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02 ott 2010  |  159 Commenti

Ho subito violenza. Ma l’Istat non lo sa…

Ho subito violenze, molestie  e pressioni psicologiche in molte occasioni da parte di diverse donne. Dalla mia maestra elementare, dalla mia professoressa di lettere al ginnasio, da mia madre, da una mia dirigente, da una mia ex collega, e diverse altre volte da tante altre donne con le quali mi sono relazionato.

Violenze psicologiche, umiliazioni, in privato e spesso in pubblico. Un paio di volte anche violenze fisiche; un ceffone mollatomi quando avevo circa vent’anni da una ragazza, senza che nulla giustificasse un atto del genere. E infatti era una donna molto aggressiva e violenta. Un’altra volta invece, lo ricordo bene, avevo circa diciotto anni, nel pieno degli anni ’70, e militavo in una formazione politica di estrema sinistra, fui circondato con fare minaccioso da un gruppo di femministe, peraltro più grandi di me di età, che volevano “processarmi” (allora era una pratica in voga, i miei coetanei se lo ricordano certamente) perché il giorno prima durante una discussione avevo dato della “nevrotica” ad una di loro. Solo la mia reazione pacata ma determinata (nonostante la giovane età) ha evitato che la cosa degenerasse.

Ma le violenze peggiori le ho subite dal punto di vista psicologico. Una volta la mia professoressa di lettere, si rivolse al mio compagno di banco e al sottoscritto e davanti a tutta la classe ci umiliò pronunciando le testuali parole:”Osservateli – disse rivolgendosi agli altri compagni di classe – e osservatevi  -rivolgendosi a noi – siete dei falliti  e tali rimarrete nella vostra vita”. Avevamo quindici anni (15) e quella  “professoressa” scelse di sanzionarci in quel modo per un momento di disattenzione durante una delle sue lezioni di grammatica latina o greca. Quel momento e quella frase sono rimasti scolpiti nella mente mia e del mio amico per tutta la vita. Alla faccia del metodo Montessori!…E meno male che oggi proprio il mio amico ed io saremmo in grado di dare a lei una lezione… di letteratura, ovviamente, di  cui lei in realtà non sapeva nulla, ma in compenso sapeva molto di spocchia, arroganza, presunzione e classismo.

Sì, classismo, avete capito bene, perché il mio era un liceo frequentato per gran parte da rampolli dell’alta borghesia romana e quella signora non aveva in simpatia quelli che, come noi, provenivano da altre zone e da altri contesti della città, che “sdirazzavano” e che “rovinavano l’ambiente”… forse perché troppo esuberanti, troppo vivaci, troppo riottosi a quelle inutili, nozionistiche, prive di ogni senso, noiosissime e alienanti lezioni che usava impartirci. Avevamo la faccia piena di brufoli, scoppiavamo di testosterone, le ragazze neanche ci prendevano in considerazione, non sapevamo che pesci prendere nella vita su tutta la linea e quella ci spiegava, a suo modo, che il problema eravamo noi. Noi eravamo quelli “sbagliati”. E ce lo spiegava in quella maniera.

Sì, in quel frangente, e per anni, ho subito violenza, non c’è dubbio. Avrei preferito mille volte un paio di schiaffoni ben assestati a quella umiliazione pubblica a cui il mio amico ed io fummo sottoposti, rimasta scolpita nella nostra memoria per tutta la vita.

Ho subito violenza dalla mia maestra elementare di cui ancora ricordo una sfuriata davanti a tutta la classe. Riuscii a non piangere davanti agli altri ma piansi dopo, in segreto, per alcuni giorni, e anche questo è un episodio scolpito in modo indelebile nella mia mente.

Ho subito violenza da mia madre che mi ha rimproverato e mi ha preso a schiaffoni più di una volta senza nessun valido motivo.  E lo ha fatto talvolta anche in pubblico, umiliandomi.

Ho subito violenza da una mia ex dirigente sul posto di lavoro, che non mi calcolava, non mi prendeva neanche in considerazione e faceva di tutto per emarginarmi all’interno del contesto di lavoro.

Ho subito violenza da una mia ex collega, che aspettava la prima occasione, anche il più piccolo errore da parte mia, per screditarmi e mettermi in cattiva luce agli occhi del direttore della rivista per la quale lavoravo.

Ho subito violenza da parte di una mia ex che mi aveva smollato per un altro e che nel momento della mia maggior fragilità infieriva su di me per farmi sentire ancora più inadeguato.

Ho subito violenza da parte di una altra mia ex collega della quale sono stato innamorato per anni e che non aveva alcun rispetto per il mio sentimento.  

Ho subito violenza da parte di tante donne che mi hanno girato e rigirato come un “pedalino”, come si usa dire a Roma, approfittando della mia ingenuità, della mia spontaneità, della mia inesperienza e del mio disperato bisogno sessuale e affettivo. Ho corteggiato, offerto cene, ho dato vita al solito “spettacolo di arte varia”, come recita una canzone di Paolo Conte, mi sono sottoposto a recite umilianti nel maldestro tentativo di arrivare all’”obiettivo”, sono stato dietro alle loro gonne nella speranza che si “concedessero”. Si “concedessero”, un verbo che dovrebbe sparire dal vocabolario della relazione fra uomini e donne…

Ho subito ricatti sessuali, dinieghi non proprio gentili, comportamenti assai poco educati,  atteggiamenti spocchiosi, altezzosi, a volte sprezzanti, soprattutto in giovane età, telefonate mai ricambiate, appuntamenti mancati e senza preavviso.

Ho subito violenza da parte di tutte quelle donne che mi hanno sbattuto il sesso in faccia senza “concedermelo”, che hanno solleticato le mie attenzioni e poi hanno lasciato cadere il tutto, che sono uscite con me una volta o due, mi ci hanno fatto “credere” e poi sono sparite dall’oggi al domani senza neanche una parola. Evidentemente pensavano che al posto dell’anima avessi un mucchietto di polvere…

Ho subito violenza da parte di molte donne. Non c’è dubbio.

Insomma,  se mi arrivasse la telefonata di un sondaggista  dell’ e mi chiedesse:”Lei ha mai subito una qualche forma di violenza,fisica o psicologica, da parte delle donne?”, non potrei che rispondere affermativamente. “Sì, ho subito violenza, e in più di un’occasione”.

E se facessero questa stessa domanda a un campione di diecimila uomini, quali sarebbero le risposte? E quali le percentuali di coloro che hanno subito “una qualche forma di violenza”? Forse tutti?…Probabilmente è proprio questa la risposta che temono ed è per questo che i sondaggi vengono fatti sempre e solo a senso unico…

Ma, se questi sono i criteri utilizzati, perchè affermare che ”solo” dieci milioni di donne, sempre secondo i sondaggi ufficiali,  hanno subito “una qualche forma di molestia o di violenza da parte degli uomini”. Perché non tutte?

P.S. Nella mia vita ho conosciuto anche diverse donne intelligenti, sensibili, aperte, in gamba e generose, vere amiche, che mi hanno aiutato più che concretamente in momenti non facili della mia vita.   Ne ho conosciute anche diverse  altre che “me l’hanno data” senza farmela sudare più di tanto… alcune di loro mi hanno anche voluto bene sinceramente e autenticamente e anche io gliene ho voluto e gliene voglio molto.

E’ anche per questo (oltre che per il lavoro psicologico su me stesso) che posso occuparmi di queste vicende senza avere scheletri nell’armadio e soprattutto senza la necessità e il bisogno malsano di criminalizzare l’intero genere femminile.

159 Commenti

Luke Cage 9:53 am - 18th settembre:

Ti ringrazio per aver condiviso queste tue riflessioni Fabrizio.
Per il momento ti chiedo solo, cosa che come sai faccio sempre quando ci capita di discutere al di fuori del sito, di non pubblicare i soliti commenti idioti del tipo “Che sfiga!…tutte a te sono capitate le stronze”.Alla deficienza c’è un limite e ultimamente mi sembra che il sito sia tornato sui livelli soliti.Adesso ti toccherà sorbirti qualche improbabile analisi psicologica (non da parte dei lettori che solitamente leggono ed intervengono ovviamente),ma va bene così,vorrà dire che chi ha compreso il senso di questo tuo prezioso contributo non potrà che sorriderci sopra.

Marco 10:52 am - 18th settembre:

Per quanto riguarda le violenze fisiche, da bambino (avevo 9-10 anni, ed all’epoca ero abbastanza magrolino; oggi peso 80 kg e sono alto 1.82) mi capitò di essere preso a schiaffi da una ragazzina 14enne, più grossa e più alta di me (in quel periodo…). Mi difesi con tutte le mie forze, prendendola a calci nelle gambe.
Dall’ultima volta che l’ho vista sono passati tre anni, e devo dirti che guardandola oggi, che di anni ne ha 40 o poco più, mi veniva molto da sorridere, pensando a quello che avrei potuto farle se solo lo avessi voluto…
In un’altra occasione mi capitò di ricevere un ceffone in pieno volto da una mia ex : ceffone prontamente restituito, con relativo pianto di lei (non ci provò più).
Non parliamo poi delle botte che ho preso da mia madre quand’ero bambino: cinghiate, sculacciate, schiaffi in faccia. Tanto è vero che una volta, quando avevo già 20 anni, fermai mia madre – intenzionata a mettermi le mani addosso – con le seguenti parole:
“Mamma, guarda che non sono più un bambino, perciò stai attenta a quello che fai, perché stavolta potrei pure reagire male…”
Si offese, ma non si azzardò a toccarmi, perché aveva capito che sarebbe veramente finita male (per lei).
Ma come te, Fabrizio, le peggiori umiliazioni le ho subite a livello psicologico, sia da alcune mie insegnanti, sia da donne che ho conosciuto, corteggiato, frequentato o con le quali sono stato fidanzato. Per quanto mi riguarda, ritengo che a livello di rapporti interpersonali, le donne siano MOLTO più violente degli uomini: delle vere e proprie istigatrici. Inoltre, in base alla mia esperienza, a quello che vedo quotidianamente, non posso che confermare quanto altri hanno già scritto in passato: ovvero che le donne non hanno il minimo rispetto dell’uomo, da loro considerato un autentico imbecille.

Alessandro 11:19 am - 18th settembre:

Il tuo resoconto, Fabrizio, è comune a tanti, ma in pochi, solo gli uomini veri, hanno il coraggio di testimoniarlo. Uomini e donne sono entrambi autori e vittime di violenza fisica e psicologica. Questa verità banale non viene mai rispecchiata in statistiche che mi sembra abbiano la funzione di ottenere più privilegi e concessioni mostrando solo una faccia della medaglia, visto che l’altra non interessa. Oramai abbiamo imparato e smascherato questa tecnica portata avanti da una piccola lobby sessista e trasversale agli schieramenti politici: mostrarsi le uniche vittime della società, dal lavoro, alla politica, alla televisione…, per ottenere soprattutto posti di potere, per poche donne, nonchè finanziamenti da utilizzare come fa comodo e sfogare, in maniera più o meno edulcorata, il proprio sessismo. Una verità che in pochi hanno colto purtroppo.

Raffaele 12:30 pm - 18th settembre:

Sì, il bullismo psicologico è devastante, e quindi mi fa rabbia sapere che una critica al modo di cucinare, o al vestito, vengono catalogate da queste “ricerche” come “violenza psicologica contro le donne”, mentre quegli uomini che hanno subito umiliazioni e mortificazioni da parte di donne, invece, vengono ignorati.

Fabrizio:”Mi chiedo come sia possibile che ”solo” sette milioni di donne, sempre secondo i sondaggi ufficiali, abbiano subito “una qualche forma di molestia o di violenza da parte degli uomini”. Perché non tutte”(Fabrizio)

Per rendere più credibile il sondaggio agli occhi dell’ opinione pubblica, cioè per evitare il rischio che a qualcuno baleni il sospetto di una esagerazione. E’ una tecnica pubblicitaria, che gli esperti pubblicitari ben conoscono: la sopravvalutazione e la sovrastima in termini di qualità(e/o quantità) del “prodotto” o il fenomeno da pubblicizzare, devono mantenersi entro certi limiti, proprio per apparire più credibili e più “imparziali”.
Tra l’altro, oltre ai ben noti “7 milioni”, spesso sia per tv, sia su giornali che internet, leggo anche di cifre sui 14 milioni, e di “una donna italiana su tre viene stuprata”.

“da una piccola lobby sessista”(Alessandro)
piccola? se seeeeeeeeee

maria 12:41 pm - 18th settembre:

Come donna, come moglie e come madre non posso che confermare il ruolo estremamente delicato e influente che rivestiamo in casa con soggetti in crescita e suscettibili di ogni trauma. Fromm dice che l’autorita’ nelle relazioni nasce dal senso di inferiorita’ di una parte che..inconsapevolmente.. sancisce la superiorita’ dell’altra. E le donne sono maestre nel far sentire i loro “sottoposti” (figli e mariti) in posizione subalterna. Sono equilibri antichi e inossidabili che nascono nella notte dei tempi e che si rinnovano quasi sempre all’interno di ogni nuova famiglia. Alla Madre non si alza la voce, non si risponde male ma si ringrazia per averci messo al mondo…anche se cio’ e’ avvenuto forse nel tentativo di dare un senso a una vita che diversamente ne sarebbe rimasta vuota per incapacita’ e ignoranza. La Moglie e’ la donna che tu hai scelto un giorno di tanto tempo fa e anche se oggi non ritrovi neanche una cellula della persona che era…c’e’ tutto un mondo intorno che ti consiglia di tenertela come un male minore,diversamente..preparati al sacrificio senza fine. Personalmente non ho mai visto nei miei bambini delle piccole dignita’..anzi ho sempre puntato alla consapevolezza del loro orgoglio perche’ sogno e vedo in loro uomini adulti liberi e sicuri ma questo in un contesto culturale che parla di bastone della vecchiaia, di mamma ce n’e’ una sola (e meno male), la mamma e’ sempre la mamma, i figli sono della mamma…come se il parto, oggi sempre piu’ raro, programmato e anestetizzato, fosse la fonte della piu’ grande disparita’ sociale, la linea di demarcazione tra cio’ che nobilita e cio’ che non merita compassione. Io non credo che tutte le donne pensino che gli uomini siano imbecilli pero’ che molte si siano adagiate su tanti pregiudizi che un Sistema culturale ha innalzato al rango di “rispettoso galateo” e’ anche vero. Una donna con un po’ di esperienza sa che se approccia il mondo con intelligenza e curiosita’… il piu’ delle volte viene ripagata colla stessa moneta. Gli uomini tendono ad avere una natura molto generosa perche’ hanno una particolare inclinazione a prendersi cura del loro ambiente e dei loro cari e questo si vede anche nel rapporto sessuale mentre le donne, al contrario, si aspettano sempre molto e molto poco si sentono in dovere di dare. Profittare della generosita’ altrui..non sembra neanche piu’ profittare..Non so cosa succedera’ in futuro, socialmente parlando, pero’ a livello personale resto dell’idea che investire nel rispetto e nella considerazione per un uomo che mentre ti avvicina ti svela il suo universo..sia la cosa piu’ bella che c’e’.

Leonardo 2:11 pm - 18th settembre:

Mia madre pure era manesca più di mio padre.
Devo dire che nella vita sono piaciuto a molte donne, che si incattiviscono perché non mi faccio avanti, ma c’è anche un perché: un trauma infantile che ho ricordato dopo la prima grande crisi ansioso depressiva, quasi, quasi velo racconto: intorno ai 5 anni ( difficile ricordare l’eta precisa) cominciavo ad interessare alle coetanee che abitavano nel palazzo, soprattutto ad una bimba la più carina a qui piacevo e che piaceva anche a me, un brutto giorno, mentre giocavamo le ho mostrato il pistolino e volevo vedere la differenza di cui tanto si parlava, l’avevo già vista ma questa bimba cominciava a piacermi molto, ma lei mi guardò con aria seria e non voleva mostrarsi pur stando in mutande come capita d’estate ai bambini piccoli…. Fui allontanato gradualmente dalla bimba e da i suoi genitori. Un giorno mi sono fatto avanti per chiedergli scusa, mentre giocava a palla con una ragazzina più grande e il fratello nostro coetaneo: raccolsi la palla che era sfuggita di mano proprio a lei per ridargliela, lei mi urlò con cattiveria: Lasciala! io le porsi la palla ma la getto via e mi aggredì tirandomi verso di lei afferrandomi per la camicia……non capivo bene cosa volesse, finché mi strappo i bottoni, le corsi dietro per restituirgli il torto come fanno i bambini; si affacciò la madre e fece la tipica l’espressione romanesca: AOH!, mi fermai: i due suoi compagni di giochi: il bambino e la sorella più grande mi aggredirono, la bimba grande mi gettò in terra con uno spintone e per non farmi rialzare mi mise un piede sopra; la madre dalla finestra fece finta di niente e rientrò, nessuno mi difese. Voglio ricordare che avevo intorno a 4-5 anni, la cosa è molto complessa.
Da quel giorno la bimba era sicura di piacermi e se ne approfittava cercando di isolarmi dagli altri bambini, essendo carina gli riusciva bene.
Sono cose molto personali, ricordarle mi ha fatto capire molto, ma ritrovare un serenità no.

armando 3:17 pm - 18th settembre:

Maria: “Gli uomini tendono ad avere una natura molto generosa perche’ hanno una particolare inclinazione a prendersi cura del loro ambiente e dei loro cari e questo si vede anche nel rapporto sessuale mentre le donne, al contrario, si aspettano sempre molto e molto poco si sentono in dovere di dare. Profittare della generosita’ altrui..non sembra neanche piu’ profittare..”
Nulla da aggiungere su questo, per quanto mi riguarda. Fabrizio ha parlato di sè e delle sue esperienze, e penso che nessuna persona che abbia un minimo di onestà intellettuale possa negare di aver subito e inflitto qualche violenza, anche “solo” psicologica. Tutti, uomini e donne. Perchè la verità è che la vita è intessuta, anche, di violenza (in senso lato e non solo quella grave). La si può limitare, si può cercare di gestirla rendendo ciascuno consapevole che egli stesso ne è portatore, ma è illusorio credere di poterla eliminare. Anzi è controproducente, come dimostra la storia. Tutte le utopie del bene assoluto in terra hanno generato mostri e lutti indicibili. E se vincerà, genererà mostri e lutti anche l’ideologia della violenza di genere che individua il colpevole nel maschio e l’innocente nella femmina. Questo è il maintream culturale che attraversa tutti gli schieramenti e avvelena i rapporti di genere. Accade, beninteso, anche quando si ammmete (perchè sarebbe ridicolo negarlo) che la violenza può essere agita anche dalla singola donna, ma si salva la donna come genere. In questi casi si usa dire o che ha agito per difesa (quindi il vero violento è sempre l’uomo), oppure che sta copiando comportamenti tipicamente maschili (quindi il vero colpevole è sempre il genere maschile). Tutto ciò sta facendo degenerare i rapporti fra accuse e rancori, sentimenti di ingiustizia, sete di vendette.
In questo modo si va al disastro, altro che educazione civica nella scuola, prediche sulla legalità, o sul rispetto dell’altro. Il primo rispetto per l’altro nasce dalla consapevolezza che ciascuno, senza distinzione di sesso, razza, classe, idelogia, può essere in prima persona portatore di comportamenti violenti. Quando, al contrario, ci si sente “vergini” e “innocenti” o in credito verso l’altro e verso la storia, ci sono già le premesse per futuri sconvogimenti violenti, senza che ciò significhi rinuncia a far valere le proprie ragioni, ovviamente.

Fabrizio Marchi 5:03 pm - 18th settembre:

Comunico che la Signora Natalia Aspesi ci ha scritto per chiedermi l’autorizzazione a pubblicare nella sua rubrica sul Venerdì della Repubblica l’articolo da me pubblicato questa mattina dal titolo “Ho subito violenza. Ma l’Istat non lo sa”, che io le avevo inviato contestualmente alla pubblicazione sul sito, certo che avrebbe destato interesse in lei.
E infatti così è stato. Naturalmente le ho dato la mia autorizzazione, ringraziandola e invitandola anche ad esprimere la sua opinione sul nostro sito.
Presumo che la lettera sarà pubblicata il prossimo venerdì.
E’ un altro risultato importante che incassiamo ed è il segnale visibile e concreto che la battaglia che stiamo portando avanti ha le gambe lunghe…
Fabrizio

bhishma 7:38 pm - 18th settembre:

splendido pezzo fabrizio

mauro recher 8:53 pm - 18th settembre:

bel pezzo davvero ,visto che mette in risalto ,come ha detto giustamente Fabrizio le violenze psicologiche ,che possono essere più fatali di quelle fisiche ,nella mia vita personale ,non ne ho subite molte ,ma alcune si ed hanno messo in risalto la mia bruttezza esteriore ,che poi si è riversata in quella interiore ,nel senso non di violenza ,ma che me ne frega più di niente …non ho avuto genitori violenti ,anzi ,ma alle medie 13-14 anni ,alcune ragazze ,di solito le più “in voga” cominciavano a sfottere ,con frasi tipiche “quanto sei bello ,ecc ecc) la cosa mi dava parecchio fastidio ,non tanto per la frase ,ma perchè mi stavo facendo i cavoli miei ,senza importunare nessuno ,altre mi invitavano a fare i compiti e poi mi davano il bidone ,finchè non è arrivato l’innamoramento e quella ragazza mi trattava come un lebbroso , penso che siano violenze troppo poco “messe in risalto” per il fatto che siamo uomini ..come un altro episodio ,ci siamo ritrovato a fare rafting ,io non so nuotare ed ho preferito non farlo , un’ amica mi ha detto perchè hai paura? sei un uomo .. Perchè, un uomo non può avere paura ???

Claudio 8:57 pm - 18th settembre:

Trovo davvero molto interessante quanto scritto da Fabrizio e lo ringrazio per questo post. Nell’immaginario generale se una donna subisce violenza da un uomo è molto più facile che trovi solidarietà, e non ho nulla da eccepire, se invece a subire è un uomo questo è considerato un fregnone (e secondo me anche da molte donne). Debbo ammettere che anche a me viene un po’ da pensarla così, io penso sempre che un uomo non debba MAI farsi mettere sotto da una donna, a costo di passare per maschilista o violento, meglio rude che fregnone.
Sulla violenza fatta dai genitori io debbo dire che gli sganassoni educativi dati dai genitori ai figli non debbano essere qualificati come violenza, a prescindere se è il padre o la madre a darli, a prescindere se è il figlio o la figlia a prenderli, salvo rari casi ogni genitore ama i propri figli e vuole solo il bene per loro, e poi Dio solo sa a quanti ragazzi di oggi farebbero bene un po’ di schiaffoni ed un’autorità di cui avere, almeno un minimo, di soggezione.
Per quanto concerne la violenza fisica io sono dell’idea che è molto più facile trovare una donna che abbia subìto da un uomo che non il contrario, debbo comunque dire che una donna che aggredisce un uomo perché sa che lui non reagirebbe mai ad una donna, questa sia di una vigliaccheria non inferiore a quella degli uomini che aggrediscono una donna perché più debole.
Sulla violenza psicologica direi che le donne sanno essere più violente degli uomini, specialmente quando vuole far leva sul senso di colpa, o quando rifilano giudizi sommari e distruttivi, per non parlare poi di quelle che minacciano di sguinzagliare i loro “cani da guardia”

Simone M. 1:28 am - 19th settembre:

Claudio
@ Sulla violenza fatta dai genitori io debbo dire che gli sganassoni educativi dati dai genitori ai figli non debbano essere qualificati come violenza, a prescindere se è il padre o la madre a darli, a prescindere se è il figlio o la figlia a prenderli, salvo rari casi ogni genitore ama i propri figli e vuole solo il bene per loro, e poi Dio solo sa a quanti ragazzi di oggi farebbero bene un po’ di schiaffoni ed un’autorità di cui avere, almeno un minimo, di soggezione.
@
Sono d’accordo con te che in molti casi gli schiaffoni sono necessari per dare dei limiti ai/lle figli/e, però ritengo che pure in questi casi esistano dei limiti oltre i quali non è lecito andare. Per esempio, è verissimo che oggi, a scuola, un insegnante deve stare attento anche a rimproverare uno studente (o una studentessa), altrimenti c’è il rischio che arrivino in tromba i genitori per difendere la maleducata prole e insultare – e a volte picchiare – il/la prof che ha “osato” redarguire il/la ragazzo/a. Ma è anche vero che decenni fa, già alle elementari, si rischiavano le bacchettate sulle dita, gli schiaffoni in testa, le tirate d’orecchi.
Insomma, quello che voglio dire è che pur essendo difficile trovare un equilibrio in tal senso, dovrebbe pur esistere una via di mezzo: né la violenza di allora né il buonismo lassista di oggi.

Rita 10:27 am - 19th settembre:

@ Fabrizio: complimenti per l’articolo che fa luce (ed è un riflettore potente) sul criterio con cui si determina la violenza subita.

Segnalo, per evitare che qualcuno (sia mai) possa pensare che le violenze del questionario Istat possano essere state stabilite con criteri diversi da quelle elencate da Fabrizio quest’articolo:

http://violenza-donne.blogspot.com/2009/01/la-strada-degli-errori.html

la logica dell’amalgama … insomma quella che porta ad allargare sempre di più il cerchio delle ragioni e delle sofferenze da usare a scopo politico.

E, secondo me, se mai si dovesse riuscire ad affermare un “diritto” maschile parallelo a quello femminile per rivendicare le proprie sofferenze e il proprio sentire, si assisterà a un tentativo di ampliare l’amalgama al femminile.

Insomma la logica del podio della vittima. Quella che (non so se lo noto solo io) riciccia fuori ogni volta che, inequivocabilmente, si evidenzia, in qualche campo, un primato maschile della sofferenza.

In guerra, … (sì ma anche le donne soffrono per le guerre e vai con l’elenco e la ricerca delle sofferenze femminili) sul lavoro … (sì ma anche le donne hanno incidenti, subiscono mobbing, danno da lavoro insomma,).

