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03 mag 2010  |  22 Commenti

Natura e cultura

Un nodo irrisolvibile.

La prassi come scelta metodologica. Cioè partire dalle condizioni reali di esistenza di ciascuno.

natura_e_culturaE’ un dibattito infinito che dura fin dagli albori del pensiero filosofico quello sulla relazione fra Natura e Cultura. Così come quello che ha visto confrontarsi tanti e tanti pensatori sul rapporto fra Essere e Divenire.

Non si è mai giunti ad una soluzione condivisa. Da una parte c’è stato chi ha sostenuto l’impossibilità di modificare la natura umana appunto perché la condizione naturale degli uomini, la loro ontologia, è immodificabile. Dall’altra invece molti altri hanno sostenuto e sostengono che la natura umana possa essere modificabile, anche radicalmente, attraverso un processo culturale profondo e sistematico nel tempo.

Questa riflessione ha coinvolto autorevolissimi filosofi e correnti filosofiche nel corso della storia e ha finito per dividerli il più delle volte drasticamente e senza possibilità alcuna di incontro o di mediazione.

Questa discussione ha soprattutto coinvolto, e non poteva essere diversamente, l’ambito della filosofia politica. E’ ovvio che considerare immutabile la natura umana presuppone una scarsissima fiducia nella possibilità di poter trasformare l’ordine di cose esistenti, considerato appunto come “stato di natura”. Questo stato di cose esistenti può, secondo questa concezione ( sappiamo di semplificare moltissimo argomenti assai complessi e ce ne scusiamo) tutt’al più essere governato ma certamente non trasformato. Non solo. I sostenitori di questa tesi sono generalmente portatori di una concezione “negativa” della condizione umana all’interno dello stato di natura, costituendo quest’ultimo il luogo della prevaricazione assoluta dell’uomo sull’uomo, della rapacità, del dominio violento dell’uno sull’altro, insomma dell’”homo homini lupus” di hobbesiana memoria. E infatti proprio questo grande filosofo della politica è universalmente considerato, non a torto, l’inventore di una concezione della politica e dello stato fondata sul predominio assoluto di questo sugli uomini che devono cedere, o essere messi nella condizione di cedere, ogni loro diritto naturale al potere politico, cioè allo stato. O meglio allo Stato, con la S maiuscola. Solamente in questo modo, secondo Hobbes, cioè solamente spogliando completamente gli uomini di ogni loro diritto naturale (tranne quello alla sicurezza delle loro persone fisiche e delle loro proprietà, che deve essere garantito appunto dal Sovrano) e trasferendo ogni potere allo Stato, è possibile una pacifica e civile convivenza fra gli uomini, altrimenti destinati ad uno stato di guerra assoluta l’un contro l’altro armati. E questa è appunto, sempre secondo Hobbes, la condizione dell’essere umano nello stato di natura. Una condizione immodificabile che può essere disinnescata solo attraverso la cessione di ogni diritto naturale da parte dei membri di una comunità (con le sole eccezioni di cui sopra), allo Stato. In altre parole solo attraverso il passaggio dallo stato di natura alla stato civile (politico)

Viceversa, secondo altrettanto autorevoli pensatori, lo stato di natura, per lo meno alle sue origini, prima cioè dell’intervento di fattori esterni, non sarebbe l’inferno sulla Terra testè descritto ma invece uno stato di pace, serenità e armonia fra gli uomini. Secondo questa concezione, che ha avuto nel filosofo francese Rousseau senz’altro il più autorevole rappresentante, è proprio l’intervento di ciò che chiamiamo col termine di società civile che ha modificato questo equilibrio naturale, creando diseguaglianze fra gli uomini, conflitti, violenza e ingiustizie e rompendo quindi quell’armonia di cui gli uomini godevano prima che tale condizione fosse artificialmente modificata.

Rousseau ravvede sostanzialmente la rottura di questo equilibrio e di questa armonia nella nascita e nella irruzione della proprietà privata e di tutto ciò che questa comporta.

Celebre il suo passo del “Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini” che merita di essere citato al fine di comprendere meglio il cuore della questione. “Il primo che, recintato un terreno, ebbe l’idea di dire: Questo è mio, e trovò persone così ingenue da credergli, fu il vero fondatore  della società civile. Quanti delitti, guerre, assassini, quante miserie ed orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i paletti o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: Guardatevi dall’ascoltare quest’impostore; siete perduti, se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno”.

Naturalmente, come dicevamo prima,  la discussione su questi temi sarebbe interminabile. E noi non abbiamo certo la capacità o la pretesa di aggiungere o togliere nulla, né tanto meno la presunzione di chiuderla.

Costituisce però una premessa necessaria per affrontare il tema della condizione ontologica delle donne e degli uomini e della loro relazione, dell’eguaglianza, del concetto di reciprocità fra i generi e della estrema difficoltà se non, molto probabilmente, addirittura dell’impossibilità di arrivare ad una posizione oggettiva e condivisa su queste tematiche.

In molti sostengono che la natura degli uomini e delle donne sia immodificabile. Pertanto sarebbe illusorio e depistante, oltre che utopistico, prefigurare scenari in cui il rapporto fra i due generi possa fuoriuscire dai binari che la natura ha prestabilito.

“Da che mondo è mondo” – questa è la vulgata ricorrente – uomini e donne sono fatti in un certo modo e nulla potrà modificare la loro natura. Ergo, sempre seguendo questo tipo di ragionamento, alcune differenze di natura ontologica fra i sessi non potranno mai essere modificate, neppure in una ipotetica e futuribile società dove sia stata realizzata la perfetta parità ed eguaglianza fra uomini e donne. Ma questa ipotetica parità, secondo questa teoria, non potrà mai aversi, appunto perché le diversità ontologiche fra i generi impediscono che ciò possa essere realizzato.

Da una posizione opposta c’è invece chi sostiene che la natura degli uomini e delle donne possa invece essere trasformata, anche radicalmente, attraverso un processo, più o meno graduale, di natura sociale, politica e culturale.

Per parte nostra, ribadiamo, anche in questo caso, che il nodo non potrà mai essere sciolto né si potrà mai arrivare ad una posizione condivisa.

Ciò non significa però, nel modo più assoluto, che la questione non esista. Al contrario, è senz’altro uno dei nodi mai sciolti che condiziona pesantissimamente la relazione fra i sessi.

“Da che mondo è mondo”- sostengono in molti, sia uomini ma soprattutto donne (ed è ovvio che una simile affermazione ha senso solo se la si considera come un derivato dello stato di natura che si decide di mantenere), – è l’uomo che corteggia la donna e non viceversa”. Non c’è dubbio che si tratti di un’ affermazione difficilmente contestabile. E’ altrettanto incontestabile però che, nello stesso stato di natura, vigeva l’ordine del più forte (con tutto il rispetto per le idee di Rousseau). E infatti per millenni, prima che gli uomini si organizzassero in società civili, la legge del più forte, cioè del capobranco, era quella che regolava i rapporti fra gli uomini e anche fra gli uomini e le donne. A questa affermazione in base alla quale “da che mondo è mondo è l’uomo che corteggia le donne”, gli stessi sostenitori (e soprattutto sostenitrici) di questa tesi dovrebbero altresì confermare che nello stato di natura i maschi dominanti (alpha), essendo più forti fisicamente delle donne e anche degli altri uomini, avevano la libertà di prendersi quelle che preferivano, con le buone o con le cattive e senza tanti complimenti o giri di parole. D’altro canto, nessuno, e soprattutto nessuna, avrebbe mai potuto mettere in discussione questa modalità, dal momento che avrebbe rischiato di essere percossa/o, allontanata/o dal branco o addirittura uccisa/o. E anche questo è difficilmente contestabile. Se i sostenitori e le sostenitrici della immutabilità di alcune “leggi” che governano lo stato di natura, soprattutto per quanto riguarda la relazione fra i generi, fossero coerenti, non potrebbero smentire neanche questa seconda tesi. Anche perché non c’è una legge più naturale di questa, cioè la legge del più forte, “da che mondo è mondo”. Quindi, volendo fare un esempio banale ma calzante, laddove una donna, (e di fatto sono tuttora la stragrande maggioranza a pensarla così),  ribadisse che “da che mondo è mondo è l’uomo che deve sbattersi per avere una donna e non viceversa”, un uomo potrebbe risponderle che “da che mondo è mondo lui è il più forte e quindi lei non deve avere  voce in capitolo su nulla”.

