Ho preso la decisione di scrivere questo articolo perché ho notato che la tematica in oggetto è ricorrente in vari interventi nel nostro blog, e allora ho ritenuto giusto affrontarla. Anche per sottolineare quale sia la posizione “ufficiale”del Movimento degli Uomini Beta nel merito della questione.
Stiamo vivendo in una fase storica in cui va molto di moda “andare oltre” tutto e tutti: ideologie, filosofie, sistemi valoriali ecc. Va soprattutto molto di moda andare “oltre i concetti di destra e di sinistra”. Non è un caso che un personaggio come Pasolini venga oggi tirato per la giacchetta un po’ da tutti; appunto perchè, come tutti i personaggi complessi si presta a molte e diverse interpretazioni. Ma questo può anche starci.
In generale tendo a diffidare di questa tendenza ad andare oltre la destra e la sinistra (intese naturalmente come grandi opzioni culturali e filosofiche, è ovvio, non nelle loro attuali declinazioni politiche). Credo, e anche nei fatti è così (su questo non c’è proprio alcun dubbio) che chi tende a sposare queste posizioni sia essenzialmente di destra. Come ad esempio il neomovimento di Massimo Fini, se vogliamo fare un esempio pratico. Ho letto l’elenco di coloro che hanno aderito al suo Manifesto: fra questi c’è addirittura un ex ideologo di Ordine Nuovo e di Terza Posizione, figuriamoci un po’. Ciò non significa che alcune delle cose che sostengono non abbiano una loro validità; del resto Massimi Fini non è certo uno sprovveduto ma un intellettuale di rango degno di rispetto e attenzione.
I primi a teorizzare, molto strumentalmente a mio parere, la necessità di andare oltre la destra e la sinistra furono proprio i fascisti di Lotta di Popolo, ormai già quasi una quarantina di anni fa, e più in generale di tutta l’area extraparlamentare collocata alla destra del MSI e non solo, perché l’allora ala di quel partito che faceva riferimento a Pino Rauti portava avanti queste posizioni e teorizzava il cosiddetto “sfondamento a sinistra” già da diverso tempo. Sosteneva cioè la necessità di superare i concetti di destra e sinistra e addirittura teorizzava la possibilità di un’alleanza “antisistema” con la sinistra estrema. Operazione che non gli è mai riuscita né, a mio avviso, è stata mai seriamente tentata. Infatti ritengo che fosse più per lo più un gettare il fumo negli occhi e una sorta di escamotage, tipico della cultura e del modo di essere di quella destra lì, e anche per ritagliarsi uno spazio, legittimo da parte loro, sia chiaro, all’interno del panorama politico della stessa destra.
Naturalmente “l’andare oltre la destra e la sinistra” tanto di moda oggi non ha nulla che vedere con tutto questo. E’ una tendenza in realtà alimentata ad arte dal sistema dominante che ha vinto, economicamente, politicamente e culturalmente e che, per estirpare alla radice ogni possibile tentativo di rinascita e ricostituzione di una SERIA e AUTENTICA istanza critica nei suoi confronti (che non può che partire dalla elaborazione di un nuovo pensiero “forte”) ha necessità di andare verso il superamento proprio di quelle contrapposizioni ormai considerate “vecchie”, obsolete, che sostenevano la necessità di un suo superamento. Naturalmente io personalmente non penso che il capitalismo sia il “demonio”; penso solo che sia la forma che il “dominio dell’uomo sull’uomo” ha assunto negli ultimi secoli di storia e perfezionatasi nella fase attuale e che, in quanto tale, dal mio punto di vista, vada storicamente superata, così come era necessario superare altre forme di dominio e di oppressione dell’uomo sull’uomo che la storia e l’umanità hanno conosciuto. La differenza, fondamentale, per come la vedo io, è che la forma del dominio capitalistico, in particolare quello contemporaneo, è la più sofisticata rispetto a qualsiasi altra conosciuta fino ad ora.
Proprio ciò che è avvenuto e che sta avvenendo in questi ultimi decenni ne è la testimonianza. Solo una grande intelligenza, questo va riconosciuto, poteva essere capace di assorbire un movimento come il femminismo e piegarlo, con grande astuzia, insieme a tutto l’universo femminile, ai suoi desiderata, non senza pagare dei prezzi, evidentemente. Anzi, il paradosso è che se si critica il femminismo e soprattutto quello che io definisco il “postfemminismo”, si viene oggi tacciati di essere dei reazionari; pensate quale genialità c’è dietro a questa operazione. Non c’è dubbio che questo sia stato un processo strategico, centrale, strutturale, non meramente tattico.
Ce ne sono però stati altri, forse meno strutturali, diciamo così, ma altrettanto fondamentali, per preservare e mantenere al riparo il sistema dominante su scala planetaria. Una di queste è la strategia culturale. Portare avanti e convincere a livello profondo gli individui della inevitabilità del sistema. Cioè della impossibilità strutturale di poterlo trasformare e/o superare. Sia chiaro, non è certo la prima volta che tutto ciò avviene nella storia. Tutti i sistemi dominanti hanno affermato questo; non poteva e non potrebbe essere altrimenti.
La peculiarità di quello attuale è che porta avanti questo progetto con “strumenti” di una potenza straordinaria, eccezionale, dal punto di vista dell’efficacia e della capacità penetrativa,pervasiva e altamente condizionante. Una potenza mai conosciuta prima d’ora nella storia. Tutte le altre precedenti forme di dominio erano dilettantesche, per quanto rozze, al confronto.
L’obiettivo non è tanto o solo il mantenimento dello status quo (caratteristico delle vecchie forme di dominio) quanto il coinvolgimento a livello psicologico profondo degli individui, sia pure in una posizione di subordinazione (non è mai esistita, a mio parere, al di là delle apparenze, una società tanto gerarchizzata come quella contemporanea) a quello stesso processo che li rende subordinati alle logiche dominanti. Che genialità in questo! Da un certo punto di vista osservo tutto ciò anche con una certa “ammirazione”, se così si può dire. Se mi passate il termine di paragone, questa “ammirazione” potrebbe assomigliare a quella che nutriva Marx quando osservava la grande capacità propulsiva della borghesia che stava stravolgendo il mondo, nel bene e nel male, naturalmente studiandola con ben altri strumenti e capacità interpretative del sottoscritto…!
Tornando a noi, credo che oggi uno degli strumenti fondamentali per portare avanti questo disegno sia proprio quello di confondere le acque, di scompaginare e scompigliare i termini della questione, gli ordini dei fattori, ingenerare confusione nella mente e nella psiche delle persone. Il tutto si traduce e si estrinseca nella tendenza al superamento (apparente) di tutte quelle che vengono considerate come delle vecchie categorie interpretative nel nome di non si sa bene cosa. Un qualcosa che nessuno sa anche perché è esattamente questo l’obiettivo. Sfiducia, accettazione passiva dello status quo, convinzione profonda dell’impossibilità di una possibile trasformazione della realtà e addirittura del suo solo concepimento, disillusione, angoscia diffusa, fragilità psicologica, non-senso, distruzione di ogni “valore”, qualsiasi esso sia, tendenza diffusa all’effimero come sola risposta al “nulla” di questa condizione, desolazione umana, difficoltà relazionali, scarsa socialità, idolatria del consumo e delle merci, alienazione, mercificazione totale di tutto e tutti, corpi e anime.
Questi alcuni degli effetti prodotti da questa scientifica operazione culturale-psicologica portata avanti con grande lucidità. Quella stessa lucidità con cui è stato perpetrato il processo di “spoliticizzazione di massa”, altra grande geniale operazione che aveva come obiettivo quello di alimentare una diffidenza profonda e un disprezzo diffuso nei confronti della Politica con la P maiuscola attraverso la riduzione di quest’ultima a politica con la p molto minuscola. Una politica ridotta al rango di ancella del mercato, del capitale, della finanza, dei sempiterni poteri forti e in ultima analisi delle classi dominanti, sempre più mera attività pseudo professionistica esercitata da nomenclature di partito assolutamente intercambiabili le une con le altre e spesso volutamente incompetenti per deliberata scelta (se fossero competenti potrebbero minare l’egemonia del capitale e del mercato).
Quindi il sistema è stato a tal punto astuto da costruirsi da una parte la politica al suo servizio e al contempo anche l’”antipolitica” che prende le forme più disparate e a volte anche quelle apparentemente trasgressive e appunto “antisistema” (come ad esempio, facendo un piccolo tuffo nei “minimi sistemi”, i vari Grillo, Travaglio, Di Pietro e compagnia cantando…). Il risultato è che molta gente, in buona fede, individua nella “politica” (quella al servizio del mercato) la sua controparte e il nemico da abbattere affinchè le cose vadano meglio, e nell’”antipolitica” (anch’essa strumento del sistema) il suo interlocutore. Altra grande genialità! Un vero e proprio escamotage depistante e fuorviante, degno dei migliori laboratori di scienza della manipolazione… Il sistema diventa tutto e il contrario di tutto.
In tutta questa situazione l’unica ancora di “salvezza” per i singoli individui alla mercè del “Matrix” più potente che la storia abbia mai conosciuto, resta l’adesione apparentemente libera ma di fatto acritica e passiva ai dettami e ai valori del sistema dominante. Perché in tutto questo gran casino, in questa confusione dove i concetti di destra e sinistra sono stati artificiosamente fatti evaporare, dove sembrerebbe non esistere più nulla, dove si sguazza in tutto questo mare magnum di incertezza radicale, continuano a dominare incontrastati il mercato e le sue leggi.
Tutto è stato messo e viene messo in discussione ma una cosa è certa: mercato, profitto, capitale e proprietà privata non solo non sono messi in discussione ma rimangono le uniche certezze. Le sole uniche certezze, ormai assurte quasi al rango di verità ontologiche se non addirittura religiose. Il mercato non è più una delle forme dell’agire umano ma la forma dell’agire umano e come tale concepita di fatto come immodificabile ed eterna. Ecco dunque che, con questa operazione, accompagnata dalla distruzione sistematica e scientifica di qualsiasi ipotesi alternativa, il mercato diventa una vera e propria ideologia.
All’interno di questo meccanismo sono stati disinnescati i concetti di destra e di sinistra. Sbagliano, a mio parere, coloro (anche quei movimenti culturali cui abbiamo fatto riferimento all’inizio dell’articolo) che credono che il superamento delle categorie di destra e sinistra possa essere propedeutico ad una trasformazione della realtà oppure che questi stessi concetti (penso al movimento di Massimo Fini) siano due facce della stessa medaglia, cioè dell’industrialismo che ha prodotto, secondo la loro interpretazione della storia, sia il capitalismo che la sua negazione, il comunismo.
In realtà la strada da percorrere è esattamente quella contraria. E cioè disvelare la menzogna che c’è alle spalle di questa presunta obsolescenza delle categorie di destra e sinistra (naturalmente senza dogmi, paraocchi, steccati ideologici e integralismi) per ricostruire un nuovo percorso, anzi, dei nuovi percorsi di criticità capaci di rappresentare degli orizzonti di senso e delle prospettive per i quali valga la pena di impegnarsi e di vivere. Il superamento dei concetti di destra e sinistra non ha, a mio giudizio, fondamenti storici, culturali e filosofici. Rimangono e rimarranno sempre, magari assumendo forme e aspetti diversi da quelli attuali, come è normale che sia, ma non potranno essere cancellati.
Fabrizio Marchi

185 Commenti
Davvero illuminante il tuo articolo Fabrizio. L’apparato dispiegato dall’attuale potere economico, e quindi anche politico, è veramente senza precedenti. Esso è tanto più pervasivo quanto “invisibile”. Sa agire in profondità come mai fino a oggi e in maniera apparentemente indolore. Non cresciamo pensando che questo è il migliore dei mondi possibile? Non è questo in fondo il messaggio che in maniera nascosta, indiretta, ma assai incisiva, ci viene comunicato quotidianamente? Certo esso manifesta anche della imperfezioni, sostengono i suoi piccoli e grandi strateghi, ma è il costo che si deve pagare perchè tutto il resto funzioni a dovere. Eppure nell’opulento Occidente la faccia oscura della luna è quella da te descritta. Molte persone percepiscono uno stato di frustrazione, abbattimento, senza sapersene spiegare la ragione. Ma non è questo il mondo che, ci dicono, dobbiamo desiderare?
Non di solo pane vive l’uomo, è il caso di dire, o meglio, non di soli beni materiali si nutre la nostra anima. Il disagio nasce dall’incapacità di appagare i nostri bisogni spirituali, relazionali, sentimentali, sessuali. E’ questa realizzazione un’utopia? Di sicuro il capitalismo-consumistico non ha soluzioni in merito, perchè allontana sentimentalmente, invece di avvicinare.
Quindi mi auguro che una critica costruttiva e profonda a esso prenda sempre più piede. Questo movimento si muove verso questa direzione. E’ una goccia nel mare , ma è già qualcosa.
Fabrizio, mi sembra di capire che tu stia rivendicando la necessità di una distinzione forte tra destra e sinistra. Va bene. Vedo che siamo d’accordo sul fatto che le attuali declinazioni politiche non contino. Ma allora come si concretizza questa distinzione sul piano culturale e filosofico? Io mi ritengo un materialista, nel senso che da quanto ho visto in vita mia non c’è un sistema politico diverso dalla sua applicazione concreta alla società. Io sono un borghese, diciamo medio-alto. Sono perfettamente consapevole del mio status privilegiato rispetto, per dire, a un precario. Non me ne vanto né considero il precario (calvinisticamente) meno gradito a Dio di me. Il precario, d’altra parte, ha uno status privilegiato rispetto a un bambino indiano ridotto in schiavitù a spaccare pietre perché suo padre non è in grado di pagare gli interessi su un prestito di 50 dollari (al mondo succede anche questo). Ho un orizzonte ristretto, se vuoi, ma è la mia vita. Alla fine della fiera, ciascuno si ritrova a vivere la propria vita. Non dico affatto che il sistema non si possa cambiare e questo è il migliore dei mondi possibili, perché è evidente a prima vista che non lo è. Ma in mezzo a questa varietà di giustizie e ingiustizie, chi è più di destra e chi è più di sinistra? Quali categorie interpretative applichiamo per deciderlo? Quali strumenti? I Grundrisse? Il Mein Kampf? Il darwinismo sociale? Il malthusianesimo? Ayn Rand? La convinzione femminista che “il personale è politico”? Te lo chiedo perché davvero, per quanto siano stati importanti (nel bene e nel male) ai tempi, mi sembra che oggi compendi dogmatici del genere non servano a nulla. E sono sicuramente “filosofico-culturali”, qualunque sia il giudizio che poi ognuno ne dà. Non riesco a capire, coi tempi che corrono, come riconciliarmi col concetto di destra o sinistra come si è storicamente configurato. Mi sembrano facce diverse di una stessa oppressione, perché non è esistita una “destra ideale” separata dal suo agire quotidiano, come non è esistita una “sinistra ideale” separata dal suo agire quotidiano. Ti chiedo dove siano i punti di riferimento per definire un progetto “di destra” o “di sinistra”. Perché se tu condanni la “spoliticizzazione”, siamo d’accordo: l’azione sociale è politica, e in questo senso “spoliticizzarsi” vorrebbe dire rifiutarsi di agire socialmente. Ma allora il personale è politico, indipendentemente da qualsiasi distinzione dx/sx. E allora cos’è la “sinistra”? Il superamento dell’ordine sociale esistente, direi. Sei d’accordo? Mentre la “destra” è il mantenimento dell’ordine sociale esistente. Ma allora, in questo senso, capitalismo e comunismo sono entrambi un’illusione: sono solo la forma contingente, momentanea, del nostro essere al mondo ora. Non contano né più né meno delle monarchie assolute dei secoli passati che mangiavano ostriche fino a scoppiare mentre il popolo crepava di fame, o della Rivoluzione che liberava il popolo col Terrore e la ghigliottina. Tutto era superabile, e infatti tutto è stato superato. In un modo o nell’altro. Solo la fondamentale disuguaglianza fra i singoli individui è rimasta immutata, e questa mi sembra in gran parte dovuta al puro caso (nascere in Italia piuttosto che nel Rwanda, per dire). Attenzione: non a differenze genetiche, razziali, mentali o balle simili. Al caso. Che influenza può avere su questo l’essere di “destra” o di “sinistra”?
Spero fosse comprensibile, non voglio fare polemica, ma chiarire quali sono i miei problemi con le ideologie “storiche” e capire come superarli.
Pur partendo da presupposti inconsueti e all’interno di una visione globale molto articolata e piena di contraddizioni (apparenti), sul tema la penso come Fabrizio. Anzi, sono persino più radicale.
Egli infatti dice: “…tendo a diffidare di questa tendenza ad andare oltre la destra e la sinistra…”
Io non solo diffido, la considero seccamente una prospettiva intrinsecamente fallace e del tutto ingannatrice.
Dx e Sx hanno fondamenti opposti e inconciliabili.
Non importa se la Sx reale sia scomparsa o se stia per scomparire per sempre. Questo è – appunto – un fatto storico. Irrilevante.
Sul piano filosofico (quello che massimamente mi interessa) esse esistono da sempre e per sempre.
I loro fondamenti sono biologici ed espistemologici al tempo stesso. Sono eterne ed eternamente inconciliabili, benché la storia reale sia – in parte – un effetto della relazione/scontro tra le due.
Non esiste alcuna possibilità di andare al di là della Dx e della Sx. Nessuna. Che Dx e Sx siano uguali è affermazione schiettamente di Dx.
Come è vero che tutto ciò che esiste è di polarità M o F così tutto è di Dx o di Sx. Tutto, da sempre e per sempre.
Ne scriverò a lungo perché la cosa mi cattura.
RDV
Mi ero riproposto di evitare sconfinamenti in un sito che non avverto come “mio” (nel cui statuto non mi riconosco) come elementare forma di rispetto stante la reciproca, riconosciuta distanza.
Tuttavia, l’occasionale lettura di questo topic mi spinge a riprendere la parola nel tentativo di fornire un contributo, seppure parziale, alla riflessione generale che l’argomento può consentire, anche per un corretto inquadramento della QM al suo interno (come a me appare).
Nel merito, io credo che si tratti di contestualizzare l’antinomia dx/sx nella prospettiva di senso ad essa più appropriata, che è essenzialmente quella storica.
Storiografia e politologia ci insegnano che il punto di discrimine tra destra e sinistra è dato da una fondamentale differenziazione di valore che i due opposti sistemi di pensiero assegnano (intendono consapevolmente assegnare) all’idea ed alla concezione di “Stato”.
Vale evidenziare, infatti, che la stessa configurazione filosofico-culturale dei due paradigma (dx/sx) nasce e si afferma con la nascita del moderno Stato nazione (post rivoluzione francese) e come espressione del nuovo ordine “borghese” che contraddice e sostituisce l’organizzazione sociale in “caste” ereditarie e dinastiche tipiche dell’ancien regime. Destra e sinistra sono, insomma, le due dimensioni politiche della modernità, mentre non ha pressoché alcun senso applicarne la valenza ad altri contesti storici precedenti.
Concezione dello Stato – si diceva – come elemento discriminante e tipizzante; cosa significa, in rapidissima ed approssimata sintesi.
Per la destra (emanazione dell’ordine borghese) lo Stato è un ostacolo da mantenere ai livelli minimi affinché non delimiti, con tassazioni, dazi, burocrazie, balzelli ed impedimenti di varia natura la libera espressione dell’interesse privato; suo compito è quello di garantire la sicurezza interna ed esterna, nonché la stabilità sociale che ruota intorno al perno centrale della famiglia e della moralità pubblica. Il laissez faire (lasciar fare) è il principio cardinale che intende delimitare l’intromissione dello Stato negli affari privati, allo scopo di creare ricchezza economica ed opportunità sociali indipendenti da vincoli predeterminati.
La relativa “libertà” dai poteri pubblici (libertà di agire, di muoversi, di costruire, di commerciare, di scambiare, di salire la scala sociale, di modificare il proprio ambiente, di arricchimento personale, di darsi una definizione sociale mediante l’agire) e dalle sue pastoie è il valore portante con il quale la destra (liberale e conservatrice) definisce storicamente la propria politica e, quindi, la propria concezione dello Stato e della sua funzione.
Per le sinistre (ma anche per la destra ideologica, la c.d. destra sociale) la concezione dello Stato va esattamente nella direzione opposta. Esso va rafforzato, moltiplicato ed esteso nelle sue competenze, legittimato a delimitare la libertà d’azione degli individui, incrementato di risorse, di controlli e di vigilanze allo scopo di sottoporre a particolari tutele le parti sociali considerate “deboli” rispetto alle altre, in vista di una parificazione egualitarista degli individui imposta dall’alto (la c.d. giustizia sociale); ovvero, nel caso delle destre estreme e sociali, allo scopo di edificare la potenza della nazione, al cui interno le singole individualità sono strumentali e secondarie rispetto al superiore ente collettivo. Strumenti dello Stato, così concepito, sono le burocrazie ed una richiesta crescente di risorse private da destinare (mediante la leva fiscale) alle assistenze pubbliche, alla redistribuzione della ricchezza ed alla promozione sociale dei ceti ritenuti deboli. Compito dello Stato, così concepito, è, pertanto, quello di ergersi di fronte all’individuo con il proprio potere di supremazia, al fine di indirizzarne i comportamenti secondo i valori prevalenti ed imperativi dell’uguaglianza e della solidarietà sociale (ovvero della potenza nazionale, nel caso delle dx estreme).
“Sociale” è, inoltre, l’appellativo con il quale tutte le derive ideologiche a matrice utopica (di dx e di sx) e i vari estremismi qualificano le proprie ragioni, nella pretesa che la società possa essere la risultante di operazioni di ingegneria educativa, per le quali il “lasciar fare” liberale è ammissibile in minima parte se non per nulla, mentre il “dover essere” antropologico (l’uomo nuovo nelle diverse versioni storiche) è lo scopo ultimo dell’edificazione politica.
Mentre le culture liberali agiscono sulla materia e sul piano oggettivo, quelle di sinistra e le utopie agiscono sulle coscienze e sul piano soggettivo; mentre le prime rigettano l’uniformità delle cose umane, le seconde predicano modelli ai quali conformarsi; mentre queste minimizzano le pretese di controllo sociale, quelle ne invocano la massimizzazione.
Questo è, per sommi capi, il quadro che le discipline scientifiche consegnano alla nostra riflessione, ricordandoci che la concezione dello Stato – comprese le anomalie utopistiche ed estreme di cui si è detto – è il vero parametro di riferimento per qualificare politiche, culture ed idealità nel diagramma cartesiano della destra e della sinistra.
Non sfuggirà come – a partire da queste basi analitiche – il femminismo (o, per meglio dire, la sua versione contemporanea istituzionalizzata e dominante – l’ideologia di genere – che ne ha preso il posto in termini assai più pervasivi) non possa che collocarsi nella dimensione politica del “paternalismo di Stato” tipico della sinistra, invocando sostegni, stampelle, privilegi sociali e vantaggi burocratici sul presupposto – oltremodo vittimistico anzi, a volte, grottescamente vittimistico – di essere una parte sociale svantaggiata e debole che lo Stato deve sottoporre a speciali tutele.
Non dovrebbe sfuggire, allo stesso tempo, come la sostanziale assenza di culture contrarie a questo genere di pretese socialmente privilegianti (per le donne) derivi essenzialmente dall’assenza di una spinta propulsiva autonoma delle culture di destra, liberali e conservatrici, che non si manifesti quasi esclusivamente come azione frenante alle incessanti richieste di stato “sociale” che provengono dalle categorie “deboli” dei disoccupati, degli immigrati, dei meridionali, degli handicappati, degli incapienti, dei disadattati e, ovviamente, delle povere donne che di questa categorie ci dicono essere le più disgraziate e sfortunate tra tutte.
Unica eccezione, nel caso italiano, è dato dalla cultura cattolica tradizionalista che, tuttavia, ha una presa sempre più flebile nel contesto sociale e che appare, obiettivamente, destinata ad una crescente irrilevanza politica, anche per le sue divisioni interne. Che se ne condividano o meno gli scopi ed i messaggi, è doveroso dire a chiare lettere che è questa l’unica entità culturale a spendersi per il contrasto dell’ideologia di genere che alcuni chiamano post-femminismo, ma che è, in effetti, la coerente continuazione storica del femminismo su basi accademiche ed istituzionalizzate.
Saluti
La domanda che mi viene da porti Fabrizio, è se, a tuo modo di vedere, esiste, in ciò che intendi per sinistra autentica (Sx), un ambito di valore che sia riconosciuto e riconoscibile come specifico del maschile (M). E che ruolo abbia ad avere rispetto al F. O se invece questa “autonomia” del maschile la ritieni parte degli inganni ideologici del sistema, componente della falsa coscienza con cui esso mantiene il dominio. Che è domanda ulteriore e diversa rispetto a quella (cui mi sembra hai già risposto) se intendi la polarità Sx e Dx come polarità (contraddizione) principale e la polarità M F, “contraddizione in seno la popolo”.
Ti dirò infatti che non mi escono dalla memoria, a sintesi degli esiti della teorizzazione femminista compiuta a sinistra, le foto delle divise unisex maoiste. In aggiunta temo che in futuro, a sinistra, unisex non sarebbero solo le divise. Ciao, grazie.
Rileggo volentieri Iulbrinner.
La sua descrizione delle differenze Dx/Sx è canonica nel senso che oggi viene condivisa dalla maggioranza dei pensatori e verrebbe ritenuta una adeguata fotografia della realtà da parte della maggioranza dei cittadini.
Osservazioni preliminari :
1 – Dx e Sx, dunque, non sono scomparse ma esistono ancora. Se poi il crinale che le divide è quello delineato (quello canonico), c’è da aspettarsi che esisteranno per sempre, almeno in via ideale, come poli di orientamento (e di valutazione) delle politiche dei diversi governi. Tasse sì o tasse no, sarà un eterno oggetto di contesa.
2 – Viene individuata una sola Sx a fronte di due Dx. La Dx sociale esiste, ma solo nell’Europa continentale. Nelle società anglosassoni invece non è mai esistita e non esiste. Il fatto non deve passare inosservato. Parimenti esistono però anche due Sx (mi spiegherò a suo tempo).
3- Viene quasi unificato il significato di “liberale” e “liberista”. Mentre sono due aspetti diversi. La loro convivenza storica in alcune società occidentali può far credere che siano gemelle e inseparabili, ma è falso. La Cina ad es. è oggi un sistema liberista ma certamente non è liberale.
Dico che quella visione canonica – benché condivisa da moltissimi – non è apolitica, oggettiva e imparziale. E’ essa stessa proiezione di una visione del mondo, quella oggi prevalente creata e gestita dalle classi sociali vincenti. Prendo spunto solo da poche citazioni.
Cit: >Per la destra (emanazione dell’ordine borghese) lo Stato è un ostacolo da mantenere ai livelli minimi< .
Sembra vero ma è falso. Per la Dx liberista lo Stato non è un ostacolo che vada mantenuto ai livelli minimi. Anzi, è uno strumento che va mantenuto a livelli massimi nella capacità di proteggere le risorse ed il potere (di chi li possiede) contro ogni tentativo individuale e/o collettivo di erodere quella posizione. “Minimo” deve essere solo nella sua capacità di limitare il potere e sottrarre risorse a chi le ha. Deve essere dunque minimo per le classi alte, massimo per quelle basse. Per la Dx liberista lo Stato deve essere la semplice somma delle polizie private. Ciò spiega ad es. perché gli anarchici (che sono di Sx ma non sono comunisti) siano nemici dello Stato e provino un odio istintivo per le forze dell’ordine più che non per i “capitalisti”. La questione delle tasse è ovviamente centrale, soprattutto nel loro carattere progressivo di cui la Dx liberista è nemica. Esse dovrebbero essere minime e uguali per tutti i redditi. Tali da garantire la manutenzione dei servizi essenziali all’economia (strade, ferrovie. etc) nonché per l’esercito, la magistratura e la polizia. Scuola, sanità, previdenza sociale dovrebbero restarne fuori. Scuola privata, sanità privata, pensioni private. Per chi può. La fiscalità dovrebbe servire a garantire solo ciò di cui le stesse èlite hanno bisogno, non ciò di cui avrebbero bisogno le classi basse. E’ giusto che le classi alte paghino per sé e che anche quelle basse contribuiscano ai bisogni delle prime, è invece ingiusto che queste paghino per quelle. Nel primo caso si tratta del “doveroso contributo al bene collettivo” nel secondo di “parassitismo statalista”. “Si salvi chi può, gli altri muoiano” è il principio, la regola e il piano politico della Dx liberista. Troppo cruda da dire e perciò mascherata e dissimulata.
Cit: > Mentre le culture liberali agiscono sulla materia e sul piano oggettivo, quelle di sinistra e le utopie agiscono sulle coscienze e sul piano soggettivo; mentre le prime rigettano l’uniformità delle cose umane, le seconde predicano modelli ai quali conformarsi; mentre queste minimizzano le pretese di controllo sociale, quelle ne invocano la massimizzazione.< Le forze si sentono quando ad esse ci si oppone o quando esse si oppongono a noi. Un turacciolo nella corrente non sente alcuna forza mentre uno scoglio in mezzo al fiume la sente benissimo. Il controllo e la compressione sono percepiti quando si oppongono alla nostra espansione. Quando invece vincolano quella altrui non li percepiamo. Perciò le élite percepiscono e sentono come libero per tutti quel mondo nel quale esse sono libere. Percepiscono come naturale il modello culturale che esse producono e che ad esse appartiene, e invece come artefatto, artificiale quello altrui. Sentono che esiste un controllo sociale quando lo subiscono. Quello che esse impongono non lo sentono.
Ad es. non sentono come artificiale, come propagandistico il modello culturale che i media veicolano. Non percepiscono come manipolazione di massa i contenuti dell’educazione ad esse conforme, non vedono il carattere mistificatorio (ad esempio) della mitologia del merito e della selezione sociale e scolastica (che seleziona sempre e solo i figli delle classi basse, oggi come ieri, come proverò – dati alla mano -con un articolo che ho in bozza da tempo). Le élite sentono come oggettivo e naturale ciò che ad esse si confà, ciò che da esse proviene e ne garantisce la condizione sociale. Sente come artificioso, utopistico, innaturale ciò che vi si oppone. E questo è davvero del tutto …naturale.
>Non sfuggirà come ….il femminismo …(omissis) … non possa che collocarsi nella dimensione politica del “paternalismo di Stato” tipico della sinistra, invocando sostegni, stampelle, privilegi sociali e vantaggi burocratici<
…da ottenere ovviamente attraverso la legge (legge positiva, formale).
Nessuna classe sociale può godere di maggiori sostegni, stampelle, privilegi sociali e vantaggi di quella che sta in alto, che detiene le risorse e il potere. Il contrario sarebbe assurdo. Inconcepibile.
Attraverso quale legge dunque l’élite si garantisce (nella società attuale) sostegni, stampelle, privilegi e vantaggi? Attraverso la SUA legge invisibile, mai indicata in nessuna legge positiva e in nessuna costituzione: quella di mercato, la legge di tutte le leggi: essa dice “Chi ce la fa si salva, chi non ce la fa muore”. Ogni norma che limiti quella legge implicita è percepita (e denunciata) come “legge” artificiosa che garantisce a qualcuno un certo grado di parassitismo.
Nel rapporto F/M, se e quando i sostegni e le stampelle provengono dalle casse pubbliche vi si vede il paternalismo di stato ma se invece vengono dai mariti e passano “da privato a privata”, come qualificarli?
Concordo sul fatto che “…la cultura cattolica tradizionalista che, tuttavia, ha una presa sempre più flebile… è l’unica entità culturale a spendersi per il contrasto dell’ideologia di genere…”.
Dunque “Chi ce la fa si salva, chi non ce la fa muore”.
E se a morire oggi tocca agli uomini dov’è il problema per la Dx liberista? Il solo problema consiste nel fatto che il genere femminile intacca le casse pubbliche.
Se non lo facesse non dovrebbe esserci alcun problema.
Dov’è il problema? Questa è la domanda delle domande.
Sono solo spunti di più ampie riflessioni.
Concordo sul fatto che “…la cultura cattolica tradizionalista che, tuttavia, ha una presa sempre più flebile… è l’unica entità culturale a spendersi per il contrasto dell’ideologia di genere…”.
Concordo pure nella sostanza con le affermazioni di Icarus.
RDV
Intanto, caro Cesare, c’è da dire, venendo alla tua domanda che, se il sistema (che certo non è marxista, o di sinistra, in nessuna, ma proprio nessuna delle sue declinazioni…) ha adottato e fatto suo un genere, questo non è quello maschile, come ben sappiamo, altrimenti non saremmo qui. Quindi la tua domanda la rispedisco al mittente, cioè a te. Perché il sistema dominante, non certo di “sinistra” (e quindi di “destra”anche se nella sua declinazione liberista, saremo d’accordo,spero, su questo) ha scelto di declinarsi al femminile e di gettare alle ortiche il “maschile” (beta)?
Dammela tu la risposta, che sei oggettivamente (quanto meno un pochino) più vicino di me, ideologicamente e per ovvie ragioni al sistema. Perché lo chiedi a me che, da marxista, sia pure eterodosso, spurio, eretico, critico, e chi più ne ha più ne metta, sono un critico strutturale del sistema e lavoro con le mie energie migliori al suo superamento (in termini di orizzonti storici e culturali, è ovvio, purtroppo non ci sono oggi le condizioni per un suo superamento concreto)?
Ti rispondo in questo modo perché mi poni questa domanda come se fossi io (inteso come opzione culturale) ad essere responsabile di quanto sta accadendo. Per coerenza dovresti, e dovreste, voi uomini non culturalmente di sinistra, interrogarvi su questo, prima ancora di noi, uomini di sinistra. A meno che non vi stiano bene le cose così come vanno. Ma non mi sembra che vi stiano bene. Però rigettate la “colpa” su di noi, come se a guidare la società e a dominare ci fosse la sinistra…mai stata così debole come in questa fase storica…A me pare che viviate una bella contraddizione, caro Cesare, è come se non riusciste ad uscire da un labirinto e allora ve la prendete non con chi ha costruito il labirinto ma con quelli che stanno insieme a voi in quello stesso labirinto (che il vostro sistema dominante, non certo noi, abbiamo voluto)
Ho spiegato più e più volte, anche in questo ultimo articolo “destra e sinistra”, come questo stesso sistema (dotato di una intelligenza e di una capacità pervasiva straordinarie, mai conosciute prima d’ora, nei confronti del quale provo anche una certa ammirazione da un punto di vista analitico, non certo etico o ideale, come modestissimo studioso di filosofia politica) sia stato così intelligente da far suo e da assorbire il femminismo piegando le ragioni e/o le motivazioni di quel movimento ai suoi interessi. A tal punto che anche al sottoscritto viene il dubbio se quel movimento, viste come sono andate le cose, non sia stato esso stesso una creatura del sistema. Non sarebbe certo la prima volta che accadono cose simili nella storia.
Ma non voglio dare l’impressione di cavarmela in corner, come si suol dire…Ammettiamo anche, cosa assolutamente realistica anche se vera solo in parte (perché il primo femminismo e quello più potente, cioè quello americano, con la sinistra non aveva veramente nulla a che vedere…), che il femminismo sia nato a sinistra, ciò non cambia nulla della sostanza di ciò che quel movimento ha rappresentato ideologicamente (interclassismo, sessismo, razzismo antimaschile indistinto, privo di qualsiasi connotazione sia di classe che individuale, antimaschile a priori, per definizione, anche al di là delle soggettive responsabilità di questo o quell’uomo), che concretamente ha generato e soprattutto gli interessi di chi ha rappresentato (elite maschili dominanti, nuove elite femminili dominanti e una buona parte, anche se non tutta, della popolazione femminile). Ciò è potuto avvenire, come sappiamo, con una operazione ideologica artificiosa che ben tutti conosciamo. Cioè una specie di copia-incolla fatto dalle femministe della dialettica di classe marxiana applicata al conflitto fra i generi.
E qui veniamo al secondo punto della tua domanda. Io non sono di quelli che crede che esistano delle contraddizioni eterne ed immutabili. Neanche il marxismo, per chi si è cimentato, crede questo, per lo meno in teoria. Altrimenti, sempre filosoficamente parlando, non potrebbe neanche concepire il superamento dell’”ordine di cose presenti” (sempre al momento e nell’epoca di quando si scrive e ci si trova a vivere). Io non credo, come dici tu, forse, e sicuramente molti altri, che il femminismo sia di sinistra perché non poteva che collocarsi a sinistra. La realtà oggettiva di oggi dimostra il contrario. Il femminismo, o meglio, il post femminismo (cioè ciò che è avvenuto subito dopo la prima ondata femminista), cioè la sua applicazione concreta, ha trovato il suo humus e la sua massima espansione proprio nel sistema capitalistico che la sinistra (sempre nella sua accezione filosofica, non sto parlando di Bersani o Veltroni) vuole superare. Altrimenti non sarebbe sinistra; e infatti Bersani e Veltroni non lo sono (lo affermo senza nessun intento “scomunicante”, sono un laico, solo per chiarezza. Diciamo che è scorretto da parte loro definirsi tali…)
Nello stesso tempo, come trovo sbagliato collocare il “maschile” a destra, in contrapposizione al femminismo collocato a sinistra (falsamente), trovo sbagliato anche il suo contrario.
E’ stato appunto il femminismo, con una astutissima operazione, a collocarsi a sinistra e a relegare il “maschile” a destra. Ci è riuscito, non v’è dubbio, ma questo non significa che il femminile sia di sinistra e il maschile di destra. Come giustamente fa notare Rino nel suo ultimo post, la Cina è un paese ultraliberista (capitalista) eppure è governata da un sistema formalmente comunista. Contraddizione in termini? Niente affatto. La Cina non è un paese comunista. Punto. Questa è solo una finzione. Il PC potrebbe chiamarsi in altro modo, rappresenta oggi di fatto solo la continuazione storica di una tradizione cinese (anche di derivazione confuciana) che oggi vede il potere incarnarsi in una struttura politica dominante che si chiama Partito Comunista. Potrebbe chiamarsi Mister X: sarebbe la stessa identica cosa. Non cambierebbe proprio nulla.
Insomma, è stata un’operazione artificiosa quella di collocare i due generi in modo distinto e separato nelle due grandi opzioni di “destra e sinistra”. Ma se così fosse noi uomini dovremmo essere tutti di destra (mi viene da ridere…) e tutte le donne di sinistra (sorrido sempre di più…).
Ciò non significa che la contraddizione di genere non sia esistita nella storia ma solo che è stata strumentalmente ricostruita dal punto di vista storico da un solo punto di vista: quello femminista. Il che ovviamente non significa che anche quella ricostruzione non abbia avuto delle ragioni, sia chiaro, altrimenti faremmo anche noi un’operazione falsa e strumentale (come la loro) e non utile alla nostra causa.
Ancora. Questa contraddizione non è esplosa prima per innumerevoli ragioni (e non solo perché “le donne erano sempre e comunque le oppresse”). Sarebbe troppo lungo ora affrontarle qui. Oggi è esplosa, perché in effetti le donne l’hanno fatta esplodere per prime, illo tempore. E oggi, per quanto mi riguarda, rovesciando completamente il paradigma femminista, per me quella di genere è una contraddizione strutturale, né più e né meno di quella fra capitale e lavoro (cioè di classe). Sono due questioni ormai strettamente interconnesse, impossibili da disgiungere.
Ora, lavorare al superamento di tali contraddizioni (ora mi limito a trattare quella di genere) non significa negare la diversità, anche di natura ontologica, fra uomini e donne, cioè quello che tu nel post definisci, in questo caso, come autonomia del maschile (o del femminile) . Significa operare per eliminare (naturalmente anche qui vale quello che ho specificato poc’anzi, cioè nel senso di un orizzonte verso cui tendere) quelle cause che fanno sì che tra i due generi vi sia una conflittualità insanabile, come oggi è.