Leonardo 11:21 am - 19th settembre:

@Claudio: non sono d’accordo su niente di quello che hai detto.
Un uomo può essere picchiato da una femmina e nessuno deve umiliarlo ulteriormente, ci sono donne che hanno una stazza abbastanza corpulenta e uomini mingherlini ma quello che conta però è anche il grado di aggressività, donne piccole possono essere molto violente e uomini grossi miti; io non posso frequentare una donna stando sempre in guardia a non farmi fregare altrimenti sono un fregnone: è la donna violenta che è una delinquente.
Molti genitori uccidono i figli, molti li picchiano forte e li umiliano in qualsiasi modo, questo blocca la sicurezza in se stesso del bambino. Molte volte i genitori si incaponiscono sui figli e diventa una lotta impari tra due bambini solo che uno pesa 70 chili e l’altro 20. Per me è molto più immorale maltrattare i bambini che le donne, che come ripeto sanno difendersi e spesso sono loro a cominciare ad alzare le mani (non è una propaganda a picchiare le donne come ho spiegato più su) Alcune donne alzano le mani sugli uomini perché questi uomini non stanno ai comandi, perché sono ribelli e non perché sono fregnoni.

sandro 11:32 am - 19th settembre:

“Io non credo che tutte le donne pensino che gli uomini siano imbecilli”
Neppure io.
Non posso tuttavia fare a meno di notare come evitino di rapportarsi con quelli maggiormente dotati di senso critico e quindi meno manipolabili, tranne nel caso in cui questi si trovino per forza di cose in stato di subalternità (es. insegnante ed alunno), casi questi nei quali fanno sfoggio di una dose di sadismo degna dei peggiori gerarchi nazisti.
Non ci riterranno tutti imbecilli ma se lo fossimo probabilmente a loro non dispiacerebbe.
Nel loro mondo ideale loro comandano e noi obbediamo senza discutere.
E’ a questo che tendono.

Rino DV 11:42 am - 19th settembre:

Molto bene Fabrizio e gran cosa che la Aspesi intenda pubblicare la tua lettera (a prescindere dai commenti che farà). E’ ovvio che se ciò accade è perché qualcosa si muove. Molto interessanti gli interventi successivi.

1- Come già notato e come ben sappiamo le cifre sul numero delle vittime femminili hanno una funzione siocopolitica (psicologica-valoriale): confermare e approfondire il disarmo morale maschile. E giustamente è stato detto che il loro limite è quello di una credibilità minima. Non si dice che tutte sono violate e molestate. Ne uscirebbe bruciato lo scopo. Questo lo diciamo noi: dati i presupposti è sicuro che tutte le femmine hanno subito violenza. Ma vale precisamente anche il contrario: quella che gli UU hanno subito dalle DD.

2- Il racconto di Fabrizio è quello che tutti i MM dovrebbero produrre, perché è la verità. Le violenze femminili sono necessariamente quasi tutte giocate sul versante psicoemotivo. Per una serie di motivi, in parte ovvii in parte meno. Ma è così. La femmina ad es. rifugge da ciò che è visibilmente cruento, la violenza visibile o la esercita in associazione con uomini o la delega direttamente o indirettamente ad altri MM. Si osservi poi il significato psicologico del fatto che l’arma storica con cui la F compie direttamente un omicidio è …il veleno (fatto che ha molti risvolti).

3- Gli UU però, anche se intervistati, non direbbero neanche lontantamente la verità. Infatti, per qualificare come violento un atto o un rapporto, bisogna rubricarlo come tale nella propria coscienza. Ma gli UU (come anche le DD prima che venissero rieducate dal femminismo) ritengono che limitazioni, attriti, ferite, critiche etc facciano parte strutturalmente del rapporto con le DD e con gli altri UU.
L’uomo medio neppure risponderebbe alla domanda: “Le è mai accaduto di…”. Troverebbe la cosa tanto ovvia da pensare che viene preso in giro.
Ma ora, giunti al punto in cui praticamente ogni relazione con M è definita violenta, diventa necessario mettere sul piatto delle bilancia l’altra faccia del male. Il nostro.

4- Come osserva Fabrizio nella lettera, quelle statistiche finiscono col dire che …metà dei maschi è innocente. Ma è falso: dati i presupposti siamo tutti colpevoli.
Quale uomo può giurare che tutti gli approcci siano stati graditi dalle DD con cui si è relazionato?
E non è molestia questa?
Quale marito o convivente può giurare che la partner non abbia – almeno una volta in vita – fatto sesso controvoglia? E non è questo lo stupro?
No, nessun uomo è innocente perché nessuno può più esserlo. Questa è la verità. Ma è ovviamente tanto tragica e terribile che non la si può annunciare apertamente. Io mi sforzo di diffonderla sin dal primo giorno del mio impegno nella QM.

5- Il femminismo ha introdotto la questione psicologica (ovviamente per denunciare la violenza mashile) in tutti gli ambiti e perciò anche nei luoghi di lavoro, cosa che gli UU non avevano mai fatto. Mai nelle piattaforme contrattuali erano stati toccati temi quali quelli imposti progressivamente dal femminismo.
Questo è di grande importanza. Se la coscienza degli UU è destinata a risvegliarsi, allora finalmente incominceranno ad occuparsi di questo versante e verrà allora descritto il lato M dell’inferno: quello che sui luoghi di lavoro (e negli ambiti exrtadomestici) subiscono gli UU. Quello che, ad es., ha condotto di recente il figlio di un mio collega a licenziarsi da un impiego sicuro in una società pubblica. Stava impazzendo.
Quanti uomini conosciamo che si siano licenziati perché il loro lavoro era fisicamente pericoloso? L’inferno della psiche è peggiore di quello del corpo. Si apre dunque una finestra su un mondo mai descritto: stiamo pur certi che, una volta analizzato, il panorama sarà sconvolgente.
Su questo tema siamo ancora ben prima …dell’inizio. Tempo verrà…

RDV

Leonardo 1:22 pm - 19th settembre:

La più grande violenza femminile e dei loro scagnozzi è chiamarti gay perché non ti impegni abbastanza per trovare donne: me lo hanno detto perché non mi piaceva guidare, la macchina l’uomo se la fa per rimorchiare e cosi via…..
Ho sentito donne prendersi in giro per lo stesso motivo, perché non si erano date da fare per un ragazzo, sul serio, forse non sarebbe difficile rovesciare il mondo, le donne e gli uomini sono uguali, non è una stronzata siamo 2 individui della stessa razza vivente, quello che fa male agli uomini fa male anche alle donne, basta metterle nelle stesse condizioni.

Ethans 3:18 pm - 19th settembre:

Se penso a tutte le volte che ho subito dalle angherie dalle mie colleghe di lavoro e dai loro maschi kapò, se penso alle sottili prevaricazioni psicologiche che vengono fatte quotidianamente nel mio ufficio da parte delle colleghe donne nei confronti dei loro colleghi maschi e a favore dei dirigenti per ottenere privilegi, mi viene da piangere… lacrime sincere, non quelle di coccodrillo a cui siamo abituati… questo è un argomento che mi tocca particolarmente…

Ciao a tutti, il mio nickname è Ethans… è da più di un anno che mi sono avvicinato alla QM grazie alla scoperta del sito U3000 e alla conseguente lettura di QMDT di RDV. Scribacchio spesso sul forum di Metromaschile, di cui sono anche moderatore per ciò che concerne la sezione Off-Topics. Faccio i complimenti a Fabrizio per la sua iniziativa. Vi seguo ormai da mesi con particolare interesse. Continuate così…

Luke Cage 11:29 pm - 19th settembre:

Benvenuto Ethans!
La tematica dei sopprusi psicologici in ambito lavorativo mi trova particolarmente sensibile causa di esperienze pregresse già citate in altri commenti ed in un articolo che scrissi ormai molto tempo fa.
Questo è un altro aspetto che tornerò ad approfondire,soprattutto le dinamiche psicologiche terribili di tali sopprusi incentrate proprio sul “gioco sporco” che in ambito aziendale si incoraggia per piegare psicologicamente i dipendenti logorandone l’autostima.
Recentemente mi sono trovato a dover rifiutare una chance lavorativa presso una di queste aziende dove ho vissuto le dinamiche sopracitate ed in passato mi sono addirittura licenziato da una importante azienda, pur avendo un contratto a tempo indeterminato, in buona parte per lo stesso motivo.
La cosa vergognosa è che il recente sontaggio dell’Istat ha cercato di dare alla tematica dei disagi sul posto di lavoro una connotazione di genere,lasciando intendere che anche in questo ambito sono in particolare le donne che devono subire le angherie degli uomini.
Questo dovrebbe dirla lunga sulla considerazione che si dà all’ uomo beta che lavora e paga le tasse : lavora,compra,paga,consuma e crepa…e guai a sollevare la testa!
Bisogna smettere di avere vergogna o paura di passare per piagnoni, le cose stanno ormai andando male per molti uomini che sono molto reticenti o non sanno in quale modo esprimere il proprio disagio (o forse non trovano con chi farlo), molti minimizzano per esorcizzare le proprie insicurezze o per opportunismo (in passato ho avuto uno psicologo che invece che aiutarmi di fatto speculava sulle mie difficoltà
, sollevando le donne dalle loro responsabilità).
Alcuni arrivano a suicidarsi senza spiegazioni che spesso vengono inventate e/o strumentalizzate da qualche giornalista donna che arriva ad accusare gli uomini di “ricatto morale” o “infantilismo”..tanto per ribadire fino a che punto si può essere infami.
Quando al di là delle parole non viene più riconosciuta la propria umanità, e quindi la possibilità di poter soffrire,vuol dire che si è già oltrepassato un limite..e alcuni tragici episodi di cronaca sembrano volerci in qualche modo avvisare.

Rino 7:01 am - 20th settembre:

LC
>>
gli UU …non sanno in quale modo esprimere il proprio disagio (o forse non trovano con chi farlo), molti minimizzano
>>
Vero. E non hanno le parole, i concetti, le formule per capire ed esprimere quello che accade intorno a loro, contro di loro e dentro di loro. Così, non vedendo l’insieme, privi di contestualizzazione e non sapendo esprimersi, soggettivizzano la cause: “La capessa carogna, il capo stronzo, la collega invidiosa” etc.
Ci sono tante ragioni in questo, tra cui il fatto che, su questo versante, ci troviamo a mille miglia dall’inizio degli inizi…

>>(in passato ho avuto uno psicologo che invece che aiutarmi di fatto speculava sulle mie difficoltà
, sollevando le donne dalle loro responsabilità).
>>

Non c’è nulla da aggiungere: un grande psicologo.

RDV

Fabrizio Marchi 7:34 am - 20th settembre:

Benvenuto fra noi Ethans, anche se già te lo ha dato LukeCage, e grazie per i complimenti personali. Ma più di questi abbiamo bisogno di uomini che si impegnino con noi in questa battaglia. Per cui, anche a te dico la stessa cosa che ho detto ad altri:” Non, continuate così – come hai detto tu – ma continuiamo così!”.
Dobbiamo uscire dall’isolamento, rompere la gabbia psicologica che imbriglia gli uomini, uscire allo scoperto, senza falsi pudori. Ha ragione LukeCage, dobbiamo liberarci di tutti quei falsi pudori che impediscono agli uomini di prendere piena coscienza della propria condizione. Dobbiamo liberarci di quelle ruggini che ci obbligano ad indossare la divisa dell’uomo forte, vincente, che non si lamenta mai e fa finta di nulla anche se la sua vita è una merda, perché “è poco da uomini farlo”. Anche questo è “machismo”. Ed è soprattutto con questo (e con tutti i suoi derivati) che ci sottomettono, anche se ad un osservatore superficiale la cosa può sembrare paradossale.
Il “machismo” insomma, è un braccio ideologico (e spesso armato) del sistema. Noi lo disconosciamo e ne riveliamo la sua intrinseca menzogna. Noi lo buttiamo nel cesso una volta e per sempre.
Le parole tue e di LukeCage sono in totale sintonia con quelle di Raffaele che nel suo articolo “Femminicidio o Maschicidio?” denuncia, fra le altre cose, la tragedia degli uomini che vengono ridotti, per una ragione o per l’altra, in una condizione di prostrazione psicologica prima ancora che materiale.
Forse, per la prima volta nella storia, l’aspetto psicologico della questione, è addirittura prioritario rispetto a quello materiale. Le discriminazioni subite dagli uomini, ai vari livelli, anche se hanno ovviamente dei risvolti molto concreti e purtroppo spessissimo anche molto gravi, sono innanzitutto devastanti sotto il profilo psicologico.
E’ questo,a mio parere, l’aspetto fondamentale della Questione Maschile. Naturalmente i due aspetti marciano assieme, sia chiaro, e sarebbe errato separarli. Tuttavia credo che forse e per la prima volta nella storia, l’aspetto immateriale, psicologico della questione sia forse prioritario.
E’ qui, su questo terreno, che dobbiamo aprire la breccia, soprattutto nella mente e nella psiche profonda degli uomini. Certo, anche partendo dai risvolti concreti e dalle condizioni materiali di esistenza. Ma oggi, proprio queste condizioni sono anche di natura psicologica, e non solo materiale.
Attrezziamoci dunque, a questo lavoro paziente. Dobbiamo rompere la cappa da cui siamo pervasi e che pervade le menti della grande maggioranza dei maschi.
Stiamo ottenendo degli importanti risultati. Stiamo per tornare sulle pagine di un magazine nazionale a distanza di pochi mesi. Non è poco. Ci torneremo ancora. E ancora. Ma non lasciatevi ingannare, al di là dell’interesse personale di una donna come la Aspesi, non lo fanno per noi. Se ci daranno spazio è perché riterranno che in una determinata fase potremmo essere funzionali. Magari per fare un po’ di audience…Ma quando si accorgeranno che potremmo diventare se non pericolosi ,fastidiosi, ci oscureranno. O tenteranno di farlo. Dobbiamo lavorare per arrivare al punto che sarà per loro, se non impossibile, assai difficile farlo.
L’obiettivo strategico non è ambizioso ma ambiziosissimo. Ed è per questo che dobbiamo impegnarci tutti per diffondere le nostre idee, far conoscere il sito, far esprimere gli uomini, esprimerci noi stessi per primi senza timori, lasciar emergere dal nostro pozzo profondo tutto quello che ci siamo tenuti dentro e che non abbiamo mai avuto il coraggio o il pudore di ammettere, anche a noi stessi.
Dobbiamo innanzitutto contare sulle nostre forze. Espandere il messaggio, comunicare, coinvolgere altri uomini, aggregarli, organizzarci.
Questa è la strada. Ed è solo l’inizio. Stiamo crescendo, è evidente. Non c’è enfasi nelle mie parole; è solo constatazione. Altri verranno. E altri ancora. Sempre più numerosi. Ma dipende solo e solamente da noi. Dall’impegno e dalla volontà che ciascuno di noi metterà in questo progetto. Questo tenetelo tutti bene a mente.
Fabrizio

ckkb 11:54 am - 20th settembre:

L’interpretazione del Male, che è proprio del cuore umano, come esclusiva caratteristica del genere maschile, ovvero l’interpretazione sessista del Male identificato con la violenza a sua volta attribuita esclusivamente al genere maschile, interpretazione che oggi ormai è generalmente diffusa nei media, introduce una distorsione violentissima della realtà e una violentissima distorsione nei rapporti umani. Un attacco da ideologia totalitaria al genere maschile, tollerato e spesso condotto da maschi, tanto violento quanto basato su una menzogna radicale. I maschi di questi ultimi decenni da quando cominciano a respirare, respirano menzogne che li denigrano in modo sistematico, menzogne istituzionalmente avallate, menzogne che esercitano una violentissima pressione sulla coscienza maschile, pressione violentissima finalizzata ad intimidirli e a disarmare ogni loro resistenza e a distruggere l’amore di sè. Oltretutto questo avviene In un contesto di culture e civiltà che ben si guardano dal precipitare in questa follia autodistruttiva. Chiunque ragioni può prevedere gli esiti di questa follia sul medio/lungo termine. Esiti catastrofici prima di tutto per il genere femminile. E non si illudano le donne dei maschi che dichiarano l’amore alle donne in odio ai propri fratelli maschi. Nessuno è in grado di far sì che il proprio odio per i maschi possa essere amore per le donne.

Damien 11:57 am - 20th settembre:

Gli uomini vengono educati alla donna da sempre, la donna per se stessa.. di cosa ci dovremmo meravigliare?

Oggi quel che subiamo è in primis colpa di noi uomini, che per un apparato riproduttivo siamo pronti ad uccidere, rubare, mentire, abusare, schernire! e chi piu’ ne ha piu’ ne metta! prostituiamo la nostra vita ed i nostri sentimenti per una vulva! come meravigliarsi di queste ulteriori vessazioni?
Non mi meraviglio! se ogni volta che mando giustamente a fanqlo la solita “rapinatrice” di turno c’è il pirla che mi sostituisce, credete che le cose cambino?

Guardatevi intorno! per UNO che ha carattere ce ne sono minimo 30 che sbavano dietro alla mediocre apprendista della velina di turno! pronti a sborsare fior di euro solo per avere l’occasione di ANNUSARLA! ma quale femminismo d’egitto Fabrizio! qui sono gli UOMINI a dover esser presi a calci in qlo! ti assicuro che il femminismo, tempo zero, sarebbe estinto! e con esso tutti i sopprusi diretti ed indiretti!

il machismo, quando e’ intriso nell’anima di chi assiste a tali scene, spinge generalmente un uomo a pensare che chi lo ha preceduto era un inetto! che con le donne “non ci sapeva fare” (cosa si deve SAPER FARE!?!?! ma sopratutto perchè lo devo fare??), reputandosi meglio, la prima reazione è il sodalizio con la donna, in seguito la denigrazione, si continua col ricevere confidenza per i “servigi zerbini dovuti” che porta a relazionarsi e perseguire l’obiettivo che il presunto “inetto” è stato incapace di perseguire..

Questo meccanismo psicologico ha portato le donne a riconoscere che gli uomini non valgono nulla, non c’e’ sodalizio nel loro genere in quanto loro, essendo uomini, non sono mai stati solidali, si sono da sempre dati per le donne, si sono sempre battuti per noi donne, solo il migliore quindi potrà stare accanto a me.. e lo deciderò io in quanto donna.. (come se gli altri uomini non avessero un anima..ma solo istinti)

Gli uomini sono stati istruiti, educati, schiavizzati alla donna, in quanto detentrici della vulva, e quindi del vero valore che esse riconoscono come potere loro concesso, nessuno, chiesa, politica, il potere, libereranno mai gli uomini dalla loro stessa gabbia, ben consci che una sessualità libera genera un umanità libera.

Dobbiamo continuare a rimanere schiavi.. ad apparire, non ad essere, ad uniformarci, non a valutarci, e se proprio bisogna elargire, lo si fa per le donne..

Strider 12:39 pm - 20th settembre:

Damien
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Guardatevi intorno! per UNO che ha carattere ce ne sono minimo 30 che sbavano dietro alla mediocre apprendista della velina di turno! pronti a sborsare fior di euro solo per avere l’occasione di ANNUSARLA! ma quale femminismo d’egitto Fabrizio! qui sono gli UOMINI a dover esser presi a calci in qlo! ti assicuro che il femminismo, tempo zero, sarebbe estinto! e con esso tutti i sopprusi diretti ed indiretti!
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E’ quello che dico io (e qualcun altro prima di me) da anni. Altro che il femminismo…
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=22211183&st=30
>>
PS – Fabrizio, come sai, pur postando in questo blog, io non sono un uomo di sinistra, percio’ troverai piu’ che normali certe mie idee, che erano, sono e restano solo mie.

Leonardo 3:28 pm - 20th settembre:

Gli uomini vengono educati a cacciare le donne come per dimostrare la propria virilità, poi invece li vediamo schiavi e servili e quando non sono schiavi sempre per essere virili fanno danni usando la violenza.
Uno nasce maschio e non deve dimostrare niente, ma coltivare le proprie qualità intellettive o fisiche donategli dalla natura.

Retiarius 4:14 pm - 20th settembre:

dobbiamo liberarci di tutti quei falsi pudori che impediscono agli uomini di prendere piena coscienza della propria condizione. Dobbiamo liberarci di quelle ruggini che ci obbligano ad indossare la divisa dell’uomo forte, vincente, che non si lamenta mai e fa finta di nulla anche se la sua vita è una merda, perché “è poco da uomini farlo

Ottime parole Fabrizio,il tuo racconto confidenziale è molto importante.Prima d’ora pochi o nessuno avevano evidenziato il proprio lato emotivo libero dalla maschera di “uomo forte” o pseudo tale.

Penso che nelle tue esperienze ci siamo riconosciuti in molti,delle sofferenze interiori degli uomini contemporanei non si parla purtroppo..Complimenti per la profondità dell’articolo

Fabrizio Marchi 8:16 pm - 20th settembre:

@ Leonardo: condivido, è assolutamente necessario fuoriuscire dalla logica del “dover essere, o meglio, del dover dimostrare.
Il percorso personale (e collettivo) di liberazione dalle catene psicologiche che imbrigliano i maschi passa innanzitutto da questo. Non dobbiamo proprio dimostrare un bel nulla a nessuno e soprattutto a nessuna.
Siamo quello che siamo: ecce homo. E se non va bene arrivederci e come non detto. E’ a noi stessi che dobbiamo piacere. Ma questo piacere a noi stessi, questo “volersi bene” non ha nulla a che vedere con il “dover essere” (non in senso kantiano, ovviamente…) o il dover apparire in un certo modo per piacere agli altri e alle altre…
Anche questa roba, come il “machismo”, dobbiamo buttarla nel cesso e tirare la catena.
@ Strider: nessuno di noi, credo, e certamente non il sottoscritto, ha mai negato il ruolo nefasto di tanti maschi. Mi pare che abbiamo prodotto un’analisi in tal senso molto precisa nel momento in cui abbiamo individuato le responsabilità dei maschi alpha dominanti da una parte, e quelle dei maschi beta non consapevoli, dall’altra (con le rispettive differenze e i rispettivi ruoli). Lo abbiamo spiegato ripetutamente e lo abbiamo scritto nero su bianco nel nostro Manifesto. Direi anzi che proprio questo è uno dei punti che ci contraddistingue come Movimento rispetto ad altri che legittimamente, sia chiaro, dal loro punto di vista, portano avanti una difesa del maschile e della maschilità, a prescindere dalle condizioni sociali, economiche, culturali, ambientali, e quant’altro. Quindi la tua critica può essere se mai rivolta a loro, non certo a noi.
Al contempo abbiamo denunciato da sempre con forza la condizione di estrema fragilità, frustrazione, inconsapevolezza e arretratezza psicologica e culturale della stragrande maggioranza dei maschi beta. D’altronde, se così non fosse, non avremmo neanche senso di esistere perché la situazione sarebbe tutt’altra. Non trovi?
Ciò detto, questo è un blog libero e il fatto di non essere di sinistra non significa che uno non possa esprimere, come infatti è e tu come tanti altri ne sei la testimonianza concreta, la propria opinione liberamente e serenamente (purchè nel rispetto delle idee degli altri e dei valori fondanti di questo sito). Diverso è l’atteggiamento provocatorio e sfascista di alcuni che vengono qui solo per fare inutili polemiche fini a se stesse.
Ma questo è un altro discorso che non riguarda certo te che fino ad ora hai avuto un atteggiamento di buon senso e hai dato spesso un contributo fattivo alla discussione.
Fabrizio

Strider 11:48 pm - 20th settembre:

Fabrizio
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Quindi la tua critica può essere se mai rivolta a loro, non certo a noi.
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Ma infatti la mia critica affondava piu’ che altro le radici nel passato…
Tra l’ altro, gia’ allora, fu fatto notare (non solo da me) come nel nostro Paese certi “inchini” di fronte alle femmine fossero precedenti al neofemminismo.
Prendiamo canzoni come questa di Gianni Morandi, risalente al 1964
http://www.youtube.com/watch?v=Io8wWdKf2a4
“NON SON DEGNO DI TE”… ?!?
Oppure, “IN GINOCCHIO DA TE”…?!? sempre di quegli anni…
Aoh, ragazzi!, ma voi dall’ altra parte – cioe’ quella femminile – avete mai ascoltato qualcosa del genere ?
No, vero? Be’, secondo me questo sta a significare tante cose…

Leonardo 1:27 pm - 21st settembre:

@Strider; c’era la Caterina Caselli che almeno chiedeva perdono:

http://www.youtube.com/watch?v=N1Lc2UmFHl0

Ma io sono un vecchio Rocchettaro, c’era questo video negli anni 80, è il caso di dire non ci sono più gli uomini di una volta!

http://www.youtube.com/view_play_list?p=DA05B2A0E3B18725&playnext=1&v=Bk4ZxBbHb5M

Ethans 2:08 am - 6th ottobre:

L’ultimo post di Damien è completamente condivisibile… volevo farglielo sapere…

ReF 2:55 pm - 23rd ottobre:

Premetto, non ho letto tutti i commenti e non ho nemmeno intenzione di farlo.
Ho letto la lettera sul Venerdì di Repubblica, nella rubrica curata dalla Aspesi, ne sono rimasto incuriosito ed ho googlato un pochino.
La maggior parte delle lettere che leggo lì quando sono al cesso la mattina mentre sto espletando i miei bisogni corporali, di solito le etichetto come false e montate all’uopo. Oggi ho avuto il piacere di trovare riscontro reale, quissù, alla tua lettera.

Fermo restando che chiedere consiglio, o anche solo parlare con la Aspesi è come dichiarare di volersi abbassare ad un livello infimo, sono rimasto piacevolmente colpito dalla sua risposta al tuo proclama. Piacevolmente perché adoro il modo in cui quella donna riesce a farmi ribollire il sangue con le sue cazzate.. io che sono refrattario alle cazzate, ma purtroppo un divoratore di Venerdì di Repubblica quando sono intento nelle mie attivita´evacuatorie, semplicemente non capisco che bisogno ha quella donna di tirare in ballo una tragedia di questi giorni per dire “le nostre violenze subite sono più brutte delle vostre” (pensatela con un bel tono petulante e dispettoso). Cioè, e che cazzo mi dovrebbe significare? che se uno subisce violenza deve tacerlo perché non c’è scappato il morto? allora siamo qui a farci le palle quadrate con spot ministeriali sulla violenza alle donne in cui non ci scappa il cadavere, ma noi non possiamo dire nulla? ma di che stiamo parlando, di bambini che litigano o di valori umani?

