| Ormai non si contano più i suicidi dietro le sbarre. Una vera e propria carneficina di Stato. Il carcere è sessista(prevalentemente rivolto contro i maschi e per i cosiddetti reati sessuali e “stalking”), classista(prevalentemente rivolto contro gli appartenenti alle classi sociali più deboli, e tossicodipendenti) e razzista(prevalentemente rivolto contro gli immigrati extracomunitari).
Il carcere è la forma più eclatante e cruda di vendetta di questa società ipocrita e “perbenista”, nonchè la massima espressione della Repressione di Stato. Il carcere, semplicemente, va abolito,al massimo va riservato solo ed esclusivamente agli autori di omicidio (e comunque in altri tipi di carcere, non quelli disumani che abbiamo). Per gli altri reati, pene alternative al carcere. E’ assurdo che negli anni 2000, per punire i reati(e quelli inventati tali) vi sia ancora questo barbaro ed efferato strumento di distruzione quale è il carcere. Questa società “Tette&Culi” non tollera la comprensione sociale e umana, ma vuole solo vendetta di Stato. E così mentre da un lato ci si lamenta della tragica situazione all’ interno della carceri(quale il sovraffollamento) dall’ altro lato ci si oppone ad indulti, amnistie e a depenalizzazioni, e si invocano “l’ inasprimento delle pene” per alcuni reati(in particolar modo,la cosiddetta violenza sessuale), l’inserimento nel codice penale di pseudoreati(quali il cosiddetto “Stalking” per punire gli ex mariti o fidanzati distrutti dal dolore dell’abbandono che “osano” telefonare le loro ex) e provvedimenti restrittivi nelle garanzie processuali e carcerarie, quali il “decreto anti stupri” formulato nel marzo 2009 dal governo Berlusconi e Lega(e con i voti favorevoli di una parte della sedicente opposizione di “sinistra” e l’appoggio dei sedicenti “Giuristi Democratici”), più oltre ai tanti provvedimenti contro i più sfigati ed emarginati. Tale decreto “anti stupri” rappresenta un precedente nella legislazione penale Europea, e può definirsi un vero e proprio “Patrioct Act” dei reati sessuali,perchè per la prima volta viene inserito il concetto “di obbligo di carcere preventivo” in attesa del processo e di divieto di misure alternative al carcere in casi particolari(quali ad es. motivi di salute). Per nessun reato, nemmeno per l’omicidio e la strage, sono previsti questi obblighi e restrizioni(cioè il giudice valuta caso per caso le misure restrittive). Invece, in forza di queste leggi e normative che da oltre quindici anni si stanno susseguendo sull’ onda delle terroristiche campagne mediatiche e femministe sulla violenza sessuale(etichettata dalle femministe e simili come “omicidio dell’anima”, offendendo quindi le vittime di omicidio e loro cari), tali anticostituzionali obblighi e divieti sono previsti solamente per il reato di violenza sessuale(1), al punto che sia il Csm(consiglio superiore della magistratura) che una recente sentenza della Corte Costituzionale hanno sollevato seri dubbi sulla costituzionalità di queste normative e leggi sulla violenza sessuale, in particolare, il “decreto anti stupri” del marzo 2009. Capirete bene, quindi, che sulla base di queste leggi e normative anticostituzionali e liberticide e del clima di linciaggio mediatico e popolare nei confronti degli accusati e/ condannati di reati sessuali, come possa essere tragica la situazione di questi ultimi.Nei loro confronti non vi è nessuna forma di pietà, di comprensione umana e sociale. Etichettati come “mostri”, “porci” e “orchi” dai media e dal popolobue sanguinario e stolto, questi infelici poveri cristi in carcere vedono un vero e proprio inferno: pene elevatissime e sproporzionate(come, e a volte, più dell’ omicidio), senza nessuna benchè minima possibilità di sconti per buona condotta o di arresti domicilari in casi particolari(come detto prima, per questa fattispecie di reato è stata abolita la Legge Gozzini), pestaggi, isolamenti, linciaggi da parte sia delle guardie che degli altri detenuti(condannati per reati non sessuali). Per loro, insomma, è prevista una vera e propria morte sociale e giuridica, e a volte, umana. Usati e trattati come capri espiatori dall’ ipocrisia sanguinaria di questa esibizionista società Tette e Culi. Va superata l’idea del carcere, la punizione non può e non deve consistere nella reclusione del reo(o presunto tale) in una cella per anni e anni, ma bisogna investire sulle pene alternative alla detenzione. Bisogna liberarsi della “filosofia” del carcere come unico strumento di opposizione e di punizione per i reati. Il carcere è Repressione. Noi, invece, dobbiamo essere per la Libertà, per i diritti umani, e per la comprensione sociale e umana. Una società senza discriminazioni sociali, sessuali, razziali, senza carceri, senza pene di morte, senza torture, senza guerre.E’ difficile, ma non è utopistico. Bisogna liberarsi dsl giustizialismo(uso questo termine non nel senso berlusconiano della sua accezione, ci siamo capiti) e respingere ogni forma di culto di “legge e ordine”. Note |

28 Commenti
La legge c.d. “contro la violenza sessuale” approvata dall’attuale governo (peraltro con il voto di parte dell’opposizione) fece tabula rasa di ogni sostanza e parvenza di civiltà giuridica. Essa si è spinta là dove le precedenti leggi approvate dal centrosinistra (es. quella del 1996 scritta di pugno dalle ministre al governo) non osavano.
