L’uomo, oggi come ai tempi dei gladiatori, è sacrificabile. La sua morte violenta non stupisce né scandalizza nessuno.
In fondo l’uomo è nato per prendersi una coltellata in qualche discoteca, per farsi bastonare a sangue mentre qualche bastardo e/o maniaco gli stupra la fidanzata, per farsi incaprettare se ha guardato la donna sbagliata. È nato per perdere le gambe su una mina antiuomo, per crepare di silicosi scatarrando sangue, per sbriciolarsi a terra dopo un volo di cinque piani in un cantiere edile, per bruciare vivo in uno schizzo di olio infuocato.
L’uomo nasce, vive e muore sotto un’Ombra spaventosa: quella della violenza. E non, come viene spiegato e ribadito a noi poveri ignoranti, perché è natura dell’uomo di essere violento, ma perché la violenza esiste ed è solo l’essere umano che può definirla tale. Per tutti gli altri esseri viventi, non può chiamarsi altro che vita.
La differenza è cruciale. Perché la violenza operata dagli esseri umani incombe nell’animo come qualsiasi altra forma di espressione, dall’amore alla paura, ma ha questa caratteristica, che ci viene spiegata e descritta come essenza maschile. Ma non è così. Il fatto è che la violenza è riservata agli uomini come retaggio. Anche quando non l’hanno chiesto, anche quando ne farebbero volentieri a meno.
La violenza è un’Ombra, una modalità. La violenza è un’opzione, una possibilità. Ciascuno decide se sceglierla. Non è nella natura di nessuno. Eppure ci viene detto che la violenza è nella natura degli uomini.
Di converso, non è nella natura delle donne.
O forse non è nel loro retaggio?
Le donne non nascono sotto quest’Ombra. Non nascono sotto la consapevolezza che in ogni istante della vita potrebbero essere chiamate a subire o infliggere violenza. Riceverla, per loro, è più traumatico: non fa parte del loro ordine simbolico. Se è evidente e assodato che lo stupro è un crimine odioso e infame, è anche vero che la grande maggioranza delle donne non ha motivo fondato di aspettarsi di vivere ogni istante sotto quest’Ombra; mentre un uomo, fin da bambino, viene educato a rendersi conto, a percepire letteralmente nell’aria e a farne regola di condotta – a scuola, per strada – che è sempre disponibile un livello ulteriore di composizione dei rapporti sociali con gli altri uomini. Solo con gli altri uomini. Un livello che, a differenza dello stupro, nel nostro mondo “civile” è normalmente accettato e anzi considerato prova e sigillo di valore: lo scontro fisico.
CE LA GIOCHIAMO A BOTTE.
Con i denti, con i pugni, con la spranga, con la pistola, con le bombe. Un livello ulteriore e decisivo proprio perché regolato da una legge semplicissima e facile da ricordare, a prova di scimmia:
CHI RESTA IN PIEDI HA RAGIONE.
Il bambino che alle scuole elementari viene tormentato da un bullo sa che deve reagire. Sa che non può aspettarsi aiuto dalle autorità o dalla famiglia. Sa che deve prendere la questione letteralmente nelle sue mani, che ha solo due alternative: battersi o fuggire. Sa che qualsiasi delle due scelga, la decisione lo segnerà per il resto della vita. E non potrà aspettarsi comprensione da chi gli sta intorno. È la sua eredità di uomo, il peso che deve caricarsi in spalla. Anche se non lo vuole, anche se non l’ha mai chiesto.
In mancanza di altri argomenti di discussione, o di fronte a una parola o un gesto che fanno tremare il muro di cartongesso della “convivenza civile”, un uomo sa che può e deve aspettarsi una risposta violenta. Al limite, se le condizioni e la sfortuna lo permettono, una risposta mortale. Un pugno alla tempia, una coltellata a casaccio che recide l’arteria femorale, un colpo di pistola. Tutto questo un uomo lo mette in conto e lavora per evitarlo. Calcolando le situazioni, calcolando i rischi, calcolando sé e l’altro. Anche se non lo vuole, anche se non l’ha mai chiesto. Un calcolo continuo di cui le donne non hanno la minima cognizione.
Non è nel loro orizzonte.
O forse non è nel loro retaggio?
Ma per gli uomini è ineludibile. Forse, più che un’Ombra, per gli uomini la violenza è il sole, nel senso che fa parte del loro cielo da sempre e da sempre il suo sorgere e il suo tramontare segnano il ritmo della vita. C’è anche chi vive sottoterra perché il sole è pauroso da guardare. A volerlo guardare fisso senza chiudere gli occhi, il sole acceca.
Si dice spesso che le donne sono più abili nel controllare i rapporti sociali: ma gli uomini hanno una responsabilità molto maggiore. Devono avere un’abilità incommensurabile nel controllare la possibilità dello scontro fisico.
Di fronte a un uomo, un altro uomo sa bene che l’apparenza più inoffensiva può nascondere una furia omicida. Con l’aggiunta di un giudizio morale ancora più umiliante della morte: di fronte a Golia, il gigante invincibile, l’eroe è Davide, il nano coraggioso. L’eroe è il nano che sconfigge il gigante. Il giudizio morale si somma al giudizio della carne lanciata contro un’altra carne, della lama che decapita un’altra carne:
CHI RESTA IN PIEDI HA RAGIONE ED È UN EROE.
La possibilità della violenza incatena i rapporti umani, eppure al tempo stesso è una potente valvola regolatrice, un accordo di Reciproca Distruzione Assicurata simile a quello fra Stati Uniti e Unione Sovietica che, nella minaccia quotidiana di un conflitto termonucleare fra arsenali ugualmente in grado di distruggere l’intera umanità, ha in effetti impedito che quel conflitto scoppiasse. Le donne mancano di questa valvola regolatrice.
Non è nel loro schema tecnico.
O forse non è nel loro retaggio?
Libere dall’Ombra della violenza, scaldate da un sole diverso da quello degli uomini, le donne aprono la bocca. Dicono cose per cui un uomo ucciderebbe un altro uomo. Usano parole come armi distruttive, ridendo. Usano parole sarcastiche: “Morirai solo.” Non sanno, non possono sapere che per un uomo morire solo è la regola. Che un uomo, appena ha l’età della ragione, dà già per scontato di morire solo. Oppure subendo, o infliggendo, violenza. E a questo si prepara.
Le donne dicono agli uomini cose odiose, cose terribili, nascondendole sotto il mantello ridanciano dell’ironia. Le dicono nella certezza che a loro non succederà nulla. Che non dovranno mai subire o infliggere violenza, che non moriranno mai sole. Le dicono ridendo.
Le donne devono temere una violenza diversa: momentanea, istintiva, esplosiva. Possono avviarsi sprovvedute e felici al macello, come certe adolescenti che a Ibiza o a Goa decidono di appartarsi con un “cattivo ragazzo” grosso il doppio di loro senza neppure chiedersi se sia una decisione sensata: del resto si sa, la vita è tutta un reality e alla fine non può succedere niente di male. Oppure possono scegliere di sacrificare la gioia inattesa, la possibilità imprevedibile di essere felici insieme a uno sconosciuto incontrato per caso, e nascondersi sottoterra, angosciate al pensiero di un ipotetico stupratore che comunque, ammesso che un giorno arrivi, sceglierà il momento più imprevedibile per colpire.
Se arriva, la violenza contro una donna è sempre inaspettata. Per gli uomini, invece, è sempre prescritta. Per un uomo la violenza è sempre possibile come ulteriore strumento di dialogo. E che ricchezza di vocabolario, che altezza letteraria shakespeariana ha la violenza. Le donne non raggiungono mai questa altezza.
Non è nel loro copione.
O forse non è nel loro retaggio?
Il lupo si batte con un altro lupo per il dominio sul branco: lo sconfitto, quando si rende conto di esserlo, offre la gola all’avversario. E il vincitore non infierisce, anche se potrebbe: gli basta il riconoscimento della vittoria. L’ordine è stabilito senza spargere sangue. Gli uomini sono così abituati all’Ombra della violenza che accolgono con un respiro di sollievo ogni possibilità di evitarla.
Ma per la loro libertà dall’Ombra, per il diverso sole che splende nel loro cielo, se e quando succede che le donne debbano usare violenza, allora non danno quartiere. Non sanno quando è il momento di smettere per ristabilire l’ordine.
La donna, lupa di fronte al lupo che offre la gola, non sa controllarsi. Distrugge l’ordine senza preoccuparsi delle conseguenze.
Come lo scorpione col pesce, le donne non possono trattenersi dal pungere chi le sorregge, anche sapendo che senza il sostegno del pesce affogheranno. È il loro carattere.
E dunque un brindisi al carattere, come diceva Orson Welles in Rapporto Confidenziale. Anche a quelle madri che uccidono i loro figli?
Anche alle non madri non mogli che legano i propri compagni al peso delle accuse, dei ricatti incessanti, dei debiti morali che appena ripagati vengono subito sostituiti da nuovi debiti sempre a più lungo termine? Quei debiti di cui si pretende il pagamento in eterno senza che cambi mai il tono perentorio e accusatore della voce che li pretende; quella voce femminile mai gentile, mai amorosa, sempre imperiosa. Una voce che mentre dona, toglie. Una voce che si leva non appena l’uomo mostra una debolezza, grande o piccola che sia non importa. O una qualche inadeguatezza, grande o piccola che sia non importa. Dunque le donne, che giustamente non perdonano, azzerano il valore e la stessa vita altrui con una risatina sarcastica: “Sei inutile”.
Ma inutile in che senso? Inutile a cosa? Per cosa esattamente un uomo dovrebbe essere utile?
Ma che domande: utile a qualsiasi scopo le donne lo ritengano utile. E questo scopo varia momento per momento, dunque è impossibile definirlo.
È questo il retaggio, l’Ombra sotto cui vivono le donne. Il retaggio della violenza che sono in grado di compiere semplicemente con le parole, con il sarcasmo mascherato da “ironia”. E invariabilmente le loro atrocità della parola, dei gesti, dei sentimenti – e dei coltelli, quando succede (non è prerogativa esclusivamente maschile) – si rivolgono contro gli uomini: figli, mariti, compagni, padri.
Un brindisi alla loro innocenza: perché le donne non sono mai colpevoli. Come potrebbero esserlo? Se la violenza non fa parte del loro cielo quotidiano né del loro retaggio, è evidente di per sé che quando commettono una violenza grave, una violenza ovviamente da uomo, si tratta di casi isolati, e neppure del tipo che ormai viene derubricato alla voce “raptus di follia”. Follia che è solo degli uomini, ça va sans dire. Se le donne ricorrono alla violenza è perché qualcun altro le ha costrette. Come viene spiegato e ribadito a noi poveri ignoranti.
Possiamo solo concluderne che il colpevole della loro violenza, quella che le donne sanno esercitare e dunque esercitano, è qualcun altro. Evidentemente la vittima. Che non merita pietà o clemenza.
Ma perfino durante le guerre, intrapresa maschile per eccellenza in cui non esiste altra ragione o logica se non uccidere o essere uccisi, vi sono gesti di clemenza. La storia ricorda soprattutto la clemenza del nemico verso il nemico.
Nel film Uomini Contro, di Francesco Rosi, una scena è illuminante: i soldati italiani nelle trincee della Prima Guerra Mondiale (contadini, analfabeti, in due parole Uomini Beta) vengono avvolti in corazze ed elmi di ferro di cui Fortunato Depero sarebbe stato orgoglioso: le “Corazze Fasina, particolarmente celebri perché permettono in pieno giorno azioni di un’audacia estrema”, geniale volo pindarico – con sponsor ante litteram – del Generale Leone (l’Uomo Alfa, idiota carogna senza alcun riguardo per le vite dei suoi uomini: ma del resto, perché dovrebbe averne? Sono Uomini Beta) e poi spediti all’assalto delle fortificazioni austriache. Gli austriaci, a colpi di mitragliatrice, fanno strage di questi “soldati invincibili”, li falciano uno dopo l’altro. I soldati austriaci smettono di sparare, si alzano dalla fortificazione offrendosi vulnerabili e urlano: “Basta! Basta, soldato italiano! Non ti fare uccidere così! Tornate indietro!”
BASTA CON QUESTA GUERRA DI MORTI DI FAME CONTRO ALTRI MORTI DI FAME.
È una scena terribile e commovente nella sua freddezza maschile, brutale, predatrice, prevaricatrice, umana. È terribile nel suo far risorgere all’improvviso l’umanità dal carnaio della disumanità. E per quanto sia una scena tratta da un film, non c’è dubbio che si riferisca a fatti realmente accaduti.
Il simbolo di questa umanità maschile contraria alla violenza, ma che suo malgrado deve viverci in mezzo senza averlo mai voluto né chiesto, è un altro soldato ancora, il Piero di Fabrizio de Andrè. Sparagli Piero, sparagli ora. E dopo un colpo sparagli ancora. Piero sceglie di non sparare al nemico indifeso: perché l’ha guardato negli occhi e immagina la sua morte. Che aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore. Non può sopportare l’immagine di quella morte. Fino a che tu non lo vedrai esangue, cadere in terra, coprire il suo sangue.
Piero non spara. Piero si sottrae consapevolmente, volontariamente, al dovere che gli incombe addosso fin dalla nascita. E per questa inaccettabile presunzione di sottrarsi, per questa hubris, Piero viene punito. Il soldato nemico che Piero ha scelto di risparmiare non gli ricambia la cortesia. Il soldato nemico, un altro Uomo Beta, fa quello che da sempre gli è richiesto di fare, per la Patria, per il Re, per la Moglie, per i Figli:
Spara.
Piero viene punito per la sua clemenza.
La punizione è la sua vita. La sua vita insignificante di soldato, di pedina, di ingranaggio in una macchina incommensurabilmente più grande di lui e su cui non ha alcun potere.
La sua vita di Uomo Beta.
Piero è l’Uomo Beta par excellence.
Ma non conta che il suo gesto di umanità non sia ricambiato: conta che vi sia stato un gesto di umanità. E per questo gesto, per questo sollevare la mano, questo scegliere di sottrarsi e uscire dall’Ombra, questo sforzo di accendere un sole diverso in un cielo diverso, Piero è ricordato. Da un poeta, se non da altri.
Non è cosa da poco.
Viene da chiedersi a cosa sia mai stato utile Piero. Chissà se Ninetta, prima che lui partisse per la guerra, gli diceva con un sorrisetto ironico “Sei inutile”. Forse domani qualcuno scriverà una canzone su di lei. Speriamo solo di non dover scoprire che Piero era un maschilista guerrafondaio. Speriamo di scoprire che Ninetta non aveva una voce perentoria, accusatrice, imperiosa. Speriamo che per Piero Ninetta avesse soltanto parole d’amore.
Perché solo così la morte violenta di Piero, e di milioni di altri Uomini Beta, potrà avere un senso.

73 Commenti
negli ultimi anni di vita di mio padre (classe 1920), quando gli era difficile viaggiare in macchina da solo, lo accompagnavo sovente a trovare i suoi vecchi amici.
In genere si scambiavano poche parole, più che altro erano le mogli (mia madre e la moglie dell’amico) che ciacolavano del più e del meno e conducevano la conversazione, sul tempo, i figli, la vita passata etc.
Ricordo però alcuni racconti del tempo di guerra.
Quando scoppiò la guerra mio padre aveva vent’anni ed aveva già fatto il militare, ma fu ovviamente richiamato insieme ai suoi coscritti. Lui non aveva attitudini “guerresche” era lontano anni luce dalle risse, dalle botte, dalla violenza. Così fece lo “scemo per non andare in guerra” come si usa dire. O meglio si procurò iniezioni che facevano alzare la temperatura corporea, che si fece fare ad intervalli regolari dal 1940 fino al 1943, ogni volta che scadeva il periodo di convalescenza e doveva ripassare la visita medica. Un suo coscritto dopo la Grecia ingerì una forte dose di caffè e aspirina per non risultare abile per il fronte russo. Ricordo ancora il commento della moglie, che mi ghiacciò: “ah io non prenderei mai nulla che possa compromettere la mia salute”.
Non risposero, nè il marito nè mio padre, chinarono la testa e basta, come se si sentissero colpevoli per quello che era considerato “gesto insensato” se non addirittura vigliacco.
Ricordo anche i numerosi uomini che si amputavano dita e si spezzavano arti per non essere mandati o rimandati al fronte.
Ho dimenticato di dire una cosa: la decisione di farsi venire la tachicardia col miscuglio caffè-aspirina quell’uomo la prese dopo aver fatto la campagna di Grecia.
E ci aveva appena descritto un giorno sul campo di battaglia, un giorno in cui aveva portato di corsa, al riparo, correndo tra le schioppettate, un compagno sulle spalle che aveva perso una gamba.
Dopo la descrizione di quella folle corsa col corpo del compagno col moncone sanguinante, in mezzo a corpi macellati, alcuni ancora vivi che urlavano e piangevano, la voce querula della moglie che lo richiamava alla salvaguardia della salute, mi arrivò davvero come una scheggia nel cervello.