A me non spaventa, come a te, l’abito unisex maoista, che non aveva nulla a che vedere, su.. Cesare, con una visione trans gender degli uomini e delle donne ma con una concezione di eguaglianza totale. In un contesto estremamente ideologizzato, voglio far notare, dove anche per le donne la vita non era affatto rose e fiori. Perché se una donna pretendeva di farsi pagare la cena da un uomo veniva immediatamente sottoposta a processo popolare pubblico come elemento piccolo borghese reazionario, nostalgico dei valori del passato (di destra, questo va detto, perché la cavalleria, signori miei, appartiene a voi, uomini tradizionalisti, non certo a noi…), insomma un nemico del popolo, e le avrebbero fatto fare il giro del villaggio su una carriola con le orecchie d’asino e il cappello da Lucignolo in testa con la gente che la sbeffeggiava…In un contesto, diciamolo (senza nessuna nostalgia per quel sistema, comunque totalitario e quindi, per me, improponibile) dove le donne erano però considerate eguali agli uomini in tutto e per tutto, con pari diritti ma anche doveri (ma sul serio, non come da noi che è una finzione…). Donne ingegnere ma anche operaie, donne dirigenti d’azienda (di stato, in quel caso) ma anche in miniera, donne dirigenti politiche ma anche contadine, e via discorrendo. Questa era la concezione dell’eguaglianza di quel sistema lì (e un’eguaglianza, questa sì, fra i generi, realizzata…). Non avevano in testa chissà quale mutazione genetica dei sessi. Siamo certi che il femminismo occidentale abbia quel modello di eguaglianza (sacrosanto, per quanto mi riguarda, in questo caso, al di là di quello specifico e più ampio contesto repressivo)? Non credo proprio…
Ciò di cui tu hai paura, e questo posso condividerlo, è proprio di quella mutazione genetica, della distruzione, in seguito ad alchimie da laboratorio e da manipolazioni, della natura stessa dell’ essere maschile e femminile. Insomma temi, giustamente, un intervento violento e invasivo degli uomini (inteso come esseri umani) sulla natura. Ma questo, caso Cesare, non ha nulla a che vedere con la sinistra e i valori dell’eguaglianza, anche dell’eguaglianza fra uomini e donne…
Non a caso lo stanno concependo e anche cominciando a praticare ora che, come è evidente, il mondo non è certo dominato dal comunismo…
Fabrizio Marchi
Vorrei sin d’ora mettere in guardia da possibili equivoci. E’ accaduto che – sulla base di questa o quella affermazione (ad es. sul mio blog) – mi venissero attribuite opinioni che non ho, con il successivo seguito di defatiganti chiarimenti. Invito dunque chi mi fa l’onore di leggermi e di dialogare con me, di attendere che metta giù altri tasselli del puzzle. Infatti solo progressivamente emergerà il quadro della mia posizione (non solo sul tema Dx/Sx) e con esso anche le ragioni profonde del mio appoggio al MUB. A quel punto critiche e condanne saranno legittime in quanto andranno a colpire la mia vera posizione.
Tornerò sul tema Dx/Sx sia nei prossimi giorni che in futuro. Ecco qui alcune tracce degli argomenti sui quali ho riflettuto:
- relazioni della Dx liberista con la QM: nessuna positiva, convergenza nella cultura e nei comportamenti tra femminilizzazione, femminismo, frantumazione e precarietà dei legami, individualizzazione, consumismo, etc.
- Dx tradizionalista: le ragioni e i motivi di legame con la QM: la “salvezza della società”, la difesa del pool genetico e culturale (gene+meme), tradizione, eredità
- Sx e QM: i nuovi soccombenti e la giustizia da riesumare
- il Centro politico-culturale e l’umanesimo cristiano.
Contraddizioni della Dx trad.: il peso del passato, la spinta a tornare indietro vs l’impossibilità di farlo – protezione dei privilegi vs aggregazione dei nuovi subalterni
Contraddizioni della Sx: il tradimento faraonico e il sostegno alla nuova aristocrazia – l’ultimo suicidio – natura/cultura – nuova antropologia.
Casi: mitologia del merito e della selezione tra le classi e i sessi – es. scuola. Quote e prebende formali e reali. Casse pubbliche e casse private. Etc.
RDV
Ma insomma, cari amici, a me pare che rischiamo di parlare dell’inesistente. La Dx è quella che è, ben descritta nei post precedenti. Aggiungo solo, concordando con Iulbrinner (“…la cultura cattolica tradizionalista che, tuttavia, ha una presa sempre più flebile… è l’unica entità culturale a spendersi per il contrasto dell’ideologia di genere…”.) che alla cultura cattolica tradizionalista va pur trovata una collocazione, se si parte dal paradigma di Fabrizio che dx e sx sono categorie concettuali ancor oggi valide (per me, l’ho già scritto, possono rimanere valide solo come istanze di giustizia sociale e in quanto tali troppo larghe e generiche. Quando si scende alla prova di realtà, molto cambia). Segnalo che è uscito da poco un interessante libro di Camillo Langone (La destra divina) che può aiutare a capire cosa si muove in quell’ambito.
E la Sx? Dice Fabrizio che Veltroni e Bersani non sono di sx. Bene. E chi sarebbe di Sx? Vendola? Rifondazione? I Radicali? Ossia i movimenti che più di tutti gli altri fanno propria l’ideologia del femminismo in tutto e per tutto?Tutto ciò per stare in Italia. All’estero non mi sembra la situazione sia migliore. Dunque di quale sinistra stiamo parlando? Quella reale, che c’è, o di una sinistra immaginaria che mai si è storicamente concretizzata in conformità a quello che predicava. E che, quando ha tentato, si è risolta in regimi autoritari e totalitari.
La realtà non si può sfuggire. Se questo mondo non ci piace (ed a me non piace), se i tentativi di cambiarlo con lo strumento che doveva essere quello principe (il marxismo) sono falliti e rimangono solo come un sogno di un futuro astrale, allora si impone un ripensamento complessivo. Non per accettare quel che c’è (alla fine, perdersi nell’immaginario è anch’esso un modo per accettare l’esistente), ma per trovare un punto, almeno uno solo, su cui far leva per ripartire.
armando
E’ curioso sottolineare un aspetto: il femmnismo come si manifesta oggigiorno, cioè come ricerca di privilegi e tensione revanscista,si è sviluppato soprattutto nel mondo occidentale, ossia negli Stati a economia di tipo liberale-liberista, assai meno in tutti quei Paesi che hanno conosciuto una fase politico-economica di tipo comunista, pur con tutte le contraddizioni del caso. Lo testimoniano le stesse donne dell’est europa quando si lamentano di non essere tutelate come le donne occidentali, cioè, tradotto in soldoni, di non godere dei medesimi privilegi.
Questo dovrebbe far riflettere.
E’ altrettanto vero che il rapporto tra femmnismo e forze di sinistra occidentali è molto stretto, ma l’impressione è che all’interno di quest’area politica, al contrario di quanto è accaduto nel mondo ex-comunista, ci si è quasi lasciar trascinare dagli eventi, quasi che la parità non fosse sufficiente e occorresse riparare tutto in una volta ai torti, veri o presunti, subiti dall’altro sesso nel corso dei secoli. Insomma siamo di fronte a una sorta di politica di riparazione dei torti subiti, che ben poco ha a che vedere con la ricerca di una sacrosanta parità, e che viene scaricata sugli uomini beta in modo particolare, protagonisti loro malgrado di una sorta di nemesi storica, in cui le “colpe” dei padri ricadono sui figli.
Che cosa ci riserverà il futuro? Difficile prevederlo. Sicuramente il femminismo nostrano non si accontenterà di ciò che è stato raggiunto e, approfittando della confusione che aleggia nelle menti dei più e del senso di colpa diffuso da più parti, cercherà di “sfondare” ovunque è possibile. Personalmente prevedo un sempre più attento controllo dei mass media da parte della “lobby femminista”, puntando in modo particolare sul fenomeno della “mercificazione del corpo femmnile”, autentico grimaldello per entrare sempre più nelle stanze che contano. Sto vaneggiando? Non credo.
Rimane il fatto che gli uomini beta si troveranno sempre più stretti neella morsa da una parte della politica anti-sociale della destra e parte anche della sinistra, che scarica su di essi, nonchè anche sulle donne meno tutelate, i costi della crisi, dall’altra da una componente femminista o similfemmnista sempre più aggressiva e intenzionata a sfruttare il momento propizio.
Insomma davvero gli uomini beta sono destinati a diventare sempre più i veri “proletari” del futuro prossimo. Marx ritornerà presto attualissimo e in maniera soprprendente.
Spero che la situazione non debba per forza degenerare in questo modo, ma essere preparati al peggio aiuta.
Armando, intanto se andiamo avanti così non la finiamo più…lo capisci senza che debba essere io a spiegartelo…Come seconda cosa il fatto che abbia detto che per me Bersani e Veltroni non siano di sinistra non vuol dire affatto che io faccia riferimento a tutto il resto di ciò che si muove alla loro sinistra.
Ho ripetuto INFINITE VOLTE (sono stremato) che sto parlando di opzioni culturali e filosofiche e non delle loro pseudodeclinazioni politiche (mi verrebbe da ridere e mi viene da ridere se penso a ciò che si muove dalla Destra di Storace a Rifondazione…). Peraltro ho già spiegato nel mio articolo “Destra e sinistra” cosa ne penso dell’attuale sistema politico e sulle varie nomenclature politiche. Cerchiamo anche di non perdere tempo…
Detto ciò, caro Armando, io non capisco il perchè di tanto incaponimento da parte tua, di Iulbriner, di Ckkb, nel venire su un sito dichiaratamente di sinistra e voler tentare a tutti i costi cercare di farci cambiare idea. Scusa ma lo trovo un atteggiamento singolare. Qualcosa non mi quadra…Prova ad invertire le parti. Come se io andassi tutti i giorni su un sito dichiaratamente di destra a cercare di persuaderli su quanto non abbiano capito nulla nella vita (dal mio punto di vista, ovviamente).
Ma cosa devo dirti? Pensala e pensatela come vuoi e come volete ma abbandonate questo maldestro tentativo di cercare il pelo nell’uovo, di scovare la contraddizione e soprattutto di convincerci a tornare sulla retta via. E’ vero che siete cattolici però, insomma, la parte della pecorella smarrita proprio non mi si addice (e credo non si addica neanche a Rino). Ma ne avete a milioni di contraddizioni, e a questo proposito abbiamo appena scritto due post, sia io che Rino, in risposta rispettivamente a Cesare e a Iulbrinner.
E andiamo, su…pensate alle vostre di contraddizioni, che sono ENORMI, non guardate sempre la pagliuzza negli occhi dell’altro…
Un conto è la discussione sulla QM e un altro è l’incaponirsi su questioni di ordine filosofico-politico come state facendo. Scusa se faccio un altro esempio molto più banale del precedente ma forse così finalmente ci chiariremo.
Io sono un tifoso della Lazio e non passo le mie giornate sui siti dei tifosi della Roma cercando di convincerli a diventare della Lazio…tutt’al più posso andarci a parlare di calcio…certamente però, dopo mesi di questa solfa qualcuno mi direbbe di sicuro:”Aò, ce sei tanto simpatico però, che te dovemo dì, noi semo della Roma, tu sei della Lazio, è inutile che ce provi a spiegacce che la Lazio è mejo della Roma perché tanto nun cambiamo idea…potemo discute quanto te pare ma tu sempre della Lazio rimarrai e noi sempre della Roma rimarremo”
E andiamo, Armando, su, non vorrei apparirti scortese perchè sai che non lo sono. Oltre a tutto, e scusami la presunzione, sia il sottoscritto che Rino, abbiamo portato della argomentazioni, credo di un certo spessore, a quelle avanzate da Cesare e da Iulbrinner.
Almeno rispondeteci su quelle. Il tuo ultimo post, perdona l’estrema franchezza che mi contraddistingue sempre, è più una “infilzata” di slogan piuttosto che una risposta articolata a delle argomentazioni credo molto razionali e analitiche…E dai, su…
Rimproveri la “sinistra” di aver fallito su tutti i fronti? E invece la “destra”? Sai che spettacolo, diremmo noi a Roma…
Sei convinto che il cattolicesimo tradizionalista sia l’unico che porti avanti dei valori sani e comunque più vicini agli interessi maschili? Secondo me, come diceva Icarus, non è così, è una menzogna, c’è solo tanta ipocrisia dietro. La stessa che c’è dietro la sinistra quando difende a senso unico le ragioni delle donne e delle femministe…
Però, che dirvi, vacci, andateci, cosa devo dirti/vi! Se è questo che pensate fate bene a fare quello che fate. Però non tentate di volerci convincere a tutti i costi anche a noi sulle sorti magnifiche e progressive del cattolicesimo integralista o tradizionalista… Ma pensa se io facessi quotidianamente la stessa operazione che fate voi sul nostro sito su quello dei MS? Ma che senso avrebbe? Ma sai che palle, comincerebbero a chiedersi giustamente gli utenti di quel forum vedendo un “marxista” che tutti i santi giorni gli ripete che non hanno capito un cazzo nella vita (ci siamo capiti e non ci attacchiamo alla forma…).
E andiamo Armando, su…eh…per favore, discutiamo di QM, però cerchiamo di essere seri…e anche razionali.
La mia opinione, e già ve l’ho detta, e scusate sempre la presunzione ma è quello che penso e ve lo dico, è che vi siate resi conto di ciò che potrebbero rappresentare gli Uomini Beta, e per questo non mollate la presa. Questo in primis. In secundis, nel momento in cui un uomo è convinto delle proprie idee non ha bisogno spasmodicamente di cercare di convincere gli altri, soprattutto quelli che la pensano in modo diametralmente opposto. Altrimenti sembra quasi che lui stesso abbia necessità di convincersene.
Ti risulta che io abbia con voi lo stesso atteggiamento? Ma non vedi che sono sempre io a rispondere alle vostre argomentazioni e mai viceversa? E’ a senso unico questa cosa che sta avvenendo da mesi, da quando ho aperto il sito degli Uomini Beta. Pensi forse che sia così perché sono a corto di argomentazioni? Non credo neanche che tu o altri lo pensiate…E allora? Come motivi o motivate questo vostro incaponimento?
A voi la risposta. Riguarda voi, non me. E se dietro tutte queste vostre apparenti certezze sia proprio in voi stessi che scricchiola qualcosa? Francamente, in tutta onestà e forse presunzione, è ciò che penso.
Uomini di destra che vivono in un mondo di destra che però non condividono e che vorrebbero cambiare, però accusano noi di sinistra di aver fallito e scaricano su questa la responsabilità di quanto avvenuto e del fallimento del loro mondo (di destra, perché è di destra, non certo di sinistra). E allora lo vorrebbero cambiare per costruirne un altro (di destra) però diverso dalla destra attuale perché questo mondo (di destra) non gli piace…Ma un altro mondo non può essere di sinistra perché la sinistra è solo utopia destinata al fallimento e quindi deve essere di destra. Ma di quale destra state parlando? Quella attuale? Evidentemente no, perché quella attuale è quella che ha provocato questa situazione che anche a voi non piace. Una destra del passato? Bè, se l’utopia comunista è stata un fallimento, non mi pare che le esperienze storiche della destra siano state il sol dell’avvenir dell’umanità. Allora pensate ad una destra tutta di là da venire? Ma allora state messi come noi. Non siamo solo noi gli utopisti, lo siete anche voi… Ragazzi, fate pace col cervello…e invece di incaponirci in sterili discussioni cerchiamo di rispettarci e di portare avanti, ciascuno con le proprie idee, la causa degli uomini. Degli uomini beta per quanto ci riguarda, per voi non lo so; fate vobis. Però io personalmente ho altri obiettivi che non stremarci in queste diatribe ideologiche. Me ne sono andato dalla lista di U3000 per cambiare rotta e marcia non certo per ritrovarmi a discutere delle stesse cose sul sito da me fondato.
Scusate la forse eccessiva veemenza però, sempre come si dice a Roma, quando ce vò, ce vò (quando ci vuole, ci vuole)
Fabrizio
Sottoscrivo ogni virgola del tuo ultimo post, caro Alessandro. E non aggiungo altro se non di prepararci a quel peggio…
Fabrizio
Una curiosità: in Russia oggi si festeggia la giornata dell’uomo, a cui farà seguito la festa della donna, anche lì l’otto marzo. La Russia è oramai pienamente colonizzata dal consumismo, ma forse, in quanto a parità dei sessi, se la passa meglio di noi.
“Uomini di destra che vivono in un mondo di destra che però non condividono e che vorrebbero cambiare”
Caro Fabrizio, cambia destra con sinistra e trovi l’ immagine tua e di Uomini Beta. Il che, intendiamoci, io apprezzo molto perchè significa che le stesse inquietudini e le stesse riflessioni attraversano mondi diversi, quantunque con ipotesi di soluzione non convergenti.
Se poi ritieni che porre delle domande, che peraltro pongo anche in direzione opposta, sia “apostolato ” ideologico, non c’è problema. Mi asterrò rigorosamente dal farlo. Finisco con una faccenda molto concreta che interessa direttamente la QM.
Davvero il passato è contrassegnato dalle colpe maschili che avrebbero provocato la “politica di riparazione dei torti”, come scrive Alessandro e tu sottoscrivi, o la questione sta un po’ diversamente?
Ossia che non solo gli uomini del passato si erano assunti anche gli oneri pesantissimi dell’essere maschi insieme agli onori (ben pochi per i beta), ma che il rapporto maschi/femmine si era sviluppato in un certo modo per le condizioni concrete di quelle epoche? E che, in questo contesto, gli uomini, contrariamente alla vulgata corrente, hanno costruito i presupposti oggettivi anche per l’affrancamento femminile?
armando
Premessa: uso anch’io (come tutti) i termini Dx/Sx, però lo faccio con gran fastidio perché li trovo impropri e fuorvianti sotto ogni aspetto. Tra l’altro oscurano l’esistenza del Centro, quello che poi nella storia ha svolto – spesso – il ruolo principale. Ma sin qui non si è trovato di meglio. Chiedo poi ancora una volta di non trarre conclusioni affrettate sulle mie opinioni profonde, perché ci potrebbero essere delle grosse sorprese. Al solo fine di renderla in qualche modo provvisoriamente collocabile e comprensibile (senza scriverci sopra chilometri di pagine), ribadisco che la mia è una posizione “milanista”. Sto dalla parte di don Lorenzo Milani con i suoi “Lettera a una professoressa” e “L’ubbidienza non è più una virtù”. Ed ecco subito la domanda: don Milani era di Sx?
Armando parla di una Sx totalitaria e fallimentare. E poiché una Sx totalitaria, fallimentare e perdente c’è effettivamente stata vuol dire che egli identifica ogni Sx con quella. Ossia con il comunismo storico (di origine/ispirazione marxista). Tutta la Sx sarebbe dunque totalitaria e fallimentare. Socialismo liberale, socialdemocrazia e movimenti democratici (laici e cattolici) sarebbero forme larvate di comunismo. Fallimentare vuol dire: che di fatto non ha realizzato i suoi obiettivi. Ciò è vero del comunismo (se non altro perché è morto), ma non certo degli altri movimenti. Infatti era obiettivo del movimento democratico il voto popolare. E quel voto c’è. Era obiettivo del socialismo l’assicurazione contro gli infortuni, la pensione sociale, la sanità universale, il diritto del lavoro. E questi ci sono. Era obiettivo di quei movimenti il libero accesso alle professioni per le donne. Etc. Contro questi obiettivi agirono forze sociali, poteri e interessi. Come li definiremo? Dobbiamo definirli di Dx. Dunque, la Sx non comunista non è stata perdente, anzi è stata abbastanza vincente.
Anzi ha vinto così tanto che oggi, nessuna Dx osa mettere in dubbio molte di quelle conquiste. Ad es. nessuna Dx oserebbe togliere il voto alle donne o ai neri. Etc. Questo è quel fenomeno che ha portato J. Petitfils a dire “Le Dx sono sempre vecchie Sx”. Perché si oppongono al mutamento, ma il mutamento procede senza sosta ed esse sono costrette, obtorto collo, a metabolizzarlo, cercando di sterilizzarlo o riconvertirlo, se possibile. Non sempre è possibile.
Se un nero è diventato presidente degli USA lo si deve alla Dx o alla Sx.? Pare che in quegli stessi mesi (autunno 2008) il Partito Repubblicano Usa abbia nominato come segretario-portavoce un nero. Non ho verificato la notizia ma non sarebbe per nulla sorprendente. Almeno non per J. Petitfils: “Le Dx sono sempre vecchie Sx.” che però aggiunge “Esclusa la Dx Tradizionalista”.
Ed è proprio nel quadro della Dx Trad. che va collocata la lettura di Armando. Si tratta di una critica e di una condanna dell’intera modernità che parte perciò dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese (se non addirittura dal Rinascimento). Ora, per la Dx Trad. lo stesso capitalismo (altro termine del tutto improprio, a mio parere) è denunciato come padre della modernità nella quale vede la progressiva rovina della Civiltà occidentale. La Sx dunque vi viene letta come alleata del capitalismo, tradotto talvolta con il termine “Tecnica”. La Dx Trad. è in perenne “rivolta contro il mondo moderno” (per citare Evola). Le simpatie per Pasolini nascono proprio dalla sua critica/condanna della modernità. Morto il comunismo, la sola Sx che rimane è quella attuale, la quale non si propone né il sovvertimento sociale, né la creazione dell’uomo nuovo, né la dittatura del proletariato. Nondimeno – e questo è singolare – essa viene accusata di essere totalitaria. Se ne ha ancora, ha obiettivi socialdemocratici. Nulla di più. Eppure, proprio ora il termine “comunista” viene usato come stigma contro gli oppositori politici. Liquida i pochissimi comunisti rimasti, i movimentisti eco-gay-femministi, i socialdemocratici del PD, i pacifisti (“falsi-buonisti”) etc. Don Milani oggi verrebbe liquidato come “catto-comunista” (e quindi, anch’io, pur non essendo né cattolico né comunista, finisco nella stessa discarica. Amen).
E la QM?
E’ ovvio che la QM è un frutto della modernità come è vero che il femminismo è un prodotto del capitalismo non del comunismo (lo diceva Schumpeter 70 anni fa) e come fa ben notare Alessandro, di origine angloamericana. Così la Sx Occidentale, assumendo in sé il movimento femminista e mettendo le donne al posto dei proletari, si è trasformata in battipista culturale del capitalismo, dell’anglosferizzazione e perciò della Tecnica e del consumismo alleandosi dunque (per quel che conta) con la Dx liberista, perché è questa che ha vinto e che domina il mondo a che vincerebbe a prescindere dai balbettii di una Sx femministizzata e cmq languente.
E’ vero, la Sx di fatto – (tasse a parte…) – lavora per il capitalismo. Anche la Dx tradizionalista lo fa. Perché non può fare altro. E’ un piccolo vasetto di terracotta di fronte ad una enorme giara di acciaio: il capitalismo liberista anglosferico.
Gli uomini di Sx vivono all’interno di una contraddizione stridente. L’iniziativa di Fabrizio punta su questa contraddizione – patita sulla pelle viva – per farli uscire allo scoperto.
A questi uomini non si può chiedere l’abiura delle conquiste democratiche, né la rinuncia alle sicurezze (già cmq declinanti) della socialdemocrazia liberale (qualche diritto …per i muratori). Sicurezze che l’aristocrazia (=Dx Trad.) trovava, un tempo, e la borghesia (intesa in senso proprio) (=Dx liberista) trova oggi nella struttura stessa della società. A questi uomini non si può chiedere l’autodafé. Né direttamente né indirettamente.
Hanno già espiato abbastanza, insieme ai Beta di Centro e a quelli di Dx, delle cui contraddizioni parleremo.
RDV
Non ho mai affermato, caro Armando, che “il passato è contrassegnato dalle colpe maschili che avrebbero provocato la “politica di riparazione dei torti”. Mai detto e mai pensato. Posso avere detto e l’ho detto senz’altro, che nella reinterpretazione femminista della storia ci sono anche delle verità, anche perchè altrimenti non sarebbe credibile se fosse del tutto falsa. Non cominciamo a metterci in bocca cose di questo genre o affermazioni non dette altrimenti non la finiamo più neanche qui.
Per il resto, che dirti, mi pare di capire che per te destra e sinistra sono intercambiabili, o meglio, fai di tutto e fate di tutto, ma questo già l’ho spiegato più volte, per confondere le acque e annacquare i concetti di destra e sinistra che per me, al di là delle forme che hanno preso e che prendereanno nella storia, rimangono intramontabili (e non lo dico certo per attaccamento ideologico). Ho già spiegato nell’articolo come la penso. Più di quello non saprei cosa dirvi.
Sul dibattito, io non voglio tarpare le ali a nessuno però ho già detto anche qui più e più volte come la penso. Rischia di diventare un dialogo tra sordi e secondo me, scusa sempre la presunzione, già lo è. Perchè non hai risposto neanche un po’, ma neanche un po, alle argomentazioni che sia io che Rino abbiamo posto in ben quattro commenti. Mi pare continui a ripetere i soliti concetti. Ma forse è inevitabile che sia così. E credo che questo valga anche per Cesare o per Iulbrinner (anche se avete posizioni diverse). Però è evidente che tutti e tre vi muovete in direzioni che sono culturalmente e filosoficamente diverse dalla nostra.
Non c’è nulla di cui scandalizzarci, però, dico io, una volta acclarate le nostre diversità (e mi pare un fatto evidente), perchè incaponirsi nel cercare di destrutturare (ammesso di riuscirci…) le posizioni dell’altro? Che senso ha? A che scopo? Sembra quasi una sorta di provocazione (in senso buono).
L’ho già detto una decina di volte ma lo dirò per l’undicesima. Questo genere di argomenti può essere discusso nei seminari. Se volete ci chiudiamo per tre giorni quando volete dove volete e discutiamo per ore ed ore ed ore. A me fa piacere, sia chiaro, ma nelle sedi opportune.
Qui ho altri obiettivi: costruire un Movimento reale di Uomini in carne ed ossa all’interno del quale quelli che la pensano come voi non potranno mai starci ma non perchè io non vi voglia ma perchè siamo distanti e diversi e per queste ragioni non potrete mai prendervi parte (così come io non potrò mai far parte dei MS, per capirci).
In ulltima analisi, ho pubblicato sulla homepage del sito in basso a sinistra i principi del Movimento e immediatamente sopra il suo Manifesto: sei d’accordo? No. Siete d’accordo? No. E allora?
Si può discutere, certo. Mi pare che lo abbiamo fatto. Ora, incaponirci mi sembra uno spreco di energie. Se poi ne avete voglia fatelo, non ne vedrei molto il senso, però…Credo che sia molto meglio attenerci a quello che ci siamo detti tempo fa e sul quale convergevamo sia io che Rino che Cesare e mi pare anche tu. E cioè il patto di unità di azione. Ma i patti di unità di azione non prevedono lo sfiancamento delle parti in interminabili discussioni. Sarebbe anche controproducente. I patti di unità di azione si fanno tra forze anche radicalmente differenti ma che, per qualche causa di forza maggiore, si trovano a stringere delle alleanze tattiche o a distanza per combattere contro un comune nemico, coscienti del fatto che, prima o poi, passata l’emergenza, si ritroveranno quasi certamente in campi contrapposti.
Questo noi siamo, che possa piacerci o meno, ma questo siamo. Ne dobbiamo prendere atto. Presumo comunque, purtroppo, che questo patto durerà molto, molto a lungo…e allora, invece di sfiancarci l’uno con l’altro, perchè non cerchiamo, ciascuno nei suoi rispettivi ambiti, di lavorare affinchè questo patto di azione duri il meno possibile?…Mi sono spiegato?
Fabrizio
Birra per tutti, offro io.
Nel suo intervento Armando fa riferimento anche a una mia affermazione, che però isolata dal contesto acquista un altro significato rispetto a quello che io le ho attribuito.
Io ho fatto rifermimento ai torti, veri o presunti, ossia anche infondati, che le donne avrebbero subito nel corso dei secoli.
D’altronde non ammettere che storicamente le donne, volenti o nolenti, abbiano rivestito un ruolo socialmente subordinato, quindi siano anche state oggetto di torti, in quanto si è cercato anche di limitarne la libertà di scelta, significa danneggiare inevitabilmente la propria, peraltro giustissima,causa. E’ chiaro che queste discriminazioni vanno estese anche agli uomini beta del tempo, perchè a morire sui fronti della Grande guerra, per fare un esempio fra i mille, non ci sono andate le donne. Insomma la storia è stata anche tutto questo e voi, da cui io imparo soprattutto, potete insegnarmelo.
Il problema è che oggi il passato viene strumentalizzato per instaurare gradualmente un privilegio di genere nel presente. Insomma si punta a rovesciare le parti. A questo io mi oppongo come autentico democratico.
Caro MarcoP, ti devo ancora una risposta ad un tuo post di alcuni giorni fa. Ti rispondo per punti e senza seguire un ordine cronologico dei concetti da te riportati:
1) Tu stesso ammetti che la diseguaglianza fra i singoli individui, dopo secoli e secoli di ideologie, è rimasta immutata. Vero. Aggiungi anche che questo debba essere imputato al caso (cioè nascere e vivere in Rwanda piuttosto che in Italia). Ecco, abbiamo già trovato un punto fondamentale che ci riporta inevitabilmente ai concetti di destra e sinistra. Siccome tu stesso hai detto che la diseguaglianza non è data da questioni razziali, genetiche o balle simili (parole tue che io condivido), è evidente che tale diseguaglianza debba essere pur determinata da qualche causa. E siccome peraltro i paesi più poveri del mondo sono spesso anche i paesi che detengono una gran quantità di materie prime, è evidente che non è neanche questo il problema. Il problema è che queste materi e prime non sono loro a gestirle ma noi. E quando dico noi non intendo dire io e te (pur se in minima parte anche io e te e tutti quelli come me e te che viviamo in questa parte di mondo e che usufruiamo di questa spoliazione planetaria), ma le classi dominanti del mondo occidentale (e ormai non solo occidentale) che fanno il bello e il cattivo tempo. Lo fanno da diversi secoli ormai, praticamente da sempre, spogliando a loro piacimento il mondo e sfruttando senza alcun limite le risorse e il lavoro umano. E’ un fatto, non me lo invento certo io. Quando qualcuno di questi popoli ha provato e prova a ribellarsi a questo ordine mondiale gli è stato risposto non con le chiacchiere ma con le cannonate. Non c’è bisogno di essere dei marxisti per arrivare a questa conclusione. E’ sufficiente leggersi con onestà intellettuale un po’ di storia. Punto. Naturalmente questo lavoro di spoliazione sistematica e di sfruttamento selvaggio viene perpetrato anche con l’ausilio delle classi dirigenti di quei paesi, è ovvio, che godono anche loro dei vantaggi e dei privilegi che gli derivano dall’essere alleati con i potenti della Terra.
Come vedi quindi non è il “caso” a creare la diseguaglianza ma un determinato ordine sociale, economico e anche di rapporti di forza. Ora, siccome tutta la discussione è su cosa significhi oggi essere di “destra” o di “sinistra” o che significato abbia collocarsi a destra o a sinistra, mi pare che abbiamo già individuato un punto di discrimine significativo. A mio parere (sempre considerando la destra e la sinistra come due grandi opzioni ) quei popoli e quei movimenti di liberazione che cercano di liberarsi dal giogo dei potenti della Terra e di conquistarsi la libertà di decidere del proprio destino e della propria vita e di non essere soltanto massa di manovra da sfruttare e da spogliare da parte di pochi, peraltro stranieri nel loro paese, sono la “sinistra”. Viceversa quei potenti della Terra, cioè le grandi potenze economiche e militari, le classi dominanti mondiali, in tutte le loro accezioni, sono la destra. Piaccia o no agli “oltrepassatori” dei concetti di destra e sinistra, questa è la realtà. La possono negare quanto gli pare ma questa negazione è e rimane un’operazione falsa e artificiosa.
2) Ora, l’esempio (un “esempione” a mio parere), che abbiamo fatto può essere applicato concettualmente un po’ a tutti i frangenti. Lasciamo perdere i Gundrisse, il Mein Kampf (senza volerli accostare, mi auguro), Malthus e chi più ne ha più ne metta (ne potremmo aggiungere migliaia a cominciare dal Nazareno…). Andiamo alla sostanza. Tu stesso hai detto che puoi osservare il dibattito “destra e sinistra” con un certo distacco perché appartieni ad un ceto sociale benestante che ti consente di poter assistere a questa diatriba, diciamo così, dall’alto del monte, un po’ alla Zarathustra. Naturalmente potresti scegliere anche tu di essere partigiano della tua classe sociale di appartenenza e di fare la lotta di classe dal tuo punto di vista (la lotta di classe non la fanno solo gli sfruttati ma anche gli sfruttatori, anzi, oggi soprattutto loro perché gli sfruttati non hanno coscienza della loro condizione) ma siccome sei un altro uomo, scegli di essere una sorta di osservatore. E’ una scelta personale comunque possibile, come tu stesso onestamente affermi, resa possibile proprio dalla tua condizione (con un pizzico di ironia, e chi lo dice è un appassionato di Nietzsche, anche quel Viandante poteva permettersi di osservare le cose dall’alto; molti questo lusso non se lo possono permettere). Se tu fossi, come tu stesso ametti, un lavoratore precario che sbarca il lunario passando di lavoretto in lavoretto, con tutte le ricadute nella tua vita, la vedresti (e soprattutto la vivresti sulla tua pelle) in modo completamente diverso. E forse questa questione destra-sinistra la vedresti meno come una gran sega ideologica, come è stata fatta diventare ad arte appunto dagli “oltrepassatori” (fasulli) dei concetti di destra-sinistra, ma come una cosa molto concreta. Perché il tuo schierarti, da una parte o dall’altra, non sarebbe di ordine teorico-ideologico ma estremamente pratico. Esempio più vicino a noi dei popoli del terzo mondo. L’impresa per la quale lavoravi ti sbatte fuori da un giorno all’altro (e può farlo perché il contratto è un pezzo di carta delle ormai decine di pseudo contratti apparentemente diversi che non garantiscono nulla se non la possibilità di essere sbattuti fuori su due piedi) e ti ritrovi con una mano davanti e una di dietro. Hai voglia a spiegargli che tu hai un affitto da pagare e magari pure un figlio da mantenere. Quelli ti rispondono che stanno sotto con i profitti, che l’azienda è in perdita e che non possono fare altrimenti. Salvo scoprire che il padrone di quell’azienda magari è formalmente una persona giuridica fittizia (perchè sono anche dei furboni) e che il proprietario, quello vero, s’è già portato i quattrini da un’altra parte, magari in Svizzera, e con un’altra parte dei profitti s’è aperto un’altra fabbrica in Ecuador (o in qualsiasi altro paese del terzo mondo) dove paga i lavoratori 2 euro al giorno e dove non ha certo tutte le “rogne” che ha qui dove ci sono i sindacati (ormai peraltro asserviti all’impresa ma lasciamo perdere), il fisco, lo Stato opprimente che gli chiede addirittura di pagare le tasse (che lui comunque non paga o paga in misura ridottissima…).
E poi da quelle parti, se proprio i lavoratori si mettono in testa di rompere i coglioni, ci pensa lo stato a farli tornare a più miti ragionamenti. E se non dovesse pensarci neanche lo stato c’è sempre la possibilità di assoldare squadroni di “bravi ragazzi” amanti della legge e dell’ordine in grado di rimettere le cose al loro posto.
Chi è di destra e chi di sinistra in questo secondo frangente? A me non risulta che la destra (o le destre, qualsiasi destra) abbia mai preso le difese di quella gente, di quella che sta in basso. La destra ha sempre preso le difese di chi sta in alto. Sempre. E’ un fatto. Poi che la sinistra abbia spesso e volentieri tradito la sua missione, questo è un altro fatto. Ma qui stiamo discutendo dal punto di vista concettuale. E concettualmente parlando, ma anche praticamente, è sempre stato così. Punto.
Questa dinamica, o dialettica, che dir si voglia, esiste dai tempi dei tempi. Ha preso nomi, sembianze, aspetti, forme e ideologie diverse e si è fatta anche religione talvolta, come ben sappiamo, e non dovrebbe competere a me ricordarlo; ma è quella. Non si scappa. E rimarrà quella fino a quando nel mondo esisteranno diseguaglianze, ingiustizie, oppressione e sfruttamento ad opera di uomini su altri uomini. Tutto ciò, con buona pace degli “oltrepassatori”. Se poi i termini “destra e sinistra” proprio non gli piacciono, per me li possiamo anche cambiare eh?, sia chiaro, sai quanto me ne frega. Ma la sostanza non cambia e non cambierà. Mai, forse, del tutto, purtroppo… Però, nonostante tutto, vale la pena provarci, non per ideologia, ma perché è meglio vivere lottando piuttosto che servire…
Fabrizio Marchi
Mi sembra che Rino abbia riassunto abbastanza bene i termini della questione, con qualche importantissima, per me, precisazione. Non mi sento affatto estraneo alla questione sociale, tantomeno sono per il darwinismo sociale o contrario alle conquiste dei lavoratori, il merito delle quali va indiscutibilmente all’opera dei sindacati ed anche, non vi sembri strano in bocca mia, del movimento comunista. E non reputo neanche che Marx avesse sbagliato tutto. La sua analisi del funzionamento del capitalismo è preziosa e illuminante, e certi suoi concetti, in primo luogo quello di reificazione, validi oggi ancor più di ieri.
Neanche sono contrario per principio a tutto ciò che è “modernità”. Dico però, e questa è la differenza senz’altro profonda, che sia la questione sociale, sia la questione maschile, sia la questione della tecnica e del suo potere, non trovano soluzione soddisfacente assumendo i paradigmi culturali della modernità stessa, e con essi la divisione tradizionale dx e sx. Ritengo anzi che lo sviluppo della tecnica, in specie le questioni della genetica, propongano dilemmi antropologici mai vissuti fino ad ora e spostino il confronto delle idee su terreni molto più radicali di prima con , sempre a mio avviso, anche l’effetto di sparigliare le carte. Dirò di più. Se questa sx, restando intatte le sue istanze sociali tradizionali di difesa dei più deboli (nonostante gli errori fattuali comessi) si schierasse apertamente contro un “progresso” che spinge ineluttabilmente verso l’eugenetica, verso la manipolazione della vita umana, verso una concezione che dietro la maschera dei “desideri” individuali che automaticamente diventano diritti nasconde la subordinazione al potere manipolatorio delle multinazionali, non avrei difficoltà alcuna a ri-dirmi di sinistra. Constato che non accade, e ipotizzo il motivo per cui, secondo me, non accadrà.
Detto questo, non mi sembra il caso che intervenga più sull’argomento specifico. Se son rose, fioriranno, come suole dirsi.
armando
E rimarrà quella fino a quando nel mondo esisteranno diseguaglianze, ingiustizie, oppressione e sfruttamento ad opera di uomini su altri uomini. (Fabrizio)
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Caro Fabrizio, a mio parere le diseguaglianze sarà possibile ridurle, ma non credo affatto che un giorno scompariranno. Nondimeno sono d’accordo con te quando scrivi che “è meglio vivere lottando piuttosto che servire”.
@Fabrizio Marchi: “…..io non capisco il perchè di tanto incaponimento da parte tua, di Iulbriner, di Ckkb, nel venire su un sito dichiaratamente di sinistra e voler tentare a tutti i costi cercare di farci cambiare idea”.
Rispondo, ovviamente, per me stesso.
Non so bene dove tu abbia avvertito, nei miei pochi ed occasionali interventi, la pericolosa e incombente minaccia di far cambiare idea a te o a chiunque altro.
Soprattutto in quest’ultimo caso, dove mi sono limitato a fornire il quadro concettuale d’insieme con il quale, ormai da decenni, si osservano e si qualificano politiche, culture ed ideologie, assegnandole all’una o all’altra fazione politica sui parametri concettuali della maggiore richiesta di “Stato” (poteri pubblici) o sul suo contrario (maggiore libertà privata).
Non lo dice iulbrinner in preda ad un eventuale delirio d’onnipotenza; lo dice la letteratura scientifica in materia alla quale, se permetti, una certa attenzione andrebbe rivolta, di tanto in tanto, trattandosi di tematiche di ordine storico, politico e sociale di una certa complessità.
Perché questa “fornitura” di concetti non richiesta?
Per una ragione molto semplice e meno dietrologica di quanto pensi.
Per chiudere il cerchio argomentativo avviato qualche tempo fa, su queste stesse pagine, con Rino e finalizzato ad evidenziare, stavolta in modo concludente, come la questione maschile sia avvitata intorno ad un’indeterminatezza concettuale tale, sia talmente priva di una linea d’indirizzo definita, sia talmente povera di un’elaborazione intellettuale di livello adeguato alle necessità, da condurre a ragionamenti nei quali il “capitalismo” sarebbe una sorta di spectre mondiale che avrebbe manipolato le coscienze femminili, facendone l’avanguardia inconsapevole del proprio ordine economico, finalizzato a mantenere i c.d. uominibeta nel gradino più basso.
Roba da fumetti adolescenziali nei quali far riecheggiare le sessantottine critiche “antisistema”.