In una micidiale fusione di slancio profeminist (“Te lo insegno io come si proteggono le femmine!”, di forcaiolismo nazional-popolare e di spinte repressive esplicite nello spirito della Destra reazionaria (che esiste) si giunse a decretare che l’accusato (da una donna) deve andare subito in prigione, prima e a prescindere dal processo. La galera ai maschi su semplice istanza. Intanto dentro, poi si vedrà.
Nessuno osò denunciare questo delitto storico contro il vivere civile, contro i fondamenti della convivenza e della sicurezza del cittadino, contro i giurati giuramenti di tutti i liberali e i garantisti l’Italia. Muti come pietre.
Giorni fa la Cassazione ha bocciato in parte – in minima parte – quella legge, ricordando che il carcere preventivo non può essere obbligatorio, ma eventuale, in dipendenza da certi fatti e condizioni. Quel che vale per ogni altro reato.
Tanto è bastato perché i quotidiani titolassero: “Sentenza shock: niente carcere per violenza sessuale!”
Nulla però la Cassazione ha detto dell’abolizione della Legge Gozzini, dell’esclusione di ogni alternativa di pena, etc.
In barba a C. Beccaria e alla storia dell’umanesimo italiano, il colpevole e l’innocente staranno quindi per anni in quei luoghi ben descritti da Icarus, dove il soggiorno è tanto piacevole che se ne suicidano 60/70 ogni anno, mentre altri 600 tentano di fare altrettanto.
RDV
Trovo che questo scritto di Icarus sia assolutamente puntuale, oltre che condivisibile, anche perché va a toccare diversi punti assai delicati e scottanti.
Intanto il carattere profondamente iniquo e di classe dell’istituzione carceraria. E’ ora di dirlo forte e chiaro: in galera ci finiscono i poveracci, gli emarginati, i sottoproletari, i tossicodipendenti, gli immigrati, i disadattati di ogni specie. Il 95% della popolazione carceraria è composto da questa gente che entra e esce di galera. Sono fatti, che fanno statistica, regola sistematica, non chiacchiere ideologiche.
Naturalmente l’idea di eliminare il carcere qui ed ora, allo stato delle cose, è utopistica. Non c’è però altrettanto dubbio sul fatto che l’istituzione dovrebbe essere completamente ripensata sia nelle modalità che nelle finalità. Il fatto che esistano sistemi penitenziari molto più duri e repressivi di quello italiano (Brasile, Russia, USA, Messico, Cina, solo per citare grandi paesi ,ma la situazione è anche peggiore in tanti altri stati di tutti i continenti), non significa assolutamente nulla. Anzi, proprio in quei paesi, dove in molti casi vige la pena di morte, il regime carcerario è durissimo se non terribile e disumano e la polizia prima spara e poi intima l’alt, la criminalità spicciola è in costante aumento e quella organizzata fa il bello e il cattivo tempo (spesso in combutta con i governi e il potere politico).
Ciò significa che chi pensa di poter affrontare e risolvere il problema anche in casa nostra con un inasprimento delle pene e una ulteriore stretta repressiva, è completamente fuori strada nonché preda di dei soliti deliri giustizialisti e forcaioli che hanno come solo obiettivo quello di rassicurare l’opinione pubblica benpensante e assicurarsi un po’ di voti.
L’altro punto fondamentale è la denuncia di una aberrazione giuridica, quella che, in seguito all’approvazione del decreto antistupri da parte del governo Berlusconi (appoggiato su questo punto dal giustizialismo parziale della sinistra), sospende ogni garanzia per coloro che sono accusati di reati sessuali (cosa che non avviene per qualsiasi altro reato). Una norma liberticida e palesemente anticostituzionale al punto che, come spiega Icarus, anche il CSM e la Corte Costituzionale (con una sentenza)hanno espresso serie perplessità nel merito. Insomma, per farla breve, un uomo accusato per omicidio, strage o associazione mafiosa può anche essere posto agli arresti domiciliari in attesa del processo, a discrezione del giudice, ma non un altro accusato di reati a sfondo sessuale. Ciò si traduce nel fatto che qualora, cosa che spesso accade, l’accusato venga in sede processuale assolto per non aver commesso il fatto, questo si è cibato comunque la sua bella galera da innocente. E sappiamo bene che queste sciagure purtroppo accadono spessissimo, perché come sbagliamo anche noi nella vita di tutti i giorni, anche la giustizia può sbagliare. E purtroppo è accaduto e accade con molta frequenza. E’ per questo che sono state previste tutta una serie di garanzie costituzionali, che in questo frangente sono state mandate a farsi benedire.
Naturalmente, non c’è neanche bisogno di sottolinearlo, la violenza sessuale è una delle forme di violenza più ripugnante, ma questo non cambia nulla rispetto alla gravità di quanto sopra. Non solo, per quanto grave sia la violenza sessuale non può certo essere equiparata all’omicidio, alla strage, all’infanticidio, ai reati di mafia.