Apprezzo il tuo proclama/post, non sono maschilista, non sono nemmeno per la parità dei sessi però.. siamo semplicemente diversi già individualmente tra uomini, figuriamoci quando due cervelli sono fatti per lavorare in maniera totalmente differente l’uno dall’altro (non sto dicendo che voi siate maschilisti o altro, sia ben chiaro, parlo per me stesso).
Vorrei solo aggiungere a tutto il succo, che a quanto pare signori si nasce e non è prerogativa del sesso femminile.. sarà l’istruzione ricevuta, sarà una matriarcalità taciuta alla nostra società, ma rimane il fatto che se un uomo le prende non lo dice in giro, se la donna le prende allora lo sa il mondo intero.. come la tipa messa sotto scorta proprio in questi giorni per stalking.. che si sappia che lo stalking lo subiamo anche noi, di questo ne sono l’esempio vivente, ma ripeto… signori si nasce!

P.S. mettici l’opzione di segnalazione per mail in caso di risposta ;)

Fabrizio Marchi 7:36 pm - 23rd ottobre:

Caro ReF, non si tratta del fatto che vogliamo abbassarci di livello, si tratta molto piu´concretamente di avere visibilita´. Credi che sia facile per gente che sostiene quello che sosteniamo noi, avere spazio sui media?
Ecco perche´va bene anche la rubrica del cuore della Aspesi, che comunque, al momento e´l´unica ad averci dato spazio. Quindi e´meglio non sputare nel piatto dove si mangia (metaforicamente parlando)…
Lo vedi quell´articolo pubblicato sulla homepage piu´in alto di tutti dal titolo “Morti sul lavoro: il 3% sono donne…”. Ebbene, abbiamo scritto a decine decine fra quotidiani, televisioni, agenzie di stampa e quant´altro per cercare di aprire una riflessione sul tema. Ce ne fosse stato uno che ha risposto.
Eppure la questione che segnaliamo non dovrebbe lasciare proprio indifferenti. Pensa a parti invertite cosa succederebbe e cosa sarebbe gia´successo…
Per cui teniamoci stretta la Aspesi, anche se ci risponde con i piu´banali luoghi comuni del piu´banale femminismo da bar dello sport e utilizziamo tutti gli spazi che riusciamo a conquistarci…
Fabrizio

Marco 1:04 am - 24th ottobre:

Per quanto riguarda il nostro contesto sociale, la realtà dei rapporti fra i due sessi, non è certamente quella descritta da Aspesi e company.
In quanto a violenza verbale le donne sono inarrivabili.
Per esempio, io riscontro la seguente costante: le donne parlano SEMPRE male degli uomini, in special modo dei connazionali. Un altro particolare è quello relativo al fatto che, soprattutto le ragazze, sono estremamente “sboccacciate” e offensive verso i propri coetanei.
Per loro dire stupido, imbecille, cretino, deficiente, non capisci un cazzo, eccetera, è la norma.
Personalmente, più tempo passa e meno le trovo erotiche e attraenti. Inoltre certi atteggiamenti arroganti, mi rendono aggressivo nei loro confronti, pertanto, da un po’ di tempo a questa parte, cerco pure di parlarci il meno possibile.

Daniele 9:00 am - 24th ottobre:

Marco
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Per esempio, io riscontro la seguente costante: le donne parlano SEMPRE male degli uomini, in special modo dei connazionali. Un altro particolare è quello relativo al fatto che, soprattutto le ragazze, sono estremamente “sboccacciate” e offensive verso i propri coetanei.
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Gia’…

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=12522462

Luke Cage 11:02 am - 24th ottobre:

“Per esempio, io riscontro la seguente costante: le donne parlano SEMPRE male degli uomini, in special modo dei connazionali.”
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è solo una questione di politically correct, non possono scoprirsi troppo….e poi le parole delle donne sono sempre seguite da comportamenti estremamente contraddittori .

Leonardo 12:27 pm - 24th ottobre:

Marco:
Per loro dire stupido, imbecille, cretino, deficiente, non capisci un cazzo, eccetera, è la norma.
Personalmente, più tempo passa e meno le trovo erotiche e attraenti. Inoltre certi atteggiamenti arroganti,
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
D’accordo su quello che dici, anzi se gli rispondi per le rime ti mettono pure le mani addosso. Non so quanti anni hai tu: ma da quello che sento molte donne sono razziste, sono le prime a preoccuparsi di perdere i posti di lavoro, i figli e i mariti fessi fanno i portavoce di questo razzismo (parlo non di tutti e tutte)

mauro recher 5:17 pm - 24th ottobre:

vale il detto ,beno o male purchè se ne parli ,e di solito la nostra società tende di più (molto di più) a parlare di cavolate o di tragedie ,ma escludono quasi sempre i perdenti ,i perdenti non fanno ascolto ,non sono un modello da imitare ,in definitiva “i bruttini da 1000 euro al mese” non fanno notizia , o la fanno solo quando succedono omicidi e stupri con donne come vittime ….allora vengono messi tutti in un calderone ,e a domandarsi come mai gli uomini sono cosi cattivi ….

Marco 7:01 pm - 24th ottobre:

Leonardo
@ D’accordo su quello che dici, anzi se gli rispondi per le rime ti mettono pure le mani addosso. Non so quanti anni hai tu:
@
Ho trentasei anni. Tuttavia, per quanto mi riguarda (e a parte un episodio risalente a quando ero bambino, e di cui ho già parlato), non mi è mai capitato, in età adulta, di essere aggredito da donne, nelle occasioni in cui le ho contestate. Semmai mi è capitato di venire alle mani – seppur molto raramente – con degli uomini.
Il fatto che alcune arrivino ad alzare le mani gratuitamente, dipende anche (ma non solo) dalla percezione che hanno di te.
Per esempio, nel mio caso percepiscono sicuramente che io non sarei il tipo che resterebbe fermo, qualora mi venissero messe le mani addosso.
Non so se mi spiego…
>
Luke Cage
@ è solo una questione di politically correct, non possono scoprirsi troppo
@
Non solo: è anche una questione di vigliaccheria.

Silent Hill 8:04 pm - 24th ottobre:

le donne parlano SEMPRE male degli uomini, in special modo dei connazionali

>>>>>>>>>>>>>

No, non è così , parlare dietro la gente è anche una specialità degli uomini non solo delle donne ( esperienza personale ) .
Le donne parlano degli uomini, nel bene e nel male ( stessa cosa anche a sessi invertiti ) , solo che una donna che parla male di un uomo non è trattata allo stesso modo di un uomo che parla male di una donna.
E spesso le donne che parlano male degli uomini connazionali sono spesso le prime razziste .

Marco 8:31 pm - 24th ottobre:

@
No, non è così , parlare dietro la gente è anche una specialità degli uomini non solo delle donne ( esperienza personale ) .
@
Mi sa tanto che continuiamo a non capirci…
Qui non si parla tanto di me, di te o di tizio, ma in generale. E nella mia esperienza di uomo nato in provincia di Roma, ma residente nell’alto Lazio, riscontro che il parlar male dell’altro sesso è una prerogativa anzitutto femminile. Gli uomini, a parte le solite stupide invettive del tipo “so’ tutte troie”, “so’ mignotte” “so’ zoccole”, eccetera, dette soprattutto nei momenti di rabbia (vedasi gelosia e quant’altro) oppure perché non riescono a rimorchiare, sono soliti incensare le donne (il contrario non capita mai; anzi…),
Esempio: “so’ più furbe” “so’ più sveje” “so’ più paracule” “c’hanno più voja de scopà”, eccetera.
Insomma, in quanto a mancanza di spina dorsale, gli uomini odierni sono inarrivabili.

Leonardo 9:51 pm - 24th ottobre:

Marco
Ho trentasei anni. Tuttavia, per quanto mi riguarda (e a parte un episodio risalente a quando ero bambino, e di cui ho già parlato), non mi è mai capitato, in età adulta, di essere aggredito da donne, nelle occasioni in cui le ho contestate.
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Quando parlo di aggressioni di donne parlo di una spinta o di uno schiaffo o di una reazione scomposta, non di Bruce Lee, ma di reazioni aggressive, come è successo alla metro dell'anagnina.

sandro 11:25 am - 25th novembre:

Adesso pare che non ne “uccida più l’ amore del tumore”:
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_novembre_24/violenza-donne-omicidi-lombardia-1804237252911.shtml
Scrivono “una vittima di omicidio su 5 è donna” ma omettono di aggiungere che tra i 4 su 5 che sono uomini ci stanno dentro pure tutti quelli fatti fuori dalle donne per mezzo di sicari.
Quel conto lì non lo fa nessuno, perché tutto il carrozzone crollerebbe.
Hanno rivisto al ribasso pure le stime sulla violenza, secondo loro 7 milioni le donne molestate, su un totale di 30 milioni una su 4/5, mentre prima dicevano addirittura una su tre (accidenti che calo repentino, ma come è possibile? :) )
Evidentemente si stanno rendendo conto che le sparavano talmente grosse che la gente cominciava a dubitare.
Sulle modalità di calcolo, come al solito, nulla è dato di sapere.
Poi dicono “il sommerso è immenso, oltre il 90%”.
Pure qui regna il mistero riguardo su che cosa basino una stima di questo tipo.
Resta il fatto che il sottoscritto a 35 anni deve ancora incontrarne una, di donna violentata.
Voi ne avete mai incontrata una?

Silent Hill 2:53 pm - 25th novembre:

sandro
Poi dicono “il sommerso è immenso, oltre il 90%”.

>>>>>>>>>>>>

Ma come c**** fanno a dire che le violenze non denunciate sono il 90 %, se per definizione sono nascoste ?

betty 3:35 pm - 25th novembre:

Sandro, te la presento io se vuoi.

Rino 4:38 pm - 25th novembre:

25 Novembre: il giorno della misandria

Spiace metterla in questo modo ma è ora di prendere coscienza piena della gravità assoluta di ciò che sta accadendo.

Orwell scrisse dei 2 minuti di odio quotidiano e dei 5 giorni di odio annuale. Questa è la giornata clou dell’odio antimaschile.

Non importa la buona fede di tutte e tutti coloro che la promuovono o la celebrano, giacché quello che conta non sono le intenzioni, ma gli effetti.

Non importa stabilire se i dati diffusi sono veri o falsi, giacché si può mentire (=manipolare) tanto con la verità quanto con le falsità o con una miscela delle due. Sì, i nostri cattivi maestri ci depistarono. Oggi sappiamo ciò che Platone non sapeva: con la verità si può mentire anche meglio che con le bugie.

Non importa conoscere il contenuto del concetto “violenza” che va dall’omicidio al …”cyberstalking”.

Importa solo il fatto che queste campagne sono lo strumento apicale del disarmo morale maschile perseguito da decenni.
Anche la più ingenua e il più tonto sanno che i veri violenti di vera violenza non ne saranno neppure sfiorati.

L’effetto è palese, mirato e letale: si tratta di inchiodare l’intero genere maschile sul patibolo della colpa e della vergogna. La criminalizzazione totale ha lo scopo di disarmare l’interiorità, di accecare la coscienza e di sigillare la bocca degli uomini.

Siamo tutti pescati con le mani insanguinate, con la refurtiva nel sacco. Siamo tutti colti in flagrante e come tali possiamo, al più, balbettare. Non possiamo negare i nostri delitti, siamo cementati alla nostra colpa.

Il nostro destino deve allora essere il silenzio, la contrizione, l’espiazione. Espiamo il nostro delitto originario: essere uomini.

Quando gli innocenti diventano colpevoli quella è la stagione, quello è il giorno dell’odio. E’ questa stagione. Questo il giorno.

RDV

Rino 5:05 pm - 25th novembre:

Sandro:
>>
Evidentemente si stanno rendendo conto che le sparavano talmente grosse che la gente cominciava a dubitare.
>>

Sì, qualcuno ha “limato” i numeri. Ma non tutti ci sono arrivati:

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/377462/

E’ la prima causa di morte
frai 16 e i 44 anni. Dal ministro
un piano da 20 milioni
e la campagna contro
le mutilazioni genitali alle bimbe
ELENA MASUELLI

La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e 44 anni, più del cancro, degli incidenti stradali e delle guerre. Lo riporta un comunicato del Fondo delle Nazioni Unite per la Donna (Unifem) che cita dati Istat. Secondo l’Unifem, nel mondo una donna ogni tre sarà stuprata, picchiata o sarà maltrattata in differenti modi durante la sua vita.

Fabrizio Marchi 5:55 pm - 25th novembre:

Betty, perché invece di limitarti a fare battute, a scrivere post telegrafici di tre righe o a dare qualche “punzecchiatina” oppure ancora a dirci che il livello del dibattito si abbassa, non provi anche tu ad arricchire la discussione con un bel commento o anche un contributo, perché no, articolato e argomentato?
Ce la puoi fare… E noi ne saremmo tutti lieti, credimi.
Fabrizio

Simone 6:52 pm - 25th novembre:

betty
>>
Sandro, te la presento io se vuoi
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Mi presenteresti anche una madre infanticida? Grazie.
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sandro
>>
Resta il fatto che il sottoscritto a 35 anni deve ancora incontrarne una, di donna violentata.
Voi ne avete mai incontrata una?
@
Io di anni ne ho quasi 39 e come te non ho mai conosciuto una donna violentata. Ma ti dirò di più: quando giro per la mia città non incontro mai una donna con gli occhi neri, il naso rotto, labbra spaccate o le gambe spezzate. Sono tutte in formissima.
Se fosse vero quello che si racconta in tv e sui giornali, in circolazione dovrei vederne a bizzeffe di donne massacrate.

Silent Hill 7:21 pm - 25th novembre:

Esatto Betty invece di aggirare la questione rispondi a quello che scriviamo, oppure non ne sei in grado perchè noi non diciamo bugie ?
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Rino
Non possiamo negare i nostri delitti, siamo cementati alla nostra colpa.
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Per me sto 25 novembre è una giornata come un’altra. Quando sento certi patetici proclami di quello stampo, rispondo semplicemente : “E quindi ? ” . Nè più nè meno.
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Azz, ma sono delle veggenti quelle ?
Mi possono dire chi vincerà lo scudetto e a quanti punti ? Così guadagnerò un bel pò di soldi al calcio scommesse :-D

Fabrizio Marchi 7:46 pm - 25th novembre:

Ho scritto al Vicedirettore della Stampa, Massimo Gramellini, questa lettera, che di seguito riporto. Auguriamoci che ci sia una risposta. Gramellini è un uomo intelligente, colto e serio. Restiamo in attesa.

“Gentile Direttore Gramellini,mi chiamo Fabrizio Marchi e sono il fondatore del sito http://www.uominibeta.org
Le ho già scritto alcuni mesi fa e Le scrivo anche in questa occasione perché sono rimasto sconcertato dalla pubblicazione su La Stampa on line di oggi,giovedì 25 novembre di questo articolo, di cui riporto il link http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/377462/ a firma di Elena Masuelli.
L’articolo sostiene che la mano omicida degli uomini è la prima causa di morte per le donne, in Italia e nel mondo, peraltro facendo anche riferimento a dati ISTAT.
Le riporto di seguito una media che abbiamo fatto, dal 2002 al 2006 (sulla base dei dati ISTAT, naturalmente) relativamente alle cause di mortalità per le donne in Italia fra i 15 e i 59 anni (le cifre sono più o meno le stesse anche dal 2006 ad oggi, con leggere varianti):
Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000 di cui Femmine 280.000 per le seguenti cause:
Patologie del sistema cardiocircolatorio: 130.000
Tumori: 70.000
Altre cause: 21.000
Patologie del sistema respiratorio: 15.000
Disturbi psichici e del sistema nervoso: 15.000
Patologie dell’apparato digerente: 12.000
Cause esterne, traumatismi etc.: 11.000
- di cui per omicidio e lesioni: 160
Stati morbosi mal definiti, incerti etc.: 4.000
Malattie infettive e parassitarie: 2.000
Donne decedute per omicidio e lesioni: 160
- di cui per mano di donne: 20
Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile 140 di cui:
- in ambito domestico: 115
- nella fascia d’età 15-59: 105
- nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico: 90
Donne di ogni età decedute per tumori: 70.000
Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59: 18.700
Donne decedute per tumori nella fascia 15-59: 12.300
Sono dati che parlano da soli e che smascherano questa gigantesca, macroscopica e pervasiva menzogna in base alle quale, come dicevamo, la prima causa di morte per le donne, sarebbe la violenza omicida degli uomini.
Può facilmente reperire anche lei questi dati, non me li invento di certo, che noi abbiamo pubblicato sul blog di cui sono fondatore, in questo articolo di cui riporto il link http://www.uominibeta.org/2010/11/25/la-grande-menzogna/
Ora, dati a parte , ciò su cui vorrei invitarLa a riflettere è che dovrebbe essere il semplice buon senso a dirci che non è realisticamente possibile che la mano assassina degli uomini possa essere la prima causa di morte per le donne fra i 14 e i 44 o i 50 anni o di qualsiasi età. Prima del cancro, prima di qualsiasi altra patologia, prima degli incidenti stradali, prima della guerra…
Ma si rende conto che neanche in una guerra si arriverebbe ad avere simili cifre? E’ evidente, per lo meno per noi, che siamo di fronte ad una grande campagna mediatica diffusa ad arte che ha come obiettivo quello di criminalizzare, sempre, comunque e dovunque, l’intero genere maschile.
Non voglio entrare nel merito in questa sede. Potrà farlo, se vuole, visitando il nostro sito, che del resto Le avevo già segnalato.
Trovo però grave che un autorevole quotidiano come La Stampa, arrivi a pubblicare con questa leggerezza delle notizie che non sono il risultato di una indagine corretta e verificabile ma solo del “sentito dire”, del “così dicon tutti” e “allora lo diciamo pure noi, tanto ormai è vox populi, è vulgata corrente, chi mai verrà a contestare o a farci notare che forse è un pochino assurdo (nonché inverosimile) che la prima causa di morte per le donne non può essere, veramente non può essere la mano omicida dei maschi?”…
Caro Direttore, ho troppa stima di Lei per pensare che questa lettera verrà gettata nel tritacarte.
Sono a Sua disposizione per qualsiasi approfondimento nel merito.
Cordiali saluti”.
Fabrizio Marchi (www.uominibeta.org email uominibeta@uominibeta.org )

mauro recher 8:28 pm - 25th novembre:

sono d’accordo con Rino ,chiaro come il sole che ,comunque qualche imbecille anche dalla parte maschile ,lo si trova ,qualche imbecille che uccide ,ma nessuno vuole negare questo ,,resta il fatto che il peso di questi omicidi cadono su tutti gli uomini ,anche quelli nati in questo momento ,l’unica colpa ,essere maschi …
ho dibattuto più volte su questo tema ,e la loro risposta era sempre la stessa ,noi non colpevolizziamo tutti gli uomini , strano allora che il problema del paese e SOLO MASCHILE come ha detto l’autrice del blog ….strano allora che leggo frasi di questo tipo
“uomini perchè ci odiate tanto” e via dicendo ,senza contare l’ultima “uomini e donne (la trasmissione) la vedono le donne perche lo vogliono gli uomini !!” come vedete ci vedono sempre in un lato negativo…..
il problema comunque rimane serio sia da tutti i punti di vista
mi ricordo una volta che ho visto una foto di soldati tedeschi con in mano dei cartelli contro gli ebrei ,in sostanza dicievano ,la tua vita è una m….a dai la colpa agli ebrei
lo stesso discorso al giorno d’oggi “la tua vita è una m…a ,dai la colap agli uomini

sandro 9:20 pm - 25th novembre:

“Sandro, te la presento io se vuoi”
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Non ce n’ è bisogno.
Anzi, colgo l’ occasione per invitare te e gli altri utenti del blog a fare la stessa cosa che ho fatto io:
ho calcolato che, sommando tutte le mie parenti donne (sorelle, zie, cugine, nipoti ecc.) arrivo ad una ventina di donne, rispetto alle quali, ho la CERTEZZA MATEMATICA che non abbiano mai subìto violenze perché lo avrei saputo.
Ora, stando ai numeri che ho letto, almeno quattro o cinque di esse avrebbero dovuto subire violenze e questo non è accaduto.
Nel momento in cui questo calcolo lo faccio solo io, mi si potrebbe obiettare che magari io vivo in un’ isola felice, ma nel momento in cui cominciamo a farlo in tanti e a tirare le somme potrebbero venir fuori grosse sorprese.
Perché, vedi, io non credo affatto che le le donne violentate non esistano, credo sempicemente che davanti al quattro/cinque di quell’ una su quattro/cinque ci possiamo mettere almeno uno zero, ma la mia stima personale è che ce ne possano stare tranquillamente anche due.
Questo, ovviamente, a patto di mettersi d’ accordo su cosa intendiamo per violenza: perché se consideriamo violenza pure una risposta sgarbata, allora a quel punto, per coerenza, dovremmo aggiungere che pure il sottoscritto, stando a questa definizione di violenza, ha subìto violenza da donne almeno un centinaio di volte nella vita.

sandro 10:52 pm - 25th novembre:

Aggiungo qualche cifra a suffragio della mia tesi:
http://www.antiviolenzadonna.it/index.php?page=menu_servizio/news/id2_25032009

Nel 2008 si sono avute poco più di 10.000 chiamate al 1522, dato questo che ci dà un’ idea dell’ ordine di grandezza del fenomeno.
Se il “sommerso” non esistesse, per fare 7 milioni di donne ci vorrebbero 700 anni.
Posto che la vita media è all’ incirca 10 volte inferiore, se ne evince che il numero documentabile in qualche modo è all’ incirca 10 volte inferiore.
Mi si obietterà che una percentuale di sommerso certamente esiste.
Giusta osservazione. Ma va detto pure che il fatto che una donna si rivolga ad un centro antiviolenza non significa che abbia subìto davvero violenze: la cronaca ci insegna che non è affatto infrequente che la denuncia per violenze venga usata dalle donne, complice una legislazione che prevede sostanzialmente l’ inversione dell’ onere della prova, come arma di ricatto.
Se si afferma che il 90% delle violenze è sommerso, questo rappresenta un dato non verificabile in alcun modo, dunque anche io potrei affermare che il 90% delle donne che si rivolge ad un centro antiviolenza senza riportare segni evidenti di percosse lo fa allo scopo di ricattare qualcuno, e la mia affermazione avrebbe la stessa identica valenza di quella riportata sopra.
Entrambe non sono verificabili, e, quindi, aria fritta.

Betty 12:27 am - 26th novembre:

Sai Sandro, io ho una sola sorella. Ed è stata violentata all’età di 13 anni. Potete parlare di tutto e come credete, ma sappiate che potete essere letti anche da chi questi drammi li ha vissuti. Non aggiungo altro.

Fabrizio Marchi 8:43 am - 26th novembre:

Betty, ciò che è accaduto a tua sorella è disgustoso e qui troverai solo solidarietà, da questo punto di vista, sia chiaro.
Il problema però non è questo. Non possiamo ragionare sulla base delle esperienze drammatiche, vere o presunte, accadute a livello individuale a questa/o o a quella/o.
E’ come se adesso tu, ad esempio, ti mettessi a parlare di relazione uomo donna, di eguaglianza e pari opportunità fra i sessi (siamo d’accordo) e fossi interrotta da un uomo che ti dicesse, indipendentemente se sia vero o meno:”Mia moglie ha strangolato mio figlio e lo ha gettato in un cassonetto dell’immondizia e tu mi vieni a parlare di queste cose…”.
E se anche fosse (e spesso è)? Ciò significa forse che tutte le donne commettono simili orrori? Oppure che non sia giusto lavorare ad una relazione fondata sulla piena parità dei diritti (e dei doveri) fra i sessi?
Forse Sandro ha sbagliato a porre la questione nel modo in cui l’ha posta ma ciò che voleva dire è che queste campagne mediatiche, sistematiche e ricorrenti, fondate su dati palesemente gonfiati e manipolati, puntano solo ad un obiettivo: criminalizzare tutti gli uomini.
Quando si affrontano tematiche generali, Betty, non si deve mai rimanere nel particolare ma osservare la realtà nella sua totalità, altrimenti non se ne uscirà mai. Colui che rimane nell’ambito della propria esperienza personale avrà sempre una visione estremamente parziale della realtà, è ovvio.
Nessuno nega da queste parti il fenomeno (la tragedia) della violenza sessuale ma questo non cambia minimamente, dal nostro punto di vista, la giustezza della battaglia che stiamo portando avanti. Forse che il fenomeno dell’infanticidio o delle violenze e abusi sessuali sui minori commessi da alcune donne (molte, ti invito a vedere il video “Un brusco risveglio” pubblicato nello spazio “articoli”, con un bel servizio di Giovanna Botteri dagli USA), inficia o rende nullo il diritto delle donne stesse a stare al mondo in piena parità e dignità con gli uomini?
Non è questo il modo di procedere, Betty. Lo sai anche tu. Io rimango in attesa di un tuo contributo fattivo, minimamente elaborato, in cui ad esempio, ci porti una critica articolata su alcuni concetti, per dimostrarci dove, secondo te, sbagliamo. Questo è il modo di discutere fattivamente e di confrontarsi che ci fa crescere tutti e tutte, non le boutade o le battute lanciate ora qui, ora là.
Fabrizio

sandro 11:24 am - 26th novembre:

“Sai Sandro, io ho una sola sorella. Ed è stata violentata all’età di 13 anni”
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Secondo te io ho una qualche colpa per questo?
Devo scontare qualcosa? sono in qualche modo corresponsabile?
Perché qui è di questo che si sta parlando: gonfiare i dati riguardo questi episodi serve semplicemente a questo.
Mi permetto di porti una domanda: visto il dramma che hai vissuto in prima persona, a te non dà fastidio che ci siano donne che dicono di aver vissuto la stessa cosa pure se non è vero? Non lo trovi profondamente ingiusto e irrispettoso nei confronti delle donne come tua sorella che ci sono passate davvero?

mauro recher 2:48 pm - 26th novembre:

quoto sandro ,non ci sarebbe da aggiungere altro ,anzi ,se proprio dobbiamo aggiungere qualcosa ,stigmatizziamo tutte le forme di violenza ,ma sai ,un gruppo di uomini l’ho ha anche fatto ad andare insieme alle donne contro la violenza femminile , ma in quanto uomini e non facente parte di “maschile plurale” sono stati cacciati ,e questo l’ho letto non da un sito maschilista ,ma da un forum ad altra impronta femminile
quello che è successo a tua sorella è qualcosa di veramente tragico ,ti segna per tutta la vita , ma allora oltre a dare la nostra solidarietà ,cosa dovremmo fare ,frustarci a sangue per una cosa che noi non abbiamo commesso ,ricordati che prima ,in ogni caso siamo o buoni o cattivi ,dopo siamo uomini o donne

Alessandro 4:31 pm - 26th novembre:

Rino: 25 Novembre: il giorno della misandria
Spiace metterla in questo modo ma è ora di prendere coscienza piena della gravità assoluta di ciò che sta accadendo.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Ma non era l’otto marzo il giorno dedicato a ricordare tutto questo? Ora si sono inventati anche il 25 novembre? Si sa, meglio ricordare agli uomini le loro colpe, così si passa alla cassa prima. Tra l’altro questa giornata è stata utilizzata anche per ricordare la pratica, mostruosa, è il caso di dire, delle mutilazioni genitali femmnili, però di quelle maschili si tace. Forse che la circoncisione non è una pratica simile? Forse per le nostre paladine delle (dis)pari opportunità anche questo verrà catalogato tra i tanti privilegi degli uomini. Hanno perso un’altra occasione per unire uomini e donne in una battaglia di progresso; ma si sa, allora di ciò che è maschile non gliene frega niente. Peccato che in tanti s’illudano ancora del contrario.

