Caro Fabrizio,
riprendo un concetto già espresso e che mi sta molto a cuore.
In sintesi: lasciamo perdere il confronto, defatigante e inutile, con gli annebbiati/e dal femminismo e dal politicamente corretto e dedichiamoci fattivamente alla ricostruzione, simbolica e non, del maschile.
Mi rendo conto dell’immensità del problema e non ho la pretesa di soluzioni facili ed a portata di mano. Né tantomeno sono cosi presuntuoso da tracciare percorsi di elaborazione concettuale per i quali non sono attrezzato. Altri, e se permetti ti ci metto dentro, possono farlo centomila volte meglio di me.
Potresti obiettarmi, oltre alla titanicità dell’impresa, che il senso della mia proposta esonda dal perimetro di uominibeta e necessariamente deve coinvolgere tutte le anime del movimento maschile, con tutte le difficoltà del caso.
E sarebbe un’obiezione sacrosanta.
D’altra parte nel Manifesto di Uominibeta mi ci ritrovo, ne condivido l’impostazione e l’elaborazione che sta dietro. Perché allora questa ricerca degli “altri”?
Cercherò, per come posso, di illustrare al meglio il mio ragionamento.
Una ricostruzione del maschile, dopo tutti questi anni di denigrazione, demolizione e sberleffi è, secondo me, un’esigenza sentita da tutte le diverse sensibilità inerenti alla QM. Ovviamente ognuno di questi movimenti, gruppi o altro ha una propria visione ed un proprio progetto. Questo comporta e comporterà una QM (Questione Maschile) culturalmente ricca e stimolante, quanto di difficile penetrazione sociale nel complesso, visto che le forze di per sé esigue, allo stato dell’arte, finiscono a disperdersi in diverse direzioni.
Come uscirne allora?
Pragmaticamente.
Io ritengo che Uominibeta, così come gli altri gruppi che si occupano di QM, debba individuare una griglia condivisa, un substrato comune se preferisci, da presentare e rivendicare agli “altri”, istituzioni e organismi sociali compresi.
Qualcosa di solido e tangibile da ottenere. E’ ovvio che non sarà comunque facile, ma un obiettivo semplice, chiaro e condivisibile dalla stragrande maggioranza degli uomini, aiuta.
Con una metafora informatica, la QM dovrebbe “girare” su di un unico hardware, usando ognuno il software che ritiene più consono. Ovviamente il software più affidabile alla fine si imporrà.
Esiste questa griglia, substrato o hardware che dir si voglia? Secondo me si.
Personalmente, il cuore pulsante di questo substrato comune, ritengo debba essere il recupero della centralità della figura paterna, in senso lato, quindi biologica o meno.
Attenzione non sto proponendo ricette precotte o ritorni all’antico.
Dico solo che dobbiamo combattere, tutti assieme, per ridare dignità ed autorevolezza al nostro ruolo di padri.
D’altra parte se il femminismo, aiutato dalle forme capitalistiche prevalse nelle nostre società, si è così con successo dedicato alla demolizione della figura paterna, qualcosa vorrà pur dire: quello è il focus!!!
Ed allora ritorno all’inizio: la ricostruzione del maschile da qui deve ripartire, dobbiamo riappropriarci dei nostri figli!!
Della loro formazione e della loro crescita morale e culturale. Ovviamente parlo di entrambi i sessi. Ma basilare e indispensabile è riappropriarsi del ruolo che dicevo prima, soprattutto con i “nostri piccoli uomini”.
Ovviamente sono cosciente del fatto che le odierne società occidentali vanno in tutt’altra direzione. Ed allora, cosa fare? Alzare le mani e seguire la corrente?
Tutt’altro. Semmai organizzarsi e ri-conquistare gradualmente gli spazi a noi dovuti, peraltro abbandonati non in tempi remotissimi.
Sinteticamente ed a scanso di prolissità, il primo passo, la prima battaglia, culturale e politica (nella sua accezione più nobile) che io intraprenderei, chiamando a raccolta tutte le sensibilità che si occupano di QM è la “SCUOLA“.
Sono convinto che la presenza educativa e formativa del maschile nella scuola, in particolare nel ciclo primario, ovvero dove è più assente, sia un punto della griglia o substrato comune di cui parlavo prima.
Se si ritiene quanto da me scritto sensato e valido, anche parzialmente, invito tutti ad un confronto, per un’elaborazione comune sull’argomento. Elaborazione non fine a se stessa, ma base di una proposta strutturata da portare avanti “politicamente” tutti insieme, nelle forme e nei metodi che si decideranno(*).
(*) Personalmente, in questo caso, rendendogli pan per focaccia, rivendicherei l’odioso sistema delle quote. Per vedere l’effetto che fa.
Luigi Corvaglia
Non ci sono dubbi sul fatto che è indispensabile riequilibrare l’asse educativo con riferimento al peso dei due Generi anche nella scuola. Ma perché e come? Quali i presupposti e quali le implicazioni?
Il motivo è banale: l’assenza maschile in campo educativo produce danni (da leggeri a gravissimi, da temporanei a permanenti) a carico delle nuove generazioni maschili e – quantomeno – causa lacune, strabismi, deformazioni in quelle femminili.
Presupposto.
Il presupposto è ovvio ed è che esistono differenze psicologiche tra M ed F correlate alla diversa costituzione dei due, che alla diversità del corpo sia associata una diversità della psiche, irriducibile, non vicariabile, non surrogabile e ciò tanto negli educandi/e quanto negli educatori/trici. In caso contrario quel che fa un educatore lo potrebbe fare anche un’educatrice. Basterebbe istruire-formare queste in modo diverso e così la presenza maschile (a scuola, in casa e altrove) a fini educativi diverrebbe superflua. Il riconoscimento di una diversità irriducibile (nella sua radice) non comporta né la pretesa di poterla descrivere compiutamente né quella di individuarne i confini, i punti di sovrapposizione, di contrasto, di ridondanza etc.
Infatti nel processo educativo (di questo si tratta) abbiamo a che fare quasi del tutto con l’inconscio sia degli uni (gli adulti) che degli altri (i piccoli). Tra i 4 terminali di quel processo (M e F educatori M e F educandi) si instaurano relazioni diverse e complementari a prescindere dal fatto che ne siamo consci e/o in grado di descriverli, ciò in risposta a esigenze, potenzialità, attitudini, vocazioni diverse che esigono quelle risposte simmetricamente differenti che i due Generi possono dare.
Educazione e istruzione.
La trasmissione di conoscenze (saperi, competenze etc.) in sé potrebbe prescindere dal Genere che le veicola e le somministra. Potrebbe trattarsi anche di un dispositivo elettronico o di un androide. La questione che si pone infatti è quella educativa, della formazione, della crescita e della maturazione non quella dell’istruzione (“leggere, scrivere, far di conto”). Impossibile qui non rilevare che questa funzione, che pure è quella capitale, in ambito scolastico è considerata centrale solo alla materna, di una qualche importanza (ma non decisiva) alle elementari e praticamente nulla alle medie e superiori, gradi di scuola dove ci si aspetta che il giovane assorba e ripeta nozioni e dove la funzione educativa è tanto marginale per i programmi quanto vissuta come un peso, un ingombro dal corpo insegnante (un onere che altre agenzie, la famiglia e/o la scuola degli anni precedenti o …non si sa chi… avrebbe dovuto accollarsi). Del resto gli esami non vertono su quel che un alunno/studente è diventato, ma su quel che ‘sa’ (inteso come “ciò che sa ripetere-risolvere”).
Maschi educatori.
Porre la questione della presenza maschile a scuola significa quindi porre il problema del suo compito primario. Invece essa oggi è centrata sull’istruzione (intesa come preparazione alla professione e finalizzata – anche se in Italia di fatto velleitariamente- a obiettivi economici) mentre considera marginale la funzione educativa. Qui siamo costretti a leggervi un altro riverbero di quella che Fabrizio definisce “ragione strumentale”: oggi scopo della scuola non è la formazione, la crescita umana, l’evoluzione psicoemotiva integrale, la maturazione equilibrata (=la salute psicologica) del singolo e quindi la sanità mentale della società. No: lo scopo è produrre degli ingranaggi adatti al meccanismo economico. I costi di questa deformazione non importano, non importano né la gravità né l’estensione sociale dei danni. Ora, sarebbe per noi assurdo darci da fare per avere più maschi istruttori. Quel che vogliamo è la reintegrazione del maschio educatore nelle agenzie formative il che implica e comporta il rovesciamento aperto delle priorità scolastiche: prima la formazione e dopo (molto dopo, direi) l’istruzione (che oggi ha mille modi per trasmettersi): si tratta di un rovesciamento dirompente. Non maschi per istruire, ma maschi per co-educare.
Quote? Sì, certamente!
Come è vero che i maschi devono rientrare nella scuola per esigenze di formazione e non di istruzione, così devono esser là non per rispondere a questioni di equilibri professionali, di generica parità tra gli adulti in quella istituzione, ma per garantire la presenza del maschile nella formazione delle nuove generazioni. I maschi adulti non vi devono rientrare per interessi degli adulti ma dei maschi (e delle femmine) in età evolutiva. Questo fatto capitale risolve l’annoso problema presente in ambito Momas: rivendicare le quote a scuola per M significa implicitamente accreditare, approvare le quote rosa ovunque. Falso. Le quote rosa non sono state pensate e imposte a vantaggio delle femmine (e men che mai dei maschi) in età evolutiva, ma come prebende (una forma spuria di eredità) per le femmine adulte delle classi medio-alte. Questa motivazione è essenziale e fa piazza pulita dei dubbi sulle quote maschili nella scuola che hanno motivazioni diametralmente opposte a quelle delle quote rosa altrove (tanto che per le prime sarebbe meglio adottare un nome diverso).
Rivalutare la maschilità.
Ovviamente la presenza di un adeguato numero di maschi nelle aule non basta, questo rientro deve essere accompagnato dalla rivalorizzazione del maschile, compito su cui tutti concordiamo, su cui siamo tutti impegnati (comprese le associazioni dei Separati). Senza rigenerazione del prestigio maschile, senza rivalutazione del ruolo insostituibile della presenza maschile nel mondo, senza la rinascita del valore della maschilità quella presenza sarebbe quasi del tutto sterile, forse persino dannosa perché deformante. Sarebbe come trasferire il mammo da casa a scuola… brrr!
Dunque l’obiettivo è duplice e il bunker scolastico va conquistato da entrambi i versanti. Compito di portata storica.
Rino Della Vecchia

80 Commenti
Faccio senz’altro mia la proposta politica (dire anzi di alta politica) contenuta nell’articolo di Luigi. Riflettevamo da qualche tempo su questo tema che lui stesso aveva e ha molto meritoriamente intuito e sollevato.
Penso quindi che il “ritorno” degli uomini nella scuola, sia secondaria che primaria, debba diventare un punto fondamentale del nostro programma politico. Naturalmente, al di là delle quote azzurre (che Luigi ha sollevato in larga parte in maniera volutamente provocatoria), è evidente che la questione è assolutamente aperta e improcrastinabile.