Questa situazione è il risultato di una campagna “securitaria” e liberticida, che punta a blindare la vita pubblica e a diffondere un clima di paura e insicurezza.
Demagogia, naturalmente, ma anche la demagogia può portare a delle degenerazioni molto gravi. Questo è uno di quei casi.
Fabrizio
Il decreto cosiddetto “antistupri”, in realtà si chiama “Decreto Maroni”, dal nome del tristemente noto Leghista al governo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Decreto_Maroni
E fatto proprio dal governo e dalla maggioranza di centro-destra di fascisti, P2isti, leghisti, e corrotti vari.
http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=42019
Ora che la Corte Costituzionale(cioè la stessa che ha bocciato il Lodo Alfano) ha,in parte, bocciato tale decreto, le squadriste di “Femmismo a Sud” stanno protestando indignate. Cioè loro che si proclamano di “sinistra”, che stanno a parlare dalla mattina alla sera contro Berlusconi e la Lega, ora difendono un decreto legge formulato proprio da quel settore politico cui loro tanto criticano e attaccano. Ecco, sono uscite allo scoperto. Nonostante si proclamino di “sinistra”, “antisistema”(sì, come no..leccando le manette) e “antiberlusconiane”, alttro non sono che delle cripto-leghiste.
Vorrei dire un’ altra cosa su questo decreto. Tale decreto prevede il “patrocinio gratuito” per le donne che denunciano una violenza sessuale. Ciò significa che le denunce di violenza sessuale vengono, APRIORI, considerate veritiere già in partenza, cioè ben prima della eventuale sentenza di condanna, e quindi ciò presuppone la colpevolezza, APRIORI, dell’ imputato. Ecco perchè è previsto l’OBBLIGO del carcere preventivo in attesa di processo(e la soppressione della Legge Gozzini in caso di condanna, proprio perchè tale reato è coniderato superiore agli altri, cioè un “omicidio dell’anima”).Ciò è un vero e proprio scempio del diritto giuridico il quale prevede la presunzione di innocenza dell’ imputato sino all’ eventuale sentenza definitiva di condanna(art 27 della Costituzione). Ed è quello che viene chiamato “Inversione dell’ onere della prova”. Cioè, in tutti i sistemi giuridici, e per tutti i reati, la presunzione dell’ innocenza fino alla condanna definitiva presuppone che è l’ Accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell’ accusato, e NON viceversa. Invece, in forza di questi decreti, per la violenza sessuale, e solo per essa, avviene il contrario: cioè è l’ imputato a dover dimostrare la falsità dell’ accusa. Siamo al delirio.
Questo è il delirio: l’accusato deve dimostrare di essere innocente.
Ma siamo andati oltre, perché qui l’accusato non può dimostrare di essere innocente. Se vieni accusato di omicidio, rapina etc. puoi forse dimostrare che eri altrove, o che tu cmq non hai compiuto il crimine il quale ha come base fatti, avvenimenti oggettivi (= materiali, visibili). Ma nella denucia per violenza sessuale non sono i fatti in questione, ma il vissuto femminile.
Come puoi dimostrarti innocente se il reato non dipende dal tuo comportamento ma dall’esperienza interiore della donna?
Fabrizio Riva (di cui vi parlerò su sua autorizzazione) sta in prigione (ne ha ancora per un anno – ex lege pre Maroni) accusato dalla ex di averla violata centinaia di volte negli anni precedenti: aveva fatto sesso senza volerlo e senza dare alcun segno della sua contrarietà.
Sembrava passione, era violenza. Chi poteva saperlo? E come dimostrare ora che lei in realtà voleva quel che ora dice di non aver voluto?
Se è aberrante doversi dimostrare innocenti pur quando ciò è potenzialmente possibile, che dire di quando è intrinsecamente impossibile farlo?
RDV
Concordo con tutto ciò che ha scritto icarus. Questo sito mi piace sempre di più…
La rappresentazione del sesso maschile come sesso criminale e oppressivo (ovvero l’uso della cronaca nera trasformata in strumento politico strategico, e l’utilizzo della elaborazione teorica misandrica del femminismo reale), vede la casta cooptare parte delle masse femminili e riorganizzarsi in un nuovo blocco sociale su cui fondare la legittimità di un apparato repressivo che all’interno della società porta “democraticamente” i limiti del controllo e della repressione sociale oltre ogni limite storicamente conosciuto, all’esterno supporta ideologicamente le guerre per il controllo delle risorse naturali strategiche.
Volendo utilizzare canoni interpretativi marxisti tradizionali si potrebbe concludere che la repressione di genere (maschile) è la forma ideologica e giuridica che oggi assume la repressione di classe.
Certo abbiamo la lega al governo nata per volere della moglie di Bossi (lo ha detto lui) e le signore padane razziste: ce l’hanno duro i leghisti.
“Volendo utilizzare canoni interpretativi marxisti tradizionali si potrebbe concludere che la repressione di genere (maschile) è la forma ideologica e giuridica che oggi assume la repressione di classe”. (Ckkb)
Caro Ckkb, questo tuo ultimo post è un vero e proprio (e deliberato) assist da parte tua. Come si suol dire, non fa una piega…Sottoscrivo al 100%.