Rino 5:51 pm - 26th novembre:

Alessandro
>>
Tra l’altro questa giornata è stata utilizzata anche per ricordare la pratica, mostruosa, è il caso di dire, delle mutilazioni genitali femmnili, però di quelle maschili si tace.
>>

Quella del male-bashing è una storia infinita e… senza fine.
Clitoridectomia e infibulazione sono state per anni capi di accusa antimaschili sventolati ai 4 venti: “Guardate maschi di tutto il mondo quanto siete delinquenti!”

Poi ad una trasmissione Tv dedicata appunto a quei nostri delitti ci va la A. Graziottin (peraltro realfemminista a sua volta) e smantella punto per punto tutte le balle su tema. Origine storica, estensione territoriale, modalità, effetti. L’imbarazzo è generale.
Ciò sarà accaduto 3 anni fa. Adesso la verità (minima) mescolata con la menzogna (faraonica) viene riesumata.

500.000 mutilate in Europa…

La crimininalizzazione è senza fine.

RDV

Non lasciamoci ingannare.

ckkb 6:09 pm - 26th novembre:

La circoncisione non è una mutilazione sessuale, ma il suo contrario. Infatti l’eliminazione del prepuzio in cui la circoncisione consiste, non ha alcun effetto negativo mentre ha effetti positivi.
Infatti ha i seguenti effetti:
1) in regioni a scarso igiene il prepuzio è spesso causa di infezioni perchè coprendo il glande provoca un residuo di sporcizia che spesso si infetta; pertanto eliminare il prepuzio (che serve a niente) è pratica igienica;
2) il prepuzio è talvolta caratterizzato da un restringimento che è causa di uno scappellamento doloroso (fimosi) e da varie altre complicazioni dolorose per cui per guarire si ricorre alla circoncisione;
3) la mancanza del prepuzio riduce la velocità di sensibilizzazione del glande così da consentire un prolungamento dell’atto sessuale; in pratica si viene dopo più tempo ed è un potenziamento della capacità sessuale. Alla circoncisione si ricorre anche per migliorare le proprie performance sessuali;
4) in ambito ebraico è la prova inziatica pr eccellenza esclusivamente maschile per cui il giovane sceglie di significare nel proprio sesso di:
a) appartenere al genere maschile;
b) entrare a far parte della comunità dei maschi adulti;
c) di allearsi con Dio;
5) è privo di qualunque conseguenza negativa e comporta un dolore assai contenuto.

Il femminismo non comprende la circoncisione e anzi la combatte, assimilandolo erroneamente alla reale mutilazione e depotenziamento sessuale femminile costituita dalle pratiche della infibulazione e della escissione della clitoride. Pratiche queste sì dolorosissime, del tutto ingiustificate e che comportano danni molto gravi alla sessualità e alla salute femminile.

Fabrizio Marchi 6:24 pm - 26th novembre:

Credo che qualcosa che possa essere paragonato all’infibulazione possa essere l’evirazione, o castrazione, forse ancora peggiore e più traumatica della prima.
Mi pare, ma non sono sicuro, che tale pratica (molto utilizzata nel passato) sia ancora in voga in alcuni paesi, mi sembra in alcune regioni dell’India, ma non sono sicuro e non vorrei dire sciocchezze. In ogni caso è stata praticata per secoli in diverse aree del pianeta, così come l’infibulazione.
Naturalmente è sciocco mettersi a fare la gara dell’orrore, però anche in questo caso, mentre della prima (clitoridectomia) si parla in continuazione, della seconda non si dice mai nulla. Eppure la vicenda degli eunuchi è antichissima…
Fabrizio

Simone 7:55 pm - 26th novembre:

Rino
>>
Poi ad una trasmissione Tv dedicata appunto a quei nostri delitti ci va la A. Graziottin (peraltro realfemminista a sua volta) e smantella punto per punto tutte le balle su tema. Origine storica, estensione territoriale, modalità, effetti. L’imbarazzo è generale.
@
Cosa disse di preciso, Graziottin?

Alessandro 8:36 pm - 26th novembre:

CKKB: La circoncisione non è una mutilazione sessuale, ma il suo contrario. Infatti l’eliminazione del prepuzio in cui la circoncisione consiste, non ha alcun effetto negativo mentre ha effetti positivi.
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Addirittura il suo contario? Si tratta di un intervento chirurgico che viene, per motivi religiosi, effettuato ai neonati di religione ebraica e non è dissimile da altre pratiche imposte alle neonate sempre per motivi di natura tradizionalistico-religiosa . Che poi possa non produrre danni, quella è un’altra storia, ma io non mi faccio un intervento chirurgico preventivo, nè autorizzerei mai a farlo a mio figlio, se ne avessi uno, per potenziare le mie capacità sessuali o per entrare in relazione con Dio o per sentirmi parte integrante di una comunità, ecc., ecc.; mi sottopongo a un intervento chirurgico se ne ho necessità, altrimenti io la chiamo violenza gratuita e dimmi se è poco.

armando 9:35 pm - 26th novembre:

Sugli eunuchi. L’argomento è interessante e rivelatore di una verità celata, nascosta, misconosciuta. Negli harem orientali, da tutti descritti come il luogo simbolico dell’assoluta sottomissione delle donne agli uomini, quindi simbolo del “male” antifemminile, c’erano molti eunuchi, ossia castrati. Il motivo è del tutto ovvio. Il sultano fra mogli e concubine ne contava a decine quando non a centinaia. Per tenerle “sotto controllo” sessuale, si doveva per forza far conto su uomini che, castrati, erano diventati insensibili alle grazie muliebri, privi di desiderio. E ce ne erano davvero molti di eunuchi, maschi privati della loro mascolinità, della loro identità maschile materiale. Onestà intellettuale vorrebbe si dicesse che costoro, maschi, erano le prime vittime di quei sistemi. Onestà intellettuale vorrebbe si dicesse che la condizione psichica dell’eunuco era ben peggiore di quella delle mogli o concubine. Onestà intellettuale vorrebbe che quei sistemi fossero catalogati in primo luogo come ANTIMASCHILI.
Si è mai sentita una voce simile? No, mai!!
Eppure i prezzi pagati a quel sistema erano ben maggiori per gli eunuchi (e indirettamente per la stragrande maggioranza dei maschi) che per mogli e concubine.
armando

Fabrizio Marchi 11:50 pm - 26th novembre:

Sono d’accordo, Alessandro, nel senso che la circoncisione è una pratica o una tradizione che comunque dovrebbe essere scelta dal soggetto in età adulta e in assoluta autonomia.
Naturalmente non può essere neanche minimamente paragonata all’infibulazione (che è una sorta di castrazione femminile), che è una pratica traumatica e devastante (come la castrazione maschile) tuttavia, trattandosi di un intervento sul corpo (che è sacro) di una persona, sarebbe del tutto logico e ragionevole che sia questa a decidere della propria vita.
Ma se vai a mettere il naso nelle questioni ebraiche si scatena lo stesso finimondo di quando “osi” criticare il femminismo e il “femminile”. Provare per credere. Il meccanismo psicologico-culturale che è stato costruito è il medesimo: il senso di colpa a tempo indeterminato, cioè per l’eternità. Fine pena mai. Agli uni è consentito tutto, così come alle altre.
Da questo punto di vista (solo da questo, sia chiaro…) le due questioni sono paradossalmente, ma neanche tanto, accomunate. Non è un caso che giorni fa, durante una discussione in un gruppo di face book dove ero stato inserito, una ex –post femminista mi ha risposto sostenendo che per lei la condizione di oppressione delle donne nella storia è vera quanto è vero che è esistito l’Olocausto. In altre parole una questione sulla quale neanche si deve discutere, sulla quale non si può neanche aprir bocca.
E’ chiaro che si tratta di una metafora spropositata, utilizzata da una pasdaran estremista come quella donna, ma in realtà il sentire profondo di tantissime donne (e anche uomini) è più o meno simile a quello.
Fabrizio

Daniele 2:54 am - 27th novembre:

armando
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Negli harem orientali, da tutti descritti come il luogo simbolico dell’assoluta sottomissione delle donne agli uomini, quindi simbolo del “male” antifemminile, c’erano molti eunuchi, ossia castrati. Il motivo è del tutto ovvio. Il sultano fra mogli e concubine ne contava a decine quando non a centinaia. Per tenerle “sotto controllo” sessuale, si doveva per forza far conto su uomini che, castrati, erano diventati insensibili alle grazie muliebri, privi di desiderio. E ce ne erano davvero molti di eunuchi, maschi privati della loro mascolinità, della loro identità maschile materiale.
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Il che, pero’, sta ulteriormente a dimostrare (e a prescindere dai perche’) che gli uomini sono sempre stati i peggiori nemici degli uomini.
Homo homini lupus.

Alessandro 8:15 am - 27th novembre:

Fabrizio Marchi: Sono d’accordo, Alessandro, nel senso che la circoncisione è una pratica o una tradizione che comunque dovrebbe essere scelta dal soggetto in età adulta e in assoluta autonomia.
Naturalmente non può essere neanche minimamente paragonata all’infibulazione (che è una sorta di castrazione femminile), che è una pratica traumatica e devastante (come la castrazione maschile) tuttavia, trattandosi di un intervento sul corpo (che è sacro) di una persona, sarebbe del tutto logico e ragionevole che sia questa a decidere della propria vita.
Ma se vai a mettere il naso nelle questioni ebraiche si scatena lo stesso finimondo di quando “osi” criticare il femminismo e il “femminile”. Provare per credere. Il meccanismo psicologico-culturale che è stato costruito è il medesimo: il senso di colpa a tempo indeterminato, cioè per l’eternità. Fine pena mai. Agli uni è consentito tutto, così come alle altre.
Da questo punto di vista (solo da questo, sia chiaro…) le due questioni sono paradossalmente, ma neanche tanto, accomunate. Non è un caso che giorni fa, durante una discussione in un gruppo di face book dove ero stato inserito, una ex –post femminista mi ha risposto sostenendo che per lei la condizione di oppressione delle donne nella storia è vera quanto è vero che è esistito l’Olocausto. In altre parole una questione sulla quale neanche si deve discutere, sulla quale non si può neanche aprir bocca.
E’ chiaro che si tratta di una metafora spropositata, utilizzata da una pasdaran estremista come quella donna, ma in realtà il sentire profondo di tantissime donne (e anche uomini) è più o meno simile a quello.
Fabrizio>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sono totalmente d’accordo, Fabrizio. Certamente nel mio primo post, in cui accennavo alla circoncisione, non vi è traccia di equiparazione con l’infubilazione; che però la circoncisione debba essere trattata alla stregua di un buffetto sulla guancia mi pare un pò eccessivo. E’ una di quelle pratiche tradizionalistico-religiose da superare, proprio perchè non necessarie e sicuramente invasiva; che poi debba essere adottata in casi di necessità, vedi fimosi o cose di queste genere, è un’altra storia. Vi è poi il caso che una persona la pratichi anche per altre ragioni, ma quelli sono problemi, è il caso di dire, suoi. Se sei un adulto della tua vita sei libero di farne ciò che vuoi, sempre senza danneggiare gli altri. Tra l’altro la circoncisione non è certamente una pratica recente, e vogliamo pensare che in passato ci fossero gli strumenti e le conoscenze per effettuarla senza ricadute negative? Ancora oggi c’è chi ne patisce le conseguenze a distanza di tempo.
Il mio è chiaramente un punto di vista molto laico, forse è per questo che scrivo in UB e non in Maschi Selvatici, i cui componenti sono di grande levatura culturale, ma sicuramente un pò distanti da me per taluni valori che esprimono.
Per il resto è verissimo quanto scrivi. Israele, la cui popolazione discende dalla tragedia immensa dell’Olocausto, strumentalizza, perlomeno la politica israeliana, quella pagina orrenda della storia, non mi vengono in mente termini adeguati per esprimere la gravità di quello che è stato, per portare avavnti una politica di discriminazione e, potremmo dire, segregazione razziale nei confronti dei palestinesi, taluni dei quali, va comunque detto, non sono esenti da responsabilità, pur essendo le vittime in questa circostanza. Così anche molte femministe di vecchia e nuova generazione strumentalizzano la condizione di subordinazione che talune donne hanno vissuto in passato ( talune, perchè certamente la moglie , la figlia, ecc.,del castellano se la passava assai meglio del servo della gleba che doveva lavorare per loro, tanto per fare uno dei mille esempi) per ottenere privilegi, quasi a risarcimento di ciò che è stato. Il vittimismo paga assai, è un’arma, in epoca di politicamente corretto, potentissima, e in tante/i lo hanno capito.

Fabrizio Marchi 9:17 am - 27th novembre:

Ci è pervenuta la ricevuta di ritorno della lettera che ho inviato al vicedirettore della Stampa, Massimo Gramellini, e di cui vi ho informato, che diceva che il messaggio era stato eliminato senza essere stato letto.
Nell’oggetto avevo scritto “violenza sulle donne e menzogne mediatiche”. Può darsi che questo abbia scoraggiato lui o chi gli passa al vaglio la posta ad aprirlo. Se anche fosse, ovviamente, non cambierebbe nulla, perchè significherebbe che solo la lettura dell’oggetto sia stata sufficiente a cestinare la lettera.
Non pago, gli ho scritto nuovamente limitandomi a scrivere nell’oggetto l’indirizzo del sito.
La cosa è però singolare, e mi lascia perplesso per due ragioni. La prima perché in un’altra occasione, lo stesso Gramellini ci aveva risposto con cordialità. La seconda, perché si tratta di un uomo intelligente che ha assunto in passato posizioni anche molto critiche su alcuni temi cari alla cultura post e neo femminista.
Staremo a vedere.
Dobbiamo cercare di strappare quanto più spazio possibile sui media e in qualsiasi altra sede o circostanza. Questo è l’imperativo categorico. Dovunque c’è uno spiraglio, uno spazio, piccolo o grande che sia, dobbiamo metterci il piede. E tutti devono essere impegnati su questo. Che sia un quotidiano, o una radio, così come un gruppo di discussione su face book, o una chiacchierata con amici, o una mailing list a cui segnalare il sito. Ognuno di noi deve sentirsi impegnato in prima persona per espandere il nostro messaggio per quelle che sono le sue opportunità e possibilità.
Fabrizio

Rino 11:10 am - 27th novembre:

La differenza fondamentale tra le mutilazioni sessuali (pesanti o leggere, incisive o simboliche) maschili e femminili è questa: delle proprie gli UU non hanno mai fatto capo di imputazione contro le DD. Mai.

Sorge subito l’obiezione femminista secondo cui tutto ciò che esiste è stato creato dai maschi a danno di tutti: di se stessi, dei bambini, della natura e ovviamente, in primis, delle femmine.
La banda criminale che ha governato il mondo, cioè noi, siamo colpevoli di tutto.

Questa visione essendo originata dalla misandria non può essere contestata perché l’odio non si può contraddire. E’ uno stato emotivo che non sente ragioni. Al cuore non si comanda né quando ama né quando odia.

E’ decisivo per noi uscire dalla gabbia e stabilirci nella certezza che la formazione dei valori, la nascita di tradizioni, la formazione di usi e costumi non ha niente a che vedere, in sé, con il possesso del potere politico, economico e militare. Se ne ha è per caso.

Lo prova il fatto che poteri e dominii politici, economici e militari sono esistiti ovunque pur in presenza di culture radicalmente diverse. La nascita di una cultura (tradizioni, riti, simboli …) ha origini ipercomplesse è acentrica e, soprattutto, inconscia. Non può essere attribuita a nessuno. Nessuno può pianificare a tavolino la nascita di una forma culturale. L’attribuzione della sua origine a questo o quell’interesse, e quindi a questa o quella parte sociale, è una nostra pura e semplice proiezione retroattiva ed etnocentrica. Ma bisogna pur sempre distinguere. Ad. es. la castrazione a fini di creare eunuchi asessuati e impotenti per custodire gli harem (in oriente) o per avere delle voci bianche maschili adulte (come fu in occidente) ha precise origine e limitati scopi. Qui la connessione pratica-scopo è indubitabile.

Il significato simbolico (e non solo) della circoncisione è stato individuato da Ckkb ed è quello. Ciò non ha nulla a che vedere con quel che faremmo noi – qui ed ora – o che pensiamo debba essere fatto su di noi o sugli altri. Quella è la lettura corretta di una tradizione storica quale è vissuta da coloro che la praticano. Il fatto che a noi piaccia o meno è cosa del tutto diversa. La denuncia della circoncisione come aberrante mutilazione è stata avviata dagli attivisti promale americani oltre 20 anni fa con lo scopo di aver qualcosa da mettere sul piatto della bilancia di fronte alle pratiche sul corpo femminile. Un grosso errore. Una vera ingenuità. Primo perché la circoncisione appunto non altera in alcun modo la funzionalità maschile (semmai la migliora) secondo perché non è cmq in questo modo che si può combattere la bugia femminista. Infatti qualsiasi sia il male patito dagli uomini (se male è) ne viene immediatamente e beffardamente attribuita la causa a loro stessi: “Voi intrinsecamente carnefici avete inventato anche qualcosa a vostro danno: ciò dimostra a maggior ragione quanto ci sia bisogno che il mondo venga governato dalle femmine”. E’ quel che accade quando si citano i maschi morti in guerra: “Se non ci fossero i MM non ci sarebbero guerre, quindi…”. Questo escamotage è stato usato di recente persino contro i 33 minatori cileni: “Si sono trovati in quella situazione perché non hanno rispettato le norme di sicurezza e poi hanno commesso un sacco di errori.” Quindi se al posto dei minatori ci fossero le minatrici quelle tragedie possibili (e reali) non accadrebbero.

Ora, di fronte a questo stato di cose, allo smaccato oltraggioso stravolgimento persino di simili eventi, come si fa a pretendere che la circoncisione possa essere valutata diversamente? Sarà un atto autolesionista del genere maschile assetato di sangue.

Ma c’è di peggio. Con l’attacco alla circoncisione ci immettiamo nell’alveo del mainstream femminista che ha come obiettivo la distruzione sistematica, universale e capillare di tutti i sistemi simbolici e la materializzazione di tutti i rapporti e di tutte le relazioni. E’ la concezione (=un sentimento) secondo cui gli umani non sono esseri simbolici ma pura materia e che il sacrificio (e quindi ciò che lo simbolizza ed evoca) è una aberrazione di origine maschile che va eliminata.

Ora, poiché invece la dimensione simbolica è proprio quel che caratterizza gli umani è chiaro che il femminismo ci sta istradando sulla via della disumanizzazione. Perciò noi dobbiamo andare in direzione opposta.
Quindi la circoncisione e tutte le altre pratiche autolesionistiche (in apparenza o di fatto) che riguardi i MM (come i riti di iniziazione), se e quando e dove esistano non vanno cmq mai usate come pezzi di piombo da collocare sul piatto della bilancia dei mali patiti.

Orzowei, la circoncisione etc. …cose nostre sono!
Purissinmi diamanti, non bassa moneta di scambio.

Esse sono per noi psicologicamente sacre.

Intendo proprio SACRE.

RDV

milo 11:12 am - 27th novembre:

La circoncisione “ordinaria” maschile rientra almeno nel punto 1 della classificazione OMS. Se la legge 583bis fosse applicata anche ai maschi (cioè non fosse scritta solo per le mutilazioni degli organi genitali femminili), anche quella maschile sarebbe vietata per legge.

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=30311230&st=120#entry344586434

Intervista a Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh. Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh è esperto in diritto arabo e islamico, cristiano palestinese, cittadino svizzero, fondatore dell’Associazione per la costituzione di uno Stato democratico in Palestina/Israele, collaboratore scientifico all’Istituto Svizzero di Diritto comparato di Losanna, docente di Diritto islamico all’Istituto di Diritto canonico dell’Università di Scienze umane di Strasburgo, docente alla Facoltà di Diritto e Scienze politiche dell’Università di Aix en Provence.

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=30311230&st=90#entry260806157

Immagini forti (la seconda nello SPOILER) sulla pratica reale (non asettica in ospedale) della circoncisione maschile.

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=30311230&st=45#entry260227811

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=30311230&st=105#entry262678268

milo 12:00 pm - 27th novembre:

Rino: “Quindi la circoncisione e tutte le altre pratiche autolesionistiche (in apparenza o di fatto) che riguardi i MM (come i riti di iniziazione), se e quando e dove esistano non vanno cmq mai usate come pezzi di piombo da collocare sul piatto della bilancia dei mali patiti.”

————-

può essere… ma la legge (583bis) è quantomeno strabica.

Fabrizio Marchi 12:46 pm - 27th novembre:

Rino, credo che nessuno qui (certamente non io) abbia voluto utilizzare la tradizione, condivisibile o meno, della circoncisione, per metterla sul contraltare di altre “tradizioni” (o altre forme di violenza”, a seconda dei punti di vista), né tanto meno usare questo tema come una sorta di contrappeso in risposta alle argomentazioni neo/post femministe.
L’argomento resta però certamente controverso, perché anche l’infibulazione, nelle culture e nei contesti dove era praticata (e dove in parte ancora lo è, sia pur fortunatamente in misura molto ridotta rispetto al passato) è considerata una tradizione. Naturalmente non può più essere ritenuta tale quando viene imposta alle persone. Però mi domando: laddove fosse invece effettuata con il loro consenso? A quel punto non dovrebbe più essere considerata come una violenza?…Conosciamo, noi per primi, la potenza del condizionamento psicologico e culturale…
Ciò che si voleva dire, credo (per lo meno, per quanto mi riguarda, era ed è questo), è che, al di là del rispetto assoluto per le tradizioni e i simboli (e per il sacro), è giusto che determinate scelte vengano prese in età adulta, quando cioè un uomo o una donna sono teoricamente (condizionamenti a parte, quelli non li possiamo evitare e ciascuno di noi deve farci i conti a livello personale) in grado di assumere una decisione che, nel caso specifico, riguarda addirittura non un “semplice” sacramento, come può essere per noi Cristiani il Battesimo, ma un intervento, comunque invasivo, sul loro corpo.
Tutto qui. Naturalmente noi ragioniamo con la nostra testa e partiamo da presupposti storico-culturali diversi, come è normale e giusto che sia. Né si può scatenare una guerra o criminalizzare una popolo, un cultura e una religione per le sue tradizioni, i suoi usi e costumi, per quanto a noi possano non essere graditi (cosa che invece viene fatta perché oggi uno degli alibi ideologici dell’occupazione dell’Afghanistan è proprio la liberazione delle donne da quegli usi e costumi, vedi il burqa, interpretato unilateralmente dal mondo occidentale come un’imposizione e non come scelta. Lo abbiamo deciso noi e quindi è legge…) Resta il fatto che molto probabilmente, anche in quelle culture dove è praticato, se il rito della circoncisione fosse rimandato ad una decisione da prendere in età adulta, sarebbero numerosi gli uomini che vi si sottrarrebbero.
Si confrontano, in questo caso, due diverse concezioni. Come è giusto che un popolo abbia il diritto di mantenere e conservare le proprie tradizioni, è altrettanto giusto che noi le si possa sottoporre a critica, laddove, dal nostro punto di vista (cioè quello della nostra concezione dei diritti della persona, che ha origine nella nostra storia e nella nostra cultura) , quelle stesse tradizioni possono ledere i diritti fondamentali delle persone stesse. In particolare quello di decidere del proprio corpo e della propria vita. Nel caso specifico quando siamo in presenza di un neonato,impossibilitato a prendere decisioni che, inevitabilmente, prendono altri in sua vece.
Per il resto l’analisi di Ckkb è corretta. E infatti non è assolutamente possibile mettere sullo stesso piano la circoncisione con l’infibulazione. E chi lo fa è in malafede. Ma questo è un altro discorso.
Fabrizio

Fabrizio Marchi 4:44 pm - 27th novembre:

“E’ decisivo per noi uscire dalla gabbia e stabilirci nella certezza che la formazione dei valori, la nascita di tradizioni, la formazione di usi e costumi non ha niente a che vedere, in sé, con il possesso del potere politico, economico e militare. Se ne ha è per caso.
Lo prova il fatto che poteri e dominii politici, economici e militari sono esistiti ovunque pur in presenza di culture radicalmente diverse. La nascita di una cultura (tradizioni, riti, simboli …) ha origini ipercomplesse è acentrica e, soprattutto, inconscia. Non può essere attribuita a nessuno. Nessuno può pianificare a tavolino la nascita di una forma culturale. L’attribuzione della sua origine a questo o quell’interesse, e quindi a questa o quella parte sociale, è una nostra pura e semplice proiezione retroattiva ed etnocentrica”. (Rino)
Sono d’accordo solo in parte, Rino. Ciò che affermi è confermato dal fatto che nella storia, passata e recente, ci sono state numerosissime esperienze e forme di dominio politico-militare completamente o quasi scollegate dal contesto socio-culturale e imposte con la mera forza bruta se non con il terrore da questo o quel gruppo o apparato politico. Penso a tante dittature, tirannie, regimi autoritari o polizieschi, occupazioni militari,coloniali, e dispotismi vari imposti con la violenza, e privi di alcun substrato socioculturale. Potremmo fare innumerevoli esempi, in tutte le direzioni politiche e più o meno in tutte le epoche storiche, non ce n’è neanche il bisogno, tanto il fenomeno è esteso e diffuso. Ma, guarda caso, hanno avuto vita molto breve. Appunto perché erano avulsi dal tessuto socio culturale, in alcuni casi quasi completamente estranei. Ma un sistema politico forte e consolidato poggia sempre le sue fondamenta, a mio parere, su un contesto sociale e culturale, ed è in grado di costruire (non a tavolino, come dici giustamente tu, o in laboratorio, ma attraverso processi complessi) ciò che definiamo con il termine di “cultura dominante”. Poi se sia nato prima l’uovo o la gallina è discussione interminabile che mai è stata sciolta e mai si scioglierà (un po’ come il nodo della relazione fra natura e cultura). Sono le classi dominanti che determinano la cultura o questa è già in qualche modo preesistente e le classi dominanti si limitano a farla loro e ad assimilarla? O entrambe le cose? Personalmente, come ripeto, credo che ciò che usiamo definire come “cultura dominante” sia il risultato di processi assai complessi che vedono interagire e mescolarsi i fattori a cui facevi riferimento tu (riti, simboli, archetipi, tradizioni, religioni ecc.) con le dinamiche socio culturali che generano le relazioni fra i gruppi sociali e le logiche di dominio che sono sottintese a queste.
Ma di una cosa sono convinto, e cioè che in un sistema economico, sociale e politico “forte”, non ci potrà mai essere una separazione tra la sfera culturale e quella politica (intesa come “dominio” in questo senso, cioè nell’accezione più ampia del concetto).
Proprio l’attuale sistema dominante a livello planetario ne è la prova. Esso è vincente perché nessuna ideologia o costruzione filosofica, politica, etica o religiosa che sia, è riuscita a mettere in campo un sistema di valori più potente di quello posto in essere dal capitalismo e dalla sua ideologia (quindi cultura) dominante. Una ideologia e un sistema di valori (se così vogliamo chiamarlo) che è stato capace di distruggere, spazzare via culture, storie, tradizioni locali, ovunque e comunque, male che va trasformandole e piegandole ai suoi desiderata, innervando i suoi “comandamenti” ideologici (il profitto, la competizione, l’individualismo, il mercato, il consumismo) praticamente in tutti i contesti, anche quelli apparentemente più impermeabili (pensiamo alle culture asiatiche, al Giappone, alla Corea, alla Cina).
Al momento, non sappiamo ancora per quanto, una sola cultura gli sta parzialmente opponendo resistenza: l’Islam radicale. E infatti, nell’impossibilità di piegarlo o comprarlo (per lo meno fino ad ora), il sistema capitalista planetario gli sta facendo la guerra. Riusciranno nell’intento le bombe o i petrodollari? L’uranio impoverito o la spartizione dei profitti del traffico di oppio? I carri armati e gli F16 o lo “Smutandamento”?…Propendo senz’altro per quest’ultimo, vera e propria potenza, indissolubilmente legata all’altro Grande Cavaliere della Moderna Apocalisse: il Consumismo.
Per ora gli eserciti di sei o sette potenze occidentali sono impantanati sulle montagne dell’Afghanistan (è di pochi giorni fa la notizia dell’aumento del contingente militare USA…) e sarei un ipocrita se dicessi che mi dispiace … (con tutta la più totale distanza dall’Islam radicale e dalla cultura di quel popolo …).
Fabrizio

Daniele 5:06 pm - 27th novembre:

Fabrizio
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Per ora gli eserciti di sei o sette potenze occidentali sono impantanati nelle montagne dell’Afghanistan (è di pochi giorni fa la notizia dell’aumento del contingente militare USA…) e sarei un ipocrita se dicessi che mi dispiace … (con tutta la più totale distanza dall’Islam radicale dalla cultura di quel popolo …).
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In Afghanistan nessuno, a partire dagli inglesi per arrivare ai sovietici, ha mai vinto sul terreno. Neanche gli americani ci riusciranno. Alla lunga vincera’ solo la fica.