Naturalmente noi riteniamo che entrambe queste due leggi non scritte siano due grandi imbecillità, anche se di fatto tuttora imperanti pur con modalità molto più sofisticate rispetto al passato. Due leggi che si bilanciano perfettamente nella loro stupidità.

E infatti gli esseri umani, uomini e donne, ritenendo lo stato di natura invivibile, hanno scelto di superarlo e di vivere in società civili organizzate. Di più. Le donne nella seconda metà del secolo scorso, presupponendo di trovarsi in una condizione di subordinazione, hanno rivendicato legittimamente il superamento di tutte le vecchie logiche che regolavano i rapporti fra i sessi, non solo nello stato di natura ma anche nelle società civili che si sono avvicendate nel corso dei millenni, per andare nella direzione di una piena e totale eguaglianza e parità dei sessi.

Di conseguenza, proprio sulla base di quest’ultima considerazione, ci sembra quanto meno contraddittorio, continuare a fare riferimento a determinate leggi naturali e soprattutto a seguire determinati modelli e comportamenti di vita. A meno che non si decida di farlo a piacimento, cioè solo quando conviene o quando serve a mantenere determinate posizioni di privilegio o di potere. Il che non cambia la sostanza, anzi, la aggrava.

Quindi da una parte (le donne)  rivendicano piena eguaglianza e parità dei diritti mentre dall’altra, nei comportamenti pratici (la prassi), vogliono mantenere e di fatto mantengono i privilegi di sempre. Delle due l’una. Non si può mantenere il piede in due staffe senza cadere in una macroscopica contraddizione.

Non solo. La grandissima maggioranza delle donne rimangono tutt’oggi psicologicamente e culturalmente subalterne ai cosiddetti maschi dominanti (alpha) nei confronti dei quali, questo è l’altro gigantesco paradosso, si inverte completamente il paradigma vigente per i maschi normali (beta). Nei confronti dei primi si scatena fra di loro (le donne) una concorrenza sfrenata per cercare di accaparrarseli, fino al punto di arrivare a rovesciare completamente il tipo di rapporto che si instaura invece con i maschi beta. Assistiamo quindi quotidianamente allo spettacolo, non edificante per la verità, delle donne che fanno a gara a chi si propone con maggior sfacciataggine pur di arrivare all’obiettivo. Ed è normale che sia così. Il maschio alpha, in quanto tale, ha un peso specifico enormemente superiore a quello di un maschio beta, e anche a quello della maggioranza delle donne “normali”, cioè non appartenenti alle elite femminili dominanti, le quali ormai godono dello stesso potere dei maschi dominanti, essendo state cooptate dal sistema che ha fatto la loro fortuna.

Quindi, come vediamo, anche la famosa legge mutuata dallo stato di natura, e cioè “da che mondo è mondo sono gli uomini a doversi sbattere per le donne e non viceversa”, corrisponde solo in parte alla verità. Se questo valesse per tutti gli uomini, sempre, comunque e dovunque, in qualsiasi contesto storico, sociale, economico, culturale e religioso, tutto sommato, ci si potrebbe anche stare…(si fa per dire…). Perché ciò significherebbe che questa è veramente una legge naturale che corrisponde all’ontologia dell’essere (femminile, in questo caso). Ma così non è, come abbiamo visto e come vediamo quotidianamente nella vita di tutti i giorni. E non c’è bisogno di fare un’indagine sociologica per capirlo; basta essere onesti e avere un po’ di buon senso.

Sarebbe quindi più corretto dire che “da che mondo è mondo sono gli uomini beta che devono sbattersi per le donne”, e non tutti gli uomini indistintamente.

Ma si potrebbe legittimamente obiettare che proprio questa è la legge ontologica che regola i comportamenti femminili perché da sempre, sottolineiamo da sempre, la grande maggioranza delle donne si è fatta correre dietro dai maschi beta ma si è sempre sbattuta per conquistare i favori e le simpatie  dei maschi alpha.

Quindi la regola che le donne devono sempre essere corteggiate “da che mondo è mondo” vale solo ed unicamente per i maschi beta.

Come ribadiamo, e come si evince facilmente, è assai difficile sbrogliare il rapporto fra natura e cultura. D’altronde, dove finisce la natura e dove e quando cominciano i processi culturali? E’ ancora più difficile tracciare dei confini spazio-temporali per descrivere questo percorso.

La cosa più realistica è considerare che gli uomini e le donne sono esseri naturali e culturali e che è impossibile separare del tutto questi aspetti.

Per queste ragioni ma anche per una scelta metodologica, cioè come approccio interpretativo alla realtà, il Movimento degli Uomini Beta, ha scelto di partire dalla prassi, cioè dalle condizioni materiali di esistenza, qui ed ora, degli Uomini Beta. E quando parliamo di condizioni materiali non ci riferiamo solo alle condizioni economiche, sociali e ambientali, ma anche a quelle culturali, psicologiche e spirituali che non possono essere separate dalle prime. Ed è proprio grazie alla prassi, cioè alla osservazione attenta e lucida della nostra condizione di uomini all’interno di questo contesto storico, sociale e culturale che abbiamo preso coscienza di essere degli oppressi e dei discriminati.

Noi riteniamo che questo sia il migliore strumento per interpretare la realtà, non per convinzione ideologica o per uno schema a priori, ma perché questo è l’unico metodo che ci consente di prendere atto delle nostre condizioni reali, senza infingimenti di nessun genere.

Attardarsi, o meglio limitarsi, ad una discussione interminabile (pur filosoficamente e storicamente importante) sul rapporto fra natura e cultura e sull’ontologia dell’essere femminile e maschile porta solo alla paralisi e alla mancanza di iniziativa.

Scegliamo di partire dall’analisi lucida e concreta della nostra condizione reale di uomini oppressi e subordinati e dalla nostra ovvia e naturale esigenza di trasformarla. Ovviamente non diamo affatto per scontato che la condizione di oppressione in cui si trovano a vivere gli uomini beta sia una condizione naturale; al contrario. Così come non riteniamo che la condizione femminile, o meglio, le diverse condizioni femminili, debbano rimanere immutate perché appartenenti ad un immodificabile stato di natura.

In conclusione, a noi preme relativamente poco stabilire se questo ordine di cose e questi comportamenti concreti (femminili ma anche maschili) che costringono gli uomini beta in una posizione di subordinazione, siano di derivazione naturale oppure il risultato di un processo culturale.

Quello che ci preme è lavorare affinché il maggior numero possibile di uomini beta diventi consapevole di questa condizione e cominci ad avviare un percorso che con il tempo possa  tradursi  in un movimento di massa capace di trasformare questo stato di cose e di riequilibrare la situazione in proprio favore.

Fabrizio Marchi

22 Commenti

STRIDER 7:59 pm - 8th dicembre:

Sono sostanzialmente d’ accordo, tuttavia credo che vadano precisate alcune cose. Per esempio, quando si afferma che “da sempre, sottolineiamo da sempre, la grande maggioranza delle donne si è fatta correre dietro dai maschi beta ma si è sempre sbattuta per conquistare i favori e le simpatie dei maschi alpha”, va anche specificato che questo discorso riguarda anzitutto le donne giovani e belle o, comunque, carine e ancora attraenti.