Fabrizio
E’ il caso di dire “Destra e Sinistra unite nella lotta”. Al maschio.
armando
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/08/09/visualizza_new.html_1879774870.html
Dal “Il mezzogiorno”
“Era stato denunciato per stalking ben due volte, Bernardino Budroni, 40 anni, morto nella notte tra sabato 30 e domenica 31 luglio 2011 a Roma, dopo aver tentato di entrare a casa della ex fidanzata con inaudita violenza e dopo essere stato inseguito lungamente dalla volante della polizia, che ha messo fine alla sua disperata fuga sul Grande Raccordo Anulare con due colpi di pistola, di cui uno è andato a segno”
Questa in sé la notizia che il Tg 2 di domenica 31 luglio propone nei sottotitoli come: “minacce alla fidanzata, ucciso dalla polizia”. Mentre il Tg 5 delle 20.00 lo propone con lo sfondo sia della lezioncina dell’avvocatessa Bongiorno, specializzatasi nell’ evocare scenari di guerra tra i generi ad ogni episodio di cronaca nera, sia della colossale menzogna secondo cui “di donne ne uccide più la violenza dei maschi che ogni altra causa”. E perché non appelli ai padri dal Tg 5 delle 20.00 affincè non mandino i figli agli asili dove ogni settimana si ha notizia che bambini vengono sequestrati, pestati e molestati dalle donne/maestre? E perché non appelli ai giovani maschi che si tutelino che la gentile promessa sposa non abbia poi intenzione di rovinarli a rigor di legge italiana ? Ecc., ecc.
Come si vede la “didattica Bongiorno”, intervenire sui media nell’ora del massimo ascolto e creare grave allarme sociale su episodi di cronaca marginali, può avere innumerevoli altre applicazioni. Perché non lo si adotta sempre e comunque? Perché le persone responsabili sanno che altrimenti il tasso di isteria e di violenza si alza oltre il livello di guardia. E, per esempio, può succedere che ci siano dei giovinotti con mitra e pistola e divisa che a forza di sentire certe lezioni si sentono magari legittimati a fare i pistoleri pro ideologia loro e altrui, convinti invece di farlo in nome del Popolo Italiano. E inseguono per km e sparano all’impazzata contro un uomo colpevole di una scenata di violenza contro le cose: Bernardino Budroni si è accanito contro vetri e porte dell’ascensore della casa della fidanzata, non contro la fidanzata. O la pena di morte in Italia di fatto c’è quando si tratta di interpretare la visione del mondo e i desiderata del femdominismo? E’ forse fra quelle idee che in Italia si sono trovati i motivi validi anche per togliere la vita ad un uomo? Da come è stata presentata l’esecuzione di Berbardino Budroni sembra proprio di sì. Dunque in Italia si è giunti, dopo anni di femminismo, a ritenere giusto uccidere un maschio per questo? Per parte nostra chiediamo che non ci siano più destini alla Bernardino Budroni, sparato peggio di un animale in strada, o alla Antonello da Colfosco, di fatto costretto al suicidio dopo campagne di stampa antimaschili e antipaterne, furibonde e sconsiderate.
Da sottolineare, Cesare, che il Budroni era “armato” di una pistola giocattolo o comunque caricata a salve…Certo, questo i poliziotti non potevano saperlo, ma tant’è…
L a donna ha chiamato la polizia, dopo la tentata aggressione dell’uomo (tutta da dimostrare…), ben sapendo che il Budroni era pregiudicato e sarebbe stato tratto in arresto; certo non poteva sapere neanche lei che sarebbe finita così però personalmente prima di mandare in galera una persona ci penso non una ma centomila volte.
Sta di fatto che a fare quella fine lì è un maschio, povero, marginale, sottoproletario e pregiudicato. Un caso?
Fabrizio
E sta di fatto che il Budroni si era accanito contro i vetri della porta di ingresso della palazzina e contro le porte di ferro dell’ascensore. Classica azione di spostamento della aggressività dalle persone alle cose. E sta di fatto che è stato sparato non perchè stava affrontando con la pistola giocattolo in mano i poliziotti, ma mentre in auto cercava di evitare di essere bloccato tramite speronamento. Con un pò di senno che non fosse oscurato da isteria femminista, lo si doveva andare ad arrestare dopo. Sempre quando ci sono interventi con morti ingiustificati, dietro c’è una giustificazione ideologica:
si va a morti annunciati dalla campagna di copevolizzazione di turno. E’ così con tutti i gruppi sociali emarginati o sotto attacco.
La novità è che a fianco dei “cattivi maestri” stanno scaldando i motori le “cattive maestre” che stanno facendo il “gioco” a evocare la guerra contro i maschi senza sapere che questo “gioco” le rende partecipi di un “gioco” repressivo ed aggressivo ben più pesante e che è sotto gli occhi di tutti quelli che hanno occhi per vedere e guardano: tutti i maschi in abiti civili e qualche scritto sotto braccio sono kattivi, tutti quelli in divisa e col moschetto sulla spalla sono buoni.
E’ vero, mi era sfuggito questo “particolare” di fondamentale rilievo. Stavo appunto rileggendo la notizia sul sito dell’ANSA che riporta in effetti che il Budroni è stato ucciso mentre guidava, senza che avesse estratto nessun arma, tanto meno la pistola giocattolo che aveva con sè. Di fatto è stata una esecuzione.