Rino 7:21 pm - 27th novembre:

Sulla Graziottin etc.

Va premesso che la Graziottin è una sessuologa iperfemminista, degna erede della ben nota odiauomini a nome Shere Hite che imperversò sulle pagine del Corriere per anni (fino al 2002 circa). La Graziottin invece scrive sul ben più modesto (e più precisamente schierato) Gazzettino.

Nel febbraio 2004 la Graziottin gelò i presenti a Porta a Porta
affermando che l’infibulazione non ha alcuna conseguenza né sul piacere né sulla riproduzione, (come la circoncisione) e che le descrizioni che ne venivano fatte erano del tutto strumentali e false (in quanto limitate a casi estremi e numericamente esigui).
Si veda ad es. quanto riportato in wikipedia. Se il 98% delle eritree subisse da sempre l’infibulazione là descritta e documentata fotograficamente, me lo spiegare voi come mai quel popolo non si è estinto secoli fa? E chi avrebbe potuto inventare una pratica che chiude la vagina a ogni rapporto?

Le affermazioni della Graziottin ebbero l’effetto immediato di imbarazzare i presenti, di scatenare polemiche contro di lei (accusata di tradimento) e la conseguenza benefica che per alcuni anni infibulazione e clitoridectomia scomparvero dai capi di imputazione antimale ricordati settimanalmente dai media. Adesso assistiamo al grande ritorno.

Ricordo che vi fu un medico fiorentino (di origini somale o etiopi) che propose qui un intervento simbolico: una puntura di spillo.
Venne fatto a pezzi.

RDV

Fabrizio Marchi 8:05 am - 30th novembre:

Da notare che questo episodio accade in India, cioè non in un paese occidentale ma in quella che ormai è considerata una delle grandi potenze economiche emergenti del continente asiatico. La globalizzazione tinta di rosa prevede anche questo… E’ il segno dei tempi che cambiano…Donne, poliziotte e non, che picchiano e umiliano degli uomini pubblicamente colpevoli di essere saliti su dei vagoni del metro riservati alle donne… Da non sottovalutare il fatto che questo video (emblematico, a mio parere) ha fatto il giro del mondo.
http://tv.repubblica.it/copertina/india-entrano-nel-vagone-per-donne-picchiati/57395?video

Simone 12:11 am - 26th dicembre:

(Fabrizio)
E’ il segno dei tempi che cambiano…Donne, poliziotte e non, che picchiano e umiliano degli uomini pubblicamente colpevoli di essere saliti su dei vagoni del metro riservati alle donne… Da non sottovalutare il fatto che questo video (emblematico, a mio parere) ha fatto il giro del mondo.
@

Fabrizio, tuttavia io mi chiedo anche quanto ci sia di vero in notizie come queste, perché per quanto gonfiate possano essere, è indubbio che la violenza maschile contro le donne esista pure in India.
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=8651&size=A
05/03/2007 12:32
INDIA
In aumento la violenza domestica contro le donne
di Nirmala Carvalho
Da anni il fenomeno aumenta nelle città: ogni giorno 19 donne sono uccise perché non hanno portato una buona dote. Ora l’Onu finanzierà attività contro discriminazioni e violenze. Vescovo di Muzaffarpur: violenza in tutte le caste e classi sociali.

New Delhi (AsiaNews) – In India aumenta da anni la violenza contro le donne, ormai più diffusa in città che nelle campagne. Ora le Nazioni Unite e la compagnia farmaceutica Johnson and Johnson daranno finanziamenti all’India per programmi finalizzati a combattere le violenze domestiche contro le donne e la diffusione dell’HIV/AIDS. I fondi – stanziati anche per Vietnam, Botswana, Nigeria e Repubblica Dominicana – sono destinati a realizzare programmi che aiutino le donne contro le discriminazioni e le violenze che tuttora subiscono. Si vuole aiutare una maggiore consapevolezza e l’applicazione delle leggi che tutelano le donne, dare assistenza medica e di altro tipo.

Noeleen Heyzer, direttore esecutivo del Fondo Onu per lo sviluppo delle donne (Unifem), dice che “la violenza contro le donne e l’HIV sono pandemie che negano i diritti umani delle donne e devastano vite di individui e intere società”. Peter Piot, direttore esecutivo di Unaids, osserva che “la violenza aumenta per le donne il rischio dell’infezione HIV e la paura di reazioni violente degli uomini, sia fisiche che psicologiche, impedisce a molte donne di cercare informazioni sulla malattia, le scoraggia dal fare esami clinici e cure”.

L’ultimo Sondaggio sulla salute nazionale della famiglia, condotto dal ministero per le Donne e il benessere della famiglia, mostra che in India il 37,2% delle donne “ha subito violenza” dopo il matrimonio. L’Ufficio nazionale degli archivi criminali dice che “nel 2000 ogni giorno 125 donne subivano violenze in ambito domestico e dopo 5 anni sono diventate 160”. Nel 2005 ogni giorno sono state uccise più di 19 donne colpevoli di non avere portato abbastanza dote, 50 sono state violentate, 480 hanno subito crimini sessuali di vario tipo, dal rapimento alle molestie. A gennaio è stata approvata la prima legge contro le violenze domestiche, ma il problema è ora farla entrare nelle abitudini di parte della Nazione.

Sempre secondo questo sondaggio, “le donne prive di educazione subiscono violenze nel matrimonio più spesso delle altre. Comunque, anche il 16% di chi ha l’istruzione secondaria o superiore subisce violenze domestiche dopo il matrimonio”.

Nello Stato di Bihar ci sono le maggiori violenze fisiche, psichiche e sociali, con una percentuale del 62,2% delle donne che abitano in città e del 58,5% per chi vive in villaggi. Nel Rajasthan il 46,3% delle donne sposate lamenta violenze dopo il matrimonio. Tra le grandi città la peggiore è Chennai, dove il 40,6% delle donne lamentano abusi, mentre la migliore è New Delhi dove sono “solo” il 16,3%.

La discriminazione inizia prima della nascita, con centinaia di migliaia di feti femminili abortiti ogni anno. Il governo federale ha stanziato somme a favore delle donne.

Mons. John Baptist Thakur, vescovo di Muzaffarpur (Bihar) e presidente della Commissione episcopale indiana per le donne, dice ad AsiaNews che da anni la Chiesa opera a favore delle donne, “discriminate e vittime di violenze non solo per ragioni culturali, ma anche per ignoranza, per cui questi finanziamenti sono benvenuti e significativi in occasione del 30° anniversario del Giorno internazione delle donne in India. Le donne sono qui spesso vittime mute di violenze domestiche e il loro aumento è allarmante. La gran parte dei casi restano ignoti. E’ tragico che le violenze domestiche siano diffuse soprattutto nelle grandi città, tra classi sociali facoltose ed istruite. Queste violenze avvengono in tutte le caste e in tutte le classi sociali. La Chiesa da decenni aiuta donne e bambini fornendo loro, tra l’altro, un’istruzione di base nelle zone rurali, aiuto ad avere coscienza di se stesse, asili per le giovani mamme”.

Retiarius 2:10 pm - 26th dicembre:

Video del professor Preve,intellettuale e filosofo di formazione marxista sul 68.
Ci sono alcune idee interessanti secondo me.

http://www.youtube.com/watch?v=fnKxGAPI1j0

Fabrizio Marchi 3:36 pm - 26th dicembre:

Decisamente interessante, Retiarus, così come questi due e altri ancora:
http://www.youtube.com/watch?v=pE_IQM0zHSQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=yZ0xzs89OFQ&feature=related
Naturalmente non sono del tutto d’accordo con le sue analisi (comunque estremamente interessanti), soprattutto per quanto riguarda il superamento dei concetti di “destra” e “sinistra”, se li consideriamo come grandi opzioni ideali, al di là e oltre anche delle loro origini e declinazioni storiche (per non parlare ovviamente delle attuali…). “Destra e sinistra” sono sempre esistite, anche e soprattutto all’interno di uno stesso movimento filosofico, politico o religioso.
Che poi l’approccio alla realtà attuale debba anche andare oltre le tradizionali categorie interpretative novecentesche, sono invece senz’altro d’accordo con lui.
Fabrizio

Retiarius 4:41 pm - 26th dicembre:

Già interessante,ad esempio il concetto di capitalismo post borghese e post moderno che scardina i vincoli della società borghese arcaica,come ad esempio la famiglia e la morale borghese.
Il femminismo si inserirebbe in questa prassi ad esempio.
Poi il fatto che il capitalismo si produca a sinistra tramite la cultura a destra in economia e al centro con la politica è un analisi originale.
Cumunque è un pensatore che stimo se non altro per il suo analizzare la realtà fuori dalle categorie comuni.Ha fatto una conferenza anche con Massimo Fini.

armando 7:22 pm - 26th dicembre:

conosco qualcosa di Preve, e trovo che le sue analisi sul presente colgano largamente nel segno quando descrive alcuni caratteri del capitalismo moderno e della loro accettazione da parte della sinistra, che lui definisce de-emancipatoria. Anche la necessità di non guardare più al proletariato come classe liberatrice “in sè” mi convince, anche se per sua stessa onesta ammissione non è in grado, in questo momento, di indicare strade precise per il futuro
Trovo particolarmente interessante, seppure da discutere, la sua tesi sul comunitarismo, di cui tesse l’elogio pur distinguendo il suo comunitarismo da quelli passati di cui analizza pregi e difetti, in primo luogo la divisione castale. Più problematica, ai miei occhi, è la sua analisi geopolitica, in particolare il sostegno, non idelogico ma fattuale, ad alcuni regimi in quanto “oggettivamente” antimperialisti. Insomma un autore che offre molti spunti di riflessione e discussione, che sarebbero da approfondire senza pregiudizi ideologici.

Marco 12:34 pm - 27th dicembre:

Pensate sarebbe il caso di contattare il professor Preve e di fargli conoscere il blog di uomini beta?
Fabrizio, che ne pensi?

Fabrizio Marchi 3:15 pm - 27th dicembre:

Ottima idea, Marco. Per la verità ci stavo già pensando, stimolato da quel video postato da Retiarus in cui fa riferimento esplicito al femminismo come ad un prodotto del capitalismo. Avevo letto anche un suo libro, molti anni fa.
Mi attiverò in tal senso così come ho fatto con un altro intellettuale, Pietro Barcellona, che conosco personalmente e con il quale ho anche un rapporto cordiale. Quest’ultimo ha anche letto e apprezzato (così dice) il mio libro. Però a tutt’oggi non si è mai fatto vivo sul sito. Gli spedii anche il libro di Rino.
Proverò con Preve come ho fatto con altri. Diedi il mio libro personalmente, segnalandogli il sito, anche a Mario Tronti, ma non mi ha fatto sapere nulla.
Non so dove e come rintracciarlo ma in qualche modo farò.
Fabrizio

Rino 9:16 pm - 27th dicembre:

Rieccomi.

1) Il giudizio che ho espresso sul “Tradimento dei Padri” (= educatori) deriva appunto dalla mia posizione nei confronti delle generazioni adulte che – a suo tempo – avrebbero dovuto insegnarmi ciò che invece non mi hanno insegnato. Si tratta di un giudizio soggettivo che discende ovviamente dalla mia (psico)biografia, dal tipo di aspettative e di sensibilità personali e che non va esteso se non dopo aver verificato il numero di coloro che condividono questa posizione. So che non sono il solo ma non sono in grado di dire quanti siamo (in %) nel condividere un giudizio così pesante e senza appello. Ciò in quanto sentimento e atteggiamento interiore. Questo è il limite di ogni racconto autobiografico.

2) La mancata trasmissione di un’educazione/istruzione sulle problematiche di base, sulla natura, i benefici e i limiti del rapporto M/F etc. da parte dei nostri ascendenti diretti è invece un dato su cui in ambito Momas si concorda da sempre (pur con diverse sfumature) e non può essere diversamente. Anche per questo …siamo qui. E ciò attiene all’analisi storico-sociale di cui non finiremo di occuparci. Quando e perché – ad es. – abbia avuto inizio l’erosione del prestigio paterno, l’interruzione della trasmissione intergenerazionale dei saperi psicologici elementari etc. etc. E di nuovo: il ’68, fonti, esiti etc. anche con riferimento agli ottimi spunti di C. Preve (che non conoscevo). E molto altro, compresa la risollevata (e importante) questione del rapporto sistemi simbolici/religione.

3) C. Preve. Sicuramente interessanti le sue analisi che danno la stura a moltissime considerazioni, di carattere generale (la c.d. “filosofia” – e qui bisognerebbe forse che venisse aperta un’apposita sezione… nel sito MUB o … non so dove…). Per il momento mi permetto di dire che, a mio parere, il coraggio intellettuale (e non solo) di un pensatore del nostro tempo ha la sua cartina al tornasole nella sensibilità/attenzione verso la QM, nel riconoscimento della sua esistenza e della rilevanza dei temi che solleva. Né l’evoluzione della società industriale, in sé, né l’evaporazione/ frantumanzione /ibridazione delle classi sociali (e dei loro confini), né la caduta delle grandi narrazioni, né la prospettiva della fine di una civiltà, etc., sono tanto rilevanti come la QM che si inserisce invece nell’alveo di avvenimenti senza precedenti nella storia (le questioni: ecologica, demografica, della globalizzazione etc.). Non sarebbe, ad es., la prima volta che una civiltà tramonta. Ma la QM ha qualcosa di più: chi se ne occupa mette a repentaglio la propria posizione accademica (se ce l’ha) e cmq sempre il proprio prestigio. La critica del capitalismo – ad es. – non crea alcuna difficoltà in tal senso. Su di essa, addirittura, qualcuno ci ha costruito la carriera (oggi è meno di moda, ma occuparsene non rappresenta un pericolo). C. Preve mi pare nella posizione migliore (o ..meno peggiore) per occuparsi di QM, se non altro in quanto non è un accademico.

Contattandolo gli si lancia una sfida. Stiamo a vedere.

Rn

armando 11:04 pm - 27th dicembre:

Mi risulta, ma posso sbagliare, che Preve non lavori col Pc e non segua i blog per sua scelta precisa. Forse lo si può contattare attraverso gli editori con cui pubblica i suoi lavori. In ogni caso credo abiti a Torino.
Per il resto non sono sopreso più di tanto dalle non risposte che hai ricevuto da pur valentissimi personaggi. La QM è roba che scotta troppo. Non tanto e non solo per questioni di immagine pubblica, ma soprattutto, credo, per la valenza sul piano psichico, il che la dice lunga su quanto questa cultura è stata pervasiva e tendenzialmente totalitaria.
armando

sandro 2:11 am - 28th dicembre:

“la QM ha qualcosa di più: chi se ne occupa mette a repentaglio la propria posizione accademica (se ce l’ha) e cmq sempre il proprio prestigio. La critica del capitalismo – ad es. – non crea alcuna difficoltà in tal senso. Su di essa, addirittura, qualcuno ci ha costruito la carriera (oggi è meno di moda, ma occuparsene non rappresenta un pericolo)”
_____________
E pensare che sono due facce della stessa medaglia.
Forse l’ importante è proprio che la gente non se ne renda conto…

Fabrizio Marchi 10:11 am - 29th dicembre:

Simone, rispondo ad un tuo post di alcuni giorni fa che mi era accidentalmente sfuggito nel quale facevi riferimento a questo articolo http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=8651&size=A relativo alla violenza subita dalle donne in ambito domestico. Tu stesso sostenevi che “è indubbio che la violenza maschile contro le donne esista pure in India”.
Nessuno lo nega, anzi, per lo meno per quanto mi riguarda, non ho nessun problema a confermarlo. Se è per questo non solo in India ma in tutti i paesi del mondo.
Il fatto che noi si denunci la violenza subita dagli uomini da parte delle donne non significa affatto negare il contrario. Noi riteniamo semplicemente che la violenza non sia sessuata ma appartenga, purtroppo, al genere umano. Può tutt’al più manifestarsi in parte in forme e modalità diverse, sia che sia indirizzata dagli uomini nei confronti delle donne o di altri uomini (nella maggior parte dei casi la violenza da parte dei maschi è rivolta proprio verso altri maschi) oppure dalle donne nei riguardi degli uomini o di altre donne.
Da decenni invece, come sai, siamo sottoposti al bombardamento mediatico che, tra un sondaggio e l’altro (in realtà è sbagliato anche considerarli tali, sono ridotti ormai a proclami propagandistici privi di alcuna scientificità) ripete in modo ossessivo che la “violenza è solo ed esclusivamente maschile”.
Non ci si rende conto che proprio questa è un’affermazione profondamente sessista e razzista perché criminalizza uno dei due generi a senso unico. Se questo assunto fosse vero saremmo di fronte ad una vera e propria aberrazione della natura. Affermare questo equivale a dire che gli ebrei sono in un modo, i neri in un altro, i meridionali in un altro ancora, e via discorrendo. Non cambia assolutamente nulla.
E’ razzismo allo stato puro, e della peggior specie, anche se camuffato dietro al “politicamente corretto”.
Quindi nessuna contraddizione da parte nostra, Simone. Noi non siamo l’altra faccia della medaglia del “femminismo della differenza”. Lo spirito che ci anima, a differenza loro, non è certo quello di criminalizzare l’universo femminile …
Peraltro ho scelto di pubblicare quel video proprio perché rivelatore di un’altra menzogna. Quella cioè in base alla quale in tutti i paesi non occidentali le donne sarebbero sottoposte, sempre, comunque e dovunque, ad una oppressione totale da parte degli uomini. Quel video ci dice appunto che la realtà è più complessa, anche in molti di quei contesti. Quell’episodio è accaduto in India e quel video è stato mandato in onda su tutti i telegiornali indiani. Un fatto che non è MAI successo neanche qui da noi, in occidente. E questo dovrebbe farci riflettere.
Provate a pensare, a parti invertite, sul TG1 in prima serata, un video che mostra donne e poliziotte che prendono a schiaffi e umiliano uomini “colpevoli” di aver preso posto in una carrozza del metro riservata a sole donne… Proprio qui, in Europa, nel cuore del dominio post-femminista, non siamo ancora arrivati a qualcosa di simile, che invece accade proprio in quel contesto dove, a detta della vulgata femminista e politically correct”, le donne vivrebbero tuttora una condizione di totale e assoluta subordinazione. In realtà proprio in India le dinamiche di dominio sono molto complesse e vanno ben oltre quelle di genere per via della peculiare organizzazione sociale di quel paese fondata sulla rigida divisione per caste. .
E’evidente che quell’episodio specifico è figlio di quel contesto, questo è scontato. Da noi sarebbe (fortunatamente) impensabile anche solo concepire carrozze per sole donne o per soli uomini. E’ quindi ovvio che in quella situazione quello specifico episodio appare come una trasgressione insopportabile rispetto all’ ordine costituito.
Nonostante ciò, ritengo che, a parti invertite, anche in quel contesto (di sicuro infinitamente meno dominato dal post-femminismo rispetto al nostro), non sarebbe mai stato mandato in onda su un telegiornale un video in cui degli uomini malmenano e umiliano pubblicamente delle donne per il medesimo “reato” …
E anche questo dovrebbe farci riflettere…
Fabrizio

Marco 10:35 am - 29th dicembre:

Fabrizio
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Nonostante ciò, ritengo che, a parti invertite, anche in quel contesto (di sicuro infinitamente meno dominato dal post-femminismo rispetto al nostro), non sarebbe mai stato mandato in onda su un telegiornale un video in cui degli uomini malmenano e umiliano pubblicamente delle donne per il medesimo “reato” …
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Anch’io sono dell’opinione che, a parti invertite, nemmeno in India manderebbero in onda su un tg un video in cui degli uomini insultano e prendono a spintoni e schiaffi delle donne. In proposito c’è un fatto che mi ha un po’ sconcertato: facendo una ricerca su google, mi è capitato di imbattermi proprio in uno di quei tg indiani, in cui entrambi i conduttori “uomini” (ed in particolar modo uno) risultavano essere MOLTO DIVERTITI da quel fatto…
Segno che il virus della “castrazione mentale” e del consequenziale “maschio-pentitismo” è presente ovunque.

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PS – Parlo a titolo esclusivamente personale: se per ipotesi dovesse capitarmi un episodio del genere, in seguito a questa o quella legge che stabilisce che “quel posto o quel luogo è riservato alle donne” e per ipotesi fossi aggredito da alcune di loro, state pur tranquilli che io non terrei ferme le mani, nella maniera più assoluta. Neppure se a colpirmi fossero delle poliziotte.
Certo, poi sarei sicuramente denunciato e arrestato; ma sempre meglio una bella ed energica reazione, che starsene lì a testa bassa. Insomma, non esiste proprio!

Leonardo 2:03 pm - 29th dicembre:

Marco
Certo, poi sarei sicuramente denunciato e arrestato;
ma sempre meglio una bella ed energica reazione, che starsene lì a testa bassa. Insomma, non esiste proprio!
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Dipende che gente incontri sulla metro e soprattutto che "uomini": il linciaggio è una cosa ancora presente in Italia (e ovunque). Metti le mani addosso ad una donna con tutte le ragioni che puoi avere, ci sarà sempre un maschio pentito o schiavo convinto di essere maschio, che si schiererà dalla parte delle donne. Ma credo che puoi avere più possibilità di cavartela qui che in India. Noi abbiamo avuto in Europa grandi uomini che hanno potuto pubblicare le loro idee: blasfeme, pessimiste, misogine e altro. In quei paesi rischi la pena di morte se scrivi un qualcosa tipo I fiori del male di Baudelaire.
Detto questo, sono d'accordo con te, almeno prenderle a parolacce.

Simone M. 6:47 pm - 1st gennaio:

Secondo me siamo giunti veramente al capolinea.
Ora si organizzano pure delle finte violenze per “sensibilizzare l’opinione pubblica”.
http://tv.repubblica.it/copertina/maltratta-una-ragazza-per-strada-una-messa-in-scena-per-denunciare-l-indifferenza/59236?video=&ref=HRESS-7

Marco 5:54 pm - 11th febbraio:

Fatevi “due risate”…
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http://it.notizie.yahoo.com/53/20110211/tod-nessuna-molesta-e-italiana-045b8e8.html
“Non si tratta di molestie, gli italiani amano toccare”. Con questa motivazione è stata assolta dall’accusa un’anziana commessa, che, emigrata 40 anni fa dal nostro Paese, lavora in un grande magazzino inglese.

Bianca Revrenna, 68 anni, era stata citata in giudizio da un suo collega, offeso per tre pacche sul fondoschiena ricevute dalla donna nell’arco di un anno e mezzo. L’uomo è un britannico di origini greche, trent’anni più giovane della donna che ha accusato di molestarlo.

Per Kostantinos Kalomoiris quei contatti intimi erano delle vere e proprie avance, portate avanti da una persona a lui gerarchicamente superiore. Per suffragare la sua tesi, al giudice ha anche portato delle statistiche, secondo le quali 2 persone molestate sul posto di lavoro su 5 sono uomini.