Completamente d’accordo Rita. Farei assaggiare un po’ di trincea ai sostenitori della “mistica” della guerra…sai in quanti hanno cambiato idea dopo un anno in mezzo al fango e alle urla dei feriti con le budella di fuori?…
Non c’è niente di eroico in guerra e anche quelli che si trovano a compiere atti di eroismo, certamente più che lodevoli, non lo fanno mai per scelta deliberata ma sempre per una dolorosa necessità alla quale se potessero si sottrarrebbero: salvare dei compagni feriti, evitare il massacro di altri uomini e via discorrendo.
Lo fanno non perchè vogliono diventare degli eroi ma perchè in quel momento quella è la cosa più giusta da fare. Non certo perchè pensano alla medaglia che gli metteranno sul petto…
Fabrizio
L’articolo è bellissimo. Tocca un argomento di cui tutti gli uomini e tutti i movimenti maschili dovrebbero discutere a fondo. Troppo importanti le conseguenze dell’assunzione su di sè, volontaria o per costrizione non importa molto, dell’onere e della lacerazione della violenza. Ci dovremo tornare. Per ora voglio solo dire che i libri di memorialistica di guerra sono pieni di episodi di solidarietà fra commilitoni e anche fra nemici. Episodi emozionanti e commoventi. Come quello raccontato da Rigoni Stern in Il sergente nella neve, durante la ritirata dell’Armir dal fronte del Don, o come quelli accaduti nella Grande Guerra. Dovrebbero essere letti, quei libri. Insegnano sul senso, sul dolore, sul peso e sul destino di essere maschi, molto di più che qualsiasi saggio. Inimmaginabili, si potrebbe pensare, fra gente che era lì per combattere sapendo di dover uccidere o essere uccisi. Eppure c’erano, e tanti! E allora i maschi meritano rispetto e riconoscenza per quello che hanno fatto, fanno, e continueranno a fare. Come i pompieri dell’11settembre, come gli operai di Chernobil, ma anche come tutti quei semplici e oscuri muratori, carpentieri, operai, che rischiano ogni giorno per tirare la carretta. E lo fanno per moglie e figli, non certo per proprio piacere. E lo spirito di solidarietà (o di corpo, o come si vuol dire) è una delle cose più belle del maschile, ed anche delle più incomprensibili sotto certi aspetti, perchè si mischia con lo spirito della competizione e del superarsi l’un altro. Strano ed incomprensibile, però, solo agli occhi di chi non è maschio o se maschio non riesce purtroppo ,ormai, a penetrare nello spirito maschile, laddove competizione e solidarietà sono cementati da due parole desuete ma bellissime, Lealtà e Onore. Rispetto e riconoscenza, altro che risatine e ironia. Senza di che non potrà mai esserci pacificazione.
armando
Il tema è davvero importante. Il fatto che sia delicato non ci autorizza certo ad eluderlo ed hanno fatto bene Marco e Luke a porlo. Mi sono ripromesso di intervenire con una certa ampiezza e lo farò. Lo anticipo per confemare che non ho alcuna intenzione di trascurarlo.
RDV
Ed ecco chi può guardare alla terribilità della guerra e alle sue mansioni di morte come a un bel gioco fatto di tanti bei giochi: soldatesse senza mutandine e con orsacchiottini nello zaino e che salutano carri armati in manovra. Una guerra che però sia sempre solo un gioco e si abbia la libertà di giocarlo se voglio e come voglio. Una guerra a la carte insomma, come al ristorante. E che alla fine della guerra, quando magari sono morti sul campo di battaglia quindicimila maschi, e una donna sfortunata al gioco per un colpo di mortaio in fureria, si dica che è una guerra dove sono morti uomini e donne. Una volta i sodati morivano e basta, ed era già insopportabile. Adesso la scena della loro morte fa da sfondo a spettacolini burlesque
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&pm=4&IDmsezione=18&IDalbum=26004&tipo=FOTOGALLERY#mpos
Incredibile come hai messo in parole le mie sensazioni ed il mio vissuto. La descrizione perfetta di come ho sempre visto il mondo.
La descrizione perfetta del perche` i modi di fare delle donne mi hanno sempre fatto girare i coglioni
L’Ombra della violenza incombe sull’uomo.
Beh, non è una cosa poi così nuova, è dalla notte dei tempi che gli uomini si prendono a mazzate. Per il cibo, per le donne, per il territorio, per la squadra di calcio, per ideologie politiche..e quando non c’hanno un cazzo di motivo…si inventano il pugilato per potersi menare senza troppi problemi.
La violenza non è nel DNA delle donne? Ovvio…difficile per una donna prendere a mazzate uno come Tyson..anche per gli agenti segreti esperti in arti marziali sarebbe un pò complesso.
Le donne quindi hanno come retaggio la violenza verbale? Cioè ne ferisce più la lingua della spada?
A proposito di citazioni…non è il pesce che viene punto dallo scorpione ma bensì la rana.
Onestamente non capisco come la Grande Guerra possa essere in qualche modo collegata al discorso tra uomo e donna. Di quella guerra ho ricordi legati ai racconti di mio nonno che se la fece tutta e ci lasciò un fratello di cui non si ritrovò niente nel macello del Piave e lo stesso destino toccò al fratello di mia nonna.
Mia nonna tornò spesso in quei luoghi dove suo fratello sparì, per parecchi anni andò al Sacrario di Redipuglia a rendere omaggio alle tombe dei militi ignoti nella segreta speranza di rendere omaggio a quella del fratello.
a.y.s. Bibi
Bè, ad esempio, caro Bibiebibo, potrebbe entrarci il fatto che quella guerra, come tutte fino a quell’epoca, fu combattuta solo da uomini. Anzi, da uomini prevalentemente poveri (così evitiamo di riaprire polemiche capziose) mandati al macello contro altri uomini prevalentemente poveri. Un mattatoio di 9 milioni di uomini più un’altra ventina di milioni tra feriti, mutilati e “scemi di guerra”.
Con ciò non si vuol certo dire che le donne (quelle povere) se la passassero bene. Né ci sfiora lontanamente l’idea di alimentare un conflitto tra poveri. Però siccome siamo qui anche per cercare di fare una rivisitazione equa e corretta della storia, troppo spesso deformata da interpretazioni parziali se non faziose, ci sembra giusto evidenziare dei fatti. E uno di questi fatti è che l’orrore della guerra, e nella fattispecie di quella guerra lì, se lo sono sciroppato gli uomini e non le donne.
Mi pare che il “fatto” abbia qualcosa a che vedere anche con la relazione fra i generi. Non trovi? O pensi che sia irrilevante?
Caro Fabrizio, se lo scopo è la rivisitazione della storia mi pare che da nessuna parte è scritto che la Grande Guerra o altre guerre precedenti od attuali sono state combattute da donne e quindi non capisco “cosa” si vuole rivisitare e che contributo possa dare al confronto tra “generi”; al massimo si può riconfermare una cosa già nota.
Come già scritto in altro commento, a mio parere, è molto più rilevante il fatto che proprio la Grande Guerra abbia fatto prendere coscienza le masse della disumanizzazione a cui si era giunti, il totale disprezzo del valore della vita dell’uomo inteso come essere umano e non come genere.
Ed onestamente non penso che un tale giudizio potrebbe cambiare se fosse stata combattuta sia da soldati “uomini” e soldati “donne”; il giudizio storico e sociale sarebbe lo stesso. O no?
a.y.s. Bibi
Caro Bibiebibo, forse non sai che c’è una lettura della storia che sostiene che gli uomini, sempre, comunque e ovunque, indipendentemente dalla loro condizione sociale, economica, culturale, razziale e quant’altro, sono stati gli oppressori, i dominatori e i privilegiati. Sempre secondo questa lettura, le donne, viceversa, sarebbero sempre state le oppresse, le discriminate e le svantaggiate.
Noi riteniamo che questa sia appunto una lettura ideologica, che certo ha, come tutte le narrazioni ideologiche, anche degli elementi di verità (altrimenti non sarebbe credibile), ma non sia “La Verità”. La realtà e la storia, a nostro parere,sono molto più complesse e non possono essere ridotte a questo paradigma.
Ricordare alcuni fatti, come quello che l’orrore della guerra, per lo meno fino a una settantina di anni fa, è stato vissuto in prima linea dagli uomini, ci aiuta a ristabilire una interpretazione più equa e storicamente corretta della relazione fra i generi. Una relazione che purtroppo, a causa della “vulgata” dominante, è stata ormai interiorizzata dai più come quella a cui facevo cenno poc’anzi: uomini sempre, comunque e dovunque oppressori, donne sempre, comunque e dovunque oppresse. Questa è l’equazione da tempo elevata a legge morale.
Credo che marcire nel fango, nel sangue, nell’orrore e nella disperazione delle trincee, dei corpi mutilati e straziati, non possa essere considerato propriamente un privilegio…Così come non lo è lavorare (e morire o ammalarsi antitempo) nelle miniere, nelle cave di marmo, nei cantieri, in una nave mercantile o su una baleniera. Tutti mestieri appannaggio del genere oppressore, evidentemente, quello maschile. Mestieri e professioni per i quali non sono mai state avanzate richieste di quote rosa.
Noi invece che siamo per l’eguaglianza assoluta fra uomini e donne, sosteniamo che è giunto il momento di abolire questo infame privilegio maschile, simbolo dell’oppressione maschilista, e proponiamo quindi la par condicio per tutti i settori della vita produttiva.
Siamo certi che tutte e tutti saranno d’accordo con noi e accoglieranno questa proposta con grande favore.
Sarà anzi una delle prime proposte di legge che il nostro neonato Movimento proporrà, non appena avrà la forza e la possibilità di farlo. Speriamo il prima possibile.
Fabrizio
Caro Fabrizio hai mai provato a lavorare in un cantiere edile? Penso proprio di no. E lo si capisce da quello che hai scritto riguardo a mestieri e professioni.
Un sacco di cemento pesa 25 kg ed in un cantiere se ne movimentano parecchi; nei cantieri più grandi con attrezzature meccaniche mentre nella maggior parte dei cantieri edili delle medie e piccole imprese si viaggia a cariola od a braccia.
Qui non è questione di dominante od alfa o beta o quote rosa..è questione di intelligenza e buon senso.
Se il tuo modo di pensare e vedere diventasse “dominante” si potrebbero avere allora incontri di pugilato tra uomini e donne (per tornare ad un esempio a te caro) vista la totale ugualianza di “generi”.
Si è combattuta e si combatte tutt’ora una battaglia per il riconoscimento dei lavori usuranti e la tua proposta sarebbe quella di renderli usuranti per tutti? Non sarebbe meglio pensare a renderli MENO usuranti?
E’ questo il punto di vista che mi sfugge; percepisci l’orrore della guerra ed il tuo unico pensiero è renderla uguale…non cercare di evitarla.
a.y.s. Bibi
Alzo le braccia, Bibi, non c’è sordo più sordo di chi non vuol sentire…(e soprattutto fa finta di non capire…).
O forse parliamo due lingue diverse. Ti lascio agli altri. Forse qualcuno avrà più pazienza di me o sarà capace di spiegarti meglio quei concetti che io non sono in grado di esporre con sufficiente chiarezza, evidentemente per dei miei limiti oggettivi.
Non prenderla come una scortesia ma credo che tu sia prevenuto, abbia cioè un pre-giudizio a monte.
In ogni caso non sei e non sarai mai dei nostri. E quindi, trovandomi nella condizione, per forza di cose, di dover ottimizzare tempo ed energie, mi vedo costretto a dirottare queste ultime in altra direzione.
In ogni caso qui troverai altri interlocutori validi e forse più validi del sottoscritto.
Buona discussione e ben ritornato fra noi.
Fabrizio
P.S. il fatto che io non abbia mai lavorato in un cantiere non significa proprio un bel nulla. Anche da questo stupido e demagogico esempio che hai portato (non ti offendere perchè è così, e lo sai…) si capisce quale sia il tuo atteggiamento nei nostri confronti.
” Qui non è questione di dominante od alfa o beta o quote rosa..è questione di intelligenza e buon senso”(Bibi)
Non tutti gli uomini sono energumeni e non tutte le donne sono moscerine, anzi molte, moltissime, sono alte e robuste. E io tra i muratori e altri lavori pesanti ho visto anche e tanti uomini esili, molto esili.
E così l’esempio del cantiere..è “stupido e demagogico” mentre il tuo dei pugili era “intelligente ed appropriato”.
Effettivamente le distanze sono notevoli…
a.y.s. Bibi
P.S. grazie per il complimento “non sei e non sarai mai dei nostri”.
Bibi, l’ho già detto ad altri che hanno il tuo stesso atteggiamento e lo dico anche a te. Non credo che abbia senso venire qui a polemizzare in modo fine a se stesso. Non ha alcun senso se non perdere tempo. Altro non ne ha. A meno che tu non ti diverta in questo modo ma noi abbiamo altro di cui occuparci. Come ad esempio costruire un Movimento al quale tu non aderirai mai dal momento che ci disprezzi, al punto tale da considerare un complimento il fatto che io ti dica che appunto non ne farai mai parte.
Ma allora, mi domando: cosa vieni fare qui? Ci sono altri siti per perdere tempo, vai da Galatea, da Lameduck, da Chiara di Notte, da Giosby ecc. ecc.Quelle sono contente, poi gli dici pure che siamo una massa di stronzi sfigati e loro sono ancora più contente…
Punto. Come te lo devo dire? E’ abbastanza chiaro come messaggio, mi pare. Vuoi insistere? Non ce ne facciamo nulla di maschietti come te che vengono qui per il puro e semplice gusto di “sfrucugliare” o di provocare.
Vai da Galatea, vai, o da chi per lei, e parla male di noi (o del sottoscritto), mi raccomando…
Caro Fabrizio,
mi pare che non mi sono mai permesso nè di insultare e nè di dire a chiunque che è “uno sfigato”, “uno stronzo”.
Se poi scrivo anche su altri blog…beh sino a prova contraria non è ancora un delitto.
Per inciso, non leggo Galatea ed ho smesso da un pezzo di seguire Lameduck (non ho tempo e spesso neanche voglia), seguo Chiara da quando ha cominciato a scrivere molto semplicemente perchè lei ex escort ed io ex puttaniere ed abbiamo avuto modo di conoscerci e confrontarci su tematiche comuni e poi perchè mi è simpatica.
Giosby non so neanche chi cazzo sia.
Secondariamente il fatto di non far parte di un Movimento non vuol dire che si è per forza dalla parte “sbagliata” o si debba tacere, vuol dire pensarla in maniera diversa e sulla possibilità di esprimere idee ed opinioni diverse penso che dovremmo essere tutti contenti che ci sia e resti. In caso contrario forse non potresti neanche aprire uno spazio come questo.
Se poi far parte di un Movimento vuol dire ritrovarsi tra quattro gatti e raccontarsi la storia come cazzo ci piace a noi o riscrivere la divina commedia perchè Dante non l’ha scritta bene… questa è un’altra cosa.
@ icarus
ovvio che non tutti sono energumeni ma non ragioniamo per eccezioni, ragioniamo per insiemi e se parti da questo presupposto è evidente che la forza fisica è sempre stata ed è una prerogativa maschile.
Poi per carità..posso trovare anche il donnone che mi stende con una sberla ma in linea di massima al 90% è vero il contrario.
a.y.s. Bibi
Bibi, non ho detto che hai insultato qualcuno. Ho detto che per quanto mi riguarda sei un provocatore, e anche di basso livello, e che dialogare con te, dal mio punto di vista, è inutile. E’ ovviamente scontato che chi vuole, è liberissimo di farlo, così come tu sei liberissimo, nel rispetto degli altri, di scrivere quello che pensi.
Naturalmente tu non te ne sarai neanche reso conto ma qui ci sono persone che esprimono posizioni completamente diverse da quella “ufficiale” con le quali però c’è un confronto assolutamente sereno. Quindi il problema non è, come dici tu, che siamo qui per cantarcela e suonarcela, come si suol dire, fra noi.
Il problema è lo spirito del confronto (e non della polemica gratuita). A mio parere tu questo spirito, necessario ad un confronto serio e utile, anche fra posizioni diametralmente opposte, non ce l’hai.
Insomma, per quanto mi riguarda, sei in mala fede, e traspare da tutte le tue parole, da ogni tua risposta (opinione personale, naturalmente). E allora con te non ci perdo tempo, anzi, ne ho perso già troppo rispondendoti più volte.
Dì quello che devi dire, entra in dialogo con gli altri ma non con me. Ignoriamoci. E’ così difficile? Non credo. Finiamola qui e se hai degli argomenti da proporre fallo senza entrare in polemiche sterili.
Grazie per la concessione della libertà di parola; in quanto “provocatore” e per di più di basso livello sono grato di questo atto di liberalità.
Se poi posso aggiungere una piccola precisazione; io ti avevo già ignorato ma avendo tu risposto tirandomi in ballo nella tua risposta…mi è sembrato educato continuare a dialogare ma se non ti interessa…va benissimo, non ne morirò e penso tu neppure.
a.y.s. Bibi
Bibi, sei stressante…:-) oltre che un provocatore di basso livello…faresti perdere le staffe anche a Sant’Antonio…
Peraltro, se fossi un tiranno stalinista come dici tu, mi sarebbe sufficiente censurare i tuoi post, e avrei potuto farlo sin dal primo. Come vedi non l’ho fatto. E nonostante l’antipatia che mi susciti sono talmente liberale (pensa un po’…) da lasciarti esprimere liberamente.