Non si capisce perché la polizia non sia intervenuta mentre l’uomo stava ancora nel palazzo oppure, come giustamente dice Cesare, in un secondo momento. E non si capisce neanche, per la verità, perché gli agenti abbiano fatto fuoco senza una ragione evidente. Tutto sommato era sufficiente sparare alle gomme dell’auto oppure allestire un posto di blocco sul GRA. Comunque sia, prima o poi sarebbe stato in ogni caso tratto in arresto.
Un eccesso di zelo, se così vogliamo chiamarlo, c’è sicuramente stato, specie se consideriamo che in altri frangenti spesso molto più cruenti, sono gli stessi agenti di polizia a comportarsi con più cautela…
Fabrizio
In Norvegia non hanno sparato allo stragista, l’hanno arrestato. Come (era) in tutti i paesi di minima civiltà.
E come è stato anche qui ed è ancora (…non ricordo nemmeno il decennio in cui c’è stato l’ultimo mafioso “sparato” dalla gendarmeria).
Ci vedo quel che dice Cesare e ci vedo pure un altro sintomo dell’americanizzazione, là chiunque ( di basso rango) può essere eliminato a vista. Senza giustificazioni.
E pensare che si inorridiva quando ci parlavano di Sparta e degli Iloti, selvaggina per l’allenamento alla guerra della jeunesse dorée.
E’ dura assistere a questa orrenda deriva.
Rino DV
Ora vediamo cosa succederà ai poliziotti che hanno sparato. In altre circostanze ci sono state inchieste ed anche condanne, come nel caso di Spaccarotella che uccise quel tifoso laziale in un autogrill. Certamente non può essere invocata la legittima difesa, ma solo la pericolosità sociale del fuggitivo. La polizia sapeva cosa aveva fatto e perchè lo stavano inseguendo,. Sapeva che non era un assassino, non era un rapinatore, non era un mafioso, non aveva massacrato nessuno di botte. Basta questo ad uccidere? Forse sì, perchè sapeva che era uno stalker.
armando
Non credo, Armando, che succederà nulla, né tanto meno che il poliziotto che ha sparato verrà incriminato. Tanto più che, a differenza del giovane Gabriele Sandri che era di cosiddetta “buona famiglia”, non aveva nessun precedente penale ed apparteneva alla buona borghesia di Roma nord, il Budroni era un pregiudicato, un emarginato, un sottoproletario. Per l’uccisione di Gabriele Sandri è stato scatenato il putiferio e anche i media hanno fatto la loro parte. Anche nel caso del giovane romano tossicodipendente morto in carcere alcuni mesi addietro in seguito ad un pestaggio da parte delle guardie carcerarie (forse in combutta con alcuni detenuti) è stato sollevato, giustamente, un bel polverone. Credo invece che questa vicenda verrà sepolta e messa ben presto nel dimenticatoio.
Il primo era un ragazzo “bene”, il secondo invece non apparteneva alla buona borghesia, però c’erano i margini per poterlo ipocritamente compatire (poverino, era un drogato, un disagiato, un tossico).
Questo era “solo” un pluripregiudicato, un “tipaccio”, e soprattutto uno “stalker”, un molestatore, un energumeno, uno che picchia le donne, in altre parole un indifendibile. Che si fotta. Questo il retro pensiero, il non detto. Avessero almeno il coraggio e la forza morale di ammetterlo, ma non ce l’hanno…
Il poliziotto ha materialmente premuto il grilletto ma è la cultura dominante che aveva già condannato quell’uomo…
Fabrizio
Come buttano in galera un maschio direttamente sulla parola di una donna, così uccidono un maschio indirettamente sulla parola di una donna. Il povero Budroni viene ammazzato con la stessa disinvoltura e a partire dalla medesima prospettiva ideologica per cui viene ammazzato il povero Afgano. Del resto i militari operativi per ordine pubblico in Italia non sono gli stessi che poi sono operativi in Afganistan? le modalità non sono le stesse: prima si spara e poi si chiede?
La giustificazione ideologica in sostanza tende ad essere la medesima, sia in Italia sia in Afganistan: la costruzione del paradiso femdominista.
E medesimi i veri motivi: far pagare ai poveracci i colossali debiti accumulati dalle classi dominanti del mondo occidentale.
Tutti i maschi italiani sono stati o no dichiarati dall’Istat (dicesi Istituto Statale di Statistica) un paio di anni fa molestatori, violenti o peggio? Una follia ideologica come l’ accusa da parte di un Ente di rilevazione statale che ufficialmente dichiara la condizione di perseguibilità penale per la maggioranza dei cittadini maschi italiani a che cosa la possiamo attribuire? dichiarare arrestabili il 50% dei cittadini italiani è una follia talmente colossale che deve avere una ragione politica.
Ipotesi: dopo anni di intimidazioni e di trattamento terroristico femdominista prima o poi i maschi italiani si possono trattare da Afgani (è già così) e se necessario per “redimersi” fattivamente li si può anche spedire in guerra “rieducativa” contro gli “Afgani” della Terra: arruolati non come truppe professioniste, ma come soldati intimiditi e ricattati dal regime femdominista in una bella leva obbligatoria per un bel conflitto generale.