La difesa dell’imputata è stata questa: “Un cliente si era lamentato di Kostantinos, il mio gesto era solo per consolarlo”.

Il giudice le ha dato ragione, e nelle motivazioni della sua sentenza ha citato le differenze culturali e caratteriali tra i due: “Kalomoiris non ama il contatto fisico e giudica offensivi gesti che per altri sono normali”. Riguardo alla donna, ha scritto: “E’ una donna materna e affettuosa. Ama toccare, ma gli italiani fanno così”.

armando 6:51 pm - 11th febbraio:

Purtroppo non c’ è da ridere ma da incazzarsi di fronte all’ennesimo uso dei due pesi e due misure, anzi di pesi e misure opposti.
Quando è il maschio ad essere denunciato come molestatori si adotta il punto di vista di chi ha subito. Se lei si è sentita molestata, molesta è indipendentemente dalle intenzioni e dal sentire di lui. Quando è la femmina ad essere denunciata come molestatrice, si adotta il punto di vista di chi ha agito. Se le sue intenzioni (e la sua cultura) non sono malevoli allora non è molestia indipendentemente dal sentire del molestato.
Vorrei dire “incredibile”, ma purtroppo ormai l’incredibile non esiste più, è la normalità.
armando

Rino 9:49 pm - 11th febbraio:

C’è un punto di vista guardando dal quale ciò non è contraddittorio: quel punto è la centralità del vissuto femminile. Quello che lei “sente” sia in direzione attiva (le sue intenzioni) che passiva (le sue sensazioni), quello è il parametro, con le sue simpatiche conseguenze.

La Liberata è la Signora del Bene e del Male.

Buone manette a tutti.

RDV

Rita 2:52 pm - 21st aprile:

Due pesi e due misure:
dopo aver tanto stigmatizzato il “se l’è cercata” per le donne vittime di violenza sessuale, siamo arrivati al “se l’è cercato” per un uomo vittima di una falsa accusa di stupro.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/02/10/news/sss_in_carcere_e_poi_assolto_ma_non_viene_risarcito-12311380/

E’ stato cinque mesi e cinque giorni in carcere, accusato di violenza sessuale. Ma al termine del processo il tribunale lo ha assolto. La donna che lo aveva denunciato non ha presentato appello e la sentenza di assoluzione è divenuta definitiva. Tuttavia la corte di appello gli ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione, con l’argomento che egli avrebbe tenuto una condotta gravemente colposa, “caratterizzata da noncuranza, negligenza, imprudenza, indifferenza per quanto da essa potesse prevedibilmente derivare”: una condotta “avventurosa” con la quale avrebbe “certamente” contribuito alla adozione della misura coercitiva. In parole povere, se è stato in carcere innocente 5 mesi e 5 giorni è anche colpa sua. E’ accaduto a un cittadino peruviano di 32 anni. Superata l’incredulità, i suoi avvocati – Giacomo Passigli, Corso Gineprari e Michele Ducci – hanno presentato ricorso in Cassazione.
Il giovane peruviano, incensurato, era accusato di aver abusato di una connazionale nell’agosto 2008, al culmine di una festa in un locale delle Cascine. Lui ha sempre negato, sostenendo che era stata lei, durante tutta la serata, a fargli il filo, sebbene fosse in compagnia del fidanzato, che il rapporto sessuale era stato consenziente e che poi il fidanzato li aveva sorpresi e avevano fatto a botte. Finito in carcere per violenza sessuale, ha dovuto attendere l’esito del processo per vedere riconosciute le sue ragioni. Alcuni testimoni hanno riferito che la ragazza era stata picchiata non da lui ma dal fidanzato. Le dottoresse del centro antiviolenza di Careggi hanno spiegato di non aver riscontrato sul corpo della ragazza alcun segno tipico della violenza sessuale. La stessa giovane donna ha fornito almeno tre versioni diverse della serata ed è caduta in diverse contraddizioni. Dopo 5 mesi e 5 giorni di carcere, l’imputato è stato assolto. Ma secondo la corte d’appello non ha diritto al risarcimento per ingiusta detenzione per aver tenuto una condotta gravemente imprudente. Una condotta “avventurosa”.
Protestano gli avvocati e nel ricorso in Cassazione scrivono: “E’ assolutamente illogico (e inaccettabile) sostenere che accettare l’invito ad un incontro più intimo con una persona ad una festa, probabilmente dopo aver bevuto un po’ più del normale, debba far ritenere “prevedibile” che l’altra persona possa inventarsi una violenza sessuale”. Il giovane avrebbe potuto prendere in considerazione un eventuale rifiuto della ragazza di andare avanti con il rapporto sessuale o una reazione violenta del fidanzato, ma certo non poteva sospettare di essere denunciato per stupro e di finire in galera per oltre cinque mesi.

enrico657 10:48 pm - 21st aprile:

quello riportato da te rita è roba veramente fuori dal normale: insomma, questi sono anche giudici morali che ti fanno la ramanzina…..

Rita 8:32 am - 22nd aprile:

La cd “rivoluzione sessuale” di parte femminile ha avuto il suo perno nel “posso comportarmi come voglio, sono libera e non posso per questo essere colpevolizzata se mi succede qualcosa”.
Il principio non è completamente sbagliato (con i dovuti, infiniti, distinguo e sfumature che vanno a costituire attenuanti e aggravanti). Era il principio di un giudizio il più neutro possibile, senza mischiare la morale sessuale colle regole di legge. La società protegge anche gli idioti e gli irresponsabili. Per cui se mi accade qualcosa di brutto perchè ho avuto un comportamento imprudente, il colpevole è comunque chi ha commesso il reato.

Qui ritorna il principio della morale sessuale: ma con un’aggravante, c’è l’avallo della legge e dell’apparato giudiziario. Qui si sta dicendo chiaramente che un uomo deve comportarsi in modo da non farsi “denunciare”. Deve cioè prevedere, conoscere ed evitare tutti le motivazioni per cui a una donna puo’ venire in mente di denunciarlo per violenza sessuale. Cioè il principio di prudenza è esteso, non soltanto ai reati, ma anche alle false accuse di reato, con cio’ implicitamente ammettendo che se sei accusato di un reato, l’onere della prova spetta a te e non già a chi accusa o al magistrato inquirente.
Secondo me è epocale.
Ma pensate a cosa succederebbe se un giudice rifiutasse il risarcimento civile ad una donna stuprata perchè ha tenuto una condotta “avventurosa” ?

GIANNA 7:07 pm - 22nd aprile:

A FABBRI’, MA DAVERO DAVERO? PORELLO… TI CONSIGLIO UN BRAVO PSICOLOGO MASCHIONE

Fabrizio Marchi 8:55 pm - 22nd aprile:

Normalmente non pubblico commenti come quello di questa sedicente Gianna (non che ne arrivino molti, per la verità). Anche questa volta, infatti, mi accingevo a cestinarlo, senza neanche rifletterci più di tanto.
Poi però ci ho ripensato e ho optato per pubblicarlo. Non so, forse perché riguarda quell’articolo in cui racconto la mia esperienza personale e quindi tocca delle corde particolari. Forse perché è stato inviato da un indirizzo di posta elettronica che non mi sembra essere “taroccato” (come avviene spesso in questi casi)ma reale, quindi da una donna in carne ed ossa. Forse ancora perché sono convinto che quella di Gianna non sia solo una semplice e gratuita provocazione ma, purtroppo, la spia del sentire profondo e diffuso di molte donne rispetto a qualsiasi narrazione maschile che si discosti dalla vulgata celebrativa del genere femminile (la Giornata del Ringraziamento ancora non è stato istituita ma credo che non manchi molto).
Interessante anche l’invito a rivolgersi ad uno psicologo “bravo e maschione”. La nostra Gianna (e molte altre con lei, in questo caso la maggioranza, è antipatico dirlo, ma è così) esclude a priori anche la sola ipotesi che un uomo possa subire violenza, fisica o psicologica dalle donne.
E’ evidente che solo un “disturbato” o un omosessuale mal celato e represso possono “interpretare” le loro personali esperienze di relazione con l’universo femminile anche (e non solo, fortunatamente) come una serie di frustrazioni e di violenze subite.
Per lo meno, ora lo so. Avevo cominciato a nutrire dei dubbi, forse a causa delle cattive frequentazioni… :-)
Fabrizio

armando 9:41 pm - 22nd aprile:

Hai fatto benissimo a pubblicare il post della tale Gianna. Quelle quattro parole sgangherate dicono di più, sulla condizione maschile e sul sentire femminile (e anche maschile) diffuso, che non un lungo articolo teorico.
Come al solito ineccepibile il post di Rita. E’ davvero una sentenza epocale, e purtroppo non così anormale, come ottimisticamente pensa Enrico657. Mala tempora currunt.
armando

sandro 12:05 am - 23rd aprile:

“E’ evidente che solo un “disturbato” o un omosessuale mal celato e represso possono “interpretare” le loro personali esperienze di relazione con l’universo femminile anche (e non solo, fortunatamente) come una serie di frustrazioni e di violenze subite”
_______________
Ma come? Ma non erano loro le paladine degli omosessuali? Allora perché si incazzano tanto se un uomo fa dell’ ironia al riguardo, dato che quando gli fa comodo ne fanno tranquillamente anche loro?
_______________
“Qui si sta dicendo chiaramente che un uomo deve comportarsi in modo da non farsi “denunciare”. Deve cioè prevedere, conoscere ed evitare tutti le motivazioni per cui a una donna puo’ venire in mente di denunciarlo per violenza sessuale. Cioè il principio di prudenza è esteso, non soltanto ai reati, ma anche alle false accuse di reato, con cio’ implicitamente ammettendo che se sei accusato di un reato, l’onere della prova spetta a te e non già a chi accusa o al magistrato inquirente.
Secondo me è epocale”
______________
Come stronzata, sicuramente, dato che è impossibile evitare che una persona possa denunciarti per un fatto non reale: pure io domattina posso andare a denunciare il mio vicino di casa per avermi palpato il culo pure se non è vero, è l’ onere della prova che dovrebbe dissuadermi dal farlo, se questo non c’è posso farlo tranquillamente, se la cosa mi reca qualche vantaggio.
Un magistrato che dice una roba simile va espulso dalla magistratura a calci nel culo.

Silvia 12:15 am - 23rd aprile:

Veramente un bel post Fabrizio. Gli uomini sono infinitamente più caldi diretti e dolci della maggior parte delle donne. E tu hai trovato la tua forza nella vulnerabilità come me. E come tutte le persone che rielaborano al meglio l’esperienza. Ti voglio bene anche se non ti conosco

Rino 8:50 pm - 8th giugno:

Una sentenza zapateriana emessa in questa cittadina, di tal fatta che non mi pare abbia precedenti e sembra provenire dalla repubblica dello psicoterrore.

Lui la tradisce, lei si suicida: condannato a 3 anni.

http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/06/08/news/belluno-la-sentenza-il-suicidio-un-atto-contro-il-marito-4396156

Rino

Rita 8:38 am - 9th giugno:

e la prova piena deriva principalmente dalla stessa vittima che in quelle poche righe degli scritti lasciati alla sua morte ha mirabilmente sintetizzato anni di dolore e sopraffazione».

La prova piena la dà l’esternazione del sentimento del dolore personale

La pubblica accusa si basa sul racconto: della donna, delle amiche della donna etc.

La difesa:

Ha sostenuto l’assenza di riscontri oggettivi delle violenze raccontate in aula dalle amiche e colleghe della professoressa. Ed ha precisato come la stessa pubblica accusa, nella richiesta di archiviazione di un altro reato inizialmente contestato al medico, si facesse riferimento al fatto che la Laino “era affetta da una grave prostrazione psichica che la condotta del marito ha in parte determinato”. In parte, dunque, ma non totalmente. Il legale ha affondato poi i colpi per quanto riguarda l’accusa al medico di aver impedito alla moglie di avere contatti con la figlia, dopo che se n’era andata da casa. «Non si capisce – ha detto il legale – come sia uscita dalla penna del pubblico ministero un’accusa del genere. I testi in aula hanno tutti confermato il fatto che la Laino si sentisse spesso con la figlia Giovanna. Vigilanti stesso durante un ricovero della moglie chiamò Giovanna per invitarla a visitare la madre all’ospedale. Vigilanti è stato dipinto come un pessimo padre: ma vorrei vedere quale padre non si preoccuperebbe di una figlia che a 13 anni riceve dal fidanzato 25 lettere in cui è scritto “Ti porto via”. Un testimone in aula ha descritto la figlia come una bambina serena. Come può dunque una bambina crescere serena in un ambiente famigliare violento?» Il legale si è soffermato su aspetti della vita famigliare di casa Vigilanti-Laino, in aperto contrasto con le accuse riferite nel capo d’imputazione. «Si è descritto Vigilanti – ha continuato l’avvocato Casciarri – come una persona che impediva alla moglie il contatto con l’esterno. Ma come si spiega il fatto che la Laino partecipava alla vita parrocchiale, andava ai corsi di pianoforte e di pittura?». Ed sul particolare rapporto con il maestro di musica, il legale ha manifestato la sua convinzione che, proprio alla fine del 2006, quando lo incontrò, saltarono gli equilibri famigliari. «È da allora – ha concluso – che la Laino inizia a raccontare in giro dei presunti maltrattamenti del marito. Se il dottor Vigilanti ha una colpa è quella di non essersi accorto di quanto gravi fossero le condizioni psicologiche della moglie. Il fatto di averla tradita, nonostante sia un indubbio peso che si porterà per tutta la vita, non è un motivo per condannarlo. Per quanto riguarda gli insulti e le percosse, nessun testimone è riuscito a circoscrivere gli episodi, né temporalmente né numericamente. Nessuna prova che giustifichi una condanna». 5 marzo 2011
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http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/03/05/news/il-caso-giudiziario-3609576

Il marito le impediva di uscire: lo dice lei, lo dicono le amiche cui l’ha confidato, lo dicono tutti….
Ma no, frequentava corsi di pittura, corsi di musica, andava in parrocchia..non è una prova? No la prova è la sua parola

Rita 8:19 am - 20th luglio:

Porto a conoscenza:

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/07/articolo/5039/

soprattutto questa parte:

In realtà le sostituzioni sarebbero già pronte perché a Viterbo è nata un’organizzazione che sostiene le vittime di violenza e che si chiama “Donne per la sicurezza” e che, grazie all’impegno del coordinatore provinciale Giuseppe Rea, sta prendendo piede portando avanti una metodologia che mette sullo stesso piano la violenza maschile con quella femminile anche se, come recita la presidente Barbara Cerusico: “Nel caso in cui l’uomo subisce violenza all’interno della coppia, che in genere è sempre una violenza psicologica, lui tende a tacere per una forma di vergogna o per paura di essere ridicolizzato”.

Destra o organizzazioni cattoliche… dalla sinistra nulla di nuovo.

Fabrizio Marchi 9:52 am - 20th luglio:

Molto interessante, Rita, segnalo anche questo passaggio del’articolo dove si fa cenno all’intervento di Isabella Rauti, ex MSI, figlia del ben più noto Pino Rauti, ex segretario ed esponente di spicco dell’allora ala “dura” di quel partito (quella che si opponeva al “moderatismo” della corrente di maggioranza che faceva riferimento a Giorgio Almirante), nonché moglie di Gianni Alemanno.
Il femminismo è ormai un movimento dichiaratamente trasversale dove l’appartenenza di genere, e non quella politica, è il prius. D’altronde viene apertamente rivendicato, anche con una certa fierezza, dalle stesse esponenti femministe.
“Ci ha chiamato anche Isabella Rauti dicendo che un centro come il nostro non deve chiudere e ha chiesto un incontro con noi”.
Di seguito alcune note informative su Isabella Rauti (cliccare sul suo sito a “biografia”):
http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=2&sqi=2&ved=0CC0QFjAB&url=http%3A%2F%2Fwww.isabellarauti.it%2F&ei=kJMmTsCqF8jMswbC0-CMCQ&usg=AFQjCNH9hU9jp0WX8VnlpPjElwIdXURLYg
Fabrizio

Leonardo 2:22 pm - 20th luglio:

Barbara Cerusico:
Nel caso in cui l’uomo subisce violenza all’interno della coppia, che in genere è sempre una violenza psicologica, lui tende a tacere per una forma di vergogna o per paura di essere ridicolizzato”.
————————————————————
Diciamo che c’è anche quella fisica, psicologica è quasi la norma. Infatti c’è il rischio di essere ridicolizzato dagli altri uomini (e donne) e se uno reagisce c’è il rischio di essere pure linciato, se ciò accade in pubblico…

cesare 3:50 pm - 20th luglio:

Dal fondamentale testo sulla condizione maschile in USA: “L’eclissi del padre. Un grido” di Paul Josef Cordes, ediz. Marietti, 2002, pag. 32, riporto questo passo:
“Ernst Ell, perito del tribunale di Karlsruhe, calcola che “l’accusa di abuso sessuale svolge un ruolo in una controversia giuridica su tre”. Spesso sono gruppi di donne finanziati dallo Stato, come il “Wildwasser e. V.,” che aiutano con i loro suggerimenti a trovare degli indizi contro i padri. Nel 95% dei casi di processi per l’affidamento le accuse sono completamente inventate”
In Italia recentemente su “Il Giornale” sono stati riportati in un articolo dell’avv. Bernardini De Pace, dati sostanzialmente analoghi nelle valutazioni di tre giudici donne preposte alle controversie familiari.
I centri antiviolenza essendosi dati una connotazione di tutela esclusivamente femminile dalla violenza maschile, non solo hanno costruito la menzogna storica che la violenza è solo maschile, ma negando la violenza femminile contro i maschi e i minori, l’hanno di fatto coperta e legittimata. E la violenza femminile è dilagata senza controllo come innumerevoli episodi di cronaca incominciano ad evidenziare (per es.: la violenza femminile contro i minori negli asili). E se da un lato i maschi saranno aiutati a superare la vergogna nella denuncia delle violenze subite dalle donne e dall’altro la violenza femminile contro i maschi e i minori sarà finalmente tematizzata, indagata e descritta, anche in Italia le testimonianze della violenza femminile non mancheranno, e ci sarà la possibilità cominciare a liberare i maschi e i minori da questa oscura condanna. La violenza femminile, è infatti fenomeno tutt’altro che marginale e tutt’altro che solo psicologica (vedi http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/pelizzari.pdf) come innumerevoli studi stranieri ormai hanno dimostrato.
Inoltre costruiti sull’assunto ideologico femminista di cui sopra, gli attuali centri antiviolenza invece di svolgere effettivamente un ruolo di presidio e cura della violenza nelle relazioni umane, hanno condotto di fatto, schierandosi a difesa di un solo genere, quella che a molti è apparsa una guerra politica e ideologica antimaschile e antipaterna alimentando campagne di criminalizzazione dei maschi e dei padri. Hanno così contribuito a creare un clima pregiudizialmente sfavorevole ai maschi e alla paternità che ha concorso in modo decisivo alle gravi distorsioni nella regolamentazione per legge dei conflitti familiari e alle distorsioni anche più gravi nelle relazioni familiari di questo decennio, come la distruzione della figura del padre e della sua autorità.
In sintesi più che tutelare i cittadini dal meccanismo della violenza che può attivarsi nelle relazioni personali, si sono posti come presidi territoriali di una guerra antimaschile. Quella guerra antimaschile che la nostra classe politica priva di cultura, di buon senso e di equilibrio, ma animata da cinico opportunismo, ha irresponsabilmente autorizzato e implementato, finanziandola in ogni sia forma, assumendo in toto l’ideologia femminista.
Per questi gravi motivi, a mio personale avviso, i centri antiviolenza italiani è opportuno che cambino il loro attuale ruolo di presidi antiviolenza a difesa di un solo genere e di motori di una guerra antimaschile e antipaterna. Devono invece porsi al servizio di tutti coloro, non solo le donne, che sono colpiti dal fenomeno dell’umana violenza: maschi, padri, e minori, feriti, umiliati e oppressi dalle donne compresi. In tal modo recupereranno uno storico colpevole ritardo nello studio del fenomeno della violenza femminile, violenza altrettanto diffusa quanto quella maschile. Altrimenti, piuttosto che continuare a perpetuare un inganno sociale basato su un assunto ideologico falso infantile ma dalle conseguenze gravissime, come l’assunto femminista che la violenza è solo maschile , è un bene che si sciolgano e pertanto non ricevano nemmeno un Euro né dallo Stato né dai privati.

Rino 8:13 pm - 20th luglio:

Anche la figlia di Rauti sta dalla parte delle “vittime”, dove stanno tutti.
Noi siamo stati scelti (dal Caso dei credenti e dal Dio degli atei) per stare dalla parte dei “carnefici”.
Un colpo di fortuna.

Rino DV

cesare 8:44 am - 21st luglio:

A leggere sui giornali i resoconti delle spietate email dell’amante Ludovica e delle umiliazioni cui, dice Parolisi, la moglie gli infliggeva, viene fuori un uomo a pezzi. Un uomo che è travolto dalla dipendenza dall’una donna e dall’altra, e disperato, viene visto piangere ripetutamente in macchina, non sapendo governare nè il suo cuore nè il cuore delle donne che ama: un maschile impotente, totalmente privo di un proprio mondo interiore, di una propria centratura autonoma dal femminile. Un femminile che tra l’altro gli si impone con spietata violenza emotiva e psicologica.
Tanto più grave e significativa la cosa in quanto Parolisi è un militare professionista e un addestratore, ovvero il meglio del meglio; tra quelli appositamente selezionati per le missioni più difficili, quelle all’estero come in Afganistan dove lui era stato più di una volta.
Viene da cocnludere che invece di personalità unisex, l’obiettivo di castrazione sessuale previsto per conseguire l’ideale dell’uomo nuovo indifferenziato delle democrazie occidentali, è meglio che almeno nelle nostre caserme si insegni ad essere uomini capaci di essere maschi, nel senso del vir (da virtus) come lo intendeva la civiltà romana.
Quanto alle soldatesse, l’immagine di queste donne infagottate, costrette a pose sgraziate, innaturali e violente, ad atteggiamenti emotivi brutali, in affanno nel maneggiare strumenti di morte per di più sproporzionati per le loro forze muscolari, sono l’immagine di una civiltà che è venuta meno al tabù rispettato da tutte le comunità umane fin dalla notte dei tempi: non sfregiare e denaturare la donna imponendole compiti maschili. Ma ormai è sempre più chiaro: stiamo chiamando progresso una incredibile regressione nelle conquiste millenarie di civiltà.

armando 11:47 am - 21st luglio:

E’ , caro Cesare, la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il machismo è solo la facciata visibile di una medaglia al cui rovescio sta la dipendenza psicologica dal femminile.
Il Parolisi “duro”, istruttore militare, professionista delle armi e donnaiolo, è l’alter ego del soft male. Se le cose sono andate come dice l’accusa, indifendibile. Di quelli che alla causa maschile fanno un danno tremendo.
Quanto al termine virtù non si può non notare lo slittamento semantico. Virtus deriva appunto da vir, uomo., e come per i romani stava a significare i tratti caratteristici e specifici della maschilità: forza, temperanza, coraggio, sobrietà, severità, ed anche pietas.
Oggi ha un senso opposto, dove per virtuoso si intende in pratica chi ha caratteristiche femminili.
armando

Leonardo 12:01 pm - 21st luglio:

Gli uomini credono di ottenere, diciamolo: l’amore; ma anche la simpatia e magari un pò di sesso, dalle donne, strisciando ai loro piedi e spendendo soldi. Cosi facendo ottengono l’effetto contrario e se riescono ad averle le subiscono e ne vengono umiliati. Altro che tutti stupratori, queste sono le situazioni più comuni che osserviamo nel quotidiano. Poi ci sono i criminali, sia maschi e femmine…

cesare 3:41 pm - 21st luglio:

Armando@ “Di quelli che alla causa maschile fanno un danno tremendo”.

Armando una breve, a mio avviso, importante precisazione: la responsabilità, come sai meglio di me, è personale. Pertanto non consentiamo in alcun modo al barbaro criterio del femminismo che da decenni fa ricadere sul genere maschile le colpe del singolo, e utilizza la cronaca nera per massacrare moralmente i maschi (folli autolesioniste! come se adottando lo stesso criterio il genere femminile ne uscisse meglio!)
Pertanto se sarà dimostrato che Parolisi è davvero l’omicida della moglie, gli altri maschi non c’entrano: il sangue lo ha versato lui, come persona, e lui solo ne risponde.

Fabrizio Marchi 4:12 pm - 21st luglio:

Fermo restando che, come dice Csare, la responsabilità di un delitto ricade unicamente sulle spalle di chi lo ha commesso (o degli eventuali mandanti, naturalmente), mi sento però di condividere in linea generale e concettuale il commento di Armando.
Non è in discussione in questa sede la colpevolezza o l’innocenza del Parolisi; d’altronde non spetta a noi dimostrale, piuttosto il contesto che può avere determinato il fatto, quindi anche e soprattutto la personalità dei protagonisti (lui, lei e l’amante).
Da questo punto di vista, come ripeto, indipendentemente dalla colpevolezza o meno dell’uomo che sarà stabilita dagli inquirenti, mi pare che le osservazioni di Armando siano sicuramente fondate.
“E’ , caro Cesare, la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il machismo è solo la facciata visibile di una medaglia al cui rovescio sta la dipendenza psicologica dal femminile”. (Armando)
Sottoscrivo al 100%, al di là della vicenda specifica. Finchè i maschi (e la maschilità) non si libereranno di questa arrugginita ma pesantissima armatura che serve a coprire la loro profonda fragilità e impotenza, non si andrà da nessuna parte. Badate che il machismo è in grado di assumere tante maschere diverse (non bisogna farsi ingannare…) ma è attraversato da un unico filo rosso: la rimozione della verità, cioè della propria reale condizione di uomini (maschi) nell’ambito della relazione con le donne, con gli altri uomini e con se stessi.
Noi non celebriamo il genere, come fa qualcun altro/a, non siamo sessisti. Noi sappiamo con certezza che la ricostruzione di un maschile consapevole ed evoluto passa anche attraverso una rivisitazione critica e autocritica di ciò che ha causato solo enormi danni agli uomini stessi.
Tutto ciò, ripeto, indipendentemente dall’evoluzione della vicenda specifica che potrebbe anche riservarci delle sorprese, come già accaduto relativamente alla vicenda di Sarah Scazzi…
Fabrizio

Rino 4:13 pm - 21st luglio:

Azzarderei questo.
Il soggetto, forse davvero uomo senza paura e magari capace di resistere a terribili torture fisiche, è finito incastrato in una spirale dalla quale non aveva la forza/capacità di uscire. Pressato tra due psicologie di ben altro spessore, gli è stato chiesto di “dimostrare” che era un “vero uomo”, è stato messo alle strette con la costruzione di vincolanti scadenze. E lo ha fatto nel solo modo a lui noto e in cui era valente: con l’azione e quindi l’eliminazione fisica.
La sceneggiatrice (incosciente) di quell’incastro è l’amante che non è neppure imputata. Ed è giusto che sia così, perché essa è davvero innocente in quanto ignara di ciò che fece, ignara del suo potere, ignara della catena cause-effetti.
Una raccapricciante tragedia che vede il maschio assassino come operatore di uno scontro psicologico tra due femmine. Una morta e una cmq perdente.
Lui sepolto per sempre nell’orrore della colpa e della prigione.