Contrariamente a quanto afferma la vulgata ufficiale dominante, gli uomini sono stati gradualmente espulsi dal sistema scolastico fino a diventarne una minoranza non dico insignificante ma quasi, comunque senza alcun peso decisionale. Il problema, naturalmente, non è solo o tanto di ordine numerico, quanto soprattutto educativo e formativo. Un sistema scolastico declinato esclusivamente al femminile è un sistema scolastico oggettivamente monco, specie dal punto di vista pedagogico, e suonano ipocriti quei ritornelli che ripetono che sono stati gli uomini ad abbandonare la scuola per migliori prospettive professionali, lasciando alle donne campo libero nella scuola.
E’ vero (in parte) che gli uomini sono stati sollecitati da questo punto di vista, con l’illusione di orizzonti economici e professionali più gratificanti (orizzonti rivelatisi appunto falsi, come ben sappiamo), ma questo processo è stato accompagnato dall’occupazione sempre più crescente e sistematica della scuola da parte delle donne, che ne hanno fatto un loro bastione.
Tutto ciò, per ragioni oggettive, non può che produrre dei danni perché, come dice giustamente Luigi, la demolizione del maschile nel suo complesso, e in questo caso del “paterno”, cioè uno dei suoi aspetti fondamentali (ed è ovvio che non mi riferisco alla sola paternità biologica, concetto che sarebbe riduttivo, di per sé), non può che passare attraverso l’eliminazione di qualsiasi ruolo che possa in qualche modo ricondurre a quella “funzione” del maschile.
Come tutti voi sapete perfettamente, la mia opinione è che la struttura, diciamo il cuore della QM (Questione Maschile) non risieda nella “questione paterna” (comunque fondamentale, sia chiaro) ma nel connubio (in uno dei miei articoli lo definisco un vero e proprio matrimonio) tra il “femminile attuale” (diciamo la sua gran parte) e la ragione strumentale e mercantile dominante (il capitalismo), che dà luogo a quel fenomeno che abbiamo denominato con il termine di “femdominismo” (mattone fondamentale dell’ideologia dominante “capitalpoliticamentecorretta”, necessaria per i bombardamenti “etici” e “pro diritti civili” in Afghanistan in Libia e dovunque sia nel mondo).
Ciò detto, non c’è alcuna contraddizione fra le due questioni, anzi. Accolgo quindi entusiasticamente la proposta di Luigi di fare del ritorno degli uomini nella scuola un punto strategico e distintivo della nostra iniziativa e prassi politica come Movimento degli Uomini Beta, e invito tutti a riflettere e a dare il proprio contributo di idee in tal senso, anche in vista della elaborazione e della stesura di un nostro vero e proprio futuro programma politico.
Fabrizio
posso solo portare la mia esperienza personale che credo sia abbastanza in sintonia con tanti altri ..allora sicuramente nelle scuole dell’obbligo ho avuto a che fare con insegnanti prettamente femminili ,cosa cambiata radicalmente alle superiori (ma ,da notare ,che facevo una scuola professionale) quindi credo che quello scritto da Luigi e Fabrizio sia il vero , senza contare di insegnanti di sostegno e affini ,e anche li il femminile è nettamente superiore …
credo anch’io che la scuola è un obiettivo importante ,e dovrebbe essere più formativo di quello che è ora ….
Condivido in toto quanto scrive e propone Luigi: le due figure strategiche nella formazione dei giovani il PADRE e il MAESTRO sono state individuate dal femdominismo come i pilastri che si opponevano alla destrutturazione dell’umano in senso stretto e oggetto di una azione di demolizione scientifica quotidiana. Quello che ne è seguito è la devastazione di ogni umana esperienza, di ogni umana ragione, di ogni umano rispetto, devastazione cui stiamo assistendo o da critici ma impotenti o da coatti al consenso da lavaggio del cervello.
Ciò che scrive Luigi mi trova in totale sintonia. E sono in sintonia anche con quanto propone Fabrizio di far diventare la scuola un tema centrale della ns azione, oltre le diverse visioni teoriche sull’origine della QM.
Mi sento anche di impegnare, ove si decidessero iniziative comuni, i MS sulla questione.
Armando
PS
della femminiliazzazione della scuola scrivo, fra le altre cose, in un lungo articolo panoramico sulla QM che uscirà su Il Covile (rivista telematica) entro questa settimana.
Non ci sono dubbi sul fatto che è indispensabile riequilibrare l’asse educativo con riferimento al peso dei due Generi anche nella scuola. Ma perché e come? Quali i presupposti e quali le implicazioni?
Il motivo è banale: l’assenza maschile in campo educativo produce danni (da leggeri a gravissimi, da temporanei a permanenti) a carico delle nuove generazioni maschili e – quantomeno – causa lacune, strabismi, deformazioni in quelle femminili.
Presupposto.
Il presupposto è ovvio ed è che esistono differenze psicologiche tra M ed F correlate alla diversa costituzione dei due, che alla diversità del corpo sia associata una diversità della psiche, irriducibile, non vicariabile, non surrogabile e ciò tanto negli educandi/e quanto negli educatori/trici. In caso contrario quel che fa un educatore lo potrebbe fare anche un’educatrice. Basterebbe istruire-formare queste in modo diverso e così la presenza maschile (a scuola, in casa e altrove) a fini educativi diverrebbe superflua. Il riconoscimento di una diversità irriducibile (nella sua radice) non comporta né la pretesa di poterla descrivere compiutamente né quella di individuarne i confini, i punti di sovrapposizione, di contrasto, di ridondanza etc.
Infatti nel processo educativo (di questo si tratta) abbiamo a che fare quasi del tutto con l’inconscio sia degli uni (gli adulti) che degli altri (i piccoli). Tra i 4 terminali di quel processo (M e F educatori M e F educandi) si instaurano relazioni diverse e complementari a prescindere dal fatto che ne siamo consci e/o in grado di descriverli, ciò in risposta a esigenze, potenzialità, attitudini, vocazioni diverse che esigono quelle risposte simmetricamente differenti che i due Generi possono dare.
Educazione e istruzione.
La trasmissione di conoscenze (saperi, competenze etc.) in sé potrebbe prescindere dal Genere che le veicola e le somministra. Potrebbe trattarsi anche di un dispositivo elettronico o di un androide. La questione che si pone infatti è quella educativa, della formazione, della crescita e della maturazione non quella dell’istruzione (“leggere, scrivere, far di conto”). Impossibile qui non rilevare che questa funzione, che pure è quella capitale, in ambito scolastico è considerata centrale solo alla materna, di una qualche importanza (ma non decisiva) alle elementari e praticamente nulla alle medie e superiori, gradi di scuola dove ci si aspetta che il giovane assorba e ripeta nozioni e dove la funzione educativa è tanto marginale per i programmi quanto vissuta come un peso, un ingombro dal corpo insegnante (un onere che altre agenzie, la famiglia e/o la scuola degli anni precedenti o …non si sa chi… avrebbe dovuto accollarsi). Del resto gli esami non vertono su quel che un alunno/studente è diventato, ma su quel che ‘sa’ (inteso come “ciò che sa ripetere-risolvere”).
Maschi educatori.
Porre la questione della presenza maschile a scuola significa quindi porre il problema del suo compito primario. Invece essa oggi è centrata sull’istruzione (intesa come preparazione alla professione e finalizzata – anche se in Italia di fatto velleitariamente- a obiettivi economici) mentre considera marginale la funzione educativa. Qui siamo costretti a leggervi un altro riverbero di quella che Fabrizio definisce “ragione strumentale”: oggi scopo della scuola non è la formazione, la crescita umana, l’evoluzione psicoemotiva integrale, la maturazione equilibrata (=la salute psicologica) del singolo e quindi la sanità mentale della società. No: lo scopo è produrre degli ingranaggi adatti al meccanismo economico. I costi di questa deformazione non importano, non importano né la gravità né l’estensione sociale dei danni. Ora, sarebbe per noi assurdo darci da fare per avere più maschi istruttori. Quel che vogliamo è la reintegrazione del maschio educatore nelle agenzie formative il che implica e comporta il rovesciamento aperto delle priorità scolastiche: prima la formazione e dopo (molto dopo, direi) l’istruzione (che oggi ha mille modi per trasmettersi): si tratta di un rovesciamento dirompente. Non maschi per istruire, ma maschi per co-educare.
Quote? Sì, certamente!
Come è vero che i maschi devono rientrare nella scuola per esigenze di formazione e non di istruzione, così devono esser là non per rispondere a questioni di equilibri professionali, di generica parità tra gli adulti in quella istituzione, ma per garantire la presenza del maschile nella formazione delle nuove generazioni. I maschi adulti non vi devono rientrare per interessi degli adulti ma dei maschi (e delle femmine) in età evolutiva. Questo fatto capitale risolve l’annoso problema presente in ambito Momas: rivendicare le quote a scuola per M significa implicitamente accreditare, approvare le quote rosa ovunque. Falso. Le quote rosa non sono state pensate e imposte a vantaggio delle femmine (e men che mai dei maschi) in età evolutiva, ma come prebende (una forma spuria di eredità) per le femmine adulte delle classi medio-alte. Questa motivazione è essenziale e fa piazza pulita dei dubbi sulle quote maschili nella scuola che hanno motivazioni diametralmente opposte a quelle delle quote rosa altrove (tanto che per le prime sarebbe meglio adottare un nome diverso).
Rivalutare la maschilità.
Ovviamente la presenza di un adeguato numero di maschi nelle aule non basta, questo rientro deve essere accompagnato dalla rivalorizzazione del maschile, compito su cui tutti concordiamo, su cui siamo tutti impegnati (comprese le associazioni dei Separati). Senza rigenerazione del prestigio maschile, senza rivalutazione del ruolo insostituibile della presenza maschile nel mondo, senza la rinascita del valore della maschilità quella presenza sarebbe quasi del tutto sterile, forse persino dannosa perché deformante. Sarebbe come trasferire il mammo da casa a scuola… brrr!
Dunque l’obiettivo è duplice e il bunker scolastico va conquistato da entrambi i versanti. Compito di portata storica.
Rino DV
Condivido al 100% questo straordinario commento di Rino e in particolare, fra gli altri, questi due passaggi. Il primo:”…scopo della scuola non è la formazione, la crescita umana, l’evoluzione psicoemotiva integrale, la maturazione equilibrata (=la salute psicologica) del singolo e quindi la sanità mentale della società. No: lo scopo è produrre degli ingranaggi adatti al meccanismo economico. I costi di questa deformazione non importano, non importano né la gravità né l’estensione sociale dei danni”.
Il secondo:”Le quote rosa non sono state pensate e imposte a vantaggio delle femmine (e men che mai dei maschi) in età evolutiva, ma come prebende (una forma spuria di eredità) per le femmine adulte delle classi medio-alte. Questa motivazione è essenziale e fa piazza pulita dei dubbi sulle quote maschili nella scuola che hanno motivazioni diametralmente opposte a quelle delle quote rosa altrove (tanto che per le prime sarebbe meglio adottare un nome diverso)”.