Da adesso in poi ignoriamoci. Vedrai che qualcun altro risponderà senz’altro alle argomentazioni che porterai.
Facciamola finita qui e buona discussione sul blog.
as you wish ..nella speranza di un provocatore alla tua altezza.
a.y.s. Bibi
Fabrizio, rassegnati. In quanto Guru degli Uomini Beta, che è un altro modo di dire Supremo Leader Unico Alfa degli Uomini Beta, mi sembra evidente che tutti si rivolgeranno a te. I Beta sono una massa indifferenziata con cui non si parla affatto, conta solo l’Alfa (tanto per riconfermare ogni tre secondi quello che scrivi nel Manifesto e che tutti invece ci spiegano essere falso e maschilista): dunque pigliati ‘sta croce, è il tuo destino.
Volevo scusarmi per l’errore madornale che svuota di senso tutto l’articolo dalla prima riga all’ultima, e cioè l’avere confuso la rana col pesce. Ammetto la mia colpa. Il fatto è che avendo visto Rapporto confidenziale molti anni fa, nella mia mente betina si sono sovrapposte le due immagini per chissà quale motivo, e da allora per me la parabola è sempre stata quella del pesce e dello scorpione. Capisco l’infamia delle mie parole e come Casco d’Oro intono: perdono, perdono, perdonooo.
Ma poi, naturalmente, è imperdonabile la mia/nostra arroganza di credere che l’ordine dell’Universo possa seguire leggi diverse da quelle immutabili ed eterne: la violenza è retaggio dell’uomo, e allora? Abbiamo scoperto l’acqua calda. Siamo tutti Mike Tyson di fronte a una timida fanciulla di vetro: c’è forse da stupirsi se siamo tutti potenziali stupratori dalla nascita? E poi che banalità dire che ne uccide più la parola della spada. No, è ovvio che ne uccide più Mike Tyson della parola. Siccome siamo tutti Mike Tyson, allora che vogliamo?
(Ma tanto per aggiungere un tocco di soggettività: se io continuassi a telefonare alla mia ex come lei continua a telefonare a me – e sia chiaro che non le rispondo da un pezzo – io sarei già in galera per stalking. Normale, no?)
E poi è evidente che per trasportare molti sacchi di cemento da 25 chili ci vuole un fisico adeguato. Cosa pretendiamo, che li trasporti qualcuno che non ha il suddetto fisico? Siamo nati per questo, di che ci lamentiamo?
E poi com’è ridicola la nostra pretesa di dire che il peso delle guerre è stato sopportato dagli Uomini Beta. Che ne sappiamo noi di cosa sarebbe successo se tutte queste guerre le avessero combattute le donne? Dunque quello che diciamo non ha senso.
Se il tuo modo di pensare e vedere diventasse “dominante” si potrebbero avere allora incontri di pugilato tra uomini e donne (per tornare ad un esempio a te caro) vista la totale ugualianza di “generi”.
Ma non ci viene ribadito e spiegato che la totale uguaglianza di generi esiste già ed è una somma conquista del genere umano? Allora perché mai dovrebbe essere moralmente disdicevole un incontro di pugilato fra un uomo e una donna, con denti che volano, schizzi di sangue, rètine distaccate, a chi capita capita, in piena e perfetta uguaglianza? Ma no, è ovvio che pretendere questo sarebbe assurdo.
Da parte nostra, s’intende. Non dall’altra parte.
E allora che vogliamo?
D’altronde anche mio nonno, durante la Seconda Guerra, faceva il fuochista sulle rotte navali dall’Italia all’Argentina, mentre mia nonna stava in Friuli a crescere due figli. Vite invidiabili: lui in una stiva a soffocare, lei ad aspettare che lui tornasse portando qualche regalo di valore inestimabile: un chilo di zucchero, una tavoletta di cioccolato. E noi pretendiamo che l’universo possa mai seguire altre regole? Non lamentiamoci: e se a dare fuoco alle macchine in quella stiva ci fossero state delle donne?
L’intero articolo è la scoperta dell’acqua calda. Dunque inutile.
Gli uomini sono sacrificabili. Lo sappiamo tutti. C’è proprio bisogno di parlarne?
Parliamo di cose più serie.
@ Marco
La precisazione su rana e pesce non toglie nulla e nulla aggiunge; è solo “precisazione”, il senso non cambia e penso che Esopo (presunto padre della storia) non si rivolti nella tomba.
L’articolo non è “inutile” ma secondo me (e scusa se non sono “inquadrato”) è incomprensibile.
Prova a spiegarmelo in due parole sintetiche senza andare a disturbare DeAndrè o Orson Wells o Rosi.
Se il senso è : l’uomo è vittima della sua stessa violenza sono perfettamente d’accordo ma in questo non vedo implicazioni con il “genere” femminile.
a.y.s. Bibi
Prima uscita pubblica del Movimento degli Uomini Beta (quella famosa prima volta all’Università di Roma era una iniziativa individuale).
Ieri sera il sottoscritto ed un suo amico (che non ha mai scritto sul blog ma è uno di noi al 100%, ex militante di ultrasinistra di una volta, vecchio compagno di tante lotte di un tempo, uno di quelli tosti per capirci, non un mezzo “freakkettone” con la borsa di tolfa e lo spinello) hanno preso parte ad una riunione convocata dal leader del movimento Maschile Plurale, Stefano Ciccone, dove è stato presentato il suo libro.
La riunione si è svolta nei locali di un’associazione culturale ed è stata presieduta da una donna di nome Leslie (il cognome non lo ricordo) che è una vecchia femminista storica originaria di Trento, che peraltro ha scritto anche alcuni libri in tema.
Dopo la presentazione della femminista (che di tutto ha parlato tranne che del libro scritto dall’autore) è intervenuto appunto Ciccone, che io conosco da tempo e con il quale ho un rapporto di cordialità e di non belligeranza.
Dopo di che c’è stato un momento di imbarazzo perché nessuno prendeva la parola (io non volevo farlo per primo perché se fossi intervenuto subito dopo Ciccone sarebbe stato letto come una provocazione, e poi preferivo farlo dopo aver ascoltato altri interventi).
Fatto sta che, per rompere il ghiaccio, la Leslie propone di fare un giro di presentazioni. Considerate che c’erano una quarantina di persone. A quel punto i presenti invece di limitarsi a presentarsi cominciano di fatto anche ad intervenire, sia pure per pochi minuti. Il tutto in un’atmosfera un po’ da autocoscienza collettiva. Erano presenti sia uomini che donne. Quindi ne esce fuori una cosa un po’ strana, non un vero dibattito e non una presentazione. Considerate una media di tre minuti a testa circa, quindi circa 120 minuti, cioè due ore. Più la mezz’ora di Leslie e di Ciccone…Il tutto molto noioso per la verità e in un’atmosfera un po’ melliflua, a mio parere, per lo meno nella parte iniziale.
Naturalmente la liturgia si è interrotta quando siamo intervenuti prima io e poi il mio amico, anche se per pochi minuti, come tutti. Personalmente, in questo brevissimo tempo, mi sono limitato a presentare il Movimento e spiegare chi siamo; diciamo una sintesi estrema del nostro Manifesto (e già erano visibili i primi turbamenti). Subito dopo è stata la volta del mio amico, seduto accanto a me (che è un sanguigno e un passionale) che dopo aver esordito con una frase di una canzone (che io non conosco) che dice che le lucciole stanno sulla Salaria (luogo storico romano della prostituzione di strada) e le “zoccole” a Via Frattina (una delle vie più “in” di Roma) conclude il suo intervento con queste testuali parole “per cui tutto quello che ha detto Ciccone sono baggianate”…sollecitando a “riaprire una riflessione su questi temi fuori da liturgie e vecchi stereotipi ormai cristallizzati e privi di senso, cioè uomini sempre e comunque colpevoli e oppressori e donne sempre e comunque vittime innocenti”
Fantastico…Conoscendolo, avrebbe voluto dire “cazzate” ma si è contenuto. E io che temevo di rimanere isolato…Naturalmente in quel momento c’è stata la reazione (verbale) di qualcuno dei presenti nel trambusto generale che si era venuto a creare. Comunque la riunione è continuata sulla stessa falsa riga fino all’intervento conclusivo di Ciccone. Naturalmente ci sono state anche altre intemperanze soprattutto da parte di un giovane uomo (un maschio ultrapentito) che mi ha interrotto per due volte di fatto impedendomi di continuare il discorso (avevo ripreso la parola successivamente, come peraltro hanno fatto anche altri). Ovviamente, un po’ perché ero ospite (non invitato), un po’ perché non volevo che la cosa degenerasse nel casino più totale e soprattutto che ci accusassero di esserne i responsabili, ho lasciato cadere…
Il tutto, devo dire, è stato complessivamente molto noioso, ma non tanto per responsabilità dei presenti, quanto della coordinatrice del dibattito che ha sbagliato a dare quel taglio alla riunione. In ogni caso il clima era abbastanza sereno, nulla a che vedere con quella famosa assemblea all’università. C’erano anche altre tre o quattro persone che conoscevo, fra cui una donna, che hanno anche ripreso positivamente il mio intervento. Anche la femminista, per la verità, era abbastanza incuriosita da noi e non ha avuto atteggiamenti conflittuali nei nostri confronti. Anzi, quando successivamente quel coglione mi ha interrotto con una certa veemenza (io avevo ripreso la parola) lei ha anche manifestato (non verbalmente) una sorta di contrarietà a quell’atteggiamento. In quel frangente ho preferito non configgere più di tanto altrimenti la cosa poteva degenerare e non volevo nel mondo più assoluto che finisse così. Sarebbe stato un grave errore da parte nostra.
In ogni caso la riunione si aggiornerà ed io stesso ho chiesto a Ciccone di avere più tempo per approfondire gli argomenti, visto che ormai tutti si sono già conosciuti e si può quindi entrare nel vivo delle questioni.
Comunque, la cosa veramente importante, il vero scopo di prendere parte a quella riunione, era quello di rendere pubblico il fatto che esiste un Movimento di uomini, dichiaratamente di sinistra e altrettanto dichiaratamente critici nei confronti del femminismo e del “femminile”, per lo meno (cito le mie testuali parole) “per come ha scelto di declinarsi negli ultimi quarant’anni”.
Ora, cari ragazzi, esistiamo formalmente e di fatto. Ma soprattutto non siamo più solo un’entità virtuale, limitata alla rete. Ora siamo ed esistiamo in carne ed ossa. E’ molto probabile che già qualcuno/ dei partecipanti alla riunione di ieri sera ci stia leggendo.
Di fatto ora rappresentiamo una realtà autonoma che opera nel mondo reale a tutti i livelli, con un nostro organo di informazione che è il sito.
Il passaggio successivo, e sto già lavorando a questo, grazie anche ad altri miei amici, sarà quello di riuscire a convocare noi un’iniziativa specifica. Questi ultimi hanno infatti recentemente dato vita ad un’associazione di vecchi militanti di una sede storica della sinistra romana; un luogo storico anche dal punto di vista della storia stessa della città, dove si incontravano tutte, ma proprio tutte, le più variegate anime del panorama della sinistra romana . Io mi sono iscritto, il presidente è un mio amico carissimo (che la vede come noi su tutta la linea) così come molti altri di loro di cui vi ho già parlato e che hanno preso parte a quell’incontro avvenuto di recente di cui sono stato promotore. Ho posto all’ordine del giorno, insieme ad un’altra questione più strettamente politica, la convocazione di un dibattito sulla questione della relazione fra i generi (QM) e prossimamente ci incontreremo per decidere la cosa.
Dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi in questa direzione. Questa è la ragione per la quale a volte sono un po’ brusco con quelli che vengono qui a polemizzare in modo fine a se stesso e a stuzzicarci, come ad esempio quel Bibi o come si chiama o altri come lui. Con questi perdiamo solo tempo. Non ci servono a nulla. Il lavoro da fare è ben altro. Per cui, ragazzi, meno tempo trascorso davanti al pc e molto di più a parlare con gli uomini (e anche con le donne) nella realtà vera. Diffondiamo il sito, facciamolo crescere ma non con la finalità di chiacchierare sul blog ma solamente perché per ora il sito è il solo strumento che abbiamo per farci conoscere, oltre a noi stessi in prima persona. Cerchiamo di organizzare riunioni, incontri, dibattiti o semplicemente parlare con le singole persone. Dobbiamo uscire dal guscio. E’ possibile, è necessario, è vincente.
Vi invito a riflettere sul fatto che un evento come quello di ieri fino a qualche tempo fa non era neanche concepibile. Oggi lo è. La falla è già aperta. L’acqua sta entrando e non ce la faranno a richiuderla. Di questo sono certissimo.
Buon lavoro a tutti”
Fabrizio
E buon lavoro anche a te, Fabrizio. Ti auguro successo.
Come sai bene, il mio approccio alla Qm maschile è diverso dal tuo, ma se negli uomini che politicamente si riconoscono a sx esiste malumore, disagio, indignazione, per come quel tema (non) è considerato, allora la sua esternazione pubblica sarà un grande atto liberatorio. Liberatorio soggettivamente, e liberatorio di energie, idee, concezioni troppo a lungo rimaste nell’ombra.
armando
Ecco un duro pestaggio condotto in maniera semi-professionistica da una donna contro un maschio che finisce sconvolto e in lacrime. Il tutto per interminabili secondi e davanti a milioni di spettatori. Un pestaggio passato tranquillamente agli atti nella trasmissione la Pupa e il secchione di domenica 9 maggio 2010, alla sera:
http://www.marianiservice.it/pupa-secchione-lite-furiosa/
La violenza non richiede la superiorità della forza fisica per essere agita ma la disposizione psicologica ad agirla: nasce dal cuore umano. I maschi pestati come in questo video-verità sono e sono stati innumerevoli. E hanno sempre taciuto perchè in fondo derisi come questo poveraccio che alla fine si è perfino scusato. Per evitare infatti la vergogna di essere stati pestati da una donna, per un maschio non c’è altra via che scusarsi: ti salva solo avanzare l’ipotesi che lei avrà avuto senz’altro un motivo gravissimo ragion per cui non hai “voluto” impedire la violenza. Altrimenti che uomo sei? un uomo da spettacolo circense come poi, al termine del video, il maschio pestato ha tristemente ammesso essere le sue reazioni di pianto.
E’ da notare che dopo questo pestaggio reale è passato lo spot della Nike con pestaggio a scarpate di un maschio. Dunque: per i maschi più duri di comprendonio e che non volessero capire dai fatti i progressivi orizzonti del presente e del futuro di liberazione femminista che li aspetta, c’è anche lo spot didattico.
Siamo ormai al più esplicito lavaggio del cervello.
La morale che viene sdoganata da queste sceneggiate è la violenza in fondo giustificabile delle donne e l’ormai monopolio etico-morale ad esse universalmente accordato (la presentatrice donna con aria comprensiva esorta la manesca pupa a rivedere il suo atteggiamento).
Tra l’altro nel filmato viene posta enfasi sull’aggressione fisica in maniera velatamente celebrativa quando in realtà l’umiliazione verbale a cui il “secchione” viene sottoposto è ben più grave (tra uomini si sarebbe arrivati alle mani molto prima..e non perchè gli uomini sono più aggressivi ma perchè alle donne è consentito dire tutto).
Proprio su questo sito alcuni sono stati derisi (da emancipate insegnanti e psicoterapeute) e stigmatizzati per aver detto senza mezzi termini di essere disposti a reagire ad un aggressione fisica da parte di una donna e già solo questo vale come indicatore del letame culturale che ci tocca spalare.
Concordo però anche con chi fra di noi sostiene che da parte maschile c’è da lavorare e da rimettere al proprio posto alcuni tasselli relativamente all’orgoglio e all’autostima della propria maschilità: la gravità ( e le ripercussioni nella psiche collettiva)di scene come quella postata da ckkb non viene attualmente considerata e soprattutto sono lo spettro di un fenomeno sempre più in crescita e nascosto come con la polvere sotto il tappeto…
Il lavaggio mediatico e’ gia’ in atto da tempo, ad esempio, le pubblicità sono veicolo di tale messaggio, non e’ difficile scorgerne talune come la candy (la donna che infila nel cestello l’uomo prima irresponsabile) per poi levarlo e trovarlo addomesticato, oppure il nuovo spot della lancia Y, dove gli uomini in uno sono semplici birilli, che vengono abbattuti dalle donne, solo pochi rimangono in piedi, e a guardarli bene, sono i piu’ effemminati (notare i loro volti); Nell’altro gli uomini sono dei poveri rulli di un autolavaggio, sempre uomini effemminati, che girando vorticosamente su loro stessi, puliscono l’auto di lei, emblematico che da essere vestiti neri, alla fine si ritrovino i vestiti rosa..
Altra pubblicità che denigra gli uomini e’ quella dello spray gled (se non erro), lui non riesce a capire come far spruzzare l’erogatore, lei con un gesto preme semplicemente un pulsante che lui, per la sua scarsa capacità, non riesce a vedere?
Oggi, a mio parere, si assiste ad una valorizzazione della violenza femminile: una donna che si difende o si batte viene considerata come una donna forte.
