocchi italiani, rosa o azzurri che siano, registrano un calo lento ma costante (dai 519.731 nati del 2004 ai 505.202 del 2008, con ben 14.528 nascite in meno). Ad impedire il crollo verticale ci pensano tuttavia i baby stranieri nati nello Stivale, il cui bilancio registra un fortissimo incremento (48.925 nel 2004 cresciuti sino a 57.925 nel 2007, pari a +8.840 neonati). Il ritmo di crescita degli italiani d’importazione, secondo le stime Caritas-Migrantes, unito al saldo negativo tra nascite e morti italiane, porta ad ipotizzare che nel 2050 gli extracomunitari rappresenteranno dal 17 al 20% della popolazione residente in Italia. L’ineffabile Pearce si spinge oltre, quantificando in appena 8 milioni gli italiani “doc” nel non lontanissimo 2100. Una catastrofe.
Un caleidoscopio di popoli
Non tutti però la vedono così: ricercatori dell’Università di Torino si sono divertiti a smontare le tesi di Pearce, documentando l’inesistenza della pura razza italiana (se li sentisse Garibaldi o peggio… Mussolini!). La prova? Le regioni del sud – Calabria, Sicilia, Puglia – sono ancora oggi abitate da individui che nel loro DNA portano segni inequivocabili di un legame fortissimo con la Grecia. In Liguria vivono i discendenti dei celti liguri, in Lombardia ci sono gli insubri, anch’essi di origine celtica. In Toscana troviamo gli eredi degli etruschi, a loro volta figli di una “carovana di mare” proveniente dal Medio Oriente. Addirittura in Sardegna ci sarebbero tracce cromosomiche che riportano ai fenici, popolo semita, come gli ebrei, originario del sud dell’Arabia: secondo gli scienziati piemontesi, dunque, se si dovesse esaminare il DNA di due italiani presi a caso, si potrebbero riscontrare le stesse differenze evidenziabili dall’analisi del corredo cromosomico di un africano ed un nordeuropeo.
Quando lo stato fa harakiri
Uscendo dall’esercizio, lo studio condotto dagli accademici ha sottolineato, tra le cause della sordità degli italiani al “crescete e moltiplicatevi”, il fatto che lo Stato da noi destini appena l’1% del proprio PIL a sostegno delle famiglie: imbarazzante il confronto col 3,5% della ricchezza nazionale dedicato alla stessa causa dalla Svezia e dalla Germania, o il 4% di Danimarca, Olanda e Finlandia.
Ha rimarcato come in Italia manchino efficaci politiche di sostegno aziendale, in particolare al lavoro delle neomamme: non le ha introdotte il 50% delle aziende, mentre solo una ditta su 4 propone l’orario flessibile e un altro 25% concede il part-time, che riguarda solo il 26,9% delle donne occupate, molto al di sotto della media europea che si attesta al 36,7%. Pochissime le aziende disponibili al telelavoro, o dotate di asilo aziendale.
Donne meno pagate degli uomini
Il nostro, continua l’impietosa analisi, è il Paese in cui le donne percepiscono circa il 20% in meno di retribuzione rispetto al collega maschietto, e nel quale gli asili nido sono pochi e cari. Dove, per l’asilo privato, è possibile detrarre fiscalmente solo il 19% su un tetto massimo di 632 euro annui, cioè 120,08 euro, quando la spesa media annua per bambino si aggira sui tremila euro. Dove la donna, spesso, scegliendo di essere madre è costretta a dire addio al lavoro. E per lo Stato, questo fenomeno ha l’aspetto di un vero cortocircuito: l’addio all’impiego produce pesanti ripercussioni sul PIL, quindi sulla ricchezza nazionale, e un minor gettito fiscale derivato, ossia l’introito di meno tasse per lo Stato. Oltre ovviamente all’oltraggio arrecato alla mamma/persona, costretta a dover frustrare la propria realizzazione professionale, e non ultimo alla famiglia per il mancato apporto dello stipendio guadagnato dalla donna.
Il futuro negli stranieri
Se prosegue il trend attuale, sarà lasciato alle mamme di origine straniera (forse, aggiungiamo noi, anche un po’ meglio disposte al sacrificio?) il compito di riempire lo Stivale con pargoletti che, magari con gli occhi a mandorla, parleranno la lingua di Dante. Ma altro che razzismo all’amatriciana e protezione della stirpe: forse è il caso di interrogarsi se la facilità ad impadronirsi delle lingue che caratterizza gli slavi, le doti matematiche degli indiani, o la precocità all’apprendimento dei cinesi, allenati fin da piccoli a destreggiarsi con una scrittura che è logica ed immaginazione insieme, non siano invece delle marce in più che consentiranno ai nuovi fratellini d’Italia di arricchire di sana competitività le aule tricolori. E se magari non sia arrivato il momento di smetterla nel pensare di proteggere inesistenti purezze cromosomiche, propugnando idee che già troppi disastri hanno prodotto nella storia dell’uomo. Prendendo atto, per dirla con Einstein, che esiste una sola razza: quella umana.
CRESCE LA POPOLAZIONE MA SONO IMMIGRATI
Subito dopo l’unità d’Italia, 149 anni fa, il nostro Paese contava poco più di 22 milioni di abitanti. La crescita della popolazione fu abbastanza lenta sul finire dell’Ottocento, anche a causa dell’emigrazione. Nel Novecento, fino alla fine degli anni ’70, l’aumento demografico fu invece più sostenuto nonostante le Guerre mondiali. La popolazione italiana è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), intorno ai 56 milioni; negli ultimi 10 anni è ripresa la crescita, soprattutto per via dell’immigrazione. Oggi siamo 60.418.711 (dato Istat più recente – aprile 2010).
BANCHI MULTIETNICI
Singolare in una classe romana della scuola elementare Pisacane: alla ripresa delle lezioni, lo scorso settembre, le maestre hanno preso atto del trasferimento anche dell’ultimo scolaro capitolino; ora tutti gli alunni sono stranieri, precisamente cinesi e bengalesi. Il ministro Gelmini ha sottolineato in proposito l’opportunità di far rispettare rigorosamente il tetto del 30% di bambini non italiani. Sicuri di aver capito tutto?
LA VITA È UNA TROTTOLA
La cosiddetta piramide dell’età della popolazione tricolore mostra una forte erosione alla base, caratteristica riscontrabile in tutte le nazioni del mondo sviluppato, assumendo la forma definita in gergo “a trottola”. La curiosa rappresentazione grafica è dovuta alla diminuzione del tasso di natalità e al contemporaneo aumento della capacità di sopravvivenza e quindi della speranza di vita: tutto ciò porta all’invecchiamento della popolazione, con la conseguenza, apparentemente paradossale, dell’aumento del tasso di mortalità. In realtà quest’ultimo aumenta solo perché la popolazione invecchia.
PS:
>>
l nostro, continua l’impietosa analisi, è il Paese in cui le donne percepiscono circa il 20% in meno di retribuzione rispetto al collega maschietto,
>>
Mah…
“Per fortuna che spariremo”
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A me sta cosa mi lascia completamente indifferente.
Se la stirpe italiana dovesse ridursi ad uno sparuto gruppuscolo di individui, io non sarò sicuramente tra coloro che si stracceranno le vesti per questo: non ho mai nutrito, per una lunga serie di motivi (tra i quali al primo posto c’è la concezione opzionale della legalità che la maggior parte di essi ha), grandi simpatie nei confronti dei miei connazionali.
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“Se prosegue il trend attuale, sarà lasciato alle mamme di origine straniera (forse, aggiungiamo noi, anche un po’ meglio disposte al sacrificio?) il compito di riempire lo Stivale con pargoletti che, magari con gli occhi a mandorla, parleranno la lingua di Dante”
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Un pò meno stronze suona meglio.
La riproduzione delle italiane va boicottata.
Vogliono figli?
Si facciano ingravidare dagli homeless e se li tirino su da sole.
Loro ci sono ostili, noi abbiamo il dovere morale di boicottarle, e questo è il miglior modo possibile.
Rino: “E’ la responsabilità maschile che tiene in vita la società la quale può sopportare l’irresponsablità di una parte solo perché se ne fa carico l’altra: gli uomini.”
Da incorniciare, da tenere sempre bene in mente, da proporre e riproporre in ogni circostanza.
Situazione odierna: le donne reclamano la parità, e la ottengono, ma non nella responsabilità, che volentieri lasciano a chi da sempre l’ha avuta. Gli uomini, in seguito a quanto sopra, sempre più tendono anch’essi ad esimersene.
Risultato: Crisi sociale e sopratutto crisi di civiltà.
