Settant’anni fa l’Italia entrava in guerra e dava il suo contributo alla più spaventosa carneficina della storia. La cosa ci riguarda da tutti i punti di vista. Non ultimo il fatto che quell’ecatombe – al pari delle altre – è oggi imputata, per origine ed essenza, alla presenza maschile nel mondo, intendendo che, un volta scomparsa la maschilità, le guerre finiranno per sempre. Nessuno stupore. Nel momento in cui le stesse creazioni maschili vengono ribaltate contro gli uomini e derubricate a misfatti, non c’è da sorprendersi se le guerre vengono assegnate ex abrupto all’ontologia del maschile.
In ricorrenze come questa veniamo – tra l’altro – chiamati a rendere onore ai caduti della nostra bandiera e, in un paradossale slancio ecumenico, persino a quelli delle altre. Come se, finito lo scontro, anche coloro che erano quasi l’incarnazione del male riacquisissero lo status di esseri umani, degni di rispetto, se morti, e di novella amicizia, se sopravvissuti.
Prendiamone atto: nessuno ha onorato i caduti della I Guerra quanto il Fascismo che, per averne altrettanti da “onorare”, portò l’Italia nella II. Siamo onesti: chi meglio e di più onora i caduti di coloro che ne vogliono moltiplicare il numero? E chi li oltraggia maggiormente di coloro che – quorum ego – non ne vogliono più vedere?
Nella logica dell’onore – a guerre concluse – rientrano anche i nemici. Universalismo davvero ambiguo e più che sospetto. Quando veniamo invitati ad onorare i caduti di tutte le guerre e di tutte le parti, stiamo in campana: lo facevano anche i mandanti della II ecatombe.
In quella subdola ambiguità trova spiegazione il fatto, in sé sorprendente, che i meno propensi ad onorare i caduti siano proprio quelli che non ne vogliono vedere altri. Anzi, i più refrattari a lanciarsi in quell’omaggio appartengono a quelle classi sociali che massimamente hanno pagato il prezzo di tutte le guerre e che – proprio per questo – dovrebbero essere i primi a promuoverlo, visto che, in quel modo, non farebbero altro che onorare se stessi. Un malizioso (…un Nicce) sarebbe indotto a sospettare che l’onore ai caduti venga promosso soprattutto da coloro che …cadono di meno. Sarebbe ingenuo stupirsene.
Ad onta di ciò è giunta l’ora, anche per un milanista (da Don Milani…) come me, di rendere omaggio e onore ai caduti. Non solo agli italiani, ma anche a quelli che all’epoca vennero combattuti – e abbattuti – dai nostri. Così – per un istante – mi si confonderà con coloro che invece mi appresto a denudare e a condannare. I mandanti.
Le guerre hanno i mandanti. Non sarebbe degno di me – e di nessuno – rendere onore ai caduti senza scovare e denunciare chi li ha mandati a uccidere e morire. A devastare e distruggere.
Sappiamo adesso come sia tragicamente sbagliata l’idea secondo cui se non ci fossero gerarchie, classi sociali di rapina, caste e aristocrazie, colossali interessi privati, religioni e ideologie, le guerre non ci sarebbero. Idea diabolicamente seducente quanto perniciosa. Nondimeno, è incontrovertibile che quei fattori sono all’origine di un gran numero di guerre e della peggior forma del loro manifestarsi. Come la II.
Certo non è difficile individuare – con nomi e cognomi – le bande criminali che hanno avviato e perpetrato quella massima carneficina. Quelli sono i primi mandanti contro la cui memoria deve essere emessa l’estrema e definitiva condanna. Senza appello. Ma sarebbe troppo facile e comodo fermarsi qui.
Mandanti sono anche coloro che in qualsiasi modo, forma e grado ne hanno favorito l’ascesa e condiviso gli scopi. Coloro che, per interesse reale o immaginato, li hanno appoggiati. E non meno colpevoli coloro che hanno creduto ai loro miraggi, ceduto al sentimento di gloria collettiva, alla tentazione della vendetta sociale. Coloro che li hanno visti vindici di torti veri o inventati, di rivalse e ritorsioni storiche, realizzatori delle opere sognate dal loro odio di razza o di ideologia, dalla loro invidia, dalle loro paure e frustrazioni di ceto e di etnia. Dalla loro individuale volontà di potenza. La massa?
Questi sono i mandanti, perché – dice Machiavelli – al potere si può giungere con l’astuzia o con la forza, ma questa, da sola, non basta quasi mai. L’inganno, la seduzione sono necessari. Per conquistare il potere e per mantenerlo. Ma se vi è chi inganna dev’esserci chi si lascia ingannare, chi – letteralmente – chiede di venire ingannato. Come escludere costui dai mandanti?