Questo atteggiamento entra in contraddizione con l’immagine tradizionale che la vuole dolce e materna, anche se poicalano i riflettori sul fatto che nei casi di infanticidi oltre il 56% dei bambini viene ucciso dalla propria madre. Questo paradosso molti di noi lo conoscono bene, esso infatti mina le fondamenta del pensiero femminista, che mira proprio a demonizzare il maschio e ad idealizzare la donna, questo noi lo abbiamo capito da tempo..
Per essere piu’ chiari nel contesto espresso, invito tutti a porsi la domanda:Cosa diventa l’uomo picchiato?
Gli uomini che vengono picchiati fisicamente spesso sono creduti poco e vengono ridicolizzati (vedi La Pupa ed il secchione) ma cosa diventa la donna picchiata? Una donna picchiata guadagna uno statuto e può contattare e trovare sostegno presso tanti gruppi di pressione o associazioni per uscire dall’inferno delle violenze coniugali. Un uomo che si dice maltrattato prova un enorme senso di colpa e perde il suo status di uomo, finendo per restare isolato. Non esiste allo stato attuale struttura di accoglienza o di sostegno sociale. E persistendo a negare il fenomeno degli uomini maltrattati, le femministe stanno ostracizzando tutta una categoria di donne che soffrono dei loro comportamenti violenti e che hanno bisogno di aiuto.. Non esiste l’uomo violento, o la donna violenta, esiste la violenza, che va abolita e non strumentalizzata.
Il lavaggio mediatico e’ gia’ in atto da tempo, ad esempio, le pubblicità sono veicolo di tale messaggio, non e’ difficile scorgerne talune come la candy (la donna che infila nel cestello l’uomo prima irresponsabile) per poi levarlo e trovarlo addomesticato, oppure il nuovo spot della lancia Y, dove gli uomini in uno sono semplici birilli, che vengono abbattuti dalle donne, solo pochi rimangono in piedi, e a guardarli bene, sono i piu’ effemminati (notare i loro volti); Nell’altro gli uomini sono dei poveri rulli di un autolavaggio, sempre uomini effemminati, che girando vorticosamente su loro stessi, puliscono l’auto di lei, emblematico che da essere vestiti neri, alla fine si ritrovino i vestiti rosa..
Altra pubblicità che denigra gli uomini e’ quella dello spray gled (se non erro), lui non riesce a capire come far spruzzare l’erogatore, lei con un gesto preme semplicemente un pulsante che lui, per la sua scarsa capacità, non riesce a vedere?
Oggi, a mio parere, si assiste ad una valorizzazione della violenza femminile: una donna che si difende o si batte viene considerata come una donna forte.
Questo atteggiamento entra in contraddizione con l’immagine tradizionale che la vuole dolce e materna, anche se poicalano i riflettori sul fatto che nei casi di infanticidi oltre il 56% dei bambini viene ucciso dalla propria madre. Questo paradosso molti di noi lo conoscono bene, esso infatti mina le fondamenta del pensiero femminista, che mira proprio a demonizzare il maschio e ad idealizzare la donna, questo noi lo abbiamo capito da tempo..
Per essere piu’ chiari nel contesto espresso, invito tutti a porsi la domanda:Cosa diventa l’uomo picchiato?
Gli uomini che vengono picchiati fisicamente spesso sono creduti poco e vengono ridicolizzati (vedi La Pupa ed il secchione) ma cosa diventa la donna picchiata? Una donna picchiata guadagna uno statuto e può contattare e trovare sostegno presso tanti gruppi di pressione o associazioni per uscire dall’inferno delle violenze coniugali. Un uomo che si dice maltrattato prova un enorme senso di colpa e perde il suo status di uomo, finendo per restare isolato. Non esiste allo stato attuale struttura di accoglienza o di sostegno sociale. E persistendo a negare il fenomeno degli uomini maltrattati, le femministe stanno ostracizzando tutta una categoria di donne che soffrono dei loro comportamenti violenti e che hanno bisogno di aiuto.. Non esiste l’uomo violento, o la donna violenta, esiste la violenza, che va abolita e non strumentalizzata.
Purtroppo in Italia il ritardo culturale e il lavaggio del cervello costante non porterà a breve alla nascita di associazioni come questa:
http://www.amen.ie/
Sulla pubblicità antimaschile vedasi:
http://www.maschiselvatici.it/index.php?view=article&catid=24%3Apubblicita-regresso&id=228%3A-il-museo-del-gusto-perduto&format=pdf&option=com_content&Itemid=37
Quanto all’incoerenza e alla schizofrenia che contrassegna i nostri media, ci sarebbe da raccogliere ogni giorno esempi su esempi.
Quì ne voglio evidenziare uno, in tema di guerre. Si mette sempre in evidenza che alle operazioni militari partecipano in prima linea anche le donne (cosa peraltro non vera, semmai sporadica e non programmata) come dimostrazione della parità fra i generi. Dunque le donne sono abilitate a sparare e uccidere, e dunque anche ad essere uccise, come gli uomini.
Bene, ma poi, quando si verificano uccisioni di civili (cosa terribile e sbagliata da qualunque punto di vista), si evidenzia sempre come elemento aggravante la presenza di x donne fra le vittime.
Allora delle due l’una. O si sostiene che le donne non debbono partecipare ad azioni di guerra e quindi ad essere anche salvaguardate in quanto vittime potenziali, oppure la morte di una donna, civile o militare che sia, deve essere considerata in modo identico a quella di un uomo. Ma non si può rivendicare il “diritto” ad essere uguali ad un uomo quando si spara e diverse da un uomo quando si diventa bersaglio degli spari. .
Questo atteggiamento mentale equivale alla rivendicazione di un privilegio, oltre che ad una considerazione della vita umana discriminatoria secondo il sesso.
armando
Aggiungo dell’ altro.
ckkb
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La violenza non richiede la superiorità della forza fisica per essere agita ma la disposizione psicologica ad agirla:
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Questo è vero, ma lo e’ anche il fatto che tale disposizione psicologica subisce un fortissimo freno nel momento in cui capisce che il metterla in atto potrebbe comportare delle conseguenze gravissime per la propria incolumita’. E questo vale – seppure in maniera differente – sia da uomo a uomo che da uomo a donna. Per esempio, recentemente Mike Tyson e’ stato ospite sia in una discoteca di Viterbo che in Tv: ti risulta che qualche donna abbia tentato di aggredirlo fisicamente, al grido di “sporco stupratore violento” ? Hai visto qualche femmina che durante la partecipazione dell’ex invincibile “Iron Mike” , alla trasmissione “Ballando sotto le stelle”, lo abbia preso a schiaffi ?
Io no, neppure una. Anzi, le signore sono state molto gentili con Mike, e sai perche’ ? Perche’ di lui ne percepiscono la forza, la potenza sia fisica che psicologica, pertanto lo temono e lo rispettano. E questo indipendentemente dalla morale sdoganata dai mass media. Caro ckkb, il fatto oggigiorno impronunciabile, e’ che quelli fra uomo e donna sono da sempre rapporti basati sulla forza (e sull’ interesse) e non sull’ amore. (*) In proposito colgo l’ occasione per raccontare un (piccolo) fatto riguardante il “sottoscritto”.
Un po’ di tempo fa, insieme ad alcuni amici, mi trovavo in pub della mia citta’. A un certo punto arriva una mia coetanea (che non conoscevo), che di li’ a poco comincia a parlare di se’ (sbrodolandosi…), ed a raccontare che in passato aveva praticato il pugilato in una nota palestra di una piccola citta’, distante 30 km dalla mia. Allorche’ le dico:”Ah, si’, conosco quella palestra; ci ho fatto i guanti qualche volta”; e poi aggiungo:”L’allenatore e’ un uomo intelligente, perche’ fa allenare separatamente maschi e femmine”.
Non appena finisco di pronunciare queste parole, la “signorina” mi chiede spiegazioni, ed io le rispondo:”Il fatto e’ che i maschi, quando si allenano insieme alle femmine, si rincoglioniscono, sia perche’ tendono a fare i “cavalieri” e quindi a “risparmiarvi”, sia perche’ essendo il livello femminile piu’ basso, non possono trarne alcun giovamento per migliorare la propria tecnica pugilistica, ed inoltre non possono affondare i colpi come vorrebbero. Per esempio, se io facessi i guanti con te, dovrei contenermi molto, perche’ se cominciassi a “spingere” potrei ucciderti…”.
Be’, caro ckkb, mi credi se ti dico che la trentunenne non ha piu’ proferito parola…?
>
(*) Al riguardo ho avuto chi mi ha schiarito per bene le idee, qualche anno fa.
@ Marco Pensante e Luke Cage
Libere dall’Ombra della violenza, scaldate da un sole diverso da quello degli uomini, le donne aprono la bocca. Dicono cose per cui un uomo ucciderebbe un altro uomo. Usano parole come armi distruttive, ridendo. Usano parole sarcastiche: “Morirai solo.” Non sanno, non possono sapere che per un uomo morire solo è la regola. Che un uomo, appena ha l’età della ragione, dà già per scontato di morire solo. Oppure subendo, o infliggendo, violenza. E a questo si prepara.
Le donne dicono agli uomini cose odiose, cose terribili, nascondendole sotto il mantello ridanciano dell’ironia. Le dicono nella certezza che a loro non succederà nulla. Che non dovranno mai subire o infliggere violenza, che non moriranno mai sole. Le dicono ridendo.
@
Concordo al mille per cento, così come condivido in toto queste parole di strider,
@Questo è vero, ma lo e’ anche il fatto che tale disposizione psicologica subisce un fortissimo freno nel momento in cui capisce che il metterla in atto potrebbe comportare delle conseguenze gravissime per la propria incolumita’. E questo vale – seppure in maniera differente – sia da uomo a uomo che da uomo a donna.
@
Tanti discorsi, articoli, dibattiti, fiumi digitali per una sola morale: Il femminismo altro non e’ che la volontà delle donne odierne di ottenere/detenere dei privilegi dal sistema corrotto e controllore, nulla a che vedere quindi nella ricerca di una effettiva e veramente equa parità tra i sessi a 360°.
L’ho già scritto e lo ripeto: non è questione di femminismo, ma di prendere definitivamente atto del fatto che per le donne, gli uomini sono solo una manica di imbecilli da deridere e da sfruttare sessualmente. Un tempo non potevano farlo, oggi sì. A loro della parità non frega una cippa, anche perché si considerano superiori agli uomini. Dove si è mai visto un superiore che vuole essere pari all’inferiore?
@Lestat, tu cosa proponi di fare? è come se dicessi va bene sono cosi, rassegnamoci.
Lestat:
“L’ho già scritto e lo ripeto: non è questione di femminismo, ma di prendere definitivamente atto del fatto che per le donne, gli uomini sono solo una manica di imbecilli da deridere e da sfruttare sessualmente.”
Beh, Lestat, diciamo pure che un tempo non era esattamente come la racconti tu; di certo, però, oggi è così (perlomeno in questa parte di mondo).
In merito riporto un “fantasioso” articolo (fra i tanti), pubblicato su IO Donna, del 3 ottobre 2003.
___________
Da sempre la donna protegge l’uomo
Con ritardo leggo il bel testo di Giovanni Mariotti con l’invito a noi donne di soccorrerli almeno con un po’ di istinto materno. Ci ho pensato: è quello che facciamo da sempre. La mia mente è stata travolta dall’infinità di amorevoli cure che il nostro sesso ha da sempre (per quanto se ne ha memoria) riservato a quell’altro.
Da sempre, abbiamo saputo della loro fragilità. Da sempre, la cura dell’infante maschio ha suscitato nelle madri più preoccupazioni e apprensioni di quella che riservano alle figlie femmine. Forse è perché sentiamo che al piccolo maschio dobbiamo dare un po’ della nostra forza per aiutarlo a “farcela”: ne ha bisogno. Siamo sempre state la sua stampella, anche se, ancora una volta da sempre, gli abbiamo lasciato credere il contrario. Finendo così per ingannare anche noi stesse. Peraltro, come ampiamente documenta la storia, l’uomo femmina può sopportare meglio il dolore, l’umiliazione, la fatica, l’esproprio in tutti i sensi; insomma: i dolori fisici e morali, compreso quello di essere definito “sesso debole”, proprio lei donna che assicura, ab origine, la sopravvivenza della specie. Ma la nostra vera e unica forza non può che risiedere nella capacità d’amare che, per fortuna, ci accomuna tutti, femmine e maschi. E per la quale sola ci salveremo entrambi, se ci salveremo.
________
(…)
P.S.
“Peraltro, come ampiamente documenta la storia, l’uomo femmina può sopportare meglio il dolore, l’umiliazione, la fatica, l’esproprio in tutti i sensi; insomma: i dolori fisici e morali”
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/I_maschi_provano_meno_dolore/1286073
(…)
Infatti nelle trincee, sui campi di battaglia e nelle miniere e a strappare la possibilità di sussistenza della specie umana nelle terribili condizioni della terribile Natura (se lo sono dimenticato che non è quella del bagnoschiuma?) di ogni tempo, a reggere condizioni assolutamente disumane, era pieno di donne.
Ma a chi conviene alla fin delle finite questa menzogna e questa sistematica denigrazione dei maschi? quanto si pensa poi che il gioco possa reggere? ci si sente sicuri solo di una popolazione di eunuchi fisici, psicologici ed emotivi, eunuchi sia maschi sia femmine? è questa l’inconfessata finalità di dominio su di sè e sull’altro? gli inerti e i senza volto e i senza sesso e i senza cuore prodotto scientifico dei campi di concentramento di ogni tempo? dietro nobilissimi sbandierati fini di liberazione, c’è un progetto di liberazione non dell’Umanità, ma dall’Umanità? odio assoluto per essa?
@ckkb:
cosi pare.. anche perchè i posti al sole, considerando il numero superiore delle donne rispetto agli uomini alpha, cominciano a scarseggiare, e visto che loro comunque attuano una scrupolosa cernita sia fisica che mentale, molte di queste saranno vittime di loro stesse, e noi con loro.
Fra i maschi, chi vuole davvero bene alle donne, e sono la stragrande maggioranza, perchè comunque o figlie, o madri, o sorelle, o compagne, o amanti, non può non avere nel cuore riconoscenza, qualunque il prezzo pagato per il loro amore e la loro bellezza e il loro esserci, non può non avvertirle che hanno imboccato la strada sbagliata, una strada che non è la loro. Chi oggi le blandisce, sarà il primo che metterà loro in conto tutto: il loro, quello che non è loro e anche il suo. L”ottomarzo non sono forse sparite le mimose? l’ottomarzo che pur è stato, un tempo, una giornata di festa serena e allegra? ed oggi un imbarazzante invito a una festa disertata; questo non è forse un segnale su cui fermarsi a rifettere? non è forse saggio cominciare a mettersi radicalmente in discussione? e magari cambiare radicalmente strada e imparare il sentimento che struttura nella verità la relazione delle donne con il maschile di tutti i tempi: la riconoscenza? quale straordinaria conquista del cuore maschile infatti otterrebbero le donne di oggi se invece di questa infinita molesta patologica rogna di donne in protesta virile, accogliessero i maschi di oggi come coloro che hanno vinto per tutti la battaglia per la sopravvivenza della specie e con questo ottenuto contestualmente anche l’emancipazione delle donne.
“Ad ogni minimo segno fa eco sull’altro fronte una breve, ma immediata sparatoria. Di notte la luce dei razzi brilla ad intermittenza su un paesaggio apparentemente deserto e proietta ombre inquiete nel settore opposto. Di quando in quando una raffica di mitra e poi il silenzio. Una notte, all’improvviso, i soldati austriaci odono provenire dalle trincee italiane le lunghe note di una canzone, l’ascoltano; c’è anche qualcosa di tanto familiare. Lì di fronte ci sono dei montanari come loro, alpini di Belluno, la cui terra natia ora è accupata dal nemico. Poi si sente una voce che in buon tedesco chiede informazioni sulla provenienza dei soldati austriaci. “Tirolesi”, risponde la sentinella. “ Nel Tirolo, riprende l’alpino, molti di noi vi hanno lavorato a lungo come muratori. Ora sono mesi che non abbiamo più notizie delle nostre famiglie”. Dopo queste parole, fra i sacchi di sabbia, si vede sporgersi una testa e poi, con un balzo, un Alpino esce dal suo riparo. La sentinella austriaca ed alcuni suoi camerati che avevano assistito al dialogo, escono allo scoperto. Non uno sparo! La pallida luce della luna, quasi adagiata sulle postazioni militari, delinea le oscure sagome dei soldati.
“Non potreste far giungere la posta alle nostri mogli, ai nostri figli, giù a Belluno?” chiedono gli Alpini. “Tornate domani, alla stessa ora”, è la risposta dei Kaiserschutzen. Così termina il dialogo e nella trincea italiana si sente ancora, ma per breve tempo un concitato bisbiglio sempre più tenue. Nel settore accanto una violenta raffica di mitragliatrice spazza il terreno circostante.
Appena terminato il proprio turno di guardia la sentinella austriaca espone l’accaduto al comandante della compagnia. Questi telefona al Comando di Reggimento. Ognuno sa di correre il rischio di una grave punizione per aver trsgredito il codice di guerra.