Armando
E’ del femminile cercare il maschile cui affidarsi e attribuirgli ogni tutela e responsabilità? nella possibilità di affidarsi totalmente è la condizione per essere pienamente femmina ed amare da donna il maschio? ed è IL male femminile perdere questa fiducia per cui, spinte dall’angoscia di sfiducia, le femmine fanno guerra al maschio e cercano di usurpare la guida e la responsabilità maschile nonostante desiderino nel profondo affidarsi? E’ così oggi da cui “l’urlo delle donne” nelle piazze dagli anni settanta? o è così da sempre? sono dunque i maschi che hanno il compito e il dovere di assumere con autorevolezza il ruolo di guida e di appoggio assecondando l’esigenza e il desiderio profondo delle femmine? Tertium datur? oppure invece tertium non datur e allora o a entrare nel ruolo richiesto siamo noi maschi o altrimenti sono altri maschi? magari quelli le cui avanguardie arrivano sui barconi.
Non tutti però la vedono così: ricercatori dell’Università di Torino si sono divertiti a smontare le tesi di Pearce, documentando l’inesistenza della pura razza italiana (se li sentisse Garibaldi o peggio… Mussolini!). La prova? Le regioni del sud – Calabria, Sicilia, Puglia – sono ancora oggi abitate da individui che nel loro DNA portano segni inequivocabili di un legame fortissimo con la Grecia. In Liguria vivono i discendenti dei celti liguri, in Lombardia ci sono gli insubri, anch’essi di origine celtica. In Toscana troviamo gli eredi degli etruschi, a loro volta figli di una “carovana di mare” proveniente dal Medio Oriente. Addirittura in Sardegna ci sarebbero tracce cromosomiche che riportano ai fenici, popolo semita, come gli ebrei, originario del sud dell’Arabia. Se condo gli scienziati piemontesi, dunque, se si dovesse esaminare il DNA di due italiani presi a caso, si potrebbero riscontrare le stesse differenze evidenziabili dall’analisi del corredo cromosomico di un africano ed un nordeuropeo.
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E il Lazio? Non c’è mai in queste ricerche razziali: fossimo noi del centro i veri italiani? (scherzo)
Io credo che ogni razza vede la propria la più varia, infatti in ogni nazione ci sono separatisti (in italia forse meno) ma credo che, L’Europa meridionale abbia individui più o meno simili, come pure L’Europa del nord ha i suoi individui simili; poi ci sono delle piccole differenze, minoranze e altro…Non sono razzista e riconosco le differenze raziali tranquillamente.
In effetti è razzista l’ultima frase (o esterofila) che riporto di nuovo:
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Secondo gli scienziati piemontesi, dunque, se si dovesse esaminare il DNA di due italiani presi a caso, si potrebbero riscontrare le stesse differenze evidenziabili dall’analisi del corredo cromosomico di un africano ed un nordeuropeo.
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Forse sono della lega questi scienziati piemontesi. Ma questa cazzata che gli italiani sono i più vari non l’ho mai sopportata. In Catalogna non si sentono spagnoli, la Germania è federale.
Una che conosco, tornata dal Kenia mi ha detto che, le africane si danno da fare con i turisti, ecco: questo (purtroppo) mi fa pensare che le differenze razziali siano solo fisiche.
cesare
Ma quale guida? Le donne odiano la verità, vogliono gli uomini ai loro comodi e basta è sempre stato così. Non mi sembra che gli stranieri abbiano tanta fortuna, dipende, anche le donne hanno i loro gusti: a chi piace lo slavo, chi il nero. Ma quelli ai semafori che insistono a lavargli il vetro vengono maltrattati come bestie.
Su suggerimento di un utente del sito, Enrico 657, abbiamo inserito la possibilità di “condividere” su face book gli articoli che abbiamo pubblicato. E’ sufficiente cliccare sull’icona dove c’è scritto “mi piace” e l’articolo che ci interessa condividere e diffondere verrà automaticamente pubblicato sulla propria bacheca di face book e tutti gli amici potranno leggerlo. In effetti è un’opportunità importante per promuovere il sito e diffondere il nostro messaggio.
Diamogli sotto, dunque…
Fabrizio
Leonardo
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Ma quelli ai semafori che insistono a lavargli il vetro vengono maltrattati come bestie.
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Scusa Leonardo, ma ora cosa c’entrano gli stranieri che lavano i vetri ai semafori? Cmq sia, sappi che ce ne sono alcuni veramente fastidiosi e prepotenti. Ora, pure io cerco comprendere le ragioni e il disagio dell’altro, ma, se permetti, c’è un limite a tutto.
Simone , cerchiamo di mantenere la lucidità e di non alimentare guerre fra poveri. E’ l’ultima cosa che ci serve. I maschi extracomunitari e immigrati sono uomini beta a tutto tondo che il più delle volte vivono in condizioni senz’altro peggiori delle nostre, cioè degli uomini beta italiani (oltre a vivere una relazione ancor più difficile e problematica con l’altro sesso).
Ciò detto, i comportamenti fastidiosi o prepotenti fanno parte della casistica individuale. Ci sono persone educate e di buone maniere così come, al contrario, maleducate, scortesi o aggressive, che siano italiane o straniere.
Naturalmente da queste parti la questione non si pone neanche. Come diceva il celebre “sergentaccio” istruttore dei Marines nel bellissimo film di Stanley Kubrik, “Full Metal Jacket”:”Qui non si fanno distinzioni, qui siete tutti uguali, bianchi, neri, messicani, irlandesi, ebrei, italiani, cinesi…”
Fabrizio
“i comportamenti fastidiosi o prepotenti fanno parte della casistica individuale. Ci sono persone educate e di buone maniere così come, al contrario, maleducate, scortesi o aggressive, che siano italiane o straniere”
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Una cosa va tuttavia detta:
siamo un paese tendenzialmente allergico alla legalità.
Questo fa sì che, quella parte di immigrati più propensa a d assumere atteggiamenti e comportamenti di un certo tipo, trovi molto più attraente venirsene qua che andarsene, ad esempio, in Germania.
Io rispondevo solo alle domande di cesare, che parla di donne che vogliono l’uomo guida e forte, e che gli stranieri, se ho capito bene, sarebbero i nuovi maschi forti che guideranno le donne. Quindi ho fatto l’esempio dei moretti ai semafori, che forse, ci provano pure con le ragazze al volante, truccate, tinte e, che li mandano al diavolo. Anch’io mi infastidisco quando sono troppo invadenti, ma il mio discorso era un ‘altro, non era ne una difesa ne un attacco, solo una costatazione.
“Se prosegue il trend attuale, sarà lasciato alle mamme di origine straniera (forse, aggiungiamo noi, anche un po’ meglio disposte al sacrificio?) il compito di riempire lo Stivale con pargoletti che, magari con gli occhi a mandorla, parleranno la lingua di Dante”
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Donne cinesi o arabe, assai più femminili ed educate delle donne italiane od occidentali in genere, e non perchè più remissive, per non parlare della bellezza delle donne dell’est europeo, superiore decisamente a quella delle italiane e buona parte delle occidentali: non ci vedo che un miglioramento in tutto questo.
Anzi direi che sarebbe tempo che l’italiano, e in genere l’uomo occidentale, cercasse altrove le sue amicizie femminili, amanti, mogli, e lasciasse le connazionali ai loro risentimenti e atteggiamenti spocchiosi, invece d’ingraziarsele in tutti i modi, comportamento quanto mai controproducente. Chissà, tra il serio e il faceto, che non sia davvero questa la soluzione della questione maschile?
Maria: Volendo, un sistema che mi permette di scegliere “come e di cosa” vivere legittima la mia autodeterminazione e ho solo da compiacermi..ma allora perche’ tanta pseudo-indignazione? >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Esattamente. Dietro questa pseudo-indignazione non vi è altro che il risentimento di un sesso nei confronti di un altro e il fastidio che quel sesso, maschile, possa avere, pagando o guardando gratuitamente, poco cambia, ciò che dovrebbe elemosinare. Berlusconi è stato solo un pretesto; l’anti-berlusconismo lo strumento per convogliare in piazza quante più persone possibile: un’abilissima regia, niente da dire. Questo risenrtimento era da tempo che covava ed è venuto fuori. Dove sono le piazze gremite, ora, di fronte alla compravendita, prostituzione, dei parlamentari da parte dello stesso messo in precedenza sotto accusa o di fronte alle repressioni in atto a pochi km. dai confini? E’ triste una piazza che si riempie solo per le proprie ossessioni radical chic ( ed è la prima volta che la Gelmini, disastroso ministro donna, ci prende).