Di sicuro non riguarda le brutte, le grasse o quelle sopra gli “anta”, le quali, agli occhi dei cosiddetti “uomini alpha”, non contano niente.
Certo, c’e’ pure da dire che tantissimi “uomini beta”, (come me) agli occhi di coloro che vengono snobbate dai cosiddetti alpha, contano poco piu’ di nulla. Basti dire che, molto spesso, e’ gia’ tanto se qualcuna di loro si dimostra gentile nei confronti degli “sfigati” (termine che detesto profondamente) che tentano di corteggiarle.

E al riguardo, vorrei pure fare notare che questo genere di donne, solitamente… “sceglie chi ha provato a corteggiarle”. Mi riferisco piu’ che altro ad eventuali relazioni affettive, perche’ e’ chiaro che se ci si riferisce al puro e semplice sesso, anche una bruttina puo’ rimorchiare molto piu’ facilmente di un uomo, anche se bello.

Tanto per fare un provocatorio esempio, le basterebbe sedersi su un marciapiede della propria citta’ e vestirsi in maniera un po’ scollacciata, per trovare qualcuno disposto anche a pagarla…
Viceversa, anche al bello toccherebbe pagare.

Resta il dilemma: natura o cultura ? Secondo me, piu’ la prima che la seconda, tuttavia anch’ io ritengo che l’ aspetto culturale c’ entri molto. Per esempio, anni fa, quando ero iscritto al forum sulla QM, (2005-2007) feci notare che noi viviamo in un sistema dove gli uomini pagano per parlare (per parlare!) con delle giovani e avvenenti ragazze, nei night gestiti da altri uomini (alpha?).

Oppure arrivano a sborsare 50 euro, ogni dieci minuti, per toccare culo e tette a una ragazza durante un prive’ ! Oggi, come allora, mi chiedo: cosa c’e’ di naturale in tutto cio’ ? Secondo me, poco o niente.
Questa altro non e’ che l’ “alleanza” non scritta, fra uomini alpha e donne, (di cui parla Rino, nel suo pezzo, piu’ unico che raro) dalla quale ne esce massacrato l’ uomo beta, costretto a pagare cio’ che dovrebbe essere gratuito.

STRIDER 8:06 pm - 8th dicembre:

Questo e’ quanto scrivevo circa tre anni e mezzo fa.
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=1340605&st=1170
“Riguardo a questa dannata questione della prostituzione, ritengo che anche l’impostazione stessa della società aumenti “artificialmente” il già preesistente potere sessuale che la natura ha dato alle femmine; e che cmq è limitato al periodo della gioventù e soprattutto a quelle belle.
Perchè è ovvio che una ragazza brutta o grassa, o una 60-70/enne piena di cellulite non ha alcun potere sugli uomini.
Es.(l’ho già scritto ma lo ripeto): COME E’ POSSIBILE CHE UNA PRESUNTA SOCIETA’ MASCHILISTA – QUALE SAREBBE LA NOSTRA – INVENTI DEI LOCALI DOVE GLI STESSI UOMINI SONO COSTRETTI A PAGARE PER PARLARE CON UNA FEMMINA O PER TOCCARLE TETTE E CULO DURANTE UN PRIVE’ ?
Converrete con me sul fatto che c’è qualcosa che non quadra.
Spesso penso che i primi misandrici siano gli stessi uomini o, perlomeno una parte di essi, quelli di potere in primis.
(Ovvero coloro che ce lo mettono nel didietro dalla mattina alla sera)”

STRIDER 8:09 pm - 8th dicembre:

Sempre in quel periodo, silverback posto’ quanto segue.
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=1340605&st=1110
Dunque…
A far luce sui diversi desideri dei due sessi sono i rapporti omosessuali.
Quelli eterosessuali rappresentano un compromesso tra i desideri di un uomo e i desideri di una donna, e tendono quindi a minimizzare le differenze tra i sessi.
Gli omosessuali, invece, non hanno bisogno di giungere a compromessi, e la loro esperienza mette in mostra la sessualità umana in una forma più pura.
In uno studio sugli omosessuali di San Francisco condotto prima dell’epidemia di AIDS (il primo caso ufficiale fu registrato il 5 giugno 1981), emerse che il 25% degli uomini gay aveva avuto più di mille partner sessuali; il 75% oltre 100.
Viceversa, nessuna femmina lesbica risultò essere così promiscua, solo il 2% di esse dichiarò un centinaio di partner.
Anche altri desideri dei gay, come quelli riguardanti la pornografia, la prostituzione e l’attrazione per partner giovani, rispecchiano o portano all’eccesso i desideri degli eterosessuali.
(Tra l’altro, il fatto che i desideri sessuali degli uomini siano gli stessi a prescindere dal fatto che siano rivolti alle femmine o ad altri uomini confuta la tesi che si tratti di strumenti di oppressione della femmina.)
Non è che gli uomini gay siano sessualmente “più calorosi”: sono semplicemente uomini i cui desideri maschili si incontrano con altri desideri maschili anziché con desideri femminili.

Tra gli eterosessuali, se gli uomini desiderano la varietà più delle femmine, quello che dovrebbe conseguirne può dircelo un qualunque corso di economia.
L’accoppiamento dovrebbe essere considerato un’elargizione femminile, un “favore” che le donne possono decidere se concedere o negare.
Fiumi di metafore parlano del rapporto sessuale con una donna come di una merce preziosa, sia che assumano il punto di vista di lei (concedersi, dargliela, sentirsi usata), sia che assumano quello dell’uomo (averla, favori sessuali, farcela).
E le “transazioni sessuali”, come i cinici di ogni genere hanno scoperto da tempo, obbediscono spesso a logiche di mercato.
In tutte le società sono quasi esclusivamente gli uomini che corteggiano, fanno approcci, ricorrono a “filtri d’amore”, fanno regali in cambio di rapporti sessuali, pagano le prostitute, etc.
L’economia sessuale, naturalmente, dipende anche dalla desiderabilità dei singoli individui, non solo dai desideri medi dei due sessi.
Si paga per il sesso (in denaro, impegni, favori, regali, vacanze, cene, etc.) quando il partner è più desiderabile di noi.
Dato che le donne discriminano più degli uomini, l’uomo medio deve pagare per avere rapporti sessuali con la donna media…* (Non sempre è così ma poco ci manca*…)
Un uomo medio può attrarre una moglie di qualità superiore a quella di una partner occasionale (presumendo che l’impegno matrimoniale sia una forma di pagamento…), mentre una donna media può attrarre un partner occasionale (che non pagherebbe niente…) di qualità superiore al marito*.

Solo con gli uomini di qualità “più alta” sono disposte ad avere rapporti sessuali (gratis) un gran numero di femmine.

Silver 1:06 am - 9th dicembre:

Personalmente faccio parte di coloro che considerano la natura più importante e influente della cultura.
Basti evidenziare che la prima può esistere a prescindere, la seconda no.
La seconda, senza la prima, non può esistere.
Ciò non toglie che la cultura abbia una sua forte influenza sulla specie umana.

Per esempio, l’antica cavalleria maschile nei confronti delle donne, c’entra molto con la cultura.
Pertanto, mi auguro che le future generazioni maschili riescano a liberarsi, una volta per tutte, da questa ormai obsoleta usanza, che li obbliga alla deferenza verso le donne (ormai non più dame…) ed a tirare sempre su il portafoglio.