Il sole cala nuovamente dietro le creste dei monti oltre i quali si estende la Valsugana. Le batterie si scatenano in un fuoco d’interdizione contro le opposte vie di comunicazione; da ambo le parti infatti sono in marcia le colonne dei rincalzi e dei rifornimenti. L’eco delle esplosioni rimbalza fragorosamente da una roccia all’altra e si propaga fino ai monti circostanti. Una rovinosa caduta di sassi è l’ultimo atto di questo fracasso indiavolato.
Con i nervi a fior di pelle la sentinella austriaca osserva la trincea italiana dove qualcuno, con estrema cautela, sta spostando un sacco di sabbia. “Le nostre lettere per Belluno sono già scritte, grida una voce ormai nota, ve le portiamo di là, oltre il reticolato”. “D’accordo!” risponde il Kaiserschutzen. A questo punto vengono spostati parecchi sacchi di sabbia; si fanno avanti due, tre Alpini che recano un sacchetto. Spostano alcuni cavalli di frisia e con pochi passi vengono a trovarsi al centro della terra di nessuno. Depongono il loro sacco, si girano e con un balzo scompaiono nella trincea. Due kaiserschutzen saltano fuori dai loro ripari e sollevano il sacco postale. Lì accanto trovano dei pacchetti di sigarette ed alcuni fiaschi di vino; un saluto d’oltre confine.
Poco dopo il sacco con le lettere si trova nella caverna del comandante di compagnia. Un soldato è ormai pronto per la …missione. Il comandante del reggimento ha redatto di proprio pugno un foglio di marcia per il corriere diretto a Belluno.
Sono già trascorse tre lunghe giornate ed ecco che il soldato ritorna finalmente alla base; ha portato a termine la sua missione senza alcuna difficoltà. Genitori, mogli e bambini, dopo settimane d’attesa e di ansie interminabili, conoscono la sorte dei loro cari. Il soldato, nel cuore della notte, aveva raggiunto segretamente famiglia per famiglia e, consegnate le lettere degli Alpini, aveva atteso le risposte per portarle poi nella postazione.
Dopo una giornata di pioggia la nebbia si distende densa lungo i pendii dei monti. Infreddolite e con il bavero dei cappotti rialzato, le sentinelle stanno di guardia ai loro posti. Improvvisamente qualcuno grida agli Alpini: “C’è posta!” “Veniamo!” Ben presto il sacco postale portato dal Kaiserschutzen, si trova al centro della terra di nessuno. In quell’istante la luna fa capolino fra le nubi irrequiete e inonda di luce il desolante paesaggio. Tre Alpini si curvano sul sacco, due lo raccolgono. Da ambo le parti dozzine di occhi seguono la scena. Il terzo Alpino poi si volta in direzione delle trincee austriache, s’irrigidisce sugli attenti e, alzando lentamente la mano destra alla fronte, porge in segno di gratitudine il saluto militare; quel gesto di pochi secondi sembra interminabile tanto è solenne e ai soldati che lo osservano dalle opposte trincee sembra che la sua sagoma, nel magico giuoco del chiarore lunare, si innalzi sempre più in alto, lontana ormai da quel triste teatro di battaglie. Poi una nube scivola sotto la luna e la terra di nessuno è nuovamente deserta come prima. Una sparatoria in lontananza infrange il silenzio e l’incanto di quella notte. ” (Altopiano di Asiago, inverno 1917).
(da Walter Schaumann- La Grande Guerra)
Ci sono stato apposta, sull’Altipiano, per visitare i luoghi di quell’episodio (ma ce ne furono tantissimi altri). Ci sono stato con Rino, senza nessuna retorica guerresca, nessun “furore eroico”. Ci sono stato per rendere omaggio a quegli “oppressori”, che, respirando ogni giorno la morte, in mezzo a privazioni non certo cercate, si preoccupavano della moglie, della morosa, dei figli o dei genitori giù in valle, non negli agi ma almeno non in pericolo. Ci sono stato perchè quegli uomini meritano enorme RISPETTO e enorme riconoscenza per averci insegnato che un uomo, anche nelle condizioni peggiori, sa conservare umanità, il senso di essere un uomo fra altri uomini. Ed anche i nemici lo sono. Questi contadini, boscaioli, scalpellini, falegnami, fabbri, muratori, minatori, quasi tutti analfabeti, sono gli “oppressori”, i “violenti” di cui parla a vanvera gentucca senza memoria e senz’anima, che pretende di sapere tutto quando non sa nulla.
Io mi rifiuto di parlare con chi, chiunque sia, sbeffeggia, sminuisce, minimizza, ironizza, offende, la storia immensa degli uomini.
armando
@ Leo – :
Lestat, tu cosa proponi di fare? è come se dicessi va bene sono cosi, rassegnamoci
>>
Le mie eventuali proposte sarebbero fuori dal tempo e molto poco di sinistra: perciò evito di farle.
Io so soltanto che in un contesto sociale come il nostro – ma anche come quello odierno dell’Europa dell’Est – le donne sono vincenti sugli uomini, in virtù del loro potere sessuale. E al contrario di voi, ritengo che siano dominanti non solo su quelli che definite uomini “beta”, ma anche sugli “alpha”.
@Lestat: sai a volte ci si illude, la destra sta al potere e le vallette televisive fanno politica, al tempo del nazifascismo non c’ero, ma mi sembra che a crepare in guerra fossero i maschi.
Le donne hanno sempre avuto il loro potere, io penso che un cambiamento culturale su come vedere uomini e donne vada fatto, qualcosa di nuovo: il passato è passato,
@ Leo – Le donne hanno sempre avuto il loro potere, io penso che un cambiamento culturale su come vedere uomini e donne vada fatto, qualcosa di nuovo: il passato è passato,
>>
Ma i cambiamenti culturali non avvengono nel giro di pochi anni: pensare che le donne dicano addio al magico potere della vulva, solo per farci contenti, è da illusi. Rifletti un attimo: quale persona rinuncia di spontanea volontà ai privilegi ed ai poteri che ha?
Io, ad esempio, so di essere privilegiato rispetto a molti altri uomini, perché pur non essendo ricco sono di famiglia benestante (sono figlio di un imprenditore, ed io stesso studio per diventarlo, nell’azienda di mio padre), e mai rinuncerei al tenore di vita che ho solo per compiacere qualcun altro. Perciò tu credi che in una società libera come la nostra, o come quella dell’odierna Europa orientale, le donne si abbasseranno volontariamente agli infimi livelli del “potere sessuale maschile” ? Considerando poi che per loro gli uomini sono una massa di autentici imbecilli? Pensa che io ho una sorella, laureata in architettura, ferma sostenitrice della superiorità intellettiva femminile; tanto è vero che ogni volta che cominciamo a discutere, la mando aff******.
@ Lestat: bisogna far notare agli uomini la negatività delle donne, e poi credo che gli uomini possano abbassare la loro voglia sessuale prendendo coscienza di se, della cultura di massa, ragionando su le femmine e sul proprio inconscio, cosa difficilissima.
Mi dispiace per tua sorella architetto, ma li ha studiati i grandi architetti italiani!?
Non so la situazione: ci sono oggi architetti donna che progettano edifici?
Oggi 23 luglio 2010, trentottesimo detenuto maschio suicida dall’inizio dell’anno. Questa volta nel carcere di Palermo, l’Ucciardone. Più di un maschio, sotto tutela dello Stato italiano, che si suicida ogni settimana. Qualcuno fa una piega? magari qualcuna? che so una delle femmes savantes che ogni giorno hanno proprio i maschi nel mirino? si accorgerà mai di questi strani oppressori con la propensione a crepare in anticipo sulla data di scadenza e sistematicamente. O no?
Sono maschi fratello: fanno notizia solo come criminali. Questa è la strana regola della società civile avanzata. Quella che i maschi danno la vita per esportarla. Crepano in fila per tre o quattro o più ogni giorno? e che sarà mai? Una notiziola….. Come i maschi morti sul lavoro: tre al giorno nel 2009. Senza contare le decine di feriti e mutilati.
I maschi vengono dopo, ma molto dopo: loro crepano di default. Anche attenzione ci vuoi dare?
Ieri vi è stato il 39esimo suicidio dietro le sbarre. Ottima riflessione, quella di Ckkb. Il carcere è sessista(prevalentemente rivolto contro i maschi e per reati cosiddetti sessuali e “stalking”), classista(prevalentemente rivolto contro gli appartenenti alle classi sociali più deboli, e tossicodipendenti) e razzista(prevalentemente rivolto contro gli immigrati extracomunitari). Il carcere è la forma più eclatante e cruda di vendetta di questa società ipocrita e “perbenista”, nonchè la massima espressione della Repressione di Stato. Il carcere, semplicemente, va abolito,al massimo va riservato solo ed esclusivamente agli autori di omicidio e mafia(e comunque in altri tipi di carcere, non quelli disumani che abbiamo). Per gli altri reati, pene alternative al carcere. E’ assurdo che nel 2010 per punire i reati(o quelli inventati tali) vi sia ancora questo barbaro ed efferato strumento di distruzione quale è il carcere. Questa società Tette e Culi non tollera la comprensione sociale e umana, ma vuole solo vendetta di Stato. E così mentre da un lato ci si lamenta della tragica situazione all’ interno della carceri(quale il sovraffollamento) dall’ altro lato ci si oppone ad indulti, amnistie e a depenalizzazioni, e si invocano l’iinalzamento delle pene per alcuni reati(la cosiddetta violenza sessuale), l’inserimento nel codice penale di pseudoreati(quali lo Stalking) e provvedimenti restrittivi nella garanzie processuali e carcerarie, quali il “decreto anti stupri” formulato nel marzo 2009 dal governo Berlusconi e Lega(e con i voti favorevoli della sedicente opposizione di “sinistra” e l’appoggio dei sedicenti “Giuristi Democratici”), più oltre ai tanti provvedimenti contro i più sfigati ed emarginati. Tale decreto “anti stupri” rappresenta un precedente nella legislazione penale Europea, e può definirsi un vero e proprio “Patrioct Act” dei reati sessuali,perchè per la prima volta viene inserito il concetto “di obbligo di carcere preventivo” in attesa del processo e di divieto di misure alternative al carcere in casi particolari(quali ad es. motivi di salute). Per nessun reato, nemmeno per l’omicidio e la strage, sono previsti questi obblighi e restrizioni(cioè il giudice valuta caso per caso le misure restrittive). Invece, in forza di queste leggi e normative che da oltre 15 anni si stanno susseguendo sull’ onda delle terroristiche campagne mediatiche e femministe sulla violenza sessuale(etichettata dalle femministe e simili come “omicidio dell’anima”, offendendo quindi le vittime di omicidio e loro cari), tali anticostituzionali obblighi e divieti sono previsti solamente per il reato di violenza sessuale, al punto che sia il Csm(consiglio superiore della magistratura) che una recente sentenza della Corte Costituzionale hanno sollevato seri dubbi sulla costituzionalità di queste normative e leggi sulla violenza sessuale, in particolare, il “decreto anti stupri” del marzo 2009. Capirete bene, quindi, che sulla base di queste leggi e normative anticostituzionali e liberticide e del clima di linciaggio mediatico e popolare nei confronti degli accusati e/ condannati di reati sessuali, come possa essere tragica la situazione di questi ultimi.Nei loro confronti non vi è nessuna forma di pietà, di comprensione umana e sociale. Etichettati come “mostri”, “porci” e “orchi” dal popolobue sanguinario e stolto e dai media, questi infelici poveri cristi in carcere vedono un vero e proprio inferno: pene elevatissime e sproporzionate(come, e a volte, più dell’ omicidio), senza nessuna benchè minima possibilità di sconti per buona condotta o di arresti domicilari in casi particolari(come detto prima, per questa fattispecie di reato è stata abolita la Legge Gozzini), pestaggi, isolamenti, linciaggi da parte sia delle guardie che degli altri detenuti(condannati per reati non sessuali). Per loro, insomma, una vera e propria morte sociale e giuridica, e a volte, umana. Usati e trattati come capri espiatori dall’ ipocrisia sanguinaria di questa esibizinista società Tette e Culi.
Va superata l’idea del carcere, la punizione non può e non deve consistere nella reclusione del reo(o presunto tale) in una cella per anni e anni, ma bisogna investire sulle pene alternative alla detenzione. Bisogna liberarsi della “filosofia” del carcere come strumento di opposizione. Il carcere è Repressione. Noi, invece, dobbiamo essere per la Libertà, per i diritti umani, e per la comprensione sociale e umana. Una società senza discriminazioni razziali,sociali, sessuali, senza carceri, senza pene di morte, senza torture, senza guerre.E’ difficile, ma non è utopistico. Bisogna liberarsi dsl giustizialismo(uso questo termine non nel senso berlusconiano del termine, ci siamo capiti) e respingere ogni forma di culto di “legge e ordine”.
@ Icarus
Il carcere, semplicemente, va abolito,
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Ma per favore…
@ Icarus
E’ assurdo che nel 2010 per punire i reati(o quelli inventati tali) vi sia ancora questo barbaro ed efferato strumento di distruzione quale è il carcere.
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Suvvia, che altrove c’è molto di peggio…
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=135918
Il carcere è il fondo del Titanic. Ci sta la 4° classe.
Ieri leggevo di un tale che proponeva la legge del taglione dei vecchi tempi …”per ridare ordine e giustizia alla nostra società”… Un altro castrazionista* che sente arrivato il suo tempo e che può finalmente lasciar parlare le viscere.
Paragonando quella lettera alla tensione umanistica di Ckkb e Icarus mi chiedo quanti passi indietro abbiamo fatto rispetto alle speranze dei decenni andati.
Anche grazie alla malapianta femminista.
RDV
* neologismo estratto dal blog di Icarus
@ Rino -
Il carcere è il fondo del Titanic. Ci sta la 4° classe.
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Il carcere è anche il luogo dove devono stare tipi come questo,
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=787&biografia=Renato+Vallanzasca
perciò cerchiamo di non esagerare con il buonismo.
In merito faccio notare che voi di uomini beta non siete certamente i primi a teorizzare ciò, poiché già Ramsey Clark, ministro della Giustizia sotto l’amministrazione Johnson, asseriva che il sistema penale avrebbe dovuto sostituire alla punizione la riabilitazione. Magari! Teorie come queste altro non sono che un bell’esempio di fallacia moralistica! Sarebbe così bello se l’idea fosse vera che dovremmo credere tutti che è vera! Il problema è che non è vera…
Sì, Lestat. E forse anche tipi come C. Tanzi.
Ma cmq non in condizioni come queste -> articolo rinvenuto 5 minuti fa sul Corriere.
http://www.corriere.it/salute/10_luglio_28/ospedali-psichiatrici-giudiziari_2aa80a62-9a54-11df-8969-00144f02aabe.shtml
(Si tenga presente che quello di Castiglione delle Stiviere è un carcere femminile…)
Una domanda: se ti accadesse di finir in prigione per qualsiasi motivo, magari per una falsa denuncia di violenza sessuale, come vorresti che fosse il soggiorno?
Come lo vogliono i “buonisti” (tipo me) o come lo vogliono quelli che pensano che “…non bisogna avere pietà…”.
Sai chi sono quelli che tu dileggi e insulti come “buonisti”? Quelli che tu vorresti veder vincere quando, la prossima volta, nascerai handicappato, sotto occupazione straniera, apolide etc. etc. o semplicemente maschio disoccupato, figlio della classe popolare, né brutto né bello.
RDV
Lestat, tra l’altro quel tizio che hai citato delle biografie non era un beta.Nella sua vita ha avuto tanto denaro e tantissime donne.Il carcere non è sempre la 4° classe Rino…..
Trovo che l’esempio postato da Lestat sia, come al solito, devo dire, assolutamente fuori luogo e in linea con il suo modo di pensare. Avrebbe potuto scegliere mille esempi molto più calzanti, Totò Riina, Giovanni Brusca (peraltro in odore di libertà in quanto collaboratore di giustizia), Bernardo Provenzano, oppure che so, Valerio Fioravanti, reo confesso di dieci omicidi al netto della strage di Bologna per la quale lui si dichiara innocente anche se per la giustizia italiana è colpevole (Fioravanti è già uscito di galera da un bel po’ ed era già in permesso esterno da diversi anni). Non solo, avrebbe potuto citare Licio Gelli, grande capo della loggia massonica segreta P2,oppure un “brav’uomo” come Poggiolini.
E invece il “nostro” chi ti va a pescare? Vallanzasca, cioè un bandito della vecchia “mala” milanese, uno che “lavorava” in proprio, per capirci, che si è fatto 35 anni di carcere a tempo pieno e solo da pochi mesi esce il giorno in permesso esterno per andare a lavorare e per tornare la notte in carcere. Credo che sia uno dei pochi che abbia trascorso tutto questo tempo, praticamente una vita intera, in carcere. Non me ne risultano altri. La sua domanda di grazia è stata respinta per l’ennesima volta da Napolitano.
Nessuno nega che sia stato un criminale, sia chiaro, però siamo sempre lì, due pesi e due misure. Lui è uno che non conta nulla, alla fin fine era ed è un emarginato, un sottoproletario, di fatto, anche se lo hanno fatto diventare un personaggio.