In sintesi: penso che l’uccisione del Budroni e i commenti dei media che ne sono seguiti evidenzi una svolta che era da tempo matura: risulterà sempre più chiaro il motivo per cui il potere ha lasciato campo libero all’ideologia femminista e finanziato ogni iniziativa femminista trasformando il tutto in femdominismo. Si tratta della medesima modalità di evoluzione del fascismo: dal fascismo popolare delle corporazioni, il fascismo della prima ora, al fascismo delle squadre di picchiatori al servizio degli agrari, della repressione poliziesca antipopolare e della guerra imperialista.
si tutti contro il carcere….ma le alternative quali sono?
Per quanto riguarda il tal Budroni, era un violento ok, ma la sua uccisione, come ben detto da qualcuno sopra, è stata un’esecuzione. Il mandante è la cultaura dominante coem qualcuno ha detto sopra. L’unica cosa che domina oggi è la paura
Sottoscrivo completamente gli ultimi tuoi due commenti, Cesare. I termini di paragone storico-politici che hai utilizzato sono assolutamente calzanti.
Siamo nell’era del Capitalfemdominismo. A dirlo così sembra fantapolitica da “svitati”, ma è la realtà.
Tutto quello che opera e agisce al suo interno, politica (con la p minuscola), partiti,media, mezzi di informazione, organi dello Stato, niente altro sono che apparati al suo servizio. Uomini politici, giornalisti, “intellettuali”, magistrati, ridotti a funzionari del sistema, ad esecutori, ai vari livelli, degli interessi dominanti.
Tranne rarissimi personaggi degni di stima (al di là della condivisione o meno delle loro idee, e ad esempio Costanzo Preve è uno di quelli, più pochissimi altri), non c’è nessun altro che osi sfidare l’ideologia dominante.
Non si può parlare di regime, per lo meno nella accezione classica del termine (anche perchè questo sistema non ne ha bisogno) però non c’è dubbio che siano riusciti, con altri mezzi rispetto a quelli che utilizzerebbe appunto un regime conclamato, ad immobilizzare gli animi e a paralizzare le coscienze.
Abbiamo un lavoro molto duro davanti a noi…
Fabrizio
Ultim’ora: l’agente che ha sparato è indagato per “eccesso colposo di uso legittimo delle armi”.
A me sembra una cosa formale.
Aggiungo una considerazione necessaria al mio precedente commento.
Se è vero che non possiamo definire quello attuale un regime nell’accezione classica del termine, è pur vero che la legislazione (antimaschile), il continuo proliferare di misure, decreti e provvedimenti (antimaschili) e soprattutto l’uso politico che se ne fa (vedi Assange e Strauss Khan solo per citare i casi più eclatanti, ma è evidente che decine di migliaia di maschi solo nel nostro paese sono incappati e continueranno ad incappare nelle maglie della “giustizia”), creano di fatto un clima di intimidazione diffuso e talvolta di vero e proprio terrore. Anche se naturalmente tutto ciò non emerge né viene lasciato emergere alla coscienza. E’ questa la forza del sistema, la sua capacità pervasiva e al tempo stesso imbrigliante. Da un certo punto di vista, i regimi totalitari tradizionali diventano roba da dilettanti al confronto.
La tragica vicenda di Budroni, che ad una prima superficiale lettura potrebbe apparire come un episodio di cronaca nera fra i tanti (e ovviamente in tal modo è stato riportato dai media e nello stesso modo verrà dimenticato) è invece la diretta conseguenza di quella suddetta legislazione, espressione a sua volta della cultura dominante di cui rappresenta gli interessi.
Fabrizio
Le recenti guerre (le “guerre del burka” e/o in appoggio a “le donne islamiche in piazza”) sono state tutte giustificate con il valore aggiunto di esportare la nostra civiltà, di cui l’ultimo appeal ormai spendibile è la sedicente “liberazione” delle donne (per il neocolonialismo del primo novecento si trattava di mettere il gonnellino a “faccetta nera”, per quello di oggi si tratta di toglierglielo). E in particolare quella di Libia è stata fermamente voluta dal “cerchio magico al femminile” creatosi intorno al povero Obama che non ne voleva sapere.
Se tanto mi dà tanto, proviamo a sviluppare il processo in corso secondo un modello, naturalmente di fantasia, ma coerente con i presupposti del processo stesso? Ebbene: se mai ci sarà la terza guerra mondiale la faranno dichiarare ad un presidente donna. Credo che questa ipotesi, di fantapolitica (speriamo!) illumini perfettamente l’uso strumentale, repressivo, terroristico e bellicista che è stato fatto ad oggi del femminismo trasformato passo dopo passo in femdominismo. Dunque consumate tutte le giustificazioni, un comandante in capo donna, in realtà un Avatar con le fattezze femminili, può essere l’ estrema legittimazione alla guerra mondiale per chi pensa ad essa come via per evitare un declino che sembra ormai scritto. E magari, da un Avatar donna rappresentante suprema di una civiltà che ha reso sacro il diritto all’aborto, sarà scatenata la guerra contro la Cina perchè abortista. Più precisamente perchè con la politica del figlio unico e del connesso aborto forzato, è incorsa nella pratica popolare (orrore su orrore) della selezione per aborto del nascituro di sesso femminile. Unico caso, ovvero se è di donna, in cui il feto è considerato persona per cui è da tutelare fin dal concepimento. Ci sarà dunque una terza guerra mondiale dichiarata da una donna a capo di una civiltà superabortista per dichiarare persona umana il feto, ma solo di sesso femminile?