In merito, anche alcune sere fa, in pizzeria, mi è capitato di assistere per due volte, alla solita patetica scena di una lei che vuole pagare il conto e di un lui che si impunta e dice alla sua metà che “non se parla neppure; pago io”…

Silver 8:40 pm - 20th dicembre:

Questo è un brano tratto dal libro:
“LA SCIMMIA CHE SIAMO – Il passato e il futuro della natura umana”, di Frans de Waal.
Titolo originale dell’opera:
“Our Inner Ape” (2005).
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In Totem e tabù, Sigmund Freud immaginava che la nostra storia cominciasse con quella che chiamava “l’orda primitiva di Darwin”. Un padre geloso e violento teneva tutte le donne per sé, scacciando i suoi figli appena diventavano grandi, e questo scatenò una rivolta contro la sua autorità. I figli si allearono per uccidere il padre, dopo di che lo divorarono, si cibarono di lui sia in senso letterale sia metaforico, interiorizzando la sua forza e la sua identità. Durante il suo regno l’avevano detestato, ma in seguito alla sua morte riuscirono finalmente a riconoscere anche l’affetto che avevano nutrito per lui e pertanto provarono rimorso, a cui seguì un’ammirazione eccessiva, e da ultimo la comparsa dell’idea di dio:”In fondo, il dio non è altro che un padre di un ordine più elevato” concludeva Freud. Le religioni tendono a presentare le morali sessuali come date da dio e così facendo richiamano alla mente l’immagine di un maschio alfa ancestrale che, secondo Freud, ha sempre mantenuto una salda presa sulla nostra psiche. E’ l’affascinante idea che gli antichi modelli di competizione sessuale siano perpetuati dalle religioni senza che noi ce ne rendiamo conto. Ma questi modelli hanno resistito anche nella vita reale. Gli antropologi ci hanno fornito ampie prove che gli uomini potenti controllano un maggior numero di donne e hanno più figli. Un esempio sbalorditivo ci viene offerto da una recente ricerca genetica nei paesi dell’Asia centrale. Lo studio riguardava il cromosoma Y, che si trova solo nei maschi. Tra gli uomini asiatici non meno dell’8 per cento ha dei cromosomi Y virtualmente uguali, facendo pensare così a un unico progenitore per tutti loro. Quest’uomo ha avuto così tanti figli che si calcola che ora abbia 16 milioni di discendenti maschi. Poiché è stato determinato che questo grande inseminatore è vissuto circa mille anni fa, gli scienziati hanno scelto Gengis Khan come il candidato più probabile. Khan, i suoi figli e i suoi nipoti controllavano il più grande impero della storia del mondo e i loro eserciti sterminarono intere popolazioni. Le donne giovani e belle non erano comunque destinate alle truppe: venivano portate dal dominatore mongolo in persona. Negli uomini potenti rimane la tendenza a pretendere una fetta sproporzionata della torta riproduttiva. Ma la rozza rivalità maschile è stata sostituita da un sistema in cui potenzialmente ogni maschio ha una sua propria famiglia e l’intera comunità sancisce e rispetta il legame con la sua compagna. Che questo accordo duri fra di noi da un bel pezzo è indicato sia dalla differenza di dimensioni che c’è tra uomini e donne sia, per quanto sembri strano, dalle dimensioni dei nostri testicoli. Ci sono duecento specie di primati e quelle in cui un unico maschio monopolizza molteplici femmine sono quelle in cui i maschi hanno dimensioni di gran lunga più grandi delle femmine. L’orda primitiva di Freud ricorda molto l’harem di un gorilla, con il temibile padre che è grande due volte le sue tante compagne. Paradossalmente, comunque, più il maschio di una specie è dominante, più piccoli sono i suoi testicoli; per esempio quelli di un gorilla pesano estremamente poco rispetto alle dimensioni complessive del suo corpo. E la cosa ha senso, perché nessun altro maschio si avvicina alle femmine di un maschio dominante. Essendo lui l’unico che le feconda, bastano piccole quantità di sperma. Questo contrasta con gli scimpanzé e i bonobo, entrambi promiscui, tra i quali molti maschi si contendono la stessa femmina: se una femmina si accoppia con parecchi maschi nello stesso giorno, gli spermatozoi di tutti i suoi amanti saranno in corsa verso l’ovulo. Questo fatto è conosciuto come la competizione degli spermatozoi: il maschio il cui sperma è più abbondante e più sano vince. In questo caso, non è necessario che i maschi siano possenti e con pesanti armi di offesa come i grandi proprietari di harem del regno animale, i trichechi, i gorilla, i cervi e i leoni. Quando gli animali dipendono dalla competizione degli spermatozoi, le femmine non sono molto più piccole dei maschi. Le femmine degli scimpanzé pesano circa l’80 per cento di quanto pesino i loro corrispettivi maschili, e nei bonobo e negli umani la differenza di dimensioni tra i sessi è addirittura poco inferiore. Tutte e tre le specie, ma in particolare le ultime due, mostrano segni di una competizione maschile ridotta. Comunque c’è una differenza importante: sia gli scimpanzé sia i bonobo sono ben più promiscui di quanto non lo siamo noi. I nostri testicoli stanno a testimoniarlo: sono semplici noccioline in confronto alle noci di cocco delle grandi antropomorfe nostre parenti. In rapporto alle dimensioni del corpo, i testicoli dello scimpanzé sono circa dieci volte più grandi di quelli dell’uomo. I testicoli del bonobo non sono stati misurati precisamente, ma sembrano più grandi di quelli degli scimpanzé, anche se il corpo dei bonobo ha più piccole dimensioni. Quindi anche rispetto a questo, i campioni sembrano essere i bonobo. La scienza ha versato più inchiostro sulle dimensioni del nostro cervello che su quelle delle nostre palle, eppure, nel più ampio schema di comportamento animale, i confronti tra genitali sono estremamente istruttivi. Ci indicano che nell’uomo si combinano due elementi che non si trovano abbinati in nessuno dei nostri parenti stretti: una società plurimaschile e con un basso livello di competizione degli spermatozoi. A dispetto della storia di Gengis Khan – che riguarda essenzialmente la competizione di un maschio per le femmine esterne al proprio gruppo – i nostri piccoli testicoli stanno a indicare che i nostri antenati, perlopiù, non correvano tutti dietro alle stesse femmine. Qualcosa deve averli trattenuti dalla promiscuità diffusa e deve averli sviati in modo radicale dall’aperta competizione per l’accoppiamento che vige tra scimpanzé e bonobo: questo “qualcosa” è senza dubbio la famiglia nucleare, o come minimo l’esistenza di legami di coppia stabili di tipo eterosessuale. La nostra anatomia racconta una storia d’amore e di unione tra i sessi che va indietro nel tempo di un bel pezzo, forse proprio agli inizi della nostra stirpe. Questo è confermato dai fossili di Australopithecus la cui leggera differenza di dimensioni tra maschi e femmine suggerisce implicitamente una società monogamica.
Nonostante questa eredità, gli effetti della dominanza e del privilegio maschile restano presenti all’interno della nostra società, non solo nella misura in cui certi uomini rivendicano più partner sessuali di altri, ma anche per quanto riguarda il modo di trattare le donne. Quando i maschi dominano, hanno dei sistemi per estorcere il sesso: lo “stupro” tra gli umani e l’”accoppiamento forzato” tra gli animali. Fatemi aggiungere subito, però, che il fatto che si verifichi un comportamento simile non significa che sia dettato biologicamente. Un recente libro in cui si afferma che lo stupro è naturale, ha suscitato un pandemonio incredibile, essenzialmente perché è stato inteso come un tentativo di giustificare questo comportamento. L’idea derivava originariamente dalle ricerche sugli insetti, tra cui alcune specie hanno delle caratteristiche anatomiche, una sorta di morsa, di cui i maschi si servono per costringere le femmine al sesso. Ovviamente agli uomini manca questa caratteristica e, anche se la psicologia che è implicita nello stupro (come la predisposizione alla violenza o la mancanza di empatia) può benissimo avere un aspetto genetico, pensare che lo stupro sia inscritto nel nostro codice è come presumere che delle persone siano nate predisposte a dar fuoco alle case o a scrivere libri.
La specie umana è programmata in maniera troppo imprecisa perché un comportamento così altamente specifico possa considerarsi genetico. Tanto nel caso dell’uomo quanto in quello delle grandi antropomorfe, è meglio guardare al rapporto forzato come a un’opzione disponibile per ogni maschio che desideri una femmina e che sia in grado di dominarla. Per i maschi bonobo quest’opzione non c’è perché le femmine sono dominanti, per cui non ricorrono mai a nulla di simile neanche lontanamente. Gli scimpanzé maschi però sono diversi, e costringere le femmine al sesso per loro non è da escludere.