Pubblicherò il pezzo all’interno dello stesso articolo di Luigi.
Credo che l’analisi di Rino possa e debba senz’altro costituire l’elaborato teorico di una nostra piattaforma politica, come Movimento degli Uomini Beta, relativamente al “reintegro” dei maschi e del “maschile” nella scuola, a tutti i livelli.
Fabrizio
Ho appena letto sul blog di Antifeminist questa notizia che mi sembra decisamente interessante. In Cina la Corte Suprema ha stabilito che il coniuge che compra la casa prima del matrimonio, debba mantenerla anche dopo l’eventuale separazione o divorzio.
http://antifeminist.altervista.org/notizie/2011/la_cina_frena_il_matriarcato_25082011.html
Sembrerebbe, stando a quanto riporta l’articolo ripreso dal quotidiano inglese “The Telegraph”, che questa decisione sia stata presa per arginare la tendenza sempre più marcata delle giovani cinesi a sposarsi per interesse e per salvaguardare gli uomini che vengono a trovarsi in condizioni di grande difficoltà in un paese dove ormai la case, specialmente nei grandi centri urbani, hanno un prezzo altissimo, in proporzione al salario medio.
Che ne dite? Potrebbe diventare un punto del nostro programma politico, proprio come la questione delle quote azzurre nella scuola… L’espropriazione dei beni (e in particolare della casa) del marito, oltre che del reddito, da parte delle donne in seguito alla separazione è una prassi ormai sistematica e consolidata, nonché causa di enormi sofferenze per centinaia di migliaia di uomini e padri separati.
Potremmo lavorare per una proposta di legge che salvaguardi gli uomini e i padri anche e soprattutto da questo punto di vista.
Fabrizio
Fabrizio lo sai, con me sfondi una porta aperta. Anch’io ero al corrente di questa notizia. Il motivo che mi ha trattenuto dal parlarne è la mia sostanziale ignoranza del settore, il diritto di famiglia, anche se ne vedo benissimo gli effetti sugli uomini.
Sono quindi più che d’accordo. D’altronde un movimento come il nostro cosa altro deve fare se non individuare, sensibilizzare e proporre terapie che possano incidere positivamente sull’attuale cancro delle nostre società: il connubio fortissimo tra femminismo e la ragione strumentale ed utilitaristica dominante.
Sono d’accordo con la corte suprema cinese e, di conseguenza, sono d’accordo sul fare una legge cosi anche in Italia; se mi compero la casa prima del matrimonio, credo che sia sacrosanto che sia mia …
Certe donne ,come hanno detto più padri separati ,famosi e non ,con la separazione hanno diritto ad un “win for life” …
Non dice la corte suprema cinese ,in caso di figli ,come ci si comporta ?
Faccio un esempio ,ammettiamo che il padre sia violento (non facciamo come le femministe che le donne non sbagliano mai ) non mi sembra giusto lasciare il bambino sotto la custodia e il tetto del padre …..
In sostanza ,per punti ,io farei cosi (senza figli)
colpa di separazione data al marito:
-la casa resta di proprietà del marito
-la moglie lascia la casa e per un tempo determinato (circa un anno ,che mi sembra sufficiente per fargli passare il “magone” ) si prende un indennizzo equo ,poi si tira su le maniche e si fa una nuova vita;
colpa di separazione data alla moglie:
-ancora più facile ,non si prende neppure l’indennizzo
con figli ,la situazione diventa più complicata ,comunque sia ,prima viene il bene dei bambini
A proposito di condizione maschile in ambito scolastico, e dal momento che le donne sono sempre, comunque e dovunque considerate svantaggiate e discriminate, vale la pena dare un’occhiata a questo servizio, per la verità andato in onda già diversi mesi fa:
http://www.youtube.com/watch?v=rpe6CmhhQEs&feature=related
Fabrizio
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_07/classi-separate-usa-fronte_fd158a80-eec0-11e0-bc1a-2283ac81b740.shtml
__________________________________________
L’articolo linkato ragiona sul problema(?): classi separate o classi miste?
Non entro nel merito di quanto ivi affermato. Mi sorge però spontanea una considerazione.
Riguardante l’inutilità e il danno che causano le imposizioni ideologiche preconcette. Il voler imporre a priori la propria tesi, senza minimamente considerare l’altro punto di vista.
Classi solo maschili o femminili?
O classi miste?
Dovessi rispondere solo per esperienze e considerazioni personali opterei per la prima. Ma ovviamente avrebbe validità solo per il sottoscritto.
Ed allora?
La proposta.
Lasciar decidere gli attori principali.
I genitori.
I piccoli uomini.
Le piccole donne.
Per quanto mi riguarda sono gli unici che dovrebbero avere voce in capitolo in questa storia.
Ovviamente sono gli unici che non ce l’hanno.
Chissà perché?
Sui benefici per tutti di un congruo numero di insegnanti maschi in ordine di scuola esistono diversi studi e ricerche, per lo più esteri. Ne esistono anche sulla questione delle classi separate per sesso, anche se concordo con Luigi che la questione è più controversa e che alla fine la decisione dovrebbe essere lasciata alla sensibilità dei genitori. Il presupposto, però, è che ci sia un’offerta formativa che quelle scelta consenta, ciò che non è a causa dell’ideologia p.c. che ha invaso ormai ogni ambito della vita e in specie la scuola.
Credo che sarebbe importante, intanto, raccogliere e studiare la documentazione esistente per supportare al meglio ogni proposta che si voglia avanzare, perchè ogni iniziativa che provenga da associazioni maschili, in quanto “scioviniste, maschiliste, oscurantiste” o quando va bene composte da “sfigati” e “repressi”, è vista come il fumo negli occhi indipendentemente dal suo essere intelligente, giusta e di buon senso. Come quella delle quote azzurre.
armando
Ho già scritto di essere in piena sintonia con l’impostazione di Luigi, e
non mi ripeto. Quì vorrei invece allargare il discorso partendo da due
concetti, secondo me cruciali, espressi da Luigi, che scrive:
1) Personalmente, il cuore pulsante di questo substrato comune, ritengo
debba essere il recupero della centralità della figura paterna, in senso
lato, quindi biologica o meno.
2) D’altra parte se il femminismo, aiutato dalle forme capitalistiche
prevalse nelle nostre società, si è così con successo dedicato alla
demolizione della figura paterna, qualcosa vorrà pur dire: quello è il
focus!!!
Il padre, dunque, è il focus. Ripetuto che le quote azzurre costituiscono un
ottimo punto d’attacco e che auguro alla prossima iniziativa di UBeta il
massimo successo su tutti i piani, vorrei attirare l’attenzione su alcune
cose “a monte” della QP, come si diceva un tempo.
a)Le società capitalistiche moderne si sono tutte dotate di leggi abortive
in nome della libertà e del diritto della donna di disporre del proprio
corpo.
b) Molte delle stesse società si sono dotate di leggi che consentono la
fecondazione artificiale eterologa anche per donne single con seme “donato”
, ma in realtà venduto, da maschi anonimi. Nei paesi più “moderni”, fermo
l’anonimato del fecondatore, la donna può tuttavia scegliere alcune
caratteristiche della persona (razza, colori, bipgrafia intellettuale).
Ora, senza porsi questioni come quella se il feto è persona o no, o altre
domande sul terreno dell’etica e della morale, la domanda cruciale è quali
effetti abbiano tutte queste pratiche. Sull’uomo, sulla donna, sul figlio.
Sull’uomo. La sua esclusione totale non dico dalla decisione ma anche solo
dall’espressione del suo parere (la 194 consente che il padre sia sentito e
solo se la madre lo voglia), sull’evento clou della vita di ciascuno di noi,
la nascita, non può che ingenerare nella psiche maschile la convinzione o il
sospetto, magari inconsci, di non essere poi così importanti come padri, e
comunque non come le madri.
Lo stesso vale per la fecondazione eterologa per single. Poichè viene
programmato come evento normale il figlio orfano di padre, gli uomini
tenderanno per forza a sentirsi non importanti nei confronti dei loro figli
anche lungo il processo di crescita e accompagnamento verso l’età adulta.
Anche da quì, poi, il disimpegno che agli uomini viene, spesso a torto,
rimproverato. Insomma “se non conto nulla non sono importante, e se non sono
importante posso anche disinteressarmi dei figli e della loro educazione”.
Sulle donne. Vale l’effetto opposto. Poichè la legge la mette al centro di
tutto, la madre sarà autorizzata 1) A sentirsi proprietaria del destino del
figlio, della sua vita o della sua morte. 2)A percepirsi come l’unico
soggetto indispensabile e quindi il più importante, essendo il padre
elemento residuale. Anche da quì la tendenza a percepirsi onnipotenti, e
sopratutto, essendo i figli cosa loro, a mantenerli sempre sotto la propria
tutela, a non riuscire a favorirne il distacco e la crescita psichica.
Queste sono sempre state funzioni paterne, allorchè il padre era ritenuto
importante, e controbilanciavano la naturale tendenza femminile opposta.
Sui figli. Appena in grado di ragionare un po’ da soli, il ragazzo o la
ragazza realizzeranno che sono nati solo perchè la loro madre ha voluto che
nascessero, oppure non ha voluto che morissero. Deduzione immediata: il
padre non conta, non è importante. Effetti opposti, ovvio, sui due sessi.
Poi si guarderanno intorno scoprendo i figli senza padre della provetta,
scoprendo che gli insegnanti sono in gran parte donne. Conseguenza: la
percezione netta che il padre e il maschio non conti neanche
nell’educazione dei figli, affidata dalla società in tutto e per tutto alle
madri e alle donne.
Così il cerchio si chiude e si realizza allora, per i maschi, il cortocircuito fatale. Se il loro padre
non conta, si sentiranno destinati a diventare a loro volta padri che non
contano, e quindi si predisporranno in tal senso, lasciando libero il campo a coloro che tutti dicono essere migliori e più adatte. Al massimo i maschi si ritaglieranno la funzione di vice mamme, perfettamente inutile ai fini della trasmissione dell’identità maschile ma utilissima e funzionalissima a questa società della “parità” a perdere (del maschile). Ma senza il padre (non per forza biologico), e da quì è partito il ragionamento, non si diventa davvero uomini. La spirale perversa fa un altro giro verso il basso, verso l’annichilimento del maschile.
Questo è, secondo me, l’altro fronte di cui scriveva sopra Rino. Se paternità e maschilità sono inesorabilmente intricate sia simbolicamente che concretamente, quel fronte non si può schivare. E’ ineludibile per ogni movimento maschile che non voglia essere solo un sindacato di genere. Prima o poi ci arriveremo.
armando
Concordo sostanzialmente e di fatto quasi integralmente con l’intervento di Armando, specialmente per quanto riguarda la fecondazione eterologa e sugli effetti che questa inevitabilmente produce e produrrà sugli uomini, sulle donne ma anche e soprattutto sui figli, indipendentemente dal sesso.