Vorrei moderatamente ricordare, a coloro che non se ne fossero accorti, che il capitalismo (l’economia di mercato) è l’unico modello economicistico storicamente sperimentato che abbia sollevato miliardi di esseri umani dal flagello endemico della fame e della miseria, assicurando condizioni di vita dignitosa agli uomini alfa, beta e gamma e permettendo, attraverso la tecnologia, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, premessa per il loro massiccio ingresso in una società dove non c’era più da spaccare pietre ma solo da spingere bottoni.
Vorrei altrettanto ricordare che tanto Geronimo, quanto Che Guevara, tanto Garibaldi quanto Napoleone, per non parlare di Totò Riina o di Provenzano, erano a tutti gli effetti c.d. uominialfa, in quanto erano le figure dominanti delle loro rispettive consorterie. L’alfismo (se mi passate questo orrendo neologismo) non è il frutto di un complotto planetario, ma la stabile condizione “etologica” dell’essere umano che suddivide, dalla notte dei tempi, gli uomini in capi e gregari, in capaci ed incapaci, in furbi e sciocchi, in intelligenti e stupidi, in coraggiosi e vili e via discorrendo.
E questo non è cercare di far cambiare idea a qualcuno ma semplicemente riportare le questioni al loro ineludibile quadro di realtà.
Quindi, dove voglio andare a parare?
Alla semplice considerazione che alla QM manca una testa pensante (un’elite dirigente) che sappia fornire questo quadro di realtà, in tutte le sue numerose e tutt’altro che amatoriali sfaccettature.
Che sappia ricordare come le coordinate dx/sx sono parametri di riferimento superati sì, ma non in un contesto che va sempre più sostituendo alle tradizionali categorie d’indagine economica – oramai mondialmente acclarate, all’interno della visione liberista corredata di welfare sociale – quelle meno visibili ma infinitamente più penetranti che definirò, con larga approssimazione ma per comodità di sintesi, come “culturalismo” versus “giusnaturalismo” (quest’ultimo termine da assumere in un senso ampio più che letterale).
E’ su quel versante, oramai, che si giocano le vere divisioni politiche e le partite della QM – come Rino dovrebbe sapere – ed è su quel versante che le lenti ideologiche hanno, ormai da diverso tempo, portato le deformazioni informative, cognitive e formative che definiscono la nostra epoca e la condizione maschile al suo interno.
In altre parole, si continua a parlare del nulla politico o, tutt’al più, ad immaginarsi tifosi (questo sì, appare con chiarezza) di un qualche sol dell’avvenire di qualunque colorazione – seppure inesistente alla prova dei fatti – che sappia dare un qualche sollievo agli svariati malesseri personali e personalmente rappresentati a cui assegnare l’etichetta di questione politica.
Naturalmente lascio queste personali riflessioni alle polemiche di maniera che mi interessano poco o punto, rimanendo comunque in attesa di conoscere, nella loro preannunciata completezza, le argomentazioni di merito che Rino mantiene all’interno di una strana, inespressa nebulosa, per tentare di cavare il ragno dal buco nel quale sembra precipitato.
Questione banale di curiosità personale.
Detto questo, che ognuno navighi nel mare che gli è più congeniale, senza però starsi a lamentare se l’inconcludenza della navigazione a vista non porta da nessuna parte.
Di nuovo e conclusivamente saluti
…A questo punto, Iulbrinner, nella speranza che i saluti siano veramente conclusi… Anche perchè continuo a non capire il tuo ulteriore incaponimento a scrivere su questo sito dal momento che ci ritieni incapaci di una elaborazione teorica degna di questo nome. Cito testualmente le tue parole:”La questione maschile è…talmente povera di un’elaborazione intellettuale di livello adeguato alle necessità, da condurre a ragionamenti nei quali il “capitalismo” sarebbe una sorta di spectre mondiale che avrebbe manipolato le coscienze femminili, facendone l’avanguardia inconsapevole del proprio ordine economico, finalizzato a mantenere i c.d. uominibeta nel gradino più basso.
Roba da fumetti adolescenziali…”. Il riferimento alla nostra analisi è evidente.
Mi fermo e non vado avanti. Chiarisco solo che non ho MAI, e sottolineo MAI parlato di una inconsapevolezza femminile (vatti a leggere il mio libro ma ovviamente non lo farai).
Ritengo superfluo a questo punto risponderti.
La tua supponenza, la tua arroganza, la tua spocchia sono tali e tante che non meritano risposte. Ogni tua parola trasuda di “superomismo” da accatto.
Ribadisco che non capisco cosa ci stia a fare anche per un solo secondo un individuo della tua specie su questo sito.
D’altronde ti ritieni un maschio alpha (naturalmente non hai capito nulla, o fai finta di non capire, cosa intendiamo noi per maschi alpha e beta ma non importa), e allora, ragione di più per levare le tende a andartene con quelli come te che la vedono come te.
E’ ora di fare un po’ di pulizia su questo blog. Ho cominciato ieri con i cialtroni, proseguo oggi con gli spocchiosi classisti e arroganti come te. Non ce ne facciamo nulla di elementi come te.
Se vuoi parlare con Rino puoi farlo sul suo sito; non hai certo bisogno di farlo qui.
Crea il tuo laboratorio di intellettuali veri o presunti e lascia noi, poveri manovali dell’intelletto, nella nostra condizione di uomini beta, con la u e la b minuscola (per come la vedi tu, ovviamente).
Spero che tu abbia un minimo di amor proprio e che non ti faccia più vedere da queste parti. In ogni caso sarai censurato. A meno che tu non rivolga pubbliche scuse a tutti gli Uomini Beta (con le maiuscole) che animano questo sito. Lascerò a loro la decisione se accettare le tue scuse (che non saranno mai presentate) o rigettarle.
Adesso vai pure in giro a dire che i “Kommunisti” (tanto anche se entrassi nel merito per te questo rimarrei, o tutt’al più un farneticante nostalgico sessantottino) sono sempre i soliti e che non cambieranno mai.
Ti rispondo, in questo caso, con un sonoro “Me ne frego”. Guarda che sei riuscito a farmi dire…Per te mi sono anche tolto per un attimo il paraocchi, che onore che ti ho fatto…
Fabrizio Marchi
Detto questo, che ognuno navighi nel mare che gli è più congeniale, senza però starsi a lamentare se l’inconcludenza della navigazione a vista non porta da nessuna parte. (iulbrinner)
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Qualcuno in questo forum ha scritto che sei laureato in sociologia; pertanto sei sicuramente più preparato di me (e di altri) riguardo a certe questioni, visto che io sono un modesto diplomato in ragioneria. Condivido la tua osservazione riguardo al fatto che, pur con i suoi difetti (aggiungo io), il capitalismo è l’unico modello economicistico storicamente sperimentato che abbia sollevato miliardi di esseri umani dal flagello endemico della fame e della miseria,
Ma resta il fatto che l’impressione che mi dai (ripeto: l’impressione) è quella di un uomo un po’ snob, convinto di avere la verità in tasca. Magari mi sbaglio, dato che non ti conosco, ma questo è quello che penso. E mi spiace pure pensarlo, perché sono convinto che se fossi un po’ meno altezzoso e ti sforzassi di comprendere almeno un po’ le ragioni degli “inferiori uomini beta”, potresti dare un buon contributo alla questione maschile
Saluti dalle Marche.
Iulbrinner dixit -Alla semplice considerazione che alla QM manca una testa pensante (un’elite dirigente) che sappia fornire questo quadro di realtà, in tutte le sue numerose e tutt’altro che amatoriali sfaccettature.
Che sappia ricordare come le coordinate dx/sx sono parametri di riferimento superati sì, ma non in un contesto che va sempre più sostituendo alle tradizionali categorie d’indagine economica – oramai mondialmente acclarate, all’interno della visione liberista corredata di welfare sociale – quelle meno visibili ma infinitamente più penetranti che definirò, con larga approssimazione ma per comodità di sintesi, come “culturalismo” versus “giusnaturalismo” (quest’ultimo termine da assumere in un senso ampio più che letterale).
Per quel che mi riguarda la mancanza di un quadro dirigente che promuova la questione maschile seguendo certi paradigmi culturali spero che continui a mancare.
Tra l’altro il Movimento Uomini Beta nasce proprio per bilanciare quel dualismo tra culturalismo (non nel senso dispregiativo con cui lo intendono intellettuali come Fini o Blondet) e certo rinascente giusnaturalismo neocon.
Fabrizio propone un dualismo tra due macro opzioni filosofiche e concettuali che in effetti sussistono da sempre.Vi porto un esempio tra due opzioni:
http://cronologia.leonardo.it/mondo23i.htm
(opzioni giusnaturaliste avvallate da fior di intellettuali)
e
http://www.marxismo.net/teoria/malcom_x.html
Voi chi mettereste a destra e chi a sinistra?
di un qualche sol dell’avvenire di qualunque colorazione – seppure inesistente alla prova dei fatti – che sappia dare un qualche sollievo agli svariati malesseri personali e personalmente rappresentati a cui assegnare l’etichetta di questione politica. (iulbrinner)
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iulbrinner, mi ero dimenticato di rivolgerti una domanda: tu, pur essendo un “maschio alpha”, non hai neppure un malessere personale? Mi perdoni se ti dico che non ci credo neppure un po’ ?
Caro Fabrizio, non ti preoccupare, non mi dovevi proprio nulla, io metto solo sul tavolo il mio “vissuto” con la massima onestà possibile, poi se qualcuno vuole discutere ne parliamo, se no parliamo d’altro. Basta che si parli. Io mi pongo sempre così. La tua risposta mi fa venire in mente altri aspetti del problema, non mi sembra che la pensiamo troppo diversamente, secondo me guardiamo solo aspetti diversi di una questione che è la stessa. Intanto sulla causa delle diseguaglianze. Verissimo che in teoria il “terzo mondo” dovrebbe essere il più ricco. Pensa all’Africa, ha una riserva di materie prime gigantesca: se fosse solo quello il motore della supremazia economica dovremmo essere noi a emigrare in Rwanda in cerca di lavoro e finire sui marciapiedi a vendere borse false. Ma le materie prime non servono a niente se non c’è la capacità di amministrarle, intendo amministrarle per il miglior uso nel sistema economico vigente. Pensa al Coltan [http://en.wikipedia.org/wiki/Coltan], a cosa servirebbe se non in un’economia largamente globale e informatizzata come la nostra? Ma il punto non è questo. Il punto è che finita l’epoca della colonizzazione, l’Africa si è trovata largamente incapace di entrare nelle regole di un mondo ormai industrializzato: che l’industrializzazione sia stata un bene o un male è tutto da discutere, ma è un fatto che il processo dura ormai da 200 anni ed è connaturato a quella che noi chiamiamo “civilizzazione”, che a forza di massacri e orrori di ogni genere ha comunque prodotto un maggior benessere per un gran numero di persone (parlo della media delle persone, non fraintendermi. Lo so che ancora oggi c’è gente che vive in condizioni disumane, dico solo che ci sono più persone che vivono a un livello decente che nel passato). Con questo non intendo dire che la colonizzazione fosse buona, lungi da me, è stata solo uno dei centomila capitoli dell’umana stronzaggine. Ma – almeno nel caso dell’Africa – la fine della colonizzazione ha portato a un disorientamento generale sfociato in guerre civili/tribali spaventose o all’elezione “democratica” al governo di signori della guerra o al dominio di personaggi allucinanti come Idi Amin o altri dittatori e golpisti che per proprio guadagno personale non hanno esitato un secondo a svendere all’Occidente sfruttatore la loro riserva di materie prime e forza lavoro. In questo direi che la pensiamo allo stesso modo. Io però rimango dell’idea che sia comunque il “caso” la fonte delle disuguaglianze, nel senso che una volta stabilito che io, tu e tutti gli altri viviamo in un determinato stato di cose che ora come ora è configurato in questo modo, e non possiamo sfuggirgli, la nostra vita sarà determinata dal semplice fatto di nascere nell’uno o nell’altro punto di questo stato di cose. Non ci piove che è giusto e sacrosanto combattere per liberarsi dal giogo degli sfruttatori, ma allora sei anche qui d’accordo con me: la sinistra è il superamento dell’ordine sociale esistente.
In questo senso non vedo che valore possa avere la diatriba fra uomini beta di sx e uomini beta di dx. Mettiamola per assurdo (faccio volutamente delle iperboli, okay? Esagero per far capire cosa intendo). Gli UB di sx pensano che un nuovo socialismo “più umano, più vero” risolverà la generale insoddisfazione umana, porrà fine allo sfruttamento dei popoli e garantirà, in subordine, un miglior trattamento agli UB del mondo intero. Come diceva Gaber: “Chissà nel socialismo, che scopate”. Peccato che questo dovrà passare per forza per sommovimenti, rivoluzioni e spargimenti di sangue. Domanda: cosa cambia? La razza umana si scanna praticamente da quando esiste, e un motivo vale l’altro. Purché ci sia quella botta di adrenalina che ti fa sentire vivo.
Gli UB di dx pensano che il “ritorno all’antico” riporterà miracolosamente la razza umana a un’età migliore, dominata dai “valori”, dall’“onore”, dal “sangue” e, in subordine, al ruolo di “angelo del focolare” della donna. Peccato che questo dovrà passare per forza per spargimenti di sangue. Anzi, gli spargimenti di sangue sono lo stato naturale dell’umanità. Cosa cambia?
Cambia che per interpretare il presente le forme storiche di questa dicotomia non serviranno più a una beata cippa. Quello che intendevo nel mio intervento. Secondo me la rivoluzione non passerà né per la dx né per la sx “storiche”. Passerà per uomini soli che compieranno gesti clamorosi contro le autorità, come Joe Stack, avete presente il “pazzo mitomane” che si è schiantato contro un ufficio del Fisco americano? Il “folle suicida” ce l’aveva a morte con le politiche di “bailout”, cioè quello che stiamo vedendo anche qui in Italia: le banche (o la Enron, o la Parmalat) falliscono, il governo le salva riempiendole di soldi tolti di tasca al contribuente. Contribuente = Uomo Beta Cornuto & Mazziato. E i colpevoli che hanno tolto al pensionato di turno i risparmi di una vita sono liberi e felici. Non so voi, ma a me Joe Stack non sembra tanto un “folle mitomane” quanto un Uomo Beta così esasperato e deluso da non avere altra soluzione alla sua rabbia che un gesto disperato e autolesionista. Vi ricorda qualcuno? Non so, tipo i padri separati ridotti sul lastrico, emarginati e oltretutto coglionati perché “immaturi che non sanno organizzarsi la vita”?
La tua interpretazione del mio “distacco” mi sta bene, purché ci intendiamo: io non sono distaccato perché mi credo superiore in virtù della mia benestanza, assolutamente. Era quello che intendevo quando dicevo che so di essere un privilegiato. Il fatto è che se non ridefiniamo i termini della lotta di classe, io finisco per essere irriducibilmente alieno alla sx storicamente configurata: perché io sono figlio di industriali, per cui “borghese”. Per nascita. E tale mi sono sentito definire. (Nel 1978, quando avevo 12 anni, un compagno di scuola di seconda media mi chiamò “sfruttatore del proletariato”. A 12 anni, pensa un po’ tu. Io non sapevo cosa volesse dire, e secondo me non lo sapeva neanche lui). Per cui, per definizione, io non posso essere di sx, neanche se ne condivido certe idee. Se dici che osservo le cose dall’alto mi sta bene, ma non se pensi che io mi creda superiore. Non è così. Mi credo più fortunato, certamente, questo sì. Ma non sono calvinista: non mi ritengo più amato da Dio. Credo solo che la questione degli UB sia da affrontare con altri punti di vista. (Ripeto: Joe Stack).
La questione destra-sinistra non mi sembra affatto una sega ideologica. Mi sembra solo da ridefinire al di là delle sue forme storiche e da ricostruire profondamente alla luce di un mondo profondamente cambiato.
Curioso: il tuo esempio sull’impresa mi sembra calzantissimo, fatte le debite sostituzioni, per definire la condizione del matrimonio nella società attuale. Hai ragione: la destra sta in alto e non prende mai le difese del più debole. Quello è compito della sinistra. Finché non arriva in alto, e a quel punto si trasforma in destra. In questo senso sì, i termini si possono cambiare tranquillamente, non significano nulla.
Leggo altri commenti e così, di getto, mi sembra che ci sia un problema anche sulla presunta “leadership” del movimento, o sulla sua “capacità di elaborazione intellettuale”. Ecco, il problema della leadership mi sembra una di quelle categorie deteriori che prima o poi affiorano in qualsiasi dibattito minato dalle forme storiche della dx e della sx. Di nuovo la separazione fra avanguardie e retroguardie. Secondo me va superata. Vi prego, la filosofia è importante, non dico di no, ma pensiamo al concreto.
Smetto qui. Parlate voi.
Ottimo intervento, caro MarcoP, puntuale, analitico e intelligente, e soprattutto animato da un reale spirito costruttivo. Condivido una buona parte delle cose che hai detto e naturalmente ce ne sono altre sulle quali non sono d’accordo. Ma vedo che ci comprendiamo entrambi e non ci schermiamo dietro a posizioni ideologiche precostituite. Apprezzo molto la tua schiettezza e la tua onestà intellettuale ed è questo che fa sì che i nostri due linguaggi possano incontrarsi.
Ti risponderò nei prossimi giorni perchè hai toccato, come sempre, argomenti molto interessanti che meritano riflessioni più approfondite di quelle che posso fare in questo momento e con poco tempo.
Mi fa veramente molto piacere averti qui; diciamo un borghese per nascita (non è certo colpa tua…:-) , ecco che rientra in ballo il “caso”) laico, consapevole, lucido e, sembrerebbe, illuminato…
Solo due cose in questo post. La prima è che il fatto di appartenere ad una determinata classe sociale, non significa necessariamente che si debba aderire (peggio se acriticamente) alle sue ragioni e ai suoi interessi.
Anche Engels era figlio di industriali, Mao era figlio di un piccolo mandarino (all’epoca in Cina significava essere dei superprivilegiati), Che Guevara era di estrazione medio borghese (date le condizioni dell’America Latina, vale per lui lo stesso discorso di Mao). Per non parlare dei cosiddetti socialisti utopisti che erano tutti industriali o, come te, figli di industriali. E se vuoi, anche Francesco d’Assisi e Don Milani, tanto caro, giustamente, al nostro amico Rino e non solo a lui, hanno avvertito, in forme in parte diverse, lo stesso richiamo. Ne potremmo citare molti altri.
Questo significa che è vero solo in parte che le condizioni di classe creano la coscienza e non viceversa, come diceva Marx. Esiste una chiamata (non sempre, ovviamente, e non per tutti) che ci fa fare delle scelte di campo, ci fa andare oltre le nostre condizioni individuali e sociali. Che cosa sia a generarla non lo so e forse nessuno lo sa. E’ come se ad un certo punto della propria vita un uomo sentisse che non può fare a meno di fare quella cosa che ormai da tempo pensa sia giusto fare. E lo fa. E’ valso anche per tanti altri e in qualche misura è valso anche per noi. Perdona se mi permetto di dirti questo, forse mi prendo delle eccessive libertà ma, anche se non ti conosco, mi pare di scorgere fra le righe, nelle tue parole, proprio quella “chiamata alle armi”, anche se a te, ovviamente, appare ancora come un’ipotesi assolutamente remota. Ci sta anche questo. Però, credimi, hai troppa consapevolezza della tua condizione per poterne parlare nel modo in cui ne parli. La tua lucidità nell’analizzare la realtà ci dice che questa è il frutto di un’astrazione concettuale e intellettuale (dalla tua condizione sociale) e forse (ho detto forse) anche di altra natura, più profonda ancora, più spirituale…Naturalmente questa tua stessa lucidità potrebbe portarti a rimanere nella tua condizione e a continuare ad osservare il mondo con la stessa lucidità e con una discreta dose di cinismo (che non vuol dire malvagità) in più. E’ inevitabile. Quando si è consapevoli ma non ci si muove dalle proprie posizioni, in qualche modo ci si deve schermare. A meno che questo processo interiore di consapevolezza non sia già ad uno stadio troppo avanzato, dal quale non può più esserci ritorno.
Nel tuo caso, mi dispiace per te, caro MarcoP, ma ho l’impressione che tu sia già a un buon punto di “cottura …Non lo sappiamo, ce lo dirà la realtà e la storia…Naturalmente da queste parti ne saremmo felici.
Detto ciò, tornando a noi, e spezzando una lancia nei confronti del vecchio Marx (dopo averlo sacrosantamente criticato, toccherà anche a lui ogni tanto, o no?…:-) ) è solo la coscienza di classe che crea la classe. Oggi, ad esempio, esiste solamente la borghesia mentre non esiste il proletariato. Non certo perché questo non esista realmente, ma perché non ha coscienza di se stesso come classe. E infatti esiste solo la borghesia, che ha massacrato e liquefatto culturalmente le altre classi sociali alle quali non rimane che adeguarsi ai modelli sociali dominanti, come sosteneva anche Pasolini. E’ in questo modo, grazie a questa gigantesca offensiva culturale, che la borghesia ha vinto, prima ancora che con le ristrutturazioni industriali e la globalizzazione capitalista (che c’è sempre stata da quando esiste il capitalismo).
Il proletariato si definisce tale quando acquisisce coscienza di sé come classe. Viceversa abbiamo solo una massa di persone abbrutite e prive di una reale identità. E bada che questo va ad incidere anche sulle identità individuali. Io non sono uno di quelli che pone la coscienza di classe prima di quella individuale o che considera quest’ultima succedanea alla prima. Tutt’altro. Altrimenti non avrei potuto fare il discorso che ho fatto prima. Penso solo che le due cose marcino parallelamente. In fondo anche per te, rovesciando il paradigma, vale questo discorso. Tu sei ad un bivio, è evidente. Riconosci le ragioni degli altri (coscienza individuale) ma la tua condizione di classe (coscienza di classe) ti impedisce di aderirvi. Come andrà a finire il tuo “caso” individuale, come ripeto, ce lo dirà solo la storia (anche se tu, dentro di te, già lo sai, anche se credi di non saperlo…ti ci vorrà l’ostetrica socratica…).
A questo proposito ti segnalo un vecchio aforisma tibetano che ho scovato ormai parecchio tempo fa su un libro. Dice il vecchio saggio tibetano:”Quando sei di fronte ad un bivio, scegli sempre il sentiero più impervio; è quella la strada giusta”.
Chiudo, cambiando completamente discorso, con un’ultimissima e brevissima riflessione sulla questione della leadership che tu hai sollevato. E l’hai sollevata perché evidentemente qualcosa ha fatto vibrare le tue corde di uomo intelligente e avvertito.
Siamo pochi, sparsi e, come puoi vedere, inevitabilmente divisi per il fatto di avere idee completamente diverse. Eppure il germe del comando, della egemonia, della “leadership”, insomma della volontà di potenza, è già fra noi. Da una parte mi viene da ridere, data la situazione, dall’altra un po’ questa vicenda mi preoccupa. Perché rischia di non farci lavorare serenamente e crearci dei problemi. Non mi riferisco al nostro interno, sia chiaro, però forse la nascita non dico di un nuovo movimento, perché ancora non lo siamo, ma di un nuovo punto di vista organizzato sulla QM, potrebbe creare comunque dello scompiglio, diciamo così. Non ce l’ho con nessuno in particolare, voglio sottolinearlo, però posso garantirti che in un passato recente, prima ancora che decidessi di dar vita agli Uomini Beta, qualcosa del genere serpeggiava; voci, illazioni, dicerie su presunte velleità dirigiste del sottoscritto, ad esempio. Stronzate naturalmente, anche perché chi è cosciente della situazione sa perfettamente a quali conseguenze va incontro un uomo di sinistra, impegnato politicamente e professionalmente, nel momento in cui sceglie di esporsi pubblicamente sulla QM. Ma tant’è. E’ un germe antico, porta discordia e divisione. Io per parte mia, metterei non una, ma centomila firme, per avere con me decine e centinaia di uomini intelligenti e consapevoli capaci di metterci la faccia e in grado di portare avanti il nostro Movimento in una dimensione di totale direzione collegiale. Un Movimento che potrà crescere e svilupparsi solo e proprio se saprà fare questo. Solo e proprio se saprà andare, per capirci, nella direzione opposta a quella elitaria e leaderistica indicata da Iulbrinner nel suo ultimo post.
Questo è il mio obiettivo strategico e a questo lavoro.
Fabrizio Marchi
Tantissime le questioni interessanti che sono state sollevate. Esprimo qualche considerazione sul Capitalismo come il migliore tra i sistemi socio-economici che abbiano visto la luce, in grado di sollevare la popolazione dalla miseria in cui si era dibattuta fino al suo avvento. Questo può essere parzialmente vero per il solo mondo occidentale, in quanto la sua applicazione in altre realtà geografiche ha comportato ben pochi benefici, ma ha anzi finito per destrutturare società che fino al suo avvento riuscivano, sia pure con difficoltà, a far fronte alle diverse esigenze del vivere quotidiano. Oggi queste società non solo non possiedono più quelle prerogative, ma non hanno conosciuto, o in minima parte, il progresso, concetto decisamente contraddittorio, che ha caratterizzato il mondo occidentale.
Arriviamo quindi a questo progresso. Innegabilmente il mondo occidentale come lo intendiamo abitualmente ha conosciuto un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita di una parte molto consistente della sua popolazione, soprattutto nel corso della seconda metà del secolo scorso. Ma perchè questo è accaduto? Credo che nessuno possa affermare che è merito delle qualità intrinseche del sistema capitalistico. Il Capitalismo “puro” che non è sostanzialmente solo quello delle origini, ma che sopravvive fino ai primi decenni del secolo scorso, è ben poco in grado di migliorare in maniera generalizzata le condizioni di vita della popolazione. Esso non ha fatto altro che sostituire al dominio del patrizio-feudatario-aristocratico sul plebeo-servo della gleba-popolano quello del borghese sul proletario-salariato. Insomma abbiamo visto tutti immagini o letto racconti di che cosa voleva dire essere lavoratore in quell’epoca. Poi piano piano si fanno strada le forze sindacali e in generale di sinistra. Atraverso decenni di lotte, scioperi, scontri, ecc., queste forze riescono a dar vita a un “Capitalismo dal volto umano”, a una sorta di socialdemocrazia che rappresenta ancor oggi il risultato migliore raggiunto dal progresso materiale umano. E volutamente ho scritto “progresso materiale”, in quanto a un discorso più latamente “esistenziale” io non posso tacere che proprio nel miglior sistema socio-economico la depressione è galoppante, l’utilizzo di psicofarmaci oramai un business enorme, il tasso di suicidi impressionante, per non partlare dei tumori, malattie sulla cui spaventosa diffusione, secondo molti, proprio il “progresso” sarebbe responsabile.
La morale è insomma che ancora una volta misurare il benessere di una società in termini esclusivamente materiali è limitante.
Le stesse relazioni umane, e non solo fra i due sessi, paiono oggigiorno ancor più deboli che in passato. A questo proposito in tanti conosciamo Zygmunt Baumann e la sua teoria della “modernità liquida”
Il sistema attuale entra in crisi, dal punto di vista materiale, proprio quando queste forze di sinistra, non sono più in grado di controbilanciare la spinta “egoistica” che il Capitalismo esprime, se ne vengono allentate le redini.
L’idea del libero mercato che si autoregola a beneficio di tutti è ormai una teoria che fa sorridere. Il Capitalismo va “domato”, altrimenti inevitabilmente degenera.
Quindi un sistema capitalistico di stampo social- democratico è tutt’altro che una sventura. Esso d’altronde si è manifestato in maniera soddisfacente in poche realtà. Trascurando i Paesi scandinavi, favoriti dal numero esiguo di abitanti e dalla massiccia disponibilità di risorse naturali, mi viene da pensare alla Germania degli ultimi 50 anni.
Rimangono aperte le questioni “degenerate”relative al rapporto fra i sessi, al problema ambientale, alla gestione dei grandi mezzi di comunicazione, ecc.. tutte questioni da affrontare secondo me in chiave autenticamente democratica, in cui tutti si facciano carico di diritti e doveri.
>Questo può essere parzialmente vero per il solo >mondo occidentale, in quanto la sua applicazione in >altre realtà geografiche ha comportato ben pochi >benefici
Alessandro, io non sono un uomo di sinistra, perciò mi rendo conto che le mie idee possono non piacere in questa sede, però che il sistema capitalista occidentale, pur con tutti i suoi difetti, sia stato migliore di quello sovietico (tanto per portare un esempio) è un dato di fatto. Inoltre devi sapere che per far sì che una parte minoritaria della popolazione mondiale stia bene – o, cmq, meglio di altre – ci deve essere per forza di cose qualcuno che soffre. Questa è l’amara realtà del mondo e della razza umana. Tutto il resto è utopia. Le società perfette non potranno mai esistere.
http://contemporanea.netsons.org/rivoluzione-comunista/perch%25C3%25A9-fallisce-il-comunismo-sovietico
Però allora, caro Roberto, coerentemente con ciò che affermi, dovresti tenerti stretta questa situazione da te ritenuta immutabile e immodificabile e accettare lo status quo. Cioè accettare di essere un uomo qualsiasi, un beta, che non conta nulla, ma proprio nulla, subordinato e subalterno a tutto e a tutti ma soprattuto a tutte. Non negarlo perchè altrimenti non stavi qua.
Vi piace questo mondo? E allora tenetevelo!…Poi però non lamentatevi. C’è una contraddizione stridente in queste posizioni, grande come una casa, però vi ostinate a non volerlo ammettere.
Se il mondo non si può cambiare tanto meglio adeguarvisi. E allora perchè non vi adeguate al dominio del “femminile” sul “maschile”? Fate buon viso a cattivo gioco, tanto le cose non si potranno mai cambiare. A cosa servirebbe prendersela tanto? Meglio accucciarsi e ruspare qualche briciola…
Non c’è che dire, un bel Bignami sulla storia del “comunismo” sovietico e del suo fallimento…e va bè, le cose sono un “tantinello” più complicate…
In ogni caso, come ripeto, nessuno è obbligato a pensare che “un altro mondo è possibile”…
Se questo vi piace tenetevelo. Io non sto facendo quello che sto facendo per ideologia, sai quanto me ne frega…Lo sto facendo perchè, personalmente, considero questo mondo insopportabile. Se non la pensassi in questo modo mi godrei serenamente i benefici che questo mondo mi darebbe…Non vedo perchè tu non lo faccia (e quelli che la pensano come te). Invece che perdere tempo con quelli, come noi, a cui questo mondo non piace e vorrebbero trasformarlo. Ripeto, non per ideologia, ma perchè ci campano male…
Non vorrei sembrarti scortese, anzi, sono contento che tu sia qui. Però è bene che tu sappia che questo non è un sito “politicamente corretto” ed io, benchè ne sia l’ideatore nonchè il fondatore, non vesto i panni del moderatore, ma esprimo le mie opinioni proprio come tutti, con rispetto assoluto degli altri, ma senza mediazioni di alcun genere..
Qui siamo tutti uguali, non ci sono gerarchie, capi, capetti e sottopanza. Noi questa roba la buttiamo al macero. Qui conta solo il valore degli uomini che partecipano alla discussione. Punto.
Eh, eh, Fabrizio, benvenuto nel mondo dei “movimenti maschili”, bisogna provare per credere….
Ti assicuro che quando si conoscono bene gli uomini…. si torna a rivalutare le donne…;-))
Io, Roberto, ho conosciuto diversi russi. Nessuno di questi è un celebratore del regime sovietico, ma molti di essi, dopo aver vissuto a lungo nell’attuale società russa, che somiglia alla nostra, sono nostalgici di quel regime. E’ molto curioso questo, ma è così. Nei Paesi dell’ex URSS si è allargata la forbice tra gli uomini alfa e quelli beta, come sta accadendo da noi. E come accade da noi, gli uomini alfa, tra i quali vi sono, come sappiamo, anche coloro che detengono il potere politico, ben poco si occupano di ciò che attiene all’esistenza dei beta, categoria pur molto diversificata al suo interno.
Con ciò non sto difendendo il regime sovietico, che aveva limiti enormi. La storia però non è solo quella che troviamo nei libri di scuola o nei saggi di vario orientamento politico. La storia sono anche le testimonianze di chi un mondo lo ha vissuto e sperimentato sulla sua pelle.
La mia esperienza è che quando si conosce bene se stessi, la propria e altrui paternità, il valore degli uomini nella Storia, non si può che provare ammirazione e rispetto e riconoscenza. E in particolare quando si conoscono gli uomini che affrontano la drammatica consapevolezza della condizione dei maschi nel mondo attuale. Condizione attraverso la quale passa, da sempre, la condizione di tutti.
Aggiungo che l’esperienza di ammirazione, rispetto e riconoscenza di cui sopra è legata ad un’altra esperienza di questi anni di discussione in lista: è di grande aiuto discutere sulla base di una conoscenza di persona delle persone con cui si discute. La conoscenza di persona è spesso in grado di costruire un sentimento di amicizia che consente di creare il senso e la consapevolezza di appartenere alla comunità di uomini che discutono su un tema così nuovo e, tra l’altro, dalle risonanze personali molto forti. Il che aiuta a mantenere la discussione e il confronto in un ambito più positivo e costruttivo. E questo a prescindere dalle diverse appartenenze culturali o politiche. In sintesi, a mio avviso, che conta è prima di tutto quanto più di tutto manca oggi (e infatti è quasi proibito: una riunione tra maschi è assimilata dal politycall correct alla “riunione sediziosa”): la capacità di amicizia e di confronto costruttivo tra uomini da vivere in ambiti, spazi e tempi (forme organizzative:anche una birra insieme) che rendano questo possibile. Pertanto mi sembra sensata la proposta, di una pizza con birra da qualche parte.
Mai negatomi ad una birra con altri…io sono a Roma però…la vedo dura…
Non solo russi, caro Alessandro, ma anche rumeni e molti polacchi e, anche se può sembrarci incredibile, molti tedeschi della ex DDR…
Su 10 rumeni con cui ho parlato per vari motivi, uomini e donne, il’90% posso assicurarvi che rimpiangeva il vecchio regime di Ceaucescu…cosa per per me terrificante, ma tant’è…
Diversa però la situazione in Ungheria e nella Repubblica ceca, paesi più ricchi, decisamente mitteleuropei, che hanno vissuto con più violenza l’oppressione sovietica e dove c’era già un forte sentimento anticomunista.
Comunque ciò che dici è verissimo. E’ già passata in quella parte di mondo la “sbornia capitalista” e il sogno è già svanito…
Comunque un’altro aspetto che non si prende mai in considerazione quando si fanno questi discorsi, è che noi viviamo nel cuore del capitalismo, al centro dell’impero. Ma si dimentica che il capitalismo non c’è solo in Svizzera o nel Canton Ticino ma anche nelle Filippine, in America Latina, in Asia e ora anche in Russia (dove si calcola ci siano 100 milioni di poveri, praticamente la metà della popolazione). E si manifesta in forme molto più selvagge che interessano la grande maggioranza della popolazione del pianeta.
Insomma non tutti i sudditi sono “civis romanus sum” che godono del loro status privilegiato. Un conto era vivere a Roma ed essere cittadini romani e un conto vivere nella Gallia o nella Giudea, per non parlare degli schiavi…E anche l’impero romano era più evoluto rispetto alle altre culture ma ciò non toglie che si fondava sull’ingiustizia…e anche l’impero romano ha prodotto la sua negazione: il Cristianesimo. Ma la storia in pillole non mi è mai piaciuta e si rischia di banalizzare…
Quando visitai alcuni paesi dell’est, la Romania di Ceausescu e la sua gentile consorte, aveva una situazione ben peggiore dell’Ungheria o della Cecoslovacchia, bisognava pagare il permesso di soggiorno anche da turisti: 24 dollari 3 giorni, solo dollari e in maniera minore i marchi valevano, altrimenti con la loro moneta prendevi solo roba scadente.
La cosa comune per la gente di quei paesi era l’ammirazione per l’Italia e la mafia, beh gli sarà passata.
Ero vagamente di sinistra allora, ma l’Europa in generale mi piaceva per altre ragioni. La democrazia e alcune differenze sociali per me sono necessarie perché ci sia gente che abbia la spinta per creare liberamente ed intrapendere.
Verissimo Fabrizio. Il Comunismo, pur con tutti i suoi limiti, dalla scarsa libertà offerta alla manipolazione dei mezzi di comunicazione, ecc ( ovviamente sto facendo riferimento al Comunismo del disgelo, quello al tramonto, tralasciando la stagione staliniana che è orrenda) offriva anche quella modesta, ma comunque preziosa, sicurezza economica, che oggi in tanti di quei Paesi è venuta a mancare ed è rimpianta.
Se niente ti viene offerto nonostante tu sia un cittadino di uno Stato, è facile che nasca un senso di smarrimento, di angoscia.
Noi siamo oramai abituati a correre, correre, correre, senza fermarci mai, perchè altrimenti ci viene a mancare quel riconoscimento sociale senza il quale in questa società non sei nessuno.
Adesso anche loro lo stanno sperimentando. Non c’è più la “protezione” dello Stato, non si attendono più i “ritardatari”, occorre quanto prima scendere nell’arena e “battagliare” con i tanti che vogliono ritargliarsi un posto al sole, possibilmente tenendo sempre presente che la sfida è falsata in partenza, perchè le tue amicizie, conoscenze, le tue origini, le tue possibilità economiche saranno ciò che determinerà in buona parte il tuo successo o insuccesso e non certo i tuoi meriti.
Sarebbe stato interessante, parlo a livello personale, e so che può apparire strano a tanti, sperimentare un’esistenza, anche limitata a pochi anni nel caso del Comunismo, in entrambi questi sistemi socio-economici. Allora si sarebbe potuto veramente stilare un bilancio. Oggi possiamo informarci, immedesimarci, ma ci manca l’esperienza vissuta in uno di essi, che è sicuramente la più arricchente.
Oltre a quello che proponi tu; Alessandro, bisognerebbe fare un altro esperimento. Provare a vivere in uno dei tanti paesi a capitalismo selvaggio, che so, il Messico, il Brasile, la Thailandia, uno dei tanti. Diciamo il Messico và, paese che conosco abbastanza bene, di fatto una dependance degli USA.
Noi qui siamo alle prese ormai da un decennio con il problema della precarietà del lavoro, e ci sembra un dramma. Lì si metterebbero a ridere se gli raccontassimo i nostri problemi…La precarietà la vivono tutti i giorni DA SEMPRE dalla mattina alla sera, ma non la nostra, la loro…Essere precari per loro significa non sapere se la prossima settimana si mangerà o meno, se si avranno due pesos in tasca per cercare di portare tuo figlio dal medico che si è ammalato di chissà cosa, e via discorrendo…e naturalmente all’interno di rapporti sociali e di classe che vi lascio immaginare…
Badate che non sto parlando di un paesino sperduto del terzo mondo ma di un paese di cento milioni di abitanti, da sempre all’interno del mondo capitalista, e nella fattispecie del capitalismo doc, quello americano.
Sarebbe interessante catapultare in quella condizione i sostenitori del liberismo economico, del “tanto io me la cavo perchè ho le palle”, della competizione come motore della vita, i vari teorici delle diseguaglianze ontologiche fra gli uomini, ecc. ecc. e vedere a quel punto come se la cavano. Ma catapultarli da indigeni e da lavoratori salariati, non da occidentali medio borghesi che vanno a svernare e magari si comprano pure un pezzo di terra e ci fanno un resort. E soprattuto vedere come la penserebbero una volta riacchiappati per la collottola e fatti tornare ad una vita più decente, cioè qui dalle nostre parti, nel cuore dell’impero. Credo proprio che i loro entusiasmi si placherebbero e forse potrebbero cominciare anche ad apprezzare anche quella blanda socialdemocrazia che riduce gli uomini a pappemolli, bisognosi del’assistenza pubblica. Ma meglio pappemolli e assistiti dallo stato che fatti a brandelli e con una vita media di cinquant’anni e non più, all’incirca…Vaglielo a spiegare al tuo padrone messicano (o americano col cane da guardia messicano) che ti tratta peggio di una besta da soma che tu sei un presunto maschio alpha, un capo e non un gregario, uno che per sbaglio è finito in quelle condizioni e non sa spiegarsi il perchè. Eppure il Dna parla chiaro; lui è un maschio alpha ma i conti non gli tornano. Non c’è più papà che gli paga gli studi e e la specializzazione e a buon bisogno lo fa entrare da qualche parte. No. Adesso deve trottare insieme a tanti maschi beta, anche se lui è convinto di essere un alpha…
Ecco, a quel punto, ma solo a quel punto, si potrebbe fare un altro esperimento interessante. Spedirli per lo stesso periodo di tempo diciamo nella x DDR.