“Volendo, un sistema che mi permette di scegliere “come e di cosa” vivere legittima la mia autodeterminazione e ho solo da compiacermi..ma allora perche’ tanta pseudo-indignazione?” (Maria)
Perché se si riconoscesse pubblicamente che le donne sono parte integrante, attiva, consapevole e corresponsabile del processo di mercificazione, l’ideologia femminista, che si fonda sul presupposto che le donne lo subiscano passivamente, si squaglierebbe come neve al sole. E insieme a lei tutta l’impalcatura politico/culturale che si è andata costruendo in questi decenni.
Il femminismo ha necessità di confermare sempre e comunque l’innocenza e la subordinazione femminile; in qualsiasi frangente o situazione, anche a costo di reinterpretare i fatti e la realtà fino a deformarli se non a capovolgerli completamente.
Prendiamo ad esempio (uno fra i tanti) la questione delle quote rosa. Queste si fondano sul presupposto che le donne si trovino sempre e comunque in una posizione di discriminazione e subordinazione rispetto agli uomini. Se questo “principio” (dogma) fosse, anche parzialmente, messo in discussione, la politica delle quote ne uscirebbe seriamente indebolita fino a perdere totalmente di credibilità.
In realtà, se la logica avesse un senso (e abbiamo capito che oggi non l’ha più, perché sopraffatta dalla psico-ideologia femminista dominante) non sarebbe stato neanche possibile concepire una manifestazione come quella del 13 febbraio scorso. E invece abbiamo assistito al trionfo del paradosso, della contraddizione che arriva ad essere negata al punto tale da essere rovesciata nel suo contrario. E tutto ciò è avvenuto come se nulla fosse, come se quella stessa interpretazione dei fatti fosse data per scontata, per acquisita.
Questa è la potenza dell’avversario che abbiamo davanti a noi. Tutto e il contrario di tutto possono essere affermati e negati in base alle contingenze e alle convenienze. Nel totale assenso da parte di tutti.
Un simile fenomeno ha precedenti solo in alcuni totalitarismi (a sfondo ideologico o religioso) della storia passata e recente i quali però, tutti, nessuno escluso , particolare non certo da poco, derivavano in ultima analisi la loro forza (ma anche la loro fragilità) dal tasso di terrore (coercizione fisica) che erano in grado di esercitare sul corpo sociale.
Nel nostro caso siamo di fronte ad una capacità pervasiva e paralizzante, dal punto di vista ideologico e psicologico, senz’altro superiore, ma senza il deterrente della forza fisica. Ciò dimostra che siamo di fronte ad una forza straordinariamente potente, forse mai conosciuta prima d’ora (lo dico senza enfasi).
Questo è il vero nodo della questione. E’ qui che dobbiamo concentrare i nostri sforz e la nostra capacità di comprensione e analisi della realtà.
Fabrizio
“Nel nostro caso siamo di fronte ad una capacità pervasiva e paralizzante, dal punto di vista ideologico e psicologico, senz’altro superiore, ma senza il deterrente della forza fisica. Ciò dimostra che siamo di fronte ad una forza straordinariamente potente, forse mai conosciuta prima d’ora (lo dico senza enfasi).
Questo è il vero nodo della questione. E’ qui che dobbiamo concentrare i nostri sforz e la nostra capacità di comprensione e analisi della realtà.
Fabrizio”
Senza dubbio gli strumenti di controllo e di indirizzo sociali sono estremamente più raffinati e, all’apparenza pacifici, di quei rozzi regimi totalitari a cui ti riferisci. Una sola osservazione circa il deterrente della forza fisica. Quello che scrivi è vero, ma è anche da sottolineare che la persuasione “democratica” si avvale tuttavia “ad abundantiam” dell’apparato giudiziario e di polizia.
Quando basta una accusa di molestie quasi sempre falsa (oltre 80% dei casi) per allontanare definitivamente un padre dai figli, quando come nello stalking o nei casi di molestie non è l’accusatore a dover provare l’accusa, ma l’accusato a dover provare l’innocenza, allora non si tratta di forza fisica brutale e immediata, è vero, ma pur sempre di forza fisica mediata. Come sempre, l’uso della forza si staglia sullo sfondo.
armando
Eccone un’altra…
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http://www.corriere.it/italians/11_Marzo_01/Le-donne-italiane-hanno-bisogno-di-modelli_80702974-435b-11e0-bd8e-86c2288d7465.shtml
Le donne italiane hanno bisogno di modelli
Caro Beppe,sto seguendo con interesse dalla Scozia le vicende italiane con i vari pro e contro dello scendere in piazza delle donne. Da un lato capisco i detrattori della manifestazione, ma dall’altro sono contenta che finalmente si parli dell’immagine della donna in Italia e si sia cominciata a denunciare la mortificazione continua delle donne in tv, in politica e in vari aspetti della vita sociale.
Di fronte a episodi quali una miss Italia ministra, un corso organizzato per veline aspiranti europarlamentari, mi sono sempre chiesta: quando qualcuna protesterà? Quanto possono ancora subire le donne italiane prima di farsi sentire? Dall’estero credevo un’Italia assopita e anestetizzata e questa manifestazione è stata un chiaro e positivo segnale che non è proprio così. La denuncia però è solo il primo passo. Quello che vedo mancare in Italia è una rete di donne modello, una piattaforma per donne di successo nelle carriere che hanno meno visibilità.
Ho 31 anni, laureata in ingegneria in Italia, Erasmus in Gran Bretagna e Leonardo in Irlanda, ho lavorato a Milano e a Londra per multinazionali ingegneristiche e ora sto facendo un PhD a Edimburgo. Sono soddisfatta di quello che ho fatto finora, ma mi rendo conto che è stato il risultato di fortuna e intraprendenza. Non conoscevo nessuno nel mio campo che potesse consigliarmi e indirizzarmi. Se avessi avuto l’occasione di parlare e incontrare donne a cui aspirarmi e a cui chiedere consiglio, avrei probabilmente fatto meglio ed evitato tanti errori.
Penso alle adolescenti italiane, inondate di storie e testimonianze di donne dello spettacolo, ma senza riferimenti per altre importanti carriere. Qui in Regno Unito ci sono reti (come Ukrc nel mio campo) che mettono in collegamento giovani donne con mentors esperte, danno consigli sulla carriera, intraprendono progetti per dare visibilità a donne che ce l’hanno fatta (per esempio il Women of outstanding achievement Award).
A quando iniziative simili in Italia?
Annalisa De Munari, annalisa_demunari@hotmail.com
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/03/03/news/carmen-consoli_intervista-video-13107096/?ref=HRESS-1
L’ANTEPRIMA
AAA cercasi la forza e l’onore delle donne
La tripla provocazione di Carmen Consoli
Nel video del nuovo singolo la ‘cantantessa’ indossa le vesti succinte di quattro donne. Un colpo ironico per rappresentare la realtà mediatica che ci circonda ma che “non dovrebbe rappresentarci”. Scritto dopo lo scandalo ‘papi’ ma ispirato a un fatto di cronaca diverso: “Il senso poi si è esteso automaticamente”
di KATIA RICCARDI
AAA cercasi la forza e l’onore delle donne La tripla provocazione di Carmen Consoli Carmen Consoli
ROMA – La cantantessa zitta non ci sa stare. Non ci vuole stare, non ci può stare. Silenziosa, in mostra, in attesa, in vendita. Carmen Consoli quando sta scomoda diventa irrequieta. Lo fa da sempre e da sempre cambia pelle, si muove tra le note, cambia chitarre e arrangiamenti, graffia, scrive testi per se stessa poi produce dischi di pastori siciliani in estinzione. Come quello di Alfio Antico, uno dei tamburellisti che ha rivoluzionato la tecnica della ‘tammorra’ e che lei presenterà il 31 marzo a Roma. Carmen Consoli è femmina ribelle, fastidiosa e irruenta. Ma sorride spesso, lo fa con decisione.
“Mi scoccio”, dice quando la raggiungiamo al telefono. “Dei telefoni dico, mi sono spaventata quando ho letto tutto quello che sta succedendo, non mi va più di parlare al cellulare. E’ pericoloso”. Brivido, che anche l’anarchica Carmen sia spaventata dalle intercettazioni? “Ma quali intercettazioni!”, dice con un accento marcatamente catanese che segna la zeta come zorro e doppia la ‘o’ trasformandola in una bocca spalancata. “Sono le onde che arrivano al cervello a farmi paura. Fanno danni, ormai si sa. Ma la gente continua a usarli, e poi magari mangia vegano. Io ora il mio telefono lo uso il meno possibile. Come si faceva un tempo”. Pesa le sue parole in un attimo di silenzio, ascolta le onde malefiche e si scalda. “Ma sì. Salvo i messaggi, e pure Skype”.