Non c’è tirannia se manca il consenso e dopo millenni di demagoghi e delinquenti al potere, a pochi anni dalla precedente catastrofe, nessuno era più autorizzato a farsi adescare. Nessuno poteva più campare ingenuità o ignoranze. Nessun credulone assolvibile, allora. E oggi meno ancora.
Sono dunque molti i mandanti. Tra essi non mancano padri e madri di coloro che vogliamo onorare. E molti, troppi tra i caduti stessi. Perché le guerre non piovono dal cielo: hanno i mandanti.
Smascherati e condannati quelli, possiamo finalmente onorare i caduti. Affinché non ce ne siano altri.
Così il loro sacrificio e le loro virtù potranno essere lealmente omaggiate. Senza secondi fini. Potremo ammirare capacità ed energie che oggi sembrano sovrumane. Sarà sincera la nostra domanda sul come abbiano potuto fare quel che han fatto gli uomini del Don e quelli del Col di Lana. A che specie appartenevano? Che fossero sintetici? Androidi? Cyborg?
Ad ogni pagina di “Centomila gavette” e ad ogni passo sull’Ortigara ci si domanda senza fine: “Come hanno potuto? Come hanno potuto?”. Non ci si sa spiegare da dove venisse quell’energia, quella straordinaria volontà di vivere e capacità di soffrire e come abbiano potuto conservare bagliori di umanità negli abissi di quella barbarie.
Diviso il grano dal loglio, potremo raccontare quella e le altre guerre senza usare le virtù degli uni per nascondere i crimini degli altri. Sapendo però che tra questi e quelli il confine è precario e che non possiamo cedere – proprio noi – alla tentazione di pensarci innocenti. Neanche retroattivamente.
Allora saremo titolati a scrutare le molteplici origini e le molte facce della guerra. Potremo capire e imparare. E in quel silenzio onorare i sacrificati.
RDV

9 Commenti
Rino, a tuo parere quali sono le responsabilità delle donne nelle guerre, mondiali e non?
Quanto i desiderata femminili hanno influito, ed influiscono in tal senso, nell’agire degli uomini?
Come si fa a stabilire ciò con certezza?
Marco, certezze misurate matematicamente non possono esistere, ma basta considerare l’idolatria femminile e il tributo estatico per i dittatori vari, da Mussolini a Hitler. E’ più che sufficiente per smentire la favola che la guerra è solo maschile. Solo maschili, invece, sono i soldati morti. E anche questo è un fatto
armando
RDV:”"..(omissis)Questi sono i mandanti, perché – dice Machiavelli – al potere si può giungere con l’astuzia o con la forza, ma questa, da sola, non basta quasi mai. L’inganno, la seduzione sono necessari. Per conquistare il potere e per mantenerlo. Ma se vi è chi inganna dev’esserci chi si lascia ingannare, chi – letteralmente – chiede di venire ingannato. Come escludere costui dai mandanti?..(Omissis)”
In breve, la classe dominante (i regnanti, oggi la politica), gli esecutori di ordini (i vassalli, oggi la casta mediatica e tutto l’universo che gli gravita intorno), i promotori delle ideologie di potere (le religioni, i salotti buoni le donne aristocratiche, le donne emancipate della vulva odierne)..
come si vede cambiano le epoche, ma gli attori sono sempre gli stessi, come rimane lapalissiano chi sia colui che, nonostante non abbia voce in capitolo e, molto spesso, sia contrario a tali ideologie, versa il tributo di sangue e di vita per tali mandanti, che hanno vari fini, molti meno nobili di quanto manifestano nelle loro intenzioni ipocrite… inutile ricordarvelo chi sia la popolazione vittima da mandare al macello.. vero? (anche se, molti facendo lo scemo di guerra, si sono risparmiati a tale metodica inumana).
le donne erano la giustifica degli uomini beta che andavano al massacro, in esse molti vedevano i motivi per cui fare qualcosa che non volevano, la propria famiglia, laddove la famiglia era messa in pericolo dalle idee promosse dal potere, oggi quelle stesse donne vanno a braccetto col potere stesso, umiliando gli inutili sacrifici delle guerre, anzi, hanno imparato ad usarle per denigrare gli stessi uomini(beta) che sono caduti sopratutto per loro, giudicati male per il semplice fatto di essere fautori delle guerre stesse! che ipocrisia, che.. che schifo!
Come fonte di spunti per ulteriori ampie considerazioni linko qui la pag. dedicata agli esiti di una ricerca sui primati. A dir il vero la notizia non è nuova. L’esistenza di conflitti aperti e cruenti miranti alla conquista del territorio è nota da almeno 20 anni.