Non so se, dopo una simile fantascientifica e immaginaria esperienza, il socialismo reale continuerebbe ad incutergli tutto quel terrore …Credo che vedrebbero tutto da un’altra prospettiva e forse anche quella mezza specie di statalismo economico e assistenziale (oltre che illiberale) gli sembrerebbe non certo un giardino fiorito ma forse un tranquillo cortile, al confronto…
Ora mettiamoci bene in testa, perchè è così, che tolto il giardino fiorito (ma perchè è così fiorito?) dell’Europa, il resto del mondo, tranne rare eccezioni, è su per giù nelle condizioni del Messico; c’è di meglio ma c’è anche di molto peggio, quindi la media è quella…
Purtroppo è un esperimento che non si può fare. Ne vedremmo delle belle. E noi che abbiamo fatto un casino per l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori o per l’abolizione di alcuni punti dela scala mobile…:-) Mi viene da ridere…
Molta gente non sa come si vive fuori dal nostro orticello. Dovrebbe andare a dare una sbirciatina, se può ma non da turista. Si renderebbe conto di persona di molte cose e, ne sono certo, rivedrebbe molte delle sue convinzioni…
Molta carne al fuoco. Prendo solo un tema.
Due parole sul “capitalismo”.
1 – Dicevo che uso a malincuore il termine “capitalismo” perché non si capisce mai di cosa si stia parlando (celebrando/condannando). Si parla della società industriale o della società industriale di mercato (diciamo “liberista”)? Fino al 1989 c’erano due società industriali. Una di libero mercato, una di pianificazione. La seconda, durata 80 anni, è morta. Resta solo la prima: per il momento o per sempre? Ma capitalismo e mercato sono esistiti da ben prima della nascita della società industriale (liberista o meno). Quanto è dunque corretta l’equazione capitalismo= soc. ind.le? Il fallimendo della soc. ind. pianificata indica che è possibile solo quella liberista?
2 – E’ stato detto che il capitalismo è quel sistema che ha sollevato masse immense dalla fame e dalla miseria. Indubitabile. Basti pensare che a inizi 800 la popolazione mondiale era di circa 1 miliardo, oggi siamo quasi a 7. Ma “capitalismo” in che senso? perché anche la soc. ind. pianificata fece moltissimo in tale senso. Ad es. la popolazione crebbe sia là che qua allo stesso modo. Anche qui dunque si attribuisce al “capitalismo” quel che è proprio della soc. ind.le. Anzi, per la soc. ind. pianificata si è parlato di “capitalismo di stato”. Allora vuol dire che per “capitalismo” si intende società industriale, a suo tempo in due versioni. Liberista/ pianificata. Marasma linguistico a parte (che cmq non è innocuo), se la quantità di umani vivi ne è una misura (e non si può negare che lo sia) l’opera della soc. ind. è stata colossale. Chi ne dubita?
3- Ecco un dubbio. La Cina maoista è passata in 30 anni (1950-80) da 600 a quasi 1200 milioni. La domanda è: quella Cina (che era comunista di nome e di fatto) era pianificata, certo, ma era una soc. industriale (come l’URSS)? Si può dirlo davvero?
E che dire dell’intera Africa (che certo non è industriale) e dove però la popolazione è cresciuta anche di più?
4- Quando si dice “un altro mondo è possibile” ci si riferisce anche all’abolizione della società industriale in qualsiasi forma, o solo di quella liberista? Visto il passato (e la fine) di quella pianificata, ci si deve chiedere: sostituita da cosa? E se non si trova una soluzione a questo dilemma (neppure sul piano del puro progetto ideale) che si fa?
Per risolvere la QM è necessario abolire la società industriale?
Per questi motivi aborro il termine “capitalismo”, ma mi tocca adattarmi, non posso proporre neologismi o sigle sostitutive a tutto quel che non mi piace. Però il marasma resta.
RDV
In effetti, come afferma Rino, non è facile dare un significato preciso a termini che hanno secoli di storia. Si cerca di essere i meno approssimativi possibile.
Sono pienamente d’accordo con te Fabrizio.
Purtroppo molte persone parlano per sentito dire. Siccome i nostri mezzi di comunicazione sono sostanzialmente asserviti agli interessi del grande capitale, tranne eccezioni di poca rilevanza, ci propongono una vulgata che torna loro a giovamento, ma che in tanti scambiano per la “verità”.
Il tuo esperimento sarebbe davvero un momento di crescita morale e culturale per tanti.
Intanto anche il “centro dell’Impero” incomincia un pò a scricchiolare, sia pure in quelle sue parti più periferiche, vedasi Grecia.
Qualche uccello del malaugurio afferma che arriverà anche il nostro momento. Tocchiamo tutto quello che è possibile toccare e anche di più, ma so che, qualora ciò dovesse accadere, i nostri governanti, di destra certamente e ahinoi anche in parte di centrosinistra, hanno già pronta la ricetta su come uscire dalla crisi: scaricarla sui ceti medio-bassi e chiudere loro la bocca. E poi magari spacciare il declino per crescita con l’ausilio del bombardamento mediatico. E ancora una volta forse il popolo si troverà di fronte al piccolo schermo ad assentire.
Hai detto bene Rino, un bel marasma, una matassa tutta da sciogliere e nessuno, sottolineo nessuno, ha la soluzione in tasca. In realtà sembra che il crollo del comunismo abbia messo in difficoltà un po’ tutti, non solo i suoi orfani ma anche i suoi storici oppositori che si trovano oggi, paradossalmente più di ieri, nella necessità di offrire delle risposte agli esseri umani in un mondo che mantiene intatte e forse ancor più profonde, le sue contraddizioni. Prima c’era un’utopia che in molti ritenevano in qualche modo praticabile, anche se la sua applicazione concreta (ammesso che sia stato questo il cosiddetto socialismo reale, e io ho diversi dubbi in proposito…) è stata quella che è stata. Avevano dunque buon gioco, tutto sommato, gli ideologi delle borghesie e delle classi dominanti di tutto il mondo , finchè era in piedi quel sistema in qualche modo riconducibile o ricondotto a quella stessa utopia.
Non si trovavano infatti nella condizione di dover offrire delle risposte o delle soluzioni. Anzi, questa era l’incombenza degli altri, dei critici del capitalismo, di coloro che sostengono che “un altro mondo è possibile” e che in una qualche maniera devono dimostrare anche la possibilità di una sua concreta realizzazione . Era sufficiente contrastare quel sistema e tessere le lodi del proprio e il gioco era fatto. Paradossalmente (la storia è piena di paradossi) era proprio l’esistenza del blocco sovietico e/o capitalista di stato (ma ideologicamente identificato come comunismo) che, da un punto di vista ideologico, rafforzava il capitalismo liberista, quello tradizionale, diciamo così.
Oggi, quegli stessi ideologi del capitalismo liberista, ora dominante a livello planetario, sono un po’ nei pasticci, perché non avendo più un modello “alternativo”, scassato e sbilenco, con cui paragonarsi e competere per poi decantare le sorti magnifiche e progressive del proprio, si trovano a fare i conti con la realtà oggettiva che rischia di apparire, ad un numero sempre più crescente di persone, sempre meno progressiva e soprattutto sempre meno magnifica.
Da qui le difficoltà in cui si dibattono, in modo anche abbastanza evidente. D’altronde la “pars denstruens” è sempre la più facile, è la “pars construens” che è sempre più problematica; per tutti, non solo per gli utopisti o per quelli che credono che “un altro mondo è possibile”. E quindi per la prima volta, dopo secoli, si trovano nella condizione di dover dare delle risposte e di dover giustificare, anche da un punto di vista ideologico, le contraddizioni strutturali, checché se ne dica, del loro sistema. Prima del comunismo, questo problema non l’avevano. Ora lo hanno. Non possono eluderlo. Per lo meno in questo , il comunismo a qualcosa è servito. Nulla può essere cancellato nella storia, anche se i vincitori ci provano sempre. L’idea della possibilità della trasformazione della realtà non potrà mai più essere rimossa del tutto. Per la semplice ragione che è stata concepita e rimane nella memoria storica.
Staremo a vedere come se la caveranno. Non è affar nostro e non saremo certo noi a dargli una mano…
Ritorno ad alcuni dei temi da te sollevati e vado per punti senza naturalmente la pretesa di dare delle risposte ma solo di offrire degli spunti di riflessione, ricordando sempre a tutti che in questo luogo affrontiamo, in poche righe, argomenti di una enormità spaventosa e quindi è inevitabile che si semplifichi fino all’inverosimile.
a) Ribadisco che il concepire un “altro mondo possibile”, per quanto mi riguarda, non è il risultato di un’astrazione filosofica che possa condurci alla elaborazione di chissà quale modello o ideale da applicare o, meglio faremmo a dire, da imporre nella realtà quotidiana (una sorta di Repubblica platonica o di Città del Sole o di Utopia alla Campanella e alla Moro) . Il paradosso (uno dei tanti della storia) è che proprio la filosofia della prassi per eccellenza, il marxismo, è stata rovesciata come un guanto e trasformata nel suo esatto contrario, cioè in una sorta di ideologia messianica ed escatologica, quasi come una religione (direi senza il quasi). Altri invece, deformandone completamente la natura e l’approccio interpretativo, lo hanno concepito in modo meccanicistico e deterministico, sottraendo al marxismo la componente della soggettività che è assolutamente centrale e senza della quale quella stessa filosofia non potrebbe neanche darsi. Insomma, per dirla in parole poverissime, la realtà non si trasformerà da sola o in virtù di un processo meccanico e inevitabile, perché così sta scritto (nella versione messianica o in quella deterministica), ma perché qualcuno (la soggettività) la trasformerà. Senza di questa non si ha trasformazione. La soggettività è libertà, naturalmente. E’ possibilità.
E come si estrinseca questa libertà/possibilità? Nella trasformazione dello stato di cose presenti e quindi a partire dalle proprie condizioni reali di esistenza. E’ questo il cuore della filosofia marxista. E nel momento in cui questa soggettività viene a mancare il processo si ferma; la trasformazione non è possibile. Ed è esattamente quanto sta avvenendo oggi nel nostro mondo. Paradossalmente è quanto accaduto anche nel sistema sovietico che è rimasto immobile, stagnante, per decenni, senza una soggettività che intervenisse a modificarlo. Il quale sistema sovietico, è importante chiarirlo, non è crollato per l’ intervento di quella stessa “soggettività” di cui parliamo, ma per una anche abbastanza rapida (dati i tempi della storia) auto liquefazione, essendo quella variante del capitalismo (di stato) impossibilitata a reggere la competizione con l’altra, quella doc, il capitalismo liberista. E’ ovvio che una trasformazione c’è stata ma, dal mio punto di vista, non nella struttura delle categorie di dominio e di comando che anche in quel sistema, come nel sistema capitalistico doc, sono rimaste inalterate. Infatti, il proletariato e le classi subalterne, anche nell’URSS, erano completamente espropriati, non solo dei mezzi di produzione di proprietà di uno stato leviatano che stava “sopra” le masse, ma anche di qualsiasi forma da parte di queste ultime di poter esercitare una qualsivoglia forma di controllo e di comando nell’ambito della decisione politica. In parole sempre più povere, in quel sistema non c’erano né le libertà cosiddette” borghesi”, né le libertà cosiddette “comuniste”. A quel punto, una volta venuti meno, con la caduta dello stalinismo, l’ideologia (a quel punto ridotta a mera icona in cui nessuno credeva più) e il terrore di massa, era rimasta solo una scatola vuota, un sistema statalista dominato da oligarchie burocratiche e militari, altamente gerarchizzato (anche se in forme appunto diverse dalle nostre) e incapace di reggere il confronto economico con il suo alter ego, il capitalismo occidentale. Rimaneva, unica variante nonché il vero compromesso, il patto sociale su cui si reggeva quel sistema, e cioè uno stato sociale, anche se non certo di elevata qualità, che garantiva in tutti gli ambiti (occupazione, casa, sanità, istruzione) una certa sicurezza e stabilità per tutti. E infatti, una volta passata la sbornia capitalista-liberista, una gran parte delle popolazioni di alcuni di quei paesi (lo dicono i sondaggi non il sottoscritto) ha nostalgia del vecchio regime. Una nostalgia che arriva a dei livelli molto elevati (dal 60 al 70% nelle repubbliche della ex URSS, alla Russia stessa, alla Romania, alla Bulgaria e in parte (minore) anche in realtà più avanzate e legate in tutto e per tutto all’ Europa come la ex Germania Est.
b) Non so se la crescita esponenziale della popolazione su scala mondiale possa essere considerato il solo indice della validità di questo o quel sistema. Come giustamente tu sottolineavi, la Cina maoista e prevalentemente contadina ha conosciuto un boom demografico enorme. Lo stesso è accaduto anche nell’URSS che ha addirittura quasi triplicato la sua popolazione dai tempi della rivoluzione. Anzi, l’aumento è stato addirittura superiore a quello che c’è stato in occidente. Non c’è dubbio che, al di là dei fallimenti economici (e non solo economici) di quelle esperienze, è innegabile che i quei contesti sia stata comunque portata avanti una politica di reddito minimo per tutti. In un grande paese come la Cina ad esempio, dove prima della rivoluzione (cioè in un contesto feudale o semifeudale) un contadino viveva in condizioni quasi subumane e poteva essere venduto al mercato come una vacca dal suo proprietario, lo stato maoista era riuscito a garantire a quello stesso contadino un minimo livello di esistenza, sia pur modestissimo. Non è un caso che l’appoggio di massa a quel regime era dato proprio dalla grande massa dei contadini poveri che in qualche modo, grazie a quella rivoluzione, passarono da una condizione quasi animale ad un’altra leggermente più umana.
Detto ciò, ci sono vari fattori che hanno contribuito all’incremento demografico e non v’è dubbio che il processo di industrializzazione sia stato uno di quelli. Ma prima ancora di questo credo che la tecnica, la scienza e soprattutto la medicina siano quelle (in particolare quest’ultima) che hanno dato il contributo più importante. Nei secoli scorsi, prima della scoperta dei vaccini, degli antibiotici e in generale dei vari farmaci, l’umanità era squassata da terribili epidemie che falcidiavano fino talvolta a dimezzarla, la popolazione di interi continenti. Nella sola Europa, nei secoli che vanno dal 1400 al 1600 ci furono epidemie di peste e colera, più carestie varie che giunsero a dimezzare la popolazione.
Credo quindi che questo fenomeno non possa essere interpretato solo da un punto di vista sociologico né tanto meno “ideologico”, ma debba essere spiegato nella complessità di tanti fattori che lo hanno determinato.
La discussione è naturalmente aperta.
Fabrizio Marchi
Posso provare a semplificare il discorso senza travalicare nel filosofico-ideologico? Possiamo provare a mettere in linea le tre cose che la destra e la sinistra SONO e le tre cose che NON SONO?
Azzardiamo.. relativamente al sistema di potere, al sistema di distribuzione della ricchezza, alle libertà individuali, al sistema della solidarietà sociale, al sistema competitivo tra individui e via dicendo.. fino ad arrivare al concetto di diritto di voto sia debba essere “una testa un voto” oppure “il voto pesa in base alla cultura ed alla capacità di chi lo esercita”.
Da Il Foglio di oggi, venerdì 2 aprile,un articolo a pag. 2, titolo : “Il governo dei padri o quello dei figli” a cura dello psicanalista Umberto Silva,
L’articolo è interessante, perchè, a parte lo specifico del giudizio politico che può essere discutibile, è chiaro esempio di un metodo di analisi politica che sposta il campo dove trovare le ragioni per cui una parte politica (nell’articolo la sinistra) perde ed oggi ha questo profilo negativo, dal consueto ambito delle categorie politiche otto/novecentesche alle dinamiche e strutture del profondo dei singoli individui. C’è una struttura del profondo, immutabile, fuori del tempo e dello spazio, se non interiore, che è componente determinante della individuazione riuscita o meno di ogni individuo e di conseguenza anche degli esiti del suo agire e del suo agire in politica. Struttura decisiva è la figura del padre e la capacità di elaborare un rapporto positivo con lui. Il Padre come nodo cruciale dunque anche dell’agire politico.
La tesi dell’articolo? il rifiuto del padre condanna la sinistra ad una eterna figliolanza caratterizzata dalla lagnosità e impotenza di chi non ha risolto l’edipo.
Ecco il brano inziale:
“Perchè nonostante tutti i buoni propositi la sinistra si sfalda mentre il Cavaliere procede imperturbabile? la sinistra è governata da insopportabili vecchi figlioletti disposti a tutto pur di restare tali, e un figlio che si ostina a non voler crescere – qui di tempo ne è passato, accidenti! – cade nell’infantilismo, diventando un professionista dell’indignazione, un essere quanto mai meschino che spreca le energie a difendere il proprio immobilismo paludandolo con proclami e accuse al padre. Parassitario, l’indignato si erige sull’altro, anzichè incontrare l’io, dell’altro attendendo l’errore e la caduta. Senza fede, il figlioletto edipico è fedele alla voluttà della perdita, ansioso di perdere l’occasione per poi rivendicare grottescamente, fino a chiedere a gran voce la morte del Padre. Sì perchè nonostante tutto, il capo, i capi, della destra, sono padri, a volte assai discutibili, ma padri, tipi audaci che non stanno a pensarci su troppo per gettarsi nella mischia, come ancora di recente il Cavaliere, che le mossette dei magistrati infuocano assai più delle grazie delle veline. Nessuna colpevolizzazione lo tocca, lo piega, lo umilia, anzi, gli è di ricostituente per nuovo vigore. Umiliati paiono invece i figlioletti feroci, umiliati dal bluff sentimentale che mettono in atto. Rivendicare infatti non è altro che vendicarsi dell’ amore che non si dà, dell’impegno cui ci si sottrae, preferendogli la pigrizia e l’avarizia, di cui farsi belli spacciandole per nobiltà. Alla sinistra la paternità risulta intollerabile. In questa rinuncia i padri vanno spiati nel loro fare per non interrogarsi sul proprio; vanno tenuti a bada, cercando di ridurli a fratellini. Che nessuno si muova, che nessuno alzi la testa, pena tagliargliela; che tutti tengano gli occhi bassi adorando quella mortificazione chiamata modestia. La Legge è uguale per tutti! urlano eterni fratelli, fraternitè, elaglitè! E la libertè?..,ecc. ecc.”
A parte ripeto il giudizio politico di Silva, che potrebbe essere anche rovesciato essendo i comportamenti da lui analizzati presenti in qualunque schieramento politico, il suo scritto mi sembra importante per una riflessione circa il ruolo delle strutture inconscie e delle scelte psicologiche e affettive a favore del padre e della paternità nel processo di fondazione di qualunque agire e, in particolare dell’agire maschile, nella direzione di una rinascita del maschile, rinascita tramite la quale attivare la rinascita di una politica capace di rinnovare la società tutta.
F=Sx e M=Dx ?
E’ una formula sintetica che sembra descrivere in modo icastico (e provocatorio) se non la realtà, almeno l’apparenza di quel che accade
La femmina è intrinsecamente/ontologicamente di Sx e il maschio (simmetricamente) di Dx? …sembrerebbe, a prima vista…
Il Padre è inevitabilmente di Dx?
Articoli come quelli quotati da ckkb ripropongono il problema e bisogna prenderli sul serio (a prescindere ovviamente dal tono – dileggiante nei confronti del “nemico”- e dalle finalità di bassa politica demagogica del testo di Silva).
Ne parleremo, ovviamente. Si tratta di una tematica che non può mancare nella rivisitazione degli errori/falle fondamentali della Sx (cmq intesa) insieme ad altre, (quale ad es. quella dell’universo simbolico come necessità imprescindibile per la vita dei singoli e l’esistenza di legami sociali).
Si tratta di dunque di un nuovo nodo della critica/autocritica della Sx.
Ma ora mi chiedo: come mai non noto autocritiche a Dx in nessuna forma e su nessun tema? Come mai in 40 anni non ho potuto leggere una sola riga in cui la Dx facesse autocritica (e si autocondannasse) sulla questione paterna chiedendosi se per caso i padri di una volta non abbiano fornito almeno un addentellato, un piccolo pretesto alla rivolta antipaterna?
Come mai?
Nel 1969 un mio compagno di collegio, Fabio Romanin di Tolmezzo, UD – mi raccontava che a casa sua vigeva la regola paterna per cui i figli non potevano parlare a tavola (aprire bocca) fino al compimento del 14° anno di età.
Come mai nessuna autocritica?
Che gatti ci covi?
Ci cova una bruttissima gatta vecchia di almeno 7.000 anni. Da tempi di Catal Ujuk.
On en parlera.
RDV
Rino
>Ci cova una bruttissima gatta vecchia di almeno 7.000 anni. Da tempi di Catal Ujuk.
.
http://www.markville.ss.yrdsb.edu.on.ca/projects/classof2008/chong2/burton/Neo3.jpg
Caro Rino, in passato l’equazione D=M S=F non esisteva proprio. Oggi se ne discute, sia in sè vera o meno. Bisognerebbe esaminare il perchè di questo cambio di prospettiva.
Il padre è necessariamente di Dx?
Sul piano politico non è per niente detto, assolutamente. Sarebbe perfino ridicolo pensarlo. Sul piano delle strutture psichiche la risposta non può che rimandare alla mia domanda precedente.
Come mai nessuna autocritica a dx?
Ma è semplice. Perchè è una dx cialtrona che finge di litigare con una sx altrettanto cialtrona. Una dx che del simbolismo del padre non ha capito nulla, o meglio ha colpevolmente fatto sì che ne risaltasse solo la parte “autorità”, la quale però senza tutto il resto diventa facilmente autoritarismo.
A me, su questa faccenda dx / sx viene un po’ da sorridere, e molto da pensare. Mi pare che sul piano della politica, chi si dichiara di dx parli di una dx che non c’è, e chi si dichiara di sx parli altrettanto di una sx che anch’essa non c’è. Bella faccenda! Dunque sono d’accordo con Ckkb nel distinguere fra le strutture inconscie e la politica di dx o sx. Perchè quella struttura paterna inconscia che Silva rintraccia a dx, appunto perchè inconscia può essere “usata” anche per politiche concretamente antipaterne. Diventa cioè una questione di metodo e non più di contenuti.
Dunque, secondo me, il tema dovrebbe essere approcciato prescindendo dall’oggi e dal quì, inevitabilmente inquinati e non atti a far emergere l’essenza della questione.
armando
Armando, non ci crederai, ma per una volta sono quasi d’accordo con te. Quasi…:-))
Ciao!
Fabrizio
>Armando.
..
.
Sul piano politico sicuramente hai ragione, su quello psichico invece … destra e sinistra (come segno, no come concetto) hanno sicuramente polarità maschile e femminile.
Nella cabalà vediamo che “il maschile è a destra e il femminile è a sinistra”, e nello stesso Parmenide, nel poema della natura, vi si legge testualmente, “A destra i maschi, a sinistra le femmine…” (frammento 17).
“Alla destra del Padre” c’è Cristo, ed infatti, “Dio Pater Familias”, non lo si diceva di certo a sx..
Alla fine, i ns. simboli (psichici e archetipici) sono quelli, e la politica, se vogliamo sia anche da un punto di vista inconscio, a quelli si rifà.
La domanda che pochi si pongono perchè pochi accettano di guardare in faccia la realtà effettuale è questa a mio avviso: quale dx?, quale sx?, quale futuro?, quale maschile?, quale qm?, se non ci si accorge che ogni struttura dell’umano è stata spazzata via fino alle radici come superata e addirittura identificata con il negativo, affinchè nemmeno l’umano possa essere base irrinunciabile che consenta di stare in autonomia davanti al potere e resistergli? questo è all’origine dello sconfinato dolore maschile attuale. Pertanto o si ipotizza l’esistenza delle radici, come nella foresta dopo l’incendio, o nessuno può più pensare di muoversi e di dire nulla, per il semplice fatto che non c’è più nemmeno il punto di partenza. Per questo motivo chi è consapevole del punto cui è giunta la distruzione del maschile e dell’umano è alle radici delle radici che si rivolge a cercare la soluzione, la salvezza, la ricostruzione: nelle strutture immutabili del profondo, freudianamanete parlando, negli archetipi senza tempo, junghianamnete parlando, nelle narrazioni rivelate, religiosamente e cristianamante parlando, nei codici biologici necessitati, geneticamente parlando, ovunque cioè la maschilità e l’umano sono definiti fuori della attuale esito storico e situazione storica. In una dimensione dove si spera ci sia ancora la necessità creaturale o divina archetipica o genetica a salvarci dall’esito autodistruttivo che nel corso della recente Storia abbiamo fatto della nostra libertà. Chi cerca in queste dimensioni, trova se stesso e di conseguenza è a questo livello che si può dare radici di realtà anche alla politica. Invece, il terribile della narrazione femminista prevalente è che attribuisce a questo tragico esito della Storia recente una patente di superiore umanesimo, di superiore livello di coscienza, di definitiva conquista di civiltà: è l’apoteosi dell’inganno.
Animus, con tutta la buona volontà, mi pare che stai sforando parecchio…dal punto di vista politico i concetti destra e sinistra non si sapeva neanche cosa fossero prima della seconda metà dell’ottocento. In Italia si cominciò a parlare di destra e sinistra, dal punto di vista politico, perchè nel primo Parlamento italiano, subito dopo l’unità d’Italia, i conservatori sedevano sui banchi alla destra dell’aula e i socialisti alla sinistra…
I bolscevichi si chiamarono tali, cioè “maggioritari”, per differenziarsi dai menscevichi, cioè “minoritari”, ma nessuno si è sognato di affibbiare alle categorie di maggioranza e minoranza quelle di sinistra o di destra….
Insomma il tuo parallelismo (che di fatto tu stesso adombri) tra politica e archetipo simbolico e addirittura religioso, destra-sinistra, mi pare francamente azzardato.
Non mi intendo di simbolismo, quindi può darsi pure che dica delle castronerie, però se l’obiettivo è sostenere che il “femminile” è di sinistra mentre il maschile è di “destra”, allora siamo veramente fuori con l’accuso…se arriviamo a sostenere questo allora penso che veramente tutto, ma proprio tutto, è sostenibile, anche che Gesù Cristo è morto di freddo…
Fabrizio
C’è una domanda che vorrei rivolgere ad animus: ma tu cosa sei, un filosofo? O uno psicanalista? Oppure, molto più semplicemente, ti limiti a leggere gli scritti altrui e poi li interpreti a modo tuo, facendoli magari passare per pensieri tuoi? Scusa, ma questa è l’impressione che dai.
Fabrizio
>Animus, con tutta la buona volontà, mi pare che stai sforando parecchio…dal punto di vista politico i concetti destra e sinistra non si sapeva neanche cosa fossero prima della seconda metà dell’ottocento.
.
Ed infatti perché ho scritto, “come segno, no come concetto”.
Fabrizio, è ovvio che nè Parmenide nè ad altri prima dell’ottocento si poteva applicare il concetto di destra/sinistra come categorie politiche, ed è per questo che parlo invece di segno.
E quì che non c’e’ proprio nulla da dimostrare, perchè, nella nostra tradizione, sinistra è sempre stato, un segno, associato al femminile, e destra, al maschile.
Fabrizio
>In Italia si cominciò a parlare di destra e sinistra, dal punto di vista politico, perchè nel primo Parlamento italiano, subito dopo l’unità d’Italia, i conservatori sedevano sui banchi alla destra dell’aula e i socialisti alla sinistra…
..
Appunto.
Chi era per Dio si sedeva alla destra (del Padre),e agli altri, non rimaneva che la sinistra (dalla parte di Satana).
Perchè i conservatori non si sedevano a sx?
Casuale?
Certo…………..
- Il cattivo ladrone stava alla sinistra di Cristo sul Golgota
- Cristo stava alla destra del Padre.
- “I salvati, durante il Giudizio Universale, saranno alla destra del Giudice di Giustizia Infinita, mentre i dannati verranno posti alla Sua sinistra.”
E’ incredibile come i rapporti simbolici svelino delle relazioni che una pur vera constatazione dei fatti (‘si chiama così perchè si erano seduti a sx) non riesce a cogliere.
Non trovi anche te …. Fabrizio?
Fabrì, hai fatto tanto casino col sottoscritto e guarda però che “perle” che scrivono su di te certuni: http://www.metromaschile.it/forum/dialoghi-sulla-qm/aphorismen/msg13368/#msg13368
Eh, che ne dici?
Peppe, io non ho fatto “casino” con te per questioni di opinioni. Io ti ho (avevo) sospeso per alcuni atteggiamenti provocatori che avevi avuto. Come ben sai, ti avevo anche scritto per sollecitarti a rientrare nel blog, purchè nel rispetto delle regole della buona creanza e delle idee degli altri senza provocare nessuno in modo gratuito.
Mi fa piacere di vederti nuovamente qui certo che darai il tuo contributo alla discussione nell’ambito delle regole di cui sopra.
Ciò detto, Animus è liberissimo di dire ciò che vuole, anche perchè quelle cose le ha dette su un altro sito, quindi a me la questione non riguarda proprio.
Va benissimo così, se quella è la sua opinione, io non ho nulla da obiettare. Non ho mica messo in piedi questa “baracchetta” per polemizzare con lui o chicchessia. Sto cercando di costruire un Movimento, con grandissime difficoltà. Figuriamoci se posso preoccuparmi di ciò che Animus può pensare o dire di noi. Peraltro mi fa piacere che lui si esprima in quel modo perchè finalmente ha calato la maschera. E’ un uomo di destra, anche se non lo ha mai ammesso apertamente (per lo meno non com me). E’ un seguace del pensiero nicciano che segue e interpreta in modo molto ortodosso. Buon per lui. Noi siamo schiavi e lui/loro (gli uomini di destra) sono uomini liberi. Ma non si rende conto che anche la sua/loro reazione alla loro condizione di uomini oppressi e marginalizzati, secondo la stessa filosofia che persegue/ono, rientra a tutto tondo nella nicciana etica del risentimento di cui lo stesso Animus ha parlato nel suo post su Metro maschile. Sono vittime di una contraddizione spaventosa ma non vogliono o non possono prenderne atto, altrimenti cadrebbe tutta la loro impalcatura ideologica. L’uomo di destra in realtà non dovrebbe mai “lamentarsi”, o ribellarsi, o rivendicare dei diritti, perchè se lo fa ricade inevitabilmente nell’etica del risentimento (cioè l’invidia, il rancore dei deboli, degli schiavi ecc.). E’ una tautologia, tipica del pensiero nicciano e di quegli uomini che invece di prendere la parte migliore di quel pensatore, scelgono di seguire proprio la peggiore, quella più retriva e reazionaria, figlia, quella sì, di una frustrazione di classe (aristocratica) mai confessata. Che si fottano, gli Uomini Beta non se ne fanno nulla di questa paccottiglia.
Rino ha scritto, a proposito di contraddizioni della destra (oltre che della sinistra) un interessantissimo e puntualissimo articolo, pubblicato nello spazio “editoriali” dal titolo appunto “Destra, Sinistra e QM”.
Ti e vi consiglio di leggerlo con attenzione. Anzi, consiglio di leggerlo soprattutto agli uomini di destra (che sono la maggior parte) che si occupano di QM. Potrebbe aiutarli a scavare di più nelle loro contraddizioni interne. Un’operazione fin troppo in voga a sinistra ma praticamente inesistente a destra…
Fabrizio
Fabrizio: “Anzi, consiglio di leggerlo soprattutto agli uomini di destra (che sono la maggior parte) che si occupano di QM.”.
Ecco una questione da approfondire: perchè, secondo il tuo stesso parere, sono gli uomini di destra ad occuparsi in maggioranza di QM e non viceversa?
Vorrei dire, in questa sede perchè la discussione su Islam e immigrazione è stata (opportunamente visto la piega che aveva preso) chiusa, anche un’altra cosa.
Analogamente a quanto accadde ai tempi dell’accumulazione originaria del capitale ed a quanto accaduto in seguito, gli immigrati vengono usati dal capitale per abbassare i salari degli occupati autoctoni. E non è finita quì. Anche il lavoro salariato femminile è stato ed è usato per lo stesso scopo, abbassare i salari dei salariati maschi, secondo la classica legge dell’equilibrio della domanda e dell’offerta. Non do un giudizio, rilevo un fatto che tuttavia dovrebbe far riflettere su come sia l’immigrazione indiscriminata sia il lavoro femminile, quello che dovrebbe emancipare, sono usati per uno scopo del tutto lontano dalla questione dei diritti soggettivi, dell’umanitarismo e via discorrendo secondo i canoni del politicamente corretto. Non ho soluzioni da offrire, ma certo la faccenda fa pensare.
armando
Armando, la QM è stata fino ad ora materia quasi esclusiva degli uomini di destra (comunque pochissimi) per i motivi che sappiamo tutti, e cioè che la sinistra ha sposato in toto le ragioni del femminismo. Punto. E’ evidente che per un uomo di sinistra è estremamente più difficile, sotto ogni profilo, alzare la schiena e avere il coraggio di far emergere la sua parte più profonda. Tu forse non hai idea delle difficoltà che ci sono. Comunque, ti assicuro che qualcosa, anche se molto lentamente, sta cambiando. Perché lo sto toccando con mano. E’ il lavoro che sto facendo che me lo dice(e che dovrebbero fare tutti, se mi passate la presunzione, e se lo facessimo tutti saremmo un bel pezzo avanti…). Quello di parlare con la gente, con gli uomini, direttamente, dal vivo, incalzarli, spronarli, e qualche risultato concreto lo sto vedendo. Anzi, più di quanto immaginassi…
Sulla seconda questione, non c’è dubbio che sia come tu dici. Ma non è certo una novità. Da sempre i meccanismi dell’economia capitalista (e non solo questa, anche prima della nascita del capitalismo c’erano meccanismi simili) sono stati questi. Si creano, spesso ad hoc (ma per lo più sono strutturali), delle categorie sociali più “deboli” , una volta erano prevalentemente i disoccupati e il sottoproletariato in generale, ora sono anche gli immigrati, che vengono utilizzati come deterrente, come arma di ricatto e di pressione nei confronti degli occupati stabili. E’ una legge elementare dell’economia e non c’è certo bisogno di studiare Marx, Ricardo o Keynes per conoscerla. Il problema è però di non individuare il “nemico” in quelle categorie. Casomai il “nemico” è il sistema che mette poveri contro poveri ma non certo gli altri poveri. La mia opinione è che questi debbano fare fronte comune contro chi li mantiene in uno stato di subordinazione e di perenne conflitto interno (sono dei furbacchioni, come sappiamo e la gente ci casca sempre…). Quindi la tua affermazione, caro Armando, non può rimanere asettica, indifferente, o semplicemente analitica. Non si può dire quindi, come fai tu “Io mi limito a registrare il fatto”… Eh no, bisogna prendere posizione. E per te che sei un vecchio marxista, molto più vetero ed ortodosso di me(che non lo sono mai stato in quel senso lì…come ben sai), certe considerazioni dovrebbero essere scontate, direi pane quotidiano. In ultima analisi, non posso certo colpevolizzare un disoccupato, o un immigrato che hanno tutto il diritto a lavorare e ad avere una vita dignitosa come me, perché rivendicano questi sacrosanti diritti. Ed è in malafede chi invece alimenta questa guerra intestina fra poveri, come ad esempio fanno oggi alcune forze politiche di destra che criminalizzano il lavoratore immigrato agli occhi del lavoratore italiano. Criminalizzazione peraltro ipocrita perché questa forza lavoro immigrata viene utilizzata a man basse da quegli stessi imprenditori che costituiscono il nerbo, l’humus, l’ossatura sociale di quelle stesse forze politiche che criminalizzano gli immigrati. Insomma il cane si morde la coda e i meno avveduti ci cascano, come tanti operai e lavoratori del nord e del nord est che, oramai completamente spappolati dal punto di vista culturale e politico, finiscono con lo sposare le tesi di quelle forze politiche di cui sopra…
Armando, queste cose tu le conosci benissimo, almeno su questo cerchiamo di non perdere il lume non dico della ragione ma del buon senso. Io accetto i cambiamenti, anche radicali, perché sono un laico e non un integralista, però queste sono leggi, direi verità elementari che una volta acquisite non possono essere disconosciute. Peraltro mi pare che autorevoli esponenti dei MS sulla questione immigrazione abbiano delle idee condivisibili. Mi pare, se non sono stato male informato…ma non credo…
Ho parlato di disoccupati e immigrati e non di donne, o di lavoro femminile, per due ragioni. La prima è perché considerando le donne eguali agli uomini non le colloco, in quanto genere, in una categoria disagiata o discriminata. La seconda è perché, credendo appunto nella parità dei diritti, non avrebbe senso parlare di “lavoro femminile” che va a gravare su quello maschile. Il lavoro è il lavoro, per tutti/e. ”Chi non lavora non mangia”, diceva una volta qualcuno che ben ricordi. E infatti (per lo meno in questo, qualcosa di buono era stato fatto) da quelle parti l’eguaglianza fra i generi c’era eccome, ma non era l’eguaglianza che piaceva alle femministe e in generale alle donne occidentali…. Tutti/e devono dare il loro contributo alla comunità. Il problema è darlo in egual misura e senza privilegi o discriminazioni, positive o negative che siano.
Fabrizio
Stando a ciò che dici i veri uomini di destra sono gli asceti.
Lungi da me criminalizzare gli immigrati. Ho già detto in altre mail che il problema principale non sono loro, ma siamo noi moderni che li temiamo perchè ci siamo culturalmente impoveriti e deidentificati. Ho scritto che non ho soluzioni da offrire perchè “proletari di tutti i paesi unitevi” la considero una parola d’ordine che nella realtà odierna non morde più. Sul perchè ci sarebbe da discutere. Secondo me perchè anche il concetto di classe come aggregato di interessi comuni ricade nella visione ultilitaristica, e comunque non riesce a fare davvero comunità di sentimenti, modi di vita, valori condivisi oltre il portafoglio. Nel lungo periodo non aggrega veramente, e quando la classe vacilla l’individualismo trionfa, inevitabilmente. Comunque il discorso ci porta lontano e mi fermo. In verità una soluzuione al problema immigrazione ci sarebbe. Quella di far si che quei popoli potessero vivere del loro sul loro territorio, magari con economie povere (rispetto alle ns), ma con le loro tradizioni, usi, costumi etc. etc. Allora la radice del problema sta nell’occidentalizzazione del mondo, nell’espansione che non è solo economica e di rapina di risorse, ma anche e contemporaneamente e soprattutto culturale, giuridica, sociale e tecnica. Di tale occidentalizzazione che deculturizza i paesi altri e li rende miserbaili da poveri che erano, è “responsabile” in quanto tale tutto l’occidente ed il suo concetto di Progresso, sposato nello stesso modo da dx e sx, da liberalismo e marxismo. Quì è il punto, secondo me, da cui non si esce e che meriterebbe di essere approfondito anche in relazione al tema del lavoro femminile come tu lo hai impostato nella mail precedente. Ed è per questo che ho scritto di non avere soluzioni. Posso solo sperare che la storia prenda altre direzioni dalle “magnifiche sorti e progressive” , cioè che l’impatto e i problemi che il Progresso suscita nei paesi terzi che vogliano comunque mantenere la propria identità e la propria cultura, stimolino nuova creatività che operi una sintesi fra la tecnica e le tradizioni, o che comunque consenta il loro mantenimento a lato dell’economia ufficiale, non come residuo, ma come parte ancora vitale del paese. Lo spero perchè la storia è sorprendente, e perchè credo che l’umanità abbia risorse per accorgersi del vicolo cieco in cui si è cacciata, prima o poi.
armando
Nel tuo ultimo post, Armando, ci sono cose condivisibili e altre no, ovviamente dal mio punto di vista. Ma affrontare questo tema ci porterebbe veramente troppo lontani dalla QM e necessiterebbe di troppo tempo e spazio.
Apprezzo però l’approccio pacato e ragionato alla questione.
Fabrizio
Corriere on line di oggi: “Il femminismo può essere di Dx?”
Altroché…!
Se mi lasciano intervenire lo faccio.
http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2010/07/17//agnese_femminismo_di_destra_full.shtml
Si noti il caos primordiale che turbina nella testa dei commentatori.