Direi anzi che questo è uno dei suoi migliori commenti nella storia della sua collaborazione con il blog degli Uomini Beta. Naturalmente merita una riflessione più approfondita che mi riprometto di fare prossimamente.
Per ora mi limito solo a ribadire (anche se l’ho sottolineato più volte) che considero la Questione Paterna di assoluta importanza, pur ritenendola parte della secondo me più ampia Questione Maschile.
E non c’è altrettanto dubbio che avanzare la proposta delle quote azzurre per la scuola significa oggettivamente anche affrontare e riproporre la questione del “padre”, concettualmente inteso, come abbiamo detto più volte, cioè ben oltre l’aspetto biologico.
Fabrizio
ho letto il post di Armando e ,come Fabrizio ,mi sento di condividerlo ,d’altronde i “sintomi” che si vada verso l’eliminazione del padre prima e del maschio poi (ovviamente in senso metaforico ,ma alcune lo vorrebbero anche in senso fisico),ci sono tutti
si passa al più citato e ripetuto violento ,fino ad arrivare a strani pensieri sessuali che ,la donna prova più piacere senza la penetrazione ,in definitiva il maschio,detto in parole povere, non va bene neppure per scopare …forse va bene solo per morire in qualche cantiere …
oggi però assistiamo a un fenomeno altrettanto diffuso di quello dei figli senza padre, quello dei figli senza madre.
Sono sempre di più le coppie di maschi omosessuali che si “sposano” (con rito vario, a seconda del paese in cui vivono) e utilizzano una femmina donatrice e una femmina incubatrice per avere dei figli e crescerseli da soli. Io stessa ne conosco personalmente re di queste coppie (entrambe già con due figli), e vivo a Roma, non a Hollywood. (In California ormai sono quasi la norma. E negli Stati Uniti ci sono studi dell’APA, Associazione Pediatri Americani, che non rilevano differenze nei figli di coppie omosessuali – lesbiche e gay – dal punto di vista dello sviluppo psico-sessuale. I figli maschi di lesbiche diventano veri uomini lo stesso, pare. La famiglia non è l’unica influenza, altrimenti i maschi orfani di padre sarebbero condannati. Anche per questo: viva le quote azzurre in nidi, asili e scuole elementari!) Tra parentesi i madri sono bravissimi, se la cavano alla grande.
Anche questo avrà grosse ripercussioni, sulla mente maschile, nel senso di un riequilibrio di “potere”, forse.. Quando poi per avere un figlio due uomini gay o un uomo single eterosessuale non avranno neppure bisogno dell’utero femminile, perché l’utero sarà sostituito da una macchina (molto presto, se consideriamo la velocità a cui viaggia la tecnologia), la femmina perderà il suo ultimo primato (gravidanza), e anche questo avrà ripercussioni.
Non che siano scenari auspicabili, o forse sì, non saprei. Ma sicuramente la direzione in cui andiamo è quella. Tutto questo sta già accadendo o accadrà.
Spesso in sintonia con le vostre idee, devo dire che stavolta non mi trovo con voi. Le quote, siano azzurre, rosa, sono anticostituzionali. E ripartire dal concetto “Alto” di Padre (inteso in senso non religioso) con una strategia femminista al contrario è controproducente per quella futura immagine di dirittura morale che proprio il “Padre” deve avere per poterla poi insegnare.
“E ripartire dal concetto “Alto” di Padre (inteso in senso non religioso) con una strategia femminista al contrario è controproducente per quella futura immagine di dirittura morale che proprio il “Padre” deve avere per poterla poi insegnare.” (Sandokan1317)
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Puoi spiegarti meglio?
Ti riferisci sempre alle quote?
Sono stato intervistato poco fa da un gionalista dell’Adnkronos. L’intervista è stata tutto sommato relativamente lunga (considerati i tempi e gli spazi giornalistici). Naturalmente sarà sintetizzata all’inverosimile, però ho cercato di fare sia pur molto sinteticamente una panoramica generale del movimento. Naturalmente ho insistito maggiormente sulla questione delle quote celesti, come lui stesso ha voluto definirle (e a noi va bene perché ci interessa la sostanza delle cose) perché è quella la notizia che ci preme diffondere. Il pezzo sarà pubblicato domenica, ma non potrò averlo prima di martedì per ragioni tecniche. In ogni caso, cliccando su google “Adnkronos-Uomini Beta-Fabrizio Marchi” si dovrebbe trovare quasi sicuramente qualcosa.
Fabrizio
@ Sandokan 1317
Intanto mi scuso con te per la domanda stupida. Era ovvio cosa volevi dire. Purtroppo la fretta è sempre cattiva consigliera.
Veniamo alle quote azzurre.
Dici che sono incostituzionali.
Dici ancora che adottare “una strategia femminista” per iniziare a ricostruire la figura del Padre è controproducente moralmente per lo stesso.
E’ ovvio che l’argomentare di Rino, Armando, Fabrizio, etc…. in merito non ti convince (il mio è poca cosa, quindi non lo cito nemmeno).
Ovviamente argomenterò su queste tue obiezioni.
Però, preliminarmente ed in tutta umiltà, senza nessun intento polemico o del “terzo tipo”, potrei chiederti (se sei d’accordo ovviamente su un percorso di ricostruzione, simbolica e non, del maschile), che tipo di percorso ti immagini?
E quale potrebbe essere la tua proposta?
Luigi
Quote “celesti” ? Stavo pensando in qss giorni che “azzurre” potrebbe essere sostituito da “blu” e che il “quote” dovrebbe essere a sua volta evitato: “celesti” forse è meglio di “blu”. Quanto a me lo adotterò. Rimanda al cielo, allo scopo immateriale-disinteressato della presenza maschile nella scuola, contro quello terrestre-materiale-interessato delle quote rosa ovunque.
Parlerò dunque di “riserve celesti” nella scuola.
Sandokan:
Sono anticostituzionali? La costituzione è stata cambiata appositamente per consentire le quote rosa nelle assemblee.
Poi sono venute quelle nei CDA.
Quindi non sono più anticostituzionali. Perché dovrebbero esserlo le “riserve celesti”? Ma, se anche lo fossero, ciò vorrebbe solo dire che la costituzione è da mutare, perché impedirebbe di evitare danni sociali molto gravi.
In testa a questo 3d c’è la proposta di Corvaglia con un mio intervento in cui motivo le ragioni per cui mi pare cosa buona e giusta l’istituzione delle riserve celesti.
Su quale punto non sei d’accordo e perché?
Dov’è che dico assurdità?
Rino DV
Con le quote rosa nei partiti e nei cda si è infranto il principio findamentale della libertà di scegliere da chi si vuole essere rappresentati o di chi mettere a capo della propria azienda. Altro che costituzione, si tratta di principi fondamentali che vanno oltre la costituzione. Le riserve celesti sono nulla in confronto. Comunque il termine “riserve” fa venire in mente le riserve indiane, non lo userei.
armando
A Dia vorrei dire che quegli scenari sono semplicemente terrificanti. Saremo oltre l’umano, saremo alla fabbricazione dell’uomo come di un qualsiasi oggetto. Saremo alla mercificazione totale anche della vita, peraltro già in atto, e alla sua sottomissione agli interessi del “mercato”, o meglio delle multinazionali, che infatti spingono a più non posso versi questi esiti. Credo che coloro i quali non vedono questi pericoli, che pensano sia un progresso e magari si proclamano fieri oppositori del capitalismo, avrebbero molto su cui riflettere. Costoro sono la falsa coscienza del sistema, sono quelli di cui si avvale per stringere l’umano nella sua morsa, fino a trasfigurarlo. Non ho nessunissimo motivo di soddisfazione se un giorno dovesse essere realizzato l’utero artificiale, perchè sarebbe un altro passo, forse definitivo, verso il nulla. In questa direzione vanno anche le mode dei figli per coppie gay. Ognuno ha il diritto di essere quello che è, ma non di costringere un figlio ad avere due padri o due madri. E su quelle ricerche ci sarebbe molto da dire. Sia sul piano prettamente statistico, sia perchè considerano la maschilità e la femminilità,e quindi la paternità e la maternità, in modo del tutto superficiale, senza considerare la psiche profonda e le ripercussioni che subisce, inevitabilmente. Ognuno di noi è, diciamo così programmato per avere un padre e una madre. Solo l’immensa superficialità del mondo moderno, o postcapitalista o chiamiamolo come vogliamo, crede che non sia così. E condanna all’indifferenziazione e all’omologazione. Questo è il sistema che dovremmo combattere e su cui tracciare il discrimine fra chi, ovunque collochi se stesso politicamente, ancora crede nell’uomo e chi pensa possa essere manipolato a piacimento in ultima analisi per interessi economici, e chiama tutto ciò con la parola magica “Progresso”. Ma verso cosa?
armando
Stavo pensando pure alla figura di Cristo sulla croce, offende il corpo maschile?
Per me è il simbolo del sacrificio dei maschi, accettare la sofferenza; come Maria vergine è simbolo di castità femminile.
Non è del tutto anacronistico se Mel Gibson ha fatto un film sulla passione, adeguato ai tempi e con effetti di sangue impressionanti.
Non che voglia provocare e offendere chi è credente, ma è una riflessione
Per qualche oscura ragione tecnica, l’ultimo intervento di Rino è stato pubblicato a mio nome. Si tratta appunto di un errore. Il commento è di Rino.
Fabrizio
condivido alcune delle tue preoccupazioni, armando, anche se non capisco cosa c’entrino il capitalismo e il mercato. D’altra parte, non saremo né tu né io e fermare la corsa tecnologica. Speriamo di riuscire a governare il cambiamento in modo graduale e prudente, almeno.
Dia, chiamiamolo capitalismo o post capitalismo, società postindustriale,modernità o anche postmodernità, o società della tecnica (concetti su cui dovremmo ragionare più in profondità) ma c’entra eccome.
C’entra sul piano filosofico, nel momento in cui l’umanità si pensa autosufficiente a autocreata (non più l’uomo come creatura ma come creatore). Salta in questo modo ogni limite, o meglio non esiste un limite invalicabile, ma il limite è rappresentato di volta in volta da ciò che non è ancora possibile fare. Ma basta che l’impossibile di ieri diventi il possibile di oggi, ecco che il limite si sposta in avanti, e il concetto di ciò che è morale cambia. Insomma ciò che può materialmente essere fatto lo si fà, e tutto, etica e morale compresi, si adeguano. Vale per il rapporto con la natura e vale per il rapporto fra gli uomini.