VIDEO 1
Nel
video del nuovo singolo AAA Cercasi, che vediamo in anteprima, Consoli si trasforma in tre donne. Le tre A. Più una quarta che è la spettatrice. Casalinga, affascinante bulimica culturale se di cultura televisiva si potesse ancora parlare. Le tre A sono ammiccanti, provocanti, sorridenti. Sono formose e belle. Vendute nel momento in cui si sono messe in vendita, a saldi per diventare giornaliste, modelle, politiche. Prezzi scontati, tanto vale saltare passi e studi. Nel video Carmen Consoli ride e strizza gli occhi alle tre scimmiette, si infila dita in bocca e, nella sottoveste della spettatrice casalinga, mangia tutto quello che trova davanti senza sentirne il sapore. E’ lontana mille anni luce da ognuna di queste donne, per questo le ha interpretate. La vera Carmen Consoli respira nelle parole del testo. “Cercasi badante, un ottantenne miliardario affascinante, offre a cagne di strada un’opportunità di vita più agiata, donna impenitente e ladra (AAA cercasi), donna santa e incesurata, deceduta il giorno prima basta che sia bona, come baceresti se dovessi fare cinema scena prima ciak motore azione poi si gira o forse ti interessa la politica”.
“Questo pezzo l’ho scritto dopo lo scandalo di ‘papi’, ma in realtà non era dedicato al nostro presidente del Consiglio, anche perché lui non deve fare parte della mia vita”, racconta. E il premier resta fuori né più né meno di un telefonino. “Mi ero ispirata invece alla storia di imprenditore che ricattava i politici e organizzava ‘cena e coperta’, escort, era lo scandalo di Arzignano Veneto. Poi ovviamente ho esteso il senso, anzi si è esteso da solo, automaticamente”, racconta. E i puntini degli scandali si uniscono da soli come mercurio di un termometro rotto.
“Quello che mi preoccupa e che mi ispira è l’impoverimento che stiamo affrontando nel nostro Paese. Il fatto che adesso la priorità delle nostre figlie sia fare le puttane, perché in italia non conviene più laurearsi, la cultura è bistrattata. Dicono tutti così no? Peccato che da noi i più grandi eroi dell’antimafia, Peppino Impastato per esempio, ci hanno insegnato che la cultura è la sola arma in grado di salvarci dalla mafia”. Carmen Consoli non ha voglia di scherzare. Lo fa con garbo ma smette di colpo, all’improvviso diventa aria gelida. “E la cosa che mi fa più arrabbiare è pensare che oggi è meglio avere la quarta perché l’intelligenza non è più una cosa di cui vantarsi. I testi delle canzoni nascono veloci, arrivano come slogan. Se sei carina fai strada, se sei un cesso…”. Poi cerca spiegazioni. “Il problema sono i genitori? Il vuoto assoluto di valori?”.
Parla veloce e si risponde. E’ un ritornello che hanno in mente tanti ormai. Perché le vere vittime del bombardamento mediatico, che nel video è rappresentato dalla casalinga che si ingozza, “siamo tutti noi col telecomando in mano, nessuno escluso”. E mettere un telefonino nel cassetto non basta più. “Chi non ha peccato scagli la prima pietra dice la chiesa in difesa di Berlusconi, già, e chi non ha peccato? Ecco, questa è la nostra Italia, a 13 anni faranno l’età maggiorenne e i settantenni saranno legittimati. Amen. Benvenuti nel futuro”, continua Carmen. “La bulimia mediatica, la casalinga che occlude lo schermo con quello che mangia senza fare distinzione tra dolce e salato, è esattamente ciò che ci succede. Il problema è che non scegliamo più, mangiamo tutte le schifezze. Così nel video mi riempio di cose fritte e cremose. Quell’altro tipo di nutrimento ora non ce l’abbiamo più, non scegliamo più. Altro che Wwf, la cultura è rara, e la coscienza popolare si raggiunge solo con la cultura, altrimenti siamo tutti ignoranti”, fa una pausa, prende fiato. E diventa un animale in attesa di attaccare ancora.
“E allora questo è il momento in cui bisogna alzare la voce, se non ora quando? Mi piace molto lo slogan usato per la manifestazione delle donne”, dice Carmen che da qualche mese è stata nominata ambasciatrice dell’associazione nazionale delle volontarie di Telefono Rosa. E’ stata anche premiata per il testo e l’interpretazione di Mio zio (nell’album Elettra), storia di un abuso su una bambina e già vincitore del Premio Amnesty Italia 2010. “E’ stata un’esperienza incredibile – racconta – sono andata in questa casa, c’erano tutte le signore dell’associazione e sono rimasta colpita dal dialogo con loro, dalle voci, dai volti, dalla forza. Mi hanno fatto vedere le terribili statistiche di violenza sulle donne e io ho raccontato la mia visione del potere dell’istruzione, che considero l’unico strumento per educare e costruire una scala di valori che abbia al primo posto una morale sana”.
E’ tutto legato. “Sì, se la donna non tirasse fuori la sua ‘scimunitaggine’ l’uomo non tirerebbe fuori la sua animalità. Ma che vuol dire, legittimiamo tutto? Invece no. Invece ci vogliono movimenti di uomini, perché anche loro devono uscire fuori a dire che non si sentono rappresentati dal bunga bunga. Ci sono stati sempre uomini di grande valore e di grande esempio. I padri, i fratelli. Tirassero fuori la voce anche loro che alla fine sono i primi a non fare una bella figura. Il video è stato girato dal regista romano Paolo Scarfò. Uomo”, prosegue. E la musica, è ancora un urlo potente? “Può esserlo. E’ il mercato discografico a essere in crisi, non la musica. Io spero che la crisi del disco possa fare emergere tanta più musica dal sottosuolo. Ci credo, ci spero, e vado avanti”, conclude la cantantessa irrequieta. Poi lancia il telefono lontano, e manda via col vento le onde pericolose rimaste a galleggiare nel vuoto.
(03 marzo 2011)
@@@@@@
Quello che a me colpisce della donna media, è l’assoluta convinzione di essere sempre dalla parte della ragione.
Trovarne una che sia in grado di fare autocritica, da sola, senza dovercela portare attraverso ragionamenti logicamente ferrei, è praticamente impossibile.
Un’altra cosa altrettanto sconcertante delle donne, è la leggerezza con la quale puntano il dito e sputano sentenze contro gli uomini. Molto spesso ho la sensazione di avere a che fare con delle capricciose, invidiose, viziate e immature bambine.
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/news/2011/03/04/visualizza_new.html_1560013936.html
8 marzo: alberghi per sole donne
Il più noto è a Berlino ed ha scelto un nome-simbolo ‘Artemisia’. L’hotel Lady’s First a Zurigo è bandito agli uomini. A Londra un intero piano ‘al femminile’. In Italia 40 hotel con camere riservate solo alle donne
04 marzo, 17:22
Uniscono il comfort alla sicurezza e sono sempre più numerosi, curati e attenti alle esigenze delle clienti. Gli hotel per sole donne sbocciano in tutto il mondo e si candidano a essere la scelta ideale per chi l’8 marzo ha in programma un viaggio da sola o con le amiche. L’obiettivo è offrire alle ospiti tutto ciò che desiderano o di cui potrebbero aver bisogno, facendole sentire protette e coccolate.
Che sia l’intera struttura o soltanto un piano ad essere off-limits per gli uomini, questi hotel non fanno mancare nulla a una donna: dai kit d’emergenza con il make-up alla giusta illuminazione per truccarsi, dal tubino nero passepartout ai cibi biologici e dietetici per la colazione, e poi riviste femminili, nécessaire per la messa in piega, trattamenti di bellezza e il piacere di una stanza arredata con gusto femminile. Gli uomini sono banditi anche dallo staff, togliendo dall’imbarazzo di aprire la porta in déshabillé per ricevere il servizio in camera.
Il primo esperimento europeo di albergo per sole donne è nato a Berlino. Artemisia, nel caratteristico e centrale quartiere di Charlottenburg, è sorto nel 1989 con lo scopo di offrire un’atmosfera rilassante e familiare alle viaggiatrici. Qui gli uomini vengono fatti accomodare nella hall e anche i quadri che si alternano sui display sono dipinti da donne. L’intera struttura è pensata per far sentire a casa le ospiti, dalle camere alla biblioteca, alla terrazza con vista panoramica sulla città.
Altro albergo bandito agli uomini è il Lady’s First di Zurigo. Aperto da imprenditrici e progettato da un architetto donna, sa bene come prendersi cura delle ospiti. Curato in ogni dettaglio, propone massaggi, sauna e trattamenti cosmetici per una remise en forme completa, insieme a un panorama magnifico sul lago e sulle montagne innevate.