Frans de Waal

Strider 6:06 pm - 9th aprile:

Lo posto qui, perche’ e’ da un po’ che mi chiedo quanto ci sia di naturale e quanto di culturale in certe leggende urbane, tipo quella della presunta “incomprensibilita’ delle donne”, che invece per me (e non solo per me) non sono affatto cosi’ incomprensibili. Anzi, come ho avuto modo di scrivere in un altro forum, poco tempo fa, sono del parere che siano molto piu’ complicati gli uomini.
Leggete questa lettera, con relativa risposta di quel succube di Gervaso.

http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100409&ediz=20_CITTA&npag=12&file=WGERVASO_323.xml&type=STANDARD
Venerdì 09 Aprile 2010
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Caro Gervaso, a quasi cinque anni dal suo “Se vuoi che t’ami”, prezioso libello di consigli e dritte per cavarsela in amore (Ars amandi italiano), al momento attuale riscriverebbe per intero il libro o l’aggiornerebbe soltanto in qualche capitolo? E poi, a suo avviso, il pianeta donna è stato tutto esplorato, o no?
Vincenzo – Viterbo
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No, caro Amico, non lo riscriverei ex novo. Aggiungerei o toglierei qualcosa, non più di moda o non abbastanza di moda. Le voci sono sempre attuali perché la natura umana, maschile e femminile, è quella che è. Si può cambiare tutto, meno questa natura. Quella maschile, se non altro perché sono un uomo, credo di conoscerla abbastanza bene. Quella femminile, no. Non mi sono mai illuso di conoscerla e sono contento di non capirla perché, se la conoscessi, non mi riserverebbe tante sorprese. Le donne non sono un pianeta inesplorabile: sono una galassia, un altro mondo. Loro, forse, di noi, hanno capito tutto, anche perché non pensano ad altro; noi, o almeno io, di loro non abbiamo capito nulla. Ed è, ripeto, la nostra fortuna. A cogliere l’essenza della loro femminilità ci hanno provato in tanti, ma con risultati, secondo me, non convincenti. Battute, solo battute, amare o divertenti, ma battute.
Per Balzac, “Un uomo, per malizioso che sia, non dirà delle donne tanto bene e tanto male, quanto ne pensano loro stesse”. Per Ambroce Bierce, “La donna sarebbe più affascinante se si potesse cadere fra le sue braccia senza cadere nelle sue mani”. Per Lord Chesterfield: “Le donne si somigliano molto più degli uomini; in verità hanno soltanto due passioni: vanità e amore. E queste sono le loro caratteristiche universali”. Per Conrad: “Essere donna è terribilmente difficile perché ha soprattutto a che fare con gli uomini”. Per Dostoevskij, nei “Fratelli Karamazov”: “La donna, solo il diavolo sa che cosa è; io non ci capisco niente”. E non ci capisco niente io, come non ci doveva capire niente Sacha Guitry, spiritosissimo e versatilissimo attore, commediografo e incallito libertino, vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900.
Sacha compie settant’anni e la moglie per festeggiarlo gli regala due cravatte, la sua passione, e invita a una cena una decina di amici intimi. Guitry va in camera da letto, apre l’armadio dei vestiti e ne sceglie uno intonato ad una delle cravatte ricevute in dono. Si prepara come un damerino e si presenta in sala da pranzo dove gli amici lo attendono. Li saluta uno per uno, finché gli occhi della moglie, che doveva essere una specie di Santippe, non si posano su di lui. Inviperita lo apostrofa: “Perché l’altra cravatta non ti è piaciuta?”.
Per capire che è impossibile capire le donne basta vedere e inventariare il contenuto delle loro borsette. Sia chiaro, chiarissimo: io non ho mai nemmeno sbirciato dentro la borsetta di una donna, tanto meno non l’ho mai svuotata. Ma capita spesso che mia moglie, donna straordinaria in tante cose, ma inguaribilmente distratta, apra la borsetta per cercare qualcosa che non trova e ne versi il contenuto sul letto. Contiene di tutto e mi manca la voglia e la pazienza, se anche lo potessi fare, di descrivere questo tutto. Ci ho sempre rinunciato e continuerò a rinunciarvi.
Tornando a “Se vuoi che t’ami”, sottotitolo “Galateo erotico”, penso, e non è presunzione, che sia sostanzialmente attuale. Con qualche ritocco potrei ridarlo alle stampe, specialmente alla voce “Educazione erotica: che cosa leggere per essere bravi amanti”.
I classici sono sempre quelli. In primis, “L’ars amandi” di Ovidio Nasone, abruzzese di Sulmona, insuperabile e inimitabile maestro di voluttà. Il poeta latino non c’insegna soltanto a conquistare una donna, impresa spesso laboriosa, ma a conservarla, arte fra le più difficili e sottili. I suoi, in realtà, più che suggerimenti sono comandamenti che, osservati con scrupolo, ci garantiranno quel paradiso senza il quale la vita sarebbe un inferno.
Non dimentichiamo che “Un seduttore deve diffidare degli amici, corteggiare i mariti, approfittare delle infedeltà”, e “non aspettare dopo il bacio, a scendere più giù”. Scolpiamo nella nostra mente eccitata questa aurea confessione: “Odio gli amplessi che non lasciano ambedue sfiniti e ansimanti… Odio la donna che si fa prendere perché necessario, che resta come di legno e, durante l’amore, pensa alla sua conocchia… Ciò che mi piace (e piaceva tanto anche a noi) è sentire le parole che confessano il suo godimento, che mi chieda di rallentare, di trattenermi. Oh che io possa vedere con gli occhi languidi della mia amante quasi incosciente, vederla spossata e sentirla che mi prega di non più toccarla”. Parole sante.
Altri autori che consiglio nel mio galateo erotico, il “Decamerone” di Boccaccio (di quante sue novelle ci sarebbe piaciuto essere i protagonisti), i “Ragionamenti” di Pietro l’Aretino, la “Storia della mia vita” di Giacomo Casanova e l’imperdibile ”Kamasutra” dell’indiano Vatsayayana, geniale coreografo di Venere e Cupido.
atupertu@ilmessaggero.it

Strider 6:35 pm - 9th aprile:

Questa e’ l’ interessante e (per me) condivisibile risposta, data altrove al “sottoscritto”.
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”E allora come fare a capirle?”

La domanda che in realtà ti stai facendo,non è come fare a capirle,ma come fare a conquistarle,o come fare a tenertele,soprattutto come fare a interessarle,che sono cose profondamente diverse.

Il fatto è questo:a una donna di bellezza media per attrarre un uomo basta schiocare le dita:ergo ne deduce che gli uomini sono ”semplici” e che a loro basta poco.

Questo è dovuto principalmente al fatto che per motivi culturali e naturali sono gli uomini ad andare dalle donne e non viceversa,e quindi loro sono abituate a ottenere un risultato con un minore sforzo.
Se invece un uomo ha esigenze diverse e non ci sta con una donna,viene definito ”pisello che scappa”,o ”pisello complessato” da lei.

Anche gli uomini hanno parte in questo gioco,perchè se uno non ci stesse con una a caso che ci provasse con lui,allora verrebbe definito gay,o rincoglionito.
Alcune donne ci provano una volta,non va,e poi dicono:”noi donne non ci proviamo perchè o ”scappano”,”oppure ci stanno e pensano che sei una puttana”.
Il fatto è che se ci provi per forza di cose un certo numero di volte andrà male,è un pò come cercare la chiave giusta da un mazzo che non conosci,vai per tentativi.
Se una donna non ci sta comunque nessuno dice che ”scappa”,o che è ”lesbica” o ”rincoglionita”.