C’entra sul piano economico, nel momento in cui il capitale, nella sua “ansia” di riproduzione allargata di sè, l’unico suo scopo, “sussume” come diceva Marx, ogni aspetto della vita umana fino alla vita stessa. Oggi siamo a questo punto. La vita in quanto vita è entrata nell’orbita del capitale. La ricerca genetica si risolve nell’impossessamento da parte delle multinazionali dei brevetti, come sta già avvenendo per gli ong. Le varie tecniche di fecondazione artificiale, dalle banche del seme all’utero artificiale etc. etc. fino alla clonazione umana prossima ventura, smuovono interesse enormi e sono occasione di un business spettacolare a livello mondiale. La vita diventa direttamente terreno per enormi profitti. Tutto ciò è mistificato e celato dietro il “progresso” e dietro i benefici che l’umanità potrà trarre. Intanto però dietro tutto questo appare ben delineato lo spettro dell’eugenismo, della selezione in funzione di parametri per i quali vale quello che ho detto prima a proposito della percezione del limite, del sogno onnipotente di una umanità perfetta, aliena da malattie fisiche ed anche dal male psichico e dal conflitto, anche di quello fra i sessi. In definitiva aliena da se stessa e dalla vita.
Questo è un punto di partenza. Non ho soluzioni. Tutte quelle finora tentate si sono rivelate sbagliate o false o impossibili, e su questo si dovrebbe riflettere. Ma se non prendiamo coscienza di ciò che sta avvenendo, o meglio del suo senso e della sua direzione, nessuna soluzione sarà mai neanche pensabile. Il capitale avrà pervaso di sè ogni ambito e niente gli sfuggirà più. Così, per esempio, quando un certo ecologismo pontifica sulla limitazione delle nascite anche tramite aborto e non capisce il senso della fecondazione artificiale che legge come un diritto umano, fa una operazione perfettamente funzionale al capitale. Lo stesso dicasi per i giovani incazzati dei centri sociali, che hanno ragione ad essere incazzati ma non si accorgono di restare alla superficie del problema. E lo stesso vale per tutti quelli che in nome della parità e delle pari opportunità in definitiva spingono nella direzione dell’omologazione e dell’indifferenziazione, cioè contro l’essenza della vita. Lo stesso femminismo, come ben dice Fabrizio, si muove interamente dentro questo ambito.
E quindi dividiamoci pure sulle soluzioni, ma se non si passa dal riconoscimento di ciò che è, è certo che non governeremo proprio un bel nulla.
armando
@ Rino
Come ben sanno alcuni di voi, io il femminista o la maschilista li schifo in entrambi i modi. Sappiamo bene che attualmente in Occidente (e non solo) la figura maschile è discriminata con leggi, modifiche della Costituzione (non solo in Italia, anche in Spagna hanno fatto tali nefandezze in nome della discriminazione “patriarcale” etc.). So anche benissimo che il mondo della scuola pian piano sta diventando territorio femminile in percentuali che definire bulgare è poco. Ma così come chiamerò sempre indegni e venduti o , in un eccesso di buonismo, ignoranti tutti quelli che hanno permesso le quote rosa in Italia e non solo, così devo definire comprensibile ma non affatto giustificabile livellarsi al mondo femminista chiedendo le quote azzurre. Il lavoro, quale che sia, per me deve essere accessibile a tutti senza discriminazioni né agevolazioni. Il femminismo invece pretende nel 99% dei casi o agevolazioni o discriminazioni in nome di un riequilibrio. So che la funzione della scuola, così quella del sapere, è cruciale per le nuove generazioni (l’ho vissuto sulla mia pelle e nel mio piccolo in quell’università indecente che ho frequentato e dalla quale, finalmente ne sono uscito con un inutile foglio di carta). Ma, in cuor mio, secondo la mia logica, bisogna avere degli ideali di partenza chiari e precisi e non contraddirli. L’articolo 3 della costituzione italiana dice che siamo tutti uguali, pretendere qualcosa in più in nome del sesso o della sottorappresentanza è razzismo, sessismo o classismo per il mio modo di vedere le cose. E’ vero, le donne (una parte consistente di loro non ha avuto scrupoli nel chiederle e nel gioire di tale nefandezza). Ma gli uomini, quelli veri non si devono abbassare a quel livello ma devono dimostrare che le quote sono contro la Costituzione. Per quanto riguarda le proposte, io penso che fondamentalmente il motivo di una minore presenza di insegnanti uomini sia dovuto ad una questione economica . Attualmente la richiesta di insegnanti è bassa, lo stipendio si è precarizzato… Di donne che cercano uomini messi economicamente peggio ce ne sono poche, quindi ecco un primo motivo di scarso interesse per la figura dell’insegnante. C’è poi anche una questione di genere secondo me… Penso che l’uomo sia meno portato al rapporto con i bimbi sotto una certa età, ma può essere un’impressione mia. Quindi, la mia proposta è di rendere più appetibile a livello economico la figura dell’insegnante ma penso che sia qualcosa di difficile da fare dato che la scuola è volutamente tenuta in scarsa considerazione proprio perchè deve formare una moltitudine di futuri soggetti “plasmabili”.
@ Luigi Corvaglia
Per me il Padre, lo metto in maiuscolo così come per l’ Uomo, rappresenta la legge, la coerenza, un sistema di pensiero logico , duro , ferreo. Il Padre ha la funzione di preparare il futuro uomo o la futura donna al mondo . E insegnare valori come l’opportunismo, il doppiopesismo non è da uomini è da femministi. Scusatemi per la brevità delle risposte e scusatemi ancora di più per l’eventuale, ma sicuramente non voluto, atteggiamento superbo che può trasparire dal mio modo di scrivere.
Sandokan, credo che tutti siamo in linea di principio contrari alle quote di qualsiasi colore.
Ma alle volte il meglio è nemico del bene. In questo caso il bene, oltre naturalmente il raggiungimento dell’obbietivo concreto che è cosa ben difficile, è anche lo smascheramento di una contraddizione tanto evidente quanto taciuta. Credo che ogni volta che si tenta di scendere dall’enunciazione di un principio teorico alla concretezza delle cose quì ed ora, occorra “sporcarsi le mani”, ossia rischiare qualcosa in termini di purezza. L’essenziale è non dimenticare l’orizzonte più ampio, averlo sempre chiaro e bene in mente. Tutto quà, pensaci un attimo.
armando
@ Sandokan1317
Ho letto il commento di Armando, che mi trova completamente d’accordo, per cui ritengo sia inutile ripetermi.
Se non di invitarti anch’io a rifletterci su.
Ci ho pensato, per me è sbagliato. Purtroppo così la penso.
A volte bisogna combattere il fuoco con il fuoco.
Solo per comunicare che sul sito http://www.maschiselvatici.it è stata aperta una nuova sezione “Essere insegnanti maschi”. Fra quello che vi è già stato pubblicato c’è anche un articolo del 2006 del Corriere della Sera in cui, udite udite, l’allora ministro della PI Fioroni, si diceva a favore delle quote azzurre. Naturalmente la faccenda è stata immediatamente messa nel dimenticatoio da tutti i governi, dx o sx che fossero. Un motivo in più per riproporre il tema e far si che ci si rifletta sopra.
armando
Vado subito a leggerlo.
Non mi era nuova l’uscita di Fioroni.
Però l’avevo del tutto dimenticata!!
Bueno
Segnalo l’articolo di Claudio Risé da “Il mattino di Napoli”: “Gli uomini tornino a insegnare” che appunto riguarda la presenza maschile nella scuola. Si può leggere l’articolo e lasciare un commento nel blog di Risé cliccando in
http://claudiorise.blogsome.com/2011/11/09/gli-uomini-tornino-ad-insegnare/
Armando
http://www.orizzontescuola.it/node/20962
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Quando avremo le quote “azzurre” nella scuola?
Lun, 21/11/2011 – 07:08
di Francesco Iesu* - Nel mese di luglio 2012 andrà in vigore la legge Golfo-Mosca del 28/6/2011 sulle quote rosa che apre le porte alla presenza femminile ( pari ad un quinto dal 2012 ed un terzo dal 2015) nei Consigli di Amministrazione delle Aziende quotate in borsa e delle Società a partecipazione pubblica, con ciò avviando la piena realizzazione delle pari opportunità tra i due sessi, sancite dalla omonima legge 22/6/1990, anche nelle posizioni apicali, cioè di vertice.
Tale legge sancisce l’uguaglianza ”sostanziale” tra donne ed uomini, rimuovendo ogni discriminazione di fatto esistente nei confronti delle donne; discriminazione che ha le radici nei popoli più antichi (Ebrei, Persiani, Longobardi*), in base al mito atavico della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile, di cui era sostenitore anche S. Agostino.
Data la sua unanime condivisione, non è difficile immaginare che la legge sopra citata faccia veicolare il principio testé sancito in tutti gli altri settori della vita civile, a partire da quello politico-istituzionale, come è facile immaginare dopo l’ avvenuta consultazione della Rete Nazionale delle Consigliere di Parità da parte del neo – Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, in occasione della formazione del nuovo governo, in cui una donna, per la prima volta in assoluto nella storia dei Guardasigilli, è stata nominata Ministro della Giustizia.
Se tale principio oggi è accettato da tutti , dovrebbe valere anche nei confronti degli uomini, qualora fossero discriminati dalle donne.
E’ il caso del settore scolastico, in cui la discriminazione, invece di esistere nei confronti delle donne, esiste nei confronti dell’uomo.
Infatti, la scuola italiana, negli ultimi cinquant’anni, ha registrato un progressivo e costante processo di femminilizzazione degli insegnanti, poiché la percentuale delle donne insegnanti è praticamente pari al 100% nella scuola dell’infanzia, del 95% nella scuola primaria, del 75% della scuola secondaria di primo grado (ex media). Nella scuola secondaria di secondo grado (ex superiore) abbiamo una presenza femminile pari all’85% nei licei pedagogici ( ex istituti magistrali), del 66% nei licei artistici ed istituti d’arte, del 57% nei licei classici e scientifici. La percentuale scende al 43% negli istituti professionali e al 34% negli istituti tecnici, poiché in tale istituzioni sono presenti discipline tecnologiche professionalizzanti.
La scarsa presenza di insegnanti maschili non è irrilevante, ai fini dell’apprendimento degli alunni, in quanto la figura maschile, a torto o a ragione, è considerata socialmente e culturalmente superiore a quella femminile e, in quanto tale, è ritenuta estremamente importante per ogni alunno, poiché costituisce per essi un sicuro modello di comportamento e di integrazione sociale.
E’ opinione diffusa, infatti, tra psicologi e sociologi, al di là di qualunque preconcetto o pregiudizio socio-culturale, che è determinante, nella strutturazione della personalità infantile, l’identità maschile, prima nella famiglia, che costituisce il primo nucleo sociale al quale il bambino si sottomette, e poi nella scuola: in dette comunità il maschio trova la giusta identificazione sessuale, risolvendo i problemi d’identità tipici dell’età puberale, e la femmina trova il giusto soddisfacimento del suo naturale desiderio di eleggere, quale oggetto d’amore, una persona di sesso opposto.