Qui cm q vi si trovano elementi che rendono chiari alcuni “insolubili” enigmi.
Ad es. chi siano gli attori di questo genere di guerre, perché vengano combattute e chi ne tragga beneficio.
RDV
http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/22/news/battaglia_scimpanze-5047002/?ref=HRERO-1
Caro Cesare, sottoscrivendo il tuo commento relativamente alla guerra in Libia (e ai suoi risvolti di genere…) mi limito a ripetere le parole del titolo dell’articolo di Rino (e non a caso ti rispondo in questo spazio):”Onore ai caduti, disonore ai mandanti, chiunque essi (o esse) siano”.
Fabrizio
Glory of Women (Onore delle Donne)
Voi ci amate quando noi siamo eroi, a casa, in licenza,
O feriti in qualche posto importante.
Voi amate le onorificenze, credete
Che la cavalleria redima dalla disgrazia della guerra.
Ci rendete bombe. Ascoltate con piacere,
Storie di sporcizia e pericolo teneramente emozionate,
Voi onorate i nostri lontani impeti mentre noi combattiamo,
E piangete le nostre memorie coronate d’alloro quando veniamo uccisi.
Non potete credere che le truppe britanniche “si ritirano”
Quando l’ultimo orrore infernale le spezza, e loro corrono,
calpestando i corpi terribili – accecati dal sangue.
O madre tedesca che stai sognando vicino al camino,
Mentre stai facendo le calze da mandare a tuo figlio
Il suo viso è calpestato più profondamente nel fango.
Siegfried Sassoon
Stavo riflettendo sulla nota di Rino circa la domanda: “chi si avvantaggia della guerra” e circa la risposta costituita dalla cronaca della guerra di conquista degli scimpanzè (http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/22/news/battaglia_scimpanze-5047002/?ref=HRERO-1
).
Risposta già evidente nel fatto che da sempre il maschio che non è “guerriero” viene rifiutato da ogni donna ed ogni maschio che desidera essere ammirato e apprezzato dalle donne deve essere “guerriero”. Per cui maschio e guerriero di fatto nella Storia sono diventati sinonimi.
La stupefacente novità oggi è che la riproposizione inderogabile e attualissima del femminile originario appalto della guerra ai maschi affinchè “i maschi facciano i maschi”, ovvero i “guerrieri” e in tale veste procurino risorse (petrolio, materie prime, piuttosto che nuovi spazi nella foresta), è tutta interna ad una superiore logica di guerra che è quella della guerra portata direttamente dalle donne ai maschi. Accade oggi infatti che mentre i maschi ci lasciano la pelle per procurare, come ab eterno fanno, risorse per le donne, scatta contestualmente sia il pestaggio morale femminile contro i maschi violenti-per-natura in quanto fanno la guerra, sia una miratissima azione di guerra femminile contro i maschi per acquistare un assoluto predominio nella società.
Capita così, come da recenti cronache, che, esempio fra gli innumerevoli, un alpino in armi in Afganistan abbia da combattere due guerre, di cui una sovradetermina l’altra : quella con i Talebani e quella con la moglie che gli toglie figli, casa e dignità con l’appoggio della Legge, dei Tribunali e dei Servizi Sociali dello Stato italiano, di fatto altrettanti presidi militari del femminismo sul territorio di casa. Quando non gli succeda di incontrare sulla via del ritorno dalla guerra n.1 la femmina che lo denuncia, guerra n.2, per sguardo da lei interpretato come molesto, e la polizia ferroviaria che per questo lo ferma, e il giudice che lo condanna (altro episodio di cronaca).
Guerriero pro donne in galera ad libitum feminarum.
Per tornare agli scimpanzè, non risulta che abbiano fatto progressi di civiltà tali da doversi guardare anche dalla guerra che in casa le scimpanzè femmine conducono loro contro.
Pertanto, guerrieri, in caso di guerra, fate subito la pace: vi difenderete meglio.
Un altro militare italiano caduto in Afghanistan, mi pare sia il quarantunesimo (tutti rigorosamente maschi, ovviamente, le quote rosa al fronte non vengono applicate… ).
Un altro caduto di questa guerra neocolonialista e neoimperialista camuffata sotto le insegne del “politically correct”.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/25/visualizza_new.html_781546406.html
Fabrizio
E Frattini, quello che Gino Strada nascondeva armi pro terroristi nel suo ospedale perchè gliel’aveva detto quel galantuomo di karzai, ad ogni soldato maschio morto compare in televisione a citare le donne (rigorosamente per prime) e gli uomini in armi: 41 soldati morti maschi su cui fare ogni volta su ogni ragazzo morto una bella citazione femdominista pro soldatesse.