Naturalmente è del tutto superfluo tentare di spiegare ad uno come Lestat il risvolto di classe dell’istituzione carceraria. Spiegargli che molto raramente i ricchi e i potenti ci finiscono e se anche ci finiscono escono prima, o perché pagano o la cauzione, o perché corrompono i giudici, oppure semplicemente perché sono potenti e i potenti se la cavano sempre. Anche dalla sedia elettrica, sulla quale, come al solito, ci finiscono sempre i poveracci, guarda caso, sempre o quasi sempre maschi, specie se “abbronzati”, a quanto mi risulta. Poi si potrà discutere all’infinito sulle ragioni di questa mattanza di maschi e di maschi poveri negli stati in cui è in vigore la pena di morte, ma tant’è. E’ un fatto.
A Lestat viene subito in soccorso Retiarus che ci ricorda che nel carcere non ci finiscono solo quelli di quarta classe. Sicuramente però sono quelli che ci muoiono, per lo più suicidi ma non sempre: tossicodipendenti, immigrati, sottoproletari, emarginati.
Chissà se un giorno ci finiranno pure i mandanti delle stragi che hanno insanguinato l’Italia per decenni, quelli che hanno gettato sul lastrico migliaia di famiglie, che hanno ordito trame contro lo Stato democratico. Ma per rimanerci, non per uscire dopo poco tempo con un escamotage o un altro.
Io sono pessimista e credo di no.
Fabrizio
Credo che la civiltà di un paese si veda dalle condizioni delle carceri (e non da quella delle donne intesa come carriera etc, come si suole leggere spesso). L’Italia è messa male, anche se non so di altri paesi paragonabili. Fra l’altro è una situazione paradossale per cui una pena non viene quasi mai scontata per intero (alle volte anche per meno di metà) il che è assurdo, ma in compenso viene scontata in condizioni inumane, letteralmente inumane, il che è inaccettabile.
Abolire le carceri è una utopia che non tiene conto della natura umana e quindi irraggiungibile, ma carceri in cui sia rispettata la dignità devono essere la normalità.
Sulla questione carceri, devo dire che nonostante siano lontani da me anni luce, gli unici a tentare di far qualcosa sono i radicali. Onore a loro.
Il resto è indifferenza o peggio malcelata soddisfazione (uno di meno, ha detto un tale mi sembra della Lega di fronte alla notizia dell’ennesimo suicidio maschile).
Io comunque tremo al pensiero che potrei trovarmi casualmente (come qualsiasi cittadino di preferenza maschio) dentro la macchina giudiziaria/carceraria. Sinceramente non ho affatto fiducia in questa giustizia.
Domanda finale: ma le condizioni in cui sono i carceri maschili fossere uguali anche per quelli femminili, credete che qualcosa si sarebbe già mosso o no?
Quella secondo cui, in Italia, non esiste le certezza della pena, è una balla colossale propagata e propagandata dai media e da forze politiche reazionarie e populiste(in primis, Lega) per manipolare emotivamente il popolobue in modo tale, quindi, da indurlo a invocare leggi liberticide, cosa che le suddette forze politiche reazionarie sono ben liete di accontentarlo. Semmai la certezza della pena non esiste, o meglio, la pena non esiste proprio, per i reati finanziari, oppure per quelli commessi da politici, oppure da quelli commessi da appartenenti alle forze di polizia nell’esercizio delle loro funzioni(ad esempio, uccidere un ladruncolo,oppure un noglobal,oppure un tifoso in autostrada che si va a vedere la partita della sua squadra), o magari per quelle persone responsabili di reati “politicamente corretti”, quali ad esempio, uccidere con l’accetta il proprio marito che dorme(“era violento”), il proprio figlioletto(“la madre è depressa”), oppure un responsabile(sia vero che presunto) di reato sessuale(“quel porco stupratore”) Ma questi sono casi particolari.
Non mi sembra utopistico abolire il carcere(per precisazione, non sto parlando dei reati di omicidio e mafia). Sono possibili punizioni alternative al carcere. Solo che la classe politica, presa in ostaggio dai sentimenti isterici e sanguinari del popolobue, si guarda bene dall’ attuare una riforma del sistema penitenziario. Parlare, poi, di “carceri umane” è un’ offesa alla ragione. E’ un terribile ossimoro. E’ come dire “cieco vedente”. Un carcere lo puoi rendere meno disumano, ma mai umano.
Questo è un paese dove vige la gogna mediatica, un paese davanti alla televisione pronto al linciaggio secondo come la raccontano i giornalisti; e i politici sfruttano l’indignazione popolare per farsi propaganda.
La destra con la paura degli zingari e, addirittura l’invidia per questo popolo, negandogli case o container avrà preso molti voti ( non che credo che gli zingari siano brava gente, ma togliendoli dalle baraccopoli si vive meglio tutti e forse diventano meno farabutti, senza generalizzare)
C’ è una disperazione maschile di cui questi ragazzi USA (vedi articolo citato di seguito), per il numero sconvolgente di suicidi, sono martiri particolarmente tragici. Una disperazione che è presente e si diffonde in mille modi nei cuori dei maschi occidentali. Fino ad avere le dimensioni di una pandemia. Perchè disperazione in particolare dei maschi? la sfida maschile e paterna per eccellenza è trasformare questa disperazione in fattiva vitale speranza.
Dal Corriere della Sera di Lunedì 26 Luglio da un articolo di Marco Nese a proposito del soldato italiano suicidatosi a kabul:
“Recentemente la rivista Time si poneva un drammatico interrogativo e se cioè “l’Esercito americano sta perdendo la guerra ai suicidi”. Le cifre sono infatti terribili. Dall’inizio delle operazioni afghane fino a un anno fa 761 americani erano caduti in combattimento. Ma nello stesso periodo ben 817 militari degli Stati Uniti si erano suicidati”.
Per me, al di là di tutto (carcere si o no, certezza della pena etc. su cui si possono trovare argomenti pro e contro), è fondamentale la domanda che si pone Ckkb: perchè questa disperazione maschile fino ai suicidi nelle più diverse circostanze?
La risposta articolata non è semplice, ma una cosa si può dire. Se una società vede un genere così propenso al suicidio, significa che non è fatta a sua misura. ” Non è un paese per maschi”, parafrasando il titolo di un libro bellissimo.
Il carcere dovrebbe significare solo la perdita della libertà.
Vuoi come impedimento al compimento di altri reati, per l’interessato, vuoi come deterrente per gli altri. Tutto qui.
Invece è un luogo di tortura sistematica, di umiliazione e degradazione. Tortura non è solo strappare le unghie ma anche semplicemente battere il randello sulle inferriate ogni 10 minuti impedendo di dormire, o tenere la luce accesa 24h su 24. etc. (fatto di uso universale) E’ un luogo di ricatti e minacce quotidiane di pestaggi e violenze di ogni genere. Luogo in cui i sadici hanno campo libero perché sanno che sono intoccabili e che le loro vittime non hanno alcuna difesa.
Sanno che i torturati verranno considerati colpevoli proprio per il fatto di essere stati torturati*. Sic!
Luogo dalle condizioni igieniche pesanti o intollerabili. Un inferno e se lo è è per il semplice fatto che la società lo vuole. I carcerati sono percepiti come esseri dal valore infimo contro cui ogni brutalità è lecita, quando non si pensa che dovrebbero semplicemente essere eliminati per …non pesare sulle casse pubbliche.
Di fronte a questa realtà i bar sono pieni di gente che decanta le gioie della galera: “Hanno persino la televisione…!”
Come in tutti gli universi chiusi (di ogni regime ed epoca) gli internati diventano degli oggetti nelle mani dei capò e dei guardiani che operano a nome e per conto dell’odio, della sete di vendetta della società nella totale indifferenza. Chi osa difenderli viene liquitato come “anima bella” o “buonista” (come si è visto in altro post).
*Suggerisco “Psicologia del male” Laterza, un libretto di 100 pagg dove vengono riportati i risultati dei classici esperimenti di Milgram, di Zimbardo e di altri. Così, solo per scoprire il nazista che sonnecchia in noi e sul quale le politiche della repressione fanno sempre affidamento. In ogni luogo e tempo e regime.
RDV
@ Rino -
Invece è un luogo di tortura sistematica, di umiliazione e degradazione. Tortura non è solo strappare le unghie ma anche semplicemente battere il randello sulle inferriate ogni 10 minuti impedendo di dormire, o tenere la luce accesa 24h su 24. etc. (fatto di uso universale) E’ un luogo di ricatti e minacce quotidiane di pestaggi e violenze di ogni genere. Luogo in cui i sadici hanno campo libero perché sanno che sono intoccabili e che le loro vittime non hanno alcuna difesa.
>>
Resta il fatto che quelle italiane, al confronto con le carceri turche o brasiliane* (tanto per fare un paio di esempi), sono un luogo di “villeggiatura”.
Nondimeno vorrei chiederti: ma in tutto ciò, cosa c’entrano il femminismo e la consequenziale femminilizzazione della società?
@ Rino –
Così, solo per scoprire il nazista che sonnecchia in noi
>>
Perdonami, ma perché ogni occasione è buona per infilarci i nazisti, Hitler e compagnia cantante?
Quello al quale fai riferimento, altro non è che il lato primordiale e violento che è in ciascuno di noi, e che situazioni impreviste e particolari possono far emergere in tutta la sua virulenza.
>>
* Ora mi chiederai:”Ma tu ci sei mai stato in galera?”
Ti rispondo subito: no. Come suppongo non ci sia mai stato Rino Barnart.
Grande Rino!
Un mio amico ha conosciuto Zimbardo ed ha adottato “L’Effetto Lucifero – Cattivi si diventa?” come testo di corso in Psicologia Sociale che teneva presso la Facolta di Scienze Della Formazione di Portogruaro..il testo tratta tra gli altri esempi anche delle torture fisiche e psicologiche inflitte ai detenuti di Abu-Ghraib oltre che al celeberrimo esperimento di Stanford sfuggito andato fuori controllo con i “finti secondini” che si immedesimarono nel ruolo in maniera imprevista…Gran suggerimento!!
Dice Armando della società in generale: “Non è un paese per maschi” (per non parlare delle carceri). Mi viene da pensare che non c’è intervento sui nostri media che non evochi il rischio della misoginia nelle nostre società. “Rischio” è termine giusto, perchè, dati reali, e non inventati alla mano, le nostre società non lo sono proprio (anzi da sempre la regola sacra e santa è ed è stata: protezione della donna e della madre). L’unica pressione negativa di genere si manifesta ed è evidente invece, e inequivocabilmente e da sempre, nei dati relativi alle condizioni di vita del genere maschile. Dunque le nostre società, piuttosto che misogine, sono ferocemente misandriche. Ma il termine misandria è pressochè sconosciuto e non ricorre mai, dicasi mai, in alcuna dei miliardi di comunicazioni dei media. Totale rimozione del termine che nemmeno al nome di Belzebù si riserva. E’ comprensibile questo ferreo patto al silenzio sulla misandria: come parlare infatti di ciò che solo a pensarci è male apparentemente senza rimedio? meglio nascondersi la realtà della misandria parlando esclusivamente del “rischio” della misoginia. La misandria invece è “naturale”.
IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
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Una visione complessiva
Quando un sesso soltanto vince, entrambi i sessi perdono.
Warren Farrell
Nell’Ottocento, negli Stati Uniti, se a commettere un delitto era una donna, chi andava in prigione era il marito.[1] E per la legge inglese, se una famiglia contraeva dei debiti, era il marito a essere rinchiuso nella prigione per debitori. Nelle questioni maschio-femmina, l’inconscio legiferare degli uomini era programmato in modo da proteggere le donne. Quasi sempre le leggi erano fatte dagli uomini, ma non per gli uomini.
In questo capitolo scopriremo che in un’epoca di pretesa indipendenza femminile le leggi, una dopo l’altra, finirono per essere fatte tenendo talmente conto della necessità di proteggere le donne che, qualora i diritti costituzionali di un uomo entrino in conflitto con la protezione di una donna, nella maggior parte dei casi tali diritti non verranno rispettati.
Questo è ciò che accade legalmente. Ma ciò che accade legalmente quasi sempre riflette ciò che accade a un livello psicologico più profondo. Come vedremo, se il divorzio lasciava la donna priva del marito-salvatore, molte donne si cercavano sostituti salvatori; e se il divorzio lasciava l’uomo senza una fonte di amore, gli uomini gareggiavano per ottenere l’amore di una donna, trovando modi nuovi per salvare le donne.
La ricerca del salvatore e la competizione per fare il salvatore si presentavano sotto vari aspetti. Le donne della New Age passavano dal padre al marito al guru; gli uomini facevano a gara per diventare il loro guru. Le donne tradizionali passavano dal padre al marito a «Dio Padre»; gli uomini facevano a gara per essere i loro «padri» (preti, ministri del culto, sacerdoti, rabbini). Le femministe passavano dal padre al marito a varie alternative: l’alternativa di provvedere a se stesse o di rivolgersi al massimo salvatore – il governo come surrogato del marito; gli uomini fecero a gara per trasformare il governo nel surrogato del marito.
I divorzi fecero nascere sodalizi di uomini (detti legislature) che proteggevano collettivamente le donne quando altri uomini (detti mariti) non proteggevano più le donne individualmente. Ciò significò un appesantimento del carico fiscale, soprattutto su altri uomini, al fine di trovare denaro soprattutto per le donne. Quando il divorzio priva le donne di un marito che le protegge, l’inconscio collettivo continua però a volerle proteggere.
E l’inconscio collettivo femminile tuttora vuole protezione. Per esempio, un poliziotto di San Diego sta attualmente scontando una pena di cinquantasei anni di prigione per aver violentato delle donne sulle spiagge locali; la moglie è in causa con il dipartimento di polizia per ottenere le entrate che il marito non può più assicurarle… si aspetta che il governo sia il surrogato del marito. Ha intentato causa al dipartimento anche per averlo assunto, tanto per cominciare… si aspetta che il governo giudichi il carattere del marito meglio di quanto non avesse saputo fare lei.[2]
Queste leggi fatte dagli uomini riflettono dei valori maschili? In parte. I valori maschili consistono in parte nel proteggere le donne più ancora che se stessi. Queste leggi sono forse fatte nell’interesse degli uomini? In un certo sento. Gli uomini che vogliono l’amore di una donna imparano a preoccuparsi degli interessi delle donne più che dei propri.
Il fatto che quasi tutti i legislatori siano uomini prova forse che gli uomini sono i responsabili e possono scegliere quando tener conto e quando non tener conto degli interessi femminili? In teoria è così. Ma in pratica il sistema legale americano non può prescindere dall’elettore. E alle elezioni presidenziali del 1992 il 54 per cento dei votanti era costituito da donne, il 46 per cento da uomini.[3] (Le donne rappresentano oltre 7 milioni di voti in più rispetto agli uomini.)
Nell’insieme, il legislatore è per un elettore quello che l’autista è per il datore di lavoro – entrambi hanno un incarico, ma entrambi possono essere licenziati se non vanno dove viene loro detto di andare. Quando sembra che i legislatori non proteggano le donne, quasi sempre è perché le donne hanno una diversa idea della protezione. (Per esempio, le donne divisero equamente i loro voti tra repubblicani e democratici nelle quattro elezioni presidenziali, prese nel loro complesso, precedenti la nomina di Clinton.)
Vedremo come la propensione della legge alla speciale protezione delle donne ha cominciato a scricchiolare pericolosamente di fronte alla garanzia, sancita dalia Costituzione, di pari protezione. Come negli Anni Ottanta, per esempio, avessimo due definizioni dell’autodifesa: una per gli uomini e una per le donne; e due definizioni di omicidio di primo grado – a seconda del sesso. Vedremo come, negli Anni Novanta, dodici possibilità di difesa erano potenzialmente a disposizione di una donna che aveva ucciso ma non dell’uomo che aveva ucciso. Come, in molte università, una donna poteva far espellere un uomo incolpandolo di violenza – anche se aveva deciso lei di bere e di dire di «sì» mentre beveva.
Nei capitoli seguenti troveremo la spiegazione della legislazione riguardante molestie sessuali e violenze; e avremo un’idea dei dilemmi che tutto ciò procurerà nel lavoro, al governo, alla legge e in ultima analisi alle donne stesse nel ventunesimo secolo; e infine verranno esaminate le misure che potremmo prendere prima dì ritrovarci alle corde.
Considereremo in che modo l’originaria posizione femminista contro la discriminazione legale basata sulle differenze biologiche si sia trasformata in quella che consiste nel favorire l’uso delle differenze biologiche se estendono i diritti delle donne – per esempio il diritto di portare avanti una gravidanza anche se il padre non è d’accordo, o di citare poi in giudizio il padre affinché mantenga il figlio per diciotto anni.
Prenderemo in esame il dilemma davanti al quale si trovano i datori di lavoro, i quali devono garantire diritti speciali alle donne e nel contempo devono trattarle con pari rispetto. Per esempio, il supporto femminista al diritto speciale riservato a una donna incinta di ricevere una paga d’invalidità ha fatto sì che la gravidanza diventasse sul lavoro l’unica «invalidità» che, pur essendo considerata tale, non si può certo definire un incidente sul lavoro, e l’unica che un’impiegata si procura intenzionalmente.