Si sa che i comportamenti infantili sono sempre condizionati dai valori socio-culturali, che i bambini stessi intuiscono come regolatori di rapporti sociali: intuire l’esistenza di valori preponderanti rispetto ad altri, intuire la necessità di conformarsi a schemi convenzionali di comportamento, che costituiscono condizione necessaria per essere accettati dalla società, costituisce per il bambino, fin dalla prima età, problemi di estrema difficoltà.
Nella famiglia tradizionale come in quella di fatto, in cui i genitori svolgono prevalentemente attività che li portano a vivere fuori dalle mura domestiche, la figura paterna, a qualunque strato sociale si appartenga, è molto spesso la grande assente. Se la donna, vincolata al suo ruolo tradizionale di educatrice in seno alla famiglia e sovente educatrice per scelta professionale nella scuola, condizionata da valori morali che ne esaltano la funzione materna, inibendo o limitando le altre funzioni sociali che pure nella realtà quotidiana ella svolge, riesce ancora a conciliare tali funzioni e ruoli sociali esterni al nucleo familiare con un rapporto assistenziale ed affettivo con i figli, l’uomo di solito rifugge ogni conciliazione di ruoli diversi, restando prevalentemente fuori dall’ambiente e dai problemi familiari. Ancorato e limitato dal suo”non saper fare e “”non saper essere” in famiglia, sia a livello di rapporto con la casa – che resta perimetro protettore e contenitore della struttura familiare – e sia a livello di rapporto assistenziale con i figli. Una presenza più costante del padre in famiglia, una sua più attenta, responsabile partecipazione ai problemi quotidiani dell’organizzazione familiare, compresi quelli della loro istruzione, costituirebbe un contributo equilibrante di contraddizioni psicologiche per tutti i componenti della famiglia.
Una tale collaborazione aiuta a superare le conflittualità della madre di famiglia di oggi, divisa e contesa tra ruolo professionale – sempre meglio qualificato e qualificante per le leggi citate – che ella svolge fuori dalle mura domestiche e ruolo di moglie -madre, i cui schemi tradizionali, pur essendo attualmente messi in discussione, non sono ancora stati modificati dalla cultura contemporanea.
Un’assunzione di “doppio lavoro” (in casa, privilegiando il rapporto assistenziale con i figli, e nel luogo di lavoro, svolgendo i propri doveri professionali) anche da parte dell’uomo, oltre a dar nuova dignità e presenza, in una dimensione affettiva e morale meglio adeguata alle esigenze dei figli alla figura paterna, renderebbe realmente paritario, nell’ambito della famiglia e nella società il rapporto uomo-donna, componendo così buona parte di quelle conflittualità che costituiscono oggi momento di crisi dell’istituzione familiare.
Se, poi, la famiglia si sfascia, a seguito di divorzio o separazione legale, sempre più numerosi, viene addirittura a mancare la figura paterna, in quanto il genitore, pur essendo tenuto a finanziare la famiglia, viene allontanato dal figlio, senza poterlo seguire anche negli studi.. In tali casi sarebbe veramente deleterio se il figlio nella scuola trovasse quasi sempre insegnanti di sesso femminile.
Alla luce delle osservazioni testé formulate, nella scuola non può assolutamente essere ancora emarginata la figura dell’insegnante maschile, per cui sarebbe auspicabile da parte dei nuovi governanti approvare un legge che provvedesse ad istituire quote riservate a tale categoria di insegnanti. Nell’attesa si potrebbe intervenire in via amministrativa con un decreto ministeriale che, nell’assegnazione dei posti da mettere a concorso per le nuove abilitazioni al’insegnamento (Tirocinio Formativo Attivo), prevedesse un’aliquota del 20% per l’accesso all’anno di tirocinio riservata agli insegnanti di sesso maschile, cioè una quota “azzurra”.
*Dirigente superiore emerito del MIUR
Mi sembra molto importante che un alto dirigente del Ministero dell’Istruzione abbia preso posizione in favore delle quote azzurre nella scuola. Non condivido in parte l’analisi che lo porterebbe a tale presa di posizione, ma va bene così. Ciò che conta, in questa fase, è l’obiettivo.
Il suo schema in sostanza è:”Le donne sono state da sempre discriminate, ora lo sono gli uomini e quindi è giusto riequilibrare in quei settori dove tale discriminazione è palese”.
Non è il massimo per degli attivisti della QM però dobbiamo considerare che, data la situazione, è già un successo che un alto dirigente pubblico decida di esporsi e di pronunciarsi in tal senso (e probabilmente anche lui ne è consapevole).
Forse qualcosa si muove. Potremmo provare a scrivergli, laddove riuscissimo a contattarlo.
Fabrizio
p.s. solo una considerazione a margine, alla luce degli ultimi battibecchi su questo blog. Se tutti coloro che hanno la ventura di sbarcare su questo sito per una ragione o per l’altra, avessero la maturità e il buon senso di capire che le cose importanti su cui impegnarsi sono queste, e a dare un contributo fattivo in questa direzione, piuttosto che perdere tempo in sciocche quanto inutili competizioni pseudo accademiche “du me belin” (direbbero a Genova…), sarebbe un fatto estremamente positivo per tutti e per la causa…
Se tutti coloro che hanno la ventura di sbarcare su questo sito per una ragione o per l’altra, avessero la maturità e il buon senso di capire che le cose importanti su cui impegnarsi sono queste, e a dare un contributo fattivo in questa direzione, piuttosto che perdere tempo in sciocche quanto inutili competizioni pseudo accademiche “du me belin” (direbbero a Genova…), sarebbe un fatto estremamente positivo per tutti e per la causa…
QUOTO 100%
Aggiungo che quel diregente lo dovremmo davvero contattare, se non altro per segnalarci che esistono movimenti e associazioni che sulle quote azzurre ragionano e puntano. Vedo anch’io che certe sue argomentazioni sono doscutibili, ma teniamo presente che è un dirigente pubblico che opera in un contesto, per usare un eufemismo, non favorevole, e che qualche concessione “compensativa”, fra l’altro necessariamente poco coerente col resto del discorso, probabilmente non poteva non farla.
occorre anche un lavoro di lobbing, cioè provare a “sporcarsi le mani”, se crediamo all’obbiettivo, o almeno alla sua valenza culturale e di presa di coscienza.
armando
“occorre anche un lavoro di lobbing, cioè provare a “sporcarsi le mani”, se crediamo all’obbiettivo, o almeno alla sua valenza culturale e di presa di coscienza.” (armando)
D’accordo al 100%
Vi segnalo questo forum, con alcune reazioni all’articolo di Iesu
http://www.orizzontescuolaforum.net/t26044-quote-azzurre-per-il-tfa
Fra le reazioni all’articolo su Orizzonte scuola sarebbe da raccogliere la sfida di dubitoergosum di fare le quote paritarie per tutti i lavori. Allora vedremmo frotte di donne pronte a fare i muratori, i carpentieri, i pompieri, i sommozzatori, i marinai, gli stradini, gli idraulici, etc. etc., e sarebbe così dimostrato che le donne in quei lavori non ci sono perchè questa è una società sessista e maschilista. Eddai dubitoergosum, vogliamo fare una prova?
segnalo anche la bella discussione sul tema, aperta da Guit su questo forum
http://www.forumpolitico.net/viewtopic.php?f=65&t=10511
Si.
Ho letto ed è veramente una discussione interessante, che mi trova ampiamente d’accordo con Guit.
Ho notato però che nello svolgersi della discussione e del suo ragionamento, Guit, in definitiva parla ed argomenta efficacemente di azioni positive ed altre perifrasi che a me sono sembrate utili solo a non pronunciare la parola “Quote.
E’ una mia impressione?
@Luigi: non lo so, bisognerebbe chiederlo a Guit
-
Io credo che lui parta prima di tutto dal dato culturale. Mi pare stia dicendo: siamo arrivati alle quote rosa imposte per legge dopo che il vuoto femminile in certi settori è rimasto tale dopo decenni di “liberalizzazione”.. (non mi viene un altro termine per definire l’eliminazione di qualsiasi barriera giuridica all’occupazione di determinati posti da parte femminile): perchè invece, a parti invertite, sui “vuoti” maschili non si fa lo stesso ragionamento di cultura della società e se ne imputa l’assenza soltanto agli uomini?
Sulla 27a ora stanno affrontando l’argomento.
Penso che dovremmo dire la nostra.
http://27esimaora.corriere.it/articolo/se-la-maestra-perfetta-e-un-uomo/
Sono d´accordissimo, vai Luigi, fatti sentire, e naturalmente vale per tutti (in particolare per Rino che ha cofirmato il nostro editoriale) o comunque per chiunque ne abbia voglia. Anzi, direi che sarebbe anche il caso di postare in quel blog il nostro articolo in cui lanciamo la proposta delle quote azzurre.
Fabrizio
Si, è giusto aprire questa discussione
sulle quote celesti, per compensare
le tante insistenti richieste sulle
quote rosa. Ad ogni azione ne
corrisponde una uguale e contraria.
O così dovrebbe essere.
Fab.:
>>
Anzi, direi che sarebbe anche il caso di postare in quel blog il nostro articolo in cui lanciamo la proposta delle quote azzurre
>>
Un certo Div.Men. ne ha già fatto un sunto che è stato pubblicato.
…
RDV
Volevo commentare l’articolo su 27ora, ma non riesco a fare il login. Ho provato anche a registrarmi una seconda volta, a cambiare password etc. ma niente da fare. Quando clicco su login il pc si blocca. Qualcuno ne sa qualcosa o può suggerirmi come fare?
armando
Prova a fare il login dalla home page del Corriere. Quando entri nella 27a ora anche se il login in alto a destra segna “accedi”, sei loggato e puoi commentare.
Quanto meno a me funziona. Altrimenti cambia browser.
Io no, Armando, anche perché non sono nemmeno registrato in quell’infame blog.
x armando: io mi sono registrata sul sito del corriere. Senza incontrare difficoltà. Forse Luigi (che è studente che studia, nel senso di ingegnere) può sapere cosa accade a livello tecnologico.
Per quanto riguarda le quote azzurre, io ci ho pensato e sono contraria – per quello che conta. Non si può essere contro quelle rosa e a favore di quelle celesti. Lo trovo incoerente. Sempre di privilegi di genere si tratta. Anche se spero che gli uomini possano permettersi (con quello stipendio!) di tornare a fare i maestri..
Un altro grande insegnante (di liceo, però) è stato Frank McCourt (quello di “Le ceneri di Angela”). Il suo libro “Ehi, prof!” – favoloso – è il racconto dei suoi vent’anni di insegnamento e del rapporto con i suoi studenti di scuole pubbliche americane in quartieri difficili.
Oggi c’è Marco Rossi Doria, come consulente per l’Istruzione del nuovo governo. Fantastico anche lui.
Interessante articolo di Riccardo Chiaberge comparso oggi su “Il Fatto Quotidiano” (“la dignità rosa e il finto stupro della sedicenne”).
Sembra che qualche crepa cominci a formarsi sul muro del “politically correct” pro femmina.