Questa è la mia congettura.

Rino DV

mauro recher 7:43 pm - 21st luglio:

sottoscrivo il commento di Fabrizio che cade a proposito
seguo da alcuni giorni un blog “un altro genere di comunicazione” e come detto ,sono anche intervenuto su questo tema…..il blog in questione vorrebbe essere politically correct ,nel senso che vanno oltre al genere(secondo me ,non riuscendoci ) ,già dalla sua presentazione con i vari banner su altri blog a chiara matrice femminista (senza mancare il banner contro i femminicidi ) si capisce l’aria che tira. Siccome sono abbastanza testardo e curioso ho provato ad approfondire linkando molti articoli scritti da Fabrizio ….ovviamente il risultato e che ne usciamo fuori da “maschilisti” ,rimarcando continuamente le 81 vittime di quest’anno per mano maschile. Sia chiaro ,secondo loro non sono contro gli uomini ,ma sono gli uomini a commettere violenze ,cose gia note …….
Il bello comunque è un altro ,”grazie” ad un mio intervento ,la fondatrice del blog ha messo l’articolo “uomini ribellatevi” ,mettendo pubblicità anti maschili, tutto in nome del politicamente corretto ….
Morale della favola ,ho provato a sondare il terreno (non è che non ci fosse il bisogno) e in vista anche degli imminenti video di Fabrizio ,di cosa ci aspetta..
comunque per chi volesse ,il link in questione è questo
http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/07/19/uomini-ribellatevi/

armando 10:09 pm - 21st luglio:

caro Cesare, su quello che scrivi non ci piove. Lungi da me cedere alla generalizzazione di attribuire al genere maschile le colpe di un singolo maschio. Tuttavia, alla luce della realtà i Parolisi sono molto nocivi perchè la generalizzazione sarà fatta, in questo caso come in mille altri casi del passato. Certo che noi faremo di tutto per evitare la barbarie, che però ci sarà comunque.
Quella di Rino è più che una semplice congettura. Quella storia non è nuova, affatto. Di maschi assassini su istigazione diretta se ne trovano a migliaia nel tempo. Ma anche su istigazione indiretta o, come sembra in questo caso, spinti ad agire perchè impossibilitati a districarsi diversamente in una situazione in cui si sono peraltro cacciati volontariamente.
Anche questa non è una novità, a testimonianza che pensarsi invincibili e capaci di far fronte a tutto, è molto pericoloso. E’ un sovradimensionamento impossibile a gestirsi, l’adesione ad un modello rigido e assoluto di maschilità che non lascia scampo (naturalmente esiste, eccome, anche il corrispondente sovradimensionamento al femminile ma non è la questione di cui stiamo discutendo). O corrispondi a quel modello o non ti senti maschio. Cosa, è facile da capire, ampiamente e astutamente sfruttata in tutti i sensi. O per indurci a fare cose che mai avremmo pensato di poter fare, oppure per svilirci di fronte ai nostri stessi occhi allorchè umanamente non riusciamo ad essere come vorremmo essere.
Il che la dice lunga sul fatto che indagare il potere restando solo sul piano sociologico ci fa vedere solo l’aspetto più superficiale della realtà, mentre l’aspetto sottostante, non emergendo alla luce in quanto invisibile, continua ad agire.
E ci dice anche un’altra cosa per certi aspetti sorprendente. La civiltà occidentale nasce con la filosofia greca, un principio fondamentale della quale, espresso da Socrate, è “conosci te stesso”. E la filosofia greca, come tutte le altre, è maschile.
Ecco allora delinearsi la saggezza degli antichi. Conoscevano se stessi meglio di noi, e tentarono di attuare qualche contromisura, ormai sconosciuta, che evitasse di portare i maschi alla rovina di sè e degli altri. Tutto azzerato, ed allora via col bunga bunga e compagnia cantando, su una strada che porterà alla rovina della nostra civiltà. Già, perchè checchè se ne dica, quando in una civiltà il gruppo maschile si indebolisce psichicamente (e non rendersi conto dei propri lati fragili ne è chiaro segnale), quella civiltà si indebolisce e perisce.
armando

Rino 7:51 pm - 22nd luglio:

Oggi altro caso.
Finalmente il padre è stato eliminato.
Madre e figlia avevano assoldato un killer – maldestro – per farlo fuori. Andò male. La figlia viene messa ai domiciliari in casa della sorella e quindi, ovviamente, del marito di lei. Il cognato, killer più efficiente, compie finalmente l’opera. Forse il morto era davvero un padre padrone, ma la dinamica resta questa: un maschio eliminato da un altro maschio in esecuzione di sentenze private femminili.
Uno morto, uno finito per sempre. Birilli nella mani di chi governa la psiche.

Io qui trovo molto da riflettere…
sui miei errori del passato.

Rino DV

armando 9:56 am - 23rd luglio:

Non solo tuoi, caro Rino. Errori comuni a intere generazioni. E’ per questo che siamo scivolati in basso.

Andrea 2:13 pm - 23rd luglio:

Uno morto, uno finito per sempre. Birilli nella mani di chi governa la psiche. (Rino)
————
Scusa Rino, ma non credi che questo possa dipendere anche dalla misandria maschile?
Ovvero dall’odio che gli uomini nutrono nei confronti degli altri uomini e che poco hanno a che fare con le donne? In fin dei conti il detto “homo homini lupus” è vecchio di millenni…
Se no, bisognerebbe realmente dar ragione a chi sostiene che gli uomini sono dei totali coglioni, in balia delle donne.
Ed io, francamente, non mi sento per niente tale: né coglione né in balia della volontà femminile.

cesare 11:56 am - 25th luglio:

La riflessione che si impone è la seguente: oggi è assolutamente evidente la mancanza di una formazione maschile specifica che consenta al giovane maschio di conoscere le dinamiche della relazione con la donna. Dire padre significa dire uno che ti insegna che come maschio hai una interiorità, una psicologia, una emotività, una visione del mondo, una sessualità, un corpo, una forza, una aggressività, specifica al tuo genere che ha da essere messa in relazione costruttiva con quella femminile secondo piena consapevolezza prima di tutto di se stessi e poi di chi è altro da te perchè femmina.
Un tenpo c’erano momenti di intimità tra padre e figlio e di comunità maschile in cui veniva elaborata questa consapevolezza. Adesso questi momenti sono uno dei comportamenti e degli ambiti più vietati che si possano concepire secondo il politucally correct femdominista: la legge di fatto lo vieta e abbimao interiorizzato la colpa di riunirsi per parlare solo tra maschi. Devo dire che repressione più violenta e radicale di così, su basi di genere o di razza, cioè irrisolubili, non ce ne sono mai state dalla notte dei tempi ad oggi. E il bello è che di questa castrazione personale, sociale e psicologica sono tutti felici e contenti.
Mi viene da porre questa domanda a proposito di castrazione del maschio moderno da parte dei questa tragica formazione unisex politically correct: ma è mai possibile che uno sciacallo rabbioso (tra l’altro non ha mai avuto rapporti con il padre) come il killer pazzo norvegese, possa sparare per novanta minuti su centinaia di giovani maschi ammazzandone novanta uno dopo l’altro e questi non abbiano trovato nessun’ altra soluzione che farsi ammazzare come galline in un pollaio? I miei compagni di classe elementare del quartiere di Borgo Trento a Brescia, che facevano a cartellate e sassate ogni giorno, questo sciacallo lo avrebbero fatto a pezzi in venti minuti.

Luigi Corvaglia 12:26 pm - 25th luglio:

” ….. ma è mai possibile che uno sciacallo rabbioso (tra l’altro non ha mai avuto rapporti con il padre) come il killer pazzo norvegese, possa sparare per novanta minuti su centinaia di giovani maschi ammazzandone novanta uno dopo l’altro e questi non abbiano trovato nessun’ altra soluzione che farsi ammazzare come galline in un pollaio? I miei compagni di classe elementare del quartiere di Borgo Trento a Brescia, che facevano a cartellate e sassate ogni giorno, questo sciacallo lo avrebbero fatto a pezzi in venti minuti.” (Cesare)
_________________________________________
E’ vero. Condivido pienamente.
E’ una cosa che mi ha colpito fortemente. Cerco di giustificarla con la giovane età, ma non ci credo manco io.

maub 1:36 pm - 25th luglio:

Sembra che qullo psicopatico fosse armato fino ai denti. A me nasce un’altra domanda: ma come ha fatto a trasportare un arsenale simile senza che nessuno sospettasse, notasse qualcosa? Comunque i miei son ragionamenti a “braccio”…bisognerebbe sapere esattamente come si sono svolte le cose. E sicuramente i giornali e/o tv sono il posto peggiore per scoprirlo.

Rino 7:57 pm - 25th luglio:

Andrea 2:13 pm – 23rd luglio:
Scusa Rino, ma non credi che questo possa dipendere anche dalla misandria maschile?
Ovvero dall’odio che gli uomini nutrono nei confronti degli altri uomini …
Se no, bisognerebbe realmente dar ragione a chi sostiene che gli uomini sono dei totali coglioni, in balia delle donne.
Ed io, francamente, non mi sento per niente tale: né coglione né in balia della volontà femminile
>>

Quando un popolo perde il suo territorio chi incolpare?
Il forte che l’ha rubato o il debole che l’ha ceduto?
L’analisi delle debolezze, delle divisioni, delle cecità interne ai perdenti vanno fatte con schiettezza, solo così si possono trovare le soluzioni. Ferma restando la reponsabilità dell’invasore.

Quanto sentirsi o all’essere in balia della volontà femminile bisogna distinguere. Il fatto di non sentirsi strattonati da una forza non basta per essere certi di non subirla. Anzi, di solito quando non si sentono le forze …è il momento in cui si subiscono, come. Ci sono condizioni interiori che tutti subiamo.
Ad es. Cesare ha appena citato il fatto che ormai si è indotti alla colpa, all’imbarazzo nel riunirsi tra soli uomini. Se non si sentono queste forze spesso è perché non ci si ascolta o non si vuole ammettere di sentirle, per orgoglio.
Per capire è necessario anche sentire e per sentire bisogna star silenziosi in ascolto di sé, senza negare mai nulla di quel che emerge. Antenne sempre in stand-by.
Allora si capisce e quindi si può agire nella direzione giusta.

Rino DV

Fabrizio Marchi 8:25 pm - 25th luglio:

Domani, in giornata, sarà in rete, e naturalmente sul sito, il primo video di cui vi parlavo realizzato grazie alla preziosa collaborazione di un mio amico. Nei prossimi giorni ne usciranno altri due o tre.
Chi li riterrà efficaci o utili potrà diffonderli sul web come meglio crede o condividerli su facebook.
Fabrizio

Ethans 10:53 pm - 25th luglio:

Rino>>>> Per capire è necessario anche sentire e per sentire bisogna star silenziosi in ascolto di sé, senza negare mai nulla di quel che emerge. Antenne sempre in stand-by.
Allora si capisce e quindi si può agire nella direzione giusta.
*********************************************************

Sei un grande Rino, un grande del pensiero. Questa è “La Conoscenza”. Grazie per queste tue righe, spero che in futuro possano servire agli uomini che verranno…

cesare 10:28 am - 27th luglio:

Contrariamente alla rappresentazione imposta alla coscienza collettiva, secondo cui il cuore della donna ha “naturalmente” a che fare con la Pace, la realtà evidenzia ( e poteva essere altrimenti?) che il cuore della donna, in quanto cuore umano, è capace ahimè di ogni tipo di violenza.
Circa la violenza sui minori, innumerevoli ormai gli episodi di cronaca che riportano violenze sistematiche operate da donne sui bambini delle scuole materne: presumibilmente solo la punta dell’iceberg vista la cultura nazionalpopolare da tre scimmiette femministe che in merito non parlano, non vedono e non sentono. Inoltre tutti gli studi sulla violenza in famiglia dinostrano che la prima esperienza di violenza che il minore fa, ovvero l’imprinting sulla violenza, è tramite la madre.
Domanda: è lecito suggerire ai media di non raccontare e imporre a tutti e ovunque e ogni giorno, dopo l’esperienza amara del “paradiso comunista “, la colossale menzogna del “paradiso femminista”? E’ una questione esenziale di civiltà: le vittime della violenza al femminile sarebbero aiutate a trovare il coraggio di farne denuncia e la speranza concreta di potersene liberare. O le mazzate fisiche e psicologiche e le menzogne degli “angeli femmine” degli asili e dei focolari devono considerarsi segreti di Stato e il subirle primo dovere dei cittadini italiani?

Di seguito l’enensino episodio di cronaca circa i maltrattamenti al femminile su bambini:

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/27/news/educatrici-19672538/?ref=HREC1-10

maria 7:19 pm - 27th luglio:

Le donne non sono mai state piu’ buone degli uomini e ricerche ben fatte lo hanno dimostrato quando sono state studiate nel loro completo anonimato. Alcune, poche in verita’, risalgono al 1994 e hanno “certificato” come le differenze attribuite ai due sessi rientrano in un tacito e condiviso gender sex sistem che serve al mantenimento dell’ordine sociale. Quando ci sono aspettative sociali diffuse..tendiamo a comportarci per non sradicare quelli che sono solo ..pregiudizi. Ma e’ sufficiente che una donna si senta sicura di non essere riconosciuta e riconoscibile per tirare fuori..la sua parte piu’ indomita e aggressiva. Se in Arabia alle donne viene impedito di guidare non e’ perche’ sono incapaci ma perche’ un tale divieto ricorda e sancisce quotidianamente la gerarchia dei sessi in un paese islamico. Qui spesso di discute di natura o cultura.. E’ sempre una questione di cultura. Certamente una donna ragiona da donna e ciascuna di noi sa bene di quanto sia sgradevole un uomo che ragiona al femminile perche’ non siamo uguali e da qui nasce il piacevole e il reciproco completamento ma pensare che l’assetto odierno delle relazioni uomo/donna sia biologicamente determinato e’ un’assurdita’. Soltanto 80 generazioni fa..il neonato ancora sporco di sangue veniva adagiato in terra davanti al padre che doveva decidere se sollevarlo e accoglierlo in famiglia o…evitare di farla crescere quella stessa famiglia per molti motivi.. In quest’ultimo caso la levatrice lo portava via con se’ e nessuno avrebbe criticato la scelta di un capofamiglia, neanche la moglie. E se culturalmente..ne risentono i rapporti coi propri figli..immaginiamo la relazione uomo/donna. Io non sono in grado di fare previsioni e analisi sociali pero’ so una cosa: che i ragazzi fanno un uso smodato di sostanze anche solo per vivere un sabato sera, che i giovani sono spaventati dall’idea di avere figli, che due miei amici medici di base prescrivono molto viagra ma a uomini sempre meno anziani che..non si sentono piu’ tanto sicuri..e che le donne vivono una solitudine e una insoddisfazione infinita. La societa’ e’ sempre cambiata, cambiera’ ancora.

Damien 10:12 pm - 2nd agosto:

..e da oggi in poi.. occhio alle donne che usano i tacchi…

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/08/02/visualizza_new.html_759287502.html

..uscite solo con quelle che usano le infradito!

dia 10:13 am - 22nd settembre:

ho finito di leggere ora questo thread (anche se non tutti i commenti per intero). Vorrei solo confermare che la violenza delle donne sui figli non è solo psicologica. Ho frequentato per 4 anni il forum internazionale “ourchildhood”, fondato dalla psicologa svizzera Alice Miller, che ha dedicato la sua vita a documentare la realtà infantile. Un forum frequentato da uomini e donne di età, lingua, cultura e nazionalità diverse, che raccontavano la propria infanzia di maltrattamenti. Ho un archivio di migliaia di post e di storie. La stragrande maggioranza degli utenti aveva subito abusi – fisici, sessuali e/o psicologici – dalle madri. In quel periodo, la dissonanza cognitiva tra le due ‘narrative’ – quella femminista e quellla reale – era molto forte. Da una parte, si parlava solo di padri e mariti violenti, di pedofili, di orchi, di preti e via dicendo – una violenza declinata tutta al maschile. Dall’altra c’era un gigantesco sommerso che strillava, inascoltato.

Rita 1:22 pm - 15th ottobre:

Diffondo, nel caso non ne foste già a conoscenza:

Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 è stata elaborata e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta (da inviare con sottoscrizione a mezzo posta o mail). Personalmente ho già inviato mail

Le lettere vanno indirizzate a:

Capo di Gabinetto
Cons. Francesca QUADRI
f.quadri@governo.it

L’indirizzo “fisico” è:

Presidenza del Consiglio dei ministri,
Dipartimento per le Pari Opportunità
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma -

Onorevole Ministro Maria Rosaria Carfagna,

seguendo con assiduità le Sue lodevoli iniziative a partire dal primo giorno di mandato, non possiamo che esprimerLe viva soddisfazione per i concreti risultati ottenuti .

L’introduzione del reato di stalking nel nostro ordinamento – art. 612 bis c.p. – costituisce, nel suo intento, una conquista civile dell’intera collettività; così come il servizio di assistenza telefonica 1522 ed i diversi spot televisivi finalizzati a sensibilizzare la cittadinanza.

E’ con estremo rammarico, però, che notiamo una curiosa lacuna nel principio stesso di pari opportunità, ancora più curiosa nella misura in cui proveniente proprio dal Ministero per le Pari Opportunità

Il concetto di persona vittima di violenza non sembra appartenere al Suo Ministero, che preferisce contrastare la violenza solo qualora ne sia vittima un soggetto di genere femminile

Le operatrici del citato 1522, ad esempio, non offrono alcuna assistenza qualora chi denuncia di essere vittima di atti persecutori sia un soggetto di genere maschile.

Gli spot televisivi, inoltre, lanciano un messaggio mistificatorio in quanto lasciano intendere che solo una donna possa essere vittima di stalking.

Postulato smentito dai dati relativi al primo anno di applicazione della norma, da Lei stessa divulgati, i quali dati testimoniano un 20% di vittime maschili per le quali non è stata prevista alcuna misura di sostegno.

Vittime alle quali il Ministero Pari Opportunità nega le Pari Opportunità; appare una vistosa contraddizione.

Abbiamo anche apprezzato le Sue dichiarazioni del luglio 2009, quando – invocando la parola d’ordine tolleranza zero – affermava, tra l’altro: “(…) anche un solo atto di violenza contro una donna è troppo, e richiede una risposta ferma e dura delle istituzioni”(…).

Principio ineccepibile, come non condividere?

Ci chiediamo e Le chiediamo, però, come mai un solo atto di violenza contro una donna richieda ferme e dure contromisure istituzionali, mentre il 20% della popolazione maschile può anche essere considerata carne da macello, non meritevole del minimo interesse politico, legislativo, assistenziale e mediatico.

Secondo i Suoi stessi dati il 20% delle vittime sono uomini, Onorevole Ministro, non lo 0,01%!

Altro aspetto degno di considerazione.

È noto che gli uomini incontrino una maggiore difficoltà nel denunciare le persecuzioni subite rispetto alle donne, per cui il sommerso maschile risulta essere enormemente superiore rispetto al pur considerevole sommerso femminile.

Quali sono le iniziative istituzionali per far emergere il sommerso?

Se da un lato si sollecitano – doverosamente, aggiungiamo – le donne a denunciare, si incoraggiano, si sostengono, si forniscono strumenti quali case di fuga, centri antiviolenza e numeri telefonici di consulenza ed orientamento, dall’altro non esiste un solo centro di accoglienza per uomini vittime di violenza e non è prevista la benché minima iniziativa per sollecitare gli uomini a denunciare.

Ne risulta un dato incontestabile: la donna che denuncia di aver subito violenza acquisisce lo status di vittima, l’uomo che denuncia acquisisce lo status di inetto.

Non viene percepito come vittima, è emarginato e discriminato a tutti i livelli, ad iniziare dal servizio antistalking 1522 che rifiuta le richieste di aiuto maschili, fino al primo impatto con il commissariato presso il quale la vittima maschile prova a sporgere denuncia, ove viene accolto di malavoglia, con sufficienza e spesso anche con umiliante derisione.

L’uomo che denuncia la violenza della propria compagna è spinto a vergognarsi di averlo fatto: è considerato un soggetto inadeguato, incapace di sbrigarsela da solo, magari reagendo alla violenza subita con una violenza uguale e contraria.

Sicuramente – speriamo voglia concordare – “picchia se vieni picchiato” non può essere una risposta istituzionale sostenibile.

Non sappiamo se ignorare le vittime maschili sia una strategia voluta o una dimenticanza fortuita, resta il fatto che il 20% costituisce solo la punta dell’iceberg di una violenza subita ben maggiore, che certamente (esattamente come è accaduto per le donne) emergerebbe in percentuali ancor più significative qualora esistesse un minimo incentivo istituzionale.

Il reato di stalking viene propagandato come una violenza di genere – pur non essendo affatto, dati alla mano, una esclusiva del genere maschile – mentre le sole ad essere realmente di genere sono le risposte istituzionali.

Forse non si vuole che le denunce maschili vengano incentivate?

Forse disturba anche quel 20% emerso in maniera assolutamente imprevedibile e fortuita, per cui non è il caso di incoraggiare l’outing che potrebbe portare i dati a percentuali ben più significative, magari anche al 50%?

Senza avventurarci nel campo delle ipotesi, preferiamo rimanere rigidamente ancorati ai fatti.

Ed i fatti dicono questo: per la società civile è lecito aspettarsi che un Paese democratico prenda posizione contro ogni forma di violenza, a prescindere dal genere di autori e vittime.

Nessun organo istituzionale, ed in particolare il Ministero Pari Opportunità, dovrebbe operare discriminazioni.

Dovrebbero pertanto essere garantite pari opportunità di protezione dagli atti persecutori e dalle violenze in generale, a chiunque:
•alla donna perseguitata da un uomo
•alla donna perseguitata da una donna
•all’uomo perseguitato da una donna
•all’uomo perseguitato da un uomo

con tutte le innumerevoli variabili: donne o uomini perseguitati da gruppi ambosessi, da gruppi di sole donne, di soli uomini, etc.

La propaganda ministeriale imperniata solo sulla prima tipologia di violenza, escludendo a priori le altre tipologie – che possono esitare in altrettanto gravi conseguenze per i soggetti coinvolti – lascia un vuoto istituzionale gravissimo.

Firmato:

Rino 8:36 pm - 15th ottobre:

@Rita: bene. Chi firmava? Il comitato organizzatore o altri e diversi?

@Dia:
>>
Dall’altra c’era un gigantesco sommerso che strillava, inascoltato.
>>
E’ il sommerso dei vinti che da millenni grida invano e invano chiede giustizia. La sordità dei vincitori, dei forti, dei potenti è assoluta.
La loro ferocia è senza fine, la loro spietatezza senza limiti.
La loro convizione di rappresentare il Bene, il Giusto, il Buono è solida come l’acciaio. La loro buona fede è cristallina: essi incarnano il Bene.
.
Nel ruolo dei potenti come in quello dei vinti, subentrano e si alternano nel corso dei secoli etnie, comunità religiose, nazioni, popoli, sessi diversi. Ma la sordità e la ferocia sono sempre le stesse.
.
Talvolta le parti si invertono nel tempo: i vinti diventano vincitori e viceversa. Oppure nello spazio: i sottomessi qui sono dominatori di là. Di esempi ce ne sono troppi. Ne cito solo uno, quello che ci riguarda: le femmine oggi in certi luoghi e le femmine oggi in Occidente.
Carnefici e vittime si scambiano i ruoli. Crudeltà e sordità non mutano mai.
.
E allora perché lottare?
Perché c’è un solo modo per essere certi che nel mondo non c’è solo disumanesimo e viltà, esso consiste nel combattere per la lealtà e l’umanesimo.
.
Rino DV

Rita 10:09 pm - 15th ottobre:

@Rino: non so se la lettera è stata redatta dal Comitato Organizzatore o da un gruppo di manifestanti. L’importante è sottoscrivere l’appello, secondo me. :-)

Fabrizio Marchi 12:10 am - 16th ottobre:

Sono senz’altro d’accordo ad aderire a quella iniziativa e, se siamo d’accordo (e mi pare di sì), scriverò all’indirizzo segnalato come Movimento degli Uomini Beta
Fabrizio

dia 8:14 am - 16th ottobre:

rino scrive: Crudeltà e sordità non mutano mai.

non hanno genere né tempo. Senz’altro. Per questo sottoscrivo la formulazione “le femmine oggi in certi luoghi e le femmine oggi in Occidente”.
Quanto al perché lottare, io sono capace di intendere la “lotta” solo come un impegno personale a onorare la propria storia e ad essere onesti al riguardo.

Luigi Corvaglia 9:06 am - 24th dicembre:

Che ne pensate di questo video?
http://youtu.be/5xltHwPxivY
A proposito. Serene feste a tutti/e.

Fabrizio Marchi 10:09 am - 24th dicembre:

Molto interessante, è un personaggio molto noto questa Parsi, l’ho vista molte volte in tv ma non sapevo che avesse queste posizioni. Non condivido l’ultima parte del suo intervento nella quale attribuisce la genesi e la responsabilità della guerra agli uomini (sostanzialmente perchè non amati dalle donne), però non c’è dubbio che per il resto dica cose assolutamente condivisibili.
Interessante, anzi, molto interessante, dovremmo provare a contattarla. Mi attiverò.
Fabrizio

Rino 11:09 am - 24th dicembre:

…anche lei sulla via di Damasco?
…anche lei come la Bernardini de Pace che dopo aver bombardato senza pietà il maschile, illuminata dall’alto, offre il ramoscello d’ulivo?
E’ un’offerta di pace o una …profferta?
In questi casi sono sempre incerto sul da farsi. Respingere aprioristicamente l’apertura come fosse una polpetta avvelenata (e anche qui infatti alla fine il veleno vien fuori… in cauda venenum, appunto) o tendere la mano amichevole di fronte a questa resipiscenza?
Chi ti liscia vuole rubarti l’anima, ripete mia suocera.