Grande Cesare…:-) hai messo il dito su una contraddizione sulla quale non avevo ancora riflettuto, per la verità. E’ evidente, al di là ora delle rispettive differenti posizioni in tema di aborto (rimando per tutti all’articolo “Aborto: questione politica e non solo etica”, nello spazio degli articoli) che il paradosso è evidente.
Vorrei aggiungere due considerazioni. La prima è quella da te evidenziata: si grida allo scandalo non per la rigida politica di contenimento delle nascite (quindi sulla inevitabile massiccia e sistematica pratica dell’aborto nonché sulla imposizione del figlio unico per legge) ma perché, come sappiamo, questa politica è rivolta (obtorto collo) specialmente al contenimento della popolazione femminile.
La seconda è la seguente. E in questo caso do per scontata l’assunzione di una posizione non antiabortista. Non vorrei apparire cinico (perché non lo sono) ma forse non si riflette a sufficienza sul fatto che la Cina è un paese di 1.300.000.000 (dicesi un miliardo e trecento milioni) di persone. Vogliamo provare a pensare solo per un attimo quali effetti devastanti, non solo per la Cina, ma per tutto il mondo, potrebbe avere l’abbandono da parte delle autorità cinesi di una politica di controllo delle nascite? Tradotto in parole povere, se ogni coppia cinese fosse libera di concepire tre o quattro figli invece di uno, cosa che nei paesi del terzo mondo è normalissima (e sappiamo che purtroppo una gran parte di quel paese è ancora in condizioni molto arretrate), quale cataclisma demografico potrebbe esplodere nell’arco di un semplice quarantennio? Riusciamo ad immaginarlo?… La matematica la lascio agli esperti…
Ecco, pur rendendomi conto che la questione è sicuramente complessa e contraddittoria (ma anche molto difficile e drammatica), ho a volte l’impressione che questa gente, mi riferisco ovviamente al coro “fempoliticamente corretto”, non abbia neanche il benché minimo senso della realtà. Insomma si apre bocca e si dà fiato, cioè si fa fare ginnastica alle corde vocali,, per parafrasare ciò che normalmente viene detto agli uomini a proposito della loro sessualità. Ma se è proprio necessario far fare ginnastica alle corde vocali (il silenzio sarebbe la scelta migliore), molto meglio dedicarsi al canto e ai gorgheggi piuttosto che a disquisizioni un pochino più serie.
Come sapete non ho nessuna particolare simpatia per il sistema politico-economico cinese, ormai solo una variante del capitalismo assoluto planetario (capitalismo ultraliberista e ultraselvaggio “amministrato” dallo stato partito di stalinista derivazione), ma questo è un altro discorso che esula completamente da quello che stiamo facendo.
Se il governo cinese non applicasse una severa politico di contenimento delle nascite, gli effetti sarebbero DEVASTANTI, non solo per la Cina ma per l’umanità intera. E’ un fatto. E non si può negare un fatto, specie quando è così prepotentemente evidente.
La questione resta naturalmente aperta né ho la pretesa di chiuderla (anche perché, come sappiamo, l’aborto, come l’eutanasia, sono questioni anche personali che rimandano al foro interiore di ciascuno, come è giusto che sia), e tuttavia la realtà con la quale le autorità cinesi, ci piacciano o non ci piacciano (e a me non piacciono) devono fare i conti è quella di cui sopra.
Che fare? Prima di rispondere dobbiamo riflettere sul fatto che gli stessi e le stesse che gridano allo scandalo per lo sterminio dei feti femminili sono gli stessi e le stesse (fempoliticamente corretti/e) che fanno le marce per protestare contro l’inquinamento e il buco dell’ozono chiedendo a gran voce al governo cinese di contenere l’utilizzo dei condizionatori d’aria (ai quali naturalmente si guardano bene dal rinunciare loro per primi…)… Credo che siano più o meno circa 300 milioni i cittadini cinesi attualmente in grado di avere la stessa capacità di consumo complessiva di un occidentale medio. Cosa accadrebbe e cosa accadrà il giorno in cui (me lo auguro, non vedo perché quella gente non dovrebbe migliorare le proprie condizioni di esistenza) questa capacità di consumo dovesse essere estesa a un miliardo e trecento milioni di persone? E cosa accadrebbe se questa capacità si estendesse (penso non solo all’uso del condizionatore ma anche di due o tre automobili per famiglia, come avviene normalmente per noi) a tre o quattro miliardi di persone nell’arco di mezzo secolo (in seguito all’abbandono da parte del governo cinese della politica di contenimento per legge delle nascite)?.