Quindi l’uomo riceve una certa pressione a a starci,dagli ormoni,in primis,e poi se non dagli ormoni da una certa parte di giudizio sociale.

Per l’uomo medio invece attirare una donna è molto più difficile.
Primo:per motivi naturali e culturali:è lui a doverci provare,e questo implica CHE E’ LUI A DOVER FARE QUALCOSA,E SPESSO LA COSA PIU’ DIFFICILE E’ CAPIRE COSA.
Siccome non sai che cosa fare per attirare l’attenzione ,pensi,”ummh,ma come è complicata”.
In realtà le cose stanno in modo semplice:non le interessi,e se riesci ad attirare la sua attenzione soltanto con trovate funamboliche,non è perchè le piacciono le trovate funamboliche,è perchè non le piaci tu.
Capirla in questo caso è molto semplice:non le piaci.

Secondo:dopo un pò di porte in faccia che ti prendi,abbassi per forza di cose il tuo standard e se una ci sta con te,quasi la ringrazi di averti dato l’obolo di guardarti in faccia.

Mediamente si dice che la donna ha una sessualità più complessa di quella maschile:falso.
Ha meno desiderio.

Spesso si dice che l’uomo ”non può nemmeno immaginare la complessità della sessualità femminile”:falso.
E’ il contrario.

Oggi uno è stato arrestato perchè fotteva le foto delle lapidi di ragazze morte.
Il cosiddetto maniaco.Ok.Una cosa brutta per carità.
Fottere le foto sulle lapidi non è bello,però ai fini del nostro discorso,volevo chiedere:avete mai visto donne fare cose simili?
Mi si dirà,no, le donne(che non sono mai maniache,che brave),da brave bambine lo prendono in tre orifizi diversi e in ciò finisce la loro variabilità e complessità della loro sessualità.

Prendiamo le chatline…sono destinate quasi esclusivamente ad un pubblico maschile,quindi gli uomini riescono ad eccitarsi soltanto con una VOCE?
Bene vogliamo dire che l’eros maschile ha più sfumature?

Ed è per questo che dico,che una donna,non può neanche immaginare la sessualità di un uomo,cosa ci trovava quel tipo di eccitante nella morte?
Può una donna capire questo desiderio,seppure deprecabile?
La mente di un uomo,per una donna è un mistero,nel bene e nel male,è un abisso.

Una volta una ragazza mi ha detto che il computer non ha nulla di interessante perchè dopotutto ”è solo una scatola”.
Le ho risposto che è l’unica scatola che può contenere il mondo intero,nonostante sia solo una scatola.

Una mi ha detto che la meditazione buddhista è una cazzata,perchè fai una cosa da vegetali.
Perchè un uomo come Siddharta Gautama,pieno di ricchezze e di agi,si è ritirato dal palazzo ed è andato a vivere ‘come un vegetale” isolato da tutto e da tutti?
Che cos’era che gli mancava?aveva tutto…
le femministe dicono che gli uomini fanno così perchè sono delle donne ”incomplete”,mentre se fossero delle donne sarebbero a posto e non si inventerebbero cose strane.

No,non potrò credere che le donne sono più complicate di noi,fino a che non lo vedrò con i miei occhi.

Morale della favola,se a essere complicato sei tu:è perchè sei sbagliato,se a essere complicate sono loro,sei tu che non ci arrivi.
In ogni caso le cose vengono lette in una ceta luce,se a essere complicato è un uomo,allora la complicazione è una cosa negativa e lui è semplicemente complessato,se è complicata una donna,bhe allora si dia inizio alle danze,fatevi un giro su internet:

”il caleidoscopico mondo femminile…ecc…l’inafferrabile principio femmineo”ecc…e chi più ne ha più ne metta…

No,i responsabili di tutta questa disparità di giudizi,siamo anche noi.

Condannare e capire sono 2 cose opposte,e anche per questo che dai tempi della grande condanna femminista,le donne HANNO SMESSO(tranne alcune lodevoli eccezioni)DI TENTARE DI CAPIRE L’UOMO.

NOI TENTIAMO DI CAPIRLE,LORO NO,PERCHE’ DOVREBBERO CAPIRCI SE POSSONO LIMITARSI A CONDANNARCI?

Fabio 1:31 pm - 10th aprile:

No,i responsabili di tutta questa disparità di giudizi,siamo anche noi.

Condannare e capire sono 2 cose opposte,e anche per questo che dai tempi della grande condanna femminista,le donne HANNO SMESSO(tranne alcune lodevoli eccezioni)DI TENTARE DI CAPIRE L’UOMO.

NOI TENTIAMO DI CAPIRLE,LORO NO,PERCHE’ DOVREBBERO CAPIRCI SE POSSONO LIMITARSI A CONDANNARCI?
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Opinione mia. Secondo me i responsabili di tutta questa disparità di giudizi, non siano “anche noi”, bensì soprattutto noi. Vorrei rammentare che certi luoghi comuni sulle donne, sono antecedenti al femminismo di secoli, e sono stati propagandati in primis dagli “uomini illuminati ” del passato.

Silver 8:12 pm - 2nd maggio:

http://www.corriere.it
Lo ribadisce una ricerca dell’Università nazionale del Messico
Orientamento: le differenze tra uomini
e donne risalgono al Pleistocene
I primi sanno leggere meglio le carte geografiche, le seconde si basano sui punti di riferimento

Lo ribadisce una ricerca dell’Università nazionale del Messico

Orientamento: le differenze tra uomini
e donne risalgono al Pleistocene

I primi sanno leggere meglio le carte geografiche, le seconde si basano sui punti di riferimento

MILANO – Vero: gli uomini sanno leggere le cartine stradali meglio delle donne e se ne vantano in ogni occasione, ma se si tratta di raggiungere una destinazione già nota, allora il gentil sesso non conosce avversari, perché il cervello femminile registra meglio di quello maschile i punti di riferimento. E la superiorità risale addirittura al Pleistocene, ovvero due milioni e mezzo di anni fa, quando i primi ominidi maschi hanno affinato le loro tecniche di caccia e le femmine quelle di raccolta del cibo. Lo ribadisce una ricerca dell’Università nazionale del Messico, dopo che già tre anni fa gli scienziati inglesi dell’Università di Warwick erano giunti alla stessa conclusione.

MAPPA MENTALE – In Messico hanno studiato la popolazione di un villaggio messicano, analizzando quanto tempo impiegava e quante energie consumava per raccogliere i funghi. Dotati di rilevatori Gps e di monitor per controllare le pulsazioni cardiache, gli studiosi hanno tenuto costantemente sotto controllo gli abitanti e i risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Evolution and Human Behaviour, hanno mostrato una profonda diversità di comportamento a seconda del sesso, sebbene non vi fossero, invece, grosse differenze nel numero di funghi raccolti: mentre, infatti, gli uomini scalavano montagne e sembravano andare ovunque, consumando il 70% di energia in più delle donne, queste ultime hanno fatto più soste ma dato l’impressione di sapere esattamente dove andare. Da qui, l’idea che le competenze maschili e femminili in tema di spostamenti si siano evolute in maniera differente nel corso del tempo e così, se la strategia maschile si rivela più utile quando si tratta di cacciare la preda, permettendo così agli uomini di costruirsi una sorta di «mappa mentale», quella femminile porta a ricordare un determinato percorso ricorrendo a punti di riferimento precisi, che rendono più agevole il raggiungimento della destinazione.