In questi casi per fortuna esiste una fonte superiore di giudizio e mi rimetto a quella: aspetto dunque l’opinione di Cesare.

RDV

dia 11:54 am - 24th dicembre:

Molto bene. I tempi cambiano, il contesto e la cultura anche. E finalmente c’è anche da noi, qui in Italia una donna che dice forte e chiaro: i maschi violenti sono (spesso) il braccio armato delle loro madri.

Parsi si occupa da sempre di maltrattamenti infantili. Chi se ne occupa, e aspira ad essere minimamente onesto, non può non registrare e denunciare l’impatto della violenza femminile sui figli, su quelli che diventeranno gli uomini e le donne come noi li conosciamo, nel bene e nel male.
(Parsi l’ho conosciuta quando faceva animazione teatrale nelle scuole, prima che diventasse psicoterapeuta. Di esperienza ne ha molta.)

Fabrizio Marchi 11:58 am - 24th dicembre:

Tattica e strategia, caro Rino, sono cresciuto in una scuola politica di tutto rispetto, non dimenticarlo…:-)
“Accà nisciuno” è fesso, come dicono i saggi napoletani, e non siamo certo nati ieri…
Abbiamo bisogno di spazi, e se me li danno li prendo anche dal diavolo, che abbia le corna o le ali degli angeli, poco importa, sempre il diavolo è, anche se sotto diverse spoglie…E so benissimo di avere a che fare col “diavolo”…
Lenin ha fatto la Rivoluzione con i soldi dei capitalisti tedeschi e svizzeri…
Fabrizio
p.s. pensi forse che io mi fidi di Maurizio Costanzo che mi ha invitato nella sua trasmissione o di Natalia Aspesi che ci ha ospitato sulla sua rubrica del Venerdì di Repubblica o di qualsiasi altro/a di questa risma?…

Sandro2 12:22 pm - 24th dicembre:

Rino:
“Chi ti liscia vuole rubarti l’anima, ripete mia suocera.”
>>
Sì, Rino, ma l’”anima” la si può rubare solo agli inconsapevoli…:-)

Luigi Corvaglia 2:57 pm - 24th dicembre:

Con riferimento al video che ho postato.
Sottoscrivo i due commenti di Fabrizio. E per quanto riguarda la chiosa finale dell’intervento della Parsi io la vedrei in positivo (che volete farci sono un inguaribile ottimista :roll: ). Mi spiego meglio. E’ una sua elaborazione culturale, che anche se non condivisa da noi, ci garantisce che non si tratta della versione femminile del maschio-zerbino.
E con persone che ragionano con la propria testa vale sempre la pena confrontarsi.

armando 4:03 pm - 24th dicembre:

Il video è molto “sottile” e, devo dire, intelligente. Poco conta che l’autrice sia in buona o mala fede. Il ragionamento è circolare. Si parte da un dato che solo gli stupidi e i ciechi negano: anche gli uomini soffrono, anche gli uomini subiscono violenza, gli uomini più che le donne sono sottoposti a prove terribili. Spesso proprio a causa delle donne e delle madri. Le quali, però, fanno ciò perchè frustrate e impossibilitate ad esprimersi nel sociale. E Perchè? Non lo si dice ma la risposta è implicita. Perchè sono state oppresse dagli uomini. Il cerchio è chiuso, e ancora una volta tutto viene fatto risalire alla dialettica fra oppressori e oppresse che a loro volta sdi trasformano in oppressrici. La chiave di volta per uscire dal circolo vizioso starebbe, anche questo è implicito ma chiarissimo, nella libertà femminile, ossia in un maggior potere femminile che libererebbe le donne e quindi anche gli uomini.
Strategicamente è un video profondamente antimaschile, tatticamente può essere usato perchè ha il pregio di denunciare e far emergere una situazione troppo spesso negata. Il che è già qualcosa, oltre l’analisi delle cause prime.
armando

Fabrizio Marchi 5:03 pm - 24th dicembre:

D’accordissimo con il post di Armando che non fa un piega. Che la Parsi sia un avversario è scontato…
Ragazzi, vi ricordo che il sottoscritto è stato invitato a presentare il libro di una giornalista femminista, Daniela Brancati, un paio di mesi fa, alla presenza della vicepresidente (ultrafemminista) della Provincia di Roma. E mi ci sono fiondato, non mi faccio certo scappare queste occasioni. E gliele ho anche cantate senza fare sconti di nessun genere. Anzi, è stato forse uno dei migliori interventi pubblici di tutta la mia vita (e ne ho fatti…). Non appena si apre anche un piccolissimo spazio abbiamo il dovere di occuparlo. Questo deve valere per tutti, deve diventare una sorta di imperativo categorico.
Credo di avere il canale giusto per contattare questa Parsi e lo farò subito dopo le feste. Magari si riuscisse a trovare il modo di inserirci .
Non dobbiamo peraltro sottovalutare un aspetto fondamentale, per chi fa politica, come noi. Il fatto che questa Parsi e soprattutto la Bernardini De Pace, due donne espressione del post-neo-femminismo mediatico (e non solo) dominante, assumano determinate posizioni, significa che avvertono un certo qual sommovimento. Hanno capito che qualcosa sta mutando nella percezione comune e che non è il caso di continuare a fare il muro contro muro perché rischia di essere controproducente. In pratica, per utilizzare un linguaggio politico, stanno cambiando tattica. E’ una dimostrazione di debolezza, da una parte, ma di forza, dall’altra. Sarebbe estremamente utile (ma non ce lo consentiranno) riuscire ad inserirsi in questa sorta di “finestra”, in questo spazio (del tutto strumentale ma necessario, dal loro punto di vista) che stanno esse stesse aprendo (o facendo finta di aprire). Hanno capito perfettamente che il veterofemminismo radicale e militante non serve più a nulla e diventa addirittura controproducente. La debacle dell’ultima mobilitazione di “Se non ora quando” (se ancora capisco qualcosa di politica, fra un po’ di tempo non ne sentiremo più parlare…) sta a lì a dimostrarlo. I tempi delle “arrabbiate” sono finiti.
E’ con una nuova generazione di femministe che abbiamo a che fare, del tutto funzionali al sistema dominante, che è cambiato anch’esso. E se cambia il secondo non potevano non cambiare nemmeno le prime…
Fabrizio

mauro recher 6:18 pm - 24th dicembre:

L’ 11 dicembre è passato praticamente sotto silenzio , questo sta a dimostrare che questo movimento era tenuto in vita dal potere del “maschilista” Berlusconi ,finita l’allegria della “prima volta” e senza il sostegno dei partiti e sindacati si sono ritrovati in pochi e ,come dici te Fabrizio ,sparirà come i girotondi e il popolo viola (non sono molto informato ma è da parecchio che non ne sento più parlare) , forse è vero che il tempo delle “arrabbiate” è finito , ma non so ,forse questa “nuova generazione” è peggio delle veterofemministe …
gli uomini sono violenti ,ma non sono contro gli uomini
gli uomini sono dei porci , ma non sono contro gli uomini
e via di questo passo ,almeno le vetero femministe ,lo dicevano apertamente …

Fabrizio Marchi 6:37 pm - 24th dicembre:

“forse è vero che il tempo delle “arrabbiate” è finito , ma non so ,forse questa “nuova generazione” è peggio delle veterofemministe …” (Mauro Recher)
Non c’è alcun dubbio, Mauro. Sottoscrivo il tuo post.
Fabrizio

Rino 6:54 pm - 24th dicembre:

Sottoscrivo gli ultimi post di tutti.
E vi auguro Buon Natale.
Che sarebbe il giorno in cui rinasce simbolicamente l’uomo che ha portato in Occidente l’umanesimo buddhista – jainista.
Data di inizio delle ribellioni coscienti, quando il mondo smise di essere circolare e divenne lineare, perché divenne possibile pensare al di là di ciò che c’è.
La Religione è l’adrenalina dei popoli!
Auguri.

RDV

Leonardo 7:29 pm - 24th dicembre:

A proposito della Parsi, le donne non vanno contro i loro interessi, anche se preparate e sincere, per questo molte si sentono superiori agli uomini ( e io non mi fido mai fino in fondo, ma lo abbiamo imparato dalle molte donne intevenute sul sito)

cesare 7:49 pm - 24th dicembre:

Questa è il restyling della Parsi della tesi della innocenza femminile e della responsabilità maschile: la versione “frignata sul maschile” al posto della “frignata sul femminile”. Viene davvero da pensare che ragionarci è inutile.

Fabio C. 8:46 pm - 24th dicembre:

A proposito della Parsi, le donne non vanno contro i loro interessi, anche se preparate e sincere, per questo molte si sentono superiori agli uomini [Leonardo]
°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Nessuno (tranne i “santi”) va contro i proprio interessi, solo che per le donne gli uomini – in quanto tali – non hanno una così grande importanza.
E’ per gli uomini (eccezioni e gay a parte) che le donne – in quanto tali – hanno un’enorme importanza.

Luigi Corvaglia 4:36 pm - 3rd gennaio:

Leggetevi questo documento. Ed eventualmente salvatelo. Potrebbe anche capitargli di sparire dalla rete. Come è successo con la famosa rettifica di Amnesty International.

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20B.pdf

………………………………………………………………………

allegato B

Violenze in Famiglia: quello che l’ISTAT non dice

La violenza domestica costituisce una tipologia di reato in costante espansione, complesso da analizzare in quanto la tendenza degli autori a contenere gli episodi entro le mura domestiche incontra frequentemente la connivenza più o meno passiva delle stesse vittime.
Siamo pertanto in presenza di un fenomeno sommerso, del quale non è facile tracciare i contorni.
Una conoscenza approfondita del fenomeno nel suo insieme, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo delle politiche e dei servizi necessari, a partire dalle campagne di sensibilizzazione per arrivare alle contromisure legislative finalizzate a prevenire e/o contenere la violenza.
Va rilevato come inchieste, sondaggi e ricerche che analizzano la violenza di cui è vittima la figura femminile vengono proposte con continuità a livello istituzionale e mediatico, da diversi decenni.
Di contro, non esistono in Italia studi ufficiali a ruoli invertiti; vale a dire approfondimenti sulla violenza agita da soggetti di genere femminile ai danni dei propri mariti o ex mariti, partners ed ex partners, parenti a affini di vario grado.
Questa curiosa e pluridecennale lacuna può avere origine da due presupposti:
1) aggressività e violenza femminile non esistono
2) se esistono, sono legittimate; pertanto non è interesse della collettività studiare alcuna misura di prevenzione e contenimento

Entrambi i presupposti sono, evidentemente, paradossali
———
L’ISTAT, su mandato del Ministero per le Pari Opportunità, ha pubblicato nel 2006 un’indagine sulla violenza in famiglia subita dalle donne, prevedendo diverse batterie di domande relative alla violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. Da un campione di 25.000 interviste, trasportato in dimensione nazionale, risulta una proiezione di circa 7.000.000 di donne che subiscono violenza dal proprio partner o ex partner.
Dati allarmanti, che vengono propagandati con continuità.
Analizzando con cura il questionario somministrato dall’ISTAT, viene però da chiedersi se detto questionario non sia stato elaborato con il preciso obiettivo di far emergere dati numericamente impressionanti, sui quali costruire un allarme sociale.
Il questionario è stato elaborato in collaborazione con le operatrici dei centri antiviolenza (1), era difficile immaginare che ne sarebbero potuti uscire dati non faziosi.
L’impatto sull’opinione pubblica, infatti, è generato dal dato conclusivo – 7.000.000 di vittime – senza approfondire da cosa scaturisca questo dato.
Oltre ai quesiti su violenza fisica (7 domande) e sessuale (8 domande).), il questionario ISTAT lascia uno spazio ben maggiore alla violenza psicologica (24 domande).
Alcuni dei quesiti, però, sembrano finalizzati a raccogliere un numero enorme di risposte positive, descrivendo normali episodi di conversazione sicuramente accaduti a chiunque, che risulta difficile configurare come “violenza alle donne”.
Ad esempio

- la ha mai criticata per il suo aspetto?
- per come si veste o si pettina?
- per come cucina?
- controlla come e quanto spende?

Ai fini statistici non c’è differenza fra un atteggiamento aggressivo e denigratorio ed un consiglio pacato, collaborativo, spesso indispensabile, a volte anche migliorativo.
“cucini da schifo, ti ammazzo di botte se non fai un arrosto decente” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “cara, oggi il risotto non è venuto bene come la volta scorsa”
Oppure
“con quei capelli sembri una puttana, ti spacco la faccia se non li tagli” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “questo taglio non ti dona, magari fra due giorni mi abituerò, ma ti preferivo con la pettinatura precedente”
Oppure ancora
“non ti do una lira, se vuoi i soldi per la profumeria vai a prostituirti” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “non ce la facciamo, mettiamo via i soldi per il mutuo, purtroppo questo mese niente palestra per me e parrucchiere per te ”

L’intervistata risponde affermativamente, quindi le intervistatrici possono spuntare la voce “violenza”, senza che l’intervistata lo sappia.
Infatti la domanda non comporta le diciture esplicite “aggressività, violenza, umiliazione”; si limita a chiedere se un episodio è accaduto, poi è l’intervistatrice che lo configura come violento anche se l’ignara intervistata non lo percepisce affatto come tale.

L’ISTAT infatti, per giustificare l’equivoco sul quale è costruito il questionario, ammette che le intervistate spesso non hanno la percezione di aver subito violenza.
A tale scopo aggiunge alle note metodologiche questa dicitura

Le domande tendono a descrivere episodi, esempi, eventi di vittimizzazione in cui l’intervistata si può riconoscere. La scelta metodologica condivisa anche nelle ricerche condotte a livello internazionale è stata dunque quella di non parlare di “violenza fisica” o “violenza sessuale”, ma di descrivere concretamente atti e/o comportamenti in modo di rendere più facile alle donne aprirsi.
Il dettaglio e la minuziosità con cui si chiede alle donne se hanno subito violenza, (2) presentando loro diverse possibili situazioni, luoghi e autori della violenza, rappresenta una scelta strategica per aiutare le vittime a ricordare eventi subiti anche molto indietro nel tempo e diminuire in tal modo una possibile sottostima del fenomeno. Sottostima che può essere determinata anche dal fatto che a volte le donne non riescono a riconoscersi come vittime e non hanno maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite mentre possono più facilmente riconoscere singoli fatti ed episodi effettivamente accaduti.
Presentando il rapporto, poi, l’ISTAT scrive:
Le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le limitazioni economiche subite da parte del partner.

Anche frasi innocue come “la frittata oggi è un po’ sciapa”, oppure “ti preferivo con i capelli lisci” vengono classificate come denigrazioni, quindi diventano una forma di violenza alle donne.
Ecco come nascono 7.000.000 di vittime.

La statistica al servizio dell’ideologia
L’estensione del concetto di violenza ad aggressioni verbali e pressioni psicologiche, scaturito dalla recente indagine “Quali sono e come si chiamano le violenze contro le donne”(3) apre la strada a qualunque interpretazione.
Come misurare con un questionario chiuso “l’offesa all’emotività di una persona”?
Ciò che a una donna dà fastidio a un’altra sembra cosa di poco conto, un’altra ancora ne ride: è un fatto puramente soggettivo.
Lo stesso dicasi per le pressioni psicologiche nella coppia.
Tra le nove domande ritenute appropriate per misurare questo tipo di violenza, alcune lasciano quantomeno perplessi.
Per esempio le seguenti:
Il vostro coniuge o compagno: mai / raramente / qualche volta / spesso / sistematicamente
- Ha criticato o svalutato ciò che fate?
- Ha fatto osservazioni sgradevoli sul vostro aspetto fisico?
- Vi ha imposto il modo di vestirvi, di pettinarvi, di comportarvi in pubblico?
- Non ha tenuto conto o ha manifestato disprezzo per le vostre opinioni?
- Ha preteso di dirvi quali dovrebbero essere le vostre idee?.
Lo sconcerto aumenta quando si scopre che queste pressioni psicologiche – che ricevono la più alta percentuale di risposte positive – rientrano nel coefficiente totale della violenza coniugale, assieme agli “insulti e minacce verbali”, al “ricatto affettivo” e, sullo stesso piano delle “aggressioni fisiche”, dello “stupro e altre prestazioni sessuali forzate”.
Il coefficiente totale della violenza coniugale così concepito vedrebbe dunque interessato il 10% delle francesi, delle quali il 37% denunciano pressioni psicologiche, il 2,5% aggressioni fisiche, e lo 0,9% stupro o altre prestazioni sessuali forzate.
E’ possibile affiancare le azioni fisiche a quelle psicologiche come fossero elementi di ugual specie?
È legittimo condensare nello stesso vocabolo lo stupro e un’osservazione sgradevole o offensiva?
Si risponderà che in entrambi i casi viene inflitto dolore.
Ma non sarebbe più rigoroso distinguere tra dolore oggettivo e dolore soggettivo, tra violenza, abuso di potere e inciviltà?
Il termine violenza è così legato nelle nostre menti alla violenza fisica che si corre il rischio di generare una deplorevole confusione facendo credere che il 10% delle francesi subiscano aggressioni fisiche dal coniuge.
Questa somma di violenze eterogenee che si fonda sulla sola testimonianza di persone raggiunte telefonicamente privilegia in gran parte la soggettività. In mancanza di un confronto con il coniuge, di altri testimoni o di un colloquio approfondito, come è possibile prendere per buone le risposte acquisite?

Il testo è un estratto da Fausse Route, 2003, pubblicato in Italia nel 2005 (La strada sbagliata)
Opera di Elisabeth Badinter, filosofa francese e femminista storica, non di un misogino integralista talebano
Dunque, la Badinter giudica faziosa, fuorviante ed inattendibile la ricerca commissionata in Francia dalla Segreteria dei Diritti delle Donne.
Contesta la validità del metodo di indagine dal quale emerge un dato mistificatorio: si vuol far credere che il 10% delle donne francesi subisca violenza fisica o sessuale

Da noi cosa accade?
L’indagine italiana, condotta con identiche modalità, delinea un panorama ancora più allarmante: 31,9%, più che triplicati i risultati francesi.
Dal sito ISTAT:
PRINCIPALI RISULTATI
Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 31,9% della classe di età considerata.

Da notare una curiosa svista dell’ISTAT: le violenze psicologiche, strumento principale per creare stime in grado di gonfiare l’allarme sociale, hanno uno spazio prevalente nel questionario (24 domande), ma si evita accuratamente di nominarle al momento di pubblicare i risultati.
Il dato del 31,9%, infatti, viene citato come percentuale di vittime di violenza fisica o sessuale.
Ci asteniamo dal fare ulteriori commenti, lasciamo a chi legge il compito di trarre le proprie conclusioni.
————-
Tuttavia, a prescindere da ogni considerazione, vogliamo fare una feroce autocritica.
Sconfessiamo la Badinter, ammettiamo che la lettura della sua analisi ha insinuato cattivi ed ingiustificati pensieri sull’ISTAT e soprattutto sul committente, il Ministero per le Pari Opportunità, che – al contrario di quanto Fausse Route ci aveva indotto a supporre – non aveva chiesto un’indagine dalla quale dovessero obbligatoriamente emergere dati roboanti, così come non lo aveva chiesto a Parigi la Segreteria dei Diritti delle Donne.
Ammettiamo quindi che il questionario sia perfetto così com’è, rispondendo a criteri rigidamente scientifici, imparziali, oggettivi.
Resta il fatto della curiosa nota iniziale: non esistono in Italia studi ufficiali sulla violenza agita da soggetti di genere femminile ai danni dei propri mariti o partners, ex mariti o ex partners.
Forse la violenza è a senso unico, quindi quella femminile non esiste.
Come mai nessuna fonte ufficiale ha mai sentito l’esigenza di verificare?
Allora il passo è consequenziale: visto che ISTAT e Ministeri non hanno interesse ad investire fondi per l’elaborazione di dati ufficiali, necessita almeno un’indagine ufficiosa.
Ufficiosa, si, ma attraverso uno strumento istituzionale, conformato ai criteri di imparzialità e rigidità scientifica propri dell’ISTAT: è necessario utilizzare il prezioso know-how dell’Istituto di statistica, proponendo l’identico questionario a soggetti di genere maschile.
Se il questionario venisse utilizzato a ruoli invertiti, somministrandolo a uomini sposati, uomini single e padri separati, cosa potrebbe uscirne?
Al pari della critica per la pettinatura femminile, la critica al marito per la cravatta sbagliata può essere classificata come violenza?
Se basta una percezione di disagio, mortificazione o imbarazzo per configurare il comportamento violento, cosa dire degli uomini criticati dalle proprie compagne perché incapaci di risolvere i problemi domestici di idraulica e falegnameria?
Degli uomini paragonati impietosamente al marito della vicina, magari sportivo e benestante?
Dei mariti criticati per un impiego non troppo remunerato?
Apostrofati con toni irridenti, in pubblico e in privato, per non aver fatto carriera?
Derisi per aver perso i capelli?
Per non saper abbinare i colori?
La lista è infinita….
Ma il filone prevalente, nella sfera delle violenze psicologiche contro il genere maschile, è sicuramente lo stupro delle relazioni, perpetrato attraverso la castrazione del ruolo genitoriale.
In caso di rottura della coppia, la frase in assoluto più frequente che deve subire un padre è : “i tuoi figli te li puoi scordare”.
Una violenza devastante, in quanto – con l’attuale orientamento giurisprudenziale – gli uomini hanno la netta percezione di una minaccia tanto terribile quanto perfettamente attuabile.

Fabio Nestola

(1) V. Note Metodologiche ISTAT
(2) E’ falso. Non si chiede alle donne se hanno subito violenza, si chiede se è mai accaduto un determinato episodio, la voce “violenza” viene spuntata dall’altra parte del filo
(3) Indagine di Maryse Jaspard commissionata dalla segreteria dei Diritti delle donne, realizzata telefonicamente da marzo a luglio 2002

cesare 9:29 am - 11th maggio:

http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/10/foto/usa_mamma_allatta_bimbo_di_tre_anni_polemica_sulla_copertina_del_time-34860008/1/?ref=HRESS-15

Abbiamo capito: al di là del bene e del male oggi c’è il genere femminile. E l’incesto e la pedofilia femminili vanno tranquillamente in copertina sul Times che si interroga sulla nuova via alla educazione dei figli, naturalmente maschi: i maschi lo abbimao capito sono carne da porco e di loro non si butta via niente nemmeno a tre anni. I maschi adulti, impazziti, ripetono l’antica diserzione dalla responsabilità del bene di Adamo; responsabilità e compito loro affidato in primis dal proprio cuore maschile. E ilari e spensierati tornano a mangiarsi la mela che Eva porge loro ogni giorno. Ogni giorno una nuova follia devastante e devastante per i cuccioli di uomo e per tutti.

Rita 9:19 am - 16th maggio:

http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_15/strauss-kahn-vuole-un-milione-cameriera-sofitel_02023d60-9ed7-11e1-96f0-f194789fe706.shtml

cosa ne pensate? a me pare importante: Straussk Kahn non è sicuramente un “uomobeta” e però dal suo punto di vista ha subito un danno. Culturalmente mi pare una cosa importante, non è che perchè sono ricco e potente puoi usare qualsiasi mezzo per abbattermi. So già che si dirà che lui non ha bisogno di quei soldi, che .. diamine siamo al paradosso della cameriera disgraziata che deve pagare il ricco potente. Del rovesciamento del ruolo del carnefice e della vittima. Ma qui è giustizia: pura e semplice giustizia. E la giustizia non dovrebbe fare differenze fra l’uomo che non ha avuto l’opportunità di diventare Presidente della Francia a causa di una falsa accusa e un eventuale impiegato o operaio che ha perso il lavoro per una falsa accusa.
Non so, immagino che nella sua posizione sarebbe stato politicamente più conveniente pretendere una riabilitazione morale, ad esempio, cercare di ritagliarsi l’immagine del “magnanimo” verso la donna che l’ha rovinato, probabilmente avrebbe giovato di più alla sua immagine. Invece chiede un milione di dollari di risarcimento. Secco. Secondo me, se non è l’indice di una virata verso una morale meno femminista, lo potrebbe diventare.
Anche a favore di chi, i soldi per impiantare una causa dal genere, dopo essere stato devastato da una falsa accusa non li ha.

fabrizio 12:21 pm - 16th maggio:

@Rita
DSK è un caso emblematico di psicosi femminista.
Io non esprimo giudizi sull’uomo, perchè tanto, troppo, è stato messo in piazza sulle sue abitudini sessuali private. Probabilmente è un porco, ma a me non interessa, semmai deve interessare alla moglie.

Sta di fatto che DSK, ex direttore del FMI, ha perso il suo posto e la sua candidatura alla presidenziali sulla base di una falsa accusa di stupro. Un’accusa talmente poco credibile dall’origine (visto che un uomo di 70 anni difficilmente può costringere ad un rapporto orale una donna di 40, e che dall’alto del suo stipendio può permettersi una escort di alto bordo) che il fatto stesso di come la notizia sia stata all’origine trattata senza spirito critico e senze cautele, manifesta la psicosi collettiva di immediato supporto alla “presunta vittima” e al “certo oppressore”.
Ricordo le manifestazioni istantanee di femministe americane all’assalto del maschio; e ricordo la signora francese che con appena qualche anno di ritardo si ricorda improvvisamente di essere stata “assaltata” sessualmente da DSK (un po’ come nel caso di Assange…), episodio che finisce nel suo libro prontamente pubblicato. La catarsi perfetta poi, con l’elezione del nuovo direttore del FMI, anch’esso di sesso femminile.

Bene ha fatto DSK a fare causa. E bene ha fatto a citarla per danni ingenti. Spero che sia ridotta in rovina, E’ il minimo che possa succedergli per quello che ha fatto. Si chiama assunzione di responsabilità.
Spero che adesso non emerga di nuovo il mito della donna vittima. Ci sarà sicuramente qualcuno pronto a pagare per lei.

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