RDV
ho letto l’articolo e alcuni commenti ,sono un operaio ,ne un filosofo ,o un conoscitore di massimi sistemi ,però mi danno fastidio le categorie ,e dire che i maschi sono di destra e le femmine di sinistra .come in una equazione ,mi sembra una cavolata ….ho sempre votato a sinistra ,anche quella estrema (forse solo quella estrema
) ,perchè dall’altra parte proprio non c’è la facevo … ma è chiaro che destra e sinistra in italia ,non hanno cambiato di una virgola la condizione del paese ,vuoi per 11 settembre ,vuoi per la crisi ,insomma ,ogni volta c’era sempre quel qualcosa che impediva il miglioramento della condizione generale …
(di maschilista ,cosa che non sono ) ,l’articolo incriminato ,neanche a farlo apposta ,visto che si parla di politica ,parlava della lega nord e che il cosidetto nord abbia in media l’intelligenza del “trota” ,essendo io veneto ,ho fato notare che esistono asini e geni sia al nord che al sud ,risultato ?? censurato , anche la sinistra( o meglio il comunismo) in fatto di censura non ci andava leggera ,ma già dare la colpa ad un genere (che di solito sono i maschi beta ) , e censurare quanto scrive un uomo ,fuori che ovviamenter i loro compagni ,loro sono tanto carini e a modo (sono maschi alpha) sembra tanto da naziste evolute
ritornando al femminismo ,il post femminismo è più di destra di quanto si voglia far pensare ,loro credono di no , magari farsi fotografare con Vendola (persona che stimo tra l’altro) ,possa forviare ….. certi siti come femminismo a sud ,il quale si proclama ,anti-fascista (adirittura ) usa mezzi degni della gestapo ,soprattuto dall’equazione uomini = cattivi ,donne =buone , usando mezzi come la censura (hanno censurato due post miei ,che di maschilismo e femminismo non avevano nulla a che fare) finendo laconicamente che emanavo un brutto odore
mauro recher
censurare quanto scrive un uomo ,fuori che ovviamenter i loro compagni ,loro sono tanto carini e a modo (sono maschi alpha) sembra tanto da naziste evolute
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Non sembra da nazista, E’ da nazista…la cosa è diversa
quel sito è noto come nazifemminismo a sud chiediti perchè…
Scusate, ma io questi continui riferimenti ai nazisti ed ai fascisti, li trovo veramente fuori luogo. Ma che vuol dire “nazifemminismo”?? Forse le femministe hanno dei propri eserciti e girano armate fino ai denti, imponendo la loro legge con la forza?
Si chiamano feminazi (e non trovo differenze con nazifemi) perché sostengono la superiorità per nascita – e quindi genetica – di una parte del mondo sull’altra.
Con tutte le implicazioni del caso. Tutte.
Che poi abbiano o meno i propri eserciti, lo si può chiedere a coloro che per aver guardato una donna su un treno, sono stati condannati.
RDV
@ Andrea :
noi intendiamo per mentalità e per comportamenti . LA presunzione di colpevolezza dell’uomo è come l voler accusare tutti gli ebrei di essere il “male assoluto” come facevano i nazisti. Inoltre molte femministe esplicitamente dissero che gli uomini sono una razza inferiore . Da questi due aspetti ( e non solo ) il paragone col nazismo
Che poi abbiano o meno i propri eserciti, lo si può chiedere a coloro che per aver guardato una donna su un treno, sono stati condannati. [ Rino ]
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Capisco la metafora, ma al tempo stesso ti chiedo: gli “eserciti” maschili dov’ erano…? Se non erro, Churchill reagì in ben altra maniera, guidando la Gran Bretagna alla vittoria contro le Potenze dell’Asse…
Vediamo di non prenderci per i fondelli…è ovvio che nessuno qui ha mai sostenuto un equiparazione tra il nazismo vero e proprio e il femminismo,anche perchè è impossibile che un fenomeno storico si riproponga con modalità totalmente identiche..
Comunque caro Andrea ti consiglio la lettura dell’articolo “Un brusco risveglio” e i relativi commenti pubblicati su questo sito nonchè la lettura di quest’altro articolo:
http://www.minervariviste.com/esteri/280-se-un-giudice-parla-di-femminazismo
Vediamo di non prenderci per i fondelli…è ovvio che nessuno qui ha mai sostenuto un equiparazione tra il nazismo vero e proprio e il femminismo, [ Luke Cage ]
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Perdonami, ma non è affatto ovvio. Forse lo è per te o per altri, ma io non sono un membro del movimento maschile e neanche un vecchio utente, bensì un uomo che negli ultimi mesi ha scoperto per caso, su Google, sia Uomini Beta che altri forum e blog dedicati alle sopracitate tematiche. Pertanto, da profano, vi chiedo che senso abbia equiparare un movimento isterico come il femminismo al nazismo, che, di sicuro, era ben più pericoloso e devastante.
Non ci vedo nessuna presa per i fondelli, semmai i prodromi del fraintendimento, nonché della strumentalizzazione. Comunque sia leggerò attentamente il tutto.
Andrea.
>>
Capisco la metafora, ma al tempo stesso ti chiedo: gli “eserciti” maschili dov’ erano…?
>>
Puoi facilmente immaginare che la domanda ce la siamo posta fin dal’inizio.
Erano e sono nello stesso luogo in cui ti trovavi tu fino a pochi mesi fa.
In uno stato onirico, nella distrazione perpertua, sotto l’effetto di sostanze psicotrope. Insomma in un altro mondo. Sonnambuli che galleggiano nel mare dei sogni.
Abbiamo a che fare con un conflitto il cui tratto più evidente è che da una parte c’è un esercito e dall’altra nessuno, salvo qualche microscopico drappello di combattenti. Ignorati e derisi.
Un conflitto (sostanzialmente) incruento: non camere a gas ma a psicogas.
RDV
@ Andrea: sul fatto che il nazismo sia ben più pericoloso del femminismo, permettimi di nutrire qualche dubbio.
Infatti il Nazismo è stato, come è noto, sconfitto. Il femminismo, utilizza gli stessi processi psicologici del nazismo (teorizzare e cercare con la propaganda di dimostrare e inculcare nelle masse il concetto che vi è una parte di popolazione eletta, che deve godere di privilegi rispetto agli altri… do you remember??… – cosa che fa da sempre anche il femminismo, e qui e sui vari siti del Movimento Maschile ci sono fulgidi esempi in merito, poiché ricordiamoci che lo scopo dichiarato del femminismo è l’uguaglianza, quello tacito è il potere!). Il femminismo è peggiore del nazismo in quanto ha imparato molto bene la lezione: occorre essere subdoli. Non serve mandare carri armati. Non serve uccidere. Ottieni molto di più se agisci in modo subdolo, conquistando la società con le armi più potenti di tutte: il vittimismo e i media. Non tagliano gli alberi: avvelenano le radici, di modo che quando ci si accorge che il bosco sta morendo, è sempre troppo tardi e non puoi individuare il nemico.
Ebbene sì: teorizzare la superiorità è atteggiamento nazista. E il femminismo, questo lo fa. E sarà molto, ma molto, difficile da sconfiggere ed eviscerare. Per questo è peggiore.
Una precisazione: preferisco dire femminazista e non nazifemminista, in quanto con il primo termine utilizzo un gioco di parole che va a fondere in maniera mirabile due parole e due filosofie comuni. Il termine nazifemminismo mi paice poco, poiché sembra lasciar intendere che esistano tanti tipi di femminismo, tra cui quello “nazi”. Per dirla con una frase del film “L’esorcista”: E’ UNO SOLO!
PS: tu lo sapevi che le femministe teorizzano l’eliminazione fisica dell’essere umano di sesso maschile dalla faccia della Terra? E se non la teorizzano, la auspicano continuamente, buttandola lì, ogni tanto, come un’arma puntata per ricordarci, quando noi uomini (o come dicono loro”maschi” trattandoci alla stregua di animali) osiamo rialzare la testa, in quale mano in realtà stia il manico del coltello.
PS: tu lo sapevi che le femministe teorizzano l’eliminazione fisica dell’essere umano di sesso maschile dalla faccia della Terra? [ LesPaul ]
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Ho letto recentemente qualcosa, ma devo dirti che mi viene veramente da ridere, perché senza la fattiva collaborazione maschile le femministe non potrebbero far nulla. Viceversa, il nazismo bastava a se stesso…
E credo che anche te lo sappia bene.
Mi spiace, ma su questo punto mi trovo totalmente in disaccordo con voi, benché comprenda bene quel che volete dire.
@ Andrea: sul fatto che il nazismo sia ben più pericoloso del femminismo, permettimi di nutrire qualche dubbio. ( LesPaul ]
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Io non ho dubbi: molto peggio il nazismo.
http://www.youtube.com/watch?v=kVaCpVD_lFs
Scusa, ma credo che se alcuni di voi (te compreso) fanno simili associazioni – femminismo=nazismo – è solo perché hanno avuto la fortuna (come me, del resto) di non conoscere guerre, fame, sete, deportazioni di massa e fucilazioni sul posto. Insomma, il vero terrore.
Non mi risulta che le femministe facciano altrettanto.
Che poi siano subdole, ed agiscano nell’ombra, non discuto. Ma è comunque un qualcosa di molto diverso dal nazismo. Non scherziamo.
ma credo sia abbastanza chiaro che l’associazione femminismo-nazismo sia riferita solo ed esclusivamente all’atteggiamento filosofico di partenza (teorizzazione di superiorità morale e quindi di maggiore diritto di esistenza di un’etnia-genere-gruppo considerato più vicino alla perfezione) e non già alle applicazioni pratiche, che appunto prendono strade completamente diverse.
Peraltro hai ragione, secondo me, Andrea, quando dici che il femminismo non avrebbe mai potuto attecchire senza la fattiva collaborazione maschile: ma questo, secondo me, non fa altro che indicare ancor di più come, il veleno dato alle radici (per rubare la metafora a LesPaul) sia stato, sul lungo termine, un’applicazione pratica meno dolorosa, ma ben più efficace di quella utilizzata dai teorici del nazismo.
andrea ,infatti io ho parlato di nazismo evoluto ,che non ha niente a che fare con carri armati ,fucili ,torture e tutte le amenità che il nazismo ha portato , pero non trovi un pochino incoerente che ,nel loro sito (uno degli tanti) mettono in evidenza che sono anti razziste ed anti sessiste e poi censurano i miei commenti ,che non centravano niente (e non erano affatto ne scurrili ,ne maleducati) con maschilismo e femminismo ,ma solo perchè scrivevo sia qui che in uomini3000 ???,e che non scriva più commenti da loro ?? ,non ci trovi delle concordanze ,in fondo anche i nazisti avevano iniziato a screditare gli erbrei ,prima di metterli nel campo di concentramento e nelle camere a gas……
ma credo sia abbastanza chiaro che l’associazione femminismo-nazismo sia riferita solo ed esclusivamente all’atteggiamento filosofico di partenza (teorizzazione di superiorità morale e quindi di maggiore diritto di esistenza di un’etnia-genere-gruppo considerato più vicino alla perfezione) [ Rita ]
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D’accordo, ma allora sarebbe molto più corretto parlare di razzismo/sessismo, non di nazi/femminismo.
C’è pure da dire che nell’Ottocento, numerosi intellettuali bianchi occidentali di sesso maschile, fra i quali Otto Jespersen, teorizzavano l’inferiorità intellettiva delle donne e di altri gruppi etnici. Usando il metro di cui sopra, dovrei dire che si trattava di nazisti ante litteram? Ovviamente no. Ecco, io credo sarebbe molto più saggio abbandonare i paragoni col nazismo e passare ad altro.
Al di là di qualche affinità teorica, soprattutto in riferimento a quelle che viene definito “femminismo radicale”, anche a me sembra un accostamento piuttosto forzato e , credo, anche inefficace. La demonizzazione dell’”avversario” non porta quasi mai a buoni risultati. Al femminismo storico, quello degli anni Settanta-Ottanta, riconosco il merito, sia pure utilizzando strumenti verbali assai violernti, di aver contribuito all’emancipazione della donna nel mondo occidentale, un momento di grande valore democratico. Il contributo, non il merito assoluto, che furbescamente talune/i appartenenti a quell’area ideologica si attribuiscono, perchè a votare a favore di aborto e divorzio, grandi passi in avanti in quanto a crescita democratica, hanno contrubuito anche coloro che non si riconoscono in quella visione. Oggi però il re è nudo, per chi è in grado di osservare la realtà per ciò che è effettivamente, nel senso che, raggiunta la parità effettiva di opportunità, possibilità, ecc., limitatamente al mondo occidentale perchè da altre parti tanto dev’essere costruito, si continua a piangere miseria, al solo scopo di trarre agevolazioni, privilegi, benefici…dovuti per la sola appartenenza a un genere sessuale. Questo si chiama sessismo e credo che di questo si debba parlare principalmente.
no infatti: l’elemento che, secondo me, caratterizza la teoria nazista è che, oltre alla teorizzazione dell’inferiorità e dell’imperfezione della razza ebraica, se ne teorizzava e se ne auspicava l’eliminazione totale, cosa che non è mai stata teorizzata per il genere femminile, per i neri e nemmeno per gli animali.
C’è la differenza fra il considerare il male come “necessario” e come “inutile”.
Detto questo, effettivamente concordo (e questa discussione lo dimostra) che sia facilmente fraintendibile l’accostamento e quindi oggettivamente controproducente
D’accordo, ma allora sarebbe molto più corretto parlare di razzismo/sessismo, non di nazi/femminismo.
C’è pure da dire che nell’Ottocento, numerosi intellettuali bianchi occidentali di sesso maschile, fra i quali Otto Jespersen, teorizzavano l’inferiorità intellettiva delle donne e di altri gruppi etnici. Usando il metro di cui sopra, dovrei dire che si trattava di nazisti ante litteram? Ovviamente no. Ecco, io credo sarebbe molto più saggio abbandonare i paragoni col nazismo e passare ad altro.
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da condannare pure questo pensiero xenofobo , l’ho sempre detto ,anche nel corpo delle donne , esistono uomini e donne che sono persone ,con i loro pregi e con i loro difetti , non so se ne fai una questione di terminologia ,ma sia quello detto da te prima ,che quel pensiero del femmnismo ,ci va molto vicino ad una teologia nazista
non so se ne fai una questione di terminologia [ mauro recher ]
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Caro Mauro, la terminologia è importantissima.
Prova ad andare in tv e ad accostare il femminismo al nazismo, poi guarda cosa succede…
Se accettate un consiglio, da un uomo che in passato si è un po’ occupato di politica, modificate i termini e fatevi furbi…
@ Andrea: parli della collaborazione maschile. E’ vero, hai ragione. Ma è proprio in questo che il femminismo è ben peggiore del nazismo. In questo è stato subdolo. Ha operato, sugli uomini, un autentico lavaggio del cervello (anche questa era una pratica nazista, tra le altre cose), utilizzando il vittimismo come mezzo. Una volta ottenuti i servigi di una parte della popolazione, il resto è stato facile ed è venuto di conseguenza, mettendo gli uomini nella condizione di combattersi tra loro (“devide et impera”, il vecchio refrain funziona sempre, aaaah se funziona). Del resto anche il nazismo si è servito dei Kapò, no??
Ha ragione Rita: qui non si parla di nazismo come istituzione, con un fuhrer e tutti i suoi gerarchi. Qui si parla del nazismo inteso come teoria folle di superiorità. Lascia perdere la seconda guerra mondiale e i carri armati. Non c’entrano nulla. Il nazismo non era solo “muovere guerra”. Il nazismo era anche e, lasciami dire, soprattutto, cercare di inculcare teorie folli nelle menti altrui. Se non avesse operato quel processo, non avrebbe mai e poi mai mosso i carri armati contro nessuno, poiché gli mancava quel substrato di consenso ottenuto con il lavaggio del cervello della popolazione tedesca. Siamo tutti d’accordo nel ritenere i tedeschi, oggi, persone intelligenti. Lo sono oggi, loerano allora e lo sono sempre stati, a meno che non intervenisse qualcuno che facesse loro credere nella follia. Lo hanno fatto i gerarchi nazisti giocando sui sentimenti della loro popolazione, facendo crescere in loro l’odio. Lo sta facendo il femminismo sulla popolazione facendo crescere in essa l’odio. Ecco la coincidenza. Femminismo e nazismo sono generatori di odio.
Non c’è da preoccuparsi Andrea. Nessuno andrà in tv a parlare di nazifem o simili. Se la formula, pur sconcertante e in parte provocatoria non viene capita qui, figuriamoci altrove.
>>
…modificate i termini e fatevi furbi…
>>
Parli come se la QM non ti riguardasse. Se sei miliardario in effetti potresti forse dire che non sono affari tuoi. Ma sbaglieresti pure in questo.
Chiedilo a Tiger Woods. (Anche con i soldini che gli restano dopo il salasso dei 1.100/1.200 miliardi di lirotte) non è cmq bello doversi scusare di …aver preso le sprangate in faccia per aver fatto ciò che ogni moglie depressa ha oggi il diritto morale e legale di fare. Qualche giro di valzer.
O lo puoi chiedere a chi, pur con tanti milioni, sta in galera perché la moglie aveva cambiato idea qualche anno dopo il coito.
Se ci vuoi credere.
RDV
Il tuo è un buon suggerimento Andrea,anche se rimane il fatto che l’accostamento del regime culturale che il femminismo ha contribuito a creare presenta significative analogie col nazismo, non fosse altro per la strage di uomini sul lavoro e in guerra che viene data per scontata in un ‘epoca che fà delle “pari opportunità” il proprio vessillo progressista..per non parlare della situazione carceraria e degli incentivi all’occupazione ed all’imprenditoria femminili in un contesto di crisi generalizzata come quello attuale (guardare gli annunci per farsi un idea..un posto di lavoro rivolto esplicitamente ad una donna non è discriminazione?Cercasi segretariA??CamerierA??..)
p.s. Si faccia presente che nel parlato corrente l’uso del maschile per riferirsi ad una figura professionale sottintende il riferimento ad una persona a prescindere dal relativo sesso di appartenza,l’uso del femminile invece no…
ops…”Si tenga presente”..sorry
Chiedilo a Tiger Woods. (Anche con i soldini che gli restano dopo il salasso dei 1.100/1.200 miliardi di lirotte) non è cmq bello doversi scusare di …aver preso le sprangate in faccia per aver fatto ciò che ogni moglie depressa ha oggi il diritto morale e legale di fare. [ Rino ]
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C’è una domanda che vorrei rivolgerti: tu, al posto di Tiger, ti saresti scusato? Saresti rimasto fermo di fronte ad una moglie che ti prendeva a mazzate? Io no, nella maniera più assoluta. Questo a prescindere dal prezzo da pagare di fronte ad un tribunale, dall’ideologia femminista e da tutto ciò che può aver inculcato nelle menti altrui.
Ma è proprio in questo che il femminismo è ben peggiore del nazismo. In questo è stato subdolo. Ha operato, sugli uomini, un autentico lavaggio del cervello (anche questa era una pratica nazista, tra le altre cose), utilizzando il vittimismo come mezzo. [ LesPaul ]
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Secondo me, nessuna ideologia, neppure quella femminista, ha avuto la medesima forza di persuasione di quella nazista.
http://www.youtube.com/watch?v=PrDzOhd_tKc&feature=fvw
Nondimeno, non escludo di potermi sbagliare e di poter rivedere, un giorno, le mie idee.
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Siamo tutti d’accordo nel ritenere i tedeschi, oggi, persone intelligenti. Lo sono oggi, lo erano allora e lo sono sempre stati, a meno che non intervenisse qualcuno che facesse loro credere nella follia. [LesPaul]
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LesPaul, ti assicuro che alcuni storici avrebbero molto da obiettare in merito…
@ Andrea
Continuo a pensare che se il nazismo fosse stato forte come tu dici non sarebbe stato sconfitto. E’ evidente che qualcosa di debole lo aveva, se non è riuscito a far presa. IL femminismo, al contrario, si è diffuso ovunque, a ogni livello, inquinando le menti e sta ottenendo tutto ciò che vuole. Quanto manca all’apartheid per il genere maschile? Quanto manca allo sterminio del maschio? Basta poco ormai… ne stanno già parlando.
A testimoniarlo ci sono tutti i privilegi di cui godono già ora tutte le donne, con gli uomini che non hanno più il coraggio di alzare la testa.
Ha ragione Rino: spera di non averci mai a che fare. Sta a te credere o meno in questa cosa.
Un caro saluto.
Quanto manca all’apartheid per il genere maschile? Quanto manca allo sterminio del maschio? Basta poco ormai… ne stanno già parlando. [ LesPaul ]
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Mi spiace, ma su questo punto dissento totalmente.
Ma poi chi lo sterminerebbe questo maschio? Le femministe? Con quali armi? E dopo cosa farebbero da sole sulla Terra queste donne? Suvvia, cerchiamo di non esagerare, perché l’uomo può essere fisicamente annientato solo dall’uomo (maschio), non dalla donna. Personalmente temo molto di più il programma nucleare dell’Iran e le relative minacce di Israele di bombardare preventivamente quel Paese con armi atomiche…
Non c’è alcun rischio di sterminio. Il femminismo utilizza l’arma del vittimismo per scopi revanscisti, di “rivincita”. E la “rivincita” si può ottenere solo se occupi i posti che contano, alte sfere della politica, ecco qui il bisogno di quote, e controllo dei Media, ecco qui gli “Osservatori” vari a grande richiesta. Esso vuole l’uomo “servo”, a disposizone, non annientato. lo vuole vedere vivo e vegeto ma ai suoi piedi, in senso metaforico ovviamente. Non siamo lontani da questo e per quanto riguarda gli uomini beta, l’obiettivo è ancor più vicino. Resistono ancora pochi “rompiscatole”, che hanno capito dove si va a parare, ma basta accusarli di essere maschilisti e il gioco è fatto. Poi se dovessere essere troppo testardi, bè…in quel caso magari una piccola schedatura da buttare in pasto al pubblico ludibrio non sarebbe poi una brutta idea. Questo è un “gioco” molto pericoloso e bisogna avere davvero le spalle robuste per affrontarlo.
Uno per tutti:
http://www.womynkind.org/scum.htm
(Society for Cutting Up Men)
Mai visti gli articoli sui quotidiani in cui si decanta l’inutilità maschile e del fatto che, a causa delle ricerche scientifiche che mirano all’autofecondazione femminile, fra qualche decennio gli uomini spariranno???
Mai sentito parlare dei vagoni della metropolitana riservati alle sole donne?
Mai visti questi cartelli fuori dai supermercati??
http://www.google.it/imgres?imgurl=http://i14.photobucket.com/albums/a303/shy_1965/Parcheggio.jpg&imgrefurl=http://ancatdubh.splinder.com/archive/2009-01&usg=__r78HdLrO9KY4mueNTQZ3BmjjzbM=&h=500&w=375&sz=50&hl=it&start=10&tbnid=ljMQSCRVhDsnFM:&tbnh=130&tbnw=98&prev=/images%3Fq%3Dsupermercato%2Bparcheggio%2Bdonne%26hl%3Dit%26biw%3D1680%26bih%3D856%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&itbs=1
E bada bene: qui non si tratta di donne incinta… si tratta di donne tout court, con i parcheggi riservati nei luoghi più vicini alle entrate e alle uscite.
Facevano la stessa cosa in Sudafrica, ai tempi dell’apartheid.
Al di là dei confronti (meglio, peggio, più o meno pericoloso), una cosa si può dire. C’è una analoga abilità a sfruttare la potenza dei mezzi d’informazione di massa per convincere l’opinione pubblica. “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”, usava dire Goebbels. Analogamente sta accadendo per le menzogne sugli uomini, stando alle quali sembrerebbe di vivere in un paese dove la maggioranza dei maschi passa il giorno ad opprimere in vari modi le donne, prevaricandole, picchiandole, stuprandole, etc. etc.
Ed a forza di sentir ripetere ogni giorno la solita solfa, finisce che molti ci credono, contrariamente alla loro stessa esperienza personale. Basterebbe guardarsi intorno, osservare la normalità della vita quotidiana delle persone normali, per accorgersi delle bufale che ci vengono propinate in dosi massicce.
Uno per tutti:
http://www.womynkind.org/scum.htm
(Society for Cutting Up Men) [ LesPaul ]
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A mio parere quel manifesto fu scritto da un uomo, non da quella psicopatica della Solanas.
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Mai visti gli articoli sui quotidiani in cui si decanta l’inutilità maschile e del fatto che, a causa delle ricerche scientifiche che mirano all’autofecondazione femminile, fra qualche decennio gli uomini spariranno??? [ LesPaul ]
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Sì, ho letto qualcosa, ma anche in questo caso mi è venuto da ridere… Dovresti farlo pure te, perché sai bene che la “scomparsa degli uomini” è solo una sciocchezza, propagandata in primis da scienziati uomini, che lavorano per le multinazionali…
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Facevano la stessa cosa in Sudafrica, ai tempi dell’apartheid. [ LesPaul ]
Noto che ti piace esagerare…
Per Andrea, mi ripeto.
Quella in via di sviluppo, che altrove ho definito V° Guerra Mondiale, non è una guerra come le altre. E’ un conflitto psicologico il cui obiettivo (conscio o inconscio, ciò è del tutto irrilevante) non consiste nell’eliminazione fisica dei maschi (questo è tanto ovvio da non doverlo dire). L’obiettivo è l’eliminazione della maschilità negli uomini da ottenersi attraverso l’inibizione e la repressione delle loro pulsioni: la grande castrazione.
Si tratta di ritagliare il modo di essere/sentire degli UU sulla sagoma di quello delle DD occidentali odierne, ossia di ciò che è (= a loro sembra essere) buono, bello, giusto, utile profittevole, così come sono state formate dai tempi di “Colazione da Tiffany”.
Questo programma è stato apertamente esplicitato: “Non importa cosa sia bene o male per gli UU ma solo cosa è bene per le DD.” (Che poi questo c.d. “bene” per le DD sia deforme, parziale, momentaneo, pieno di contraddizioni, alla lunga insostenibile, fonte di alienazione etc. è probabilmente vero ma …è un prezzo che le DD devono pagare per “liberarsi”).
E’ una psicoguerra che è diventata possibile ovviamente perché sono mutate le basi del rapporto M/F. Se non credi che si possa cambiare il corso della storia solo intervenendo nel campo immateriale e impalpabile della psiche puoi riflettere su questo: ci sono due modi per deviare un viaggiatore dal suo cammino. Vuole andare a Roma ma noi lo spediamo a Firenze, come facciamo? Gli si punta una pistola alla tempia (metodo cruento, visibile), oppure si alterano i cartelli stradali, gli si altera la conoscenza, e quindi il comportamento. Il risultato è lo stesso.
Quanto a quel che tu o io avremmo fatto al posto di Woods ciò non ha attinenza perché si passa dal generale al personale.
Ho citato Woods come caso esemplificativo di cedimento psicologico all’ondata che travolge tutto.
Io e te potremmo anche comportarci come degli scogli che individualmente resistono alla corrente, ma la corrente c’è e Woods – come un turacciolo – ne è trascinato via al pari di milioni di altri.
Possiamo stigmatizzare il turacciolo (“Io avrei fatto così, cosà…), ma allora non parliamo di QM. La QM si occupa della corrente.
RDV
Lo cercavo ieri, per farlo vedere ad Andrea, ma non ricordavo il link. Poi, grazie a Chez (utente del forum sulla Questione Maschile) l’ho recuperato.
Andrea, per spiegare ciò che voglio dire con “eliminazione del maschio”, datti una guardata a questa pagina:
http://razzismodemocratico.blogspot.com/
E’ chiaro che sarà un progetto irrealizzabile. Ma mi domando una cosa: perché nessuno alza la voce (a parte noi) contro certe follie? Ti immagini cosa accadrebbe al contrario? Questa non è “spirito nazista”? Queste persone sono naziste nell’anima. Ed è giusto farlo notare.
Tuttavia su un punto Andrea ha pienamente ragione: i termini sono importanti. Un conto è scrivere, come ha fatto Rino, che “L’obiettivo è l’eliminazione della maschilità negli uomini da ottenersi attraverso l’inibizione e la repressione delle loro pulsioni” e un conto è sostenere che “fra qualche decennio gli uomini spariranno”. Basti evidenziare la realtà di paesi come la Cina, l’India o la Corea, che è ben differente.
http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en|it&u=http://www.scientificamerican.com/article.cfm%3Fid%3Dthere-are-more-boys-than-girls
http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en|it&u=http://www.scientificamerican.com/article.cfm%3Fid%3Dthere-are-more-boys-than-girls
in realtà a sostenere l’ipotesi “sparizione dei maschi causa sopraggiunta inutilità”, molto spesso sono stati articoli (con titoli d’effetto inutile negarlo, ma psicologicamente importanti, visto che il titolo è la prima cosa che colpisce) comparsi su quotidiani e riviste di tiratura elevata.
Ricordo molti articoli di questo tenore dopo l’annuncio di una ricerca scientifica (mi pare di Karim Nayerna) che mirava a riprodurre lo sperma dal midollo spinale femminile. Va da sè che è ovvio che non è realizzabile in termini di un paio di generazioni umane e che l’ipotesi è fantascientifica e letta come, all’epoca di potevano leggere i romanzi di Jules Verne.
sul tema (in questo caso perlomeno si esprime una preoccupazione per la fantomatica minaccia di un mondo senza uomini)
http://www.loccidentale.it/articolo/gendercide.0089144
GINARCHIA.
La ginarchia è una forma di governo nella quale le donne detengono il potere. La ginarchia tende a collegarsi con la superiorità femminile. L’obiettivo delle teorie o dei movimenti che si ispirano alla ginarchia può essere eliminare completamente i maschi, oppure semplicemente considerare i maschi come oggettivamente inferiori e dunque destinati a detenere minori diritti sociali e civili rispetto alle donne.
I modelli di ginarchia differiscono per le diverse modalità di trattamento dei maschi, che possono variare dalla semplice “female leadership” all’interno della coppia, fino a considerare i maschi alla stregua di animali domestici totalmente privi di diritti. [Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.]
..direi che ci siamo quasi…allarghiamo le trincee, amci miei, a breve accoglieremo altri superstiti.. i pochi sopravvissuti a questa V° guerra mondiale.. e non avremo tempo da perdere nel definirci di destra o di sinistra..
Andrea dice:
“Sì, ho letto qualcosa, ma anche in questo caso mi è venuto da ridere… Dovresti farlo pure te…”
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Abbi pazienza, Andrea, io esagererò, ma penso, pur sempre, di avere il sacrosanto diritto di indignarmi di fronte a certe sconcezze. E mi indigno! Io non riesco a ridere di fronte a chi mi dice che sono un essere inferiore, violento e/o carnefice solo perché nato maschio: io mi indigno e lo grido. Ed è mio diritto.
Riguardo il manifesto SCUM: scritto da un uomo e non dalla Solanas? Mi fai venire in mente una riflessione che butto li come domanda: perchè cerchiamo di sollevare sempre le donne dalle loro responsabilità quando fanno qualcosa di male e ammettono di averlo fatto?
Riguardo il manifesto SCUM: scritto da un uomo e non dalla Solanas? Mi fai venire in mente una riflessione che butto li come domanda: perchè cerchiamo di sollevare sempre le donne dalle loro responsabilità quando fanno qualcosa di male e ammettono di averlo fatto? [ LesPaul ]
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La realtà è che a parte le chiacchiere e il tentato omicidio di Andy Warhol, quella schizzata paranoica della Solanas, non fu in grado di combinare nulla, esattamente come le sue colleghe. Sai perché a me fanno ridere queste donne, LesPaul? Perché teorizzano quel che non sarebbero mai in grado di fare da sole… Fondamentalmente sono delle bambine impaurite. Pensa un po’ se si fossero trovate a vivere nell’odierno Afghanistan: cosa credi avrebbero combinato? Te lo dico io: nulla. Anzi, sarebbero state giustiziate sul posto dai talebani.
Preparatevi, perché nella puntata di oggi, “AMORE CRIMINALE”, in onda su Rai Tre in prima serata e condotta da Camilla Raznovich, sarà ospite della trasmissione la spoletina Beatrice Lilli, autrice del libro “ROSE ROSSE”, in cui la suddetta racconta diciassette anni di violenza domestica.
Beatrice Lilli vive e lavora a Spoleto, dove con l’associazione “DONNE CONTRO LA GUERRA” ha aperto un Punto d’ascolto per donne vittime di violenza e maltrattamenti, in collaborazione col comune di Spoleto e il Centro Pari opportunità della Regione Umbria. Anche le rappresentanti dell’associazione “DONNE CONTRO LA GUERRA” hanno rilasciato un’intervista alla trasmissione.
_________________
FONTE: il CORRIERE DELL’UMBRIA, mercoledì 18 agosto 2010, pag. 4.
Destra e sinistra?
Dunque, vediamo un pò…
Per quanto riguarda la dx, il discorso è di una chiarezza estrema: essendo dichiaratamente dalla parte degli alfa (uomini e donne) da sempre, essa sta ai beta (uomini e donne) né più né meno come il ku klux klan sta ai neri.
Per quanto riguarda la sx, il discorso si fa più complicato.
A parole, dice di essere dalla parte dei beta (uomini e donne), tuttavia, essendo la classe dirigente della sx composta di uomini e donne alfa (tali in quanto classe dirigente e quindi privilegiati), se fosse realmente dalla parte dei beta, la classe dirigente della sx remerebbe contro sé stessa.
Come hanno trovato la quadra?
Semplice.
Hanno concesso un pò di privilegi alle donne beta a spese degli uomini beta. Così facendo si sono ritagliati un loro spazio: gli “alfieri del politicamente corretto”.
La sx millanta, tuttavia, anche una presunta rappresentanza degli uomini beta che, però, nei fatti, non offre più dai tempi della occhettiana “Svolta della Vaselina”.
Per un tot di anni sono riusciti a intortare gli uomini beta e a farsi regalare i voti in cambio di nulla; ora però, i nodi stanno venendo al pettine e, alla progressiva presa di coscienza da parte dei beta della colossale “sòla” ricevuta, corrisponde una equivalente emorragia di voti a sx, costituita, principalmente, dai voti di uomini beta per lo più giovani e, come tali, “beta al quadrato” (e qui la questione maschile si interseca con l’ altra grande questione, quella generazionale), che migrano, delusi e inviperiti, verso l’ astensionismo.
Appare a questo punto evidente come un tale quadro non possa che essere stato deliberatamente concepito per privare gli uomini beta di qualsiasi forma di rappresentanza politica.
Licio Gelli non avrebbe saputo fare di meglio.
Sandro, hai fotografato benissimo la situazione in atto. E’ sempre più difficile essere un uomo beta e votare a sinistra. L’astensionismo sta crescendo e non poco in quest’area politica. Sessismo e disattenzione, nei fatti, non a parole, per i problemi sociali, degli “ultimi”soprattutto, stanno decretando la scomparsa di una forza politica senza la quale le condizioni di vita dei più peggiorano inevitabilmente. Non inganni il caso Zapatero: anche lì, tra un pò, i nodi verranno al pettine.
O la sinistra volta pagina o muore. Questo sito sta forse offrendo un piccolo contributo per il suo rilancio.
Caro Sandro, era già nell’aria ma dopo questo tuo ultimo post che CONDIVIDO AL 100% ti invito formalmente ad aderire in maniera organica al Movimento degli Uomini Beta.
Hai fotografato la realtà, o meglio il processo avvenuto negli ultimi 40 anni, in pochissime righe, con grandissima lucidità.
Mi pare proprio di poter affermare che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Mi limito a sottolineare che la “sola”, che a mio parere comincia anche un po’ prima della “Sola della Vasellina” è stata doppia per gli uomini beta. Una “sola” (a Roma sta per “fregatura”, per chi non lo sapesse) che ha riguardato sia l’aspetto sociale che quello di genere. Questa analisi conferma del tutto la nostra: non le donne ma gli uomini beta sono il gruppo sociale e di genere che ha pagato il prezzo salatissimo di questa grande “ristrutturazione culturale e di genere” operata dal sistema dominante. Gli uomini beta si trovano nei bassifondi della piramide sociale e di genere, ormai completamente privati di qualsiasi rappresentanza politica ma quel che è peggio disarmati sotto il profilo culturale e psicologico.
“Hanno concesso un pò di privilegi alle donne beta a spese degli uomini beta. Così facendo si sono ritagliati un loro spazio: gli “alfieri del politicamente corretto”. (Sandro).
Esattamente, è proprio quello che è avvenuto, e la massa delle donne lo ha scambiato per chissà quale rivoluzione; comunque è quello che gli hanno fatto credere.
In ogni caso questi sono stati i risultati e gli effetti concreti del femminismo, al di là dei proclami ideologici che, in quanto tali, lasciano il tempo che trovano. Come sosteniamo da tempo, “la scure della vendetta storica del femminismo si è abbattuta non sui maschi alpha dominanti, ma sugli uomini beta”.
Oggi il femminismo più estremista e militante (stile anni ’70, per capirci), è bene sottolineare questo aspetto altrimenti rischiamo di fare confusione anche fra noi stessi e andare a caccia di fantasmi, è estremamente più ridotto se non addirittura ininfluente dal punto di vista politico, in senso stretto. Ma è invece molto, molto influente dal punto di vista culturale e psicologico, in grado di controllare la “psicosfera” e l’ “etosfera”, cioè gli ambiti invisibili ai più dove si forma e si costruisce il consenso. E’ proprio per questo che non ha più necessità di una presenza politica militante.
Ma c’è un altro punto determinante che dobbiamo capire, sempre al fine di individuare l’avversario con chiarezza e per evitare di dare la caccia ai fantasmi.
E cioè come il femminismo è stato riassorbito e rielaborato dal sistema dominante. Oggi anche noi dobbiamo cominciare a cambiare linguaggio, altrimenti potremmo rischiare di essere fraintesi. Non si può più tanto parlare di femminismo quanto di “femminile” declinato sui valori e i dettami ideologici e pratici del sistema dominante. Un “femminile” quindi, inteso come categoria di pensiero e di prassi, completamente diverso sia da quello tradizionale, quello dell’epoca dei nostri nonni per capirci, sia da quello anni ‘60/70, che era un “femminile” altamente politicizzato e che si esprimeva in forme e modalità in larga parte diverse da quelle odierne.
E’ forse giunta l’ora, e senza il forse, di cominciare a coniare un nuovo termine per descrivere il “femminile” attuale. Al momento non ce l’ho ma per capirci lo definisco come “postfemminismo”, per significare appunto il percorso di trasformazione del “femminile” dagli anni ‘60/70 ad oggi.
Un percorso che ha aspetti apparentemente paradossali. Il femminismo storico è stato spogliato, o meglio disinnescato dei suoi aspetti ideologici “antisistema” (a parte i vecchi “ruderi” storici) che lo rendevano a suo tempo, solo per alcuni aspetti, sia chiaro, un movimento esogeno e in parte antagonista al sistema stesso (ed è per questa ragione che ha avuto buon gioco nel penetrare a sinistra, contribuendo con il tempo a spappolarla ulteriormente).
In parte deideologizzato, per lo meno rispetto alle origini, e spogliato di quegli aspetti di criticità “antisistema” di cui sopra, il femminismo è di fatto diventato da una parte lo strumento della penetrazione e dell’affermazione delle donne (e in particolare delle elite femminili, ovviamente) in termini di spazio e potere all’interno del sistema, dall’altra lo strumento del sistema stesso, ormai a rischio obsolescenza, per ristrutturarsi e ridefinirsi, proprio grazie al soccorso del suo ex avversario diventato, in seguito a questa astutissima operazione, suo nuovo alleato e complice.
Un processo catartico e camaleontico veramente straordinario che conferma la estrema duttilità (e la grandezza, da questo punto di vista) del capitalismo (e della sua forma di dominio) e della sua capacità di trasformarsi, di ridefinirsi e di rimodellarsi in base alle esigenze dettate dalla realtà che di volta in volta vengono a modificarsi (un altro esempio, facendo un volo pindarico, di questa straordinaria facoltà è la Cina ultracapitalista governata dal partito comunista, apparentemente una contraddizione in termini, ma ormai, alla luce di queste riflessioni, non più).
E’ proprio questa estrema duttilità che lo rende così potente, questa capacità di assorbire anche le istanze critiche e spesso le più critiche, per ricondurle al suo servizio, una volta disinnescate e rielaborate pro domo sua.
Da modestissimo osservatore della realtà, come ho già detto altre volte, non posso che provare ammirazione (non condivisione, ovviamente) per questa sua straordinaria caratteristica.
Naturalmente il prezzo che paga, ammesso a questo punto che non sia proprio questa la sua natura più profonda e molto probabilmente se non sicuramente è così, è appunto quello di ridefinirsi costantemente e quindi di avere un ricambio continuo degli attori sociali e anche dei gruppi dirigenti. Per essere ancora più chiari, è ovvio che se il femminismo e il “femminile” sono stati declinati sui valori e i parametri del sistema dominante, è ovvio che anche quest’ultimo si è declinato sui valori e i parametri del “femminile”.