@ Dia
Se vuoi giocare una partita politica su di una data problematica o, quantomeno tentare di farlo, devi operare un confronto, quanto più oggettivo possibile, tra le condizioni date, lo stato dell’arte del problema considerato insomma ed il tuo progetto.
Da questo confronto, al di la dei dettagli tecnici, puoi uscirtene di massima con due linee, due dichiarazioni d’intenti.
La Prima
Un’impostazione totalmente coerente e intransigente con l’impostazione ideale che gli sta dietro. In questo caso. Sono contrario alle quote femminili senza se e senza ma, quindi coerentemente, sono contrario anche alle
quote maschili. Senza ombra di dubbio questa tesi è quella che “di cuore” mi sentirei di abbracciare. Perché è logica e consequenziale al mio modo di vedere e mi mette al riparo da critiche di incoerenza.La Seconda
Un’impostazione che, non trascurando il tuo bagaglio ideale sul problema, si prefigga di incidere realisticamente sulla situazione, contribuendo a smascherare le contraddizioni dell’interlocutore. Questa opzione è quella che “di cervello” mi sento di portare avanti.
Avendo sempre ben presente il mio obiettivo, un rientro di massa nel ruolo educativo per gli uomini, non posso giocare una partita in cui al mio interlocutore-avversario concedo mosse a me precluse.
Parliamo di tattica e non di strategia. Con questo mi sento di rispondere ad alcune critiche sorte in ambiente MoMas. Che vede la nostra posizione su questo problema speculare a quella femminista.
Nello specifico poi la non equiparabilità messa in evidenza da Rino e sulla quale sono totalmente d’accordo, non mi sembra sia un dettaglio trascurabile. Tutt’altro.
Fatemi capire: ma una maestra guadagna meno di un operaio? A quanto ammonta il suo stipendio mensile?
cara Dia, anch’o sono contrario alle quote in linea di principio, perchè non tengono conto del merito. Ma:
1) Esiste una qualsiasi possibilità di eliminare le quote rosa laddove esistono? No, e allora è giusto che ci siano anche le quote azzurre-
2)nello specifico delle quote azzurre nelle scuole, c’è poi un argomento decisivo. Quì infatti non è tanto il merito che è determinante (insegnanti bravi e meno bravi si trovano in entrambi i sessi), ma l’importanza di avere insegnanti di entrambi i sessi per lo sviluppo psichico equilibrato degli allievi, maschi e femmine. Ciascuno tenderà ad identificarsi, ad assumere come figura di riferimento, l’insegnante del proprio sesso e considererà quello dell’altro sesso come interlocutore di confronto. Per questo il merito c’entra relativamente poco, salvo individui del tutto inadatti. D’altra parte, fosse solo questione di bravura tecnica un PC sarebbe migliore di una persona. ma insegnare non è questo. E’ altro ciò che conta, ed è per questo che le quote azzurre sono da perseguire anche in quanto tali, indipendentemente dalle quote rosa. Non c’è incoerenza, pensaci bene.
armando
Totalmente d’accordo sia con Armando che con Luigi. In particolare quando quest’ultimo scrive:” Nello specifico poi la non equiparabilità messa in evidenza da Rino e sulla quale sono totalmente d’accordo, non mi sembra sia un dettaglio trascurabile. Tutt’altro.” (Luigi)
Oltre a tutte le considerazioni fatte (sia di ordine tattico-politico che di merito) che condivido completamente, non dobbiamo assolutamente trascurare questo aspetto: le quote rosa sono quote di “potere” e non hanno nessun altra motivazione se non questa. Non a caso vengono richieste per le assemblee elettive e per i CdA. Le quote celesti che noi proponiamo per la scuola hanno una genesi e un obiettivo completamente diversi.
A volte è necessario scendere sullo stesso terreno dell’avversario per averne ragione; non sempre, sia chiaro, ma questo è uno di quei casi.
Fabrizio
luigi, armando, fabrizio
le vostre mi sembrano razionalizzazioni di un’incogruenza. Tutto si può argomentare, e anche in modo efficace, ma una buona argomentazione non corregge la stortura.
In particolare, l’argomento del maestro come necessario allo sviluppo psicofisico – e quindi da imporre – non mi convince né per il “necessario” né per l’”imporre”. Ci tappiamo il naso e commettiamo un’ingiustizia, ma per il bene dei giovani… Mah. Non si fa così, il bene.
L’argomento “scendere sul terreno dell’avversario” – terreno che fino a quel momento si è attivamente combattuto – mi convince ancora meno: si fa rientrare della finestra una cosa che era stata spinta a calci fuori dalla porta, adducendo motivazioni strumentali di tipo “pragmatico”.
Ma il sistema delle quote non è affatto pragmatico, non ottiene i risultati che si prefigge (favorisce solo corruzione, clientelismo e nepotismo, deresponsabilizza l’oggetto dell’aiuto), e in questo caso oltretutto vi esporrebbe a facilissime critiche indebolendo la vostra battaglia. Perfino l’Affirmative Action e le quote dei neri in America si sono rivelate fallimentari e sono contestate da molti attivisti e e economisti afro-americani (per esempio il grande Bill Cosby, da sempre impegnato nel sociale). Quindi è un sistema sbagliato in linea di principio e fallimentare in pratica.
Invece, le quote celesti mi piacciono come pseudo-strategia paradossale: cioè una provocazione che fa emergere le contraddizioni dell’ “avversario” (cito da Fabrizio). Se il senso della Seconda opzione di Luigi era questo, sono totalmente a favore. Molte delle argomentazioni proposte qui sopra per sostenere le quote celesti sono le stesse (mutatis mutandis) usate dalle femministe e dalla corporazione delle donne. Usandole anche voi in modo provocatorio e paradossale, le rispedireste al mittente, smascherate, sbugiardate.
“Invece, le quote celesti mi piacciono come pseudo-strategia paradossale: cioè una provocazione che fa emergere le contraddizioni dell’ “avversario” (cito da Fabrizio). Se il senso della Seconda opzione di Luigi era questo, sono totalmente a favore. Molte delle argomentazioni proposte qui sopra per sostenere le quote celesti sono le stesse (mutatis mutandis) usate dalle femministe e dalla corporazione delle donne. Usandole anche voi in modo provocatorio e paradossale, le rispedireste al mittente, smascherate, sbugiardate”. (Dia)
Ti sei data la risposta da sola, Dia. E’ evidente che nella proposta delle quote azzurre per la scuola è contenuto un paradosso, o se preferisci un espediente tattico-politico, voluto e cercato.
E’ proprio in questo modo che la QM può (forse) diventare quello che innanzi tutto è, dal mio punto di vista, cioè una questione politica (è anche tante altre cose fondamentali, ovviamente). Questa scelta , tattica ma in prospettiva anche strategica (sia pur, si spera, sul medio periodo), potrebbe rivelarsi una sorta di grimaldello. Potrebbe cioè far emergere con maggior chiarezza agli occhi delle persone l’assurdità e la intrinseca contraddittorietà della stessa logica delle quote. Però per ottenere questo risultato, anche se può apparire paradossale, è necessario agire all’interno di quella stessa logica. Se vuoi, è una sorta di metodo omeopatico…:-)
Fabrizio
Molte delle argomentazioni proposte qui sopra per sostenere le quote celesti sono le stesse (mutatis mutandis) usate dalle femministe e dalla corporazione delle donne. Usandole anche voi in modo provocatorio e paradossale, le rispedireste al mittente, smascherate, sbugiardate. (dia)
E se anche, riuscendo a imporle in agenda (cosa tutt’altro che semplice), il risultato fosse solamente questo, ti sembra una cosa da poco?
Non sarebbe un risultato positivo per chi si occupa di QM?
Si, omeopatico. Preferirei che l’ assurdità di tale
logica fosse evidente da sola; ma poichè così non
è purtroppo, forse certe provocazioni sono giuste.
Certo, oggi ci sono problemi così immensi, così
tragici, che di tutto dovremmo parlare tranne che
delle quote; ma visto che lo stesso ministro
Fornero continua ad invocarle per coprire
le tragedie che sta provocando, forse è giusto
fare anche questa provocazione.
Capisco cosa vuoi dire Fabrizio, ma io non sono affatto favorevole alle quote azzurre.
Sostanzialmente la penso come dia e Sandokan1317.
sì, Luigi e altri, ma un conto è una provocazione, e un conto è chiedere effettivamente l’introduzione di quote azzurre. E non è una distinzione da poco.
Io dico: usate il paradosso, ma non fatene un obiettivo politico, in pratica.
sì, Luigi e altri, ma un conto è una provocazione, e un conto è chiedere effettivamente l’introduzione di quote azzurre. E non è una distinzione da poco.
Io dico: usate il paradosso, ma non fatene un obiettivo politico, in pratica. (dia)
Il paradosso non è l’obiettivo. E’ lo strumento che forse, nelle condizioni date, può aiutarmi a raggiungerlo. L’obiettivo.
anch’io sono contrario alle quote di qualsiasi colore siano …però se serve ad far aprire gli occhi sulla assurdità delle quote ,allora avrebbe senso ,questa “provocazione”
Ha senso anche se nelle scuole ci sono pochi uomini, io ricordo che già negli anni 80 nel liceo artistico che frequentavo c’era più presenza femminile. Certo che i tempi di Michelangelo e pure quelli di Picasso sono passati e non è la scuola a creare geni.
A mio avviso, stiamo discutendo di lana caprina.
Le quote rosa, sono INCOSTITUZIONALI e vanno abolite! non da domani, da STASERA!
le motivazioni di tale affermazione:
COSTITUZIONE ITALIANA
http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.html
Nello specifico (notare il MAIUSCOLO):
Art. 3
TUTTI I CITTADINI hanno PARI DIGNITA’ sociale e sono EGUALI davanti alla legge, senza distinzione di SESSO, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di CONDIZIONI personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
(Ergo, la Repubblica stasera DEVE eliminare le quote rosa!)
Art. 4
La Repubblica riconosce a TUTTI I CITTADINI il DIRITTO al LAVORO e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
(Ergo, la Repubblica stasera DEVE eliminare le quote rosa!)
OGNI CITTADINO ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Quindi lo ripeto, stiamo subendo un ILLECITO ed INCOSTITUZIONALE PRIVILEGIO riservato alle donne! pertanto le quote vanno ABOLITE! e che ognuno possa accedere..”secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Non ho letto estesamente, oltre il post, però mi sembra un discorso interessante in cui ci potremmo inserire con una nostra proposta.
http://27esimaora.corriere.it/articolo/ecco-dove-investire-scuola-scuola-scuola/
Mah, ho letto il post e mi sembra riproporre vecchie ricette. L’ottica è quella, sostanzialmente, di creare nuovi posti di lavoro, non di elevare la qualità della scuola e dell’insegnamento. Fra l’altro, nuovi posti di lavoro nel settore pubblico in un momento in cui il problema è proprio di ridurre il debito. Ricetta keinesiana non credo oggi sostenibile. Ma a parte questo la domanda che deve essere posta sulla scuola è: a cosa deve servire la scuola?