ORIENTAMENTO – «I nostri risultati», ha spiegato il professor Luis Pacheco-Cobos, che ha eseguito lo studio, «confermano come le donne sappiano adottare più velocemente strategie di ricerca migliori rispetto agli uomini». E a conforto della ricerca dell’Università di Città del Messico arriva anche quella condotta precedentemente dall’Università Queen Mary di Londra, che ha analizzato il comportamento di 140 volontari nella ricerca di oggetti: mentre gli uomini erano bravissimi nello scoprire quelli nascosti, le donne erano fenomenali quando si trattava di ricordare dove tali oggetti fossero stati collocati. «Ciò non significa che le donne abbiano una miglior capacità di orientamento», ha spiegato al Sunday Times il professor Frank Furedi dell’Università del Kent, «ma solo che hanno una maggiore intuizione, mentre gli uomini tendono a complicare di più le cose».

SUPERMERCATO – Una teoria – quella messicana – che trova d’accordo anche Annabelle Bond, l’alpinista donna più veloce nello scalare le sette vette più alte di ogni continente. «Se sono già stata in qualche posto, allora posso ritrovarlo molto velocemente», ha raccontato la Bond, «ma non fidandomi della mia capacità di lettura di una mappa, in montagna farei sempre affidamento su un uomo». Capito ora perché quando un uomo va al supermercato, dà l’impressione di vagare senza meta fra le corsie, nell’affannosa ricerca di un determinato prodotto, mentre una donna va a colpo sicuro, riempiendo il carrello e non dimenticando nemmeno una delle cose sulla lista? Sostituite il supermercato con una cartina stradale ed ecco dimostrata «sul campo» la teoria degli studiosi messicani.

Simona Marchetti
02 maggio 2010

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Ora, tralasciando i soliti commenti idioti di certe povere, astiose giornaliste, che come termine di paragone portano il supermercato (sic!), per l’ennesima volta c’è da rilevare che ogni occasione è buona per denigrare il sesso maschile e parimenti per esaltare quello femminile.
Ancor più “divertente” è che si vogliano far passare certi studi come delle novità…
Dico solo che su PANORAMA, del 31 marzo 1995, fu pubblicato un articolo di Daniela Mattalia, intitolato ” E IL TUO CERVELLO DI CHE SESSO E’ ? “, in cui alla pagina 171 si affermavano sostanzialmente le stesse cose. Mah…

ilmarmocchio 9:53 pm - 2nd maggio:

Simona Marchetti : un bel tacer non fu mai scritto

Strider 7:17 pm - 9th luglio:

Fabio
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Vorrei rammentare che certi luoghi comuni sulle donne, sono antecedenti al femminismo di secoli, e sono stati propagandati in primis dagli “uomini illuminati ” del passato.
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Mai sostenuto il contrario, anzi, se leggessi certi miei vecchi scritti postati su U3000, ti accorgeresti che io sono sempre stato molto critico verso gli uomini.
Tanto e’ vero che, a causa di cio’, dovetti fare delle vere e proprie guerre telematiche contro alcuni vecchi membri del momas. Ora chi fossero non ha piu’ alcuna importanza.

Silver 12:55 am - 26th luglio:
Peppe 12:08 pm - 29th luglio:

Mi ripermetto di ripostare questo mio umile scritto: http://giubizza.blogspot.com/2007/08/il-dilemma-tra-natura-e-cultura.html

Faccio qualche noticina sulle stronzate dette sulla presunta e falsa dicotomia tra natura e cultura che altro non sono che due aspetti dell’essere umano.

“Viene prima la natura e poi la cultura”. Stronzata! L’uomo fa cultura per sua natura e la cultura forgia a sua volta la sua natura. Sono due cose strettamente interrelate tra loro e nessuna viene “prima” dell’altra.

“Senza la cultura la natura ci sarebbe lo stesso”. Stronzata! senza la cultura i nostri progenitori sarebbero stati sterminati dai grandi predatori. L’uomo è un animale sociale nel senso che la sua stessa sopravvivenza, e quindi la sua stessa struttura dipende dalla sua capacità di fare cultura.

Usare la natura per giustificare le proprie problematiche personale per poi assurgerle a QM è cosa da stupidi. Della serie “Sono un povero morto di fica che ha speso capiatali per andare appresso a puttane di vario tipo, beh è la natura e questa è la condizione maschile.
No raga, così non regge!

Mi rendo conto che molto probabilmente anche questo mio post sarà censurato dalla nomenklatura perché non in linea con l’ideologia del “partito”, ma assai mi fotte. Io ho la coscienza pulita, chi censura ce l’ha sporca.

Fabrizio Marchi 1:43 pm - 29th luglio:

Peppe, ti rispondo e pubblico il tuo ultimo post perché ciò che hai scritto sulla “nomeklatura” mi ha fatto sorridere…
Però, dico, se tu vai a flirtare con personaggi come Nicole o Chiara di Notte dicendo queste cose:” Uomini 3000 forse è il più sbagliato, contorto, fuorviante e ingannevole che ci sia. E forse la deriva sessuomane è nata proprio dalla “filosofia tremilista”.
Uominibeta è nato con buone intenzioni ma purtroppo è diventato, come fai giustamente notare tu, un covo di poveri morti di figa frustrati, rancorosi e incazzati. Oddio, c’è anche da dire che la rabbia che esprimono andrebbe non solo criticata ma anche capita, però il problema è che su questa strada non saranno mai presi sul serio. :-(
Cosa dovremmo fare con te? Come dovremmo comportarci? Posso capire se tu parlassi di noi su un altro sito maschili, ma vai a fare questi discorsi con gente che ci attacca sistematicamente dicendocene di tutti i colori, di tutto e di più, fra cui le cose che tu stesso hai detto in quel tuo post. Ho anche letto che pensi che io sia una “personcina perbene” e ti ringrazio per questo tuo apprezzamento, però tu capisci che così facendo metti in difficoltà sia il sottoscritto che tutti noi.
Peppe, siamo alle solite. Sei una variabile impazzita. Io non ce l’ho con le variabili impazzite, non sono loro il mio nemico, però datti una regolata. Lo dico anche per te, perché con questo tuo modo di essere e di fare perdi dei possibili amici invece di acquistarli.
E non mi sembra una cosa intelligente ma molto, molto stupida.
Da queste parti siamo impegnati nel tentativo di costruire una nuova identità maschile; un progetto molto ambizioso, un percorso propedeutico alla costruzione di un Movimento. Le due cose marciano assieme, non sono separate.
Io non posso e non voglio perdere tempo in sciocchezze, Peppe. Deciditi. Abbiamo bannato altri su questo blog perché si comportavano in modo provocatorio. Lo abbiamo anche fatto con te per un periodo e poi ti abbiamo riammesso. Hai pubblicato una serie di post in cui argomentavi le tue ragioni, e poi a ricominciato con i tuoi atteggiamenti. E poi ci arrivano queste sorpresine dalla rete di cui sopra…
Che dobbiamo fare con te? Diccelo tu. Secondo te come dovrei comportarmi con te?
Fabrizio

Luke Cage 1:57 pm - 29th luglio:

Giubizza si è sputtanato in tutta la rete,se ci esponiamo alle sue scorribande anche noi possiamo anche prendere baracca e burattini e tornarcene a casa, altro che grande cambiamento…

Fabrizio Marchi 2:14 pm - 29th luglio:

Hai ragione Luke, sottoscrivo completamente. Ho pubblicato quel post di Peppe (Giubizza) solo perché trovavo grottesca la sua affermazione e per metterlo di fronte ai suoi stessi atti…
Fabrizio

Damien 3:43 pm - 29th luglio:

Personalmente non trovo Peppe spesso in linea con noi, ma questo non mi stupisce quando riesco a vedere e valutare le cose a 360°.

Tuttavia, egli espone, seppur in modi e da angolature diverse, interessanti sfaccettature, esattamente come Lestat, seppur talvolta non condivisibili, disarmanti per la loro cinicità, ma reali, nasconderle equivale a ritirarsi senza combattere..