A Londra il Grange City Hotel ha riservato un piano al gentil sesso. Nelle 68 camere rivolte a turiste e donne d’affari trovano posto un ampio guardaroba, tanti prodotti di bellezza e uno specchio reotroilluminato per un trucco perfetto. La sicurezza è garantita dagli spioncini alle porte e da uno staff tutto al femminile. Stessa scelta è stata fatta dal Grand Hotel di Oslo, che ha dedicato le sue 13 camere per viaggiatrici ad altrettante donne famose della Norvegia grazie ad arredamenti ricercati ed evocativi.
A Comares, un verde borgo andaluso non lontano da Malaga, Kathy e Linda hanno arredato il Diva España come fosse una boutique. Dopo una visita alle bellezze storiche e artistiche della città, ci si rilassa nella vasca indromassaggio o nella piscina con vista sulle montagne, in attesa di una cena light.
In Italia, accanto a ostelli e Bed&Breakfast dedicati alle donne e in genere gestiti dalle donne, la catena Best Western ha lanciato l’iniziativa Love Promise for Woman. In oltre quaranta hotel italiani si trovano camere riservate alle donne con riviste femminili, prodotti di bellezza delicati e un set di tisane da sorseggiare prima di addormentarsi.
Anche negli Stati Uniti non mancano gli hotel women-only. Se si progetta un viaggio a New York il soggiorno perfetto è al Premiere Hotel, a Times Square. In camera non manca mai una copia di Cosmopolitan, libri adatti al pubblico femminile, piastre per arricciare o stirare i capelli, sali da bagno e un tappetino per lo yoga.
Un albergo per sole donne anche a New Delhi, il cinque stelle Maurya Sheraton è una gabbia dorata. Al piano rosa, chiamato Eva, l’ascensore non ferma se non si ha una card autorizzata e nelle camere c’è il videocitofono per sapere chi bussa alla porta. I maggiordomi e persino lo chef sono donne, mentre la tappezzeria è un giardino fiorito.
Decisamente lussuoso, il Luthan di Riyad, in Arabia Saudita, un hotel a gestione e conduzione femminile dove non solo gli uomini, ma nemmeno i bambini sono ammessi. Posizionato nel cuore della città, offre una spa magnifica con tutti i trattamenti necessari per rendere una vacanza perfetta per women only. A Kuala Lumpur, in Malesia, il cinque stelle Crown Princess Hotel ha solo un piano per signore, allegro e colorato, con accesso alla spa orientale della giovinezza.
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Perfino in India e in Arabia Saudita esistono degli hotel banditi non solo agli uomini, ma addirittura ai bambini.
E queste sarebbero società maschiliste?
L’otto marzo ci sorbiremo la rappresentazione da teatro di strada che va in scena, per i più vecchi come me, da decenni: nessuna novità. Stesse parole, stesso tono lamentoso, stessa riochiesta di privilegi aggiuntivi, stessa identica indisponibilità a fare i conti con le proprie responsabilità. Chi guarda con affetto all’altra metà del cielo in attesa che manifesti ciò che è presupposto della parità e di un rapporto all’insegna della libertà effettiva, ovvero sentirsi responsabili della propria storia, resterà per l’ennesima volta deluso: la responsabilità è sempre dei maschi, termine che a questo punto significa una sola cosa: gli adulti, (adulto, appunto colui che è responsabile). Per questo si dice donne e bambini? questa volta non ai giardini ma in piazza, e gli adulti a lasciarli fare attenti a che non si facciano male?
La differenza tra apparire e vendersi
In riferimento alla lettera di Alina Pedrazzoni del 4 marzo (“Donne: c’è chi sceglie il tacco 12”): suvvia Beppe, pensi davvero quello che hai risposto? Che la differenza tra apparire e vendersi sia così netta? Concordo pienamente con Alina, le donne sono perfettamente coscienti che mettendosi in mostra, magari supportate da un aspetto fisico avvenente, ottengono sempre qualche tornaconto. Lo vogliamo negare? Sarebbe davvero da ipocriti. Io per prima ho usato quest’arma a partire dall’adolescenza, appena capito che un aspetto un po’ più piacevole rende quel qualcosa in più, e sfido chiunque ad affermare il contrario o a sostenere che non l’abbia mai fatto. Ci sono ragazze e donne spregiudicate che si mettono in bella vista e sono disposte a tutto per ottenere soldi, fama, successo e ci sono ragazze e donne con un senso del pudore e della decenza più forte che lo fanno non per quei motivi, ma semplicemente per appagare il proprio narcisismo e femminilità, per pura innocua civetteria, ma in tutti e due i casi esibiscono se stesse. E la stessa cosa vale per gli uomini: ci sono quelli che hanno più senso morale che non si lasciano abbagliare dalla facilità con cui certe donne si offrono e ci sono quelli con scarso senso morale alla perenne ricerca di scappatelle o di situazioni eticamente compromettenti. Ma evidentemente la colpa è sempre da parte femminile.
Sonia Tonin, stonins@hotmail.com
>>
@@@@@@@
Ma evidentemente la colpa è sempre da parte femminile.
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A me risulta che la colpa sia sempre da parte maschile.
@ cesare -
Chi guarda con affetto all’altra metà del cielo in attesa che manifesti ciò che è presupposto
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Cesare, ma tu riesci realmente a guardare con affetto l’altra metà del cielo? Io no, perché mi è diventato impossibile, e la ragione è molto semplice: da parte femminile ci sono solo critiche, lamentele, derisione e disprezzo, ragion per cui come si fa a voler bene a queste tipe qua?
Al massimo si può provare affetto verso questa o quella singola donna, ma, di sicuro, non verso la massa, che ci detesta profondamente.
Marco
Al massimo si può provare affetto verso questa o quella singola donna, ma, di sicuro, non verso la massa, che ci detesta profondamente.
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A prescindere da ciò, trovo abbastanza ridicolo anche il solo amare un genere : si amano le persone, io posso provare affetto per questa questo codesta o codesto..
Carmen Consoli:
Nel video del nuovo singolo la ‘cantantessa’ indossa le vesti succinte di quattro donne. Un colpo ironico per rappresentare la realtà mediatica che ci circonda ma che “non dovrebbe rappresentarci”.
Il giorno che una cantante, una scrittrice, un’attrice o una qualsiasi esponente intellettuale per protestare contro la realtà mediatica che ci circonda ma che non “dovrebbe rappresentarci”, si vestirà in maniera monacale, o quanto meno normale, forse si potrà cominciare a credere alla favola delle donne scocciate dal modo in cui vengono rappresentate.
E’ un po’ come se un uomo per protestare contro la rappresentazione mediatica degli uomini come violenti, si mettesse ironicamente a dare sprangate a chi capite per strada
le donne sono perfettamente coscienti che mettendosi in mostra, magari supportate da un aspetto fisico avvenente, ottengono sempre qualche tornaconto.
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Credo che ci sia anche un delirio di potenza, di sentirsi desiderate ed intoccabili. Certo solo per il tornaconto non sarebbe sbagliato, anche lo farei.
A me capita di trovare anche il genere (l’eterno femminile), oltre che la persona specifica che lo incarna, nella donna cui voglio bene: in qualche modo in lei sono presenti anche tutte le donne nel tempo e nello spazio. Non fosse così sarei davvero frustrato per non poterle amare tutte.
http://it.notizie.yahoo.com/53/20110307/tit-ruby-500-euro-per-raccomandare-la-fi-63bad65.html
Ruby avrebbe chiesto 500 euro per raccomandare a Silvio Berlusconi la figlia di un tassista. Dopo avere promesso all’uomo che avrebbe fatto avere il curriculum della ragazza direttamente nelle mani del premier, Kharima El Mahroug gli avrebbe poi fatto un’imprevista richiesta di denaro.
“PAGAMI 500 EURO” – E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta sul caso Ruby, secondo un articolo di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella pubblicato sul Corriere della Sera. Tutto sarebbe iniziato una sera d’aprile 2010, quando il tassista ha accompagnato la giovane marocchina a Villa San Martino da Berlusconi. L’uomo ha confidato alla ragazza che la figlia, disoccupata, “facendo grossi sacrifici è riuscita a laurearsi alla Statale di Milano in giurisprudenza”, anche se “a 27 anni manda curriculum” ottenendo “purtroppo risposte sempre negative”, e “per mantenersi e aiutare la famiglia fa lavori precari come cameriera e cose del genere”. Ruby promette subito al tassista di aiutare la figlia e il padre si convince di essere in buone mani, “perché mi aveva detto che conosceva le persone in villa”. Kharima gli lascia anche il suo numero di telefono. Passano alcune settimane e il tassista prova a chiamarla, ma lei non risponde mai. Alla fine si rifà viva chiedendogli di portarle 500 euro in contanti per l’aiuto.