Questa è la forma di dominio con la quale abbiamo a che fare. Credo che ad aver compreso questo meccanismo saremo forse qualche decina in tutto il paese, non di più. Pensate il lavoro che ci aspetta…
Penso che l’argomento vada a questo punto trattato con un articolo ad hoc, che non tarderò a scrivere, proprio sulla base di queste considerazioni.
Fabrizio
il discorso fatto da Sandro ,che condivido in pieno, mi ricorda una scena tratta da “superfantozzi” fantozzi ,il solito povero ,viene aiutato da robin hood con la frase “sono robin hood ,rubo ai ricchi per dare ai poveri ” . Fantozzi ,tutto contento esclama:”Pina ,siamo ricchi ” dopo un pochino ritorna di nuovo robin hood e dice la stessa frase ,……credo che la sinistra abbia usato lo stessa sistema di illudere le persone beta ,con piccoli regali ,che poi si è presa con gli interessi ,ma d’altronde un capisaldo della sinistra non dovrebbe esere quella di considerarci tutti uguali e non fare distinzioni ???
“In ogni caso questi sono stati i risultati e gli effetti concreti del femminismo”
Se alla casta degli alfa si può tranquillamente imputare il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, a quella delle donne si può imputare sicuramente quello di favoreggiamento.
Da qui la mia riflessione sull’ inutilità di rivolgersi a loro: il sistema le ha comprate con il classico “piatto di lenticchie”. Divide et impera.
Et voilà, la dittatura della maggioranza è servita su un piatto d’ argento.
P.S.
Ma che significa “aderire in maniera organica”?
“Il femminismo storico è stato spogliato, o meglio disinnescato dei suoi aspetti ideologici “antisistema” (a parte i vecchi “ruderi” storici) che lo rendevano a suo tempo, solo per alcuni aspetti, sia chiaro, un movimento esogeno e in parte antagonista al sistema stesso (ed è per questa ragione che ha avuto buon gioco nel penetrare a sinistra, contribuendo con il tempo a spappolarla ulteriormente).”
Il femminismo ha semplicemente realizzato quello che, a mio avviso, è stato il suo obiettivo fin dall’ inizio: si è intrufolato nella sx snaturandone progressivamente la battaglia per la giustizia sociale, sostituendo la lotta di genere a quella di classe.
Ha lavorato dall’ interno con perseveranza, comportandosi a tutti gli effetti come un tumore.
E come un tumore, ad un certo punto, è esploso, portando rapidamente al collasso l’ organismo che lo ospitava (la sx intera), che oggi vediemo affannarsi divorata dalla metastasi della ribellione di una parte consistente del proprio elettorato.
Secondo me il femminismo è stato foraggiato dal potere fin dall’ inizio. Divide et impera.
Per questo dico: ATTENTI ALLE DONNE. IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO.
Avete notato pure voi, mi sembra, come, appena il movimento di Grillo ha cominciato ad avere un certo seguito, subito si siano affrettate ad incistarcisi dentro e abbiano cominciato all’ istante a recitare il loro mantra vittimista.
La loro strategia è quella di occupare tutto lo spazio a disposizione per non lasciarne agli altri. E finora sembra ci siano riuscite benissimo.
ahahaha mitico Fantozzi
http://www.youtube.com/watch?v=SnlepUSGRJc
Sandro:
>>
Hanno concesso un pò di privilegi alle donne beta a spese degli uomini beta.
>>
Questo fatto va collocato tra quelli da non dimenticare.
RDV
Quand’ero bambino mi affascinavano quelle femministe anni 70: una mi ricordo in televisione diceva che voleva fare il militare e voleva anche la stessa divisa degli uomini, c’era un signore che controribatteva dicendo: quando un militare è ferito e stanco ci vuole una donna che si prenda cura di lui.
Un altra si lamentava che, se in una rapina o un attentato vedesse protagonista anche una donna, i giornali dicevano: c’era persino una donna!!? Praticamente quello che diciamo noi oggi.
Anche Warren Farrell è stato femminista.
ATTENTI ALLE DONNE. IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO.
Vero,
Tranquillo Sandro, non siamo una setta. Aderire significa condividere la filosofia, le idee e i valori di cui siamo portatori e che si estrinsecano nel nostro Manifesto (il Movimento Beta) e nella nostra Carta dei Principi, e naturalmente sostenerli, non solo nella rete ma possibilmente anche in pubblico.
Non siamo un partito, non abbiamo tessere, siamo solo un gruppo di uomini liberi ed eguali che lottano per i propri diritti e per la propria dignità e che hanno un progetto molto ambizioso: costruire un movimento di genere e di classe in grado di accendere i riflettori sulla condizione maschile (beta), scientemente negata ed occultata.
A tal fine sono propedeutici due passaggi: costruire un nucleo quanto più possibile ampio di uomini consapevoli e determinati capaci a loro volta di espandere il messaggio per aggregare a loro volta altri uomini e costruire quindi una “massa critica”. Dobbiamo crescere, qualitativamente e quantitativamente. Questo è l’ imperativo categorico. Tutti devono sentirsi impegnati da questo punto di vista. E’ importante, per chi ha le possibilità, parlare dal vivo con gli altri uomini, organizzare delle riunioni informali, segnalare il sito agli amici e ai conoscenti, nel modo più capillare possibile. E’ così che nascono e crescono i movimenti.
Un altro aspetto importante, ma mi rendo conto che ognuno ha i suoi tempi e le sue necessità che non possono essere in alcun modo forzati, sarebbe quello di esporsi pubblicamente, con tanto di nome e cognome, anche quando pubblichiamo un articolo sul sito o un post nello spazio dei commenti. Più cresce il numero di coloro che si schierano e si pronunciano pubblicamente e più acquistiamo forza.
Sono assolutamente consapevole che questo è lo scoglio più difficile da superare, soprattutto per chi è sottoposto a ricatti di vario genere, in primis quelli di ordine lavorativo e professionale. Ed è per questo che la scelta è del tutto facoltativa. E’ una scelta difficile per coloro che avrebbero le condizioni ideali per farlo (intellettuali, giornalisti, politici), figuriamoci per un precario o per un lavoratore. Solo a questi ultimi, per quanto mi riguarda, va la mia comprensione e solidarietà. Per coloro che invece, per opportunismo, non si pronunciano o peggio fanno il verso alla vulgata dominante, nutro personalmente una strana miscela di indifferenza e disprezzo.
Ciò detto, dobbiamo cominciare a darci degli obiettivi. Uno di questi potrebbe essere quello di cominciare a pensare ad una prima riunione nazionale ufficiale degli Uomini Beta da qui ad una data da definire, diciamo ad un anno, ad esempio.
Il secondo, non in ordine di importanza (anzi, direi primario), è quello di farci conoscere quanto più possibile. Lanceremo di volta in volta delle campagne di comunicazione. Una prima l’abbiamo già promossa alcuni mesi fa e abbiamo raggiunto un primo obiettivo: una nostra lettera inviata ai media è stata pubblicata su un importante magazine nazionale, il Venerdì della Repubblica, sulla rubrica di Natalia Aspesi.
Ora lanceremo la campagna per denunciare la tragedia, tutta maschile,del morti sul lavoro. Poi ne lanceremo altre fra cui, ovviamente, quella sui padri separati.
Stabiliremo di volta in volta gli obiettivi. La strategia e il percorso sono stati tracciati così come il metodo da seguire.
E’ ovvio che il nostro messaggio è rivolto anche alle donne beta, che saremo felicissimi di avere con noi (quelle che vorranno starci, ovviamente)perché è con loro che vogliamo costruire un nuovo percorso e una nuova relazione, fondata sui valori che abbiamo indicato nel nostro Manifesto e nella nostra Carta dei Principi.
Proprio e non solo per questo la presenza di donne nel nostro nascente Movimento, che potrebbe essere interpretata come contraddittoria, è invece strategica, anche per allontanare quei sospetti e quelle accuse di maschilismo che in modo strumentale ci verranno rovesciate contro.
Approfitto per elogiare pubblicamente, e senza nessuna enfasi (sapete tutti perfettamente che non ho mai fatto sconti a nessuno, specie alle donne che sono intervenute numerose sul blog) il preziosissimo lavoro svolto da Rita che, sia con la sua testimonianza personale nonchè l’intelligenza delle sue osservazioni, sia con i dati, le cifre e i fatti che ha fornito con grande puntualità, ci ha dato un supporto concreto e fattivo in diverse occasioni.
La sua presenza attiva sul blog e sul sito, così come anche quella di Maria (anche se quest’ultima non ha aderito al Movimento ma ci segue con interesse), dimostra ai/alle nostri/e avversari/e, a tutti gli/le opportunisti/e, di che pasta siamo fatti, di come siamo capaci di tenere nella giusta considerazione l’”altra metà del cielo”, quella che dimostra di sapersi relazionare con intelligenza, lealtà, trasparenza, e capacità di ascoltare le ragioni dell’altro.
E’ una sfida molto grande quella che abbiamo davanti a noi, ma altrettanto straordinaria ed entusiasmante. Lo dico sempre senza alcuna enfasi, anche se potrebbe sembrare il contrario.
Sta a noi farla vivere.
Fabrizio
Ho letto commenti fin troppo filosofici e dotti, io volerò molto più basso.
Destra/Sinistra, un dibattito più che mai attuale.
Ma oggi che senso ha parlare ancoradi destra e di sinistra?
ma quale destra, quale sinistra?
sono caduti i muri, sono cadute le utopie comunista, capitalista, liberista, fascista, nazista, ecc ecc
le classi di marx non esistono più, il mondo è alla vigilia di sconvolgimenti pazzeschi di cui non abbiamo la minima coscienza, sembra di essere nell’europa ante rivoluzione industriale e ante rivoluzione russa.
destra, sinistra, liberalismo, libertarismo, conservatorismo, rivoluzione, laicismo, confessionalismo, federalismo, patriottismo, internazionalismo, femminismo, maschilismo, ditemi qualcosa che possa essere omologato a destra o a sinistra oggi, qualche categoria che possa avere ancora un senso.
Almeno per me che ho una visione olistica della vita e penso che non si possa categorizzare nulla.
gli “ismi” sono diventati improvvisamente qualcosa di inevitabilmente obsoleto che non ha il minimo rapporto con la realtà sociale di oggi, terribilmente mutata rispetto a quella del secolo scorso.
L’unica differenza è tra CHI PRENDE COSCIENZA della situazione attuale, cioè la presenza di un dittatura impalpabile ma implacabile che domina tutto e tutto (matrix), travestendosi i con panni più diversi, talvolta apparentemente antitetici e chi PRENDE PER ORO COLATO quello che gli viene somministrato ogni giorno.
Tra chi cerca di avere una propria autoconsapevolezza e chi si illude che le scenografie del mondo moderno siano veramente la realtà
In questo contesto destra e sinistra sono le due facce della stessa medaglia, una moneta falsa luccicante ma priva di valore. Due facce che sono completamente intercambiabili.
Mi pare che i concetti destra/sinistra servono all’uomo di oggi solo per potersi schierare, potersi identificare, in un qualcosa, come un tifoso di calcio che si identifica con la propria squadra ed è convinto che sia più gloriosa delle altre, o un credente in una religione che sostiene la superiorità della propria religione rispetto alle altre.
Ed anche maschile e femminile sono oggi concetti devianti. C’è l’individuo, la persona, che dovrebbe contare di più degli stereotipi.
maschile e femminile hanno solo un valore come attrattiva sessuale, noi maschi siamo attratti infatti non TANTO dalla SEMPLICE bellezza FEMMINILE, quanto dalla FEMMINILITA’, perfino una femminilità fortemente androgina ci può attrarre. E viceversa la donna è attratta dal principio maschile.
Molto del resto è fatto da sovrastrutture mentali
mi fermo. qui, scusate se ho buttato qui e la idee sparse….
http://www.youtube.com/watch?v=QCe-gGxaJdQ&feature=related
Caro Alex,
sulla problematica Dx/Sx, e sul conflitto F/M (di cui dici altrove che non ti importa nulla) ti invito a leggere l’articolo sul Titanic nella home del sito.
Purtroppo è mio, e non è elegante pubblicizzare se stessi, ma quell’intervento ha il vantaggio di evitare ogni disquisizione filosofica.
Sii prudente riguardo a quel che ti interessa o meno.
Potrebbe accaderti di trovarti sulla Sea Diamod ed essere “invitato” a lasciare le scialuppe alle femmine.
Potresti trovarti cacciato di casa con un bel pacco di denunce per abusi e molestie.
Potresti trovarti invalido e senza pensione.
Non è bello far come Enzo Tortora, che per capire cosa possa essere la giustizia dovette finirci dentro.
Però bisogna riconoscere che almeno egli capì dopo.
L’esperienza non fu inutile. Aprì gli occhi.
Però è molto più bello fare le esperienze senza farle.
In fondo quelle che noi ancora non abbiamo fatto le hanno provate gli altri prima di noi. Al posto nostro.
Tanto dovrebbe bastare per capire tutto.
RDV
mah, non so’ quali traumi e quali avventure siano state vissute per parlare in questo modo.
Trovo che le vostre analisi che pecchino terribilmente di generalizzazione.
Sono d’accordo che esiste un certo “buonismo” antimaschile (come se violenze e sopraffazioni siano solo targate al maschile), però da questo a portare avanti teoremi per cui addirittura noi maschi siamo “perseguitati” mi pare veramente eccessivo.
Con le generalizzazioni si perde di vista la realtà:
parliamo ad esempio di separazioni.
Esistono centinaia di uomini che hanno perso la casa, che hanno risorse limitatissime perchè pagano l’assegno mensile e che rischiano quasi di finire a fare i barboni. ok
Esistono donne che si ritrovano ad una certa età senza lavoro, perchè hanno lavorato a casa tutta la vita, con figli a carico, col marito che non gli paga il mensile.
Questa è la realtà. Le generalizzazioni invece fanno diventare gli uni buoni e le altre cattive, o viceversa. Non è così. Le ingiustizie sono spalmate dappertutto. Sta a noi combatterle, al di la del sesso delle persone.
Alex
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mah, non so’ quali traumi e quali avventure siano state vissute per parlare in questo modo.
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Le ingiustizie sono spalmate dappertutto. Sta a noi combatterle, al di la del sesso delle persone.
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Beata ingenuita’ maschile…
vero ,alex ho conosciuto praticamente ambo i casi … ed infatti generalizzare è sempre sbagliato ci sono uomini e donne cosidetti buoni .come ce ne sono di cattivi/e ,credo che sia sotto gli occhi di tutti questa situazione … ma permettimi ,della stragrande maggioranza della parte femminile c’è una grande ipocrisia ,iniziando che nno reputano importante l’aspetto fisico e per andare sul sesso ,le dimensioni del pene ,niente di più falso .d’altronde ho letto che si reputano ,di gran lunga migliori degli uomini, non mi reputo migliore di una donna ,come non mi reputo inferiore ,in fondo si parla di rispetto per i generi ,(anche se io parlerei rispetto per le persone) ,per capirci se nasci donna non sei sicuramente una t….a ,se nasco uomo ,non sono sicuramente un assassino
sulle morti del lavoro , concordo con te che sicuramente che muoia un uomo o una donna non fa differenza alcuna , e lo squilibrio dei numeri che fa pensare ,perchè se vivessimo ,come dicono ,in una società fortemente maschilista ,i lavori più pericolosi li faremmo fare all’altro sesso ,non hai mai visto un padrone ,fare il lavoro di una schiavo ???
Io mica ho capito le tue obiezioni Alex:
se sei d’accordo che esiste un certo buonismo antimaschile (che come risultato non puo’ che aver fatto vedere le une buone e gli altri cattivi)
com’è che nessuno lo stigmatizza, lo combatte, lo rifiuta, .. insomma usa tu il termine che ti pare e se qualcuno lo fa viene accusato di generalizzazione che fanno perdere di vista la realtà?
Non è che la realtà è stata già persa di vista?
“Esistono donne che si ritrovano ad una certa età senza lavoro, perchè hanno lavorato a casa tutta la vita, con figli a carico, col marito che non gli paga il mensile.”
…le quali, sovente, si mettono con un altro mettendo sul piatto la ex casa coniugale rimasta a loro a fronte dello stipendio portato a casa dall’ altro.
Noi quel paracadute lì non lo abbiamo.
Alex
>>
mah, non so’ quali traumi e quali avventure siano state vissute per parlare in questo modo.
>>
Evitando di guardare la realtà, hai girato lo sguardo verso chi la denuncia soggettivizzando la questione ed hai detto quel che dicono tutti coloro che non possono prendere atto della condizione in cui si trovano. In oltre 10 anni ho sentito questa “obiezione” centinaia di volte.
Solo dei traumatizzati (… e magari sfigati) possono sollevare un simile problema. La Questione Maschile è un’invenzione di gente malata.
Del contenuto di “Alla scuola del Titanic” nelle tue parole non vi è traccia.
Non sei nelle condizioni interiori di vedere la realtà e perciò non c’è alcuna considerazione, alcun dato, alcuna statistica che te la possano mostrare.
Sostenitore del pensiero critico, ti fermi però di fronte alla più grande potenza inibitrice e mistificatrice della psiche del nostro tempo.
Non ti si può condannare. Ci sono milioni di uomini che pur hanno vissuto e vivono sulla loro pelle le tragedie della guerra antimaschile e nonostante ciò non capiscono.
A maggior ragione sei giustificato tu che finora non hai avuto esperienze tragiche.
Benché in realtà nessuno sia davvero giustificato e giustificabile, se è un essere umano degno di questo nome: un essere dotato di coscienza.
“Ma gli uomini preferirono il buio alla luce” scriveva Giovanni evangelista.
Perché nel buio si può sognare.
Si riferiva ai maschi del XXI Secolo.
RDV
Dispiace notare anche qui uno dei problemi cronici di coloro che credono nella Qm. Si arriva ad un certo punto, anche buono, e come al solito ci si divide.
Cioè, è vero che qui la QM è vista da sinistra, però cacciare quasi in malo modo uno come Iulbrinner…
E’ eccessivo e soprattutto controproducente per il movimento (almeno secondo me dato che non ha detto nulla di così malvagio).
Per il resto, continuo a seguirvi (così come seguo Iulbrinner, il forum Qm , Maschi selvatici ed altri.).
Caro Angelo, questo di seguito è uno stralcio dell’ultimo post di Iulbrinner in seguito al quale lo invitai, ormai parecchio tempo fa, a proseguire per la sua strada che comunque non sarebbe mai stata la nostra, non certo per ragioni di ordine personale ma perché abbiamo un orizzonte culturale e un’interpretazione della Qm radicalmente diversa.
“…chiudere il cerchio argomentativo avviato qualche tempo fa, su queste stesse pagine, con Rino e finalizzato ad evidenziare, stavolta in modo concludente, come la questione maschile sia avvitata intorno ad un’indeterminatezza concettuale tale, sia talmente priva di una linea d’indirizzo definita, sia talmente povera di un’elaborazione intellettuale di livello adeguato alle necessità, da condurre a ragionamenti nei quali il “capitalismo” sarebbe una sorta di spectre mondiale che avrebbe manipolato le coscienze femminili, facendone l’avanguardia inconsapevole del proprio ordine economico, finalizzato a mantenere i c.d. uominibeta nel gradino più basso.
Roba da fumetti adolescenziali nei quali far riecheggiare le sessantottine critiche “antisistema”.(Iulbrinner)
Ora, non mi sembra che sostenere che la nostra analisi (peraltro, a mio modesto parere, da lui stesso mal interpretata) sia roba da fumetti adolescenziali possa essere un buon viatico per avviare un sereno e costruttivo confronto. Oltre ad essere un approccio decisamente spocchioso e insolente anche se mascherato da buone maniere. Il tutto dopo aver prima detto che la attuale capacità di elaborazione in ambito QM (quindi anche la nostra ma non solo…) è talmente povera ecc. ecc. …”.
Ad una persona che si esprime in questo modo, il minimo che gli si possa dire è di scendere dal piedistallo e tornare fra i comuni mortali, oppure di andarsi a cercare i compagni di strada che lui stesso ritiene possano essere alla sua altezza (cosa che io ho fatto). E siccome è implicito nelle sue parole che questi non possiamo essere noi (capaci solo di analisi da fumetti per adolescenti), non vedo quali spazi di collaborazione avrebbero potuto aprirsi.
Forse sarò stato un po’ troppo brusco nell’invitarlo a cambiare aria, però non credo che questo gli abbia procurato dei danni. Al contrario, anche se lui lo negherà (ma non ha alcuna importanza) credo invece che l’incontro con noi lo abbia stimolato a dar vita al suo sito che sembra proprio nascere per rappresentare un’ alternativa al nostro.
Noi cerchiamo di spiegare perché la QM non può che essere di sinistra mentre lui ha dato vita al suo sito proprio per spiegare l’esatto contrario. E lo dice espressamente nel suo manifesto, chiamiamolo così, dove c’è un passo in cui egli fa esplicitamente richiamo a questo concetto. Direi anzi che tutta la sua costruzione filosofica culturale sembra essere una risposta alla nostra.
Quindi, come vedi, gli abbiamo fatto del bene. Non so se sia riuscito a creare il “pensatoio” che aveva in mente di mettere in piedi per la QM ma francamente non mi interessa neanche.
Noi, da poveri manovali del pensiero quali siamo, tuttora convinti che teoria e prassi non possano essere disgiunte, continuiamo per la nostra strada e poi, come si suol dire, chi ha più filo da tessere, lo tesserà.
Fabrizio
IulBrinner si interessa alla QM da molto tempo e non è uno sprovveduto. Ha una posizione idealpolitica che definiremo della Destra conservatrice. Posizione che però ha espresso in modo aperto solo in anni recenti il che ha consentito una certa sovrapposizione (almeno apparente) con quella trasversale di U3, cosa che non poteva certo accadere con il MUB.
Ma il problema non è solo nella diversità delle posizioni.
Egli ritiene che la QM sia fondata seriamente se e in quando si radichi in analisi ed in prospettive di Destra e non attribuisce alcun valore ad approcci diversi.
“…Intorno ad un’indeterminatezza concettuale tale, sia talmente priva di una linea d’indirizzo definita, sia talmente povera di un’elaborazione intellettuale di livello adeguato alle necessità”
Opinione che aveva anche riguardo ai fondamenti di U3 e sulla quale ho sempre glissato perché “Nessuno può rendere testimonianza a se stesso” (diceva Cristo).
Ora, altro è sostenere che una posizione è errata, altro è dire che è senza fondamenti, che è priva di basi, vuota e senza bussola. Questo squalifica intellettualmente chi la propone, cioè fondatori, attivisti e sostenitori di questo movimento.
Non si può interagire con chi non ci considera intellettualmente all’altezza. La reciproca stima è il fondamento sia del dialogo che dello scontro.
A giorni un mio articolo che si contrappone all’affermazione lapidaria di Iulbrinner, dove dice che la QM non può essere di SX.
Argomenterò i motivi per cui non può essere di DX.
RDV
@ Fabrizio
Continuerò a seguire gli eventuali sviluppi, se ci saranno. Capisco le tue motivazioni, in parte le condivido; non è questo il punto. La questione è che indipendentamente dai modi di Iulbrinner, il problema messo in luce c’è.
Io che vedo dall’esterno noto ottime intenzioni, però una soluzione, una proposta convincente non la vedo. Questo non per denigrare l’ottimo lavoro che state facendo, i risultati ottenuti e via dicendo… E’ solo per ribadire che il confronto, anche con chi è politicamente lontano, ha una sua motivazione d’essere. Nel caso di Iulbrinner, sarebbe importante poichè lo considero tra i migliori (così come te, Rino, Antifeminist, Icarus,Cosmos1, Silverback etc.) . Lo dico con onestà e senza nessuna motivazione di comodo (personalmente e da vicino non conosco nessuno di voi, vi ho soltanto letto sul web) .
@ Rino
Non penso che Iulbrinner sia così chiuso nei confronti di posizioni che vengono da un’altra corrente politica. Può essere che mi sbaglio, ma non penso in questo caso.
Aspetto con curiosità il tuo articolo.
A presto!
AI LIBERTINI
Dissoluti di ogni età e sesso, dedico a voi soli questa mia opera: che i suoi principi vi nutrano, agevoleranno le vostre passioni! E queste passioni, dinanzi alle quali certi frigidi e insulsi moralisti vi fanno provar terrore, sono in realtà i soli mezzi che la natura mette a disposizione dell’uomo per conseguire quel che essa si attende da lui. Ubbidite soltanto a queste gustose passioni! Vi porteranno senza dubbio alla felicità.
Donne lubriche, la voluttuosa Saint-Ange sia per voi modello! Secondo il suo esempio, disprezzate tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere che l’assoggettarono tutta la vita.
Fanciulle rimaste troppo a lungo legate a insensati e pericolosi vincoli d’una virtù fantasiosa e di una religione disgustosa, imitate la voluttuosa Eugénie! Annientate, calpestate, e con la sua stessa rapidità, tutti i ridicoli precetti che genitori imbecilli vi hanno inculcato!
E per voi, amabili libertini, per voi che fin dalla giovinezza avete come soli freni i vostri stessi desideri e come uniche leggi i vostri stessi capricci, sia modello il cinico Dolmancé! Spingetevi agli estremi come lui se volete percorrere, come lui, tutti i sentieri in fiore che la lascivia aprirà al vostro passaggio! Convincetevi, alla sua scuola, che soltanto con l’ampliare la sfera dei piaceri e delle fantasie, solo con il sacrificare tutto alla voluttà, quel triste individuo conosciuto sotto il nome di uomo, scaraventato suo malgrado in questo infelice universo, potrà riuscire a spargere qualche rosa tra le spine della vita.
De Sade da “la filosofia del boudoir”
“A giorni un mio articolo che si contrappone all’affermazione lapidaria di Iulbrinner, dove dice che la QM non può essere di SX.
Argomenterò i motivi per cui non può essere di DX.”
Per me, per un motivo molto semplice:
affermare che la QM riguardi il genere maschile nella sua interezza altro non è che una bugia colossale, dato che essa riguarda essenzialmente quella parte del genere maschile che, per estrazione sociale e possibilità economiche, la dx ha sempre considerato e considera tuttora carne da macello.
Per la parte più benestante del genere maschile (quella tradizionalmente rappresentata dalla dx) la QM tendenzialmente non esiste, dato che il paracadute economico di cui dispone ne minimizza le ricadute in maniera direttamente proporzionale alla sua ampiezza.
La dx dunque, se parla di QM, lo fa in modo ipocrita, solo per raccattare consenso elettorale, dato che la qm rappresenta un problema che non tocca l’ elettorato di dx se non in maniera marginale.
Anzi, dato che il “precipitato” della filosofia di dx consta essenzialmente della legge del più forte, la dx stessa costituisce, con la propria esistenza, un’ aggravante notevole della QM.
Faccio un esempio:
Se per un benestante essere spennato in un divorzio significa andare in giro con la golf invece che col cayenne, per un non benestante significa andare a mangiare alla caritas.
Non so se ho reso l’ idea.
Angelo, sono anni che all’interno del Movimento maschile si dibatte sul tema che hai sollevato. Ed è proprio per questo che sono nati diversi siti e movimenti che esprimono sensibilità, orizzonti culturali e interpretazioni diverse della Questione Maschile.
Io credo che sia giunto il momento di leggere anche il risvolto positivo di questa situazione, e non solo quello negativo. Ad esempio, fino a poco tempo fa, con l’eccezione di U3000 che si è posto su una posizione di trasversalità, la grande maggioranza di coloro che si occupavano di QM era per lo più di orientamento conservatore e molto spesso di “destra”. Ora esiste anche un altro punto di vista, che è appunto quello degli Uomini Beta, che ha un’interpretazione dichiaratamente di “sinistra” (sempre dal un punto di vista interpretativo e culturale).
Credo che sarebbe un grave errore, specialmente in questa fase, cercare a tutti i costi una sintesi unitaria che non può esserci, date le legittime differenti impostazioni fra un movimento e l’altro.
Diversa è la possibilità di costruire dei patti di unità d’azione, che ad esempio noi abbiamo con i MS, perché riteniamo, pur nella diversità di approccio culturale, filosofico e interpretativo anche profonda, che ci siano le condizioni per non scontrarsi, non configgere e anzi collaborare laddove è possibile in questa fase che è di lunga se non lunghissima durata.
Ma è evidente che questi patti devono avere anche un minimo di fondamento.
Innanzitutto nella reciproca stima di coloro che li stipulano (ed è evidente che così non è nei nostri confronti da parte di Iulbrinner, nel momento in cui definisce la nostra analisi “roba da fumetti per adolescenti”) e poi anche nella condivisione di alcuni elementi minimi. Un esempio, che abbiamo portato mille volte, può essere il famoso patto di unità d’azione che portò forze completamente diverse (comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, liberali, repubblicani) ad allearsi per sconfiggere il nazifascismo e a dare vita al CLN. Vero è che le divisioni fra quelle forze erano profonde, ma è altrettanto vero che, a ben vedere, c’erano anche degli elementi comuni che in qualche modo rendevano possibile quel patto, di natura non solo meramente tattica. E ciò è dimostrato dal fatto che proprio da quello scaturì la Costituzione Italiana, una delle più belle e avanzate del mondo, capace di mettere insieme il meglio di quelle culture (oltre al fatto che grandi uomini, sia politici che giuristi che intellettuali, lavorarono alla sua stesura).
Ecco, mi pare, al di là delle questioni personali, (che riguardano in questo frangente specifico Iulbrinner, dal momento che noi non ci siamo mai sognati di definire le sue idee nel modo in cui lui ha definito le nostre), che in questo caso quelle condizioni di una sia pur minima condivisione, non ci siano, perché le categorie interpretative che lui sceglie di adoperare sono opposte e contrarie alle nostre. Affermare che “la QM non può essere di sinistra”, come lui fa (e conseguentemente, se si utilizzano queste categorie, ciò significa che è necessariamente di destra), equivale a sconfessare radicalmente e strutturalmente la nostra filosofia e a collocarsi dalla parte opposta alla nostra. Non è un sofisma, è un fatto.
Anzi, come ripeto, ho la netta impressione che proprio la nascita di Uomini Beta lo abbia incentivato a dare vita al suo sito. Mi pare che ciò emerga anche in modo molto chiaro, leggendo il suo manifesto programmatico. E se c’è anche solo un pizzico di verità in quello che affermo, e credo proprio di sì, sarei il primo a rallegrarmene. Perché significherebbe che in qualche modo, sia pur indirettamente, la nostra azione ne ha sollecitata un’altra, sia pur diversa e contraria.
Va benissimo così. Che ciascuno segua la sua strada, nel rispetto degli altri (che noi non abbiamo mai mancato di avere), e coltivi il proprio giardino, nella speranza di farlo diventare una prateria.
Noi, forse presuntuosamente, riteniamo che la strada da noi indicata sia la sola possibile. Ma è ovvio che questa presunzione riguarda tutti, non solo noi, come è giusto che sia
Solo la storia potrà dirci, non certo chi ha ragione e chi ha torto (perché la Verità Assoluta non esiste né esisterà mai), ma chi sarà in grado di operare nel migliore dei modi per liberare la QM dalle secche in cui si trova al momento e in cui è sempre stata.
Fabrizio
“Anzi, dato che il “precipitato” della filosofia di dx consta essenzialmente della legge del più forte, la dx stessa costituisce, con la propria esistenza, un’ aggravante notevole della QM”. (Sandro)
Caro Sandro, questo è il punto filosoficamente centrale della questione che hai puntualmente colto.
Gli uomini di destra (ho detto destra, e senza virgolette) dovrebbero coerentemente e serenamente accettare, e senza rimostranze di nessun genere, di essere in una condizione di subalternità nei confronti del genere femminile.
Perché se (in base alla loro filosofia) i concetti di supremazia e subordinazione, di natura fondamentalmente ontologica, propedeutici e precedenti a quelli di gerarchizzazione sociale (effetto dei primi) sono da questi considerati non trasformabili, inamovibili e imprescindibili, logica e coerenza con questo assioma vogliono che l’attuale dominio femminile sugli uomini venga accettato come una condizione assolutamente naturale, sia essa il risultato di una condizione di natura o di un processo storico e culturale.
Tradotto in parole più povere, se sono dominato significa che il dominatore è più forte (e quindi migliore, secondo questa concezione…) di me e questo lo autorizza non solo ad essere in una posizione dominante ma anche a reprimermi laddove io scegliessi di ribellarmi. Perché, in base a questo teorema, io non ne ho alcun diritto proprio perché, in quanto dominato, sono anche inferiore. E siccome l’umanità, per la destra, è divisa tra “superiori” e “inferiori” e questo non potrà mai essere cambiato né sarebbe giusto cambiarlo, l’accettazione dello status quo DEVE essere conseguente.
Sono dominato? Vivo una condizione di subalternità? Vuol dire che è giusto così, che me lo merito. Perché se qualcuno mi comanda vuol dire che io non sono stato e non sono capace di impedirglielo. Non solo perché sono meno forte ma perché valgo di meno (i due concetti NON possono essere disgiunti se si è coerentemente di destra).
Se invece mi ribello finisco inevitabilmente ad ingrossare le fila di coloro che sguazzano nella famosa etica del risentimento di nicciana memoria. Tradotto:”Parlo di diritti, giustizia e libertà ma in realtà queste sono solo frottole ipocrite che servono a coprire la realtà, e cioè che sono un inferiore che non riesce a competere con colui che mi domina, e allora, da inferiore e debole quale sono, mi invento l’ideologia, le religioni, il diritto, la giustizia, quando in realtà sono solo preda di invidia e risentimento perché non riesco ad essere come il mio dominante. E siccome non riesco ad essere forte, bello, intelligente e capace come lui mi invento che è un oppressore, uno sfruttatore, un aguzzino per poterlo subdolamente combattere e contrastare”.
Questo, che piaccia o no, sia pure in pillole, è il paradigma del pensiero di destra. Non si sfugge.
Quindi quello che non vogliono capire gli uomini di destra che si occupano di QM (perchè li porrebbe in una contraddizione troppo grande dalla quale non sanno come uscir fuori) è che nel momento in cui portano avanti quella che è innanzitutto una battaglia di diritti, giustizia e libertà, si pongono automaticamente fuori dalla destra stessa.
Perché la destra, come giustamente hai rilevato tu, Sandro, è la “legge del più forte” per eccellenza e per definizione. Di conseguenza, nel momento stesso in cui loro affermano di subire delle discriminazioni e si appellano al diritto e alla giustizia per combatterle, diventano un’altra cosa, non più di destra e quindi inevitabilmente di sinistra.
Sembra un circolo vizioso e in effetti lo è. E questa è la GIGANTESCA, MACROSCOPICA contraddizione che rimuovono costantemente perchè, come ripeto, non sanno come uscirne. Perchè è IMPOSSIBILE uscirne, se non al prezzo di abbandonare le proprie convinzioni ideologiche.
Ci tornerò sicuramente dopo il pezzo di Rino che ci spiegherà, sicuramente in modo magistrale, perché la QM non può essere di destra. Spiegheremo allora a quel punto perché, coerentemente, non può che essere di sinistra.
Fabrizio
Esatto.
Vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca.
Avere i privilegi di pochi con il consenso di tanti senza pagare prezzo alcuno.
Se vuoi il consenso di tanti qualche privilegio lo devi elargire e questo, seppure in piccola parte, ti ricasca addosso.
Dalle mie parti si dice “se sputi per aria prima o poi qualcosa ti ricade in testa”.
Sono soltanto dei privilegiati cui scotta il fatto di aver dovuto accettare qualche compromesso, ma lo status quo non lo toccheranno mai perché, essendo comunque dei privilegiati, non gli conviene.
E’ una battaglia meramente di facciata, tesa unicamente a mercanteggiare qualche privilegio in più o in meno tra soggetti che ne hanno già pure troppi.
La vera questione, quella dei problemi enormi che questo stato di cose crea a quelli che non hanno i loro privilegi, non l’ affronteranno mai data la visione feudale che hanno della società.
Altro che millantare presunte battaglie per i diritti maschili, se avessero un minimo di onestà intellettuale, quella che portano avanti la chiamerebbero con il suo vero nome, ovvero “la battaglia per tutelare meglio esclusivamente i cazzi loro”.
Se il risentimento è dei vinti, allora davanti alle donne si calassero le braghe, si mettessero a 90° e zitti.
Loro il credito morale per lamentarsi non ce l’ hanno, dato che nel piatto in cui accusano, giustamente, le donne di mangiare a sbafo, a sbafo ci mangiano pure loro e molto, ma molto di più delle donne.
“Ci tornerò sicuramente dopo il pezzo di Rino che ci spiegherà, sicuramente in modo magistrale, perché la QM non può essere di destra. Spiegheremo allora a quel punto perché, coerentemente, non può che essere di sinistra”
Per me non può essere di sinistra essenzialmente per un motivo, che cerco di illustrare citando una battuta riferita a uno dei tanti personaggi che ogni tanto la sinistra tira fuori dal cilindro per candidarli ad incarichi di vario genere:
Negli anni settanta, nel pieno della contestazione studentesca, circolava a Milano una battuta, secondo la quale cercando per telefono a casa un noto dirigente del Movimento Studentesco, avrebbe risposto il maggiordomo, dicendo con voce compita che “il signorino non è in casa, è uscito per fare la rivoluzione”.
E’ ragionevole pensare che personaggi di questo tipo, che nella sx italiana sono la regola e non l’ eccezione, possano farsi carico di una battaglia come quella portata avanti qui?
Se non si sceglie di stare da nessuna parte tanto vale fare da spettatori…
Sembrava ormai chiaro che la sx a cui si richiama il MUB non è certo quella che storicamene vanta maggiori crediti nei confronti del femminismo (basta rileggere la testimonianza esemplare del sindacalista nell’articolo “Uomini Imbavagliati”) e che si fonda su proclami di facciata e compromessa con gli interessi di pochi..
Da qualche parte bisognerà pure ripartire, altrimenti la QM stessa si riduce ad un esercizio retorico destinato a fare ben poca strada..
Sandro, ho sempre sottolineato che quando parlo di destra e di sinistra mi riferisco a queste categorie da un punto di vista culturale, filosofico, interpretativo, non politico in senso stretto né tanto meno di ordine personale.
Ciò detto, io sono stato e sono un uomo di sinistra, non ho mai avuto il maggiordomo né mai l’avrò, e ho scelto di intraprendere questa battaglia.
Tocca a noi, Sandro, non possiamo e non dobbiamo aspettarci niente da nessuno, né tanto meno dai cosiddetti intellettuali di sinistra che hanno abdicato anche loro da tempo al loro ruolo.
Dobbiamo smettere di pensare sempre che debba arrivare qualcuno da chissà dove a darci la linea, a dirci cosa dobbiamo fare. Dobbiamo essere noi ad agire, contando sulle nostre forze. Questo ho imparato nella vita e in tanti anni di militanza politica.
Contare sulle proprie forze. Lo diceva un tizio da una terra una volta lontana (ormai a dieci ore di aereo)che avrà pure fatto dei danni ma che certamente non era un “signorino”.
Diamoci da fare, Sandro, cerchiamo di scrollarci di dosso la delusione, l’apatia, la disillusione e il disgusto per tutto quello che abbiamo visto e sopportato. Non serve a nulla portarseli dietro. E’ solo zavorra che appesantisce ulteriormente le nostre vite e ci impedisce di agire.
Liberiamocene. Scopriremo nuovamente la bellezza dell’impegno e della lotta…e che i “signorini” si fottano… E poi, Sandro, vogliamo buttare tutto a mare per un gruppo, o se vuoi anche una folla, di “signorini” della buona borghesia milanese o romana? E su…dai…Se bastano quattro rampolli a fornirci l’alibi per non fare nulla, allora vuol dire che anche noi non siamo troppo convinti…
Fabrizio
Ma non si tratta di questo, pure io sono sempre stato di sx e non ho maggiordomi. E non sto cercando alibi per non fare niente.
Il problema che ho posto io è che una battaglia di questo tipo non può essere compatibile con la sx NELLA SUA ATTUALE DECLINAZIONE, non con il concetto di sx.
E’ un problema di conflitto di interesse che riguarda la classe dirigente della sx.
Conflitto d’ interesse rimuovibile solo sostituendo la classe dirigente della sx stessa.