Queste leggi per la «protezione della donna» sono già state messe in pratica in quella che è forse stata la rivoluzione legale più pacifica della storia. Nel 1970 non si era mai sentito parlare della dottrina giuridica femminista. Attualmente, da una recente bibliografia su donne e dottrina giuridica, risulta che per la maggior parte i libri e gli articoli sono scritti da studiose di diritto femministe.[4] Nessuno studioso importante ha criticato il femminismo sulle riviste legali specializzate. Quando gli fu chiesto come mai ciò non fosse accaduto, il professor Geoffrey Hazard della Yale Law School spiegò che nell’atmosfera «politicamente corretta» delle università lo studioso che esprimesse un qualche dissenso sarebbe tacciato di antifemminismo.[5]
Comunque, ancora non abbiamo provato che il sistema effettivamente protegge le donne. Ovvero, che realmente esistono due leggi – la legge maschile e la legge femminile.
11 Come il sistema protegge le donne, ovvero… le due diverse leggi sotto cui viviamo
Pena ineguale per delitto uguale
«L’uomo colpevole di omicidio rischia venti volte più di una donna colpevole di omicidio di essere condannato alla pena di morte.»[1]
«Dal 1954, negli Stati Uniti non è stata giustiziata neppure una donna che abbia ucciso soltanto degli uomini.»[2]
«Dal ripristino della pena di morte, nel 1976, sono stati giustiziati 120 uomini – e 1 donna soltanto.[3] Quest’unica donna, della Carolina del Nord, disse che preferiva essere giustiziata.»
«Nella Carolina del Nord, l’uomo che commette un omicidio di secondo grado viene condannato a un periodo di detenzione mediamente 12,6 anni più lungo di quello comminato a una donna che commette un omicidio di secondo grado.»[4]
«Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riporta le seguenti diverse sentenze sul territorio nazionale:
Numero di mesi cui sono state condannate le donne contro numero di mesi cui sono stati condannati gli uomini per aver commesso gli stessi crimini[5]
Crìmine Donne Uomini Periodo aggiuntivo
di pena, in percentuale, per gli uomini
Stupro 117 159 74
Aggressione aggravata 49 83 59
Furto con scasso 46 66 70
Ladrocinio 36 48 75
«Il fatto di essere maschio, più della razza o di qualsiasi altro fattore, contribuisce ad allungare la pena.[6] Eppure furono introdotte direttive specifiche per porre fine alla discriminazione razziale.»
Quelle direttive riducono la discriminazione contro gli uomini? Dipende…
«Le indicazioni sulle pene da infliggere dello Stato di Washington sono tra le più severe. Nell’insieme, tuttavia, nelle condanne inflitte agli uomini la reclusione è del 23 per cento più lunga che per le donne.[7] Anche quando i precedenti e la gravità del crimine sono uguali, le donne hanno il 57 per cento di possibilità in più di essere condannate non alla reclusione ma alla riabilitazione.[8] È inoltre più facile che per le donne si preveda la scarcerazione prima della decorrenza dei termini, e c’è il 59 per cento di probabilità in più che venga loro concessa. Ecco alcuni esempi di quanto è accaduto nel 1991:
Percentuali dei criminali senza precedenti candidati alla scarcerazione e in effetti scarcerati prima di aver scontato la pena, suddivisi per sesso[9]
Femmine Maschi
Furto con scasso negli appartamenti 63 35
Aggressione (3) 20 13
Furto (2) con scasso 40 32
Furto (2) 38 25
Furto (1) 17 9
Falsificazioni 48 35
Mancato versamento della cauzione 36 15
«I pubblici ministeri osservano concordemente che quasi sempre le donne devono versare cauzioni meno cospicue per crimini uguali.»[10]
Fondamentalmente, esistono due cauzioni: la cauzione maschile e la cauzione femminile. Inoltre, le donne hanno maggiori probabilità di essere rilasciate sulla parola, assumendosi di fronte al magistrato l’impegno di rispettare delle condizioni. Ma il vero sessismo comincia prima…
Partner nel crimine, ma non nella carcerazione
Quando è sotto processo una coppia sposata, spesso diciamo: «Ebbene, occupiamoci dell’uomo». Siamo ben contenti di vedere il marito che ammette la propria colpa, e dì lasciar invece cadere le accuse contro la donna. Ovviamente, lui poi si ritrova con dei precedenti, e lei no. Se entrambi commettono di nuovo lo stesso delitto, «legittimamente» lui può essere condannato a una pena più severa.
J. Dennis Kohler, pubblico ministero aggiunto[11]
«Un marito e una moglie si dedicavano al traffico illegale di droga – sul tavolo di cucina, in casa loro, preparavano le dosi.
Dopo il processo, il marito è risultato «la mente» ed è stato messo in galera. La moglie è in libertà condizionata. Un avvocato che spesso difende trafficanti di droga definisce questo metro diverso di valutazione ‘il modello del trafficante di droga’.»[12]
Il modello del trafficante di droga e la contrattazione della pena come appannaggio femminile violano il Quattordicesimo Emendamento, che garantisce contro la discriminazione in base al sesso. Se sistematicamente i pubblici ministeri dicessero solamente agli uomini bianchi che tutte le accuse contro di loro cadrebbero se testimoniassero contro i neri, avremmo una crisi razziale.
Nel caso di un uomo e di una donna, entrambi sono spesso concordi sulla scelta che sia l’uomo ad assumersi la responsabilità – sebbene l’uomo rischi una condanna a una più lunga detenzione e anche di essere violentato in prigione. Se i neri accettassero di fare una cosa simile per i bianchi, la comunità nera sarebbe pronta a definirla «subordinazione».
Quando responsabile è un uomo, la carcerazione è più lunga; quando responsabile è una donna, l’uomo resta in carcere più a lungo… Com’è possibile?
Se un uomo e una donna commettono insieme un delitto, ma «responsabile» è l’uomo, per la donna la pena è più lieve, o non c’è affatto perché, si dice, le hanno fatto il lavaggio del cervello, è impotente, non poteva manifestare la propria volontà. Quando responsabile è una donna e l’uomo lavora per lei, la scusa di aver subito il lavaggio del cervello ha forse qualche peso? Nel caso McMartin-Preschool, Peggy McMartin era la direttrice della scuola e aveva assunto il nipote diciannovenne, espulso dal college.[13] Dopo cinque anni di lavoro alle dipendenze della nonna, quest’ultima e il nipote furono entrambi accusati di molestie su cinquantadue bambini. La cauzione richiesta per la nonna fu un terzo di quella per il nipote, fu lui a passare circa cinque anni in prigione prima che la giuria decretasse che non erano colpevoli. Lei – la direttrice – passò in prigione meno di due anni.
Se il direttore di una scuola avesse assunto la nipote diciannovenne, la donna sarebbe rimasta in carcere per cinque anni prima del verdetto? Avremmo tollerato il processo più lungo nella storia penale degli Stati Uniti, mentre una ragazza, risultata poi non colpevole, passava i suoi anni migliori in prigione con l’accusa, tutta da provare, di aver molestato dei bambini?
La pena capitale: una pena tutta maschile
[Il carnefice] trovò difficile accettare il compito di distruggere la vita dì un membro del sesso che, secondo quanto gli avevano insegnato fin dall’infanzia, meritava rispetto e tenerezza perché dava la vita.[15]
«Ventitré americani sono stati giustiziati e poi scoperti innocenti. Tutti e ventitré erano uomini.»[16]
«Negli Stati Uniti, ogni anno[17] circa 1900 donne commettono omicidi.»
«Quando le donne commettono un omicìdio, circa il 90 per cento delle vittime è costituito da uomini.»[18]
Dunque, a partire dal 1954 all’incirca 70.000 donne hanno ucciso; le loro vittime comprendono all’incirca 60.000 uomini ma, come vedremo tra poco, nessuna donna è stata giustiziata dopo aver ucciso soltanto un uomo.[19]
Ormai da una quarantina d’anni siamo sempre più protettivi nei confronti delle donne e sempre meno nei confronti degli uomini – anche se l’uomo è un ragazzo e dunque un minore, come era Heath Wilkins. Ecco come vanno le cose.
«Marjorie Filipiak e il sedicenne Heath Wilkins furono ritenuti colpevoli, compiici di un omicidio. Non erano certo criminali incalliti. Heath Wilkins fu condannato a morte; Marjorie Filipiak rimase in libertà.»[20]
«Si scoprì che Heath Wilkins era stato vittima di abusi sessuali da piccolo, ma ciò non impedì al giudice di condannarlo alla pena capitale.[21] Quando si scoprì che Josephine Mesa era stata vittima di abusi sessuali da piccola, la giuria decise di lasciarla libera.[22] Josephine Mesa aveva uccìso il figlioletto di 23 mesi.»
All’interno della prigione, negli USA
Le criminali vanno in un ‘ex scuola, a poche miglia dalla città. Le istituzioni maschili sono vere e proprie prigioni. Con celle, guardie, serrature e catenacci… L’istituzione femminile ha ancora l’aria della scuola che doveva essere, e il personale aiuta le detenute a riabilitarsi.
Il procuratore David D. Butler[23] a proposito del diverso trattamento nello Iowa
«In prigione qualsiasi uomo rischia al 1000 per cento, quanto qualsiasi donna, di morire per suicidio, omicidio o esecuzione capitale.»[24]
Sebbene le prigioni femminili siano più sicure delle prigioni maschili e maggiormente orientate alla riabilitazione, tutta la stampa si è di recente soffermata sulla piaga della donna in carcere, come se la piaga riguardasse unicamente la carcerata. Con quale risultato? Alcuni Stati, per esempio la California, finanziano attualmente lo studio dei problemi di salute riguardanti soltanto la donna in carcere.[25] E Stati come il Wisconsin spendono 2000 dollari al mese per le carcerate, contro i 1000 dollari spesi per i carcerati.[26]
Di norma, le prigioni femminili sono colpite dalla discriminazione in un preciso settore, ovvero l’addestramento professionale. Gli uomini hanno maggiori probabilità di mestieri meglio pagati – per esempio, il saldatore o il meccanico – mentre alle donne si lasciano mestieri meno pagati – per esempio, l’estetista o la lavandaia.[27] Questa situazione deve cambiare.
Comunque, ora che la popolazione carceraria femminile è aumentata tanto da costituire il 6 per cento della popolazione carceraria dell’intero paese,[28] molti Stati hanno in cantiere programmi che offrono alle donne speciali privilegi. A Lancaster, nel Massachusetts, per le madri esistono locali speciali in cui incontrare i figli; per i padri no.[29] Nel Bedford Hills Corrections Facility di New York, le madri dispongono di una nursery; i padri no. Nel Minnesota, le prigioni femminili sorgono in comunità residenziali nei pressi delle scuole; le carcerate più pericolose sono isolate in speciali edifici e si occupano dei lavori pesanti per la comunità. Non esiste nulla di equivalente per gli uomini.
Una volta in carcere, le donne tendono a diventare carcerate «dipendenti»: si affidano più dei maschi al personale carcerario, ai programmi di riabilitazione e agli psicoterapeuti.[30] Tendono inoltre a ricorrere maggiormente alle infcrmerie del carcere per mal di testa, mal di stomaco e altri problemi.
Come viene razionalizzata l’ineguaglianza
Quando lo Stato offre alla donna la prima possibilità di negoziare e ottiene così altre prove su un uomo occultando in cambio le prove contro la donna, allora la stampa riferisce le prove contro l’uomo, e ciò rafforza nel pubblico lo stereotipo dell’uomo-criminale e della donna-innocente. Pertanto l’iniziale convinzione secondo cui le donne sono più innocenti diventa il presupposto necessario per continuare a offrire alla donna la prima opzione nella negoziazione.
Se per caso tutti e due commettono un secondo crimine, è soltanto l’uomo ad avere precedenti penali e quindi viene condannato a una detenzione più lunga. Questo finisce per indurirne il carattere, e di ciò la giuria tiene conto e fa sì che negli uomini si registri la percentuale maggiore di recidività. Sotto questi aspetti i precedenti penali degli uomini si moltiplicano, quelli delle donne vengono minimizzati. Così, discriminazione genera discriminazione che genera discriminazione.
Come le commissioni sui pregiudizi legati al sesso razionalizzano quei pregiudizi
Di recente, le commissioni ufficiali che studiano i pregiudizi legati al sesso hanno riferito che sono le donne le vittime della discriminazione. Per esempio:
«Quando le donne ottengono la libertà condizionata mentre gli uomini sono condannati al carcere, tali commissioni affermano che le donne sono vittime della discriminazione perché il periodo di libertà vigilata è più lungo!»[31]
Le commissioni ricordano inoltre che le donne risultano discriminate perché esiste un minor numero di istituzioni carcerarie femminili, il che costringe i parenti a più lunghi spostamenti per le visite. Nessun cenno al motivo di ciò: raramente occorre più di una prigione femminile nei pressi di una città, e questo proprio grazie alla grande discriminazione in favore delle donne. Se alle donne toccassero le stesse accuse, la stessa cauzione, pari sentenze, esisterebbero più prigioni femminili.
È un dato di fatto che le donne hanno il privilegio di evitare la prigione grazie alla libertà condizionata, di essere condannate a pene detentive meno lunghe o di essere rinchiuse in istituti di riabilitazione invece che di pena, e poi si lamentano perché ci sono meno prigioni… Be’, direi che è difficile davvero trovare un miglior esempio di faccia tosta. Eppure, il New York Times riferisce senza commentì tali conclusioni.[32]
Come mai queste speciali commissioni non vedono chiaramente dove sta la discriminazione? Perché queste commissioni «governative» sono in realtà commissioni femministe. Vale a dire, il governo fa assegnamento su organizzazioni quali la femminista National Organization for Women e la prevalentemente femminista National Association of Women Judges per decidere su quali questioni focalizzare la ricerca e quali ignorare.[33] Sono commissioni governative soltanto nel senso che sono pagate dal governo, cioè da noi. Anche i principali membri dello staff sono prevalentemente donne, e spesso attiviste femministe, mentre quasi mai gli uomini sono attivisti del movimento maschile.[34]
Pertanto le commissioni sono state brave nel vedere il sovraffollamento nelle carceri femminili e nell’ignorare il maggiore sovraffollamento nelle carceri maschili; si sono rese conto che le carceri femminili devono prestare attenzione ai problemi propri alle donne, ma non che le carceri maschili devono prestare più attenzione ai problemi più comuni tra gli uomini, come per esempio lo stupro.
Una commissione governativa femminista sui pregiudizi legati al sesso è l’equivalente di una commissione governativa repubblicana sulle discriminazioni nei confronti dei partiti politici. Immaginate che ci sia una commissione governativa sulla discriminazione a livello dì partiti politici sponsorizzata da un certo partito politico e composta da membri dello stesso partito; che i risultati raccolti siano pubblicati, senza essere messi in discussione, sul New York Times e che le tasse aumentino per pagare il conto. Se un partito politico facesse una cosa del genere, per noi sarebbe uno scandalo; se lo fanno le femministe, è una cosa ufficiale. Il femminismo è diventato un sistema unipartitico della politica di genere.
Soltanto le femministe hanno razionalizzato il pregiudizio sessuale?
Se è comprensibile che una commissione sponsorizzata dalle femministe sul pregiudizio sessuale sia una commissione con pregiudizi sessuali, non sembra logico che pregiudizi simili siano spesso presenti nelle relazioni degli enti governativi a predominanza maschile, per esempio il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Eccone una dimostrazione: il dipartimento della Giustizia riferisce che gli uomini sono condannati a pene detentive più lunghe delle donne.[35] Le giustificano facendo rilevare che gli uomini hanno maggiori probabilità di essere mandati in carcere rispetto alle donne, e con pene tendenzialmente più lunghe.[36] Ecco qui il sessismo: perché mai gli uomini sono tendenzialmente condannati a pene detentive più lunghe per lo stesso crimine e per precedenti penali simili, tanto per cominciare?
Immaginiamo di leggere un rapporto governativo in cui si riferisce che una sorella e un fratello hanno rubato del chewing-gum. Il ragazzo è stato spedito in prigione mentre la ragazzina è stata confinata nella sua stanza. Se poi spiegasse che il ragazzo è rimasto in prigione più a lungo semplicemente perché le pene detentive sono tendenzialmente più lunghe della segregazione nella propria stanza, non ci chiederemmo forse: «Un momento, mi sfugge qualcosa: perché il ragazzo è andato in prigione e la ragazza è rimasta chiusa nella sua stanza per la stessa colpa?»
La necessità di negare il sassìsmo quando si rivolta contro gli uomini è pertanto molto più profonda del femminismo: rientra nel nostro processo inconscio collettivo che ci induce a usare il governo-protettore in sostituzione del maschio-protettore.