Ne vogliamo parlare? Non prima di aver ben riflettuto e soprattutto senza fare semplice ginnastica all’ugola…
Fabrizio
Intanto sull’italico fronte interno la Camusso ha il compito di far marciare i maschi, la Marcegaglia quello di definire i modi, gli obiettivi della marcia e il rancio, la Carfagna il bon ton cui i maschi in marcia devono attenersi (e i privilegi femminili a garanzia del consenso allo Stato maggiore), la Bongiorno gli interventi di polizia militare, e Rosy Bindi si candida a primo femdoministro con specializzazione in pestaggio morale antimaschile. Le escort invece, affaticatissime per il doppio ruolo, stanno aspettando la quotaparte rosa di beni di tutti i cittadini per le loro portaborse (loro le hanno già ottenute). Quotaparte che i parlamentari maschi, loro sì riconoscenti, hanno già stabilito di regalare nel 2012 (si sa che una coppia di buoi tira meno).
Finalmente la classe operaia è andata in Paradiso. Quello femdominista. Svegliarsi no vero? o invece è così bello morire dal ridere?
beh Cesare ,si potrebbe glissare tutto con una battuta
se questo è il paradiso …figurarsi l’inferno !!
Sono nuovamente intervenuto sul blog del Manifesto e nello specifico nell’ambito dell’articolo “Ancora domicialiari a chi è accusato di stupro di gruppo su una minore”. Riporto il link http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/
Invito tutti a fare altrettanto perchè è bene cominciare a far fischiare un pò le orecchie a queste persone…
Di seguito il mio intervento:
“Il reato di violenza sessuale è certamente molto grave e ripugnante. Come molti altri, mi sento di aggiungere. Premeditare un omicidio (per qualsiasi ragione) ed eseguirlo con lucidità e freddezza, organizzare un traffico di droga, armi, organi o esseri umani, mettere in piedi un’organizzazione criminale fondata sul taglieggio, la vessazione, il ricatto, la violenza sistematica, il terrore e il controllo militare del territorio, assassinare o “semplicemente” accoltellare, bastonare a sangue una persona per la strada, allo stadio, davanti ad un bar o dovunque sia, fino a ridurla in fin di vita o a procurargli lesioni psicofisiche permanenti (quando non ad ucciderla), non è meno grave che stuprare una donna o un uomo (perché anche gli uomini spesso subiscono, specie da bambini, violenze sessuali da parte di altri uomini e da parte delle donne, spesso da parte delle proprie madri).
Eppure per tutti quei reati (e tanti altri ancora) i giudici godono del potere discrezionale di decidere per misure alternative (leggi arresti domiciliari) alla carcerazione, per gli indagati.
Non si capisce per quale ragione il reato di violenza sessuale, che è gravissimo ma sicuramente non più grave di un omicidio, debba godere, diciamo così, di un regime di eccezione.
Ricordiamo che stiamo pur sempre parlando di indagati, cioè di persone sospettate di aver commesso questo o quel reato. E sappiamo perfettamente che in un grandissimo numero di casi, talvolta la maggioranza, gli accusati, al termine dell’iter giudiziario (e talvolta anche prima), risultano essere innocenti.
Ora le cose sono due, a mio parere, e non si può sfuggire. .
O siamo d’accordo (come è e come secondo me dovrebbe essere in uno stato di diritto) che l’indagato, fino a prova contraria, è innocente (e quindi deve poter godere dei benefici e dei diritti previsti dalla legge, primo fra tutti la presunzione di innocenza) , oppure si parte dal presupposto esattamente contrario, cioè che sia colpevole a prescindere, e poi si vedrà quale sarà l’esito del processo…
In questo caso l’indagato si sbatte comunque in galera, dopo di che toccherà a lui (ai suoi legali, privati o di ufficio) dimostrare la sua innocenza.
Ma questa seconda soluzione (che ovviamente non solo non auspico ma trovo profondamente illiberale e lesiva delle più elementari norme del diritto) dovrebbe valere per tutti i reati (diciamo per quelli più gravi), non certo solamente per quello di violenza sessuale. A meno di non considerare quest’ultimo più grave di qualsiasi altro reato, anche dell’omicidio. Il che è aberrante perché, per quanto lo stupro sia un delitto molto grave non lo sarà mai quanto quello di omicidio.
Nonostante ciò, si è arrivati al famoso “decreto Maroni antistupri” (successivamente annullato dalla Corte Costituzionale appunto per incostituzionalità), che prevedeva la sospensione delle garanzie costituzionali e il carcere obbligatorio per gli accusati o sospettati di violenza sessuale nonché l’esclusione dal godimento di tutti i benefici previsti dalla legge (affidamento in prova, lavoro esterno, semilibertà ecc.) per i condannati per tale reato. Come dicevo, non si è arrivati a concepire simili provvedimenti neanche per quei reati, come l’omicidio, OGGETTIVAMENTE più gravi dello stupro.
Ora, la questione (e la polemica) viene riproposta in seguito a quest’altra sentenza della Corte di Cassazione che prevede misure alternative alla carcerazione in caso di stupro di gruppo.
La domanda sorge, a questo punto, spontanea: perché?
E con questo quesito che lascio volutamente senza risposta (naturalmente ho la mia opinione nel merito), spero che si possa aprire un dibattito libero, per quanto possibile, da preconcetti e pre-giudizi di natura ideologica, anche se in realtà, a mio parere, è proprio in questi ultimi che va cercata la risposta”.
Fabrizio