Non entro, volutamente, nella questione dx / sx, che secondo me è abbastanza complicata. Per dirimerla occorrerebbe davvero parlare di filosofia sforzandosi di non semplificare all’eccesso le diverse posizioni credendo di individuare il loro nucleo essenziale ma non cogliendone l’articolazione. Faccio un solo esempio: l’accusa più grande fatta alla Chiesa è di essersi schierata sempre dalla parte dei forti, ma il Cristianesimo si può dire che sia la religione dei forti contro i deboli?
Detto questo, e restando sul piano dell’attualità, quello che scrive Sandro: “la qm rappresenta un problema che non tocca l’ elettorato di dx se non in maniera marginale”, mi sembra sbagliato proprio sul piano dei fatti. A destra genericamente intesa votano almeno la metà degli italiani e, pare, più maschi che femmine. Viceversa per la sx. Ora non si vorrà credere che tutti quelli che votano Lega, ad esempio, sono maschi Alfa benestanti, pieni di femmine, gente di potere e di “successo”. Credo che neanche quelli che votano B. siano così in maggioranza. Vorrebbe dire, se fosse, vero che gli Alfa sono almeno quanto i Beta, e allora …………
E come non è vero che gran parte di chi sta a sx ha il maggiordomo, così a dx votano moltissimi uomini che potrebbero essere classificati come “proletari”.
Quindi sul piano culturale e filosofico è giusto discutere se la QM sia risolvibile a Dx o a Sx, ma sul piano degli eventi sociologici è trasversale agli schieramenti. Allora, per schematizzare la situazione seguendo alcuni ragionamenti che sono stati fatti quì, potremmo dire: la dx usa (raramente, aggiungo io) la Qm ma in modo strumentale, la sx non ne parla proprio, o quando ne parla ne rovescia il significato. Conclusione: la QM non è messa bene (eufemismo) da nessuna parte, ma sarebbe un grave errore rivolgersi solo ad una parte degli uomini considerando gli altri come perduti e lasciandoli così all’avversario. E, si badi bene, questo ragionamento vale in tutte le direzioni. Dopodichè potrebbe accadere che un “beta” leghista che si risvegli passi a sx, oppure che un beta di Sx che si risvegli passi alla Lega. Oggi possiamo avere ciascuno le proprie convinzioni più o meno ferree, ma ancora non possiamo sapere quale sarà la verità dei fatti. La mia, di convinzioni, è che non possa avvenire nè l’una nè l’altra cosa a meno che dx e sx come sono oggi non cambino radicalmente, ma sarebbe un’altro discorso.
Armando e Sandro, credo di essermi espresso su questi punti, diciamo qualche migliaio di volte. Lo farò ancora. Ho scoperto che ho quasi la pazienza di Sant’Antonio…:-)
Quando dico che la QM è di “sinistra”, intendo dire, E SPERO CHE SIA CHIARO UNA VOLTA PER TUTTE, che lo è dal punto di vista dell’approccio culturale, filosofico e interpretativo.
Il che NON HA NULLA a che vedere con la attuale declinazione politica della sinistra organizzata (questo per Sandro). Allo stesso tempo NON SIGNIFICA AFFATTO che ci rivolgiamo solo agli uomini di sinistra o che votano a sinistra (questo per Armando). Saremmo anche degli imbecilli, oltretutto, se pensassimo e facessimo questo.
Ma scusate, secondo voi, un partito serio (fino ad una quarantina di anni fa ce n’erano) si rivolge solo al suo orticello elettorale? Forse non sapete quanti ex fascisti e iscritti al partito fascista sono entrati nel Partito Comunista Italiano nel dopoguerra in seguito ad una politica di grande apertura operata da quello stesso partito, guidato da Togliatti, stalinista e cinico, senza alcun dubbio, ma grande mente politica. Ma lo stesso discorso si può fare a parti invertite. Forse che un grande partito come la Democrazia Cristiana si rivolgeva solo all’elettorato cattolico? Non scherziamo. Il PCI, essendo un partito di classe (allora…) si rivolgeva a tutti i ceti popolari, anche a quelli egemonizzati dalla cultura cattolica e dalla DC. Quest’ultima, da partito interclassista qual era, si rivolgeva invece potenzialmente a tutto l’elettorato.
Noi, che siamo un movimento di genere e di classe (anche se, ovviamente, questo termine va inteso in modo diverso rispetto a come era concepito nel Novecento), ci rivolgiamo a TUTTI gli uomini BETA (indipendentemente dal fatto che votino Lega Nord o Rifondazione Comunista), ma partendo da un approccio culturale, filosofico, interpretativo e metodologico di “sinistra” che è quello, secondo noi, strategicamente valido e vincente. NON ci rivolgiamo agli uomini alpha, evidentemente (che siano schierati a destra o a sinistra dell’attuale panorama politico è per noi assolutamente indifferente), i quali, secondo la nostra analisi, sono agenti attivi e consapevoli, e quindi avversari, di questo sistema che noi vogliamo combattere (con le armi della critica, s’ intende…).
Lo sappiamo perfettamente, Armando, che non tutti gli uomini beta si collocano a sinistra. Anzi, se è per questo oggi ce ne sono molti di più collocati a destra piuttosto che a sinistra, anche perché, come dice in questo caso giustamente Sandro, la sinistra è ridotta come è ridotta, e non si vede per quale ragione dovrebbe essere egemone e raccogliere più consensi della destra. Soprattutto nei ceti popolari.
Il problema dunque, non è questo. Né credo, Armando, che Sandro quando parlava di destra, volesse riferirsi all’elettorato. Sì, è vero, si è espresso in questo modo, ma in realtà ciò che voleva dire è che gli interessi che storicamente rappresenta la destra non sono quelli dei ceti popolari, e quindi degli uomini beta.
Ora lasciamo stare che anche l’attuale sinistra non li difende perché, per quanto mi riguarda, di sinistra non ha più neanche l’odore. Non è questo il punto e dovremmo averlo capito TUTTI ormai da un pezzo. E invece ogni volta ci andiamo a rinfilare in questo imbuto. Sono anni che parliamo di Matrix dominante, di un sistema complesso di cui gli attuali schieramenti politici niente altro sono che pedine di un ingranaggio estremamente più complesso, degli addetti ai lavori, gruppi di professionisti in competizione fra loro (né più e né meno dei responsabili del marketing di questa o quell’azienda), del tutto intercambiabili e funzionali al sistema stesso. Lo diciamo da quando siamo nati come Movimento e ci abbiamo scritto un articolo, appunto “Destra e Sinistra” proprio per affrontare questo aspetto della questione ed evitare che ciclicamente si riproponga questa problematica (in realtà inesistente, stante la nostra analisi).
E invece ogni volta ci ritorniamo. Oltre tutto, e qui mi rivolgo ancora una volta a te, Armando, nel mio post precedente sull’argomento, sottolineavo che stavo parlando della QM vista da destra, senza virgolette, senza se e senza ma. Ce l’avevo con altri, insomma. Se avessi voluto parlare di mondo cattolico o di altro, avrei parlato di mondo cattolico o di altro (che non può peraltro essere ascritto alla cultura di destra, trattandosi di un mondo estremamente più complesso). E invece ho parlato di DESTRA, non casualmente. Penso sempre a ciò che scrivo, non getto le parole casualmente, tanto per dare fiato alle trombe.
Ora, non è che voglia bacchettare nessuno, ci mancherebbe altro, però siccome non sto parlando a due sprovveduti (come è evidente) ma a due persone consapevoli , dotate di lucidità e capacità di analisi e anche con una certa esperienza politica alle spalle, mi meraviglia, devo essere onesto, che ancora ci si ostini a pestare nello stesso mortaio.
Ve lo dico con stima ed amicizia, sia chiaro, però penso che attardarsi ancora in questioni che dovrebbero ormai esserci molto chiare, ci faccia perdere solo tempo. Diverso è dire:”Io non condivido l’idea che la QM debba essere culturalmente e filosoficamente di sinistra”.
Questo è un altro discorso, pienamente legittimo, sul quale naturalmente possiamo dibattere all’infinito. Però a quel punto il cane torna a mordersi la coda perché questo è il nostro approccio. Si presuppone che chi frequenta con assiduità questo sito lo dia per scontato, senza necessariamente condividerlo, sia chiaro. Se lo riapriamo ogni volta diventa un esercizio accademico che non porta molto lontano. Sarebbe come se io andassi su un sito in ambito QM, dichiaratamente di destra, a dire che la loro concezione della QM è sbagliata. Posso farlo una volta, forse due, alla terza mi direbbero, sacrosantamente, quello che ho già detto io ad esempio a Iulbrinner e a tanti altri:”Questa è la nostra analisi, se non la condividete oppure cercate ad ogni piè sospinto di metterla in discussione (non ce l’ho con te ora né con nessun altro, sto parlando in generale) è giusto che andiate per la vostra strada”.
Fabrizio
“Detto questo, e restando sul piano dell’attualità, quello che scrive Sandro: “la qm rappresenta un problema che non tocca l’ elettorato di dx se non in maniera marginale”, mi sembra sbagliato proprio sul piano dei fatti. A destra genericamente intesa votano almeno la metà degli italiani e, pare, più maschi che femmine. Viceversa per la sx. Ora non si vorrà credere che tutti quelli che votano Lega, ad esempio, sono maschi Alfa benestanti, pieni di femmine, gente di potere e di “successo”. Credo che neanche quelli che votano B. siano così in maggioranza. Vorrebbe dire, se fosse, vero che gli Alfa sono almeno quanto i Beta, e allora …………
E come non è vero che gran parte di chi sta a sx ha il maggiordomo, così a dx votano moltissimi uomini che potrebbero essere classificati come “proletari”.”
Punto primo: posto che, a voler essere ottimisti, almeno un italiano su tre aventi diritto non vota, non è affatto vero che “almeno la metà degli italiani vota a dx”, dato che la metà di due terzi fa un terzo.
Punto secondo: se è vero che non tutti gli elettori di dx “genericamente intesa” sono benestanti, è altrettanto vero che praticamente tutto l’ elettorato benestante vota a dx.
E visto che non si tratta affatto di uno sparuto gruppuscolo di individui, ma di una fetta consistente della popolazione, trovo corretto affermare che la dx sia il referente politico di quella parte della popolazione in quanto maggioritaria all’ interno del proprio elettorato.
Affermazione questa, suffragata nei fatti dalla politica portata avanti dalla dx, interamente votata a garantire il mantenimento dello status quo alla parte più agiata della popolazione.
Punto terzo: la maggior parte della fetta meno abbiente che vota lo schieramento di dx vota un partito che, oltre ad essere alleato della dx, ha una fortissima connotazione territoriale, ed è questo essenzialmente il motivo per cui lo votano: dato che la sx sostanzialmente se ne frega dell’ elettorato, col partito del territorio, anche se non benestanti, qualche briciola in più la portano a casa. Io ho però qualche difficoltà a considerare di dx un partito che ha nello statuto la secessione dallo stato (pare peraltro che anche all’ interno della dx qualcuno la pensi allo stesso modo).
Va detto anche che, i sommovimenti che si possono osservare ultimamente all’ interno della dx (scissioni e quant’ altro), altro non sono che un goffo tentativo di attaccare una pezza sull’ emorragia di voti che si sta verificando anche a dx, conseguente alla progressiva presa di coscienza, proprio di quella parte meno abbiente dell’ elettorato, dello sbaglio madornale fatto votando il “partito dei ricchi”.
Morale: la dx, tolto l’ alleato “campanilistico” che io non considero dx (la dx non era Dio patria e famiglia? la patria dove è finita? Si è persa per strada?), è a tutti gli effetti il partito dei ricchi, semplicemente perché non può essere altro, e lo ha dimostrato ampiamente: è chi pensava il contrario che, dinanzi all’ evidenza, si sta ricredendo.
Quindi, essendo l’ elettorato della dx propriamente detta sempre meno composto di elettori poco abbienti, la QM lo tocca in maniera sempre più marginale e la qm stessa appare sempre meno “trasversale”.
La QM non è un problema dei ricchi, e se la dx è il partito dei ricchi, la QM non è un problema della dx.
Al massimo possono strumentalizzarla per rapinare qualche voto.
Nella QM confluiscono sia fattori materiali che psicologici, (come è del resto per tutte le condizioni sociali che inducono gruppi e popoli alla rivolta, fatto che si tende ad ignorare).
Nel nostro caso però i fattori psicologici sono determinanti. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il censo (la semplice ricchezza) non è tutto. Il ricco non è del tutto fuori dalla QM. Affermazione sconcertante, si dirà, che deve essere ben motivata. E lo sarà.
Per ora invito a riflettere sull’esempio seguente: in Israele vivono circa 1.400.000 palestinesi, tra i quali non mancano i benestanti e addirittura i ricconi.
Questa minoranza ricca della minoranza palestinese è cmq composta da cittadini di serie B al pari dei palestinesi a basso reddito e si trovano anch’essi in una condizione di marginalità civile, sociale e politica in rapporto alla maggioranza ebraica. Questa marginalità esistente, umiliante e castrante non ha a che vedere col reddito. Come si vede, può accadere di essere ricchi e sottomessi al tempo stesso, su segmenti e per aspetti non secondari della vita sociale.
Questo fatto getta luce sul rapporto F/M del passato, del presente e soprattutto del futuro e introduce una variabile forse imprevista nell’articolazione sociale (reale) degli schieramenti Dx/Sx. (Non però nella concettualizzazione filosofica di ciò che le caratterizza e distingue).
RDV
Fabrizio, io non volevo rinfocolare in questa sede una discussione di cui ho chiari i termini in cui Ubeta la pone. Semmai altre potrebbero essere le sedi per farlo. Volevo solo correggere sul piano dei fatti e a scanso di equivoci, un’affermazione di Sandro sulla marginalità della QM per l’elettorato di dx. Poi, se lui stesso dice che la Lega non la considera propriamente di dx, affermazione che su questo blog non mi sembra condivisa dalla maggioranza di chi scrive nè dalla linea del movimento, è un altro discorso che avrebbe molte e interessanti implicazioni, anch’esse, però, non opportune ad essere trattate in questa sede.
armando
Sono d’accordo solo in parte, Rino. E’ ovvio che la questione di classe finisce spesso per sovrapporsi ad altre questioni; quella nazionale, quella religiosa, quella razziale.
, potremmo ipotizzare, per tornare agli esempi portati all’inizio di questo pezzo (sovrapposizione fra questione razziale e di classe), uno scenario in cui il dominio di genere (quindi psicologico, culturale e politico) vada a coincidere completamente con quello economico-sociale (di classe). E quindi al posto di bianchi/ricchi – neri/poveri, potremmo avere l’equazione donne/ricche (e dominanti) maschi/poveri (e dominati). Che poi in fondo è la GNF (Grande Narrazione femminista) rovesciata nel suo esatto contrario.
Tutte queste hanno la loro valenza e hanno spesso assunto una rilevanza notevole, fino ad arrivare a sostituirsi in parte a quella principale che, naturalmente a mio parere, rimane quella di classe (nel nostro caso entra prepotentemente in scena quella di genere che diventa anch’essa strutturale, altrimenti non saremmo qui a discuterne e con tanto impegno).
Tutte le suddette istanze hanno generalmente, ma non sempre, costituito nella storia dei fattori progressivi che hanno indubbiamente dato una mano al processo evolutivo, diciamo così, della storia. Pensiamo alle grandi battaglie per l’indipendenza nazionale, per la liberazione dal colonialismo o dall’oppressione da parte di potenze straniere, che spesso erano appunto a sfondo fortemente nazionalistico. Potremmo portare numerosissimi esempi. Oppure anche le lotte per l’emancipazione razziale e per la fine dei vari apartheid su base etnica o razziale.
Tuttavia, sempre a mio parere naturalmente, queste istanze non hanno avuto quella dirompenza che hanno invece avuto i processi rivoluzionari dove l’elemento di classe era quello centrale e comunque preponderante (praticamente tutte le grandi rivoluzioni che hanno caratterizzato la storia mondiale).
Direi anzi che spesso quelle stesse tendono ad esaurire la loro spinta propulsiva e a costituire un fattore frenante rispetto ad un più ampio e profondo processo di trasformazione della realtà.
Faccio un esempio. La lotta dei neri sudafricani contro l’apartheid è stata vincente (con tutte le attuali contraddizioni di quel paese, oggi, sia chiaro) perché in quel caso la lotta contro il potere bianco era anche la lotta contro un’oppressione di classe; i due elementi erano totalmente sovrapposti. La stessa operazione non è mai riuscita, anche perché mai è stata tentata dalle loro diverse leadership, ai neri americani, che non sono mai riusciti a trasformare la questione razziale in questione di classe, cosa che gli avrebbe consentito di uscire dal ghetto e di coinvolgere anche le masse dei bianchi poveri, proletari e sottoproletari. Questo non è accaduto per varie ragioni che sarebbe troppo lungo ora spiegare. Ma non è un caso che fondamentalmente i neri in America siano stati sconfitti, anche se ora c’è un presidente nero alla Casa Bianca, ma questo è un altro discorso. Obama non è diventato Presidente degli USA in quanto nero o rivoluzionario (come Mandela) ma in quanto appartenente al partito democratico, esponente di una borghesia nera ormai pienamente inserita, e appoggiato, diciamoci la verità, da diversi poteri forti, economici e finanziari, fra cui quello di diversi circoli ebraici (non tutti, naturalmente) che in America hanno il loro peso.
Ma rimanendo all’esempio che hai citato tu, cioè alla questione israelo-palestinese, che come sai conosco abbastanza bene , anche di persona, proprio questo è uno degli elementi di maggior debolezza, specialmente oggi, della causa palestinese. Molti palestinesi ricchi o borghesi (e molti arricchiti proprio grazie ai traffici con Israele) sono commistionati (o collusi) con il governo e l’economia israeliana, a cominciare dalla classe dirigente palestinese che non ha un interesse particolare ad una trasformazione radicale della situazione, per lo meno se pensiamo a quelle che erano le ambizioni palestinesi fino a una trentina di anni fa, quando l’OLP non era un semplice movimento di indipendenza nazionale. Se all’epoca fosse sorto uno stato palestinese avrebbe avuto caratteristiche ben diverse da quelle che potrebbe avere ora. Sarebbe stato indiscutibilmente uno stato socialista con forti venature marxiste (ma non filosovietico). Anche per questo fu osteggiato da tutti, in primis dalle borghesie nazionali al potere nei cosiddetti regimi arabi moderati. Quel progetto fallì ma non c’è alcun dubbio che allora i palestinesi arrivarono a raggiungere una forza e una unità che da allora non hanno più conosciuto e che a tutt’oggi purtroppo è solo uno sbiadito ricordo, riuscendo addirittura a creare uno stato nello stato in Libano.
Insomma ciò che voglio dire è che le questioni nazionali, così come quelle razziali, hanno le gambe corte se non riescono ad andare oltre i loro confini.
Esaurito questo primo aspetto, passo al secondo.
Penso che ci sia un malinteso che dobbiamo chiarire.
Io non penso che la QM non riguardi i maschi alpha solo perché questi hanno centomila salvagenti e paracadute che gli parano il sedere in caso di difficoltà (“Se pure la legge mi obbliga a passare un milione di euro di alimenti all’anno alla mia ex moglie me ne frego perché me ne rimangono altri quattro”).
Questo è solo l’aspetto marginale della questione. L’aspetto centrale è che oggi l’elite maschile dominante non è interessata a modificare la situazione perché il suo margine di potere complessivo è ancora sufficientemente ampio sia sulla maggioranza del maschi beta sia sulla maggioranza delle donne (con l’eccezione, parziale, delle donne alpha), per lo meno qui ed ora.
Ciò che potrebbe accadere in futuro non possiamo saperlo. Possiamo anche ipotizzare (ed è realistico) che il gigantesco processo in atto a livello di “etopsicosfera” conduca inesorabilmente ad un rovesciamento di posizioni anche all’interno delle elite dominanti. E che questo processo veda l’erosione e la messa all’angolo delle elite maschili. Fino ad ora questo rovesciamento di posizioni è avvenuto solo per i maschi beta. Non escludo che lo stesso possa avvenire in futuro per i maschi alpha. Se vogliamo, la logica delle quote rosa nelle assemblee elettive e soprattutto nei CdA, va in questa direzione, anche se camuffata, ovviamente, con la logica delle pari opportunità. La conquista del potere politico, ultimo “baluardo” maschile (alpha), da parte delle donne (o meglio, delle elite dominanti femminili), potrebbe essere uno scenario realistico neanche troppo lontano nel tempo.
Ma tutto questo non cambierebbe la condizione dei maschi beta, che già da oggi si trovano in una condizione di subordinazione. Porterebbe, questo sì, ad un rivolgimento interno alle elite dominanti con la supremazia assoluta, a quel punto, dell’elemento femminile su quello maschile. Ma come oggi la donna alpha se ne strafrega della donna beta (che comunque è dominante sul suo equivalente maschile beta), così domani il maschile alpha se ne strafregherà (come oggi) del maschile beta in quanto, sia pur subalterno al femminile alpha, continuerà a dominare sia sul femminile beta che sul maschile beta. Sembra uno scioglilingua ma questo è il quadro.
Proseguendo su questa linea, potremmo anche ipotizzare (realisticamente) una messa all’angolo del maschile nella sua totalità. In realtà questo sta già accadendo ed è già accaduto a livello psico-culturale e di massa (subordinazione dei maschi beta) ma non è ancora avvenuto, o solo parzialmente, ai massimi livelli della struttura di comando.
Volendo ulteriormente proseguire nella profezia, col rischio di precipitare nel delirio …
Ma qui mi fermo perché altrimenti finisco veramente per essere uno di quelli che scrive fumetti di fantascienza per adolescenti (e magari c’hanno pure ragione, va’ a sapere…).
Fabrizio
Non penso che lo scenario che tratteggi sia fantascientifico, Fabrizio. Anzi mi sembra piuttosto verosimile. Sul rovesciamento di posizioni di potere tra le elitè dominanti maschili e femminili, è sicuramente il sogno inconfessato del femminismo. Sulla sua realizzabilità è diffcile esprimersi. Certo la lobby femminista cercherà d’imporre le quote rosa anche in Parlamento, l’unico luogo in cui ancora non sono previste e questo non è certamente casuale. L’ elitè dominante maschile, totalmente disinteressata alle sorti dei più, tenterà di resistere quanto più possibile a questa offensiva e bisognerà vedere se riuscirà nell’intento. Certo che quando ai vertici dei partiti la selezione avverrà attraverso l’elitè femminile-femminista, la componente maschile si divertirà ben poco e forse solo allora alcuni apriranno gli occhi. Non bisogna dimenticare che il femminismo è prima di tutto revanscismo e chi non ha capito questo è totalmente fuori strada. Queste alcune mie riflessioni. Il discorso è molto interessante e meriterebbe ben altro approfondimento.
@ Fabrizio Marchi
C’è una questione che non mi è del tutto chiara, ed è la seguente: il tuo ultimo discorso vale solo per il mondo occidentale oppure anche per il resto del globo?
Mi permetto di farti notare che ci sono paesi emergenti e in espansione, come la Cina, l’India, il Brasile, ecc, che oltre ad essere le future potenze mondiali (Cina in primis), si portano dietro una storia molto diversa da quella occidentale. Là non è esistito il sessantotto, il movimento femminista, ecc.
Il mio discorso, Maurizio, vale prevalentemente per il mondo occidentale ma in prospettiva anche per quella parte di mondo che non si trova geograficamente in occidente e che affonda le sue radici in altre culture ma che inevitabilmente, per effetto della globalizzazione capitalista, si andrà occidentalizzando sempre di più.
Fabrizio
“Non penso che lo scenario che tratteggi sia fantascientifico, Fabrizio. Anzi mi sembra piuttosto verosimile. Sul rovesciamento di posizioni di potere tra le elitè dominanti maschili e femminili, è sicuramente il sogno inconfessato del femminismo. Sulla sua realizzabilità è diffcile esprimersi. Certo la lobby femminista cercherà d’imporre le quote rosa anche in Parlamento, l’unico luogo in cui ancora non sono previste e questo non è certamente casuale. L’ elitè dominante maschile, totalmente disinteressata alle sorti dei più, tenterà di resistere quanto più possibile a questa offensiva e bisognerà vedere se riuscirà nell’intento. Certo che quando ai vertici dei partiti la selezione avverrà attraverso l’elitè femminile-femminista, la componente maschile si divertirà ben poco e forse solo allora alcuni apriranno gli occhi. Non bisogna dimenticare che il femminismo è prima di tutto revanscismo e chi non ha capito questo è totalmente fuori strada. Queste alcune mie riflessioni. Il discorso è molto interessante e meriterebbe ben altro approfondimento.”
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Primo, io del destino delle élite maschili semplicemente me ne fotto, così come loro se ne fottono del mio: la solidarietà di genere non può e non deve essere a senso unico, altrimenti è controproducente.
Secondo, io non credo che ciò avverrà mai semplicemente perché a livello delle élite la conflittualità è mirata ad ottenere la cooptazione da parte dell’ élite stessa al potere; una volta ottenuta, la conflittualità nei fatti cessa, per trasformarsi in un teatrino ad esclusivo uso e consumo dei sudditi, dato che la condicio sine qua non per la sopravvivenza dell’ élite stessa è la conflittualità al di fuori di essa e l’ assenza di questa al suo interno: divide et impera.
Nessuno mette a rischio il potere altrui nel momento in cui questo potrebbe comportare la perdita del proprio.
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“Nella QM confluiscono sia fattori materiali che psicologici, (come è del resto per tutte le condizioni sociali che inducono gruppi e popoli alla rivolta, fatto che si tende ad ignorare).
Nel nostro caso però i fattori psicologici sono determinanti. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il censo (la semplice ricchezza) non è tutto. Il ricco non è del tutto fuori dalla QM. Affermazione sconcertante, si dirà, che deve essere ben motivata. E lo sarà.
Per ora invito a riflettere sull’esempio seguente: in Israele vivono circa 1.400.000 palestinesi, tra i quali non mancano i benestanti e addirittura i ricconi.
Questa minoranza ricca della minoranza palestinese è cmq composta da cittadini di serie B al pari dei palestinesi a basso reddito e si trovano anch’essi in una condizione di marginalità civile, sociale e politica in rapporto alla maggioranza ebraica. Questa marginalità esistente, umiliante e castrante non ha a che vedere col reddito. Come si vede, può accadere di essere ricchi e sottomessi al tempo stesso, su segmenti e per aspetti non secondari della vita sociale.
Questo fatto getta luce sul rapporto F/M del passato, del presente e soprattutto del futuro e introduce una variabile forse imprevista nell’articolazione sociale (reale) degli schieramenti Dx/Sx. (Non però nella concettualizzazione filosofica di ciò che le caratterizza e distingue).”
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L’ esempio portato riguarda la possibilità che una situazione di questo tipo possa verificarsi; altro è affermare che nel contesto di cui stiamo parlando una situazione di questo tipo sia nei fatti. Io qui non la vedo, mi si dimostri il contrario.
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“Volevo solo correggere sul piano dei fatti e a scanso di equivoci, un’affermazione di Sandro sulla marginalità della QM per l’elettorato di dx. Poi, se lui stesso dice che la Lega non la considera propriamente di dx, affermazione che su questo blog non mi sembra condivisa dalla maggioranza di chi scrive nè dalla linea del movimento, è un altro discorso che avrebbe molte e interessanti implicazioni, anch’esse, però, non opportune ad essere trattate in questa sede.”
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La mia osservazione è motivata dal fatto che i partiti autonomisti trovano la loro ragion d’ essere nella rappresentanza di un ambito territoriale piuttosto che di una classe sociale; infatti, si alleano con chi gli concede di più, prescindendo dalla collocazione dx / sx.
Per questo, dal mio punto di vista, incasellare l’ autonomismo dentro le categorie dx / sx è necessariamente una forzatura.
A proposito: E’ di oggi la notizia che anche l’Italia, recependo quanto prescritto dall’Europa, renderà obbligatori i permessi di paternità (15 gg di cui 5 subito dopo la nascita). Esultanza di sx e femminismo (mitigata dal fatto che avrebbero voluto di più) in sintonia col governo di dx. Non mi sorprende. I primi, questione filosofica a parte, hanno come obbiettivo quello di trasformare i padri in mammi e non, sia chiaro, per il bene dei figli che è tutt’altro, ma per permettere alle donne di dedicarsi a lavoro e carriera. I secondi o non hanno capito nulla di nulla (probabile visto il livello medio), o hanno paura di inimicarsi le lobbies femministe europee (probabile anche questo), o fanno calcoli di pura convenienza (sicuro), oppure tutte e tre le cose insieme.
Il padre è altro dai pannolini cambiati (che non mi fanno schifo, sia chiaro. Io l’ho fatto negli anni settanta e non me ne vergogno affatto). Il padre è quello che immette il figlio nella società, che gli offre un metro di paragone, che gli impone, anche, le regole senza le quali il figlio si perde. E’ colui che spezza il legame simbiotico naturale con la madre che finisce per castrare il figlio. Magari diventa un gran macho, ma uno di quelli che poi mammina si riprende quando vuole, ed anche uno di quelli più facili a commettere violenze e stupri.
Al padre i permessi di paternità dovrebbero essere dati (o perchè no? anche imposti) quando i figli sono già grandicelli, perchè è allora che ne hanno immenso bisogno.
Ma Sx e Dx non lo capiscono o non lo vogliono capire, in tutt’altre miserevoli faccende affaccendate.
Telegrafico.
La vedo così (senza pretendere consensi):
- il permesso di paternità -in quanto obbligatorio – va rifiutato a priori, senza discussioni, stante lo scopo aberrante per il quale è stato pensato
- ergo: esso va denunciato come perfida seduzione per l’incatenamento dei padri al ruolo subordinato di vice-mamme
- repellente connubio tra Dx e Sx (di cui parla Armando) e tra le due Dxs: quella liberistico-capitalista e quella tradizionalista. Della prima non è il caso di parlare (“Il femminismo è un prodotto del capitalismo”). Quanto alla seconda, preoccupata, (con qualche fondamento) del trend demografico, non vede altra soluzione che nel trasformare i maschi in baby-sitter.
- La grande obiezione: “Cosa c’è di male nell’accudire i piccoli?”
Niente fratelli, proprio niente. Io accudii mia sorella da quando avevo 12 anni (pipì e cacche comprese). Il male sta in questo: nel subire le imposizioni, specie quelle gradite.
Questo è il male assoluto. Perché se se ne si subisce una si possono subire tutte. E allora tanto vale passare la vita a capo chino. Che comandi il padrone, il capo partito o la moglie, l’amante, la collega, la dirigentessa …, che differenza fa?
Quando tu non sei più il padrone della tua vita, che importanza ha il colore, il sesso, la religione, la filosofia di chi ti schiaccia?
Questo è il nucleo dei nuclei della QM.
(Non pretendo consensi)
RDV
…per non parlare dei casi in cui la paternità stessa viene “estorta” (come nell’esempio di qualche giorno fa del caso Eto’o,sputtanato per aver abbandonato una figlia che non aveva deciso di avere), come se io obbligassi una donna che vuole abortire a partorire perchè voglio essere padre : una vera e propria “spaventosa (a)simmetria”, tanto per concedermi una licenza poetica (Blake perdonerà).
Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatria infantile, ha scritto:le madri insegnano ad amare, i padri insegnano a vivere. Considerato che si tratta di uno scienziato quasi centenario, non ho difficolta’ a riconoscere in lui una certa indulgenza nel conforto dei ruoli, ma mi domando: perche’ le donne hanno così tanta premura nel trascinare gli uomini in rituali che esse stesse dimostrano di mal sopportare e subire con una mal celata repulsione? Un padre al neonato non serve a niente e lo dico da madre che ha vissuto il parto come un momento di grande, assoluto, autentico privilegio. Partorire solo in compagnia dei sorrisi della mia ostetrica che conosceva e assecondava le mie doglie..ha significato per me la sublimazione della femminilita’. Le donne hanno voluto medicalizzare un evento che piu’ naturale non esiste. Abbiamo la casa piena di elettrodomestici e possiamo dedicarci con tutta calma alla conoscenza di quella meravigliosa creatura che stringiamo e dovremmo avere anche la forza (la maternita’ ne dà tanta) di rispettare i tempi di un uomo che non funziona esattamente come noi (e meno male) e per il quale il rapporto simbiotico della sua compagna con il figlio e’ sicuramente ricco di mistero. Dice Bollea: la madre accoglie il bambino quando torna a casa e lo rincuora, il padre lo accompagna in piazza..Sono rappresentazioni simboliche dei ruoli genitoriali molto importanti. L’uguaglianza dei sessi non vuol dire confusioni dei sessi. E’ la madre che dopo il primo anno di vita apre la sua relazione al padre..se vuole farlo e se e’ in grado di farlo. Ma se alla base di ogni sua considerazione c’e’ sempre un’insopportabile voglia di rivalsa…come fara’ a legittimare la figura paterna?Forse quando le donne cominceranno a vedere nella loro femminilita’ la forza della propria specificita’..smetteranno anche di perseguitare gli uomini “colpevoli” di essere diversi.
Concordo pienamente con quanto scritto da maria.
Ha sintetizzato molto bene il pensiero del nostro neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea del quale ho potuto conoscere ed apprezzare molta letteratura.
Siti come questo mi fanno tristezza e tristezza mi suscitano quegli esseri umani (uomini e donne) che mai o troppo poco indulgono a quel meraviglioso strumento di interazione che è il dialogo (scambio disponibile interessato alla comprensione).
Al signor Fabrizio Marchi, di cui ho letto il pensierino sul Venerdì 1179 di Repubblica, vorrei dire che la giornalista Natalia Aspesi, da persona intelligente e compiuta qual’è, le ha concesso una risposta sin con troppo garbo.
perfetto Maria. Non saprei dire meglio. Quella che scrivi è una verità conosciuta da sempre in tutti i popoli di qualsiasi cultura. Qualcosa vorrà pur dire, o no? Solo oggi, con le manie moderniste della parità, quei concetti elementari, naturali e di buon senso, vengono disconosciuti e bollati come stereotipi sessisti antifemminili. E le donne, peraltro in prima fila in questo ritornello politicamente corretto, tendono a cascarci in pieno. Ma non sanno quanto perdono in termini di femminilità e quanto fanno perdere agli uomini. Sia in termini di considerazione dell’importanza di essere padri, sia in termini di rapporti complessivi con le donne, perchè se parità significa essere identici, allora è perfettamente giusto, logico, consequenziale, che trattino le donne e si rapportino ad esse come se fossero uomini. Con generale infelicità di tutti e tutte, come vediamo ogni giorno. E con la conseguenza di lamenti e rivendicazioni che più contraddittorie non potrebbero essere. “Non ci sono più i maschi di una volta”! Grazie, lo sappiamo. E’ così per il semplice motivo che non ci sono più le donne di una volta.
Vedo che ci sono due Marie.
>>
Al signor Fabrizio Marchi, di cui ho letto il pensierino sul Venerdì 1179 di Repubblica, vorrei dire che la giornalista Natalia Aspesi, da persona intelligente e compiuta qual’è, le ha concesso una risposta sin con troppo garbo.
>>
Al contrario. La Aspesi si è invece comporata in modo del tutto sleale e truffaldino.
La lettera di Fabrizio è vecchia di oltre un mese. Non l’ha pubblicata prima (suo diritto) ma poteva pubblicarla dopo. Dopo che la buriana sui fatti di Avetrana e del metro si fossero spenti.
Invece ha colto la palla al balzo per confrontare le violenze di cui parla Fabrizio con quei fatti, mettendone in risalto – con tono canzonatorio – l’assoluta incomparabilità.
Ora, il senso della lettera di Fabrizio consisteva nel contraddire i dati Istat secondo cui milioni di DD sono state e sono oggetto di violenza psicologica, dati ottenuti a seguito di “inchieste” basate sulla semplice domanda” Si è mai sentita…offesa, compulsata, ferita, sminuita etc” Domande che ai maschi non vengono nemmeno rivolte. Con il risultato ovvio che da una parte troviamo un esercito di DD offese e dall’altra qualche raro uomo che (ferito nel suo orgoglio machista) “si sente offeso”. La massa dei maschi non ha mai sofferto a causa delle FF. La cosa è tanto certa che non vale nemmeno la pena di intervistarli.
E così la criminalizzazione di M e l’innocentizzazione di F proseguono.
Come se non bastasse la Aspesi ha rincarato la dose comparando le già “ridicole” sofferenze maschili alla reale, visibile orrenda violenza di quegli episodi (trascurando ovviamente di ricordare che in entrambi i casi le FF non sono propriamente estranee e innocenti.)
Dunque di criminalizzazione in criminalizzazione. Senza tregua.
Ora, il tuo commento indica che sei sostanzialmente sulla linea della Aspesi. Bene: il MUB, come pure gli altri movimenti e gruppi maschili (su questo non ci sono differenze) esistono (anche) per denunciare questo delirio e questa cecità. Che non possono nascere dalla benevolenza verso gli UU.
RDV
Sono all´estero e non ho potuto leggere la risposta della Aspesi alla mia lettera, che naturalmente e´stata tagliata per due terzi per ragioni di spazio (ero gia´stato avvertito di questo, la versione integrale e´ sulla homepage del sito).
Da quanto apprendo dal post di Rino, la Aspesi, astutamente, ha messo sullo stesso piano la denuncia delle violenze da me subite ( praticamente da qualsiasi maschio vivente) con i tragici e (torbidi) episodi di cronaca di questi giorni. Episodi che peraltro, nel caso dell´assassinio di Sarah, vedono coinvolte in prima persona anche delle donne che, oltre ad aver preso parte attiva all´omicidio, addirittura avrebbero manipolato la gia´debole personalita´ del Misseri.
E´ovvio che la mia lettera si riferiva ad altro. Se avessi scritto per denunciare (ipotesi per assurdo) che mia madre aveva tentato di uccidermi quando ero ancora in tenera eta´strangolandomi e gettandomi in un cassonetto dell´ immondizia (salvato in extremis da un lavoratore della nettezza urbana), la Aspesi sarebbe stata in linea torica autorizzata a rispondermi, per la legge del contrappasso (che a me peraltro sembra molto maldestro come metodo e come modalita´di confronto) che ci sono anche tanti uomini che uccidono barbaramente le donne.
E allora? Non lo sapevamo forse da soli che ci sono uomini assassini e donne assassine? Che razza di modo di instaurare un confronto e´questo? Vogliamo fare a chi tira piu´cazzotti dell´altro?…Suvvia…
Come ripeto, non ho ancora letto la sua risposta e per questo evito di esprimere giudizi prematuri.
Posso pero´esprimerlo sulla sua precedente risposta alla prima lettera che le inviammo, che fu di una rozzezza e di una banalita´sconcertante, lessico e buone maniere a parte. Alla fin fine l´argomento era (ed e´) sempre e solo quello:”Voi maschietti potete lamentarvi finche´volete ma alla fine siamo noi femmine che ci ritroviamo con la gola tagliata”.
Il che equivale a dire alcuni concetti molto precisi:
1) qualsiasi cosa subiate dalle donne, e´nulla rispetto a quello che noi subiamo da voi. Quindi subite in silenzio e non rompete i coglioni;
2) i violenti, per lo meno se parliamo di violenza di genere, siete solo e soltanto voi maschi (menzogna colossale ma caposaldo dell´ideologia femminista alla quale anche la Aspesi si attiene nello stesso modo in cui un funzionario del PCUS si atteneva alla linea politica del partito durante gli anni dello stalinismo)
3) stando cosi´le cose, non avete diritto di parola. Tacete e zitti.
Questo viene ripetuto agli uomini da 40 anni a questa parte, non solo dalla Aspesi (che comunque ringraziamo perche´ ci da spazio e visibilita´anche se contribuisce a gettare fango su di noi) ma da tutto il sistema mediatico in tutte le sue articolazioni e senza eccezione alcuna (tranne qualche raro spunto individuale).
Per la verita´non mi aspettavo molto di piu´dalla sua risposta e tutto sommato, ad essere sinceri, credo che ci stiamo vicendevolmente utilizzando; noi abbiamo bisogno di visibilita´e lei di vivacizzare la sua rubrica…
Cio´detto, trovo molto interessante il commento di Maria, la prima, quella che interviene sul nostro blog gia´da tempo, che con poche parole (e´molto piu´abile di me da questo punto di vista, e magari anche da altri) ha mirabilmente spiegato cosa intendiamo noi per eguaglianza dei e fra i sessi. Un nodo sul quale ci siamo spesso “incartati” e che invece lei ha sciolto con grande chiarezza e, come ripeto, con poche semplicissime parole. Complimenti a lei e a noi che godiamo dell´attenzione e del contributo di una donna cosi´intelligente e priva di paraocchi, schemi preconfezionati e steccati ideologici.