Condividere le loro opinioni, nel bene e nel male, al pari di altri/e, laddove vie sempre e comunque un rispetto reciproco, ritengo sia un percorso obbligato, basato sul confronto e sulla diversità che, de facto, introducono ai mille aspetti dei temi trattati; limitarsi a bannare l’indifferenza, lo sfotto’ e la sterilità di tante altri/e, contrariamente, risulta quantomai necessario.

Questa appare evidente che sia la mia umile posizione rispetto a Peppe come Lestat, in fondo, non sono anche io criticato per alcuni mie opinioni?

Per concludere, Peppe ha pubblicato un articolo interessante di julius Evola “Le ragazze italiane” sul suo sito: http://giubizza.blogspot.com/2007/08/le-ragazze-italiane.html che trovo abbia molte analogie con quanto pubblicato da Barnard, inoltre spesso Lestat, coi suoi interventi, mi ricorda i cartelli stradali, essi ci dicono la verità, nuda e cinica, ma non per questo mi sognerei mai di girare e tornare indietro dinanzi ad un cartello di curva pericolosa o pericolo frana, semplicemente, prendendone atto, proseguo nel mio cammino, magari piu’ consapevole, esattamente quello che nel sociale svolgo sulla QM ivi trattata, conosco i “pericoli” ma niente mi farà cambiare strada..

Luke Cage 6:15 pm - 29th luglio:

Questa storia che Lestat dica la verità nuda e cruda (“le donne sono tutte stronze”???)mi lascia perplesso…mi sembra più corretto sostenere che espone il suo punto di vista,cosa che nessuno gli ha mai vietato di fare, sarebbe magari meglio da parte sua essere un pò meno insistente nel ribadire quanto il suo modo di vedere la QM sia distante dal nostro,soprattutto perchè una volta presone atto non se ne vede l’utilità.
Per quel che riguarda Peppe,ok, se vogliamo rendere il sito un ambito “ricreativo”, con annesso “rutto libero”, benissimo..divertitevi.
Ricordatevi però che Peppe applica a suo modo il famoso verso di Whitman “mi contraddico perchè sono molteplice”, cioè è uno che sostiene tutto e il contrario di tutto, a seconda di come gli gira e/o a seconda del/degli interlocutori, si autodefinisce un fiero qualunquista, sostiene che per lui le donne sono puttane,gli omosessuali froci, che gli assassini andrebbero linciati (compresi coloro che praticano l’aborto) e così via..Benvenuti a “Disneyland”

Fabrizio Marchi 6:30 pm - 29th luglio:

Damien, chiariamo una cosa. Qui nessuno è mai stato bannato o allontanato per le sue idee politiche o per le opinioni che esprime. Mi sembra evidente e non c’è neanche bisogno di dirlo. Sono stati allontanati i provocatori, quelli/e che ci hanno insultato o che si sono prodotti in comportamenti poco seri, come è stato quello di Peppe in questo caso. E non è la prima volta, come sai benissimo. Ti dirò di più, e te lo possono senz’altro confermare, che molti amici e utenti del blog mi hanno messo ripetutamente in guardia da lui, ma io non ho voluto essere intransigente e non gli ho dato ascolto, sempre nella speranza di un “ravvedimento” da parte sua. Speranza mal riposta, a quanto pare. Mesi fa se ne uscì con quella fantomatica lettera del Doctor X che era sostanzialmente un attacco a Rino, poi ritorna, e va bene, lo riammettiamo senza problemi. Poi straparla di noi su forum e siti a noi palesemente ostili…
Non mi sembra un comportamento serio, non trovi Damien?
Ti risulta che Lestat o altri con idee diverse dalle nostre siano stati censurati? Quando mai? Ti risulta che posizioni diverse da quelle ufficiali di UB siano state oscurate? Ma quando mai? Abbiamo discusso per settimane sul tema aborto e chissà quante volte ci ritorneremo, e ti risulta che qualcuno sia stato censurato perché non la pensa come noi? Non scherziamo…
Quello che chiediamo qui è solo serietà, rispetto e autentico spirito di confronto, il che non significa certo che non si possa fare anche dell’ironia, anzi. Ma un conto è l’ironia, altro la buffonaggine.
Altra cosa ancora è il caso di uno/a che con idee e posizioni diametralmente opposte alle nostre si mette a fare il muro contro muro o la polemica fine a se stessa. A me questo non sembra un atteggiamento costruttivo. Credo che non serva a nulla e a nessuno. Ma non mi pare proprio che questo blog difetti di democrazia…
La verità, a mio parere, è che molti qui non hanno ancora capito che questo è qualcosa di più di un semplice blog, per lo meno queste sono le mie intenzioni, e credo anche quelle di altri. Come ripeto per l’ennesima volta, l’obiettivo che ci siamo dati (non tutti, certo, ma sicuramente il fondatore e un piccolo gruppetto di temerari) è molto alto ed è quello a cui lavoro. Altrimenti non dedicherei tutto questo tempo a questo sito…
Per troppo tempo la QM è stata un luogo di “svacco”, di maschi che si sfogano su un pc, “smadonnando”, imprecando, lamentandosi, le donne di qua, le donne di là, la natura, la cultura, non cambierà mai nulla, gli uomini sono fatti così, le donne colà, la natura umana è quella che è, non si potrà mai cambiare nulla…
E allora che senso ha stare qui? Che senso ha occuparsi di QM?
Discorsi triti e ritriti…è ora di dare una scossa a tutta la vicenda altrimenti non si uscirà mai dalle secche…Non siamo finiti sul Venerdì di Repubblica con questi atteggiamenti ma con una iniziativa molto concreta e soprattutto con un’analisi alle spalle che ci caratterizza e ci contraddistingue, diciamo la verità. E’ per questo e non per altro che siamo stati presi in considerazione, e altre volte lo saremo, sempre se riusciremo a mantenere alto il livello del dibattito e a darci una disciplina e un metodo di lavoro.
Fabrizio

armando 6:43 pm - 29th luglio:

Fabrizio, dammi retta. Sai bene che non ho problemi ad ammettere quando una persona molto distante da me dice una cosa che ritengo giusta, quindi non ho pregiudizi verso nessuno. Ma quando si va a sputtanare pubblicamente un movimento con cui si vuole poi intrattenere rapporti, allora non ci siamo, per niente. Qualsiasi movimento è criticabile, ovvio, ma lo si fa con argomenti seri e non con sarcasmo o malevolenza. Ancora peggio se lo si fa su siti dichiaratamente “nemici”.
Quindi non esitare, poni condizioni chiare e chi non le rispetta taglialo senza incertezze. Per il bene di Ubeta e di tutti i movimenti seri che non devono diventare un pollaio di gossip o peggio, poco maschili e molto femminei.
armando

Strider 7:13 pm - 29th luglio:

Luke Cage
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Ricordatevi però che Peppe applica a suo modo il famoso verso di Whitman “mi contraddico perchè sono molteplice”, cioè è uno che sostiene tutto e il contrario di tutto, a seconda di come gli gira e/o a seconda del/degli interlocutori, si autodefinisce un fiero qualunquista, sostiene che per lui le donne sono puttane,gli omosessuali froci, che gli assassini andrebbero linciati (compresi coloro che praticano l’aborto) e così via..Benvenuti a “Disneyland”
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Tutto vero.
Trattasi di un personaggio estremamente immaturo e infantile, da evitare come la peste.

Leonardo 7:16 pm - 29th luglio:

Veramente Lestat dice cose dal suo punto di vista, forse con un po di fanatismo.
Con Giubizza non ci capisco niente, cosa dice?
Riguardo alla naturale, chiamiamola stronzagine femminile, io l’ho sempre fatta risalire a differenze fisiche, io più che altro ho un ‘idea pessimistica della vita, basta guardare la storia: fortificazioni, violenza, paura tra uomini e belve feroci, poi cataclismi e altro.
Malgrado ciò il mondo va avanti, malgrado le differenze tra sessi si va avanti.

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