“MI HA PRESO IN GIRO” – Come ha commentato il tassista, “mi sono sentito molto offeso e preso in giro da lei”. L’uomo è stato interrogato dai pm l’1 febbraio scorso. Ruby gli avrebbe raccontato “che il padre era un ambasciatore e la mamma marocchina o egiziana. Mi chiese: “Secondo te quanti anni ho?”. Io pensai sui 20-22, però le dissi 18-19, e lei mi rispose: “Ci sei quasi vicino”". Fatto sta che il passaporto di Ruby, rilasciato dalle autorità marocchine il 14 marzo 2001 con scadenza 28 novembre 2011, afferma invece: “Nata a Feki Ben Salah l’1 novembre ’92″.
CORSIA PREFERENZIALE – Nel frattempo, in questi giorni è avvenuto l’incontro tra il presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, e uno degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini, per coordinare il calendario giudiziario che attende il Cavaliere nei prossimi mesi. I magistrati non avrebbero problemi a tenere le udienze anche il sabato, quando Berlusconi sarebbe cioè libero da altri impegni. Ovviamente il problema è che dopo la parziale bocciatura del legittimo impedimento da parte della Corte costituzionale, il processo per il caso Ruby è solo l’ultimo procedimento in ordine di tempo che dovrà affrontare Berlusconi. Ma la Procura ha fatto sapere che “il processo Ruby è con il rito immediato e la parte lesa è una minorenne, il che comporta una corsia preferenziale”.
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/4eb5d66389117ca05fc30796e31578de.pdf
“DONNE ARABE IN PIAZZA”
“E’ IL LORO CORAGGIO A FAR CROLLARE I REGIMI”
…?!?
Questa, se vi va, commentatela voi, perché a me viene da vomitare.
Anche alle mistificazioni dovrebbe esserci un limite.
http://www.coopfirenze.it/informazioni/informatori/articoli/3067
Trovato per caso in rete, su un sito “al di sopra di ogni sospetto”.
Certo sapere che una ideologia e un movimento, che hanno segnato profondamente il nostro secolo, siano basati su una …fandonia, lascia a dir poco sorpresi oltre che divertiti.
Divertente è anche il perchè della mimosa, che come dice l’articolo:
“…nacque per ragioni unicamente pratiche: perché quello è l’unico fiore – o perlomeno il più comune (e quindi il meno caro) – che sboccia spontaneamente nel periodo invernale…”
La presa della Bastiglia e quella del Palazzo d’Inverno, fortunatamente, sono ancora una cosa seria !
riprendo dal blog del corpo delle donne
ciao Fabrizio
volevo segnalarti questo “evento catastrofico” (a seconda delle
femministe) ,ma
sopratutto il vero motivo di tale evento, se si possa definire tale,
parliamo dell’ expo di Milano del 2015 e dei loro partecipanti a quali
aggiungo
la lista
ACCOGLIENZA: Alessandro Rosso, Michele Perini, Antonio Intiglietta,
Renato
Borghi
> INFRASTRUTTURE: Elio Catania, Claudio Artusi, Flavio Cattaneo, Claudio De
> Albertis
>
> ENERGIA: Federico Falk, Giuliano Zuccoli, Umberto Quadrino, pietro Gnudi,
> Enrico
> Migliavacca
>
> CREDITO: Corrado Passera, Massimo Ponzellini, Raffaele Jerusalmi,
> Francesco
> Micheli, Corrado Faissola, Bruno Ermolli
>
> AGROALIMENTARE: Carlo Petrini, Giandomenico Auricchio, Paolo Cuccia,
> Giampiero
> Calzolari, Carlo Franciosi
>
> SALUTE: Umberto Veronesi, Daniel Lepeyre, Silvio Garattini, Giuseppe
> Rotelli,
> Giancarlo Cesana, Massimo Ferlini
>
> CULTURA: Piergaetano Marchetti, Sergio Escobar, Maurizio Costa, Stephane
> Lissner, Edoardo Valli
>
> NON PROFIT: Giuseppe Guzzetti, don Colmegna, don Verzé, Marco Accornero
>
> GIOVANI: Guido Jarach, Marco Alverà, Stefano Bianco
>
> per un ingenuo come il sottoscritto ,credevo che tale lista non andasse
> bene
> per la scarsa capacità degli “oratori”
> ma non è questo. Infatti ,come scrive la Terragni”, tra quelli di tutti
> questi
> pur stimabilissimi signori.”
> Quindi ,se non è un problema di competenza, quale sarebbe il problema
???
>
> Semplice, che sono TUTTI UOMINI…questo bubbone, molto simile alla peste
> nel medioevo.
> E via con le accuse di maschilismo e tutto quello che noi sappiamo
> perfettamente
> fin troppo bene
> un commento mi è caro
>
> donatella scritto il: 20.4.2011 alle 17:50
> Io, invece, non mi sento affatto una semplice persona, sono una donna e
> come
> tale svolgo compiti che nutrono gli altri in molti modi.
> Non solo. Sento, vedo, capisco di nutrire il mio contesto anche oltre la
> mia
> intenzione di farlo.
> Delle volte anche il solo esprimere il mio pensiero, le miei idee, le
mie
>
> posizioni, le mie convinzioni è nutrimento per chi se ne sa servire.
> Forse perché anch’io mi nutro molto di ciò che percepisco essere un
> valore e può
> venire anche dagli uomini, non da tutti gli uomini così come non da
tutte
> le
> donne
> ma più frequentemente dalle donne che lo fanno anche senza accorgersene
o
> senza
> guardarsi indietro per vedere se ciò che danno viene apprezzato. O
> remunerato, o
> restituito, o riconosciuto. C’è anche una generosità maschile,
> al mondo ma più spesso viene da una certezza del proprio valore della
> quale le
> donne dispongono più raramente e nonostante ciò,
> alcune, molte di loro, continuano a darsi e a darsi come nutrimento della
> società”.
>
> Questa femminista ,oltre al fatto di avemi dato dell’analfabeta e dello
> scimmione, perchè sostenevo che nel mondo esiste la misandria,
> nel suo commento parla anche di uomini buoni e capaci (bontà sua) ma si
> sa,
> sono un nulla di fronte alla bontà delle donne.
> Ma porta pure un fattore importante in luce,secondo me, e cioe che prima di
> essere
> persona è DONNA.
> Non è un elemento da sottovalutare ,visto che questo “orgoglio”
femminile
>
> somiglia molto a certi “orgogli” ultranazionalisti.
> E’ chiaro che in questa luce, vedono gli uomini come nemici da combattere.
> Lo
> sappiamo bene che
> violenti ,stupratori ,pedofili non sono altro che uomini ,quando invece
> basta
> fare una piccola ricerca in internet e come hai scritto su “un brusco
> risveglio”
> non c’è una violenza di genere
> Ma cosa succederebbe se si ammettesse che anche un uomo prima di essere persona è
> UOMO
> ??
> Non si andrebbero a cozzare due muri, molto ben cementificati??
> Cosa ha portato il muro contro muro (basti pensare alle religioni, alle
> varie
> superiorità di razza ecc ecc) se non ad uno scontro inevitabile??
> Non è più giusto premiare la persona in quanto tale,a prescindere dal
sesso
> di
> appartenenza ??
> Comunque a onor di cronaca la direzione dell’expo tocca a Letizia
Moratti
> e a
> Daria Bracco, due donne, ma lo dicono sottovoce
>
> Questo è comunque il testo della lettera:
> “Anticipo copia della lettera che insieme a Marina Terragni intendo
inviare
> al
> Bureau International des Expositions di Parigi, nonché rendere nota a
> media
> italiani e internazionali. Vi invito a sottoscriverla qui nel blog e a
> diffonderla.
>
> Al Bureau International des Expositions di Parigi
>
> e p. c
>
> a Letizia Moratti, Commissaria Straordinaria Expo 2015
>
> a Diana Bracco, Presidente Expo 2015
>
> Gentili Signore, Gentili Signori,
>
> apprendiamo con sorpresa che i 42 partecipanti ai 9 tavoli tematici per
Expo
2015 sono tutti uomini, come da elenco che riportiamo in calce. Non un
nome
femminile, nemmeno per caso o per errore, tra quelli di tutti questi pur
stimabilissimi signori. Questo male italiano -una politica machista,
caparbiamente chiusa alla società femminile- è ormai noto in tutto il
mondo, ma
non si danno nemmeno timidi segni di guarigione.
Colpisce in particolare che il fatto che ai vertici di Expo 2015 siano
state
designate due donne, la Signora Moratti e la Signora Bracco, ma nemmeno
questo
basti a produrre l’indispensabile cambiamento. Ci chiediamo peraltro
come la
Commissaria straordinaria e la Presidente non si siano rese conto della
cosa, e
se nella loro politica tengano conto del fatto di essere loro stesse
donne.