Il «fattore Cavalleria»[37]
I bianchi della classe media che operano all’interno del sistema giudiziario, fondamentalmente considerano le donne incapaci di commettere alcuni dei crimini di cui sono accusate. Pertanto cercano di trovare motivi validi per spiegare che la donna non era veramente coinvolta. Ma le donne che vengono trattate con simpatia e comprensione sono le donne bianche della classe media, e non quelle povere delle minoranze. Barbara Swartz, direttore di Women’s Prison Project[38]
Così agisce il «fattore Cavalleria». Le corti sono tenute a offrire pari protezione. Più un giudice (o una giuria) considera le donne il sesso più debole, più il giudice si convince (di solito inconsciamente) che la corte deve offrire a una donna maggiore protezione (per compensare il fatto che è il sesso più debole) affinché ne risulti una pari protezione. Questo è il ragionamento dei giudici che definiamo sciovinisti, cavaliereschi o patriarcali. È anche il ragionamento della femminista adolescente. Lo sciovinista e la femminista sono protettivi nei confronti delle donne. Molti giudici donne, peraltro, sono meno protettive sia degli sciovinisti sia delle femministe. Come disse un procuratore: «Se ci fossero più giudici donne, più donne andrebbero in prigione».[39]
Il circuito integrato della Cavalleria: il giudice, la giuria, gli avvocati e la cliente
Dico alle donne che cosa indossare, come vestire, come acconciarsi i capelli. Devono avere parecchio sex appeal per conquistare gli uomini della giurìa – e anche il giudice. Ma nel contempo non possono attirarsi l’ostilità delle donne che compongono la giuria con un aspetto troppo affascinante. Se sì mettono a piangere sommessamente durante il processo, ottengono miracoli.
Avvocato Frank P. Lucianna[40]
«Per il pubblico ministero è difficile sottoporre a un duro interrogativo una donna, perché rischia di alienarsi la giuria. Deve camminare sulle uova», spiega l’avvocato Michael Breslin.[41] A suo avviso, l’istinto protettivo si risveglia in tutti, soprattutto nei giurati anziani. Pertanto, quando difende una donna cerca di scegliere giurati anziani. Un penalista specializzato in diritti civili afferma con estrema franchezza: «Preferisco sempre rappresentare una cliente; il sistema è chiaramente orientato a suo favore».[42]
Tutti – giudice, giuria, avvocati, clienti e polizia – contribuiscono al circuito integrato della cavalleria. In molte città gli avvocati riferiscono che una giuria è talmente restia a dichiarare una donna colpevole per guida in stato di ubriachezza che la polizia non si preoccupa neppure di arrestarla.[43] È vero che «è un sistema maschile con giudici sciovinisti», ed è ingiusto. Gli uomini condannati a più lunghe pene detentive lo ritengono alquanto ingiusto.
Questo istinto protettivo nei confronti delle donne domina non soltanto il codice penale ma anche il codice di famiglia. È abbastanza evidente quando si parla di padri e madri: diciamo alle donne che hanno diritto ai figli, ma diciamo agli uomini che devono lottare per i figli. È meno evidente nel doppio standard adottato nel caso dei beni comuni. Ricordate Jim e Tammy Faye Bakker?…
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«Negli Stati Uniti, ogni anno[17] circa 1900 donne commettono omicidi.»
«Quando le donne commettono un omicidio, circa il 90 per cento delle vittime è costituito da uomini.»[18]
Dunque, a partire dal 1954 all’incirca 70.000 donne hanno ucciso; le loro vittime comprendono all’incirca 60.000 uomini ma, come vedremo tra poco, nessuna donna è stata giustiziata dopo aver ucciso soltanto un uomo.[19]
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Ignoravo tutto ciò… Per il resto devo dire che gli scritti di Farrell sono veramente interessanti. Descrivono scenari diametralmente opposti a quelli propagandati dai mass media e dalle femministe.
Concordo. Il sistema penale italiano è stato per alcuni decenni tra i meno disumani del mondo. Parlando – sul tema in questione – di “umanesimo italiano” mi riferivo a questo. La legge Gozzini (ora in corso di erosione, come sappiamo) ne è l’icona, ma non c’è solo quella. La situazione sta peggiorando (lo dimostra il numero crescente dei suicidi) per varie ragioni, non ultima il vendicativismo sociale. Ciascuno sa quali forze politiche lo sfrutti e lo alimenti.
La questione penale non c’entra in via diretta col femminismo, ma c’entra con la QM. E’ un altro pezzo del Titanic: nelle prigioni ci stanno quasi solo uomini e quasi solo quelli della 3° classe. Dovrebbe essere superfluo dire che se è vero (come è) che i crimini (quelli colpiti dalle leggi penali) sono commessi al 95% da maschi dovrà ovviamente derivarne che il 95% dei carcerati sia maschio. Ed è anche superfluo dire che se i rei appartengono alla 3° classe per il 95% allora nelle prigioni dobbiamo trovare il 95% di questa classe. Se un popolano, disoccupato, alcolizzato, semianalfabeta ha commesso un omicidio, in prigione ci deve andare lui. E ci va. La sua condizione sociale non cancella il suo crimine.
Denunciare il fatto che il 95% dei carcerati è maschio vorrà forse significare che vogliamo venga messo dentro un numero adeguato di femmine innocenti solo per fare pari?
Denunciare il fatto che il 95% dei carcerati appartiene ai Bassi vorrà forse significare che vogliamo venga messo dentro un numero adeguato di Alti innocenti solo per fare pari?
La considerazione sociologica non ha nulla a che vedere con la valutazione penale, ma ha tutto a che vedere con la valutazione politica. Come mai compiono reati (puniti dal codice) quasi solo i Bassi? La ragione non risiede solo nel fatto che è l’elite a scrivere le leggi, per cui ad es. in Italia il falso in bilancio (magari con 50.000 truffati/derubati) non è reato, mentre lo è lo scippo di strada. Deriva da altri motivi, noti o meno, intuibili o meno. Quelle che si chiamano cause sociali.
Visibile e invisibile. I maschi pagano per i crimini colpiti dalla legge penale, perché la legge non può colpire altro che i crimini oggettivi (derivanti da atti) ossia tutti i comportamenti antisociali visibili. Si può quasi dire che la legge penale (da Hammurabi in poi) è intrinsecamente connessa alla presenza maschile nel mondo e quindi al modo maschile di commettere reati.
E il modo femminile? Questo è tutto declinato all’invisibile, all’indiretto, al trasversale, come si conviene ad una creatura che ha nell’autoprotezione, nella fuga da ogni rischio e dalla responsabilità il suo modo di vivere. Sono solo spunti per ben più ampi approfondimenti.
“Il lato primordiale e violento che è in ciascuno di noi” è appunto ciò contro cui vanno prese adeguate contromisure, anziché farne il lato fondante di un piano politico (=nazismo) o lasciare che le cose vadano come vanno, imputandone la causa alla malvagità umana e allargando le braccia: “Cosa vuoi fare, i sadici ci sono sempre stati!”
Di fronte alla tendenza a rubacchiare, ad es., non si risolve il problema in quel modo dicendo sconsolati che “I ladri ci sono sempre stati…”, quella tendenza viene punita de jure e de facto (con qualche eccezione nei luoghi alti) più o meno duramente.
Contro la tortura (non solo nelle prigioni, ma anche nei manicomi e in tutti quei luoghi chiusi in cui i residenti sono alla mercé degli altri) non esistono che leggi pro forma che neanche si tenta di far rispettare e che cmq – oggi –nessuno avrebbe la forza di applicare perché la collettività sta dalla parte di Lucifero, per dirla con Zimbardo.
Si tratta di inferni con poche eccezioni. Una di queste rende vero quel che dicono nelle osterie: “In prigione hanno persino la piscina!”. Sì, …nel carcere femminile di Castiglione delle Stiviere.
RDV
Rino
“Denunciare il fatto che il 95% dei carcerati appartiene ai Bassi”
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Diceva Larry Holmes, ex campione del mondo di pugilato, categoria pesi massimi:
“E’ duro essere neri. Siete mai stati neri? Io lo sono stato una volta quando ero povero”.
(…)
C’è una domanda che io mi faccio da tempo: ma in sostanza, tolte le mestruazioni e il rischio di restare incinta, quale reale vantaggio c’è nel fatto di essere nati maschi? Dunque, siamo le principali vittime della violenza, la quasi totalità dei carcerati, nonché coloro che svolgono i lavori più degradanti. In caso di guerra i/le potenti spediscono a crepare “noi” anziché “loro”; dal punto di vista sessuale, a meno di non appartenere alla categoria dei maschi dominanti, non contiamo un beneamato cazzo. Nonostante ciò si racconta ovunque che eserciteremmo un enorme potere sulle donne.
Per quanto mi riguarda, ogni giorno che passa, mi convinco sempre di più che la mia decisione di non sposarmi né di mettere al mondo dei figli, è stata più che giusta. Di certo nessun ipotetico figlio potrà mai maledirmi per averlo fatto nascere in questo mondo di merda. La mia stirpe terminerà con me.
Marco: C’è una domanda che io mi faccio da tempo: ma in sostanza, tolte le mestruazioni e il rischio di restare incinta, quale reale vantaggio c’è nel fatto di essere nati maschi? ——————————————————————————————————
Sollevi una bella questione. QUI e ORA penso che la vita di una donna sia, mediamente, più semplice. Che cosa un uomo può vantare, mediamente, in più di una donna? La forza fisica. In un’epoca, però, super teconologizzata come la nostra, il peso, l’importanza di questa componente si è ridotta moltissimo. La legislazione, inoltre, nonostante le fandonie femministe affermino pateticamente il contrario, agevola la donna ovunque sia possibile, e mi sembra inutile star qui a elencare i vari privilegi di cui usufruisce. Inoltre, il rischio di rimanere incinta o le mestruazioni, si e no caratterizzano metà della vita di una donna, non oltre. Ma è nell’ambito relazionale che si evidenzia un vero e proprio abisso tra i due sessi. La donna occidentale si permette il lusso di scartare amicizie maschili, di rifiutare avances a ripetizione, mentre l’uomo comune, beta, deve elemosinare un pò di attenzione e considerazione. Il discorso qui ritorna sull’enorme potere sessuale femminile in una società in cui il sesso, non a pagamento, è ridotto a merce di scambio. La condizione dell’uomo beta italiano è pietosa, nonostante gli uomini beta italiani si vergognino di affermarlo, perchè non sta bene che un uomo metta in piazza il proprio disagio, meglio ancora recitare la parte dell’uomo soddisfatto. Come titolava un album del menzionato Gaber, meglio” far finta di essere “sani”".
“Dunque, siamo le principali vittime della violenza, la quasi totalità dei carcerati, nonché coloro che svolgono i lavori più degradanti. In caso di guerra i/le potenti spediscono a crepare “noi” anziché “loro”; dal punto di vista sessuale, a meno di non appartenere alla categoria dei maschi dominanti, non contiamo un beneamato cazzo. Nonostante ciò si racconta ovunque che eserciteremmo un enorme potere sulle donne.(Marco)
Nella tua lista di svantaggi maschili, ti sei dimenticato di aggiungere il fatto che, in Occidente, la vita media di un uomo è quasi 10 anni minore rispetto a quella della donna(75 contro 84), che gli uomini sono più esposti al suicidio(*), alla solitudine(si veda il caso dei barboni, dei single per non per loro scelta, ecc…la maggior parte è maschile), degli abbandoni(da parte della moglie o fidanzata, con tutta l’atroce sofferenza interiore che ne consegue). Gli uomini sono esposti alla discriminazione in campo economico-lavorativo(pensionamento 5 anni più tardi rispetto alle donne,sgravi fiscali e agevolazioni solo per imprenditori donne, sgravi fiscali maggiori per le donne in alcuni ambiti, quali quello universitario(**), nelle borse di studio, borse di studio per sole donne), nel campo della salute(i fondi per la ricerca per le malattie femminili sono enormemente maggiori di quelli maschili, “corsie di emergenza rosa”, “scatole rosa” per le donne automobiliste, ecc), in campo scolastico(la stragrande maggioranza del corpo docente è femminile, in campo sociale(“prima le donne e i bambini”, “taxi rosa”, “banche rosa”, ecc)), in ambito sessuale(la Cassazione ha stabilito esplicitamente che l’ uomo non ha diritto all’ amplesso, mentre la donna sì), in ambito giuridico(la donna viene sempre vista come parte debole e innocente, a prescindere), in ambito politico(le “quote rosa” stabilendo una percentuale APRIORI obbligatoria di presenza femminile in parlamento, a PRESCINDERE dal tasso di partecipazione femminile alla politica,violano il principio della democrazia e della costituzione), in ambito mediatico(non si contano più le volte che ci sentiamo dire per tv e giornali che le donne, rispetto agli uomini, sono “più brave”, “più buone” “più capaci”, “più intelligenti”, “lavorano di più”..bla..bla…mentre invece la figura mediatica della donna invece è protetta e pilotata dal ministero delle “pari opportunità”(sic!) e dai tanti decreti “salva donne”, ecc), in ambito poli . E potrei continuare….sono migliaia e migliaia gli svantaggi maschili e privilegi femminili, non c’è spazio per elencarli tutti. Ora non voglio dire che in questa società tutte le donne se la passino bene, anzi la difficoltà di questa vita colpiscono tutte le classi sociali non alte(a prescindere, quindi, dal sesso), ma dire che gli uomini siano avvantaggiati rispetto alle donne e che esercitino un potere su di esse, è da farabutti nazi-sessisti. E chi lo dice, quindi, è un farabutto nazista sessista.
*: il tasso di suicidio in una società ci dà una informazione sul livello di sofferenza e malessere interiore di essa.Il fatto che tale tasso è enormemente sbilanciato contro quello maschile, ci indica proprio che la popolazione maschile è molto più sofferente di quella femminile.
**: Un esempio fra i tanti.Ultimamente il parlamento, per frenare la “fuga di cervelli”, ha stabilito degli sgravi fiscali per i dottorandi e ricercatori. Tali sgravi fiscali non sono diversificati in base al reddito(come si dovrebbe) ma in base al sesso(maggiori sgravi fiscali per le donne rispetto agli uomini). Ciò significa, ad esempio, che una ricercatrice figlia di un avvocato o imprenditore avrà maggiori agevolazioni fiscali rispetto ad un ricercatore figlio di proletari o precari.Perchè lei è Donna. Non è Sessismo questo?
p.S: ecco qui, lavori tipicamente svolti da donne(anche nei “terribili anni del patriarcato”):
http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm
Si legga inoltre qui:
http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:sopraffazioni_delle_donne
Icarus.10
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in Occidente, la vita media di un uomo è quasi 10 anni minore rispetto a quella della donna(75 contro 84),
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Icarus, in realtà quello è il divario esistente nell’Europa orientale. In Italia e nell’Europa occidentale la vita media dell’uomo è minore di sei-sette anni rispetto a quella della donna. Non che cambi molto, lo dico solo per la precisione.
anche le italiane se la cavano bene: 84 anni
Giapponesi, le più longeve da 25 anni
In media vivono 86,4 anni e sono seguite dalle donne di Hong Kong, Francia e Svizzera. Uomini, in testa il Qatar
MILANO – Donne è bello, giapponesi è meglio. Le donne del Sol Levante guidano per il 25esimo anno consecutivo la classifica della longevità: in media 86 anni, anzi per essere precisi quasi 86 anni e mezzo. Secondo le statistiche ufficiali relative al 2009, pubblicate dal ministero della Sanità nipponico (leggi
), le giapponesi hanno stabilito addirittura un record nel 2009: 86,4 anni per le donne, 79,6 anni per gli uomini. Rispetto all’anno precedente le donne hanno guadagnato ben cinque mesi di vita, quattro mesi gli uomini. Il sesso maschile nipponico non vanta però una performance buona come quello femminile e si piazza solo al quinto posto della classifica mondiale, guidata da Qatar (81 anni), Hong Kong (79,8) e Islanda e Svizzera (pari a 79,7). Il gentil sesso giapponese è seguito a ruota da quello di Hong Kong (86,1 anni), davanti alle francesi (84,5 anni) e alle svizzere (84,4 anni). Le donne italiane comunque se la cavano bene (dato 2007), con un’aspettativa di vita di 84 anni. I maschi arrivano a 78,7 (guarda la tabella comparativa di alcuni Paesi
- attenzione, non tutti i dati sono aggiornati).
SUICIDI – Tra le cause della longevità giapponese il ministero cita il buon livello di servizi sanitari, la dieta sana e il livello di vita mediamente elevato. Ma c’è il rovescio della medaglia: la società giapponese sta invecchiando drammaticamente per il calo delle nascite. E inoltre non sempre longevità non sempre significa serenità: il Giappone deve fronteggiare un crescente numero di suicidi, criminalità e alcolismo tra gli anziani maschi, anche a causa della crisi economica, povertà e mancanza di lavoro.
Redazione online
26 luglio 2010
http://www.metacafe.com/watch/130249/jarhead_sex_tape/
Un paio di anni fa vidi un bel film chiamato Jarhead.
Vi è questa scena che inizialmente trovai anche io divertente ma in effetti è terribile.
Una moglie si vendica dei tradimenti del marito (in missione in Iraq) spedendogli (a sua insaputa) un film porno che la vede protagonista insieme al vicino di casa.
Da UOMO io non augurerei una cosa del genere a nessuno,eppure molti/e (“uomini”,ma soprattutto donne) trovano un episodio del genere,seppur frutto della finzione,solamente divertente e il comportamento di quella moglie più che giustificato.
Pensare che cose del genere possano avvenire nella realtà non dovrebbe essere uno spasso…
P.s.:nella scena successiva gli altri marines continuano a mostrarsi divertiti nonostante lo psicodramma vissuto dal collega in un ritratto molto realistico sullo stato attuale della coscienza media maschile