Maria, per favore, spiegaglielo te, se ne hai voglia, a quell´altra Maria (e a tante altre donne) chi siamo.
Ho detto per favore…
Fabrizio
questa nauseabonda insistenza la “parità”: gli uomini sono violenti, anche le donne lo sono, etc, senza MAI considerare che la violenza contro le donne è quantitativamente imparagonabile a quella agita dalle donne, che la violenza maschile contro le donne si presenta con caratteristiche ormai chiare anche a un bambino di 10 anni e che nessuno qui sta cercando di dimostrare che un essere umano, solo perché uomo, è violento
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questa risposta ad un mio post che pubblico dopo capita a proposito dopo l’ultimo post di Fabrizio ,come vedete non è solo l’Aspesi a pensarla in tale maniera
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il mio post
“non ho la pretesa di essere un uomo “per bene” , ma vorrei essere un uomo libero,libero dai pregiudizi maschili ,ma anche da quelli femminili ,in sostanza vorrei essere me stesso ,posso sbagliare ,sia chiaro , ma non mi va proprio giù di essere paragonato ad altri uomini ,io sono IO,non sono lo zio di avetrana e non sono nemmeno lo stupratore ne tanto meno l’assassino …perchè se proprio vogliamo fare quelli che girano la frittata ,come mai nessuna questione femminile è sorta nella vicenda dell’asilo ?? Le donne che scrivono nel blog ,obbieteranno che non sono loro a commettere quelle torture ,giusto ,infatti è proprio cosi !!!!”
da quello che leggo in giro destra e sinistra sono superate ,oggi si tiene in considerazione non le idee ,ma il sesso di appartenenza copio ed incollo dal solito blog
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Pisapia è una brava persona, ha delle bellissime idee, me è un uomo!
Dall’altra parte, le carogne propongono una donna, che sarà anche scema e collusa, ma è pur sempre una donna… come facciamo a votare un uomo contro una donna, perchè dalla nostra parte non si è avuto il coraggio di far vedere davvero cosa sa fare una donna in politica, facendole governare la più grande città d’Italia? Perchè tutta questa miopia?
Io non ho votato alle primarie perchè potevo fare la crocetta solo su nomi maschili (degnissimi sicuramente, come quello di Pisapia). Si parla tanto di quota rosa, ma quando viene il nostro turno, ci lasciano lì in coda.
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oltre che sicuramente Milano è una città importante ,ma non la più grande d’Italia ,sono rimasto abbastanza sconcertato da questa affermazione ….
di solito si votano le idee o almeno dovrebbe essere cosi ..anzi si preferisce votare una donna ,anche se oca ,ma appartenente al genere femminile
ma il meglio,secondo me ,anche se O:T è in questo post sempre dal solito blog
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Ma sarà vero che il 95% degli uomini italiani non ha mai fatto funzionare una lavatrice? Non ci credo, mi sembra assurdo! Le solite statistiche poco attendibili…
Io credo che sia una statistica fin troppo generosa. Secondo me, si arriva al 99,99% .
D’ altra parte, la colpa è tutta delle loro madri, che li viziano. Loro per prime hanno introiettato una mentalità maschilista, per cui il maschio va servito, e la femmina deve servire, “perché è giusto così”.
Quante di voi, ragazze, avete avuto margini di libertà più ristretti, da parte lelle vostre stesse madri, rispetto ai vostri fratelli maschi?
E’ ora di lottare contro questa disparità!
L’ obiettivo è arrivare al 99,99% di FEMMINE ITALIANE che non sappia far funzionare la lavatrice, che ci pensi piuttosto la colf.
D’ altra parte, gli facciamo anche un favore, a queste donne. E non venitemi a dire che la nostra emancipazione la conquistiamo basandoci sfruttamento del lavoro di altre donne immigrate. Le stiamo emancipando, dovrebbero ringraziarci. In un paio di secoli conquisteremo quello che abbiamo conquistato noi, già il fatto che lavorino fuori di casa le sottrae al controllo del maschio, specie del maschio islamico che le vuol tenere a casa col burka.
E poi 8 € all’ ora con regolare contratto sono più che giuste!
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si vede che io faccio parte delllo 0.1 ,io una lavatrice la so far funzionare .ma questa “generosità” verso gli immigrati mi fa venire in mente le vignette “attico revolution ” di stefano disegni
Non mi pare però, Mauro, per lo meno nel commento che hai pubblicato estratto da quel blog, che siano così generosi, come dici tu, nei confronti degli immigrati. Basta rileggere la frase che riporto testualmente:”In un paio di secoli conquisteremo quello che abbiamo conquistato noi, già il fatto che lavorino fuori di casa le sottrae al controllo del maschio, specie del maschio islamico che le vuol tenere a casa col burka”.
Come vedi i maschi extracomunitari e islamici in particolare vengono criminalizzati come tutti. Poi c’è il femminismo di sinistra che tende ipocritamente a criminalizzare i “maschi bianchi e occidentali” (strizzando nello stesso tempo l’occhiolino alla missione di “pace” in Afghanistan che libera le donne dal burqa…) mentre quello di destra se la prende soprattutto con gli extracomunitari ritenendoli i principali responsabili della violenza sulle donne ecc.
Come vediamo, ce n’è per tutti…
Fabrizio
quel generosi era ironico
Approfitto di questo spazio per dare una notizia che trovo in tema con l’ argomento trattato, in particolare con questo passaggio:
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“In generale tendo a diffidare di questa tendenza ad andare oltre la destra e la sinistra (intese naturalmente come grandi opzioni culturali e filosofiche, è ovvio, non nelle loro attuali declinazioni politiche). Credo, e anche nei fatti è così (su questo non c’è proprio alcun dubbio) che chi tende a sposare queste posizioni sia essenzialmente di destra”
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http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/bersani_ora_alleanza_col_terzo_polo_il_pd_pensa_a_sacrificare_le_primarie-10302796/?ref=HRER1-1
Dato che condivido la frase che ho citato sopra, credo che questo significhi semplicemente che ormai si gioca a carte scoperte, e, sinceramente, non posso che rallegrarmene: finalmente, una certa “sedicente” sinistra, ha mostrato il suo vero volto, progettando un’ alleanza con gli eredi dell’ MSI.
Ergo, dato che un partito che si allea con gli eredi dell’ MSI può essere tutto TRANNE che un partito di sx, chi ha intenzione di votare a sx, sappia che dovrà rivolgersi altrove.
Finalmente si è sgombrato il campo da equivoci. Era ora.
Anche se apparentemente non c’è un riferimento diretto alla QM, voglio rendere pubblica una riflessione che mi è sorta spontanea proprio negli ultimi giorni. E lo faccio, non casualmente, nello spazio dei commenti a questo articolo, dal titolo appunto “Destra e Sinistra”.
Da molto tempo ormai, da quando il capitalismo globale ha vinto spazzando via di tutto e di più, ideologie, utopie, speranze, ipotesi alternative di sistema ecc , in tanti si domandano (anche molti di noi) cosa possa significare oggi essere di sinistra o di destra. Addirittura molti si chiedono se questi concetti abbiano ancora un significato e conseguentemente se abbia senso continuare a professarsi di sinistra o di destra.
Naturalmente il discorso sarebbe come al solito lunghissimo e nell’ambito dell’articolo ho personalmente cercato di dare un risposta, sia pur limitata e sintetica.
In questi giorni però la realtà mi è venuta in soccorso; e questa vale molto di più di tante elaborazioni pseudo intellettuali.
Infatti la “vicenda Fiat” appena conclusasi (si fa per dire, in realtà siamo solo agli inizi di una offensiva su larga scala contro il mondo del lavoro…) è senza ombra di dubbio la risposta più chiara ai nostri quesiti.
La resistenza operaia al processo di ristrutturazione capitalista che vuole porre i lavoratori in una condizione di subordinazione assoluta all’impresa, al capitale e al mercato, è da considerarsi senz’altro di sinistra.
Viceversa, coloro che sostengono attivamente quel processo sono di destra. La realtà dei fatti non poteva fornirci occasione migliore, e soprattutto più chiara, per sciogliere i nostri dubbi.
La vertenza Fiat è uno spartiacque in tal senso e non lascia margine di dubbio. Il NO al ricatto di Marchionne e del “suo” “nuovo modello di relazioni industriali/sindacali (che è ormai il modello dominante in tutto il mondo, a partire dal crollo del socialismo reale (o statalismo reale) e del Muro di Berlino) è la discriminante, la linea che demarca chi sta da una parte e chi dall’altra.
Decenni di chiacchiere sulla fine della storia e del conflitto fra le classi, che non esisterebbero più secondo gli “ideologi new age” (una schiera molto nutrita a “destra” come a “sinistra” e che va tanto di moda) del nuovo corso liberista mondiale, vengono clamorosamente contraddette e smentite dalla realtà. Che nel caso specifico si incarna in quegli operai che lottano per difendere il loro diritto di andare a pisciare senza rischiare un richiamo o di avere dieci minuti in più (che gli sono stati negati) per buttare nello stomaco un boccone durante la pausa mensa, senza vedere il loro già misero salario decurtato, oppure per difendere il loro diritto a scioperare e a scegliere i propri rappresentanti sindacali. Libertà elementari scritte nero su bianco sulla Carta Costituzionale del nostro Paese, ormai giudicate “obsolete” (insieme alla Costituzione) se non addirittura un fastidioso intralcio da rimuovere.
Tutto ciò, cari amici, ha un solo nome: conflitto di classe. Che piaccia o meno ai “nuovisti”, ai “riformisti” (ormai lo sono praticamente tutti, non c’è uno che è uno che non si dichiari “riformista”, sarebbe interessante, a questo punto, capire cosa significhi ) o a quei pochi che ancora si dichiarano conservatori, questa è la realtà. Che nessuno, se ha un minimo di onestà intellettuale, può negare.
La vicenda Fiat (Mirafiori e Pomigliano) ha se non altro avuto un altissimo valore simbolico e ha fatto piazza pulita delle tante cialtronerie che sono state raccontate da vent’anni a questa parte da pennivendoli, “intellettuali” o presunti tali, professionisti della politica, frequentatori dei “palazzi” e aspiranti tali, “trombe” e “tromboni” vari di regime.
Fabrizio
Negare la differenza Dx/Sx significa affermare che tutte le contrapposizioni sociali (locali e globali) sono di ordine verticale (tra popoli, etnie, razze, culture, lingue, religioni, stati, sistemi economici, forme politiche, sessi etc). Significa dunque negare la presenza strutturale della piramide sociale e con essa l’esistenza di una base che è la piattaforma su cui la piramide si regge.
Insomma significa negare l’esistenza della dimensione e quindi del conflitto orizzontale (latente/potenziale o aperto/conclamato). A base e vertice sono stati dati i nomi di classi sociali. I realmarxisti, sbagliando, dicevano che la storia è storia del conflitto tra le classi. Invece essa è al tempo stesso storia dei conflitti verticali e di quello orizzontale (eternamente latente e raramente aperto).
L’esistenza della segmentazione verticale e delle partizioni in cui si manifesta è costitutiva dell’esperienza umana che non può darsi se non entro una data lingua, etnia, sesso, forma economica, etc. Essa non è solo un fatto storico è “necessaria” in senso filosofico ed epistemologico. Si può invece discutere se anche quella orizzontale sia altrettanto “necessitata”. In ogni caso essa storicamente innegabile e segna la civiltà umana da almeno 5/7.000 anni.
La distinzione tra Dx e Sx risiede dunque nel disconoscimento/riconoscimento dell’esistenza della dimensione orizzontale, della valenza conflittuale di questa segmentazione che seziona (in basso) tutte le partizioni verticali.
A Torino si è assistito ad un battaglia combattuta appunto sulla dimensione orizzontale, tra operai che rifiutano (compresi i votanti “sì”*) la robotizzazione e un portavoce del sistema liberista planetario che deve distruggere ogni resistenza alla sua logica micidiale.
Contro questa logica/dinamica (il “capitalismo assoluto” di C. Preve) sono schierati – a parole – molti di coloro che considerano superato lo schema Dx/Sx. Dunque almeno da questi (da Massimo Fini ad es.) doveva venire l’appoggio politico aperto e schietto a quei combattenti, giacché essi hanno lottato contro il nemico comune. Non risulta che sia accaduto nulla di simile.
Si vede allora che la dicotomia non è per nulla superata. Alla prova dei fatti non si è stati capaci di appoggiare i “comunisti” benché essi si opponessero al nemico dichiarato.
I negazionisti della dimensione orizzontale non riescono a fare neanche quel che Chang Kai Shek fece con Mao contro l’invasore giapponese: un patto di unità di azione.
Tanto basti.
A me basta.
Rn
* In quanto hanno “scelto liberamente”: con il cappio alla gola.
“La vicenda Fiat (Mirafiori e Pomigliano) ha se non altro avuto un altissimo valore simbolico e ha fatto piazza pulita delle tante cialtronerie che sono state raccontate da vent’anni a questa parte da pennivendoli, “intellettuali” o presunti tali, professionisti della politica, frequentatori dei “palazzi” e aspiranti tali, “trombe” e “tromboni” vari di regime”
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Più che altro ha fatto finalmente chiarezza sul fatto che i vertici della “sinistra” (a parte Vendola che si è schierato apertamente con gli operai) stanno INEQUIVOCABILMENTE dalla parte dei padroni.
Ricordatevene, quando andrete a votare.
Pure se non fate gli operai, anzi, a maggior ragione: oggi a loro, domani a voi.
Pure tra gli operai, chi ha il posto fisso, in passato se ne è fregato del fatto che i colleghi più giovani erano precari, certo del fatto che i LORO diritti non sarebbero mai stati messi in discussione: stiamo vedendo tutti coma sta andando a finire.
La contrapposizione “orizzontale” paga solo i padroni: gli altri, PRIMA O POI, ci rimettono TUTTI.
Solo la coesione paga.
Ricordatevene, quando andrete a votare
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E chi voti?
Sono due volte, nelle ultime votazioni, che vado a cercare il partito di Sgarbi (solo perché sono appassionato di Arte) e lo trovo in mezzo a li fasci e ci ripenso.
sandro
>>
Pure tra gli operai, chi ha il posto fisso, in passato se ne è fregato del fatto che i colleghi più giovani erano precari, certo del fatto che i LORO diritti non sarebbero mai stati messi in discussione:
>>
Non sono un operaio, ma mio fratello maggiore (oggi 48/enne) lo è, perciò non posso che confermare.
In proposito vorrei pure aggiungere che un tempo, quando si andava a lavorare in officina all’età di 14 anni (come mio fratello), poteva capitare di prendere i calci in culo (letteralmente, non metaforicamente) dagli operai più anziani, “amici” (cioè lecchini) del padrone.
Non solo. Gli operai più anziani, oltre a comportarsi da “nonni” (un po’ come accadeva nelle caserme dell’epoca), raramente insegnavano qualcosa ai giovani, perché, a loro dire”, “dovevano rubare con gli occhi”…
“Ricordatevene, quando andrete a votare
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E chi voti?”
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Io sono sette/otto anni che non voto
Osservazioni sull’incoercibile tendenza a considerare i giudici colpevoli delle sentenze antimale.
1- Ogni sistema di repressione che debba salvare i formalismi agisce
attraverso la polizia la quale esegue ordini della magistratura (se
invece può, lo fa senza formalità, con le squadre della morte, i
pasdaran etc.). Accusare la magistratura equivale ad accusare le forze
di polizia che eseguono gli ordini, cosa che nessuno fa mai. Ripeto
l’esempio che ho già proposto altre volte: nessun dissidente russo ha
mai accusato la magistratura sovietica per le condanne alla Siberia.
Accusava il regime. Nessun irredentista italiano se l’è presa con i
giudici austriaci, o i carcerieri dello Spielberg. Nessun nero d’Alabama
con il giudice Bob Robertson (immaginando che John Johnson sarebbe stato “migliore e giusto”). Chi ha subito la repressione di un regime politico o di una forza di occupazione ha sempre individuato senza errori l’origine della repressione stessa. (Certo, ci sono poi dei giudici che ci mettono qualcosa di personale, come dei poliziotti che non solo ti arrestano ma anche ti bastonano o dei carcerieri che non solo ti custodiscono ma anche ti torturano e ti ammazzano. Sono delle
“gratifiche” aggiuntive, generosamente dispensate dai singoli agenti =
quelli che agiscono. Questo è ovvio).
2. Quella capacità di attribuire la repressione alla sua vera causa è
sempre stata presente in ciascuno dei colpiti di tutti i regimi. La sola
eccezione è la nostra: i maschi colpiti dalla repressione femminista ne
danno la colpa ai giudici. Fanno così non solo i padri separati, ma
anche i maschi incastrati dalle false denunce di violenze e abusi. Le
sentenze antimale vengono commentate (dagli estranei alle vicende) quasi sempre con gli anatemi contro il magistrato emittente, contro la
Cassazione, contro la Corte.
3. C’è un’attenuante. Quello femminista non è un regime come gli altri.
Non ha una data di nascita, non ha una sede centrale, non ha una
gerarchia identificabile, né una bandiera, etc. E’ invisibile,
sfuggente, impalpabile. E’ dappertutto ma non è da nessuna parte. Ora, tutti gli altri regimi hanno persone in carne ed ossa che stanno ai
vertici e contro cui i colpiti possono dirigere il risentimento, la loro
controcondanna e, al limite, agire politicamente e materialmente. Ma qui non c’è nulla di simile. In tal modo il nostro bisogno di personalizzare il male non trova figure più in alto di quella del giudice. E contro di lui si dirige la sete di vendetta.
4. Di fronte a questa necessità emotiva, i ragionamenti ed i
controesempi non servono a nulla. La magistratura italiana sentenzia
come tutte le altre in Occidente, dal Texas alla Catalogna (a parte
ovvie variazioni locali e stagionali) eppure si continua a sognare una
magistratura diversa. E qui si entra nel caso italiano.
5. Il fatto che i magistrati rappresentino da sempre (sostanzialmente)
gli orientamenti della massa dei cittadini non lo si ricorda più. In
realtà, come è prevedibile, nella magistratura (essendo una categoria
privilegiata) la componente di centrodestra è sempre stata più ampia che nella società (come è vero che – ad es. – i notai sono all’80% di destra – ed è ovvio). Invece si parte dal presupposto che sia quasi totalmente comunista e che in ciò risieda l’origine delle disgrazie maschili.
L’idea è dunque questa: se la magistratura fosse posta agli ordini del
governo il problema sarebbe sostanzialmente risolto. Si deve però
trattare di un governo di destra, altrimenti passeremmo dalla padella
alla brace (e poi, come garantirci che la sinistra non vada mai più al
governo?). L’altra via, forse complementare e integrativa, consisterebbe nella preselezione politica dei candidati, come si fa da sempre per l’accesso all’arma dei carabinieri, dove nessun figlio o nipote di anarchico o di comunista (Doc) con tessera è mai entrato. Ma ciò risolverebbe il problema solo su tempi lunghi. La magistratura agli ordini del governo fin da subito, con una selezione su base ideal-politica in entrata, in modo da avere garanzie di equità e vera giustizia, questa è la soluzione auspicata direttamente o indirettamente. Altre infatti non ve ne sono. Proprio no.
6.Anche in questa prospettiva c’è però qualcosa che non torna. Benché sia vero che la sinistra ha proposto e approvato leggi femministissime (ma sempre votate all’unanimità o quasi) il governo di destra non si è certo tirato indietro …nell’andare avanti. Tra le conquiste che ci ha regalato figurano:
a) l’abolizione della legge Gozzini per i maschi, con
la novità assoluta della carcerazione preventiva obbligatoria. b)
l’introduzione della tassa sul maschio c) le quote nei CDA.
Anzi la legge a) è stata cassata dalla Corte Costituzionale (benché sia, per dir così, comunista) almeno nella parte in cui prevedeva appunto il carcere preventivo obbligatorio su semplice accusa. Quando sarà agli ordini del governo non casserà certo alcuna legge …del governo (tutt’al più quelle di governi precedenti). Perciò, se già fosse stata alle
obbedienze del governo, la carcerazione preventiva obbligatoria sarebbe oggi salda e vigente. Niente male.
7. Il fatto è che in Italia (e solo qui) si è verificata una convergenza
di interessi e di sentimenti. Gli interessi di Berlusconi ed i
sentimenti dei padri separati: l’odio comune contro quella che è la
causa dei guai del primo e che sembra esserlo di quelli dei secondi
(agli occhi strabici di questi ultimi). Di fronte a questa saldatura
ogni considerazione è vana.
8. Davanti ad ogni nuova sentenza folle (che però non è “folle” giacché
semplicemente applica il potere che governa tutti) subito si corre a
chiedere vendetta contro i giudici, che sarebbero i veri colpevoli. Ho
detto che questa caduta ci rende ciechi. Ma forse è la cecità a farci
cadere nella trappola.
9.Resta una domanda retorica. Dove sono finiti de facto e/o dove
andranno a finire i principi Irrinunciabili, Assoluti, Imprescindibili
del liberalismo, dello stato di diritto, della parità dei cittadini? La
presunzione di innocenza, la separazione dei poteri, le prerogative
degli accusati, le garanzie etc.? Nella cloaca dove già in buona parte
si trovano. Irrinunciabili, Assoluti, Imprescindibili…!? Se già ne
fece pattume la sinistra, la destra ha tutto il diritto di concludere
l’opera. Destra e sinistra sulla QM sono il Gatto e la Volpe.
E Pinocchio?
Siamo noi.
ritorno qui ,perchè ,dopo le ultime elezioni amministrative ,ho un paio di considerazioni …..
che abbia vinto Pisapia ,dopo un campagna elettorale della destra che rasentava il ridicolo, era quasi fisiologico , nei siti che seguo (molti sono proprio di Milano) sono entusiasti di questo, specie quelli di stampo femminista ,e c’è da capirli ,hanno sconfitto il male impersonato dal Cavaliere che, strano a dirsi (ma mica tanto), impersona ogni maschio italiano (sic). Comunque che la sinistra vinca le amministrative ,con la destra al governo ,non è poi una novità, anzi ,è successo alle ultime regionali ,con una vittoria schiacciante ,almeno come numero di regioni (se non erro 13 a 2) ,ed è successo in molte occasioni ..ripeto non è una novità in assoluto …
l’altra considerazione è che si dice che “siano tutti uguali” non è che poi abbiano sbagliato frase o siano dei qualunquisti ,ho notato ,ma credo che sia nell’animo umano, la vittoria di qualcosa porta a “sedersi sugli allori”. Invece di essere un punto di partenza ,per loro è un punto di arrivo ,quindi ,dopo aver vinto le elezioni ,non vedremo i frutti sperati
Vale la pena notare che Zapatero, nonostante la sconfitta e i desdegandos, non esita a portare avanti le sue idee in tema di “diritti civili” (leggasi leggi antimaschili). Il motivo è semplice. Anche i popolari sono d’accordo nella sostanza e quando torneranno al governo si guarderanno bene dal cambiare alcunchè di ciò che Zapatero ha fatto.
armando
Credo davvero che il PP spagnolo non farà nulla per smantellare lo zapaterismo. Lo vorrà ma non lo farà. Non ne saprà il perché ma noi sì. Passiamo alla Francia.
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Non avendola in casa, guardo la tv rarissimamente. Oggi ho voluto infliggermi la penitenza di seguire “Mezz’ora” della L. Annunziata (che trovo del tutto insopportabile x molte ragioni) in quanto intervistava la Le Pen, anche sul tema “sessi”.
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Come previsto, e anzi peggio del previsto, la Le Pen si è rivelata essere la versione transalpina della A. Mussolini, fasciofemminista doc. Una posizione politica che sembra impossibile ad essere, stante l’apparente intrinseca contraddizione dei termini.
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Dice che non trova nulla di femminista nel dire che le donne sono la parte debole, le vittime, discriminate etc.
Una perla: “Hanno ottenuto il diritto di lavorare, adesso però vi sono costrette. Non possono scegliere.”
(…noi invece possiamo…)
Poi ha concluso parlando contro le quote “Io sono a favore del merito”… magari vuole abolire anche l’eredità…
Penso che l’intervista sarà visibile sul sito rai.
Non avevo mai visto questa Le Pen. Non mi sorprende che stia avendo un vasto successo: è l’incarnazione stessa del perfetto demagogo, dell’irresistibile seduzione. Destra estremista ma dal volto soffice e moderatissimo, formalmente ineccepibile, persino esemplare e che ripete senza pudore “i deboli, la giustizia sociale, l’identità etc.”.
Dicevano i greci: la democrazia degenera in demagogia. Siamo alla demagogia assoluta.
Dicevano anche: la demagogia si trasforma poi in tirannia.
Auguri a tutti noi…
Rino DV
Ieri sera, facendo zapping, ho avuto modo di vedere per pochi minuti il leader di SEL, Vendola, intervistato sulla 7 da quell’altro capolavoro di “sinistrismo rosa liberal progressista politically correct” che è Lilli Gruber (donna inquietante sotto TUTTI i punti di vista, a mio parere…).
Dice ad un certo punto Vendola (su per giù queste le parole):” Voglio costruire un partito realmente libero che crei le condizioni per dare a tutti le stesse opportunità politiche, che dia le stesse possibilità a tutti, che non limiti nessuno, che rimuova ogni ostacolo alla possibilità di affermare se stesso politicamente (tradotto: fare carriera); un partito dove una donna incinta possa fare politica senza limiti, dove possa, ad esempio, entrare in una riunione senza sentire odore di fumo…”. Va bè, a parte l’odore di fumo, la metafora, anche se assai debole e maldestra, è a mio parere molto chiara…
Mentre pronunciava questa parole mi saliva spontanea alla mente questa considerazione:”Chissà se nel partito di Vendola ci sarà lo stesso spazio per un uomo e padre separato, impiegato alle poste oppure operaio in una fabbrichetta qualsiasi, buttato fuori di casa dalla ex moglie (alla quale deve pagare gli alimenti anche se lei lo ha smollato per un altro che ora sta in casa sua, di lui, in quello che era il suo letto, nella casa sulla quale lui stesso continua a pagare il mutuo) che lo ha anche denunciato (falsamente) per violenza o molestie pur di levarselo dai coglioni, nonchè da una legislazione e da un potere giudiziario classisti e razzisti (e femministizzati…) che lo gettano sul lastrico e in uno stato di prostrazione materiale, morale e psicologica…E chissà se quello stesso uomo avrà, in quel partito, la libertà di gridare la sua incazzatura contro un sistema (femministizzato…) che lo riduce in quella condizione…La condizione di un “invisibile” (questa la realtà di un maschio non alpha in questo sistema…) che è costretto nella vita ad elemosinare e a sbattersi per uno straccio di sessualità e “affettività”, sempre ammesso che tale possa essere definita e soprattutto che ci riesca perché, come sappiamo, gli impiegati delle poste e gli operai, specie se separati, con mutuo e alimenti da pagare ogni mese e ridotti a vivere in una stanza in affitto (quando non finiscono in una roulotte o alla Caritas, come purtroppo avviene sempre più di frequente), non sono proprio all’apice dei desiderata femminili…
Ci sarà questa libertà e questa possibilità, per questi uomini, nel partito di Vendola, oppure continueranno ancora ad essere considerati dei maschi privilegiati (mi viene da ridere per non piangere), violenti e oppressori del genere femminile?
La risposta la conosciamo già… Ed è per questo che è giunta l’ora di gridare forte e chiaro che quella attuale non è più Sinistra ma un’altra cosa dalla quale è giusto prendere politicamente le distanze…
Fabrizio
La bella affermazione del Sì pochi giorni fa ha testimoniato ancora una volta, e questa volta in maniera macroscopica, lo scollamento che esiste tra potere politico ed economico e ceti medio-bassi della società. Si è cercato fino all’ultimo, in tutti i modi, di non consentire al “popolo sovrano” di esprimersi, perchè parte dell’establishment era pienamente consapevole dei rischi a cui andava incontro. Ma il dovere dei buoni politici non è anche quello di ascoltare le “voci” che dal basso provengono? Evidentemente la buona politica non è, da noi, di casa. Certo la critica va rivolta principalmente alla destra, che, salvo eccezioni, si configura, a livello parlamentare, più come un comitato d’affari che come una vera e propria classe dirigente. In un Paese poi dove il 50% non paga le tasse, si vorrebbe, per cercare di recuperare qualche voto, realizzare una riforma fiscale per pagarne ancora meno. Ridicoli! L’unica riforma fiscale è chiaramente quella di far pagare le tasse a chi non le paga. E se la destra ne esce con le ossa rotte, non è tutto oro quello che luccica dall’altra parte. Chi è stato infatti il promotore dei referendum in questione? Uno che dalla sinistra non proviene, ma a cui dobbiamo dare il merito di aver riportato all’attenzione generale qualche tema di sinsitra. Ed è bello rivedere le piazze riempirsi non principalmente contro qualcuno, ma per affermare diritti fondamentali, per TUTTI, uomini e donne del popolo insieme per festeggiare una vittoria che li unisce. Una boccata d’ossigeno dopo le oramai tristi, ma celebratissime, pagliacciate femministe a cui siamo abituati.
quoto alessandro al 100% ,questi referendum interessavano sia uomini che donne. Peccato che per certi siti femministi un pochetto faziosi come “femminismo a sud” ma anche altri, sembra che la vittoria sia solo la loro.
Date un po’ un’occhiata a questa chiccha…Oggi era anche su Repubblica…
http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_23/proteste-donne-pd_70b6afc0-9d84-11e0-b1a1-4623f252d3e7.shtml
Ricordate le parole di Bersani alla trasmissione di quel fantoccio di Fabio Fazio? “La sinistra è quella che combatte contro le ingiustizie, quella del forte sul debole, del’oppressore sull’oppresso, dell’uomo sulla donna…
Poveri maschietti del PD, che pena mi fanno…
Fabrizio
ho visto anch’io quel manifesto ,trovo che sia inutile e anche un pochino stupido , Marilyn era certamente un altra cosa , se mettevano un operaio che lavorava in sicurezza ,oppure una famiglia che riusciva ad arrivare a fine mese ,allora si il vento era cambiato ,almeno cosi la vedo io ,ma forse sarebbe stato troppo “comunista” ? In fondo questo PD ,credo che abbia più sigle e simboli cambiati che idee … poche e confuse
naturalmente sui blog femministi è arrivato il putiferio ,reo il manifesto di misoginia ecc ecc .cose che ben sappiamo ……….
Ma non erano proprio la sinistra e il movimento femminista a battersi – oltre quarant’anni fa – per la libertà delle donne di indossare la minigonna, di girare in topless in spiaggia, ecc?
infatti Sergio ….
l’ articolo di antifeminist(pubblicato anche qui) ,per me ,ha centrato un punto essenziale ,che la mercificazione del corpo femminile è figlia del femminismo stesso ….capito l’errore ,adesso tentano di tornare indietro ,dando la colpa agli uomini (come sempre dal resto) di volere le donne troppo nude ….
loro te la girano ,in vari nudi artistici ,nudi che non danno scandalo ,e che le varie piccole soubrette che ci sono in giro sono vittime del sistema ……
mentre un operaio o un muratore sono i padroni del mondo
Secondo me il femminismo ha soltanto “lavorato” su un qualcosa di preesistente nella natura femminile, altrimenti non avrebbe potuto mai attecchire.
Alle donne piace essere guardate, ammirate e adulate dagli uomini. Per loro il corpo è quasi tutto, contrariamente a quanto vogliono far credere.
Perciò, dal mio punto di vista, abolirei il termine “mercificazione”, perché sono loro stesse che si prestano a questo gioco (che spesso le eccita molto di più di una sana scopata).
Esattamente come quegli uomini tonti che accettano di passare per idioti, in certe stupide pubblicità.
Nelle lettere al direttore de Il Foglio di sabato scorso, scrivono due eminenti pidiennine, Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi:
“Comunque, noi signore più antiche dobbiamo proprio assumere il ruolo di donne censore imbrigliando il vento che cambia con i pregiudizi sessuofobici o non sarebbe preferibile ispirarsi alle simpatiche e molto conflittuali “Slut” che, in calze a rete, biancheria intima bene esposta, vestite insomma in maniera sommamente inadeguata, rivendicano il diritto di abbigliarsi come vogliono, senza venire stuprate?”
C’è qualche indicativa confusione in quelle parole.
1) Che esista il diritto a non essere stuprate, per qualsiasi motivo, non c’è dubbio. Anzi, si deve dire che si tratta di un diritto assoluto.
2)Le cose cambiano, però, quando si parla del diritto ad abbigliarsi come si vuole, che non è affatto un diritto assoluto. Basterebbe, a dimostrarlo, che nessuno può andarsene in giro per strada nudo o solo con un tanga. E fanno bene i preti a vietare l’ingresso in chiesa a chi è discinto. Si può non essere d’accordo ma la Chiesa è un luogo gestito da chi ha determinatre credenze ed è del tutto legittimo esigerne il rispetto. Ma anche a scuola o in altri ufifici pubblici dovrebbe esistere un senso di rispetto per i luoghi e per chi li frequenta, come tanti presidi, uomini e donne, tentano vanamente di far capire alle smutandate.
Dunque non esiste un diritto assoluto a (s)vestirsi come si vuole. Un tempo c’era il concetto di “comune senso del pudore”, che oggi è si superato ma che se si va a vedere bene non era solo una ubbia moralistica ma traeva senso anche dal senso di realtà e opportunità.
Si sa da sempre che la sessualità maschile è diversa da quella femminile, nel senso che è molto più visiva e soggetta alle impellenze del testorene. Non migliore o peggiore di quella femminile, chè i giudizi morali in tema sono stupidi e insensati, ma semplicemente diversa, cosa di cui non si può non tener conto nei rapporti fra i sessi. Stanti così le cose, è inevitabile, e tale è sempre stato considerato, che il proporsi seminuda da parte di una femmina sia interpretato come segnale di disponibilità sessuale. Le ragazze di oggi dicono che non è così. Crediamogli. Allora la sessualità maschile deve essere rieducata per far capire a quei rozzi che si tratta d’altro. Ma di cosa?
Senza dubbio di voglia di piacere e di sedurre, di attirare il maschio, non essendo credibile che lo facciano per puro piacere a se stesse, il che comunque sarebbe sintomo di narcisismo al diapason. Seduzuione, dunque. Ma c’è molta differenza fra sedurre un uomo che piace veramente e con cui si sarebbe disposte ad intrecciare un rapporto anche solo sessuale, e una seduzione indeterminata e rivolta a tutti i maschi. Nel primo caso è vera seduzione e ben venga, nel secondo, dal momento che tutti o quasi i maschi verrebbero respinti , si tratta non di vera seduzione ma solo dell’esercizio di un potere sessuale. Ossia nel suscitare nel maschio un desiderio destinato a rimanere non soddisfatto, come viene spesso scritto da altri su questo blog. Il famoso “guardare ma non toccare”. Si tratta, è evidente, di una forma di violenza psicologica tesa a tenere gli uomini perennemente sotto tensione, la carota che si agita sotto il naso dell’asino per farlo muovere senza che abbia mai la possibilità di raggiungerla.
Come meravigliarsi allora se qualche volta accade che l’asino abbia uno scatto e quella carota se la mangi? Cosa da condannare senz’altro, ma a)il senso della realtà delle cose del mondo dovrebbe consigliare, almeno, un po’ di prudenza. Posso proclamare quello che credo il più sacrosanto dei diritti, ma se poi a causa sua ne ho sistematicamente un danno, a che mi serve quel diritto astratto?
b) Soprattutto, però, è davvero così “reazionario”, retrogrado e limitatore della libertà, chiedere rispetto anche per la sessualità maschile esattamente come lo si vuole per la sessualità femminile? Tale rispetto implica che non ci sia sistematica e strumentale stimolazione, checchè ne pensino le donne, chcchè si raccontino con una buona dose di falsa coscienza. Di tutto ciò nella lettera della Chiromonte e della Paolozzi non esiste assolutamente alcun cenno. Al contrario, al netto (ripeto affinchè non ci siano equivoci), del sacrosanto diritto di non essere stuprate, si rivendica apertamente il diritto di esercitare quel potere sessuale di cui dicevo, dissimulato con l’elogio della non sessuofobia. Che però costoro ammettono largamente nei confronti della sessualità maschile, affogando in un marasma di contraddizioni, simmetrico a quello dei critici del manifesto per la festa del PD, come ha bene evidenziato Sergio. Ma nessuno se ne cura, l’importante è solo accusare gli uomini cattivi e inemendabili.
armando
Dx e Sx unite nella lotta, ai maschi,e alla verità.
Leggo su Il Corriere della sera del 28 luglio, che uno dei primi atti del neo segretario del PDL, Alfano, è stato quello di denunciare ai probiviri del partito il deputato Giancarlo Lehner.
Cosa avevai mai detto Lehner?
“A ogni individuo va data la stessa posizione di partenza senza però dover assicurare la medesima meta d’arrivo”. Ed ha aggiunto, rivolgendosi alle colleghe di partito Biancofiore, Carfagna e Prestigiacomo, “hanno già fatto molti danni al partito col loro pressappochismo”.
Tutto quì. Una critica alle quote rose e una critica diretta ad alcune donne del suo partito. Basta questo per i probiviri, perchè si è osato toccare un santuario. La sacralità delle donne, delle loro opionini e della loro capacità politica non può essere messa in discussione, non è criticabile sotto nessun punto di vista. E’ appunto SACRA.
Ora chiedo. Cosa si sarebbe dovuto fare a Tremonti che ha dato del cretino a Brunetta? Oppure a coloro che, nel PD, hanno criticato con estrema asprezza Dalema. In proporzione, la misura giusta sarebbe stata l’espulsione. Ma naturalmente niente di tutto ciò è accaduto, ed è giusto così. Ma soprattutto nessuno si è offeso come le signore in questione, che hanno una così alta opinione di sè da credersi al di sopra di ogni critica.
Eppure le parole di Lehner sono solo di buon senso, a meno che non si ammetta apertamente che alle donne debba venir garantito il traguardo. Il che è esattamente quello a cui mirano, ma non lo possono dire apertamente. Lo mascherano dietro argomenti risibili come i soffitti di cristallo (ma che si leggano quello che dice il sindaco PD di Bari), e si arrampicano, appunto, sui cristalli rovesciando il singnificato delle parole. Pari opportunità, infatti, significa che tutti debbono essere uguali alla partenza, mentre il concetto viene interpetrato come parità all’arrivo.
E’ proprio vero che, oltre le differenze ideologiche, la QM è trasversale.
Armando
Uno dei criteri infallibili con cui giudicare oggi l’onestà intellettuale e personale di un politico, o di una classe politica (ovvero se “ciurla nel manico o no”), è appunto valutare se è disponibile o no a far prevalere in politica il principio del desiderio arbitrario femminile (il principio del piacere) sul principio di realtà (quote rosa, leggi speciali azzurre, pensionamenti rosa, e chi ne ha più ne metta). Se per opportunismo nei confronti delle donne mostra, nelle sue prese di posizioni e nelle sue scelte, di cedere al principio del desiderio femminile arbitrario concedendo privilegi di ogni genere, vuol dire che in ogni altra occasione è pronto a dire tutto e il contrario di tutto e che della realtà e del bene effettivo dei cittadini, gliene importa nulla. Cioè che si tratta di una guida assolutamente inaffidabile che per interesse personale è disposto a concedere illegalmente privilegi a interessi particolari organizzati.
Lehner dunque ha detto così. Un’azienda sceglie di licenziare per prime le DD. Alcuni operai Fiom scrivono “Non abbiamo chiesto sesso ma contrattazione” (rivolti alla Camusso). Ad Harvard il preside dice che le FF sono meno abili in matematica. Tutti finiti nei guai.
Quando vengo a sapere di UU che si mettono nei pasticci andando controcorrente, non riesco davvero a scegliere tra queste due ipotesi:
si rendono conto delle conseguenze delle loro prese di posizione o – ingenuoni – pensano che non ci saranno rappresaglie?
Coraggiosi o incoscienti?
Propenderei per la seconda ipotesi, ma mi frena la solare, abbagliante evidenza del totalitarismo del regime.
Possibile che, almeno vagamente, quegli UU non ne sentano la presenza, la potenza, l’onnipervadenza, la capillarità e il rigore?
Che siano davvero nel buio totale?
Rino DV
niente di che ,visto che era saltato fuori,in una discussione, la vignetta di stefano disegni “attico revolution” ,la riporto nuovamente….
http://img820.imageshack.us/img820/263/atticismomilitante.jpg