In verità il machismo politico italiano è talmente consolidato da
produrre una
sostanziale cecità di fronte a episodi come questo. Nessuno se n’è
accorto, né i
vertici di Expo 2015, né i media che hanno riportato l’elenco dei
partecipanti
ai tavoli. Nel caso specifico di Expo 2015, la cosa può essere tradotta
in
questo modo: non vi è una sola donna a Milano e nel Paese che sia
giudicata
degna di partecipare a questo assise; paradossalmente i saperi e le
competenze
delle donne, nutrici del mondo, non sono ritenuti utili alla
realizzazione
di un
Expo dedicato proprio al tema della Nutrizione del Pianeta.
Chiediamo ai responsabili del Bureau se in questo sconcertante episodio
di
cattiva organizzazione e nel fatto di escludere la grande competenza
femminile
in materia di nutrizione non intravedano una ragione per riconsiderare la
candidatura di Milano a Expo 2015, e se non intendano cogliere
l’occasione per
sanzionare in modo efficace la classe politica del nostro Paese,
vergognosamente
sorda e cieca a fronte di una società sempre più femminile ma costretta
a
subirne l’arroganza e l’inefficacia.
Marina Terragni e Lorella Zanardo (seguono firme)
Ascoltato questa sera sul TG5 (boh, firse era il TG1) un’ elegia sperticata a Moana Pozzi, elevata a simbolo e icona di non si sa cosa, nel giorno che sarebbe stato quello del suo cinquantesimo compleanno. Bellissima, sensuale, indipendente, libera, etc. etc. etc. Ora non ho nulla contro Moana Pozzi, che fece le sue scelte e se le viveva come le piaceva. Ma che diamine, era pur sempre una pornostar, che della mercificazione del suo corpo aveva fatto una professione, al pari delle varie escort. Benissimo, ma perchè se ne fa una icona mentre i maschi che si devono pagare un po’ di sesso o anche che si limitano a guardare il porno sono trattati da depravati/sfigati/sessuomani/sfruttatori del corpo delle donne? C’è una donna, o uno di quegli uomini sempre pronti a gettar fango sul genere maschile, che sa rispondere su questa disparità di giudizio?
Colpa dei maschi anche il fatto che Moana era diventata una pornostar?
armando
Completamente d’accordo, Armando, relativamente a quanto hai sottolineato circa la beatificazione di Moana Pozzi, che, per la verità, non è una novità essendo in corso ormai da molti anni.
A questo punto, mi chiedo, perché non beatificare anche le “olgettine di Arcore”? Fanno forse qualcosa di diverso da quello che faceva Moana Pozzi? O sono colpevoli solo perché la vendono al Cavaliere?…E soprattutto, come dici, tu perché beatificare le une e condannare “gli altri”?…
Mi rendo conto che neanche il mago Houdini aveva le doti alchimistiche del femminismo…
Fabrizio
riprendo questo argomento ,perchè mi è capitato di vedere questo spot su youtube
http://www.youtube.com/watch?v=Cdpe78y6ZUU&feature=related
come nelle migliori tradizioni ,come nel film di “successo” c’è sempre un seguito ,questa volta il 9/10 luglio a Siena ……..”va beh ,niente di nuovo ” spengo il pc e vado al lavoro ,quel lavoro strapagato ,con foglie di ficus e segretarie in topless di fantozziana memoria (il secondo tragico fantozzi ,scena del casinò) ..durante il tragitto ,fuori da un hotel a 5 stelle ,vedo venir fuori una porsche bianca ,non ho visto la targa ,ma mi sembrava recente .guidata da una donna , naturalmente non so se sia stata sua ,di suo marito ,compagno ,padre ecc ecc ,però ,di certo non era frutto di un lavoro sottopagato ,e molto probabilmente con la porsche andava a fare i lavori di casa
Tutto vero, Mauro. Queste qui non si rendono conto di essere offensive. E poi il loro dialogo è tutto infarcito di luoghi comuni. Pura propaganda, degna del loro “amico” Berlusconi.
Trovo che quello spot segnalato da Mauro sia di una banalità sconcertante. Non so a voi che effetto faccia ma io lo trovo addirittura imbarazzante.
Avete presente la sensazione che provate quando state vedendo un programma in tv talmente stupido da non riuscire a sopportarne la visione e siete costretti a cambiare canale?
Ecco, quella è la sensazione che mi provoca quel video, peraltro mal girato e male interpretato da una delle attrici più scontate del più scontato “politically correct” “progressista”…
Non sapevo che stessero organizzando una riedizione della farsa del 13 febbraio… Evidentemente hanno capito che il tema è di quelli vincenti…Sarà un caso ma, guarda un po’, la coalizione di governo ha cominciato a prendere mazzate elettorali dopo l’offensiva “cattomoralisteggiante” della corrente “progressista” e di “sinistra” del femdominismo (Arci Lesbica e Conferenza Episcopale uniti nella lotta, L’Unità e L’Avvenire che parlano con una sola lingua…ricordate?).
Non che i destini dell’attuale maggioranza ci stiano particolarmente a cuore, sia chiaro…Ma ci siamo capiti…
Fabrizio
Non che i destini dell’attuale maggioranza ci stiano particolarmente a cuore, sia chiaro…Ma ci siamo capiti…(fabrizio)
una volta su “current” (mi sembra che ci sia solo decoder sky) hanno fatto vedere un documentario ,dopo la liberazione dall’ Iraq e le prime votazioni ,hanno intervistato un ‘uomo
” quando hanno tirato giù la statua di Saddam ,ero contento ,solo che poi sono arrivati 100 uguali ,se non peggiori di lui”
che Berlusconi se ne vada pure visto che non ha migliorato di una virgola la situazione del paese , ma se la nuova maggioranza ragiona per sesso e non per classe sociale, credo che non cambierà veramente niente per gli uomini beta ..
Anche la Camera, dopo il Senato, approva oggi il 33% di quote alle donne nei CdA delle aziende pubbliche.
Diciamo che sostanza e forza di cotanta conquista sembra stare negli strilli di piazza pregressi e promessi, nella ancestrale propensione maschile ad evitare di farsi rompere i coglioni dalle femmine più di tanto, ma soprattutto, “cà nissciuno e’ffesso”, nella straordinaria opportunità di mettere a reddito sorelle, figlie, zie, mogli e amanti che finiscono felicemente e per legge nel reddito familiare dei maschi della casta. Proprio adesso che vedono ridursi, anche se di poco, le prebende. Immediata la risposta: invece di una cadrega in famiglia garantita dai contribuenti, due cadegre o più in famiglia garantite dai contribuenti, per di più per legge e per superiore motivo di giustizia sociale.
Che cosa si può volere di più dalla vita che trasformare in obbligo di legge e per nobili ideali l’italico vizio della raccomandazione e distribuzione dei posti migliori (e soprattutto pubblici) per i figli dei potenti? Se a qualcuno fosse sfuggito che le quote rosa dei potenti erano già in funzione con l’occupazione sistematica dei posti direttivi nella P.A. e nelle reti TV , adesso potrà consolarsi con l’occupazione sistematica dei CdA delle aziende pubbliche.
Di figlie o mogli di bidelli o fornai o camionisti o muratori ne troveremo naturalmente a bizzeffe nei CdA in questione. Le “sciure” invece porteranno i caffè durante le riunioni. A significare che è proprio il povero genere femminile ad essere bistrattato dai maschi Kattivi.
Una volta si diceva di una persona valida che era una persona quotata. Adesso ci sarà solo da riderne. Povere, povere donne che per un piatto di lenticchie ci lasciano le zampette su cui invece possono correre alla grande: datemi ginocchia maschili, e vi solleverò il Mondo! e datemi una don na sulle ginocchia e glielo regalerò.
Il comitato “Se non ora quando” del autodichiararatosi movimento delle donne (con dietro tutte le burocrazie sindacali e politiche dell’Italietta mobile purchè immobili siano i privilegi femminili) si mobilita il 9 e il 10 luglio a Siena.
In quella manifestazione ci sarà mai uno striscione per le pari opportunità pensionistiche a 65 anni anche nel privato rinviate dagli “oppressori” maschi al 2030?
Si invocherà forse se non ora quando per le quote rosa, ma non solo nei CdA, bensì anche in quelle attività dove c’è fatica, malattia e morte (dal 1 gennaio 2011 ad oggi i morti sul lavoro sono 600. Vedi http://cadutisullavoro.blogspot.com/), invece di poltrone (e orari e prebende altrettanto accoglienti)?
E sarà forse rivendicata la pari opportunità di vivere 7 anni di meno per produrre reddito per “stata-lesse” e amatissime, pagato con una vita così usurante da consumarla anzitempo?
E mai ci sarà un dubbio, una minima riflessione, sul ruolo di signore indiscusse della morte e della morte dei figli concepiti insieme ai padri, così da aver fatto sparire in qualche anno per aborto una quisquilia come 6.000.000 di figli?