Insegnare e formare bene, quindi l’ottica è quella dell’utente allievo, oppure servire a trovar lavoro agli adulti e/o aiutare le famiglie in difficoltà cogli orari?
Io credo che se l’ottica è quest’ultima la qualità della scuola continuerà a peggiorare. Quei problemi esistono, beninteso, ma non si risolvono scaricandoli in modo improprio sulla scuola che così diventerebbe altro da quello che dovrebbe e che, ormai da tempo, non è più.
armando
@Armando
Sono sostanzialmente d’accordo con te. E ti dirò di più. Tutte le ricette provenienti da quell’ambito hanno la tara di creare posti di lavoro difficilmente sostenibili nelle condizioni date. Prendiamo il grido di battaglia di portare l’occupazione (retribuita) femminile ai livelli di quella maschile. Condivisibilissimo come principio ma sbagliatissimo per come vogliono, ed ahi noi come penso riusciranno a portarlo avanti. Ha un senso se a monte si individua un modello di sviluppo, tralascio quale per non allungare il brodo, che garantisca la nascita di nuovi, effettivi e reali posti di lavoro che producano reddito e non gravino sul sulle finanze pubbliche. E’ totalmente insensato se il riequilibrio avviene nel quadro attuale, a somma zero, con una diminuzione dell’occupazione maschile a scapito di quella femminile. Per di più con misure palesemente discriminatorie e incostituzionali nei confronti degli uomini.
Tornando alla scuola. deve insegnare e formare bene, non c’è nessun dubbio. E non altro. La proposta è palesemente un libro dei sogni e tale secondo me rimarrà.
Ma proprio per questo interverrei pubblicamente e politicamente mettendogli il sassolino della presenza maschile nel quadro da loro delineato.
“Salvate gli ultimi prof.”
Riaffiora la questione.
Le solite “analisi”,ripetuta occasione di canzonature, riproposizione della vulgata femminista con sfide beffarde, etc.
http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/446610/
La mia tesi è nota: gli UU sono stati cacciati dall’educazione,è la “cortina di pizzo”. Non è esistito alcun comitato con tale magnifico obiettivo. Come le lumache rosse hanno cacciato dai prati di tutta questa vallata le autoctone lumache nere, senza che vi fosse alcun comitato a monte.
Gli stipendi non hanno rilevanza. E’ pieno di maschi in ogni settore che guadagno meno dei 1600 di media degli insegnanti.
So di essere il solo a sostenere questa tesi.
Continuo a sostenerla.
Risorge ovviamente l’eterno dilemma: stranieri hanno invaso un paese. E’ colpa dei vincitori forti o dei vinti perché deboli? Ma le colpe in politica non c’entrano.
Il rimedio è la sola cosa che conta: diventare forti e cacciare lo straniero.
RDV
A proposito di scuola, guardate a cosa può arrivare il delirio politicamente corretto:
http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml
Ma è possibile che nessuno possa mandarli a fare in culo?
Dico la mia: amici miei a massa di denaro circolante pari a dodici volte il PIL dell’intero pianeta Terra, il principio di realtà non può che essere il nemico principale di ogni elite che sia al potere: la verità rende liberi. E ogni sciocchezza è tessera necessaria alla costruzione del grande mosaico della falsa coscienza.
Sandro: si tratta di vero delirio totalitario, l’opposto di ogni concezione di libertà e democrazia. Pericolosissimo. Anche il nazismo al suo sorgere appariva come un delirio. poi certi argomenti fanno presa, anche perchè sposati dal potere. Faccio un esempio, piccolo ma significativo e più importante di quel che pare. Qualche anno orsono, la Svezia modificò lo stemma di un reparto militare di teste di cuoio. Nello stemma era effigiato un leone, con tanto di attributi. Accusa: sessismo e discriminazione. Roba da ridere, anzi da piangere o meglio da incazzarsi di brutto. Nulla da fare, quel leone fu semplicemente castrato per volere femminista e con l’assenso del coraggioso governo svedese. Questo è quanto. Idiozia al potere, ma non si tratta di idiozia come può sembrare sul momento, bensì di un preciso disegno di omologazione fra uomini e donne.
Ed è ovvio che essendo gli uomini i facitori della storia, omologazione significa eliminazione di ogni segno di maschilità, dappertutto sempre e comunque. Questo è il politically correct.
armando
Che il femminismo è ideologia che sta strutturando un totalitarismo illiberale e autoritario, e che ha immesso e immette nelle relazioni personali e sociali e nelle legislazioni e nei comportamenti degli Stati un incremento eccezionale dei livelli di violenza e di arbitrio se ne stanno accorgendo anche alcune donne come Valeria Ottonelli, che lancia un grido d’allarme e ne scrive nel suo libro: “La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista”.
http://www.ilgiornale.it/cultura/in_nome_liberta_fermate_femministe_parola_femminista/16-03-2012/articolo-id=577643-page=0-comments=1
L’articolo di Sallusti è condivisibile solo parzialmente, per quanto mi riguarda, perché se da una parte è sacrosanta la critica al totalitarismo ideologico del femminismo, dall’altra l’autore (che di certo non può essere definito come il top dell’indipendenza e dell’equidistanza politica…) tende a “salvare” quel “femminile” che è invece del tutto interno alle logiche consumistiche e mercantili dominanti, né più e né meno del suo datore di lavoro (che rappresenta l’esatto rovescio della medaglia di quel femminile).
Non si sfugge, purtroppo, e se non è zuppa è pan bagnato…
Ricordo che abbiamo pubblicato ormai da molto tempo un articolo dal titolo “Una nuova stagione del femminismo” (nello spazio degli “articoli”) in cui riprendiamo un dialogo fra Ida Dominijanni e Luisa Muraro, indiscusse guru del femminismo nostrano (quello della differenza), che arrivano ad individuare nelle “olgettine”, nelle “escort”, nelle Patrizie D’Addario, nella Veroniche Lario (e in generale in questo campionario di “femminile postmoderno” più o meno diffuso), delle nuove eroine (non proprio in questi termini, ma insomma…) di un nuovo protagonismo femminile…
Cane non mangia cane, come si suol dire, e anche le “olgettine” di berlusconiana memoria, in realtà punta di diamante di una mercificazione di massa che va ben oltre la scelta di prostituirsi “ufficialmente”, diventano funzionali all’ideologia post femminista (che è ormai politicamente trasversale, come sappiamo).
“Loro non sono cattive – spiegano le femministe – è il sistema maschilista che le rende tali”. Dall’altra parte la risposta del tutto speculare (in questo caso di Sallusti, ma anche dell’altro strillone di Berlusconi, che è Sgarbi) è la difesa di quelle stesse donne nel nome della laicità, della libertà e del diritto che ciascuno ha di fare ciò che meglio crede della propria vita, quindi anche prostituirsi consapevolmente. La qual cosa, sia chiaro, non rappresenta di certo una ragione per essere additate al pubblico ludibrio o per essere cacciate dalla “città”. Da questo però a farne simbolo e bandiera (in modo strumentale) del liberalismo, francamente ce ne corre…
Ciò detto, come ripeto, mi sembra che queste due posizioni siano entrambe speculari e funzionali ai rispettivi disegni politici (che alla fin fine, come ormai sappiamo, finiscono per convergere…).
Fabrizio
Dietro la celebrazione o la condanna di questi nuovi movimenti femministi c’è sicuramente un calcolo politico, come giustamente evidenzia Fabrizio. Ciò non toglie, ed è questo il paradossale, che la vera posizione di sinistra, ossia antimoralista e libertaria, sia espressa più dal giornalista in questione che dal Vendola di turno, ossia da un rappresentante di spicco di quell’area politica che si definisce di sinistra. Ecco perchè queste ipocrite moraliste di comodo, a senso unico, sono assolutamente estranee alla migliore tradizione politica di sinistra, anche se, purtruppo, in un’epoca in cui il progressismo si è identificato in toto con il politicamente corretto femminista, ne diventano quasi le paladine. Le assurdità dei nostri tempi.
Sono d’accordo con Fabrizio. Quell’articolo, condivisibile nella parte critica del femminismo moralista alla Conchita, omette completamente di analizzare l’altro aspetto.
Le donne che usano il proprio corpo lo fanno per ottenere potere e vantaggi. Necessariamente allora i loro interlocutori non possono essere i maschi “normali”, ma quelli che potere e vantaggi possono assicurare.
Libere di farlo, ovvio, ma se è semplicemente ridicolo additarle a vittime del maschilismo, anche glorificarle in nome dell’emancipazione femminile nasconde l’altra faccia della medaglia ed è altrettanto fuorviante. A meno che non si pensi che la guerra fra i sessi vada combattuta con ogni arma possibile! E quella della seduzione, dello smutandamento mediatico e “stradale” che mira a tenere i maschi sulla corda, eccitarli per poi negarsi, è un potere enorme, molto più grande di quel che si pensa comunemente. Tutto il sistema della comunicazione si muove fra questi due poli. Da un lato la criminalizzazione del maschile oppressore e “animale”, dall’altro lo stimolo continuo di quella “animalità” che poi si depreca. E se ci mettiamo anche il fatto che tutti i media partono costantemente dal concetto che la donna è sempre in un modo o nell’altro vittima, lo schema appare in tutta la sua potenza culturale.
Ma a questo punto il chiamato in causa è anche il maschio, ed anche quello “normale”, che costituisce la stragrande maggioranza (l’altro lasciamolo perdere). Se arrivassimo alla conclusione che non può far nulla, che i suoi ormoni lo spingono ineluttabilmente a subire quel potere magnetico della seduttività, avremmo già perduto non una battaglia ma la guerra. Non credo sia così perchè ho fiducia negli uomini e nella loro capacità, alla fine, di distinguere, di rendersi conto, di vedere la realtà che li circonda senza per questo reprimersi o considerare il femminile come il diavolo. Un maschio consapevole può riuscire a non entrare nelle due trappole che gli si aprono davanti. Però occorre anche dire che siamo in una fase difficile e che il lavoro di contrasto sarà lungo e difficile.
armando
io sono di diverso avviso.. la politica esiste in tali contesti, ma non dimentichiamoci che i politici sono semplici marionette al soldo dei veri potenti, le banche.. e le lobby mondiali che vogliono instaurare il loro dominio distruggendo i valori delle nazioni, cambiando usi e costumi e soggiogando le genti per renderli schiavi.. mai arma piu’ proficua per tali obiettivi fu piu’ letale dei media per imporre tali scopi.
Lo dico in quanto non è una situazione esclusivamente italica, ma ben nota anche in altri stati come la Spagna ad esempio.
E lei si bea dei suoi privilegi, dannando l’uomo e la società ad un bieco destino di schiavitù e mercificazione di corpi e sentimenti.. ma non senza lamentarsene.. ovviamente..
Tali metodiche ricordano un signore coi baffetti, con una svastica sul braccio..