E mai ci si vergognerà della voluta distruzione dei principi della civiltà giuiridica da cui conseguono i maschi cacciati in galera e conciati a morte civile, fisica, psichica, affettiva e sociale ( a proposito come chiamarlo se non stupro?) per false accuse trasformate in prove inconfutabili?
E mai ci si opporrà alla sistematica strumentalizzazione della sessualità maschile a fini di potere e di reddito?
E si smetterà mai quella sistematica incredibile violenza ed aggressioine psicologica che consegue da un’ideologia violenta come il femminismo, da cui deriva la distruzione dell’autostima nelle giovani generazioni di maschi aggrediti nella loro identità fin sui banchi di scuola e dalla più tenera età?
E si smetterà forse di mentire su tutto, di male-dire su tutto, Storia compresa, per trasformare il bene ricevuto in un’ accusa falsa di male?
E ci si vergognerà di sfruttare il senso di colpa indotto con la menzogna al fine di convincere maschi psicologicamente infragiliti a concedere per legge potere e vantaggi di ogni genere e a dichiarare lecito ciò che è costituzionalmente illecito?
Domanda: se non ora quando vi metterete in discussione prima che sia troppo tardi?
La protesta delle borsette.
I risparmi derivanti dal recente allungamento della età pensionabile delle dip pubbliche a chi deve andare?
Alle DD !!!!
E i risparmi derivanti da 150 anni passati (e da tutti quelli a venire) di “allungamento” dell’età sommata all’accorciamento della vita degli UU a CHI sono andati e a chi vanno?
Non si finisce mai di trasecolare di fronte al superamento giornaliero di ogni limite immaginabile di egoismo, di cecità, di volontà di rivalsa.
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/409963/
Tra cui
…È stato difficile trovarsi d’accordo sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego – continua Poretti -. Alcune, parlamentari temevano che alle donne non sarebbe tornato indietro nulla e così si è deciso, con l’accordo del Governo, di mettere da parte i risparmi pensionistici, cogliendo l’occasione per sanare le disparità»….
Rino DV
Leggevo della polemica che queste talebane hanno creato attorno a un manifesto del Pd, ideato per pubblicizzare la Festa dell’Unità, colpevole di aver esposto un paio di gambe di donna in sintonia con il messaggio della manifestazione. Non ricordo chi, forse Fabrizio, aveva utilizzato l’espressione “comitato di salute pubblica” per esprimere la furia censoria di cui queste esaltate sono portatrici. Ritengo che questa espressione sia davvero perfetta. Qualcuno, anche a sinistra, incomincia forse ad accorgersene. Speriamo sia solo l’inizio.
Dal genio femminile capace di far sparire ogni concreta realtà dell’umano faticare maschile e femminile la regista figlia di Comencini realizza lo spot più perfetto sulla autoreferenzialità femminile:
“Se non il nostro l’ombelico a centro del Mondo che cosa?”
http://tv.repubblica.it/copertina/e-se-domani-immaginiamo-un-paese-per-donne/72055?video=&ref=HRESS-1
Leggendo e rileggendo le pagine del sito “se non ora quando” e riascoltando gli interventi della manifestazione del 13 febbraio sono sempre piu’ convinto che ci troviamo di fronte ad un movimento di stampo neo-fascista. Dicendo questo sottilineo il prefisso “neo” perchè ovviamente questo movimento non ha nulla a che fare con il ventennio, non ci sono fasci littori e saluti romani. Si tratta piuttosto di un fascismo come lo intendeva Pasolini: sostanzialmente intollerante e arrogante, conformista con il potere e il sistema dominante al quale si “ribella” soltanto in maniera retorica e mai sostanziale, mediocre in tutte le sue espressioni.
Dal punto di vista politico tranne le solite proposte tendenti al mantenimento dello stato delle cose (esempio: eta’ pensionabile) non trovo una seria analisi politica o una proposta concreta che sia una. Viene forse indicata una riforma dello stato sociale italiano che sta facendo acqua da tutte le parte? Si trovano proposte di politica estera tranne il ripetere che esistono le guerre perchè i maschi son cattivi? Si possono trovare insomma in quelle pagine due righe che vanno al di fuori degli slogan da corteo? Niente di tutto questo.
Fossi una donna sarei presa dallo sonforto più totale…
Grazie per questo video che hai condiviso. Forse non servirà a fargli cambiare idea e magari staranno pensando, “Che noia, basta! Dove sono i violenti, che li voglio manganellare?” Fa vedere che noi donne sappiamo essere più sagge e pacate degli uomini. Mi fa venire in mente un racconto biblico (anche se la situazione era ben diversa), Abigail e Davide. Il re Davide lodò la donna per il suo senno perché gli aveva fatto evitare una strage. Leggetelo.
il video in questione è questo
http://tv.repubblica.it/dossier/battaglia-no-tav/la-manifestante-e-il-discorso-alla-polizia/72006?video
concordo con chi mi ha preceduto, inutile sottolineare che le donne sono migliori degli uomini ,sempre e comunque ,tipico pensiero fascista o,appunto neo fascista
ho trovato su youtube video del genere
http://www.youtube.com/watch?v=FDS7BEQ9U0k
http://www.youtube.com/watch?v=mTbCQfmFowg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=m5p7C5OK_a0&feature=related
non c’è magari da chiedersi che quella donna ha potuto portare (giustamente) le sue ragioni; e se fosse stato un uomo ?? questi video dimostrano come va a finire
“Dicendo questo sottilineo il prefisso “neo” perchè ovviamente questo movimento non ha nulla a che fare con il ventennio, non ci sono fasci littori e saluti romani. Si tratta piuttosto di un fascismo come lo intendeva Pasolini: sostanzialmente intollerante e arrogante, conformista con il potere e il sistema dominante al quale si “ribella” soltanto in maniera retorica e mai sostanziale, mediocre in tutte le sue espressioni”. (Maub)
Interpretazione singolare ma condivisibile sotto un certo profilo, Maub, a condizione appunto di intendere il termine “fascista” in senso “pasoliniano”, come giustamente suggerisci. Da questo punto di vista non è peregrino affermare che il femdominismo possa avere quelle caratteristiche tali da essere definito anche (e non solo, ovviamente) un fenomeno culturalmente “neofascistoide”.
In realtà al suo interno ci sono diverse componenti. Sarebbe interessante analizzarle con dovizia. Uno spunto interessante quello che hai portato che ci consente di approfondire l’analisi. E’ fondamentale conoscere a fondo l’avversario, fin nei minimi dettagli.
Fabrizio
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Non so se il messaggio di questo tal Jeffry Russian sia uno spam. Potrebbe essere, ne arrivano tanti ogni giorno (in genere però gli spam sono completamente diversi). Nell’indecisione ho scelto comunque di pubblicarlo. Laddove fosse autentico lo ringraziamo per gli apprezzamenti.
Fabrizio
Caro Fabrizio, potrebbe essere, ma dimentichi che ho pubblicato un articolo? ti agevolo il link:
http://www.uominibeta.org/2011/07/07/why-men-increasingly-avoid-marriage/
Inoltre il sito puo’ essere letto in tutte le lingue, seppur con traduzione talvolta discutibile, tramite google translator
Non me ne ero affatto dimenticato, Damien…in effetti il sistema di Google Analytics (devo dire molto ben fatto e con molto dovizia di particolari) mi dice che siamo seguiti, con mia grande sorpresa, anche in altri paesi,
Fabrizio
LA FARSA CONTINUA
Dunque le ragazze di Arcore sono “vittime”.
Come indennizzo dei “torti” che hanno subìto esigono (altro) denaro.
Si è compiuto il periplo del delirio. La pervesione totale di ogni regola minima del vivere civile, l’azzeramento beffardo di ogni misura di responsabilità con l’affermazione palese e incontrovertibile che le DD non sanno quello che fanno e non rispondono dei loro comportamenti. Come se fossero eterne minori o semplicemente minorate.
Come pensavano i maschilisti.
Non vado oltre.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_21/processo-ruby-32-ragazze-parte-offesa-1902245683563.shtml
RDV
google translator è pessimo come traduttore…
“In politica le donne hanno una marcia in più”.
Ma va? Non lo avevamo mai sentito dire prima d’ora…Veramente originale…
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.romatoday.it%2Fpolitica%2Fintervista-marta-lenori-pd-lazio.html&h=yAQGLOPLIAQHR1-2MAbRkIoWjRdAmZgK_d1uKAvUvAhq3cw
Talmente brave e superiori da essere assolutamente incapaci di creare partiti politici esclusivamente femminili…
Per non parlare di tutto il resto.
Sostanzialmente è come sparare sulla Croce Rossa…